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I PRINCIPI GENERALI DEL PROCESSO INTERNAZIONALE NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

Premessa Lo studio del processo internazionale nasce dal fatto che lattivit dei tribunali internazionali ha assunto una particolare rilevanza sia per il numero di corti permanenti istituite dal secondo dopoguerra in poi (CIG, Corte di Giustizia CE, Corte Europea dei diritti delluomo, Tribunale Internazionale del diritto del mare, Tribunali internazionali penali ad hoc, Corte penale internazionale), sia per la variet dei settori interessati. Anche la procedura internazionale si basa su alcune norme essenziali per il corretto esercizio della funzione giurisdizionale, i c.d. STANDARDS procedurali minimi applicabili ad ogni processo. Questo aspetto stato scarsamente considerato dalla dottrina che ha privilegiato lo studio del funzionamento e della giurisprudenza delle singole corti. Per ricostruire il nucleo fondamentale dei principi generali del processo internazionale non si pu fare a meno di prendere in considerazione la giurisprudenza della CIG che in questi anni ha contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo del diritto processuale internazionale. Particolare attenzione stata data ai principi: del consenso della competence de la competence audi alteram partem iura novit curia non ultra petita res judicata uguaglianza delle parti

CAPITOLO I I PRINCIPI GENERALI DI PROCEDURA NELLA TEORIA GENERALE DEL PROCESSO INTERNO ED INTERNAZIONALE Sez. I Teoria generale del processo e principi generali di procedura Il processo interno. Obiettiva difficolt di enucleare principi comuni ai modelli processuali affermatisi nei sistemi giuridici di civil law e di common law Il processo, a prescindere dalle differenze tra i vari modelli, caratterizzato dalla garanzia del contraddittorio tra le parti e da alcuni principi comuni che riguardano principalmente la funzioni del giudice, i diritti delle parti, il regime delle prove e la sentenza. Una parte della dottrina nega lesistenza di principi generali comuni agli ordinamenti giuridici interni e sottolinea la necessit di distinguere gli elementi caratteristici del processo a seconda dei modelli ordinamentali di riferimento (civil law e common law). Tale operazione non semplice perch non si pu limitare allanalisi delle regole del processo, ma deve tener conto anche dellorganizzazione politico-amministrativa del sistema di riferimento e perch sono rilevabili significative differenze anche tra sistemi giuridici appartenenti ad una stessa famiglia (es. esistono differenze tra il processo inglese e quello americano). Le maggiori differenze tra sistemi processuali di common law e di civil law riguardano: le fonti: nel sistema di civil law sono prevalentemente legislative, nel sistema di common il grado di concentrazione del procedimento: nel common law il processo law prevale il potere regolamentare degli organi giurisdizionali prevalentemente dibattimentale, nel sistema di civil law il processo si articola in una fase preliminare e in una fase processuale vera e propria il giudice: nel sistema di common law presente la giuria il diritto delle prove: nel sistema di civil law vige il principio del libero convincimento del

giudice che gode di ampi poteri di iniziativa; nel sistema di common law lobbligo del convenuto di addurre la prova contraria sorge solo dopo che lattore riuscito a produrre in giudizio prove sufficienti e il giudice non pu disporre prove dufficio, n indicare alle parti temi e fatti da provare. Inoltre mentre nel civil law le parti nel corso del processo possono modificare e precisare le loro domande e le loro conclusioni, nel sistema di common law esistono rigide preclusioni e il principio dellimmutabilit della domanda la sentenza: a differenza dei sistemi di civil law la decisione di primo grado costituisce il momento centrale dellesercizio della funzione giurisdizionale, non solo perch il judgment

immediatamente esecutivo, ma anche perch le impugnazioni non hanno effetto sospensivo e rappresentano uneccezione (lappello ha carattere straordinario: soggetto ad autorizzazione e comportano solo un riesame delle questioni); inoltre il judgment non necessariamente motivato e pu essere espresso il dissenso. Il processo dei paesi socialisti si caratterizza per la massima concentrazione del giudizio di primo grado, per il prevalere dei principi delloralit e dellimmediatezza e per lampio diritto di intervento di organi pubblici e organizzazioni sociali. Un aspetto essenziale il principio della verit reale che si traduce nellattribuzione al giudice di un potere autonomo e illimitato di accertamento dei fatti. Elementi caratteristici del processo interno e di quello internazionale e conseguente impossibilit di applicare al contenzioso internazionale principi e tecniche processuali degli ordinamenti interni La dottrina internazionale si chiesta se esistano principi e tecniche processuali comuni agli ordinamenti statali interni e allordinamento internazionale. Emergono infatti elementi di diversit tra processo interno e processo internazionale: soggetti del processo internazionale sono di regola gli Stati; solo in casi eccezionali nellordinamento interno la giurisdizione obbligatoria e ciascun individuo pu riconosciuto il diritto di azione agli individui unilateralmente adire gli organi giudiziari; la giurisdizione internazionale facoltativa e riposa su base convenzionale il giudice internazionale non un organo superiore alle parti e la sua competenza corrisponde allambito soggettivo e oggettivo entro il quale la giurisdizione pu esercitarsi in concreto nel processo internazionale manca una distinzione netta tra processo civile e penale, anche se a seguito dellistituzione di tribunali internazionali per i crimini juris gentium la giurisdizione penale sta acquistando una sua autonomia manca nel processo internazionale un doppio grado di giurisdizione Proprio per queste diversit difficile trasporre sul piano internazionale i principi processuali del diritto interno. Il processo internazionale disciplinato da principi profondamente diversi: non improntato ai principi di immediatezza, concentrazione e immediatezza i poteri del giudice internazionale sono molto incisivi e pi discrezionali per quanto riguarda

lindividuazione dei limiti della propria competenza, delloggetto, del diritto applicabile al caso concreto e per quanto riguarda laccertamento della verit, potendo disporre dufficio mezzi di

prove o chiedere alle parti di produrre altre prove (si applica il principio del libero convincimento) al giudice riconosciuto il potere di creare norme in materia di procedura e prova, ritenute indispensabili ai fini del corretto esercizio della sua funzione. Per quanto riguarda lo svolgimento del processo internazionale pu essere suddiviso in quattro fasi: 1. 2. 3. 4. istituzione del procedimento a seguito della presentazione di un ricorso congiunto o la procedura scritta: consiste nello scambio di memorie e scritti difensivi con la procedura orale: consiste in un dibattimento che si svolge in una o pi udienze la fase deliberativa: avviene in privato anche i giudici possono rendere pubblica la una domanda unilaterale allegazione di prove documentali

propria opinione dissenziente. La sentenza ha il valore di res judicata; il giudice pu applicare le norme del diritto internazionale o, con il consenso delle parti, pu ricorrere allequit; pu ormai ritenersi affermato lobbligo di motivazione della sentenza. Sez. II Le regole fondamentali del processo internazionale La genesi dei principi generali di procedura affermatisi nellordinamento internazionale Anche se manca una regolamentazione comune, il processo internazionale davanti alle diverse corti internazionali permanenti presenta un notevole grado di omogeneit; esistono infatti standards procedurali minimi (principi generali) applicabili davanti a ciascun tribunale, cui i tribunali possono attingere in mancanza di norme statutarie. I tentativi di codificazione delle regole di procedura arbitrale intrapresi dalla Commissione del diritto internazionale La disciplina del processo internazionale deriva in larga parte dallArbitrato. Larbitrato allorigine si caratterizzava per una notevole elasticit, per la prevalenza della procedura scritta, per la segretezza della deliberazione e per la necessit dellaccordo delle parti. Successivamente si cominciarono ad elaborare regole procedurali accettate in via convenzionali con la previsione del contraddittorio delle parti, della pubblicit del dibattimento e dellobbligo di motivazione della sentenza. Furono anche intrapresi tentativi di codificazione con le Convenzioni dellAja del 1899 e del 1907.

A partire dagli anni 50 anche la CDI intraprese in tentativo organico di sistemazione della materia per definire le regole fondamentali e per assicurare la piena indipendenza del tribunale. Il progetto enunciava: il principio del consenso il potere del tribunale arbitrale di decidere della propria competenza e di formulare le regole il principi di uguaglianza delle parti il principio di imparzialit del tribunale arbitrale il principio del contraddittorio, sintetizzato nella formula audi alterma partem la libert di giudizio e il dovere di collaborazione degli Stati il principio della res judicata e la motivazione della sentenza la possibilit di ottenere lannullamento della sentenza per eccesso di potere del tribunale,

procedurali

per corruzione dellarbitro o per violazione grave dei principi fondamentali della procedura. Nel 1955 lAssemblea Generale esamin il progetto e ritenne che stravolgeva la tradizionale prassi arbitrale, trasformandola in una procedura giurisdizionale quasi obbligatoria. Il progetto non venne modificato e venne proposto non come progetto di convenzione, ma come modello di regole procedurali cui gli Stati avrebbero potuto riferirsi e nel 1958 il testo venne adottato come Model Rules on Arbitral Procedure. Tali regole erano obbligatorie solo se incorporate in un compromesso, nel pieno rispetto dellautonomia delle parti. Il fallimento del tentativo di codificazione ha segnato una battuta darresto nello sviluppo delle norme di procedura giudiziaria.

CAPITOLO II LA FUNZIONE GIUDIZIARIA DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA Lautonomia conferita alla Corte dagli artt. 30 e 48 dello Statuto in ordine allinterpretazione e applicazione dei principi generai di procedura. Il contributo della Corte allo sviluppo progressivo delle regole di procedura internazionale Il processo celebrato davanti alla CIG presenta i caratteri misti della funzione giudiziaria e del regolamento arbitrale. Sono elementi della funzione giurisdizionale: la predeterminazione di una lingua ufficiale, la pubblicit del dibattimento, la motivazione obbligatoria, la possibilit di revisione della sentenza in caso di fatti nuovi. Sono elementi caratteristici della procedura arbitrale: il fondamento consensuale della giurisdizione, le modalit di ricorso (compromesso e domanda unilaterale), lampio potere di valutazione delle prove, la competenza a decidere sulla propria competenza, il potere di decidere secondo equit (se richiesto dalle parti). Vi la tendenza a procedere ad una progressiva giurisdizionalizzazione attraverso listituzionalizzazione della funzione giurisdizionale e laffermazione di una progressiva indipendenza e autonomia dalle parti. Al contrario del processo arbitrale in cui le parti esercitano un controllo continuo su tutto il corso del processo, nel giudizio davanti alla CIG i poteri delle parti sono pi limitati (es. non possono decidere la composizione della Corte). Inoltre nel settore del diritto processuale la Corte ha mostrato una certa innovativit e originalit nellinterpretazione e applicazione dei principi generali di procedura, adattandoli alle esigenze del caso concreto; in molti casi ha recepito i principi generali elaborati dai tribunali arbitrali e dalla Corte Permanente. La CIG ha creato un corpus omogeneo di norme disciplinanti il processo internazionale. Da questo punto di vista particolare rilevanza assume lart. 30 dello Statuto che conferisce alla CIG il diritto to frame rules for regulating its procedure: la Corte ha il potere di elaborare le regole idonee ad esercitare correttamente le proprie funzioni e le regole di procedura relative allo svolgimento del processo. La Corte ha adottato due importanti documenti: lInternal judical practise e il Regolamento di procedura.

Lart. 48 riconosce alla Corte il potere di decidere quale procedura seguire nel caso concreto. Resta dubbio se la Corte possa derogare a propria discrezione alle norme dello Statuto e del Regolamento (si tende ad ammettere una deroga solo per le norme del Regolamento, purch ci sia laccordo delle parti). Lart. 38 par. 1 lett. c) dello Statuto e il dibattito dottrinale sullesistenza di principi generali di diritto in materia di procedura Lart. 38 par. 1 lett c) dello Statuto richiama i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili quale categoria di norme cui la Corte pu ricorrere per risolvere la controversia; questa norma ha suscitato un acceso dibattito. Per quanto riguarda la natura dei principi in esame: secondo i positivisti non sarebbero altro che criteri interpretativi ai quali il giudice potrebbe rifarsi in caso di lacuna nellordinamento giuridico internazionale; la statuizione del giudice basata sul principio generale desunto dagli ordinamenti interni sarebbe una norma giuridica internazionale altri ritengono che tali principi costituiscono sul piano internazionale unautonoma fonte del diritto internazionale: una sorta di consuetudine sui generis o una fonte suppletiva (a seconda degli autori) applicabile anche in mancanza di una disposizione convenzionale che ne autorizzi limpiego. In ogni caso occuperebbero un posto di rilievo nel contenzioso internazionale Per quanto riguarda le modalit di applicazione di tali principi: secondo alcuni il ricorso a questi principi sarebbe dovuto anche in assenza di una specifica secondo altri non esistono sufficienti elementi per ritenere che si sia formata una norma disposizione convenzionale autorizzativa, essendo sufficiente il richiamo contenuto nellart. 38 internazionale generale di carattere processuale che attribuisca ai tribunali internazionali il potere di applicare i principi generali propri degli ordinamenti interni; sarebbe quindi necessario un accordo (per alcuni anche tacito) degli Stati secondo una posizione completamente diversa lart. 38 sarebbe una norma processuale indicativa, in linea di massima, dei criteri da seguire nel procedimento per la risoluzione della controversia . il dibattito si arricchito di ulteriori spunti di riflessione in riferimento alle fonti del diritto internazionale processuale applicabili al processo davanti alla CIG. Se da un alto non sembra dubbio che possa applicare taluni principi generali comuni agli ordinamenti giuridici statali (competence de la competence, non ultra petita, nemo judex in re sua, res judicata, audiatur et altera

pars, obbligo di motivazione), dallaltro c chi rileva che, considerate le profonde diversit tra sistemi di common law, sistemi di civil law, sistemi socialisti e sistemi islamici sarebbe arbitrario parlare di principi comuni, per cui bisognerebbe riconoscere il potere discrezionale del giudice di emanare norme processuali idonee a soddisfare le esigenze peculiari di ciascun caso concreto (tali norme anche se ispirate ai principi presenti negli ordinamenti statali darebbero vita a regole di contenuto in parte diverso). Di segno radicalmente opposto la tesi sostenuta da quella parte della dottrina che afferma che tali principi avrebbero influenzato la sviluppo della procedura giudiziaria internazionale, ma ai fini della loro applicazione da parte del giudice internazionale dovrebbe esserci non solo il riconoscimento da parte degli ordinamenti statali, ma la loro effettiva e generalizzata applicazione. Al di l dei contrasti dottrinali occorre prendere in considerazione la prassi della CIG; sono pochissimi i casi in cui si fatto riferimento ai principi generali comuni agli ordinamenti statali (uno dei casi Barcelona Traction, dove si fatto ricorso a tali principi per individuare la nozione di SRL). Si pu quindi affermare che anche quando i giudici si siano ispirati a tali principi poi la Corte nella decisione ha rielaborato tali principi in relazione al caso concreto, affermandone lesistenza come norme dellordinamento internazionale.

CAPITOLO III I PRINCIPI GENERALI DI PROCEDURA NELLA GIURISPRUDENZA DELLA CIG Il principio del consenso Il fondamento consensuale della giurisdizione internazionale rappresenta un principio basilare di diritto consuetudinario ed una chiara derivazione del principio di sovranit. Mentre negli ordinamenti interni le persone fisiche e giuridiche sono soggette per legge alla giurisdizione dei tribunali nazionali, lobbligo di uno Stato sovrano di comparire davanti ad un tribunale internazionale dipende dalla sua volont e pertanto solo laccordo delle parti idoneo ad istituire la giurisdizione dellorgano e a conferirgli la necessaria competenza ad esaminare e risolvere la controversia in atto. Il principio del consenso si largamente affermato nella giurisprudenza arbitrale ed stato poi incorporato negli Statuti della maggior parte delle corti permanenti (in particolare art. 36 St. CIG). La giurisprudenza arbitrale ha sempre affermato la nullit della sentenza arbitrale resa in violazione del principio del consenso ed anche per la CIG lesistenza di un consenso validamente prestato la conditio sine qua non per la regolare istituzione del procedimento. Ai sensi dellart. 36 il consenso pu essere prestato ad hoc mediante ratifica di un compromesso o ante hoc qualora esistano trattati o convenzioni in vigore che prevedono listituzione delle corti o qualora le parti abbiano dichiarato di riconoscere come obbligatoria, senza speciale convenzione, nei rapporti con altro Stato che accetti la medesima obbligazione, la giurisdizione della Corte. In base alla prassi il consenso pu essere prestato anche ex post qualora, dopo listituzione unilaterale del procedimento (art. 36 par. 2), si abbia il consenso dellaltra parte (voluntary and indisputable) con comunicazione ufficiale alla Corte o attraverso un apposito accordo. In assenza dellaccettazione espressa o tacita della competenza, la Corte non pu esaminare il caso e deve ordinare la cancellazione dal ruolo. Il consenso pu essere manifestato liberamente secondo le pi diverse modalit, non richiesto il rispetto di formalit predeterminate; limportante che si possa evidenziare una chiara manifestazione di consenso.

Per quanto riguarda la posizione degli Stati terzi direttamente o indirettamente coinvolti nella controversia, la Corte ha affermato la propria competenza a pronunciarsi sul merito anche se la propria decisione pu produrre effetti sugli interessi giuridici di Stati terzi che non sono parti: in assenza di specifico consenso la Corte non ha alcun potere di invitare gli Stati terzi a partecipare al processo. In particolare nel caso Continental Shelf, la Corte ha avuto modo di chiarire che essa deve rigettare la richiesta di autorizzazione ad intervenire nel processo che comporti lintroduzione di una nuova controversia, se non ha lassenso delle parti principali lintervento dello Stato in qualit di non-party intervener). La Corte ha affermato la validit del principio del consenso anche quando opera in sede consultiva (art. 65 St.); la rilevanza di tale principio stata oggetto di riconsiderazione da parte della dottrina soprattutto in riferimento allattivit conciliativa del Consiglio di Sicurezza, dal momento che lapplicazione rigorosa del principio renderebbe impossibile al Consiglio di intervenire nelle controversie suscettibili di minacciare la pace e la sicurezza internazionale. Il principio della competence de la competence Dal momento che lesercizio della funzione contenziosa si basa sul principio del consenso il giudice internazionale dovrebbe astenersi quando non certo d avere la competenza per materia. Il principio fondamentale di diritto internazionale che regola le questioni di giurisdizione di un tribunale il principio della competence de la competence, in base al quale, in caso di dubbio o di contestazione, il giudice internazionale ha il potere di stabilire quali siano i limiti della propria competenza in concreto. Si tratta di un principio generale comune sia ai sistemi giuridici europei sia allordinamento internazionale. Si applica a qualsiasi tribunale internazionale al quale riconosciuto il potere di procedere anche dufficio ad una verifica intesa ad accertare lesistenza della propria competenza. E espressamente previsto in numerosi Statuti di tribunali internazionali permanenti (art. 36 par. 6 St. CIG, art. 30 St. Corte Penale Internazionale). La prima enunciazione del principio risale alla sentenza arbitrale nel caso Alabama del 1872. Oggi si ritiene che il potere del giudice internazionale di decidere sulla propria competenza espressione di una norma consuetudinaria e ci confermato dallart. 36 St CIG che dispone che in caso di contestazione sulla competenza della Corte, la Corte decide e tale accertamento una questione di diritto che solo la Corte pu risolvere; in genere laccertamento della Corte sollecitato dalla contestazione della parte, ma la Corte pu procedere dufficio: o degli altri Stati eventualmente coinvolti (in qualche caso la Corte ha autorizzato, anche in difetto di consenso,

quando una delle parti della controversia sia assente o si rifiuti di partecipare al processo,

atteggiamento che la Corte ritiene equivalente ad una contestazione della sua competenza (art. 53 St.) quando la Corte deve adottare misure cautelari, in via incidentale; in questo caso prima di provvedere deve verificare lesistenza della propria competenza principale. Le decisioni che la Corte adotta sulla propria competenza sono a tutti gli effetti judicial decisions, obbligatorie per le parti, definitive e senza appello.

Il principio jura novit curia In diritto internazionale generalmente riconosciuto al giudice il potere di adottare le proprie decisioni indipendentemente dalle tesi giuridiche proposte dalle parti e di procedere di propria iniziativa alla individuazione delle norme applicabili al caso concreto. In base al principio generale jura novit curia, il giudice chiamato a risolvere una controversia in base al diritto internazionale procede autonomamente alla rilevazione e applicazione delle norme internazionali pertinenti al caso di specie, che non sono oggetto di prova a carico delle parti. Secondo una parte minoritaria della dottrina si tratta di un corollario del principio dellaccordo tra le parti, per cu cui sarebbero le parti a conferire al giudice il potere di ricercare le norme da applicare, tanto vero che potrebbero anche decidere di far decidere la controversia secondo equit o secondo norme prestabilite. La maggior parte della dottrina e la stessa prassi confermano invece il dovere del giudice di non applicare le norme indicate dalle parti nel, compromesso, qualora siano in contrasto con le norme vigenti (altrimenti la sentenza sarebbe nulla). Tuttavia le parti possono escludere lapplicazione del principio jura novit curia se invocano lapplicazione di norme diverse da quelle internazionali; in questi casi lesistenza delle norme va provata dalle parti, alla stregua di un qualsiasi altro fatto della causa. La Corte ha esteso lapplicabilit del principio anche nellesercizio della funzione consultiva. I principi generali in materia di ammissione e valutazione delle prove La teoria generale del processo prevede due regimi giuridici differenti: il regime della prova legale in cui le modalit di produzione e il valore delle prove sono il regime della prova libera in base al quale al giudice riconosciuta completa libert stabilite dalle leggi e il giudice ha lobbligo di attenersi alle sole prove presentate dalle parti nellapprezzamento del valore della prova e nella ricerca della verit.

Il diritto internazionale accoglie il principio generale della libert del giudice in materia di ammissione, acquisizione e valutazione delle prove; nessuna regola scritta limita quindi la produzione, la forma e lammissibilit delle prove. Tale principio oggi codificato nelle regole di procedura delle Corti internazionali permanenti che hanno elaborato un corpus di norme procedurali ben consolidato e omogeneo. Inoltre sono riconosciuti come principi generali: il principio actori incumbit probatio: secondo il quale spetta al ricorrente lonere di provare in maniera adeguata la fondatezza delle proprie pretese; tuttavia quando lattore non sia in grado di fornire prove dirette, la Corte ammette la possibilit di ricorrere a prove indirette e circostanziali il principio della libera collaborazione delle parti nellaccertamento dei fatti (in base al principio di sovranit il giudice internazionale non pu imporre agli Stati alcun obbligo di produrre i mezzi di prova che egli ritiene necessari) il giudice pu scegliere i mezzi di prova pi appropriati, escludere quelli che non hanno attinenza con i fatti da provare, chiedere ulteriori prove ed eventualmente ricorrere anche a mezzi di prova indirette (dedurre dai fatti conosciuti lesistenza di fatti sconosciuti) non esiste sul piano internazionale un regime di presunzione legale tipico della procedura di diritto interno. Il principio non ultra petita Il principio generale non ultra petita impone al giudice internazionale di non deliberare su questioni o punti di diritto che non rientrano tra quelli richiesti dalle parti. La perfetta corrispondenza tra petitum e giudicato un preciso dovere cui tenuto il giudice; in mancanza (sia se il giudice andato al di l della sua competenza, sia se non si pronunciato su tutte le questioni) la sentenza viziata da nullit. Tale principio ha trovato larga applicazione nella giurisprudenza internazionale, sia nella prassi arbitrale (fin dal caso Isola dAves del 1865) sia nella giurisprudenza dei tribunali internazionali. La CIG ha chiarito che tale dovere collegato alle richieste originali delle parti; tuttavia ha applicato tale principio con una certa elasticit o discostandosi dalle richieste delle parti o non pronunciandosi su alcune questioni (e ci stato evidenziato nelle opinioni dissenzienti di alcuni giudici). Allo stesso modo la Corte ha mostrato una certa elasticit anche nellapplicazione delle misure cautelari, per cui si pu ritenere che tale principio non trovi applicazione in materia considerato che lart. 41 non subordina il potere di concedere le misure cautelari alle richieste delle parti. Nel silenzio della Corte, non dovrebbe trovare applicazione in sede di funzione consultiva.

Il principio della res judicata La giurisprudenza arbitrale degli inizi del 900 ha affermato che il principio della res judicata ha natura di principio generale del diritto internazionale. E stato quindi incorporato nella maggior parte degli Statuti dei tribunali internazionali (artt. 59 e 60 St. CIG). In base a tale principio la sentenza internazionale regola in via definitiva la controversia ed vincolante per le sole parti del processo; le parti hanno lobbligo di dare esecuzione alla sentenza mediante ladozione di misure legislative, amministrative o giurisdizionali e se lo Stato non vi ottemperi ritenuto responsabile sul piano internazionale. Anche nellambito del diritto internazionale e dello Statuto si distingue tra res judicata formale che si identifica nellimmutabilit (inapellabilit) della sentenza res judicata sostanziale che si concretizza nellobbligo per le parti di ritenere la controversia

definitivamente risolta, per cui non possono sollevare in un giudizio successivo la stessa questione. Secondo la Corte la sentenza ha valore di res judicata anche nei confronti degli Stati autorizzati ad intervenire in qualit di parte, ma non di quelli autorizzati ad intervenire in qualit di non-party interveners. Ci si chiesti se la Corte deve applicare il principio dello stare decisis, ovvero se le sue sentenze abbiano valore di precedente; la Corte ha affermato la non obbligatoriet delle precedenti sentenze.

CAPITOLO IV IL PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA DELLE PARTI Natura e contenuto del principio. Rispetto del principio audi alteram partem. Rapporto tra fair trial e concetto di equality of arms Il principio di eguaglianza delle parti nel processo ha un ruolo fondamentale anche nel processo internazionale; trova riconoscimento nella prassi arbitrale e nelle disposizioni degli statuti e regolamenti dei tribunali internazionali. Il principio di eguaglianza si sostanzia nella garanzia per le parti di godere degli stessi diritti processuali e delle stesse opportunit per sostenere le proprie ragioni davanti al giudice; ne consegue che il rispetto di tale principio impone al giudice di garantire ad entrambe la parti quella equality of arms che parte integrante del diritto al fair trial; evidente che anche le parti sono tenute a rispettare il principio di lealt processuale che garantisce lequilibrio e la condizione di parit delle rispettive posizioni processuali. Leguaglianza non pu essere intesa in senso assoluto perch dipende concretamente dallatteggiamento delle parti e dalle scelte di politica giudiziaria; in ogni caso si concretizza nel rispetto del principio audi alteram partem (affermato per la prima volta dalla Corte permanente nel 1929 e poi ribadito dalla CIG). Lo Statuto e il Regolamento della CIG contengono numerose disposizioni finalizzate ad assicurare la piena partecipazione delle parti e la tutela dei rispettivi diritti (nella giurisprudenza della Corte si affermata la prassi della consultazione delle parti sulle questioni di natura procedurale, con lunico limite rappresentato dalla suddivisione del procedimento nella fase scritta e in quella orale). La nozione di parte Per quanto riguarda il concetto di parte nella dottrina internazionalistica, al contrario del diritto interno, non esiste una netta contrapposizione tra status di attore e di convenuto; tale distinzione

quasi nulla nel caso in cui la controversia sia deferita al giudice mediante compromesso, pertanto solo in caso di ricorso unilaterale sarebbe possibili individuare lo status di attore. La nozione di parte nella prassi internazionale della CIG stata utilizzata soprattutto per valutare gli effetti prodotti dalla sentenza (solo nei confronti delle parti). La competenza ratione personae La legittimazione processuale una qualit che la Corte pu accertare anche dufficio; ai sensi dellart. 34 solo gli Stati possono essere parti nel processo internazionale, le organizzazioni internazionali possono collaborare allattivit della Corte (in qualit di amicus curiae) fornendo le informazioni necessarie. Al contrario non riconosciuta alcuna legittimazione (nonostante i recenti orientamenti dottrinali tendano ad affermarne la responsabilit internazionale) agli individui. In particolare la Corte aperta agli Stati aderenti allo Statuto, che poi sono gli Stati membri dellONU; se nel corso del processo viene a cessare lo status di membro, la competenza della Corte non viene meno per il principio della perpetuatio iurisdictionis . Uguaglianza delle parti e composizione della Corte Lart. 31 dello Statuto attribuisce agli Stati un diritto assoluto, ovvero il diritto ad avere giudici della stessa nazionalit di ciascuna parte e di scegliere una persona che sieda in qualit di giudice. Anche questa norma stata criticata perch contraria al principio dellindipendenza dei giudici ed al principio nemo judex in re sua, listituzione di giudici ad hoc un corollario del principio delleguaglianza delle parti ( questa una notevole differenza con il sistema interno). Le garanzie processuali in materia di procedura e prova Particolarmente significativo il contributo della giurisprudenza della Corte allo sviluppo e allaffermazione di regole procedurali intese a salvaguardare luguaglianza delle parti nel processo; in particolare oltre al dovere di consultare le parti sulle questioni di procedura, il presidente deve garantire al convenuto pari opportunit e gli deve accordare un tempo ragionevole per presentare le proprie ragioni. Tuttavia una volta definito il thema decidendum le parti non possono avanzare ulteriori pretese, n nella fase delle repliche, n nella procedura orale. Per quanto riguarda il regime probatorio la corte gode di ampi poteri in materia, pu decidere le modalit epr acquisire i mezzi di prova, pu chiedere alle parti di produrre documenti e fornire chiarimenti, pu istituire uninchiesta o chiedere una perizia. Il rispetto del principio di eguaglianza comporta che le parti devono reciprocamente comunicarsi i mezzi di prova che intendono produrre.

Il principio audi alteram partem e la procedura in absentia Nel processo celebrato davanti al giudice interno, quando il contraddittorio si regolarmente instaurato, la scelta della controparte di astenersi dal comparire in giudizio non impedisce al giudice di pronunciarsi. Anche nel processo internazionale soprattutto in caso di ricorso unilaterale possibile che il convenuto decida di contestare la competenza dellorgano giudicante, astenendosi dal partecipare al processo. Allo Stato che scelga di non comparire consentito di presentarsi davanti al tribunale fino al momento della pronuncia della sentenza; non potr per opporsi dopo che la sentenza stata emanata in quanto produce gli effetti di cosa giudicata. La pocedura in absentia rimasta a lungo estranea al diritto internazionale perch ritenuta in contrasto con il principio del consenso e con il principio audi alteram partem; nella prassi arbitrale non si registra nessuna pronuncia in assenza; tale procedura si diffusa con listituzione dei tribunali internazionali permanenti; in particolare lart. 53 St. CIG dispone che se una delle parti non compare davanti alla Corte o non provvede a difendere la sua causa laltra parte pu chiedere alla Corte di decidere in favore delle sue richieste, la Corte decider dopo aver accertato la propria competenza e che le domande siano fondate in fatto e in diritto. La Corte infatti non pu adottare alcuna decisione in assenza di accordo tra le parti circa il riconoscimento della sua giurisdizione; ne consegue che anche se assente, la parte deve aver comunque prestato il suo consenso in precedenza. Inoltre nel rispetto del principio audi alteram partem la Corte deve fissare unapposita udienza affinch il convenuto possa presentare il sue difese, ed in mancanza deve procedere comunque allesercizio della sua funzione di accertamento sulla fondatezza della domanda; deve garantire che la parte assente sia costantemente informata dello svolgimento del processo e degli atti prodotti dallattore. Lapplicazione del principio in sede consultiva Per quanto riguarda la procedura consultiva, con la revisione del Regolamento nel 1978 stata codificata la costante prassi. In particolare si tenuto conto del fatto che per la Corte anche la funzione consultiva ha natura giurisdizionale; ci implica il rispetto da parte della Corte dei principi fondamentali di procedura: il principio di eguaglianza delle parti, lobbligo di garantire a tutti i soggetti interessati pari opportunit di essere ascoltati e presentare documenti e memorie. I procedimenti di natura consultiva non prevedono lesistenza di parti in senso tecnico, dal momento che possono accedere alla Corte in sede consultiva lAssemblea generale, il Consiglio di Sicurezza, gli organi dellONU, gli Istituti specializzati; sono esclusi gli Stati.

Conclusioni Considerata lesiguit dei principi di procedura che possono dirsi effettivamente comuni ai vari ordinamenti statali non sembra corretto trasporre i principi della procedura interna sul piano internazionale; pertanto le fonti del diritto processuale internazionale vanno identificate in norme generali o particolari proprie dellordinamento internazionale e nellattivit di rilevazione ed enunciazione di tali regole va riconosciuto un ruolo di primo piano alla Corte internazionale di giustizia (cd. World Court), punto di riferimento fondamentale per tutti gli altri tribunali internazionali. Ci dovuto soprattutto alloriginalit delle soluzioni talvolta adottate dalla Corte che, oltre ad applicare il diritto internazionale in conformit dellart. 38 St. ha in numerose occasioni dettato il principio o la norma applicabili alla questione in esame addivenendo alla soluzione pi opportuna. Tale attivit di accertamento delle norme internazionale e di creazione del diritto hanno sensibilmente contribuito allo sviluppo del diritto internazionale sostanziale e del diritto processuale. Proprio attraverso lanalisi della giurisprudenza della Corte si potuto constatare come essa abbia dato un impulso significativo allo sviluppo del diritto internazionale processuale, contribuendo allenunciazione di principi generali di procedura (minore rilevanza ha avuto invece il diritto processuale interno)