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Rapporto Gaza 2010


Obbiettivo del rapporto: Aprire un squarcio nel silenzio che avvolge quanto avviene nella Striscia di Gaza e in particolare sulla gestione del potere di Hamas. Verificare il meccanismo degli aiuti umanitari e come operano le numerose Ong, organizzazioni e associazioni presenti nella Striscia di Gaza attraverso le testimonianze di abitanti della Striscia di Gaza fuoriusciti e di Ong operanti nella stessa Striscia. Avvertenze: il presente rapporto viene diffuso in forma non integrale (di riassunto) e con l'esclusione di alcune notizie riservate che sono di esclusiva competenza delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e dei Paesi donatori. I nomi delle Ong e degli attori coinvolti vengono volontariamente omessi al pubblico e resi noti solo agli organi competenti. Suddivisione in settori: il rapporto, allo scopo di una analisi pi attenta, suddivide la Striscia di Gaza in tre settori: il settore nord (pag 2) , quello centrale (pag 4) e il settore sud (pag 6) Fonti del rapporto: il rapporto stato stilato usando esclusivamente testimonianze di residenti all'interno della Striscia di Gaza, organizzazioni non governative che operano nella Striscia di Gaza e organizzazioni internazionali. Ogni testimonianza stata accuratamente verificata. Nomi dei testimoni: i nomi dei testimoni, delle Ong e delle Organizzazioni internazionali vengono omessi per evidenti ragioni di sicurezza. I nomi vengono tuttavia resi noti nel rapporto completo indirizzato alle Nazioni Unite, all'Unione Europea e ai Paesi donatori. Pag. 2 Pag. 4 Pag. 6 Pag. 7 - Settore nord - Settore centrale - Settore sud - Conclusioni

SETTORE NORD - RIASSUNTO (dal Valico di Erez fino a Gaza City)

Situazione umanitaria E' la zona dove concentrata la percentuale maggiore di popolazione ( totale 1.551.859 dati Onu 2009) ed quindi quella dove l'attivit delle agenzie umanitarie internazionali e delle Ong maggiormente presente. Un recente censimento delle Nazioni Unite colloca complessivamente in questo settore 298 Ong e associazioni che conducono progetti di emergenza e solo 19 che portano avanti progetti di sviluppo. Questo scompenso provoca una situazione umanitaria di perenne emergenza e condiziona notevolmente sia lo sviluppo dell'area che l'uscita dalla situazione di emergenza. Tutti gli aiuti umanitari sono direttamente o indirettamente sotto controllo di Hamas e questo provoca un forte rallentamento nelle distribuzioni che non vengono fatte, come sempre avviene, dalle Ong, ma direttamente da personale Hamas. Nel corso del 2009 sono entrati nella Striscia di Gaza 5.300 camion di aiuti umanitari contro i 606 del 2008 con un aumento del 900% (fonti Onu e IDF). Di questi oltre l'85% stato destinato a questo settore. Nonostante questo incredibile aumento dell'ingresso degli aiuti umanitari la situazione umanitaria e sanitaria resta drammatica. Secondo diversi testimoni residenti a Gaza questa situazione imputabile al fatto che gli aiuti non vengono effettivamente distribuiti ma molto spesso finiscono per essere venduti da persone riconducibili ad Hamas. La situazione di estrema povert in cui versa la popolazione non permette alle famiglie di acquistare i beni essenziali di cui necessitano, per cui la situazione umanitaria resta gravissima nonostante il forte incremento degli aiuti registrato nel corso del 2009. Le Ong, le organizzazioni internazionali e le associazioni presenti a Gaza, pur essendo responsabili della distribuzione degli aiuti umanitari essendo loro il terminale dell'invio di materiale di aiuto, non si oppongono al sequestro degli aiuti da parte di Hamas. In alcuni casi questo dovuto al fatto che il gruppo terrorista costringe le Ong, le agenzie internazionali e le associazioni a consegnare il materiale, mentre in altri casi la scarsit del personale delegato alle distribuzioni delle organizzazioni umanitarie non permette a queste di fare direttamente le distribuzioni per cui si assoggettano volentieri alle imposizioni del gruppo terrorista delegando le distribuzioni a uomini di Hamas. Testimoni raccontano tuttavia che quando si sono rivolti direttamente alle organizzazioni umanitarie per ricevere i beni essenziali di cui erano (sarebbero) destinatari si sono visti indirizzare a uomini direttamente ricollegabili ad Hamas. In molti casi Hamas ha negato di avere nei

propri depositi gli aiuti umanitari o che le organizzazioni umanitarie glieli abbiano consegnati. In altri casi sono stati consegnati solo beni essenziali in quantit limitata (pari a circa il 15% di quanto previsto in base ai calcoli fatti sulle tonnellate di aiuti consegnati e al numero degli abitanti) che non hanno soddisfatto i bisogni primari della famiglia richiedente. In conclusione gli aiuti umanitari entrano nella Striscia di Gaza ma non vengono distribuiti e, comunque, non vengono distribuiti a tutti. Situazione economica La situazione economica in questo settore risente di alcuni fattori fondamentali tra i quali i pi importanti sono l'alta popolosit dell'area e l'embargo a cui sottoposta la Striscia di Gaza su alcuni prodotti. Anche in questo caso fondamentale il controllo attuato da Hamas sui progetti di sviluppo portati avanti dalle poche Ong e organizzazioni internazionali presenti a Gaza. Come detto, nel settore nord le Ong che attuano progetti di sviluppo sono appena 19. Di queste almeno 12 hanno presentato progetti di sviluppo a lungo termine finanziati da Unione Europea e altri Paesi donatori extra-europei. Tra questi, di particolare interesse, vi sono progetti agricoli, progetti indirizzati all'imprenditoria femminile, un progetto per la costruzione di una centrale elettrica fotovoltaica, alcuni progetti di micro-credito per favorire la nascita di attivit commerciali, progetti per l'irrigazione e per la costruzione di serre. Allo stato attuale tutti questi progetti sono fermi, ufficialmente per la mancanza delle condizioni base alla loro implementazione, in realt per la ferma opposizione di Hamas a qualsiasi progetto di sviluppo nel lungo periodo, condizione questa che permetterebbe di uscire in breve tempo dalla perenne situazione di emergenza in cui versa la Striscia di Gaza con conseguente perdita dei vantaggi politici (per Hamas) derivanti da detta situazione. L'introduzione da parte di Hamas di tasse alle attivit economiche che non beneficiano del mercato parallelo degli aiuti umanitari un colpo mortale alla economia pulita nella Striscia di Gaza. Situazione politica La situazione politica nella parte nord della Striscia di Gaza di facile decifrazione. Il controllo del territorio totalmente nelle mani di Hamas. Gli oppositori, per lo pi appartenenti ad Al Fatah, sono stati incarcerati o espulsi. Nelle ultime settimane con l'incremento delle proteste della popolazione nei confronti di Hamas si assistito ad un aumento delle incarcerazione dei dissidenti, il pi delle volte descritti come collaborazionisti di Israele. In effetti gli incarcerati sono per lo pi persone che dissentono apertamente sulla politica di Hamas e nemmeno appartenenti ad Al Fatah. Secondo un sondaggio condotto da palestinesi sulla popolazione residente a Gaza City l'85% delle persone che nelle ultime elezioni hanno votato per Hamas, se si dovesse andare al voto, non lo rifarebbero.

SETTORE CENTRALE - RIASSUNTO (da Gaza City-passo di Quarni fino al passo di Kissufim)

Situazione umanitaria Una delle componenti principali che determinano la situazione umanitaria di questa area la minore densit della popolazione rispetto all'area nord, fatto questo che rende la situazione leggermente migliore a quella registrata a Gaza City. L'unico centro di una certa consistenza Dayr al Balah anche se vi sono altri piccoli centri nell'entroterra abbastanza popolosi. In questa area operano, secondo l'ultimo censimento delle Nazioni Unite, 29 Ong e associazioni, ma operano anche le stesse organizzazioni presenti nel settore nord. Questa l'area dove si sono concentrati maggiormente gli sforzi per l'implementazione di progetti di sviluppo in sostituzione di progetti di emergenza. Purtroppo per l'opposizione di Hamas le Ong che avevano allo studio alcuni progetti di sviluppo non sono in grado di implementarli. Una Ong italiana (il nome nel rapporto integrale) ha presentato un progetto per lo sviluppo agricolo finanziato dall'Unione Europea che per non in grado di implementare a causa della ferma opposizione del gruppo terrorista. Il progetto prevede un sistema di irrigazione collegato a un desalinizzatore e un sistema di serre all'avanguardia alimentato da cellule fotovoltaiche. Una Ong svedese aveva avviato un progetto di microcredito per finanziare le attivit commerciali e artigianali finanziato da un gruppo bancario svedese, ma anche in questo caso l'opposizione di Hamas non ha consentito l'implementazione del progetto stesso. Hamas chiedeva il controllo totale del sistema di microcredito, al rifiuto della Ong seguito il divieto alla implementazione del progetto e l'espulsione della Ong. Non migliore la situazione per quanto riguarda la distribuzione di beni di prima necessit. Una Ong svizzera aveva organizzato una distribuzione di beni di prima necessita lo scorso 8 aprile presso il campo/villaggio di Al Burayi, a nord di Dayr al Balah, quando all'improvviso la distribuzione stata interrotta dall'intervento di uomini armati qualificatesi come membri di Hamas, i quali hanno sequestrato i beni sostenendo che quella Ong non aveva il permesso per operare in quella zona. Naturalmente i beni sequestrati non sono stati distribuiti alla popolazione e non se ne sa pi niente, mentre gli otto membri palestinesi della Ong che partecipavano alla distribuzione sono stati fermati per diverse ore per accertamenti. Lasciati liberi, invece, i tre membri svizzeri della Ong. Questo episodio l'esempio di come anche in questa area Hamas controlli il 100% degli aiuti umanitari e chi

non si assoggetta a queste regole non ha la possibilit di distribuire i beni di prima necessit che, comunque, vengono sequestrati dal gruppo terrorista che poi non li distribuisce o li destina solo a pochi eletti, per lo pi commercianti. Situazione economica La situazione economica paragonabile a quella rilevata nel settore nord anche se leggermente migliore a causa della minore densit di popolazione. Fuori da Dayr al Balah si possono trovare alcune colture e allevamenti di sussistenza per lo pi portati avanti senza mezzi e senza l'ausilio di moderne tecnologie ma sufficienti a garantire il fabbisogno minimo per molte famiglie. La situazione potrebbe essere notevolmente migliore se Hamas permettesse l'implementazione dei progetti di sviluppo presentati da diverse Ong e associazioni. Situazione politica La situazione politica molto simile a quella registrata nel settore nord con la piccola ma sostanziale differenza che il controllo di Hamas meno assillante. Il dissenso nei confronti del gruppo terrorista molto forte sia a Dayr al Balah che, soprattutto, nei campi esterni e nelle campagne. Nelle ultime settimane per la polizia politica di Hamas ha arrestato decine di appartenenti al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina che avevano organizzato alcune manifestazioni di protesta contro la politica del gruppo terrorista. Questi avvenimenti hanno riportato al silenzio il dissenso nei confronti di Hamas.

SETTORE SUD - RIASSUNTO (dal passo di Kissufim al valico di Rafah)

Situazione umanitaria Nel settore sud della Striscia di Gaza la situazione umanitaria senza dubbio la migliore rispetto agli altri due settori. Questo dovuto principalmente a due fattori: 1- la vicinanza con il confine egiziano che permette il contrabbando di beni di ogni tipo 2- il settore sud la zone dove si concentrano le famiglie della nomenclatura di Hamas le quali non risentono minimamente delle restrizioni imposte alla popolazione e con il loro denaro alimentano la microeconomia locale. Nei mercati di Khan Yunis (o Yunus) e di Rafah si pu trovare di tutto, persino beni di lusso che per sono riservati, come detto, alle famiglie della nomenclatura di Hamas. In questa area operano solo poche e selezionate Ong che, per lo pi, sono basate a Gaza City ma che hanno uffici anche in questa zona (la lista completa nel rapporto integrale). Queste Ong controllano circa l'80% degli aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza, controllo che poi cedono ad Hamas. Molti dei beni di prima necessit destinati alla popolazione finiscono nei mercati di Khan Yunis (o Yunus) e di Rafah a prezzi molto elevati e non alla portata della popolazione. Rispetto ai settori nord e centrale la qualit della vita molto pi elevata, anche nella manovalanza che Hamas usa per scavare i tunnel per il contrabbando e per controllare l'area. Tutti i progetti di sviluppo studiati per questa area sono bloccati da Hamas. In particolare quello relativo alla costruzione di una centrale elettrica e di un desalinizzatore finanziati dall'Unione Europea e implementati da Ong riconosciute che per non hanno i necessari permessi da parte di Hamas. Situazione economica - come evidente dalla situazione umanitaria, la situazione economica del settore sud decisamente migliore rispetto agli altri due settori. Il grande flusso di denaro e di merce alimenta la microeconomia con indubbi benefici per i commercianti affigliati ad Hamas. Tuttavia anche in questo caso i benefici economici sono

riservati solo ad una ristretta cerchia di persone mentre la stragrande maggioranza svolge lavori di manovalanza per conto di Hamas con benefici che, seppur maggiori rispetto alle aree nord e centro, rimangono sempre di basso livello, appena superiori alla soglia di povert. La parte sud della Striscia di Gaza l'esempio lampante di come all'interno della Striscia vi siano due tipi di economia: quella di Hamas e quella della Striscia di Gaza. Situazione politica Anche in questo caso la situazione politica completamente in mano ad Hamas con una piccola variante rispetto ai settori nord e centrale, quello della presenza di alcuni gruppi riconducibili ad Al Qaeda tra cui i pi attivi sono i cosiddetti Esercito dell'Islam e l'Esercito dei credenti. Negli ultimi mesi i militanti di Hamas hanno condotto diverse e sanguinose azioni contro questi due gruppi arrestando o uccidendo diversi palestinesi membri dei due gruppi affigliati ad Al Qaeda. Tuttavia, secondo voci non confermate, nelle ultime settimane Hamas e i militanti quadisti avrebbero raggiunto una sorta di cessate il fuoco che permette ai due gruppi di operare in questa area. CONCLUSIONI Nonostante il considerevole aumento degli aiuti umanitari immessi nella Striscia di Gaza durante il 2009 e nei primi mesi del 2010, la popolazione continua a non beneficiarne. Le Ong, gli organismi internazionali e le associazioni non fanno niente per impedire ad Hamas di controllare il flusso e la distribuzione degli aiuti umanitari, anzi, in alcuni casi si possono considerare compiacenti cedendo volontariamente al gruppo terrorista il controllo degli aiuti in cambio del permesso di rimanere nella Striscia di Gaza come presenza passiva volta pi che altro a portare molti benefici di immagine ad Hamas e pochi benefici diretti alla popolazione. Il fatto stesso che i progetti di sviluppo a lungo termine vengano sistematicamente bloccati da Hamas la dice lunga sulla necessit del gruppo terrorista di mantenere la situazione com' allo stato attuale, cio in una continua situazione emergenziale. Su questo il silenzio delle Ong presenti nella Striscia di Gaza, unito al silenzio sulla destinazione finale degli aiuti umanitari, pesa come un macigno. Questa situazione, unita al sostanziale isolamento della Striscia di Gaza voluto da Hamas, incidono pesantemente sulla attuale situazione della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Il fatto stesso che negli ultimi mesi le richieste di trasferirsi in Cisgiordania da parte di residenti a Gaza siano aumentate enormemente la dice lunga sulla condizione di vita della popolazione palestinese della Striscia di Gaza. A tutto questo fa da contraltare il sostanziale benessere in cui vivono gli affigliati ad Hamas che beneficiano sia degli aiuti umanitari che del commercio illegale degli stessi. All'irrigidimento negli ultimi mesi da parte di alcuni paesi donatori per quanto riguarda l'invio di aiuti umanitari e all'aumentato controllo da parte dell'Egitto sul mercato clandestino che passa attraverso i tunnel disseminati ovunque lungo il confine tra Gaza ed Egitto, Hamas ha risposto con l'introduzione di una tassa estorsiva diretta a tutti quei commercianti che non sono affigliati al meccanismo degli aiuti umanitari e che per la loro struttura non dipendono dall'ingresso di materiale clandestino attraverso i tunnel. Secondo molte testimonianze di abitanti della Striscia di Gaza la maggioranza della popolazione non voterebbe per Hamas se si dovesse andare a nuove elezioni mentre la maggioranza di coloro che ha votato per Hamas nelle elezioni del 2006 non lo rifarebbe. Dissente fortemente dalla linea politica di Hamas ma non lo pu fare apertamente. Anche in questo non trova conforto dalle numerose Ong, organizzazioni e associazioni presenti nella Striscia di Gaza le quali sembrano pi intente a fare politica pro Hamas piuttosto che a sostenere la popolazione in difficolt o a implementare progetti di sviluppo pur avendone i mezzi. Negli ultimi mesi si assistito anche a un progressivo irrigidimento delle regole legate al fondamentalismo islamico. I Diritti delle donne sono fortemente limitati con l'imposizione di

un abbigliamento conforme alle pi rigide regole religiose e con forti limitazioni sia negli spostamenti che nelle azioni pi semplici, dal guidare all'andare in spiaggia passando per il divieto assoluto di contrastare il volere dell'uomo. Hamas non ha fornito alcuna delle spiegazioni che erano state chieste in merito al matrimonio collettivo tenutosi a Gaza il 30 luglio 2009 dove, secondo immagini e testimonianze, uomini adulti di Hamas avrebbero preso in sposa bambine in tenera et. Non ha indicato alle agenzie internazionali le cosiddette vedove che sarebbero state rappresentate dalle bambine in questione e non ha fornito alcuna prova che le bambine non siano finite in sposa a uomini adulti. L'unica conferma quella riguardante l'et minima di una bambina per finire in sposa che di 13 anni secondo le leggi islamiche che Hamas rispetta per sua stessa ammissione. In conclusione il quadro che emerge da questa indagine una Striscia di Gaza spaccata in due dove da un lato vi la maggioranza della popolazione letteralmente prigioniera di Hamas e senza alcuna prospettiva per il futuro, mentre dall'altro vi una forte minoranza rappresentata da Hamas che vive tra il lusso e senza alcuna privazione. Il gruppo terrorista di Hamas esercita il potere usando la forza e la coercizione impedendo qualsiasi azione, interna ed esterna, volta alla normalizzazione. Anche l'economia della Striscia di Gaza risente di questo doppio binario, per cui ci troviamo di fronte ad un settore economico anche questo diviso in due, con una economia di Gaza che quella della gente che tenta di sopravvivere, ed una economia di Hamas, completamente diversa da quella di Gaza e volta sostanzialmente a garantire i privilegi alla nomenclatura di Hamas e ai suoi affigliati ai vari livelli. In tutto questo l'embargo e le limitazioni imposte da Israele per ragioni di sicurezza e, in parte dall'Egitto, hanno poca influenza anzi, si potrebbe affermare che paradossalmente fanno il gioco di Hamas che usa in maniera strumentale dette limitazioni come una vera e propria arma politica appoggiato in questo dalla buona parte delle Ong, organizzazioni e associazioni presenti nella Striscia di Gaza. Ed proprio con le Ong, le organizzazioni e le associazioni presenti nella Striscia di Gaza che vorremmo concludere. Ci risulta onestamente difficilmente credibile che chi sul territorio non veda questa situazione e che, soprattutto, non la denunci. Ci risulta difficile soprattutto accettare l'idea che gli aiuti umanitari composti principalmente da materiale atto a soddisfare i bisogni primari della popolazione vengano sistematicamente consegnati e fatti gestire ad Hamas senza per questo denunciare la situazione ai Paesi donatori e ai competenti organi internazionali. Il rapporto integrale contenente i nomi dei testimoni e delle Ong che hanno partecipato alla stesura dello studio oltre ad altre informazioni riservate e non divulgabili stato inviato in data 23 aprile 2010 alle nazioni Unite, all'ufficio per gli affari umanitari dell'Unione Europea e a diversi Stati donatori.