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Reginald Garrigou-Lagrange

Le sette leggi superiori della vita della grazia


Angelicum n. 32 pp. 117-123 (trad. dal francese N. J. A.)

Non si fa generalmente molta attenzione alle leggi superiori della vita della grazia. un conforto spirituale conoscerle e viverle. Si conoscono le leggi dellenergia fisica, quelle della vita vegetale, della vita animale, e le leggi naturali della vita umana, ma non si conoscono le leggi della vita di grazia. Noi conosciamo per esempio la legge della conservazione dellenergia fisica, secondo la quale la quantit dellenergia fisica resta la stessa nelle sue differenti trasformazioni; cos il movimento locale produce calore come si vede nello strofinarsi le mani; il calore prodotto una forma denergia equivalente al movimento che lo genera. Quando lenergia sparisce sotto una forma, essa riappare sotto unaltra: movimento, calore, luce, elettricit, ecc Conosciamo anche la legge della degradazione dellenergia, secondo la quale lenergia, di cui la quantit si conserva, perde la sua qualit o si degrada. cos che lacqua delle fonti calde si raffredda. cos inoltre che gli astri poco a poco si spengono e si raffreddano. Lo stesso lenergia de viventi si rallenta e si raffredda nella vecchiaia. Tutti conosciamo le leggi della vita vegetale, per esempio quelle della germinazione, secondo le quali un buon chicco di frumento in una terra buona da una spiga di trenta grani, talvolta di sessanta e anche di cento, come detto nel Vangelo1. Non vi facciamo molta attenzione, una delle meraviglie della natura che il frumento possa produrre sessanta e anche cento per uno. Chi ha dato questa forza vitale, questo potere germinativo al chicco di frumento? il Creatore, lAutore della vita, ed la, dice il Vangelo, il simbolo di ci che la grazia santificante pu produrre e produce di fatto in unanima perfettamente fedele. Conosciamo anche le leggi dello sviluppo delle facolt naturali del bambino, della sua intelligenza, volont, di tutto ci che contribuisce alla formazione del carattere morale o delle virt acquisite della prudenza,
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Mt. 4,8.

previdenza, giustizia, coraggio, pazienza, temperanza. Possiamo inoltre facilmente conoscere le leggi della generazione dei vizi che soppongono alle virt. Cos lamore disordinato di se stesso o egoismo, talvolta cos accentuato, generato dalla concupiscenza della carne, quella degli occhi e lorgoglio della vita, come dice San Giovanni2. In seguito di queste tre concupiscenze derivano, come dimostra San Tommaso3 ii sette peccati capitali e di quelli che provengono dai peccati ancora pi gravi come lapostasia, la disperazione, lodio di Dio e del prossimo. Ma ci che particolarmente chiarificante e confortante, che ci che insegna la teologia la dove essa parla delle leggi della vita della grazia. Quali sono le principali? Eccone sette, di cui molte altre provengono. La prima che Dio solo pu produrre la vita soprannaturale della grazia santificante nella nostra anima spirituale e immortale. Lui solo pu produrla poich essa una partecipazione della sua vita intima, il germe della vita eterna, per la quale vedremo Dio faccia a faccia come si vede e per la quale lo ameremo eternamente senza che nulla possa farlo perdere. La vita della grazia semen gloriae come il germe della visione beatifica e dellamore soprannaturale di Dio e dei giusti, visione e amore che non finiranno mai.

La seconda legge pu essere formulata cos: Da questa vita soprannaturale di grazia derivano nelle nostre anime le virt infuse teologali e morali e i sette doni dello Spirito Santo. Per questo la grazia santificante o abituale chiamata grazia di virt e doni4, essa soprattutto il principio radicale delle virt teologali della fede, speranza e carit5. E quando la fede e la speranza spariscono (per far posto al possesso di Dio e per la visione beatifica, la carit, amore soprannaturale di Dio e del prossimo, durer eternamente.

I Gv. 2,16. S. Th. I-II q. 77 a. 4,5; q. 84 a. 4. 4 S. Th. III q. 62 a. 2. 5 Pi di tutte le virt infuse e i sette doni essendo connesse con la carit, ingrandite insieme come le cinque dita della mano (S. Th. I-II q.66 a. 2 e q. 68 a. 5) Da questo punto di vista non si pu avere unaltra carit (alla quale il precetto supremo dellamore di Dio e del prossimo ci fa un dovere di tendere) senza avere i doni dati dallo Spirito Santo a un grado proporzionato, per esempio i doni dellintelligenza, saggezza, piet, bench questi doni appaiono in certi giusti, sotto una forma pi contemplativa, e in altri sotto una forma pi attiva.
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Una terza legge che deriva della due precedenti formulata cos da San Tommaso: Il grado minore della grazia santificante nellanima dun piccolo bambino battezzato vale pi del bene naturale di tutto luniverso: bonum gratiae unius majus est quam bonum naturae totius universi6. Lo stesso un filo derba, che di fatto vivente, vale pi di tutto il regno minerale; la minima sensazione vale pi di tutto il regno vegetale, e il minimo pensiero umano vale pi di tutto il regno animale. A pi forte ragione il minimo grado di grazia e il minimo movimento di carit infusa vale pi del bene naturale di tutto luniverso, e vale anche d pi di tutte le nature angeliche create e creabili prese insieme, poich le nature angeliche pi alte sono molto inferiori alla vita essenzialmente soprannaturale della grazia, che , propriamente parlando, una partecipazione della vita intima di Dio. Gli angeli altrettanto che noi, hanno avuto bisogno del dono gratuito della grazia santificante per avere in loro il germe della vita eterna.

Una quarta legge della vita soprannaturale si pu formulare cos: la grazia santificante, , una volta prodotta nella nostra anima dal battesimo, dovrebbe sempre durare in noi, e di fatto essa durerebbe sempre se il peccato mortale che ci devia da Dio e che inconciliabile con essa, ce la fa perdere. Questa legge ci mostra il premio di questa vita soprannaturale e tutta la gravit del peccato mortale. In certi paesi restati molto cristiani come nelle migliori parti dei paesi baschi o del Canada, non raro, assicurano i preti di queste regioni, di vedere eccellenti cristiani morire a et avanzata con linnocenza battesimale. Si vede da la il premio del battesimo (battesimo dacqua o battesimo di desiderio) e anche il premio dellassoluzione che rimette il peccato mortale suscitando in noi una vera contrizione che implica lamore di Dio al di sopra di tutto.

Una quinta legge della vita soprannaturale che la grazia santificante e la carit dovrebbero non solamente durare sempre in noi, ma dovrebbe sempre aumentare in noi fino al nostro ultimo respiro. Esse dovrebbero sempre aumentare per la Santa Comunione ex opere operato, per i nostri meriti ex opere operantis ed anche per le nostre preghiere. per questo che detto in San Marco 4,8 nella parabola del seminatore: Altri grani caddero nella buona terra e, salendo e crescendo, dettero il loro frutto e riferirono luno trenta per uno, laltro sessanta, e laltro cento. ci che si vede nella vita dei santi, in particolare per loro accettazione delle contrariet quotidiane che essi offrirono subito al Signore, e che divennero cos unoccasione di
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S. Th. I-II q. 113 a. 9.

crescita costante nella carit; ciascuna di queste contrariet anche come gradini di una scala che li avvicina a Dio. I Padri della Chiesa dicono anche in proposito, e c unaltra formula della stessa legge: nella via di Dio colui che non avanza, arretra, poich c un dovere davanzare al posto di restare fermi in via. Lo stesso i bambini che non crescono pi come dovrebbero, non resta un bambino ma diviene un uomo difforme. Unanima cristiana che non progredisce, diventa unanima ritardata. Cos San Tommaso insegna, che quando i nostri atti di carit sono fievoli, ritornano al punto dessere inferiore dintensit al grado ove si trova in noi questa virt, non ottengono subito laumento della carit che meritano; e non lotterranno che facendo un atto pi intenso o pi generoso7: Quilibet actus charitatis meretur charitatis augmentum non tamen statim augetur, sed quanto aliquis conatur ad huiusmodi augmentum. Se noi abbiamo una carit di cinque talenti e che durante un mese noi agissimo come se ne avessimo soltanto due talenti, non otterremmo subito un sesto talento, e non lotterremmo che quando, fedeli a una grazia attuale nuova, faremo un atto pi generoso.

Una sesta legge che la grazia santificante e la carit dovrebbero crescere in noi in maniera uniforme accelerata. ci che dice San Tommaso nel suo Commentario sullEpistola agli Ebrei 10,25, la ove detto che noi dobbiamo esortarci gli uni e gli altri tanto pi che il giorno del Signore savvicina, che sar per noi quello della nostra morte: tanto magis quanto videritis appropinquantem diem. San Tommaso dice in proposito: Il movimento naturale8 tanto pi rapido che si riavvicina al suo termine. Ora la grazia ci inclina come una seconda natura. Dunque coloro che sono in stato di grazia devono crescere tanto pi che si riavvicinano a Dio. Il Santo Dottore ha intravisto confusamente qui la legge della gravitazione universale e dellaccelerazione e della caduta dei corpi, e lha applicata subito al movimento delle anime giuste che gravitano verso Dio: come la pietra tende tanto pi celere verso il centro della terra che essa avvicina, cos le anime in stato d grazia devono portarsi tanto pi veloci verso Dio che esse si riavvicinano a Lui e che sono pi attirate da Lui. San Tommaso conferma queste parole del libro dei Proverbi9 : Il sentiero dei giusti come la luce brillante del mattino di cui il chiarore va crescendo fino a mezzogiorno. Di fatto la carit dei santi cresce molto pi negli ultimi anni della loro vita che nei primi dieci o venti presi insieme.

S. Th. II-IIae q. 24 a. 6. ad 1m. Per esempio della pietra che si riavvicina al centro della terra 9 Pr. 4,8.
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Questa legge della crescita stata spesso richiamata da San Paolo10 e da San Pietro11. Essa s applicata perfettamente in Maria e in maniera meno perfetta nella vita dei santi: la loro vecchiaia li riavvicina ogni giorno malgrado le infermit di unet pi o meno avanzata, delleterna giovinezza del cielo.

Una settima legge della vita di grazia tocca la fine della nostra vita terrestre, essa pu formularsi cos: Lordine radicale della vita di grazia sarebbe il dipanarsi nella vita eterna appena dopo la nostra morte, se non avevamo delle pene da espiare. La ragione che il purgatorio una giusta pena che Dio non pu infliggere che per una colpa evitabile e riparabile prima della morte. Cos si spiega che la principale sofferenza delle anime del purgatorio non quella del senso, ma quella della privazione del possesso di Dio visto faccia a faccia. Queste anime soffrono molto pi dellordine radicale della vita di grazia di gioire immediatamente della visione beatifica. Le anime del purgatorio hanno fame e sede di Dio di cui noi non abbiamo alcuna esperienza; esse hanno mancato allappuntamento di Dio e sanno bene che per colpa loro. Noi non abbiamo di quella che una tenie immagine nellesperienza della fame: se non abbiamo mangiato dopo cinque o sei ore, non soffriamo la fame, ma se non abbiamo mangiato dopo tre giorni sarebbe nellordine radicale della vita del nostro organismo di ristorarsi con lalimentazione. C qualcosa di simile nella fame spirituale di Dio quando lora venuta di vederlo e di possederlo per sempre. Questa settima legge, che dordine molto elevato, s realizzata nei martiri, essa deve realizzarsi anche in coloro che hanno generosamente subito il martirio del cuore per lespiazione delle loro colpe e la salvezza dei peccatori. Ma non bisognerebbe dimenticare che fu rivelato a Santa Teresa che, fra tutti i religiosi che lei aveva conosciuto e che erano morti, tre soltanto avevano evitato il purgatorio.

Queste leggi della grazia sono splendide, esse sono oggetto della contemplazione dei santi; come sono altre, che sono come i corollari di quelle: Pensiamo alle principali: -la vita di grazia che Dio solo pu produrre in noi, dovrebbe sempre durare in noi, senza mai essere interrotta dal peccato mortale.

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Cf. Ef. 4,15; Col. 1,10. CF. I Pt. 2,2 e 3,18.

La vita di grazia dovrebbe sempre crescere in noi come la celerit di un movimento naturale uniforme accelerato. La vita di grazia, subito dopo la nostra morte, dovrebbe dipanarsi in noi nella vita eterna.

Ma c il peccato e le sue tristi leggi che ostacolano spesso lapplicazione delle leggi della vita di grazia. Perch ? Perch intanto che siamo sulla terra portiamo questo tesoro della vita soprannaturale in un vaso fragile. La grazia santificante, partecipazione della vita intima di Dio, come unacqua limpida che si conserverebbe sempre pura, se il caso che la contiene non venisse a infrangersi. Allora bisogna lottare contro la nostra natura decaduta, per non scivolare sulla sua inclinazione; questa lotta, ci dicono i santi, deve essere ispirata dallo spirito di sacrificio che una delle forme pi belle, pi fruttuose, spesso le pi nascoste dellamore di Dio. Unaltra legge superiore della vita di grazia che, per il progresso dellamore di Dio e del prossimo, Nostro Signore ci incorpora di pi in pi a Lui, come dei membri di pi in pi viventi del suo Corpo Mistico. Ora, per questa incorporazione progressiva, Egli ci associa primariamente alla sua vita dinfanzia, poi alla sua vita intima poi alla sua vita apostolica, e infine alla sua vita dolorosa, prima di associarci alla sua vita gloriosa nel cielo. Questa ottava legge, che richiama lottava beatitudine evangelica, si realizza nella vita dei santi e delle anime molto generose che aspirano a una configurazione progressiva in Cristo Ges, crocifisso per la nostra salvezza, che s offerto come vittima per amore del Padre e per noi. Fratel Reginald Garrigou Lagrange