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USO LEGITTIMO DI TITOLI E ONORIFICENZE de Ordine Nemagnico Angelico Costantiniano di San Giorgio e Santo Stefano, el El Martes, 14 de febrero de 2012

a la(s) 16:51 Di seguito riportiamo un saggio del Chia.mo Prof. R. Romano, ordinario allUnivers it degli studi di Napoli Federico II tratto dalla pubblicazione Divagazioni di stori a degli Ordini cavallereschi . Lo scritto fa capire in modo chiaro ed esaustivo la liceit, per la magistratura i taliana, di poter utilizzare i titoli e le onorificenze degli Ordini che non han no il pieno riconoscimento dello Stato italiano. Lasciandovi allinteressante lettura, ci corre rammentare che la casa Capone Nemag na Paleologo e la Casa Lavarello Obrenovi sono state riconosciute nei loro pieni diritti di gran maestranza del Sacro Ordine Imperiale Militare Nemagnico Angelic o Costantiniano di San Giorgio e Santo Stefano da sentenze della magistratura. UNA POCO NOTA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE SU USO ILLIMITATO E USO LIMITATO DE LLE DECORAZIONI Nel 1959 la III Sezione Penale della Corte di Cassazione (23 aprile 1959, n 2008, Reg. Gen. n 3909/59) emise una sentenza circa gli Ordini non nazionali, molto spes so bistrattati, ove non abbiano lavallo di una dinastia ex regnante di sicuro pre stigio. Un autorevole commento di questa sentenza trovasi pubblicato nella Rivista Penal e, annata 1961, II parte/ 1 fasc., come V di un ampio articolo a cura di Emilio F urn (Foro di Genova). Se ne riproduce il testo (pp. 58-62), che sar seguito da un breve commento. Classificati non nazionali gli Ordini dinastici ereditari cadono sotto la discipli na dellart. 7 della Legge 178/51, per cui i cittadini italiani non possono usarne , nel territorio della Repubblica, le onorificenze o distinzioni cavalleresche, loro conferite, se non sono autorizzati con decreto del Presidente della Repubbl ica, su proposta del Ministro per gli Affari Esteri. I contravventori sono puniti con lammenda sino a lire cinquecentomila. Trattandos i di contravvenzione, applicabile lart. 162 C.P. che prevede loblazione con conseg uente estinzione del reato. Ai fini dellesatta interpretazione ed applicazione della summenzionata norma, occ orre prendere in esame la natura della autorizzazione e delluso, che essa stessa norm a richiama. Il provvedimento, con cui il Presidente della Repubblica autorizza luso delle ono rificenze e distinzioni non nazionali ed estere, un atto assolutamente discreziona le, rimesso allesercizio di facolt e prerogative proprie del Capo dello Stato. Ha la forma di decreto, come indica la Legge stessa, e si riallaccia allanalogo decr eto reale di autorizzazione, previsto nellordinamento della cessata Monarchia. Ed ha la medesima funzione, che quella di parificare alle onorificenze e distinzio ni dello Stato quelle non nazionali ed estere. Infatti, ottenuta lautorizzazione, i l cittadino italiano ne gode il pieno diritto, che comporta la facolt di non spec ificare lonorificenza. Lautorizzazione deve essere promossa dallinteressato, con richiesta diretta al Pre sidente della Repubblica, tramite il Ministero per gli Affari Esteri, e corredat a dai relativi documenti. Il Ministro dispone per listruzione della pratica, che comprende le indagini sulla personalit dellistante, sulle sue condizioni sociali, etc. La richiesta di autorizzazione pu anche non essere accolta, data la discrezionali t assoluta del Presidente della Repubblica, il quale, nel concederla o denegarla, tiene conto di un complesso di circostanze, relative alla personalit del designa to, alle sue benemerenze, alla sua posizione sociale, alle sue qualit morali, pol itiche, etc.; e tiene altres conto della posizione e dei rapporti con lo Stato es tero, o con lOrdine non nazionale, che ha concesso la distinzione. Ma la valutazion e di tutte queste circostanze non viene espressa, poich il provvedimento, afferma tivo o negativo, non richiede, n in realt comporta mai, alcuna motivazione. Ci spie ga meglio il perch contro di esso non sia esperibile nessun reclamo n in via ammin

istrativa n davanti allautorit giudiziaria. Ma proprio per questo la domanda di aut orizzazione pu sempre essere riproposta, poich possono mutare od essere superate l e ragioni, che hanno consigliato il precedente diniego, o possono essere accolte le eventuali ragioni proposte dallinteressato. Questo potere discrezionale rientra, come gi accennato, nelle prerogative del Pre sidente della Repubblica e trova la sua giustificazione nellart. 87 u. p. Cost. R ep., che gli riserva il conferimento delle onorificenze dello Stato. Sebbene mol to ampio, tuttavia non deve confondersi con la potest di riconoscere o meno la va lidit dellonorificenza oppure la legittimit del suo conferimento. La stessa Legge p recisa, senza alcuna possibilit di dubbio, che si tratta di autorizzazione alluso delle onorificenze non nazionali ed estere e non si tratta quindi di altro. Sarebb e del resto assurdo andare oltre i limiti fissati dalla Legge, perch di tutta evi denza che il Capo dello Stato italiano non ha potere di sorta negli ordinamenti degli Stati esteri o degli altri soggetti di diritto internazionale. Comunque lar t. 7 della Legge 178/51 non consente di andare oltre la sua chiarissima lettera. Con il considerato potere, il Presidente della Repubblica ha in mano un efficace strumento per evitare abusi e per impedire che persone non degne godano di onor i a parit o addirittura a disparit svantaggiosa per i concittadini. Efficace anche per equamente valorizzare, nel territorio dello Stato, Ordini equestri che si r endono benemeriti con attivit di assistenza sociale o che danno lustro al paese p er attivit culturali, etc. Utile infine per colmare certe disparit di trattamento fra gli stessi cittadini italiani, non pochi dei quali, pur avendo benemerenze, vengono trascurati dagli organi competenti alla proposta per le onorificenze del lo Stato. Il che accade pi spesso di quanto non sembri. Strumento, dunque, regolatore, sotto diversi, apprezzabili aspetti, ma non demol itore. Passando, ora, alluso delle onorificenze non nazionali ed estere, bisogna vedere qual e ne sia il concetto utile e se sia fondata la distinzione fra uso pieno ed uso lim itato, elaborata in una recentissima sentenza penale della Corte Suprema Cassazio ne. Secondo questa autorevole sentenza, chiara ed accurata, la distinzione portata d alla stessa Legge e scaturisce dal confronto fra lart. 7 e lart. 8. Osserva la Suprema Corte: Ed invero, mentre lart. 7 stabilisce che i cittadini italiani non possono usare ne l territorio della Repubblica onorificenze e distinzioni cavalleresche, loro con ferite in Ordini Esteri o non Nazionali, se non autorizzati con decreto del Pres idente della Repubblica, lart. 8 nel porre il divieto del conferimento di onorifi cenze, decorazioni o distinzioni con qualsiasi forma e denominazione da parte di enti, associazioni o privati punisce luso, in qualsiasi forma e modalit, di dette onorificenze, etc. Sicch, mentre lart. 8 pone il divieto delluso in qualsiasi form a e modalit questo si esplichi, nellart. 7 si prevede soltanto luso. Ora evidente c he se il legislatore ha inteso accentuando la tutela repressiva nella seconda fo rma di reato attenersi nellart. 8 ad un concetto di uso pi ampio, ne deriva, per l e esigenze di una valutazione unitaria della norma, il carattere differenziale a ssegnato al concetto di uso nei due articoli 7 e 8. E si deve ritenere che il dive rso significato, reso palese dalla semplice lettura delle due disposizioni, corr isponde ad un preciso diverso intento del legislatore che, se avesse voluto rife rirsi ad un concetto di uso da applicarsi indiscriminatamente nelle diverse situ azioni, non avrebbe avuto necessit alcuna di scendere ad una specificazione ulter iore, eliminando la possibilit di un uso in qualsiasi forma o modalit. Questa dive rsit di disciplina legislativa certamente da porsi in relazione con quelli che so no gli scopi stessi della tutela, che nel caso dellart. 8 sono pi specifici e pi in tensi perch trattasi di onorificenze, che provengono da Ordini non riconosciuti n riconoscibili (perch sostanzialmente enti privati) e per i quali vietato lo stess o conferimento... Cos testualmente. Proseguendo nella sua attenta indagine, la Suprema Corte pone in rilievo che il conferimento e laccettazione delle onorificenze in parola non abbisognano di alcu

na autorizzazione e sono fatti leciti produttivi, come tali, di effetti giuridic i propri. Ma tali effetti non potrebbero consistere ed esaurirsi nellaspettativa di ottenere lautorizzazione alluso, che non potrebbe nemmeno compiutamente configura rsi, trattandosi di atto assolutamente discrezionale, rimesso allesercizio di fac olt e prerogative proprie del Capo dello Stato. In altre parole, la Suprema Corte, rilevando il fatto storico, costituito dal co nferimento e dallaccettazione dellonorificenza, ne afferma la liceit e la conseguen te efficacia giuridica, che non viene meno per leventuale mancanza dellautorizzazi one alluso, la cui natura gi stata tratteggiata in questo scritto. Osserva di prop osito la Suprema Corte che, se lautorizzazione del Capo dello Stato riguardasse l uso in senso lato, comprensivo cio del qualificarsi e del portare le insegne, occ orrerebbe negare qualsiasi effetto giuridico allaccettazione, il che non sostenib ile, dovendosi ammettere lesistenza di un particolare diritto soggettivo che sorge con il conferimento e laccettazione dellonorificenza. Se ne deduce quindi la possi bilit di un uso limitato, che si attua con la precisazione della specie e della qua lit dellOrdine e del titolo cavalleresco e che perci non urta contro gli interessi, posti a base della tutela penale. Le argomentazioni della Suprema Corte risultano ineccepibili, perch vanno alla ra dice del fenomeno, il quale, come si detto pi volte, produttivo di effetti giurid ici. senza dubbio esatto che dal conferimento e dallaccettazione della onorificenza es tera o non nazionale sorge un diritto soggettivo dellinsignito, sulla cui esistenza e legittimit non pu influire, per le ormai note ragioni, la concessa o denegata a utorizzazione del Capo dello Stato. Questi pu soltanto consentire o negare il pien o uso delle esaminate onorificenze, il quale consiste nel diritto dimporre lammissi one in tutte le relazioni pubbliche o private. Si gi detto che lautorizzazione parifica alle onorificenze dello Stato quelle este re o non nazionali; qui va precisato che la parificazione riguarda proprio luso, re stando salvo lordine di precedenza stabilito nel protocollo ufficiale. Lautorizzaz ione, insomma, valorizza lonorificenza estera o non nazionale nel territorio della Repubblica, assegnandole la pi ampia portata. La mancata autorizzazione invece riduce luso dellonorificenza non nazionale o estera , che deve pertanto essere precisata nella specie e nella qualit e che non ha ing resso ufficiale nelle relazioni pubbliche e private. Resta una qualificazione pr ivata, lecita ma sfornita di tutela giuridica. Non mancano situazioni analoghe. Nonostante il rigore circa luso dei titoli accademici e professionali, conseguiti allestero, nessuno ha mai potuto negare ai titolari di qualificare, mediante opp ortuna specificazione, la natura e lorigine dei titoli stessi. Se vero infatti ch e il laureato o il diplomato allestero non pu, senza la competente autorizzazione, inserirsi nelle rispettive categorie nazionali, nemmeno ai fini puramente onori fici, altrettanto vero per che non viola alcuna legge, quando, sul biglietto da v isita, carte personali, etc., o comunque nelle relazioni sociali indichi, con ad eguata precisazione, il titolo o i titoli conseguiti. Lanalogia evidente giacch, s ia nel caso di titoli accademici, etc., sia in quello delle onorificenze, il con ferimento e laccettazione non richiedono alcuna autorizzazione preventiva da part e dello Stato italiano: ed entrambi i casi presentano fatti leciti, che sarebbe irragionevole non voler considerare neppure ai limitati effetti della pura e sem plice qualificazione. Dalla impostazione, che precede, saffaccia una non sterile distinzione tra diritt o soggettivo ed interesse dellinsignito. Il primo portato, come si visto, dal conferimento e dallaccettazione dellonorifice nza, appartenente ad Ordine equestre non nazionale o estero, legittimo nei termini sopra precisati; il secondo scaturisce dalla aspettativa, conseguente alla doma nda di autorizzazione alluso. Luno comporta laltro. Il primo, qualunque ne sia la misura e lefficacia nellordinamento italiano, sempre un diritto, che non pu venire soppresso da nessun atto n del Presidente n del Parl amento della Repubblica italiana, poich questi istituti non ne possono sopprimere la fonte, esistente al di fuori della loro influenza. Possono solo agire sulla misura del suo esercizio. Il secondo invece cade interamente nellordinamento italiano e si risolve in una s

emplice speranza, la cui realizzazione dipende dal potere insindacabile del Capo dello Stato; e non solo perch ancor pi dipende dal potere, non meno insindacabile , del Ministro per gli Affari Esteri, competente a proporre lautorizzazione nonch a rendere valido il decreto presidenziale, che da lui deve essere controfirmato ai sensi dellart. 89 p.p. Cost. Potrebbe perci accadere che la mancata autorizzazi one non sia tanto dovuta al diniego del Presidente della Repubblica il quale pu i gnorare persino lesistenza della domanda quanto del parere sfavorevole o dallinerz ia del Ministro. Come potrebbe accadere che, nella successione dei Ministri, il successore del proponente sia di contrario avviso e si rifiuti di controfirmare il decreto presidenziale di autorizzazione. In queste situazioni, tuttaltro che improbabili, il disagio dellinteressato non tr ova alcun rimedio, non essendo previsto alcun reclamo n in via amministrativa n in via giudiziaria. Nel caso di onorificenza, concessa da Stato estero accreditato , potrebbe configurarsi il reclamo in via diplomatica. Ma, a parte il fatto che dovrebbe trattarsi di caso particolarissimo, non sembra ne sia conseguibile una risolutiva efficacia. Lorientamento della Suprema Corte che merita piena adesione ha, tra laltro, il pre gio di attutire leventuale eccesso di un potere cos assoluto ed influenzabile; e t anto che non sembra rispondere ai principi informatori della Costituzione Repubb licana (artt. 2 e 3). Non si dimentichi che ogni Ministro deve di regola la sua nomina a considerazioni , spinte, intese, di natura politica, che lo accompagnan o in tutta la sua attivit. E, se pensabile che il Presidente della Repubblica sap pia elevarsi al di sopra delle varie correnti politiche non mancano recenti esem pi tale distacco non pu richiedersi al Ministro, politicamente responsabile verso il proprio Partito o verso le correnti di spinta. Nello stato di diritto, quale la Repubblica Italiana, non concepibile che ragion i dindole politica o addirittura inafferrabili perch inespresse possano prevalere, senza alcun reclamo, sullinteresse del cittadino, giustificato da un vero e prop rio diritto, e persino quando sia sostenuto da autorevoli sentenze della Magistr atura dello Stato stesso. Quando ci accade ed accaduto come fra non molto si dir s i crea, a dir poco, una inaccettabile indifferenza del potere esecutivo verso il potere giudiziario, la quale non pu non incidere negativamente sulla comunit. auspicabile che lesercizio negativo del potere in parola venga vincolato allobblig o di motivazione e che sia concesso adeguato reclamo. Ne verr sicuramente miglior ata la funzione, di cui sono stati gi esposti i vantaggi, con la garanzia necessa ria per il particolare interesse. A conclusione si osserva che luso, come sopra ristretto, mentre appaga una profon da esigenza di equit, assume di per se stesso la funzione di infrenare una troppo larga distribuzione di onorificenze non statuali. Fin qui il Furn. evidente che alcuni brani dello scritto sono ormai datati, essendo mutate a dist anza di tanti anni modalit di presentazione dautorizzazione, procedure, ecc. Altro elemento da considerare il momento politico in cui fu scritto il saggio. S e la sentenza della Cassazione dellaprile del 1959 e lo studio stato pubblicato n el 1961, ci troviamo nellepoca Fanfani (salvo le due parentesi Segni [15/2/1959-2 5/3/1960] e Tambroni [25/3/1960-26/7/1960]): lapertura a sinistra del dinamico espo nente della DC impensieriva il ceto moderato, che tradizionalmente aspirava alle distinzioni cavalleresche. Ma veniamo alla sentenza. Posto che esistono Ordini secundum legem (quelli della Repubblica, della S. Sede, di Malta S.M.O.M., del S. Sepolcro), Ordini praeter legem, non vietati in quanto d i Stato estero o non-nazionali, e Ordini contra legem, appartenenti ad enti, associ azioni o privati , il succo questo: se a una degna persona conferita una onorific enza, e questa viene accettata, ne scaturisce il diritto soggettivo dellinteressa to alluso. Per la normativa della 178/51 linsignito presenta domanda di portabilit: se essa accettata, ne consegue il diritto alluso pieno o uso illimitato, in tutte le occasioni pubbliche o private. Se la domanda non viene accettata, in quanto lOrdine che ha conferito lOnorificenz a non riconoscibile, resta il diritto dellinteressato alluso limitato alla vita di r

elazione sociale. Come non viola alcuna legge un laureato allEstero, che specifichi, su biglietti d a visita o carta intestata, lUniversit presso la quale ha conseguito il titolo, e la sua denominazione, cos non viola alcuna legge linsignito che, su biglietti da v isita o carta intestata, specifica il suo grado, e lOrdine che glielo ha conferit o. Ne consegue che Ordini non-nazionali, che non possono essere riconosciuti in quant o non aventi i requisiti richiesti dal M.A.E., possono conferire onorificenze ug ualmente, e luso di esse deve essere, in ottemperanza alla sentenza, esclusivamen te limitato alle circostanze private di relazioni sociali. Kyrios Dominus Armand I Prince of Nicomdia Luglio 2010