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Le politiche Sociali di Adriana Morganti

Riassunto del manuale riguardante le politiche sociali. Vi si analizza la nascita e l'evoluzione del sistema welfare cos come inteso in Europa e pi specificatamente in Italia, tracciate le linee di definizione delle politiche sociali, del lavoro e sanitarie, in sistemi familistici come quello italiano ed altri che non utilizzano la famiglia come ammortizzatore sociale. Indispensabile per l'esame di politiche sociali

Universit: Facolt: Corso: Esame: Docente: Titolo del libro: Autore del libro: Editore: Anno pubblicazione:

Universit degli Studi di Milano - Bicocca Scienze della Formazione Scienze dell'Educazione Politiche dei servizi Migliavacca Le politiche Sociali M. Ferrera Il Mulino 2006

Adriana Morganti

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1. Analisi delle politiche sociali e del welfare state


Lanalisi delle politiche pubbliche lo studio di come perch e con quali effetti i diversi sistemi politici perseguono certi corsi dazione per risolvere problemi di rilevanza collettiva. Lanalisi delle politiche sociali quindi lo studio di un sottoinsieme di corsi dazione, volti a risolvere problemi e a raggiungere obiettivi di natura sociale, ovvero quei problemi che hanno a che fare con il benessere (ovvero il welfare) dei cittadini. Le politiche sociali riguardano le condizioni di vita degli individui e sono volte a definire le norme, gli standard e le regole in merito alla distribuzione di alcune risorse ed opportunit. Queste norme sono oggi incorporate nella nozione di cittadinanza sociale. Il bisogno la carenza di qualcosa di necessario per il raggiungimento del benessere, il rischio indica lesposizione a determinati eventi che possono accadere e che compiendosi minano il benessere generando bisogno. Ad entrambi si pu far fronte ricorrendo ad opportunit connesse alla sfera del mercato, della famiglia e delle associazioni intermedie (terzo settore). - diamante del welfare, costituito appunto dal quadrilatero Stato (contenitore di tutti i processi di produzione del benessere e regolatore di tali processi),Famiglia,Mercato del lavoro,mondo associativo. Le politiche sociali forniscono protezione sociale ai cittadini rispetto a rischi e bisogni che riflettono le caratteristiche della societ. Le politiche sociali pi importanti sono: politiche pensionistiche (rischio della vecchiaia, perdita di capacit lavorativa), politiche sanitarie (rischio di malattia e bisogni sanitari connessi),politiche del lavoro (rischio di restare disoccupati), politiche di assistenza sociale (diversi rischi e bisogni quali perdita di autosufficienza, povert economica, difficolt di accesso allabitazione, famiglie disagiate ecc). Linsieme delle politiche sociali solitamente denominato come stato di benessere o welfare state. Il welfare state costituito da politiche pubbliche, e va collocato sullo sfondo di processi di trasformazioni economiche e sociali che definiscono la modernizzazione, nato proprio in risposta alla nuova configurazione di rischi e bisogni. Attraverso le politiche attuate dal welfare state lo stato fornisce protezione e bisogni attraverso lassistenza, lassicurazione e la sicurezza sociale. Un altro elemento importante quello dei diritti sociali, che sono stati una forte innovazione, perch hanno portato ad una trasformazione della natura dello Stato.

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2. Definizione di assistenza sociale


Assistenza: comprende tutti quegli interventi a carattere condizionale e spesso discrezionale che sono volti a rispondere in modo mirato a specifici bisogni individuali o a categorie circoscritte di bisogni. I primi interventi statali, gi nel 17 secolo, erano di tipo assistenziale. Le prestazioni assistenziali sono subordinate allaccertamento da parte pubblica di due condizioni: uno specifico bisogno individuale manifesto e lassenza di risorse verificata tramite la prova dei mezzi, ovvero delle forme di valutazione della situazione economica. In quasi tutti i paesi europei, ma non in Italia, linsufficienza economica comporta il diritto ad avere un reddito minimo garantito. Lassistenza una forma di protezione selettiva (rispetto alle condizioni di bisogno e di reddito) e residuale (rispetto alla capacit di risposta individuale o familiare).

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3. Definizione di assicurazione sociale


Assicurazione sociale: obbligatoria ed imperniata sullerogazione di prestazioni standardizzate in forma tendenzialmente automatica ed imparziale, sulla base di precisi diritti e doveri. il nucleo centrale del welfare state. Essendo di carattere obbligatorio e finanziata tramite contributi ha il potere di coprire rischi particolari quali lassicurazione.

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4. Definizione di sicurezza sociale


Sicurezza sociale: sistema di protezione esteso a tutta la popolazione attiva per quanto riguarda la garanzia del reddito e a tutti i cittadini per quanto riguarda lassistenza sanitaria, fornisce prestazioni uniformi corrispondenti ad un minimo nazionale ritenuto indispensabile per condurre una vita dignitosa e perci in parte scollegate dai contributi versati. La copertura universale ed ha prestazioni uguali per tutti.

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5. Evoluzione del sistema welfare


Il welfare state ha subito una traiettoria evolutiva suddivisa in cinque fasi: 1. Instaurazione: 1880-1920: il primo modello di welfare state rintracciabile nelle misure di assistenza ai poveri, ai tempi socialmente emarginati. La chiave di svolta costituita dallintroduzione dellassicurazione obbligatoria, alla fine del 19secolo, che comport interventi uguali per tutte le persone facenti parte di una certa categoria. Il primo schema assicurativo era contro gli infortuni, poi arriv alla vecchiaia e allinvalidit. Si possono qui distinguere due tipi di fattori. I primi sono detti fattori cornice, costituiti da problemi funzionali quali garantire la riproduzione e lintegrazione sociale delle masse lavoratrici, il rapido sviluppo industriale; i secondi sono detti fattori specifici, che erano quelli di carattere politico-istituzionale. 2. Consolidamento: 1920-1945: nel periodo tra le due guerre in molti paesi i rischi assicurativi vengono estesi e consolidati. Si passa allassicurazione sociale vera e propria, con la quale si aveva una protezione minima in base ai bisogni, a prescindere dalla contribuzione. 3. Espansione: 1945-prima met anni 70: corrisponde al periodo del trentennio glorioso, in tutti i pesi vi fu una costante estensione ed un miglioramento della protezione offerta dallo Stato. Nei paesi anglo scandinavi si arriv ad un modello universalistico di welfare state, con schemi onnicomprensivi e con principi egualitari, principalmente finanziato tramite il gettito fiscale. NellEuropa continentale invece il modello fu quello occupazionale, basato su diversi schemi professionali, regole e formule di prestazione differenziate e finanziato tramite contributi sociali. In questo periodo in Italia fu adottato il meccanismo della ripartizione per il finanziamento delle pensioni: i contributi versati dalla popolazione attiva sono subito utilizzati per finanziare le prestazioni della generazione inattiva. Questo metodo venne usato con lintroduzione delle gestioni pensionistiche per lavoratori autonomi. 4. Crisi: anni 70-inizio anni 90: la crisi fu originata dallinadeguatezza delle vecchie soluzioni a fronte dei nuovi problemi. I due modelli (universalistico e occupazionale) si basavano su premesse socio-economiche venute a mancare nel corso degli anni. I cali nei tassi di crescita delle economie portarono alla formazione di deficit pubblici, inoltre gran parte delle economie occidentali sono diventate di tipo post-industriale, ovvero hanno subito il decentramento produttivo, i consumi differenziati e i rapporti di lavoro flessibili. Cambia anche la famiglia, che diventa pi instabile perch le donne iniziano a chiedere il divorzio e partecipano al lavoro. Si modificano anche le strutture demografiche, in quanto si registra un aumento della popolazione anziana in seguito ad un declino della fertilit, e si avviarono i flussi migratori: questo scalfisce il modello di welfare state basato sulla crescita demografica controllata. Proprio negli anni 90 si avviano le riforme in quasi tutti i welfare state. 5. Riforma: a partire dagli anni 90: il punto chiave della riforma di tipo finanziario. Il contenimento dei costi ha riguardato soprattutto il settore pensionistico, sanitario e sociale. Il settore pensionistico fu elevata let pensionabile, dal punto di vista sanitario si introdussero forme di contenimento dei consumi attraverso la partecipazione ai costi da parte degli utenti con i ticket, e misure per accrescere lefficacia dei servizi. Dal punto di vista sociale si ebbe una redistribuzione delle opportunit di protezione sociale, una flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, maggiore partecipazione femminile alla vita lavorativa. La globalizzazione pone diverse sfide ai tradizionali assetti del welfare state. Questo processo di riadattamento definito col termine di ricalibratura.

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6. Ricalibratura sociale
Ricalibratura --> cambiamento istituzionale con vincoli (esogeni e endogeni) che condiziona le scelte dei decisori politici. In seguito a tali vincoli si ha linterdipendenza fra scelte espansive e scelte restrittive ed uno spostamento dellenfasi posta su diversi strumenti e obiettivi delle politiche sociali. La ricalibratura pu essere funzionale (riguarda quegli interventi che servono a ribilanciare le diverse funzioni di protezione sociale); distributiva (ribilanciare il grado di protezione sociale tra categorie ipergarantite e categorie sottogarantite); normativa (interventi di natura simbolica che evidenzino la necessit di cambiamento. Comprende quindi discorsi pubblici, prese di posizione ecc.).

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7. Due modelli di welfare state


Modello universalistico --> Gli schemi di protezione sociale coprono tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro pozione lavorativa. E il modello adottato dai paesi anglo scandinavi. Questo modello ha creato un unico grande bacino di solidariet e redistribuzione. Modello occupazionale --> Gli schemi di protezione sociale sono rivolti ai lavoratori che sono coperti da una pluralit di schemi occupazionali. Le regole sono diverse a seconda dellutenza, il modello adottato dalla maggioranza dei paesi europeo continentali. Questo modello ha assecondato le tradizionali demarcazioni tra settori produttivi e gerarchie occupazionali, frammentando la comunit politica in tante diverse comunit redistributive.

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8. Esping-Andersen e il welfare
Dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni 70 il welfare state europeo ha subito una importante evoluzione: si avuta una differenziazione tipologica fra i welfare state europei. Lautore principale al riguardo Esping-Andersen. Egli sostiene che durante il periodo espansivo del capitalismo, si siano venuti a formare tre regimi di welfare. Regime di Welfare--> Con questa espressione lautore fa riferimento allintero sistema di interrelazioni fra politiche sociali dello Stato, il mercato del lavoro e la famiglia. I tre regimi di welfare secondo Esping-Andersen: Regime liberale--> Predominanza di misure dassistenza basate sulla prova dei mezzi, schemi di assicurazione sociale circoscritti e prestazioni poco generose, il welfare state incoraggia il ricorso al mercato ed i principali destinatari sono i bisognosi, poveri lavoratori a basso reddito. Lesito di questo regime caratterizzato da bassa demercificazione, quindi forte dipendenza dai lavoratori, La destratificazione bassa, si ha il dualismo tra il welfare dei ricchi e quello dei poveri. I principali Paesi con tale regime sono: USA, Canada, Australia, Regno Unito. Regime conservatore corporativo --> Predominanza di schemi assicurativi pubblici collegati alla posizione occupazionale, formule di calcolo collegate ai contributi, enfasi sulla sussidiariet degli interventi pubblici (lo Stato interviene solo se i bisogni non trovano risposta a livello delle famiglie). I destinatari sono i lavoratori adulti capofamiglia. Lesito di questo regime caratterizzato da demercificazione media (la dipendenza dal mercato attenuata ma non annullata) e la destratificazione medio bassa, il welfare tende a preservare le differenze di status e la segregazione di genere. I principali Paesi con tale regime sono: Germania, Austria, Francia, Olanda. Regime socialdemocratico --> Predominanza di schemi universalistici di sicurezza sociale con alti standard di prestazione, le formule di computo sono a somma fissa, con finanziamento fiscale, le prestazioni sono universali. Il welfare state mira a marginalizzare limportanza del mercato come fonte di risposta ai rischi sociali. Lesito di questo regime caratterizzato da demercificazione alta, perch la dipendenza dal mercato molto attenuata, e da destratificazione alta, si ha luguaglianza di trattamento per tutti i cittadini. I principali Paesi con tale regime sono: Svezia, Danimarca, Norvegia.

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9. Il welfare state italiano


Il nostro welfare state non molto diverso dagli standard europei, ma si distingue per la particolare composizione interna della spesa. Infatti gran parte della spesa sociale del nostro Paese assorbita dalle funzioni di vecchiaia e superstiti, ossia dal sistema pensionistico. Le funzioni famiglia, disoccupazione, abitazioni ed esclusione sociale appaiono marcatamente sottodimensionate. E una distorsione funzionale che non registra nessun altro paese europeo. LItalia ha poi una distorsione distributiva: presente un netto divario di protezione tra le diverse categorie occupazionali. Si hanno quindi il gruppo dei garantiti (lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche e delle grandi imprese), i semigarantiti (lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e lavoratori atipici) ed infine i non garantiti (lavoratori non regolari). Le cause di questa situazione sono legate alla logica politica che fu attuata nella Prima Repubblica (19481992), dove il governo era imperniato sui partiti. La famiglia dorigine rimane ancora oggi il punto di riferimento principale, in molti casi lunico ammortizzatore sociale. Spesso per questa pu diventare una sorta di trappola, perch ostacola la mobilit trattenendo i giovani. Il familismo allitaliana ha provocato conseguenze negative sul piano politico, economico e sociale.

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10. Le politiche pensionistiche


La pensione una prestazione pecuniaria vitalizia prevista a fronte dei rischi di vecchiaia e invalidit, nonch in relazione al grado di parentela con un assicurato o un pensionato defunto. Il sistema pensionistico per la tutela della vecchiaia costituito da un complesso di regole ed istituzioni preposte ad erogare prestazioni vitalizie in denaro a coloro che hanno terminato la carriera lavorativa ed hanno superato una soglia det anagrafica. Il sistema pensionistico garantisce a tali persone una sicurezza economica anche in et avanzata. Principali pensioni: Nel caso in cui lassicurato muoia prima di essersi ritirato dal lavoro, il coniuge ha diritto a percepire una pensione indiretta, mentre la pensione di reversibilit spetta ai medesimi soggetti nel caso in cui il decesso avvenga dopo il decesso del pensionato. Nel caso dellinvalidit si ha la pensione di invalidit previdenziale, corrisposta ai lavoratori assicurati a fronte della perdita di capacit di lavoro in seguito ad un evento invalidante, e la pensione di invalidit civile rivolta ad invalidi civili, i ciechi e i sordomuti che si trovano in condizioni di bisogno accertato tramite la prova dei mezzi. La pensione previdenziale di vecchiaia spetta al lavoratore quando, superata una certa soglia det (detta et pensionabile), si ritira dal lavoro. Il diritto a questa pensione legato al pagamento di contributi per un periodo minimo. La pensione previdenziale di anzianit viene corrisposta in seguito al versamento contributivo per un numero di anni prestabilito, ed corrisposta al momento del pensionamento del lavoratore ma non richiesto il superamento di una certa et anagrafica. La pensione sociale ha lo scopo di garantire un livello minimo di reddito a quelle persone che superata una certa et anagrafica non hanno un requisito contributivo. Per avere questa pensione necessario superare un accertamento detto prova dei mezzi, che attesti leffettiva situazione di bisogno. La pensione di base non collegata al precedente reddito da lavoro e spetta a tutti i cittadini che hanno superato una soglia det anagrafica.

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11. Tipologie di sistema pensionistico


Il sistema pensionistico pu essere di due tipi: Sistema a capitalizzazione --> le risorse versate dagli individui (solitamente con i contributi) sono accumulate in conti individuali, investite in mercati finanziari, rivalutate e convertite in rendita al momento del pensionamento. Sistema a ripartizione --> i lavoratori versano i contributi in un determinato tempo, e questi vengono subito utilizzati per il pagamento delle prestazioni ai pensionati nello stesso momento. I lavoratori ottengono cos il diritto a ricevere la pensione quando essi stessi si ritireranno dallattivit. Nella maggior parte degli Stati europei la tutela della vecchiaia affidata a schemi pubblici che costituiscono il primo pilastro del sistema pensionistico. Il secondo pilastro gestito dallo Stato o dai privati e costituisce i fondi pensione occupazionali, mentre il terzo pilastro costituito dalla previdenza individuale: si sottoscrive una assicurazione e si basa su un sistema a capitalizzazione definita. Esistono tre sistemi per definire i trattamenti pensionistici. Sistema retributivo --> le prestazioni sono collegate al precedente reddito da lavoro e vengono calcolate in percentuale sulla media di retribuzioni degli anni di carriera. Sistema contributivo --> limporto della pensione strettamente connesso allammontare dei contributi versati e dipende da un ulteriore parametro stabilito dal legislatore. Sistema a capitalizzazione --> presenta due varianti differenti: Sistema a prestazione definita: viene stabilito il livello della pensione in percentuale sulla retribuzione di riferimento che pu corrispondere a quella percepita nellultimo anno di lavoro. Sistema a contribuzione definita: viene fissato il tasso di contribuzione del lavoratore, il valore della prestazione variabile perch risente dellandamento del mercato.

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12. Il sistema pensionistico italiano


Fino agli anni 90 il sistema pensionistico italiano stato costituito dal primo pilastro pubblico, mentre i due pilastri complementari sono sempre rimasti sottosviluppati. A partire dagli anni 90 le riforme hanno previsto degli interventi rivolti a riconfigurare il sistema basandolo sui tre pilastri. Capitalizzazione: metodo di gestione delle risorse economiche prelevate per finanziare un sistema pensionistico, si fonda sullinvestimento dei contributi sul mercato finanziario. Primo pilastro pubblico -->Costituisce il nucleo del sistema pensionistico ed strutturato in due livelli: 1: Prestazioni di tipo assistenziale,che garantiscono una rete di sicurezza minima contro la povert per gli anziani. Queste sicurezze sono gestite ed erogate dallINPS. 2: schemi di natura previdenziale che sono gestiti a ripartizione ed erogano prestazioni collegate al precedente reddito da lavoro a fronte del versamento di contributi sociali. Attualmente tutta la popolazione regolarmente occupata protetta dagli schemi pensionistici del primo pilastro. Al suo interno i due enti principali sono lINPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e lINPDAP (Istituto Nazionale Previdenza dellAmministrazione Pubblica) per i lavoratori del settore privato e pubblico. Allinterno di entrambi gli enti sono articolate diverse gestioni o casse. La principale relazione tra il livello centrale di governo e gli enti previdenziali si sostanzia nel prelievo fiscale operato sulle prestazioni previdenziali. Secondo pilastro --> Costituito dalle forme pensionistiche a capitalizzazione ad adesione collettiva, quali i fondi chiusi (che si rivolgono a specifiche categorie di lavoratori e sono istituiti attraverso la contrattazione collettiva tra sindacati e datori di lavoro), e fondi aperti (adesione collettiva dei lavoratori appartenenti ad una stessa azienda e sono istituiti senza lintervento delle parti sociali). Terzo pilastro --> Previdenza a capitalizzazione individuale per quei lavoratori che vogliono garantirsi unulteriore rendita per la vecchiaia attraverso le polizze pensionistiche individuali. La spesa italiana per vecchiaia e previdenza ben al di sopra della spesa media dellUE. Il nostro sistema sbilanciato sulla protezione della vecchiaia, che il cuore dellattivit dellINPS. I punti caldi del nostro sistema sono: le spese sociali incentrate sulle pensioni, la spesa pensionistica pi alta dEuropa, la situazione demografica peggiore, il basso numero di lavoratori dipendenti, la forte evasione fiscale, il tasso di attivit pi basso rispetto quello dei paesi sviluppati.

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13. Breve evoluzione storica del sistema pensionistico


I primi schemi pensionistici pubblici vennero istituiti in Germania (modello bismarckiano) e Danimarca (modello beveridgeano). 1. Modello bismarckiano: la protezione della vecchiaia assunse la forma di uno schema di assicurazione sociale obbligatoria per la categoria di lavoratori pi esposta al rischio di incidenza nellet anziana. Lobiettivo quello del mantenimento del tenore di vita dei lavoratori nella fase di inattivit: le prestazioni, pertanto, sono collegate al precedente reddito da lavoro e sono finanziate dal versamento dei contributi da parte della popolazione occupata. La copertura detta di tipo occupazionale: sono i lavoratori e non i cittadini ad essere assicurati attraverso linclusione in schemi che solitamente ricalcano le professioni. il modello attuato dai Paesi dellEuropa continentale e mediterranea: Austria, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Grecia, Portogallo, Olanda. Sono Paesi definiti mono pilastro in quanto incentrati sul ruolo pubblico. 2. Modello beveridgeano: La protezione diretta a tutti i cittadini oltre una certa soglia det e in condizioni di bisogno accertate tramite la prova dei mezzi. Lobiettivo la prevenzione della povert tra le persone in et avanzata attraverso lerogazione di prestazioni a somma fissa, indipendentemente dalla partecipazione al mercato del lavoro e dalla contribuzione fiscale. esercitato nelle aree scandinave e anglosassoni: Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia. Questi Paesi sono detti multi pilastro perch basati sul secondo e sul terzo pilastro, il pubblico influisce solo in minima parte. Italia: lestensione del sistema pensionistico italiano inizi nel dopoguerra. Lo sviluppo della previdenza si articolando seguendo tre linee principali: estensione della copertura, creazione di una rete di protezione di base, aumento della generosit del sistema. Nel 1956 vennero introdotte le cosiddette baby pensioni, ovvero le pensioni di anzianit dopo 20 anni di contribuzione. Nel 1969 il sistema divenne a ripartizione, abbinato ad un calcolo delle pensioni di tipo retributivo. Lespansione del sistema pensionistico italiano si chiuse negli anni 80. Negli anni 90 si avvi una riconfigurazione del sistema previdenziale agendo sulla riduzione del ruolo del sistema pensionistico pubblico a ripartizione nel mantenimento del reddito durante la pensione e lo sviluppo di forme pensionistiche complementari fondate sul principio della capitalizzazione e che si affidano ai meccanismi del mercato. Si intraprese quindi una transizione dal sistema mono pilastro ad un sistema multi pilastro. Dopo gli anni 90 il nostro era ancora un sistema in transizione. Oggi si hanno regole pi omogenee, ma le sfide da affrontare nei prossimi anni saranno ancora due: una riguarda i diritti degli assicurati, la seconda gli equilibri della finanza pubblica.

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14. Le politiche del lavoro


Politiche del lavoro --> Insieme di interventi pubblici rivolti alla tutela dellinteresse collettivo alloccupazione. I principali compiti svolti da queste politiche sono: Regolamentazione del mercato del lavoro attraverso la disciplina dei rapporti lavorativi, diritti e doveri di datori di lavoro e lavoratori, norme sulla sicurezza e sulla salute dei lavoratori, regolazione della modalit di incontro tra domanda e offerta ecc. Promozione delloccupazione: misure che favoriscano linserimento professionale delle persone che cercano lavoro. Mantenimento o garanzia del reddito: contro il rischio di disoccupazione e di sospensione temporanea dellorario lavorativo. Le politiche passive del lavoro concernono le prestazioni monetarie a favore dei disoccupati. In tutti i paesi europei presente un sistema di ammortizzatori sociali che si genera su tre diversi pilastri o livelli: 1. Pilastro assicurativo: le prestazioni sono erogate sotto forma di indennit di disoccupazione per una durata definita a fronte del versamento di contributi. I criteri per ottenere queste prestazioni sono due: la disoccupazione deve essere involontaria e si devono soddisfare i requisiti di anzianit contributiva in relazione ad un certo periodo di riferimento. Possono essere presenti vincoli dattivazione consistenti, ad esempio, nella disponibilit a frequentare corsi di orientamento e di formazione professionale. 2. Pilastro assistenziale dedicato: vengono assegnati sussidi di disoccupazione sulla base di requisiti di reddito in caso di impossibilit di accesso al primo pilastro. 3. Pilastro assistenziale generale: le prestazioni forniscono un reddito minimo garantito a chi si trova in condizioni di indigenza. Il finanziamento delle indennit di assicurazione avviene sulla base di contributi versati sia dai lavoratori che dai datori di lavoro; la generosit della prestazione definita dallentit del suo importo e dalla durata dellerogazione; la durata di tale prestazione soggetta a variazioni a seconda delle leggi dello Stato.

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15. Le politiche del lavoro in Italia


Il sistema di protezione del reddito dei disoccupati in Italia si articola in molte prestazioni riconducibili a due schemi principali: 1. Schema rivolto alla disoccupazione totale, prevede prestazioni a tutela del rischio della disoccupazione in seguito dellinterruzione involontaria del rapporto di lavoro. La prestazione pi comune lindennit ordinaria di disoccupazione che prevede un importo minimo (40%) della retribuzione percepita nei tre mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro. Altre prestazioni sono: Lindennit di disoccupazione a requisiti ridotti, lindennit ordinaria di disoccupazione prevista per gli operai agricoli (30% della retribuzione), il trattamento speciale per gli operai agricoli, il trattamento speciale a favore dei lavoratori delle imprese edili, lindennit di mobilit. 2. Cassa Integrazione Guadagni, uno schema rivolto alla disoccupazione parziale o temporanea e comporta prestazioni a sostegno del reddito in caso di sospensione dellorario lavorativo, senza perdita del posto di lavoro. Al suo interno troviamo il trattamento ordinario concesso in seguito alla sospensione o riduzione delle attivit produttive dovute ad eventi di natura transitoria; e il trattamento straordinario di integrazione salariale che risponde alla necessit di sostenere il reddito dei lavoratori delle aziende in crisi strutturale o coinvolte in processi di ristrutturazione. Infine presente il trattamento di integrazione del salario per lavoratori agricoli che spetta ai dipendenti a tempo indeterminato delle aziende agricole.

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16. Le politiche attive del lavoro e i servizi per limpiego


Le politiche attive del lavoro in Italia sono diverse, tra i principali provvedimenti si hanno: 1. Incentivi allassunzione, allautoimpiego, al mantenimento o stabilizzazione delloccupazione. 2. Gli interventi di formazione professionale. 3. I programmi rivolti allinserimento lavorativo di persone appartenenti a specifiche categorie come donne, giovani, disoccupati da lungo periodo, extracomunitari 4. I contratti a causa mista che prevedono lintegrazione tra esperienza professionale e momento formativo. Ogni regione italiana presenta un suo specifico sistema di servizi pubblici per limpiego articolato in commissione regionale di concertazione (compiti di progettazione, proposta e valutazione), il comitato istituzionale regionale (integrazione sul territorio), comitati provinciali di concertazione (funzioni analoghe a quelle regionali), ente strumentale regionale (compiti di progettazione e supporto tecnico), centri per limpiego (erogano servizi di collocamento, orientamento, certificazione della condizione di disoccupato). Osservando i livelli occupazionali italiani si nota che il nostro paese registra un alto tasso di disoccupazione, che riguarda soprattutto i giovani e presenta una grande disparit a livello territoriale; si ha il fenomeno della sottoccupazione e un insufficiente incontro della domanda e dellofferta del lavoro, che comporta il rischio della precariet economica. La spesa per i trattamenti di disoccupazione mostra, in Italia, dimensioni molto contenute rispetto agli altri settori della spesa sociale. Allinterno delle politiche passive del lavoro la spesa maggiore data dallindennit di disoccupazione ordinaria non agricola. presente un disavanzo strutturale, cio i contributi versati non sono sufficienti per far fronte alle uscite e devono essere integrati con oneri a carico della fiscalit. Allinterno delle politiche attive la maggior parte delle uscite registrata come forma di incentivazione soprattutto per le assunzioni, una percentuale minore invece destinata alla formazione professionale. Una parte dei fondi destinati alle politiche attive proviene dal Fondo sociale europeo.

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17. Breve quadro storico delle politiche del lavoro


Le prime forme di protezione del rischio di disoccupazione risalgono allOttocento (Inghilterra), nella seconda met del 19 secolo si diffusero in tutta Europa. Nel 1901 fu introdotto in Belgio il sistema di Gand, un sistema assicurativo pubblico volontario con finanziamenti anche da parte del comune. Nel primo trentennio del 900 si pass poi alla tutela selettiva ad opera dei sindacati, e dalle iniziative locali si arriv ai programmi di tutela delle nazioni. Dopo la fine della prima Grande guerra si arriv allassicurazione obbligatoria contro la disoccupazione. Levoluzione delle varie istituzioni ha comportato diversi modelli di tutela del rischio economico di disoccupazione, articolati lungo un pilastro assicurativo e due assistenziali. Nel corso del 19 secolo in tutta Europa si avevano norme di regolazione dei rapporti di lavoro e programmi pubblici per linserimento occupazionale. A partire dagli anni Venti si ebbero i primi interventi pubblici per fornire occupazione ai senza lavoro. In Italia il primo schema pubblico di assicurazione obbligatoria venne introdotto nel 1919, fino ad allora lunico rischio sociale protetto era linfortunio sul lavoro. Nel 1945 fu introdotta la cassa integrazione guadagni. Nel 1951 si ebbe lintroduzione dellapprendistato e nel 1962 lintroduzione del contratto di lavoro a tempo determinato, nel 1968 la cassa integrazione guadagni straordinaria per gli operai dellindustria, nel 68 69 si ebbe lo statuto dei diritti dei lavoratori. Negli anni 70 ci furono una serie di leggi rivolte alloccupazione giovanile, al sostegno alla ristrutturazione e riconversione industriale e per la formazione professionale. Negli anni 80 si ebbe il prepensionamento e leggi per promuovere incentivi finanziari per i giovani e la liberizzazione del collocamento e ridefinire lintervento pubblico sul mercato del lavoro. Nel corso degli anni 90 i principali obiettivi sono stati il rafforzamento delle reti di servizi per limpiego, la revisione dei sistemi di istruzione e formazione, la promozione della mobilit e la promozione di una maggiore flessibilit delle condizioni di ingresso uscita dal mondo lavorativo.

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18. Le politiche sanitarie


Sistema sanitario --> E linsieme delle istituzioni, degli attori e delle risorse umane e materiali che concorrono alla promozione, il recupero e il mantenimento della salute. Si compone di tre sottosistemi principali: 1. Sottosistema della domanda: raggruppa la popolazione, la quale esprime un bisogno di salute e richiede prestazioni per ripristinare il proprio stato di benessere. 2. Sottosistema della produzione: ha il compito di produrre e distribuire servizi e prestazioni sanitarie 3. Sottosistema di finanziamento: si occupa di raccogliere e distribuire le risorse monetarie necessarie a far funzionare il sistema nel suo complesso. Un sistema sanitario persegue diverse finalit, dunque le attivit svolte sono molteplici e possono essere raggruppate in: Prevenzione primaria: serve ad eliminare le cause di insorgenza delle malattie e i possibili fattori di rischio per la salute. Prevenzione secondaria: finalizzata ad individuare malattie in fase precoce e ad arrestarne levoluzione. Diagnosi e cura: serve ad identificare le cause delle malattie, rimuoverne lo stato patologico o ritardarne il decorso. Riabilitazione: finalizzata a recuperare le capacit funzionali compromesse dalle malattie e ad impedirne la cronicit. Il sistema sanitario pu farsi promotore affinch vengano attuate politiche sane nella produzione di beni, nei trasporti, nellenergia, nellalimentazione e in agricoltura. Per funzionare in modo corretto il sistema sanitario impiega risorse del sistema economico e le trasforma in prestazioni sanitarie destinate a migliorare lo stato di salute della popolazione. Il sistema sanitario pu essere valutato in base a quattro parametri principali: Efficienza = relativa allimpiego economico delle risorse nel processo produttivo. E misurata dal numero di prestazioni realizzate da ununit di fattore produttivo impiegato. Efficacia = misura il contributo dei servizi sanitari al miglioramento dello stato di salute. E misurata dal miglioramento di salute in seguito al consumo di una prestazione sanitaria. Costi = lindicatore principale rappresentato dalla spesa sanitaria pro capite. Equit = uguaglianza di accesso alle cure sanitarie.

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19. Diverse tipologie di sistemi sanitari


I sistemi sanitari sono diversi a seconda dello Stato, e possono essere ricondotti a tre modelli istituzionali diversi: Sistema mutualistico --> i principali destinatari sono i lavoratori. Il principale erogatore di prestazioni e servizi privato o para statale: la gamma di prestazioni offerte circoscritta e in funzione della copertura assicurativa. Il finanziamento di tipo prevalentemente contributivo. Servizio sanitario nazionale --> i destinatari sono la popolazione residente. Lerogazione dellassistenza sanitaria a carico dello Stato: la gamma di prestazioni estesa ed omogenea in funzione del requisito di cittadinanza o residenza. Il finanziamento di tipo prevalentemente fiscale. Assicurazione privata di malattia --> differenziazioni di trattamento a seconda delle categorie occupazionali. finanziato attraverso i premi pagati da coloro che scelgono liberamente di sottoscrivere una polizza assicurativa, il sistema garantisce protezione a coloro che sono disposti a pagare in base alla propria esposizione al rischio. Coloro che non sono in grado di sopportare il costo di una polizza privata sono esclusi dalla protezione. I principali attori di un sistema sanitario sono i cittadini (in qualit di fruitori); gli organi dello Stato (sia centrali che periferici, formulano e approvano la normativa sanitaria); i soggetti economico finanziari che acquistano e vendono le prestazioni sanitarie (pubblici o privati che intermediano tra i cittadini e le aziende che erogano servizi); le strutture di erogazione dei servizi (ospedali, ambulatori ecc).

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20. Il sistema sanitario italiano


A livello centrale operano il ministero della salute(con il compito di mettere a punto il piano sanitario nazionale), il parlamento (ha il compito di approvare le leggi in materia di sanit e definire le risorse nazionali) e il governo. Alle regioni spetta il compito di approvare le leggi regionali riguardanti la politica sanitaria, nominano i capi delle aziende sanitarie locali e decidono in merito alla ripartizione delle risorse finanziarie. Le aziende sanitarie locali intrattengono rapporti con le aziende ospedaliere, i medici di base e le strutture private. Il sistema finanziario articolato su tre livelli di assistenza: medici di base -->medico di medicina generale, pediatra. Gestiscono la salute degli assistiti e li indirizzano ai servizi di cui necessitano); servizi sanitari di secondo livello --> ospedali e servizi specialistici ambulatoriali con prestazioni specialistiche ambulatoriali. Servizi sanitari di terzo livello --> riguarda malattie o interventi rari, o limpiego di apparecchiature costose. Sono prestazioni erogate presso alcuni poli deccellenza e che riguardano un bacino dutenza relativamente esiguo. Accanto a questi tre livelli presente lassistenza farmaceutica.

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21. Breve storia del sistema sanitario


Lorigine dei sistemi sanitari connessa ai processi di urbanizzazione, modernizzazione e industrializzazione del 19 secolo. Nel 1832 scoppi una epidemia di colera in seguito allintensa urbanizzazione: questa port ad avere dei precisi obiettivi da raggiungere per poterla debellare. La riorganizzazione delle pratiche di terapia medica ed igiene collettiva furono i primi obiettivi di politica sanitaria. Il peggioramento delle condizioni lavorative e i rischi sul lavoro determinarono a loro volta interventi di assistenza e prevenzione in campo sanitario. Nella fase originaria del sistema sanitario ebbero un ruolo determinante le chiese e gli istituti privati di beneficenza: grazie a loro si sperimentarono le prime assistenze socio sanitarie e forme di mutualismo (si formarono dei fondi assicurativi a iscrizione volontaria per la protezione). A tale mutualismo sanitario volontario segu lassicurazione pubblica e obbligatoria contro le malattie, che costituisce il vero punto di svolta. Questa assicurazione tutelava dalla perdita del reddito e solo successivamente le prestazioni in denaro vennero integrate con cure mediche. Lassicurazione prescindeva da ogni preferenza politica. Dallinizio del 20 secolo alla seconda guerra mondiale il settore sanitario ha registrato una crescita progressiva e lineare. La professione medica divenuta specializzata, si sono registrati e si registrano ancora costanti progressi in campo di ricerca clinica e farmacologica, la crescita economica ha favorito condizioni di igiene, si esteso il raggio della regolazione pubblica a tutto il settore. Nel secondo dopo guerra si registra un ulteriore rafforzamento del peso istituzionale della sanit sia sul piano qualitativo che quantitativo. Linnovazione pi rilevante dei sistemi di espansione stata lintroduzione del servizio sanitario nazionale come nuovo modello organizzativo (in Italia fu introdotto nel 1978). Il servizio sanitario nazionale omogeneo, diminuisce gli spazi del settore non pubblico per introdurre una omologazione dei comportamenti sanitari e realizza appieno lidea di cittadinanza sanitaria: lassistenza universale e collegata allo status di cittadino, dunque indipendente da ogni situazione economica. LItalia ha un finanziamento di tipo fiscale. Le spinte espansive sono pervenute in parte dal settore dellofferta, da un lato, e da una serie di fattori da domanda dallaltro. Sono state seguite tre linee principali di intervento per il contenimento e la razionalizzazione della spesa sanitaria: 1: razionamento dei servizi sanitari (mira a ridurre linsieme dei servizi offerti alla popolazione in condizione di totale o quasi totale gratuit, il fine quello di circoscrivere limpegno della sfera pubblica nellerogazione o copertura finanziaria dei servizi). Il razionamento attuato attraverso tre aree di intervento: laccesso ai servizi (escludere alcune fasce di popolazione), la partecipazione sanitaria (ticket), comprensivit dellintervento pubblico (prestazioni base da mantenere nellambito della tutela pubblica): 2: misure di tipo restrittivo sul versante dellofferta. Le politiche adottate sono state: la fissazione di tetti di spesa e bilanci definiti, la riorganizzazione delle strutture e del personale, i controlli su tecnologie e prezzi, controlli sul comportamento prescrittivo dei medici, managerializzazione della sanit. 3: managerializzazione della produzione sanitaria (ridefinizione delle aree di responsabilit allo scopo di aumentare lefficienza complessiva del sistema). A partire dagli anni 80, i problemi istituzionali della politica italiana vanno ricondotti alle difficolt di concertare ed attuare provvedimenti e la scarsa competenza del personale. Negli anni 90 il riformismo puntava ad attuare una ristrutturazione di fondo che promuovesse nuovi tipi di interazione tra fornitori e finanziatori. A partire dal Duemila ha preso il via laccordo tra stato e regione per il controllo della spesa sanitaria e la responsabilizzazione a livello regionale nel finanziamento. Le varie

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riforme hanno comportato, per quanto riguarda il decentramento, uno spostamento di competenze dal livello comunale a quello regionale. Per il finanziamento si sono attuati nuovi criteri per responsabilizzare le regioni che assumono un ruolo di primo di piano su entrambi i lati. La legge del 2000 sul federalismo fiscale ha permesso una autonomia finanziaria alle regioni, e si avuta la piena attuazione delle attivit connesse al patto di stabilit interno con quale lItalia ha adottato il criterio della corresponsabilizzazione allindebitamento tra i livelli governo. Con il primo accordo stato regioni il governo stanziava risorse aggiuntive per ripianare i debiti preesistenti, con il secondo accordo stato regioni si dato il via libera alla progressiva delega alle regioni per la gestione della spesa. Oggi gli attori politici devono confrontarsi con quattro dimensioni diverse: definizione dellagenda di politica sanitaria (improntata alla promozione e protezione della salute); ruolo del ministero della salute, delleconomia e delle finanze (ampia visibilit alla politica sanitaria, questione finanziaria al centro del dibattito); rapporti tra i due livelli di governo (quello centrale e quello regionale); livello comunitario (i sistemi sanitari dei vari paesi devono essere adeguati alla politica sociale e pubblica decisa dallUnione Europea).

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22. Le politiche di assistenza sociale


Assistenza --> interventi generici di soccorso rivolti ad individui bisognosi che temporaneamente o permanentemente sono incapaci di risolvere in modo autonomo la loro situazione di indigenza. Quello che caratterizza questi interventi la volontariet dellatto. Assistenza sociale --> si diversifica dallassistenza generica perch ha una strutturazione normativa degli interventi. un diritto del cittadino che si trova in stato di bisogno ad essere aiutato, ed data dallinsieme degli interventi rivolti a contrastare, e potenzialmente a superare, le situazioni di indigenza attraverso servizi sociali e prestazioni monetarie (finanziate tramite la fiscalit generale). La fruizione potenzialmente aperta a tutti, ma si attua un accertamento del bisogno individuale manifesto e dellimpossibilit della persona di farvi fronte con mezzi propri. Tale accertamento attuato tramite la prova dei mezzi che consiste nella verifica che la condizione economica dellindividuo sia inferiore ad una soglia stabilita per legge. Lassistenza sociale una forma di intervento selettiva e residuale, perch garantita solo agli individui in stato di comprovato bisogno ed in modo residuale rispetto alla capacit di auto aiuto dellindividuo stesso e, a volte, dellintero nucleo familiare. I problemi principali sono: la trappola della povert: la persona non incentivata ad uscire dalla sua situazione e ad incrementare il reddito perch questo comporterebbe la perdita del sussidio; problemi psicologici legati ai vari accertamenti, e i problemi di informazione. Le prestazioni assistenziali rispondono al concetto di categorialit: prevedono infatti un accesso limitato ed esclusivo a specifiche categorie di cittadini. Lassistenza sociale si struttura attorno a due funzioni differenti ma strettamente correlate tra loro: Funzione di risposta alle situazioni di povert e di indigenza economiche: si realizza attraverso trasferimenti monetari che garantiscano un minimo di risorse per soddisfare i bisogni fondamentali, diretto ai singoli o ad intere famiglie in stato di povert e approvato tramite la prova dei mezzi. Spesso viene richiesta lattivazione, cio la persona deve impegnarsi ad attivarsi per potersi inserire nella societ e nel mondo del lavoro. Questo sottolinea la dignit della persona e segnala la volont dellindividuo a facilitare il suo recupero. Funzione preventiva di promozione dellinclusione sociale: attivata attraverso lofferta di prestazioni e di servizi sociali, serve a tutelare le fasce pi deboli e prevede la priorit di accesso a determinati servizi per quelle persone in stato di bisogno.

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23. Sistemi familisti e de-familisti


Gli interventi sono generalmente gestiti a livello decentrato, il livello centrale fissa linee di indirizzo e principi generali. Dalle diverse combinazioni di reciprocit e dal peso relativo assunto da ciascuno di essi si originano diverse configurazioni di welfare mix. Considerando il ruolo della famiglia, si configurano due declinazioni contrapposte teorizzate da Esping Andersen: Sistemi familisti: lo stato assume che le famiglie siano il luogo privilegiato e ultimo per la soddisfazione dei bisogni dei propri membri, riconoscendo per s solo una funzione sussidiaria, limitata ai casi dove la famiglia fallisce nellassolvere il proprio ruolo di ammortizzatore sociale. Lintervento pubblico dunque giustificato solo quando le reti primarie di solidariet si dimostrano non in grado di rispondere. Sistemi de familisti: lo stato assume un maggior grado di responsabilit attraverso un intervento pubblico che mira a rendere le famiglie meno gravate delle funzioni di ammortizzatore sociale e gli individui meno dipendenti, per il loro benessere, dalle relazioni parentali. Si ha una rete sviluppata di servizi sociali territoriali e di prestazioni monetarie a sostegno dei bisogni emergenti nelle diverse fasi della vita. Il terzo settore una risorsa molto importante per lo sviluppo dei sistemi di assistenza sociale.

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24. I modelli di regolazione del sistema socio assistenziale


- Modello di accreditamento: tra ente pubblico e terzo settore esiste un rapporto indiretto a dominanza pubblica. Lattore pubblico opera una selezione dei fornitori potenziali, saranno poi i cittadini a scegliere tra questi ultimi. Prevale il principio della sussidiariet: il terzo settore opera in modo autonomo e funge da supplente se il settore pubblico non funziona o ha delle carenze. -Modello di negoziazione: si ha il coinvolgimento delle organizzazioni del terzo settore nel processo di policy making. Il privato sociale percepito come risorsa strategica in qualit di anello di congiunzione tra le domande emergenti dalla societ e il livello politico. Il principio quello dellintegrazione, il privato sociale rappresenta una risorsa importante perch riassume in s competenze sia a livello di offerta che riguardo le caratteristiche della societ e della domanda sociale.

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25. Assistenza sociale in Italia


Nellordinamento italiano lassistenza sociale oggi concepita come insieme di attivit inerenti alla predisposizione ed erogazione dei servizi o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare situazioni di bisogno e difficolt che la persona umana incontra nel corso della propria vita. I livelli di governo interessati sono tre: livello centrale (parlamento, ministero del lavoro e delle politiche sociali), regionale (competenza esclusiva in materia di assistenza sociale), comunale (centro nevralgico del sistema). Al ministero spetta il compito di controllo e vigilanza sui livelli essenziali delle prestazioni. Alle regioni spetta il compito di indirizzare, coordinare ed operare. Alcuni interventi specifici sono: Lassegno sociale: inizialmente era chiamato pensione sociale, uno degli interventi principali in questo campo, di natura assistenziale ed impostazione categoriale. E infatti assegnato ai cittadini italiani residenti. Per essere erogato devono essere soddisfatti sia il requisito anagrafico (65 anni) che quello reddituale (reddito pari a zero o di modesto importo). Vi si accede tramite la prova dei mezzi. Pensione di invalidit civile: prestazione di natura assistenziale e categoriale alla quale possono accedere gli invalidi che non sono in possesso di requisiti minimi contributivi per accedere alla pensione di invalidit di tipo assicurativo. La prestazione viene erogata in seguito alla prova dei mezzi. Assegno per il nucleo familiare: prestazione selettiva di sostegno al reddito per carichi di famiglia. categoriale perch diretta solo ad alcune categorie di lavoratori: dipendenti e pensionati ex lavoratori dipendenti. A seconda della fascia di reddito spetta una prestazione diversa. Integrazione al trattamento minimo della pensione: supplemento che lo Stato corrisponde al pensionato quando la sua pensione contributiva di importo inferiore ad un minimo stabilito per legge. Maggiorazioni sociali: in favore di persone anziane in situazione di povert per garantire loro il raggiungimento di un importo minimo di pensione. Assegno per nuclei familiari con almeno tre figli minori Assegno di maternit: per garantire tutela alle madri che non lavorano al momento del parto e sprovviste di copertura previdenziale per la maternit. Fondo per sostegno allaccesso alle abitazioni: contributo economico per famiglie a basso reddito per abbattere lincidenza dellaffitto sul loro reddito disponibile annuo. Il nostro paese presenta vistose anomalie nella sua distribuzione interna: il 62% della spesa sociale impiegato per vecchiaia e superstiti, mentre per le funzioni famiglia, abitazione ed esclusione sociale si spende solo il 4,4% della spesa sociale. Nel 2004 il 70% della spesa complessiva per lassistenza sociale di tipo categoriale, indirizzata a vecchiaia ed invalidit.

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26. Breve evoluzione storica delle prestazioni assistenziali


A partire dal secondo dopoguerra si form una nuova tipologia di prestazioni assistenziali, diversa da quella degli anni precedenti perch si configurava come diritto soggettivo ed esigibile. Molti paesi iniziarono ad adottare uno schema di reddito minimo garantito per assicurare risorse sufficienti per rispondere alle esigenze essenziali di vita a tutti coloro che si trovassero in una situazione di bisogno. Dallottica dellassistenzialismo si pass a quella dei servizi sociali. I paesi dellEuropa meridionale si trovano ancora oggi in una situazione di arretratezza rispetto ai paesi continentali, sia nel campo delle prestazioni minime di garanzia del reddito, sia per quanto riguarda lo sviluppo dei servizi sociali. Tre fattori appaiono rilevanti in una prospettiva evolutiva: Il primo riguarda il familismo che si concretizza nella capacit/obbligo dellistituzione famiglia di funzionare come ammortizzatore sociale per i suoi membri, assolvendo molteplici funzioni. Il secondo fattore riguarda il peso delleconomica periferica e di quella informale: la persistenza di lavori tradizionali ha permesso anche ai lavoratori meno marginati laccesso a delle occupazioni che rappresentavano una ancora al sistema di protezione sociale. Anche il lavoro nero rappresentava una opportunit perch permetteva di guadagnare e si accedeva alla protezione sociale tramite il lavoro di un altro membro della famiglia. Il terzo fattore connesso al lato dellofferta: si presuppone che ci sia una effettiva capacit di accertare lo stato di bisogno dei richiedenti attraverso procedure standardizzate. Le istituzioni statuali nellEuropa meridionale hanno un basso grado di autonomia e sono fortemente esposte a distorsioni.

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27. Legge Crispi


La prima legge che inaugur il cammino verso un sistema di assistenza sociale fu la legge Crispi, che si proponeva di provvedere al riordino del sistema delle Opere Pie, denominandole Istituti pubblici di beneficenza e regolandone la costituzione, dando loro la personalit giuridica. Con lavvento del fascismo si ebbero poi una serie di interventi a favore della popolazione. Sul lato della domanda, le dinamiche che hanno contribuito a rendere pi salienti le misure socio assistenziali hanno a che fare principalmente con trasformazioni socio demografiche e occupazionali (invecchiamento della popolazione, aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro, passaggio ad una economia post industriale). Una maggiore flessibilit e la diffusione di forme di lavoro atipiche mettono in discussione la prospettiva del lavoro a tempo indeterminato. A fronte di tutti i cambiamenti, il rischio della povert in costante aumento. Il processo di ricalibratura dei sistemi di welfare tanto necessario quanto difficile: la riforma della politica sociale non pu realizzarsi se non attraverso uno spostamento di risorse tra le diverse funzioni e fra le diverse categorie. Le prospettive e le sfide per il futuro sono diverse, i punti pi delicati sono tre: 1. Definizione dei livelli essenziali di prestazione che restano una responsabilit del livello centrale: si devono identificare un corretto mix di diritti,tipologie di prestazioni,standard di qualit e livelli minimi di spesa che devono essere rispettati da ogni regione 2. Risorse finanziarie: la sfida quella del riequilibrio fra grandi comparti di spesa e assistenza. Si deve individuare un giusto mix tra finanziamento pubblico e privato. 3. Capacit istituzionali: le disparit territoriali restano molto marcate nel settore dellassistenza e dei servizi e le riforme costituzionali rischiano di aggravare questo problema. In buona parte le disparit territoriali sono la conseguenza di forti deficit di capacit istituzionali soprattutto nelle regioni del Sud.

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Indice
1. Analisi delle politiche sociali e del welfare state 2. Definizione di assistenza sociale 3. Definizione di assicurazione sociale 4. Definizione di sicurezza sociale 5. Evoluzione del sistema welfare 6. Ricalibratura sociale 7. Due modelli di welfare state 8. Esping-Andersen e il welfare 9. Il welfare state italiano 10. Le politiche pensionistiche 11. Tipologie di sistema pensionistico 12. Il sistema pensionistico italiano 13. Breve evoluzione storica del sistema pensionistico 14. Le politiche del lavoro 15. Le politiche del lavoro in Italia 16. Le politiche attive del lavoro e i servizi per limpiego 17. Breve quadro storico delle politiche del lavoro 18. Le politiche sanitarie 19. Diverse tipologie di sistemi sanitari 20. Il sistema sanitario italiano 21. Breve storia del sistema sanitario 22. Le politiche di assistenza sociale 23. Sistemi familisti e de-familisti 24. I modelli di regolazione del sistema socio assistenziale 25. Assistenza sociale in Italia 26. Breve evoluzione storica delle prestazioni assistenziali 27. Legge Crispi 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 23 24 25 26 27 28