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I primi insediamenti nel subcontinente indiano

Il processo di nascita delle prime civilt va dal III millennio al IV secolo a.c. Questi popoli grazie all'uso di tecniche agricole riuscirono a mettere in moto il processo di crescita protourbana, inaugurando la nascita della Civilt dell'Indo (3300-1500 d.c), con riferimento geografico al luogo di insediamento: la Valle dell'Indo ( Pakistan,Afghanistan, Rajasthan, Gujarat). Le principali citt furono Harappa, tant' che venne chiamata Cultura di Harappa e Mohenjo-Daro. Si crede che il fiume Ghaggar(ind) Hakra (pakistano) corrisponda al famoso fiume Saraswati citato nel Rigveda ( grande come l'oceano). L'ipotesi della nascita di questa civilt si deve all'archeologo Jhon Marshall (1920), situando il periodo di massimo splendore della civilt tra il 2500 e il 200 a.c, mentre il suo declino tra il 1600 e il 1500 a.c. La civilt dell'Indo era caratterizzata dalla conoscenza della scrittura, dall'utilizzo del rame e del bronzo, dall'addomesticamento degli animali, soprattutto del cavallo, dalla realizzazione di centri urbani (edifici in mattoni), dall'agricoltura che era la sua base economica, fatta di frumento, cotone e orzo. Purtroppo non conosceva l'uso del ferro. L'economia di stampo agrario permetteva loro di instaurare rapporti commerciali con civilt mesopotamiche, soprattutto via mare. La sua scomparsa, ipotizzata nel 1500 a.c., ha avuto varie interpretazione teoriche da parte degli studiosi: inondazioni, desertificazione, ecc. ma la teoria pi accreditata quella dell'invasione di una popolazione sostanzialmente nomade, gli Indo-Arya, caratterizzato da guerrieri/pastori/allevatori che rivoluzionarono la tecnologia militare grazie all'uso del carro da guerra.

Il popolo Arya (Civilt Vedica)

Le ipotesi di insediamento del popolo Arya nel subcontinente indiano sono varie: vanno dal normale processo di conquista alla migrazione pacifica, cos come l'origine autoctona, quest'ultima secondo cui l'India rappresenterebbe la patria originaria , ipotesi rafforzata dalla fonte del Rigveda e dall'esistenza del fiume Saraswati. In ogni caso si fa discendere la popolazione Arya al ceppo indoeuropeo, a questo legato dalla parentela linguistico-culturale: infatti agli Arya si attribuisce la conoscenza del Sanscrito, lingua della loro produzione letteraria. Questo popolo ci ha lasciato un vasto monumento letterario concernente i Veda, conoscenza, una raccolta di inni filosofico-religiosi. Essa si divide a sua volta in quattro libri, ossia, Il Rigveda (1500-100 a.c. ; formule inerenti al culto sacrificale), lo Yajurveda ( testi in linguaggio esoterico per celebrare i riti religiosi, il cui significato spiegato da alcuni commentari in prosa detti Brahmana), lo Shamaveda (inni agli dei cantati da un sacerdote) e l'Atharvaveda (formule magiche e presenza della medicina). Questi testi furono inizialmente trasmessi oralmente finch nel VI secolo si pass alla trascrizione. Gli Arya intesi come gruppo sociale erano caratterizzati dal sistema delle caste, o varna (colore); l'organizzazione originaria si divideva in Kshatrya, l'aristocrazia guerriera, Brahmani, l'aristocrazia sacerdotale e Vish,il popolo comune. Tali varna erano conservati e salvaguardati da pratiche endogamiche. Gli Arya erano molto abili nell'uso del carro da guerra e nella tecnologia del ferro, nel subcontinente molto disponibile in natura, che permetteva loro le pratiche della coltivazione (vomeri di ferro) e del disboscamento. Riguardo a questo popolo c' un'altra tesi concernente l'attribuzione indoeuropea, e quindi la conseguente origine indiana, molto utile all'ideologia castale dei brahmani che, cos facendo, si mettevano sullo stesso piano dei

britannici. Ecco che risalta il nazionalismo e il fondamentalismo ind che considerava i musulmani degli intrusi nel loro paese. Ma le differenze tra gli Arya e la Civilt di Harappa si possono vedere nella linguaggio, i primi parlavano una lingua indoeuropea mentre i secondi una dravidica, nella scrittura, ai primi era sconosciuta e ai secondi era perfettamente nota, nello stile di vita, i primi erano sostanzialmente un popolo nomade e, quindi, una civilt preurbana, mentre i secondi svilupparono una civilt urbana, nell'addomesticamento degli animali, ai primi era noto il cavallo, ai secondi il bue, usato essenzialmente nei riti sacrificali. Gli Arya, poi, erano principalmente noti nella zona tra Kabul e l'Indogangetico. Nel periodo rigvedico essi erano distinti da una societ tribale, entro la quale ogni comunit affermava di appartenere e di discendere a un comune antenato. Come citato poc'anzi erano abili nella pastorizia, nel periodo del nomadismo, ma nella successiva fase della sedentarizzazione basarono la loro economia sull'agricoltura, dove la classe dominante (kshatrya e brahmani) si appropriavano del surplus agricolo e prendevano doni di ricchezza volontari nelle principali cerimonie religiose. Nel periodo tardo-vedico la casta dei brahmani inizia ad acquisire importanza grazie al mito dell origine della razza umana( mito del sacrificio del maschio primigenio Purusha dal cui corpo nacquero i quattro varna: Brahmani (bocca), Kshatrya (braccia), Vaishya (lombi), Shudra ( piedi) servitori, aggiunti dopo la conquista.