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Cultura

Cinema
Mare chiuso

SIMoNe FALSo/ITACA 2011

Mediterraneo mare chiuso


Elisabetta Povoledo, The New York Times, Stati Uniti Un documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre racconta i respingimenti dei migranti che arrivano in Italia
l video molto coinvolgente, si pu vedere su YouTube. fatto con un cellulare. Le immagini sono traballanti e confuse, ma forse un filmato professionale non avrebbe catturato in modo cos autentico la gioia (e il sollievo) dei migranti eritrei ammucchiati sul barcone alla deriva nel Mediterraneo quando sono arrivati i soccorsi della marina italiana, dopo quattro giorni di atroce traversata. La felicit dei migranti, convinti che presto sbarcheranno in Italia, evidente. Ma la loro storia non ha un lieto fine. Gli ufficiali della Marina li rispediscono in Libia, dove vengono rinchiusi nei campi di detenzione. Questa drammatica scena il cuore di Mare chiuso, il documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre. Nel film, uno dei migranti rispediti in Libia racconta come si sentito quando ha capito che lo stavano rimandando in Africa. Grazie italiani, dice con voce rotta dallamarezza. Amiamo lItalia e gli italiani. Grazie davvero.

Una brutta pagina

Il documentario non ha trovato molto spazio nei circuiti di distribuzione italiani. Ma c una forte domanda da parte di cineclub e di organizzazioni che si battono per i diritti umani: nei prossimi tre mesi sono in programma un centinaio di proiezioni. Non prevista una distribuzione allestero, ma in tutti i festival in cui stato presentato il film ha ricevuto unottima accoglienza.

Mare chiuso racconta un momento molto delicato della storia italiana recente: tra la primavera e lestate del 2009, circa un migliaio di migranti che cercavano di arrivare in Italia sono stati fermati e rimpatriati in Libia. Una strategia concordata dallallora primo ministro Silvio Berlusconi insieme a Muammar Gheddafi: stata una pagina orribile della storia dellimmigrazione in Italia, ha detto Laura Boldrini, portavoce dellAlto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Speriamo che il documentario possa contribuire a cambiare la gestione dei soccorsi in mare. I registi del film, il documentarista Andrea Segre e il giornalista Stefano Liberti, hanno detto che riuscire a influire sul modo in cui lopinione pubblica si confronta con le questioni dellimmigrazione un elemento centrale del loro lavoro. Un modo per raddrizzare uningiustizia raccontarla, ha detto Segre durante il Festival del cinema africano, dAsia e America Latina di Milano. Qui Mare chiuso ha vinto due premi, uno dei quali assegnato da una giuria di immigrati di seconda generazione. I precedenti documentari di Andrea Segre raccontano tutti storie dure. Il sangue verde (2010) parla dello sfruttamento dei lavoratori africani nei campi della Calabria; Come un uomo sulla terra (2008), a cui ha collaborato anche Stefano Liberti, denuncia le terribili condizioni dei migranti africani nei campi di detenzione libici.
Internazionale 944 | 13 aprile 2012

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Da sinistra: Andrea Segre, Matteo Calore e Stefano Liberti sul set del film I due si sono incontrati in Niger mentre lavoravano per due ong a un progetto per tracciare le rotte dei migranti. Segre era stato inviato in quanto regista di documentari, Liberti come giornalista. Dallincontro nato A sud di Lampedusa, che diventato anche il titolo del libro di Liberti sullimmigrazione africana. I registi di Mare chiuso sinteressano da molto tempo alle questioni dellimmigrazione. Liberti se n occupato nei suoi reportage, Segre ha viaggiato un po dappertutto, dalleuropa dellest allAfrica, per capire, dice, cosa spinge le persone a tentare di penetrare nella fortezza europa. Seguiamo le vicende dellimmigrazione, a volte insieme e a volte da soli, e spesso i nostri percorsi sincrociano, dice Stefano Liberti. Con Mare chiuso hanno voluto richiamare lattenzione sulle crudeli conseguenze dei respingimenti dallItalia.

Italia condannata

Loccasione dincontrare i migranti si presentata dopo lo scoppio della guerra libica, nel marzo 2011, quando molti profughi africani sono fuggiti dai campi di detenzione dove erano stati rinchiusi. Alcuni hanno attraversato il confine con la Tunisia ed nel campo profughi di Shoshua che Liberti e Segre hanno raccolto le loro storie.

Anche se apre una vasta prospettiva sul tema dellimmigrazione, Mare chiuso si concentra soprattutto sulla storia di Semere, un eritreo che racconta come nel 2009 la moglie Tsige, allepoca incinta di nove mesi, sia riuscita ad arrivare sana e salva in Italia. La barca dove cera Semere, invece, stata bloccata in mare e rimandata in Libia. stato lui a girare con il telefonino il video di cui abbiamo parlato, che diventato una scena chiave del documentario. esperto di computer, Semere cercava di fuggire dalleritrea, un paese totalmente militarizzato. Il film fa vedere il suo disperato ritorno nei terribili campi in Libia e i rari momenti di gioia quando parla al telefono con la moglie e con la figlia Nahere, nata in Italia dieci giorni dopo lo sbarco della madre. La coppia si riunita, di fronte alle telecamere, l8 agosto 2011, dopo pi di due anni di separazione. Liberti sottolinea che il film non sarebbe stato possibile senza laiuto dei protagonisti, che hanno permesso ai registi di riprendere anche aspetti molto intimi della loro vita. Non era solo una questione di giustizia privata, spiega Liberti. Non volevano che cose del genere accadessero di nuovo e quindi hanno accettato di diventare portavoce di uningiustizia collettiva. A volte sembra quasi che i documentari di Segre e Liberti abbiano davvero un effet-

to. Lestate scorsa, mentre filmavano in Tunisia, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha cominciato a occuparsi di un caso che riguardava 24 migranti, somali ed eritrei, rispediti forzatamente in Libia nel 2009. I migranti hanno fatto causa allItalia per violazione della Convenzione europea sui diritti umani e a febbraio il verdetto della corte ha obbligato lItalia a pagare a ognuno di loro 15mila euro di danni. Gli avvocati difensori dei migranti hanno mostrato anche alcune sequenze di Come un uomo sulla terra, per dimostrare che lItalia aveva mandato gli africani incontro a un trattamento orribile. In Mare chiuso si vede anche il momento in cui la Corte europea emette questa sentenza decisiva, e la reazione dei migranti che si erano riuniti a Roma negli uffici dei loro avvocati in attesa del verdetto. Quando arriva la telefonata da Strasburgo scoppiano grida e risate. Il governo italiano ha riconosciuto la sentenza della Corte, ma finora non ha ancora formalmente preso misure per fronteggiare la questione della migrazione di massa, che probabilmente si riproporr ora che il clima torna a riscaldarsi. Liberti ha detto che la prima del film stata programmata in coincidenza con i nuovi sbarchi: Vogliamo fare pressione sullopinione pubblica, che pu poi influenzare le azioni del governo, ha aggiunto. questo il nostro obiettivo. u nv

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Internazionale 944 | 13 aprile 2012