SIMONE CONSORTI

PERCHÉ HO SMESSO DI SCRIVERTI VERSI

Simone Consorti

PERCHÉ HO SMESSO DI SCRIVERTI VERSI

Il tuo modo d’amare è lasciare che io ti ami Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio Mai parole e abbracci mi diranno che esistevi O mi hai amato: mai. Pedro Salinas

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 2

I Da “ARMI DA DIFESA”

SOMIGLIA AD UN FUMETTO TUTTO QUESTO Somiglia ad un fumetto tutto questo Con te che te ne vai piena di denti Ed io che piango e svengo e tutto il resto Te li ho gettati in blocco i salvagenti Ed ora che sei in salvo e navigata Tu m' hai dimenticato in mezzo ai venti Ricordo il giorno quando sei arrivata Sembravi uno straccetto da strizzare Più brutta di una scimmia appena nata Avevi tutto intorno il grande mare E gli occhi quelli chiusi i denti muti Già avevi una gran voglia di scappare Fu un attimo la scena dei saluti La voglio ricordare più che posso Restammo pressappoco sconosciuti Eppure da allora ti porto addosso E non mi importa che sto fuori sesto E non mi importa più del mare mosso Quest' acqua è stata pure tua del resto

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 3

ARMI DA DIFESA Qui al buio davanti a un computer a battere parole bare quando poesia sarebbe uno scooter che ci portasse fino al mare Poesia è forse bugia che sogna la verità Poesia è amnesia che lascia le pagine a metà Ma ho sempre usato il bilancino anche in prosa Sono anni che spino una rosa Per non rischiare di graffiarmi uso guanti da presa Sento il bisogno di armi da difesa

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 4

TRA GLI INTERESSI DI ALCUNI VECCHI Tra gli interessi di alcuni vecchi Ci sono i cassonetti Capita che si irrigidiscano,fermi A guardare lische piatti di plastica e altri avanzi Attratti come da una verità Se assisti a certe scene Lì per lì li compatisci Ma più che altro resti perplesso Tu che ormai non ti soffermi Nemmeno sui tramonti o su di lei

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 5

DOMANDE GIUSTE Se davvero vuoi risposte Fammi le domande giuste Non mi chiedere Se c’ è posto per te nel mio cuore Il cuore è una pompa senza forma O dimensione A volte può diventare enorme Alterandosi fino a confondere Sole e notte Non domandarmi se lì c’è Uno spazio Un cantuccio o un riparo Anche piccolo Chiedimi semmai Come fare per entrarci

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 6

PRECIPIZIO Ho spezzato la punta di una ma tita nella foga di dare un segno di vita Ho finito l’ in chiostro e adesso in tingo nella mia poesia e che sia bugia fingo Ho spezzato ver si soltanto per vizio come in una reci ta davanti a un preci pizio

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 7

L’ AMARE ME STESSO Forse so solo chiedere il mio incedere zoppicante le mani in tasca il tic alle guance la mia spalla reclinata da Madonna botticelliana e i miei sguardi che su tutto si gettano che chiedono come i cani e più dei cani si aspettano Forse so solo dare i miei regalini inutili troppo stupidi per esser ricambiati e la risata stentata per la strada la mia aria precaria che dona a tutti sicurezza leggendaria Forse tra il chiedere e il dare ho sempre omesso il compromesso il chiedere a me stesso il dare a me stesso l' amare me stesso

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 8

TRA LETTERE E COSE NON DETTE Tra lettere e cose non dette Ci siamo lasciati per bene E mica per scherzo O così come viene I pugili rotti gli indugi Cominciano a darsele forte E c' è pure quello Che incontra la morte Ma spegnersi in lettere indegne Lontani dal gran riflettore E' un gioco più innocuo E non c' entra l' ardore

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 9

AVREI VOLUTO ESSERE UN TUO FANS Non l' ho scelto mi ci sono trovato dentro quasi si può dire che non c' entro con questo amore senza chance Avrei voluto essere un tuo fans uno con la foto nella tasca non quello in mezzo alla burrasca La gente che parla di un amore per gioco tutte schermaglie e niente fuoco mi pare che ne sappia davvero poco di che significa scrivere lettere e di iniziarle e non riuscire a smettere anche quando sai che finiranno tra tante e non saranno nulla di importante anche quando sai che passerai per invadente o per completo deficiente Io che lo so sto attento a un tuo gesto per trovarci ancora un pretesto per scriverti sognarti e tutto il resto L' occhio freme il cuore freme Ah potere stare insieme su una spiaggia per il tempo di un tramonto per il tempo di perdere il conto Ma questi sono sogni e sono niente e forse a leggerli è un tuo assistente E allora tanto vale fingere fare i bari darti un appuntamento sulla luna magari Dove non ci andrebbe nessuno e staremmo pari

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 10

CON L’ ARIA CHE TIRA Con l’ aria che tira È meglio lasciarci Non vale una lira Questo trascinarci Diciamoci addio E basta rimpianti Paghiamolo il fio Per andare avanti E’ tardi e già sento La vita salpare Ma crederci al vento Ma crederci al mare

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 11

LA BOCCA A FORMA DI CHIGLIA VICHINGA La bocca a forma di chiglia vichinga si aggirava come sempre ubriaca tra i divani, con le mani da zingara esperta in amore ed il cuore stakanovista, vuoto come una siringa Girava col suo umore di lumaca si fermava preparando un' arringa Ma appena apriva bocca... una cloaca Voleva le provassimo il respiro perché il suo uomo lui l' avrebbe uccisa se la scopriva. E se gli davi retta appena gli giungevi sotto tiro crollava come una torre di Pisa con quella sua bocca a forma sospetta Io in genere non mi trovavo il naso quando passava lei: me lo schiacciavo per renderlo meno ovvio e, nel caso me lo scopriva, agghiacciato gridavo di non averlo, che ero tutto raso da quando ero finito accanto, a tavola a un noto assaggiatore sadomaso smorsato prima e quindi fatto incavo Mi risparmiò sempre, per tenerezza forse. E fu una fortuna tutta mia che quella strana vita sia passata Solo a distanza colsi la sua brezza Ma oggi, forse, dalla nostalgia mi ci sottoporrei, alla fiatata Giuro che sembrava di stare dentro un racconto di Poe: proprio nel centro.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 12

PER NON AVERE RISPOSTA Lo so che non esisti come esisti in questa poesia E so che certe cose Potevo dirle a voce Invece di scappare Ma è andata così questa volta Diceva quel tuo amico Essere pronti è tutto Ma essere pronti a cosa? A quando Mike Bongiorno fa la domanda? Ricordo quel 6 di gennaio In due parole due Mi avevi detto tutto E io zitto Che imprevisto regalo E io l' ho impacchettato E mi è rimasta carta Nemmeno un po' di nastro O qualche impacciato coriandolo Ma era bello quel giorno aspettarlo Trovare le parole Insieme cercare una rima con Pàncreas Eppure niente esiste come esiste in questa poesia Ed è la nostra storia Perché anche in una notte come questa Se stendo righe pensili e non arrivo al fondo Se scrivo frasi senza un francobollo E’ per non avere risposta.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 13

CASE TOCCATE DA UNA LUCE Case toccate da una luce Uomo che cerca la sorgente Sta diventando sempre più truce Questo scherzo di non trovare niente Pacificazione di un interno Ombra e ambra sui muri Essere eterno e moderno Si dice ogni tanto il pittore Ma ogni volta è una cosa diversa E forse è troppo impari la lotta Cercare la luce persa E' indagare la propria disfatta Pacificazione di un lungo bagno Pittore a bocca aperta guardando in alto Spera di agguantare a volo il ragno Perché non sporchi lo smalto.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 14

GELIDI SCHELETRI E VERMI Gelidi scheletri e vermi Intrecciati in amplessi eterni Il futuro è servito! Ma tu sostieni che hai altri progetti Più impellenti Dopo le Municipali Infatti vuoi presentarti alle Comunali E poi alle Provinciali E poi per la Regione - Bastano tremila voti Quanto le copie che hai venduto - dici E questo ti sembra che un minimo Ancora ci avvicini

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 15

ESTRANEI Almeno tra due estranei C’è la curiosità Noi estranei lo siamo diventati Giorno dopo giorno Conoscendoci sempre meglio L’ odore di lavanda dappertutto Il tuo portascarpe Impeccabile e sempre brillante Le orate con patate il venerdi Almeno tra due estranei C’è qualche novità

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 16

Tra gli altri si spinge si sgomita da soli carponi si vomita

GLI SPOSATI E GLI SPAESATI - Niente ha senso tranne il farsi le canne! La festa era bella che andata e stavo diventando concettoso Avevo una ragazza sottobbraccio che toccavo un po' a casaccio Misi su una faccia impaurita e dissi che il mio alito non sapeva più di alito di chiamare un' ambulanza - Vuoi baciarmi - le chiesi - per sentire? Ma lei non si trovava le gengive Mi passarono al telefono un tizio bilingue che credeva nella reincarnazione delle unghie E mentre strillavamo un' agitata andò di stomaco sulla punta della mia scarpa destra Poi provò l' alito con una finestra e brindò al Leninismo con un posacenere Passava la giovinezza - senza fretta e con poca gloria di angoscia in baldoria Anni avanti ci saremmo ritrovati le stesse persone alle stesse feste gli Sposati e gli Spaesati.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 17

SE NE ANDAVA VIA Dove va chissà tutta l'energia da ragazzini Dove porterà questo trascinarci per giardini Ne parlavi piano con quell’ espressione indifferente E sulla mia mano c' era sempre il segno di un tuo dente Il nostro futuro era un' ombra grande come i tigli C' era di sicuro che non li volevi proprio i figli In me ci credevi certo che avrei scritto prima o poi Ma ti sorprendevi se provavo a scrivere su noi Erano racconti ecco dove andava l' energia Ma a far bene i conti non andava se ne andava via

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 18

OGNI ETA’ HA IL SUO PRIMO BACIO Il primo bacio senza mani senza lingua il primo bacio di camomilla su una guancia ci mise un secondo a tradirmi e ad infliggermi un gran mal di pancia Il primo bacio ardente senza respirare giù come un tuffo a ripensarci oggi mi sembra ancora buffo Un bacio che posso soltanto immaginare il bacio sulle ciglia di una figlia Un bacio che mi potrebbe saziare Il bacio insospettato del nonno Non è Natale né Capodanno neppure è festa e dalla sorpresa la nonna quasi ci resta

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 19

MI MANDAVI BACI IN BOCCA Mi mandavi baci in bocca Col piccione viaggiatore La bestiola mezza tocca Ci metteva quindici ore Delegavi le minacce Al tuo falco da primato Se perdeva le mie tracce C’ era un’ aquila in agguato Mi mandavi a quel paese Grazie a un pappagallo giallo Quello pieno di pretese Si portava il piedistallo Ma venivi di persona Quando c’ era da volare Sento ancora l’ aria buona Sopra un mare di zanzare

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 20

IL BUON BYRON SPUTEREBBE “Visse a lungo senza aggiunger vita agli anni” E a mio nonno gli starebbe pure bene Ma il buon Byron sputerebbe su una lapide del genere

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 21

LEI NON MI CONOSCE MA IO SO IL SUO NOME Lei non mi conosce ma io so il suo nome Un nome dolce un nome gentile Vorrei parlarle ma non so come Scappo ogni volta mi sento un vile La guardo e la guardo svanire E quel che mi resta è un po' d' ombra Mi chiedo se è lei l' avvenire Ma solo oggi ho la mente sgombra Sono pochi gli amori che vanno in porto Come le poesie quasi tutti Si fermano ad un punto morto E mai che diano frutti E io so il suo nome: Francesca E mi vergogno a dire che l' amo Forse spero solo in una tresca Ed è Cupido lui il preso all' amo

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 22

COME DOPO UNA CANZONE S’ aprono giorni come finestre Giorni da cui si affacciano Ragazze come cucù Mi sento un extra-terrestre Quando ogni volta mi cacciano Perché non torni più S’ aprono mani come rose Ne escono parole in rima E poi disperazione Si richiudono le solite cose E tutto è come prima Come dopo una canzone

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 23

ARCHITETTO CONDIVIDO IL TUO PROGETTO I Architetto condivido il tuo progetto un bambino e un matrimonio Più una macchina più larga e un’ altra casa In un quartiere di gente perbene Ti ascolto perché a volte hai gli occhi dolci Quando sogni Dalla tua voce trapela una luce E diventi misteriosa come un’ ombra Eppure se ci penso tutto è chiaro Tu hai appaltato il futuro

II Il tuo progetto è più o meno lo stesso Mi pare solo l’ uomo che è diverso … Vi incrocio un mese dopo a uno spettacolo Lui ti tiene per mano E dove ci stava il mio anello Ce n’è un altro un po’ più bello Niente più lapislazzuli falsi Ma veri carati E anche tu luccichi meglio Con più orgoglio Distrattamente Si incrociano i nostri occhi Ma non si incrociano più le lame Ora sei di un altro reame E non mi guardi più dall’ alto in basso Ma solo da lontano

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 24

BELLI COME LA LUNA PALLIDA Che poi ogni minima discussione addirittura sul sesso di un clone debba finire ogni volta con uno che sbatte la porta questa è una cosa che non si sopporta Fossimo meno razionali o almeno avessimo meno ideali Ma così come siamo che possibilità abbiamo di un altro ti amo Scrivere questo degli uccelli che controvento sono più belli Impotenti come buste di plastica e furiosi come un vento che scalpita Belli come la luna pallida

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 25

PER VIA DI QUELLA SPECIE DI CANCRENA “Per via di quella specie di cancrena Ero per metà tutta nera…” disse indicandosi sulla pancia Quell’ abbronzatura immaginaria “…a sentire l’ anestesista mi restavano due ore di vita” continuò segnandosi dove l’ abbronzatura si affievoliva Lui pensò…due ore Poco più di una partita Coi supplementari e coi rigori Meno di certi film di Antonioni Poi gli venne in mente che erano più di due ore Che stavano insieme A scambiarsi parole E che già un’ altra volta Aveva fatto conversazione Con uno che era stato in coma Quel tizio era uno enorme Non ricordava se anche lui fosse abbronzato Ma solo dei suoi rotoli di grasso Perché dopo il coma Aveva preso a mangiare intortandosi Lei invece A dar retta a quel che diceva In quegli istanti era entrata in un tunnel Che finiva in un sottilissimo canale una specie di piramide Dove per un tempo breve si era sentita bene Come un faraone Lui pensò che del ciccione Si sarebbe ricordato giusto il grasso Mentre di Elisa (si chiamava così) A parte la sua storia Non avrebbe mai dimenticato I suoi occhi verdi intanto E poi come muoveva La sua piccola bocca parlando La sua piccola bocca un po’ storta In quel giorno d’ agosto Davanti al mare All’ ora del tramonto

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 26

CARA EX AMORE EX AMICA EX TUTTO Cara ex amore, ex amica, ex tutto Facesti male i calcoli a piantarmi D' autunno, perché è stato senza frutto Svegliarmi dal torpore per mummiarmi Subito, il sogno di noi già distrutto Ricordi? Ti seccavano i miei carmi Li chiamavi "bugiardi" e "farabutto" Il tempo che toglievo a noi per farmi Bello, così lasciandoti all' asciutto Indifeso ti piacevo: lo charme i Trucchi, le maschere da ciucco o a lutto Le odiavi come tutte le mie armi Ed io che ti amavo perché eri forte Io sì, che ria(ni)masti e ti pentisti Io ti credevo toccatami in sorte Sento ancora i tuoi occhi-specchi tristi (Si aprivan cigolando come porte!) Avevi lacrimoni come cisti Che sezionavi, gelosa alla morte E sopra certe pagine di Liszt, i Concerti, ne inzuppavi intere scorte Di stoffe. Ma sto bluffando... noi artisti Lo sai, per spazzar via le foglie morte Le inventiamo, avviando il repulisti.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 27

L’ ALBERO DELLE SPERANZE MATURE Più giù delle onde l’ orizzonte Più qui delle onde le mie orme E poi le speranze mature In bilico anche loro tra il cadere E il rimanere in bilico tra il cadere E il rimanere in bilico

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 28

D’IN SULLA VETTA D’UNA TORRETTA D' in sulla vetta d' una torretta Visionario, solitario stai Passero che sogni ben altra vetta Passero che non ti passerà mai Di lì vedi dentro una toletta Una donna che con gesti gai E' più di mezz' ora che si umetta Mentre in cucina il forno fa guai Vedi ragazzi andare di fretta Chissà dove, verso quali viavai Dalla toletta spunta una tetta Ma tu te la sei persa. Ahi Tutto il mondo non è che disdetta Canti e trapassi questo lo sai E sempre è la parola non detta Quella che in punta di lingua hai Dovremmo fondarla questa setta Di disperati! Che società! I Membri saremmo io te chi è in bolletta Leopardi, e quant' altri. Dai Figurati che mi innamorai E lei era talmente abietta Che quando una volta mi ammalai Si rifiutò di farmi la peretta Passero, questa vita va stretta A te come a me, vita di guai Senza donne o qualcuno che ammetta di amarci con l’ anima; in mezzo a vespai E a libri buoni solo a far cassetta Senza più editori buongustai ...No, pur senza l' alloro che ti spetta Tu del tuo costum non ti dorrai Né io cercherò una mia vendetta Io scriverò e tu il volo prenderai Quando l' uomo che tra sé balbetta La sua noia più non capirai.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 29

II Da “PERCHE’ HO SMESSO DI SCRIVERTI VERSI”

VERITA’ Verità non è svuotarsi la coscienza Verità è mantenere una promessa - Non lo vedrò mai più - mi avevi detto Per caso ti ha bendata portandoti a letto?

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 30

LA TUA CONSOLAZIONE Hai una paura oscura Dell’ amore Dici che niente come il cuore Fa soffrire Poi però aggiungi Che tra gli organi interni è l’unico Non aggredito da tumore E questa è la tua consolazione

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 31

PER CASO Come cassetti semiaperti i tuoi vestiti che riempi Qualsiasi cosa metti attirano gli sguardi come specchi I tuoi sono segreti che non celi E a cui a volte accenni Ma che non manifesti Sono lettere d’ amore esclusive Dimenticate lì per caso Per chiunque abbia voglia Di sentirsi escluso

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 32

LE LACRIME SON FATTI INVOLONTARI Le lacrime son fatti involontari un po’ come le erezioni Il problema nasce quando te le causa e scientificamente te le provoca la stessa persona

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 33

UN CUORE INCARTATO Un cuore non è un pesce puzzolente Un cuore “incartato” È un libro che non puoi aprire Una caramella che non puoi succhiare È una lettera illeggibile Scritta non so come E sigillata colla ceralacca Come un’ingiunzione Può essere al massimo Se ti sforzi proprio tanto Giusto una bella confezione

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 34

IN QUALCHE MODO TU SEI ENTRATA IN ME Non so se i nostri occhi a sovrapporli Si specchierebbero gli uni negli altri O i tuoi si insinuerebbero nei miei Oppure se a unire i nostri sorrisi Potremmo illuminare Come una candela Lo spazio e il tempo di una cena O tutta una stanza Oppure un’ intera esistenza Nemmeno ho cognizione Se le nostre bocche Com-bacerebbero come ventose O la mia comprenderebbe Tutte le tue parole Però io so Che in qualche modo tu sei entrata in me E devi essere entrata credo Da qualche porta scorrevole Perché da un po’ di tempo Giuro che gira tutto

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 35

FURTO DOPO FURTO Qui c’ è un uomo che di te vuole prendersi tutto attimo dopo attimo furto dopo furto Lui non vuole solo rapirti il cuore Lui vuole continuare a rubare e non ravvedersi mai

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 36

SCUSA SE TI CREDO MA NON POSSO FARNE A MENO Scusa se ti credo ma non posso farne a meno ho bisogno che il tuo sole splenda perché il mio cielo sia sereno

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 37

ALCUNI SCIENZIATI SOSTENGONO E’ stata trovata la formula Della felicità Per l’ Australopiteco: “Serenità X Soddisfazioni X Pi Greco” Più difficile è quella per l’ uomo Alcuni scienziati sostengono Che sia irraggiungibile a causa di un pomo

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 38

PERCHE’ HO SMESSO DI SCRIVERTI VERSI Dopo tre mesi di lettere e poesie d’ amore a tutto spiano finalmente ti sei arresa però con un altro Per giunta mi chiedi perché ho smesso di scriverti versi

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 39

COME MACCHINE DA USARE Della tua vita ti sei portata A letto il peggio Poco amore E nessun nodo in gola tra le lenzuola Semmai qualche maschio attrezzato Muscoli oliati affidabili Come macchine da usare

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 40

TUTTO E’ SOTTILE Il rapporto si è fatto più casto Siamo confidenti più che altro Nei suoi occhi trasparenti Continuo a vederci un acquario Ma non ci affondo e affioro più Ad ogni attimo Lei ha respiri sottili E soffia a stento l’ aria Come se senza l’ amore Le mancasse una branchia Tutto è sottile in lei Anche i pensieri in effetti E dev’essersi accorta anzi Dentro quali acque agitate da tormenti Stiano fluttuando i miei pesci

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 41

IO NON AVREI AVUTO DUBBI Tra avere l’ uomo con cui ridi accanto Oppure dentro un rimpianto Io francamente Non avrei avuto dubbi Ma io non sono te E forse nemmeno quell’ uomo Magari quello lì Preferivi ancora attenderlo Piuttosto che dargli le mie mani la mia bocca e certi altri miei connotati Lo capisco Ma siccome ci sono passato E un po’ so come ti senti Cerca casomai di non avere ripensamenti

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 42

ARRAMPICANDOMI SUGLI SPECCHI Anche se non erano trofei coccarde volpi imbalsamate o avorio di elefante i tuoi piccoli sorrisi e i tuoi grandi sguardi li tenevo molto in alto come su di un piedistallo in cima a tutti gli altri sentimenti Ma in realtà stavo solo arrampicandomi sugli specchi

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 43

ANDAVANO D’ ACCORDO I NOSTRI SEGNI Al netto di tutto Quello che lei mi contesta È che non l’ ho mai resa felice Non è proprio una cosa da poco Come lagnanza Né una faccenda di scarsa importanza C’ era il sentimento e pure il sesso Andavano d’ accordo i nostri segni - perfino gli ascendenti Insomma erano perfetti gli ingredienti Eppure per lei la ricetta Risultava troppo sciapa Mentre per me la pietanza Era sempre un po’ troppo salata

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 44

COME SI SCRIVE AUSCHWITZ Dopo il film su Anna Frank i ragazzi Mi chiedono come si scrive “Auschwitz” Un’ unica domanda Asettica e ortografica Che non mi crea imbarazzi Non mi domandano Quante persone Stipavano in ogni vagone se l’odio nasce dalla testa o dal cuore O perché ti scambiavano il nome con un numero di targa Come se fossi un fuoristrada In ogni caso ad Auschwitz ci sono stato All’ entrata c’ era un chiosco Dove vendevano wurstel E la mia domanda -quella che a me sorgeva spontaneaEra come si fa Ad addentare carne In un posto così Intanto dentro La gente scattava foto a mitraglia Alcuni addirittura in posa E uno perfino impostando un sorriso Guardo i ragazzi Che hanno visto il film E che nonostante le immagini Di cenere e sangue non hanno proprio altre domande - A come Ancona - gli dico U come Udine S come Savona C come Como H come hotel W come Washington I come Imola T come Torino Z come Zorro

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 45

Davanti alla Cnn mentre abbattono un busto di Saddam Hussein

CON L’ EUFORIA DEGLI UBRIACHI Con l’ euforia degli ubriachi tirano giù la statua che hanno idolatrato per 30 anni E’ come se buttassero giù in un attimo dalla finestra di Capodanno l’ intera loro vita come una lavatrice sgangherata

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 46

TERRA DI GUERRA Un’altra cosa grave è che a Las Vegas già hanno brevettato riempito e venduto una boccetta con su scritto “Terra di guerra” sopra la linguetta

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 47

QUALCOSA COME UN FILO DI RAME Pare che un rumeno Sia caduto da un’ impalcatura Sembra che era in nero E che il Palazzinaro rischi la galera Sui suoi giornali intanto Il rumeno è già passato per un ladro caduto mentre stava scavalcando Per rubare nel palazzo in costruzione Qualcosa come un filo di rame

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 48

MELE CON PERE - E allora quelli Sempre col santino e tutto quanto Che si sono schiantati con la macchina Andando dal santo? A livello statistico - risponde lui Non sono casi rilevanti - Inoltre la statistica - aggiunge Non puoi paragonarla coi miracoli Non si tratta di faccende comparabili o sommabili - Come le mele - dice - con le pere

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 49

NON MI DOMANDO PIU’ Non mi domando più Se come simbolo Sia più bianco il cigno o il giglio O se affinando Determinate tattiche Si possa dar forma geometrica All’incommensurabile Tante domande Non me le sono più fatte Ma il tragico è che certe volte Rimango chiuso in camera Per non doverti dare risposte

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 50

È COMODO MA È COME È comodo ma è come Se qualcosa gli mancasse A stare da soli In un letto a due piazze Per quanto ti allunghi O stiracchi Non troverai mai le sue mani Capaci anche al buio Di capire tutto

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 51

OGNI VOLTA CHE MI UCCIDI Che cosa gli manca A questo frappè di banana con panna? E cosa non ha questa splendida spiaggia Con mille ragazze Mollemente adagiate? Il gusto di panna è appannato La voglia di arrivare all’ arenile Si è arenata E l’ idea di buttarmi con quasiasi ragazza Mi dà la stessa eccitazione di una ragazzata Il fatto è che quello che cerco È altrove Su altri lidi Vorrei essere lì Ogni volta che mi uccidi

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 52

NON SI TRATTAVA DI RIEMPIRE UN FOGLIO Inevitabilmente Questa sarà probabilmente L’ ultima delle mie lettere Ne riceverai a pacchi da altri Ogni giorno sicuramente Anche in lingue morte volendo Tipo sanscrito o greco Il problema però è proprio che io le vivevo troppo Perché per me non si trattava Solo di riempire un foglio Come si riempirebbe Di carburante un serbatoio

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 53

III LA REALTA’ VA E VIENE

L’ UOMO CHE SCRIVE SULL’ ACQUA “AIUTO”

Di una ragazza stesa su una spiaggia Davanti a un mare che non ha mai sosta Di una fumata che di nero irraggia E il sole squarcia, e pare farlo apposta Di un guardone di dune, lui che assaggia La sua disperazione. Di una costa Morsa, che trova un' espressione saggia Di un' onda che non avrà mai risposta Di un signore malinconico e ironico Vissuto, che scrive sull' acqua “aiuto” Di una morte che nessuno si immagina Di un sangue che di-scorre su una pagina Bianca, chiuso in una stanza, laconico Di un morso, di un amore mosso muto.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 54

CERCHERO’ SULL’ AGENDA Cercherò sull' agenda un bel sabato senza vento per uscire all' aperto Cercherò tutto intorno dove andare quel giorno Avrò in testa una musica e occhi delusi da matto per il cielo un po' fiacco Avrò note ubriache e parole più rauche Resterò affascinato dall' applauso smodato notturno del barista di turno Resterò come chi si è trovato così E avrò voglia di vivere quel che si scrive da sé Avrò limpida in me una nuova poesia per rimettermi in via.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 55

L’ ANGELO

Ho seguito per ore la gente camminare su e giù per questo viale Io ero tra loro ed ero tra voi Ho dato alla più bella zingarella non i soliti centesimi ma un bracciale di plastica l' hula hoop di Barbie Sono stato per ore a fare giri e a sentire di un tenore che pesava cento chili La zingarella è tornata con le dita pitturate Chiedeva sempre cento lire ma sapeste con che stile

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 56

SPESSO IL MALE DI VIVERE HO INCONTRATO Sono sempre stato fragile Per mangiarmi le escargots avevo bisogno di berci su vino fin quasi ad ubriacarmi Ma almeno allora avevo soldi e tanti Sono sempre stato fragile E' sempre stato facile farmi piangere e disperare e mangiare caviale su caviale coi vecchi film di Hollywood al cinema Sono sempre stato ricco e adesso andato a picco mi sento un po' più buono Signore/a sia buono/a pure lei non è da tutti mendicare con sul cartone un verso di Montale

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 57

POCO PIÙ DI UN VIAGGIO CON LA MENTE Un treno è un lungo viaggio che comincia Con il dare la caccia a un finestrino E va avanti tra un’ occhiata sguincia E una frase audace a chi ci è vicino Un treno è tirar fuori le parole Che possano dar vita ad un salotto E raccontare quello che si vuole Ed inventare storielle col botto Un treno è diventare qualcun’ altro Giocare al bimbo sperso nel baillamme Mi credevo un buon viaggiatore scaltro Ma a un sorriso di lei finisco in fiamme Un treno è guardarsi perdutamente Per poi lasciarsi innamoratamente Un treno è tutto questo e non è niente Poco più di un viaggio con la mente

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 58

SONETTO DELL’ ANELLO Portavi al dito un Anello di fidan Zamento grosso quan To un tumore dun Que stavi già con un Montato ed al roman Tichese del mio slan Cio misi presto un pun To e venne finalmen Te il tuo ragazzo un Quattrocchi senza nien Te da invidiare tran Ne l’ aria da defun To e il coso di fidan Zamento che però Gli si sfilava un po’

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 59

MOMENTI FETICISTI L' ho sempre aspettata la vita Le davo dei nomi comuni e attendevo che come i cani venisse a me Felicità- la chiamavo-Trasgressione Piacere ma lei niente Presi a chiamarla Tristezza e piano piano quella senza fretta cominciò col rispondermi un po' Fu dapprima la voglia di scrivere poi una voce di attrice di prosa che nei sogni mi fu sposa Le donne quelle le ho sempre spiate Credevo che fossero vita anche loro Spiavo nasi dritti sguardi persi zigomi sporgenti discorsi tra sorelle Nei momenti feticisti mi fissavo sulle ascelle

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 60

L’ ARIA CHE SULLA FACCIA MI PASSA L’ aria che sulla faccia mi passa Il sole che mi scalda,il vento Che ogni tanto si alza A tempo con la mia bonaccia Sono da tempo i più fidati compagni Non quelli che mi mettono i soldi in mano E che “barbone” mi chiamano E i giorni che ho i miei attacchi Sono tutti lì che sciamano Tutti quanti lì ad indicarmi Barbone! Ma ho solo qualche chiazza Di barba, e se mi attacco alla vinaccia Davvero che sembro Van Gogh E comunque a me piace chiamarmi Ciglione o baffone o qual era l’ altro nome? E’ quella finta tonda della luna È lei che ogni tanto mi oscura E son quelle le volte che bevo O ci provo, perlomeno Grassezza mezza bellezza, Signora Luna! Lasciati vedere, non vergognarti Non andare per lasciarmi al buio Dove i compagni urlano “Meglio un giorno da beone Che cent’anni da leone” Ma che tremano come le pecore Ad ogni giorno dopo Barbone! E dormo nel cartone! Ma io scrivo sonetti e se mi tira Canto da tenore E in fondo, in fondo a me ho la presunzione Di averci capito qualcosa Per esempio che sono caduto Per esempio caduto in peccato Ma non è detto, non è ancora calato Il sipario E anche se fossi caduto Caduto nella stima di qualcuno La cosa, seppure ridicola Non può essere reciproca? Di certo, lo so pure io che sto al verde Però ho ancora alcune frecce
• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 61

Al mio arco E non è mica giunta l’ ora del bilancio Sapete cosa? Qual che adesso sento È strano ed è illogico Ma questo nuovo, vecchio nuovo giorno Forse cade a proposito

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 62

PER AFFONDARE Di questa donna conosco solo la professione E so che come cammina mi ricorda che io sono qui per affondare

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 63

NOTTE Come quel cane che annusa distratto la propria fame

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 64

SOLO INCHIOSTRO Diceva vienimi dentro Diceva giusto per fare un esperimento L’ esperimento che aveva in mente Aveva l’ occhio ceruleo Il volto giocondo e il capello biondo Io le rispondevo in questo mondo Son capace di schizzare solo inchiostro Per questo quando se ne andò Mi urlò contro che ero un mostro

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 65

I MURI Come è difficile abbattere i muri Più che costruire zattere e attraversare mari

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 66

IL TG2 NON LA SCOCCERA’ PIU’ Sdraiata in posa plastica su un prato una vecchia col fiasco in mano ride come un pagliaccio passando dall’ allegria alle lacrime in un attimo Chissà che ci fa davanti al Policlinico Forse è malata di sicuro la vita che conduce non è sana Quando ho detto al vigilante che ci avrei scritto sopra qualcosa mi ha fatto notare che come soggetto non gli sembrava il più degno Non c’ è molto decoro in effetti A scolarsi la realtà dove gli altri si intubano l’ anima Per mantenere un goccio di lucidità Unica consolazione Il Tg2 non la scoccerà più Con quelle domande Tipo se il grasso è bello o brutto Se il cioccolato fa bene o male O se si può davvero fare a meno del televisore o del cellulare.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 67

SCOLLATURA LASCIAVA VEDERE La scollatura lasciava vedere un gran paio di spalle E che avesse troppo poco sedere erano tutte balle Aveva braccia di alabastro bianche proprio come le statue e quel che diceva con le sue anche non eran cose fatue Quando le chiesi di ballare mi rispose con un soffio effervescente di acqua di Vichy - Ah, che povero loffio! E mi nascosi allora il più vicino che potevo, a tre tavoli Di lì presi a sbirciare un quadratino di lei. Per tutti i diavoli se era in forma! Si mise a demolire la mia camicia blu Fumando scompariva e tra le spire sembrava far cucù Il pianista ballista era bevuto oramai da un bel po' Io rimasi ipnotizzato zitto muto suonato k.o. La mia faccia tutta era fatta ostaggio eppure in quell' istante trovai in me non so dove il coraggio di tornare galante Lei questa volta si alzò e mi puntò addosso le sue cosce da valzer (lunghe e calde come un paletot e come due galosce dure!). Appena cominciò la musica ne rimasi schiacciato Lei ripeteva - Illusi illusi illusi Ed io rimasi secco senza fiato

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 68

AVEVA MALINCONICI OCCHI IRONICI Scriveva la sua regola di vita sulle banconote da duemila Ci metteva che pensava dell' amore e lasciava scritto nome e indirizzo Gli piaceva quel giocare a fare il cane Aveva malinconici occhi ironici e come i vecchietti a Napoli mai nulla chiedeva tranne i miracoli In vita sua mai aveva chiesto "aiuto" Per paura di essere compatito o che qualcuno gli desse più di un dito Non era cinismo il suo bastarsi il suo guardare agli altri pieno di meraviglia non era invidia Aveva bisogno di qualcosa ma non sapeva cosa E non sapeva chiederla Provarsi con i gesti sarebbe stato ridicolo tentare con gli occhi era patetico Ma riuscirci scomparendo sarebbe stato tremendo Avrebbe scritto la sua regola di vita sulle banconote da diecimila Ma in fondo nulla sarebbe cambiato anche se un dio trino e quattrino magari per denaro gli avrebbe teso la mano D' altronde non esistono risposte se non a domande e il suo silenzio era ormai troppo pesante

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 69

IN LIBERA USCITA Forse ho visto più tette oggi che in tutti gli altri pomeriggi Il sabato è speciale, se è per questo Sarà perché è maggio, sarà il primo caldo ma sono tre sabati ormai che dovunque vado a spasso o in locali da ballo incrocio seni e tette e mille cose belle Su alcune c' è passato San Giuseppe con la sua pialla, dico ma quelle non le guardo, mica sono un pervertito In caserma, c' è chi fuma l' erba per sognarsele di notte, le tette Però quelli sono suonati qua e quando è l' ora della sveglia di tutto gli piglia! Non vogliono alzarsi si nascondono sotto il cuscino fanno così col dito! E' da un po' che vado da solo, il sabato All' inizio gli altri mi andavano ma ora mi sono stufato: si acchittano allo specchio fanno i fichi mettono gli orecchini quelli finti E poi quando vedono una che è bella gli piglia la tremerella Da solo, con tutta la strada per me mi fermo dove voglio e in genere lo trovo, un posto Imparo anche, guardando e forse perché tengo la divisa - e pure la bustina anch' io mi sento guardato in libera uscita. Di notte è un' avventura a prendere l' ultimo auto: il 7 Notturno Non ho mai ritardato di brutto ma una volta che l' avevo quasi perso mi è toccato di corrergli appresso e la città mi sembrava un deserto Poi mi sono fermato perché era meglio la consegna (che poi non è arrivata!) che prendermi uno svenimento

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 70

NOVEMBRE '43 Eccola lì che si dà arie con le sue tre tessere annonarie per pasta zucchero e una farina che è un sollucchero lì contenta che non sgomita neanche anzi sogna di montagne bianche in attesa che la fila si esaurisca fiduciosa che la neve non finisca. Se non fosse per la cognata (quella mucca stupida come una zucca!) sarebbe un paradiso quest' inferno né lei si accorgerebbe dell' inverno di guerra, senza riscaldamento e notti impossibili tra sibili e vento. E' innamorata, Anna e non le importa che è povera in canna Il marito richiamato tornerà a fine mese in città e allora l' avranno, il tempo per parlare e stare a letto quanto gli pare. La fila, ecco, si esaurisce; Anna fa provviste A casa la cognata fa le viste di non sentirla; dacché è rimasta senza l'uomo si è fatta davvero un bel tomo la parola giusta è “mucca”. Da un pezzo poi si trucca Anna lei non vuol saperne niente lei è rispettata dalla gente Tantomeno si interessa se l' altra non va neanche più alla Messa

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 71

OTTO BUONI MOTIVI Dammi otto buoni motivi perché non debba ucciderti - mi disse il terrorista col coltello Il mio cuore era in assedio Sentivo la lama sulla gola scorrere Non sapevo che dire e avevo timore Di non saper contare fino a nove Ma mi feci coraggio e segnando Con le dita cominciai: - Perché sono tuo amico- dissi esitante - Perché tengo famiglia- supplicai - Perché devo terminare il mio romanzo in dieci tomi - Perché non ho mai visto New York Sudavo freddo, perdevo colpi, il coltello Sul mio collo cercava uno zampillo Mi mancavano quattro ragioni - Perché non sono pronto-urlai - Perché voglio morire da eroe Niente, non ero convincente E ne mancavano due Che non avessi un motivo? Non uno per volermi vivo? - Perché io sono un essere innocuo Provai a impietosirlo E fu in quel momento che si aprì l’ abisso Io, che ero io, non ne avevo mezzo, di appiglio Sentii tutto crollarmi, mi sfilarono davanti gli anni Vidi il cielo gonfiarsi E aspettavo ormai che agisse .. Sono troppo poco Ulisse Per la tua isola, Circe Eppure Ancora qualcosa mi tratteneva Qualcosa che scorreva in ogni vena Come un torrente, una rabbia, un insulto, una violenza E dissi - Perché voglio sopravvivermi

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 72

MADRIGALE PER UN’ AMICA Siamo arrivati a rimpiangere i giorni Quando avevamo paura di tutto E passavamo i silenzi a rimpiangere Sono tre estati che tu non ritorni Ma lo so bene che per ogni frutto Addentato c’è un passato da infrangere E che ogni morso è un ri-morso e non vale Ma non sognarti fa ancora più male

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 73

MATRIMONIO MORTORIO Tu hai coronato Di spine il mio sogno Tu hai trasformato In un calvario il matrimonio Che cosa ti costava regalarmi un abito bianco come un giglio immacolato Uno strascico senza inciamparci E un tenore che ci desse il via con l’ Ave Maria? Che cosa ti costava un ristorante degno della mia famiglia E lasciare organizzare a mia sorella? Startene un poco in disparte A far scegliere a noi il menù E se non avevi fame non mangiare tutt’ al più? Che cosa ti costava regalarmi un solitario Come mia cugina E fare contenta mia nonna Che ero io la preferita? Subito dopo avrei lasciato Che mi mettessi incinta E avresti scelto tu perfino il nome se era una bimba Che cosa ti costava Farmi mettere un velo Per mantenere un soffio di mistero? Hai boicottato pure i fuochi d’artificio E tanto hai fatto che, ti dico, ho preferito Trasformare in una fine il nostro inizio

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 74

SARA’ PURE UN PARADOSSO Sarà pure un paradosso ma proprio in nessun altro posto sulla Terra giace tanta pace come in un cimitero di guerra

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 75

LA BARA NON E’ ANCORA SIGILLATA La bara non è ancora sigillata Ancora entrano Spiragli d’ aria Il vento c’è Il sole c’è Il cielo c’è Solo tu non ci sei più Nella cassetta Arriva ancora la pubblicità E le lettere di chi non sa L’ erba in giardino cresce La bici in cantina arruginisce Il gatto spilucca in un altro terrazzo

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 76

PASSATI GLI ANNI I GIORNI SON RIMASTI Passati gli anni i giorni son rimasti I giorni da sfogliare e da sfiorare Passati gli anni si son fatti casti I sogni e care le esperienze amare Nessun litigio mai, niente contrasti Memoria ti inganna, lasciala fare E spera però che il cuore ti basti Quando si tratterà di non barare La vecchiaia è una confessione,no? E tante fantasie vengono fuori Quando nasconderle più non si può... Che sorpresa i nonni rivelatori! Alcuni si accontentano di un po’ Di ascolto per aprire i loro cuori

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 77

TORNO TRA POCO Torno tra poco Vado a scrivere una poesia Speriamo ne esca qualcosa di buono Per ora in mano ho solo Una barca a vela E un gabbiano in volo Se si scontrano Verrà fuori una poesia corta Se invece come rette parallele Continueranno a planare Una di qua e l’ altro di là Verrà fuori un testo sulla libertà Torno tra poco Sento che c’è molta carne al fuoco

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 78

SONO VENUTO SOPRA LA TUA FOTO Sono venuto sopra la tua foto quella che guardavo furtivamente come un ladro e di cui volevo fare un quadro I tuoi occhi fissavano un figlio Avevi denti bianchi come un giglio e con labbra acerbe e ghiotte parevi sporgerti verso qualche oltre L’ho guardata ancora un'ultima volta l’ho ammirata e mirata e poi l’ho travolta

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 79

AH LECCARSI LE FERITE Ah leccarsi le ferite Sotto un sole così mite E tra tante margherite

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 80

IL KILLER DELLE CAPRE Se il Killer delle Capre Raggiunge mio marito Assisteremo al rito Quel vecchio pervertito Scommetto che ci spia Dal party di tua zia Per la sua eredità Se il Killer lo fa a pezzi Noi due faremo a mezzi Perché tu intanto non Ti spogli e resti con I boxer col pompon Qui siamo riparati Tranne metterci a lutto Possiamo fare tutto Che amore avventuroso Che storia da romanzo Qui sola col mio ganzo Per me è una meraviglia Io preferisco il Killer Perfino ad Arthur Miller

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 81

E’ IMBARAZZANTE NON ESSERE AMATI C' è da aspettarsi altri tiri beffardi Da questo Robin Hood da fondo quinta Che invece di puntarli al cuore, i dardi Te li scaglia più giù, sotto la cinta Bisogna proprio essere codardi E intanto a noi ci tocca di far finta Di amarci. E' stato un attentato far di Un' ora qualsiasi una scena spinta Io li odio i Cupidi troppo impulsivi E oggi che questa freccia ci minaccia Certi angeli mi appaiono privi Di alibi, colpevolmente bendati E avidi, se hanno perso anche la traccia Dei miei voti, più volte pronunciati Ecco, indietreggio: e dietro del fard i Tuoi tratti imbiancano, come respinta Cerchiamoci domani, adesso è tardi Ma il bianco non è rabbia... è fondotinta Io ti guardo i fianchi tu non mi guardi Parli di digiuni poco convinta Io resto muto senza più riguardi E allora è l' impaccio ad averla vinta Carezze e poi parole come brividi Ingannano le linee della faccia E alcune, strane, ci lasciano lividi E forse è che non siamo abituati A far l' amore come andare a caccia E' imbarazzante non essere amati.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 82

FUORI NELLA Fuori nella Sicurezza Della gente Non c' è niente Da rubare Ma qui dentro Qui nel centro Della stanza Tutto danza Troppo adagio Sa di stallo Questo ballo Sa di troppo Né un intoppo Può fermarlo Non rimane Che la fame Di stanchezza E con essa L' amarezza

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 83

UNA FIGURA PIU’ BRUNA Solo un viale sai Di periferia In una notte di gelo Può essere così solo Il viale non lo so Ma io me ne compiaccio Freddo non fa né caldo E poi ci sono alberi Pallidi trasparenti Gialli come in dicembre Deve essere Un paesaggio tracciato dal gesso Dove sta per entrare e passare Una figura più bruna Sono io Io che interrogo l’ inverno Con parole solitarie Da spalare Io che provo con un gatto E mi va male Il viale sta passando La luna lo risale

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 84

LA REALTA’ VA E VIENE La realtà va e viene come tutto va e viene e come te Come nei film quando sdraiati ci si trova scorpioni nel letto io anche mi muoverò con cautela I miei tondi grandi occhi intenti scorgeranno allo specchio i miei piccoli e rossi occhi spenti e si chiederanno questo - Quel che appare di notte è reale? Ma non avendo altra gente per confrontare ancora torneranno a te perfettamente bella

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 85

ECLISSE Prima che il ricordo svanisse Guardò in alto le stelle fisse Segnò Amore in ordinate e Rimpianto in ascisse E piegato il foglio scrisse: "L' autunno, la stagione degli amanti E' andato, annacquato dai rimpianti Le foglie cadute, i rami pesanti Danno ombre sorde, in certi istanti L' autunno mi ha visto protagonista Ho perso foglie, già! Ho perso di vista I sogni...in letargo senza una provvista Né la certezza che un risveglio esista Mi son tagliato dietro tutti i ponti Con te ho chiuso per sempre i conti Per distruggerti, sai, senza sconti Per raccontarmi nuovi racconti Oggi mi lascio indietro tutto il resto Voglio star bene, rimettermi in sesto Poi so che non ti importa più di questo E non ti importò mai, se sono onesto" Prima che il diagramma apparisse Cambiò Rimpianto con Dolore in ascisse E vedendo tremolare le stelle fisse Parlando al foglio disse: "Se penso che mi tocca andare avanti Senza miraggi più di nuovi incanti Tra passi falsi e granchi ingombranti L'idea mi schiaccia. Molto meglio che la pianti Questa mia difesa oltranzista Tutti i calcoli le pose da artista Queste lacrime che annebbiano la vista E che, pieno di dubbi, torni in pista Tornerò a scalare monti A sfidare i giorni, mi ritorneranno i conti? Riuscirò ad affrontare i vecchi affronti prima che nuovo addio mi smonti? O finirò nel buio pesto sprofondato troppo presto
• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 86

magari dopo avere scritto un manifesto col sangue di un ultimo gesto?" In cielo più non c' erano stelle fisse Tutto nero, tutto scuro, un' eclisse Ma era un istante, non l'apocalisse Da quel giorno, senza più calcoli, visse.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 87

NON C’ E’ PIU’ GRANDE Non c' è più grande disperazione dell' uomo solo che incontra la sua ombra nel fiume Niente è più grande dei suoi sorrisi pazzi bugiardi Niente è più piccolo dei suoi sorrisi finti da circo Non c' è più grande disperazione dell' uomo solo che cerca la sua stella nel fiume

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 88

BATTITI D’ALI E DI ANIME È un uccello Che copre una nuvola Che vela il sole Che nasconde l’orizzonte Il nostro amore Ma almeno lui vola o ci prova Battiti d’ ali e di anime Voltano le pagine Dei nostri calendari Ci scompigliano i capelli Confondendoci i giorni e i pensieri Il siluro puntato sul futuro Ora occulta quell’ uccello che non è del malaugurio e vela una stella cometa che gravita leggera eppure gravida intorno a una sposina di Chagall Tutto quanto è celato Compreso il giorno sul calendario Oggi è tra una settimana che è passata Se con il tuo dito nascondi la data E indichi giorni impossibili

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 89

POESIA PER PAOLA Ecco una bambina così piccola Che riesce a ricordarsi nei dettagli Le sue mille vite precedenti Proprio una bambina che scodinzola E abbaia sorridendo al suo domani Sarà ingegnere edile E innalzerà palazzi tanto alti Che faranno ombra ai platani E ripareranno i cani Così alti che le Torri di Babele Diventeranno rosse dall’invidia E per nascondersi si faranno Più piccole di lei da bambina Paola l’ ho incontrata in un giorno di ottobre Senza palazzi giganti all’ orizzonte Anzi l’ ho incontrata adesso In questo momento E vi assicuro che in nessuna Sua vita precedente È mai stata così piccola e presente

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 90

MI SONO SVEGLIATO IN UN SOGNO Mi sono svegliato in un sogno E’ inutile che bevo caffè È inutile che stropiccio l’ occhio Dovunque mi rivolto ti ho davanti Come una bussola che si intrufola In ogni specchio Come una stella polare Che indica un Nord interiore Ma ora che tu mi sei dentro Mi sa che non posso più perdermi In questo universo

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 91

UN UOMO CON UNA PENNA IN MANO Un uomo con una penna in mano Questo sono In attesa di parole Che mi aiutino a descrivere il tuo dono Che non è un tesoro Che non sono arcobaleni di colori O infiorescenza di madreperla Ma è una semplice istantanea che a vederla Diventa eterna Perché durano per giorni I tuoi occhi nei ricordi Perché sono incancellabili Tutti i graffi dei tuoi smalti Perché risplende per ore Controsole L’ eco della tua voce

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 92

SOLO QUANDO PASSO DAI TUOI OCCHI Anche adesso che ho imparato a scavalcare E conosco mille porte a cui bussare Cunicoli sotterranei e fessure varie Solo quando passo dai tuoi occhi Mi sento davvero dentro Il tuo cuore Il fatto è che sono sempre accesi Quei due fari luminosi che m’ incendiano spegnendo tutto il resto Comunque sai Dopo tanto tempo Inciampo ancora guardandoti Ma pure se ogni volta è un tonfo nuovo Io dentro di te Non mi sono mai sentito sporco C’ è qualcosa di limpido anzi Nel tuo modo di farmi entrare Per me guardarti è come sciacquarmi la faccia Carezzandoti mi rinfresco le mani Alla fine mi fai sentire Come un carovaniere assetatissimo E nudo di tutto Che punta l’ oasi in mezzo al deserto Solamente per tuffarci dentro Se stesso

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 93

I BALLERINI DI RUMBA Quelli che tu chiamavi "i ballerini di rumba" erano sì bravi ma mi stavano facendo la macumba Come non mi sono accorto come non ho capito E domani sarò morto morto per colpa di quel rito Domani sarò polvere povero me! povero cristo! Meglio un colpo di revolver e Chi s'è visto s' è visto Solo lo stolto pietà impètra il poeta si congeda con la cetra Visse a tempo perso E scrisse qualche verso In attesa di tornare all’ universo

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 94

A mia nonna NELLA CHIESA DELLA SPERANZELLA Nella chiesa della Speranzella a Napoli mi seppellirebbero dentro una nicchia laterale, da incassare Dopo un tanto d' anni, però, le ossa verrebbero tolte da cassaforte e dopo un tanto ancora coperte solo con un velo bianco. Nelle cassette di zinco di mio zio a Scafati, invece le custodirei per sempre, le ossa e lo zinco non si scorna. Dallo zio Acanfora, però la cappella è di famiglia E potrebbe anche succedere che un giorno (tra pronipoti e contronipoti) qualcuno vedendo diverso il cognome e venendogli a mancare il posto mi cacci via chissà dove: dal reliquiario all' ossario comune. E resta, allora solo la tomba a Pompei dove nessuno c' è andato, tranne il figlio di zio Roberto, il piccino appena nato sepolto, poco più che uovulo, in quel loculo lì da solo - io accanto a lui E nessuno verrebbe a cacciarci! Ma i parenti vogliono donarli al Comune, i posti restanti Mio marito lui si fece seppellire a Roma, pur sapendo che sarebbe stato distacco eterno Con Peppino, a ogni novembre, ci andiamo sempre ma a Pompei, chi ci verrebbe! Certo che dopo la vita così dover finir là sola, sarebbe il colmo proprio Quando che scenderò giù bisogna che chieda per bene per la storia del Comune… ... Da bambina, dalle zie ci giocavo alle nocélle "Assuntina, vieni a farti un po' di frutta?" mi diceva Ziabbella, ma se veniva Ziabbrutta sembrava che stavo rubando Devo chiedere, oltre ai soliti pazzotici, chi c' è ancora a Pompei. Che poi non ha senso
• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 95

regalare la tomba al Comune! Davvero che sembra un deserto quel cimitero-appena dentro anche lì c' era un campetto... … La radio è ancora in attivo, meglio che la spengo Sennò mi scordo di addormentarmi.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 96

INDICE
da “ARMI DA DIFESA” Somiglia ad un fumetto tutto questo Armi da difesa Tra gli interessi di alcuni vecchi Domande giuste Precipizio L’ amare me stesso Tra lettere e cose non dette Avrei voluto essere un tuo fans Con l’ aria che tira La bocca a forma di chiglia vichinga Per non avere risposta Case toccate da una luce Gelidi scheletri e vermi Estranei Gli sposati e gli spaesati Se ne andava via Ogni età ha il suo primo bacio Mi mandavi baci in bocca Il buon Byron sputerebbe Lei non mi conosce ma io so il suo nome Come dopo una canzone Architetto condivido il tuo progetto Belli come la luna pallida Per via di quella specie di cancrena Cara ex amore ex amica ex tutto L’ albero delle speranze mature D’ in sulla vetta d’ una torretta Verità La tua consolazione Per caso Le lacrime son fatti involontari Un cuore incartato In qualche modo tu sei entrata in me Furto dopo furto Scusa se ti credo… Alcuni scienziati sostengono Perché ho smesso di scriverti versi Come macchine da usare Tutto è sottile Io non avrei avuto dubbi Arrampicandomi sugli specchi Andavano d’ accordo i nostri segni Come si scrive Auschwitz Con l’ euforia degli ubriachi Terra di guerra Qualcosa come un filo di rame Mele con pere Non mi domando più E’ comodo ma è come Ogni volta che mi uccidi Non si trattava di riempire un foglio L’ uomo che scrive sull’ acqua “aiuto” Cercherò sull’agenda L’ angelo Spesso il male di vivere Poco più di un viaggio con la mente Sonetto dell’ anello Momenti feticisti L’ aria che sulla faccia mi passa Per affondare Notte Solo inchiostro I muri Il Tg2 non la scoccerà più La scollatura lasciava vedere Aveva malinconici occhi ironici In libera uscita Novembre ’43 Otto buoni motivi Madrigale per un’ amica Matrimonio mortorio Sarà pure un paradosso p.3 p.4 p.5 p.6 p.7 p.8 p.9 p.10 p.11 p.12 p.13 p.14 p.15 p.16 p.17 p.18 p.19 p.20 p.21 p.22 p.23 p.24 p.25 p.26 p.27 p.28 p.29 p.30 p.31 p.32 p.33 p.34 p.35 p.36 p.37 p.38 p.39 p.40 p.41 p.42 p.43 p.44 p.45 p.46 p.47 p.48 p.49 p.50 p.51 p.52 p.53 p.54 p.55 p.56 p.57 p.58 p.59 p.60 p.61 p.63 p.64 p.65 p.66 p.67 p.68 p.69 p. 70 p.71 p.72 p.73 p.74 p.75

da “PERCHE’ HO SMESSO DI SCRIVERTI VERSI”

da “LA REALTA’ VA E VIENE”

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 97

La bara non è ancora sigillata Passati gli anni i giorni son rimasti Torno tra poco Sono venuto sopra la tua foto Ah leccarsi le ferite Il Killer delle capre E’ imbarazzante non essere amati Fuori nella Una figura più bruna La realtà va e viene Eclisse Non c’è più grande Battiti d’ ali e di anime Poesia per Paola Mi sono svegliato in un sogno Un uomo con una penna in mano Solo quando passo dai tuoi occhi I ballerini di rumba Nella chiesa della Speranzella

p.76 p.77 p. 78 p.79 p.80 p.81 p.82 p.83 p.84 p.85 p.86 p.88 p. 88 p.90 p.91 p.92 p.93 p.94 p.95

Perché ho smesso di scriverti versi Tutti i diritti sono riservati e protetti a norma di legge. © Simone Consorti - 2010
È consentita la sola lettura! ad uso personale e privato. L'utilizzo del testo!per qualsiasi altro scopo deve essere! autorizzato dall'autore.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 98

Simone Consorti è nato a Roma, dove insegna Materie Letterarie in un Istituto Superiore. Il suo primo romanzo “L’ uomo che scrive sull’ acqua ‘aiuto’”(Baldini e Castoldi, 1999) ha vinto il premio Linus. Ha pubblicato “Sterile come il tuo amore” (Besa,2008) e “In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009). Questo libro di amore dolente, ironico a volte nei toni, raccoglie versi invecchiati in oltre quindici anni.

• Simone Consorti Perché ho smesso di scriverti versi • pag. 99

Questo ebook è gratuito e condivisibile con altri. Tuttavia per questo regalo vi chiedo un altro regalo da parte vostra. Fate una piccola ma importante donazione a: http://www.alzheimer.it http://www.parkinson.it Aiuterete la ricerca scientifica e l'assistenza a persone meno fortunate di noi. Grazie

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