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Prefazione

Il calcio fa schifo

Ce lo sentiamo dire cos spesso che a volte quasi ce ne convinciamo anche noi.
Diritti tv, calcio scommesse, multinazionali che muovono miliardi
e procuratori che decidono il calciomercato in base alle loro provvigioni.
Allo stesso tempo, viviamo in un mondo sempre pi asettico: forse
un meccanismo di difesa, per sopportare continue iperboli linguistiche
e tempeste pubblicitarie, ma siamo sempre pi incapaci di emozionarci.
Nonostante tutto questo, appena parliamo di calcio gli occhi si accendono,
il cuore palpita pi forte e nel nostro cervello scorrono immagini a velocit
supersonica: ricordi dinfanzia, sogni di scudetti mai vinti, attesa spasmodica
per la prossima partita, ansie ed emozioni condivise in campo, in curva
o davanti a uno schermo. Il pallone ha un potenziale evocativo sorprendente:
forse perch ci ricorda il mondo perfetto di quando eravamo piccoli,
o il mondo migliore per cui ognuno a suo modo lotta ogni giorno.
O forse perch, come spiega Hornby, c sempre unaltra stagione davanti:
possiamo sempre rifarci, provare il tiro ad effetto, rincorrere la persona
che abbiamo lasciato andare o dire le parole che non ci uscivano di bocca.
Il pallone un piccolo pezzo di eternit, e inseguendolo diventiamo immortali.
Questebook unopera di storytelling, una raccolta sospesa tra il ricordo
e lattualit. Undici storie che ripercorrono il cammino di Zona Cesarini
in questo primo anno. un ringraziamento per chi stato con noi,
commentando, suggerendo o criticando il nostro lavoro.
Questo libro per voi. E per noi.
Il calcio fa schifo.
Al prossimo cinico che ve lo ripeter , rispondete raccontando una storia.
Se siete bravi, si ricorder di quando entr per la prima volta allo stadio,
o dellultima volta che ha preso a calci un pallone. E se alla fine
vi ringrazier, vi sentirete felici come noi dopo questo primo anno insieme.
Grazie,

la Redazione

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In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento,


ci sono un tot di persone che nascono, muoiono,
concepiscono un figlio, oppure si trovano
una pistola puntata addosso.
A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte
nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi
stia segnando un gol straordinario.
successo a chiunque abbia giocato a calcio.
In qualche occasione, forse anche una volta sola,
abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri,
lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato
il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo
nel sette come una fucilata.
Non tutti gli sport offrono questa emozione.
Quante volte pu capitare, andando alla piscina comunale,
che qualcuno batta il record del mondo?
Eppure, per la legge delle probabilit,
ogni domenica un pancione bolso che passa
le giornate al pub segna un gol splendido quanto
quelli dellinarrivabile Pel e del possente Bobby Charlton.
Pu accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza
succeder praticamente dappertutto.
questo il bello del calcio: qualche momento sublime,
molti episodi ridicoli, e tutto ci che sta nel mezzo
tra i due opposti.
(C. Pierson, Il mio anno preferito)

II

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Sommario
LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO
LA FAVOLA DI MAURIZIO SARRI: QUANDO IL LAVORO NOBILITA LUOMO

Simone Bartalesi
MICHAEL OWEN,
IL RAGAZZO CHE DOVEVA SALVARE LINGHILTERRA

Alessandro Bezzi
IL CIELO SOPRA BERGAMO
GLENN PETER STROMBERG: LANGELO BIONDO CHE STREG UNA CITT

Paolo Carelli
UNION BERLIN,
IL CUORE PULSANTE DI BERLINO

Leonardo Capanni
EDUARD STRELTSOV, IL TACCO MAGICO
CHE INCANT LUNIONE SOVIETICA E FIN IN UN GULAG

Federico Castiglioni
LA STORIA DEL BNEI SAKHNIN,
LABORATORIO DI PACE NEL CALCIO ISRAELIANO

11

Jacopo Rossi
HOPE SOLO,
LA TIGRE DI WASHINGTON

13

Giovanni Boniforti
CERA UNA VOLTA LA JUGOSLAVIA.
QUANDO LA STELLA ROSSA SOTTOMISE LEUROPA

15

Giuseppe Zotti
IL SOSTITUTO: VIKASH DHORASOO,
LINTELLETTUALE RIBELLE CHE TRIONFA SUL TAVOLO VERDE

17

Simone Viaro
GENERAZIONE JOYPAD
IL MORBOSO AMORE PER BABANGIDA E WINNING ELEVEN 4

19

Matteo Aiello
GRAPPA, SIGARETTE E VALANGHE DI GOL:
DARIO HUBNER, IL BISONTE DI MUGGIA

21

Alessandro Bezzi
III

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LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO


LA FAVOLA DI MAURIZIO SARRI:
QUANDO IL LAVORO NOBILITA LUOMO
Non scherziamo veramente. Sono figlio di operai,
ci che percepisco basta e avanza. Mi pagano per fare
una cosa che avrei fatto la sera, dopo il lavoro e gratis.
Sono fortunato

Simone Bartalesi

chietto, vero e polemico. Ormai lo conoscono in


tanti, e non solo gli addetti ai lavori. A Empoli qualcuno lo voleva come prossimo sindaco e
a Napoli lhanno gi infilato nel presepe natalizio. Si
diceva che sulle tribune del Castellani cera sempre
qualche osservatore, perfino quelli dello Zenith di San
Pietroburgo. Storia vecchia. arrivato il Signor De
Laurentiis e tanti saluti a tutti.

Partito su una panchina di Seconda


Categoria del paesello di Stia, arrivato in Serie A solamente lanno
passato. Una scalata lenta ma inesorabile, senza mai essersi fermato
neanche per un anno.
Il compagno Maurizio Sarri nasce a Napoli il 10 gennaio di 56
anni fa. Il papa, Amerigo, lavorava nelledilizia, mentre la mamma,
Clementina, faceva la corniciaia.
Come ama sottolineare anche lui:
non mi sento toscano, lo sono. Infatti, il piccolo Maurizio cresce nella
poco conosciuta Figline Valdarno,
alle porte di Firenze.

Mister Sarri uno stakanovista del pallone: minuzia di particolari, cura dei dettagli e grande spirito
di sacrificio. Ha preso per mano una piccola grande
realt di provincia e lha portata di nuovo in paradiso:
la massima serie.

Ha confessato di essere un ammiratore di Bukowski,


Fante e Vargas Llosa, un accanito fumatore di bionde
e un appassionato di politica, spostato decisamente a
sinistra, tanto da non aver perso occasione per chie- Quando indossava le scarpette chiodate era un difendere a Francheschini e Landini: Ma perch la sinistra in soraccio. Uno di quei mastini che ti stanno col fiato
Italia non fa mai una cosa normale?
sul collo. Ai tempi lavorava in banca per il Monte dei

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MAURIZIO SARRI

Paschi. Questa esperienza, come lui riconosce, stata


importante per aver appreso il valore dellorganizzazione
e della capacita decisionale. Tutte cose che metter sul
campo di pallone, perch come dice Mourinho, chi sa
solo di calcio, non sa niente di calcio.
Dice di non ispirarsi a nessuno
in particolare, anche se ammette
di avere una certa simpatia per il
modo di attaccare di Zeman e dello Spalletti della Roma. Ulivieri
per, quello che umanamente gli
assomiglia di pi. Un altro toscanaccio come lui.
Una cavalcata durata venti anni,
prima di arrivare in Serie B, nel
2005 a Pescara. La stagione, per,
non si conclude come la dirigenza
vorrebbe, ed ecco che Sarri viene
mandato via. Dopo un inizio esaltante, la sua carriera subisce un
contraccolpo. Si rimbocca le maniche e riparte, passando tra Arezzo,
Verona, Avellino, Grosseto e Sorrento.
Quando, per, tutto sembra andare
storto, ecco che nel 2012 si fa avanti lEmpoli. Come Direttore Sportivo c Marcello Carli e tra i due
nasce da subito unintesa totale.
Sarri raggiunge il quarto posto nel
campionato cadetto, si qualifica ai
play-off ma perde la finale col Livorno. Niente di grave, il progetto
solido. Eccoci al 2013-14. LEmpoli
arriva secondo ed finalmente Serie A. Sarri ce lha fatta, la massima
serie realt dopo una galoppata
durata una vita.
Cronache dei giorni nostri. Al termine della partita dandata contro
la Roma, persa immeritatamente
per 1-0, Garcia gli va incontro complimentandosi per il gioco, specialmente quello in fase difensiva, e
con un po di ironia gli confessa:
Bravo Mister, ho visto come vi muovete in difesa. Vorrei provare anchio
quei movimenti in allenamento. Ma se a
Maicon gli dico che domani stiamo due
ore solo a provare la linea difensiva
come fai te quello mi manda a.

la gestione di uno spogliatoio zeppo di big e primedonne. Mistero risolto questanno: il Napoli, dopo un
inizio altalenante, ora veleggia tranquillamente nelle
primissime posizioni di classifica. Il lavoro costante,
gli allenamenti selettivi, il suo continuo scrivere sul
taccuino, lhanno fatto diventare
grande.

Mister Sarri uno stakanovista


del pallone: minuzia di particolari, cura dei dettagli
e grande spirito di sacrificio.

una delle persone pi eclettiche


del campionato, uno degli allenatori pi colti della serie A, nonostante lingannevole parlata toscana con la C strascicata. Quando
parla di calcio lo fa a tutto tondo:
stadi da rifare, investimenti nel
settore giovanile e diritti televisivi.
Sempre vestito di tutto punto con
la sua tuta invece che con la consueta giacca dordinanza.
Per lui limmagine non conta, la
sostanza che fa la differenza.
difficile sentirlo dire una banalit.
un continuo spunto di riflessione
e, nonostante il successo degli ultimi mesi, Sarri rimasto schivo ed
introverso, ma la grinta, lenergia e
la passione sono ancora quelle di
un tempo. E anche se in serie A
uno degli allenatori che guadagnano meno, non certo un problema.

Quando parla di calcio lo fa


a tutto tondo: stadi da rifare,
investimenti nel settore
giovanile e diritti televisivi.

Siamo una categoria di privilegiati, giusto che chi sia forte come
De Rossi prenda tanti soldi. Non ci
dobbiamo lamentare di nulla. Anzi
dovremmo ringraziare il cielo ogni
giorno per il lavoro che facciamo.
lantieroe del calcio italiano. E
noi non vogliamo certo che cambi.
In bocca al lupo, Mister.

La gente comincia quindi a chiedersi se Sarri pu sedersi sulla


panchina di una grande squadra.
Per allenare un top club, la tattica,
la conoscenza e la preparazione
spesso non bastano. Conta molto

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MICHAEL OWEN: IL RAGAZZO


CHE DOVEVA SALVARE LINGHILTERRA
Niente pi affascinante del talento sprecato: la storia di Michael Owen
un po la storia di ognuno di noi. Tra promesse non mantenute, primi
baci e corse impazzite contro il Tempo che passa

Alessandro Bezzi

stato un giocatore che a 21 anni aveva vinto


tutto, e che a 25 aveva gi imboccato uninterminabile parabola discendente: Michael Owen, il
talento incompiuto pi vincente di sempre.

squadra che ne curer anche la


carriera scolastica.
A spuntarla il Liverpool: Michael
giocher nella squadra di Rush, nella citt di suo padre.
Nel 1996 il giovane Owen guida i
Reds alla conquista della FA Youth
Cup contro il West Ham di Frankie Lampard. Tutto il Paese parla di
questo enfant prodige: Michael non
pi il figlio di Terry, ma il talento
pi cristallino di una new wave che
lInghilterra aspetta da decenni.

Michael nasce nel 1979 a Chester, a pochi chilometri


dal Galles. Il padre Terry, ex calciatore, rimasto
legato alla citt dopo aver portato la squadra locale
in Third Division. Mi piace pensare che otto mesi prima
di diventare padre, Terry sia stato allo stadio a vedere
il Chester City, e che sia tornato a casa felice per il
debutto di un promettente attaccante gallese, Ian Rush.

Quando inizia a giocare con gli Under 11, la madre


costretta a firmare dichiarazioni per
attestare che quel bambino esile ha almeno 8
anni, let minima.

Il 6 maggio 1997 Owen debutta in


Premier segnando contro il Wimbledon: i tabloid gi lo esaltano come il nuovo Robbie Fowler. E saranno proprio gli infortuni dello Spice
Boy a favorire lascesa di Michael. Del resto, Fowler e
Owen sono in perfetta antitesi. Guardando Robbie,
la working class vede realizzarsi i suoi sogni; uno di
loro, il ragazzo di strada che solidarizza con i lavoratori dei Docks. Owen educato, impeccabile, vincente:
ma freddo, quasi altezzoso nella sua regolarit.
La stagione successiva Owen capocannoniere della
Premier: logico che venga convocato in Nazionale per

Ogni stagione il divario con gli altri ragazzi aumenta:


nel 1988 segna 92 gol nel campionato del Galles settentrionale, superando il record che apparteneva proprio a Ian Rush.
A dodici anni Michael diventa opzionabile per uno
schoolboy contract: pu entrare nelle giovanili di una

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MICHAEL OWEN

Francia 98. Michael parte in panchina, ma promosso un doppio infortunio allanima che sembra frenare
titolare a furor di popolo alla terza partita del girone: una corsa fino a quel momento inarrestabile.
lInghilterra arriva seconda e agli ottavi si trova davanti lArgentina. Dodici anni dopo lAzteca, le Malvinas e la Mano de Dios.
La paura di non essere pi indispensabile un

fantasma che inizia a sussurrare nellorecchio


dellormai 26enne Michael.

Saint-Etienne, 30 giugno 1998: Owen rincorre un rilancio della difesa inglese, supera Chamot e Ayala e insacca alle spalle di Roa. la risposta inglese al gol del siglo:
il golden boy che emula il Pibe de Oro, in un gioco che
sarebbe perfettamente speculare senza leliminazione inglese ai rigori. I britannici tornano a casa a mani
vuote, ma con una certezza: Michael ha le stimmate del
Prescelto, e presto riporter a casa la Coppa, in barba
a tedeschi e argentini. Michael salver lInghilterra.

Chiusa la parentesi spagnola, Owen passa al Newcastle per affiancare il leggendario Alan Shearer: Michael
si ambienta subito segnando 7 gol in 10 partite.
Il 27 dicembre 2005 torna ad Anfield, e la Kop lo
accoglie come unamante tradita: sulle profetiche note
di What a waste risuona beffardo il coro Dove eri
a Istanbul?. Pochi giorni dopo Owen si infortuna
Definitely, maybe.
al metatarso: stop di tre mesi, ma torner in tempo
Dopo quella sera, Michael non si ferma pi: lanno suc- per i Mondiali tedeschi.
cessivo segna altri 18 gol, mentre lAcademy dei Reds
In Germania, contro la Svezia, il ginocchio sinistro cede
e Owen crolla a terra. in quel momento che la sua
corsa si interrompe definitivamente: lesione al legamento crociato e stop dai 9 ai 12 mesi.
Mentre il Newcastle ottiene risarcimenti milionari, per
Owen inizia un calvario infinito. Rientra in campo a
marzo, ma bisogna aspettare agosto per vederlo segnare. La stagione 2007/2008 contrassegnata da 13
gol e una sfilza di infortuni; lanno successivo le reti di
Owen sono poche, i punti del Newcastle pochissimi.
I Magpies retrocedono e Owen si mette tristemente in
vendita: il suo agente invia un dossier ai club potenzialmente interessati, spiegando i ritorni economici di
un suo tesseramento. La mossa, per quanto desolante,
convince il Manchester United a tesserarlo e affidargli
la mitica maglia numero 7. In tre anni allOld Trafford
Owen alterna gol e infortuni, rimanendo un comprisforna talenti come Gerrard e Carragher. Il 2000/2001 mario, incapace di un apporto decisivo.
la stagione della consacrazione definitiva: il Liverpool vince cinque coppe e a dicembre Owen conquista il Nel 2012 Michael ha solo 32 anni, ma gi vecchisPallone doro. Le rive della Mersey sembrano un palco- simo. Rimane solo il tempo di un ultimo atto, con la
scenico perfino troppo piccolo per Michael.
maglia dello Stoke City: alla sua partita daddio, il 29
maggio 2013, i tifosi di Stoke e Southampton gli tribuA Euro 2004 tutti si aspettano grandi cose dallInghil- tano unindimenticabile standing ovation.
terra, che accanto a Owen schiera il diciottenne Wayne Rooney. Il ragazzino con la faccia da pugile segna
Theres only one Michael Owen
quattro gol in tre partite, prima che il Portogallo elimini i Three Lions. Gli inglesi tornano a casa delusi, ma Cantano sapendo di aver visto qualcosa di bellissimo,
con unaltra epifania: c un nuovo golden boy in cui che stato infinitamente meno di quello che sarebbe
sperare e immedesimarsi: pi giovane, emotivo e pas- potuto essere. Mentre guardano quelle rughe, vedono
sionale rispetto allalgido Owen.
un ragazzo di 18 anni che fulmina lArgentina.
Perch quel gol come il primo bacio: ha dentro
In agosto Michael passa al Real Madrid per 17 milioni la promessa di tutto quel che pu accadere dopo.
di sterline. Anche nella Liga Owen segna con regolari- E tanto basta per renderlo immortale.
t, ma la coesistenza con Zidane, Figo, Ronaldo, Raul e
Beckham matematicamente impossibile. Come spesso
accade al Real, le esigenze di merchandising trionfano
su qualsiasi disegno tattico. Mentre si parla di un suo
ritorno in Inghilterra, a maggio il Liverpool vince la
Champions League.
Lesplosione di Rooney e Gerrard che trionfa a Istanbul:

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Il cielo sopra Bergamo:


Glenn Peter Stromberg,
langelo biondo che strego una citta
Dai ghiacci di Goteborg alle nebbie della Valpadana. La storia di Glenn
Peter Stromberg, il vichingo che fece innamorare la Dea

Paolo Carelli
tivi: il calcio e il ping-pong. Poi, a sedici anni, il bivio: lIFK Gteborg lo chiama, lui tentenna ma alla fine
sceglie il calcio, tra le due la disciplina in cui eccelle
di meno.

i sono istanti, nella vita di un calciatore, che da


soli sono in grado di spiegare intere biografie.
Piccoli gesti, talvolta impercettibili, frammenti
di passato che riaffiorano dalla memoria.
Per Glenn Peter Strmberg, quellattimo si materializzato in un freddo mercoled di gennaio del 1990. A
Bergamo si sta giocando unAtalanta - Milan di Coppa
Italia; i padroni di casa conducono per 1-0, risultato
che li qualificherebbe alle semifinali. E il 90, al centro
dellarea c un giocatore del Milan a terra; Strmberg
appoggia la sfera in fallo laterale. Sulla rimessa che
segue, invece di restituire il favore, Massaro scodella
un cross in mezzo allarea dove Borgonovo viene steso. Rigore che Baresi trasforma per l1-1 che manda il
Milan in semifinale.

un solitario, non ama il gioco di squadra e


quando ha la palla tra i piedi sintestardisce
nei dribbling: per uno cos c bisogno
di un allenatore rigido

Per uno cos c bisogno di un allenatore rigido che


concepisca il calcio come una macchina perfettamente organizzata, anche al punto da risultare noiosa. Quelluomo Sven-Gran Eriksson, che nel 1979
In quel naturale atteggiamento di chi sa che il calcio viene chiamato sulla panchina dellIFK.
solo un gioco sta tutta lessenza spontanea di questo vichingo, che proprio tra le nebbie e il calcio ru- Eriksson si formato nei campionati minori di Svezia,
spante della provincia bergamasca ha trovato la sua dove ha sperimentato un 4-4-2 con una difesa a zona
dimensione, trasfigurando in eroe epico e imperituro. portata alleccesso, ritmi di lavoro serrati e una vera
ossessione per la tattica.
Nato nel 1960 a Brmaregrden, sobborgo di Gteborg, da bambino Strmberg coltiva due amori spor- Nel 1982, lIFK Gteborg mette in bacheca campiona-

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Glenn Peter Strmberg

mediatamente. Mondonico guarda


Strmberg e gli affida la fascia da
capitano.

i tifosi lo chiamano Marisa


per la lunga chioma bionda e un
rendimento non particolarmente propenso al sacrificio.

E langelo biondo allontana tutte le


sue paure, smette i panni di Marisa e indossa quelli dellindomabile guerriero destinato a popolare in eterno la memoria dei tifosi
atalantini. Durante unamichevole
pre-campionato, uno spettatore si
ostina a dileggiarlo con quel nome
da donna. Strmberg scavalca la
rete di recinzione, prende il buontempone per la giacca e gli urla tutto il suo ritrovato orgoglio. Io non
sono Marisa. Io sono Glenn Strmberg, capitano della Svezia e dellAtalanta. Non lo dimentichi mai.

to, Coppa di Svezia e Coppa Uefa.


La colonna di quella squadra
proprio Glenn Peter Strmberg;
capace di recuperare palloni e di
dettare i tempi di schemi offensivi costruiti a memoria, lo svedese
diventa nodo essenziale degli automatismi di Eriksson che lo porta
con s al Benfica. Ma lambientamento complicato e Strmberg
trascorre gran parte della stagione
a giocare con le riserve.
Nel 1984, Eriksson approda in Italia
alla Roma. Anche Strmberg atterra nel campionato italiano, ma seicento chilometri pi a nord, in una
tranquilla citt adagiata ai piedi
delle Alpi. Langelo di Gteborg fatica a integrarsi; i tifosi lo chiamano Marisa per la lunga chioma
bionda e un rendimento non particolarmente propenso al sacrificio. Nel 1987 arriva la retrocessione, ma anche uninattesa finale di
Coppa Italia contro il Napoli, fresco
vincitore dello scudetto.

Ora Strmberg a tutti gli effetti


lanima dellAtalanta; la sua immedesimazione con il club totale.
Lincredibile cavalcata in Coppa
delle Coppe fino alla semifinale
liconografia perfetta di quel
sentimento di atalantinit da lui

Io non sono Marisa. Io sono


Glenn Strmberg, capitano
della Svezia e dellAtalanta.
Non lo dimentichi mai

E con i partenopei in Coppa dei Campioni, a rappresentare lItalia in Coppa delle Coppe ci andr lAtalanta. C da conquistare il campionato cadetto e
scendere in campo nelle notti europee e un solo allenatore in Italia pu tenere insieme queste due dimensioni con naturalezza: Emiliano Mondonico.

magistralmente incarnato.
Al termine della stagione 91-92, Strmberg stupisce
tutti e annuncia il ritiro dal calcio giocato. come
se volesse fermarsi un attimo prima della consacrazione, proteggere il ricordo di s stesso da uno sport
che in quegli anni sta mutando pericolosamente pelle.
Se ne star l, sulle rive del torrente Morla, a scioglierNellestate del 1987, la dirigenza atalantina si affida si in bocca lamato tabacco svedese e a parlare della
a lui: Mondonico e Strmberg si piacciono subito, Dea con immutata passione.
hanno entrambi quellindole ribelle e un po scanzonata per cui facile capirsi senza che una persona- Perch da Bergamo non se ne andr mai veramente,
lit prevalga sullaltra. Hanno in comune la passione continuer a viaggiare sopra e dentro la citt, come
per i Rolling Stones, si attirano, si amalgamano im- langelo disincantato di Wim Wenders. E ancora
oggi, lungo le strade della provincia bergamasca, da Dalmine alla
Val Brembana, non raro incontrare sui muri scritte e disegni che
inneggiano al numero 7, da tempo
consegnato alla mitologia.
Perch lui Glenn Peter Strmberg,
il capitano dellAtalanta. Ed bene
che nessuno se lo dimentichi.

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Union Berlin,
il cuore pulsante
di Berlino Est
Lo stadio ricostruito pezzo su pezzo
dai tifosi, i cori contro la Stasi e
linno cantato da Nina Hagen: la via
fai da te al socialismo

Leonardo Capanni

iconica Alexanderplatz dista 30 minuti di U-Bahn


da qua, ma ci troviamo nel centro di gravit sociale di Berlino Est, a Kpenick, dove soffia un vento
popolare e solidale. laffascinante storia della societ
pi anticonformista che ci sia, ultimo baluardo della
tradizione sportiva della defunta DDR: lUnion Berlin.
la parabola di una societ diventata cult senza mai
aver vinto un trofeo.
Perch lUnion nasce nel cuore est di Berlino, in un
contesto in cui la parola Germania veniva affiancata
da un punto cardinale: Est o Ovest. Linea geo-politica
di divisione del mondo. E a Kpenick siamo spostati a
Est, anche se a giudicare da ci che succede in curva
non sembrerebbe. Eppure ci troviamo a pochi metri di
distanza da MagdalenStrasse, coi suoi alberi in fila e il
profilo dominato da un inavvicinabile edificio: la sede
della Stasi.

Stasi: fondatore del servizio segreto che guider dalla


nascita fino al 1989; laltro il Presidente del Consiglio
di Stato: il politico egemone che ha lultima parola su
ogni evento al di qua del Muro. Insomma, non esiste
bisbiglio che i due non conoscano.

Ma a pochi kilometri da quelle finestre con gli infissi


in acciaio, una curva canta incessantemente cori conGli uffici di Erich Mielke e Erich Hoenecker si trovano tro la nomenklatura, sfidando le autorit e dando voce
qua. Sono, sostanzialmente, gli uomini che controllano ad un sentimento di rivalsa popolare allinterno di uno
ogni dettaglio nella DDR. Uno il capo assoluto della stadio dal nome strampalato: la Vecchia Foresteria.

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Union Berlin

la regina della new-wave tedesca: una col trucco


pesante e con unattitudine punk maturata proprio in
quella curva. Nina Hagen, una che va indifferentemente a cena con Vivienne Westwood e Sid Vicious,
colei che canter linno che risuona allingresso in
campo dellUnion: synth e stilettate contro il regime.

Con un nome cos un luogo davvero singolare. Un catino in stile anni 10, con le tribune incassate sul terreno e lassenza di barriere. Qui dentro si respira unaria
anarchica ma incredibilmente coesa: un pericolo da
tenere sotto sorveglianza per la Stasi. I tifosi dellUnion abitano qua, nei sobborghi razionali disegnati a
tavolino attorno alla Foresteria; il grigiore architettonico di questo blocco stride col popolo passionale
che affolla quello stadio dal nome romantico. I tifosi
dellUnion sono un pubblico sui generis: fra loro si mischiano operai e punk, eroinomani e famiglie. Tutti a
sostenere una squadra che non vincer niente, ma che
andr sempre in direzione ostinata e contraria.
In questo senso, i derby contro la Dinamo Berlin tratteggiano al meglio la situazione.

Ma per una tifosa deccezione ne esistono migliaia che


hanno guadagnato le prime pagine grazie alla loro
fede. Si chiamano Eisern, Uomini di Ferro, e sono la
frangia cult del tifo dellUnion. Quelli che hanno letteralmente ricostruito la Vecchia Foresteria, lo storico
stadio che stava cadendo a pezzi; oltrepassando i ritardi burocratici, hanno preso la situazione in mano con
pale, mattoni e travi. Tifosi, ma pure artigiani e volontari del cemento: esponenti della classe operaia che qua
la fa da padrone.

La Dinamo la squadra della Stasi, lemanazione


dellIo di Mielke: spartana e razionale; qualcosa
di simile pi al KGB che a una squadra di calcio.
LUnion Berlin rossa e anarchica

Hanno organizzato cene e raccolte fondi, unoperazione di crowdfunding che ha portato migliaia di euro su
base volontaria e ha permesso di dare nuova forma a

LUnion Berlin rossa e anarchica, sia sugli spalti che


in campo. lanima di un popolo soffocato dalle spire
di un controllo totalizzante, che rivendica con orgoglio
la sua natura autonoma.
Il tutto allinterno di un torneo, la Oberliga, disputato sotto un regime dilettantistico data lincompatibilit
del professionismo con il Comunismo. I derby giocati
alla Foresteria non hanno storia: la Dinamo un treno inarrestabile che schiaccia ogni resistenza sotto i
suoi clangori. la versione calcistica del TransEurope
Express di kraftwerkiana memoria. Ha alla base una
quello stadio unico. Gli Eisern hanno speso weekend
preparazione atletica e mentale di alto spessore.
e ferie nella costruzione di questo sogno operaio. Da
Ma sugli spalti non c storia. Sulle gradinate quelli di queste parti, per anni, era normale scorgere gli abitanKopenick riescono a fare di tutto: cori contro la Stasi ti del quartiere impiegare il sabato a mischiare rena,
e in favore dellaltra squadra di Berlino, lHertha. Quelli pranzare insieme e posizionare mattoni.
dellOvest. Scavalcando cos muri e controlli oppressivi Una saga working class che ha cementato una grande
e sviluppando una radicata coscienza comune che non famiglia attorno ad un vecchio stadio dimenticato dalle
si pu arginare. Sono un popolo libero, unoasi colora- autorit. Ma non da loro.
ta nel cuore cemento di Berlino.
Su quelle gradinate c pure una bambina che saltella Gli Eisern, con il loro nome -la Tolkien, si sono pure
ogni sabato e che diverr una star, fuggendo dalla DDR guadagnati una statua: una stele in ferro con un elmo
rosso da operaio. Grazie a loro rimasta unaffasciper imporsi nella Londra incendiaria del 77.
nante testimonianza dellimpianto che fu, il tabellone
manuale che segna il punteggio: congelato sul risultato di 8-0, rifilato pochi anni fa agli storici rivali della
Dinamo, decaduta nelle serie regionali. Quel risultato
una cesura, un tocco retr alla Goodbye Lenin. Con la
differenza che oggi lUnion non gioca pi in Oberliga,
ma in Bundesliga2.
Cos il sogno popolare si avverato e il puzzle ricomposto. Union Berlin, la via fai-da-te al Socialismo.
Con buona pace del compagno Mielke. Perch il tempo,
a volte, sa essere galantuomo.

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Eduard Streltsov, il tacco magico


che incant lUnione Sovietica
e fin in un gulag
Dribbling, gol, vodka e donne. La giovent ribelle e la morale comunista.
DallOlimpiade del 56 alla prigionia, storia di uno dei maggiori talenti
del calcio doltrecortina.

Federico Castiglioni

tiljaga. una parola russa che si pu tradurre


come decadente. Cos la stampa sovietica, al culmine della campagna denigratoria nei suoi confronti, fin per additare il giovane Eduard Strelcov:
talento sopraffino prima di Pel, amante di donne e
alcol prima di Best.

nel 1954 salta agli onori della cronaca un non


ancora 17enne dal ciuffo sbarazzino e amante
dei numeri ad effetto
sovietico, quella del mitico portiere Yashin. Ma non c
solo lui: nel 1954 salta agli onori della cronaca un non
ancora 17enne dal ciuffo sbarazzino e amante dei
numeri ad effetto, che gioca in una squadra minore
di Mosca, la Torpedo. Si chiama Eduard Strelcov, ed
appena diventato il pi giovane marcatore di sempre
del campionato sovietico.

Riavvolgiamo il nastro. Nel 1953 in Urss muore Stalin. lanno zero anche per il calcio. Sembra scacciato
per sempre lo spettro della nazionale olimpica del 52,
quella rea di aver perso contro lodiata Jugoslavia titina e quindi purgata
insieme
al suo blocco, il
CSDA (lodierno
CSKA, ovvero la
squadra dellesercito).

Nei tre anni seguenti Edik (cos lo chiamavano) diventer il pi giovane capocannoniere della Klass A,
esordir in nazionale con una tripletta e ne diventer
il perno, trascinandola alla vittoria delloro olimpico
a Melbourne 56, e finir anche in lizza per il pallone
il tempo del- doro del 57. Per i russi Strelcov ora sinonimo di
la generazione colpo di tacco. Bello, giovane e popolare, era lincardoro del calcio nazione dellHomus Sovieticus, il cittadino modello.

90

Eduard Streltsov

Ma Edik, esteta e giocoliere in campo, divo e sbarazzino fuori, non


ne vuol essere un modello. Anzi,
vuol esser un ribelle, libero dagli
schemi rigidi del mondo sovietico.

sposato quella scimmia.


Parole avventate che sono linizio
di un calvario. Viene ripreso dalla
stampa per ogni cosa, da un rosso
in campo ad una sbronza di troppo, e la cosa non usuale. Ma per
quanto fa in campo ancora intoccabile; le sue 12 reti fanno sfiorare
il titolo alla Torpedo, e in nazionale
un leader. Ma anche questa non
una cosa usuale, in Urss.

Olimpiadi 56, dicevamo. Il torneo


calcistico orfano della Grande
Ungheria, in fuga dal proprio paese
invaso. In compenso, brilla la stella
di Edik. Lesordio Urss - Germania 2-1. Il gol della vittoria suo.
Contro la Bulgaria, negli ultimi 6
minuti segna e sinventa lassist per
il 2-1 che ribaltano una partita ormai compromessa.

Le grandi del calcio moscovita lo


vogliono: perch un fenomeno
e perch va rimesso in riga.

finale, c di nuovo la Jugoslavia.


Ma non c Strelcov, per la ferrea
regola del ct che voleva colleghi di
Lo chiama il risorto CSKA, lo chiareparto che fossero compagni nei
ma la Dinamo. Lui rifiuta, vuoclub. Lattaccante della Torpedo
le rimanere nella Torpedo. Ma in
Ivanov andato KO, quindi fuori
Unione Sovietica pericoloso ritutti e dentro lattacco dello Sparfiutare una chiamata, specie se
tak. Edik si guarder la finale in panchina. E sempre dellArmata Rossa o del KGB.
in tema di regole ferree, per questo motivo non potr
ritirare loro olimpico, che spetta solo a chi sceso in 25 maggio 1958, due settimane allinizio dei mondiali
campo in finale.
in Svezia. In una dacia nei dintorni di Mosca vi
una festa con un alto tasso di donne e alcol. Edik non
Simonyan, che ha sostituito Edik, gli offre la propria pu mancare, ma il post-sbronza sar particolarmenmedaglia, consapevole del fatto che lUrss, in finale, ce te drammatico: si risveglia accanto ad una giovane
lha portata lui. Strelcov rifiuta, dicendo che ne ha ragazza, Marina Lebedeva, con unaccusa di stupro
di tempo per vincere altre medaglie, al contrario suo. sul capo. Dopo poche ore arrestato e spinto a firmaNon sar cos.
re una confessione, con la promessa che tutto finir
in una bolla di sapone e lui potr andare in Svezia.
Gli ori olimpici sono festeggiati in pompa magna al Invece andr alla Butyrka, il famigerato carcere di
Cremlino, di fronte a Krusciov e a litri di vodka. Edik Mosca, per poi finire condannato a 12 anni di gulag.
l incontra Yekaterina Furtseva, membro di spicco
del Comitato Centrale del Partito,
Rimarr internato per 7 anni, fino
che ha in mente nientemeno di far
al cambio di inquilino del Cremlino.
sposare Strelcov con la figlia sedi- Rimarr internato per 7 anni,
Strelcov viene graziato, e pu pure
fino
al
cambio
di
inquilino
del
cenne. Strelcov non solo di rifiuta,
tornare nella sua Torpedo, anche se
ma ribatte che non avrebbe mai Cremlino
con tanti chili in pi e tanti capelli
in meno. Ma il piede sempre fatato e i suoi colpi di tacco nei 5 anni a
seguire portano alla squadra delle
automobili ZIL uno scudetto e una
coppa dellURSS. Nel 1970, a causa
di un fisico debilitato dalla prigionia, si ritira appena 33enne.
Se ne andr a soli 53 anni, il 20 luglio del 1990, per un tumore alla
gola dovuto agli anni di lavori
forzati in miniera. LUnione Sovietica, di cui era stato eroe e traditore, non gli sarebbe sopravvissuta a
lungo.

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90

La storia del Bnei Sakhnin, laboratorio


di pace nel calcio israeliano
Non c religione. Non ci sono arabi, n ebrei, n stranieri.
Siamo ununica famiglia (Abbas Suan, Capitano del Bnei Sakhnin)

Jacopo Rossi

una piccola cittadina di nemmeno venticinquemila abitanti, poco distante da Acri, in Israele, dove si cerca di risolvere uno dei pi antichi
ed emblematici conflitti del contesto geopolitico mondiale. Prendendo a calci un pallone, per di pi.
Si tratta di Sakhnin, distesa placidamente su tre colline e circondata da tre montagne. , in apparenza,
uno dei tanti piccoli agglomerati della zona, sommersi
da fichi, olivi, cespugli di sesamo e origano, circondati dal deserto. Come molte altre citt e paesi che costellano questa terra volutamente martoriata, sin dai
tempi delle Crociate Sakhnin ha conosciuto lodio, la
violenza, la morte.

la legge marziale fino al 1966 e, nel 1967, con la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dellOnu, divenne
definitivamente israeliana. Nel 2000, durante la Seconda Intifada, Sakhnin pianse tredici morti.
Non sarebbe quindi una storia originale, per questi
territori, niente che sarebbe purtroppo degno di raccontare, se non fosse per il calcio.
C una squadra infatti, nel paese, che rappresenta la
voglia di pace e mescolanza dei suoi cittadini e tifosi:
lIhud Bnei Sakhnin. Il nome (i Figli Uniti di Sakhnin)

Fu la prima citt dove, nel 1976, si svolse la marcia


per il Land Day, durante la quale morirono sei arabi
israeliani, uccisi dalle forze doccupazione. Chi sono
gli arabi israeliani? Sono coloro che, per un motivo o
per un altro, hanno deciso di restare dopo la sconfitta
subita nella guerra (di liberazione, per gli israeliani,
nakba, ossia catastrofe, per i palestinesi) del 1948.
In quellanno la piccola Sakhnin fu araba, israeliana, di nuovo araba e infine israeliana. Rimase sotto

11

90

Bnei Sakhnin

In finale, il 18 maggio 2004, c lHapoel Haifa.


Dopo novanta minuti Abbas alza la coppa, mentre
arabi e israeliani in citt impazziscono
Bnei: il Beitar Jerusalem. Contro di loro il Bnei, quattro anni dopo, rischia di vincere lo scudetto, deciso
solo allultima giornata. una delle sue migliori annate, ma non basta: dopo una stagione monstre, a undici
metri da quello che sarebbe stato ben pi
pu non dire molto, ma la storia non pu che appas- di uno scudetto, le speranze del Bnei e di unintera
sionare. Non tanto per la bacheca dei trofei, scarna minoranza crollano miseramente.
ma rispettabile, quanto per la vocazione.
Sorride il Beitar, gioiscono i suoi ultras, gi capaci di
Nato solo nel 1991 dalla fusione dei due club cittadini, distinguersi per violenza e attaccamento alla causa
Maccabi e Hapoel (Sakhnin, ovviamente) per volere sionista. In curva comanda La Familia: i loro cavalli
del giovane imprenditore Mazen Hanayem, il Bnei , di battaglia sono Morte agli Arabi e Maometto gay.
a oggi, lunica squadra mista di tutta la Ligat haAl, La societ, unica in tutta la Ligat, non ha mai tesserato
la Serie A israeliana. La sua breve storia sembra fin- un musulmano. Quando ci ha provato i risultati sono
ta, sembra una paziente ma folgorante cavalcata da stati tristemente stupefacenti. Uno, il nigeriano Ndala
prodigiosi giocatori di Football Manager, di quelli che Ibrahim, scapp dopo due settimane. Quando prov
portano il Bassano in Champions a giocarsela con il ad acquistare due ceceni, musulmani anchessi,
Real o il Chelsea, per dire. E vincono, a tarda notte. Un si trov gli uffici messi sotto sopra, vandalizzati e
decennio dopo la sua nascita, nella stagione 2002-03, cosparsi di scritte contro ci che non puro, come
batte lHapoel Jerusalem e si guadagna laccesso alla recita uno striscione della stessa tifoseria. Quando
prima serie israeliana. Lei, unica squadra che crede uno dei due, Zaur Sadaev, segn contro il Maccabi
davvero nelle speranze di pace di questa terra. Lanno Netanya, in molti abbandonarono lo stadio.
successivo succede tutto in fretta, forse troppo.
Oggi, fuori dal campo, altri sono gli avversari da temeCapitano della squadra Abbas Suan, idolo della citt, re per la piccola Sakhnin, come la frangia del Knesset
e non potrebbe essere altrimenti: lui a Sakhnin ci (il Parlamento israeliano) meno incline al dialogo, se
nato, l ha imparato a tirar calci alla sfera. lui a gui- non ostile a prescindere. Spicca, dalle file del Likud,
dare i suoi attraverso il tabellone della Coppa di Sta- partito dellex premier Sharon, la battaglia di Miri
to. Tra una vittoria e laltra, pochi
Regev. Qualche tempo fa un post
rimpianti e molte gioie, i Figli Uniti
sul suo profilo Facebook recitava:
si trovano di fronte il Maccabi Tel
Ritengo inaccettabile che la tifoseAviv. Una sorta di Juventus di Garia di una squadra di calcio che rililea, una corazzata invincibile da
ceve supporto dallo Stato di Israele
diciotto scudetti. Che, per, viene
sventoli bandiere palestinesi
asfaltata senza scuse dalla Cenein curva.
rentola biancorossa. 4 a 1 e a casa.
In finale, il 18 maggio 2004, c
Qualche giorno prima, durante il
lHapoel Haifa. Bazzecole. Dopo noderby ideologico-sportivo, lenvanta minuti Abbas alza la coppa,
nesimo, tra Bnei e Beitar, i tifosi
mentre arabi e israeliani in citt
biancorossi avevano sventolato
impazziscono e si rotolano in terdue bandiere della Palestina. Quera davanti alla tomba dello Sceicco
sto, beninteso, mentre gli ultras
Ibrahim.
de La Familia, dalla parte opposta
del Doha Stadium, il Corano. I suoi
Quella vittoria concede loro una
sforzi sono stati vani: durante lulbreve comparsata in Europa, finita
timo incontro-scontro a Sakhnin,
presto e tra gli applausi, per mano
di bandiere palestinesi nella curva
del Newcastle. Arrivano i soldi, fidel Bneine sono state sequestrate
nalmente. Un po li mette lemiro del
una cinquantina.
In
curva
del
beitar
comanda
Qatar, un po il discusso magnate
russo Arkady Gaydamak, lultimo La Familia: i loro cavalli di
Il Bnei Sakhnin uno straordinache avrebbe potuto versar soldi battaglia sono Morte agli Arabi
rio laboratorio di pace: raccontarin quelle casse. Perch? Perch il e Maometto gay. La societ non ne la storia anche un modo per
presidente dei Leoni della Capitale, ha mai tesserato un musulmano
sostenerlo, augurandosi che la sua
la nemesi non solo calcistica del
luce continui a brillare.

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Hope Solo, la tigre di Washington


Le persone mi considerano pazza
ed alienata: nella maggioranza
delle situazioni vero

Giovanni Boniforti

a campionessa olimpica americana Hope Solo


uno dei personaggi pi politicamente scorretti
mai visti su un campo da calcio. Figlia di un homeless di origine italiana e di una donna gravemente
alcolizzata, Hope nasce 34 anni fa accanto alla centrale nucleare di Hanford, a Richmond, Washington.
Il suo amore per il soccer si deve al padre Gerry, figura di riferimento nella seconda parte della vita di
Hope, ma persona scomoda e destabilizzante nella
prima: Hope ha infatti solo 7 anni quando, assieme al
fratello Martin, viene rapita dallo stesso padre. Dopo
5 giorni di fuga, i due ragazzini vengono recuperati e il padre -un reduce del Vietnam- arrestato. Nel
frattempo, la passione per il calcio cresce irrefrenabilmente: Hope lo utilizza come veicolo di riscatto
sociale e come valvola di sfogo.
Assieme alle prime convocazioni nelle nazionali giovanili arrivano anche nuovi contrasti con la madre:
Costa troppo pagarti le trasferte: dovrai smettere.
Fortuna che il suo quartiere si mobilita, raccogliendo
fondi per permettere ad Hope di continuare a vivere
il suo sogno. Intanto, Hope si diletta anche nel pugilato: indimenticabile il gancio destro sferrato alla nuova fiamma del fidanzato fedifrago, dopo il pi classico
dei Hey you, fucking slut!.

Hope si diletta anche nel pugilato:


indimenticabile il gancio destro sferrato
alla nuova fiamma del fidanzato fedifrago, dopo
il pi classico dei Hey you, fucking slut!.
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Hope Solo

Il naso rotto alla rivale le costa una settimana di sospensione da lezioni ed allenamenti, dando a tutti
limpressione che quella carriera cos promettente
potesse naufragare a causa di quel carattere schivo,
violento e destabilizzante.
Incidenti liceali a parte, nel 1999 ottiene una borsa di
studio per meriti sportivi alla Washington University;
decide di lasciare, vicinissima alla laurea, per un contratto professionistico con le Philadelphia Charge. Ma
le opportunit di giocare latitano, e Hope si convince
a tentare la strada del professionismo in Europa.
Tra i ghiacci svedesi e il tosto campionato francese
Hope trova la sua giusta dimensione, crescendo sia
come giocatrice che come persona, tanto che il ritorno
in patria sembra scontato. Ma deve aspettare qualche
anno, anche perch la WPS viene rifondata solo nel
2007; nel frattempo Hope esordisce in Nazionale, dove titolare
sin dalla prima convocazione. Alta, Tra i ghiacci svedesi e il tosto
esplosiva e carismatica nel guidare campionato francese Hope trov
le compagne, Hope la rivoluzione la sua giusta dimensione.
del ruolo al femminile. Una sorta di crescendo sia come giocatrice
Neuer dantan.

in cui descrive candidamente il libertinaggio sessuale del villaggio


olimpico: Ho visto e fatto veramente
di tutto.

Tuttora detentrice del record dimbattibilit del campionato americano, Hope nel 2013 balza agli onoTuttaltro che politically correct,
desta scalpore quando accoglie il nuovo allenato- ri della cronaca per la partecipazione a Ballando con
re della Nazionale dichiarando ai media come fosse le Stelle, oltrech per un matrimonio lampo con una
difficile trovare un coach pi incompetente e meno adatto. stella della NFL, siglato dopo un mese di fidanzamento.
Nonostante luscita poco conciliante, i due trovano un
loro equilibrio in vista dei Mondiali. Manifestazione Viene anche coinvolta nello scandalo a luci rosse riche la Solo gioca da titolare, salvo vedersi inspiega- nominato poi Fappening August, quando alcune sue
bilmente esclusa dalla sfortunata semifinale in favore foto os vengono hackerate e diffuse sul web insieme a
quelle di diverse star hollywoodiane.
della veterana Briana Scurry.

che come persona

La nuova litigata sfocia pure sulla stampa e costa cara ad Hope: la


squadra la ostracizza, costringendola addirittura a rientrare in patria con un aereo diverso.
La frattura si ricompone solo dopo
il ritiro di alcune veterane, che permette ad Hope dessere reintegrata
per la vincente spedizione olimpica del 2008. Hope festeggia il
successo posando nuda per ESPN
Magazine, per poi pentirsene in un
secondo momento tentando di fermarne la pubblicazione.

Tra balzi felini, eccessi notturni


sfrenati, trofei e litigi social,
Hope tuttora pare non aver
trovato un suo equilibrio

Tra un nuovo titolo di MVP del


campionato e lennesimo trionfo
mondiale a stelle e strisce, Hope
si regala un altro paio di scandali: dapprima ottiene una mezza squalifica per doping;
poi passa un pomeriggio su Twitter ad insultare pesantemente i tifosi delle Breakers. Ma lapoteosi della
vita sregolata di Hope avviene dopo il successo olimpico a Pechino, che celebra presentandosi ubriaca
al Today Show, e rilasciando unepocale intervista

Tra balzi felini, eccessi notturni


sfrenati, trofei e litigi social, Hope
tuttora pare non aver trovato un
suo equilibrio: lo scorso anno
stata arrestata, ubriaca, dopo aver
malmenato la sorella e il nipote diciassettenne per motivi ancora non
del tutto chiariti.
Quali che siano le sue vicissitudini
extra-calcistiche, nulla toglie
a questo straordinario giocatore e
personaggio. E pazienza per quel carattere vulcanico
e un po fuori dalle righe.
Anzi, la tigre di Washington noi la preferiamo cos:
pazza e dissennata. We catch in a few, Hope.
E grazie di tutto.

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Cera una volta la Jugoslavia.


Quando la Stella Rossa
sottomise lEuropa
La grande Stella Rossa Belgrado nellanno pi bello
e tragico del calcio jugoslavo: quello della Coppa Campioni
alzata al cielo e dellinizio della catastrofe.

Giuseppe Zotti

uando il 19 settembre 1990 ebbe inizio la 36


Coppa dei Campioni, la Jugoslavia stava gi
scricchiolando.

La decade post-Tito era culminata con gli scontri


avvenuti al Maksimir il 13 maggio 1990, poco dopo
la vittoria elettorale dei nazionalisti dellUnione
Democratica Croata: gli ultras della Stella Rossa -il
leader dei Delije era il futuro criminale di guerra
Arkan- iniziarono una maxi-rissa con i tifosi della
Dinamo Zagabria, resa celebre dalla foto del calcio di
Boban a un celerino che attaccava un tifoso croato.
Nello stesso anno, per, una giovane Jugoslavia fece
un grande Mondiale, cedendo nei quarti solo ai rigori contro lArgentina.
A stravincere la Prva Liga nel 1990 fu la Stella Rossa, che forn alla nazionale giocatori come Darko
Panev, Dragan Stojkovi (ceduto al Marsiglia in
estate), Robert Prosineki e Dejan Savievi, il Genio.

La squadra in patria non conosceva rivali, ed i suoi giocatori, a


discapito della giovane et, sembravano gi pronti ad affrontare
lavventura europea.
Allesordio in Coppa la Zvezda
delude: con il Grasshoppers finisce
1-1 e solo Bini si salva dai fischi
dei tifosi. Al ritorno, per, non c storia: la Crvena,
con Panev sugli scudi, vince facilmente 4-1.
Agli ottavi ci sono i Rangers di McCoist e Hateley.
Landata accompagnata da ben 70.000 spettatori,
con i Delije che sono il dodicesimo uomo in campo
sin dal prepartita.
La gara dominata e finisce 3-0: Jugovi e Prosineki sono inarrestabili ed il temuto attacco dei
blues frenato alla perfezione.
Il ritorno una formalit, visto che i Rangers non ci
credono pi: alla fine 1-1, ed da segnalare il grande gol dello 0-1 di Panev.
Ai quarti tocca alla Dinamo Dresda, rappresentante

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90

Stella Rossa

Nella ripresa il Bayern tenta lultimo assalto: Wolfharth sbaglia


a porta vuota, poi una papera di
Stojanovi d ad Augenthaler l1-1
al 65. Pochi minuti dopo, un innocuo traversone di Effenberg
viene gestito malissimo dalla difesa e Bender pu segnare il gol che
significa supplementari.

della gi scomparsa DDR.


I 100.000 posti del Marakana sono tutti occupati, e
con il gran supporto dei Delije il risultato ancora
La Zvezda si butta in avanti con
3-0, con i gol di Prosineki, Bini e del sublime Sadisperazione: una girata di Bini
vievi.
va fuori di poco, ma al 90 unanIl ritorno non dura neanche 90 minuti: la Dinamo se- ticipo di Augenthaler disegna una
gna subito con Gtschow su rigore; poi per c solo parabola beffarda per Aumann.
la Zvezda, trascinata da Savievi (autore dell1-1) e
Lurlo di gioia del Marakana
Mihajlovi.
quasi disumano:la Stella Rossa in finale, e affronPanev al 71 chiude lincontro: dopo il gol i tifosi di ter lOlympique Marsiglia (che ai quarti aveva elicasa lanciano di tutto sul campo, causando lo 0-3 a minato il Milan) di Stojkovi, gravemente infortunatavolino.
tosi in stagione.
La Stella gi in semifinale, e lavversario il Bayern Nella finale entambe le squadre puntano sulle difese,
Monaco guidato da Heynckes e Brian Laudrup.
che si dimostrano allaltezza: la gara non decolla, e se
Landata allOlympiastadion ben pi equilibrata
nel primo tempo pi pericolosa la Stella Rossa, nel
rispetto agli altri turni della Zvezda, ma al 23, comsecondo lo sono i transalpini.
plice Prosineki, Wolfharth sigla l1-0.
Nellextra-time non succede niente: ai rigori ProsiLa Stella Rossa per non demorde: Mihajlovi sfiora
neki non ha difficolt a segnare, mentre Amoros
l1-1 da 30 metri, e allo scadere Prosineki lancia Binon angola il tiro: Stojanovi para.
ni, che poi serve Panev, che pareggia in scivolata.
Nessuno sbaglia i penalty, ed il quinto, segnato da
Nella ripresa le squadre sono pi prudenti, ma SaPanev, porta il calcio jugoslavo al suo zenit, proprio
vievi segna il 2-1 in contropiede; la Zvezda sfiora
a poche settimane dalla catastrofe: il 25 maggio la
poi due volte il 3-1 che avrebbe assicurato la finale.
Croazia dichiara lindipendenza, e la reazione della
Per il ritorno il Marakana sold out, e al 25 una
Jugoslavia inizia la guerra che chiude lesperienza
punizione di Mihajlovi da quasi
jugoslava.
30 metri sigla l1-0 che accende gli
animi Delije.
La nazionale nel 1992 viene
La nazionale nel 1992 viene
La Stella Rossa ha fretta di arriesclusa dagli Europei, dei quali esclusa dagli Europei dei quavare a Bari: Panev va vicinissimo sarebbe potuta essere
li sarebbe potuta essere sicura
al 2-0, poi sfiorato da Savievi e
protagonista -poi vinti a sorpresicura
protagonista,
Bini.
sa proprio dal suo rimpiazzo, la
Danimarca- e nel 1998 il mondo
assister allo strepitoso debutto
iridato della Croazia: terzo posto.
Boban, Stani, uker, Boki (che
salt il Mondiale per infortunio),
Prosineki, Jarni. Difficile immaginare una squadra capace
di battere una Croazia del genere
se fosse stata ancora parte della
nazionale jugoslava, che a quei
Mondiali schier Jugovi, Savievi, Mijatovi, Stojkovi, Mihajlovi
e Stankovi.
Questa lultima epopea -per oradelle utopiche avventure che si
mescolano con il calcio.
E forse, il miglior modo possibile per spiegare la strana storia
della Jugoslavia.

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90

Il sostituto: Vikash Dhorasoo,


lintellettuale ribelle che trionfa
sul tavolo verde
Queste persone che vengono allo stadio e mi fischiano, mi detestano, sono il tipo di persone che
amo e che difendo. Immagino facciano parte della
massa e, nonostante mi renda conto di non essere
pi uno di loro, continuer a difenderli

Simone Viaro

ikash Dhorasoo nasce nelle Isole Mauritius,


abbacinante arcipelago al largo del continente
africano e agognata meta degli occidentali per
i loro soggiorni vacanzieri.

Questa, per, anche una storia di orgoglio mai


sopito, di resistenza e di lotta per la conservazione
dellidentit personale. Infatti, anche nella rossa Le
Havre e nella Francia illuminata, il Nostro inizier a
fare i conti con gli scorni che solo unesistenza basata sul non allinearsi mai pu riservare.

Nemmeno il tempo di iniziare a gattonare tra le


spiagge assolate, che tempo di
partire: armi e bagagli, si va in
Vikash un outsider e nella sua
Europa, destinazione Le Havre.
Questa, per, anche una storia persona lesser fuori dagli schemi
lamaro destino degli ultimi
assurge a cifra stilistica: Vikash
di orgoglio mai sopito, di residella terra, di chi per svincolarsi
troppo dandy, flirta eccessistenza e di lotta per la conser- veste
dalle spire soffocanti di una livida
vamente con lideale dellintelletvazione dellidentit personale. tuale maudit, non riesce a tenere a
indigenza si vede costretto anche
controvoglia a giocarsi tutto sulle
freno la lingua; Vikash non inopportunit offerte da fantomatici eldoradi oltreodietreggia di un passo e se proprio deve compierlo,
ceano. Per buona sorte, il destino sembra sorridergli: come insegnano i Madness nel loro brano pi celead accoglierlo la citt portuale, coacervo di multibre, lo compie oltre. Oltre le convenzioni sociali, oltre
culturalit in territorio francese.
le mode e le posizioni.

17

90

Vikash Dhorasoo

Durante la sua lunga militanza in


Ligue 1 si esprime a favore della
causa omosessuale nel mondo
dello sport e avalla politiche di
uguaglianza sociale e in favore
delle classi meno abbienti.
Approda poi nel Lione, compagine nella quale il centrocampista
mauriziano interprete di spicco,
abituando il pubblico della Gerland al suo calcio intelligente ma
creativo, veloce ma ragionato.
Grazie alle annate nelle dominanti truppe di Le Guen, la figura di
Dhorasoo provoca languori difficilmente estinguibili al Milan
ancelottiano che ne richiede i servigi.
Il Club di via Turati, incarnazione del calcio padronale, non sembra per il luogo adatto per un uomo
con i piedi cos ancorati al terreno e il cui egualitarismo la pietra angolare su cui fonda il suo essere.
Le istantanee scelte per rievocare le sensazioni dello
spogliatoio rossonero, alla vista del nuovo arrivato
sembrano tratte da una sorta di remake nostrano
dellesilarante Hollywood Party: il protagonista, Vikash nei panni dello splendido Peter Sellers, si scontra
con luniverso di convenzioni degli uomini di Ancelotti, con stuoli di yes-man e spin doctor berlusconiani, con avveniristici e quanto mai deficitari laboratori per il miglioramento delle prestazioni e con le
immancabili e impettite cene da Giannino.
Il microcosmo rossonero lo rigetta come agisce il
sistema immunitario nei confronti di un ospite non
gradito (emblematico il monito di Costacurta che,
tra il serio e il faceto, redarguir Vikash dalla lettura
del quotidiano comunista Libration) e il giocatore,
risentendo anche di una concorrenza difficilmente
sormontabile, gallegger per una stagione ai margini

della rosa, collezionando una manciata di sparute e


deludenti apparizioni.
Rispedito in patria, tra le file dei capitolini del PSG,
strappa il lasciapassare per la prima ed unica kermesse mondiale della sua carriera. Proprio in Germania, Vikash scrive, ancora una volta lontano dai
verdi prati rettangolari, la pagina pi romanzesca
della sua esistenza.Gli allenamenti sono spossanti, la

tensione alle stelle, laspettativa altissima. Il Nostro, accettato il ruolo


di comprimario nella spedizione
transalpina, si sofferma a riflettere sulla carriera ormai agli sgoccioli, sulla vita e sugli affetti.
Fatto tesoro di queste amare riflessioni e armato di una Super8,
compie il suo personalissimo e
struggente testamento. un documento che sintetizza lessere di
Vikash, lespressione pura di quello che il Dhorasoo uomo e calciatore.
Ne esce un caleidoscopio di sentimenti, un bignami di celluloide del senso dinadeguatezza: percepiamo lanelito verso la sua gente
nonostante lincomprensione di questa, la sofferta
condizione di subordinato, il ritenersi vittima della
sfortuna pi che delle scelte, la difficolt nei rapporti
umani e lalienazione che lo attanaglia.

Con The Substitute, sbatte in faccia al mondo


come il calcio pu influenzare lesistenza e ne
mette in luce gran parte delle sue contraddizioni
Con The Substitute, sbatte in faccia al mondo come
il calcio pu influenzare lesistenza e ne mette in luce
gran parte delle sue contraddizioni, in un ulteriore
atto di chiusura, di arroccamento sul proprio integralismo.
Rientrato dalla Germania, termina di fatto il suo rapporto col calcio giocato: ora e tempo di raccogliere
i cocci e tirare le somme di una carriera vissuta
sul crinale del fallimento, ma con la sensazione che
mancasse davvero poco per affermarsi definitivamente.
In controtendenza con la maggior parte dei colleghi, abbandona il calcio e si dedica anima e corpo al
poker. Lepilogo perfetto lo vedrebbe devolvere lintero montepremi di un grosso torneo ai pi bisognosi,
dando in un sol colpo lustro imperituro al proprio
personaggio e uno smacco irrimediabile alliniquo
mondo contemporaneo.
Questa per anche la storia di promesse non mantenute a fondo e speranze disilluse.
Questa la storia di Vikash Dhorasoo, talento mai
sbocciato davvero, bandiera mal digerita della classe
operaia, outcast pallonaro. Ma anche monumento
della controcultura francese, eterno straniero in
patria e uomo contro per eccellenza.
Almeno finch non provveder a scrivere una nuova, sorprendente pagina.

18

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Generazione Joypad
Il morboso amore per Babangida
e Winning Eleven 4
Allalba del terzo millennio, potevamo fare a meno del modem a 56k,
del cellulare, di MTV, della patente e delle prime vacanze in Riviera.
Potevamo fare a meno di tutto. Ma non di Winning Eleven 4.

Matteo Aiello
Pronto.
Matte, sono io.
Ciao Ale, com?.
Tutto bene. Senti, ho bisogno di farti vedere una cosa.
Ce la fai a passare?.
Ok, vengo per unoretta che poi devo studiare.
Datti una mossa. Lorenzo mi ha prestato un giochino.
Non puoi capire.
Cos allucinante?.
Non puoi capire....
Mi vesto e arrivo.
Fai veloce!.

nche se negli ultimi anni ci siamo persi di


vista, considero Ale, ovvero Alessio, il mio pi
grande amico. Pur avendo due caratteri opposti ma simili, andavamo cos daccordo perch avevamo gli stessi gusti. Dalla venerazione per Sylvester
Stallone ai pomeriggi a giocare a Wolfenstein 3D.
Non sapevo di cosa stesse parlando, ma dal tono euforico con cui mi aveva detto di correre da lui doveva trattarsi di una roba grossa.

Appena entrai in casa, sua madre mi disse che si era


chiuso in camera. Bussai alla porta e lo trovai seduto
con il joypad della Play in mano, davanti ad un videogioco calcistico a volume sostenuto. Era talmente
preso che a malapena si era accorto di me.
Guardai il monitor e mi cadde locchio sul risultato:
2-0 per il Camerun. Lui era la Nigeria.
Ma che partita ? gli chiesi.
Coppa dAfrica.
Sarebbe questo il giochino bomba?.
S.
Ma scritto tutto in giapponese?.
S.
Anche il telecronista parlava giapponese e mi venne
da sorridere quando mi accorsi di come pronun-

19

90

Tijani Babangida

ciava i calciatori africani. Continuavo a non capire.


Avrei voluto chiedergli qualcosaltro, ma temevo che
continuasse a rispondermi a monosillabi. O che non
mi rispondesse proprio.
Un passaggio filtrante di Okocha mise davanti alla
porta il numero 13. Finta, Songo per terra, appoggio
di sinistro a porta vuota e Nigeria che accorcia lo
svantaggio.
Eccolo l il Fenomeno! grid Alessio alzando le
braccia al cielo, dai che la pareggiamo!.

a calciare con laltro piede e viceversa.

Ha curato nel dettaglio di una console a 32 bit i parIl gol del 2-1 lo port in trance agonistica ed inizi
ticolari estetici dei giocatori: le treccine di Davids,
ad inveire contro chiunque. Compreso il telecronista. la chierica di Zidane, le scarpe bianche di Beckham
Dopo aver sofferto gli attacchi dei camerunensi, da
e Roberto Carlos che calciava le punizioni prendenuna ripartenza, il pallone arriv sulla fascia sinistra do la rincorsa lunghissima. Ma quella che reputo
ancora al numero 13 che part in progressione, spin- linnovazione pi rivoluzionaria stata la Master
to dallincitamento di chi, sulla sedia, stava premendo League, con lobbligo di vincere per sostituire gli
R1. Stacc i difensori avversari e appena entrato in
sconosciuti di default con i calciatori reali.
area di rigore, lasci partire un diagonale che buc
per la seconda volta Songoo. Camerun 2, Nigeria 2.
Per quanto oggi, la Konami sia in ritardo, ma in ripresa, rispetto alla EA, Winning Eleven 4 e resta il
Il Fenomeno! Ancora lui!.
miglior gioco di calcio di sempre, grazie al romanticismo di quelle teste cubiche e alla telecronaca grotNon so se mai capitato anche voi, ma certe volte mi
diverto pi a vedere qualcuno che gioca ad un videogioco piuttosto che a giocarci.
Ma chi quellimprendibile? gli chiesi.
Babangida rispose, il calciatore pi forte del mondo!.
Per alcuni di voi, la scenetta che ho appena descritto
potr sembrarvi assurda ma, oltre a Zidane e Ronaldo, il terzo gradino del podio di miglior calciatore del
mondo di fine anni 90 spettava a Tijani Babangida
e non per reali meriti, dato che la sua carriera ha
tesca e sguaiata di Jon Kabira.
avuto una sola stagione di rilievo con lAjax.
Queste sono le formazioni che utilizzavamo io, Ale ed
Eppure, TJ il simbolo di unepoca e della generaaltri due amici. Tutti rigorosamente con il 4-2-1-3.
Matteo, Inghilterra:
Seaman; Neville, Campbell, Southgate, Le Saux; Butt, Scholes; Beckham; McManaman, Shearer, Owen.

Non so se mai capitato anche voi, ma certe volte


mi diverto pi a vedere qualcuno che gioca ad un
videogioco piuttosto che a giocarci.
zione dei trentenni di oggi che passavano giornate
intere a sfidare gli amici (rischiando molto spesso
di rovinare lamicizia con il proprio avversario e
chi ha tirato o subto un rigore centrale sa di cosa
sto parlando) abbandonando del tutto la propria vita
sociale.
Winning Eleven 4 ha avuto lo stesso impatto di Are
You Experienced della Jimi Hendrix Experience per i
chitarristi. Ha spazzato via la concorrenza ed stato il primo videogioco di calcio difficile dove sono
state introdotte una serie di modernizzazioni che
sono servite come apripista per i capitoli successivi. A partire dal poter cambiare la tattica durante la
partita e che un calciatore destro aveva pi difficolt

Alessio, Nigeria:
Rufai; Finidi, Okechkwu, West, Babayaro; Adepoju, Oliseh;
Okocha; Amokachi, Kanu, Babangida.
Lorenzo, Argentina:
Roa; Sensini, Ayala, Pochettino, Zanetti; Almeyda, Veron;
Ortega; Crespo, Batistuta, Claudio Lopez.
Francesco, Brasile:
Rogerio Ceni; Caf, Odvan, Cesar, Z Roberto; Emerson, Flavio Conceiao; Rivaldo; Roberto Carlos, Romario, Ronaldo.
Perch se prendevi il Brasile e non mettevi Roberto
Carlos in attacco non eri nessuno.
P.s. Nigeria-Camerun fin 3-2. Indovinate chi fece il
terzo gol?

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Grappa, sigarette e valanghe di gol:


Dario Hubner, il Bisonte di Muggia
Il bisonte ha una struttura fisica particolare [] presenta una gobba
piuttosto pronunciata. La testa grossa e tondeggiante ed avvolta da
una fitta peluria scura. (Bisonte americano, Wikipedia)

Alessandro Bezzi

li anni Novanta sono stati lEl


Dorado del calcio italiano:
ricordarli scatena unincredibile tempesta emotiva in tutta la
mia generazione. Ed inevitabile
che, in mezzo a Ronaldo, Batistuta
e Shevchenko, si finisca per rievocare Dario Hubner. Se gi allora si
percepiva la sua unicit, semplicemente improponibile accostarlo
ai patinati top player di oggi, sempre pi distanti dal pubblico che
va ad applaudirli.
Il giorno dellesame di terza media dissi ai professori:
mi diate o no il diploma, domani andr a lavorare. Me lo
diedero e il mattino dopo alle 7 ero al forno, assunto come
garzone.
La storia di Dario Hubner inizia cos: le scuole finite
a fatica, la voglia di giocare a pallone e la certezza di
dover faticare per vivere. Ma Hubner, nato a Trieste
nel 1967, non uno che si fa problemi quando c
da rimboccarsi le maniche: neanche a fine turno,

quando raggiunge i compagni per


allenarsi con la Muggesana. Dario
tifosissimo dellInter e in allenamento prova a emulare le gesta del
suo idolo Altobelli. A diciotto anni
Dario inizia a lavorare in unazienda di serramenti. Di giorno
costruisce porte, di sera le sfonda: goffo, Hubner, ma dannatamente efficace e svelto, con i piedi
e con la lingua. Quando gli fanno
notare la scarsa eleganza nei movimenti, risponde:
Certo che sono grezzo, vorrei vedere voi dopo dieci ore
di lavoro.
I trevigiani della Pievigina decidono di puntare su
quel ruvido ventenne e lo fanno debuttare nel campionato interregionale. Hubner non pi giovanissimo, sgraziato e fuma troppe sigarette: anche
durante lintervallo, mentre il mister sbotta e i compagni riprendono fiato. Non sar il prototipo dellatleta perfetto, ma ha una dote particolare: ogni anno

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Dario Hubner

diventa pi forte, adattandosi a


qualsiasi categoria. Dieci gol con
la Pievigina, prima di diventare
professionista con il Pergocrema
in C2. Nel suo unico anno con i
lombardi segna sei gol: non tanti,
ma abbastanza per conquistare il
pubblico.
Spacca il palo, la traversa
Hubner gol, Hubner gol.
Forza vecchio mulo,
forza vecchio mulo,
facci un gol, facci un gol
A 21 anni, Hubner gi un vecchio mulo: domina larea come un
veterano, e suda come un asino. Nei venti anni successivi lo spartito non cambier mai.
Dopo lanno al Pergocrema Hubner passa al Fano,
dove esplode definitivamente. Viene soprannominato Tatanka, il nome che i nativi americani danno al
bisonte: per quellandatura agile ma al tempo stesso
pesante e ingobbita; per quel pizzetto nero come la
notte; per la solennit con cui riempie larea di rigore, quasi fosse una prateria dove pascolare, libero di
fare quel che vuole.
Venticinque gol in tre anni e il titolo di capocannoniere in Serie C1: dal campionato cadetto lo chiama il
Cesena, e Hubner dimostra ancora una volta di non
soffrire i salti di categoria. Il Bisonte non rinuncia a
niente: n alle Marlboro rosse, n al grappino dopo
i pasti, ma si allena con lentusiasmo di un bambino, e tanto basta. fedele alla sua
filosofia, Hubner: testa bassa e
lavorare. Verr pure la gobba,
ma vengono anche i gol. Con i
bianconeri Tatanka va in doppia
cifra per cinque anni consecutivi,

Il Bisonte non rinuncia a niente:


n alle Marlboro rosse,
n al grappino dopo i pasti,
ma si allena con lentusiasmo
di un bambino, e tanto basta
laureandosi capocannoniere della
Serie B nel campionato 1995/96.
LInter propone ai romagnoli uno
scambio con Del Vecchio, che per
rifiuta di scendere nel campionato cadetto: Del Vecchio finisce
alla Roma in cambio di Branca. Il
Bisonte resta un altro anno in B
con il Cesena, finch non arriva la
chiamata dal Brescia: a trentanni
Hubner approda finalmente in

Serie A. Il suo debutto in programma il 31 agosto


1997 a San Siro, proprio contro i suoi amati nerazzurri. Quella sera, la Scala del calcio gremita per
un altro esordio: quello di Ronaldo, appena acquistato dal Barcellona.
Tutti aspettano il Fenomeno, ma il Bisonte a segnare e a gelare un intero stadio. Hubner riceve il
lancio in verticale di un giovanissimo centrocampista, Andrea Pirlo, stoppa con la coscia destra e gira
di sinistro in porta. Pagliuca non pu far nulla e le
rondinelle si portano in vantaggio.
Portai in vantaggio il Brescia e cerano 70mila persone
in silenzio.
Ci pensa un altro debuttante, Alvaro Recoba, a ribaltare il risultato con due gol; la giornata successiva
Hubner segna una tripletta alla
Sampdoria, ma neanche questo
basta a ottenere i tre punti. Due
partite che diventano lallegoria di
unintera stagione: i gol del Bisonte
non sono sufficienti a salvare un
Brescia zeppo di talenti ancora
troppo acerbi.
Servono due anni e 42 gol di Hubner per tornare in Serie A: ma
stavolta Corioni ha imparato la
lezione, e decide di puntare tutto
sullesperienza di due grandi vecchi. Carlo Mazzone in panchina e
Roberto Baggio in campo.
Il Brescia di Serie B era
una squadra di ignoranti
che remavano tutti dalla stessa parte.
Lanno dopo arriv Baggio, ma
la grinta lavevamo gi.
Arrivammo settimi.
Grazie alle magie di Baggio e ai
diciassette gol di Hubner, la stagione 2000/01 diventa la migliore

22

90

Dario Hubner

nella storia del Brescia. A chi gli chiede cosa si prova


a giocare accanto a Baggio, Hubner risponde cos:
A me non cambia niente.
Io ho sempre segnato anche
senza di lui.
Corioni arriva perfino a dire: Senza sigarette e grappa Dario Hubner sarebbe il pi forte di tutti. Vero, ma il
Bisonte continua a fumare 40 Marlboro al giorno e a
bersi i suoi grappini. Il Brescia, forse immaginandolo

Corioni arriva perfino a dire: Senza sigarette e


grappa Dario Hubner sarebbe il pi forte di tutti.
gi al tramonto, decide di metterlo in vendita e puntare su Luca Toni. Arrivano offerte anche dalla Premier League ma la volont di Hubner decisiva per
il suo trasferimento a Piacenza. Ma perch, a 34 anni
e allultimo contratto importante della sua carriera, il
Bisonte sceglie proprio Piacenza?

una tourne primaverile a convincere il Milan a tesserarlo. La


storia non si fa con i se, ma lidea
di Hubner assistito da Pirlo, Rui
Costa e Seedorf manderebbe in
estasi chiunque. Nessun rimpianto
per il Bisonte, che con la maglia
biancorossa segna altri 14 gol, insufficienti per salvare il Piacenza.
Hubner, diventato il bomber pi
prolifico della storia degli emiliani in serie A, finisce allAncona di
Jardel, Ganz e Luiso: un cimitero
degli elefanti, non una prateria
per bisonti. Dopo sei mesi Hubner
passa al Perugia, dove segna tre
gol prima di tornare in C1, a Mantova.

Il vecchio bisonte ha il pizzetto ingrigito ma continua


a segnare: non vuole saperne di diventare barista a
tempo pieno e continua a giocare fino ai 44 anni. C
un episodio che spiega meglio di mille parole il carattere di Hubner: tesserato per lOrsa Franca (EccelIo abito vicino a Crema: da casa mia a Brescia ci sono 40 lenza), viene squalificato sei mesi dalla FIGC perch
chilometri, da Piacenza invece soltanto 30. Cos, finito lalle- percepisce un salario da professionista. Potrebbe
namento, faccio prima a tornare.
smettere, Dario, o quantomeno scontare la squalifica: invece, a 42 anni, per continuare a giocare si fa
Le frontiere a volte si possono scegliere: per Hubner tesserare da una squadra del Campionato Amatori
la qualit della vita vale pi di tutto. Meglio finire la
AIC, il Passarera.
carriera a due passi da casa e dal bar che intanto ha
aperto con la moglie. Toro Seduto, chiamato anche
A 44 anni anche Hubner, finalmente, appende le
Tatanka, si un al Circo Barnum di Buffalo Bill: per il scarpette al chiodo. In ogni caso, nessun rimorso: il
Tatanka di Trieste non ci sar nessun circo, nessun
calcio per Dario un divertimento; quasi un vizio,
Far West dove recitare il proprio Viale del tramonto. Al che d pi assuefazione della nicotina. Se c qualbisonte di Trieste non servono pianure pi lontane di cuno che rimpiange quei gol, siamo noi: quelli come
quella padana, e a 34 anni si riparte dal Piacenza.
Dario Hubner, quando se ne vanno, lasciano un vuoto incolmabile.
Hubner non mostra certo problemi ad ambientarsi,
ma il Piacenza stenta comunque: lultima giornata
Perch i bisonti, nel calcio di oggi, sono una specie
gli emiliani sono obbligati a vincere contro il Verona in estinzione
per rimanere in Serie A. il 5 maggio 2002: mentre
allOlimpico si consuma lo psicodramma interista, al
Garilli di Piacenza si scrive unaltra pagina di storia. La doppietta
di Hubner affonda lHellas: il Piacenza salvo e il Bisonte raggiunge David Trezeguet in testa alla
classifica cannonieri.
Nonostante i 24 gol in campionato,
Trapattoni decide di non portarlo
in Corea del Sud: cos, Hubner si
guarda i Mondiali da casa. O lavorando al bar Tatanka: mentre
Byron Moreno ridicolizza la FIFA
in mondovisione, probabilmente
Dario a imprecare con il grappino in mano e la sigaretta in bocca.
Ad agosto torna a indossare la
maglia del Piacenza: non bastata

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Hanno scritto
Matteo Aiello
Simone Bartalesi
Alessandro Bezzi
Giovanni Boniforti
Leonardo Capanni
Paolo Carelli
Federico Castiglioni
Jacopo Rossi
Simone Viaro
Giuseppe Zotti

Copertina
Pierpaolo Barresi

Vignette
Sara Liguori

Progetto Grafico & Impaginazione


Jacopo Rossi

Contatti

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