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Il mondo senza bellezza di Claudio Caligari

Goffredo Fofi
Goffredo Fofi, critico

molto probabile che i due film italiani che il red carpet di Venezia ha escluso dal concorso
siano anche i due pi nuovi e nostri contemporanei, nel senso della necessit di unarte che
entri nelle contraddizioni della condizione umana di oggi e proprio di oggi, e che ci provochi
perch le si affronti, che non le svenda soffocandole nella comunicazione mercantile.

Grazie ad Alberto Barbera, ottimo funzionario della corporazione dedita a propaganda e


spettacolo nel mondo (dove girano i miliardi: una delle industrie mai in crisi, perch di
divagatori e pusher culturali il potere ha sempre bisogno), tutto diventa pi chiaro. I due film
sono stati infatti rigorosamente e coerentemente esclusi dal concorso veneziano: Bella e
perduta di Pietro Marcello (non premiato a Locarno, passerella corporativa minore) e questo
Non essere cattivo di Claudio Caligari, appena uscito nelle sale e che si spera che il pubblico
migliore corra a vedere. Non esito a dire che sono due piccoli capolavori, ma piccoli solo per il
costo, per la marginalit della produzione.

Affronteremo il primo quando uscir. Del secondo dico subito il dispiacere per la morte
recente del suo regista, marginale per scelta. Del suo Amore tossico (1983) non fui entusiasta,
per qualche compiacimento di troppo, mentre Lodore della notte (1998), pi brutale e
decisamente migliore, risent della voga della brutalit, in quegli anni, di altri film presunti di
denuncia e che erano invece di maniera.
I cattivi non sono solo cattivi, e non sempre colpa loro se lo sono
Con Non essere cattivo, lopera omnia di Caligari consta di tre film in tre decenni e mezzo, e
anche questo d unidea di cosa sia il mondo del cinema, in particolare romano. Con lultimo,
prodotto grazie allamicale devozione di Valerio Mastandrea, che era stato il giovane e
sorprendente protagonista del secondo, Caligari ha come depurato la sua materia,
raggiungendo una misura artistica e umana alta e intimamente commossa, che oserei dire
religiosa proprio nel senso della morale cristiana primaria dettata da una straziata piet per i
personaggi che mostra.
Si parla di spacciatori di droga periferici, che sono anche drogati, e delle loro donne, dei loro
figli, del loro habitat, in una Ostia (gi raccontata in Amore tossico: evidente che il registra la
conosce bene e sa di cosa parla) che tanto assolata quanto squallida e provvisoria come
tante periferie del mondo. Lambiente e i personaggi sono pasoliniani (Accattone il
riferimento essenziale, ma anche Morte di un amico di Franco Rossi, scritto da Pasolini con

Giuseppe Berto, per il legame tra i due protagonisti Cesare e Vittorio), per dimensionati in un
oggi che un eterno oggi, dove le storie si ripetono di padri in figli e di generazione in
generazione, con le stesse ricorrenze.
Una societ nemica; un potere generalmente distante e dimentico salvo che per una polizia
che reprime senza che niente cambi; un ambiente vedi le scene sui cantieri e sulla loro
gestione dove il lavoro poco e non offre garanzie di sorta; donne supine che quando sono
sveglie vengono presto ricondotte al loro essere secondarie anche nella marginalit, anche
nella sofferta solidariet con i loro uomini; bambini vittime o destinati a ripetere le gesta degli
adulti. Un mondo vero, che sfioriamo quotidianamente, ma da cui siamo protetti solo per
appartenenza di ceto o per la volutt di un agire da servi, di una carriera da servi.
Non essere cattivo
La vita dura e se non sei duro come la vita non vai avanti, dice Cesare, il pi mosso,
nevrotico, aggressivo dei due amici. E andarsene da tutta sta merda pi facile a dirsi che a
farsi. I srdi ce vonno, e di conseguenza lo spaccio, perch tanta gente ce campa. I cattivi
non sono solo cattivi, e non sempre colpa loro se lo sono. La differenza con tanti film e libri
che hanno cercato di raccontare questo purgatorio senza uscita che Caligari lo conosce bene
e ama i suoi personaggi, anche i pi trucidi, perch sa vedere oltre e dentro. Perch sa, mentre
quasi sempre gli scrittori e i registi non sanno, cio vedono con gli occhi di chi sta fuori e non
pensano neanche lontanamente a farsi carico di quei dilemmi, di quella condanna. Non
capiscono e non possono capire, ma sono loro a costituire le schiere della cultura e i complici
o difensori di fatto di questordine delle cose, quali che siano le loro opzioni ideologiche.
Resta da dire dei due splendidi attori che danno corpo e cuore a Cesare e a Vittorio, Luca
Marinelli e Alessandro Borghi; delle giuste presenze femminili e di tutte le altre; del ritmo
asciutto e ritmato del film, che procede per accumulo e non per astuzie di sceneggiatura; e
della regia nervosa, tesissima e mai distante da ci che narra: tutto ci che rende Non essere
cattivo diverso dal cinema melenso dei buoni e dei denunciatori, quello che riempie di s, della
propria ipocrisia, il cinema italiano, cio romano: in questa Ostia non ci sono grandi bellezze, e
neanche piccole e medie.