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Periodico della Famiglia Cottolenghina Anno 67° n.3 luglio 2015 Pri MATT Aye Fondata nel 1948 ‘23 Lugho 2015 Perioicedlle Famiglia Cottlenghina Periodico quadrimestale Spe. n bb. postal ‘Comma 20 lett. C art.2 Legge 662/96 Reg Ti Torino .2202 de! 1911/71 Indvivo: Via Cottolengn 14 10152 Torino - Tel.011.52.25.111 C.C. post. N. 19331107 Direzione Tncontri Covtolengo Taino reduzioneincomtri@eotolengo.org ‘* Direttore responsable Don, Roberto Provera '» Redezione Salvatore Anguas~ Mario Carssoni ‘© Collaboratori Don nc ane Fe Boe il: Pt Bet Parca Pelegino - Gemna La Tera» Nadia Monat © Progeito graf Salvatore Aaquas © Inpaginazione Studio Adv Conamole di M.Alabiso Via Ricasoli 10 ~Torino ~ Tel, 3922658708 © Svampa Tipogria Gravinese Via Lombardere 276? -Leiei Tel, 011.99.90454 Tn Copertna: Beato Frat! Luigi Bordino ‘Quadro: Eugenio Musacchio La Redasioneringnia pli autor di aicole foo, particolatmente quelli che non ériuscitaa contatare, Incontri& consutatile su: www.cottolengo.org entrate a cuore aperto http:/Ichaariahospital Biogspot.com/ Questa rivista é ad uso interno della Piccola asa della Divina Prowidenza (Cottolengo) SOMMARIO LEditoriale - Sindone; l’amore pid grande 3 ‘Don Roberto Provera Papa Francesco a Torino 46 Unmilione di “Innamorati” 7 ‘Fabio Ciard! fratel Luigi Bordi eto ratel Luigi Bordino 8-9 parece nae divina prowidenza di San Giuseppe Cottolengo 10-11 12-13 14-15 16-17 18-19 20-21 Riscopriamo la capacita di ascoltare gli altri ‘Don Carmine ice Sul filo della memoria - Le Orsoline ‘Una suoraex orsolhng La famiglia Cottolenghina in Florida: Miami; Plantation Laredazione Lagioia della vita Paola Setola Un giorno per conoscere la Fragilita Tera Liceo Scientia e since applica 0. Slee Bile mee 23 a 24 44 an amici rai Pierangelo 5 Ii “Coro Subalpino” alla Piccola Casa 6 Franca Secchetti Ricordo di Fr. Domenico Carena - Ricordo di Paola Levi 21 ‘Fr Beppe Gaido Dario Maurizio Ordinazione diaconale 28 Lapronesss di Maris Angles Accoglienza dei volontari per la Sindone - Convegno annuale ex allievi 29 ‘Suor Milvia Molinari Lasegreteria del’associezione Sul ilo della memoria - La scuola Cottolengo ier 30-31 acura di Salvatore Acquas: Lafinestra 22 ‘La redazione uue avvenimenti hanno caratterizzato in modo Dre questi mesi passati: 'ostensione del- la Sindone, iniziata il 19 aprile ¢ terminata il 24 giugno, ¢ la visita di Papa Francesco a Torino i 21 giu- gno. La Sindone, sia essa 0 no il lenzuolo funebre che awolse il corpo di Gest deposto dalla croce, data la stra- ordinaria e misteriosa coincidenza con i dati evangelici ¢ Ja maesté del Volto in essa impresso, non pud non volgere Ja nostra mente ¢ il nostro cuore all'Amore pit! grande, con cui Gesit ci ha amati, tanto da donare per tutti ¢ per ciascuno la sua stessa vita. Sindone: l’amore pit grande. CN 2 Oserioe Reo Grazie, PAPA FRANCESCO! Rifletiamo un istante, Dio, Fafinito, PEtemo, si rinchiude nello spazio e nel tempo, volontariamente si lascia uccidere proprio da coloro che Egli é venuto a salvare. E paradosso divino: ci salva proprio attraverso la sua morte, manifesta- zione suprema di amore. Papa Francesco ha indirizzato al mondo del lavoro nella Piazzetta Reale, a tutti partecipant alla Messa in Piazza Vittorio ea tutti giovani presenti alla sera nella stessa piazza, parole vere, contro corrente € per questo impopolar. Commentando le letture della liturga, ha elencato le carateristiche delfamore divino. L’amore del Signore @fédele, non viene meno neppure quando noi Jo rifiutizmo; @ trasformante, ci ricrea; é soldo, roccioso, non delude, Nel pomerigeio, rspondendo alle domande di Chiara, Sara e Luigi, Papa Francesco & ritornato sul tema delfanore, umano questa volta, Il vero amore & operativo, {attivo, non parolaio; é dialogico, comunicativo, non pri- gioniero di se stesso; &rispettoso, & casto, non sfrutta Pal- ‘ro per il proprio piacere; & servizio, sactiicio per il bene delfalto. Vorret ora porte Paccento sul messaggio ri volto da Papa Francesco a tutti ali, le figie-¢ gli amici della Piccola Casa presenti nella chiesa grande, nei corti e negli ambienti collegeti. En- trato dallingzesso di vie S. Pietro in Vincoli, dopo avere sostato davanti al Santissimo Sacramento ¢ al Santo Cottolengo, Papa Francesco ka salu- tato personalmente i malati, i disabili, gli anciani presenti nella parte destra navata centrale (lato altare $, Cuore con reliquie di fi. Raggiunto il presbiterio, ha pronunciato un discor- so breve, ma essenziale. Ha ricordato che “la ragion d'essere di questa Piccola Casa non é lassistenzialismo (benché pri- ma Papa Francesco avesse denunciato la cultura dello scar- to, purtroppo ben viva anche in questa nostra societal, o la filantropia, ma il Vangelo. Il Vangelo del?amore di Cristo @ Ja forza che Iha fatta nascere e che la fa andare avanti; 'a- more di predilezione di Gesh per i pit fragile i pitt deboli. ‘Questo ¢ al centro. E per questo un’opera come questa non vva avanti senza la preghiera, che &il primo e pitt importan- te lavoro della Piccola Casa, come amava ripetere il vostro Fondatore... ¢ come dimostrano i sci monasteri di Suore di vita contemplativa che fanno parte di questa stessa opera’ Ha poi salutato a uno a uno anche le suore ¢ i sacerdoti angiani malati, seduti in carrozzella ai lati del presbiterio, ‘quindi falta meta degli ospiti presenti in chiesa - quelli dal lato delfaltare ci S. Giuseppe. Usci- to, Papa Francesco nel cortileinter- noha rivolto brevi parole alle perso- ne, che non avevano trovato posto in chiesa, ¢ ha salutato individualmen- te quindici malati di SLA con i loro accompagnatori, Dopo aver recitato tutti insieme Ave Maria, & par- f tito per Tincontro con i giovani in F piazza Vittorio, DEO GRATIAS, i GRAZIE, PAPA FRANCESCO, pregheremo pert, Don Roberto Provera tt EE PAPA FRANCESCO A TORINO Incontro con gli ammalati e i disabili nella chiesa del Cottolengo, 21 giugno 2015 Alle ore 16.30 di questo pomerig- gia, il Santo Padre Francesco ha incontrato gli ammalati e i disabili nella chiesa della Piccola Casa della Divina Prowvidenza, conosciuta come “Cottolengo’, dal nome del suo fondatore Giuseppe Benedetto Cottolengo. Dopo aver salutato ¢ benedetto singolarmente i malati presenti, il Papa ha pronunciato il discorso che pubblichiamo di seguito: ai fiatellie sorelle, non potevo venire a Torino / sea fermarmi in questa casa: la Piccola Casa della Divina Prowidenza, fondata quasi due secoli fa da san Giuseppe Bene- detto Cottolengo. Ispirato dall’a- more misericordioso di Dio Padre ¢ ¢ confidando totalmente nella sua § Prowidenza, egli accolse persone £ povere, abbandonate © ammalate che non potevano essere accolte negli ospedali di quel tempo. Lesclusione dei poveri ¢ la diffi- colta per gli indigenti a ricevere Vassistenza e le cure necessarie, & una situazione che purtroppo € presente ancora oggi. Sono stati fatti grandi progressi nella medi~ ina e nell.assistenza sociale, ma si @ diffusa anche una cultura dello scarto, come conseguenza di una crisi antropologica che non pone pitt P'uomo al centro, ma il consu- mo € gli interessi economici (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 52- 53). Tra le vittime di questa cultu- ra dello scarto vorrei qui ricordare in particolare gli anziani, che sono accolti numerosi in questa casa; gli anziani che sono la memoria € la saggezza dei popoli. La loro longevita non sempre viene vista come un dono di Dio, ma a volte come un peso difficile da sostene- re, soprattutto quando la salute & fortemente compromessa. Questa mentalita non fa bene alla societa, ed é nostro compito sviluppare de- gli “anticorpi” contro questo modo diconsiderare gli anziani, o le per- sone con disabiliti, quasi fossero vite non pits degne di essere vissu- te. Questo & peceato, @ un peccato sociale grave, Con che tenereza invece il Cottolengo ha amato queste persone! Qui possiamo im- parare un altro sguardo sulla vita e sulla persona umana! I! Cottolen- go ha meditato a lungo la pagina evangelica del giudizio finale di Gesii, al capitolo 25 di Matteo. E non é rimasto sordo all’appello di Gesit che chiede di essere sfamato, dissetato, vestito e visitato. Spinto dalla carita di Cristo ha dato inizio ad unOpera di carita nella quale la Parola di Dio ha dimostrato tut- ta la sua fecondita (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 233). Da lui possiamo imparare la concretez~ za dell'amore evangelico, pesché molti poveri e malati possano to- vare una “casa”, vivere come in una famiglia, sentirsi appartenenti alla comuniti e non esclusi e sopporta- ti. Cari fratelli ammalati, voi siete membra preziose della Chiesa, voi siete la carne di Cristo crocifisso che abbiamo lonore di toccare e di servire con amore. Con la gruzia di Gesit voi potete essere testimoni e apostoli della divina misericordia che salva il mondo. Guardando a Cristo crocifisso, pieno di amo- re per noi, e anche con Taiuto di quanti si prendono cura di voi, trovate forza ¢ consolazione per portare ogni giorno la vostra croce. La ragion dessere di questa Pic- cola Casa non é Passistenzialismo, © la filantropia, ma il Vangelo: il Vangelo dell’amore di Cristo é la forza che I'ha fatta nascere ¢ che la fa andare avanti: lamore di predi- lezione di Gest per i pitt fragili e i pitt deboli. Questo é al centro. E per questo un’opera come questa non va avanti senza la preghiera, che @ il primo e pitt importante 1 ‘OUenasafina lavoro della Piccola Casa, come amava ripetere il vostro Fondato- re (cft. Detti e pensieri, n. 24), € come dimostrano i sei monasteri di Suore di vita contemplativa che sono logati alla stessa Opera. Voglio ringraziare le Suore, i Fra~ telli consacrati ¢ i Sacerdoti pre- senti qui a Torino ¢ nelle vostre case sparse nel mond con i molti operatoril tari e gli “Amici del Cottolengo”, siete chiamati a continuare, con fe- delta creativa, la missione di questo grande Santo della carita risma é fecondo, come dimostrano anche i beati don Francesco Paleari e fratel Luigi Bordino, come pure la serva di Dio suor Maria Carola Cecchin, missionaria. Lo Spirito Santo vi doni sempre la forza e il coraggio di seguire il loro esempio e di testimoniare con gioia la cari- th di Cristo che spinge a servire i pitt deboli, contribuendo cosi alla erescita del Regno di Dio e di un mondo pid accogliente c fratemo. Vi benedico tutti, La Madonna vi protegga. E, per favore, non di- menticatevi di pregare per me. cel Al termine dellincontro con gli an~ ‘malati, il Santo Padre si & affaccia~ to nel Cortile interno, ba ‘alutato quanti non avevano trovato posto in cbiesa ¢ ha pronunciato a braccio le parole che seguons: Vi saluto tutti, vi saluto di cuore! Viringrazio tanto, tanto (di) quel- lo che fate per gli ammalati, per gli anziani e quello che fate con tene- rezza, con tanto amore. Vi ringra~ zio tanto e vi chiedo di pregare per me, pregare per la Chiesa, pregare peri bambini che imparano il cate~ chismo, pregare per i bambini che fanno la prima Comunione, pre- gare per i genitori, per le famiglie, ma da qui pregete per la Chiesa, pregate perché il Signore invii sa- cerdoti, invii suore, a fare questo lavoro, tanto lavoro! E adesso pre~ ghiamo insieme la Madonna ¢ poi vi dard la benedizione. [Ave Maria] arebbe un fallimento se Anno della vita consacrata, indetto da papa Fran- cesco, fosse cxlebrato nel chiuso dei convent, quisi riguardase soltanto suote, frat, eigios, membri deg istiut soola- sie tutta quella selva ci persone consacrate dalle mille denominizioni. A volte, entrare in ques mond dele persone “conscrate” a Fimpressione di enrae in una reat un po’ misteiosa ed exotica, Inolte, si trata Ai una reat ritenuta pinttosto marginale: che nella Chiesa cattolica la vita consacra- ta ci sao non ci sa sembrs non abbia una aranderilevanaa, se ne puo fare a meno, In fondo le persone intereste sono appena un milione, a fronte di un miliardo ¢ 300 mila milion di cattolic. La vita consacrata viene considerata un elemento posto, ma volte semplicemente decoraivo, Difati i manual Ai eclesiloga, su 700 gine ne dedicino si eno une decna appena a questa reat: sono cose ben pit important di cu purlae, ‘Ma cosa sarebbe la Chiesa senza Benedetto « Bernardo, Fransso e Domenizo Igniio di Loyola e Terese d Avila, Angela Merci e ‘Vincenzo de Paoli, Giovanni Boscoe Teresa ‘alcutta? Cosa sarebbe la Chiesa senza la santa senza i caismi di quest grand sani che continuano ad essere present nelle fae sige da loo generate? Che Chiesa povera, fata sob i stature, incapuce di atare.. Assieme alla santt, la vita consaratatocea la missione stessa della Chiesa. I movimen- ti religiosi mati dai carismi sono diventati raturali evangelizator. Basted pensare alfinvio dei benedettini in Inghilterr, fino alle penetrione del cristanesimo in Cina «¢ rel Nuovo Mondo da parte degli ordi ~ ~ di “Innamorati’”’ relgis,alfesplsione missonara dll Ot- ‘tocento, che si estende dall’Aftica all’Ocea~ nia, alle mission artche. L’anno indetto da papa Frances pourebbe essere Loccasione per prenderecoscienza del dono che Dio ha fatto efaalla Chies on casi, Zannun- cio fa dato il29 novembre 2014, dla fine dalfinconteo con 120 superior general, detio suggerimento delle Congregazione tuti di via consseats ele societa i vita apostoic. Eso é stato pensato nel conteso de 50 anni del Conclio Vaticano 1, epi in patcolare a 50 anni dalla pub- blcazions del decreto concliare Pefectae caritatis al rimovamento dela vita reigio- sx, Tniziat i 30 novembre soos, Tanno & scandito da un clendatio ricco di eventi e termineri i 2 febbraio 2016, Gli cbietivi sono enuaciati nella lettre apostolica di in izione (21 novembre 2014): 1) guardare i passato con gratitudine, 2) vivere il presente con passione, 3) abbracire il futuro con speranza, Fin dalla prima tiga della letera si awerte il coiavolgimento personae del Papa: serve non soltanto come succesore i Pietro, ma come efatell vostro, const crato a Dio come voi», Soltanto Francesco, perché gesuita, potera presentani come Papa fratello, Noa si tratta di un trucco per {us applaud, uma cpttio benevolent ‘tutta la lettera é una sincera condivisione di givie, problemi, sperarze..I Papaé dentro Jared dei consicrat,espressione di tut Joro. Ma nella sua lettera si rivolge anche ai lac ch, asieme alle persone consacra- te, condividono ideal, spirto, misione, Attomo ad ogni stato & infati presente una rica pluralti di sogget.B po he wolta Aelfintero popolo cristiano «perché prenda sempre pit consapevolezza del dono che & ‘a presenaa Gi tane consacrate e consacrat, ‘eredi di grandi santi che hanno fatto la sto- tia del cristianesimo». Si rivolge inoltre «alle pevsone consacrate¢ ai membri di fraterita © comuniti appartenenti a Chiese di tra- dizione dives da quell cattoiow, perché anche loro partecpinoalfiniziatva del? An- no dela vita consicrata atta Tattenzione anche al monachesimo di altre religioni. In una parole, ¢ Tinto 2 vivere questo anno con grande respiro; ur ano che dovri ve- dere tutti protagonist di un reat che ci appastine, Fabio Ciardi BEATO FRATEL LUIGI BORDINO ANGELO DEL COTTOLENGO abato 2 maggio la Chiesa di Torino e in particolare il Cotto- lengo hanno finalmente potuto manifestare tutta la Toro givia per kx beatifcazione del nostro amato fra~ tel Luigi. “Concediamo che il Ve~ nerabile Servo di Dio Luigi di Maria. Consolata, che sulesempio del buon Samaritano si dedicd totalmente al sewirio dei poveri, sia dora in poi chiamato Beato e che si posse celebra~ rela sua festa ogni annoil 25 agosto» Con questa formulz, contenuta nella Lettera Apostolica di Papa Francesco Jetta dal Prefeto della Congregazio~ ne delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Amato, Palpino-infermiere frate! Luigi Bordino & stato beatifi- cato oggi a Torino, Dell sua «dispo- 0 nibilita¢ sollecitudine a servire Gest nei makati» ha parlsto nelomelia il cardinale Amato, sottolineando che «in erediti ci lasia il suo buon esem- pio fatto di umilt, modestia, s ficio, laboriosita, dignita c affabilita, piccoleviti che foriscono sul'alhero santo della grande vit della cari, Il rappresentante del Pontefice ha poi ricordato ela profonda umilta del Beato, che era chiamato il gigante buono. Viveva di fede ~ ha aggiunto ~ la speranza lo sosteneva sempre, era ottimista, Non parlava mai di sé, non faceva pesare il suo aiuto ¢ operava con discrezione e il soriso sulle lb- bra». Un cappdlo da alpino, un cami ce bianco, un mazzo di fri oggetti semplici ma carichi di significa’ pro- fondi e per questo capaci di razconta- rena ita straordinaria. Ecco i don porta alfalare durante ln celebra- zione di beatifcazione di fatel Luigi Bordino, religioso della Congrega zione di sin Giuseppe Cottolengo, nato a Castellinaldo (in provincia di Cuneo) nel 1922 € morto a Torino 66 Suor Rachele incontrava Fratel Luigi, lo salutava e lui rispondeva col sorriso, testa bassa, sempre con la corona del Rosario in mano. 99 nel 1977, La sua esperienza umana si riallaccia a quella dei “santi socia- Ii” che da quasi due secoli animano la Chiesa piemontese. Grande solenniti ¢ profonda emozione per un momen- to cosi importante - allietato anche dai canti gioiosi delle suore cottolen- ghine unitamente al coro delle catte- drale, - i ricordi di quanti hanno co- nosciuto personalmente fratel Luigi sono riafiorati nitidamente, le erea- ture che tanto amava, fig fighi del- hh Piccola Casa, parlano con anima pid che cone parole, In questi giomi, sull’onda di memorie ancora vivide, ne abbiamo incontrati alcuni che ci hanno lasciato testimonianze. Ange- hh, sordomata e cieca ha conosciuto Fratel Bordino prima di un interven- to. “Mi@ stato vicino, ho pregato con Jui, mi ha dato coraggio, sono andata alfintervento tranquilla& andato tut- to bene. Accarezzo sempre la sua re- liguie”. Suor Giancerla, quando sora e studente del corso d'infermiera era sempre affannata per conciliare stu- dio lavoro ¢ reparto, “Fratel Luigi mi ha rincuorato: che continuassi pure a stirare, lui mi avrebbe spiegato la le- zione mentee stiavo.” Enrichetta ha conosciuto il Beato nel 1955 quan- do era stata ricoverata in ospedale “Mi aveva colpito la sua delicarezza verso gli ammalati, la grande cart’. Gli chiedo ogni giomo aiuto per le mie necessit’ spiritualie fisiche, non osso portare fiori sulla sua tomba, ma lo ricorder® sempre nella pre- ghiera. Grazie Fratel Luigi! Irma cra ricoverata per Vintervento alla gamba, ‘Lui era spesso in reparto, Tho conosciuto quando mi ha totto il gesso. Sempre silenzioso e serio, un giorno mi disse: stai tranquilla. Sono tanto contenta che sia Beato ¢ molto bello per Ia Piccola Casa, Sono an- dataa pregarlo sulla tomba ed stato emozionante. Suor Rachele incon- trava Fratel Luigi, lo salutava e lui rispondeva col sortso, testa bassa, sempre con Ia corona del Rosario in mano. Margherita « otto mesi cade nel fuoco si lesiona il viso e mano sinistra, cresce normalmente nella sua famiglia, ..."Fatta adolescente notai il mio aspetto, anche perché i bimbi, inconsciamente spietati, mi prendevano in gio perl mio aspetto ¢ ha mano inservibile, Fui ricoverata al Cottolengo, alla visita mi dissero che avrei dovuto sottopormi 4 molte operizioni di chirurgia plastica. Ini- aia il mio piccolo calvario, in corsia S. Caterina, Dodiciinterventi dolorosi assistta da suore, medici e da fratel Luigi. Bra lui che faceva Panestesia, assistendo i chirurghi anche quando mi medicavano, toglievano punti, si rendeva conto della mia sofferenza; quando sfinita dal dolore, lo invo- cavo, suggeriva al medico: “Basta, Jasciamola stare’. Smettevano, hui mi tirava su a sedere sul lettino, io sfinita mi abbandonavo sulle sue spalle. Ringrazio Dio ¢ Fratel Luigi per avermi fatto trovare la sorgente della vita, “Angelo della sera” faceva immancabilmente il giro di tuti gli operati Se capitava che lo chiamas- sero di notte per urgenze era sempre il primo ad activare, Laredazione La fede nella Divina Provvidenza di San Giuseppe Cottolengo "Tl Cortolengo fa sempre parti- colarmente sensibile alla realta AL celta Divina Prowidenza an- che prima della fondazione del- la Piccola Casa, infatti, git nelle lettere setitte prima di fondare hh sua Opera spesso Ia nomina Essa fu un elemento centrale del- Ja sua spiritual. Il richiamo alla Divina Prowidenza diventa pit esplicito e particolarmente seati- to riguardo alla fondazione e alla vita della Piccola Casa, Nella sup- plica al Re delPagosto 1833, egli non esita a riconoscere come cau- sa originaria della Piccola Casa a Provvidenza: V'istanza ia_infatti solennemen- is “La Divina Prowidenza sotto Pinvocazione di S. Vincenzo De’ Paoli avendo da qualche tem- po in qua coadunati alcuni letti a ricovero..”. Per san Giusep- pe Cottolengo la Piccola Casa & *un'Opera decisa dalla volonta di Dio’; al Re ribadisce chiaramente che la Piccola Casa & “un’Opera di Dio”, “che la mano di Dio fe’ nascere”. La Divina Prowidenza é quindi il fondamento della Piccola Casa: di questo san Giuseppe Cottolengo era fortemente convinto. Mons. Renaldi testimonia che il Santo “solea dire, bisogna confi- dare e confidar sempre pitt in Dio, ¢ se Dio risponde colla sua pror- videnza alla confidenza ordinaria, a chi straordinariamente confida, straordinariamente pure prov- vede”, Ecco perché nella Piccola Casa anche la Preghiera ha sem- pre avuto un ruolo fondamenta- Ic, come strumento di continua relazione tra la Piccola Casae Dio Padre Prowidente: “ che tie- ne su Ia Piccola casa é la preghie~ 12” ripeteva spesso il Cottolengo. Rientra nell’ambito dell'abbando- no alla Divina Provvidenza an- che Ia convinzione di considerare Vaccoglienza di chi era bisognoso come una “cambiale” della Divi- na Prowwideriza, cio? una garanzia del Suo soccorso, Questa grande fede non veniva meno neanche nei ‘momenti di difficolta, come testi- monia Suor Ferdinanda: “il servo di Dio, sebbene gli sia occorso talvolta di trovarsi in casi difficili, non fu perd) mai veduto timoroso ovacillante, ma sempre confidente nella Divina Prowidenza”; analo- gamente suor Fede afferma: “Io lo vidi una volta a saltare dicendo ‘io, non ho un soldo, ma Dio prowe- deri”. Secondo il Santo, la Divina Prov- vVidenza aveva sostanzialmente due modi diintervento nella vita della Piccola Casa: soccorrere Popera gid costituita e disporne l'amplia- mento, E il Signore effettivamen- te premid questa fede del Cotto- lengo: infatti, da subito, in modo continuo, e a volte in modo ecce- zionale e sorprendente, la Piccola Casa ebbe sempre il necessario per mantenersi ed espandersi. Il san to Cottolengo stesso si sentiva un umile e semplice strumento della Divina Prowvidenza: “...scelto il pietoso Iddio Tumile sottoscritto a qual suo istruendo... il manovale della Divina Prowviderza”. Pasti- colarmente interessante & anche cid che disse il suo confessore: “C’e pid fede nel canonico Cottolengo che in tutta Torino...”. Sono que- ste solo alcune delle testimonianze sulla fede di san Giuseppe Cotto- lengo nella Divina Prowidenza: possiamo allora con semplicita af- fermare che veramente grande era Ia fede del nostro santo. Guardare e contemplate la fede del Cottolengo pud essere un modo per rinnovare e nutrire an- che Ja nostra fede, che é cid che riempie [esistenza di senso, di consolazione e di speranzz; Dio @ infatti, Yunico capace di rispon- dere ai pi profondi desideri del cuore umano, che mai pud essere pienamente saziato dai beni terre- ni, come ben ha sottolineato an- che Papa Francesco nel!Enciclica sulla fede “Lumen Fidei’: “La fede in Gest la luce che permette a ogni persona di ritrovare il sen- so della propria vita (...] La fede nasce dall’incontro con il Dio vi- vente, che ci svela il suo amore, un amore che ci precede ¢ su cui possiamo poggiare per essere saldi € costruice la vita”. Don Emanuele Lampugnani: “NUOVO UMA Riscopria di ari lettori, avete mai provato adascol- tare sul serio qualcur diffcilissimo! Davvero @ untim- presa non solo perché siamo sem- pre di corsa e I'ascolto richiede tempo, ma anche per la fatica che occorre a non giudicare subito chi parla ¢ dargli il tempo utile per esprimersi. Non @ semplice esse- re “yuoti” di sé per fare spazio ¢ accoglienza alla parola dellaltzo. Invece, non raramente, abbiamo Ja tendenza a risponderc, dando subito la nostra interpretazione delle cose ¢, prima ancora che il nostro interlocutore finisca di NESIMO =e mo la capacita ascoltare gli altri parlare, abbiamo git In. risposta pronta, Se poi gia sappiamo qual- cosa della storia o della situazione di chi ci sta parlando, rischiamo davvero di sentire senza ascoltare. Eppure tutte le scuole serie, per esempio, nel mondo della medi cina, insegnano che Vaseolto fa parte delfessenza della cura, Ma Ia teoria & una cosa, la pratica, molte volte, @ tuttaltra, Ebbene, il Convegno ecclesis- le nazionale che sari celebrato a Firenze il prossimo novembre (e che, come sapete, ha per tema “in Gest Cristo il nuovo unanesi~ mo’), fin dalla sua preparazione, vuole essere anzitutto un’occasio- ne di ascolto dellumano, «per ve~ dere la bellezza di cid che ¢é, nel~ la speranza di cid che pud venire, consapevoli che si pud solo rice- vere». Se ci mettiamo in ascolto del vissuto della gente, certs~ mente sentiremo storie disuma- ne che feriscono la vita di tante persone, vittime di ingiustizia, di egoismi ¢ di prepotenze. Ma non mancheri anche Toccasione d riconoscere tanta “bellezza dell'u- mano in atto”. Mi arrabbio un po’ quando vedo che, solo sotto le feste natalizie o pasquali (quan- do anche le persone pitt distratte sanno che si ricorda la storia di un. uomo buono, vissuto piit di due- mila anni fa, e che € sempre sta to dalla parte degli ultimi - Gest Cristo - per intenderci), i nostri mass media abbondano a rac~ contare esperienze di solidarieti, di umanesimo vero. La sera di Pasqua mi sono ritrovato a vedere televisione, con grande edifica- zione, un documentario nel quale si raccontava quanto il mondo det volontariato sia presente proprio nelle periferie existenziali, solida- Je con chié pit fragile ¢ sofferen- te. Accidenti! Quanto ci farebbe bene ascoltare queste storie tutto anno; quanto sarebbe utile apri- re gli occhi con le tristi notizie che doverosamente a cronaca ci deve far conoscere, ma for~ mare il cuore con le non poche risposte a tante tragedie, certa- mente ancora insufficient, ma che ci sono: vite donate gratui- tamente, con competenza e gene- rosit’ da tante persone, che lotta~ no per vincere il male con il bene. «Umanesimo @ un termine che si declina al plurale & Pumanesimo nuovo in Cristo é un umanesimo_ sfaccettato ¢ ricco di sfumature, dove solo dallinsieme dei volti concreti, di bambini ¢ anziani, di persone serene e sofferenti, di cit- tadini italiani e d'immigrati venu- ti da lontano, emerge la bellezza del volto di Gesir». Cosi scrivono li organizzatori del Convegno. Tl messaggio @ chiaro: se sapremo ascoltare tutte le stagioni della vita, le situazioni esistenziali e le diverse culture, non solo potremo essere occasione di guarigione per qualcuno, ma capiremo qualco- sa di pitt della grandezza ¢ della bellezza dellessere umano, della shezza che sempre, prima del possibile problema, @ ogni per- sona umana per tutta la societi, Ascoltare fa crescere in umaniti; non perdiamo le nunerose occa~ sioni che ogni giomo la vita ci da con abbondanzal. don Carmine Arice (da Benessere) @su filo della memoria _ acura di Salvatore Acquas 4G 1! pregio di una fotografia sta nell’immediatezza del suo linguaggio: istanti, esperienze e persone, lontane nel tempo e nello spazio, rivivono nel presente. LE ORSOLINE “Arascorso alcun tempo dal- Ia chiusura dell’ Ospeda- AL texto, usciva un giorno il santuomo dalla casa della con- gtegazione ¢ lungo il cammi- no simbatte in una fanciulla di poco piit di dodici anni, la quale, tutta arrossendo e come in lacri~ me gli domando Yelemosina. Il Santo la guardd un poco e con quel fire che aveva si cordiale ¢ paterno le disse: Figlia mia, qual modo & questo? Perché essendo sana ¢ robusta, come ti vedo, non ti dai attorno per lavorare © guadagnarti il pane? Rispose Ia giovanetta: “Se trovassi qual- cuno che mi volesse al lavoro, ci andrei; ma i miei parenti non hanno cura aleuna di me, non mi guardano neppure, e perché sono tanto cenciosa, nessuno mi vuole in casa, nessuno mi aiuta”. Le parole della meschina furono come una voce, un invito del- Ja Divina Prowidenza a metter mano a un’opera, le conseguen- ze della quale dovevano essere splendide. Come una luce gli balend alla mente: or quante fan- ciulle si troveranno come costei, in pari eta, in pari condizioni ed in non minore pericolo; faccia- mo dungue per esse qualche pic~ cola cosa. E voltosi alla ragazza disse: “Mia povera figlia, tu sei un'abbandonata dalle creature, ma la Prowidenza di Dio non ti abbandona”, E Paccompagnd all Ospedaletto, Avuta a sé la virtuosa Nasi, come celiando le disse: “Queste stanze sono mezze vuote, © pagare il fitto e non occuparle é cosa che mi fa ridere, Ed ecco che la santa Prowvidenza ci vol mandate gli inguilini. Questa buona ragaz- za, spero che sari la pietra fon- damentale di una famiglia che regaliamo a SantOrsola; costei sari un'Orsolina, e quelle che verranno dopo di lei le chiame- remo Orsoline”. Questa é origine della famiglia delle Orsoline che in poco tem- po raggiunsero il numero di 126. Notizie pitt sicure sono notifi- cate nel libro del F. Carena: "IL Cottolengo e gli altri In primo tempo si forma il gruppo detto delle Luigine, le pid piccole che frequentavano la classe prima e seconda elemen- tare. Le orfanelle, altro grappo, poterono frequentare lz terza, quarta e quinta clementare, Pas sato il tempo della prima fan- ciullezza, le ragazze dopo T'Av- viamento passavano nel gruppo 66 Nella Piccola Casa le Orsoline pitt affezionate si ritrovano come ex allieve una volta all’anno per non dimenticare il bene ricento. gg delle Orsoline ¢ si preparavano con buona volonti verso il lavo- ro che pid era conforme alla loro inclinazione, Per tanti anni la fa- miglia ha fatto onore alla Piccola Casa: le suore indirizzavano ver- so una buona formazione morale ¢ religiosa. In chiesa aiutavano, con le suore, peril canto e la pre- ghiera, La loro vita di sacrificio perd col mutare del tempo non si adatto pid alla loro giovane et esi pensd a un cambiamento. Don Pellegrino introdusse 'As- sociazione della Gioventi: Fem- minile di Azione Cattolica, che contribui a cambiare il sistema di vita delle ragazze. Egli vi profu- se tempo e salute per le necessita morali e spirituali delle ragazze. Anche la Rev. ma Maestra Suor Scolastica si affiancd alla dire- zione della famiglia e cambid la sistemazione di vita per gli ora, il vitto, il lavoro troppo assiduo itt Ty e introdusse maggior svago e pid liberta. Con questi cambia~ menti la famiglia si trasformd ¢ le ragazze passarono a una vita pitt tranquilla € serena, In quei tempi le ragazve erano abba- stanza numerose ¢ si formarono in gruppi, secondo le proprie in- clinazioni di attivita. C’erano le ricamatrici, lavori in biancherie e sartoria, maglieria, uncinetto, ccc. Un gruppo di ragazze pott frequentare anche un laborato- rio estetno per perfezionarsi nei lavori di biancheria e taglio. Con questi cambiamenti e una nuova formazione spirituale, le ragazze incominciarono a pensare al loro domani. Un bel numero si prepard alla vita religiosa, con il buon aiuto di don Pellegrino e di suor Sco- lastica; alcune andarono in pro- bandato ¢ riuscirono @ ricam- biare il bene ricevuto, seguendo la vocazione con tanto amore e buona volonti. In quei tem- pi le ragazze erano cresciute di numero sino a 120 circa e aven- do imparato anche il mestiere, i genitori ¢ i parenti pensarono di sistemarle in famiglia. Don Pellegrino non le abbandonava anche fuori della Piccola Casa. Anai le seguiva, perché uscivano verso i vent’anni ea quell'eta, le raggiungeva con corrispondenza ¢ circolari, le teneva vicine col filo d’oro della fraternita. La fa~ miglia delle Orsoline fu sciolta a causa della guerra e anche per le leggi italiane che tendevano a chiudete gi istituti, Nella Picco- la Casa le Orsoline pitt affezio- nate si ritrovano come ex allieve una volta al’anno per non di- menticare il bene ricevuto, Una suora ex orsolina & La famiglia Pf ter Beach Cottolenghina in Florida MIAMI € Suore di $.G.B.Cotto- | lengo arrivano a Miami, in Florida il 21 ottobre 1963 a seguito della richiesta del? Arcive- scovo Coleman F. Carroll, che per Ja sua giovane Arcidioces,, perce- pisce Tesigenza di una scuola per bambini con bisogni special; scuo~ Ja fino ad allora inesistente nel sud degli Stati Uniti. Avendo sentito parlare delle Suore Cottolenghi- ne ¢ della loro specifica missione a servizio di persone diversamente abili, a gennaio del 1963 invid una lettera 2 Madre Bianca Crivelli, allora Madre Generale, Ia quale considerd questa: nuova opportu- a di portare il Carisma Cotto- Jenghino nel mondo. E nel giugno 00 dello stesso anno con Suor Lucia Ceceotti, segretaria generale della congregazione sirec) a Miami per un sopralluogo e per organi Ja nuova Missione che la Divina Provvidenza stava prospettando. Il 21 Ottobre dello stesso anno 1963, Suor Litcia Ceccotti con dieci gio- vani sorelle approdano negli Stati Uniti. Per i primi mesi sono tutte comggiosamente impegnate per 66 Le Suore di S.G.B.Cottolengo arrivano a Miami, in Florida il 21 ottobre 1963 99 la conoscenza della cultura e della lingua inglese e frequentarono la “Bary University” per specializ~ zarsi nelPinsegnamento. A giugno del 1964 viene inaugurata la prima costruzione del Marian Center: la casa delle suore e a settembre dello stesto anno fu inaugurata la scuola per bambini diversamente abili con bisogni speciali.. Successiva- mente nel 1995, invitare dal Par roco di $. David, le sore aprono un’altra comunita a Plantation. etd La famiglia Cottolenghina a PLANTATION e Suore di San Giuseppe [fest Soe sen lon una piccola comuniti iniziata nel lontano 1995, quan- do invitate dal Parroco di S. David, Father Gabriel O'Reilly, per prestare il loro servizio ver- i pi bisognosi ed emarginati zona di Davie. Lungo gli servizio si é sviluppato in un centro di accoglienza: Hope Outreach Center Inc., dove si cerca di far fronte ai pitt svariati bisogni della gente: + prowedere cibo, + cercare un lavoro, una casa ade- guata alle possibilita finanziarie, * ajutare nelle emergenze: page mento dell affitto, di bollette C6 i vogileedileenee sié sviluppato in un centro di accoglienza: Hope Outreach Center; nc. gg * ajutare a cercare una sistema- zione per gli anziani, + sostegno agli anziani soli in vari servizi: spesa, visite mediche + assistenza competente nella gestione di questioni burocrati- che per avere ajuto dal governo + attivita di dopo scuola per i bambini pitt poveri del quartiere Inoltre Je Suore collaborano nelle attivita pastorali della par- rocchia di St. David Catholic Church, Davie: * si organizzano seminari per la formazione spirituale della persona, * accompagnamento spirituale per le persone che lo richiedono, * servizio di ascolto, persona- le e familiare per un sostegno morale e spirituale, + servizio a domicilio: visita agli anziani nelle loro abitazioni, negli ospedali ¢ nelle case di ri poso portando a chi lo richiede TEucarestia. La Redazione @ LA GIOIA DELLA VITA ‘0 non vorrei vivere cosi. « Jet non é pit una vita! Si solo un peso per gli alttix, Non @ raro sentire espres- sioni di questo genere di fronte alla sofferenza di persone le quali, a.un certo punto della vita, si tro vano ad affrontare una situazione @invalidita permanente. Quando sento simili discorsi, penso alla mia amica Carla, La conobbi du- rante un pellegrinaggio a Lour- des, insieme a suor Immacolata del reparto Santi Innocenti. Sua sorella la spingeva sulla se- dia a rotelle ¢ la aiutava in tutto cid che la malattia le impediva di fare. Ai pasti, uniche occasioni in cui si poteva discorrere con pitt tranquillita e conoscersi meglio, eravamo sedute alle estremiti op poste del tavolo potevamo co- municare solo con sguardi ¢ sor- , ma ci é bastato per sentirci gid amiche. La nostra conoscen- za si approfondita in seguito via e-mail Se a causa della malattia non era pid in grado di comunicare ver- 66 fo non vorrei vivere cosi... quella non 8 pitt una vita! 99 x balmente, scrivendo si riappro~ priava della sua vera natura, quel- la di persona socievole ¢ chiac- chierona, Ci raccontiamo subito le nostre impressioni riguardo al pellegrinaggio. Lei mi confide: