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Agente 007 Missione Ibiza

di Sirocchi Mattia

Unavventura che sta alla letteratura come Lara Croft sta alla Prova del Cuoco.

" Vodka e martini! agitato non mescolato. E lei come lo prende?" " Lo prendo liscio, con una giratina... (Agente 007 Goldeneye)

Alla Memoria di David Bill Carradine e a tutti coloro che scappano per non essere prigionieri.

Personaggi Protagonisti Samuele: Scrittore di libri per bambini. Marco: Amico di Samuele, in procinto di sposarsi con Paola. Ada Wong: Splendida misteriosa eroina. Personaggi Non Protagonisti Filippo Dalberti (alias Neanderthal): Membro del servizio di sicurezza della Villa. Susana la maliarda: Capo del servizio di sicurezza della Villa. I G.A.R.I.G. (ovvero Gruppi Anarchici Rivoluzionari per lIndipendenza della Gallura) cos composti: Orru: Il capo. Cantante neomelodico sardo. Pepe: Il braccio. Virtuoso delle launeddas. Rosalba: La Pasionaria. Corista e suonatrice di violino tzigano. Altri Personaggi Paola: Futura moglie di Marco e migliore amica di Monica. Monica: Ex ragazza di Samuele. Il Cinese (membro della Squadra Nazionale Giapponese di Cocktail): nasconde un terribile segreto. Julio: collega di Filippo. I Due Allegri Ragazzi Inglesi: per colpa loro se iniziato tutto. Gigio Coniglio: Personaggio di fantasia. Mr. Formicolo: Altro personaggio di fantasia.

I Sulle orme di Bikila Nella mia testa, tra un lobo parietale e laltro, le famose mille scimmiette intente a battere su mille macchine da scrivere sono scese in sciopero, per cui decido di chiudere con un sospiro il portatile e di farla finita qui; in senso creativo ovviamente. C un grande vantaggio nellessere uno scrittore, a parte il fatto di non lavorare, e sarebbe quello di poter dire in qualunque momento con aria vagamente soddisfatta di aver faticato abbastanza per oggi. E non neanche da sottovalutare il fatto di trovarsi a due stanze di distanza dalla propria doccia. Per cui, dopo essermi pigramente stiracchiato la schiena, mi dirigo verso il bagno mentre con una mano cerco di imprigionare uno sbadiglio e con laltra mi gratto eroicamente il culo. Allimprovviso un pensiero millumina dolorosamente il cervello e le scimmiette, per lo shock, cadono stecchite: oggi un maledetto venerd pomeriggio. Guardo con ansia lorologio: sono le diciassette e quarantasette. Cazzo! Come ogni venerd, tra meno di quindici minuti, Marco verr a suonare al mio citofono per andare a correre. un rito che si ripete ormai da settimane, ogni luned, ogni mercoled e ogni, appunto, venerd, Marco e io sacrifichiamo sullaltare del fitness a basso prezzo le nostre milze e i nostri tisici polmoncini, rincorrendo una forma fisica che tanto non arriver mai. A dire il vero Marco non va tanto male ma sospetto ci vada gi pesante con gli steroidi usati nellex Germania dellest. Faccio appena in tempo a infilarmi le scarpe da jogging color blu cianotico - le ho scelte apposta, mi piace essere in tinta dopo lo sforzo e il trillo acuto del citofono mi violenta i timpani. Con i lacci che mi seguono come vermetti tristi mincammino gi dalle scale condominiali con lo stesso entusiasmo di un condannato al patibolo. Arrivato al pianterreno, oltre il vetro del portone dingresso, intravedo la faccia gi rubizza del mio compagno di sventura e appena varcata la soglia, ripenso a ci che gi so: la mia citt fa cagare. Allora vecchio, sei pronto? Non solo Marco ha gi quel bel colorito fluorescente da evidenziatore Stabilo ma ha pure il fiato corto e un insopportabile entusiasmo. Ehhh, come no. rispondo io mentre, con un piede appoggiato al cancello, annodo tra loro i vermetti con esasperante lentezza facendo melina, sapendo che quella la mia unica possibilit di salvezza. Marco per non demorde e comincia a saltellare sul posto sbuffando dimpazienza. Decido di fare conversazione per distrarlo e guadagnare tempo. Senti ma com che sei gi tutto accaldato? Non mi dire che lhai fatto di nuovo.

Quel pazzo mi guarda con un ghigno complice, come se tra noi due ci fosse un segreto inviolabile. Poi esplode con lesultanza di un botto di capodanno. Certo che s! Tre chilometri e sette, da casa mia a casa tua, in dodici e venticinque, sono una bestia. urla con una tale enfasi che un cane al guinzaglio che passa l vicino lo guarda con muta ammirazione. A onore del vero va detto che si tratta di un bassotto. Peccato solo che ho due piedi, per cui finisco le scarpe troppo velocemente e mi tocca andare incontro al mio destino. Cominciamo a correre a passo leggero, tra una falcata e laltra mi viene su la peperonata di mezzogiorno ma vado avanti eroico. Il mio maledetto compare per non resiste e, dopo neanche venti minuti, comincia a tirare. Accuso il colpo, perdo passi e comincio a restare indietro. Un gruppo di nonni in canottierine attillate e zuppe di sudore ci sfreccia di fianco, il colpo daria mefitica mi spettina leggermente. Avanti muoviti, non possibile che in quattro mesi tu non abbia fatto neanche un po di fiato. urla Marco, umiliandomi davanti a tutti. Lo odio. Senti, ma la vuoi capire s o no che luomo non fatto per correre? rantolo io. Ah s? mi fa eco lui inspirando profondamente dal naso, sembra un mantice. E da cosa lo deduci, sentiamo? Dal semplice fatto che se il buon Dio ci avesse voluto veder correre, ci avrebbe fatto quattro gambe e soprattutto le palle in un altro posto che qui continuo a sfregarmele di brutto. Smettila di lagnarti, la corsa fatica e la fatica una questione mentale e la mente si pu battere, ricordatelo sempre. E ora muoviti, alza quelle gambe. Marco un sadico puro, e quando si mette a usare con me quei suoi fottuti slogan motivazionali che gli insegnano in azienda, lo detesto amichevolmente. Mi spieghi perch continuo a seguirti in questa tua cazzo di mania? Io non voglio correre, mi sono stufato di correre, di avere le gambe dure come macigni, la milza spappolata, la testa pesante e le palle infiammate. Quella che voleva essere una dura e intransigente presa di posizione si trasforma in una patetica e piagnucolante supplica. Perch me lo devi. Sei in debito con me, ricordatelo. Svoltiamo verso destra in direzione di un piccolo fazzoletto di terra sgombro da macchine ma zeppo di bambini in bicicletta che qualche enfatico amministratore cittadino ha denominato Giardini Sforza. Ancora con questa storia? riprendo io. Ma quando finir, quando la pianterai?

Mai! Certi debiti possono essere saldati solo con unintera vita di espiazione. E ora accelera che non siamo neanche a met. bastardo maledetto, non fosse il mio migliore amico lo avrei gi abbandonato in autostrada. Il calvario prosegue nonostante i mie rallentamenti e le mie proteste mentre strisce di terra bianca ci scorrono sotto i piedi e secche e tristi siepi ci accompagnano mute ai lati della pista. Chi non smette mai di parlare invece Marco, ogni giorno pi entusiasta, come se Pazuzu, il demone della corsa, avesse preso possesso del suo corpo un tempo rubicondo e gioviale e lo stesse consumando dallinterno. Segretamente temo che tra qualche settimana, quando tutto il grasso di Marco sar sparito, allimprovviso il demone salter fuori dal mio amico, ormai ridotto a un guscio vuoto e simpadronir di me. Un brivido di terrore mi percorre la schiena sudata e intanto Marco, insensibile ai miei patemi, continua a parlare con gli occhi spiritati, quasi fosse in preda a una visione; una leggera schiumetta gli esce dallangolo destro della bocca, per un istante temo che Pazuzu gli stia dando il colpo di grazia ma non ho tempo di preoccuparmene perch la sua voce si fa ovattata mentre il mio fiato diventa sempre pi corto e pesante e il mio colorito sempre pi acceso. Le orecchie ronzano ed io vorrei essere ad Abu Ghraib a farmi passare sopra da un carro armato guidato da una soldatessa sadica e perversa vestita solo di lacci di pelle e con al guinzaglio una muta di cani idrofobi piuttosto che qui a correre. Intanto perle di sudore grosse come pere mi cadono dalla fronte innaffiando il selciato. Devo anche aver perso per un attimo i sensi mentre il mio corpo ha continuato in automatico a correre perch non ricordo di aver sentito la domanda fattami da Marco. Allora cosa ne dici? mi chiede infatti lui. Dico di che? rispondo stupito. Del viaggio, si parte domani mattina e si torna domenica notte. Ma di che viaggio stai parlando? sono sempre pi sorpreso e anche un po seccato. Ma mi pigli per il culo? Te lho appena detto: io e te, due giorni a Ibiza a fare casino, prima del matrimonio. Consideralo un regalo, un addio al celibato, unultima mattata tra amici. Ho gi pensato a tutto. Sento le orecchie fischiarmi, forse il principio di un ictus. Faccio finta di nulla e reagisco. Ma me lo dici cos, allultimo momento? Lo sai che non posso, che devo organizzarmi, ho le mie cose da fare, appuntamenti, scadenzeleditore da chiamare. farfuglio, quasi fermando la mia corsa. I miei polmoni me ne sono grati. E piantala con le tue stronzate da scrittore. sbotta Marco nella sua aggraziata voce baritonale.

Per due giorni vorr dire che non scriverai. Magari ti viene anche bene, non hai detto che sei in crisi didee? Cos ne approfitti per ricaricare le pile e poi cosa dovrei dire io che lavoro dieci ore al giorno? S ma che centra, il tuo matrimonio provo a replicare. S e tu sei il mio testimone. risponde lui. Resto per un attimo zitto, cercando vere ragioni per non partire. Non le trovo, per cui con lultimo filo di fiato che mi rimane rantolo: E a che ora si parte? Dopodich svengo. Chiudo lacqua ed esco dalla cabina della doccia avvolto dal vapore. Lo specchio riflette limmagine di un trentenne pallido e molliccio ma non del tutto brutto. Sfrego con energia lasciugamano sui miei corti capelli fino a che non reputo questi ultimi sufficientemente asciutti. Poi minfilo dei pantaloncini color cachi, una maglietta bianca e un paio di sandali marroncini: sono pronto per la guerra di Crimea. Non vedo truppe nemiche nascoste in salotto e quindi decido di preparare la valigia per lindomani. Cosa serve per un viaggio di due giorni a Ibiza? Passo in rassegna le mie truppe: costume ce lho, mutande ce lho, sia la versione casalinga che quella da combattimento, vestito casual da sera ce lho, ciabatte da mare ce lho, necessario per la toilette ce lho. Direi che pu stare tutto nel bagaglio a mano. Soddisfatto piego e ripongo tutto con accurata precisione nel piccolo trolley verde coricato sul letto e mi avvio in cucina per prepararmi la cena. Passo davanti al telefono di casa e noto che la luce rossa della segreteria pulsa reclamando la mia attenzione. Devono essermi arrivate delle telefonate mentre ero in doccia. Premo il bottoncino senza quasi fermarmi ma la voce che esce metallica mi blocca allistante. Il mondo si ferma mentre il punto di vista dello spettatore comincia a ruotare in quello che uno spettacolare effetto Matrix, solo che invece delle pallottole a fischiarmi intorno sono le parole di Monica ed io non sono cos bravo come Keanu Reeves a schivarle anzi, mi colpiscono una dopo laltra con la violenza del maglio perforante di Jeeg Robot. Ciao Samuele - il mio nome Samuele, scusate se non mi sono ancora presentato perdonami se ti disturbo, ma ecco, un po di tempo che non ci sentiamo - un po di tempo? Sono solo tre mesi che sei sparita. avrei bisogno di un favore solo cheb ecco cos difficile parlare con te, non vorrei che tu fraintendessi. e cosa c da fraintendere? Sei uscita dalla mia vita dopo tre anni, lasciandomi solo un farfugliante biglietto sul comodino; a proposito: soliloquio si scrive con la q. - E che ecco, dovrei tornare a casa tua a prendere le cose che ho lasciato l da te, ne avrei bisogno, solo che preferirei, insomma sarebbe meglio, meglio per tutti e due credo, se
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non ci vedessimo. la sua voce si incrina leggermente, come se stesse trattenendo qualcosa: lacrime? Pentimento? Frustrazione? Un rutto? magari potresti lasciare le chiavi alla portinaia, non disturbarti a riordinare la mia roba, basta che tu la metta in soggiorno. In fondo non si tratta di molto, qualche vestito, un paio di scarpe e il trolley, quello piccolino verde. e il tuo spazzolino rosa, che ancora nel bicchiere in bagno, accanto al mio. - Magari possiamo metterci daccordo per la settimana prossima. Grazie. Ah ancora unultima cosa - ecco, ci siamo - Forse meglio che te lo dica io ora, magari poi non te ne frega niente per, ecco insommaal matrimonio di Marco e Paolanon sar da sola. Scusa se te lho detto cos per telefono, ma sai cos difficile parlare con te. Ciao. Fammi sapere se per te va bene per la prossima settimana. Mi guardo lo stomaco, il maglio perforante ha fatto il suo sporco lavoro, un buco enorme mi passa da parte a parte senza lasciarmi alcuna possibilit di contrattaccare. Ha vinto ancora una volta il bene, per noi Yamatai non c speranza. Il mondo lentamente riprende il suo corso e anchio poco a poco ritrovo mobilit. La seconda telefonata per, quella del mio editore che mi dice che sono in grave ritardo e minaccia di spezzarmi i pollici se entro una settimana non gli consegno qualcosa di decente, quasi non la sento.

II Italia Baleari solo andata

Marco mi ha fregato il posto accanto al finestrino, per cui nella prossima ora e mezza sar costretto a guardare o la sua testa sudaticcia o la macchia sul tappetino del corridoio dellaereo. Scelgo la testa, anche perch non bello parlare a una macchia. Ma ti rendi conto? Non si fa sentire per tre mesi interi, neanche un messaggio, una telefonata, sparisce cos, dalloggi al domani, e poi tranquilla, quando fa pi comodo a lei, mi ritelefona. La mia voce esce troppo alta e, dal momento che non credo che al comandante chiuso in cabina freghi qualcosa dei fatti miei, Marco, giustamente, mi stringe un braccio e mi fa segno di abbassare la voce. E poi quella roba l, che con me tanto difficile parlare. Che cagata, ma almeno provaci no? Che vuol dire un biglietto? Parliamone insieme, da persone civili, magari una soluzione la si trovava. Tre anni capisci, tre anni praticamente sempre attaccati. Vado a ruota libera, non mi ferma pi nessuno, tutta la notte che rimugino masticando il cuscino e ora potrei parlare per tutta la vacanza. Laereo intanto rulla sulla pista e con un doppio salto carpiato il mio stomaco mi avverte che ci siamo alzati in volo. Ma lha fatto apposta, ne sono sicuro. Il suo vero intento era di dirmi che al tuo matrimonio ci viene con un altro. Tu lo sapevi? Marco suda e non per lemozione del volo ma perch sapeva che, prima o poi, glielo avrei chiesto. No, cio s, per di sfuggita. Di Pazuzu non c alcuna traccia. Quando Marco non corre un essere umano normale e non ha pi alcun potere su di me. Come sarebbe a dire di sfuggita? Le cose si sanno o non si sanno. S che lo sapevo. E non mi hai detto niente? Questa volta la mia voce molo alta e una hostess un po troppo grassottella anche per una compagnia a basso costo come quella su cui stiamo volando mi rivolge uno sguardo di rimprovero. Marco mi guarda con aria contrita, si sente a disagio. Bene, se lo merita! Ma che dovevo fare scusa? Lo sai che casini ho dovuto sorbirmi per sistemare i posti a tavola durante il ricevimento? Mi sembra lultimo dei problemi ma incuriosito glielo chiedo lo stesso:
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In che senso scusa? In che senso? Questa volta Marco ad alzare la voce. Si vede proprio che non sei tu a doverti sposare e ad aver a che fare con una futura, psicopatica, moglie maniaca della perfezione. Mi dici come cazzo faccio a mettere insieme al tavolo degli sposi tu, il mio testimone, e il nuovo ragazzo della tua ex ragazza Monica che la testimone della mia futura moglie Paola? S, in effetti, detta cos la faccenda abbastanza complicata. Rimaniamo muti entrambi, con grande sollievo di tutti i passeggeri e dellintero equipaggio. Io resto immobile a fissare la macchia sul tappeto mentre Marco si guarda le mani appoggiate sulle ginocchia. Poi, dopo qualche secondo dinterminabile imbarazzo, riprende quasi sussurrando: Si chiama Alberto. Stanno insieme da qualche settimana e lei sembra abbastanza felice da poter far pensare che si tratti di una cosa seria. Ecco, ora ti ho detto tutto. Scusa se non lho fatto prima. continuo a restare immobile e muto. Le parole di Marco sono le uniche cose al mondo che non avrei mai voluto sentire e le uniche alle quali non so rispondere.

Atterriamo a Sant Jordi in perfetto ritardo e quello che ci attende una magnifica giornata degna delle pi belle cartoline delle Baleari. Io e Marco non abbiamo parlato molto dopo il discorso su Monica ma un tacito patto tra di noi ha sancito, almeno per il momento, un armistizio. Per i prossimi due giorni i problemi, il lavoro, le ex e le future mogli non ci romperanno i coglioni. Certo non basta questo a farmi sentire meglio, un tarlo continua a rodermi il cervello e lo stomaco in subbuglio ma, tutto sommato, decido di far buon viso a cattivo gioco. So, infatti, che Marco ci tiene molto a questa vacanza, forse lultima in cui saremo soli e cos legati, poi tutto inevitabilmente cambier nella sua vita e quindi anche nella mia. Non ne abbiamo mai apertamente parlato ma questa constatazione sta germogliando nel nostro cervello da un po di tempo. Per questo mi sento in dovere di lasciare lontano i miei pensieri, anche i pi dolorosi. Daltronde avr tutto il tempo di deprimermi una volta ritornato in Italia.

Devo ammettere che Marco ha organizzato tutto veramente bene, un taxi giallo ci porta al nostro albergo che si affaccia direttamente sulla spiaggia di Playa d'en Bossa. Porca miseria Marco, devo farti i complimenti per lorganizzazione.

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Te lho detto, questi due giorni sono tutti per noi, un regalo che ho fatto alla nostra amicizia e non ho badato a spese. La cosa, lo ammetto, mi commuove. Sento un groppo alla gola montarmi lungo la trachea ma lo ricaccio indietro con un virile colpo di tosse e termino la pantomima dando una grossa manata sulla schiena del mio amico. Appena entrati nella hall la commozione si tramuta in stupore. Lalbergo veramente di classe, niente di pacchiano o troppo esibito ma ogni cosa ha gusto e stile. Ci appropinquiamo alla reception dove un uomo sulla cinquantina alto e abbronzato ci accoglie con un gran sorriso. Ci inerpichiamo in un improbabile dialogo in quellimbarazzante italo-spagnolo in cui tutte le parole terminano con la s e in meno di cinque minuti ci ritroviamo nelle nostre stanze. La mia guarda direttamente sulla spiaggia gi incendiata dal sole del tardo mattino. una stanza piccola ma confortevole, con TV, telefono e condizionatore. Ho appuntamento con Marco gi nella hall tra meno di mezzora per cui mi do una veloce rinfrescata e mi preparo. Minfilo con slancio un pantaloncino fiorato lungo fino al ginocchio con i lacci in vita esageratamente troppo lunghi e poi un dubbio mi assale: sono indeciso se scendere direttamente in ciabatte o metterle in spiaggia. Opto per la seconda soluzione e quindi indosso un paio di sandali - gli stessi della guerra di Crimea - e infilo le ciabatte da mare nelle tasche del costume assumendo laria di un pistolero sotto barbiturici. Afferro al volo lasciugamano, controllo che nello zainetto ci siano tutti gli effetti personali e scendo. Arrivato alla hall di Marco non c traccia. Lo immagino al telefono con Paola e quindi decido di aspettarlo appoggiato al banco della reception. Il signore alto e abbronzato che ci ha accolto solo qualche minuto prima mi riconosce e, dopo aver visto il mio abbigliamento, mi rivolge uno sguardo tra il divertito e lo sprezzante senza per perdere mai il suo aplombe. Comunque, mentre sono l con la schiena appoggiata al bancone intento a mordicchiare il laccio del costume, vedo entrare nella hall una ragazza che centra con Ibiza come i nani di Biancaneve a Buckingham Palace. alta, bella e abbronzata, e fin qui ci siamo; indossa un vestito rosso da cocktail che le fascia le curve senza per costringerla, non ha bagaglio fatta eccezione per una piccola borsetta di coccodrillo in tinta. In testa porta un cappello di paglia a falde larghe che le mette in penombra il viso. Cammina sinuosa e regale come una pantera avvolta in un profumo di fragola e frutti tropicali. Quando arriva al banco della reception, a solo un passo da me, il concierge si irrigidisce tutto ed esplode in un sorriso a trentadue denti. Solo ora che mi cos vicina noto i suoi lineamenti vagamente orientali e i suoi profondi occhi scuri. Mi sento un bambino sfortunato, piccolo e goffo e labbigliamento non mi aiuta a riacquistare la mia virilit perduta. Quando lei mi guarda distrattamente, mentre luomo cerca le chiavi della sua stanza, deglutisco rumorosamente e lascio cadere il laccetto del costume dalla boc-

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ca. Il tutto dura solo pochi, impalpabili, istanti poi la ragazza scompare inghiottita dallascensore della hall.

La spiaggia una lunga, affollata, testosteronica e ovarica striscia di sabbia, chiusa alle nostre spalle dal serpentone dei bar che sembra una psichedelica, pulsante, barriera localina. Ovunque mi volti vedo gruppi e gruppetti di giovani e meno giovani intenti a bere, ballare, prendere il sole, giocare a palla. Siamo circondati, Dio le benedica, da ragazze con addosso strisce di costume talmente piccole da sembrare disegnate con il pennarello. Seni enormi, strizzati e costretti come arance in un tovagliolo la cui visione mi fa per un momento lacrimare gli occhi, ci rimbalzano intorno togliendoci la ragione. Sento anche, ma questo lo annoto solo per par condicio, ridacchiare ragazzi che sembrano Colossi di Rodi in vacanza a cui io e Marco potremmo s e no fare da orecchini, e poi c di tutto e il contrario di tutto: giovani, vecchi, bambini, cani, alti, bassi, belli e brutti. Insomma sembra proprio di stare a Ibiza. Solo noi sembriamo capitati l per caso. Di me e del mio abbigliamento vi ho gi parlato, ora vi narrer di Marco, che come sospettavo si era attardato con Paola al telefono: io sono brutto ma lui quasi imbarazzante. Ha i capelli, quei pochi, sparati per aria e unti di gel e un paio di occhiali da sole modello Ray Ban Aviator made in China lo fanno somigliare a un panda gi estinto. Indossa a tracolla un marsupietto Agip ricordo di una raccolta punti di dieci anni fa e costato la bellezza di milleduecentododici litri di Super. I calzari non sono pervenuti, nel senso che non li ha proprio indossati. Ha camminato dalla sua camera alla spiaggia senza scarpe col risultato che ora i suoi piedi sono incrostati e sudici. Ma quel che peggio che indossa uno slippino nero di una taglia pi piccolo che contrasta paurosamente con la sua carnagione bianca da carpa dacqua dolce. Il costume per ha il dubbio pregio di mettere in risalto la sua pancetta che, nonostante Marco trattenga il fiato da quando abbiamo messo i piedi sulla sabbia, straborda vigliacca. Messi cos, uno accanto allaltro, in piedi sotto il sole, stranieri in terra straniera, circondati da una torma di giovani abbronzati e fighissimi sembriamo, nella migliore delle ipotesi, due venusiani froci. Decidiamo allunisono di adottare la famosa tecnica del Paguro Bernardo gi pi volte da noi utilizzata in quel di Rimini con alterne fortune. Dicasi Paguro Bernardo un crostaceo decapode la cui particolarit comportamentale risiede nel fatto che: a) si muove su fondali bassi, b) esso, appena avverte un pericolo, rientra nella sua conchiglia-rifugio per uscirne solo quando la situazione a lui pi favorevole - Wikipedia docet -. In altre parole decidiamo di tenere, almeno per il momento, un
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profilo basso. Scorgiamo una porzioncina di spiaggia libera non troppo lontana dalla riva e decidiamo di depositare l le nostre conchiglie asciugamano. La mia di un blu spento e spugnoso mentre quella del mio amico di un rosso acceso con unimperiosa striatura gialla che dice: Sex on the Beach. Noto, ovviamente, una ragazza forse appena maggiorenne bassina e molto sproporzionata sul davanti, tanto da sfidare le leggi di gravit, passarci accanto. La giovane, dopo aver letto il richiamo esplicito sullasciugamano di Marco, si allontana in preda a un riso convulsivo. Anche Marco lha notata con la vergognosa conseguenza che il suo costume si ristretto di unaltra taglia. Ho paura che possa stracciarsi da un momento allaltro ferendo me e unaltra mezza dozzina di incolpevoli bagnanti. Decidiamo di coricarci pancia sopra rimanendo in un dignitoso silenzio. Prima per ci ungiamo come patatine ma questo non basta; dopo solo due minuti, pancia e ginocchia cominciano a sfrigolare e la sabbia, alzata dalla brezza del Mediterraneo, ci si attacca addosso ricoprendoci di una fine polverina levigatrice. Insomma, in meno di cinque minuti, allurlo di Bagno siamo gi in acqua a fare i cretini. Non siamo aggraziati questo no, anzi sembriamo due capodogli in procinto di arenarsi sulla spiaggia, per siamo simpatici e la gente non pu fare a meno di notarci, - alla faccia del profilo basso -. Urliamo, cantiamo, facciamo cavallina, ci tuffiamo ed io mi esibisco anche nel ballo dellalbatros in amore. Quando usciamo dallacqua un successo, abbiamo rotto il ghiaccio e ci sentiamo meno spaesati, anzi con un po di commozione capiamo di essere entrati a far parte della comunit vacanziera. Ora apparteniamo anche noi alla spiaggia, magari non proprio da titolari, ma dando retta al mister e sperando nel turn-over prima o poi anche a noi capiter la nostra occasione. Tutto per ha un prezzo, quello pagato da me unustione del terzo grado alle spalle mentre a Marco forse andata anche peggio. La sua pancia sembra un tiro a segno. Intorno allombelico ha unareola bianca mentre il resto del ventre rosso fosforescente. Decido di festeggiare la performance e soprattutto di dare tregua alle spalle recandomi al bar a bere qualcosa. Raccatto il portafoglio dallo zainetto e lascio il resto dei miei effetti personali in custodia a Marco che invece ha pensato bene di rimanere sulla spiaggia a terminare la cottura. Ci impiego parecchio a decidere in quale posto andare, la scelta non per niente facile, a Playa d'en Bossa c una densit di locali da capodanno cinese, per cui decido di scegliere a sentimento e mi dirigo verso il Mojito, un locale con luci e insegna verde menta e musica compulsiva. Il locale straborda di persone che bevono, parlano, si strofinano e ballano sculettando e dimenandosi anche sui tavoli. A fatica, facendomi largo tra la bolgia di carne, raggiungo il bancone col vago sospetto, a causa dei ripetuti strusci, di aver messo in cinta qualche sprovveduta ragazza. Ora sono l, con la gola riarsa e una sete boia in attesa, peccato solo che nessuno mi degni di attenzione, sospetto
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perch non ho le tette. La mia tesi confermata quando la sedicente maggiorenne con le bocce antinewtoniane, incontrata prima in spiaggia, sebbene arrivata mooolto dopo di me viene servita quasi subito. Per i primi dieci minuti sopporto con stoica pazienza poi comincio ad agitarmi. Decido di farmi notare dal barman dapprima schiarendomi la voce e dando qualche colpo di tosse, poi passando a picchiettare le dita sul ripiano del bancone, infine decido di prenderlo a calci quel fottuto bancone ma lunico risultato quello di farmi male al ditone. Esasperato, afferro per il colletto il barista e gli urlo in faccia la mia ordinazione. Ho capito perch il locale lo chiamano Mojito; semplice, qui il mojito veramente superlativo mica come nei locali della mia citt dove un minestrone di menta e lime te lo passano per drink. Mi sento solo un po in colpa, sono appena le dodici e quarantatr del mattino e mi sto gi bombardando di superalcolici. Torno caracollando alla mia postazione sulla spiaggia. Marco si messo pancia sotto e un sottile filo di fumo gli sale dalla schiena ormai croccante. So che sarebbe inutile per cui non lo avverto neanche. Piuttosto, anche se con non troppa voglia mi accorgo che lora di telefonare al mio editore e si sa, leditore come la mamma: se non lo chiami si offende. Prendo il mio zainetto e comincio a rovistarci dentro in cerca del cellulare. Nulla! Cerco e ricerco, sposto roba, ne tolgo altra, arrivo fino a rovesciare tutto il contenuto sullasciugamano. Niente, del mio cellulare non c traccia. Marco il mio cellulare sbotto pensando a uno scherzo. Cosa? bofonchia lui mezzo addormentato Non c. Dove lhai messo? E che ne so io dove il tuo telefono Non fare lo stronzo Marco, mi serve. Io con quello ci lavoro. Ti ho detto che non so dov, lavrai lasciato in albergo. Marco si mette a sedere non senza unespressione di dolore a causa delle scottature. No, ne sono sicuro, ce lho messo. Ho controllato prima di scendere. Lo ammetto, senza cellulare sono perso, l che tengo tutto ci di cui ho veramente bisogno: indirizzi, contatti, numeri. Capite perch sto quasi per raggiungere la pazzia? Non so che dirti Samu, io non lho preso di sicuro. Ma sei sempre stato qui vero? Lo guardo di sbieco, presagendo gi la risposta. B quasi. risponde con aria colpevole. Come quasi.
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Sono tornato un attimo in acqua. E perch? Perch non piscio da stamattina alle sei, ecco perch! Lo so, la cosa schifa anche me, probabilmente non nuoter mai pi nel Mediterraneo e se siete saggi farete lo stesso anche voi ma ora ho altro a cui pensare. Cazzo me lhanno fottuto! esclamo Per fortuna che mi sono portato dietro il portafoglio se no sai che festa si facevano quelli? Ma dai com possibile? Sono stato via neanche cinque minuti e poi a me non manca nulla dice Marco controllando il suo marsupio porta tutto. E che vuoi che ti dica, non c pi. Scusa, mi sento responsabile se vuoi dopo te ne compro un altro. Ma non tanto per il telefono, la Sim, senza sono fottuto. Mi accorgo di stare piagnucolando. Ma come, non hai fatto un duplicato della Sim? mi dice Marco stupito. No che non lho fatto Hai fatto male, bisogna sempre fare un duplicato della propria Sim. Ma vaffanculo Marco, ma chi sei un teleoperatore della Vodafone? Cristo santo, ti avevo solo chiesto di tenere docchio la mia roba. Niente, non c verso, a memoria non ricordo neppure la mia data di nascita e di agendine di carta non ne ho mai avute. In unera cos imperantemente tecnologizzata le ho sempre ritenute inutili e demod. Testadicazzochesono! Mi rassegno ad attendere il luned mattina quando, sbavando, correr al computer per lanciare nelliperspazio tonnellate di mail con lo scopo di recuperare i contatti. Spero solo di non cadere, nel frattempo, in una crisi di astinenza da cellulare. Comincio gi a sentire brividi di freddo nonostante i quasi quaranta gradi.

Il pomeriggio sciacquetta via placido, tra un altro paio di bagni, uno spuntino veloce e un caldo boia. Tra le altre cose riusciamo anche a giocare una partita a beach volley con i nostri vicini di asciugamano, due ragazzi inglesi, dai quali sappiamo di una megafesta che si tiene la sera stessa in una villa molto In dellisola. In realt lingresso sarebbe riservato al jet set di cui, a quanto dicono, loro fanno parte ma la nostra simpatia e, sospetto, il mio ballo dellalbatros innamorato a cui ricordo benissimo hanno assistito, li ha convinti a metterci in lista. Li ringraziamo con ampi sorrisi e strette di mano e loro si congedano da noi scrivendoci lindirizzo del locale e il loro nome su un fo-

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glietto volante che, visti i precedenti col mio cellulare, decido di custodire io gelosamente. Ci disegnano pure una specie di piantina per meglio orientarci sullisola. Due ragazzi veramente gentili. Sembrano proprio non essersela presa per aver perso la partita 3 set a 0. Intanto il tempo passa e alle diciannove e trenta in punto, tutta la spiaggia, come una farfalla che esce dal bozzolo, si trasforma in qualcosa di completamente diverso e noi, tra il mare doro liquido del tramonto e i profumi di cocco degli abbronzanti, assistiamo incantati e rapiti a questo fenomeno: laperitivo universale. Ci buttiamo pure noi nella mischia e in men che non si dica ci ritroviamo con le guance gonfie come scoiattoli di noccioline e anacardi mentre olive grosse come cocomeri ci intasano i bicchieri. Vado avanti di margarita e spritz al ritmo di uno ogni cinque minuti; per unoretta tengo botta dopodich plano faccia a terra sulla spiaggia e comincio a respirare palate di sabbia come fossi un aspirapolvere. Credo sia giunta lora di tornare in albergo e prepararmi per la serata. Esco dallascensore e cammino dondolando lungo il corridoio deserto che porta alla mia stanza. I miei sandalini da mare gniccano sul pavimento color crema dellalbergo. Quando sono a due passi dalla mia camera estraggo la chiave dallo zainetto, pronto a infilarla nella serratura della stanza 321. Faccio appena in tempo a fare scattare la toppa che la porta della camera a fianco si spalanca facendomi sobbalzare. E indovinate chi ne esce? Esatto, bravi vedo che state attenti. Proprio la bellissima straniera vestita di rosso che la mattina stessa ho incrociato al bancone della hall. Anche lei mi vede e per un istante sul suo viso si dipinge unespressione di stupore, come se non si aspettasse di trovarmi l. Resto impietrito, con le chiavi inserite nella serratura e la porta mezza aperta. In quel piccolo corridoio, illuminato dalle luci delle lampade, soli e nel silenzio, mi sembra ancora pi affascinante e misteriosa. lei la prima a riprendersi, chiude di scatto la porta alle sue spalle e si allontana altera, in direzione dellascensore come se quel fugace incontro fosse stato per lei solo un incidente di percorso. Sotto la doccia, mentre combatto lardua battaglia per togliermi di dosso crema abbronzante sabbia ed eccessi dalcool, non posso fare a meno di pensare a lei, alla ragazza in rosso. Nonostante labbia intravista solo un paio di volte e per poco pi di qualche secondo mi rendo conto di essere
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stato stregato. Non credo di sbagliare se parlo di magnetismo. Quella ragazza ha un che di misterioso che la rende terribilmente attraente. Non si tratta solo di bellezza, che comunque ben evidente in lei, nei lineamenti delicati del suo viso e nelle curve sinuose e armoniche del corpo; c qualcosa di pi e di pi profondo. Probabilmente questi mie pensieri sono dovuti pi che altro ai postumi provocatomi dallo shock della telefonata di Monica. Forse anchio, pi o meno inconsciamente, cerco disperatamente qualcunaltra e anche se so che la ragazza in rosso lultima sul pianeta a cui dovrei pensare, ci penso lo stesso. Non posso averla e quindi la voglio. Ma veramente tutto qui? Il getto ghiacciato che esce dalla doccia mi spinge ad altre e ben pi contingenti riflessioni: finita lacqua calda ed ora che esca.

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III La Villa Cos s che si fa. Sono veramente bello nel mio vestito casual da sera: jeans scuro molto trendy, scarpe da sera very fashion e camicia bianca di lino ultra cool. Non ho capito un cazzo di quello che ho addosso ma allo specchio mi trovo carino ed elegante con brio. Recupero dallo zainetto il portafoglio e il bigliettino lasciatoci dai ragazzi inglesi con sopra tutte le indicazioni necessarie e mi avvio verso la porta. Sto per uscire quando dal bagno sento provenire dei rumori. Mi reco nella stanza e mi accorgo che il fracasso ovviamente non proviene da l ma dalla camera accanto; la camera della ragazza in rosso. Resto per un lungo istante in silenzio senza sentire pi nulla. Sto per convincermi di essermi immaginato tutto quando un lungo, raschioso suono torna a farsi sentire. Afferro il bicchiere accanto al lavandino, quello che contiene lo spazzolino da denti dellalbergo e lo appoggio da una parte contro il muro, dallaltra al mio orecchio. Il tutto mentre mi siedo sul cesso in assoluto e concentrato ascolto. Mi rendo conto che da fuori potrei apparire come un cialtrone ma io mi sento come un agente segreto, uno di quelle spie che ascoltano e sorvegliano pericolosi e presunti doppiogiochisti. Dal bicchiere arrivano rumori concitati di passi e altre cose che strusciano e sfregano sul pavimento e sulla parete. Potrebbero essere dei ladri, penso. Forse sarebbe meglio chiamare la portineria ma non riesco a staccarmi dal muro, attento e concentrato come sono. Poi altri passi che si allontanano, la porta che si apre e sbatte e infine il ticchettio veloce di tacchi in corridoio. Quando mi precipito fuori non c pi nessuno; solo un vago sentore di fragole e frutti tropicali. La stanza a fianco della mia ha la porta chiusa. Provo ad avvicinare lorecchio cercando di captare qualche suono ma non sento nulla. Resto confuso e pensieroso e anche un po a disagio. E se fosse successo qualcosa l dentro? Potrei bussare ma so gi che non otterrei risposta. Potrei dire tutto al concierge, ma dirgli cosa? Che ho sentito dei rumori nella stanza accanto con la pi che probabile possibilit che poi egli vada dalla mia ragazza in rosso accusandomi di essermi lamentato dei rumori? Non so perch ma non voglio che lei abbia di me questo ricordo. Decido di lasciare perdere e mi convinco che forse la ragazza aveva solo perso qualcosa e lo stava cercando nella concitazione del ritardo. Sempre ammesso che i passi in corridoio fossero i suoi. Comunque sia ormai ora, tra meno di cinque minuti un taxi verr a prendere me e Marco direttamente allingresso dellalbergo per portarci alla festa. Linterno del taxi puzza di deodorante per auto alla vaniglia da quattro soldi e spero vivamente di arrivare velocemente a destinazione perch tra la guida del tassista, un portoghese con la
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faccia lunga come un cavallo, le curve della panoramica e, appunto, lodore di vaniglia, il mio stomaco comincia a fare i capricci. Marco, seduto al mio fianco, ticchetta con le nocche delle dita sul finestrino da quando siamo partiti, insensibile alle mie richieste di farla finita e ai colpi di tosse dellautista. La vuoi finire per cortesia? gli chiedo ormai esasperato, mentre lOpel Meriva su cui viaggiamo esce da una curva a gomito e, come per incanto, al mio finestrino appare la cattedrale cittadina che si staglia nel cielo notturno in tutto il suo illuminato splendore. Scusa, non volevo infastidirti. Cos, sei nervoso? Hai litigato con Paola? dico a Marco dandogli una gomitata complice. No, ma che nervoso. E poi Paola non centra. Cio s centra. Centra sempre. Non puoi essere sicuro di conoscere una persona fino a quando non dividi con lei un taxi che vi sta portando a una festa durante una vacanza a Ibiza. E adesso vi spiego il perch: Perch dici cos Marco? Perch? Vuoi veramente saperlo il perch? Certo, sono il tuo migliore amico o no? gli dico io sorpreso. Marco famoso per i suoi cambiamenti repentini di umore, bisogna farci labitudine e assecondarlo. Poi, come sono venuti, cos se ne vanno. Quasi sempre almeno. Perch non la sopporto pi, ecco perch. Ogni giorno ne ha una nuova e il prete non le piace e la chiesa piccola e la lista nozze da barboni. Insomma io non ce la faccio pi. Ecco cosa c. Ahia, capisco che qui siamo in piena crisi prematrimoniale. Da grande amico quale sono, nonch testimone dello sposo, corro ai ripari. Dai non esagerare, normale essere nervosi a pochi giorni dalle nozze ma poi passa. Fidati. E di chi dovrei fidarmi, di te? Quante volte ti sei sposato tu nella tua vita? Uno a zero per Marco. Io senior, tres volte ho preso esposa sintromette il tassista guardandoci di sbieco dallo specchietto retrovisore. Mi scusi sa, ma sono cose personali. gli dico seccato, poi torno da Marco. Ah s e allora sentiamo, cosa vorresti fare? Vuoi mollare tutto? S! La risposta arriva secca, limpida, inequivocabile. Come scusa?

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Ho detto di s, non mi sposo pi. Fosse stato per me, non lavrei neanche messo in piedi questo baraccone. Ma dai Marco, non dire stupidaggini. Non puoi mandare a monte tutto solo perch sei stressato. Dai retta a me, stasera ti diverti, ti rilassi, e domani, quando ti sveglierai, sarai pi innamorato di prima. Ma che innamorato, che tornare. Samuele io in Italia non ci torno. Ma non fare il bambino, cos hai la crisi di mezza et anticipata? Vuoi tornare a fare il ragazzino? Lo vuoi proprio sapere? S, voglio tornare a fare il ragazzino, a non dovermi pi preoccupare di nulla, a non avere pi una premoglie scassa marroni in giro per casa, la mia casa e soprattutto a godermi la vita. E bravo senior La finisca lei e si faccia i cazzi suoi. E tu piantala di dire stupidaggini. Come la metti con il lavoro, con le responsabilit, con Paola? Non cercare neanche di convincermi, sono settimane che ci penso. Mi sono gi licenziato, ieri ho finito il periodo di preavviso, da stamattina sono un uomo libero. Ho gi intascato la liquidazione e Paola non sa neanche che sono qui. Non la vedo e non la sento da ieri pomeriggio. Ah s, e di grazia quando avresti voluto dirmele queste cose, domani sullaereo? gli dico sbigottito. E poi non pu essere vero, stamattina mi hai detto di essere stato al telefono con lei, e poi se non avesse pi avuto tue notizie, avrebbe sicuramente cercato di mettersi in contatto con me. Siamo sempre insieme noi due. Allimprovviso alcune cose mi risultano perfettamente chiare; come quando trovi la tua ragazza nuda a cavalcioni dellidraulico che urla cose che tu non hai neanche mai immaginato potessero esistere mentre lui fa il verso del locomotore impazzito. E non perch li hai colti in flagrante ma perch lei non ti si fila per niente nonostante tu le stia tirando secchiate dacqua gelida da un quarto dora. Capita a tutti prima o poi, cominciate a preoccuparvi, a meno che voi non siate un idraulico. Perci con tutta la forza di questa nuova consapevolezza esclamo: Bastardo, il cellulare me lhai fregato tu. Esatto, te lho preso dallo zainetto quando sei andato al bar ma non preoccuparti nella mia camera al sicuro, chiuso nel cassetto del comodino. Per quello che riguarda Paola, facile: ti ho mentito, non lho mai chiamata. Ma, ma sei un mostro.
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Crollo sul sedile posteriore, sfinito da quella terribile rivelazione, incapace di riconoscere in quel volto, il volto del mio migliore amico, il ragazzo con il quale sono cresciuto e con cui ho condiviso tutto. Scusami Samuele, lo so che ne avrei dovuto parlare prima con te ma non credere che ti abbia ingannato, per me questo viaggio ha veramente il significato di festeggiare la nostra amicizia, solo che se ti avessi detto tutto prima di partire saresti riuscito a convincermi a non fare questa scelta. Tu sei sempre stato bravo a farmi fare la cosa giusta e lo hai sempre fatto per il mio bene ma ora tempo che decida da solo la mia strada e la mia strada non in Italia, soffocato in una vita che non mi appartiene, n tantomeno insieme a Paola che ho smesso di amare parecchio tempo fa. S lo so, sono un vigliacco, avrei dovuto pensarci prima ma ormai quel che fatto, o meglio quel che non stato fatto fino ad ora, non pu essere cambiato. Non giudicarmi male per questo, averti al mio fianco per me fondamentale. E in quanto a Paola e al matrimonio Ma chi se ne frega di Paola, io rivoglio solo il mio cellulare. gli dico senza guardarlo neanche in faccia. Arriviamo allingresso della villa verso le ventitr e venti. Il taxi giallo ci lascia davanti a un gruppo di ragazzi in fila per entrare e noi ci uniamo placidi, aspettando il nostro turno. Altri arrivano subito dopo e si accodano dietro di noi. Il serpentello di cui facciamo parte si muove a piccoli passi tra due file di colonnotti di alluminio nero uniti tra loro da passamani in similvelluto rosso molto morbidi al tatto. Avanziamo impacchettati verso lingresso e in meno di dieci minuti siamo quasi al capolinea. Il grande cancello della villa sorvegliato da due enormi buttafuori che, dopo aver dato un occhio ai nomi riportati su di una lista e aver approvato labbigliamento, decidono senza troppe cerimonie, chi entra e chi no. Io sono tranquillo anche se ancora un po incazzato con Marco e ansioso di entrare. Il colletto di lino mirrita il collo ma resisto. Marco invece impaziente, non sta fermo un minuto, passa da un piede allaltro e sbuffa in continuazione. Si pu sapere che hai? gli dico spazientito. Ho che quelli l non ci fanno mica entrare, ecco cosa mi risponde indicando con un gesto della testa i buttafuori. Ma che dici, siamo in lista no? Devono farci entrare. Anche quei ragazzi erano in lista ma li hanno cacciati. In effetti vedo un gruppetto di ragazzi davanti a noi che dopo aver protestato a lungo, se ne vanno sconfitti.
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Quelli Marco continua a indicare i buttafuori fanno quello che vogliono. Se gli piaci entri se no te lo puoi anche scordare, lista o non lista. Si sentono dei padreterni. Bastardi. In cuor mio sento che ha ragione, anche se non capisco perch se la prenda cos tanto e sia cos nervoso. Che mi nasconda qualcosa daltro? Lascia fare a me gli dico un attimo prima di presentarci al cospetto dei due buttafuori i quali, me ne accorgo ora che siamo a un metro, sembrano due gorilla. Per un istante resto in silenzio mentre loro ci guardano come si potrebbe guardare il resto di un insetto spiaccicato sul parabrezza: un misto di disgusto e seccatura allidea che, prima o poi, lo si dovr pulire. A prendere liniziativa quello che sembra essere il capo. Lunico sopracciglio e la mascella squadrata lo fanno assomigliare a un Neanderthal con la cravatta. Landatura ciondolante e sgraziata mi d lillusione di poterlo battere in velocit ma la vista dei tronchi che ha al posto delle braccia mi fa capire che ci che gli difetta in agilit oltremodo compensato dalla forza bruta. Buonasera faccio io conciliante Che cazzo volete? Conosce litaliano, gi qualcosa. Vorremmo entrare alla festa dico senza scompormi e Marco, al mio fianco, rimane impettito e fermo. Bravo mio soldatino. Impossibile, cos conciati non entrate. Lo sguardo del Neanderthal ci passa da parte a parte, il mio jeans trendy da sera non ha fatto colpo su di lui. Ma siamo in lista. Provo a essere accomodante ma sento alle mie spalle Marco emettere strani suoni di dissenso. Ah s, e sentiamo: a che nome? Estraggo il bigliettino che ci hanno lasciato i ragazzi inglesi e controllo. Smith dico raggiante. Ehi Julio, dice il tipo rivolto al suo compare rimasto due passi indietro senza mai distogliere lo sguardo da noi. Controlla un certo Smith. Laltro colosso annuisce e poi solerte comincia a scorrere la lista dallalto in basso e ritorno. Le sue parole arrivano inesorabili: Niente Smith capo.
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Visto ragazzi? Niente Smith. Sparite! dice ghignando, come se lui, quella cosa l, lavesse gi saputa prima ancora di rivolgerci la parola. Ma com possibile? faccio io controlli meglio. Sono due ragazzi inglesi biondi, alti, che giocano malissimo a beach volley. Senti tanghero, il mio collega qui ha detto niente Smith, vuoi forse dargli del bugiardo? Il collega ringhia verso di me No ci mancherebbe, dico solo che magari non lha visto. Ah, pensi forse che noi non sappiamo fare il nostro lavoro? Capisco che qualunque cosa dir sar senza dubbio usata contro di me per cui desisto; daltra parte non sono certo venuto a Ibiza per riconfermare duecentomila anni dopo la superiorit dellHomo Sapiens. Si vede che ci sar stato un equivoco rispondo. grazie lo stesso ragazzi. Grazie un cazzo. Non sono io ad averlo detto. Non neanche il Neanderthal e nemmeno il suo compare. stato Marco ed pronto a rincarare la dose. Senti ammasso di steroidi, noi a questa festa siamo stati invitati quindi adesso entriamo e non me ne frega niente se siete degli stupidi analfabeti che non sanno trovare un cazzo di nome in una cazzo di lista per minorati. Resto basito, sgrano gli occhi e deglutisco. Il Neanderthal cerca di mantenere un assetto impassibile, un contegno impostogli dalle circostanze e dal ruolo ma una grossa vena comincia a pulsargli allaltezza della tempia destra. Marco invece trasfigurato. Ha il volto paonazzo e gli occhi spiritati fissano con odio il gigante davanti a lui. Non lo avevo mai visto cos, neppure dopo la minimaratona di Pasqua. Forse c bisogno di un esorcista. Senti cosetto gli sibila direttamente in faccia il buttafuori monocigliato ti voglio fuori dalle palle in meno di tre secondi o ti spezzo tutte le ossa. Occhi, occhi, ce ne andiamo intervengo io, afferrando Marco per il braccio strattonandolo ma lui non sembra neanche accorgersi di me e, per tutta risposta, canzona il bestione. Oh aiuto, luomo nero mi fa la bua, aiuto mammina, c qui un cattivone che vuole picchiarmi perch incazzato col mondo intero perch ce lha troppo piccolo. La folla dietro di noi ride mentre il cattivone comincia a vibrare tutto dalla rabbia, sembra un missile sulla rampa di lancio. Il suo compare fa un passo verso di noi ma il collega lo ferma con un gesto secco della mano. Ah, hai bisogno del tuo amichetto? Dai, magari in due fate una misura normale
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Marco piantala gli urlo in faccia io questa volta vuoi farci ammazzare? Magari a te non te ne frega niente ma io preferisco vivere. E poi scusa se vuoi annullare il matrimonio non c bisogno che ti fai riconsegnare in Italia dentro una cassettina. Ma vai a cagare anche tu Samuele. Anzi sai che ti dico? Vaffanculo stronzo! e detto ci Marco d un calcio dritto nelle palle al buttafuori. Per un istante sono sicuro di intravedere le sue povere palle volargli in gola e rischiare di schizzargli fuori dalla testa. Poi tutto accade troppo velocemente per poterlo ricordare nei particolari, so solo che il Neanderthal si accascia a terra senza fiato, con le mani a coppetta su ci che resta dei suoi poveri testicoli. La folla dietro di noi esplode prima in un oooohhhhhh di stupore e poi in un urlo di giubilo. Laltro colosso si lancia schiumante di rabbia verso Marco ed io so, senza ombra di dubbio, che se lo dovesse afferrare gli torcerebbe il collo come a una bambola. Ma anche questa volta Marco mi sorprende, con una finta a sinistra lo scansa e si getta veloce oltre il cancello urlandomi: Muoviti Samu, come al Cocoloco di Rimini. Mentre il buttafuori cade sopra il suo collega eunuco, ormai incapace di reagire, io non afferro subito limplicazione di quel richiamo e resto frastornato. Intanto la folla dietro di me comincia a spingere per avanzare, i colonnotti e i passamano di similvelluto rosso cadono uno dopo laltro come le tessere del domino facendo inciampare alcuni ragazzi. La folla sovraeccitata comincia a premere alle mie spalle e in un attimo mi ritrovo catapultato dentro il giardino della villa insieme a un branco di ragazzi che si riversa nel parco disperdendosi a ventaglio. Decido di togliermi velocemente da l e di confondermi con gli invitati prima che qualche altro gorilla mi riconosca e decida di estinguermi. Di Marco nessuna traccia.

Il giardino della villa enorme. Sembra di stare in una riserva, penso che per percorrerlo tutto di corsa ci metterei due giorni interi ma il mio passo podistico, lo sapete, non molto significativo, per cui cancellate questa ultima informazione. Lerba verde smeraldo dellenorme prato illuminata a tratti regolari da fari incastonati come gemme nel terreno e unalta e imponente siepe circonda lintero perimetro nascondendo il giardino e i suoi segreti da occhi indiscreti. La villa si trova su una piccola montagnola al centro del parco raggiungibile attraverso un sentiero di ghiaia bianco perla. Il rumore dei sassolini sotto le scarpe mi tiene compagnia mentre mi avvicino al cuore della festa accompagnato dal suono della musica sempre pi forte ad ogni passo. Pi mi avvicino e pi la densit degli invitati aumenta. Gruppi di ragazzi e ragazze ballano a piedi nudi sullerba dando al tutto unatmosfera un po fricchettona. Altri be25

vono, alcuni giocano a frisbee ma la maggioranza se ne sta ferma impalata a parlare tra loro con un bicchiere in una mano e la sigaretta nellaltra. Intanto uno stuolo di camerieri e cameriere in divisa da sera si assicura, solerte, che i calici vuoti siano sostituiti da altri pieni. Un pinguino che trasporta un enorme vassoio dargento stracolmo di tartine e stuzzichini mi passa accanto. Con la velocit di un lemure glielo vuoto. Ho una fame pazzesca e uno dei due motivi per cui ho accettato di venire a questa festa il cibo, laltro affare mio. Dallalto della collinetta vedo, in direzione del cancello dingresso, un nugolo di persone e tutte, nonostante la distanza, mi paiono grosse e cattive. Penso che il Neanderthal e il suo compare, ripresisi dallo smacco subito, abbiano chiamato i loro amici. Per me e Marco la situazione si fa potenzialmente molto pericolosa. Sar meglio che trovi al pi presto il mio amico e lo convinca ad andarcene da qui fintanto che possiamo farlo sulle nostre stesse gambe. Che cosa che mi ha urlato Marco prima di lanciarsi come un Unno oltre il cancello? Muoviti Samu, come al Cocoloco di Rimini. Ora afferro il vero significato della frase. Dovete sapere che il Cocoloco un locale piuttosto impegnativo; in pratica non ci entri neanche se vendi tua sorella. Ebbene, una volta, dopo aver fatto una fila di quasi unora allingresso, siamo stati ovviamente rimbalzati - si dice cos in termine tecnico - ebbene Marco, lultimo dei moicani, deciso comunque a entrare, trova un posticino buio e desolato sul retro del locale. Senza neanche pensarci sinerpica sulla siepe esterna, percorre gattonando una tettoia e si cala dentro il cortile interno tra i nostri applausi. Noi lo seguiamo: io me la cavo piuttosto bene riportando solo una sbucciatura alla mano dovuto ad un rovo, Claudio, un altro dei nostri, fatica ad arrampicarsi, sfronda mezza siepe ma alla fine ce la fa. Tocca a Francesco: non fa neppure in tempo a sputarsi sulle mani che gli arriva un cazzottone dritto alla nuca tramortendolo. Tre bestioni della sicurezza che facevano il giro dei parcheggi lhanno beccato e noi con lui. Ci urlano improperi e minacce, noi scappiamo disperdendoci dentro il rumore della discoteca e Marco, prima di dividerci ci dice: ragazzi fra quarantacinque minuti ci ritroviamo al bancone principale. Quanti bei ricordi. Ora so cosa devo fare e so dove ritrover Marco. C solo un piccolo particolare: laltra volta al Cocoloco siamo stati tutti beccati nel giro di dieci minuti, denunciati e costretti a pagare la siepe. Linterno della villa fantastico, sembra di stare dentro ad uno di quei mensili di arredamento tipo Casabella. C marmo dappertutto, pi che a San Pietro e statue, scaloni, colonne e poi tappeti, anche alle pareti, quadri, lampadari che sembrano proboscidi, vetrate multicolori, piante di ogni tipo e continente. Non mi stupirei di trovare un unicorno. Anche qui invitati e camerieri si mescolano
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dando vita a un brusio di sottofondo che lega in dissonanza con la musica dei dj alle consolle. Come in trance per lo sfasamento che sto vivendo varco una porta vetrata e mi ritrovo in un altro giardino, interno questa volta, dove fari multicolori sparano nel cielo fasci di luce viola, azzurra e verde Sembra di stare in un altro mondo; qui non arriva la musica elettronica compulsiva che mi aveva accolto appena entrato nella villa. A esibirsi invece un gruppo di tre ragazzi che suonano su di un palco galleggiante sullacqua dellenorme piscina olimpionica al centro del giardino. Provo subito un pizzico dorgoglio nel notare che si tratta di tre italiani, sardi per la precisione come si nota dallaccento del cantante. Devo dire che quei tre ci sanno incredibilmente fare. Il cantante un ragazzo piccolo e scuro, con i capelli neri e ricci che potrebbe sembrare pi un tagliagole che un artista, eppure la sua voce sembra quella di un angelo caduto. Ogni volta che canta, in grado di arrampicarsi su note altissime per poi discendere leggero nei baratri dei semitoni pi profondi e quando la sua voce scende, mi rimbomba nello stomaco e nel petto come uneco lontana di terremoto, come se il cuore mi vibrasse e fosse sul punto di infrangersi. Sta cantando la canzone triste di un amore travagliato e sofferto. Lui, il protagonista, costretto a emigrare dalla sua terra dorigine, una terra bella come il paradiso ma dura e difficile, lasciando la famiglia, la ragazza e il gatto per andare a cercare maggior fortuna allestero. La sua bella gli giura eterno amore ma lui, che un uomo sensibile e sa come vanno a finire queste cose, la esorta a rifarsi una vita e a dimenticarlo per sempre. La voce del cantante accompagnata in controcanto da quella di una ragazza che quando non impegnata nel coro suona un violino. Ebbene, tanto la voce di lui profonda quanto quella di lei cristallina e inebriante. Quando la ragazza d voce ai sentimenti tempestosi dellamata, non posso che commuovermi e soffrire per quellamore di cui gi sintravede lepilogo tragico, ma nel momento in cui comincia a suonare il suo strumento, che vado in estasi. Nel suo contrappunto c tutta la sofferenza e linquietudine dellanimo umano, la passione e il sentimento dei due giovani amanti maltrattati da un destino crudele che li trover per per sempre indissolubilmente legati nel ricordo e nella passione di un amore infranto. Poi allimprovviso, quando il mio cuore sta per infrangersi sugli scogli in cui quei due mi hanno portato con la loro musica, arriva in mio soccorso lassolo di launeddas del terzo membro del gruppo. Una cosa cos lavevo provata solo al concerto degli U2. Quel ragazzo, dai quei suoi quasi due metri di statura, magro e allampanato in grado di creare con il suo strumento antico come il mondo, unatmosfera magica, atavica, che mi riporta alla notte dei tempi, cos come antichi e ancestrali sono i sentimenti umani. Mi sento afferrato dolcemente dalla canna mancosa, cullato dallunica nota della cumbu e infine portato in salvo dalla mancosedda. E quando il pezzo termina, tra unovazione generale, mi sento stravolto, felice e tristissimo allo stesso tempo. Insomma, quei tre ragazzi non sono affatto male. Il cantante si congeda da me e dal resto del
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pubblico dandoci appuntamento di l a trenta minuti nella sala grande della villa per una seconda esibizione. Io controllo lorologio, sono poco pi di venti minuti che mi trovo qui, manca ancora molto allora dellincontro e, anche se non smetto di guardarmi intorno in cerca di Marco, avvisto quello che sembra essere il bancone bar pi grande dellintera festa e mi ci avvicino. Mi siedo su di uno sgabello libero e mi sento appoggiato alla paratia di un transatlantico. Dietro al bancone ci sono sei barman tutti rigorosamente in abito bianco e, cosa strana, tutti dai tratti orientali. Suppongo si tratti di una scelta stilistica dei padroni di casa, anche se non mi risulta che gli ultimi campioni mondiali di cocktail a squadre vengano dal Sol Levante. A un solo sgabello di distanza da me c una ragazza bionda con addosso un abito nero talmente stretto che riesco a leggerle in rilievo letichetta delle mutande: cotone 100%. Interessante. Le sorrido leggermente, lei contraccambia. Nel gioco di sguardi sono un vichingo. Noto che al collo porta una sottile catenella dargento con un vezzoso ciondolo a forma di chiave che arriva a lambirle il seno. Ammicco appena e lei mi soppesa con gli occhi. Faccio un cenno al barista che si avvicina stringendo uno straccetto tra le mani con il quale d un veloce colpo al piano del bancone davanti a me. Per me un mojito e per lei? dico rivolto alla ragazza al mio fianco. Lei si stringe nelle spalle ringraziandomi con lo sguardo poi dice con voce di velluto: Un daiquiri grazie. E un daiquiri faccio al cameriere che annuisce. Poi, poich non sono capace di starmene zitto aggiungo: Il mojito lo voglio mescolato, non shakerato. Ma signore mi riprende subito il barman il mojito va shakerato. Sento la libido della ragazza scendere di almeno due tacche su una scala di dieci e il mio imbarazzo sfiorare il soffitto. Provo a recuperare: Forse qui, non certo in Nicaragua. Nella mia mente si affollano immagini di guerriglieri nicaraguensi che vanno allassalto del nemico brandendo ombrellini da cocktail e bicchieri di mojito mescolato e non shakerato. Non la trovo unimmagine politicamente corretta poi, per, mi ricordo che il Nicaragua , almeno formalmente, una repubblica per cui di guerriglieri non ce ne dovrebbero essere. La mia anima di sinistra placata. La ragazza bionda si siede sullo sgabello accanto al mio. Ora riesco a sentire il suo odore, un misto di lavanda e alcool.
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Mi nombre es Susana mi dice lei con quellaccento spagnolo che mi fa tirare anche i lacci delle scarpe, poi mi porge la mano. Io sono Samuele Le nostre mani sincontrano, la sua piccola e fresca, la mia sudata e sgraziata. Le ordinazioni arrivano quasi subito. Facciamo tintinnare i bicchieri e al primo sorso mi rendo subito conto di due verit: la prima che il mojito deve essere shakerato e la seconda che gli orientali come barman sono, per lo meno, mediocri. Tempo altri dieci minuti e ho completamente rincoglionito di parole la mia partner. Parlo, parlo e parlo e lei non fa altro che annuire, ridere e alzare leggermente la testolina bionda e quando lo fa, sul suo collo abbronzato sintravedono piccoli palpiti che mipnotizzano. Gioco con discrezione la carta dello scrittore e sembra funzionare alla grande. Beviamo ancora e anche se a me soltanto un altro tamarindo mi stroncherebbe la crescita, lei continua a ingollare ettolitri di alcool senza fare una piega, neanche fosse cresciuta in una dacia russa. Il tempo scorre ed io spero sempre di pi che Marco non arrivi al nostro appuntamento. Infatti Marco non arriva, per arrivano due tipi grandi e grossi e vestiti di nero. Li riconosco subito per quello che sono, personale della sicurezza e non c dubbio che mi stiano cercando. Sono a una quindicina di metri da me ma si avvicinano sempre pi velocemente. Probabilmente non vogliono destare troppo scompiglio e disturbare gli altri invitati, solo questo li trattiene dal lanciarsi alla mia gola come una muta di cani assassini. Col cuore a mille salto gi dallo sgabello inciampando e colpendo Susana la quale, per lurto, si rovescia addosso un po del liquido azzurro che ha nel bicchiere. Mi spiace ma non ho n il tempo n la cortesia di scusarmi con lei. Mi volto e mi dirigo velocemente nella direzione opposta a quella degli agenti. Aumento il passo, quasi corro e nellallontanarmi sbatto anche contro un cameriere che cade con tutto il suo carico di vettovagliamento facendo un baccano infernale e attirando su di noi lattenzione di tutto il salone. Mi giro e vedo gli agenti che parlano con Susana ancora seduta allo sgabello del bancone. Lei sta indicando nella mia direzione visibilmente seccata. Sono spacciato. Comincio a correre, gli invitati si aprono al mio passaggio in due ali di folla e, anche se non li sento perch la musica alta e il cuore mi rimbomba nelle orecchie, so che i due energumeni si sono lanciati al mio inseguimento. Arrivo in derapata nella stanza successiva, un ambiente ancora pi grande del salone precedente. Qui sembra di essere in una vera e propria discoteca. Luci stroboscopiche sono piazzate ai quattro angoli insieme con amplificatori e subwoofer. La voce del dj esce gracchiando dalle casse insieme a una musica house cos forte che sento i miei timpani suicidarsi.
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Scusate dice il dj con spiccato accento di quella ridente provincia castigliana che Burgos ma sembra proprio che il nostro gruppo musicale non sia potuto venire. Pazienza, vorr dire che balleremo tutta la notte al ritmo dance. La folla esplode in un boato. La ressa enorme, c odore di fumo e sudore e a fatica, strusciando contro corpi sudati mi porto in mezzo alla stanza. Nessuno si accorto n della mia presenza n tantomeno di ci che successo un attimo prima nel salone a fianco. Suppongo che potrei rimanere nascosto qui finch le acque non si saranno calmate e poi sgattaiolare via ma il mio machiavellico piano si dimostra immediatamente inefficace. Anche i due bestioni sono entrati nella stanza-disco e si fanno largo tra la folla a manate, spostando la gente come fossero noccioline. Mi sento perduto, spero solo che a Marco stia andando peggio che a me, cos impara a trascinarmi in un casino simile. Ricomincio a farmi largo tra la folla, ricevo qualche pestone, un paio di palpate di culo da un ragazzo vestito tutto di pailette che sembra gradire e pure una gomitata nei denti ma alla fine esco anche da quella bolgia. Ora sono in una specie di atrio che prosegue in un lungo corridoio. Ci sono quadri alle pareti, un paio di finestroni aperti dai quali entra una fresca e piacevole brezza notturna e uno scalone che conduce al piano di sopra. Non sono solo, alcune persone bevono e chiacchierano tra loro, un ragazzo appoggiato al davanzale sta rollando una canna grossa come un cannolo siciliano e un gruppetto di ragazzi si sta dirigendo verso la sala-disco. Ci che per attira di pi la mia attenzione sono, allaltro capo del corridoio, due puntoloni neri che si avvicinano. Un altro paio di passi nella mia direzione e mi accorgo che stanno comunicando con degli auricolari-microfono. Sono in trappola, probabilmente oramai tutto il servizio di sicurezza della villa sulle mie tracce. Forse farei meglio a costituirmi. In fondo non potranno mica uccidermi. Uccidermi magari no ma farmi un male cane s ed io non sopporto il dolore fisico, soprattutto se il mio dolore fisico. Con listinto di conservazione a mille mi lancio su per lo scalone diretto non so dove. Mi ritrovo in un lungo corridoio sul quale si affacciano a intervalli regolari porte in noce massello. Provo ad aprirle in successione ma sono tutte chiuse, lagitazione cresce e la paura anche, sento passi pesanti sulle scale dietro di me. Lultima porta: o questa si apre o sono spacciato. Si apre ed io per lenfasi quasi cado dentro la stanza. Richiudo la porta alle mie spalle dando anche un giro di chiave che fortunatamente si trova nella toppa interna.
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Traggo un profondo respiro e mi accorgo che nellaria c profumo di fragola e frutti tropicali. E tu che diavolo ci fai qui? mi sento dire. Mi volto lentamente e ai miei occhi, come in un sogno, appare la ragazza in rosso, solo che questa volta non in rosso ma indossa un bellissimo vestito da sera viola malva lungo fino ai piedi che si apre in una profonda scollatura sulla schiena. Una graziosa sciarpina di seta in tinta le avvolge il collo affusolato mentre nella mano sinistra stringe una borsa di raso. Ti ho chiesto cosa ci fai qui. La sua voce morbida ma risoluta, con un leggero accento orientale come il taglio dei suoi occhi. Queste sono invece le mie parole: Uh, gracchi, lu . Ah, non capisci la mia lingua? Cerco di riprendermi, nonostante il fiatone. No scusa, che non credevo di trovarti qui. Trovare me? Il tono della sua voce ora sospettoso. No, nel senso di trovare qualcuno qui. Sembra ancora pi sospettosa. Infila la mano destra nella borsetta e di scatto estrae una pistola. Potrebbe sembrare una di quegli aggeggi giocattolo da autodifesa ma, chiss come mai, sono sicuro che invece sia assolutamente vera. Faccia al muro e non fare casino mi dice lei. Nei miei sogni mimmaginavo un incontro pi romantico, lo ammetto. No, senti forse c un equivoco io Ho detto faccia al muro e non fare casino. Si avvicina con la canna della pistola allaltezza dei miei occhi. Mi giro e appoggio le mani alla porta. Lei comincia a perquisirmi: spalle, torace, tronco, gamba destra, gamba sinistra, eccetera eccetera. Occhi sei pulito. Io mi rigiro lentamente, spostando il pi possibile la faccia dalla canna dellarma e appoggio la schiena alla porta. Mi sento un tantino nervoso. Non mi hai ancora risposto: cosa ci fai qui, e chi sei? La ragazza mi soppesa con gli occhi mentre guardinga ripone la pistola nella borsetta.
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Capisco chiaramente che non si fida di me per ora forse pi incuriosita che preoccupata. Mi chiamo Samuele, e stavo scappando. Scappando da chi? Allimprovviso, con un tempismo perfetto, un colpo sordo e potente si abbatte sulla porta della stanza. Ho la chiara immagine di uno degli addetti alla sicurezza che prende a spallate la porta nel tentativo di abbatterla. La botta mi fa volare in avanti. Da loro. rispondo. Dannazione ma li hai portati fin qui? Ma sei stupido o cosa? Indubbiamente stupido ovvio, ma la considerazione la tengo per me. La ragazza impallidisce leggermente sotto il sottile velo dellabbronzatura. Per un istante i suoi occhi sono attraversati dalla paura ma in un attimo questa lascia spazio a una frenesia compulsiva. Comincia a guardarsi intorno fremente, come se cercasse una qualche soluzione. Scruta la stanza in ogni suo particolare ed io mi accorgo solo ora di trovarmi in una camera da letto che sembra la suite dellHilton. Avete pi o meno in mente cosa intendo perci non perder tempo a descriverla, vi aggiungo solo che su una parete scorgo unimmagine che ho visto e rivisto nei film almeno un migliaio di volte: una cassaforte, conficcata nella parete, nascosta da un quadro che ora si trova appoggiato al pavimento sottostante. Riguardo la mia bella sotto una luce nuova e, sebbene non sia mai stato un asso in algebra, comincio a fare due pi due. Ma, ma tu sei una ladra. dico, mentre unaltra spallata fa paurosamente scricchiolare i cardini alle mie spalle. Non dire idiozie. Poi mi guarda ancora, come si guarda un animale allo zoo. Unaltra spallata, e urla concitate. Non credo che la porta resister ancora per molto. La ragazza si precipita alla cassaforte, gira un paio di volte la manopola avanti e indietro e questa si apre cigolando. Linterno contiene pacchi di documenti, alcune cassettine che racchiudono probabilmente preziosi gioielli e una grossa mazzetta di contanti. La ragazza afferra una scatolina di plastica rossa molto sottile, delle dimensioni di un biglietto da visita e la infila nella borsetta di raso poi mi afferra per il braccio ed esclama: Avanti, seguimi!

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La ragazza mi trascina nel bagno della camera da letto chiudendo la porta a chiave. Appena la serratura del bagno scatta, sento la porta dingresso cedere sotto lultimo colpo. Non male, rifugiandoci qui dentro come topi, abbiamo guadagnato s e no altri due minuti. La ragazza sembra non essersi nemmeno accorta dello schianto, al contrario, guardando dalla finestra mi chiede: Per chi lavori? Per la Baruffi dico io completamente estraniato dalla situazione. Il mio cervello sta registrando le informazioni ma non le sente proprie. Come se si trovasse al cinema mentre intento a guardare un film. Mi prendi per il culo? sbotta la ragazza tornando a guardarmi con quel misto di sfiducia e curiosit. No affatto! Sono uno scrittore, scrivo racconti per bambini. La Baruffi la mia casa editrice. La spallata ora si abbatte sulla porta del bagno. Avanti salta. mi ordina lei indicando la finestra. Ora sei tu a pigliarmi per il culo le dico. Piantala, ti ho detto di saltare, siamo solo al primo piano. Unaltra spallata alla porta e urla sempre pi concitate. Devono essere almeno in una mezza dozzina l dietro. Ma che cazzo dici, io non ho nessuna intenzione di saltare da una finestra. Senti, caro il mio scrittore dice lei con unintonazione vagamente ironica che non mi piace per nulla o salti da questa finestra o finisci, nella migliore delle ipotesi, crivellato di colpi. Deglutisco, la nuova spallata mi fa sobbalzare. Non esagerare, sono buttafuori, al massimo mi daranno due cazzotti in pancia, e poi sei tu quella che ha svuotato la cassaforte. Non sono buttafuori non lhai ancora capito deficiente? E poi io non rester certo qui solo per proteggerti il culo visto che non sei in grado di farlo da solo. Detto ci si lancia gi dalla finestra con un salto plastico degno delle migliori eroine dei video game. Lultima immagine che ho quella della sua sciarpina viola che ondeggia allaria. Ho la netta sensazione di essermi cacciato in un guaio ben pi grande di me. La porta frana alle mie spalle e il branco di gorilla si catapulta nel bagno ringhiando. Sento una voce familiare urlare da dietro la massa di energumeni: Prendetelo ma non fategli troppo male, lo voglio vivo. Non so se essere contento del fatto che mi vogliono vivo o preoccupato del non troppo male.
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Quale pu essere la scala del dolore per un gorilla? Scorgo tra il gruppo anche mister Neanderthal il quale, in mancanza di Marco, ha sicuramente qualche conto da saldare con me. Capisco che la gamma del dolore ha assunto sfumature piuttosto labili. Indietreggio mentre loro avanzano e quando il mio sedere tocca il davanzale di marmo della finestra, chiudo gli occhi e mi lancio di sotto. La schienata micidiale. Per un istante resto senza fiato e i miei occhi si riempiono di stelline. Per fortuna laltezza poca e lerba ha attutito la caduta. Vedo, sopra di me, protendersi oltre la finestra del bagno come tanti pulcini dal nido, i miei amici in nero. Stanno per lanciarsi gi anche loro. Con un guizzo mi rigiro e incespicando mi rimetto in piedi. Capisco di essere sul retro della villa, in una zona stranamente deserta dove la festa sembra non essere arrivata. Comincio a correre quando, dietro di me, sento il tonfo dei giganti sullerba. Pi per istinto che altro i miei piedi si dirigono verso il fitto degli alberi del parco. La mia prima supposizione per era giusta: sono enormi ma lenti ed io, nonostante tutto, ho mesi di allenamento ai Giardini Sforza nelle gambe. Che cosa che dice sempre quel maledetto di Marco? la corsa fatica e la fatica una questione mentale ebbene io non so se ho battuto la mia mente o se la fifa boia ma correndo su quel prato raggiungo la mia migliore prestazione di sempre. Il problema per un altro: si aperta una caccia alluomo e quelluomo sono io. Non so perch ma ho il vago sospetto che la polizia, quella vera, non sar chiamata in causa. Comincio a credere che la ragazza abbia ragione, non si tratta affatto di buttafuori n di un normale servizio dordine. Mi guardo indietro senza mai smettere di correre e mi accorgo di aver distanziato notevolmente i miei inseguitori i quali, dal canto loro, sembrano aver rinunciato allidea di corrermi dietro, d'altronde sanno quello che so anchio: sono comunque in trappola, non posso andarmene dalla villa, posso provare a nascondermi per un po ma alla fine mi troveranno e allora per me sar un gran brutto momento. Con i polmoni in gola rallento landatura e decido di fermarmi, appoggiandomi a un grosso ippocastano. Mi viene da piangere e, non ho vergogna ad ammetterlo, ho paura per quello che mi potr succedere. Il fato per evidentemente parteggia per me, dal fitto degli alberi, da una macchia piuttosto scura, sento provenire una voce che ho imparato a riconoscere. Ehi, da questa parte Mi avvicino circospetto e tra i tronchi intravedo la sagoma della ragazza. Per un momento ho creduto che li riportassi nuovamente da me. mi dice con un leggero sorriso. D'altronde tutto il giorno che ti ho intorno. continua.
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Ma non vero sibilo caso mai il contrario, sei tu che sei sempre dove sono io. Sembra non raccogliere la mia provocazione. Per aggiunge guardandomi di traverso: Davvero sei uno scrittore, uno scrittore e basta intendo? Certo che s, ho scritto libri importanti e famosi. Tipo? mi chiede alzando un sopracciglio. Tipo Mister Formicolo nel paese delle tecnomeraviglie oppure Graziella la cinciallegra infermiera e soprattutto Gigio Coniglio va a scuola. Ma davvero i bambini leggono queste cose? La sua domanda mi ferisce. Non solo la leggono, ma lapprezzano molto anche. rispondo piccato. Sar, comunque mio caro e importante scrittore ti sei ficcato in un grosso guaio. Lo sospettavo. le dico Senti a me non importa se hai rubato qualcosa, se sei una ladra o che, io vorrei solo uscire da questa situazione. Non sono una ladra, i ladri non rubano documenti, b qualcuno a dire il vero s ma io non sono una ladra. mi dice serie. E allora chi sei? Mi chiamo Ada dice lanciandomi unocchiata di sfuggita, poi il suo sguardo torna a rivolgersi ai pressi della villa. E se mi trovo in questo casino, colpa tua. Mia? S, tua. Non dovevi entrare l dentro. Mi sarebbero bastati altri due minuti e poi me ne sarei tornata tranquillamente alla festa, avrei chiamato un taxi e probabilmente a questora sarei gi sotto la doccia. Ora invece abbiamo met dei draghi dellisola alle costole. Limmagine di Ada nuda sotto la doccia mi sferza gli ormoni e per un istante ho un leggero giramento di testa poi riprendo il controllo del mio spirito. Scusa tanto sai se quei bestioni mi stavano inseguendo, e scusa tanto se quella era lunica stanza aperta di tutto il piano. E poi, chi diavolo sono i draghi? le chiedo io, lasciandomi scappare uno sguardo sul suo fondoschiena. Perdonatemi ma non riesco a tenere per troppo tempo la concentrazione. Era aperta perch io lavevo forzata per entrare, in principio era chiusa come tutte le altre, anzi meglio delle altre. Per il resto, sei proprio sicuro di volerlo sapere? Annuisco ma non sono troppo convinto, di rivelazioni questa sera ne ho gi avute abbastanza.

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E va bene dice Ada guardandomi dallalto in basso tanto non credo che rimarremo vivi ancora per molto. Ti dice niente il termine Yakuza? La Yakuza un'organizzazione criminale giapponese suddivisa in numerose bande dette kumi molto attiva in patria e in tutto lestremo oriente. Da alcuni anni essa ha intrecciato traffici anche in stati dellUSA e dellEuropa occidentale - sempre wikipedia docet Cazzo lunica cosa che riesco a dire. Poi per mi riprendo. Ma scusa, ma ne sei sicura? Io di giapponesi non ne ho visti, e poi perch la Yakuza dovrebbe organizzare una festa? Il fatto che tu non li abbia visti non significa che non ci siano. Chiss perch mi viene in mente la squadra orientale di cocktail. E hanno organizzato una festa perch questa villa la residenza di uno dei pi potenti e influenti capi dellorganizzazione e la festa solo una copertura per un incontro che si sta svolgendo in questo momento qui da qualche parte. E tu come fai a sapere tutte queste cose? le chiedo sperando, pregando che da un momento allaltro dal folto del parco esca una troupe televisiva che urli Scherzi a Parte. Aspetta! dico. Tu sei una di loro e senza neanche accorgermene le indico gli occhi orientali. Sei proprio cretino, ti pare che me ne starei qui se fossi una di loro? In effetti, la sua affermazione non fa una grinza. Allora cosa ci facevi in quella stanza? Non ti facevo cos ingenuo mi dice Ada. Non hai mai sentito parlare di agente sotto copertura? Forse proprio vero che sei solo uno scrittore. E dai con questa storia, s che sono uno scrittore. B non credo che tu debba convincere me ma piuttosto loro. e indica in direzione della villa. Quello che vedo la cosa peggiore che potessi immaginarmi: a una cinquantina di metri da noi vedo arrivare quattro uomini con altrettanti cani mastini al guinzaglio che, si vede da quanto sbavano e ringhiano, hanno gi fiutato le nostre tracce. Vieni andiamocene mi dice Ada e scatta in direzione opposta a quella dei nostri inseguitori. Io le vado dietro. Corriamo tra gli alberi, saltando le radici e cercando di prendere in faccia il minor numero di rami possibile. Lei se la cava molto bene, io un po meno.
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Senti ma come diavolo fai a correre cos con quel vestito da sera che porti? Sono una professionista caro mio mi risponde. Scorgo nella sua voce un pizzico di malizia. Non capisco bene quale percorso stiamo seguendo ma mi fido di Ada, sicuramente lei conosce meglio di me la villa e il suo parco. Dopo qualche minuto ci ritroviamo nuovamente ad avere i muri della villa di fronte a noi. In lontananza vedo le luci del giardino interno, quello con le piscine, alzarsi alte nel cielo come fari colorati. Ci fermiamo a riprendere fiato dietro ad un grande cespuglio odoroso di biancospino. Senti dice Ada sottovoce, con un leggero affanno forse un modo per uscire da qui c. Sento di amarla. Dimmi, sono tutto orecchi. Dobbiamo cercare di procurarci unauto nel parcheggio e, a bordo di quella, tentare di sfondare lingresso. Una volta fuori di qui dovremmo essere abbastanza sicuri ma ti consiglio di prendere il primo aereo per casa tua, ovunque essa si trovi. Mi sembra un ottimo piano, c solo un problema dico vergognandomi. Avanti sentiamo Non sono solo, sono venuto a questa festa con un amico e, dal momento che ci hanno visto insieme, anzi ad essere sinceri tutta colpa sua se siamo in questa situazione, temo che possano fargli del male. Dannazione esclama Ada avrei dovuto lasciarti in quella stanza o farti sbranare dai cani. E va bene, chiamalo e digli di trovarsi nel parcheggio tra cinque minuti, sempre se non lhanno gi fatto fuori. Ehhm, c un altro problema, non ho il cellulare e non mi ricordo a memoria il numero. Per forse so dove mi sta aspettando. Ada non lha presa neanche tanto male, mi ha solo dato un pugno sul naso ma piano, di sangue ne uscito poco poco. Ora ci troviamo sul tetto di una piccola dependance che altro non che una serra. Siamo arrivati qua sopra strisciando pancia a terra, rimanendo nascosti nellombra per evitare gli scagnozzi in nero e infine arrampicandoci su tralci di edera irlandese rampicante. Tutto questo fa ovviamente parte del piano per rintracciare Marco che semplice ma pericolosissimo. Lo ammetto, mi sento come una specie di 007 nonostante abbia una fifa boia di essere scoperto. Chiss se anche Sean Connery aveva lo stomaco in subbuglio ogni volta che entrava in una qualche base segreta della S.P.E.C.T.R.E..

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Suppongo comunque che dopo il terzo o quarto film ci si sia abituato. Rivolgo uno sguardo dintesa alla mia Bond Girl che annuisce. E il segnale convenuto per dare il via alla seconda parte del piano, quella che porter a dividerci. Un attimo prima per che lei prosegua la sua arrampicata sui tetti della villa, le dico sussurrando: Senti, forse sarebbe meglio se decidessimo una specie di segnale in codice, un richiamo magari, sai non si sa mai. Lei mi guarda con un pizzico di compiacimento. Buona idea, cosa hai in mente? Io so fare il verso dellalbatros in amore. La sfumatura di compiacimento sparisce dal suo viso. Mi lascia l, in piedi, sul soffitto semitrasparente della serra mentre lei con balzi agili si arrampica come una gatta sul tetto che scotta, stagliandosi purpurea contro il cielo stellato. In lontananza la musica della festa mi fa da sottofondo, segno che le cose l sotto stanno funzionando egregiamente. Resto solo un po amareggiato dal fatto che la colonna sonora della mia prima missione da 007 sia Dancing Queen degli Abba.

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IV Un Piano Quasi Infallibile

La mia parte del piano consiste, come prima cosa, nel calarmi dentro la serra, cosa che faccio approfittando di uno dei tanti finestroni lasciati semiaperti per compensare lumidit notturna. Appena i miei piedi toccano terra, rotolo furtivo dietro un grosso baobab le cui fronde pi alte raggiungono la sommit del locale. L, protetto da quellenorme fusto, esploro lambiente circostante. La serra molto grande, ci sono alberi e fiori dai mille colori e dai mille profumi, terrazzamenti di erbe medicamentose, bordure di rose di decine di qualit e odori differenti. In sottofondo percepisco il mormorio di un piccolo ruscello artificiale che porta la sua acqua fin dentro un laghetto dalle dimensioni del mio appartamento. Nel lago, mangrovie e ninfee aspettano trepidanti i primi palpiti del nuovo giorno. Per ora per sono costrette ad accontentarsi della pallida luce lunare che entra dal soffitto, inondando lambiente di una liquida cascata dargento. Per un attimo ho la sensazione di essere nel paradiso terrestre, una porzione di Eden sottratta alle brutture del mondo. Mi rifiuto di credere che un essere malvagio come un capo Yakuza possa aver voluto, ideato e fattosi realizzare una tale meraviglia. Eppure so che la realt proprio questa, almeno a dare retta ad Ada. A parte i vegetali comunque, lambiente sembra deserto. Guidato dalla luce della luna, scorgo allaltro capo della serra, sulla parete di destra, una porta; proprio l che sono diretto. Guardingo esco dal mio riparo e mi dirigo verso la mia destinazione. Mi trovo a non pi di met del percorso quando mi accorgo di essermi sbagliato e di non essere solo. Nascosti tra il buio dei fitti rami di un olmo, intravedo una serie di piccoli occhietti splendenti. Per un istante temo appartengano ad animaletti notturni poi un leggero zufolare mi fa capire che si tratta di una famiglia di uccelli. Resto rapito da questa rivelazione e mi avvicino allalbero cercando di individuare a quale specie appartengano. Gli animali non sembrano affatto spaventati anzi, uno di loro, forse il capo famiglia, salta gi dal ramo e si posa a terra. Mi accorgo si avere di fronte dei bellissimi esemplari di merli indiani. Luccello, incuriosito, zampetta verso di me, evidentemente abituato alla presenza delluomo e sospetto si aspetti che gli offra qualche porzione di miglio o di altro cibo a lui gradito. Non ho niente per te e per i tuoi amici, mi spiace gli faccio io. Il merlo, per tutta risposta, inclina il collo da una parte e poi dallaltra e fa qualche altro saltello verso di me. Veramente, mi spiace, non ho nulla gli dico divertito.
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Luccello per non sembra affatto contento e, spalancato il becco, mi zufola contro tutto il suo disappunto con un fischio potente che risuona per la serra. Che vuoi farci amico mio, la vita. Sarai pi fortunato la prossima volta. Scusa ma ora devo andare. e me ne torno nuovamente sui miei passi dirigendomi verso la porta. Il merlo per non affatto soddisfatto di questa mio comportamento e comincia a cinguettare. I suoi versi rimbalzano da una parete allaltra, acuti, imperiosi. Smettila, smettila gli dico in un delirio alla San Francesco. Vuoi farmi scoprire? Non so se a dargli lidea sia stato io oppure no, presumo che sar una domanda che rimarr per sempre senza risposta, sta di fatto che, improvvisamente, tutti i merli, saranno stati almeno una ventina, cominciano a cantare con una tale enfasi e un tale impegno vocale che ho il timore che le vetrate della serra possano esplodere. Come un cretino cerco, sbracciandomi, di disperdere i volatili sperando che questo possa farli smettere ma lunico risultato che ottengo quello di farli volare per tutta la serra cosicch il frastuono si propaga con ancora maggiore efficacia. Non sento neanche pi gli Abba, nelle mie orecchie ci sono solo fischi e zufoli. Mi precipito in direzione della porta ma quando ormai sono ad un passo da essa, questa si spalanca e di fronte mi trovo due energumeni in nero. Labbiamo trovato capo. dice uno di loro allauricolare. Non faccio neanche in tempo a voltarmi per scappare che i due mi piombano addosso. Le ultime cose che sento sono le mie ossicina scricchiolare e il fischio solitario e beffardo di un merlo. Subito c solo nero intorno a me e un fastidioso ronzio nelle orecchie poi, piano piano, vedo una figura sbucare dallombra, piccola, affusolata, con due enormi orecchie penzolanti attaccate a una testa oblunga: Gigio Coniglio che mi guarda con espressione delusa. Perch? mi dice con sofferenza Perch mi hai fatto questo? Io non so che rispondere, non so a cosa il piccolo Gigio alluda. Perch padre? ripete lui col muso seminascosto nelloscurit. Mi avvolge come un sudario, una sofferenza che mi strazia il cuore e mi fa quasi scoppiare a piangere. Cosa Gigio? mi sforzo di chiedere, ma la mia gola secca. Cosa ti ho fatto?

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Gli occhi azzurro cielo del coniglio si velano di lacrime ed io non riesco a sopportare una visione simile. come guardare negli occhi di un bambino in cui si riflettono tutti gli orrori del mondo. Potrei impazzire per langoscia. Scusami Gigio, non so cosa ho fatto ma rimedier, lo giuro, non soffrirai pi per colpa mia, promesso. Le parole mi escono a fatica, tossisco, sono quasi senza voce e senza saliva. Cerco di abbracciarlo ma non riesco a muovermi, mi sento come incatenato, come se il peso delle colpe di tutto il genere umano minchiodasse a terra e pi cerco di divincolarmi pi il peso aumenta. Gigio si fa avanti, strascicando le lunghe zampone soffici. molto pi basso di me eppure mi arriva soltanto alle spalle. Capisco di essere seduto, legato a una sedia di ferro. Solo ora sento il freddo asciutto del metallo gelarmi la schiena e le braccia, legate con spessi lacci di cuoio ai braccioli. Ora Gigio a soltanto un paio di metri da me. La sua figura si staglia, risplendendo di luce propria, nel buio impalpabile in cui la stanza avvolta. Il suo braccio sinistro alzato allaltezza della spalla e la mano stringe qualcosa ma il buio non mi permette di capire di cosa si tratti. Non riesco a sostenere il suo sguardo indagatore che mi esplora le viscere come una lama rovente. Giro la testa cercando con la spalla destra di asciugarmi una lacrima che corre salata lungo la mia guancia. Poi Gigio parla nuovamente con quella sua voce stridula che mi fa sanguinare il cuore. Perch padre, perch mi hai mandato a scuola? Resto per un momento disorientato ma Gigio non mi d il tempo n di capire n tantomeno di rispondere. La sua accusa prosegue implacabile. Non potevi scrivere Gigio Coniglio va al cinema o Gigio si tromba Gigetta? E invece no, hai dovuto scrivere qualcosa di maieutico. Ma vaffanculo! La fine che ti attende la giusta punizione che ti aspetta. Labbiamo decisa io e tutti i personaggi che hai creato e poi intrappolato nei tuoi imbarazzanti libricini. Sai cosa accade a tutti noi dopo che siamo dimenticati e rinchiusi in scatoloni di carta polverosi? Passiamo il resto della nostra esistenza devastati dallalcool o peggio. Sai che fine ha fatto Graziella la cinciallegra? Batte ogni sera sotto ponte Garibaldi, altro che infermiera; e Mister Formicolo? Si tirato un colpo in bocca. Questo per loro e per tutti gli altri. Muori stronzo! Solo ora mi accorgo di essere seduto su di una sedia elettrica e ci che Gigio stringe nella mano una grossa leva per dare corrente. Muoio urlando dal dolore, mentre scariche elettriche da 2.000 volt mi riducono il cervello e il midollo spinale in una poltiglia gelatinosa e fritta.

Riapro gli occhi urlando.


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Di quellingrato di Gigio non c traccia. Maledetto, io pensavo solo al suo futuro, a dargli uneducazione, unistruzione. Non volevo vedergli sprecare la sua vita bazzicando nellaia come tutti i suoi amici perditempo. Comunque, appena ritrovo il controllo di me stesso mi accorgo di non essere affatto in una situazione migliore. Mi trovo in una stanza rettangolare senza finestre e con i muri in cemento armato che la luce elettrica che cade dalle lampade alogene colora di un giallo slavato. Sono veramente legato a una sedia ma questa volta, fortunatamente, di legno. I miei piedi sono fissati alle gambe della seggiola e i polsi legati tra loro dietro la schiena. Insomma, una posizione non proprio comoda. Per fortuna davanti a me c Ada, anche lei legata e anche lei sveglia. La sua visione mi rasserena Ben sveglio scrittore mi dice con un sorriso simile a quello di un barracuda. Ciao le rispondo io. Potresti per cortesia ripetermi quale parte del piano non hai capito? mi sibila inchiodandomi alle mie responsabilit pi di quanto facciano i lacci. C solo stato qualche piccolo imprevisto. Provo a scusarmi ma so gi che la mia tesi non regge. Imprevisto? Ci hai fatto catturare, altro che imprevisto. Hai fatto un casino tale che sono accorsa in tuo aiuto e cos hanno beccato anche me. Ti avevo soltanto detto di calarti nella serra, prendere la porta a destra e aspettarmi nel parcheggio mentre io andavo a recuperare il tuo maledetto amico. A proposito lo hai trovato? le chiedo speranzoso. No, al bancone non cera. Quindi si pu senzaltro dire che anche tu abbia fallito. Gli occhi di Ada si trasformano in bracieri ardenti, comincia a scalciare e a insultare anche la mia bisnonna, per fortuna legata ben stretta. A porre fine a quello spettacolo indecoroso entrano nella stanza alcuni uomini della sicurezza guidati dal mio amico Neanderthal e, sorpresa sorpresona, Susana, la ragazza bionda col vestito nero aderentissimo che ho incontrato al bancone del bar qualche tempo prima; quella con le mutande 100% cotone per intenderci. Ecco a chi apparteneva la voce familiare che ho sentito nel bagno. Bene, bene, bene dice Susana avvicinandosi a me con quel suo accento spagnolo. A quanto pare c della maretta nella nostra coppia di agenti segreti. Io non sono un agente segreto, sono uno scrittore. Perch nessuno mi vuole credere? le dico. Ora che in piedi riesco ad ammirarla in tutto il suo ammaliante splendore. Devo ammettere che il fondoschiena nettamente migliore quello di Ada ma le tette di Susana sono da dieci.
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Quello che dici di essere non importa mi risponde la ragazza avvicinando il suo viso al mio. Il ciondolino a forma di chiave mi sfiora la punta del naso mentre sento il suo alito caldo sulla faccia. Quello che conta che ti accompagni a una delle pi famose spie doppiogiochiste di tutta lEuropa occidentale. Susana lascialo stare, lui non centra nulla. me che volete. Brava Ada, cos che si fa, severa ma giusta. Susana si solleva da me, non senza aver lasciato sulla mia bocca un vago sentore di daiquiri, poi si dirige sculettando verso Ada. Anche se ti credessi, mia cara Ada Wong, e non detto che ti creda, ormai il ragazzo ha visto e sentito troppo. Mi spiace ma non posso lasciarlo andare. E poi non voglio lasciarlo andare. Susana mi rivolge unocchiata da mangusta arrapata mentre la sua lingua rosso rubino percorre inesorabile larco del suo labbro superiore. Avanti ordina la bionda maliarda ai suoi scagnozzi portate lui nella mia stanza e con lei cominciate il trattamento. il Neanderthal a occuparsi di me e lo fa in maniera sgraziata e dolorosa. Mi slega le gambe e poi, tenendomi le braccia legate dietro la schiena, comincia a spintonarmi fuori dalla stanza. Gli altri uomini invece accerchiano Ada che torna a dimenarsi. Lasciatela stare bastardi. cerco di dire, ma una gomitata datami tra le scapole dal mio aguzzino mi toglie il fiato e mi butta a terra. Mi sento preso per i capelli e sollevato in alto. Urlo dal dolore e le mie grida si sovrappongono a quelle di Ada. Appena usciti dalla stanza rettangolare incrociamo il cameriere orientale che mi ha servito il mojito. Sta spingendo un carrello su cui vedo sistemati una batteria per auto, dei cavi elettrici e delle spugne. Che diavolo volete farle brutti bastardi? urlo ancora, cercando di divincolarmi ma la stretta del gigante inesorabile. La stessa cosa che volevamo fare a te solo che tu, appena hai visto il carrello, sei svenuto e hai cominciato a vaneggiare di conigli e cose del genere. Il bestione mi butta dentro un ascensore e pigia con le sue manone il tasto numero 3. Prima per che il mezzo si metta in movimento, sul display della pulsantiera scorgo la scritta: cantine

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V Appartamenti Privati E Pubbliche Virt

Il Neanderthal mi conduce in una stanza non troppo ampia, illuminata da decine di piccole candele profumate. Ai muri sono appesi diversi quadri che ritraggono immagini semipornografiche in ogni genere di stile e tecnica. C un amplesso dadaista, un nudo di donna cubista, unorgia puntinista e addirittura unintera parete occupata dal calco di un affresco pompeiano in cui raffigurato una specie di proto kamasutra; riconosco la posizione del riccio, del legionario, lo spezza candela e il cavatappi mentre le altre, la maggior parte in realt, non le conosco affatto. Di alcuni protagonisti degli amplessi riesco a vedere linizio ma non la fine, nel senso che dopo un po spariscono ingoiati da quadrettoni di cosce o natiche. Il resto della stanza piuttosto spoglio, ci sono uno scrittoio e, ovviamente, un letto enorme preparato con lenzuola di seta. Per il resto niente finestre o porte, eccezion fatta per quella che conduce nel bagno e quella per la quale siamo entrati. Il Neanderthal mi riporta alla realt slegandomi in malo modo i polsi e mi lascia l come un agnello sacrificale. Prima di richiudersi la porta alle spalle mi dice: Auguri, ne avrai bisogno. Poi sento il rumore della chiave ma non i suoi passi allontanarsi. Mentre con un occhio studio la situazione e con laltro il muro, allimprovviso la porta si riapre ed entra Susana. Allora chico, che fai ancora vestito? Spogliati. Come scusa? Ho detto di spogliarti Non si pu dire che la ragazza non abbia le idee chiare. No, senti scusa non affrettiamo troppo le cose, non mi sembra il caso con tutto quello che sta succedendo. Senti bimbo, ora io vado in bagno a prepararmi e quando torno ti voglio vedere nudo o dico ai miei uomini di riportarti di sotto e di finire con te quello che stavano cominciando. La proposta non mi sembra molto allettante per cui comincio lentamente a sfilarmi la giacca e a sbottonarmi la camicia. Bene, torno subito. e Susana sparisce nel bagno. La situazione alquanto imbarazzante e, lo ammetto, il fatto di essere la preda non mi semplifica le cose. In un altro contesto avrei pagato per essere tra le grinfie di una predatrice sessuale e non detto che non labbia fatto in giovent ma ora, con Marco chiss dove, Ada sepolta nelle cantine e tutto il resto, mi sento leggermente sottopressione. Non mi sembra per di avere molta scelta. Mi sfilo
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anche i calzoni e le mutande mentre per un istante resto a pensare se tenere o meno i calzini. Decido di toglierli poi mi precipito sotto le lenzuola. Che goduria la seta direttamente sulla pelle, la ragazza ha gran classe devo ammetterlo. Oddio mi scappa un peto. Che faccio lo faccio? Ma s dai. Pessima idea. Leffetto di un peto sotto le lenzuola di seta equivalente a quello di un peto sotto un piumone: resta fluttuante dalle due alle tre settimane. Sono l che sventolo le lenzuola per arieggiare quando Susana entra spalancando la porta del bagno. Cristo santo scrittore, sembri innocuo e invece sei mefitico dice la ragazza turandosi il naso. Io sprofondo dalla vergogna con la testa nel cuscino e biascico: Scusa sar lemozione Che dolce, sei emozionato? Allora vediamo di rompere subito il ghiaccio. Susana si dirige allo scrittoio, apre un cassetto e ne tira fuori un paio di manette con la catena lunga due metri un vibratore rosa lungo circa trenta centimetri. Ora ci divertiamo chico. io temo alquanto. Avvolta in un kimono da sera, con i lunghi capelli biondi raccolti dietro la nuca e la piccola catenina dargento che le scende sui seni, unico civettuolo vezzo, Susana molto eccitante ma io nel vederla penso pi a una mantide che a una ragazza. Senti vacci piano sono un po fuori allenamento le dico con voce incrinata. Non preoccuparti, come andare in bicicletta dopodich lancia sul letto il vibratore che, secondo natura, comincia a vibrare avvicinandosi come un verme sotto Viagra verso di me. Io non faccio nemmeno in tempo a scansarmi che Susana ravana sotto le lenzuola, mi afferra la gamba destra e la tira fuori dalla coperta. Questo per evitare che tu ti faccia venire strane idee sul pi bello e serra un capo della manetta alla mia caviglia e laltro al piede del letto. Che mignottona, ha pensato proprio a tutto. E ora a noi due e facendo cadere a terra il kimono, completamente nuda, si lancia su di me ed io temo per quello che sar del mio bacino. Mentre Susana dorme stravolta dalle ore damore cui lho sottoposta senza tregua e il vibratore rosa giace immoto in un angolo della camera stanco e affannato, io cerco di tirarmi fuori da
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questa imbarazzante situazione. La catena che mi lega la caviglia al bordo del letto sembra una condanna inappellabile. Come fare dunque? Potrei mangiarmi un piede come fanno le volpi catturate nelle tagliole, ma mi sembra una soluzione un po troppo drastica e poi servirebbe a poco, fuori dalla porta, unica uscita possibile, il mio amico Neanderthal fa buona guardia. Ma certo, la chiave! Scommetto che il piccolo ciondolo che Susana porta sempre al collo altro non che un passepartout. Guardo la mia amante distesa nuda al mio fianco. Il mio sguardo scivola ancora una volta sulle curve del suo ampio seno fino a soffermarsi sul luccichio argentato che le risplende in mezzo al petto. Con la delicatezza degna di Arsenio Lupin le mie dita scivolano sul suo collo in cerca del gancio della collanina. Susana si accorge del calore delle mie mani e con un palpito sembra svegliarsi. Mi blocco allistante e trattengo il respiro sicuro di essere scoperto. La ragazza invece risprofonda nel sonno, cominciando a russare come un facocero. Trovo in fretta il gancio della collana, lo apro e il ciondolo scivola nella mia mano. La mia supposizione era corretta, la catena scatta intorno alla mia caviglia con un leggero click metallico. Poi, per ogni evenienza, la faccio nuovamente scattare intorno alla caviglia di Susana, cos impara. Recupero in fretta i miei vestiti, infilo la chiave nel taschino della giacca e mi aggiro per la stanza in punta di piedi cercando una via di uscita. Sullo scrittoio noto, cosa che non avevo fatto prima, la borsetta di raso e accanto la piccola scatolina rossa che Ada ha sottratto dalla cassaforte. Evidentemente Susana le ha fatte requisire alla sua prigioniera e le ha portate nel suo appartamento. Afferro la scatolina e la rigiro tra le dita. Solo ora capisco di cosa si tratta: il contenitore di una memory card, quelle sottili espansioni di memoria che si usano anche per le fotocamere digitali e infatti, facendo scivolare la superficie della scatola, questa rivela al suo interno proprio una scheda di memoria non pi grande di un francobollo. Lafferro e me la metto in tasca poi frugo nella borsetta e recupero anche la pistola di Ada che infilo dietro la schiena, nella cintura dei pantaloni; un tamarro alla Arma Letale praticamente. Intanto Susana continua a dormire ma non lo far per sempre. Riprendo a guardarmi intorno e, alzando lo sguardo, vedo nel muro, proprio sopra al letto, una grata di aereazione sufficientemente larga da permettermi di passare. Salgo sul materasso senza preoccuparmi ti togliere le scarpe. A ogni mio passo Susana ballonzola come se galleggiasse sullacqua. Riesco con le unghie e con i denti a svitare le viti della grata e con fatica mi isso dentro il condotto. Linterno buio e sa di chiuso e polvere ma riesco a farmi strada muovendomi con il passo del giaguaro bengalese. Dopo qualche minuto di tortuose sgomitate vedo una luce. Mi ci precipito e scopro che si tratta di unaltra grata di aereazione. Cerco di guardare oltre, sotto di me c un corridoio deserto. Abbatto la griglia che cade rumorosamente a terra.
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Mi calo nel corridoio e me ne vado via di l velocemente. Non riesco a rendermi conto in quale zona della villa mi trovi. Vago un po alla cieca rasente ai muri senza incontrare fortunatamente nessuno. Il mio unico scopo, per chi non lavesse capito, quello di cercare un modo per tornare alle cantine. Le scale sono troppo pericolose e di ascensori non c traccia. Oggi per deve essere, nonostante tutto, il mio giorno fortunato. Vedo sul muro di fronte un grosso portellone metallico con la scritta: lavanderie. Non ci penso un minuto, lo apro e mi ci tuffo dentro.

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VI Non Pi Solo

Volo per qualche metro in un cunicolo di alluminio praticamente verticale. Mi sento come un bambino sullo scivolo pi lungo del mondo. Mentre cado, nel tentativo di rallentare la corsa, le mie dita tentano di aggrapparsi alle pareti ma queste sono cos lisce che non mi scheggio neppure le unghie. La corsa si arresta violentemente dentro un grosso cesto pieno di lenzuola e tovaglie sudice. Lodore acido di panni sporchi mi colpisce subito al naso e, disgustato, esco velocemente da quella culla mefitica. Mi trovo in una piccola stanza, piena di ceste e sacchi che contengono biancheria da lavare. Fortunatamente la luce accesa e mi permette di vedere dove sto mettendo i piedi. Dei tubi corrono lungo le pareti e lungo il soffitto trasportando vapore e acqua bollente e lumidit cos alta che ho gi i capelli cotonati. Sto per lasciare quella grotta carsica quando un mugugno soffocato mi mette sul chi vive. In realt non proprio un mugugno pi un rantolo. Tendo le orecchie e provo a seguire il suono che mi porta davanti a una grossa cesta di vimini. Titubante la apro con prudenza e indovinate cosa, o meglio chi, ci trovo dentro? Marco. Quel maledetto sta dormendo placidamente abbracciato a una mezza damigiana di filoferru e quelli che sentivo, non erano n mugugni n rantoli ma sospiri compiaciuti. Marco ma che cazzo ci fai qui? Sono ore che ti cero, non puoi nemmeno immaginare il casino in cui sono finito per colpa tua. Ovviamente lui non si reso conto della mia presenza e continua angelico a dormire il che, vista la situazione in cui mi trovo, lo considero alquanto seccante. Mi aggrappo con tutte le forze alla cesta e la faccio cadere rovesciando tutto il suo contenuto, Marco e filoferru compresi. Poi prendo per le spalle il mio amico e comincio a schiaffeggiarlo ripetutamente. Finalmente, quando ha quasi la faccia come una zampogna, riapre gli occhi. Ciao Samu, mi dice con la voce impastata e lalito pestilenziale che ci fai qui? Che ci faccio io qui? Cosa ci fai tu piuttosto. Lo sai di essere in una lavanderia sotterranea di una villa appartenente alla Yakuza e che da qualche parte in queste stanze stanno torturando unagente segreto mentre io ho dovuto lottare con merli indiani, Neanderthal, conigli psicotici e fare sesso sfrenato con il capo delle guardie? No! poi rutta e cade nuovamente svenuto. Capisco che non c niente da fare e soprattutto che il tempo stringe.
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E va bene ma con questa siamo pari. Non ho pi nessun debito con te. Intesi? dico al vuoto, visto che Marco non pu sentirmi, poi mi carico il mio amico sulle spalle ed esco dalla lavanderia. Passiamo attraverso altre stanze, in una di queste sono collocate grosse lavatrici industriali, in unaltra capi di biancheria varia, gi stirata e appesa su lunghi tubi di metallo in attesa di essere smistata nelle varie stanze ma soprattutto incontriamo un sacco di porte chiuse e anonime. Sto cominciando a disperare di trovare Ada in quel dedalo di corridoi polverosi quando, finalmente, scorgo dietro ad un angolo un particolare che pu essermi di grande aiuto: appoggiato a una porta di legno rinforzata da sbarre di acciaio, vedo il maledetto barman giapponese che mi ha servito il mojito e che spingeva il carrello della tortura. Sicuramente l dentro racchiusa la mia Bond Girl e luomo sta facendo la guardia. La mia mente frulla insieme tutti i film di azione e spionaggio che ho visto in una vita intera nel tentativo di elaborare una soluzione. Vedo a qualche passo dalluomo un tavolino con sopra un grosso vaso cinese, non mi serve altro, la decisione presa. Lascio cadere a terra Marco, che si arrangi e sbucando nel corridoio afferro al volo il vaso e continuo la mia corsa verso il giapponese il quale, colto alla sprovvista, non in grado di reagire. Intanto urlo la mia battuta a effetto: Shakera questo, stronzo, cos impari a fare i mojito come si deve e spacco il vaso cinese di una qualche dinastia minchia in testa al barman Yakuza. Ecco fatto, ora la strada libera. E che ci voleva. La porta della prigione per chiusa ma la chiave ciondolo che ho rubato dal collo di Susana si rivela unaltra volta determinante. Torno a raccattare Marco, afferro per i piedi la guardia e trasporto tutti dentro la stanza. Bingo! Dietro quella porta, svenuta su di una brandina, c proprio la mia Ada, solo che non sola. Altre tre persone, due uomini e una donna, dividono la cella con lei. Ci metto un po ma alla fine li riconosco: sono i tre ragazza sardi che ho sentito suonare alla villa. I miei nuovi idoli rock. La donna sostiene delicatamente la testa di Ada mentre uno dei ragazzi, il pi alto, le sventola una pezzuola davanti al volto. Appena entro i tre sirrigidiscono credendomi uno dei cattivi. Calma, calma, sono qui per liberarvi. ho sempre sognato di dire una cosa simile. Poi, dopo aver guadagnato la fiducia dei ragazzi, mi precipito da Ada. La poverina semisvenuta, pallida nonostante labbronzatura e con il respiro affannato. Il trucco in parte sfatto le cola dagli occhi trasformando il suo viso dolcissimo e delicato in una maschera di sofferenza. Ada apre appena gli occhi e, vedendomi, accenna un sorriso. Bastardi, cosa ti hanno fatto? dico con un groppo in gola.
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Quei maledetti gi pesante con lei andati ci sono mi dice il pi piccoletto dei ragazzi. Cercando di estorcerle delle informazioni e delle notizie su un certo scrittore torturata lhanno ma lei fiatato non ha. poi interviene laltro, quello pi alto a quei porci neppure la soddisfazione di lasciarsi sfuggire un lamento ha dato. Ora il groppo in gola diventato un pianto sommesso mentre stringo i pugni per la rabbia. Orru io sono, Efisio lui e lei Rosalba si chiama. E tutti sardi siamo. Questo lo avevo capito gli dico. Piacere ragazzi, io sono Samuele e lei, se non lo sapeste gi, si chiama Ada. Mi accorgo di stare osservando quei ragazzi come si guardano dei vecchi amici ritrovati dopo tanto tempo di lontananza senza sapere bene neanche io il perch. Forse perch le ultime ore sono state cos assurde e traumatiche che vedere facce amiche e sorridenti mi rinfranca lo spirito o forse perch so che, almeno loro, si sono presi cura di Ada nel momento del bisogno. Orru piccolo e concentratissimo, sembra lultima bambolina di una matrioska, per non farei a botte con lui neanche sotto tortura. Efisio invece quello lungo lungo e allampanato. Rosalba piccola e scura e con due occhi neri cos profondi che potrebbero inghiottire il mondo intero. Come mai siete qui dentro? chiedo a Orru che mi sembra essere il capo, mentre metto a sedere Ada. Suonare alla festa dovevamo ma qualcosa per il verso sbagliato andato e deciso di chiuderci qui dentro hanno. Le parole di Orru suonano come una balla a un chilometro di distanza. Ragazzi forse meglio, vista la situazione in cui siamo, se evitassimo di nasconderci le cose. Da quello che mi sembra di capire siamo tutti nella stessa barca. Orru mi guarda titubante poi rivolge uno sguardo dintesa verso i suoi compagni i quali, con un lento e quasi impercettibile segno della testa, acconsentono. Ragione tu hai. Ebbene la verit ti diremo. Noi dei G.A.R.I.G. facciamo parte o forse sarebbe meglio dire i G.A.R.I.G. noi siamo. I che? dico io. I G.A.R.I.G. riprende Rosalba ovvero i Gruppi Anarchici Rivoluzionari per lIndipendenza della Gallura. Ahhhh faccio io in un largo segno dassenso con la testa. Certo i G.A.R.I.G. e chi non li conosce. E come mai siete qui a Ibiza?
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Perch una missione avevamo, spacciati per la band ci eravamo perch farla pagare a mister Hotomo dovevamo. Hotomo? dico io sempre pi perplesso. I personaggi in questo dramma stanno diventando sinceramente troppi. Per fortuna mi viene in soccorso Ada la quale, piano piano, sembra riprendere coscienza e lucidit. Hotomo il padrone della villa, una delle teste di drago della Yakuza. Il cattivo che in pratica ci vuole morti. occhi, ora le cose hanno senso. Ma perch qui a Ibiza? domando, ancora non del tutto soddisfatto della lezione di geografia antropica. Perch stanchi siamo di avere tra le palle turisti che infestano le nostre acque, insozzano le nostre spiagge e deturpano il nostro paesaggio e mister Hotomo, da fonti sicure appreso lo abbiamo, sta per costruire sul litorale di Olbia un megaresidence da duecentosettanta appartamenti. Col cazzo che fare glielo facciamo. E bravo Orru e bravi ragazzi, con voi sono. Ragazzi la vostra battaglia ammirevole e appena saremo fuori di qua vi giuro che vi firmo qualsiasi petizione e sono pronto a farmi legare anche a un nuraghe o a sposare una foca monaca per protesta ma ora dobbiamo andarcene il pi in fretta possibile. dico io, facendomi passare il braccio di Ada intorno al collo e mettendola in piedi. Ragione tu hai, e dove andare noi sappiamo Non capisco se Orru parli in sardo o piuttosto come Yoda di Guerre Stellari ma ora non ho tempo di pensarci per cui lo ringrazio e basta. Perfetto ragazzi, siamo pronti a seguirvi in capo al mondo pur di uscire di qua. E questo angelo chi dice Rosalba allimprovviso. Ma chi, quello? rispondo io. Quello Marco mica un angelo. Ma profuma come il paradiso Guarda ragazza che filoferru, se n fatto fuori una damigiana da solo. Che uomo, a lui ci penso io dice in trance amorosa Rosalba e, con un valkyrico slancio, si carica Marco sulla schiena. Seguo i ragazzi del G.A.R.I.G. nel cunicolo di stanze e corridoi della cantina e in meno di dieci minuti siamo fuori. Ora il problema quello di non essere visti dal servizio dordine. Spiego sommariamente a Orru e agli altri il piano di fuga che avevamo intenzione di attuare io e Ada e anche dei pericoli a esso collegati.
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Tranquillo, un diversivo creeremo e il vostro piano a termine porteremo. dice Orru guardandomi con fierezza dal suo metro e quaranta di statura. Ada comincia poco alla volta a riprendersi e, anche se lentamente, a camminare da sola. Diamine mi stavo quasi scordando: Ada, tieni, queste sono tue e le porgo la memory card e la pistola. Grazie, sei stato magnifico, senza questa sarei stata spacciata mi dice quasi commossa mentre osserva la scheda. Io mi ringalluzzisco tutto e sono pronto ad affrontare Hotomo e tutti i cattivi del pianeta ma un altro il contributo che devo dare ora alla causa. Ci dirigiamo cos tutti verso la serra, solo Efisio, a un gesto di Orru, lascia il gruppo per andare non so bene dove. A lui toccher creare il diversivo Ma dov che va? chiedo a Orru incuriosito. Dirlo a te non posso, troppe implicazioni porterebbe. Sardo non sei perci i cazzi tuoi fatti. Ammutolito, mi attengo a quella che la mia parte di piano: sgusciare nel parcheggio e rubare unauto. Rosalba rimane invece con Ada ancora troppo debole e con Marco ancora del tutto svenuto. A Orru spetta il compito pi delicato: pensare ai maledetti merli da guardia. Il piccolo sardo sintrufola come una volpe dentro la serra per rimanerci solo pochi minuti. Quando torna, scorgo un leggero baffo rosso su una guancia e lo vedo sputare penne di merlo. Tutto sistemato dice serafico. il mio momento: entriamo tutti nella serra ormai ripulita e mentre gli altri aspettano il mio segnale per muoversi, prendo la porta a destra, quella che conduce al parcheggio. Appena giunto nel piazzale individuo subito lauto che fa per noi, una Kangoo blu notte. Con una gomitata sfondo il vetro del guidatore, apro la portiera e intreccio i fili per laccensione. Quando la macchina si mette in moto con un brontolio sommesso, faccio finalmente il mio verso dellalbatros in amore e tutti i miei compagni accorrono festanti. Io mi metto alla guida, Orru al mio fianco. Nei posti dietro Ada e naturalmente Rosalba con Marco il quale, non so se ci fa o ci , comunque ha il volto sprofondato tra le tette della sarda. Ora dobbiamo solo aspettare Efisio e il suo diversivo poi siamo pronti a scappare a tutta manetta via da questa villa di pazzi. Entrambi non si fanno attendere molto. Improvvisamente, infatti, vediamo correrci incontro Efisio il quale cerca di urlarci qualcosa, sbracciandosi e mettendo le mani a coppa intorno alla bocca. Non riusciamo a capirlo ma quando dietro di lui scorgiamo un gruppo di agenti della sicurezza inferociti, capiamo al volo. Efisio, vola letteralmente dentro il finestrino abbassato della Kangoo ed io do gas a pi non posso.

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Le gomme stridono sugli autobloccanti del piazzale e lauto sbanda paurosamente. Il gruppo di guardie ci blocca la strada ma io non ho nessuna intenzione di frenare. Un attimo prima dellimpatto per, il gruppo si disperde ed io noto tra loro il mio amico Neanderthal e Susana, con addosso il suo kimono da sera molto sexy e un buon metro di catena ancora penzolante dalla caviglia. I cattivi per non si arrendono e veloci, balzano su unauto sportiva lanciandosi al nostro inseguimento. Ma porca troia Efisio, il diversivo preparato non lhai? urla Orru mentre cerca di recuperare il suo amico ancora mezzo dentro e mezzo fuori dalla portiera. Attivato lho, ma il timer di merda . Efisio non fa neanche in tempo a finire la frase che un enorme boato mi assorda e mi fa perdere per un momento il controllo dellauto. Il tetto della villa salta per aria come se fosse fatto di carte mentre tutte le finestre del terzo piano scoppiano in una miriade di schegge. Toccare non dovete il sardo che dorme dice con orgoglio Orru dando una gran pacca sulle spalle del suo amico. Ma voi siete pazzi. gli faccio. E tutti gli invitati innocenti? Nessuno al terzo piano era, mi risponde Efisio. dopo che trovato vi hanno, chiusi gli ingressi hanno. Decido di far finta di credergli mentre lancio come un missile la macchina contro il cancello e sento le urla degli invitati che si disperdono terrorizzati per il parco. Tenetevi stretti urlo, quando la Kangoo oltrepassa il portone senza alcuna opposizione dei buttafuori di guardia. Purtroppo per Susana e i suoi non si sono fatti intimorire dallesplosione e ci sono ancora alle costole. Diavolo e adesso che facciamo? chiedo quasi in preda al panico. Devi seminarli e poi dirigerti allalbergo mi dice Ada. Allalbergo? Ma perch le chiedo, mentre cerco con tutto me stesso di non volare fuori da un tornante. Perch devo assolutamente recuperare una cosa. Ne va della mia stessa vita. Senza quella, i documenti contenuti nella scheda che hai recuperato non valgono niente. Mi sembra un motivo pi che ragionevole e quindi mi dirigo verso lhotel. C solo un piccolo problema: Come si fa a seminare unauto? chiedo. Non togliere mai il piede dallacceleratore e dirigiti dove non andresti mai mi dice Ada. Molto bene, sar fatto.
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Dopo neanche cinque chilometri a rotta di collo nella notte isolana, ci ritroviamo in un piazzale chiuso. Ma dove cazzo finito sei. mi urla Orru. Ma che ne so, ora torno indietro. Improvviso una spericolata manovra a U per uscire dal parcheggio senza mai togliere il piede dallacceleratore. Il risultato che la Kangoo si ribalta un paio di volte e noi finiamo a strusciare sulla fiancata sinistra della vettura. La cosa fortunata che i nostri inseguitori, per evitare limpatto con noi, sterzano bruscamente pure loro e finiscono contro un palo. I primi a reagire siamo noi. Usciamo dalla vettura quasi incolumi ma ancora molto lontani dallhotel. Per di qua. ci incita Orru il quale ha visto, in un angolo del piazzale, alcuni risci parcheggiati. Ma non ce la faremo mai protesto ci reggiamo a malapena in piedi. A tirare ci penso io. Voi salite e basta dice Orru impavido. E noi saliamo. Allinizio il sardo fa un po fatica ma quando i suoi muscoli si mettono in moto, il risci va che una meraviglia. Peccato solo che anche i nostri inseguitori si siano ripresi e ci abbiano copiato lidea. Loro ci inseguono in una formazione a due. Su di un risci c Susana trainata dal Neanderthal sul secondo, una squadriglia di men in black si da il cambio a rotazione senza smettere mai di tirare. Vederli allopera uno spettacolo notevole. Orru ce la mette tutta, i suoi polpacci pompano come pistoni idraulici ma siamo in troppi sul carretto ed egli non pu resistere ancora per molto. Al contrario i nostri inseguitori, avvantaggiati dai cambi e dal minor peso, si avvicinano sempre di pi e cominciano pure a spararci addosso. Dannazione strillo tra il fragore degli spari mirano alle ruote, vogliono farci volare fuori strada. Tennettevvi urla Orru e sinoltra in uno stretto carruggio che puzza di pesce. I muri delle case raschiano contro le fiancate del nostro mezzo e scintille rosse spruzzano tutto intorno. Ada tenta come pu di rispondere al fuoco con la pistola ma le munizioni sono poche e non si ancora del tutto ripresa dalle torture subite e lunico risultato che ottiene quello di abbattere un piccione innocente addormentato su una grondaia. Per fortuna la strada comincia ad andare in discesa e questa volta il maggior peso favorisce noi. Il risci comincia a prendere velocit come la pallina di un flipper e per poco non siamo sbalzati via mentre il davanti del mezzo simpenna e Orru sale di due metri per aria. Per la Madonna della Gallura gli sento gridare.
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Intanto, in tutto questo bailamme, Marco continua a dormire placidamente, sempre con la testa tra le tette di Rosalba ignaro che tutto quello che sta succedendo sia colpa sua. Ben presto la strada torna piatta e il carruggio si apre in una via pi larga. I nostri inseguitori riguadagnano terreno e uno dei loro mezzi ci affianca. Cominciano a speronarci tentando larrembaggio. Ada ed io scalciamo come muli e per un po riusciamo a tenerli a bada ma quando dalla loro fiancata escono dei rostri rotanti, capiamo che per noi finita. Efisio per il primo a reagire e senza perdere un attimo di tempo si lancia sugli avversari. Mentre spicca il volo, come fosse un angelo caduto, urla: Per Gianfranchino Zola e tutti i sardi costretti a migrare. poi si abbatte come un maglio contro i nemici mandando in frantumi il loro risci. Scoppiamo in urla di giubilo ringraziandolo da lontano ma non facciamo neppure in tempo a goderne che subito Susana c gi alle calcagna. Orru comincia a non poterne pi, incespica e schiuma come un cavallo bardigiano. Capisco che i nostri minuti sono contati, fortunatamente per intravediamo il litorale. Con un ultimo colpo di reni il nostro pilota si lancia verso la spiaggia ma un maledetto cordolo ci fa da leva e siamo catapultati per aria. Atterriamo urlando sulla sabbia. Il risci a pezzi e Orru svenuto per la fatica. Ada ed io ci rialziamo incespicando mentre Rosalba, con Marco sempre serrato al petto, ci incita alla fuga. Andatevene voi che vogliono, io so badare a me stessa. Con un groppo alla gola so che ha ragione ma quanti amici e compagni dovr ancora perdere prima che questavventura finisca? Osservo per un istante Ada e capisco che anche lei sta pensando la stessa cosa poi lurlo rabbioso di Susana alle nostre spalle, ci riporta alla realt e cominciamo a correre a perdifiato verso il nostro hotel. La sabbia umida e pesante ci entra nelle scarpe rallentandoci la corsa. Dietro di noi, nella penombra indistinta che precede lalba, vedo le sagome dei nostri inseguitori. Sembra proprio che il finale di questa storia sia una questione personale. Sento lumidit del mare bagnarmi le labbra e il rumore della risacca accompagnare i nostri respiri affannosi. Il nostro hotel sembra una stella adagiata sulla costa e noi sembriamo due astronauti impazziti che corrono disperati sul suolo di un pianeta fatto di sabbia e disperazione. Vedo Ada al mio fianco cominciare a perdere terreno, le sofferenze patite in queste ultime ore devono averla indebolita pi di quanto immaginassi eppure splendida mentre, illuminata dai primi raggi dorati dellalba, lotta come una gatta contro se stessa e i suoi patimenti. Capisco che non riusciremo mai a farcela ad arrivare allhotel, Susana e il Neanderthal guadagnano terreno ad ogni passo mentre noi quasi non abbiamo
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pi fiato. Decido di fare lunica cosa possibile: voltarmi e affrontarli con le poche forze rimaste. Tanto, morire per morire meglio farlo da uomo. So che Sean Connery approverebbe. E va bene gente urlo vediamo di farla finita una volta per tutte. Ada si blocca e mi urla contro: No ma cosa fai, sei impazzito, vuoi forse farti ammazzare? poi, dopo aver scorto in me la risolutezza fatta persona, mi prende la mano e, statuaria, si mette al mio fianco. I nostri inseguitori si fermano sbigottiti, non avrebbero mai pensato a un attacco frontale. Purtroppo il loro stupore dura poco. Muy bien dice Susana con un leggero fiatone finalmente ti mostri per quello che sei, scrittorino. E sia; Victor, occupati di lui e questa volta, fagli male. A lei ci penso. Il Neanderthal si fa avanti ringhiando mentre le ragazze sembrano due pantere in procinto di sbranarsi luna con laltra ma non ho tempo di soffermarmi a guardarle, il bestione gi su di me. Finalmente sei mio tanghero. Senza offesa amico, ma non sei proprio il mio tipo. dico guardando il gigante negli occhi. Scherza, scherza pure finch hai i polmoni. Quando avr finito con te, toccher al tuo amico. Gli caver le palle e gliele ficcher in gola e poi star a guardarlo soffocare lentamente. poi Victor scoppia in una grossa e assordante risata che risuona per tutta la spiaggia. Approfitto di questa sua perdita di concentrazione e mi scaglio contro di lui con la violenza di un treno merci. Cozzo contro il suo petto con un rumore di campana sorda. Il mio avversario sembra non essersi neanche accorto dello scontro mentre io devo essermi procurato un edema cerebrale di una certa importanza. Cado allindietro frastornato, con il culo nella sabbia. Victor si fa avanti e mi afferra per il collo come fossi un bambolotto. Intanto, dietro di me, sento le ragazze emettere urla da kung fu. Mi sa che mi sto perdendo proprio un bellincontro ma il mio avversario non sembra altrettanto interessato e, trasportandomi come una bambola di pezza, si dirige verso il bagnasciuga. Scalcio come un invasato senza sortire alcun effetto. Sento la risacca sempre pi vicina e capisco cosa ha in serbo per me. Giunto sulla battigia Victor mi getta in acqua. Atterro sulle ginocchia e ingoio acqua salata e sabbia. Comincio a tossire e a sputare finch non mi sento preso per i capelli, poi la testa mi viene spinta sotto lacqua. Cerco di dimenarmi per tornare a respirare, spingendomi con le braccia e con le ginocchia ma tutto inutile. Allimprovviso vengo ritirato fuori e ingoio aria a pi non posso mentre nelle orecchie sento la risata beffarda di Victor. Poi la

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mia testa viene nuovamente ricacciata in mare. Trattengo il respiro, i polmoni cominciano a bruciare. Intorno a me c solo nero e dolore. Non voglio morire cos, annegato nel mediterraneo come un merluzzo. Sento le forze venirmi meno e quando sto per arrendermi, la mia testa viene nuovamente tirata fuori. Basta, basta ti prego urlo mi entra tutta lacqua nelle orecchie, soffro dotite. Il mio nemico sembra per insensibile alle mie preghiere e mi ricaccia sottacqua. Ormai, stremato e impotente, prego che questagonia termini il pi in fretta possibile. Una parte di me vorrebbe accelerare il tutto tirando una grossa sorsata dacque e farla finita subito ma, come spesso succede in questi casi, listinto di sopravvivenza a prendere il sopravvento. Stringo una grossa manciata di sabbia tra le mani e aspetto di essere nuovamente tirato fuori dallacqua. I secondi sembrano eterni, sento la testa pulsare terribilmente ed essere sul punto di scoppiare. Forse questa proprio la volta buona, i miei ultimi secondi di vita. Mi spiace solo per Ada, per il guaio in cui lho cacciata e per non essere riuscito ad aiutarla. Poi, quando sento che la vita sta per abbandonarmi, riemergo nuovamente. un attimo, con gli occhi ancora chiusi e lacqua salata che mi cade dai capelli e mi entra amara in gola, guidato solo dalle risate sardoniche di Victor, gli scaglio la manciata di sabbia in faccia. Centro! Sento Victor gridare dal male e contemporaneamente la presa su di me allentarsi. quello che aspettavo, mi divincolo e scappo dalle sue grinfie. Maledetto piccolo bastardo, soffro di congiuntivite. urla Victor con la forza di un tuono. Corro tossendo verso linterno della spiaggia. Mentre scappo non posso fare a meno di sincerarmi delle condizioni di Ada. Le ragazze sono a piedi nudi sul bagnasciuga. La lotta forsennata che stanno conducendo ha lasciato segni sui loro corpi e sui loro vestiti. La mia socia ha profondi graffi lungo il braccio sinistro e uno strappo lungo il vestito che lascia scoperta quasi per intero la gamba destra. Susana invece perde sangue da un sopracciglio e il kimono lacero, che si apre e chiude, lascia intravedere ampie porzioni del suo corpo nudo. Come al solito per il tempo a mia disposizione terminato e Victor si lancia nuovamente contro di me. Proseguo la mia corsa verso la spiaggia e, senza quasi rendermene conto, mi dirigo verso una barchetta di legno di pescatori adagiata sulla sabbia, con la chiglia rivolta verso lalto. Non so per quale motivo ma mi da lidea di essere unisoletta sicura. Mi lancio con un tuffo spettacolare oltre la piccola imbarcazione e mi rimetto velocemente in piedi. Dallaltro lato Victor gi arrivato, a dividerci c ora solo quel piccolo guscio di legno.
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Non puoi scappare in eterno moscerino. Stai solo prolungando la tua agonia. Dio solo sa quanto ha ragione ma non riesco a darmi per vinto. Mi guardo intorno disperato, cercando qualunque cosa possa essermi di aiuto: un bastone, una pietra, un miracolo. E il miracolo arriva. Accanto alla barca vedo una catena di acciaio piuttosto grossa con attaccata una piccola e arrugginita ancora. Con la destrezza di un aborigeno australiano, afferro la catena e comincio a farla ruotare come fosse una bolas. Il peso notevole, saranno trenta chili tra catena e ancora ma cerco di non perdere lequilibrio e, proprio nellistante in cui maggiore lo slancio, lascio la presa e osservo il rampone cozzare contro la testa di Victor con un suono sordo. Il Neanderthal questa volta accusa il colpo, dondola qualche istante sulle proprie gambe e poi cade disteso sulla schiena. Al, ce lho fatta, ho vinto io. Mi accerto del mio trionfo andando a controllare il corpo del mio avversario. Tocco con la punta del piede il suo enorme torace granitico ma egli non risponde. Per un istante penso di averlo ammazzato poi vedo il suo petto salire e scendere regolarmente. Avr sicuramente un gran mal di testa quando si sveglier. Mi giro cercando nuovamente Ada per andare ad aiutarla ma mi sento afferrare per le caviglie e strattonare. Cado con la faccia nella sabbia. Faccio appena in tempo a rigirarmi sulla schiena che sento un peso soffocante sul petto. Victor si ripreso e ora sta seduto su di me. Il suo faccione, trasfigurato in una maschera dodio, perde sangue da una tempia ma egli sembra non dargli troppa importanza. Ora mi hai stancato bastardo. Ti manger il cuore. e comincia a darmi una serie di cazzotti sulla testa. Il primo sembra un autotreno, il secondo il pendolino Milano Roma delle dieci e un quarto. Il terzo non lo sento perch sto per svenire. Tutto si fa nero poi una piccola figura compare. Oh no, ancora Gigio Coniglio? penso. La figura per dissipa ogni mio dubbio. Ma come, non mi riconosci? E invece s. Mister Formicolo, anche tu qui? Ma non ti eri suicidato? dico in un misto di commozione cerebrale e interiore. Non devi credere al lato oscuro Samu, esso tinganna e ti spinge a odiare. Usa La Forza? precedo Formicolo sicuro della risposta. No Samu, usa Lamore? dico questa volta non troppo convinto. No cretino, usa il remo, il remo razza didiota.
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Riapro gli occhi, Victor ancora su di me e mi sta allegramente sfasciando i denti, sento i molari volarmi via come grani di un rosario. Giro la testa e vedo, semicoperto dalla sabbia, il remo della piccola barca. Lo afferro e con lultimo briciolo di forza che mi rimane, lo abbatto sulla testa di Victor. Questa volta il bestione cade a terra stecchito. Me lo levo di dosso scalciando e, semi incosciente, mi trascino fino alla chiglia appoggiandomi con la schiena a essa. Davanti a me Ada e Susana stanno ancora eroicamente combattendo. Faccio lunica cosa che posso fare: il tifo Vai Ada, sei tutti noi, spaccale le chiappe a quella troia. Le ragazze stanno ormai combattendo con lacqua del mare che le arriva alla cintola mentre la luce dellalba le illumina come in una sequenza alla Kill Bill. Lo stile di Ada chiaramente quello della tigre siberiana, un misto di Kung Fu, Tai Kune Doo e Macarena. Susana invece usa lo stile della scimmia, meno elegante ma molto efficace. Le due ragazze sono sfinite, a stento riescono a rimanere in piedi ma il loro ardore ancora forte. A ogni colpo lacqua del mare spruzza sui loro vestiti ormai a brandelli e semitrasparenti, portando con s sabbia e schiuma. Susana riesce con un calcio rotante a sfiorare la testa di Ada la quale, con grande abilit, schiva e contrattacca ma anche il suo colpo va a vuoto. Allimprovviso sento al mio fianco un leggero rantolo, Victor il Neanderthal che si sta trascinando a forza di braccia verso di me. Riafferro il remo e lo levo alto sopra la testa, pronto nuovamente a colpirlo ma il bestione mi dice con la sua vociona rauca: Pace fratello, per oggi ne abbiamo gi prese troppe. Senza rancore? Mi guarda con gli occhi semichiusi e un bozzo che sembra una palla da tennis sulla testa. Senza rancore gli rispondo e gli faccio spazio accanto a me. Victor si adagia con un sospiro alla chiglia e tira fuori un pacchetto di sigarette mezzo stropicciato dalla tasca della giacca. Vuoi? mi chiede, porgendomi il pacchetto. No grazie, quella roba uccide. gli dico serio poi, improvvisamente, scoppiamo a ridere entrambi e ridiamo di un riso irrefrenabile che ci fa piangere e dolere le costole. Quando ritroviamo il contegno, sono io il primo a parlare: Scusa se te lo chiedo, da dove vieni? Dalle Murge. E come mai ti chiami Victor? Nome darte. In realt mi chiamo Filippo Dalberti Capisco!
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Chi sta vincendo? mi chiede poi lui, tirando una grossa boccata di fumo azzurro e indicando con la testa le ragazze. Pi o meno pari. gli rispondo. Mi sa che possiamo stare qui anche tutto il giorno. Un punto debole Susana lavrebbe in realt. mi dice con una voce piatta, in cui non riesco a scorgere la minima intonazione. Davvero? S! I granchi. Come scusa? Ha una paura fottuta dei granchi. Va gi di testa e non capisce pi nulla. Deve essere una di quelle cose inconsce, mi capisci? Credo di s. Ma perch me lo dici? gli chiedo sospettoso. Perch sono a pezzi e ho voglia di andare a casa a fare una doccia e una bella dormita. Questa notte durata anche troppo. dice sorridendomi. Mi sa che hai ragione. Grazie. dopodich mi rivolgo ad Ada urlando: Ehi Ada, attenta ai granchi, un intero branco sta invadendo la spiaggia. Li avete gi tutti intorno a voi. Le ragazze si bloccano allistante, guardandomi stupite. Per Susana per lo sbigottimento iniziale dura solo un decimo di secondo poi, quando il suo cervello elabora linformazione, esso si riempie di aldosterone e la fobia simpossessa di lei. Comincia a urlare isterica, saltellando sul posto come una molla, guardandosi intorno come se potesse essere, da un momento allaltro, sbranata viva e poco importa se di granchi, granchietti e granseole non ce n nemmeno lombra. Pazza dalla paura non si ricorda nemmeno pi di stare lottando anzi sembra non vedere neanche pi Ada la quale, sbigottita, osserva la sua rivale. Ora Ada, il colpo di grazia. le urlo. Lei mi osserva capisce quello che sta accadendo e mi strizza locchio in segno dintesa poi esegue il miglior colpo della libellula della storia dei combattimenti allultimo sangue combattuti sulla spiaggia allalba. Il salto alto, plastico, elegante e la gamba protesa in avanti senza piet. Il piede di Ada si abbatte inesorabile contro la mascella di Susana che cade svenuta senza nemmeno accorgersi di essere stata colpita.

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Io e Victor ci salutiamo con una stretta di mano mentre Ada, ancora incredula, si sorregge alla mia spalla. Susana invece continua a dormire appoggiata alla chiglia della barca. Il suo sonno agitato e spesso interrotto da frasi sconclusionate riguardo granchi che vogliono divorarla. Andate ora! dice Victor non vi verremo a cercare, non oggi almeno. Oggi avete vinto voi ma vi do un consiglio: sparite da questisola il pi in fretta possibile e non rimetteteci mai pi piede. Hotomo un uomo vendicativo ma sa anche ammettere la sconfitta. Per non n clemente n magnanimo e voi gli avete sottratto documenti segreti, gli avete fatto perdere un grosso affare e fatto saltare per aria met villa. Ce n abbastanza per ordinare le vostre lapidi. Dopo aver detto ci, il bestione in nero, si carica sulle spalle il corpo ancora esanime di Susana, le d una grossa pacca sul culo scambiando un inequivocabile sguardo dintesa con me e infine si allontana illuminato dalle luci di unalba magnifica. Noi invece proseguiamo verso lhotel. Prima di abbandonare Ibiza abbiamo ancora un paio di cose da fare.

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VII Si Torna a Casa? Entriamo nella hall dellalbergo semivuota spargendo sabbia e lasciando pedate umide sul pavimento. Il concierge, sempre lo stesso uomo, ci guarda basito, quasi fossimo una coppia di profughi che attentano al buon nome del suo maledetto hotel. Le chiavi delle nostre stanze prego gli dico io senza fare una piega. Ecco senior mi dice, lasciando le chiavi sul bancone, forse per paura di essere toccato. Grazie mille e sputo lultimo molare.

Appena giunta nella sua stanza Ada si dirige verso il grande cassettone che sta accanto al letto. Anchio ne ho uno simile. Vorrei aiutarla a spostarlo ma riesco a fatica a deglutire quindi decido di sedermi sul letto e osservare. Il cassettone si sposta con lo stesso rumore raschioso che solo poche ore prima ho sentito dal bagno della mia camera. Ruotato su se stesso, il cassettone rivela il suo fondo di legno cartonato. Con un paio di colpi ben assestati, Ada riesce a farlo saltare via e, come per magia, sul pavimento cade una scatolina di plastica del tutto simile a quella che aveva rubato dalla cassaforte di Hotomo, con lunica differenza che questa blu. Scheda rossa le informazioni criptate, scheda blu il programma decrittatore. Ecco, ora la mia missione finita. dice sospirando. Buon per te! le rispondo. Spero soltanto che quello che c in quei cosi valga tutto quello che abbiamo patito. Ci puoi giurare caro il mio scrittore, ci puoi giurare. e dicendo cos si corica sul letto accanto a me. Per un attimo resta immobile, con gli occhi che fissano vitrei il soffitto poi cerca con la sua mano la mia. Quando lafferra, un brivido dolce mi percorre la schiena e sento per un attimo tornarmi tutte le forze ma solo, appunto, questione di un attimo. La stanchezza sta richiedendo il suo credito ed io mi lascio scivolare lungo disteso accanto ad Ada. Lentamente ci addormentiamo luno nel respiro dellaltra.

A svegliarmi il bussare del cameriere venuto a rifare le stanze. Lo caccio via con un rantolo. Sono le undici di domenica mattina, ventiquattro ore esatte dal mio arrivo sullisola e dallincredibile avventura che ho vissuto. Al mio fianco Ada non c pi ed io mi sento smarrito e incredibilmente solo, ma forse, penso, era cos che doveva finire, come un incredibile sogno. Mi rialzo con tutte le ossa che protestano e con un gran mal di testa, pronto a dirigermi nella mia stanza
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per rifare le valige e andarmene allaeroporto quando la porta del bagno si spalanca. Mi giro di scatto, aspettando di trovarmi di fronte altri mille pericoli e nemici cattivissimi e invece vedo davanti a me, coperta da un lungo asciugamano bianco, Ada. I suoi capelli neri lasciano cadere a terra piccole gocce dacqua ed io non lho mai vista cos bella e fragile. Ehi scrittore, non vorrai andartene senza di me spero. Usciamo dallhotel qualche ora dopo, contenti di aver trascorso lultima giornata di vacanza chiusi in camera ed io anche di aver recuperato dalla stanza di Marco il mio fedele e fidato cellulare. Non mi aveva mentito, era nel cassetto del comodino. Ti senti meglio ora che hai riavuto il tuo amato telefono? mi chiede Ada. Se c una cosa che ho imparato in questavventura le faccio io che tutto mutevole e che, soprattutto, ha ragione Marco. Riguardo a cosa? Riguardo a tutto. Io con queste cose non voglio pi avere nulla a che fare. e dicendo ci, getto il mio cellulare dentro un cassonetto. E adesso? mi chiede la mia Bond Girl stringendomi al suo fianco. Cornetto e cappuccino direi. Ma sono le quattro del pomeriggio mi risponde. Ehi baby, siamo in vacanza, non dimenticartelo.

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Post Scriptum

Marco si fatto vivo un paio di giorni fa con una lettera, sta bene, ora costruisce nuraghe vicino a Olbia. Si messo con Rosalba, non credo si sposeranno mai ma mi ha detto che per ora molto felice. Orru ed Efisio hanno sciolto i Gruppi Anarchici Rivoluzionari per lIndipendenza della Gallura, adesso lottano contro il sistema a colpi di launeddas. Io ho appena terminato il corso per corrispondenza da agente segreto di secondo livello, il mio editore non lha presa molto bene, teme possa distrarmi dalle scadenze. Forse ha ragione o forse no, chiss. Come potete vedere ragazze, le nostre vite hanno preso strade che non potevamo nemmeno immaginare solo pochi giorni fa. Paola, mi spiace che il tuo matrimonio sia andato in fumo ma forse meglio cos. Non farne un dramma, troverai sicuramente qualcun altro e tu Monica, non preoccuparti per me, non sono mai stato meglio in vita mia ma scordati il trolley verde, mio. Se non sapete cosa fare, questa estate vi consiglio una bella vacanza a Ibiza ma state lontane dalle feste in villa. Ora scusatemi ma devo scappare, Ada mi aspetta allaeroporto. Ci attende una missione pericolosissima, insieme per possiamo farcela. La destinazione non posso rivelarvela ma posso dirvi che non combatteremo certo a colpi di ombrellini da cocktail. P.S. Unultima cosa se non ti dispiace Monica: d da parte mia ad Alberto che sar dura.

Con affetto Samuele.

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A breve su queste pagine: Agente 007 la vendetta di Hotomo.

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