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Dalla musica al sociale: ecco la sagra di san Gaetano

Dalla musica al sociale: ecco la sagra di san Gaetano

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Tempio, museo e giardino dei Giusti sono ormai elementi chiave dell’identità di Terranegra. Sono già 3.000
gli studenti ad averli visitati nel 2012.
Tempio, museo e giardino dei Giusti sono ormai elementi chiave dell’identità di Terranegra. Sono già 3.000
gli studenti ad averli visitati nel 2012.

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Published by: Daniele Mont d'Arpizio on Aug 20, 2012
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sagreparrocchiali

LA DIFESA DEL POPOLO
29 LUGLIO 2012

TERRANEGRA Si parte giovedì 2 agosto, domenica 5 la solennità

Dalla musica al sociale: ecco la sagra di san Gaetano
Sopra, il tempio dell’Internato ignoto di Terranegra che funge anche da chiesa parrocchiale.

Si terrà da giovedì 2 a martedì 7 agosto la sagra della parrocchia di San Gaetano in Terranegra (Padova), una festa molto sentita nel quartiere. Anche quest’anno il programma è ricco, con la possibilità di scegliere tra due diverse proposte musicali: ogni sera infatti si potrà optare per il liscio, nel piazzale antistante la chiesa e il patronato, oppure per una musica più giovane, nel parcheggio attiguo al giardino dei Giusti. Senza dimenticare i manicaretti degli stand gastronomici. Questo ovviamente non significa che conti solo divertirsi: ci sarà infatti spazio per le associazioni e le iniziative parrocchiali, come lo stand missionario e quello riservato alla missione africana francofona, che

ha sede proprio nella parrocchia. Andrea Bedin, ad esempio, si occuperà anche quest’anno dello spazio dedicato agli stili di vita: «Tutti gli anni cerchiamo di spiegare alcune abitudini da raccomandare per l’età moderna: dal risparmio energetico all’ecologia, dall’uso corretto dell’acqua all’attività fisica». Presso lo stand saranno disponibili anche i testi di don Adriano Sella, della rete interdiocesana per i nuovi stili di vita. La parrocchia è in prima linea nel sociale: qui si tengono anche gli appuntamenti del centro di ascolto vicariale della Caritas. Un momento insomma per festeggiare ma anche per incontrarsi, rinsaldando i legami con la comunità e con il resto della città. Anche quest’anno l’evento si reggerà sull’impegno dei volontari e il ricavato andrà interamente alle opere parrocchiali; le spese sono molte e, come per altre parrocchie, la sagra è ormai un capitolo importante per autofinanziarsi: si va dall’asilo alle recenti ristrutturazioni che hanno interessato la chiesa e il patronato, senza dimenticare il sostegno alle famiglie in difficoltà. Matteo Soranzo, del comitato sagra, segue in particolare la lotteria: «Come ogni anno abbiamo allestito

una piccola “ruota della fortuna”. Ogni sera assegniamo una bicicletta; per l’estrazione finale poi ci sono ricchi premi: viaggi, una bicicletta elettrica e un televisore». Soranzo è della vecchia guardia: «Partecipo all’organizzazione della sagra fin da quando ero ragazzino. Fare comunità significa anche mettere insieme 120 volontari per lavorare fianco a fianco». Per non perdere però una dimensione più intima in un altro periodo dell’anno si è iniziato a organizzare una festa del patronato, dalle dimensioni più contenute. D’altro canto è bello anche aprirsi agli altri. Anche Paolo Masiero da più di trent’anni dedica le proprie ferie alla festa parrocchiale: «La sagra è l’occasione per ritrovarsi tutti: tornano gli amici che si sono trasferiti altrove ma anche tanti nuovi vicini, che magari ancora non conoscono nessuno». Da diversi anni Masiero si occupa orgogliosamente dello stand gastronomico: «Da noi si mangia davvero bene: ogni anno ce lo dicono e questo ci fa molto piacere. Del resto vengono da tutti gli angoli della città, arriviamo anche a mille coperti a sera. Significa che si trovano bene, no?» servizio di Daniele Mont D’Arpizio

IDENTITÀ Aperture straordinarie durante la sagra

La cittadella della memoria

A Terranegra nel corso degli anni si don Giovanni Fortin e di alcuni internati è formata una vera e propria cittadel- padovani. Nell’attiguo museo, retto attualmente la della memoria, composta dal tempio nazionale dell’Internato ignoto, che funge dall’Anei (Associazione nazionale ex interanche da chiesa parrocchiale, dal museo nati), presta servizio come guida, assieme dell’internamento e dal giardino dei Giusti ad altri volontari, anche Luisa Rampazzo: del mondo, inaugurato nel 2008 «Quest’anno sono già venuti in visita più di 3 mila ragazzi dei diversi istituti scola(www.museodellinternamento.it). Un’eredità che deriva stici, a cui si aggiungono diinnanzitutto dall’esperienza versi visitatori, soprattutto Tempio, museo umana di don Giovanni e giardino dei Giusti stranieri. Paradossalmente Fortin (1909-1985) già insono ormai elementi questa realtà è poco conoternato nel lager di Dachau sciuta proprio qui a Padochiave dell’identità per aver aiutato, dopo l’arva». di Terranegra. mistizio dell’8 settembre Il percorso museale riSono già 3.000 1943, dodici militari delpercorre la cronologia delle gli studenti ad averli fasi dello sterminio, mentre l’esercito inglese ricercati dai soldati tedeschi. in una seconda sala sono visitati nel 2012 Durante la prigionia esposte foto e cimeli della don Fortin concepì l’idea di erigere, qua- Shoah. Uno spazio è riservato agli Imi, gli lora fosse riuscito a tornare a casa, una internati militari italiani: oltre 600 mila tra chiesa in ricordo degli internati morti nei soldati e ufficiali dell’esercito italiano che campi di concentramento: è questa l’ori- furono fatti prigionieri dopo la firma delgine del tempio che, consacrato nel l’armistizio dell’8 settembre 1943, suben1955, è oggi un monumento nazionale al- do un trattamento disumano per aver detla sofferenza di milioni di deportati. Nel to no alla richiesta di passare tra le fila portico sono custodite le spoglie di un in- dei nazifascisti. All’esterno del museo è ternato ignoto, insignito della medaglia infine esposto anche un vagone ferroviad’oro al valor militare, assieme a quelle di rio utilizzato per il trasporto degli internati.

«Nell’accogliere e nel guidare i visitatori cerchiamo sempre di porre l’attenzione sulla responsabilità individuale, sulla necessità di fare una scelta», continua Rampazzo. E non è un caso che negli ultimi anni sia sorto, di fronte alla chiesa e al museo, il giardino dei Giusti del mondo, voluto dall’amministrazione comunale per ricordare le persone che si sono opposte, con la sola forza dei loro valori e delle loro convinzioni, ai quattro grandi genocidi dello scorso secolo: oltre alla Shoah quelli armeno, bosniaco e ruandese. Ogni Giusto – fino ad ora sono stati scelti cittadini bosniaci, francesi, italiani, polacchi, rwandesi, senegalesi, statunitensi, svizzeri, tedeschi e turchi – è onorato con un albero da frutto e una stele che porta il suo nome, per tenere vivi e trasmetterne la memoria e i valori. Sul

muro campeggia grande la scritta: «Si può sempre dire un sì o un no» (Hannah Arendt). Un comitato scientifico, una sorta di “tribunale del bene”, propone poi ogni anno la piantumazione di dieci nuovi alberi per onorare nuovi Giusti. Il giardino ne ospiterà 36, poi inizierà un “Cammino dei Giusti” in direzione del mare Adriatico. Oggi il tempio e l’attigua cittadella hanno un posto di rilievo nell’identità della parrocchia di Terranegra, che si rinsalda persino in un’occasione come la sagra: durante tutte le serate ci saranno delle aperture straordinarie del museo, con la possibilità di compiere delle visite dalle 19.30 alle 22.30. Un modo di più per ricordare che anche una festa parrocchiale può essere un’occasione di conoscenza e di riflessione, persino sugli aspetti più drammatici della nostra storia.

Sopra, il giardino dei Giusti a Terranegra. In basso, un momento delle celebrazioni della comunità africana anglofona, gli scorsi 21 e 22 luglio.

MISSIONE AFRICANA Terranegra è sede abituale per i cattolici africani di lingua francese

infesta

Tre giorni di preghiera e condivisione per gli anglofoni
La parrocchia di Terranegra ospita fin dal 1997 la missione africana diocesana: qui in particolare si tengono le funzioni della comunità francofona. Dal 20 al 22 luglio però anche i cattolici africani anglofoni – che normalmente si riuniscono nella parrocchia di San Pio X, vicino a piazzale Stanga – sono stati ospitati nell’oratorio di San Gaetano. Per tre giorni i fedeli hanno vissuto e pregato insieme, riflettendo sul tema del “Ristabilimento del figlio dell’alleanza” (Is 43,16-19), il tutto con un’impronta carismatica tipicamente africana, una grande cura per l’aspetto comunitario e per quello musicale, con l’intervento del coro e di un complesso di musica cristiana. «Abbiamo celebrato la messa, pregato per gli ammalati e le persone domenica, trovare il tempo per stare in difficoltà e infine adorato il Santissi- insieme, cercando di adorare Dio al mo Sacramento – spiega padre Benja- nostro modo». Incontrarsi serve anche min Okon, punto di riferimento per gli a trovare appoggio e sicurezza. In parafricani anglofoni di Paticolare per la comunità dova – Un’esperienza nigeriana, che costituiStando insieme bellissima: siamo stati sce la maggioranza dei si coltivano la fede insieme come una famicattolici anglofoni, non è e l’identità. glia». Un modo di vivere un periodo facile: alla la fede prettamente afri- Per i numerosi nigeriani crisi infatti si aggiungono cano: «Qui però la no- è importante sostenersi le notizie che arrivano stra comunità rischia di in questa delicata fase dalla Nigeria, dove le pospezzare i legami. In polazioni cristiane sono in cui i cristiani particolare i bambini non costantemente oggetto sono sotto attacco hanno la nazionalità itadi attacco da parte dei liana, ma allo stesso tempo rischiano fondamentalisti musulmani. «Per quedi perdere i contatti con la loro identità sto è importante pregare – conclude africana e di non essere insomma né padre Okon – la risposta non può esitaliani né africani. Per questo è impor- sere solo politica, ma anzitutto spiritante, oltre a celebrare la messa ogni tuale. Solo Dio ci può salvare».

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