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DANTE ALIGHIERI

Ciao ragazzi! Come state? Spero di bene.

Oggi 25 marzo è il Dantedì. Questo


giorno è un giorno nazionale dedicato al
poeta Dante Alighieri. Il Consiglio di
Ministeri d’Italia ha approvato celebrare
allo scrittore medievale.
Il 25 marzo 1300 è la data che gli
studiosi riconoscono come l’inizio del
viaggio nell’aldilà della Divina Commedia
DANTE ALIGHIERI

• Questo poeta e scrittore è uno dei più


importanti per la cultura italiana.

• Voi si domandate forse, Perché?


È una cosa molto semplice, ma molto
importante. Dante è il padre della
lingua italiana. Lui è stata la persona
che ha creato la lingua italiana moderna,
per cosí dire.
• All’epoca di Dante si parlavano molti
dialetti in Italia, ma non si capivano a
volte tra di loro.

• La Divina Commedia, scritta in dialetto


toscano è stata la base dell’italiano
moderno, dato che in quell’epoca la
lingua degli studiosi era il latino. Questo
ha fatto un grande rumore tra gli
studiosi che hanno deciso di unificare la
lingua attraverso l’opera di Dante. È
importante dire che il toscano era cosí
detto una lingua volgare.
• Adesso ragazzi, per conoscere un po’ su questo grande scrittore,
vi prego di vedere questo video e poi fare un riassunto ed inviarlo
alla mia mail.
• La seconda cosa che dovete fare è leggere il primo canto
dell’Inferno della Divina Commedia e 1) scrivere se avete capito su
che cosa parla Dante, 2) che rappresenta quello che vede il
protagonista? 3) Il italiano toscano è piú difficile di capire?
4) avete già letto quest’opera? 5) ti sembra
interesante quest’opera?
Avete fino al mercoledì alle dieci sera
per inviare il compito

https://youtu.be/DKmPs4STuyY
La Divina Commedia. Inferno. Canto I
• Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita (perdida). Allor fu la paura un poco queta
che nel lago del cor m'era durata
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura la notte ch'i' passai con tanta pieta.
esta selva selvaggia (desieta) e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura! E come quei che con lena affannata
uscito fuor del pelago a la riva
Tant'è amara che poco è più morte; si volge a l'acqua perigliosa e guata,
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
Io non so ben ridir com'i' v'intrai, che non lasciò già mai persona viva.
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai. Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto, sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto, Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggera e presta molto,
e non mi si partia dinanzi al volto, Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
anzi 'mpediva tanto il mio cammino, e li parenti miei furon lombardi,
ch'i' fui per ritornar più volte vòlto. mantoani per patria ambedui.

Temp'era dal principio del mattino,


e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino

mosse di prima quelle cose belle;


sì ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

l'ora del tempo e la dolce stagione;


ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.

Questi parea che contra me venisse


con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.

Ed una lupa, che di tutte brame (anhelo)


sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,

questa mi porse (entrego) tanto di gravezza


Nacqui (naci) sub Iulio, ancor che fosse tardi, Molti son li animali a cui s'ammoglia,
e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto e più saranno ancora, infin che 'l veltro
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi verrà, che la farà morir con doglia.
(mentirosos).

Poeta fui, e cantai di quel giusto


figliuol d'Anchise che venne di Troia,
poi che 'l superbo (magnifico) Ilión fu
combusto.

Ma tu perché ritorni a tanta noia?


perché non sali il dilettoso (deleitable) monte
ch'è principio e cagion (causa) di tutta gioia?».

«Or se’ (o se!) tu quel Virgilio e quella fonte


che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos’io (respkndió) lui con vergognosa
fronte.

«O de li altri poeti onore e lume


vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;


tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.
Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute


per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Questi la caccerà per ogne villa,


fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
là onde 'nvidia prima dipartilla.

Ond'io per lo tuo me' penso e discerno


che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno,

ove udirai le disperate strida,


vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch'a la seconda morte ciascun grida;

e vederai color che son contenti


nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.