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Il 24 Aprile stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale la modifica degli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione Italiana.

. Di questa modifica in Italia si parlato davvero assai poco, cos come degli effetti pratici che essa potr avere. Perch se ne parlato cos poco, mentre negli altri paesi dellUE la questione stata al centro del dibattito elettorale e politico? Come si sa, la modifica della costituzione prevede un lungo iter parlamentare, con eventuale referendum confermativo in caso di mancanza della maggioranza qualificata dei due terzi. In questo caso, invece, la maggioranza c stata e nonostante lappello di qualche attivista perch il Senato non desse lapprovazione finale (rendendo cos necessario un referendum e, quindi, un dibattito pubblico), tale approvazione ha eliminato qualsiasi possibilit di consultazione popolare. Ovvero, di informazione. Il Palazzo ha proposto, ha approvato, ha taciuto. E la stampa? Quanti cittadini sanno che liter iniziato lo scorso 15 Dicembre 2011? Perch i mezzi di comunicazione mainstream non hanno favorito un dibattito su un tema cos delicato per il nostro futuro? Secondo le opinioni di economisti e attivisti, questa modifica sancisce la fine ufficiale del keynesismo. In concreto, significa che non si potr pi spendere per far ripartire leconomia, che oggi non si potr finanziare il welfare, che non si potr ristrutturare luniversit, la cultura, la scuola. E tutto questo avvenuto nel silenzio pi totale del Palazzo (concordi tutti, manco a dirlo). proponiamo qui una analisi di ci che avvenuto, divisa in tre parti. qui di seguito la parte I.

Il golpe Un golpe un colpo di stato. Noi oggi viviamo in un mondo democratico, liberale, capitalista, in cui pensiamo che un golpe sia una parola passata di moda, buona per descrivere soltanto qualcosa del passato o eventi contemporanei in mondi lontani. non sar che ci sfuggito il rinnovamento semantico di questa parola? Quindi la domanda : esiste una attualit del golpe? In questo post vorrei sostenere che esiste, e che appena stato compiuto senza che noi ce ne accorgessimo. Qui, in Italia, dal nostro governo, e con lassenso di tutte le forze istituzionali che contano. Mi direte alla fine, se avrete la pazienza di leggere fino in fondo, se sto esagerando. Ma a mio modo di vedere, quello che successo talmente grave da meritare una parola forte, per provare almeno a farsi sentire. Solo un matto potrebbe parlare di golpe in Italia, nel 2012. Del resto, non ho a caso invocato yorick the fool a patrocinare le mie riflessioni. Offro una definizione minimale: un colpo di stato scavalca la sovranit Lo pu fare in molti modi. Pu farlo mostrando che lo fa: oggi golpe cos non se ne vedono in giro. Pu farlo, inoltre, dando lidea di farlo per il bene del paese. Tutti i colpi di stato rientrano in questa categoria: mai nessuno salito al potere dichiarando di volere il male del paese. Quindi: 1) Il golpe che oggi avviene, e di cui mi voglio occupare, un incrocio di queste due categorie: mostra di non essere un golpe (primo parametro, volto in negativo), perch chi lo vuole negare lo fa additando il suo incardinamento nelle istituzioni democratiche e la sua dipendenza da procedure democratiche. Ma, come vedremo pi oltre in modo sintetico (ma spero efficace), con buona pace del proceduralismo e del formalismo, i criteri formali non sono mai sufficienti per definire una vita democratica. Si tratta di una deficienza sostanziale del concetto di democrazia (di cui sar meglio parlare unaltra volta). 2) afferma di farlo per il bene del paese, cosa che come abbiamo detto una costante di tutti i colpi di stato: di conseguenza, essendo un ubiqua forma di autolegittimazione, pu subito essere scartata come ininfluente per la conoscenza dei processi politici (con conoscenza intendo: non idea vaga, approssimativa, ma unidea il pi possibile chiara e distinta. Lascio perdere se una tale idea sia possibile in assoluto: per ora mi basta trovarvi daccordo sul fatto che esistono alcune idee pi chiare e pi distinte di altre). Questo criterio (il bene del paese) appartiene sia ai processi democratici che a quelli non democratici. Monti stato chiamato per il bene del paese, come Berlusconi si candidato per il bene del paese, come il PD si formato per il bene del paese. Tutti

per il bene del paese. Ma pi un governo, o un parlamento, insiste sul bene del paese, pi lecito sospettare qualcosa al di sotto di questi richiami. In una democrazia il bene del paese dovrebbe essere scontato. Ma cos il bene del paese? Prima di analizzare questespressione, vorrei consolidare due tesi. Tesi 1: un golpe uno scavalcamento di sovranit. Non user quindi questa parola per indicare i concetti di totalitarismo, dittatura, e simili. La dittatura di solito si costruisce con un golpe maggiore (Golpe) che annulla il bisogno di tutti gli altri golpe secondari definiti come in Tesi 1. In assenza di quel Golpe (che solitamente militare), formalmente non c un inizio di dittatura. Ma limperfezione del concetto di democrazia sta nel fatto che la sovranit pu sempre essere scavalcata, e quindi ci possono essere dei golpe (con la g piccola) pur restando un paese, formalmente, allinterno di una cornice democratica. Le dichiarazioni di coloro che si impegnano nel portare a termine un golpe (anche piccolo) nel riaffermare lo stazionamento in un orbita democratica fa leva sia sul fatto che democrazia un concetto (dico: concetto) intricato e problematico, e allo stesso tempo si appoggia sulla vaghezza del concetto comune di democrazia (quello che lo zio, la mamma e il pap, gli amici, intendono con questa parola). In un certo senso, nel dibattito politico, democrazia significa poco. Da cui la seconda tesi. Tesi 2: nel dibattito politico quotidiano, e quindi nella societ mediatizzata in cui ci troviamo a vivere, democrazia non un concetto. (Ovvero, quando sentiamo questa parola non ci si presenta alla mente unidea chiara e distinta, ma abbiamo spesso la sensazione che sia usata un po come un passe-partout.) Mi spingo anche un po pi in l. Non solo viene usato come un non-concetto, ma viene di proposito usato come un non-concetto. Il significato di questo concetto si allarga, e quindi si sfuma, e quindi tutti ci sentiamo in democrazia. In realt il momento democratico ridotto al puro momento elettorale (cosa di per s non disdicevole, ma la democrazia non vive di elezioni e basta) in cui la sovranit contratta da una legge elettorale particolare, e vive quotidianamente nei sondaggi, che sono la nuova fonte della legittimit politica. Senza inoltrarci ora nella questione della formazione (libert di informazione, nuove tecnologie, manipolazione classica e manipolazione informatica) dellopinione, bisogna almeno riconoscere che una democrazia che vive quotidianamente sui sondaggi e ogni tanto su un voto azzoppato, una democrazia in cui la sovranit del demos vive una vita un po particolare. Per ora registriamo che il concetto e la pratica democratica vivono attualmente un rapporto di restrizione (voto a crocette) e di illusione (legittimit confinata ai sondaggi, fatti (cio pagati) un po da chiunque). Forniremo poi tre parametri con i quali si cercher di definire, nel modo pi generale possibile, il concetto di democrazia e quindi di sovranit. Il bene del paese "Riusciremo a superare le difficolt economiche e sociali se tutti, forze politiche, economiche, sociali e produttive, lavoreremo nell'interesse del paese e del bene comune". Mario Monti, ieri 25 Aprile 2012. Il bene del paese, come abbiamo detto, uno slogan buono per tutti i regimi politico e per tutte le stagioni. Sar un po banale, ora. Ma meglio fare le cose con calma e capirle per bene. Il bene del paese invoca i concetti di bene e di paese. Oggi il bene viene identificato con il concetto di sviluppo, e questo con quella di sviluppo economico: e su questo non ci possono essere dubbi (il mantra della crescita non si riferisce certo ad una crescita morale, estetica, in altezza in barba a

Dostoevskij, quel grande e implacabile sognatore, il cui ultimo messaggio fu la bellezza salver il mondo). Il bene dunque qualcosa di economico (ma non nel senso che costa poco.). Il paese, da parte sua, un astrazione cui si fa ricorso quando si devono introdurre delle norme che a loro volta introducono sacrifici: una palingenesi, fin dallantichit, passa sempre attraverso un momento sacrificale (lo sparagmos di Dioniso, il sacrificio di Isacco, la crocifissione di Ges, etc.). Allora il paese funziona come concetto di coesione e di unit, una unit che viene richiesta per perseguire lobiettivo del bene del paese, e cio: dello sviluppo economico. Ci sono motivi di pensare che questa unit e coesione siano molto rischiosi in fatto di politica. Il paese, come referente sociale di questo concetto, si frantuma in una serie di gruppi e di classi sociali. Una certa tradizione ha mostrato che i loro interessi sono pi contrastanti che solidali. Una certa esperienza storica ha mostrato che quando le cose vanno bene, cio quando leconomia capitalista va a gonfie vele, i loro interessi possono convergere fino ad un certo punto, perch i flussi di denaro in eccesso coprono e sovrastano le loro differenze di base. Un matrimonio di interesse li tiene uniti. Un matrimonio di interesse, per, entra in crisi quando in crisi entra linteresse. E i gruppi contrapposti riappaiono (non erano mai spariti). Ma essi vengono ri-amalgamati dal lessico politico, che li raggruppa sotto il concetto di paese, che viene a sua volta congiunto con il concetto di bene. I due maggiori partiti italiani condividono questo lessico universalistico. Essi parlano di paese e di bene. Cos facendo, tacciono le differenze reali esistenti allinterno del paese. E cos facendo, si rendono colpevoli di mistificazione. Traiamo una conseguenza, in forma di tesi.

un esempio della retorica del "sacrificio" e del "bene del paese" nei sondaggi. il 57% degli italiani sembra per pi intelligente dei politici e dei sondaggisti .

Tesi 3: il paese, cos come usato correntemente dai partiti politici, non esiste. Da cui deriva unaltra tesi. (questa tesi ha unimportanza politica enorme: ecco perch non viene mai riconosciuta) Tesi 4: il bene del paese, poich il paese non esiste, un concetto non falso ma fittizio. Ma se fittizio, perch viene utilizzato? Potremmo chiederci che cosa si consegue con limpiego di questo concetto, e domandarci anche che cosa non si conseguirebbe senza il suo utilizzo. Emerger una stretta connessione con il concetto appannato di democrazia come oggi stata imposta (da un certo ceto politico) in Italia (crocette + illusione) e con il concetto di golpe che proponiamo. Innanzitutto, il suo accostamento con il bene, di cui il paese ha bisogno. Si dice infatti, e tutti i partiti politici lo dicono, che il paese ha bisogno di.. Il paese ha bisogno del bene, ma questo suo bene sempre, e davvero sempre, identificato con lo sviluppo economico. Il paese ha bisogno di crescita, etc. Nellattuale congiuntura politico-economica, per tornare a crescere il paese ha bisogno di risanare i conti, di fare tagli, di ridurre gli sprechi, di modificare gli investimenti, di diminuire lo spread, di riguadagnare la fiducia dei mercati. In ultima istanza, sembra che per tornare a crescere (cio: per tornare in vista del proprio bene) il paese abbia bisogno di risanare i conti e diminuire la spesa.

Ecco perch si invoca lunit del paese. La si invoca perch la compressione della spesa non pu che ricadere sul paese. I sacrifici cui il paese si deve sottoporre vengono detti necessari per il conseguimento del bene. Si crea, grazie a questo lessico sapientemente adottato, la percezione di uno sforzo comune per un bene comune. Tutti devono soffrire, perch tutti un giorno godranno del bene finalmente raggiunto. Ci che non si dice per che i sacrifici, che tutti fanno e che tutti devono stoicamente accettare, hanno una caratura diversa a seconda di ci che il paese realmente , e cio composizione eterogenea di gruppi e classi sociali, che non stanno in condizione di parit quanto alle condizioni di partenza e nemmeno di arrivo. Un aumento della tassazione ha effetti diversi nei vari gruppi e classi sociali: effetti psicologici, effetti sociologici, effetti culturali, oltrech naturalmente effetti economici. Una contrazione del welfare, anche (alcuni potranno permettersi un otorino privato, altri no). Inoltre, il bene, identificato con lo sviluppo economico per il quale sarebbe ora necessario tagliare e fare sacrifici, assunto anchesso come qualcosa che avr una ricaduta coerente su tutto il paese, mentre si sa che non sar affatto cos. Anche ammettendo che tra qualche anno leconomia ricomincer a crescere, non affatto detto che tutte le misure ora tagliate verranno automaticamente reintrodotte, che verranno dati pi soldi per i servizi pubblici territoriali, che verranno tagliati gli umilianti contratti a progetto, che si reintrodurr il lavoro a tempo indeterminato, eccetera. Non sar cos. Il mito del sacrificio proietta unidea di futuro indeterminato dominato dal bene. questa connessione della politica cos come viene intesa e la dimensione del futuro andrebbe analizzata pi a fondo, ma per ora propongo la seguente domanda, che cerca di legare assieme il fatto che il paese non esiste (Tesi 4) con il problema del tempo della politica, immancabilmente volto verso il futuro. Cos facendo, non si trascura anche quello che il bene di alcuni gruppi sociali ora? Il bene per un operaio disoccupato con due figli davvero che si torner a crescere? Non anche poter portare il proprio figlio ad una scuola pubblica decente ora? Non garantirgli la possibilit tra uno o due anni, magari, di poter accedere alluniversit? Tutte queste cose, tra molte altre, non potranno essere fatte dopo. Nel frattempo, una parte del paese (altri gruppi e classi sociali) non subiscono veri tagli, e continuano la propria vita precedente, con uno standard magari diminuito, s, ma tagliato soltanto di una vacanza alle Barbados verso Febbraio. I loro sacrifici sono comparabili con quelli di altri gruppi sociali? Il modello quantitativo dei tagli equamente distribuiti non ha, purtroppo, un funzionamento solo quantitativo. Certo, il problema non risolto per il fatto di essere posto. Ma lo meno se non nemmeno posto. Ecco dunque una nuova tesi. Tesi 5: il bene del paese non esiste sia per la tesi 4 sia perch il bene un concetto vuoto e indeterminato. Il bene, nella locuzione il bene del paese, non esiste pi di quanto esista il paese a meno di assumere dei concetti ideologici sia di bene che di paese. Arriviamo ora al problema della connessione del concetto bene del paese con il concetto di democrazia come viene oggi vissuto e attuato (rimane ovvia una cosa: ci sono gruppi di persone che praticano e lottano per una democrazia diversa, oggi di solito chiamata diretta. Ma, purtroppo, rimane il fatto che essi non sono la maggioranza). possibile, infatti, che una certa percezione di ingiustizia, o di inganno, o addirittura di presa in giro, venga sentita da quella parte di paese che non si riconosce nella definizione di paese quale usata oggigiorno. possibile ad esempio che essa vogliano protestare (mostrando che il paese non esiste quale scandalo!). Come sappiamo, la percezione dellingiustizia va di pari passo con laccesso allinformazione, e laccesso allinformazione pu regolare la formazione dellopinione e del consenso. Abbiamo dunque tre elementi: 1) la costante e reale possibilit di protesta e 2) la costante e reale possibilit della possibilit di protesta e 3) la costante e reale possibilit che la possibilit di protesta entri nel circolo dellistituzione democratica, e che quindi possa incidere sul corso della deliberazione politica. Il secondo elemento regola il primo. Questo secondo elemento linformazione. Il terzo invece la possibilit di concretizzazione istituzionale del primo. Come definizione di democrazia propongo la costante e reale coesistenza di questi tre elementi allinterno dello spazio pubblico. Non

una definizione esaustiva, evidentemente; piuttosto una metadefinizione, al cui interno devono restare specificati i meccanismi pratici di strutturazione di una democrazia realmente esistente. Ma una democrazia funzionante non pu rinunciare alla contemporaneit di questi tre parametri. Vorrei ora sostenere che il modo in cui la costituzione stata recentemente cambiata a proposito del cosiddetto pareggio di bilancio non risponde a questi tre criteri; che essa non quindi democratica; che essa pu essere dunque definita un golpe nel senso della tesi 1. Ma prima enuncio la tesi 6: Tesi 6: la democrazia pu essere meta-definita come la costante e reale coappartenenza dei tre parametri sopra enunciati.

Vediamo ora come essi hanno funzionato nella presente congiuntura del cambiamento della Costituzione.

1. la costante e reale possibilit di protesta Nel nostro paese la possibilit di protesta esiste. Si possono indire manifestazioni, si possono contestare i politici, ci si pu opporre senza essere incarcerati (entro certi limiti). Questo diritto sancito costituzionalmente. Se ci vogliamo opporre ad una norma, quale ad esempio il pareggio di bilancio in costituzione, possiamo organizzare una manifestazione per bloccarne lapprovazione. Questo, in teoria. 2. la costante e reale possibilit della possibilit di protesta In teoria, perch per protestare bisogna conoscere che cosa allordine del giorno. Un cambiamento di Costituzione in Italia un processo regolato costituzionalmente, e prevede parecchi passaggi Parlamentari. Ma questa lentezza non solo il lato negativo della pletorica organizzazione statale burocratica. Questa lentezza va di pari passo con la possibilit di dibattito, al contrario del decisionismo politico che opera in velocit per sottrarre il tempo allopinione pubblica di informarsi e organizzarsi. Nella fattispecie di questa riforma costituzionale, scopriamo che stata modificata, e scopriamo anche che liter iniziato il 15 dicembre 2011. Avete visto qualche dibattito? No. La stampa e linformazione ne hanno dato notizia, hanno seguito questo iter? Non mi risulta. Almeno, non in modo sostanziale. E nemmeno dopo lultima approvazione del senato c stato un dibattito attorno alla sostanza della riforma, n attorno ai modi. qualche articolo certo c stato, ma non tale da poter sollevare lopinione pubblica, e questo perch la stampa classica se ne ben guardata. Donde: o la stampa mainstream la ritiene normale (cio tale da non dover suscitare dibattito), ma questo non sarebbe certo una giustificazione sufficiente; oppure ha interesse a non sollevare questa questione, perch in qualche modo connivente con lattuale ceto politico. in ogni caso, la disinformazione su una norma che pu avere effetti devastanti sui prossimi anni della nostra societ, stata pressoch totale. La stampa e i mezzi di comunicazione non hanno adempiuto a fornire la possibilit della formazione di unopinione, e dunque di un dibattito, su un tema tanto importante come la modifica della Carta Costituzionale. Lo Stato e la Politica, a loro volta, non lo hanno fatto. Come conseguenza, i canali alternativi di informazione sono stati gli unici a trattare largomento, ma la loro limitata capacit di capillarizzazione ha confinato questo argomento alla nicchia dei pochi che, essendo pochi, sono anche impotenti. In questo caso, negli ultimi 5 mesi la condizione numero 2 (la costante e reale possibilit della possibilit di protesta), da cui dipende il parametro numero 1 (la costante e reale possibilit di protesta), non ha funzionato ed stato sospeso. Se linsieme dei tre parametri sopra definiti vicino a definire una vita pubblica compiutamente

democratica, allora siamo vicini a una sospensione di fatto di una pubblica vita democratica, in presenza tuttavia di una vita formalmente democratica. In questo caso la forma copre i processi reali del funzionamento democratico, e coprendoli, di fatto ne sancisce labolizione. 3. la costante e reale possibilit che la possibilit di protesta entri nel circolo dellistituzione democratica, e che quindi possa incidere sul corso della deliberazione politica. Essendo mancata la condizione due, nel caso di questa modifica costituzionale la possibilit di protesta stata drasticamente ridotta; di conseguenza, il punto 3 non si nemmeno posto. Nel caso di modifica della Costituzione, previsto un referendum solo nel caso in cui liter parlamentare non segua il proprio corso dallinizio alla fine. Ma ora il corso finito, con lapprovazione dei due terzi del parlamento ad ogni tornata. Fine della storia, costituzione modificata. Si dir che tutto questo regolato costituzionalmente, e che quindi perfettamente democratico (visto che la Costituzione nostra democratica). S, ma oltre alla succitata distinzione tra processi formalmente e sostanzialmente democratici, bisogna aggiungere, in sfavore anche della forma, che il presente parlamento eletto con una legge elettorale a forte contrazione della sovranit, e il governo che ha promosso questa modifica, sotto direttiva della Germania, un governo tecnico. E questo governo tecnico non ha mai informato (non ha fatto nulla per informare, mi risulta: ma vi prego smentitemi) il paese (che esiste solo quando al ceto politico va bene, cio quando servono i sacrifici) di questi cambiamenti, di cosa comporteranno, della direzione che ci costringeranno a prendere, della sostanziale frizione tra larticolo 81 cos modificato e altri articoli costituzionali (ad es.: introducendo il pareggio di bilancio non potremo investire per lungo tempo in cultura, o nel welfare). Formalmente, dobbiamo dire che tutto questo democratico? Solo se continuiamo a usare come concetto di riferimento un concetto lasco di democrazia, cio quello da dibattito televisivo e da comizio di piazza e da titolo di giornale. Se invece prendiamo come riferimento i tre parametri proposti sopra, dobbiamo dire che non lo . La mancanza di una consultazione del popolo sovrano dovrebbe sempre, infatti, essere controbilanciata da una campagna di informazione trasparente sui processi in atto in parlamento, e dovrebbe accompagnarsi su un costante dialogo del parlamento con il proprio esterno. Cos non stato. Dobbiamo concludere che attraverso questo procedimento il popolo italiano stato scavalcato nella propria sovranit: dunque: si trattato di un golpe (tesi 1). Esso stato costituzionale in due sensi: avvenuto allinterno dei limiti formali della democrazia; riguardante la Costituzione stessa. E se dora in poi le riforme costituzionali avvenissero tutte cos? non saremmo in una oligarchia? Parlamentare, certo, ma pur sempre una oligarchia. Inoltre il parlamento potrebbe approvare una serie di norme che estendessero il mandato di un parlamento da 5 a 10 anni: basterebbero i due terzi del parlamento. Questo rischio, ovviamente, fa parte del giocattolo democratico: esso funziona solo se tutti rispettano regole che non hanno propriamente un fondamento, perch sono sempre pattuite. Esse cio possono essere infrante in qualsiasi momento (golpe). Ecco perch la gente reale, in carne ed ossa, deve sempre esercitare una pressione sul collo dei parlamentari, che, letteralmente, devono averne paura. Ed ecco perch tutto questo iter di modifica costituzionale si svolto nel silenzio: una massa di persone che non sa, non fa nulla. La societ italiana stata ridotta a paese, e ad essa con questa mossa stato imposto un bene. entrambi, per le tesi 4 e 5, non esistono. Sono solo, come anche un bambino ormai potrebbe vedere, la maschera ideologica delloligarchia economica, che tenta di far ripartire la macchina inceppata del capitalismo e dello sfruttamento. Per farlo, la democrazia (quella dei tre parametri, tesi 6) non va bene. La volont popolare deve essere o manipolata o esclusa da qualsiasi possibilit di protesta e deliberazione. La stampa deve essere comprata ed allineata. Il silenzio deve calare sui provvedimenti pi pericolosi. Pericolosi, s, e per due motivi almeno. Per il modo in cui questo golpe stato compiuto, e per la sostanza che introduce nel nostro paese: fine degli investimenti, controllo sul pareggio del bilancio, tagli della spesa in eccesso (cio: welfare, cultura). E tutto questo con la connivenza di questa

classe politica. E senza che i partiti facessero sapere niente. (ma i rimborsi ai partiti non dovrebbero servire loro per fare politica? E cos fare politica se non creare dibattito, informare, riunire, promuovere la discussione e la decisione comune?). Enuncio pertanto altre due tesi, che spero di aver provato nel corso del ragionamento. Tesi 7: per il bene del paese, al popolo stata sottratta ogni possibilit di conoscenza, dibattito e al limite intervento su una materia riguardante il bene del paese. Tesi 8: Questo cambiamento della Costituzione, per le modalit con cui avvenuto, un golpe. A questo golpe hanno partecipato gli apparati che dovevano garantire il parametro 2 (possibilit della possibilit di protesta = informazione). Vi hanno partecipato le istituzioni, gran parte della Stampa nazionale, le Televisioni, le Radio, la Chiesa. Un nuovo modello stato imposto costituzionalmente al nostro paese, e noi non ne sappiamo nulla, non ne abbiamo mai saputo nulla. Siamo stati privati della nostra sovranit senza nemmeno accorgercene. Ma chi ha occupato le televisioni, il parlamento, ecc? chi ha compiuto questo colpo di stato? Chi sta tentando (perch forse siamo ancora in tempo) di farci varcare questa soglia epocale, a farci entrare in una nuova era totalmente subordinata allidea del profitto? (cosa che viene mascherata dalla parate moralisticheggianti delle conferenze sulla salute del pianeta, dove vengono assunti rassicuranti impegni ecologici). Non trovo altro nome che lo spettro del capitale. Uno spettro, per, molto reale. Ne derivano altre due tesi: Tesi 9: l Italia non un paese democratico (vedi tesi 6 e 7) Tesi 10: lItalia un paese fondato sul pareggio di bilancio (poich tutto dovr essere subordinato a questo principio), quindi non sul lavoro (art. 1) e nemmeno sul bene del paese, che non esiste e che nella fattispecie equivale al bene dei pi ricchi e che se la possono cavare senza problemi da s. Per gli altri, il bene un giorno verr. Forse.