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Associazione Culturale

Il Caff Geopolitico
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C.F./P.IVA 07017300968

IL CAFF GEOPOLITICO
~CAFF 150
Centocinquant'anni di politica estera italiana
A cura di
Pietro Costanzo e Lorenzo Nannetti
Autori
Anna Bulzomi
Marina Calculli
Gilles Cavaletto
Antonio Cocco
Pietro Costanzo
Adele Fuccio
Paolo Iancale
Anna Longhini
Jacopo Marazia
Tania Marocchi
Ulisse Morelli
Lorenzo Nannetti
Marco Nieddu
Marianna Piano
Cristiano Proietti
Alberto Rossi
Davide Tentori
Gloria Tononi
SteIano Torelli
Paolo Valvo
Si ringrazia inoltre Fabio Stella per la preziosa collaborazione
17 Marzo 2011-17 Marzo 2012
Associazione Culturale
Il Caff Geopolitico
www.ilcaIIegeopolitico.net - inIoilcaIIegeopolitico.net
07017300968



INDICE


1. Qualche parola di presentazione...
2. L'Italia pre-unitaria (1840-1861)..
1. Gli Stati minori preunitari, strumenti della pax austriaca...
2. Il Regno delle Due Sicilie, pi Mediterraneo che Europa...
3. Come ci vedevano loro? L'Austria, la Francia e lo scacchiere italiano...
3. Il Regno di Sardegna (1840-1861)...
1. Pensare in piccolo: il Regno di Sardegna
2. Pensare in grande: Cavour crea lItalia guardando oltre confine
3. Cavour: luomo di Stato, per uno Stato che ancora non cera
4. LItalia in formazione: un nuovo giocatore europeo (1860-1870)..
1. La conquista di Roma.
2. LItalia unita con la forza (della diplomazia).
5. LItalia unita: uno sguardo rivolto al mondo (1870-1900)...
1. LItalia in unEuropa divisa tra grandi potenze ..
2. Crispi: costruire lo Stato per dar forma alla nazione...
3. La grande proletaria si mossa. Male.
6. Verso il primo conflitto mondiale: lItalia stretta tra le alleanze Europee (1900-1915).
1. Giolitti: luci e ombre di uno statista
2. LItalia tra Triplice Alleanza e Triplice Intesa
3. Tripoli bel suol damore..
7. LItalia tra le due guerre: la politica estera dellassolutismo (1918-1940)..
1. Il dopoguerra: la vittoria mutilata, la crisi, gli USA
2. Il cambio di rotta: verso la Germania..
8. LItalia dopo la Seconda Guerra Mondiale: la NATO e lEuropa unita (1945-1989).
1. LItalia torna in Europa...
2. Mattei: il sogno dellautonomia energetica e le relazioni scomode
3. De Gasperi: al confronto, era un gigante.
4. Un Paese ri-NATO..
5. La primavera araba dellItalia.
9. LItalia post-Guerra Fredda: il Paese in un mondo che offre nuove opportunit (1989-2011)
1. Stretta tra Francia e Germania.
2. Chi fa la politica estera?..................................................................................................
3. Peacekeeping allitaliana.
4. Stato e Chiesa: rette parallele..
10. 2012 e oltre: quali prospettive, obiettivi e opportunit per lItalia?............................................
1. Potenza di pace
2. A tutto gas...
3. Quale politica nel Mare Nostrum?.................................................................................

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qALLh AKULA KSN1ALUN...
Mai come in questi ultimi anni l`opinione pubblica italiana e stata colpita da e si e interessata a capire le vicende di
politica estera e relazioni internazionali, da sempre relegate nei media a parti marginali. La Iame di comprensione di
cosa succeda al di la dei nostri conIini ha contribuito all`esplosione di siti web, centri studi, pubblicazioni varie che
trattano questi temi.
Una delle prime e Iorse piu importanti riscoperte e proprio quella del ruolo internazionale dell`Italia. Poco importa, a
questi Iini, che l`opinione di ciascuno propenda verso una visione di traino del nostro paese da parte di altri oppure
veda un susseguirsi di scelte indipendenti o ancora ci veda improntati a una sudditanza della politica estera a meri
calcoli di convenienza per guadagnare consensi in politica interna. Probabilmente bisognerebbe vedere una
combinazione di questi Iattori.
Cio che conta, prima di tutto, e comprendere quali siano i reali spazi di manovra che l`Italia possa avere sullo
scacchiere internazionale. Ma come capire dove possiamo andare se non conosciamo la situazione attuale e come vi
siamo giunti?
I Iesteggiamenti per il 150 dell`Unita d`Italia sono stati l`occasione per recuperare un ormai insperato amore verso il
nostro paese e la sua storia. Ci hanno portati a guardare non solo a come siamo diventati nazione, ma anche a come
siamo cambiati in meglio o in peggio rispetto al passato. 150 anni di storia ripercorsi in pochi mesi, a volte pochi
giorni, per ricordarci delle relazioni che gli italiani hanno avuto con loro stessi, i loro compatrioti, il proprio territorio.
E con chi stava al di Iuori?
Ecco, a noi del CaIIe Geopolitico e sembrato mancasse una riIlessione proprio su come sono nati, evoluti e cambiati i
nostri rapporti con l`Estero.
L`Italia ha 150 anni, e cosi anche la nostra politica internazionale, perche e impensabile immaginare un paese che non
si relazioni con i suoi vicini; e di relazioni inIatti ne abbiamo avute, a volte amichevoli e a volte burrascose, a volte
tragiche e a volte cariche di speranza. Ma ne siamo davvero coscienti?
Per questo motivo il 17 Marzo 2011 il CaIIe ha aperto la rubrica 'CaIIe150, un lungo percorso che ogni settimana ci
ha portati a scoprire la nascita dell`Italia e dei suoi rapporti con i vicini, l`evoluzione degli stessi e le sue conseguenze.
Un anno dopo, proprio al termine dei Iesteggiamenti, oIIriamo ai nostri lettori e a tutti gli appassionati la raccolta di
tutti i nostri articoli, ordinati e corredati di brevi presentazioni per ogni periodo nei quali abbiamo suddiviso l`opera.
Lo stile rimane sempre quello tipico del CaIIe Geopolitico: rigoroso ma con un linguaggio semplice, volto a rendere il
tutto ben comprensibile anche ai non esperti. Non si tratta percio speriamo di un nuovo saggio di storia delle
relazioni internazionali, ma di un breve 'racconto a puntate, dove in poche e semplici parole, aneddoti e puntuali
analisi si possa raccogliere e riscoprire la ricchezza del nostro 'essere parte di qualcosa piu grande, un mondo
multiIorme e in continua evoluzione.
Speriamo che questo viaggio nel passato vi incuriosisca e vi appassioni; perche solo capendo il passato possiamo
costruire il Iuturo, un Iuturo che ci vedra camminare sempre piu in compagnia di altri popoli e paesi.
I LAFFE LE0P0II1IC0
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L'1ALA KN1AKA l1+01b1)
Il nostro viaggio inizia, come tanti altri, con una mappa. Apparira Iamiliare ai piu, perche la vediamo sui libri di scuola
ogni qual volta le lezioni di storia arrivano a toccare il Risorgimento. Puo sembrare curioso che nel parlare della
nascita della politica estera del nostro paese si usi una cartina che, in eIIetti, non mostra nulla al di Iuori dei conIini
della penisola. Eppure e da qui che bisogna partire, osservando i tanti stati e staterelli i cui conIini tagliavano la
penisola dopo il Congresso di Vienna del 1814-1815.
Troppo spesso ci si limita a considerarli solo vittime predestinate del crescente potere Sabaudo: le ragioni della loro
Iine sono invece piu complesse e vanno a toccare proprio i rapporti con i vicini: dalla sudditanza a potenze estere alla
ricerca di un`indipendenza e una neutralita Iin troppo esasperati che li avrebbero alienati al resto d`Europa. In tutti i
casi, si tratto dell`incapacita, consapevole o meno, di rendersi conto che il loro mondo non poteva limitarsi ai conIini
di quella mappa, bensi era ormai gia integrato in meccanismo piu ampi. E che il loro destino sarebbe stato deciso
altrove.
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Maria Luisa d'Austria
Maria Luisa d'Austria
{immagine a sinistra, moglie
di Napoleone I Bonaparte e
sovrana del ducato di Parma,
Piacenza e Guastalla, fu la
sovrana di origine estera pi
amata dal suo popolo. Viene
ricordata con affetto ancora
oggi. I suoi successori non
furono altrettanto amati.
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d| Loreozo haooett|
0os come era stato oe| seco|| precedeot|, |a 8esta0raz|ooe seg0|ta a||a scoohtta d| hapo|eooe | 8ooaparte
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ped|oe d| V|eooa pr|ve d| 0oa propr|a vo|oot po||t|ca.
VIENNA DECIDE - Il Congresso di
Vi enna che deci se i l ri ordi no
de l l ' Eur opa dopo l e gue r r e
napol eoni che ri st abi l i t ant i
staterelli minori che l'Imperatore
francese aveva inglobato nel suo
dominio o riorganizzato nei vari
regni distribuiti ai propri parenti.
Allo stesso modo anche in Italia
vennero restaurati tutti quegli stati
che, sorti durante il Medioevo o il
Ri nasci mento, erano poi stati
inglobati nel sistema francese:
principalmente il Granducato di
Toscana, i l Ducato di Parma,
Piacenza e Guastalla, il Ducato di
Modena e Reggio, che inglobarono
poi anche i piccoli Ducato di Lucca e
Principato di Massa.
(nal l a carti na: l ' Ital i a dopo i l
Congresso di Vienna)
STATI CUSCINETTO - Uno storico
dell'Italia pre-unitaria potrebbe
illustrare come ciascuno di essi
possedesse caratteristiche proprie,
t ut t avi a es s i c ondi vi devano
soprattutto alcuni tratti comuni. Si
tratta in tutti i casi di stati a piccola
estensione territoriale, ma il punto
che ci interessa maggiormente la
l or o di mensi one geopol i t i ca,
minuscola anchessa. Possiamo dire
che di fatto essi non avevano una
politica estera propria. Nel progetto
del Metternich dovevano assolvere
un doppio compito: innanzi tutto
costituire una prima barriera contro
event ual i nuovi avvent uri smi
francesi - Napoleone aveva davvero
spaventato tutta lEuropa e una
situazione analoga non doveva
r i pe t e r s i ! Se c o nda r i a me nt e
dovevano costituire i pilastri del
definitivo controllo austriaco sulla
penisola italiana, contesa a pi
riprese tra le grandi monarchie
europee fin dal Rinascimento.
Da qui la restaurazione di case
regnanti legate allAustria da vincoli
di nast i ci e pol i t i ci - spesso
coadiuvate da un ministro austriaco
nominato e inviato appositamente
da Vienna - e dalle nobilt che
erano state espropriate di tanto
potere durante lepopea napoleonica
a favore dellemergente borghesia.
La parola dordine rimaneva dunque
mantenere lo status quo: niente
avventurismi, niente politiche estere
indipendenti, nessuna iniziativa non
approvata da Vienna.
DE B OL E Z Z A MI L I T A R E E
POLITICA - Del resto militarmente
questi staterelli erano dei nani,
raramente capaci di schierare pi di
una divisione o un piccolo corpo
darmata di truppe e dove i migliori
uffi ci al i , veterani del l e guerre
napoleoniche, venivano spesso
degradati o relegati in posizioni
secondari e e contri bui vano a
ingrossare perci le schiere dei
cospi rat ori , ment re l e redi ni
del l eserci to erano af f i date a
generali meno esperti ma pi fedeli.
La stessa "pax austriaca auspicata
dal Metternich in Italia veniva
mantenuta solo grazie alle truppe
imperiali schierate nel Lombardo-
Veneto e spesso inviate su e gi per
la penisola per sedare insurrezioni e
altre minacce allo status quo troppo
grandi per gli eserciti locali, primi
fra tutti il tentativo di riunificazione
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di Gioacchino Murat, cognato di
Napoleone I Bonaparte, nel 1815.
Niente autonome rivendicazioni
territoriali n guerre di frontiera
dunque, tanto che una delle pi
ri l evant i vari azi oni di conf i ni
registrata fu quella di alcuni territori
scambiati tra Ducato di Parma e
Ducato di Modena nel 1847 per
permettere al sovrano parmense
Carlo II di Borbone di ripianare vari
debiti. A una politica estera nulla si
s o m m a n o p o i m i s u r e d i
pr o t e z i o ni s mo ne gl i s c a mbi
commerciali (imposizione di dazi)
che assieme a una crisi negli anni
20 del XIX secol o f renarono
notevol mente l economi a. Non
necessariamente si tratt di governi
incapaci, sicuramente furono per
q u a s i s e m p r e f o r t e m e n t e
conservatori, lontani dagli ideali di
gran parte della borghesia cittadina.
Questa infatti, anche se allontanata
dal potere, non sia accontentava di
essere relegata al silenzio e voleva
contare ancora nei nuovi stati.
Voleva poter esprimere e far valere i
suoi interessi, indipendentemente, e
questo germe di libert ne costituiva
i l per i col o per l a monar chi a
asburgica perch risultava meno
controllabile di un sovrano assoluto
proprio vassallo.
UN DESTINO LEGATO A VIENNA -
Si pu i nfatti ragi onevol mente
affermare che una cosa il Metternich
non aveva tenuto conto a
sufficienza. per quanto
questi stati fossero stati
ricondotti alla calma,
non era possi bi l e
eliminare del tutto
l e s p e r i e n z a
napoleonica e i suoi
effetti. Esistono testi
ben pi quot at i per
descrivere il complesso
processo sociale che port - in tanti
modi differenti - al desiderio di
unificazione. Quello che interessa
notare dal punto di vista geopolitico
che la totale mancanza di una
pol i ti ca estera che non f osse
aderente alla volont di Vienna fece
s che i governi locali venissero visti
come sue estensioni e dunque anche
il loro destino fosse legato alle
fortune degli Asburgo. Finch i moti
rivoluzionari rimasero ridotti, come
negli anni 20 e 30 e nel decennio
tra le due guerre dindipendenza,
ogni stato poteva infatti provvedere
aut onomament e al l a pr opr i a
sopravvivenza di fronte alle rivolte.
Nel caso delle forti insurrezioni del
48-49 invece, i governi furono
costretti allesilio per mesi poich
lesercito austriaco era impegnato da
quello piemontese e furono ristabiliti
solo in seguito alla sconfitta dei
Savoia. Dieci anni dopo tocc invece
allAustria la sconfitta e a questi
staterelli di scomparire, assorbiti dal
nascente stato italiano.
0o ch|cco |o p|0
Esistono vari libri generali che includono
informazioni sugli aspetti geopolitici degli
stati pre-unitari:
P.Pieri, Storia Militare del Risorgimento.
Guerre e lnsurrezioni, Einaudi, 1969
l.Montanelli, L'ltalia giacobina e carbonara
1789-1831, Rizzoli
l.Montanelli, L'ltalia del Risorgimento
1831-1861, Rizzoli
F.Herre, Maria Luigia - ll destino di una
Asburgo da Parigi a Parma, Mondadori,
1997
Esiste un gruppo di ricostruzione storica
del Battaglione Estense del Ducato di
Modena e Reggio:
http://www.battaglioneestense.it/
k|emeos voo
Nettero|ch
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d| P|etro 0ostaozo
A met de| 1800 oe||a oostra Peo|so|a c'eraoo beo sette Stat|, d| c0| so|o tre p|eoameote |od|peodeot|: 8egoo
de||e 00e S|c|||e, 8egoo d| Sardegoa e Stato de||a 0h|esa, g|| a|tr| eraoo sotto || dom|o|o d|retto o |od|retto
de||'A0str|a. || 8egoo de| mer|d|ooe maoteooe sempre 0o proh|o |oteroaz|ooa|e poco att|vo, a||e vo|te
amb|g0o, mostraodo per 0o Iorte seoso d| |od|peodeoza.
UN REGNO BREVE - Il Regno delle
Due Sicilie nasce nel 1816, dopo il
Congresso di Vienna, dall'unione dei
regni di Napoli e Sicilia, per mano di
Ferdinando IV di Borbone, e finisce
con l'invasione garibaldina e la
seguente annessione al Regno di
Sardegna, nel 1861. Nella sua breve
durata governato dalla Real Casa
di Borbone, che gestisce i suoi
territori "al di l e al di qua del
faro (di Messina) in maniera non
sempre costante, sia nei rapporti
con l'estero che nei rapporti con le
p o p o l a z i o n i . A p e r i o d i d i
moderni zzazi one economi ca e
i s t i t uz i onal e s i al t er nar ono
repressioni e "controriforme, come
nel caso della repressione dei moti
del 1848.
I Borbone, non proprio grandi
sosteni tori del l ' Uni t d' Ital i a,
capitolarono dopo la battaglia del
Volturno, nell'ottobre 1860, contro
le truppe garibaldine e sabaude.
Anche il Meridione, adesso, faceva
parte di quello che da l a poco
sarebbe stato il Regno d'Italia.
AMICI DI TUTTI, NEMICI CON
NESSUNO - Ferdi nando II di
Borbone (immagine sotto), Re dal
1830 al 1859, e personaggio chiave
per la politica estera del Regno,
credeva molto in questo principio,
che per comportava non pochi
svantaggi: significava infatti che, in
realt, nessuna relazione con un
Paese straniero potesse essere
troppo stretta, per non indisporre gli
altri. E comportava anche che i
tentativi di ingerenza delle potenza
del tempo (Francia, Inghilterra,
Austria), venissero respinti con dei
giochi di equilibrio non sempre
fruttuosi.Metternich (l'importante
diplomatico e politico austriaco)
scrisse di Ferdinando II: "egli non
sopporta intrusioni, convinto che il
suo regno, per posizione geografica,
non ha bisogno dellEuropa. In
effetti la politica commerciale ed
estera dei Borbone fu sempre
p r e v a l e n t e m e n t e v o l t a a l
Mediterraneo: lo dimostrava anche il
fatto che i maggiori investimenti
fossero nelle flotte pi che nelle
infrastrutture di terra. La Marina
Mercantile del Regno era tra le pi
avanzate nel Mediterraneo, con
tecnologia e cantieristica di alto
livello (i primi battelli a vapore a
viaggiare nel Mediterraneo furono
napoletani), e anche la Marina
M i l i t a r e e r a a v a n z a t a ,
nell'organizzazione e nei mezzi.
Inoltre, i Borbone si ritennero
sempre molto legati soltanto allo
Stato Pontificio, che completava, in
qualche modo, il "meccanismo di
protezione del Regno...
UN REGNO BEN DIFESO - ...per
tre lati dall'acqua salata e per il
quarto dall'acqua santa, questa era
la convinzione di Ferdinando II, che
mai mise in discussione la fedelt al
Papa e che gli faceva concepire il
confine nord dei suoi territori come
invalicabile. La politica estera dei
Borbone viene spesso identificata
quindi come isolazionista: lontani
dalle grandi potenze e davvero
alleati solo con Spagna e Russia,
Francesco II, ultimo re del
Regno delle Due Sicilie
ll
l'una militarmente poco utile, l'altra
troppo distante.
I l Regno comunque, sebbene
geograficamente piccolo, soprattutto
a confronto con i grandi stati
europei, era riconosciuto dai patti
internazionali e godeva di un certo
rispetto.
quindi possibile leggere nella
politica estera borbonica non solo, o
non t ant o, una mancanza di
intraprendenza, ma anche un modo
di mantenere l'indipendenza. D'altra
parte il Regno delle due Sicilie non
avrebbe potuto competere con le
grandi potenze, avrebbe solo potuto
diventarne subordinato.
UNA QUESTIONE DI ZOLFO - La
conquista delle materie prime non
certo un problema soltanto dei giorni
nostri. Nell'Ottocento la Sicilia
produceva grandi quantit di zolfo,
fondamentale per fare la povere da
sparo e quindi molto ricercato dalle
grandi potenze militari. Tra Londra e
N a p o l i v i e r a u n a c c o r d o
commerciale molto sbilanciato a
f a v o r e d e g l i i n g l e s i , c h e
acquistavano lo zolfo a basso prezzo.
Ferdinando II volle per cambiare gli
accordi oramai ventennali nel 1836,
concordando la vendita di questa
materia prima ai francesi, a prezzo
pi alto. Gli inglesi non la presero
bene e scoppi una grave crisi tra
Londra e Napoli, che
quasi port alla guerra;
grazie alla rinuncia
francese agli accordi
la guerra si evit, ma
N a p o l i d o v e t t e
risarcire entrambe le
potenze e la posizione
del Regno si deterior
agl i occhi dei partner
europei. Da allora gli inglesi
f ur ono aper t ament e ost i l i ai
Borbone, avendo di fatto perso il
monopolio strategico del prezioso
minerale. Fu cos che gli stessi
inglesi avviarono una politica di
indebolimento del Regno, con il
Primo Ministro Palmerston e il
di pl omat i co i nvi at o a Napol i ,
Gl ads t one, c he punt ar ono a
deteriorare l'immagine del Sovrano
Borbone i n Europa. Inol tre, i
britannici ebbero anche un ruolo nel
favorire lo sbarco dei Mille a Marsala,
importante colonia inglese.
Negli anni conclusivi di vita del
Regno, con la successione al trono
di Francesco II (1859-1861), figlio di
Ferdinando II, la politica estera
pe r s e di r i l e va nz a a f r ont e
dell'avanzata garibaldina. Francesco
II, detto Franceschiello in tono non
propri o l usi nghi ero, non ebbe
possibilit e capacit di ricostruire
rapporti con le potenze straniere per
ottenerne protezione; allo stesso
tempo il rapporto con la popolazione,
soprattutto i n Si ci l i a, era
or amai c ompr omes s o dal l a
repressione che negli anni era
di ventata sempre pi pesante
(Messina era stata bombardata da
F e r d i n a n d o I I , p e r q u e l l o
soprannominato "Re Bomba), e cos
l'avanzata del movimento unitario
n o n t r o v g r a n d i d i f f i c o l t
nell'abbattere i Borbone.
0o ch|cco |o p|0
Riferimenti bibliografci e siti utili:
P. Pieri, Storia Militare del Risorgimento.
Guerre e insurrezioni, Einaudi, 1969
Regione Sicilia -progetto Sicilia 150
Ampiabibliografa sui Borbone, dal sito
uffciale della Real Casa di Borbone
Sitoteca Capitello -Sicilia: la politica
inglese in et napoleonica: i Borbone e
Lord Bentick
La Real Marina del Regno delle Due
Sicilie, tra storia (sito della Marina Militarej
e curiosit (Facite ammuina!j
Sulla questione degli zolf, Carlo Alianello,
La conquista del sud", Rusconi, 1972
(estrattoj
Storia in rete - speciale n 1, 1861,
nascita di una Nazione"
Ferd|oaodo ||
Re Bomba"
l2
Francesco Giuseppe d'Asburgo-
Lorena, Imperatore d'Austria
e re di Ungheria
t0hl tl Vl0lVN0 l080I l'I18l, l l8Ntl l l0
ttt0ll8l l1llN0
d| Loreozo haooett| e P|etro 0ostaozo
L'|ta||a era stata per seco|| stretta tra |e graod| poteoze e0ropee che se |a cooteodevaoo coot|o0ameote. Lo
stesso avveooe d0raote || 8|sorg|meoto, coo A0str|a e Fraoc|a come protagoo|st|. Per q0este ed a|tre oaz|oo|
|'|ta||a era so|o 0oo de||e taote reg|oo| e0ropee dove shdars|, ove | |oro |oteress| e des|der| spesso ooo
co|oc|devaoo coo q0e||| de| patr|ot| |ta||ao|. pp0re, Iorse propr|o compreodeodo meg||o |a s|t0az|ooe e0ropea
sarebbe stato poss|b||e per || 0av|de |ta||aoo scoohggere || 6o||a strao|ero.
UNA PROVINCIA DELL'IMPERO
ASBURGICO - Abbiamo gi parlato
dei progetti del Principe Metternich
nei confronti degli stati pre-unitari
(Gl i st at i mi nori pre-uni t ari ,
strumenti della "Pax Austriaca), ma
q u e s t o n o n b a s t a a c a p i r e
la situazione del Lombardo-Veneto.
Nel 1848 quelle che diventeranno le
regioni italiane del nord-est sono
ormai da tempo una provincia, per
di pi piuttosto ricca, del vasto
impero asburgico. In generale il
territorio austriaco vero e proprio
era come oggi ridotto, mentre
l a gran parte del l Impero era
costituito da provincie popolate da
etnie diverse, con lingue e tradizioni
di f f er ent i speci al ment e nel l e
provi nci e i tal i ane e ungheresi
dellImpero. Non si trattava per di
regi oni necessari amente poco
fedeli; le forze armate asburgiche
avevano anzi spesso reclutato alcuni
tra i migliori generali (ad esempio
nel `700 il Principe Eugenio di
Savoia e il Generale ungherese di
cavalleria Nadasdy) e tra le migliori
truppe (alcuni ottimi reggimenti
italiani e i famosi Ussari ungheresi).
Ma nel XIX secolo le cose erano
c a m b i a t e e l a r i n a s c i t a
dei sentimenti nazionali italiano e
ungherese port a numerose rivolte.

UN TEATRO IMPORTANTE MA
S E C O N D A R I O - L a c o s a
interessante da comprendere che
mentre per noi la situazione del
Lombardo Veneto appariva vitale,
per gli Asburgo esso era solo uno
dei tanti teatri di lotta, spesso
nemmeno i l pi i mpor t ant e.
LAustria venne progressivamente
i mpegnat a dal l a Pr ussi a per
mant ener e l a supr emazi a i n
Germania e anche per quanto
riguarda le insurrezioni, lItalia non
fu il solo luogo dove si verificarono.
Altre ne avvenivano anche a Vienna
e n e l 1 8 4 8 s i s v o l s e u n a
grossa rivoluzione in Ungheria.
Entrambi i fatti ebbero dimensioni
tali da costituire una seria minaccia
per limpero, soprattutto perch
coinvolgevano la capitale e alcune
tra le regioni pi vaste. Furono
tanto pericolose da richiedere che
per sedarle venissero impiegate la
maggior parte delle risorse e delle
truppe. A Vienna le rivolte ottennero
la destituzione del Metternich,
mentre linsurrezione ungherese fu
sedata nel sangue anche grazie
allintervento dei Russi, tradizionali
alleati. Si potrebbe pensare che
lesercito austriaco, proprio perch
composto da soldati provenienti un
po da ovunque, fosse colpito da
forti diserzioni; molti soldati si
unirono agli insorti, ma tanti altri
restarono invece fedeli agli Asburgo
come era stato per secoli. Questo ci
p o r t a a c a p i r e u n p u n t o
f ondament al e: ri sul t ava pura
illusione pensare che i moti italiani e
i l pi ccol o Pi emonte potessero
trionfare da soli contro un nemico
t ant o vas t o e pot ent e. Er a
l3
quindi necessario combinare lazione
italiana con condizioni europee
favorevoli. Un appoggio in tal senso
poteva darlo la Francia, anchessa
piena di propri interessi nella nostra
penisola e in generale nellintero
continente.
DOVE OSANO I FRANCESI - La
Franci a i nfatti aveva i nteressi
economici stabili nella penisola, ad
esempio banche francesi detenevano
una importante fetta del debito di
diversi degli Stati pre-unitari, e i
mercati francesi importavano molti
prodotti agricoli e tessili dal sud e
nord Italia. Inoltre, dal punto di vista
g e o p o l i t i c o , i l n o r d I t a l i a
rappresentava per Francia una prima
linea di difesa nel confronto con
lAustria: sostenere il Piemonte e
agevolare lannessione di territori a
est (Lombardia, Veneto) significava
anche poter avanzare le proprie
difese su quel versante. Daltro
canto per linteresse francese allo
sviluppo di uno Stato unitario ai suoi
confini non poteva essere davvero
alto. Di fronte al possibile vantaggio
di guadagnare un alleato pi forte e
pi numeroso, ad esempio, cera
anche il rischio di un vicino che
p o t e v a d i v e n t a r e
ingombrante (lItalia unita sarebbe
stato un Paese con 22 milioni di
persone) e difficilmente gestibile per
la potenza dOltralpe, anche per via
di una evidente frammentazione
interna. Per questo il sostegno
fornito daNapoleone III (raffigurato
nell'immagine) agli sforzi politici e
bellici piemontesi non fu pieno, n
rispetto ai conflitti contro
lAustria, n in sostegno
al programma unitario di
Cavour.
NOI E LA FRANCIA -
Ecco infatti alcune
d e l l e t a p p e c h e
m e g l i o p o s s o n o
s p i e g a r e i l
c o m p o r t a m e n t o
francese nei confronti
della nascente Italia. La
prima di queste la Prima Guerra di
I nd i p e nd e nz a ( 1848- 1849) :
la Francia agisce militarmente a
s o s t e g n o d e l l o S t a t o
Pontificio, contro la Repubblica
Romana di Mazzini, Armellini e Saffi.
Il suo eserci to contri bui sce a
scacciare Garibaldi da Roma e il
sostegno di Parigi alla Restaurazione
quindi importante. Pio IX infatti
rientrer in una Roma occupata dai
francesi e il Piemonte, poi sconfitto
dallAustria (Custoza, Novara), dovr
rinunciare al primo tentativo di
costruire lindipendenza italiana. Ma
il disegno di Cavour ampio, e la
scelta di allearsi con Francia e
Inghilterra, contro la Russia, nella
lontana guerra di Crimea, serve a
rinsaldare il rapporto con Parigi,
f a c e n d o a u me n t a r e i l p e s o
diplomatico del Regno di Sardegna.
Cavour, Vi t t or i o Emanuel e e
DAzeglio entrano nel circolo delle
riunioni tra le potenze europee, dove
o t t e ng o no c he l a p o s i z i o ne
dellAustria occupante sul suolo
italiano venga denunciata. Si arriva
cos alla Seconda Guerra di
Indipendenza: nel 1859 la Francia
in forze accanto al Piemonte contro
l Austri a, per l a conqui sta del
Lombardo-Veneto. Mentre nel resto
della penisola le rivolte ottengono
buoni risultati e le annessioni di
di ver s e r egi oni al Pi emont e
sembrano f i nal mente f atti bi l i ,
N a p o l e o n e I I I f i r m a u n
inatteso armistizio con lAustria a
Villafranca, che blocca di fatto il
raggiungimento di un successo
ampi o. La guerra si concl ude
comunque con esito favorevole al
Piemonte che pu annettere la
Lombardia e poi altri territori, ma
questo accordo stato visto spesso
come un tradimento del progetto
unitario italiano da parte francese. Di
certo fu la dimostrazione di una
pol i ti ca estremamente cauta e
dubbiosa nei confronti di un Paese
che faticava a nascere. Ne parleremo
ancora.
0o ch|cco |o p|0
Storia d'ltalia dal Risorgimento ai giorni
nostri, di S. Romano- TEA
Storia Militare del Risorgimento. Guerre e
lnsurrezioni, di P. Pieri - Einaudi
Storia della politica estera italiana dal
1870 al 1896, di F. Chabod - Laterza
Larivolta ungherese del 1848-49 poco
conosciuta in ltalia, eppure riveste
un'importanza non secondaria nella storia
europea
Per due diverse letture sul ruolo di
Napoleone lll:
Napoleone lll, l'imperatore francese
indispensabile all'ltalia,di Paolo Mieli
Napoleone lll nemico dell'Unit d'ltalia,di
Dino Messina
hapo|eooe |||
l4
L KLNU SAKLNA l1+01b1)
Il regno sabaudo ha spesso avuto attorno a se un`aura di lungimiranza e pianiIicazione, ma in realta anch`esso,
all`inizio, e rimasto bloccato da calcoli politici ancorati a quella stessa cartina dell`Italia. I calcoli politici ebbero un
ruolo molto piu rilevante del patriottismo nel decidere l`intervento piemontese nella I Guerra d`Indipendenza, e il
limitarsi a una visione locale del conIlitto in ultimo ne pregiudico l`esito.
Potra sembrare strano non leggere piu di qualche riIerimento secondario ai moti mazziniani. La scelta e intenzionale,
perche per quanto si sia trattato di esperienze rimaste nell`immaginario collettivo, esse risultarono per lo piu marginali
e tutte Iallimentari. In ultimo, come noto lo stesso Garibaldi, si trattava di progetti mal concepiti e organizzati, che pur
guardando a un`estensione europea soIIrivano di troppe aspettative non Iondate sulla realta.
PreIeriamo percio soIIermarci di piu sull`operato di Cavour, vero arteIice dell`Unita d`Italia e maestro nel
comprendere che la vecchia cartina italiana andava sostituita da una europea. La penisola inIatti, seppur divisa, era
incastonata in un complesso sistema di alleanze e contrasti continentali. Bisognava entrarci per costruire le basi
necessarie a un serio progetto di riuniIicazione. Fu il primo a capirlo.
l5
Esistono vari mezzi non convenzionali" per
avvicinare grandi e piccoli a questi argomenti
e a questo periodo storico. Ne segnaliamo
due:
ll Museo Nazionale del Soldatino
M.Massaccesi"di Bologna
(www.museodelsoldatino.zxq.netj possiede
numerosi pezzi e diorami risorgimentali. Tra
questi un gruppo di Dragoni del Reggimento
Savoia Cavalleria nell'atto di saltare una
siepe (pezzi in creta unici fatti a mano, nella
fotoj, una serie di Carabinieri a cavallo
impegnati in una carica che ricalcano
fedelmente il quadro di Sebastiano De
Albertis sulla battaglia di Pastrengo, e altre
scene di combattimento con gli Austriaci
(http://museodelsoldatino.zxq.net/76.htmj.
Esiste un gioco da tavolo in stile Scotland
Yard" sulla fuga di Garibaldiinseguito dagli
Austriaci nelle paludi di Comacchio nel 1849:
Garibaldi: la Trafla.http://www.goblins.net/
modules.php?
FlN8l lN Fltt0l0: ll 8lbN0 0l 80lbN
d| Loreozo haooett|
S| arr|va ora a|8egoo d| Sardegoa, |'0o|co |o |ta||a a sv||0ppare 0oa po||t|ca estera |od|peodeote che aodasse
aoche a| d| I0or| de||a t0te|a de| propr| cooho|. Sarebbe errato |os|go|r|o d| 0o'a0ra d| geo0|oo patr|ott|smo. ||
P|emoote oeg|| aoo| 00araota de| X|X seco|o amb|sce |oIatt| a espaoders| e d|veotare 0oa graode poteoza, e
|o|z|a|meote s| trova a cava|care p|0 che a |sp|rare |a geoera|e oppos|z|ooe a||'A0str|a e || des|der|o d|
|od|peodeoza.
CARLO ALBERTO - La politica
estera del Regno di Piemonte e
Sardegna negli anni precedenti e
durante la I Guerra dIndipendenza
strettamente l egata al suo
sovrano, Carlo Alberto di Savoia-
Carignano, personaggio coraggioso
ma che si trov travolto dalle
insurrezioni e fin con il reagire agli
eventi piuttosto che guidarli. Come
altri sovrani della penisola concesse
una costituzione che divent famosa
col nome di Statuto Albertino, ma
ebbe l a l ungi mi ranza di non
revocarla dopo le prime sconfitte e
di guadagnarsi cos lapprezzamento
dei patrioti piemontesi ed italiani in
g e n e r e . L a s i t u a z i o n e
geopolitica era per di pi difficile
interpretazione e mostrer tutte le
contraddizioni del sovrano nel 1848.
P E R C H E ' E N T R A R E I N
GUERRA? - La deci si one di
entrare in guerra contro lAustria ha
origini molto poco ideologiche e
nasce da esigenze precise e in
particolare dai rapporti con un altro
vicino scomodo, ovvero la Francia,
che dal 1848 tornata a essere una
repubblica..
Nonostante Carlo Alberto abbia
promosso riforme liberali, non
certo un democratico e considera
ancora la corona sopra ogni altro
potere. Lo scoppio delle insurrezioni
in Italia gli fa intravedere invece
uno dei suoi peggiori incubi: il
successo i ni zi al e del l azi one
popolare nel 1848 con le Cinque
Giornate di Milano rischia di fornire
troppa influenza agli elementi
l ombardi pi democrati ci , che
potrebbero ora procl amare l a
repubblica. In tal caso esisterebbe il
rischio concreto di un intervento
francese in forze a favore della
nuova nata, con il Piemonte a
trovarsi schiacciato in mezzo. Dopo
di ci, non sarebbe forse stata
possibile una deriva democratica
anche a Torino?
Questo timore costringe il Re a dare
origine al conflitto per raggiungere
Milano il prima possibile e prendere
cos il controllo della situazione e
del l i nt er o sf or zo cont r o gl i
Austriaci. Forzato dagli eventi, egli
assume perci un ruolo di guida
dellindipendenza italiana che forse
giudicava ancora prematuro e che
non riesce a comprendere al meglio.
LE LINEE DELLA POLITICA
ESTERA - Si delineano cos le
principali linee della sua politica
estera, destinate al fallimento.
Mant i ene una vi si one l ocal e,
puramente italiana, della situazione.
In Europa molte sono le insurrezioni
in corso e alcune, come quella
ungherese, mettono a repentaglio la
st r ut t ur a st essa del l I mper o
Asburgico; eppure Carlo Alberto e i
suoi ministri non pianificano n
tentano al cuna coordi nazi one
e considerano solo gli elementi
(stati, eserciti, politiche) italiani,
rimanendo isolati.
T i m o r o s o d e g l i e l e m e n t i
repubblicani e democratici in genere
che sono emersi in tutta Italia,
preferisce mantenere la sua azione
militare completamente separata da
l6
q u e l l a d e i m o v i m e n t i
insurrezionali spontanei; il Re non
sopporta lesistenza di forze armate
indipendenti che non siano sotto
comando pi emontese e non si
coordi na quasi mai con l oro,
rinunciando a unarma importante
nella lotta contro lAustria. Rifiuta
l aiuto di Garibaldi perch ex-
cospiratore a Genova e di molti altri
comitati cittadini ai quali affianca
commissari regi. Impiega i volontari
e le truppe provenienti dagli altri
stati italiani in maniera marginale.
L a s c o nf i t t a ne l l a I Gue r r a
dIndipendenza dovuta anche a
vari fattori militari, quali una certa
di sorgani zzazi one di base (ad
esempio servizi di sussistenza quasi
inesistenti) e occasioni mancate a
c a u s a d i i n d e c i s i o n i f a t a l i :
dalleccessiva prudenza del generale
Bava allindecisione del Re stesso,
fino agli errori del Generale De
Sonnaz e, nella sconfitta di Novara
del 1849, dei generali Ramorino e
Chrzanowski.
Soprattutto per i l f al l i mento
piemontese - e quello dellintera
politica estera di Carlo Alberto -
deriva dal fatto che il regno sabaudo
ha provato a combattere da solo il
gigante austriaco, ignorando sia la
situazione europea sia le realt e
p o t e n z i a l i t d e i mo v i me n t i
insurrezionali locali. Nel momento di
maggiore necessit ha
p e r c i r i n u n c i a t o
vol ont ar i ament e ad
alcune delle armi che
a v r e b b e p o t u t o
impiegare.
COSA RIMANE DEL
SOGNO - Anal ogo
fallimento incontrano
comunque anche i moti
mazziniani, dimostrando
una uguale insufficienza nellagire
isolatamente. Le varie insurrezioni
nel Nord Italia (Milano, Brescia,
Venezia.)vengono sedate dalle
truppe austriache, mentre la Francia,
che presto ritornera' a Impero sotto
Na po l e o ne I I I , s c hi a c c i a l a
Repubblica Romana. Infine i Borbone
riprendono la Sicilia, che pure
vedeva nei Savoi a un ul t i ma
speranza con lidea poi sfumata di
offrire la corona dellisola al Duca di
Genova, figlio minore di Carlo
Alberto, in cambio di protezione.
In effetti lunico vero guadagno
dellintervento sabaudo proprio
questo: il Piemonte era stato lunico
stato a non ritirarsi anzitempo dalla
lotta e, dopo la sconfitta, il suo
sovrano non aveva revocato le
precedenti riforme come successo
altrove. Ne derivava un forte credito
di fiducia, e le lezioni apprese dalla
guerra avrebbero permesso di
formulare una nuova strategia che
trovasse soluzione ai problemi
riscontrati. In questo sarebbe
emerso un uomo politico che proprio
allora si accingeva a salire alla
ribalta politica a Torino: Cavour.
0o ch|cco |o p|0
La letteratura esistentesui moti del
1848-49 e sull'intervento sabaudo nella l
Guerra d'lndipendenza molto vasta, ma
citiamo solamente alcune fonti di
riferimento.
P.Pieri,Storia militare del Risorgimento.
Guerre e lnsurrezioni. Einaudi
A.Costantini,Soldati dell'lmperatore. l
lombardo-veneti dell'Esercito Austriaco
(1814-1866j. Chiaramonte
F.Fucci;Radetzky a Milano. Mursia
Su Carlo Alberto:http://
cronologia.leonardo.it/savoia/bio38.htm
Lo Statuto Albertino(http://
www.quirinale.it/qrnw/statico/
costituzione/statutoalbertino.htmj divenne
la Costituzione dell'Regno d'ltalia e fu uno
degli elementi base delle moderna
Costituzione repubblicana italiana.
ln Nome del Popolo Sovrano(http://
it.wikipedia.org/wiki/
ln_nome_del_popolo_sovranoj un flm
italiano del 1990 sulla fne della
Repubblica Romana che illustra la fgura
di alcuni patrioti italiani poco conosciuti. ll
flm ha un forte accento critico verso la
fgura di Pio lX e il potere temporale della
Chiesa di allora.
La car|ca de|
carab|o|er| a
Pastreogo
l7
Vittorio Emanuele II, Primo Re
D'Italia
FlN8l lN b8N0l: tV0I8 t8l l'l1ll bI80N00 0l18l
t0NllNl
d| Loreozo haooett|
| Ia|||meot| de| mot| popo|ar| coot|o0arooo aoche oeg|| aoo| 0|oq0aota de| X|X seco|o, |asc|aodo cos spaz|o a
0o'a|tra |o|z|at|va reg|a. S| p0 d|re che propr|o da||'esper|eoza de||e scoohtte de||a | 60erra d'|od|peodeoza
oacq0e 0oa vera po||t|ca estera |ta||aoa, graz|e a||'osservaz|ooe deg|| error| commess| e de| prob|em|
aIIrootat|. L'|mportaote era cercare 0oa so|0z|ooe che aodasse aoche a||'esteroo de| propr| cooho|.
NUOVI PROTAGONISTI - Nel
1849 il trono Sabaudo passato al
figlio di Carlo Alberto, Vittorio
Emanuele II, che si era distinto
durante la guerra ma era forse pi
a d a t t o a l l a z i o n e c h e a l l a
pianificazione. Ora infatti non il re
a rendersi protagonista, bens
un Primo Ministro che aveva gi
dato prova di s come Ministro delle
Finanze e poi della Guerra e aveva
le idee molto chiare:Cavour.
Invece di farsi trascinare dagli
eventi fu l ui a gui darl i nel l a
di r ezi one auspi cat a, t rami t e
lideazione di una strategia ampia e
ben congeni at a. Andi amo ad
osservarla.
L'ESERCITO SI RINNOVA - La
politica estera non pu risolvere i
pr obl emi or gani zzat i vi di un
esercito, solo nasconderli; ecco
perch giova alla causa sardo-
piemontese la figura di Alfonso La
Marmora, fratello del fondatore dei
Bersaglieri, che si impegna ad
applicare numerose riforme. Tra le
varie migliorie apportate ricordiamo
la creazione di servizi di sussistenza
decenti: spesso durante la I Guerra
i soldati avevano dovuto combattere
senza mangiare, con problemi di
morale ed efficienza. Il numero dei
s o l d a t i v i e n e r i d o t t o m a
riorganizzando quali classi di et
dovevano prestare servi zi o e
allungandolo; il risultato era un
esercito con meno uomini ma pi
addestrati e motivati. A questo si
aggi ungono al t r e modi f i c he
organizzative e decreti per ottenere
che un numero sempre maggiore di
ufficiali venisse promosso per meriti
e non per semplice anzianit. In
breve, lesercito che prima contava
sulla quantit ora punta sulla
qualit.
Tuttavia nessuna riforma poteva
r i s o l v e r e i l p r o b l e m a
principale: affrontare nuovamente
lAustria da soli avrebbe portato a
unaltra sicura sconfitta. Come fare
per ribaltare la situazione?
SERVE PARIGI - La speranza
che l a potenza mi l i tare degl i
Asburgo venga rivolta altrove o,
ancora meglio, che unaltra grande
potenza combatta a fianco dei
Savoia. La Francia appare la scelta
ideale, perch da secoli la rivale
dellAustria in Italia e potrebbe
v e d e r e f a v o r e v o l me n t e l a
formazione di un forte stato almeno
nord-italiano suo alleato che si
possa opporre a Vienna.
Par i gi per non most r a uno
spontaneo interesse verso questa
possibilit, quindi Cavour deve
trovare lopportunit adatta ed
essere convincente. E necessario
uscire dai confini e diventare un -
seppur piccolo - giocatore sulla
scacchiera europea, una pedina
della quale gli altri siano costretti ad
accorgersi.
SCACCO IN 4 MOSSE - Cavour
gioca la sua partita in quattro fasi.
l8
1) Fa partecipare un contingente
sardo-piemontese alla spedizione in
Crimea, zona diventata il fulcro delle
sfide europee con la Russia opposta
a Francia, Gran Bretagna, Austria,
Impero Ottomano e. Regno di
Sardegna appunto. La partecipazione
sabauda modesta come numeri e
mar gi nal e c ome ef f et t o, ma
conferma lefficacia delle riforme di
La Marmora e permette a Cavour
di partecipare al congresso di pace
indetto dai vincitori a Parigi
2) Al Congresso di Parigi Cavour
pu esporre la situazione italiana agli
statisti europei, con disappunto degli
Austriaci, guadagnandosi simpatie e
interesse da parte di un ambizioso
Napoleone III e dellInghilterra.
3) Con i successivi accordi di
Plombires, Cavour e Napoleone
III siglano lintesa che porter alla
guerra comune contro lAustria. Il
Ministro piemontese sfrutta la vanit
d e l l I mp e r a t o r e d i F r a n c i a ,
desi deroso di mostrare i l suo
valore. ricordiamo infatti che anche
il primo Bonaparte inizi la sua
sfolgorante carriera proprio in Italia,
e forse Napoleone III desidera
emulare le gesta del suo illustre
omonimo predecessore. Torino ha
ora il forte alleato che desiderava.
4) Esiste per un problema:
lalleanza difensiva, ovvero si
attiva solo se sono gli Austriaci ad
attaccare. Cavour allora ordina la
mobilitazione dellesercito che, pur
senza uscire dai confini, si mostra
minaccioso, e spera in
una s pr opor z i onat a
risposta austriaca.Vienna
ci casca, dichiara guerra
e invade per prima. E
fatta, i Francesi iniziano
a passare le Alpi e la
guerra per liberare il
Lombardo-Venet o ha
inizio.
L'UNITA' - La II Guerra
d Indi pendenza un
successo, ma ancora
una vol t a sono l e
grandi potenze e la
geopolitica a decidere
del futuro italiano.
Dopo la vittoriosa, ma
sanguinosa,battaglia di
S o l f e r i n o e S a n
Martino Napoleone III
decide di firmare la pace con
lAustria prima di aver recuperato il
Veneto, anche perch teme che si
formi uno stato italiano troppo forte.
Ma un botta e risposta, con Cavour
che allora annette tramite plebiscito i
principati del centro-nord.
Manca ancora un tassello allunit
della penisola, ed Garibaldi a
fornirlo con la spedizione dei Mille.
Noi preferiamo ricordarlo puntando
ancora lattenzione sulle dinamiche
internazionali: si ritiene che Cavour
usi Garibaldi come arma contro i
Borbone, tuttavia unarma che
potrebbe sfuggirgli di mano. Esiste
infatti il timore che lEroe dei due
mondi possa dirigersi anche verso
Roma, protetta dai Francesi: questo
potrebbe causare una nuova
g u e r r a c o n P a r i g i ! C o n
l appr ovaz i one di Napol eone
III allora fa invadere il Centro Italia
pontificio e sfrutta la fedelt assoluta
di Garibaldi al re per ottenere il
passaggio di poteri del sud Italia alla
monarchia sabauda, prima che la
situazione precipiti. Il piano funziona
anche questa volta.
E il 1861: il Regno dItalia nato, e
Cavour ne lartefice. Nonostante
fosse la guida di un piccolo stato ha
pensato in grande, e cos facendo ha
cambiato la faccia dEuropa.
0o ch|cco |o p|0
Di Cavour e della sua opera parleremo
ancora in dettaglio nel prossimo articolo
fornendo anche una bibliografa pi vasta,
ma esistono comunque numerose altre
fonti sul periodo 1849-1861 in genere.

P.Pieri,Storia Militare del Risorgimento.


Guerre e insurrezioni. Einaudi
R.Puletti,CARlCAT!Tre secoli di storia
dell'Arma di Cavalleria. Capitol

Sulla spedizione in Crimea:


http://www.sardegnadigitallibrary.it/mmt/
fullsize/2009042212370900050.pdf

La Guerra di Crimea famosa soprattutto


per la carica della cavalleria inglese nella
battaglia di Balaclava:
C.Woodham-Smith,Balaclava. La carica
dei 600, BUR
Sulla battaglia esiste anche una famosa
poesia di Alfred Tennyson
http://it.wikipedia.org/wiki/
Alfred_Tennyson

Esiste unavasta letteratura internazionale


su Napoleone lll, la Guerra di Crimea e la
Battaglia di Solferino, una delle pi grandi
della seconda met del XlX secolo. Tra i
pi accessibili e di facile lettura grazie
anche alla grafca:
R. Brooks, P. Dennis,Solferino 1859: The
Battle That Won ltaly lts lndependence,
Osprey Publishing

Le tavole di Quinto Cenni sono disegni


molto accurati delle uniformi militari del
tempo e di scene della ll Guerra
d'lndipendenza e oltre. Costituiscono una
testimonianza importante nel loro genere.
http://it.wikipedia.org/wiki/Quinto_Cenni

Sulla ll Guerra d'lndipendenza sono state


create alcune simulazioni ludiche(http://
boardgamegeek.com/boardgame/7831/
risorgimento-1859j, anche se non sempre
molto lusinghiere nei confronti delle
truppe sabaude, che invece dimostrarono
affdabilit ed effcienza nonostante il
numero ridotto rispetto ad Austriaci e
Francesi.
8attag||a d|
So|Ier|oo
l9
tV0I8: l'I0h0 0l 110, Fl8 IN0 110 t0l Nt08 N0N
t'l8
d| Ade|e F0cc|o
0avo0r apparteooe ad 0oa geoeraz|ooe che s| era Iormata s0||a sc|a de||a ered|t r|vo|0z|ooar|a e
oapo|eoo|ca, ||bera|e ma ooo rep0bb||caoo. F0 0omo pr|vo d| scr0po|| che coohdava oe| geo|o de||'|otr|go
sp|oto hoo a||'ero|smo. La s0a hg0ra per meg||o preseotata come || m|o|stro p|emootese che sovrast a|
s0o| cootemporaoe| perch g0ardava ag|| stess| prob|em|, ma coo |'occh|o de||'0omo d| stato.
CAVOUR E IL SUO TEMPO - Gli
avvenimenti del 1848-49 avevano
messo i n evi denza di qual e
importanza fosse per lo sviluppo
d e l l i n d i p e n d e n z a i t a l i a n a
il coinvolgimento della popolazione,
i n parti col are l a ci ttadi nanza
borghese ed emergente che si era
posta come guida fin da subito e
che i n al cuni casi era usci ta
i ni zi al mente vi ttori osa. Ma i l
f a l l i me n t o u l t i mo d e i mo t i
spontanei, se pure proponeva la
possibilit di riprendere la via regia
al l i ndi pendenza, poneva un
problema di fondo: come legare le
aspirazioni e le forze popolari a un
progetto nazionale coordinato, e
riuscire a tradurre ci in un efficace
programma politico?
In Ital i a f u nel 1848 che l a
quest i one pol i t i ca i nnesc l a
questione nazionale, consistente nel
r i c h i e d e r e l i n d i p e n d e n z a
dallAustria e lunificazione del
territorio in un unico stato. Lunit
dItalia, attuata nel 1861 dopo la II
Guer r a d I ndi pendenz a e l a
spedizione garibaldina nel Regno
delle Due Sicilie, fu per Cavour solo
un espedi ente per bl occare i
mo v i me n t i d e mo c r a t i c i d e i
mazziniani, e non lavverarsi di un
sogno unitario che il mito fa risalire
addirittura a Dante e ai suoi canti
politici. Lambizione romantica di
ununica realt geopolitica "una
d arme, di l i ngua, d al tar/ di
m e m o r i , d i s a n g u e e d i
cuore apparteneva alla sinistra
mazzi ni ana e non al l a destra
storico-liberale di Cavour, che da
buon ministro dei Savoia non
p e n s a v a a d a l t r o c h e
allingrandimento del regno di
Sardegna.
Da abile politico quale era seppe
per subito adattarsi alla nuova
"unit nazionale ed ricordato
nella storia come uno dei massimi
artefici dellunit dItalia.
A l t r o c h e I t a l i a ; q u e s t a
Africa. Verso le province meridionali
la diffidenza del Cavour fu epocale,
tanto che lo statista piemontese
tard il pi possibile lavvento al
governo dei meridionali, riducendo
le circoscrizioni elettorali in modo da
mantenere il potere saldamente in
m a n o a l l e l i t e s c e n t r o
settentrionali.
CAVOUR NEL PANTHEON DEGLI
ITALIANI - Il mito di Cavour
nacque nel momento stesso della
sua morte. Furono scritti carmi
latini, dettate iscrizioni storiche,
scolpite epigrafi, scalpellati marmi,
fusi bronzi e pubblicate alcune
d o z z i n e d i o p u s c o l i
commemorativi. Rivestito di tutte le
vi rt che l a retori ca i tal i ana
ama attribuire ai suoi eroi - bont,
generosit, coraggio, idealismo,
lungimiranza - Cavour divenne
i m m e d i a t a m e n t e i l p r i m o
monumento nazionale dell'Italia
risorta.
Bersaglieri piemontesi alla
Battaglia della Cernaia,
durante la Guerra di Crimea
20
IL SUO PROGRAMMA - Non aveva
ancora un programma italiano, ma
fu tra i primi a comprendere che le
rivoluzioni del 1848-49 avrebbero
cambiato profondamente il quadro
delle relazioni internazionali. Si pose
in un duro confronto con le grandi
potenze da un l ato, e con l a
rivoluzione mazziniana e garibaldina
dal l al t r o. Cavour r i vel una
straordinaria capacit d' invenzione,
cr eazi one, mani pol azi one. La
mancanza di un disegno prefissato lo
r ese pragmat i co ed ef f i cace,
considerando che egli non era n un
sovrano n un generale n un leader
carismatico per le masse. Pot
tuttavi a, come i n al cune arti
marziali, sfruttare la forza degli altri
e dirigerla verso i suoi scopi. Per
governare e fare uso del suo talento
anzitutto si affranc dal re e rafforz
l'istituzione parlamentare, di cui era
un convi nto sosteni tore come
strumento di stabilit e progresso in
contrapposizione alle rivoluzioni.
Raggiunge lo scopo assicurando ai
Savoia un bene di cui tutte le
dinastie europee, dopo il 1848,
ebbero un drammatico bisogno: il
consenso della borghesia liberale e
delle classi emergenti. Cre il proprio
partito (un "connubio" fra la destra
di D' Azeglio e la sinistra di Rattazzi)
con il quale guid il parlamento nella
direzione da lui voluta e cominci a
tessere la grande tela dell'unit
i t al i ana. Gl i s er ve una l eva
esterna con cui agire sul potere
asburgico, e si rivolge a Napoleone
III. Gli serve una spada popolare, e
non esita a servirsi di Garibaldi. Gli
serve un nemico per
meglio accreditarsi agli
occhi dell' Europa come
g a r a n t e d e l l ' I t a l i a
moderata, e agi ta i l
drappo rosso di Mazzini
d i f r o n t e a l l e
cancellerie impaurite.
LA SUA EREDITA' -
Cavour non fu soltanto
il mediatore che port
all'unit nazionale; fu
anche l' autore delle regole
con cui abbiamo giocato da allora il
"gioco italiano". Appellandosi a
Napol eone III ha anti ci pato l '
importanza che il "fattore allogeno"
avr ebbe assunt o nel l a st or i a
nazionale: la Triplice per Crispi, la
Germania per Mussolini, l' Urss per
Togliatti, l' Europa e l' America per
De Gasperi e Sforza . Creando il
primo "destra - sinistra" ha aperto
una lunga sequenza di trasformismi,
centrismi e "convergenze parallele",
da Depretis a Giolitti, da Mussolini a
Moro. E con il successo delle sue
straordinarie manipolazioni politiche
ha indotto nei suoi successori la
convinzione che la politica italiana e'
in buona parte "alchimia", vale a dire
quella tecnica o arte, "che tenta di
far venire fuori l' oro da una
combinazione di metalli vili".
0o ch|cco |o p|0
Rosario Romeo,vita di Cavour. Laterza

Rosario Romeo,Cavour e il suo tempo.
Laterza
Luca Molinari,Cavour: da affarista a
padre della patria
Denis Mack Smith,Cavour. ll grande
tessitore dell'unit d'ltalia. Bompiani
Denis Mack Smith,Cavour e Garibaldi
nel 1860. Einaudi
Harry Hearder,Cavour, un europeo
piemontese. Laterza
Gian Enrico Rusconi,Cavour e
Bismarck. Due leader fra liberalismo e
cesarismo. ll Mulino
0am|||o 8eoso
0oote d|
0avo0r
2l
L'1ALA N UKMALUN. N NUVU
LULA1UK KUU l1b0170)
L`Unita d`Italia e avvenuta... eppure non e ancora completa. Ci vogliono dieci anni per terminare il processo (o
almeno gran parte di esso) una guerra importante (persa, ma che comunque raggiunge lo scopo) e una piccola (vinta)
per poter porre il tricolore anche sul Veneto e, soprattutto, su Roma. L`Italia si accorge della I regola della realpolitik
europea: gli alleati di oggi possono essere i tuoi nemici di domani e cosi la Francia, tanto preziosa per sconIiggere
l`Austria nella II Guerra d`Indipendenza, diventa ora uno scomodo vicino che impedisce di riprendere quella che e la
capitale predestinata.
Soprattutto ci si rende conto che la partita europea puo essere ancora piu vasta e che utili alleati possono trovarsi
lontani da noi, secondo il principio de 'il nemico del mio nemico e mio amico. La Prussia e potente e lontana, e ha
gli stessi nostri avversari: ottima situazione per un rapporto di alleanza che Ia guadagnare entrambi senza potersi
ritorcere contro. Almeno per il momento.
La conquista di Roma non e un semplice Iatto d`arme, peraltro dal risultato scontato una volta terminato l`appoggio
militare Irancese alla Citta Eterna. E` l`inizio di un lungo percorso di rapporti tra Stato e Chiesa che occupano ancora
oggi l`attualita del nostro paese e che, con vicende alterne, alti e bassi, accompagneranno la nostra storia Iino ai giorni
nostri.
22
l t0N0Il1 0l 80h
d| Pao|o Va|vo
0oot|o0a || oostro v|agg|o oe||a Stor|a de||a po||t|ca estera |ta||aoa. La tappa d| q0esta sett|maoa descr|ve |e
Ias| che haooo portato || "oeooato" 8egoo d'|ta||a a||a cooq0|sta d| 8oma, decretaodo |a hoe de||o Stato
Poot|hc|o e de| potere tempora|e de||a 0h|esa. cco |e az|oo| m|||tar| e |e mosse d|p|omat|che che haooo
cooseot|to || ragg|0og|meoto d| q0esto r|s0|tato.
LA QUESTIONE ROMANA - Al pari
delle altre tappe del processo di
unificazione italiana che l'hanno
preceduta, la conquista di Roma il
r i s u l t a t o d i u n c o mp l e s s o
intreccio tra fattori politici interni a
quello che il 17 marzo 1861 viene
pr ocl amat o Regno d' I t al i a e
considerazioni di politica estera. Per
quanto riguarda il primo profilo la
scomparsa improvvisa del conte di
Cavour, il 5 giugno 1861, genera
un deficit di direzione politica (R.
Ma r t u c c i ) c h e n e s s u n o d e i
successori ri esce a col mare,
compl i ce l a vol ont del re di
i mp e d i r e l a f o r ma z i o n e d i
una premiership stabile. Ed
p r o p r i o s u l l a " q u e s t i o n e
romana che tutti i numerosi
governi che si susseguono nei primi
anni del nuovo Regno - Ricasoli,
Rattazzi , Fari ni , Mi nghetti , La
Marmora - sono destinati a cadere,
spesso e vol enti eri i n aperto
c o n f l i t t o c o n l a S i n i s t r a
risorgimentale e garibaldina.
ITALIA E FRANCIA - Sul piano
i nt er nazi onal e l ' i nt er l ocut or e
obbligato del governo di Torino -
che continua a godere del sostegno
diplomatico dell'Inghilterra -
ancora una volta la Francia, che dal
1 8 4 9 ma n t i e n e u n p r o p r i o
contingente armato nello Stato
pontificio, in appoggio al piccolo
esercito del Papa composto per
ol t r e un t er z o da vol ont ar i
provenienti da numerosi Paesi
europei e non solo. utile rimarcare
che la "minaccia costituita dalla
presenza di qualche migliaio di
militari stranieri nell'Italia centrale a
difesa del Pontefice uno dei
pretesti - insieme allo scoppio di
improbabili moti insurrezionali
organi zzati ad arte da agenti
paragovernativi - di cui il governo
italiano si serve per giustificare il
propri o i ntervento armato nei
terri tori ponti fi ci , secondo un
copione destinato a ripetersi pi
volte dal 1860 al 1870.
IL "SOSTEGNO" FRANCESE - Il
sostegno del Secondo Impero
francese a Pio IX, in ogni caso,
a mb i g u o : Na p o l e o n e I I I
personalmente convinto che il
territorio dello Stato della Chiesa
d e b b a r i d u r s i a l m i n i m o
indispensabile, ma deve fare i conti
con l'opinione pubblica cattolica in
Francia e con le proprie esigenze di
prestigio internazionale. Questa
ambi gui t f a da sf ondo al l a
campagna militare con cui l'esercito
pi emont ese, al comando dei
general i Fanti e Ci al di ni , nel
settembre 1860 invade le Marche e
l'Umbria per ricongiungersi con le
forze garibaldine impegnate nel
Mezzogi orno. L' i nvasi one, che
c u l mi n a n e l l a b a t t a g l i a d i
Castelfidardo (17 settembre) e
nell'assedio di Ancona, pu contare
sull'imbarazzata acquiescenza della
Francia, intenzionata a limitare la
propria tutela armata al solo Lazio.
L'annessione al Regno di Sardegna
dei territori cos conquistati verr
sancita - come gi accaduto nel
marzo 1860 per l e Legazi oni
pontificie della Romagna, i Ducati
del l ' Emi l i a e i l Granducato di
Toscana - da plebisciti di tipo
bonapartista, i cui esiti sono gi
scritti in partenza.
INDECISIONI - Due anni pi tardi,
nell'agosto 1862, Garibaldi - con la
benedizione di Vittorio Emanuele II
e del presidente del Consiglio
Rattazzi - organizza una spedizione
ar mat a al l a vol t a di Roma.
L ' i n i z i a t i v a r i v e l a t u t t a
l'improntitudine del governo di
Torino, che di fronte alla sicurezza di
un immediato intervento francese
costretto a fare marcia indietro e a
sguinzagliare i generali La Marmora
e Cialdini per dare la caccia a
Gar i bal di : i l "t radi ment o si
c ons uma i l 29 agos t o 1862
sull'Aspromonte, con il celebre
ferimento del generale nizzardo. A
rimediare al grave errore strategico
- che costa "la testa a Rattazzi e al
23
suo gover no - pr ovveder i l
bolognese Marco Minghetti il quale,
grazie all'abilit del giovane ministro
degli Esteri Emilio Visconti Venosta,
otterr un ri l evante successo
diplomatico con la Convenzione di
S e t t e m b r e ( 1 5 s e t t e m b r e
1 8 6 4 ) . L ' a c c o r d o p r e v e d e
l ' e v a c u a z i o n e d e l l e t r u p p e
francesi (in assenza di minacce
all'integrit dello Stato pontificio)
entro due anni, a condizione che il
Regno d'Italia sposti la propria
capitale da Torino a un'altra citt
(Firenze). La decisione tuttavia,
presa all'insaputa delle Camere e dei
t or i nesi , genera un pr of ondo
malcontento a Torino, che sfocia in
un'aperta contestazione. Le proteste
vengono represse in modo brutale
quanto assurdo dai reparti militari
mobilitati dalle autorit, che lasciano
sul terreno pi di cinquanta morti.
LE ULTIME MOSSE - Nel 1867
l'ennesimo tentativo garibaldino di
marciare su Roma - appoggiato da
Rattazzi, che cerca di suscitare un
moto rivoluzionario nella citt a cui
la popolazione rimane pressoch
indifferente - trova il suo epilogo a
Mentana (3 novembre), in uno
scontro con le truppe pontificie e un
contingente francese appositamente
i n v i a t o d a N a p o l e o n e I I I .
L'inevitabile raffreddamento dei
rapporti con la Francia pesa sulla
disponibilit italiana ad aderire a
un'alleanza contro la Prussia alla
vigilia della guerra del 1870; ad ogni
modo i l ri ti ro del conti ngente
francese e la disfatta di Sedan (2
settembre 1870) aprono la strada
all'iniziativa del Regno
d'Italia, che dopo aver
d e n u n c i a t o l a
C o n v e n z i o n e d i
Settembre marcia alla
volta di Roma con un
e s e r c i t o d i 6 5 . 0 0 0
uomi ni . Al l e propri e
truppe Pio IX d ordine
di resistere fino a che il
nemico non riesca ad
aprire un varco nelle
m u r a d e l l a c i t t ,
r i f i u t a n d o s i d i
a b b a n d o n a r e u n
t er r i t or i o c he gl i
spetta di diritto ma
volendo allo stesso
t empo evi t ar e un
inutile spargimento di
sangue.
FUTURO INCERTO - Con
l a brecci a di Porta Pi a, i l 20
settembre 1870, si chiude una fase
della politica estera italiana e se ne
apre un'altra, carica di incognite. Se
da un lato il non intervento italiano
contro l a Prussi a fa del l ' Ital i a
una "potenza moralmente autonoma
e i ndi pendent e del concer t o
europeo (E. Visconti Venosta),
dall'altro la questione romana la
pone in una situazione di isolamento
di pl omati co - esponendol a al
pericolo di una restaurazione del
Pontefice ad opera delle potenze
cattoliche - tanto pi rischiosa data
la debolezza politica, finanziaria e
militare del nuovo Stato. questo
uno dei fili che porter l'Italia della
Sinistra storica alla stipulazione della
Triplice Alleanza (1882).
Sul piano ideologico, inoltre, la
v o l o n t d i s o s t i t u i r e
n e l l ' i mma g i n a r i o c o l l e t t i v o
l ' u n i v e r s a l i s mo d e l l a Ro ma
imperiale e della Roma papale con
il mito mazziniano di una "Terza
Roma,contribuisce a generare il
senso di una "missione civilizzatrice
dell'Italia, che influir a sua volta
sulla nascita di una politica estera
nazionalistica e pi aggressiva,
anche in campo coloniale. "Era come
se, nel momento in cui sorgeva a
frantumare definitivamente ogni
anche lontana reminiscenza della
vecchi a respubl i ca chri sti ana,
l'individualit nazionale, la nuova
i dea-forza dei tempi moderni ,
abbisognasse di una giustificazione
morale di valore universale, che ne
legittimasse la nascita. (F. Chabod)
0o ch|cco |o p|0
Gli aspetti istituzionali, politici e militari del
processo di unifcazione italiana trovano
un'ottima e documentata sintesi in
Roberto Martucci,L'invenzione dell'ltalia
unita,Sansoni, Firenze, 1999.

Per un'analisi complessiva del contesto


internazionale si pu fare riferimento a
Ottavio Bari,Dal Sistema europeo alla
Comunit mondiale. Storia delle relazioni
internazionali dal Congresso di vienna alla
fne della Guerra fredda, Celuc, Milano,
2002.
ln merito al ruolo dell'lnghilterra - che nel
1862, per favorire il ritiro delle truppe
francesi dallo Stato pontifcio, si offrir
addirittura di ospitare il Papa nella
cattolica isola di Malta - cfr. Massimo de
Leonardis,L'lnghilterra e la Questione
Romana, 1859-1870, vita e Pensiero,
Milano, 1980.

Per le personalit, gli ideali e le


problematiche che hanno segnato la
politica internazionale dell'ltalia unita:
Federico Chabod,Storia della politica
estera italiana dal 1870 al 1896,Biblioteca
Universale Laterza, Roma-Bari, 19972.

Sono poi numerosi gli studi che hanno


evidenziato la centralit di Roma e della
questione romana" nella problematica
formazione dell'identit della nuova
ltalia". Tra i pi recenti ricordiamo Emilio
Gentile,La Grande ltalia, Laterza, Roma-
Bari, 2011 e Massimo viglione,1861. Le
due ltalie - ldentit nazionale,
unifcazione, guerra civile, Ares, Milano,
2011.

Per quanto riguarda infne le fonti


memorialistiche, estremamente
signifcativa la testimonianza di uno zuavo
pontifcio irlandese, protagonista degli
scontri di Mentana e di Porta Pia e in
seguito deputato alla Camera dei Comuni
britannica. Patrick Keyes O'Clery,La
rivoluzione italiana. Come fu fatta l'unit
della nazione, Ares, Milano, 2000.
La brecc|a d|
Porta P|a
24
l'l1ll INl1 t0N l l08l I0lll 0lFl0hllI
d| Pao|o |aoca|e
Le v|ceode |egate a||a hoe premat0ra de||a secooda 60erra d'|od|peodeoza e |'|o|z|o de||a Terza mostraoo
q0aoto accord| segret| e retrosceoa d|p|omat|c| abb|aoo |o0|to s0| processo d| 0o|hcaz|ooe |ta||aoa. |
rapport| b||atera|| coo A0str|a, Fraoc|a e Pr0ss|a I0rooo cootradd|ttor| e ooo sempre prohc0| e, |osegoarooo
a||'appeoa oata |ta||a (e ag|| |ta||ao|} q0aoto d|Ihc||e potesse essere otteoere || raogo d| poteoza e0ropea.
LA VITTORIA NON BASTA - La
mattina del 27 giugno 1859, due
giorni dopo le schiaccianti vittorie
ri port at e a San Mart i no e a
Solferino, il contingente Franco-
Sardo riprese la marcia verso Est,
puntando verso il "Quadrilatero al
di l del fiume Mincio, dove le
truppe Austriache si era ritirate
dopo la sconfitta. Qual mattino,
dovette sembrare davvero che le
sorti della guerra stessero volgendo
a favore di Vittorio Emanuele II che,
c on l ai ut o del l e ar mat e di
Napoleone III, era gi riuscito a
scacci ar e gl i aust r i aci dal l a
Lombardia. A questo punto non
rimaneva che puntare alla conquista
del Veneto che, viste le recenti
vittorie, sarebbe stata solo una
questione di tempo. Ma nonostante
lottimismo, il pragmatico sovrano di
Francia sapeva perfettamente che ci
s a r e b b e v o l u t o t e mp o p e r
espugnare le fortezze austriache e
che, nel frattempo Francesco
Giuseppe, imperatore dAustria,
avrebbe potuto approntare nuove
armate da mettere i n campo.
I nol t r e, sebbene gl i accor di
prevedessero, in caso di vittoria, un
cospicuo bottino (la Savoia e Nizza)
per i francesi, la guerra italiana
st ava cost ando mol t i ssi mo a
Napoleone in termini di vite e,
soprattutto di consenso sia nel suo
regno che nelle corti Europee.
PERCH FINIRE COS? - Infatti, le
vi ttori e messe a segno dal l a
coal i zi one, avevano i nnescato
dei per i col osi di ssest i sul l o
scacchi ere i nternazi onal e. La
P r u s s i a , m e m b r o d e l l a
Confederazione Germanica di cui
l Au s t r i a e r a l a g u i d a , e r a
preoccupata da possibili ulteriore
annessioni francesi e tent la leva
della mediazione attraverso una
duplice e astuta mossa: cerc
l appoggi o del pri mo mi ni stro
Palmerston in Inghilterra e dello zar
Alessandro II di Russia, i quali,
seppure in misura minore, non
vedevano di buon occhio le vittorie
piemontesi; e al tempo stesso,
schier sei divisioni lungo il Reno
pronte al l ordi ne di i nvasi one
dellAlsazia e della Lorena. La posta
in gioco era alta e, una mediazione
alla pace condotta da Regno Unito,
Prussia e Russia avrebbe screditato
Napoleone III agli occhi dellintera
Europa. Di fatto per, il sovrano
francese decise di non correre
rischi e, allinsaputa di Vittorio
Emanuele II, cerc la pace con
Francesco Giuseppe dAustria.
LA PACE FORZATA - Il giorno
seguente il sovrano piemontese
venne messo al corrente della
volont dei belligeranti di firmare
una tregua alla quale egli non pot
rifiutarsi. Cos, la mattina dell8
l ugl i o, i l maresci al l o Hess, i l
maresciallo Vaillant e il generale
De l l a Ro c c a s i r i u n i r o n o a
Villafranca, da qui il nome dello
storico armistizio, dove decisero che
la tregua sarebbe durata fino al 15
di agosto. In realt tutto si sarebbe
concl uso due gi orni dopo. Le
trattative si tennero a Verona tra
l 11 e i l 12 l ugl i o. La pace
pr evedeva l a cessi one del l a
Lombardia (senza le fortezze di
Mantova e Pesciera) alla Francia,
che sarebbe passata al Regno di
Ufficiali italiani a Custoza,
durante la III Guerra
d'Indipendenza
25
Sardegna come da accordi, il Veneto
s a r e b b e e n t r a t o n e l l a
Confederazione Italiana rimanendo
austriaco e, il Duca di Modena e il
Granduca di Toscana avrebbero
concesso amnistia.
UNA NUOVA OCCASIONE - Dopo
le annessioni del 1860-61 lItalia
cerc di sfruttare le nuove tensioni
presenti in Europa per riuscire a
marciare finalmente su Venezia. La
relazione tra Napoleone III e il
Regno dItalia si era particolarmente
raffreddata (per via dellinvasione
delle Marche e dellUmbria), cos il
pr i mo mi ni s t r o L a Ma r mo r a
(nell'immagine sopra) e Vittorio
Emanuele cominciarono a cercare,
s e b b e n e i n m o d i d i v e r s i ,
ri spetti vamente un accordo di
alleanza con la Prussia e un contatto
diplomatico segreto con gli Asburgo.
UN NUOVO COMODO ALLEATO -
Tra il 63 e il 64, lAustria stava
af f rontando una pesante cri si
finanziaria ed era minacciata dalla
Prussia che, nel frattempo, aveva
intrapreso la strada per diventare la
maggiore potenza germanica. Vista
l a si t uazi one, e t emendo un
intervento italiano a fianco della
P r u s s i a , V i e n n a c e r c u n
compromesso offrendo il Veneto al
neonato Regno in cambio della
neutralit. Ma gli accordi segreti tra
La Marmora e Bismarck (immagine a
destra) erano gi a buon punto e, il
generale italiano era convinto che un
intervento italiano avrebbe potuto
portare allannessione del Trentino,
oltre a quella del Veneto.
In realt cos non fu.
Q u a n d o n e l 1 8 6 6 ,
Prussia e Italia firmarono
l accor do def i ni t i vo,
B e r l i n o d e f i n
precisamente che in
caso di vi ttori a i l
Trentino sarebbe stato
p r u s s i a n o . P e r
l opi ni one pubbl i ca
P r u s s i a n a i n f a t t i
rimaneva importante il
concetto di "confini degli
stati germani ci , qual cosa che
andava in contrasto con le idee
italiane. Per gli stati tedeschi infatti
anche il Trentino e la Venezia Giulia
erano da considerarsi storicamente
"germanici e dunque non potevano
e non dovevano cadere sotto il
controllo di una qualsiasi potenza
non germanica (Austria o altri paesi
tedeschi). Era una questione tanto di
prestigio quanto di praticit: se un
esterno avesse preso possesso di
quelle provincie, allora sarebbe stato
legittimato a proseguire anche con
tutte l e al tre. Una mi noranza
intellettuale a Berlino arrivava ad
allargare il concetto anche al Veneto,
ma questa posizione (peraltro anche
storicamente meno giustificabile) fu
presto sacri fi cata davanti al l a
necessit dellalleanza. Laccordo
inoltre prevedeva che nessuno dei
due paesi pot esse conceder e
larmistizio senza lassenso ufficiale
dellalleato. Il conflitto ebbe inizio il
17 giugno dello stesso anno. LItalia
entr in guerra il 20 del mese.
LA PACE FORZATA #2 - Il 26
luglio, acquisiti i propri obiettivi
militari, Bismarck firm larmistizio
con lAustria senza interpellare il
g o v e r n o i t a l i a n o , v i o l a n d o
apertamente i patti dell8 aprile.
Vittorio Emanuele II, sconfitto pi
volte per terra (Custoza) e per mare
(Lissa), si trov nelle condizioni di
non poter continuare il conflitto da
solo nonostante alcuni progressi
minori successivi ai due disastri;
fece cos arrestare anche lavanzata
vittoriosa di Garibaldi su Trento, il
quale rispose al dispaccio con il
celebre "Obbedisco. Il 26 agosto del
1866 fu un giorno umiliante per il
Regno dItalia. Nessuna autorit
italiana fu invitata a prendere parte
alla Pace e il Veneto venne ceduto a
Napoleone III (che indirettamente lo
cedette allItalia).
0o ch|cco |o p|0
Per un approfondimento sulla mediazione
che port all'armistizio di villafranca :La
Tragedia di Tre lmperi, Mondadori, 1951
Le lettere scambiate da Napoleone lll e
Francesco Giuseppe sono conservate
negli archivi di Stato Austriaci :Scambio
epistolare tra Napoleone lll e Francesco
Giuseppe.Archivio di Stato di vienna, vol.
CCXXXll, serie vl, pag. 289
Trattato della Pace di Zurigo - 10
Novembre 1859: http://www.150anni.it/
webi/_fle/documenti/risorgimento/
austriaeuropa/risorgimentoeuropa/
francia8.pdf
Trattato di Alleanza ltalo-Prussiana -
documento uffciale datato 1866: http://
www.150anni.it/webi/_fle/documenti/
risorgimento/austriaeuropa/
risorgimentoeuropa/prussia4.pdf
L'alleanza ltaliana nel pensiero di
Bismarck. Antologia storico-diplomatica,
a cura di E. Anchieri, varese, lstituto per
gli Studi di Politica lnternazionale, 1941,
pp. 173-174. http://www.150anni.it/webi/
_fle/documenti/risorgimento/
austriaeuropa/risorgimentoeuropa/
prussia6.pdf
Galleria tematica di dipinti sulla storia
dell'Unit d'ltalia:http://www.settemuse.it/
costume/storia_italia.htm
0tto voo
8|smarck
26
L'1ALA N1A. LU SLAKU KVUL1U AL
MUNU l1701900)
L`Italia e ora unita, ma la morte prematura di Cavour Iorse ci ha privati delle sue idee per garantire una migliore
integrazione tra le sue diverse parti. Cio che colpisce di piu e che il nuovo stato non si soIIermi troppo sulla soluzione
dei suoi problemi interni, bensi prenda gusto nel potersi ora aIIacciare con maggiore peso sulla scena internazionale.
L`Italia in questa Iase e come un bambino che abbia appena ricevuto un gioco nuovo: ci si butta a capoIitto, quasi
dimentico del resto.
Certo, la III Guerra d`indipendenza ha risposto all`esigenza di terminare l`uniIicazione e mostra come l`Italia abbia
colto la necessita di alleanze internazionali per raggiungere i suoi scopi. Ma l`umiliazione militare del 1866 ci porta
anche a soIIrire di una sorta di complesso d`inIeriorita rispetto ai nostri vicini, quasi che il nostro paese debba
dimostrare di non essere da meno.
E` ovvio che l`avventura coloniale risponda a esigenze reali di sviluppo economico, oltre che essere una pratica
comune dell`epoca. E` pero anche un modo per emergere e cercare di recupare il terreno rispetto a potenze che da
sempre operano nel mondo (Inghilterra, Francia) o che, pur nuove nella loro Iormazione, si sono gia imposte con peso
sulla scena internazionale (Germania). Ci aIIacciamo percio sul mondo nel tentativo di imprimere anche li il nostro
marchio.
Non siamo soli in questo: tutta l`Europa guarda Iuori dai propri conIini, alla ricerca di nuovi spazi e risorse, perche
proprio la nascita della Germani ha 'riempito tutto lo spazio del nostro continente. Nessuno per ora si accorge dei
possibili rischi, e che la partita continuera a giocarsi piu in Europa che nel resto del globo.
27
l'l1ll lN IN'lI80F 0lVl 18 b8N0l F01lNll
d| Tao|a Narocch|
0oo |a cooq0|sta d| 8oma |'|ta||a ha agg|0oto d| Iatto 0o tasse||o Ioodameota|e a| s0o processo d|
0o|hcaz|ooe (che s| comp|r tota|meote so|taoto coo |'acq0|s|z|ooe de| Treot|oo A|to Ad|ge, de||a Veoez|a
6|0||a e de||'|str|a dopo |a pr|ma g0erra mood|a|e} e s| prepara ad aIIrootare 0oa ser|e d| shde o0ove, |egate
sopratt0tto a||a oecess|t d| modero|zzare || paese e d| |oser|r|o a p|eoo t|to|o oe| s|stema |oteroaz|ooa|e
e0ropeo che aodava dehoeodos| verso |a hoe de| X|X seco|o
L A P R E S A D I R O MA E I
RAPPORTI CON IL VATICANO -
Subito dopo la conquista di Roma, il
par l ament o i t al i ano appr ov
la Legge delle Guarentigie, che
regolava i rapporti tra Stato e
Chi e s a . L a l e gge , e ma na t a
unilateralmente dallo Stato italiano,
sanciva lindipendenza di entrambe
le entit: il Vaticano veniva escluso
dalla giurisdizione italiana e gli
veni va concesso i l regi me di
extraterritorialit; al Pontefice erano
riconosciute alcune prerogative,
come l'inviolabilit alla persona, gli
onori sovrani e il diritto di avere al
proprio servizio guardie armate;
infine, lo Stato accordava alla
Chiesa un introito annuo per il
mant eni ment o del l e pr opr i e
funzioni. Nonostante i privilegi
p r e v i s t i , P i o I X r i f i u t
categoricamente di approvare una
legge che riduceva il potere divino
ad una mera concessione di un
potere laico "ostile e con la quale,
a suo parere, il Papa diveniva
suddito dello Stato italiano.
La reazione della Chiesa fu dunque
mol t o f or t e e i l 15 maggi o
1871 Pa pa P i o I X pubbl i c
lenciclica Ubi Nos, con la quale
rifiutava ufficialmente la Legge delle
Guarentigie. Il rifiuto categorico da
par t e cat t ol i ca ebbe di ver se
conseguenze: da un lato, apr
la Questione Romana- la protesta
da parte della Chiesa e dei suoi
funzionari contro lo Stato - che si
risolse soltanto con la stipula dei
Patti Lateranensi nel 1929. Dallaltro
c a u s u n a u m e n t o
dellanticlericalismo in Italia che
ebbe come immediata conseguenza
l a promul gazi one del l e Leggi
Siccardi nel 1873, che abolivano i
pri vi l egi del cl ero cattol i co e
allineavano la legislazione italiana a
quella degli altri stati europei.
A quest a pr esa di posi zi one
segu lenciclica Non Expedit, che
imponeva ai cattolici di astenersi
dalla vita politica italiana e che ebbe
dunque come conseguenza l a
l ai ci zzazi one del l a pol i ti ca di
Governo.
LA POLITICA ESTERA DELLA
SINISTRA STORICA - Con il 1870
si pot cominciare a dare una forma
alla politica interna ed estera; la
rivoluzione era finita e occorreva
ritagliarsi un ruolo nel sistema
internazionale dellepoca: "ordine,
pace, conservazione; prendere
posto nella famiglia europea, nel
concerto delle potenze come una
persona ammodo, dopo esser stati
p e r t a n t o t e m p o i l
guastafeste (dal di scorso del
M i n i s t r o d e g l i E s t e r i
allinaugurazione della XI legislatura
1870). Nel 1876, lavvento al potere
della sinistra storica guidata da
Depretis (ritratto nell'immagine
sotto) diede una nuova direzione
alla politica estera del paese,
caratterizzata da due elementi
p r i n c i p a l i : l I t a l i a s i u n
allavventura coloniale europea e
c o n q u i s t E r i t r e a ( 1 8 8 5 )
e Somalia (1889); il Governo decise
di abbandonare la tradizionale
alleanza con la Francia per unirsi
agli imperi centrali con la Triplice
Alleanza, stipulata nel 1882 tra
Ger mani a, I mper o Aus t r o -
Ungarico e Italia. La scelta italiana
e r a d o v u t a p r i n c i p a l me n t e
alla conquista francese della Tunisia
del 1881 che minacciava la penisola
e al sostegno francese alla causa
papal e. Tut t o c i er a s t at o
conseguenza dellisolamento in cui
Par i gi s i t r ovava s ul pi ano
diplomatico, isolamento voluto da
Bismarck che cercava in questo
modo di indebolire il suo maggiore
avversario continentale. Lo stesso
cancelliere tedesco sperava infatti
fin dal 1860 di alleare la Prussia -
poi Germania - alla nascente Italia
in funzione antifrancese.
Esclusa dalle relazioni internazionali
e dalle guerre, Parigi reindirizz le
proprie risorse verso altri obiettivi
28
per lo pi extraeuropei e, nel
tentativo di rompere il proprio
isolamento, stipul unintesa con la
Russia, con la quale non condivideva
interessi concreti, e che si prestava
dunque semplicemente alla rottura
dellisolamento.
Il continente europeo alla fine del
XIX secolo era dunque diviso in due
alleanze: la Triplice Alleanza da una
parte e la nuova alleanza franco-
russa dallaltra. A completare il
cerchio, laGran Bretagna seguiva
una politica estera guidata dai suoi
interessi commerciali e si trovava nel
cosiddetto "splendido isolamento.
L A T R I P L I C E A L L E A NZ A :
L ' I T A L I A E G L I I MP E R I
CENTRALI - La Triplice Alleanza
nacque nel 1882 come unalleanza
difensiva con la quale lItalia cercava
di rompere il proprio isolamento e di
tutelarsi da una potenziale minaccia
francese. Dopo la conquista della
Tunisia da parte di Parigi infatti, la
scelta pi naturale per lItalia fu
quella di rivolgersi alla Germania - e
di conseguenza, nonostante l e
numerose guerre combattute,
allAustria sua alleata.
L a l l e a n z a i n c h i a v e a n t i
francese soddisfaceva sia il governo
della Sinistra storica, risentito per lo
sgarbo di Tunisi, sia la monarchia,
che vedeva nella cooperazione con
gli imperi centrali una possibilit di
r a f f o r z a m e n t o d e l p o t e r e
monarchico. Con il trattato della
Triplice Alleanza, Germania e Austria
si impegnavano a prestare soccorso
all'Italia nel caso in cui fosse
attaccata dalla Francia, e lItalia
assicurava loro soccorso nel caso in
cui esse fossero state attaccate da
due o pi potenze nemiche (Francia
o Russia); inoltre, era prevista
l'assicurazione di neutralit da parte
delle altre due nel caso una delle
potenze firmatarie avesse provocato
essa stessa una guerra.
Con questo accordo in
chiave anti-francese e
anti-russa, si consolidava
il sistema di sicurezza
austro-tedesco, lItalia
usciva dallisolamento e
otteneva dallAustria il
r i c o n o s c i me n t o d e i
terri tori del l a Chi esa
allItalia e limpegno a
non tentare di restituire
la sovranit al Papa. Il
trattato fu poi rinnovato
nel 1887, 1891, 1902
e n e l 1 9 1 2 ,
con l aggi unt a di
c l a u s o l e e p a t t i
b i l a t e r a l i c h e
seguivano il corso degli
eventi internazionali e
aggiornavano lalleanza.
L evol uzi one del l Al l eanza
mostrava chiaramente le intenzioni
sempre pi aggressive delle tre
potenze, che si accordavano su
spartizioni e sostegni nel caso di
"eventuali scontri sul territorio
europeo.
Il rinnovo del 1887 vide laggiunta
di patti bilaterali separati tra Italia e
Aus t r i a - Unghe r i a e I t a l i a e
Germani a. It al i a e Aust ri a si
a c c o r da r o no pe r po l i t i c a di
c o n s u l t a z i o n e n e l c a s o d i
un occupazi one dei Bal cani e
lobbligo di compensazioni se lo stato
aggressore avesse ottenuto delle
conquiste maggiori dello status quo
ante: in questo modo se lAustria
avesse conseguito delle vittorie nei
Balcani, lItalia avrebbe potuto
ottenere come compensazione dei
t er r i t or i nel l e Al pi . I t al i a e
Germania si accordarono invece sul
sostegno tedesco allItalia in caso di
un at t acco f rancese verso l a
penisola.
Il terzo trattato del l a Tri pl i ce
Alleanza venne stipulato nel 1891:
l Ital i a fece pressi oni per
ribadire il patto austro-italiano
sulle compensazioni nei Balcani, e
riusc a ottenere il supporto tedesco
allItalia anche nelleventualit di
azioni militari di quest'ultima in
Cirenaica, Tripolitania o Tunisia.
Gli intenti espansionistici delle tre
pot enze i nsomma r i sul t avano
e v i d e n t i e s i i n s e r i s c o n o
perfettamente nel quadro europeo di
fine ottocento, in cui tutti gli stati di
nuova f or maz i one c er c ar ono
di costruire un proprio impero
coloniale. Questo sistema di alleanze
continu in Europa fino al secolo
successivo, quando la situazione e le
tensioni europee esplosero nel primo
conflitto mondiale: gi nel 1892,
infatti, Russia e Francia si unirono in
unalleanza che, come gi anticipato
in precedenza, permise ad entrambe
di uscire dallisolamento e che
stringeva Germania, Austria e Italia
in una morsa: nel caso di un
conflitto infatti, la Triplice Alleanza
avrebbe dovuto combattere su due
fronti.
0o ch|cco |o p|0
Chabod F. (1951j,Storia della politica
estera italiana dal 1870 al 1896, Bari,
Laterza;
Formigoni G. (2000j,Storia della politica
internazionale nell'et contemporanea,
Bologna, ll Mulino;
Ruffni, F. (1974j,Relazioni fra Stato e
Chiesa, Bologna, il Mulino;
Montanelli l. (1972j,L'ltalia del
Risorgimento, Milano, Rizzoli;
Pombeni P. (2006j,Cesure e tornanti della
storia contemporanea, Bologna, ll Mulino
Parod|a de||a
Tr|p||ce A||eaoza
29
t8lFl: t018Il8l l0 110 Fl8 08 l08h ll Nll0Nl
d| Tao|a Narocch|
0|veo0to Pres|deote de| 0oos|g||o oe| 1887, Fraocesco 0r|sp| I0 0oo de| pr|oc|pa|| rappreseotaot| de||a
S|o|stra Stor|ca e 0oo deg|| 0om|o| ch|ave de||'|ta||a 0o|ta. x mazz|o|aoo e gar|ba|d|oo, 0r|sp| I0 Ia0tore de||a
po||t|ca |oteroa a0tor|tar|a e de||a po||t|ca estera co|oo|a||sta e h|ogermao|ca coo |a q0a|e |'|ta||a s| aIIacc| a|
o0ovo seco|o.
I N N O V A Z I O N E E
PROTEZIONISMO - In politica
interna va riconosciuto a Crispi il
m e r i t o d i a v e r p r o m o s s o
i m p o r t a n t i r i f o r m e
dellamministrazione pubblica, ma
anche il demerito di aver utilizzato
mezzi violenti ed autoritari per
reprimere le manifestazioni di
di ssenso. Nonost ant e l a sua
appartenenza alla Sinistra Storica,
infatti, Crispi fin per attuare una
p o l i t i c a s o s t a n z i a l m e n t e
conservatrice e fu un sostenitore
della monarchia dei Savoia da lui
ritenuta il centro intorno a cui
svi l uppare l uni t nazi onal e e
p r o m u o v e r e i l p r e s t i g i o
internazionale del paese.
Sotto l a sua egi da si gi unse
allapprovazione del famoso Codice
Zanardelli, il nuovo codice penale
che sanciva la libert di sciopero,
allineando cos lItalia agli altri stati
europei avanzati, e aboliva la pena
di morte: uninnovazione di portata
storica, dato che il nostro fu il primo
paese ad abrogare la pena capitale
nel mondo civilizzato. In economia,
Cr i s p i p r o mo s s e u n a f o r t e
industrializzazione metallurgica e
siderurgica del paese unita a una
p o l i t i c a d i p r o t e z i o n i s m o
commerciale, con la quale tentava
di proteggere i prodotti industriali
italiani dalla concorrenza. Tale
p o l i t i c a s i r i v e l t u t t a v i a
controproducente, poich ostacol
lesportazione di prodotti agricoli
italiani e afflisse pesantemente
soprattutto il mezzogiorno. Infine,
deciso sostenitore di uno stato
forte, Crispi impieg lesercito per
reprimere con durezza alcuni moti
popolari (fasci siciliani, moti in
Lunigiana del 1893-94) che avevano
come prima causa la povert.
L' ALLEANZA CON I POTERI
CENTRALI E L' AVVENTURA
COLONIALE - Nella visione di
Crispi, l Italia avrebbe dovuto
svolgere una politica estera di
prestigio, potenza ed espansione
coloniale. Seguendo questa linea,
egli fu uno strenuo sostenitore della
Triplice Alleanza: il suo ideale di
governo si avvicinava a quello della
Germania bismarckiana e a questo
modello ispir la sua azione politica
c o n r i s u l t a t i n o n s e m p r e
pienamente soddisfacenti. La chiave
pro-tedesca e antifrancese da lui
sostenuta in politica estera fu infatti
deleteria per lItalia dal punto di
vista commerciale (la guerra delle
tari ffe doganal i aperta con l a
Francia nei primi anni del secolo
ebbe un impatto negativo sul
benessere dello stato italiano che
venne privato di una consistente
fetta delle sue esportazioni), mentre
lalleanza con gli imperi centrali
venne vista in modo negativo da
ampi segmenti della popolazione,
che conti nuava a consi derare
lAustria un nemico.
Cri spi f u i nol t re un accani t o
sostenitore del colonialismo, da lui
ritenuto necessario per inserire
lItalia a pieno titolo tra le potenze
europee. Famoso il discorso in cui
egli afferma "LAfrica vi sfugge! E
non tarderanno a prendersela le
grandi potenze marittime [.] Noi
non possiamo rimanere inerti [.]
altrimenti saremmo colpevoli di un
gran delitto verso la Patria nostra:
30
perch chiuderemmo per sempre le
vie alle nostre navi ed i mercati ai
nostri prodotti. Crispi fu infatti
presidente del Consiglio in un
periodo centrale per il colonialismo
e u r o p e o , n e l m o m e n t o
dello Scramble for Africa che port
gli stati dEuropa a contendersi fette
di territorio africano. Egli dunque, in
linea con il suo tempo, port avanti
u n a p o l i t i c a d i t i p o
c o l o n i a l e p i u t t o s t o
a g g u e r r i t a , m a c h e
risult fallimentare. Il suo governo
decise di partire alla conquista
de l l Abi s s i ni a , un t e r r i t o r i o
poverissimo di risorse che per fu
presentato come un una giusta
rivendicazione dell'Italia, che con la
conquista si sarebbe adeguata al
rango delle altre grandi potenze
europee. L Ital i a aveva i nfatti
recentemente subito delle umiliazioni
a livello internazionale: al Congresso
di Berlino del 1878 fu rilegata ad un
ruolo marginale, e bruciava ancora lo
schiaffo di Tunisi subito dalla Francia
nel 1881. Nel 1890 anche l'Eritrea fu
ufficialmente dichiarata colonia
italiana e le ambizioni di grandezza
spinsero Crispi, con il sostegno di
alcuni ambienti militari e gruppi
i n d u s t r i a l i , a p r o m u o v e r e
unavanzata italiana nella regione
che port nel1892 alla conquista
della Somalia Italiana
e a una successiva
campagna in Etiopia.
La pesante sconfitta di
Adua del 1896 fu per
un grave smacco e ferm
i progressi italiani. Lintero
progetto coloniale italiano sub una
battuta darresto e Crispi decise di
dimettersi, terminando cos la sua
esper i enza di Pr esi dent e del
Consiglio.
0o ch|cco |o p|0
Chabod F. (1951j,Storia della politica
estera italiana dal 1870 al 1896, Bari,
Laterza;
Formigoni G. (2000j,Storia della politica
internazionale nell'et contemporanea,
Bologna, ll Mulino;
Ruffni, F. (1974j,Relazioni fra Stato e
Chiesa, Bologna, il Mulino;
Montanelli l. (1972j,L'ltalia del
Risorgimento, Milano, Rizzoli;
Pombeni P. (2006j,Cesure e tornanti della
storia contemporanea, Bologna, ll Mulino
Parod|a de||a
scoohtta d|
Ad0a
3l
l b8N0l F80ll18l l l h0. hll
d| 6|or|a Toooo|
L'espaos|oo|smo co|oo|a|e |ta||aoo abbracc|a 0o per|odo d| q0as| ottaot'aoo|, da| 1869 a| 1945, e co|ovo|ge |
terr|tor| aIr|cao| d| r|trea, Soma||a |ta||aoa, L|b|a ed t|op|a |ta||aoa e q0e||| e0rope| de| 0odecaoeso e
de||'A|bao|a. || g|0d|z|o de| poster|, sempre mo|to severo, |o va|0ta come 0o'esper|eoza Ia|||meotare, ma
r|maoe |mportaote cap|re cosa sp|ose 0o'|ta||a appeoa 0o|hcata ad esteodere || propr|o cootro||o a| d| | de|
o0ov| cooho|.
L ' I T A L I A S I A F F A C C I A
ALL'EUROPA - Allindomani del
compimento dellunificazione della
nazione con la presa di Roma nel
1 8 7 0 , l I t a l i a s i t r o v
inevitabilmente a confrontarsi con le
altre grandi potenze europee che la
ci r condavano, qual i Franci a,
Inghilterra, Spagna e Portogallo,
oltre che ad affrontare problemi
i nterni di grande i mportanza.
Infatti, la nuova Italia, quale somma
di una mol t i t udi ne di r eal t
differenti e, in alcuni casi, a lungo
nemiche, era priva di un sentimento
nazionale e paralizzata da un
grande divario economico tra Nord e
Sud. Qui ndi , s e da un l at o
lespansionismo coloniale sembrava
la soluzione a tutti i problemi,
portando con s prestigio e nuove
opportunit economiche, dallaltro
rappresentava un notevole rischio
per un Paese cos giovane e ancora
pieno di debolezze interne.
I PRIMI PASSI, L'ERITREA - La
questione, comunque, si ripropose
con forza nel 1869 con lapertura
del canale di Suez, che, unendo Mar
Rosso ed Oceano Indiano, evitava
al l e i mbarcazi oni europee l a
ci rcumnavi gazi one del l Af ri ca.
Lesperienza coloniale italiana inizi
proprio in questa circostanza,
quando la societ Rubattino affitt
la baia di Assab che, primo porto
per le navi italiane nel Mar Rosso,
costitu il punto di partenza verso la
c o m p l e t a o c c u p a z i o n e
dellEritrea. Limpatto sullopinione
pubblica fu enorme. Da una parte,
la penetrazione in Eritrea fu accolta
c on gr ande ent us i as mo dai
sosteni tori del l a propaganda,
secondo la quale senza colonie
lItalia sarebbe stata inferiore alle
altre grandi potenze europee, e fu
celebrata dalla classe dirigente che
si identificava in Crispi; dallaltra, la
corrente mazziniana metteva in luce
l a rel ati va povert di ri sorse
economiche dello Stato africano.
LA POLITICA DELLE MANI NETTE
- Fu proprio questultima visione a
emer ger e nel 1878 dur ant e
il Congresso di Berlino (immagine
sotto) il cui fine era quello di dare
un nuovo assetto agli stati balcanici
e di r i sol ver e cos l annosa
questione doriente, anticipando
l i mmi nente crol l o del l Impero
Ottomano. Le potenze europee,
infatti, stabilirono le zone coloniali
d i nf l uenza e rat i f i car ono l e
occupazioni militari nel mondo. Il
Pr e s i de nt e i t al i ano Cai r ol i ,
garibaldino, non chiese nulla per
lItalia, attuando una strategia che
successivamente defin "politica
delle mani nette, secondo la quale
lItalia non accettava colonie con
cognizione di causa, rifiutando di
sporcarsi le mani in occupazioni che
troppo spesso sf oci avano nel
sangue. Lopinione pubblica, da anni
immersa nella propaganda del
"f ardel l o del l uomo bi anco e
convinta che la grandezza di una
nazi one si mi sur asse anche
dal l esportazi one del l e propri e
istituzioni al di fuori dellEuropa,
esplose.
L' UMILIAZIONE DI ADUA -
Unulteriore umiliazione segu nel
32
1881 quando i Francesi occuparono
la Tunisia, considerata per vicinanza
geografica e culturale un diritto
italiano. Per calmare lopinione
pubblica si riprese lespansione
coloniale, puntando alla Somalia,
protettorato italiano dal 1889 e poi
colonia dal 1905. La cosiddetta
Somalia italiana era come un guscio
tra Somalia inglese e francese, ma
fu impiegata come base per la
penetrazione verso lEtiopia. Nel
1895 lesercito italiano attacc
lEtiopia soltanto sei giorni prima che
limperatore Menelik sciogliesse
come di consuetudine lesercito per
d a r e p r i o r i t a i l a v o r i n e i
campi. Lattacco italiano termin il
primo marzo 1896 con la scottante e
umiliante sconfitta di Adua.
LIBIA, SCATOLONE DI SABBIA -
Per qualche tempo, si arrestarono le
ambizioni coloniali italiane, salvo poi
riprendersi nei primi del Novecento
verso la Libia. Giolitti, che al
moment o s i t r ovava a c apo
dellItalia, era contrario allinvasione
dello stato libico, che considerava
uno scatolone di sabbia, tuttavia i
giornali lo descrivevano come un
e d e n , g l i i n t e l l e t t u a l i l o
consi deravano come una fonte
i nesauri bi l e di occupazi one ed
opportunit economiche. Ancora una
vol ta fu l opi ni one
pubblica a guidare la
di scesa i tal i ana i n
Africa. Persino Pascoli
scri sse un arti col o,
al l i ndomani del l i nvi o
delle truppe, intitolato "La
grande proletaria si mossa. La
guerra che ne segu, tra il 1911 e il
1912, vi de l eserci t o i t al i ano
sconfiggere lImpero Ottomano,
ormai considerato "il Grande Malato
d Europa, e successi vament e
scontrarsi ferocemente con le trib
locali.
In generale per, lItalia era rimasta
fortemente indietro nella corsa
coloniale rispetto alle altre nazioni,
fatto che nella prima met del XX
secolo la poneva in svantaggio sia
dal punto di vista strategico globale
s i a , s o p r a t t u t t o , d a q u e l l o
economico, non potendo contare su
nuovi mercati o fonti di materie
prime come gran parte degli altri
paesi europei. Rimanevano solo le
spese sopportate e la beffa, nel
secondo dopoguerra, di scoprire non
essersi nemmeno mai accorti in
tempo della grande ricchezza di
petrolio nascosto sotto le sabbie
libiche.
0o ch|cco |o p|0
Nicola Labanca.Oltremare. Storia
dell'espansione coloniale italiana
Franco Antonicelli.Trent'anni di storia
italiana 1915 - 1945
Del Boca, Angelo.ltaliani in Africa
Orientale: La conquista dell'lmpero,
Laterza, Roma-Bari 1985
Soprattutto mio nonno, Antonio Foddai,
classe 1931.
Nao|Iesto
dopo |a
cooq0|sta de||a
L|b|a
33
VKSU L KMU LUNL11U MUNAL.
L'1ALA S1K11A 1KA L ALLANL KU
l19001915)
Dopo le uniIicazioni in Italia e Germania l`Europa e diventata un condominio aIIollato. Non c`e piu spazio per
allargarsi e i 'condomini piu ingombranti sono anche i piu vivaci. Come in ogni condominio le discussioni che vanno
troppo per le lunghe rischiano di sIociare in liti, cosi le dispute tra stati, se non tenute sotto controllo, portano alla
guerra.
All`inizio del Novecento ogni stato deve diIendere i propri interessi in Europa e altrove e la migliore tutela e
presentarsi come piu Iorti degli avversari, grazie ad opportune alleanze. E` un nuovo set di regole, un nuovo
'regolamento di condominio che l`Italia si trova ad aIIrontare per non restare da sola una prospettiva pericolosa.
E` un brutto risveglio per una nazione che dopo l`Unita credeva di avere ogni strada in discesa e si era gettata quasi
prepotentemente alla ribalta mondiale e ora, dopo la dura realta delle delusioni coloniali, si trova stretta tra il desiderio
di chiudersi su se stessa e la necessita di sopravvivere all`insidioso gioco europeo delle alleanze.
34
bl0ll11l: lItl l 0h68l 0l IN0 11l1
d| Jacopo Naraz|a
Par|are d| 6|ovaoo| 6|o||tt| s|go|hca par|are d| 0oo de| p|0 |mportaot| stat|st| de||a stor|a oaz|ooa|e. A| d| |
de||e cr|t|che, spesso aspre, d| c0| stato oggetto da parte d| cootemporaoe| e poster|, sotto |a s0a g0|da
|'|ta||a ha comp|0to | pass| |od|speosab||| a trasIormars| |o 0oa moderoa democraz|a ||bera|e popo|are. ||
g|0d|z|o s0| s0o operato stato per oII0scato da||e respoosab|||t de| po||t|co p|emootese oe||'aver |o parte
Iavor|to |'ascesa de| Iasc|smo.
LUNGO CORSO - Giolitti una
figura fondamentale nel panorama
politico italiano, prima di tutto per
la lunghezza del periodo in cui la
sua influenza ha determinato gli
indirizzi della politica del Regno
dItalia. Giolitti ha guidato per 5
volte il Governo in qualit di Primo
Ministro: dalla prima volta nel
1892 fino allultima nel 1921. Al di
l dei peri odi i n cui stato
nominalmente a capo dellesecutivo,
in tutto questo arco di tempo il
politico, nato a Cavour in provincia
di To r i no, ha f a t t o s e nt i r e
c o s t a nt e me nt e , i n ma ni e r a
determinante, la sua influenza sulla
politica del Paese. Egli era un fine
stratega del gioco parlamentare,
capace di costruirsi nel tempo
importanti alleanze e di scegliersi il
momento pi propizio per sferrare
o f f e n s i v e d a i b a n c h i d e l l a
maggioranza o dellopposizione.
Q u e s t o s u o l a t o
di calcolatore e manipolatore fu
naturalmente oggetto di critiche da
parte di coloro che laccusavano di
essere un dittatore non dichiarato.
Ma Giolitti non rivolgeva la sua
attenzione solo al Parlamento, anzi
si pu dire che creare e distruggere
maggioranze politiche e governi non
era il fine, ma il mezzo per ottenere
i suoi scopi che guardavano pi al
Paese reale che a quello, ancora per
n u l l a r a p p r e s e n t a t i v o ,
dellassemblea parlamentare. Sotto
la sua iniziativa pi o meno diretta
sono state varate fondamentali
r i f o r m e c h e s i s i t u a v a n o
al l avanguardi a nel panorama
i nt er naz i onal e. Un es empi o
lampante costituito dalla legge del
1912 che istituiva il suffragio
universale: una legge fortemente
voluta dallo statista e preparata con
una delle sue classiche ampie
manovre parlamentari. Esponendosi
di persona con un celebre discorso
in aula (che provoc la caduta del
Governo allora in carica di Luzzati
anchegli di fede giolittiana), Giolitti
f avor i n modo det ermi nant e
laccettazione da parte dellemiciclo
di un suffragio universale maschile,
che i campioni dellEuropa liberale
del tempo, Francia e Inghilterra,
avrebbero adottato solo anni dopo.
Questa mossa ri entrava nel l a
grande strategia di Giolitti che
mirava ad includere le nascenti
forze popolari, in special modo
soci al i st e, nel l a vi t a pol i t i ca
ufficiale del Paese.
UNA STORIA EUROPEA - Il figlio
del cancelliere del Tribunale di
Mondov aveva iniziato la sua
carriera politica in anni di grande
turbolenza sociale in Italia e in tutta
Europa. Negli anni a cavallo tra '800
e ' 9 0 0 , t u t t o l ' o c c i d e n t e
i n d u s t r i a l e s i a n d a v a n o
diffondendo sempre pi le idee
soci al i st e e anar chi che. Al l e
rivendicazioni popolari il potere
costi tui to ri spondeva con una
spietata repressione. In Italia un
grande esempio della brutalit e
ottusit delle forze della repressione
e r a s t a t a f o r n i t a
dai fatti di Milano del 1898. La
spr opor zi onat a r eazi one al l e
proteste dei proletari milanesi per
35
l'aumento del prezzo del pane da
p a r t e d e l l e t r u p p e d e l
famigerato Bava Beccaris, che aveva
disperso la folla a cannonate, aveva
causato tra i manifestanti circa 100
morti. Il generale era stato poi
premiato dal Re per questa eroica
azione con una bella medaglia. La
risposta a questa strage arriv due
anni dopo quando lanarchico di
Prato Gaetano Bresci torn in Italia
dal New Jersey dove era immigrato
per uccidere a rivoltellate il Re
Umberto I, mentre rientrava in
carrozza alla Villa Reale di Monza.
La lotta di classe era nella sua fase
pi acuta non solo in Italia, ma
anche nel resto d'Europa. In Francia
il Presidente della Repubblica Carnot
era caduto sotto i fendenti di un
anarchico di origine italiana. Lo
scontro si faceva ogni giorno pi
acceso.
Per risolvere il problema Giolitti
mirava allinclusione dei partiti di
sinistra estrema nellagone politico
uffi ci al e, i n modo da renderl i
corresponsabili della situazione
politica generale e pi moderati nelle
loro rivendicazioni. Per convincere i
socialisti ad abbandonare lobiettivo
di abbattere lo Stato e invece
iniziare a collaborare con esso,
bisognava dimostrare che questa
mossa avrebbe portato loro vantaggi
c o n c r e t i c o m e a p p u n t o
lallargamento del censo alle classi
sociali da cui provenivano i loro
elettori.
ANCORA COLONIE - Il progetto di
i n c l u s i o n e d e i s o c i a l i s t i s i
aren per nel momento
in cui nel 1911 il governo
presieduto da Giolitti
di chi ar guer ra al l a
Turchia e fece partire
linvasione della Libia.
Dalla cocente sconfitta
di Adua, una buona
parte del l opi ni one
pubblica borghese e
conservatrice sognava
u n a r i v i n c i t a e
un es pans i one del
territorio coloniale. Il
primo ministro italiano non
era in verit un fautore della guerra,
ma la pressione dei vari circoli
nazi onal i st i e col oni al i st i era
talmente forte da aver portato il
governo a rompere gli indugi e
iniziare una lunga occupazione
militare. La Nazione per lennesima
volta non ottenne il tanto agognato
prestigio a livello internazionale,
tanto ricercato dal "partito delle
colonie, mentre dal punto di vista
economico linvasione della Libia non
si di most r cer t o un af f ar e.
Lavventura militare min inoltre
qualsiasi possibilit dintesa con le
forze socialiste tra le quali prese
forza lala massimalista. Il progetto
giolittiano si aren nelle sabbie
libiche e si dissolse del tutto nel
fango delle trincee della Prima
Guerra Mondiale che da l a pochi
anni avrebbe coinvolto il Paese
(contro lo stesso volere di Giolitti).
Nuovamente primo ministro nel
cosiddetto biennio rosso, Giolitti
tent di riproporre la strategia di
istituzionalizzazione con le forze
fasciste. La situazione nel
Paese era nel frattempo molto
cambiata, soprattutto in seguito al
primo conflitto mondiale, il risultato
fu quello di favorire laffermazione
del movimento mussoliniano. Senza
una ferma opposizione istituzionale il
movi mento fasci sta attecch e
quando il "grande manipolatore si
accorse di aver fatto male i calcoli, i
suoi pur significativi appelli a una
r e s i s t e nz a de moc r a t i c a non
trovarono pi nelle forze politiche e
nella monarchia interlocutori pronti
ad assecondarli.
0o ch|cco |o p|0
N. Labanca,Oltremare. Storia
dell'espansione coloniale italiana,
Bologna, il Mulino, 2002
G. Spadolini,Giolitti: un'epoca, Milano,
Longanesi, 1985
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Novecento, Milano, Rizzoli, 1998
L. Salvatorelli, Storia del Novecento,
Milano, Mondadori, 1964
6aetaoo
8resc| 0cc|de
0mberto |
36
l'l1ll 18 18lFlltl lllNl l 18lFlltl lN1l
d| Jacopo Naraz|a
|| 1882 segoa |'abbaodooo de||a po||t|ca d| ooo-a|||oeameoto che |'|ta||a aveva maoteo0to a part|re da||'0o|t
e || s0o |ogresso oe| s|stema d|Ieos|vo b|smarck|aoo attraverso |'ades|ooe a||a Tr|p||ce A||eaoza aIhaoco a
6ermao|a e A0str|a-0ogher|a. La s|t0az|ooe e0ropea coot|ogeote, | mot| |otero| |egat| a||a q0est|ooe de||e
terre |rredeote, |a pa0ra che |e |dee rep0bb||caoe potessero m|oare |a mooarch|a saba0da e |a vo|oot d|
portare || paese oe| s|stema |oteroaz|ooa|e e0ropeo, costr|osero || goveroo ad adottare 0oa o0ova po||t|ca
att|va.
L ' I T A L I A E N T R A N E L L A
TRI PLI CE ALLEANZA - L a
decisione di optare per la Triplice,
nonostante il forte sentimento anti-
austriaco italiano, fu determinata
dagli accordi che le potenze europee
sti pul arono al l aConf erenza di
Berlino del 1878 con la quale posero
fine alla Questione Orientale e
i ni zi arono l a "sparti zi one del
mondo.
Lavallo concesso da Gran Bretagna
e Ger mani a al l a Franci a per
lespansione in Tunisia, dove il
Regno dItalia aveva importanti
interessi economici, evidenzi la
necessit di abbandonare al pi
p r e s t o l a p o l i t i c a d i n o n -
a l l i n e a me n t o s e s i v o l e v a
r a g g i u n g e r e u n a p o s i z i o n e
equiparata a quella degli altri
paesi. Il 20 Maggio 1882 il Ministro
degli Esteri Mancini firm il Trattato
di adesione alla Triplice Alleanza.
Inizialmente lItalia si trovava in una
posizione di debolezza rispetto agli
alleati, ci non deve distogliere
lattenzione per dal fatto che grazie
a ques t o ac c or do Bi s mar c k
scongi urava i l peri col o di un
avvi ci nament o del l a Fr anci a
all'Italia, e l'Austria vedeva placati,
almeno momentaneamente, i moti
irredentisti nei suoi territori a
maggioranza italiana.
L A MANCAT A ST RAT E GI A
INTERNAZIONALE DEL REGNO -
Solo a partire dal 1887, anno del
primo rinnovo della Triplice, la
situazione internazionale divenne
pi favorevole per lItalia. Tale
posizione di vantaggio non trovava
per le sue radici nella politica
attiva e accorta del governo, ma
bens nelle difficolt che si vennero
a creare nel contesto europeo.
Il rinfocolarsi delle tensioni austro-
russe e di quelle franco-tedesche
fecero assumere un peso maggiore
allItalia sia per Triplice, sia per i
paesi non alleati che iniziarono ad
avvicinarla a s per sottrarla agli
avversari.
Fu grazie a questo stato di cose
che il governo riusc ad ottenere il
t aci t o assenso per l a f ut ura
espansione coloniale in Libia, e
soprattutto ottenne laccettazione
del principio di compensazione
territoriale da parte dellAustria-
Ungheri a nel caso di un suo
ampl i ament o di cont rol l o sui
Balcani.
Non essendo frutto di una vera
strategia di politica internazionale,
questa situazione per non era
destinata a durare a lungo.
I PRIMI MUTAMENTI IN AMBITO
INTERNAZIONALE - Dal 1890, a
causa del passaggio dalla politica di
equi l i br i o e di sal vaguar di a
dello status quo continentale di
Bismarck alla politica di potenza di
Guglielmo II, si venne a rafforzare
da prima lalleanza franco-russa in
funzione anti-tedesca, ed in seguito
quella franco-britannica attraverso
lentente cordiale, con la quale le
due potenze si riconoscevano tutte
le conquiste coloniali e la rispettiva
influenza in Marocco e in Egitto. Da
questi due accordi nel 1907 nacque
l a Tri pl i ce Intesa, un al l eanza
difensiva in funzione anti-tedesca.
In quegli anni lItalia assunse
effettivamente il ruolo di ago della
bilancia negli equilibri europei tra le
due opposte fazioni, perch sebbene
f acesse par t e del l a Tr i pl i ce,
questultima fu sempre minata dai
contrasti tra il Regno e lAustria per
la questione delle terre irredente e
dellespansionismo asburgico nei
Balcani.
37
La frattura tra le potenze dellIntesa
e gli Imperi Centrali era sempre pi
profonda. La crisi marocchina del
1911, la politica coloniale tedesca in
contrasto con quella britannica, ed il
rafforzamento dellalleanza tedesca
con lAustria della quale appoggiava
le mire sui Balcani ostacolando le
ambizioni russe, trasformarono
lItalia in un prezioso alleato.
Non solo, a causare il definitivo
collasso della Triplice sopraggiunsero
a nc he g l i e v e nt i s uc c e s s i v i
allattentato di Sarajevo. Lultimatum
di Germania e Austria inviato alla
Serbia e la successiva dichiarazione
di guerra non erano stati in alcun
modo concordati con lItalia, in
aperta violazione del trattato. Ci
permise al governo italiano di
sentirsi libero da ogni obbligo e di
poter prendere l e di stanze da
unalleanza che non rispondeva pi
in maniera efficace agli obbiettivi
della politica estera nazionale.
Inoltre, il rifiuto da parte austriaca di
compensare lItalia, in caso di
espansioni territoriali nei Balcani,
fece definitivamente cadere lipotesi
di entrare in guerra al fianco delle
Potenze Centrali e diede avvio alle
trattative con lIntesa. Solo dieci
giorni prima che lItalia firmasse il
Patto di Londra la corona asburgica
acconsent a farle delle concessioni
nel l a speranza di guadagnare
almeno la sua neutralit, ma la
p r o p o s t a a r r i v t a r d i v a e
insoddisfacente. Il 26 aprile 1915
lItalia entr a far parte dellIntesa.
I RAPPORTI CON I NUOVI
ALLEATI - Il patto prevedeva
lingresso in guerra dellItalia entro
un mese contro tutti i nemi ci
comuni, in cambio, a guerra finita,
avrebbe conseguito i confini naturali
d e l l a p e n i s o l a , a t t r a v e r s o
lannessione del Trentino, del sud
Tirolo fino al confine del
Brennero, l a Venezi a
Giulia e lintera penisola
Istriana (esclusa la citt
di Fiume) una parte della
Dalmazia e numerose
isole adriatiche.
Tuttavia lintesa tra gli
alleati non fu mai totale.
Le di stanze veni vano
aumentate dai diversi
obbiettivi con cui i le
nazioni affiancate nella
l o t t a a g l i i mp e r i
centrali erano scese in
guerra. Per lItalia
contavano molto le
questioni irredentiste
e di conseguenza la
sconfi tta del vecchi o
nemi co, l Aust r i a. Per
I nghi l t er ra, Franci a e Russi a
l av v e r s a r i o da ba t t e r e e r a
soprattutto limpero prussiano. Non
a caso il Regno dItalia dichiar
guerra alla Germania solo 15 mesi
dopo linizio delle ostilit con gli
austriaci.
A causa di questa divergenza di
vedute i rapporti con gli alleati,
anche in questo caso, furono sempre
piuttosto tesi.
LA FINE DELLA GUERRA E LA
POLITICA WILSONIANA - Con la
fine del conflitto lItalia comprese
che la sua mancata volont di
p a r t e c i p a r e a t t i v a me n t e a l
consegui mento di un obi etti vo
comune, le imped di raggiungere
lagognato status di potenza eguale
e il suo rimase sempre un ruolo di
attrice non protagonista.
Non era stata resa partecipe degli
accordi su Costantinopoli e di quelli
di Sykes-Picot e il successo dei 14
punti di Wilson la resero in un
"alleato dimezzato. Il principio di
naz i onal i t s t abi l i t o dal
presidente statunitense, inoltre,
confliggeva con agli accordi stipulati
a Londra, e riconosceva i confini
naturali dellItalia solo alla met
occidentale dellIstria. Molte delle
r i c h i e s t e d i c o mp e n s a z i o n e
territoriale fatte dal governo italiano
non furono accolte e a tal proposito
nel Regno si parl di "vi ttori a
mutilata.
0o ch|cco |o p|0
Di Nolfo E., Dagli imperi militari agli imperi
tecnologici - La politica internazionale del
XX secolo, Editori Laterza, Roma, 2002.
Sabbatucci G. vidotto v., Storia
Contemporanea - L'ottocento, Editori
Laterza, Roma, 2004.
Sabbatucci G. vidotto v., Storia
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Saiu L., La politica estera italiana
dall'Unit a oggi, Editori Laterza, Roma,
1999.
La T0rch|a a|
posto de||'|ta||a
38
18lF0ll 6ll I0l 0'h08l
d| 0||sse Nore|||
| perch de||a g0erra d| L|b|a de| 1911. Le d|Ihco|t de||a Tr|p||ce A||eaoza, |a Fraoc|a che c| soIha |a T0o|s|a
da sotto || oaso, |o q0e||o che sembrava 0oa sorta d| ca|c|omercato co|oo|a|e. Le asp|raz|oo| |mper|a||ste:
L|b|a terra d| oas| o scato|ooe d| sabb|a? 8reve v|agg|o d|etro |e q0|ote d| 0o |oterveoto m|||tare che, s0|
campo, s| r|ve| 0o vero d|sastro. 0oo 0oa coos|deraz|ooe da ooo sottova|0tare: aveva rag|ooe 6|aoo| 8rera.
ITALIANI BRAVA GENTE - "Un
popolo di abatini", diceva Gianni
Brera dei suoi compatrioti, "incapaci
di virile coerenza e fermezza, alieni
alla grandezza di spirito, e per
questa ragione poco inclini al Bene
a s s o l u t o , c o s c o m e ,
fortunatamente, anche al Male.
Gente non particolarmente virtuosa
pertanto, ma sostanzi al mente
innocua. Un sillogismo che ha
condotto alla coniazione del motto
"Ital i ani , brava gente, l uogo
comune tanto fortunato da divenire
parola dordine della propaganda
nazionale in tutte le epoche, e da
condi zi onare i rri medi abi l mente
qualsiasi tentativo di ricostruzione
storica oggettiva. Unemblematica
esemplificazione dellinconsistenza
d e l l i mma g i n e s t e r e o t i p a t a
dellitaliano buono - su cui certa
intellettualit, anche insospettabile,
dellepoca ebbe la colpa di indulgere
- , nonch del l a drammati ca
i n t e r a z i o n e t r a n e c e s s i t
geopolitiche, spinte irredentiste, e
volont di potenza scaricata in una
sconcertante forma di imperialismo
di terz ordi ne, forni ta dal l e
vicende della penisola nellultima
fase della Triplice Alleanza, che
portarono alla guerra di Libia, e al
rapido sgretolarsi del trentennale
trattato.
I DIFFICILI RAPPORTI IN SENO
ALLA TRIPLICE - La nascita della
Triplice Alleanza risale proprio
alla frustrazione delle aspirazioni
espansionistiche in Nord Africa della
giovane nazione italiana, che si
vide sottrarre da sotto il naso la
Tunisia dalla Francia (1881), con il
tacito consenso della Germania
bismarckiana. Dopo lapertura del
canale di Suez, il Mediterraneo
tornava ad essere un area di
interesse commerciale. I diplomatici
italiani vedevano nellacquisizione
dellaltra sponda del canale di Sicilia
un passaggio fondamentale per
amplificare il valore strategico della
p e n i s o l a e i n t r o d u r l a s u l
palcoscenico della grande politica
i nt er nazi onal e, al cont empo
sottraendola allisolamento dei primi
anni post unitari. Pes per la recisa
volont dellImpero britannico, che,
in quel punto nevralgico sulle rotte
t ra medi t erraneo ori ent al e e
occidentale, non ammetteva una
presenza egemone. La Francia
o t t e n n e c o s i l v i a l i b e r a
alloccupazione della Tunisia, e la
Germani a non f ece al tro che
ratificare una situazione sulla quale
non intendeva intervenire, deviando
le richieste italiane di una alleanza
in funzione antifrancese verso un
t rat t at o con l i mper o aust r o
ungarico, gi legato al kaiser in
virt della Duplice Alleanza.
Col progressivo modificarsi degli
equilibri internazionali, nel corso
d e g l i a n n i , m u t a n c h e
l atteggi amento del l Ital i a nei
confronti dei propri alleati, in
particolare dellAustria, che torn a
ricoprire il ruolo di avversario
naturale: i rinnovi del trattato
(1887, 1891, 1896, 1902) sono
sistematicamente segnati dalla
contrapposizione diplomatica delle
due compagi ni . Da una parte
l I t a l i a , a g i t a t a d a i f u r o r i
nazi onal i st i ci i n mer i t o al l a
questione delle terre irredente, e
motivata da aspirazioni colonialiste,
con i dichiarati obiettivi della Libia e
dellEtiopia; dallaltra lAustria,
preoccupata dalle interferenze della
monarchia sabauda nei Balcani
( conf er mat e dal mat r i moni o
dellallora erede al trono Vittorio
Emanuele con Elena di Montenegro,
nel 1896), nonch dal rischio che
unoffensiva italiana contro lImpero
turco, cui appartenevano i vilyet
della Tripolitania e della Cirenaica,
i n c o r a g g i a s s e n u o v a me n t e
l e s p a n s i o n i s mo r u s s o s u l
Mediterraneo.
OBIETTIVO LIBIA - In questo
scenario di estrema tensione nei
confronti dellalleato austriaco, le
aspirazioni imperialiste, frustrate
qualche anno prima dalla disfatta di
39
Adua, r i pr eser o vi gor e, e si
incanalarono naturalmente verso
lobiettivo libico, scatenando il pi
sconsi derat o f anat i smo ver so
limpresa militare: alcuni leader
del l Associ azi one Nazi onal i st a
Italiana, come Enrico Corradini,
arrivarono addirittura a magnificare
la favolosa fertilit delle oasi di
Tripoli! Si aggiungevano a questa
azione di palese propaganda, le
illusioni dellopinione pubblica, che
vedeva nella conquista di terre
agricole uno strumento per alleviare
la crescente pressione sociale, che
fino ad allora aveva avuto come
unico sfogo lemigrazione di masse
di diseredati verso gli Stati Uniti. A
nulla valse, in tal senso, la prudenza
di statisti e pensatori come Luigi
Einaudi, Gaetano Mosca, o dello
stesso Gaetano Salvemini, che defin
la Libia "unenorme voragine di
sabbia, che avrebbe ingoiato per
anni uomini e denaro.
L o s t e s s o P r e s i d e n t e d e l
Consiglio, Giovanni Giolitti, contrario
per temperamento ad abbandonarsi
a imprese rischiose, freddo, cinico e
per nulla passionale, sorprese tutti
quando decise per lintervento. Le
motivazioni razionali potevano anche
non mancare: una su tutte la
volont di offrire, con lAfrica, alle
dilaganti tendenze nazionalistiche un
di ver si vo al l e aspi razi oni pi
p e r i c o l o s e , o v v e r o q u e l l e
irredentistiche e balcaniche.
LE DISASTROSE OPERAZIONI
SUL CAMPO - Sin dal momento
del l o sbarco, successi vo a un
ultimatum risibile per la genericit e
vaghezza delle lagnanze, il corpo di
spedizione al comando del generale
Carlo Caneva, per quanto in grado di
assestarsi con relativa facilit nelle
piazzeforti strategiche di Tripoli,
Homs, Bengasi, Derna e Tobruq,
speriment quanto era stato escluso
dai diplomatici: a Homs, a dare
manforte a 500 ottomani, cerano
addirittura 1000 arabi. Questo fatto
avrebbe dovuto mettere
in allarme i consiglieri
mi l i t ar i , che i nvece
m a n t e n n e r o u n
atteggiamento facilone e
i ncompr ensi bi l ment e
ottimistico. Errore fatale.
I n p r o s s i m i t d e l
villaggio di Sciara Sciat,
i l 2 3 o t t o b r e
1 9 1 1 , u n o f f e n s i v a
c o n g i u n t a t u r c o
a r a b a , a n n i e n t i l
c o n t i n g e n t e
i tal i ano, provocando
al meno 500 mor t i .
Invece che rilevare gli
errori strategici dello
s t a t o m a g g i o r e ,
l o pi ni o ne pubbl i c a
italiana grid al tradimento
della popolazione araba nei confronti
dei supposti liberatori, e insigni
intellettuali riproposero la consueta
mi nestra del l i ngrati tudi ne dei
selvaggi nordafricani, e della bont
innata e mal corrisposta degli
Ital i ani ; cos Fi l i ppo Tommaso
Mari netti , "Abbi amo subi to l a
sanzione fatale del nostro stupido
umanitarismo coloniale. Ebbene,
lumanitarismo coloniale non tard a
far senti re i suoi effetti sul l a
p o p o l a z i o n e l o c a l e :
spietate rappresaglie, impiccagioni di
massa, e l a deportazi one al l e
Tremiti, a Ustica e a Lampedusa di
almeno 4000 libici, tra donne,
vecchi, bambini e innocenti.
Nonostante ci, dopo un anno,
e laumento del contingente italiano
a 100.000 unit, pochi passi avanti
erano stati compiuti nelloccupazione
dellinterno della Libia, quando a
Ouchy, in Svizzera, Italia e Turchia
firmavano il trattato di pace. La
"passeggiata militare era costata
allItalia 3431 morti e 4200 feriti. La
guerra era peral tro ben l ungi
dallessere finita. Scacciati i Turchi,
restava il 90 % del territorio libico
da conquistare, infestato dai ribelli
del l a resi st enza senussi t a. Il
logorante e feroce scontro
che ne segu, sotto il comando
del generale DAmeglio, si risolse
nella pi classica delle azioni di
occupazione. A fronte della guerriglia
i ndi gena, l e t r uppe i t al i ane
ri spondevano con rappresagl i e
continue ed esecuzioni sommarie.
Tale immensa spesa di sangue per,
non valse agli Italiani la vittoria.
An z i . Co n l a d r a mma t i c a e
precipitosa ritirata dal Fezzan del
1915 tramontavano nellignominia e
nel disonore le aspirazioni coloniali
del paese. Da alcune stime del
Ministero delle Colonie del 1920, la
ritirata segn circa 10.000 morti.
Una cifra dunque superiore a quella
di unaltra epica disfatta, quella di
Adua.
Cos finiva, nel sangue e nella
vergogna, il primo tentativo di
occupare la Libia. Era durato quattro
anni. Per raggiungere loccupazione
integrale della "quarta sponda
sarebbero occorsi altri diciassette
a n n i e l a n n i e n t a me n t o , i n
combatti mento e nei campi di
st ermi ni o, di un ot t avo del l a
popolazione libica.
0o ch|cco |o p|0
Del Boca, Angelo,ltaliani, brava
gente?Neri Pozza, 2005
Taylor, J.P.,L'Europa delle grandi
potenzeBari Laterza 1961
May A.A.,La monarchia asburgica, ll
Mulino, Bologna 1982.
0orp| d|
r|be||| ||b|c| tra
so|dat| |ta||ao|
40
L'1ALA 1KA L LKK. LA UL1LA
S1KA LL'ASSUL1SMU l19119+0)
Sul periodo tra le due Guerre Mondiali sono stati scritti Iiumi d`inchiostro ma solo su un punto intendiamo
soIIermarci. L`Italia, pur vincitrice nella I Guerra, non riesce a Iar valere le proprie ragioni, per una combinazione di
ingenuita e inesperienza.
Puo sembrare strano, ma mai come in questo momento paghiamo il Iatto di non avere avuto una storia secolare dalla
quale apprendere 'i trucchi del mestiere delle relazioni internazionali. L`unico trucco che impariamo e mettiamo in
pratica e quello che Iorse ancora oggi, in misura minore, inIluenza troppo spesso la nostra condotta internazionale:
usiamo la politica estera come mezzo per ottenere vantaggi nazionali, ma al servizio di interessi politici interni.
Certo allora gli scopi erano diversi da ora. Le avventure Iasciste in Etiopia sono inIatti un mezzo per catalizzare
l`attenzione dell`opinione pubblica al di Iuori dei conIini nazionali, per saldare il controllo mussoliniano sul paese. In
Europa invece continuiamo a muoversi Irettolosamente, diretti verso un conIlitto per il quale siamo impreparati.
4l
ll 00F0bIl88: l Vl1108l hI1ll1, l t8ll, bll I
d| 6|or|a Toooo|
A||'|odomao| de||a hoe de||a 6raode 60erra oe| 1918, |'|ta||a, 0sc|taoe coo 0oa v|ttor|a cos|ddetta "m0t||ata",
s| trov o0ovameote a cooIrootars| coo 0o r0o|o marg|oa|e, che Iat|cava ad accettare, a||'|oteroo
de||'eq0|||br|o geopo||t|co e0ropeo. 00raote || per|odo che seg0 e hoo a||'avveoto de| Fasc|smo, |e re|az|oo|
|oteroaz|ooa|| per |'|ta||a I0rooo d|Ihc||| e coos|stettero oe| teotat|vo d| Ioro|re appogg| ag|| a|tr| govero|
e0rope| |o camb|o d| beoehc| e compeos| oecessar| per 0o Paese che aveva receotemeote perso 650.000
so|dat| e cootava 2.000.000 d| m0t||at|.
LA FINE DELLA GUERRA - In tutta
Europa furono anni magmatici:
antiche tensioni risorsero, correnti
nazionaliste e nuove ideologie
inasprirono contrasti latenti e una
nuova superpotenza si affacci nel
panorama del Vecchio Continente,
gli Stati Uniti dAmerica.
La Gr ande Guer r a compor t
conseguenze diverse ma disastrose:
enormi danni materiali in tutta
Europa e nel fatiscente impero
ottomano, la rottura di tutte le
coesistenze di popoli diversi, prima
riuniti sotto i vari scettri dinastici
affermatisi nei decenni se non nei
s e c o l i p r e c e d e n t i , c o m e
conseguenza del pri nci pi o di
autodetermi nazi one dei popol i
p r o m o s s o d a W i n s t o n
Churchill,complicazioni derivanti
dal l appl i cazi one l etteral e dei
quattordici punti di Wilson che
talvolta favorirono lo sgretolarsi
degli Stati e, infine, il diffondersi di
azioni militari e paramilitari per
stabilire situazioni da imporre
successivamente ai plenipotenziari
raccolti a Parigi. Oltre a ci, milioni
di soldati rientrati in patria non
riuscirono a trovare lavoro in un
contesto economico straziato da un
impegno bellico senza precedenti.
Tali tensioni necessitavano uno
sf ogo e cos nuove i deol ogi e
insidiatesi durante il conflitto si
diramarono in tutta Europa. Se da
u n l a t o , i l Ma r x i s mo s i e r a
definitivamente affermato in Russia
a seguito dellautunno rosso, il
pericolo che venisse esportato favor
l a n a s c i t a d i m o v i m e n t i
ultranazionalisti in molti Paesi, tra
cui soprattutto, Italia e Germania.
Italia, che pur avendo vinto la
Guerra, era umiliata da una pace
cos poco vantaggiosa da essere
definita mutilata: nessuna terra
irredenta e nessun mandato n sulle
colonie provenienti dallimpero
ottomano n sul l e ex col oni e
germaniche che furono invece
assegnate a Francia ed Inghilterra.
La diagnosi di Giolitti fu alquanto
esplicativa:
".quando si confrontano cos
enormi sacrifici e di ricchezza con le
condizioni da noi fatte nel trattato di
pace e si confrontano queste
condizioni con gli splendidi vantaggi
ottenuti dai nostri alleati si ha la
misura della terribile responsabilit
che pesa sopra coloro che gettarono
lItalia in guerra senza prevedere
nulla, senza accordi precisi sulle
questioni politiche e coloniali...
LItalia dimezzata nella sua giovent
e dilaniata da contrasti e tensioni
interne era sullorlo della guerra
civile.
UNA DIFFICILE RICOSTRUZIONE
- Le basi economiche sulle quali si
doveva basare la ricostruzione del
Paese erano deboli. Nel 1918,
scoppi la crisi industriale e la
conseguente disoccupazione and a
gravare sul settore agricolo, che era
o r m a i s a t u r o . I s a l a r i s i
abbassarono cos come gli standard
di vita.
Frankling D. Roosevelt,
presidente USA del "New Deal"
42
L I t a l i a c o me l a s t r a gr a nde
maggioranza delle potenze reduci
dal confl i tto ri spose al l a cri si
economica riportando la lira al valore
che aveva prima del 1914, pensando
c h e u n a l e n t a e
controllata deflazione avrebbe messo
in moto la ripresa. La soluzione
raccolse grande entusiasmo. Lunico
a denunciarne i possibili rischi fu
Keynes, che, inascoltato anche in
Patria, gioc il ruolo di Cassandra,
Infatti ne segu una perniciosa
deflazione, primo passo verso la
terribile crisi del `29. Diverse furono
l e strategi e con cui gl i Stati
corressero questandamento: da un
lato, la Germania adott una politica
di armamenti resa possibile grazie
a d u n a g e s t i o n e p r e s s o c h
autarchica delle barriere, dallaltro
gli Stati Uniti, con il noto New
Deal fornivano alle imprese in
difficolt energie a basso costo come
volano industriale. LItalia, dal canto
suo, si avval se del l i ntervento
dello Stato che accorp le imprese
sullorlo della bancarotta allinterno
dellIri e dellImi.
Fin dallinizio, dunque, il Fascismo in
Ital i a assunse una di mensi one
piccolo borghese che fu lodata da
m o l t i i n u n d o p o g u e r r a
contrassegnato dallavvento di nuove
di t t at ure, camuf f at e o meno,
soprattutto dallinglese Winston
Churchill. Rimane, comunque, da
dire che capire la posizione che a
quei tempi lItalia rivestiva nel
c ont es t o eur opeo
di f f i ci l e i n quanto a
disposizione si hanno
sol o i commenti di
esaltazione del regime
o linformazione che
era lasciata penetrare
dallestero.
L'ALBA DEGLI STATI
UNITI - L entrata in
guerra degli Stati Uniti a
sostegno delle potenze europee
impegnate contro gli imperi centrali,
l i mpero austro-ungari co e l a
Germania, sanc definitivamente il
passaggio da colonia dichiaratasi
indipendente nel 1776 a potenza
mondiale. Gi nel 1823, il discorso
Monroe, con cui era stata notificata
al mondo l a tesi secondo cui
lAmerica dovesse appartenere agli
Amer i cani , aveva dat o avvi o
al l estromi ssi one del l e potenze
europee dal continente e dai relativi
affari.
Tale dottrina ebbe un corollario di
principi definiti isolazionismo. Gli
Stati Uniti si impegnavano non solo
nellestromissione delle potenze
europee dalle due Americhe, ma
anche a disinteressarsi nelle vicende
del Vecchio Continente. Questa
posizione si affievol gradualmente
fino a che Theodore Roosevelt, nel
1904, proclam che gli USA si
assumevano il diritto di intervenire
in qualsiasi parte del mondo gli
interessi americani venissero lesi. La
fine dellisolazionismo avvenne
nel 1917, quando il Presidente
Wilson si impegn a fondare, in sede
della stipulazione dei trattati di pace
che sarebbero susseguiti alla fine
della guerra, la Societ delle Nazioni,
che avrebbe avuto il compito di
redimere i contrasti fra gli stati. Il
caso volle che gli Stati Uniti non
entrassero nellorganismo da loro
stessi creato. Lintervento USA fu,
comunque, lago della bilancia a
favore degli alleati. E il fatto pose gli
USA in una posizione di superiorit
nei confronti di tutte le potenze
mondiali; questa superiorit venne
tenuta aggiornata con armamenti e
basi militari; come la famosa base
naval e di Pearl Harbor che fu
inaugurata nel 1916 e che avrebbe
dovuto fungere da scudo verso ogni
attacco proveniente dal Pacifico. La
strada era tracciata e gli Usa furono
gli arbitri della soluzione della Prima
Guerra Mondiale.
0o ch|cco |o p|0
Antonio Gibelli, La grande guerra degli
italiani 1915-1918, BUR Biblioteca univ.
Rizzoli, 2007
Franco Antonicelli. Trent'anni di storia
italiana 1915 - 1945
Soprattutto mio nonno, Antonio Foddai,
classe 1931
0o
mao|Iesto
d|veotato |cooa
0SA
43
ll th6l0 0l 8011: Vl80 l bl8hNl IF81l II
d| 0r|st|aoo Pro|ett|
L'aoa||s| de||a pro|ez|ooe |oteroaz|ooa|e de||'|ta||a tra |e d0e g0erre mood|a|| ooo p0 presc|odere da||a
part|co|are cood|z|ooe po||t|ca |oteroa cost|t0|ta da||'|o|z|o de||a d|ttat0ra Iasc|sta. || per|odo d|ttator|a|e
cood|z|oo |oev|tab||meote |e d|rett|ve d| po||t|ca estera, determ|oaodo |e a||eaoze verso |a || 60erra
Nood|a|e(parte |}
L' ITALIA NELL' IMMEDIATO
DOPOGUERRA - I trattati di pace
che chiusero la I Guerra Mondiale
furono considerati penalizzanti per
lItalia da opinione pubblica e
governo. Il mito della "vittoria
mutilata nasceva dal fatto che
all'Italia non erano stati riconosciuti
i t e r r i t o r i i n A f r i c a e n e l
Mediterraneo orientale che le erano
stati promessi nell'accordo di Londra
del 1915. L'altra sfida derivava dalla
scomparsa dell'impero Asburgico e
del conseguente vuoto di potere che
si veniva a creare nell'Europa
Danubiana e nei Balcani (dove
aveva visto la luce il nuovo stato di
Jugoslavia). Altre direttrici che
definivano la mappa strategica di
e s p a n s i o n e i t a l i a n a e r a n o
l'ambizione coloniale in Africa e il
tradizionale ruolo nel Mediterraneo.
L O S C A C C H I E R E D E L L E
AL L EANZE - L' i mp o s i z i o n e
dell'influenza italiana nella sponda
ori ental e del l 'Adri ati co per i l
predominio sulle rotte commerciali
diventava, dunque, una primaria
direttrice di sviluppo e la poneva in
evi dente contrapposi zi one con
Germania, Jugoslavia e Grecia. Per
quanto riguarda invece il rapporto
con le altre grandi potenze europee,
con la Francia vi erano contrasti per
la definizione delle sfere di influenza
ne l l ' Eur o pa da nubi a na , ne l
Mediterraneo e, in parte minore, in
Nord Africa. In questo scenario,
l'Inghilterra diveniva il vero ago
della bilancia per quanto riguardava
le aspirazioni italiane e gi dopo la
fine della guerra il governo Facta si
rivolse, senza successo, proprio alla
Gran Bretagna per veder soddisfatte
le proprie rivendicazioni nell'Egeo
(Isole del Dodecanneso) e in Africa
(il territorio del Giuba). Per il resto
Roma intratteneva ottimi rapporti
con Austria e Ungheria e dopo
alcune iniziali difficolt strinse una
stretta intesa con l'Albania.
L'ARRIVO AL POTERE DEL DUCE
- Arrivato al potere, Mussolini fu da
subito molto attento alla politica
estera perch costituiva il mezzo
ideale per incanalare lattenzione
domestica verso lesterno del paese,
r i ducendo l i nt er esse per l e
questioni interne. Nei primi anni di
governo le relazioni con la Gran
Bretagna furono cordiali, soprattutto
grazi e ai buoni rapport i con
l'ambasciatore a Roma Sir Ronald
Graham e al capo del Foreign Office
Austen Chamberlain permettendo di
o t t e n e r e l e c o n c e s s i o n i
precedentemente mancate. Inoltre
sotto l'ombrello dei buoni uffici con
la corona britannica l'Italia persegu
i proprio propositi di espansione nei
Balcani ponendo definitivamente
l ' A l b a n i a s o t t o i l p r o p r i o
controllo grazie al secondo Trattato
di Amicizia del 1926 (fondamentale
per gli interessi italiani poich,
n e l l ' o t t i c a d e l p r e d o mi n i o
sull'Adriatico, limitava l'espansione
di Jugoslavia a nord e Grecia a sud).
Nella zona danubiana lItalia si
costru un ruolo importante come
partner commerciale per l'Austria e
l'Ungheria, riuscendo ad esercitarvi
anche una forte influenza politica.
Soprattutto nel caso di Vienna,
l'Italia si era fatta garante della sua
indipendenza e attraverso agli
stretti rapporti intrattenuti con il
premier Dollfuss e all'appoggio dato
ai nazionalisti di Stahremberg si
poteva tranquillamente considerare
il paese nellorbita di Roma.
DAL 1929 ALL' ASCESA DI
H I T L E R . I L G E R M E D E L
CAMBIAMENTO - Gli anni a cavallo
del decennio furono segnati dallo
scoppio della grave crisi economica
made U.S.A nel '29 che si abbatt
con suoi echi nefasti sul quadrante
eur opeo due anni pi t ar di
r i vel andosi f or i era di grandi
cambiamenti politici. Questo fu vero
soprattutto nel caso della Gran
Bretagna che nel tentati vo di
contrastare la crisi segu l'esempio
statunitense ripiegando su se stessa
e limitando il proprio interesse e i
propri interventi sul continente. In
44
chi ave I t al i a, i r appor t i con
lInghilterra avevano gi conosciuto
un raffreddamento con la salita al
g ov e r n o d e i c o n s e r va t o r i e
l'avvicendamento al Foreign Office di
Chamberlain con Arthur Henderson.
L'ARRIVO AL POTERE DI HITLER
- Con l ' avvento al potere del
Nazismo e l'ipotesi di una Germania
di nuovo forte mi l i tarmente e
i n f l u e n t e p o l i t i c a me n t e s i
prospettava un grande ostacolo
all'espansione italiana in Europa
centrale e nei Balcani. Il rischio di
perdere posizioni strategiche era pi
imminente nel caso dell'Austria,
naturale zona di influenza tedesca
non fosse altro per la vicinanza
linguistica e culturale tra i due
popoli. Mussolini fu quindi da subito
avverso ad Hitler e desideroso di
limitare sul nascere la belligerante
rinascita tedesca. Tuttavia, gli stessi
sentimenti non erano condivisi
dall'Inghilterra che, come detto,
aveva cambiato il suo orientamento
riguardo l'intervento nelle questioni
continentali e al momento non
v e d e v a d i r e t t a m e n t e e
immediatamente minacciati i propri
interessi. Sull'altro versante, le
mutate condizioni dello scenario
europeo ponevano le basi per un
riavvicinamento con la Francia
proprio in funzione anti-tedesca.
LE MANOVRE ITALIANE PER UN
F RONT E ANT I - T E DE S CO -
Mussolini si mosse da subito per
cer car e di ar gi nar e l a nuova
Germania nazista adoperandosi per
la costruzione di un fronte comune
Anglo-Franco-Italiano capace di
t ener e sot t o cont r ol l o Hi t l er
mantenendo vivi gli interessi italiani
i n Europa ori ental e. La pri ma
iniziativa fu quella di proporre la
creazione di direttorio formato dalle
4 grandi nazi oni d' Europa per
dirimere di concerto le
questioni di rilevanza
continentale e coloniali.
Qu e s t o e r a l a v i a ,
secondo Mussolini, di
soddisfare le inevitabili
r i v e n d i c a z i o n i c h e
sarebbero state poste
d a l l a G e r m a n i a
ma nt e ne ndol a pe r
legata agli altri tre paesi
e quindi sotto controllo.
Nel l ' ot t i ca I t al i ana,
l ' el emento deci si vo
doveva es s er e l a
possibilit di trovare
s o l u z i o n i a n c h e
attraverso la modifica
dei trattati di pace
( o t t e n e n d o a n c h e
modifiche territoriali ad
est in Croazia a danno della
Jugoslavia). Lidea per suscit le
rimostranze di vari stati e lintera
proposta venne convertita in un
mero patto di collaborazione per il
mantenimento della pace tra varie
nazi oni . La convenzi one, cos
configurata, non fu mai ratificata ma
Italia e Francia trovarono una
rilevante convergenza di interessi in
funzione anti-tedesca suggellata
negl i accordi di Roma (l ' Ital i a
rinunciava ad ogni rivendicazione in
Tunisia in cambio di alcuni territori in
Africa). In seguito, sull'onda degli
ulteriori timori suscitati dal riarmo e
dal l a rei ntroduzi one del l a l eva
obbligatoria in Germania, si consum
a Stresa un nuovo tentativo per la
costruzione di un blocco comune
anti-tedesco. Questa volta fu la
ritrosia inglese ad impegnarsi in una
al l eanz a mi l i t ar e a l i mi t ar e
decisamente limpatto dellaccordo.
In generale, linteresse italiano a
fermare quella che veniva vista (e si
mani fester) come una nuova
minaccia tedesca dovette fare i conti
con gli interessi degli altri
paesi, meno decisi a variazioni
sostanziali dello status quo. La
progressiva freddezza e poi ostilit
dei governi britannico e francese,
f orse spavent at i dal l a nat ura
dittatoriale del fascismo, contribu a
quellinversione di alleanze che
porter Mussolini a non opporsi pi a
Hitler, bens ad appoggiarlo.
0o ch|cco |o p|0
Storia diplomatica dal 1919 ai nostri
giorni", Duroselle J. Baptiste, ed. LED
Edizioni Universitarie, 1998;
Mussolini e gli lnglesi", Lamb, Richard,
ed. TEA, 2002;
Storia contemporanea. ll Novecento". G.
Sabbatucci, v. vidotto, ed Laterza, 2008.
Due Secoli al Duemila. Transizione,
mutamento, sviluppi nell'Europa
contemporanea (1815-1998j " G. Aliberti,
F. Malgeri, ed.LED Edizioni Universi ,
1999
N0sso||o| e
h|t|er
45
ll th6l0 0l 8011: Vl80 l bl8hNl IF81l 2I
d| 0r|st|aoo Pro|ett|
Le m|re espaos|oo|st|che |ta||aoe determ|oarooo 0o grad0a|e a||ootaoameoto de| oostro paese da Fraoc|a e
8egoo 0o|to, coo |a |oev|tab||e cooseg0eoza d| 0o avv|c|oameoto sempre magg|ore a||a 6ermao|a h|t|er|aoa.
00esto camb|o d| rotta ooo I0 per accompagoato da 0oa ch|ara strateg|a e comport 0oa grad0a|e perd|ta d|
pos|z|ooe |ta||aoa r|spetto a||e pos|z|oo| tedesche, che ho|rooo per preva|ere, determ|oaodo d| Iatto |e p|0
|mportaot| dec|s|oo| |ta||aoe.
L'ETIOPIA - Nell'ottobre del 1935
Mussolini consider che i buoni
rapporti sviluppati con la Francia e il
g e n e r a l e s e n t i m e n t o
di appeasement degl i i ngl esi
costituissero condizioni proficue per
i n i z i a r e l a g u e r r a c o n t r o
il Negus Hail Selassi. La conquista
eti opi ca aveva una mol tepl i ce
valenza poich rappresentava per
l'Italia povera di risorse prime un
b u o n b a c i n o d a c u i
approvvigionarsi, inoltre forniva
l ' o p p o r t uni t d i s v i l up p a r e
u l t e r i o r m e n t e i p r o p r i
commerci realizzando la continuit
territoriale tra le colonie. Altro
elemento da considerare era la
val enza pol i ti ca, l a conqui sta
d'Etiopia si traduceva non solo
nel riscatto dalla umiliante sconfitta
di Adua del 1896 ma permetteva
all'Italia di avere il suo impero
c o l o n i a l e e c o n q u i s t a r e
definitivamente rango di potenza
internazionale. Ad onor del vero, tra
l e moti vazi oni si deve anche
menzionare il desiderio di sfogare in
Africa le ambizioni frustrate nella
zona del Danubio e l'esigenza di
giustificare al popolo le ingenti
spese militari sostenute.
TRA STRESA E LA GERMANIA -
Nelle strategie italiane, la conquista
di un ruolo di rilievo in Europa non
doveva portare alla rottura col
fronte anglo-francese. Al contrario,
Mussolini era persuaso di poter
acquisire il suo "posto al sole e allo
stesso tempo mantenere intatto il
fronte di Stresa. Al momento era
la Francia, sempre pi preoccupata
dal riarmo tedesco, ad essere
l'interlocutore privilegiato, mentre il
governo britannico, ispirato dal
sentimento popolare pacifista e
anti-fascista, era pi distante.
Tuttavia, la volont delle parti di
n o n r o mp e r e i l f r o n t e e r a
testimoniata dai continui contatti
p e r t r o v a r e u n a s o l u z i o n e
diplomatica. Nel dicembre del '35, la
soluzione diplomatica sembrava
esser st at a raggi unt a grazi e
allAccordo Hoare-Laval, ben accolto
da Mussolini. L'accordo prevedeva
l'interruzione della guerra e il
passaggio sotto gestione italiana di
gran parte del territorio Etiopico
mascherato dietro una sorta di
protettorato sotto l'egida della
Societ delle Nazioni (SdN). L'intesa
dovette essere per ritirata dopo
che, divenuta a mezzo stampa di
d o mi n i o p u b b l i c o , s u s c i t
soprattutto in Inghilterra forti
protesti e indignazione popolare.
La denuncia dell'accordo determin
uno strappo determinante e avvi lo
sfaldamento del fronte di Stresa con
le successive prime aperture di
Mussolini verso Hitler.
GLI ULTIMI TENTATIVI - Una
volta vinta la guerra in Africa nel
maggio del '36, Mussolini tent di
riallacciare la vecchia intesa con
l'Inghilterra, segno evidente di
quanto l a contrapposi zi one di
interessi con la Germania e la
diffidenza verso Hitler poneva il
nostro paese ancora dalla parte
del l e due grandi democrazi e
europee. Il primo passo fu una nota
d e l 2 8 m a r z o i n d i r i z z a t a
all'ambasciatore francese a Roma in
cui si auspicava il ripristino del
fronte comune. Soprattutto dopo la
r i oc c upaz i one t edes c a del l a
Renania, la Francia era pi che mai
ben disposta al riavvicinamento
mentre ben diversa era la posizione
del l ' I nghi l t erra. Qui , i l f ort e
sent i ment o ant i f asci st a del l a
popolazione unita all'avversione di
alcuni elementi del governo e la
questione ancora in piedi delle
sanzioni di guerra rendeva difficile il
pr ocesso di r i avvi ci nament o.
Mussolini tent di riguadagnare
l'appoggio inglese attraverso il
lavoro e i contatti dell'ambasciatore
a Londra Dino Grandi con influenti
e s p o n e n t i d e l p a r l a me n t o
i ngl ese (Churchi l l su tutti ) e
46
attraverso concilianti messaggi fatti
apparire sui quotidiani britannici.
Mol t i es ponent i del For ei gn
Office (Wigram, Vansittart Stanhope
e l'ambasciatore a Berlino Phipps)
caldeggiavano il riavvicinamento
all'Italia, non per il capo degli esteri
Eden ancora deciso (vanamente) a
pri vare l ' Ital i a dei frutti del l a
conquista in Africa attraverso lo
strumento delle sanzioni. I tentativi
sembravano aver dato i frutti sperati
quando il 17 giugno il consiglio di
gabi net t o br i t anni co appr ov
l'annullamento delle sanzioni. Ma il
1 luglio alla SdN in seno alle
discussioni per la cessazione delle
sanzioni Eden pronunci un discorso
dai toni anti -i tal i ani i n cui si
deplorava il gesto italiano e si
invitavano i paesi in assemblea ad
astenersi dal riconoscimento della
conquista italiana. In un momento in
cui sembrava possibile il ritorno alla
vecchia amicizia, le parole di Eden
segnarono un solco decisivo nelle
relazioni tra i due paesi.
LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA -
L'Italia vide poi nella guerra civile
spagnola una buona chance per
aprire nuovi fronti di espansione.
Difatti, porre in Spagna la propria
influenza e magari acquisire una
base navale in Marocco avrebbe
post o l ' I t al i a i n posi zi one di
vantaggio a scapito della Gran
Bretagna e soprattutto della Francia
per il dominio del Mediterraneo. La
conseguenza fu un nuovo e pi
deciso avvicinamento ad Hitler. Si
delinearono, dunque, le premesse
per la nascita del cos detto Asse
Roma-Berlino scaturito dagli incontri
di ottobre tra Ciano e Von Neurath e
sanciti dal discorso del 1 Novembre
che Mussolini tenne in Piazza del
Duomo a Mi l ano. Nel di scorso
Mussolini fece spesso riferimenti
all'importanza che il Mediterraneo
aveva per l'Italia non facendo mai
riferimenti alla zona danubiana e
balcanica. La Germania diveniva cos
l'unico possibile alleato con la
conseguente necessaria rinuncia ad
ogni interesse in Europa
orientale e alla difesa
dell'Austria.
I T E N T A T I V I D I
RIAVVICINAMENTO
ANGLO-ITALIANO -
Mussolini non era ancora
del tutto convinto della
bont dell'alleanza con la
G e r m a n i a e
l 'Anschl uss avvenuto
senza preavviso aveva
irritato non poco i vertici
del governo italiano.
Questi avvenimenti
i n s i e m e
all'avvicendamento di
Eden c on Hal i f ax
a l F o r e i g n
Of f i ce f avori rono i l
r i avvi c i nament o c on
l ' I n g h i l t e r r a s f o c i a t o
n e l l ' i n t e s a s u g l i o t t o p u n t i
dell'accordo di Pasqua (Aprile 1938).
Tuttavia, il riavvicinamento non
riusc dato che ormai la storia e il
m u t a m e n t o d e l l e a r e e d i
interessavano tracciato una certa
distanza tra le due potenze e le
r e l a z i o n i e r a n o c o mu n q u e
caratterizzate da una evidente
di f f i denza. Inol tre, gl i i ngl esi
premevano per la firma di un
analogo gentlemen's agreement tra
Fr anci a e I t al i a al moment o
impraticabile alla luce degli ultimi
o r i e n t a m e n t i i t a l i a n i c h e
consideravano la Francia come la
nazione su cui rifarsi per ottenere
nuove conquiste (lo slogan che
risuonava nella Camera dei Fasci e
delle Corporazioni era: Gibuti, Tunisi
e la Corsica). Nel contempo l'Italia,
mu o v e n d o s i s u p i f r o n t i ,
aveva ader i t o al Pat t o Ant i -
Ko mi n t e r n c o n Ge r ma n i a e
Gi appone e aveva aggr edi t o
militarmente l'Albania che di fatto
era gi sotto influenza italiana.
IL PATTO D'ACCIAIO - Nel 1939
l'Europa viveva la consapevolezza
che la guerra era ormai alle porte
per cui anche le scelte di campo e le
a l l e a n z e s i a n d a v a n o
c o n s o l i d a n d o . F r a n c i a e d
Inghilterra avevano approfondito i
loro legami, la Germania premeva
per tramutare il Patto anti-Komintern
in un alleanza militare. Il governo
italiano titubava, rendendosi conto
che non si era pronti ad entrare in
guerra e non lo si sarebbe stata
pri ma del ' 43, ossi a i l tempo
necessario per pacificare i territori
a s s o g g e t t a t i , a mmo d e r n a r e
l ' arti gl i eri a e costrui re nuove
corazzate. Due elementi furono per
f ondament al i per l a s t i pul a
dell'alleanza. L'Italia a causa delle
ultime vicende era rimasta isolata
senza molte alternative all'alleanza
con la Germania, inoltre Mussolini si
er a i l l us o c he l a pol i t i c a di
accodamento alla politica hitleriana
poteva dare grandi frutti in termini di
conqui ste terri tori al i a segui to
dall'impatto che la forza militare
tedesca avrebbe avuto in Europa. La
conseguenza fu la firma dell'Italia di
una patto offensivo redatto in gran
parte dai tedeschi e che era in tutto
e per tutto espressione della loro
volont. Lentrata in guerra a questo
punto divenne inevitabile.
0o ch|cco |o p|0
Storia diplomatica dal 1919 ai nostri
giorni", Duroselle J. Baptiste, ed. LED
Edizioni Universitarie, 1998;
Mussolini e gli lnglesi", Lamb, Richard,
ed. TEA, 2002;
Storia contemporanea. ll Novecento". G.
Sabbatucci, v. vidotto, ed Laterza, 2008.
Due Secoli al Duemila. Transizione,
mutamento, sviluppi nell'Europa
contemporanea (1815-1998j " G. Aliberti,
F. Malgeri, ed.LED Edizioni Universi ,
1999
Aothooy
deo, N|o|stro
deg|| ster|
br|taoo|co
47
L'1ALA UU LA LKKA MUNAL. LA
NA1U L'KUA N1A l19+5199)
'Insieme si puo. Potrebbe essere questo il motto della politica estera a dire il vero non solo italiana . del II
dopoguerra. La realta dei Iatti e che in un mondo che diventa sempre piu bipolare non c`e piu posto per avventurismi
solitari e condotte del tutto indipendenti. L`Italia e a terra e ha bisogno di aiuto, in primis il Piano Marshall, e questo
aiuto necessita di collaborazione stretta. Che si tratti di NATO o delle istituzioni economiche che porteranno alla UE,
il nostro paese riesce ad avere una posizione di inIluenza maggiore grazie alla sua posizione e, contemporaneamente,
gode della guida di personaggi come De Gasperi (dal lato politico) e Mattei (dal lato energetico) per risorgere dalle
ceneri della guerra.
Sono cinquant`anni di pace per un continente che aveva visto guerre pressoche continue, in un contesto dove il
diIIicile equilibrio tra USA e URSS ci avvolge e nel quale comunque possiamo Iar sentire la nostra voce (vedi l`aIIare
di Sigonella).
Nel Irattempo il mondo diventa sempre piu interconnesso, preludio di una globalizzazione che ancora non si
percepisce, ma e gia in movimento.
48
l'l1ll 108N lN lI80F
d| Aotoo|o 0occo
L'0ropa devastata da||a g0erra appeoa cooc|0sa e d|v|sa da q0e||a r|va||t 0SA-08SS che d|verr |a
"cort|oa d| Ierro". L'od|o de| passato v|eoe per sopp|aotato da| des|der|o e0ropeo d| costr0|re o0ove
co||aboraz|oo| per ev|tare a|tr| coo|tt| |o I0t0ro. Per |'|ta||a |'occas|ooe d| 0sc|re da| raogh| deg|| scoohtt|
per cercare d| costr0|re 0o o0ovo I0t0ro |os|eme a| propr| v|c|o|
LA CECA - Al l i ndomani del l a
Seconda Guer ra Mondi al e vi
erano due grandi linee dazione per
c o s t r u i r e l i n t e g r a z i o n e
europea. Una britannica, fondata
sulla necessit di riunire i paesi
europei con vincoli strettamente
difensivi in funzione antisovietica,
e una francese, orientata a risolvere
i l contenzi oso franco-tedesco.
Mentre l opzi one bri tanni ca si
fondava sulla volont di rafforzare la
cooperazione rimanendo in linea con
l al l eanza con gl i Stati Uni ti ,
lopzione francese si basava su un
a c c o r d o e c o n o mi c o p e r l o
sfruttamento di materie strategiche
c o m e c a r b o n e e a c c i a i o .
Q u e s t u l t i m a p r o p o s t a ,
maggiormente volta ad un assetto
collaborativo, mostrava il pregio di
esser e pi or gani ca e meno
dipendente dalle scelte di una
potenza terza come gli USA. La
proposta francese si fondava infatti
su un piano di sfruttamento e
produzione nel settore siderurgico
delineato da Jean Monnet (nella
copertina del Time, sopra)e che il
Ministro degli Esteri dellepoca
Robert Schuman fece suo. Questo
progetto vide la luce il 18 aprile
1951, e pu essere considerato il
pri mo passo struttural e verso
lintegrazione europea.
LA POSIZIONE ITALIANA - La
posi zi one i tal i ana pu essere
sintetizzata con le parole delMinistro
Sforza: "siamo pronti a qualunque
limitazione della sovranit nazionale
a una sola condizione: che gli altri
facciano lo stesso. Il piano di
Sforza per una Europa unita si
fondava sul OECE (Organizzazione
Economica per la Cooperazione
Europea). LOECE avrebbe dovuto
divenire permanente, si sarebbe
dovuta ampliare la cooperazione in
campo economico e sociale, creare
una Corte di Giustizia e un comitato
per la politica internazionale al fine
di defi ni re un assetto di ti po
confederativo. La scelta di Sforza di
attribuire allOECE un ruolo di primo
piano si fondava, in primis, sul fatto
che lOECE essendo organismo di
coordinamento del Piano Marshall
rappresentava una opzione sicura e
realistica per la creazione di una
Europa unita. Inoltre, nel politico
italiano vi era la consapevolezza che
lOECE, con la partecipazione di tutti
i p a e s i d e l l E u r o p a
occidentale, avrebbe permesso
allItalia di sfruttare maggiormente
il suo peso geopolitico e le possibili
frizioni fra grandi potenze agendo
da ago della bilancia in un contesto
completamente differente da quello
auspicato dai francesi. Il progetto
italiano non ebbe luce per a causa
della contrariet dei britannici. Essi
non volevano essere coinvolti in una
stretta cooperazi one europea
tralasciando il loro ruolo di ponte fra
America ed Europa, e quindi il
governo italiano dovette giocoforza
convergere sul progetto francese.
Laccordo sulla CECA, dellaprile
1 9 5 1 , v e n n e r a t i f i c a t o d a l
Parlamento nel marzo dellanno
seguente.
L'INTEGRAZIONE IN MATERIA
DI DIFESA: LA CED E L'UEO - La
CED, acronimo di Comunit Europea
di Difesa, legata alla Guerra
Fredda e alle richieste americane
agli alleati europei. Nel settembre
1950 gli Stati Uniti vollero replicare
ai tentativi espansionistici dei
sovietici su Berlino e sulla Corea del
Nord annunciando un rafforzamento
delle truppe americane in Europa
alla sola condizione che i paesi
europei creassero un si stema
integrato sotto comando unico e
nella quale avrebbero partecipato
anche i tedeschi occidentali. Il
riarmo di questi ultimi indusse i
francesi a definire una proposta che
prese il nome di "piano Pleven con
il quale istituire un esercito europeo
allinterno del quale sarebbero stati
inglobati gli eserciti nazionali. Il
trattato istitutivo della CED fu
siglato a Parigi nel 1952, non senza
malumori soprattutto nellopinione
pubbl i ca francese. In Franci a
49
allepoca sia la sinistra che i gollisti
si mostrarono contrari alla CED, vista
dai primi come uno strumento
dellimperialismo occidentale e dagli
altri come una insopportabile perdita
di sovranit e prestigio nazionale. Al
momento della ratifica il parlamento
francese bocci il trattato istitutivo
della CED, che rimase quindi lettera
morta. Un ulteriore tentativo di
creare una cooperazione europea in
materia di difesa si ebbe con lUEO,
lUnione dellEuropa Occidentale. Con
lUEO gli americani ebbero infine ci
che avevano gi chiesto alla CED: la
Germania fu riabilitata e integrata
nel sistema di difesa collettivo
europeo anche se con al cune
limitazioni.
L ' U L T I MO T A S S E L L O: L A
CREAZI ONE DEL MERCATO
COMUNE E DELL'EURATOM - Nel
1952 il francese Jean Monnet,
allepoca primo Presidente dellAlta
Autorit della Comunit Europea del
Carbone e dellAcciaio, convinse i
Ministri degli Esteri dei governi del
Benelux a proporre la creazione di
un mercat o comune europeo.
Allepoca il Ministro degli Esteri
italiano Gaetano Martino propose di
t enere una ri uni one dei suoi
parigrado della CECA a Messina, per
discutere della proposta. La riunione
di Messi na si concl use con l a
decisione di istituire un comitato di
lavoro presieduto dal Ministro degli
Esteri belga Spaak con il compito
di definire larchitettura istituzionale
di una comunit economica europea
e di una comunit europea per
l energi a atomi ca. I l avori del
comitato durarono due
anni e si conclusero con
la stesura del testo che
avr ebbe cost i t ui t o i
Trattati di Roma del 1957
c h e i s t i t u i r o n o l a
Comunit Economica
Europea e lEuratom.
Dopo la sconfitta, la
perdita delle colonie,
del l I st r i a e del l a
D a l m a z i a , c o n
listituzione del mercato
comune, la partecipazione
nellUEO e nella NATO, mediante il
processo di integrazione lItalia si era
ritagliata uno spazio, per certi versi
comunque angusto, allinterno della
d i a l e t t i c a e u r o p e a e
aveva definitivamente sancito quali
fossero i suoi vincoli di politica
estera. Essa si era definitivamente
emancipata dalla condizione di stato
sconfitto e sedeva allinterno del
panorama europeo priva dei pesi del
passato. Ciononostante le stesse
precondizioni che portarono alla
istituzione della CEE, in particolare il
superamento del l antagoni smo
f ranco-tedesco, porteranno i n
segui t o maggi or i pr obl emi ai
successivi governi italiani, tutti
sottoposti ad un continuo accrescersi
del duopolio di Francia e Germania
a l l i n t e r n o d e l l e i s t i t u z i o n i
comunitarie. Rispetto a queste
problematiche la classe dirigente
italiana ha mostrato di orientarsi fra
un acr i t i co eur opei smo e un
insensato localismo, entrambi privi di
senso e portatori di guasti per il
ruolo internazionale dellItalia e per il
s uo t e s s ut o e c o no mi c o.
Tutelare le istituzioni nazionali
senza nuocere alla cooperazione
europea resta la pi grande sfida del
nostro paese.
0o ch|cco |o p|0
"Guida alla politica estera italiana. Da
Badoglio a Berlusconi", di Sergio Romano
"Storia contemporanea. ll Novecento" di
Sabbatucci Giovanni, vittorio vidotto
"Storia delle relazioni internazionali. Dal
1918 ai giorni nostri", di Ennio Di Nolfo
Paes| membr|
de||a 00A
50
h11ll: ll 0bN0 0lll'I10N0hl lNl8bl1lt l ll 8llll0Nl
t0h00l
d| Aooa Loogh|o|
|| 27 ottobre 1962 oe||e campagoe d| 8ascap oe| press| d| Pav|a mor|va or|co Natte|, Pres|deote de||'ote
haz|ooa|e |drocarb0r| (h|}, a seg0|to de||a cad0ta de| b|reattore s0 c0| vo|ava |os|eme a| p||ota |roer|o
8ert0zz| e a| g|oroa||sta |og|ese w||||am Nc ha|e. No|t| st0d|os| r|teogooo che coo q0esta po||edr|ca hg0ra d|
0omo |ote|||geote e dec|so, coo |od|sc0sse capac|t |mpreod|tor|a||, ex comaodaote part|g|aoo e catto||co
osservaote, mor || sogoo de||'a0tooom|a eoerget|ca |ta||aoa.
LA CARRIERA - Personaggio assai
di scusso, l a cui mort e rest a
annoverata tra i grandi misteri
italiani irrisolti, Mattei stato
secondo alcuni anche un grande
corruttore. Celebre almeno quanto
la sua morte infatti rimasta la
frase in cui affermava: "I partiti
sono come i taxi. Li chiamo quando
servono perch mi portino dove
voglio. Io pago la corsa." La sua
r i l e v a n z a p o l i t i c a i n i z i
quando Mattei decise di mettere in
di s c us s i one quel l e c l aus ol e
del Trattato di Pace con gli Stati
Uniti che, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, imponevano allItalia di
liquidare lAzienda Generale Italiana
Petroli (Agip), una grande azienda
pubblica (il capitale sociale era
conferito per il 60% dal Ministero
p e r i l Te s o r o, p e r un 20%
dal l ' I st i t ut o Nazi onal e del l e
Assicurazioni (INA) e per il restante
20% dalle Assicurazioni Sociali)
istituita nella forma di societ per
azioni con il regio decreto del 3
aprile 1926 per lo svolgimento
d'ogni attivit relativa all'industria e
al commercio dei prodotti petroliferi.
Ma Mattei, che subito dopo la guerra
e una carriera rapidissima ne
diviene Vicepresidente, non ci stava
a cedere ai privati il controllo
sullenergia italiana. Le scoperte di
metano nel 1946 in Emilia-Romagna
e a Caviaga, in Lombardia, resi noti
nel 1949, e i l supporto del l a
Democrazia Cristiana, i cui rapporti
d e r i v a v a n o d a l l e b a t t a g l i e
come comandante partigiano per le
bri gate cattol i che, furono una
motivazione sufficiente per ritardare
l o s c i o g l i me n t o d e l l A g i p .
Progressivamente le azioni della
compagnia iniziarono a salire e,
tramite limpiego di mezzi e metodi
a volte controversi ma efficaci, il
gas inizi ad arrivare in tutte le case
italiane.
L'UOMO E LA POLITICA - E
importante sottolineare che fin da
questo momento Mattei ebbe
lappoggio di De Gasperi (ai quali
dedicato un altro speciale del Caff)
e, soprattutto, di Ezio Vanoni, un
nome oggi sconosciuto ai pi ma
che fu Ministro delle Finanze. Come
si legge sulla rivista CeRDEF della
Scuola superiore dell'economia e
delle finanze: "Vanoni dopo aver
retto il dicastero del Commercio
Estero divenne nel 1948 Ministro
delle Finanze e si distinse subito per
due rilevanti iniziative: il riordino
del s i s t ema t r i but ar i o e l a
v a l o r i z z a z i o n e d i q u e l l e
"partecipazioni statali" che potevano
contribuire alla ricostruzione e dare
avvio ad un effettivo sviluppo
economico. Fu, dunque Vanoni, a
b e n v e d e r e , a t r o n c a r e l a
liquidazione dellAgip che si stava
q u a s i p e r c o n c l u d e r e , e a
permettere la vita del cane a sei
zampe. Una tale presa di iniziativa
non lasci probabilmente indifferenti
g l i St a t i Un i t i . Se c o n d o l
Intelligence memorandum del 17
luglio 1946 dal titolo "Interests" (il
5l
documento custodito nei National
Ar c hi ve s di Wa s hi ngt on) , i l
Dipartimento di Stato registrava che
in quellanno in Italia operassero 44
a z i e n d e a me r i c a n e p e r u n
investimento totale di circa 73
milioni di dollari(la met di tutti gli
investimenti statunitensi in Italia),
dei quali circa un terzo effettuati
dalla Standard NJ, che controllava
una costellazione di aziende del
settore petrolifero e dei servizi
automobilistici.
LE SETTE SORELLE - Linfaticabile
Mattei non si fece intimidire dalle
grandi potenze e costru l ENI
intorno allAgip (nel 1953 ne divent
Presidente). Lobiettivo nella mente
di Mattei rest quello dellautonomia
energetica dellItalia, per questo il
suo progetto entrava inevitabilmente
in competizione con il potere delle
"Sette Sorelle, locuzione coniata da
Mattei stesso per indicare le grandi
i m p r e s e p e t r o l i f e r e c h e
monopol i zzano i l mercato del
greggio. I contatti cercati con Libia,
Marocco, Egitto, Iran e Unione
Sovietica con cui Mattei stipul
accordi non potevano che dare
fastidio, in particolar modo agli Stati
Uniti e le sue "Cinque Sorelle (vedi
il Chicco in Pi). Con queste ultime
p a d r o n e d e l l e r i s e r v e
tradizionalmente aperte allo sviluppo
occidentale, Mattei non vedeva
infatti altra possibilit per il futuro
energetico italiano se
non stabilire accordi con
paesi con i quali gli USA
- e q u i n d i l e s u e
c o m p a g n i e - n o n
intendevano fare affari
per motivi politici. Si
trattava di territori e
risorse dunque ancora
l i beri e faci l mente
sfruttabili da quello
c h e d i v e n t e r i l
gi gante i tal i ano del
petrolio. Fare affari con
p a e s i n o n a l l i n e a t i a
Washi ngton atti r ovvi amente
linimicizia dellamministrazione USA,
tanto che lo scontro con il potere
statunitense non venne nascosto da
Mattei nelle sue esternazioni: "La
politica del monopolio americano
finita. Le nuove realt politiche dei
paesi produttori di petrolio rendono
possibile un nuovo sistema, basato
su accordi diretti tra paesi produttori
e paesi consumatori di petrolio.
L A M O R T E E G L I
INTERROGATIVI - A causa di tali
contrasti e dei risentimenti che ne
derivarono, la morte di Enrico
Ma t t e i , a p p a r e n t e me n t e u n
incidente, ha sempre lasciato aperte
molte ipotesi di assassinio. Riguardo
a i p o s s i b i l i c o mmi t t e n t i o
r e s p o n s a b i l i s i s p a z i a
dall'estremismo di destra, ostile a
Mattei per le sue aperture al
modo arabo, a Israele o alle Sette
Sorelle, dagli Stati Uniti alla mafia.
La morte di Mattei certamente lasci
degli strascichi su chi si avvicin al
suo caso: De Mauro, il Direttore de
lOra di Palermo, che aveva lavorato
al Giorno (quotidiano di Mattei) e
che indag sulla sua morte spar nel
nulla. Anche Pier Paolo Pasolini, il cui
decesso resta avvolto dal mistero, si
interess alla figura di Mattei, tanto
che "Petrolio, un libro incompiuto e
pubblicato postumo che conteneva il
capitolo "Lampi su Eni, spar dalle
carte del manoscritto originale.
0o ch|cco |o p|0
Le Sette Sorelle", ovvero le sette
compagnie nazionalizzate pi ricche al
mondo e che non appartengono a Paesi
OCSE, secondo la classifca stilata dal
Financial Times l' 11 marzo 2007 sono:
Saudi Aramco(Arabia Sauditaj
JSC Gazprom(Russiaj
China National Petroleum
Corporation(Cinaj
National lranian Oil Company(lranj
Petrleos de venezuela, S.A. (venezuelaj
Petrobras(Brasilej
Petronas(Malesiaj
All'epoca di Mattei le Sette Sorelle", di
cui cinque Statunitensi, erano:
Standard Oil of New Jersey,
successivamente trasformatasi in Esso e
poi in Exxon, in seguito fusa con la Mobil
per diventare ExxonMobil (Stati Unitij
Royal Dutch Shell, (Anglo-Olandesej
Anglo-Persian Oil Company,
successivamente trasformatasi in British
Petroleum e ora nota come BP (Regno
Unitoj
Standard Oil of New York,
successivamente trasformatasi in Mobil e
in seguito fusa con la Exxon per diventare
ExxonMobil (Stati Unitij
Texaco, successivamente fusa con la
Chevron per diventare ChevronTexaco
(Stati Unitij
Standard Oil of California(Socalj,
successivamente trasformatasi in
Chevron, ora ChevronTexaco (Stati Unitij
Gulf Oil, in buona parte confuita nella
Chevron (Stati Unitij
La morte d|
Natte| |o 0oa
copert|oa de||a
0omeo|ca de|
0orr|ere
52
l t0Nl80N10, l8 IN blbN1l
d| A|berto 8oss|
Abb|amo Iatto oostra, sepp0r q0| to|ta da| s0o cootesto d'or|g|oe, q0esta Irase d| 6|ovaoo|oo 60aresch| s0 0e
6asper|, che |o q0esto spec|a|e ooo poteva ooo mer|tars| 0oo spaz|o t0tto s0o. La s0a hg0ra orma| q0as|
m|t|zzata, 0oo d| q0e| poch|ss|m| po||t|c| d| c0| com0oemeote s| d|ce: "Ah, c| Iossero ora persooe cos!".
0o'espress|ooe vera aoche per |a po||t|ca estera. |o 0oo de| momeot| p|0 drammat|c| de||a stor|a d'|ta||a, 0e
6asper| ha preso per maoo || Paese daodo 0o cootr|b0to Ioodameota|e oe| Iar passare |'|ta||a da 0o c0m0|o d|
macer|e (aoche a ||ve||o d| coos|deraz|ooe |oteroaz|ooa|e} a 0oa med|a poteoza |o poch| aoo|.
GIOVANNINO - Molti non sanno
che Giovannino Guareschi - tanto
per intenderci, il pap di don
Camillo e Peppone - non stato
solamente un grande scrittore, ma
un vero e proprio protagonista della
vita politica italiana, per circa un
decennio. Uscito dal lager dopo la
Seconda Guerra Mondiale, il ruolo
del suo settimanale Candido nel
c o n t r i b u i r e a l l a v i t t o r i a
democristiana delle storiche elezioni
politiche del 18 aprile 1948 fu
al tamente si gni fi cati vo. Al cuni
giornali stranieri identificano in De
Gasperi e Guareschi la "strana
c oppi a c he ha s c onf i t t o i l
comunismo in Italia. La carriera di
giornalista politico di Guareschi si
i nterromper nel l apri l e 1954,
quando sconter venti mesi di
c a r c e r e , c o n d a n n a t o p e r
diffamazione proprio nei confronti di
De Gasperi (che morir nellagosto
1954), in una vicenda che ancora
oggi presenta molti lati oscuri, che
forse in altri contesti si potr
raccontare. Ebbene, l o stesso
Guareschi, che per ovvie ragioni non
pu essere tenero nei confronti di
De Gasperi, nel 1957 si trover a
scrivere: "(...) Voglio soltanto
rendere omaggio alla verit e
riconoscere che, al confronto dei
campioni politici doggi, De Gasperi
era un gigante.
RICOSTRUZIONE - Quel l o di
Guareschi un rimpianto che cresce
col passare dei decenni. E tra vari
aspetti per cui merita menzioni
speciali, alcune azioni di De Gasperi
- anche se talvolta meno note -
hanno contri bui to i n mani era
determinante alla costituzione di
una politica estera italiana, in un
momento cos decisivo per il Paese
come gli anni della ricostruzione,
dopo che lItalia appena uscita con
le ossa rotte dalla Seconda Guerra
Mondiale. Proviamo a citare per
punti i passaggi salienti della
politica estera di De Gasperi, che
divenne Ministro degli Esteri nel
dicembre 1944 e Presidente del
Consiglio nel 1945:
1) LE MINORANZE ALTOATESINE
- Insieme con il Ministro degli Esteri
austriaco Karl Gruber, nel 1946 De
Gasperi prende l i ni zi ati va di
stabilire un accordo riguardo alle
mi noranze di l i ngua t edesca
altoatesine, un punto di partenza
fondamentale per la soluzione della
questione dellAlto Adige, nellattesa
che venga stabilito che questultimo
rimanga allItalia. Laccordo De
Gasperi-Gruber, firmato a Parigi in
settembre, riconosce agli altoatesini
unautonomia fondata su diversi
punti: parit delle due lingue nella
p u b b l i c a a mmi n i s t r a z i o n e ;
ristabilimento dei nomi di famiglia
tedeschi italianizzati negli ultimi
anni; uguaglianza nei diritti di
ammi ssi one ai pubbl i ci uffi ci ;
revi si one degl i accordi Hi tl er-
Mussolini del 1939, consentendo il
ritorno di chi aveva optato per la
cittadinanza tedesca trasferendosi
nel Terzo Reich.
2) SVOLTA USA - Nel gennaio
1947, De Gasperi il primo capo di
governo i tal i ano a recarsi i n
America. Il suo viaggio negli Stati
Uniti segna di fatto, rendendolo
ufficiale, il legame di dipendenza - o
megl i o, di " i nt er di pendenza
dipendente, cos come stato
definito - nei confronti degli Usa. Un
f at t o oggi che pu appari rci
conseguenza logica e normale degli
eventi bellici, ma che allargando lo
sguardo storico della politica estera
italiana, rappresenta una vera e
pr opr i a svol t a, uno svi l uppo
rivoluzionario da l agli anni a
venire. La politica dellItalia, ultima
tra le grandi potenze europee, non
diminuisce certo lintensit delle sue
relazioni allinterno dellEuropa
continentale, ma nello stesso tempo
53
si apre a quellambiente occidentale
transatlantico che caratterizzer il
periodo della guerra fredda.
3) EINAUDI E MARSHALL - Il
rei nseri mento del l Ital i a nel l a
c o mu n i t i n t e r n a z i o n a l e
eccezionalmente rapido anche in
virt di alcune decisioni di De
Gasperi in sede di politica interna, su
tutte lestromissione nel maggio del
1947 dei mi ni stri comuni sti e
socialisti, che porta alla nascita del
"governo omogeneo De Gasperi-
Einaudi. Una decisione che allinea
lItalia ad altri Stati occidentali
europei lungo il corso anticomunista,
e che precede di poche settimane
l a n n u n c i o d e l 5 g i u g n o
dellinserimento del Paese allinterno
del Piano Marshall. Su questultimo
aspetto furono decisive le pressioni a
Washington e Parigi di Carlo Sforza,
Ministero degli Esteri del Governo De
Gasperi, volte a far ammettere
lItalia allinterno del programma di
ricostruzione europeo.
4) CECA E CED - Infine, last but not
least, il contributo di De Gasperi
as s ol ut ament e f ondament al e
nell'adesione dell'Italia - in prima
linea - nel processo di unificazione
d e l l ' E u r o p a o c c i d e n t a l e .
L'autoesclusione dell'Inghilterra dal
processo conferisce all'Italia un ruolo
maggiore, ma indubbio il ruolo di
De Gasperi nel cammino verso la
creazione della Comunit Europea,
in uno dei momenti pi alti e
felici della politica estera italiana del
dopoguerra. I leader cattolico-
liberali di Francia (Schumann),
Germania (Adenauer) e
Italia sono a tutt'oggi
considerati tra i padri
fondatori dell'Ue, grazie
a una comune visione
storica e politica. L'Italia,
priva di risorse per le sue
materi e si derurgi che,
aveva tutto l'interesse ad
e n t r a r e
nella CECA (Comunit
Economica del Carbone e
dell'Acciaio, "mamma
della CEE e "nonna
dell'UE). Il ruolo di De
Gasperi fu ancora pi
i n c i s i v o n e l l a
d e f i ni z i o ne d e l l a
Comunit Europea di
Di f es a ( CED) . Nel
dicembre 1951, il leader
democristiano ottenne che
nell'articolo 38 del trattato fosse
inserito l'impegno alla costituzione di
un'Assemblea della Comunit di
Di fesa europea el etta su base
democratica. La CED non entr poi
in vigore, impedendo al processo di
unificazione di compiere un deciso
salto in avanti (forse ancor oggi
r i mpi ant o e non c ompi ut o) .
L'impegno dell'Italia prosegu anche
dopo De Gasperi: di certo, lui
l'uomo italiano che pi di tutti si
speso personalmente per un'Europa
unita, forte anche di un consenso
popolare assai considerevole, di
certo non pi raggiunto da alcun suo
successore.
MEDIA POTENZA - In conclusione,
si pu dire che i risultati ottenuti
dall'Italia di De Gasperi tra la fine
degli anni Quaranta e l'inizio
d e g l i a n n i C i n q u a n t a
furono altamente significativi nella
prospettiva storica dell'epoca. Certo
poi saranno semplici premesse ad
u n a p r o f o n d a e r a d i c a l e
t rasf or mazi one del l a pol i t i ca
internazionale, con il superamento di
una di mens i one uni c ament e
nazionale in settori decisivi quali
economia e difesa. In ogni caso,
possibile considerare l'Italia di De
Gasperi una "media potenza del
tempo, di certo in grado di godere di
un'autorit e un prestigio che poche
volte poi stato raggiunto. Ebbene
s: aveva ragione Guareschi, con
quella frase che, cinquantaquattro
anni dopo, cos drammaticamente
attuale.
0o ch|cco |o p|0
ln tre casi, la cui evoluzione/risoluzione
non pu essere attribuita in toto a De
Gasperi, non si pu comunque ignorare il
suo prezioso contributo, quantomeno in
alcune fasi:
la risoluzione del problema delTerritorio
libero di Trieste, amministrato dagli Alleati
e portatore di un evidente risvolto
strategico internazionale, termine a Sud
designato da Churchill di quellacortina di
ferroche divider l'Europa occidentale da
quella orientale. La speranza italiana di
vedersi restituire l'intero territorio si
scontrcon l'evoluzione della situazione
internazionale, che vide la Jugoslavia
staccarsi dall'Unione Sovietica. Usa,
lnghilterra e Francia avevano tutto
l'interesse a coccolare" questo Paese, e
tale orientamento fu decisivo nell'accordo
del 1954, che dopo lunghi e diffcili
negoziati divideva il territorio in una zona
A italiana e in una zona B jugoslava;
ll secondo tema riguarda lecolonie, cui
l'ltalia aveva formalmente rinunciato nel
trattato di pace. Tanto De Gasperi quanto
Nenni e Sforza, suoi Ministri degli Esteri,
intendevano per mostrare alla comunit
internazionale chel'ltalia era come altri
Paesiin grado di assolvere gli impegni di
guida dei popoli ex coloniali alla
democrazia e all'indipendenza nazionale.
ll gioco incrociato tra Usa-lnghilterra e
Urss port ad un nulla di fatto sul tema (in
particolare riguardo laTripolitaniain Libiaj:
all'ltalia verr solamente affdata
l'amministrazione fduciaria
dellaSomaliaper dieci anni;
lnfne, il processo di normalizzazione della
posizione internazionale dell'ltalia si
completer nel 1955,con l'ammissione
all'Onu, grazie al trattato di pace con
l'Austria e all'ammorbidimento post-
Stalindella posizione sovietica, in
precedenza contraria all'ammissione
italiana in un gioco incrociato di veti con
gli Usa, dal canto loro contrari
all'ammissione degli stati satelliti
dell'Urss.
0e
6asper|,
Sch0mao e
Adeoa0er
54
IN Fll 8lN10
d| A|berto 8oss|
0| eravamo |asc|at| pr|ma de||'estate coo || "g|gaote" 0e 6asper|, e |a promessa d| ded|care a||'|ogresso
de||'|ta||a oe||'A||eaoza At|aot|ca 0o cap|to|o a parte, dato || va|ore Ioodameota|e d| q0esto eveoto oe||a stor|a
de| oostro Paese. Perch se ogg| appare asso|0tameote oat0ra|e coos|derare |'|ta||a 0o membro hato, oe|
1948 |e cose ooo stavaoo propr|o cos. Ved|amo come aodata, e perch || 4 apr||e 1949 0oa data che
davvero ha camb|ato |a oostra stor|a.
E' ANDATA COSI' - La decisione
dellinserimento dellItalia allinterno
del Pat t o At l ant i c o s t at a
controversa, e affatto scontata.
I colloqui preliminari degli Usa in
vista della futura alleanza iniziano
gi ne l l ugl i o 1948, e non
contemplano il nostro Paese. Le
prime intenzioni paiono volte a
c onc ent r ar s i s u un al l eanz a
"realmente atlantica, che contempli
dunque i paesi costi eri , dal l a
No r v e g i a a l Po r t o g a l l o . L a
diplomazia italiana in questa fase
r i esce sol o ad aver e al cune
informazioni sugli sviluppi dei
colloqui da qualche funzionario di
dipartimenti di Stati filo-italiani, ma
siamo a livello di voci di corridoio.
L a p r o s p e t t i v a d i u n
inserimento dellItalia nellalleanza
diviene attuale a cavallo tra la fine
del 1948 e linizio del 1949, quando
lambasciata italiana a Washington
riesce a testimoniare il desiderio
i tal i ano di accedere al Patto
Atlantico, e la forte pressione del
n e g o z i a t o r e
f r a n c e s e ( l a mb a s c i a t o r e a
Wa s h i n g t o n B o n n e t ) c i r c a
linserimento dellItalia si rivela
decisiva. La Francia vuole lItalia
nellalleanza per spostare pi a
o r i e n t e i c o n f i n i d i f e n s i v i ,
proteggendo meglio il Mediterraneo
occidentale, e di conseguenza la
stessa Francia e lAlgeria francese. Il
Presidente americano Truman e il
segr et ar i o di St at o Acheson
soppesano a lungo la questione:
lItalia, alla luce del comportamento
nelle due guerre mondiali, in cui in
entrambi i casi ha cambiato fronte,
consi derata un al l eata poco
af f i dabi l e. Le consi derazi oni
strategiche, politiche ed economiche
hanno per la meglio, e cos l8
marzo il dipartimento di Stato
a m e r i c a n o c o m u n i c a
allambasciatore Tarchiani il via
libera ufficiale allingresso dellItalia
nellAlleanza, in qualit di membro
fondatore. Una settimana dopo,
quasi sul filo di lana, il Ministro degli
Esteri Carlo Sforza viene invitato a
Washington per partecipare il 4
aprile alla firma del trattato.
RESISTENZE E OPPOSIZIONI -
Non si pu non dedicare alcune
righe alla modalit con cui lingresso
dellItalia nella Nato venne vissuta
allinterno del nostro Paese, nelle
piazze cos come nel Parlamento. Va
infatti menzionato come De Gasperi
abbia dovuto affrontare non solo
una strenua opposizione di socialisti
e c o m u n i s t i , m a a n c h e
una resistenza proveniente da
n o t e v o l i c o mp o n e n t i d e l l a
maggi oranza, e nel l a st essa
Democrazia Cristiana sono diverse
le incertezze riguardo lAlleanza.
Le ipotesi neutralistiche e pacifiste,
cos come una certa dose di
a n t i a me r i c a n i s mo , t r o v a n o
simpatizzanti e sostenitori anche in
queste fila. Si parla cos di "terza
forza europea, non costretta a
scegliere tra Est e Ovest, fondata
sullautosufficienza dalla cultura
cattolica rispetto al materialismo
angloamericano e al totalitarismo
ateo, o di terzomondismo, volto a
guardare al l al tra sponda del
Medi t er r aneo, pr i vi l egi ando
questarea rispetto ad un cammino
di integrazione europea. In ogni
caso, De Gasperi ha i piedi ancorati
al terreno, e una capacit di visione
tale da cogliere perfettamente
la debolezza di un Paese tuttaltro
c h e i n g r a d o d i p o t e r s i
permettere una politica di neutralit
e isolamento. E va aggiunto che la
stessa Santa Sede, dopo una prima
fase caratteri zzata da vi si oni
distinte, contribuisce a spianare la
strada verso linserimento italiano
nel Patto Atlantico, salutato "con
gioia da Pio XII.
D altro canto, l opposizione di
sinistra quanto mai dura: il PCI
denuncia con forza quella che pare
essere una alleanza imperialistica
con evidenti intenti antisovietici. Il
55
20 aprile, il Congresso mondiale per
la Pace, svoltosi a Parigi con migliaia
di delegati, tra cui 1200 italiani,
prende posizione contro lAlleanza
Atlantica, e d vita a un Consiglio
Mondiale per la Pace, organizzato in
Italia dal Partito Comunista, al quale
legato a doppio filo, al punto che
liniziativa non riesce ad attirare altri
settori della popolazione, e resta cos
marcata come strumento del l a
politica sovietica. Tra le azioni di
protesta del PCI, viene inoltre
organizzata una grande petizione
popolare, che vede la raccolta di sei
milioni di firme, consegnate dal
"fronte della pace al Parlamento nel
mese di luglio.
CONTINUITA' E RIVOLUZIONE -
Considerando tali accadimenti alla
luce del cammino della politica
estera italiana, possiamo porre in
risalto un elemento di continuit e
uno di forte mutamento.
Il primo di questi caratterizzato
dalla certificazione, largamente
percepita e accettata, della posizione
dominante degli Stati Uniti all'interno
dell'alleanza, che rientra per il nostro
Paese nella tendenza addirittura
pr ec edent e al l ' uni t d' I t al i a
di procurarsi un alleato-protettore,
vale a dire la maggiore potenza
europea del momento: basti pensare
ai casi del Secondo Impero francese,
della Germania di Bismarck e del
Terzo Reich. La condizione di fatto di
dipendenza dagli Usa nell'Italia post-
fascista per ancora maggiore,
considerando il forte sostegno alla
ricostruzione e allo sviluppo della
nostra economica.
D'altra parte, la rapida evoluzione
d e l l ' A l l e a n z a A t l a n t i c a
nell'Organizzazione dell'Alleanza (la
NATO) provoca sul piano
s t r a t e g i c o - mi l i t a r e
una trasformazione nel
modo di concepi re e
utilizzare fini e mezzi
del l a pol i t i ca est era
nazi onal e. Trovandosi
a l l ' i n t e r n o d i u n a
s t r u t t u r a m i l i t a r e
sovranazionale integrata,
da cui si dipendenti per
l a di fesa del propri o
t e r r i t o r i o
nazionale, l'Italia non
pu pi pr ender e
iniziative e decisioni
p o l i t i c o -
mi l i tari di pendenti
uni c a me nt e da l l e
scelte del governo del
momento. Ci che per
noi adesso appare un fatto
assolutamente naturale, in realt
i n q u e s t a e p o c a s t o r i c a -
sicuramente non solo per l'Italia -
una vera e propria rivoluzione.
POSIZIONE STRATEGICA - In
conclusione, evidente che nel
dopoguerra la dipendenza di fatto
dell'Italia dagli Stati Uniti da una
punto di vista tanto di sicurezza
economica quanto di sicurezza
politica-militare rappresenti una vera
e propria chiave di volta per il nostro
Paese, che arri ver i n t empi
s or pr endent ement e r api di a
rei nseri rsi a pi eno ti tol o nel l a
comunit internazionale postbellica e
nel sistema economico e politico-
militare dell'Occidente, grazie alla
partecipazione al Piano Marshall nel
1948 e all'Alleanza Atlantica nel
1949.
Tra le motivazioni di tale rapidit vi
sicuramente la volont americana di
accogliere quanti pi alleati possibili
nel confronto con l'Unione
Sovietica. Nello stesso tempo,
per, la geopolitica ha un ruolo di
ri l i evo: fondamental e i nfatti
la posizione strategica del territorio
peninsulare e insulare italiano, per
consolidare il "fianco sud dello
schieramento militare occidentale. E
tali rilievi geopolitici sono validi
ancora oggi: davvero la posizione
dell'Italia potrebbe, anzi dovrebbe
portarci ad assumere un ruolo di
altissimo rilievo all'interno dell'area
del Mediterraneo, e dell'Europa
stessa. Troppe volte invece, e
sempre di pi, ormai rimaniamo a
guardare, rassegnati e convinti di
e s s e r e d e g l i s p a r r i n g
partners, quando invece potremmo
giocare un ruolo da protagonista.
Sarebbe ora che qualcuno iniziasse a
ri cordarsel o, e a muoversi di
conseguenza.
0o ch|cco |o p|0
ll rapporto di dipendenza dagli Stati Uniti,
maggiori sostenitori della Nato, ha
sempre fatto dell'ltalia durante la Guerra
Fredda unalleato tendenzialmente fedele,
disciplinato e disponibileall'interno
dell'Alleanza Atlantica, al di l della
faticosa accettazione, da parte degli Usa,
della presenza nel Paese del pi grande
partito comunista occidentale, e - nel
corso degli anni - della partecipazione al
governo dei socialisti, alleati dei comunisti
nelle epocali elezioni del 1948 e
nell'opposizione all'Alleanza, e
dell'avvicinamento all'area governativa
degli stessi comunisti.
Di fatto, per, l'importanza
strategicadell'ltalia all'interno della Nato
diminuitanel corso della Guerra Fredda.
ln primo luogo, l'uscita della Jugoslavia di
Tito dal blocco sovietico tolse all'ltalia il
pericoloso privilegio" di rappresentare
parte del confne della Cortina di ferro. ln
secondo luogo, l'evoluzione della
strategia missilistica transcontinentale
puntava al confronto diretto Usa-Urss,
rendendo meno essenziale il continente
europeo agli occhi degli americani. Anche
per questo, l'ltalia aderi alla politica di
adeguamento dell'arsenale missilistico
della Nato fondato sugli euromissili",
missili a medio raggio rivolti alla difesa
specifca dell'Europa occidentale, in parte
collocati nel 1983 anche in territorio
italiano.
0oo de| taot|
s|mbo|| hAT0
56
l F8lhVl8 86 0lll'l1ll IF81l II
d| SteIaoo Tore|||
|o q0esto art|co|o tracc|amo g|| or|eotameot| che || oostro Paese ass0ose oeg|| aoo| '80 sotto || 6overoo
soc|a||sta d| 8ett|oo 0rax|. || |eader de| PS| I0 Ia0tore d| 0oa po||t|ca or|g|oa|e, a0toooma dag|| Stat| 0o|t| e
votata a cooIer|re a||'|ta||a 0oa pos|z|ooe d| |eadersh|p oe| Ned|terraoeo, attraverso || d|a|ogo coo t0tt| g||
attor| e 0oa b0ooa dose d| pragmat|smo e rea|-po||t|k.
ARAFAT COME MAZZINI? - "[.]
Io contesto luso della lotta armata
allOLP, non perch ritenga che non
ne abbia diritto, ma perch ritengo
che la lotta armata non porter a
nessuna soluzione. [.]
Con queste parole lallora Presidente
del Consiglio Bettino Craxi arringava
il Parlamento in occasione del voto
di fiducia al suo stesso governo, il 6
novembre 1985, a seguito della
cosiddetta crisi di Sigonella (foto
sotto). Il voto di fiducia venne
incassato e il governo rest in
carica, legittimato dal Parlamento a
perseguire la politica mediorientale
che aveva intrapreso da qualche
anno a quella parte. Ma qual era
questa politica e cosa comportava
per lItalia? Cercando di andare per
ordine, negli anni Ottanta si sono
verificati vari episodi che hanno
potuto testimoniare lattitudine
italiana nei confronti del Medio
Oriente e dei diversi schieramenti
che si erano venuti a creare intorno
ad al cune del l e pi scottanti
questioni dellarea - che, per inciso,
sono per l a maggi or parte l e
questioni che ancora attanagliano
quella zona dopo trentanni - :
soprattutto, il riconoscimento della
Palestina e la questione arabo-
israeliana, la posizione regionale ed
i nt er nazi onal e del l a Li bi a di
Gheddafi, la crisi in Libano.
LA POLITICA ESTERA DEL
PENTAPARTI TO - Ci r c a l a
situazione politica interna, gli anni
Ottanta furono quelli caratterizzati
dal succedersi di governi del
cosi ddetto "Pentaparti to, una
coalizione formata dalla Democrazia
Cristiana (DC), Partito Socialista
Italiano (PSI), Partito Repubblicano
Italiano (PRI), Partito Liberale
Italiano (PLI) e Partito Socialista
Democratico Italiano (PSDI). Tale
formazione, che ha dato vita a ben
dieci governi nel decennio, era stata
f ormata per tenere i l Parti to
Comunista Italiano (PCI) fuori
dallesecutivo, ponendo dunque fine
al cosi ddet t o " compr omesso
storico, caratterizzato da una
c o nv e r ge nz a di i nt e r e s s i e
dallintento di governi di unit
nazi onal e, sotto l a gui da del
democristiano Aldo Moro e dello
storico leader dei comunisti italiani,
Enrico Berlinguer. In tale cornice,
lItalia ebbe dei governi guidati da
personaggi di spicco del panorama
p o l i t i c o i n t e r n o :
soprattutto Giovanni Spadolini (tra il
1981 e il 1982) e Bettino Craxi (tra
i l 1983 e i l 1987) , c on un
intermezzo di Amintore Fanfani tra il
1982 e il 1983. Quella tra Spadolini
e Craxi era una vera e propria
competizione interna, che proprio in
politica estera, e nella fattispecie in
quella diretta verso il Medio Oriente,
a v r e b b e f a t t o e me r g e r e l e
divergenze di vedute tra le due
a n i m e p i " e s t r e m e d e l
Pent apart i t o: appunt o quel l a
socialista e quella repubblicana.
S e l a s e c o n d a s i p u
sostanzi al mente ri condurre ad
u n f i l o - a t l a n t i s mo e f i l o -
americanismo (da non dimenticare
che, a livello internazionale, siamo
ancora in anni della Guerra Fredda),
che nel panorama mediorientale si
sarebbe tinto di posizioni filo-
israeliane, la posizione del PSI si
dimostr ben pi complessa e, allo
st esso t empo, connot at a da
u n a f o r t e v o l o n t d i
autonomia. Nonostante Craxi, primo
Presidente del Consiglio socialista
della storia della Repubblica italiana,
avesse mantenuto ferma e stabile la
posizione italiana nei confronti degli
S t a t i U n i t i , c o n s e n t e n d o
l i nst al l azi one dei cosi ddet t i
"euromissili in funzione anti-
sovietica in territorio italiano (a
Comiso, in Sicilia), la politica estera
sotto la sua guida fu molto pi
estesa e non si limit al semplice
p o s i z i o n a me n t o n e l b l o c c o
occidentale. Erano ben altre le
ambizioni di Craxi che, come stato
fatto notare da molti analisti e
storici, sembra aver condotto la
57
politica estera italiana alla stregua di
un capo di governo presidenziale,
piuttosto che parlamentare. Il leader
del PSI aveva in mente un ruolo da
protagonista per lItalia allinterno
d e l p a n o r a m a r e g i o n a l e
mediterraneo e, in questottica, fu
f a u t o r e d e l
c o s i d d e t t o " e u r o s o c i a l i s mo
mediterraneo, in sintonia con altri
leader nazionali, primo tra tutti il
francese Mitterrand. La posizione
assunta sugli euromissili garant
dunque a Craxi di incassare la fiducia
di Washington, ma al contempo il
nuovo Primo Ministro italiano aveva
in mente una politica pi dinamica e
svincolata rispetto alle rigide regole
bipolari. Per far ci, il Medio Oriente
rappresentava uno dei terreni da
battere con pi forza, con lo scopo di
portare lItalia a giocare un ruolo di
p r i mo p i a n o n e l l a p o l i t i c a
mediterranea.
LA CAUSA PALESTINESE - Nel
perseguire questa nuova direttrice di
politica estera, molto sbilanciata in
favore della causa palestinese,
rispetto allo Stato di Israele, Craxi
ebbe una spalla in quello che
sarebbe stato per un periodo il
suo Ministro degli Esteri: Giulio
Andreotti. Prima di tutti, per ordine
di importanza simbolica e politica, vi
da menzi onare l a questi one
p a l e s t i n e s e . C r a x i a r r i v
a legittimare lOLP (Organizzazione
per la Liberazione della Palestina, lo
storico movimento guidato da Yasser
Arafat), chiamando in causa un mix
di ideali nazionalisti e di diritto
internazionale. Quanto si spinse il
governo italiano nella sua politica
pr o-pal est i nese e pr o-araba?
Abbastanza, se vero che in pi di
u n o c c a s i o n e e s p o n e n t i d i
quellesecutivo - Craxi e Andreotti in
testa - incontrarono Arafat come se
fosse un qualsiasi altro capo di Stato
e ingaggiarono duri confronti verbali
e politici con Israele. Le
reazioni pi critiche a
queste i ni zi ati ve, da
parte interna, vennero
proprio da un alleato di
governo quale Spadolini,
che allora era Ministro
della Difesa (peraltro lo
stesso Spadolini, quando
nel 1982 Arafat fu ospite
in Italia e fu ricevuto dal
P r e s i d e n t e d e l l a
Re p u b b l i c a S a n d r o
P e r t i n i , a v e v a
c a t e g o r i c a me n t e
rifiutato di vedere il
leader palestinese, a
testimonianza della
s p a c c a t u r a c h e
esi steva nel f ronte
interno italiano), mentre
sul fronte internazionale la
posi zi one di Craxi e Andreotti
lasciava gli Stati Uniti quanto meno
scettici, ma attiravano le ire di Tel
Aviv, che accusava Roma addirittura
di filo-terrorismo.
Levento culminante di tale politica si
v e r i f i c c o n l a c r i s i d i
Sigonella, seguita alla faccenda del
sequestro della nave italiana Achille
Lauro. Questa, in crociera sulle coste
del Mediterraneo, fu sequestrata da
un commando di guer r i gl i er i
palestinesi facenti capo al Fronte per
la Liberazione della Palestina (FLP), il
7 ottobre del 1985. Nelloccasione, il
governo italiano riusc a trattare con
i l commando e a f ar s che
rilasciassero gli ostaggi in cambio del
loro trasferimento prima in Egitto e,
dopo, in Tunisia, allora sede dellOLP.
Fu in questo frangente, durante il
volo di trasferimento, che gli Stati
Uni t i i nvi ar ono degl i aer ei a
intercettare il volo in cui vi erano i
guerriglieri, oltre ad Abu Abbas, la
m e n t e d e l d i r o t t a m e n t o ,
costringendolo ad atterrare nella
b a s e a e r e a d i S i g o n e l l a e
circondando il velivolo. Craxi
ordi n ai mi l i tari i tal i ani di
c i r c o n d a r e a l o r o v o l t a g l i
statunitensi e neg al Presidente
statunitense Reagan, che glielo
c h i e s e i n p r i m a p e r s o n a ,
lautorizzazione a prelevare gli
uomini del commando, che sulla
nave avevano ucciso un cittadino
statunitense. Ci avrebbe provocato
una crisi diplomatica tra Washington
e Roma, ma sta a testimonianza di
quanto Craxi si ponesse come
u n d i f e n s o r e d e l d i r i t t o
internazionale anche in questioni
delicate e di sicurezza, adducendo
come motivazione del rifiuto il fatto
che il reato era stato commesso in
terri tori o i tal i ano e, pertanto,
sarebbe stata la giustizia italiana ad
occuparsene. E sarebbe stato proprio
questo episodio a creare una rottura
interna al fronte italiano e a portare
al voto di fiducia del novembre del
1985, nel l a c ui di s c us s i one
parlamentare Craxi si pronunci con
le parole ricordate allinizio di questo
articolo, equiparando la guerriglia
dellOLP agli ideali mazziniani.
0o ch|cco |o p|0
Per saperne di pi sulla politica estera
italiana e su quella internazionale in quegli
anni, si consigliano:

Ennio Di Nolfo,Storia delle relazioni


internazionali. Dal 1918 ai nostri giorni,
Laterza, Roma-Bari, 2008

lstituto Affari lnternazionali (lAlj,L'ltalia


nella politica internazionale, annuari
pubblicati dal 1972 al 1994, Franco Angeli
editore, Milano

Leopoldo Nuti, Dagli euromissili alla fne


della guerra fredda. La politica estera
italiana negli anni Ottanta",
inltalianieuropei, 5/2004

Sulla politica italiana in Medio Oriente, i


rapporti con l'OLP e i Paesi arabi, la crisi
di Sigonella e le altre questioni che hanno
coinvolto l'ltalia, possibile consultare gli
archivi on-line dei due maggiori quotidiani
italiani,ll Corriere della SeraeLa
Repubblica.
S|gooe||a
58
l F8lhVl8 86 0lll'l1ll IF81l 2I
d| SteIaoo Tore|||
P0ot|amo ora |'atteoz|ooe s0| r0o|o da |eader che || 6overoo soc|a||sta d| 8ett|oo 0rax| vo||e dare a| oostro
Paese |o Ned|o 0r|eote e hord AIr|ca. | rapport| am|chevo|| coo |a L|b|a d| 6heddah - ma aoche coo |a T0o|s|a
- r|sa|gooo a q0est'epoca, cos come |'|o|z|o de| oostro |mpegoo |o L|baoo attraverso |a m|ss|ooe de||e
haz|oo| 0o|te 0h|F|L
GLI ARABI E GLI INTERESSI IN
MEDIO ORIENTE - Ma la politica
mediorientale delItalia non era solo
basat a sui val ori del l a cart a
d e l l O N U , m a a n c h e s u l
persegui mento di i nteressi di
pol i t i ca est era, economi ca e
strategica, ben definiti. E non si
limitata alla sola Palestina. Gi nel
1982 lItalia aveva partecipato
senza esitazioni (seppure in seguito
alcune polemiche ci sarebbero
comunque state) alla missione
UNIFIL in Libano, ponendosi come
uno degli attori principali di tale
azione politico-militare-diplomatica,
che ancora oggi ci vede in prima
linea nel Paese dei Cedri. Allo stesso
modo, in quegli anni, mentre tutto il
mondo criticava e isolava il regime
libico di Gheddafi, accusato di
s o s t e n e r e i l t e r r o r i s m o
internazionale, lItalia mostrava di
aver appreso appieno le fondamenta
della Realpolitik che lavrebbero
portata ad essere un partner
commerciale di primo piano per
Tripoli e, allinverso, ad avere
interessi privilegiati in Libia, seppur
con uno stile sicuramente pi sobrio
r i s pet t o ai f as t i di mat r i c e
ber l usconi ana che avr ebber o
caratterizzato la relazione bilaterale
venti anni dopo. Lex Ministro degli
Esteri e Ambasciatore libico in Italia,
Abdurrahman Shalgam, e Andreotti,
hanno confermato nel 2008 che fu il
governo italiano, nella persona di
Craxi , ad avvert i re Gheddaf i
dellimminente bombardamento
statunitense contro la residenza del
Co l o nne l l o ne l 1986, c o me
rappresaglia per gli attentati in una
discoteca di Berlino, che costarono
la vita a molti cittadini statunitensi e
furono sponsorizzati dal regime
libico. In quelloccasione, Gheddafi
riusc a salvarsi dal raid aereo, ma
morirono circa 60 persone, tra cui la
figlia adottiva del Colonnello stesso.
Si tratta dunque di un favore che
lItalia fece alla Libia, ritenendo il
rai d un atto contro i l di ri tto
internazionale e volendo acquisire
una posizione di vantaggio negli
affari libici, dal petrolio alla finanza.
NON SOLO LIBIA: I RAPPORTI
CON LA TUNISIA - L I t al i a
i n q ue s t i a nni v uo l e e s s e r
protagonista nel Mare Nostrum e
la Tunisia diventa dunque un altro
oggetto dellinteresse di Roma.
Siamo in una fase in cui lAlgeria,
pur visitata dai Ministri del governo
Craxi -in quello che a met anni
Ottanta fu un vero e proprio tour
dellesecutivo italiano nelle maggiori
capitali dei Paesi arabi per ricevere
la simpatia e porre le basi per
rapporti preferenziali con quel
mondo-, in un periodo di forti
tensioni sociali. Le forze islamiste
prendono sempre pi terreno e la
v i c i n a Tu n i s i a g o v e r n a t a
dal vecchi o Presi dente Habi b
Bourghiba, che tratta con il pugno
di ferro i movimenti islamisti. In
questa cornice, nel novembre del
1987, i servizi segreti italiani,
insieme a quelli francesi, dirigono
i n d i r e t t a m e n t e o m e n o
la successione di Ben Ali, ritenuto
un uomo dordine, che avrebbe
saputo riportare fermezza politica
nellarea ed evitare una pericolosa
deriva di destabilizzazione che
59
avrebbe interessato, per vicinanza
geografica, anche lItalia. E ancora:
le forniture di armi allIraq di
Saddam Hussein in funzione anti-
Iran, durante la guerra tra i due
Paesi (1980-1988), ma allo stesso
tempo i contatti con Teheran per
gar ant i r s i al c une c ommes s e
c o m m e r c i a l i e d
energetiche; lappoggio al regime
somal o di Si ad Bar r e con i l
trasf eri mento di armamenti a
Mogadiscio, mentre questa in
guerra con lEtiopia, come tentativo
di determinare le sorti del Corno
dAfrica e allo stesso tempo di
f er mar e l i nf l uenza sovi et i ca
nellarea. E continua lantagonismo
con Israele: il 1 ottobre del 1985, in
risposta ad un attacco armato
condotto da elementi dellOLP a
Larnaca (Cipro), che aveva causato
la morte di tre civili israeliani,
laviazione di Israele bombard
pesantemente il quartier generale di
Arafat a Tunisi, uccidendo circa 70
persone, anche se lo stesso Arafat
riusc a sfuggire al raid. Il governo
italiano, quasi unanime, condann
duramente lazione israeliana e
Andreotti, solidarizzando con i Paesi
arabo, arriv ad equipararla alle
Fosse Ardeatine.
UNA POSIZIONE AUTONOMA -
LItalia, dunque, sotto la guida di
Craxi e Andr eot t i aveva una
posizione politica e diplomatica che
si differenziava da quella di semplice
satellite statunitense. Roma svolgeva
un ruolo di mediazione importante
e d e r a p r o n t a a d
e s e r c i t a r e l a s u a
influenza da Damasco a
Tunisi, passando per
Mogadiscio e Baghdad.
Alla base di questa
pol i t i ca vi er a l a
p e r s o n a l i t d i
esponenti politici che
seppero dare al nostro
Paese la visibilit e la
c r e d i b i l i t d i c u i
necessitava presso le ambasciate
arabe. Lazione governativa muoveva
dalla constatazione che, per fare la
pace, sarebbe stato necessario
dialogare con tutti. Partendo da tale
a s s u n t o , Ro ma f u d a v v e r o
protagonista in quella parte di
mondo cos martoriata dalla guerra.
Tangentopoli, la fine della Guerra
Fredda, la polarizzazione interna tra
berlusconiani e anti-berlusconiani,
lappiattimento della propria politica
medi or i ent al e al l e pos i z i oni
statunitensi ed israeliane, sarebbero
stati tutti fattori che avrebbero fatto
cessare quellepoca.
0o ch|cco |o p|0
Per saperne di pi sulla politica estera
italiana e su quella internazionale in quegli
anni, si consigliano:

Ennio Di Nolfo,Storia delle relazioni


internazionali. Dal 1918 ai nostri giorni,
Laterza, Roma-Bari, 2008

lstituto Affari lnternazionali (lAlj,L'ltalia


nella politica internazionale, annuari
pubblicati dal 1972 al 1994, Franco Angeli
editore, Milano

Leopoldo Nuti, Dagli euromissili alla fne


della guerra fredda. La politica estera
italiana negli anni Ottanta",
inltalianieuropei, 5/2004

Sulla politica italiana in Medio Oriente, i


rapporti con l'OLP e i Paesi arabi, la crisi
di Sigonella e le altre questioni che hanno
coinvolto l'ltalia, possibile consultare gli
archivi on-line dei due maggiori quotidiani
italiani,ll Corriere della SeraeLa
Repubblica.
stemma 0h|F|L
60
L'1ALA US1LKKA KA. L AS N
N MUNU Lh UK NUV UUK1N1A
l199Z011)
La Iine della Guerra Fredda dovrebbe portarci a un periodo di grandi speranze e Iinalmente all`opportunita di portare a
termine quei processi iniziati nel quarant`anni di pace continentale appena trascorsi. Nasce l`Unione Europea,
riscopriamo l`importanza di proporci come soldati a protezione della pace nelle missioni ONU, costruiamo legami
economici per il mondo. Il benessere e lo sviluppo dilagano.
Forse pero e proprio tale ottimismo a diventare la nostra condanna. La nascente UE viene costruita su basi
economiche, ma la concordia politica e ancora un miraggio e se le guerre tra grandi potenze in Europa ora non si
combattono piu con le armi, e la pressione economica a diventare la minaccia principale. Il debito pubblico vera
arma di vittoria contro il blocco comunista diventa uno strumento abusato che ci porta ai guai Iinanziari che
aIIrontiamo oggi e la nostra politica estera si trasIorma inIine solo in uno strumento di consenso interno, a seconda
delle convenienze. In breve, ci chiudiamo in noi stessi dando per scontato che Iarsi i Iatti propri sia il miglior modo
per non avere problemi.
E` la minaccia del terrorismo a svegliarci e a Iarci capire che non e cosi e che, anzi, la globalizzazione ha reso piu
vicine molte situazioni esplosive.
6l
18l11 18 l8Ntl l bl8hNl
d| 6|||es 0ava|etto
0gg| come a||ora. A| d| | de||e Iat|che |oteroe, |'|ta||a ha sempre cercato d| trovars|, coo a|teroe Iort0oe, 0oo
spaz|o a0tooomo |o 0o'0ropa dove comaodavaoo | g|gaot| Fraoc|a e 6ermao|a. 0o d|scorso att0a|e adesso
come a| tempo de||a oasc|ta de||a 0om0o|t 0ropea. Per cap|re |'or|g|oe d| ta|| d|oam|che, eccov| q0esto
"ashback" de| oostro spec|a|e s0||a stor|a de||a po||t|ca estera |ta||aoa, re|at|vo a| r0o|o, | s0ccess| e |e
Iat|che de| oostro Paese a||'|o|z|o de||a stor|a de||'0ropa 0o|ta.
EUROPA UNITA? - Nel 1946, nella
citt tedesca di Colonia, Konrad
Adenauer, Alcide De Gasperi e
Robert Schumann - il Ministro degli
est er i f rancese del l epoca, -
sincontrano nel contesto di un
v e r t i c e c r i s t i a n o
democrati co europeo. Mentre
espongono gli ideali democristiani
gettano anche le prime basi di
unEuropa unita. LItalia, grazie in
parte al peso di uno statista quale
De Gasperi, fa parte del nucleo che
ha inizialmente dato vita allodierna
Unione Europea. fra i paesi
f i r mat ar i del t r at t at o CECA
(Comunit Europea del Carbone e
del l ' Ac c i ai o) , c he uni f i c a l a
produzione di carbone e acciaio, e
del trattato CEE, che nel 1957 -
proprio a Roma (foto sotto) -
sancisce la data di nascita del
progetto europeo. Non per questo
per lItalia stata un protagonista
di peso della politica europea ai suoi
al bori . Questa i nf atti ri mane
ampi ament e sot t omessa al l a
volont di Francia e Germania.
L a s s e f r a n c o - t e d e s c o h a
rappresentato, un tempo come oggi,
il motore della vita politica ed
economica dellUnione.
L A P A U R A I N A R R I V O
DALL'EST - Peraltro, lintegrazione
era un dato di fatto allora pi
l ampante di quanto si possa
credere. Nel 1948 gli Stati Uniti
impongono la creazione dellOECE
(Organizzazione Europea per la
Cooperazi one Economi ca) per
coordinare la gestione del piano
Marshall i cui fondi sono destinati a
ricostruire lEuropa distrutta dalla
guerra (e rilanciare leconomia
ameri cana). La ri costruzi one,
inoltre, ha bisogno, oltre che di aiuti
economici, di carbone ed acciaio per
cui la CECA rappresenta una via
logica, oltre che pratica visto che sul
piano della sicurezza le minacce di
guerra sul continente europeo si
erano spostate sempre pi verso
l Est , l a Germani a del Rei ch
h i t l e r i a n o e s s e n d o a d e s s o
rimpiazzata dallUnione Sovietica
stalinista. Un mese dopo ladozione
del trattato CECA, nel giugno 1950
esplode infatti la guerra di Corea e
con essa la Guerra Fredda. In
questo contesto gli Stati Uniti sono
favorevol i ad un ri armo del l a
Germania Occidentale, beneficio che
sar progressivamente concesso
con la sua adesione alla NATO nel
1955.
ITALIA: LUCI... - Come per i suoi
omologhi francesi e tedeschi che
vedevano, gli uni nel progetto
e u r o p e o i l r a f f o r z a m e n t o
della leadership francese a discapito
dei ri val i i ngl esi , gl i al tri l a
possibilit di rivalutare il ruolo della
Germania in Europa, lItalia cerca
nellEuropa unita non solamente una
pac e dur at ur a ma anc he l a
realizzazione di obiettivi nazionali.
In primo luogo, come per i tedeschi,
lItalia uscita sconfitta dal conflitto
c e r c a v a u n a n u o v a
legittimazione con i suoi partner
europei. De Gasperi temeva che non
par t eci par e al r i l anci o del l a
diplomazia internazionale post-
guerra potesse pregiudicare lItalia
e lasciarla al margine. In questo
senso vanno l ette l e adesi oni
effettuate con rapidit dal governo
i tal i ano al l OECE nel 1948 ed
al Consiglio dEuropa nel 1949. In
secondo luogo, con ladesione alla
CEE lItalia sperava di dare slancio
allo sviluppo del Mezzogiorno. Priva
di risorse energetiche come il
carbone e paese storicamente
d emi grant i , l I t al i a avr ebbe
contribuito al piano della CECA -il
cui trattato veniva unito a quello
CEE nel 1957 insieme a quello
EUTRATOM- con lesportazione di
manodopera ricevendo in cambio
aiuti per il suo sviluppo.
. E OMBRE - La vocazi one
europea dellItalia ha contribuito al
progredire della giovane unione. Nel
1965, sotto il governo Moro, gioca
62
un ruolo diplomatico fondamentale
per risolvere la crisi della "chaise
vide (sedia vuota), il blocco delle
istituzioni europee provocato dalla
Francia in disaccordo con la politica
d i r i d i s t r i b uz i o ne d e i f o nd i
della Politica Agricola Comune. Tra il
1 9 7 5 e d i l 1 9 8 4 , d a t a
dellapprovazione dellAtto Unico, il
trattato che rivede e riunifica quelli
del 1957, lItalia protagonista
col Movimento Federalista Europeo il
cui leader carismatico Altiero
Spi nel l i . Il Movi mento otti ene
lelezione a suffragio universale del
Parlamento europeo (che si riunisce
in quanto tale per la prima volta nel
1979) e, per lappunto, la revisione
dei trattati con ladozione dellAtto
Unico Europeo. Questultimo per,
non ri fl etter l e ambi zi oni dei
federalisti lasciando in particolare al
parlamento europeo, un ruolo ancora
marginale nel processo decisionale
della Comunit Europea.
La debolezza politica e diplomatica
dellItalia fu tuttavia pi evidente
ancora prima della nascita della
CEE, in concomitanza con il progetto
di Comunit Europea di Difesa
(CED). De Gasperi era totalmente
favorevole alliniziativa che, come
noto, fu bloccata sul nascere da un
voto referendario della Francia a cui
manc il coraggio di ratificare una
proposta che il suo stesso governo
aveva prodotto senza per valutare
le conseguenze politiche in quanto
implicava la clausola, implicita, del
r i ar mo t edesco seppur i n un
contesto di un esercito europeo.De
Gasperi ebbe da recriminare sul
fallimento dallesperienza della CED
i n qua nt o pe r mol t i que s t a
rappresentava il primo
passo verso la Comunit
Politica.
T R A P A R I G I E
BERLINO - Da quel
momento in avanti la
bilancia diplomatica ha
continuato a pendere
s e m p r e p i
favorevolmente verso
lasse franco-tedesco,
unalleanza sancita nel
1963 con i l trattato
dellEliseo attraverso il
quale De Gaulle ed Adenauer
mettevano definitivamente da parte
i f a n t a s mi d e l l a g u e r r a e ,
soprattutto, affermavano il controllo
di Parigi e Berlino sullavvenire
dellEuropa. stato necessario infatti
aspettare labbandono della vita
politica di De Gaulle nel 1969 per
pot er r i l anc i ar e i l pr oc es s o
dadesione, in particolare della Gran
Br et agna l a c ui c andi dat ur a
rimaneva in attesa da un decennio a
c a u s a d e l v e t o g a u l l i s t a .
Questultimo infatti era convinto che
ladesione di Londra avrebbe influito
sulla leadership francese e cambiato
gli equilibri europei, una previsione
che per altro non fu del tutto
erronea visto che la prima azione
p r e s a d a l l I ng hi l t e r r a f u d i
rinegoziare i fondi regionali per lo
sviluppo, una cosa il cui impatto fu
negativo per lItalia che contava su
queste risorse per il suo sviluppo. Il
fallimento della CED (e della CEP) ha
per anche spento sul nascere le
visioni pi federaliste dellEuropa
l a s c i a n d o p a s s o , i n v e c e ,
a l f unz i ona l i s mo e c onomi c o
sostenuto da Monnet e Schumann.
Lazione diplomatica dellItalia
d e l d o p o g u e r r a , l a c u i
orientazione non era contraria al
funzi onal i smo pur essendo pi
federalista di quella della Francia di
De Gaulle che vedeva nellEuropa
un est ensi one del l a sovrani t
francese, non ha cambiato questa
di rezi one. Anzi , l a conferenza
intergovernativa di Messina del 1955
che precede i trattati di Roma
rilancia il progetto dintegrazione su
basi chi aramente economi che.
Lorientazione funzionalista scelta dai
padri dellEuropa - Adenauer, De
Gaulle, De Gasperi - convinse forse
definitivamente la Gran Bretagna ad
abbandonare il tavolo dei negoziati
di Messina, inducendola a preferire
al progetto europeo, almeno per il
momento, i rapporti privilegiati che,
p r o p r i o e c o n o m i c a m e n t e ,
intratteneva con le nazioni del
Commonwealth.
0o ch|cco |o p|0
Per informazioni pi dettagliate, vi
rimandiamo a una piccola pubblicazione
delMinistero degli Affari Esteri, dedicata
alle missioni italiane dipeacekeeping.
http://www.esteri.it/MAE/doc_dossier/
dossier_pc/dp.pdf
Troverete un po' di storia e una
spiegazione di cosa signifca oggi per
l'ltalia partecipare a queste missioni.
hasc|ta de||a
00A
63
t0l l l F0ll1lt l1l8I
d| 0av|de Teotor|
|o q0est| 0|t|m| art|co|| arr|v|amo hoa|meote a| g|oro| oostr|, cercaodo d| tracc|are |e ||oee |o atto e d|
Iorm0|are, |ohoe, a|c0oe prospett|ve. |o q0esto art|co|o par||amo d| come, oeg|| 0|t|m| aoo|, || 6overoo abb|a |o
parte "abd|cato" a||a s0a prerogat|va d| gest|re |a d|p|omaz|a, meotre a|c0o| graod| or|eotameot| d| po||t|ca
estera veogaoo |mpress| da||e pr|oc|pa|| az|eode che |ovestooo e |mportaoo a||'estero.
A CHI SPETTA LA DIPLOMAZIA -
Nel l a pol i tol ogi a e nel di ri tto
internazionale, la sovranit viene
defi ni ta con al cuni pochi , ma
importanti requisiti su cui essa si
deve poggiare. Uno Stato definito
tale se ha un popolo e un territorio
sul quale esercitare la sovranit.
Inoltre, l'entit statale tale per
cui "superiorem non recognoscet:
in base a questo criterio la gestione
della diplomazia e della politica
estera spettano, o dovrebbero
spettare, solo allo Stato. In realt,
in base al principio di sussidiariet
verticale, secondo il quale alcune
pr er ogat i ve pos s ono es s er e
del egate ai l i vel l i di Governo
inferiori e superiori, negli ultimi anni
abbiamo assistito in Europa ad
u n a mo l t i p l i c a z i o n e d e l l e
"diplomazie. In Italia, da una parte
il decentramento ha fatto s che
Regioni e Province portino avanti
proprie iniziative in tema di politica
estera (soprattutto nell'ambito della
cooperazi one i nternazi onal e),
dall'altra l'ormai lungo dibattito sulla
necessit di avere una politica
e s t e r a c o mu n e d e l l ' Un i o n e
Europea ha portato alla creazione di
un Alto Rappresentante della UE,
attualmente impersonato dalla
impalpabile Catherine Ashton.
Il principio di sussidiariet, per,
pu anc he es s er e i nt es o i n
senso "orizzontale, ovvero come
passaggio di consegne dal settore
pubblico a quello privato. un
concet t o che st a pr endendo
abbastanza piede nel nostro Paese e
che, forse involontariamente, da
alcuni anni si pu applicare anche
alla politica estera nazionale.
SE IL PRIVATO SORPASSA IL
PUBBLICO - Si pu sostenere
infatti che da alcuni anni l'Italia non
abbi a una pol i ti ca estera ben
definita e che le nostre relazioni
internazionali trascurino alcune
r e g i o n i c h i a v e d e l mo n d o ,
come India, America Latina e i
principali Paesi in via di sviluppo
del l ' Af r i ca sub-sahar i ana. La
proiezione verso l'altra sponda del
M e d i t e r r a n e o , d e t t a t a d a
carat t er i st i che squi si t ament e
geopolitiche, rimane, anche se
indebolita e resa pi incerta dopo la
discussa vicenda dell'intervento
Nato in Libia. Per il resto, si
potrebbe dire che gran parte della
politica estera italiana degli ultimi
anni sia il frutto della "diplomazia
personale condotta dal Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, volta
a rafforzare i legami con alcuni Stati
governati da amici del premier:
l a Li bi a del l ' ormai ex l eader
Muhammar Gheddafi, la Turchia di
R e c e p Ta y y i p
Er dogan, Panama gover nat o
dall'imprenditore Ricardo Martinelli,
e soprattutto la Russia di Vladimir
Putin. Relazioni in alcuni casi
discutibili e al limite dell'opportuno,
c o m e c o n
la Bielorussia controllata dall'ultimo
di ttatore europeo, Al eksandar
Lukashenko.
Dall'altra parte, invece, gran parte
del l e r el azi oni i nt er nazi onal i
economiche del nostro Paese sono
tessute e intrattenute dalle pi
grandi aziende che hanno grandi
interessi all'estero e che possono
esercitare anche una certa influenza
a livello istituzionale. Alcune di esse
sono a partecipazione statale - Eni
e Finmeccanica per esempio - ma il
ruolo delle principali istituzioni
politiche spesso marginale nel
det er mi nar ne l e scel t e e gl i
orientamenti.
GLI ATTORI PRINCIPALI - E'
indubbio che uno dei ruoli principali,
per l e i mpl i cazi oni non sol o
economiche ma anche geopolitiche
e geostrategiche, sia giocato dalle
azi ende ener get i che, Eni ed
Edison in particolar modo. Eni
presente attualmente in 79 Paesi
mondiali e si occupa di esplorazione,
es t r az i one e l avor az i one di
i drocarburi . Per dare un' i dea
immediata, nel 2010 l'azienda
64
multinazionale ha prodotto 1,815
miliardi di boe (barili equivalenti) di
idrocarburi al giorno, venduto 97,06
miliardi di metri cubi di gas e
realizzato un utile di 6,32 miliardi di
euro. Le attivit di Eni sono diffuse
pressoch in tutti i continenti: in
Ameri ca (Canada, Stati Uni ti ,
Venezuela, Brasile soprattutto),
Af ri ca (Ni geri a, Gabon), Asi a
( Khaz aks t an, I ndones i a) . I l
Nordafrica e il Medio Oriente sono
aree di attivit molto importanti, con
la Libia elemento strategico. Le
operazioni belliche in corso nei mesi
passati ha costretto l'azienda a
bloccare la produzione, che per sta
per essere riavviata proprio in
queste settimane.
Anche Edison una realt molto
importante, attiva non solo nella
produzione e distribuzione di energia
elettrica ma anche nel settore degli
idrocarburi. Presente in Europa,
Nordafri ca e Medi o Ori ente,
coinvolta nella realizzazione del
gasdotto Gal si , che col l egher
l'Algeria all'Italia attraverso la
Sa r de gna , i ns i e me a d a l t r e
i mportanti azi ende come Enel ,
Sonatrach, Gruppo Hera e Snam
(quindi ancora Eni). In ambito
ener get i c o vanno poi c i t at e
a n c h e E n e l e Te r n a , a t t i v e
rispettivamente nella produzione e
distribuzione di energia elettrica:
mercati importanti di riferimento
sono l'America Latina e i Balcani.
Nel settore automobi l i sti co, l e
atti vi t di Fi at al l ' estero sono
probabilmente le pi conosciute.
Dopo l'acquisto di Chrysler il gruppo
sbarcato anche negli Stati Uniti,
ma at t i vo anche nel r est o
dell'Europa e in Sudamerica: i Paesi
Mercosur (Argent i na, Brasi l e,
Paraguay e Uruguay) rappresentano
il secondo mercato per ricavi, con il
27,9% del totale (pi dell'Italia, che
rappresenta il 27,3% del mercato
italiano). Brasile e Argentina sono
strategici sia per la produzione
(stabi l i menti di Bel o
Horizonte e Cordoba) che
per la vendita.
Il Sudamerica molto
i m p o r t a n t e a n c h e
per Telecom e Tim (dove
in Brasile detiene una
quota importante del
mercato della telefonia
mobile), per Pirelli e
per Fi nmeccani ca, i l
gruppo a partecipazione
statale che rappresenta
il fiore all'occhiello
d e l l ' i n d u s t r i a
nazionale per quanto
ri guarda i l settore
della Difesa. Agusta e
Al eni a, atti ve nel l a
produzione di aeromobili,
sono attive in joint-venture
con la brasiliana Embraer, quarto
p r o d u t t o r e m o n d i a l e , o
sempl i cemente accaparrandosi
commesse con compagnie aeree
locali.
C ONC L US I ONI - L ' e l e n c o
presentato sopra potrebbe risultare
probabilmente stucchevole, ma
importante per sottolineare il valore
s t r a t e g i c o d e l l e n o s t r e
multinazionali che producono e
vendono all'estero, in particolare in
grandi mercati emergenti come
quello brasiliano che sono invece
sostanzi al mente i gnorati dal l e
istituzioni politiche, almeno da quelle
centrali.
Le grandi azi ende, i nsomma,
contribuiscono nel nostro Paese
a determinare gli orientamenti della
politica economica estera. E, in
fondo, non hanno nemmeno troppo
b i s o g n o d e l s o s t e g n o d e l l a
diplomazia nazionale per investire e
vendere i loro prodotti.
In realt, chi avrebbe davvero
bisogno di un sostegno continuo
delle istituzioni statali e di una
politica estera ben strutturata ed
indirizzata, conscia del concetto
di i nt er esse nazi onal e (che
solitamente non cambia a seconda
dei colori politici o delle amicizie
personali di chi al Governo) sono le
centinaia di migliaia di piccole e
medie imprese che costituiscono la
fitta trama del tessuto economico
nazi onal e. In pi , l a recent e
soppressione dell'ICE (Istituto per il
Commercio Estero), decisa nella
manovra economi ca approvata
quest'estate, potrebbe privare le
imprese di un punto di riferimento
istituzionale che, almeno in passato,
aveva avuto una certa importanza.
Le competenze dell'Istituto sono
state trasferite al Ministero dello
Sviluppo Economico, ma ancora non
chiaro cosa accadr in termini
concreti.
Appare per scontato che, in un
periodo critico come quello attuale,
l a p r o mo z i o n e d e l l e n o s t r e
esportazioni dovrebbe essere una
delle linee prioritarie della nostra
politica estera.
0o ch|cco |o p|0
Berlusconi nel mondo", Limes n. 6/2010
L'ltalia dopo l'ltalia", Limes n. 2/2011
Beretta S., Lara l., "ll ruolo dell'ltalia nella
Cooperazione Energetica Euro-
Mediterranea", in lmpresa & Stato",
1/2010
(disponibile al link:http://
www.mi.camcom.it/upload/fle/
1633/816574/FlLENAME/05-BERETTA-
LARA.pdfj
8e|az|oo|
d|sc0t|b|||?
65
FltlkllFlNb ll'l1llN
d| Narco h|edd0
heg|| 0|t|m| deceoo| s| Iatta strada 0oa o0ova moda||t d| 0t|||zzare |e Forze Armate da parte deg|| Stat|,
ovvero q0e||a d| preodere parte a||e cos|ddette "m|ss|oo| d| pace", vo|te a stab|||zzare 0o Paese appeoa
0sc|to da 0o coo|tto. L'|ta||a ha sIr0ttato q0esta moda||t |o mao|era |oc|s|va, Iaceodooe 0oa de||e
pec0||ar|t p|0 r|cooosc|0te de||a propr|a po||t|ca estera. 0a| 0oogo a| L|baoo, r|percorr|amo |e tappe
pr|oc|pa|| cercaodo d| sotto||oeare | p0ot| d| Iorza e d| debo|ezza de| peacekeep|ogoostraoo.
TRE VIE, UN SOLO PAESE -
Novembr e 1961. Nel l a ci t t
di Kindu, in Congo, 13 aviatori
italiani muoiono in una missione
umanitaria sotto legida dellONU.
f orse l a pri ma operazi one di
peacekeeping tradizionale che vede
lItalia impegnata direttamente.
Inverno 2006. Lallora Presidente
d e l C o n s i g l i o , R o m a n o
Pr odi , annunci a i l r i t i r o del
contingente Italiano dallIraq, ossia
la fine della missione di pace Antica
Babilonia. LItalia - come quasi tutti
gli alleati ad eccezione di Inghilterra
e Pol oni a - aveva scel t o di
affiancare gli Usa solo dopo la fine
delle operazioni per la caduta di
Saddam, inviando i propri soldati in
Iraq nel 2003 insieme, tra gli altri, a
Spagna, Australia, Olanda e Corea
del Sud. Il ritiro delle truppe italiane
avviene dopo quello di Spagna e
Olanda, rispettivamente precedenti
di uno e due anni.
Estate 2006. LItalia annuncia linvio
di 3000 uomini in Libano per una
missione di pace successiva al
cessate il fuoco, candidandosi di
fatto come guida e promotrice della
missioneUNIFIL-2. Lintraprendenza
dellItalia trascina nella missione
altri alleati europei, la Francia su
tutti, preoccupati di lasciare a Roma
un capitale di credito politico troppo
ampio in unarea tanto cruciale del
mondo.
Delineate in una maniera forse
troppo rude, ecco le tre vie italiane
al peacekeeping, che corrispondono
alle tre facce di politica estera
esibite dal nostro paese negli ultimi
50 anni. Di sicuro ha prevalso la
strada dellimpegno, pi o meno
c o n s a p e v o l e o p i o me n o
rispondente ad una linea chiara di
politica estera. Che fosse sotto
legida dellONU o preoccupata di
non scontentare gli alleati europei
ed atlantici, lItalia ha investito
molto nella partecipazione alle varie
mi s s i oni di peac ekeepi ng e
stabi l i zzazi one da "presunto
d o p o g u e r r a ( l e g g i I r a q e
Afghanistan) in varie aree del
Mondo, dai Balcani al Medio Oriente,
allAfrica Centrale. Nel periodo della
missione in Iraq oltre 12000 soldati
i t al i ani er ano i mpegnat i i n
operazioni oltre confine.
PERCHE' PARTIAMO? - Per capire
il percorso dellItalia nel costruirsi
un ruolo credibile come forza di
pace bisogna chiedersi cosa abbia
m o s s o i G o v e r n i
italiani nellinvestire uomini e risorse
nelle missioni militari allestero. Una
ragi one fondamental e stato
il desiderio di acquisire nuovo
peso nella propria politica estera:
limpegno nelle missioni di pace
avrebbe dovuto garantire prestigio e
credito da spendere sia con i vicini
geografici e politici, sia con i paesi
liberati e stabilizzati. In aggiunta,
soprattutto per quanto riguarda
i conflitti nei Balcani, lintervento
i t a l i a n o mi r a v a a c e r c a r e
d i n e u t r a l i z z a r e p o t e n z i a l i
pol veri ere di stanti sol o pochi
chi l omet ri dai nost ri conf i ni .
C o n s i d e r a n d o e n t r a mb e l e
prospettive, il bottino delle nostre
66
missioni stato spesso magro. Il
presti gi o i nternazi onal e di cui
pensavamo di essere creditori ci
stato riconosciuto, vero, ma solo in
parte. Nelle cosiddette missioni
"americane, in Iraq ed Afghanistan,
il nostro ruolo stato pi quello di
partecipanti a volte oscillanti tra il
timore di scontentare gli alleati e i
vincoli di unopinione pubblica che,
soprattutto durante i primi anni di
que s t e mi s s i o ni , ha s pe s s o
protestato per le missioni di pace per
le quali si registrano pesanti perdite
in termini di vite umane.
C ' E ' U N A T E R Z A V I A ? -
L intervento inLibano sembrava
offrire la svolta per una politica
estera personale e in prima linea
dellItalia. Libera dal coordinamento
americano - gli USA con le questioni
Afghanistan e Iraq ancora aperte si
liberarono volentieri dallonere di
intervenire direttamente - e con la
Francia che per interessi diretti
titubava nellintervenire in prima
persona, lItalia si trovata nella
possibilit nuova di dare una propria
linea alla politica estera mondiale. In
questa porta spalancata verso delle
prezi ose boccat e di prest i gi o
internazionale si tuffato il Governo
i t al i ano di quegl i anni , c on
investimenti notevoli, ripagati da un
discreto successo, sia sul campo che
nelle relazioni internazionali. Si pu
dire infatti che lintervento in Libano
e lassegnazione del comando della
missione UNIFIL-2 abbia coronato il
pr ocesso di i mpegno sempr e
maggiore dellItalia al fianco delle
altre potenze militari mondiali.
Nonostante questo lItalia paga
ancora la natura episodica delle sue
decisioni. Proprio quando
il capitale di credibilit e
prestigio poteva essere
sfruttato nella regione,
lItalia ha nuovamente
esi tato, ri pi ombando
nel l a subordi nazi one
della politica estera a
q u e l l a i n t e r n a e
rinunciando di fatto a
conf ermare i l suo
ruolo come di leader
nella regione.
G L I I T A L I A N I
ALL'ESTERO - Di fatto, la via
italiana al peacekeeping va ricercata,
pi che nelle linee guida spesso
deboli o contrastanti dettate dai
Governi che si sono succeduti negli
ultimi trentanni, nelle peculiarit dei
militari italiani in missione allestero.
Poco propensi ad usare la forza
militare e sicuramente pi incisivi
sotto laspetto diplomatico, sono
s pe s s o i s o l da t i i t a l i a ni a d
accumulare credibilit e simpatia
presso le popolazioni aiutate per
conto del paese che rappresentano.
Ma queste caratteristiche altro non
sono che lapproccio alle missioni di
pace di unintera nazione, emotiva e
tendenzialmente molto restia ad un
impegno che possa causare perdite
o permanenze prolungate allestero
dei propri soldati.
Limpegno dellItalia degli ultimi
ventanni non rende ancora giustizia
del ruolo che potrebbe rivestire
come forza di pace e stabilizzazione
in molte delle aree pi esplosive del
pianeta. La sostanziale assenza -
fatta eccezione per la Libia - di
coinvolgimenti diretti legati a periodi
coloniali pi o meno foschi la
rendono una delle poche nazioni in
grado di spendere una genuina
credibilit verso le popolazioni da
a i u t a r e . I n a g g i u n t a , l a
proverbiale Italian way dei nostri
soldati contribuisce ad accrescere
questa sorta di aura di prestigio e
autorit non interessata, che pochi
altri paesi possono vantare. Tuttavia,
i limiti dellItalia come leader delle
missioni di pace internazionali vanno
ricercati ancora una volta nella
politica interna e nella balbettante
subordinazione in cui questa relega
le linee guida di politica estera,
ancora troppo spesso orientate nel
non scontentare gli alleati pi
influenti.
0o ch|cco |o p|0
Per informazioni pi dettagliate, vi
rimandiamo a una piccola pubblicazione
delMinistero degli Affari Esteri, dedicata
alle missioni italiane dipeacekeeping.
http://www.esteri.it/MAE/doc_dossier/
dossier_pc/dp.pdf
Troverete un po' di storia e una
spiegazione di cosa signifca oggi per
l'ltalia partecipare a queste missioni.
Nezz| 0h0
|ta||ao| |o
az|ooe
67
8l11l F8lllll
d| Pao|o Va|vo
Stato e 0h|esa: 0o rapporto che ha rappreseotato 0oa costaote |oe|0d|b||e de||a po||t|ca, ooo so|o |oteroa ma
aoche estera, de||a stor|a |ta||aoa. 0a||a r|g|da oppos|z|ooe de| Vat|caoo a| oeooato Stato |ta||aoo de| pr|m|
deceoo| a||a r|cooc|||az|ooe d0raote | pr|m| aoo| de| Fasc|smo, che port a||a st|p0|a de| Patt| Lateraoeos|, hoo
ag|| sv||0pp| p|0 receot| de| papat| d| 6|ovaoo| Pao|o || e 8eoedetto XV|. cco come |a 0h|esa ha d| vo|ta |o
vo|ta s0pportato opp0re ostegg|ato |e sce|te de||a po||t|ca estera oaz|ooa|e.
UN INIZIO DIFFICILE - Nella
storia dei rapporti tra la Santa Sede
e l'Italia a partire dal 1861, si pu
individuare una prima grande fase
dominata dalla "Questione Romana,
che si conclude con la stipula
dei Patti Lateranensi nel 1929. Nei
primi decenni dell'Italia unita la
l egi sl azi one ant i cl er i cal e del
governo, da una parte, e il non
expedit (ovvero il divieto per i
cattolici di partecipare alla vita
politica nazionale, stabilito da Pio IX
nel 1874) dall'altra, aumentano la
distanza tra il "paese reale (il
popolo) e il "paese legale (le
istituzioni). Per quanto riguarda la
politica internazionale, la Santa
Sede - privata definitivamente di
ogni sovranit territoriale nel 1870
- alla ricerca di una sponda
europea che possa appoggiare le
sue r i vendi cazi oni . A quest o
proposito Leone XIII (1878-1903)
mostra inizialmente di appoggiare la
politica favorevole alla Triplice
Alleanza espressa all'interno della
Curia romana dal cosiddetto "nucleo
tedesco, guidato da mons. Luigi
Galimberti. Si tratta di una politica
" e v o l u z i o n i s t a , c h e mi r a
ad ammorbi di re l a posi zi one
dell'Italia facendo leva sui rapporti
internazionali di quest'ultima.
Con l'arrivo del nuovo segretario di
Stato Mariano Rampolla del Tindaro
(1887) il quadro muta radicalmente.
Ra mp o l l a i n f a t t i p r o mu o v e
un orientamento filo-francese il cui
obiettivo lo scardinamento della
Triplice Alleanza per isolare l'Italia
attraverso un ri avvi ci namento
franco-austri aco: tal e pol i ti ca
coster allo stesso Rampolla il "veto
di esclusione da parte dell'Austria-
Ungheria al conclave del 1903, dal
quale uscir eletto il patriarca di
Venezia Giuseppe Sarto.
M e n o a t t i v o s u l l a s c e n a
internazionale Pio X (1903-1914);
papa Sarto si affida per gli affari pi
i mportanti al l a sua segreteri a
particolare, la "Segretariola, che si
occupa sopratutto delle questioni
r el at i ve al l ' I t al i a, dal l a cr i si
modernista ai rapporti sempre
delicati con le autorit civili.
G L I A N N I D E L L A
CONCILIAZIONE - Il pontificato di
Giacomo Della Chiesa (Benedetto
XV, 1914-1922) vede l'avvio di
una "conciliazione ufficiosa, che
resiste alle tensioni suscitate dalla
Prima Guerra Mondiale (di cui un
esempio l'esclusione della Santa
Sede dalle trattative di pace, sancita
dal Patto di Londra su richiesta
italiana). Nel 1919 il cardinale
s e g r e t a r i o d i S t a t o P i e t r o
Gasparri invia mons. Bonaventura
Cerretti a Parigi per discutere in via
preliminare e confidenziale i termini
di una soluzione della Questione
Romana con il presidente italiano
Vittorio Emanuele Orlando. Nel
1924 il Vaticano favorisce la ratifica
del Trattato di Roma tra Italia e
Jugoslavia, agendo sui deputati
cat t ol i ci croat i e sl oveni del
parlamento jugoslavo attraverso il
n u n z i o a B e l g r a d o m o n s .
Pellegrinetti.
N e g l i a n n i c h e p r e c e d o n o
l'"accelerazione totalitaria del
r egi me f asci st a, i l Vat i cano
condivide con l'Italia importanti
i ndi ri zzi di pol i ti ca estera (
emblematico in questo senso lo
sf orzo comune per di f endere
l ' i n d i p e n d e n z a d e l l ' Au s t r i a
dall'espansionismo tedesco), ma il
progressivo avvicinamento dell'Italia
al l a Germani a nazi sta susci ta
reazioni molto negative Oltretevere;
tuttavia la volont di denunciare
uni l ateral mente i l Concordato,
attribuita a Pio XI (1922-1939) negli
ultimi mesi del suo pontificato
(contro la volont di gran parte
della Curia) e attualmente oggetto
di dibattito in sede storiografica,
non ha trovato ad oggi un riscontro
documentario convincente.
68
IL DOPOGUERRA E LA DC -
Durante il lungo pontificato di
Eugenio Pacelli (Pio XII, 1939-1958)
il romano mons. Domenico Tardini
a occuparsi pi da vicino degli affari
pol i t i ci del l a Sant a Sede; i l
br es c i ano Gi ovanni Bat t i s t a
Montini rappresenta invece un punto
di riferimento per Alcide De Gasperi
e l a nuova c l as s e di r i gent e
democristiana, anche a seguito del
precedente impegno nell'Azione
Cattolica.
All'indomani della fine del conflitto
mondiale, la Santa Sede segue con
attenzione i lavori dell'Assemblea
Costituente; in materia di rapporti
tra Stato e Chiesa, il Vaticano
appoggi a l a f ormul azi one del
f uturo arti col o 7 proposta da
Giuseppe Dossetti: Lo Stato e la
Chiesa cattolica sono, ciascuno nel
proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti
Lateranensi. Le modifcazioni dei Patti
accettate dalle due parti, non richiedono
pr ocedi ment o di r evi si one
costituzionale.
Il giudizio sulle vicende italiane fa
emergere alcune differenze tra le
due anime della segreteria di Stato
di Pio XII: mentre Montini sostiene
l'unit politica dei cattolici nella DC,
Ta r d i n i p i c a u t o , n o n
disapprovando a livello di principio
un pl ural i smo di posi zi oni ma
escludendo aperture a sinistra;
entrambi, in ogni caso, sono contrari
al blocco cattolico-conservatore
prospettato da Luigi Gedda nel 1947.
An c h e l ' i n g r e s s o d e l l ' I t a l i a
nel l 'Al l eanza Atl anti ca susci ta
opi ni oni di scordanti : Tardi ni
pi uttosto contrari o, ri tenendo
preferibile per l'Italia una posizione
i nternazi onal e di neutral i t e
t e m e n d o s o p r a t t u t t o u n
coi nvol gi ment o del l a
Santa Sede; Montini si
esprime invece in senso
favorevole, confermando
la sua vicinanza a De
Gasperi. Anche Pio XII,
nonostante l e i ni zi al i
perplessit, decide infine
di approvare la scelta
atlantica dell'Italia.
I pontificati di Giovanni
XXI I I ( 1 9 5 8 - 1 9 6 3 )
e Paolo VI (1963-1978)
at t r aver sano anni
cruciali per la Chiesa
italiana: l'ottimismo
suscitato dal Concilio
V a t i c a n o I I
(1962-1965) deve fare
i conti con una fede
sempre meno praticata e
vi s s ut a i n ampi s t r at i del l a
popol a z i one , me nt r e c r e s c e
l'insofferenza di parte del clero e del
laicato per il magistero pontificio,
e v i d e n t e n e l c a s o
d e l l ' e n c i c l i c a H u m a n a e
vitae (1968). Papa Montini interviene
nelle questioni italiane attraverso la
Segreteria di Stato e altri canali:
negli anni in cui viene introdotta la
legge sul divorzio e si inizia a
di scutere di una revi si one del
Concordato, il papa si confronta a
pi riprese con il segretario della CEI
mons. Enrico Bartoletti, con il quale
l'ambasciatore italiano presso la
Santa Sede Gian Franco Pompei
elabora una prima bozza del nuovo
Concordato.
WOJTYLA E RATZINGER: GLI
ULTIMI SVILUPPI - Il maggiore
protagoni smo del l a Conferenza
Epi scopal e cont raddi st i ngue i
rapporti tra Stato e Chiesa in Italia
nel pontificato di Giovanni Paolo
I I ( 1 9 7 8 - 2 0 0 5 ) , a p a r t i r e
dall'accordo-quadro del 1984, che fa
della CEI il soggetto competente a
trattare con l e i sti tuzi oni
italiane in diverse materie, tra cui i
beni culturali e il finanziamento
pubblico alla Chiesa cattolica. Nel
confuso quadro generato dalla "fine
della Prima Repubblica, con la
diaspora politica dei cattolici che ne
conseguita, le istituzioni italiane
trovano nella CEI del cardinale
Cami l l o Rui ni un i nterl ocutore
privilegiato. Con Benedetto XVI la
situazione appare meno definita: in
un'importante lettera al presidente
della CEI Angelo Bagnasco (25
marzo 2007) il segretario di Stato
Tarcisio Bertone ha infatti rivendicato
implicitamente un ruolo pi attivo
per s nei rapporti con le autorit
civili. L'attuale crisi economica e
politica, che ripropone il problema
del ruolo dei cattolici nell'arena
pubblica (i cui termini sono stati
lucidamente evidenziati dal cardinale
Bagnasco a Todi, il 18 ottobre 2011),
dar sicuramente vita a nuove
occasioni di confronto.
0o ch|cco |o p|0
L'espressione Questione Romana"
stata sempre utilizzata in riferimento ad
almeno due aspetti di un medesimo
problema. Fino al compimento dell'Unit,
nel 1870, il termine indicava soprattutto il
problema costituito da Roma, che il
movimento risorgimentale e la politica
sabauda volevano come capitale del
nuovo Stato, ma che era ancora oggetto
della sovranit temporale del pontefce.
Dalla breccia di Porta Pia" (20 settembre
1870j fno alla Conciliazione (11 febbraio
1929j, l'espressione stata utilizzata in un
senso pi ampio, per indicare il
complesso e drammatico problema dei
rapporti tra Stato e Chiesa in ltalia. l Patti
Lateranensi, che da una parte (con un
Trattato internazionalej riconoscevano alla
Santa Sede la sovranit sulla Citt del
vaticano e dall'altra (con un Concordatoj
regolavano i rapporti tra Stato e Chiesa in
ltalia, risolsero defnitivamente la
Questione Romana".
F|rma de| Patt|
Lateraoeos|
69
Z01Z UL1K... qAL KUS11V, U11V
UUK1N1A K L'1ALA7
Esiste solo una domanda alla quale dobbiamo ancora rispondere e, in eIIetti, e Iorse la piu complessa. Quali
prospettive internazionali esistono per l`Italia in Iuturo? E` diIIicile andare nello speciIico e non solo per l`enorme
complessita dei rapporti internazionali, dei quali solo dopo l`11 settembre 2001 sembriamo esserci Iinalmente resi
conto. In generale, molto importanti cambiamenti stanno veriIicandosi anche in questi giorni, in questi mesi e
modiIicheranno il nostro essere una nazione tra tante altre nazioni.
Esiste pero un punto che possiamo prevedere con abbastanza certezza. L`Italia non camminera piu da sola e la sua
politica estera non potra piu essere indipendente. Perche il nostro paese possa mantenere un ruolo importante sulla
scena internazionale, dovra esserci unita d`intenti, aspirazioni e interessi con i nostri partner europei. I primi passi si
stanno Iaticosamente compiendo oggi, sperando possano essere il preludio di qualcosa di piu concreto.
In un certo senso, si puo dire che 150 anni dopo, la politica estera italiana chiude il cerchio: e nata quando uno statista
piu accorto degli altri ha deciso di aprire la mappa europea al posto di quella italiana. e chiude oggi un ciclo aprendo
quella stessa mappa europea, cambiata Iorse un po` nei conIini ma che rappresenta sempre la nostra necessita di
riscoprirci parte di qualcosa di piu grande. E il nostro sguardo, ora come allora, non puo Iermarsi li, o rimanere
prigioniero solo di cio che accade a breve distanza da casa. Oggi come allora dobbiamo guardarci intorno, anche
lontano, per capire se esistano nuove Crimee non nel senso di guerre, naturalmente, ma di opportunita nelle quali e
importante buttarsi per non rimanere piu isolati. Anche oggi ci chiediamo spesso: ma che ci andiamo a Iare in un certo
posto? Perche teniamo rapporti laggiu?
Pensiamo bene a che risposta dare: del resto, quanto valeva per noi quella piccola e distante penisola nel XIX secolo?
Nulla. Eppure era tutto.
70
F01lNl 0l Ftl IF81l II
d| Nar|oa 0a|c0|||
Per compreodere |e mot|vaz|oo| strateg|che de||a costaote e cosp|c0a partec|paz|ooe de||'|ta||a de||a secooda
rep0bb||ca oe||e cos|ddette "m|ss|oo| d| pace" e d| q0e||e d| |otta a| terror|smo - stor|cameote |e meoo
comprese e p|0 v|t0perate da||'op|o|ooe p0bb||ca - s| deve Iorse Iare |o sIorzo |ote||ett0a|e d| hg0rars| |'|ta||a
oe||'amb|to de|p|ayersmood|a|| e || r0o|o che || oostro paese ha g|ocato - o ha q0aotomeoo amb|to a g|ocare
- oe| s|stema |oteroaz|ooa|e deg|| 0|t|m| veot'aoo|.
UNA " NUOVA" P OL I T I C A
ESTERA - Con la fine della Guerra
Fredda, la vittoria del liberalismo e
l a spi ccata auto-referenzi al i t
dellOccidente nel farsi garante di un
ordine globale votato alla diffusione
della stabilit e della democrazia
hanno imposto a quegli stati che
avevano scelto, dopo il crollo
dellUnione Sovietica, di cavalcare
questa specifica "idea di mondo
una radicale riformulazione delle
loro prerogative: definire la propria
c ol l oc az i one i nt er naz i onal e,
proiettare potenza oltre i confini
nazionali e acquisire credibilit tra
g l i a t t o r i g l o b a l i a n d a t o
progressivamente a coincidere,
nel l ul ti mo ventenni o, con l a
capacit di orientare la propria
pol i ti ca estera verso l e aree
geopolitiche instabili al fine di
"fornire sicurezza e garantirne il
mantenimento.
L' ITALIA SI ADEGUA - Se
ripensiamo agli anni 90, in questa
chi ave che dobbi amo l eggere
lattivismo internazionale italiano in
Somalia, Bosnia, Albania e Kosovo:
esso ha risposto, in altri termini,
alla primaria necessit per lItalia di
integrarsi nel nuovo sistema globale
e di farlo, non sotto le vesti di chi
asseconda per inerzia il mutamento
sistemico, ma con la specifica
ambizione di esserne, in certa
misura, promotrice. La primazia di
questo obiettivo strategico negli
ultimi due decenni stata, daltra
parte, tanto forte da appiattire nella
sostanza le divergenze in politica
estera tra i governi di destra e di
sinistra: entrambi, infatti, hanno
punt ua l me nt e a ppr ova t o l a
parteci pazi one del l Ital i a nel l e
missioni militari internazionali.
Linizio del nuovo millennio non ha
fatto che marcare la continuit con
q u e s t a l i n e a p o l i t i c a : l a
par t eci pazi one al l e mi ssi oni
in Afghanistan, in Iraq e in Libano
meridionale, che hanno disegnato lo
scenario internazionale di questi
ultimi 10 anni, ha avuto per lItalia il
senso di reiterare e rinvigorire la
sua aspirazione a svolgere un ruolo
chiave nel contesto globale, in
p r i m o l u o g o c o m e p a e s e
d e l l A l l e a n z a A t l a n t i c a e ,
secondari amente, come attore
eur opeo: i n l i nea, ci o, con
l ambi zi one di Br uxel l es nel
vol er proporre l Europa come
"security provider deccellenza e
fornitore di assistenza umanitaria
nelle aree di crisi e conflitto.
COSA NON HA FUNZIONATO -
Se, tuttavia, lapertura dellultimo
decennio sembrava accentuare la
marca americana del nuovo ordine
mondiale - entro cui, dunque,
e s s e r e me mbr o de l l a NATO
comportava un ritorno strategico
non indifferente - stata invece
p r o p r i o l i n e f f i c a c i a
dellinterventismo militare promosso
dagli Stati Uniti in Afghanistan e in
Iraq, la crisi economica globale,
lemergere di potenziali sfidanti
internazionali e di medie potenze
regionali, a farci comprendere che
"la fine della Storia (come titolava
un famoso libro di Fukuyama sulla
presunta inevitabile e imperitura
e s p a n s i o n e d e l mo d e l l o d i
democrazi a ameri cana) non
affatto cos imminente, mentre
legemonia statunitense molto pi
"mortale di quanto pensassimo.
Sul f r ont e eur opeo, l a cr i si
economica e politica in cui versa
lUnione dei 27, lincertezza della
coesione e la tentazione per i paesi
europei pi forti di elaborare la
propria politica estera in modo
i ndi pe nde nt e e s e mpr e pi
svincolato da Bruxelles, hanno reso
il gi fluido disegno dellaPESC
(Politica Europea di Sicurezza e
Difesa) ancora pi frammentato.
I n quest o cont est o gl obal e,
o r i e n t a t o v e r s o
una ridefinizione multipolare e in
7l
cui, per di pi, la crisi economica sta
incoraggiando gli stati a sdoganarsi
dallideale dell "interdipendenza,
r i f u g i a n d o s i i n p o l i t i c h e
isolazionistiche (forse anacronistiche
ma certamente pi rassicuranti)
come si riposiziona una media
potenza come lItalia?
QUALE RUOLO PER L'ITALIA? -
L anal i s i del l e due mi s s i oni
internazionali in cui lItalia ancora,
t ut t or a, i mpegnat a - quel l a
i n Af g h a n i s t a n , c o mi n c i a t a
nel 2001nel quadro istituzionale
della NATO e quella nel Libano
m e r i d i o n a l e , c o m i n c i a t a
nel 2006, sotto legida delle Nazioni
Unite - ci dice molto sulle ricadute
negative e positive di cui lItalia ha
beneficiato o patito negli ultimi dieci
anni ma anche su quanto il rapido
mutamento dellordine globale metta
a r i schi o l a sua col l ocazi one
internazionale.
La missione afghana "Enduring
Freedom e l a parteci pazi one
all ISAF (International Security
Assistance Force), approvata nel
2 0 0 1 d a l s e c o n d o g o v e r n o
Berlusconi con il sostegno di buona
parte del centro sinistra (che negli
anni immediatamente precedenti
aveva accelerato un processo di
metamorfosi i n di rezi one fi l o-
at l ant i st a), nonost ant e f osse
chiaramente una risposta agli eventi
dell11 settembre 2001, il simbolo di
unAmerica ferita, nasceva sotto gli
auspici di quello che si prefigurava
come un "millennio americano. Lo
scacco inflitto allOccidente con
lattacco al World Trade Centre di
New York, inoltre, non avrebbe
potuto che raccogliere allora un
incontestato supporto da parte dei
governi europei.
La partecipazione dellItalia alla
missione in Afghanistan serviva,
dunque, a confermare la
lealt di Roma verso il
Patto Atlantico, espressa
in realt ancor meglio
due anni dopo, con la
partecipazione militare
al l operazi one contro
Saddam Hus s ei n, a
f r o nt e d i c o ns e ns o
europeo che stavol ta
svelava, invece, tutta la
s u a r e a l e
frammentazione.
La vol ont i tal i ana
d i r e n d e r e
lAfghanistan uno dei
s u o i " r e l e v a n t
a b r o a d f u
e f f e t t i v a m e n t e
pr emi at a i n ambi t o
NATO: i contingenti italiani
sono, dallinizio della missione,
responsabili del comando regionale
occidentale; tra il 2005 e il 2006
lItalia ha avuto per 9 mesi la
responsabilit dellintera missione
atlantica e tra il 2007 e il 2008
quella di Kabul.
DI F F I C OL T A ' P OL I T I C HE
INTERNE - Dopo l i nvasi one
dellIraq, tuttavia, la missione in
Afghanistan cominci ad avvertire
i contraccolpi di unopinione pubblica
ostile alla guerra contro Saddam (in
part i col are dopo l a st rage di
Nassi ri ya). Ci nonostante, se
osservi amo l andamento del l a
politica estera italiana - anche e
soprattutto in questi ultimi travagliati
anni di frammentazione del sistema
politico italiano - limpressione che
sol tanto sul l e mi ssi oni mi l i tari
a l l e s t e r o s i s i a s e mpr e e d
effettivamente materializzato un
consenso bipartisan.
Per i governi di centro-sinistra - anzi
- la visione del ruolo italiano nel
mondo ha avut o l ef f et t o di
accrescere lo scollamento tra la
sinistra moderata e quella radicale:
il secondo governo Prodi approv il
ri f i nanzi amento del l e mi ssi oni
allestero il 28 luglio 2006 con una
maggioranza risicata, proprio per
l ostruzi oni smo del PRC e dei
Comunisti Italiani; il 21 febbraio
2007, invece, in occasione del voto
sul rifinanziamento della missione in
Afghanistan, proposta dalla senatrice
Fi nocchi aro, i l quorum non fu
raggiunto per il mancato consenso
della sinistra radicale.
Durante lultimo governo Berlusconi
limpegno italiano nella missione in
Afghanistan ha continuato a seguire
il trend che era stato dominante fin
dallinizio della missione del 2001:
non ci sono state significative
riduzioni nel finanziamento mentre i
nost r i cont i ngent i sono st at i
rafforzati nel 2009 di oltre 1000
unit.
0o ch|cco |o p|0
Per approfondimenti sulla missione
UNlFlL-2:
http://www.un.org/en/peacekeeping/
missions/unifl/
http://unifl.unmissions.org/
Nass|mo
0'A|ema e
0oodo|eeza
8|ce
72
F01lNl 0l Ftl IF81l 2I
d| Nar|oa 0a|c0|||
Proseg0|amo |a oostra aoa||s| de||e m|ss|oo| d| pace a c0| ha partec|pato |'|ta||a oeg|| 0|t|m| aoo|. Ta|e
str0meoto m|||tare, |a c0| eIhcac|a ooo p0 essere oegata oooostaote es|staoo d|verse prob|emat|che,
cost|t0|sce 0oa caratter|st|ca Ioodaote de||a po||t|ca estera oaz|ooa|e. hoo 0o caso se | oostr| so|dat| sooo
apprezzat| da||e popo|az|oo| co|ovo|te e cootr|b0|scooo a Ioro|re 0o'|mmag|oe pos|t|va de| oostro Paese
a||'estero.
UNA " NUOVA" P OL I T I C A
ESTERA UN BILANCIO DI QUESTI
DIECI ANNI - Nonostante il costante
riconoscimento estero del nostro
impegno militare in Afghanistan,
come in Libano (sembrerebbe quasi
che i nostri soldati siano i soli in
grado di procacciarci un po di
compl i menti f uori dai conf i ni
domestici), tuttavia chiaro che
il bilancio decennale del nostro
coinvolgimento in questa missione
sconti il fallimento - oggettivo,
palese e drammatico - delle pi
generali strategie NATO susseguitesi
in questi 10 anni.
La sostanzi al e i ncapaci t nel
favorire la transizione nel controllo
della sicurezza da ISAF alle forze
armate afghane, linadeguatezza del
c o s i d d e t t o " c o mp r e h e n s i v e
approach (che, nella pretesa di
coniugare aspetti politici, economici
e militari trova in realt molti
ostacoli nel conciliare le tre sfere) la
mancata realizzazione di un sistema
politico-istituzionale locale e, negli
ultimi mesi, il moltiplicarsi di
attentati contro i conti ngenti
st rani eri non sol o ci of f rono
un quadro negativo delloperato di
ISAF ma sanciscono il fallimento pi
profondo della dottrina che ha
ispirato la missione "Enduring
Freedom e delle modalit con cui
essa stata condotta: da una parte,
infatti, ci troviamo ricondotti nel
sol co del navi gat o di bat t i t o
sul l a democrazi a come bene
"esportabile e dallaltra, ancor pi
gravemente, siamo inevitabilmente
posti di fronti al l a cri si del l a
"missione di pace.
Se osserviamo, infatti, la casistica
delle missioni militari negli ultimi
ventanni, ogni dispiegamento di
truppe allestero ha dato forma
normativa a quella che allinizio si
proponeva solo come unanomala e
inedita dimensione dellintervento
militare (in cui, cio, la presenza sul
territorio di contingenti stranieri non
era uf f i ci al ment e l egat a al l a
tradizionale vocazione militare -
quella delluso della forza a scopo
of f ens i vo o di f ens i vo - ma
al l obi et t i vo di ri pri st i nare o
preservare l a stabi l i t di una
determi nata zona geografi ca).
La "routinizzazione di questo tipo di
mi ssi oni , tuttavi a, mentre ha
r i f or mul at o concet t ual ment e
l a " s i c u r e z z a c o me " b e n e
comune l a cui assi curazi one
di pende uni cament e dal suo
f o r n i t o r e o c c i d e n t a l e , l h a
contemporaneamente el etta a
prodotto esclusivo dei sistemi
politici democratici. Lunico modo
per rendere si curo un l uogo
sarebbe, dunque, farlo diventare -
anche con la forza - democratico.
Proprio lesperienza afghana ha
f a t t o p e r d e r e t r o p p o
palesemente appeal a tale dottrina
per doverci spendere ancora parole
mentre la riflessione che si imporr
dopo lagognato quanto controverso
ritiro dallAfghanistan (per ora
previ st a per i l 2014), dovr
doverosamente vertere sui limiti
dellibridazione tra la figura del
soldato e quella delloperatore di
pace o del "democratizzatore.
L' (IN)SUCCESSO DI UNIFIL-2 - Un
caso certamente molto pi positivo
dellesperienza afghana, seppur
r i c c o d i c o nt r ov e r s i e , l a
cosiddetta Unifil-2 (United Nations
Interim Force in Lebanon), missione
in cui lItalia ha svolto e continua a
svolgere un ruolo di primo piano,
ri cevendo anche l i ncari co del
comando dellintera missione dal
2007 al 2010.
Inaugurata nel 2006 nel sud del
Libano, subito dopo il ritiro delle
f orze i srael i ane dal terri tori o
libanese che sanciva la fine della
guerra tra l o stato ebrai co e
lHezbollah, gruppo militante sciita e
partito politico libanese, Unifil-2
una missione condotta sotto legida
73
de l l ONU, i n c o nt i nui t c o n
la missione "madre Unifil-1, attivata
gi nel 1978, a tre anni dallinizio
del l a guer r a c i vi l e l i banes e
(1975-1990). I caschi blu della
prima missione, dispiegati nello
s t e s s o t r i angol o de l L i bano
meridionale in cui anche Unifil-2
opera, avevano i l compi t o di
proteggere le popolazione di questa
parte del paese, che per la strategica
posizione di confine con Israele,
sempre stata e continua ad essere
particolarmente sensibile alle crisi
interne e inter-statali.
Nel 2006 il quadro desolante dato
dalla distruzione delle infrastrutture,
dallemergenza alimentare, sanitaria
e umani tari a che l e i ncursi oni
israeliane avevano causato nei
villaggi al di sotto del fiume Litani,
spinse il Consiglio di Sicurezza
dellONU a decretare il rinnovo della
missione Unifil, il cui mandato fu
ovviamente rimodellato rispetto alla
missione precedente. Unifil-2 fu cos
"benedetta dalla risoluzione 1701,
con lobiettivo di stabilizzare il
confine con Israele (tuttora definito
solo parzialmente dalla cosiddetta
"Linea Blu, una fascia di frontiera
sulla cui delimitazione i due stati
hanno trovato solo parzialmente un
accordo), di depurare la zona da
armi illegali e restituire piena
sovrani t al l o stato l i banese,
attraverso un passaggio graduale del
controllo dellarea dai caschi blu alle
LAF (Lebanese Armed Forces).
Questultimo punto, nel momento
i n i z i a l e d e l l a m i s s i o n e ,
rappresentava ovviamente la fase
finale della missione, che mirava
prima di tutto a garantire leffettivo e
totale "cessate il fuoco oltre al
completamento del ritiro totale delle
truppe i srael i ane dal terri tori o
libanese.
Pi vol te oggetto di
severe critiche per la
presunta i nef f i ci enza
delle forze internazionali
nel controllare le armi
c h e H e z b o l l a h
sembrerebbe detenere
proprio in questa zona
del paese (critiche
spesso influenzate da
i nsi nuazi oni del l a
stampa israeliana su
u n a p r e s u n t a
c o n n i v e n z a d e i
contingenti Unifil) e nel
p o r t a r e a c o m p i m e n t o i l
trasferimento delle competenze alle
LAF, la Missione Unifil-2 non mai
stata considerata una missione di
successo. Il duro e forse ingeneroso
gi udi zi o che pende su questa
missione, condiviso da gran parte
degli opinionisti italiani, non tiene,
tuttavia, conto di come limpegno
civile dei caschi blu nella gestione
d e l l a r i c o s t r u z i o n e e n e l l a
paci f i cazi one del l ar ea abbi a
cambiato il volto di centinaia di
villaggi, che dopo il ritiro di Israele si
trovavano in uno stato di precariet
assoluto.
Diversamente dal caso afghano la
maggior parte della popolazione del
Libano meridionale ritiene che i
militari debbano restare l, in questo
momento di crisi regionale pi che
mai ; al cuni dei ci t t adi ni pi
a n z i a n i r i c o r d a n o a n c o r a
positivamente il comandante italiano
Graziano che, sotto Unifil 1, stato
lundicesimo militare a guidare la
missione.
E un dato forse secondario rispetto
al computo effettivo dei risultati ma
la domanda che ci si pu e, forse, ci
si deve porre piuttosto se il
dispiegamento di truppe nel
sud del Libano, seppur non in
grado di dare impulso ad una rapida
ed efficace transizione politica, non
sia stato comunque fondamentale
nellarginare un tracollo di gran
lunga peggiore rispetto allattuale
status quo, perennemente precario
ma pur tuttavia pacifico.
Dallaltro lato, certamente, il caso
Uni f i l , paral l el amente al caso
afghano, ci dice che lo strumento
militare non sufficientemente
capace di portare stabilit mentre i
processi di democratizzazione e di
rafforzamento della sicurezza devono
g i o c o f o r z a d i p e n d e r e
prioritariamente dal mutamento
istituzionale.
0o ch|cco |o p|0
Per approfondimenti sulla missione
UNlFlL-2:
http://www.un.org/en/peacekeeping/
missions/unifl/
http://unifl.unmissions.org/
8assegoa d|
0asch| 8|0
74
1I110 b
d| Aooa 80|zom|
0oot|o0|amo || oostro v|agg|o oe||a po||t|ca estera oaz|ooa|e aIIrootaodo || tema de||'eoerg|a. La s|c0rezza
eoerget|ca, ovvero |a d|spoo|b|||t d| eoerg|a a prezz| rag|ooevo||, d| o0ovo |o c|ma a||'ageoda de||'0 e de|
govero| oaz|ooa||. L'|ta||a ooo Ia eccez|ooe, aoz|, |o pr|ma ||oea oe||a creaz|ooe d|strateg|c partoersh|pscoo
| paes| prod0ttor| ed esportator|. Ved|amo d0oq0e cosa v0o| d|re "s|c0rezza" per || oostro paese a| tempo
de||a cr|s| hoaoz|ar|a g|oba|e e de||'eotrata |o sceoa de| co|osso 0|oa.
PARTNERSHIPS ALL'ITALIANA -
Due caratteristiche definiscono
l a s i c u r e z z a e n e r g e t i c a :
lavailability (disponibilit di risorse
e assenza di un reale rischio
d i m a j o r d i s r u p t i o n ) e
laffordability (accesso allenergia a
prezzi ragionevoli, per le imprese
cos come per i cittadini).
Il tramonto dellera bipolare, la
crescente volatilit dei prezzi delle
materie prime, la concorrenza
i n t e r n a z i o n a l e p e r
lapprovvigionamento di energia e
un notevole aumento della domanda
hanno fatto s che, negli ultimi anni,
i c o n t o r n i
di availability e affordability diventa
ssero sempre pi incerti, anche per
il Belpaese.
LItalia, che importa circa l84% del
proprio fabbisogno energetico,
tuttaltro che autosufficiente, ed
costantemente a caccia di soluzioni
di import favorevoli.
In particolare, il gas naturale a
farla da padrone nel nostro mix
energetico, ed dunque opportuno
domandarsi qual e si a l a "vi a
italiana alloro blu, in un mercato
domi nat o da ost acol i t ecni ci
(obbligatoriet del trasporto via
gasdotto) e intrecci squisitamente
politici (disponibilit dei paesi
pr odut t or i qual e c ondi z i one
necessari a per i nvesti menti e
infrastrutture).
In questo quadro, la relazione
Roma-Mosca si pone come un chiaro
esempio di partnership allitaliana:
la dimostrazione pratica di come la
corsa al gas sia una partita che si
gioca nel campo della politica, ancor
p r i m a c h e i n q u e l l o
delleconomia. Le "affinit tra Italia
e Russia non sono certo un mistero,
e in questa sede bene ricordare
come esista un binario energetico
che cor r e paral l el o a quel l o
politico: la partnership tra ENI e
Gazprom.
Uno scenario simile si osserva nel
Medi terraneo, con i l gasdotto
Greenstream, che ha visto la luce
ed ha acquisito importanza proprio
nel corso dellera damicizia Italia-
Libia (unamicizia che ora, nel dopo-
G h e d d a f i , v a s e n z a l t r o
ridefinita). Da quando Greenstream
ha iniziato a funzionare a pieno
regime (2004) ad oggi, la sua
importanza nella politica energetica
del nostro paese cresciuta a ritmi
rapidissimi, facendo della Libia il
terzo partner extraeuropeo nel
settore del gas, alle spalle di Russia
e Algeria.
E N I - G A Z P R O M , V E C C H I
PILASTRI E NUOVI ORIZZONTI -
Definita dagli esperti di politica
energetica come una delle pi
importanti alleanze in Europa, la
relazione ENI-Gazprom trova il
suo fulcro attuale nel progetto di
gasdotto South Stream, che punta a
collegare la Russia con lEuropa
centro-meridionale. Si tratta della
tappa pi recente di un percorso
ormai consolidato, che negli ultimi
anni ha regalato ad ENI una serie
di successi. Tra questi, laccordo di
c o o p e r a z i o n e t e c n i c a c o n
linserimento di ENI in progetti di
gest i one del l i nt era f i l i era di
produzione (2006), e lacquisizione
di tre societ russe con tanto
di di r i t t i di sf r ut t ament o di
i mpor t ant i gi aci ment i di gas
siberiano (affaire Yukos, 2007).
Ma ENI non si ferma in Russia, anzi,
fa della "diversificazione la parola
chiave della sua strategia in Asia
centrale, mostrandosi interessata
ai giacimenti turkmeni e kazaki (in
Kazakhstan ENI ha recentemente
c onc l us o un ac c or do per l o
sf ruttamento del l e ri sorse di
Karachaganak). Inoltre, di pochi
giorni fa la notizia che ENI ha
individuato una riserva di gas sotto
al giacimento offshore scoperto a
75
met ottobre in Mozambico, nel
corso del progetto espl orati vo
Mamba Sud 1. Un comunicato del
Cane a Sei Zampe rende nota la
pr esenza di un nuovo l i vel l o
mi neral i zzato che conti ene un
potenziale fino a 212,5 miliardi di
metri cubi di gas.
NON SOLO ENI - Altra protagonista
della cooperazione internazionale in
materia energetica Edison, che ha
giocato un ruolo centrale nella
gestazione del progetto di Inter-
c o n n e t t o r e Tu r c h i a - I t a l i a -
Grecia (progetto di enorme rilevanza
per lUE tutta, tanto che Bruxelles ha
promesso finanziamenti per 100
mi l i oni di eur o, nel quadr o
dell European Energy Programme
for Recovery). Nellagenda di Edison
figura anche il follow-up di quello
che fu, esattamente dieci anni fa, un
primo accordo con il Qatar per
l i mportazi one di gas natural e
l i que f a t t o ( a t t ua l me nt e pi
p r o b l e m a t i c a r i s p e t t o a l
tradizionale pattern dei gasdotti, ma
tuttavia da non sottovalutare per il
futuro, come mostrano anche le
recenti collaborazioni ENI-Nigeria in
questo settore).
UN PERCORSO A OSTACOLI? -
Insomma, l Ital i a sembra aver
trovato nel dialogo politico con i
paesi produt t ori l a vi a verso
availability e affordability.
Tuttavia, qualcosa rischia di colpire
anche il modello italiano: al tempo
della crisi finanziaria globale, gli
ingenti investimenti necessari per la
costruzione di una rete di gasdotti
non sono n garantiti n automatici.
Inoltre, sul piano dello sfruttamento
d e l g a s n a t u r a l e
l i q u e f a t t o , a l c u n e
domande fondamentali
sul possibile impiego di
questa risorsa restano
senza risposta.
Gl i esperti parl ano
d i s i n d r o m e
"Nimby (Not In My
BackYard, non nel mio
"cortile) rispetto alla
p r e s e n z a
di ri gassi fi catori sul
territorio nazionale, e l
"alta politica indugia a dare
risposte concrete e ad impegnarsi
nel dialogo sui grandi temi di politica
e n e r g e t i c a , t r o p p o s p e s s o
accantonati come se si trattasse di
un dibattito per "addetti ai lavori e
non di grandi scelte politiche che
toccano la vita di tutti i cittadini.
FUTURI RIVALI DELL' UE (E
DELL'ITALIA) - Infine, esiste un
altro fattore che rischia di rendere la
corsa ai gi aci menti di gas un
business sempre pi competitivo. Se
fino a pochi anni fa lOccidente era il
s o l o r e a l e i m p o r t a t o r e e
consumatore di energia, oggi non
pi cos. La crescita vertiginosa e la
progressiva industrializzazione di
Cina e India hanno fatto balzare
verso lalto la domanda di energia di
questi due col ossi . Pur senza
lanciare previsioni allarmistiche,
importante tratteggiare il quadro di
quello che sar, in un futuro non
t r o p p o l o n t a n o , i l me r c a t o
dellenergia.
Ad oggi lIndia non (ancora)
un competitor da temere, e la Cina
impiega un mix energetico
sostanzialmente diverso da quello
occidentale (65% carbone, 18%
petrolio, 10% biomasse e solo il
3,6% di gas). Eppure, i piani cinesi
sullenergia per il prossimo decennio
rivelano come Pechino abbia deciso
di puntare proprio sulloro blu,
raddoppiandone di fatto il peso
r el at i vo nel pr opr i o pani er e
energetico. Come giungere a questo
raddoppio? Pur essendo attiva su
tutti i mercati energetici mondiali,
dallAmerica Latina allAfrica, la Cina
sempre pi attratta dai giacimenti
dellAsia Centrale.
Da quasi vent anni Russi a e
Occidente si contendono larea del
Mar Caspio, e la Cina subentrerebbe
in questo mercato presentandosi
come t er zo pol o, come ver a
al t ernat i va ai gi gant i st ori ci .
Potrebbe dunque sottrarre allUE (e
conseguentemente anche al nostro
paese) una f et t a consi st ent e
dellenergia eurasiatica.
0o ch|cco |o p|0
Esistono numerosi siti per informarsi sulle
questioni di sicurezza energetica, in
particolare relative a petrolio e gas. Molti
per sono in inglese.
Tra le fonti in italiano:
Staffetta quotidiana:
http://www.staffettaonline.com
AGl Energia:
http://www.agienergia.it/Home.aspx
Tra quelle in inglese ne citiamo una
sempre molto aggiornata:
Rigzone:
http://www.rigzone.com
vi sono poi i siti di Eni e Gazprom:
www.eni.com
www.gazprom.com
Stemma d|
6azprom
76
0Ill F0ll1lt Nll "h8l N018Ih"I
d| Aooa 80|zom|
ra || 1995 q0aodo, a 8arce||ooa, veo|va |aoc|ato || Parteoar|ato e0ro-med|terraoeo (PN}. 00aota strada
abb|amo Iatto da a||ora? A che p0oto || d|a|ogo tra |e d0e spoode d| q0e||o che I0, 0o tempo, || Nare
hostr0m? Prov|amo a ch|ar|re a|c0o| p0ot| Ierm| e |||0m|oare q0a|che zooa d'ombra |o mater|a d|
cooperaz|ooe e0ro-med|terraoea. Provaodo ad |ocoragg|are || oostro Paese verso 0oa po||t|ca aperta che
g0ard| s|ocerameote verso S0d.
U N Q U A D R O P O L I T I C O -
ISTITUZIONALE ALL'OMBRA DI
BRUXELLES - Tutto inizi quando,
nel 1972, lallora CEE inaugur
l a " P o l i t i c a m e d i t e r r a n e a
globale, applicando uno stesso
modello di Accordo di Cooperazione
ad una seri e di partner sud-
medi terranei . La modal i t era
puramente bilaterale, e il rapporto
che veniva a configurarsi dopo ogni
singolo accordo legava direttamente
la CEE e il partner attraverso un
impegno a cooperare, soprattutto
economicamente. Alla fine degli
anni Ottanta, i tempi divennero
maturi per introdurre alcune novit
nella politica euro-mediterranea, e
ampliare la lista degli obiettivi della
cooperazione. Non solo economia,
c o m m e r c i o e f i n a n z a , m a
anche democratizzazione e diritti
umani, attraverso la nascita di
quella cooperazione che i tecnici
chiamano decentrata e che gli
attivisti chiamano "dal basso. Nella
pratica, si trattava di promuovere
un dialogo costante e un confronto
aperto tra associazioni della societ
civile su temi scottanti quali il diritto
di voto, la libert despressione o la
tutela delle diverse culture (cultural
rights).
Nel 1995 ar r i v i l PEM, un
paternariato che si sarebbe dovuto
svi l uppare come foro pol i ti co,
strategico ed economico sotto
legida della Commissione Europea,
spi ngendosi dunque ol t r e l a
cooperazione intergovernativa e
delineando i tratti di una vera e
p r o p r i a c o m u n i t e u r o -
mediterranea. Troppo ambizioso?
Forse, soprattutto se si fa un
bilancio prosaico degli obiettivi
raggiunti e quelli mancati. Questi
ultimi sembrano pesare molto sul
piatto della bilancia, soprattutto se
s i c ons i de r a l a di me ns i one
i sti tuzi onal e del partenari ato.
Addirittura nel 2000 il PEM sub un
brusco stop, con tanto di addetti ai
lavori pronti a rimandare a tempi
futuri la definizione esatta delle aree
di interesse del progetto euro-med.
Gl i ul ti mi anni hanno dunque
portato ad uninvoluzione: prima il
ritorno al bilaterale, con laPolitica
Europea di Vicinato (PEV), e poi una
timida reinterpretazione in chiave
comunitaria di uniniziativa francese,
l Uni on Mdi terranenne, che
diventa Unione per il Mediterraneo e
t e n t a d i r i e s u ma r e a l c u n e
caratteristiche del PEM, prima fra
tutte limpronta multilaterale.
In questo quadro istituzionale vanno
oggi inserite le numerose variabili
emerse allindomani della primavera
araba e a causa della dilagante
incertezza economico-finanziaria
c h e h a c o l p i t o mo l t i p a e s i
mediterranei. Cosa ci sia, nel futuro
del partenariato e delle iniziative
che ne hanno seguito la scia, tutto
da vedere. Per ora, gl i occhi
sono ipnotizzati dalle transizioni di
Tunisia ed Egitto e lattenzione
rivolta ai massacri di Libia e Siria, in
attesa che nuovi percorsi politici
prendano forma.
L'ITALIA E IL MEDITERRANEO:
TRA CRISI E OPPORTUNITA' - A
soli 70 km dalla costa nordafricana
e m e r g e d a l l e a c q u e d e l
Mediterraneo lisola di Pantelleria.
LItalia il primo paese che si
incontra se si fa rotta verso Nord,
inseguendo lideale di comunit
eur o- medi t er r anea. Tal vol t a
questincontro assume tinte acri,
come nel caso della cooperazione in
m a t e r i a d i i m m i g r a z i o n e
irregolare (si pensi al trattato italo-
l i bi co vol uto da Berl usconi e
Gheddafi), talaltra ammette toni pi
speranzosi, come accaduto nel
q u a d r o d e l l a c o o p e r a z i o n e
ambientale. Un fatto forse poco
noto, ma sicuramente cruciale nel
quadro delle relazioni che ci legano
ai nostri vicini della sponda Sud.
La Farnesina ha avviato da tempo
77
una serie di progetti con i paesi del
Mediterraneo, rivolti alla protezione
della biodiversit e delle foreste, alla
gestione dei cambiamenti climatici,
alle problematiche legate a risorse
idriche e rifiuti. In particolare,
i cambiamenti climatici sono stati
inclusi tra le linee guida per il
periodo 2009-2011 dalla Direzione
Generale per la Cooperazione allo
Sviluppo.
Anche il Ministero dellAmbiente da
tempo attivo in questo campo, e
alimenta un circolo virtuoso che
ruota attorno a temi caldi quali la
si curezza al i mentare, l accesso
allacqua, le attivit di capacity-
building e vari altri progetti legati al
raggi ungi mento dei Mi l l enni um
Development Goals (MDGs) indicati
dalle Nazioni Unite. Insomma, per
alcuni professionisti e tecnici del
campo, l a cooperazi one non
un opzi one di ri pi ego, ne una
modalit discutibile di fare politica,
ne unutopia che stride con la realt.
CLUB EURO... O CLUB MED? -
LItalia un paese "euro, ma forse
a n c o r p r i m a u n p a e s e
"mediterraneo. Proprio per questo,
le opportunit offerte da un dialogo
attento e multidimensionale sono
molteplici e andrebbero coltivate in
vista di una piena ripresa delle
relazioni tra le due sponde del Mare
Nostrum. In particolare, oltre alle
i n i z i a t i v e g o v e r n a t i v e ,
b i s o g n e r e b b e p o t e n z i a r e l a
cooperazione decentrata.
I n quest o moment o
st or i co, l i nst abi l i t
politica nel Nord Africa e
i l p e s o d e l l a c r i s i
economico-finanziaria
ci allontanano da un
progetto multilaterale
" d a l l a l t o , e
potrebbero ostacolare
anche il regolare corso
d e i p r o g r a m m i
ministeriali.
Invece una cooperazione "dal basso,
magari avviando progetti bilaterali a
livello locale tra realt che hanno
interessi comuni, potrebbe riuscire
laddove lalta politica al momento
annaspa, tessendo autenti che
relazioni di buon vicinato tra i paesi
che si affacciano sul Mediterraneo.
In questo lItalia potrebbe diventare
pr ot agoni s t a, c ont i nuando a
camminare sul percorso tracciato dai
M i n i s t e r i e c o i n v o l g e n d o
maggiormente gli attori locali: solo
cos essere un paese mediterraneo
diverr una reale opportunit di
crescita e mutual learning.
0o ch|cco |o p|0
Lacooperazione energetica un tema
chiave all'interno del Partenariato euro-
mediterraneo(PEMj.
Riguardo a questo tema gliobiettivisono:
1j la riforma dei mercati energetici della
sponda sud per una graduale
integrazione dei mercati elettrico e del
gas naturale;
2j il rafforzamento della sicurezza
nell'approvvigionamento di energia;
3j il rafforzamento dell'interconnessione
energetica Sud-Sud e Sud-Nord;
4j l'appoggio alla sostenibilit energetica
(promozione di fonti rinnovabili e
rispetto per l'ambientej;
5j l'armonizzazione di regole, standard,
statistiche e informazioni del settore
energetico dei paesi della sponda sud.
Parteoar|ato
0ro-
med|terraoeo

Il Caff Geopolitico
Il Caff Geopolitico unAssociazione Culturale senza fini di lucro, non schierata politicamente, apartitica e non
confessionale, che si prefigge di promuovere la cultura degli esteri, con particolare attenzione a fatti di politica
internazionale e dinamiche geopolitiche che talvolta, nel nostro Paese, trovano poco spazio sui principali canali di
informazione per via della loro apparente distanza socio-politica, strategica o della loro complessit.
LAssociazione si adopera per analizzare tali temi con il rigore tipico dellanalisi geopolitica, per poi riproporli con
un approccio divulgativo ed accessibile anche ad un pubblico non specializzato.
LAssociazione nata nellaprile 2009 grazie ad un gruppo di giovani esperti e appassionati di relazioni
internazionali, accomunati dalla convinzione che conoscere quanto accade nel mondo, anche nei luoghi pi lontani,
sia il modo migliore per interpretare la realt in cui viviamo e per avere maggior consapevolezza sul proprio ruolo di
cittadini, guardando al mondo con una prospettiva pi ampia rispetto a quella che spesso ci porta a limitare la nostra
attenzione ad un panorama strettamente italiano.

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