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BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario
BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario
BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario
BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario
BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario
BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO VIi Uscita “Comunicare è atto primario

BIMESTRALE A CURA DELLA CONSULTA GIOVANILE DI PALAZZO ADRIANO

VIi Uscita

“Comunicare è atto primario e necessario per l’uomo …

Farlo in un piazza è la sua massima

L’oggetto della comunicazione, cosa l’individuo co- munica nella piazza? Lo si può facilmente capire o quanto meno immaginare,osservando le numerose espressioni che esso utilizza nella faccenda comuni- cativa. La comunicazione dunque,o l’agire comuni- cativo è lo strumento per eccellenza dell’agire socia- le,infatti gli attori della comunicazione sono prima di tutto attori sociali. Non potendo,per limitate qualità umane,accedere alle discussioni di tutti coloro i quali nella piazza manifestano la loro attiva capacità reci- tativa,cerchiamo di interpretare attraverso la mimica facciale,gli atteggiamenti posturali,la gestuali- tà,quelli che possono essere gli argomenti del gior- no,la vana e tanto gratificante “sparlascia” del mo- mento,oppure i vari stati d’animo che notiamo o ap- punto immaginiamo dopo aver “sentito dire” l’avvenimento accaduto ad una determinata perso- na. Tante volte ho sentito e ho detto “vorrei essere una mosca per sentire cosa dicono” … Bene,non serve trasformarsi nell’insetto,la fantasia umana è di gran lunga superiore a qualsiasi trasformazione an- tropomorfa. Quindi,attraverso la faccia,che è certa- mente il più importante canale della nostra espressi- vità,cerchiamo di immaginare stati d’animo conse- guenti e diverse e colorite situazioni. Da questo na- sce inevitabilmente il linguaggio degli sguardi,che viene usato in diversi e ambigui modi,a volte mali- ziosi a volte curiosi ma sempre necessari a scaturire il quesito più usato in piazza “chi ave di taliare?” … Da qui si apre un vasto mondo di eccitanti risposte … che tutti noi conosciamo,ognuno nel proprio inti- mo … Gli atteggiamenti posturali. Questi stanno ad indicare il modo in cui gli individui si muovono e

NOTIZIE IN RILIEVO:

¤ L’acqua non si vende

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occupano lo spazio e gestiscono il proprio cor- po,rappresenta una forte costante di segnali attra- verso cui essi manifestano la propria personalità e i propri stati affettivi … Spesso a tutti noi è capitato di osservare in piazza come al viale, coppiette di piccoli attori sociali atti a manifestare pubblicamente la loro enfasi sentimentale … troppo spesso ci siamo lasciati guidare dai commenti e dalle stupide affer- mazioni … Affermazioni del tutto necessarie quando comunque, i suddetti atteggiamenti,varcano i confini della decenza e, coinvolgono l’attenzione di noi tut- ti,rischiando di trasformare la stessa enfasi in volga- re accettazione dell’altro … Limiti morali che dovreb- bero appartenere agli adulti e di cui gli adolescenti non si curano. (Spesso gli adulti sono i primi ad e- mergere in questo senso). La gestualità va a collo- carsi nella piazza,soprattutto durante le varie discus- sioni animate tra individui discordanti . Da quelle mani che,con avvenente disinvoltura marcano l’oggetto della contesa,noi immaginiamo immense distese giuridiche,ufficiali pronti all’azione e diversi soggetti familiari coinvolti nella discussione … Altre volte ancora da un semplice gesto nascono valide amicizie e rassicuranti sorrisi. Insomma che dir si voglia della piazza questa è necessaria per la nostra realizzazione . Che sia di tipo individuale o colletti- vo . E’ la piazza l’oggetto del nostro vivere quotidia- no e della continua manifestazione pubblica dei no- stri limiti (e non) prettamente umani!

Ma, ahimè per noi, la verità è una sola ovvero che “si i petre da chiazza putissiro parlare, sa quantu cose avissiro di dire”.

MARIA GRAZIA PROFETA

 “Ni Videmo a chiazza” pag. 2  La Piazza tappa obbligatoria pag. 3 
 “Ni Videmo a chiazza”
pag. 2
 La Piazza
tappa
obbligatoria
pag. 3
 Alla ricerca della fede
pag. 6
 Palazzo Adriano nel 3000
pag. 7
 L‟Ars amatoria
pag. 8

Piccoli consigli

pag. 10

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

La piazza: incontrarsi senza darsi appuntamento

“Ni videmu a chiazza!”

Quante volte l‟abbiamo detto o sentito?

Sì, perché anche per noi, come per gli antichi gre- ci, l‟ γορά è il luogo d’incontro per antonoma- sia.

Per gli ellenici la piazza era il luogo del mercato, il centro economico e religioso, vi sorgevano edifici pubblici, uffici, templi e altari, contemporanea- mente il posto dove si svolgeva gran parte della vita politica, del dibattito e del confronto di tutti i punti di vista ed interessi.

Insomma molte similitudini con ciò che rappresen- ta per noi la nostra storica Piazza Umberto I.

Il lunedì le classiche bancarelle del mercatino che ravvivano e colorano un po‟ quel bianco prevalen- te; una di fonte all‟altra, le due chiese di rito latino e bizantino che eternamente si guarderanno negli occhi; il Palazzo Municipale e la gaia Fontana ot- tagonale che ha dissetato gente proveniente da qualsiasi parte del mondo e i cui zampilli sono im- mortalati da numerosissimi fotografi che amano i giochi di luce che si creano dall‟impatto delle goc- cioline con i raggi solari; dibattito, confronto… beh, forse qui un po‟ qui le cose cambiano … direi invece glossa, biasimo, frustrazione, pettegolezzo.

E gridava forse per opporsi a questo il Pazzo di

Giancaldo?

“La piazza è mia! La piazza è mia! È mezzanotte, devo chiudere la piazza! La piazza è mia, picciotti non scherzate! La piazza è mia! La piazza è mia!”

Forse era solo stanco di vedere tutta quella gente e voleva solo godesi la pace e il silenzio di quella piazza surreale, a metà fra il Western e la Sicilia, così per come l‟ha definita Marco Amenta.

Non si vergognava di gridare e dire alla gente quanto fosse infastidito da quella presenza inces- sante. In realtà non chiedeva nulla di così impro- ponibile e poteva non essere davvero così pazzo come si crede.

“Un pazzo! è qualcosa che fa orrore, E tu cosa sei,

tu, lettore? In quale categoria ti schieri? In quelle degli sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero

la possibilità di scegliere, la tua vanità preferireb-

be certo l'ultima condizione”. Gustave Flaubert

EPIFANIA LO PRESTI

di scegliere, la tua vanità preferireb- be certo l'ultima condizione”. Gustave Flaubert EPIFANIA LO PRESTI

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

Mille pregi … in solo “difetto” LA PIAZZA, OBBLIGATORIO Irresistibile tappa per chi vive a Palazzo Adriano

“La piazza è mia!!!” diceva qualcuno nel 1988. Nel 1988 nes- suno minacciava la “proprietà” di quest‟uomo e sempre nel 1988 i palazzesi gli permettevano di chiudere le piazza a mez- zanotte. Mah!?! Non penso che i palazzesi avrebbero permesso che un solo uomo fosse il proprietario della piazza. E soprattut- to mi è difficile credere che a mezzanotte tutti lasciavano la piazza perché la si doveva chiudere. È semplicemente impossibile. Quindi … o quest‟uomo era il pazzo della piazza, oppure quello che ho visto era soltanto un

film. La piazza, o meglio, „a chiazza‟ , non ha padroni e soprat- tutto non chiude mai. Siamo orgogliosi del nostro paese, ma della piazza in particolar modo. Ne siamo gelosi e profondamente innamorati. “Ci vedia- mo in piazza”, “Passiamo dalla piazza”, “L‟ho sentito dire in piazza”, “Fermiamoci in piazza”, “Andiamo a bere in piazza”, “Vediamo chi c‟è in piazza”, la nominiamo continuamente e uscendo da casa non possiamo proprio farne a meno. Ma cos‟è la piazza? Perché ne siamo così attratti? Beh, ci sono molte spiegazioni tutte in base alle differenze dei suoi amatori. C‟è chi la frequenta la mattina presto perché nei diversi bar vi si può fare colazione e fermarsi senza problemi di parcheggio, o quasi…” aspè che mi piglio u cafè e mi ni vaio…”(vigili per- mettendo). C‟è chi, vista la sua centralità, la usa come punto di ritrovo di lavoratori. C‟è chi passa, si ferma a bere un sorso d‟acqua e va via. I meno giovani fanno lunghe passeggiate,

chiacchierando, parlando e s-parlando

No, nunn‟è accussi … io „ntise natra cosa …” Gli anziani inve- ce, più saggi, se ne stanno seduti spalle al muro davanti ai pro- pri circoli, pronti a giudicare senza problemi qualche malcapi- tato giovane seguace di una propria strana ma legittima moda …”ah chi gioventù, „e me tempe sti cose nun c‟erano” . Inoltre se sei disoccupato e non hai voglia di faticare, in essa trovi l‟occupazione che fa per te … “passiare di iurnata e cuntare i petre da‟ chiazza”. Poi ci sono i giovani, quelli che la piazza la vivono fino in fondo, la vivono ad ogni ora del giorno e in un modo diverso per ogni situazione … perché della piazza non se ne può proprio fare a meno. Durante i giorni scolastici alle 6.30 del mattino il giovane ha già conquistato la piazza. Un centina- io di ragazzi si danno appuntamento per attendere l‟arrivo degli autobus che li porteranno nelle rispettive scuole superiori che, ahimè, non abbiamo a Palazzo Adriano. Certo la mattina a quell‟ora la conquista giovane della piazza si spegne nel giro di un‟ora. Una volta passati gli autobus non resta più nessuno di quei ragazzi … ma è come se avessero piantato una bandiera, il segno che non passerà molto e la piazza verrà riconquistata. Ed è così che passata qualche ora cominciano a ricomparire coloro che studenti non sono più, ma giovani continuano ad esserlo e soprattutto a farlo. Basta quindi andare in piazza e la compa- gnia la trovi sicuro. E se sei un appassionato di calcio … avrai pane per i tuoi denti, perché la mattina i bar e i tabacchini sono strapieni di allenatori ed esperti in materia. La piazza poi è magica in inverno quando per nessun motivo ci si vuole stacca- re dal riscaldamento della propria auto e quindi in essa trovi lo

spazio per posteggiare una macchina accanto all‟altra, anche

” a sintiste sta cosa?

tre o quattro macchine di amici, cosa impossibile allo stradale, ad esempio. È innanzi tutto l‟hub, il mozzo, come un grande aeroporto da cui prima si deve passare per raggiungere qualsia- si altra destinazione … Pizza tra amici? Appuntamento in piaz- za. Serata fuori paese? Appuntamento in piazza. Devi incontra-

re qualcuno? Appuntamento in piazza. Aspetti un forestiero?

Appuntamento in piazza. Devi andare in qualsiasi posto? Ap- puntamento in piazza. È inutile, è un passaggio obbligato e credo nessuno possa dire il contrario. Arrivati alla sera/notte, man mano che passano le ore, alcuni dei giovani che durante il giorno erano stati “banditi” dalla piazza fanno ritorno protetti

dal buio e se la riprendono … perché si sa, la notte è giovane e

di conseguenza lo diventa pure la piazza. Sembra quasi auto-

matico. Tutti i ragazzi che durante il giorno frequentano il viale rientrano la sera in piazza, perché comunque stare al viale ha senso soltanto se c‟è gente, in piazza invece si può stare anche

da soli, ti fanno puntualmente compagnia le campane della

chiesa ogni quarto d‟ora esatto, ti fa compagnia l‟acqua della fontana, sottofondo perfetto per pensare o, se in compagnia, per parlare con gli amici, ti fanno compagnia i personaggi cele- bri di Palazzo Adriano, gli stessi che rendono la piazza così

speciale. Uno di loro ti chiede continuamente una sigaretta e in cambio ti delizia con capolavori di poesia e letteratura, l‟altro ti invita a cantare e con la sua semplicità e la sua immensa sim- patia rende allegro il tempo. E così facendo si fa tardi, si fa

notte fonda, si fa pure giorno (chi non ha mai aspettato l‟alba in piazza???).E se da un lato l‟orologio ti ricorda che è arrivata l‟ora di andare a letto, dall‟altro l‟intera piazza ti abbraccia e non ti fa andare via. Così, mentre i ragazzi di Palermo, di Mila- no Marittima, di Barcellona, di Berlino, di Praga, di Amster- dam usciti stracotti dalle discoteche provano a tornare a casa e vanno a letto, i giovani di Palazzo Adriano sono ancora appog- giati ai bordi della fontana. Magari stanno parlando proprio dei loro coetanei di Palermo, Milano Marittima, Barcellona, Berli- no, Praga, Amsterdam, forse invidiandoli, forse commentando-

ne le disgrazie, o forse, più semplicemente, stanno organizzan-

do qualcosa da fare, un‟attività, una mangiata o qualsiasi altra

cosa. Nel frattempo però si è fatto davvero tardi, ultimo sorso d‟acqua alla fontana e di corsa a letto … “ci vediamo domani … in piazza!” (anzi … a chiazza!). Questa è la piazza, questa è come la si vive. È Meravigliosa, non c‟è dubbio. Che poi vi

sembrerà strano, ma un difetto la mitica piazza ce l‟ha … è la principale causa, o forse l‟unica, della disoccupazione a Palaz-

zo Adriano. Mi spiego meglio. Perché nel nostro paese il lavo-

ro c‟è, ce n‟è tantissimo, il problema è la piazza. Si, perché la mattina il palazzese si sveglia “presto”, esce da casa … c‟è una bella giornata di sole, arriva in piazza, splendida, le due chiese che ti abbracciano, la fontana al centro con l‟acqua sempre fresca, gli amici tutti al bar, a leggere il giornale, a parlare e a prendere il caffè… uno si guarda intorno e dice “mah, vuoi vedere che l‟unico scemo che deve andare a lavorare sono i-

o?!?”.

FRANCESCO MARINO

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

L’acqua non si vende … nessuno può venderci La nostra acqua !

Raccolte più di cinquecento firme a Palazzo Adriano per sostenere la campagna referendaria promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l‟Acqua a favore dell‟ ACQUA PUBBLICA.

Nello stesso tempo ,oltre a firmare in favore dei tre referendum proposti i palazzesi ,cosi come molte altre migliaia

di siciliani , hanno firmato per la proposta di legge regionale di iniziativa popolare: “Principi per la tutela, il governo

e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia.” La media dei firmatari nel nostro comune è stata altissima, infatti se consideriamo che quasi il cinquanta percento degli aventi diritto al voto si è recato a firmare nelle due domeniche in cui è stato allestito un banchetto di raccolta presso l‟atrio del palazzo comunale, possiamo dire che l‟iniziativa è stata un grande successo. Il buon risultato si è potuto raggiun-

gere anche grazie all‟impegno del Presidente del Consiglio, di alcuni Consiglieri Comunali e dei ragazzi della con- sulta giovanile che hanno materialmente provveduto all‟allestimento del banchetto e alla raccolta delle firme.

I moduli con le firme autenticate e certificate sono stati depositati entro il 21 luglio ‟10 presso la Corte di Cassazio- ne di Roma dalla Segreteria Campagna Referendaria Acqua Pubblica. Per indire il referendum era necessario racco- gliere almeno cinquecentomila firme in tutto il territorio italiano, ma in pochi giorni di raccolta hanno firmato a so- stegno del referendum più di un milione di italiani; segno evidente di quanto gli italiani giudichino negativamente la gestione da parte di privati del bene pubblico ACQUA. Per quanto riguarda la Proposta di legge d‟ iniziativa popo- lare doveva essere presentata accompagnata da almeno dieci mila firme all‟ Assemblea Regionale Siciliana entro la fine di agosto dove sarà discussa, e speriamo approvata, dai deputati regionali. Ma quali sono le differenze tra i tre referendum?, cosa si vuole ottenere? E che cosa prevede la proposta di legge di iniziativa popolare che sarà presenta-

ta all‟ARS? I tre quesiti referendari vogliono eliminare le norme che in questi anni hanno spinto verso la privatizza-

zione dell‟ Acqua togliendo cosi la possibilità a società private di lucrare su un bene comune ed essenziale che ap- partiene a tutti . Con il primo quesito che ha la finalità di fermare la privatizzazione dell‟ acqua si propone l‟ abrogazione dell‟ art. 23 bis della legge n. 133/2008, relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. La norma che si vuole abrogare stabilisce come modalità ordinaria di gestione del servizio idrico l‟ affidamento a soggetti privati at- traverso gara o l‟ affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all‟interno delle quali il privato detenga almeno il quaranta percento, cosi stando le cose tutti gli ATO che non lo hanno ancora fatto dovranno, entro il di- cembre 2011, trasformarsi in società miste con capitale privato al quaranta percento. Abrogare questa norma signifi- ca rallentare la consegna ai privati dei servizi idrici.

Con il secondo quesito referendario si vuole aprire la strada verso la ripubblicizzazione, infatti si propone l‟abrogazione dell‟ art. 150 del Decreto Legislativo n. 152/2006 relativo alla scelta della forma di gestione e proce- dure di affidamento, segnatamente al servizio idrico. L‟abrogazione di questo articolo non consentirebbe più l‟affidamento della gestione a società private, favorendo il percorso verso la gestione del servizio idrico da parte di enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Col terzo quesito referendario si propone l‟ abrogazione dell‟ art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006 il quale dispone che la tariffa per il servizio idrico deve essere determinata tenendo conto dell‟ adeguatezza della remunerazione del capitale investito. Eliminan- do questa norma si eliminerà la possibilità di ottenere profitti dalla gestione dell‟acqua.

Invece la proposta di legge regionale d‟iniziativa popolare comprende diciassette articoli che dettano le finalità con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico regionale prefiggendosi l‟obbiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipato del ciclo integrato dell‟ acqua, in grado di garantirne un uso soste- nibile e solidale.

Fondamentali appaiono i principi enunciati nell‟ articolo 4 “ Principi relativi alla gestione del servizio idrico” secon- do il quale il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e la sua gestione non deve avere finalità lucrative ma di carattere sociale e ambientale; e i principi presenti nell‟ articolo 5 “ Governo pubblico del ciclo integrato dell‟ acqua” secondo cui la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato e secondo cui le dighe , le sorgenti gli acquedotti e tutte le strutture inerenti con la distribuzione dell‟ acqua sono di proprietà degli enti locali i quali non possono cederli a privati.

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE La raccolta delle firme è stato l‟ultimo atto di una
“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE La raccolta delle firme è stato l‟ultimo atto di una

La raccolta delle firme è stato l‟ultimo atto di una battaglia contro la privatizzazione dell‟ acqua che non sta, di certo, iniziando ora.

Ma come si è arrivati a tutto questo?

La vicenda degli ATO idrici inizia con la legge Galli del 1994. Questa legge aveva lo scopo di semplificare la selva

di norme che si occupavano delle gestione dell‟acqua, il territorio italiano fu quindi diviso in Ambiti Territoriali Ot-

timali (ATO ) ; all‟interno degli ATO il potere di controllo e di indirizzo viene affidato ad organi pubblici ( primo tra tutti la Conferenza dei Sindaci) mentre le competenze tecniche ed economiche vanno a un gestore pubblico o priva- to, scelto dalle stesse autorità dell‟ ATO. La Regione Siciliana recepisce la legge Galli a partire dal 1999 e istituisce nove ATO, uno per ogni provincia. Questo equiparamento appare alquanto improprio infatti gli ATO avrebbero do-

vuto corrispondere al bacino idrografico e non ad un territorio così vasto come le Province.

In Sicilia il processo di privatizzazione è stato avviato con la partecipazione inizialmente passiva ed inconsapevole della gran parte dei sindaci. In Sicilia sono state celebrate le gare e stipulati i contratti con il gestore privato in sei province su nove (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo, Siracusa).

L‟ATO 1 Palermo, che risulta costituito dagli 82 comuni più il presidente della Provincia, nel 2002 decide di affida-

re ad un gestore privato il servizio idrico (scartando la candidatura di un gestore pubblico come l‟Amap Spa che ge- stisce il servizio idrico nella città di Palermo).

Il gestore privato doveva essere individuato tramite gara aperta, con un minimo di due candidati. Dopo diverse gare andate deserte, viene nominato un commissario ad acta che decide la validità della gara anche in presenza di un solo candidato. Si presenta unica candidata, e vince, la Acque Potabili Siciliane Spa anche se due autorità di vigilanza (Antitrust e Autorità di vigilanza sui contratti pubblici) hanno espresso parere contrario alla procedura con un solo candidato.

Viene da chiedersi come mai in una gara per l‟assegnazione di un così importante appalto si presenti una sola candi-

data

zione ogni altra eventuale risposta”.

Ad oggi ,sia nei comuni che hanno già ceduto la gestione del servizio idrico sia in quelli che si sono rifiutati di farlo, cresce la protesta dei cittadini e degli amministratori contro l‟affidamento ad una società privata del servizio idrico che nei comuni in cui il passaggio della gestione è già avvenuto ha portato all‟ aumento del canone e dei costi di ma- nutenzione.

Anche nel nostro comune già dal giugno 2007 alcuni Consiglieri Comunali (Marino e Corrado) avevano cominciato

a mettere in evidenza la pericolosità della questione ACQUA. In quella occasione era stato organizzato un incontro

con la popolazione alla quale sono intervenuti i principali fautori della campagna antiprivatizzazione cioè i rappre- sentanti dell‟associazione LIBERACQUA ed il Sindaco di Caltavuturo, onorevole Giannopolo, oltre che al Presiden-

te del Consiglio Comunale e al Sindaco di Palazzo Adriano che dopo un iniziale scetticismo ha sposato in pieno la campagna per l‟ ACQUA PUBBLICA rifiutandosi più volte di consegnare gli impianti e l‟acquedotto comunale.

Un ulteriore segnale in favore dell‟ ACQUA PUBBLICA è arrivato da tutto il Consiglio Comunale che ha votato ad unanimità l‟ articolo 78 “Gestione del servizio idrico” del nuovo Statuto Comunale. Questo articolo prevede il ser- vizio idrico integrato come servizio pubblico senza scopo di lucro, gli utenti vengono quindi chiamati a coprire solo

i costi del servizio cosa non possibile quando a gestire il servizio è una società privata che ovviamente si prefigge un guadagno dalla vendita di un bene che vendibile non è.

La risposta potrebbe essere che l‟affare non sia poi così appetibile oppure …”Lasciamo alla vostra immagina-

potrebbe essere che l‟affare non sia poi così appetibile oppure …”Lasciamo alla vostra immagina- GIOVANNI MARINO

GIOVANNI MARINO

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

Palazzo Adriano tra le due Chiese

ALLA RICERCA DELLA FEDE

Luoghi di culto o luoghi di chiacchiere

C‟è qualcosa che rende la piazza ancora più interessan- te … oltre alla fontana, oltre all‟idea di un cinema, che i turisti sperano di trovare arrivando a Palazzo Adriano.

Perfettamente incastonate in uno splendido scenario urbanistico, ecco che lì si ergono i due pilastri che an- cora oggi reggono la piazza, anzi no, l‟intero paese: le due Chiese, che da sempre si guardano, lì dritte negli occhi, puntando direttamente al cuore di ogni palazze- se.

Luoghi di culto , templi della fede dove si innalzano lodi a Dio, diverse per tradizione ma unite nel seguire un unico profondo fine: pregare e professare la fede nel Signore.

No!Non è cosi?! Non rappresentano un‟unica Santa Chiesa? Non vi si riunisce

la comunità per pregare? Ah già!! Greci e

Latini non sono la stessa comunità, parlia- mo di due gruppi che vivono sì nello stes- so territorio ma hanno poco in comune

( la fede in Dio è solo un piccolo detta- glio!!).

E le Chiese, nel senso fisico del termine , a volte, si

trasformano in centri di divulgazione di chiacchiere, che poi inevitabilmente si riversano in piazza per poi diffondersi.

Si, perché la “vita ecclesiastica” ha da sempre animato l‟interesse della gente. Due parroci arrivano e due se vanno, una chiesa s‟arricchisce e l‟altra no. Ultimamen-

te non sono per niente mancati gli argomento da Chiesa

-Piazza.

L‟arrivo dei nuovi pastori … questo ha animato la piaz- za negli ultimi mesi. La notizia del cambio-turno ha destato malumori (ma anche no) tra noi palazzesi, per- ché non solo viviamo con fervore le attività ecclesiasti- che, ma ci siamo anche legati ai precedenti parroci con- dividendo gioie, dolori e profonda amicizia oltre ad aver condiviso la fede in Dio, rivedendo in loro una guida spirituale.

Con gioia e nuove speranze si è cercato di accogliere i nuovi arrivati, affidando loro un‟intera comunità che ha ancora tanto da fare, che ha ancora bisogno di crescere, confidando nell‟aiuto di Dio, affinché si possa seguire un cammino di fede per l‟interesse comune.

Ma non tutti abbiamo accolto, non tutti abbiamo gioito.

Il dolore del distacco forse ancora non riesce a far ac-

cettare la perdita, col tempo le ferite si rimargineran-

no!!!! Cerchiamo una guida che possa aiutarci a com- prendere il significato dell‟avere vera fede.

Nessuno ha il diritto di giudicare, ma di sicuro fede non è l‟attaccamento alle cose, la fede non si identifica ne- gli “Angeli della Gloria” o nel “Christòs Anèsti”, la vera fede in Dio non si dimostra nell‟allestire e nell‟addobbare gli altari, Dio non vuole atteggiamenti di ostilità nei confronti dell‟altro. E parliamo di un unico Dio o forse esiste un Dio greco ed un lati- no, ognuno dei quali vuole cose diverse?! Il cammino di fede che seguiamo sembra quello che va dal sacrato di una chiesa fino al suo absi- de e lo sguardo che volgiamo in alto sembra si fermi alle volte per ammirare gli affreschi, anche se sbiaditi.

Forse non vediamo oltre le navate e l‟altare, forse gli occhi sono impediti alla vista dalle figure dell‟iconostasi, ma la Chiesa non è solo l‟edificio è so- prattutto l‟unione di uomini che condividono la medesi- ma fede religiosa.

La fede si ha a prescindere da chi indossa i paramenti, a prescindere se si prega dicendo Amìn o no. La fede rimane anche se i preti vanno.

Ma siamo un popolo di dannati?! No, la maggior parte

di noi prega col cuore rivolto a Dio, la maggior parte ha

un unico Dio. Ma qualche pecorella smarrita c‟è sem-

pre stata!!!

rivolto a Dio, la maggior parte ha un unico Dio. Ma qualche pecorella smarrita c‟è sem-

ANGELA CAVALLARO

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

EMERGENZA

PALAZZO ADRIANO DEL 3000:

PAESE FANTASMA O EVOLUZIONE TECNOLOGICA?

Vi siete mai chiesti come sarà il nostro paese tra un migliaio di anni? Avete mai immaginato cosa lascere-

mo ai futuri cittadini??? Molti di voi sicuramente penseranno che non è affar proprio pensare ad un futuro in cui noi non ci saremo più. Ma allora che futuro avrà il nostro paese? Cosa lasceremo? Lasceremo, spero, una società civilizzata con una cultura e non una società incivile e priva di cultura. Basti pensare ai servizi, all‟ andatura giovanile e a ciò che potrebbe offrire il nostro paese. Per esempio, il nostro “tasto dolente”: l’ospedale. Esso continuerà ad esistere o peggiorerà? E se migliorasse continuando a dar cura e lavoro? La scuola: i ragazzi “ del futuro” rimarranno dove sono, torneranno nell‟ edificio

originario o saranno “trasferiti” in un altro paese? Davvero dobbiamo dipendere da un altro paese? Il campetto sportivo: davvero i tornei sportivi di pallavolo si devono fare in un campo inadatto? La palestra riaprirà?? Sicuramente no!!! Inoltre, gli spogliatoi sono così malconci… Io non mi sto lamentando, ma sto gettando semplicemente un “campanello d‟allarme” per poter far riflette- re sulla nostra condizione non del tutto drastica, non culturalmente: siamo un paese ricco di tradizioni so- prattutto religiose, ma riusciremo a tramandarle e le manterranno vive anche in futuro? Sono tutte domande la cui risposta è difficile da dare con certezza, ma senza impegno “la pianta” non crescerà mai e non ci sarà alcun cambiamento. Ma davvero vogliamo un pae- se fantasma e poco evoluto, oppure un “paradiso per tecnologici”??? Chi lo sa se magari

un giorno ci saranno i robot nelle nostre case e le astronavi nei garage. E se i cani impare-

ranno a parlare e a cucinare (!?) o magari esisteranno cani che andranno in giro per tecno- negozi e insieme a noi si proverebbero virtualmente gli abiti. E se anche a Palazzo (nel futuro) ci fossero le vasche con la riproduzione tridimensionale del mare??? E se potessi-

mo volare??? Ma è anche vero che per poter volare servono le ali, per proiettarci volando verso il futuro. Il futuro non sarà solo a livello tecnologico ma anche sociale e noi saremo pronti per l‟ “evoluzione”??? Chi lo sa… Palazzo Adriano: paese fantasma o evoluzione tecnologica e sociale nel futuro?? Vi lascio con que-

sta domanda che spero faccia riflettere!!!

evoluzione tecnologica e sociale nel futuro?? Vi lascio con que- sta domanda che spero faccia riflettere!!!
evoluzione tecnologica e sociale nel futuro?? Vi lascio con que- sta domanda che spero faccia riflettere!!!

KATIA RUSSO

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

Ars amatoria …

Com’è cambiato il modo di amare e sedurre da ieri ad oggi

Com’è cambiato il modo di amare e sedurre da ieri ad oggi Come il grande Ovidio

Come il grande Ovidio 2000 anni fa, così voglio provare a far anch‟io … parlare d‟amore. Lui di certo era un grande scrittore e seppe scrivere un manuale d‟amore (sia per gli uomini che per le donne). Io invece voglio sol- tanto, tramite il suo capolavoro, parlare con voi su come, a distanza di oltre venti secoli, gli uomini e le donne non siano mai cambiati se posti dinanzi all‟amore.

Ma conosciamolo meglio Publio Ovidio Nasone. Nasce nel 43 a.C. a Sulmona, in Abruzzo. Un tipo particolare, senza dubbio. A vent‟anni si era già sposato tre volte, ma se nei primi due casi divorzia presto, il terzo matrimo- nio gli durerà sino alla morte. Ebbe soltanto una figlia da una delle due prime mogli. Nell‟8 d.C. viene esiliato

per ordine di Augusto a Tomi, città dell‟attuale Romania, dove vi morirà nel 17 d.C

storia ad essere censurato per ciò che scriveva. Riguardo all‟amore Ovidio consiglia di non innamorarsi mai, ma

di saper vivere l‟amore come un gioco.

Poco alla volta analizzeremo parti della sua opera, per capire se l‟arte d‟amare è cambiata o è rimasta sempre la stessa.

È il primo scrittore della

L’ARTE D’AMARE

di Publio Ovidio Nasone

Lezione 1

Se c’è tra voi chi non conosca ancora l’arte d’amare, legga il mio poema e fatto esperto colga nuovi amori!

A dirmi il carme è l’esperienza. Seguitate dunque il vate esperto. Ciò ch’io canto è il vero!

Prima fatica, o tu che vieni all’armi, soldato nuovo per la prima volta, è cercare colei che vuoi amare; quindi piegarla con le tue preghiere; per ultimo, far sì che il vostro amore possa durare a lungo.

Ella ai tuoi piedi non ti verrà a cader come dal cielo; dovrai cercarla tu, con i tuoi occhi.

Ed anche tu, che cerchi donna e per un lungo amore, scegli dapprima i luoghi dove in folla tu ne possa trovare.

Ma non voglio che tu per questo innalzi vele al vento: per ciò che cerchi credimi, non serve far molta strada.

Se mai ti prende voglia d’anni teneri, subito avrai davanti agli occhi, intatta, qualche fanciulla; se vuoi donna giovane, saranno mille giovani a piacerti: sarai costretto a non saper chi scegliere. Se poi ti piacerà già più matura, già fatta esperta, credimi, ne avrai solo per te eserciti.

Ma i teatri, siano riservati alle tue cacce: ce n’è da soddisfare ogni capriccio. Tutto vi troverai: amore e scher- zo, quella che ti godrai solo una volta, quella che val la pena mantenere.

Così, tutta agghindata, corre ai giochi la donna là, dove la folla è densa. E quante sono! A me sovente accadde di non saper chi scegliere. A vedere viene la donna e per essere veduta: luogo fatale, questo, al suo pudore.

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

Cosa unica tra i poeti classici, Ovidio non chiede ispirazione a qualche Musa della poesia (come fecero ad es. Omero e Virgilio). Per comporre la sua opera si serve “semplicemente” dell‟esperienza, sua e della sua società. Ribadisce di parlare del vero, non usa l‟immaginazione.

Rivolgendosi in questa prima parte agli uomini, subito invita a cercare la donna della quale, grazie alle sue istruzio- ni, conquisterà il cuore. È realistico Ovidio. La donna va cercata, non viene da sola. Beh, diciamo che nel 2010 è quasi rimasto tutto uguale, quasi. Personalmente negli ultimi anni ho però assistito ad un cambio di tendenza. Forse gli uomini sono sempre meno cacciatori, o semplicemente gli uomini sono sempre meno uomini, o forse le donne sono più emancipate. Fatto sta che sempre più sono le storie d‟amore e di passione nate grazie alla “prima mossa” del gentil sesso. Ad essere sincero me ne vergogno un po‟, è l‟uomo che dovrebbe essere cacciatore!!!

Ovidio consiglia inoltre, per trovare una donna, di cercarla in posti specifici, in posti largamente frequentati. Soprat- tutto rassicura di non dover fare molta strada perché già vicini a noi abbiamo quello che cerchiamo, “fanciulla, don- na giovane o donna matura”. Penso che il suo consiglio valga anche ai giorni nostri e sia valido per le nostre zone. Sento spesso molti maschietti lamentarsi di quello che il nostro paese non offre, ma non è così, anzi, credo di poter benissimo affermare che Palazzo Adriano sia pieno di belle ragazze e donne meravigliose delle quali interessarsi. Ma si sa, quando non si riesce ad arrivare all‟uva si dice che sia rancida!

Altra cosa che è rimasta perfettamente identica a distanza di 2000 anni è l‟attenzione che la donna mostra a se stessa prima di andare in posti affollati. “Tutta agghindata” ,dice Ovidio, o “tutta „ntillicchiata” ,dico io, la donna frequen- ta i posti pubblici. Perché anch‟io penso, così come credo pensiate anche voi, che la donna si vesta bene e vada in luoghi molto frequentati si per guardare, ma soprattutto per essere guardata. Non ho mai conosciuto una donna a cui dispiacciano i complimenti, se ben rivolti comunque.

Finisce qui il primo confronto tra l‟amore visto da Ovidio e l‟amore visto da noi. A tal proposito invito tutti a fare commenti, critiche, opposizioni, domande, a suggerire e a parlare d‟amore insieme a Communis.

a suggerire e a parlare d‟amore insieme a Communis . Fatelo inviando tutto tramite: e- mail

Fatelo inviando tutto tramite:

e-mail all‟indirizzo consultapalazzo@libero.it; facebook al nome Consulta Giovanile Palazzo Adriano;

sms al numero 3292659355 in maniera anonima scrivendo: *s# seguito dal testo del messaggio.

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

PICCOLI CONSIGLI ……

di MariaGrazia

UNA CANZONE DA ASCOLTARE

PIAZZA GRANDE Lucio Dalla

Santi che pagano il mio pranzo non ce n'è sulle panchine in Piazza Grande, ma quando ho fame di mercanti come me qui non ce n'è.

Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me, gli innamorati in Piazza Grande, dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io.

A modo mio avrei bisogno di sognare anch'io.

Una famiglia vera e propria non ce l'ho e la mia casa è Piazza Grande, a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho.

Con me di donne generose non ce n'è, rubo l'amore in Piazza Grande, e meno male che briganti come me qui non ce n'è.

A modo mio avrei bisogno di carezze anch'io. Avrei bisogno di pregare Dio. Ma la mia vita non la cambierò mai mai, a modo mio quel che sono l'ho voluto io

Lenzuola bianche per coprirci non ne ho sotto le stelle in Piazza Grande, e se la vita non ha sogni io li ho e te li do.

E se non ci sarà più gente come me voglio morire in Piazza Grande, tra i gatti che non han padrone come me attorno a me

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“COMMUNIS” Palazzo Adriano MESE DI OTTOBRE

Elizabeth ha tutto ciò che una giovane donna ambiziosa potrebbe desiderare: un marito, una bella
Elizabeth ha tutto ciò che una giovane donna ambiziosa potrebbe desiderare: un marito, una bella

Elizabeth ha tutto ciò che una giovane donna ambiziosa potrebbe desiderare: un marito, una bella casa nei sobborghi di New York e una solida carriera come giornalista. Ma non si sente appagata e decide di dare una svolta alla propria vita: lascia casa, lavoro e parte per un coraggioso viaggio alla ricerca di se stessa. Prima tappa: Italia, per sperimentare il piacere puro, sotto forma di grandi abbuffate, avventure e nuove amicizie. Seconda tappa: India, dove si ritira in un ashram a meditare e a digiunare per raggiungere l'illuminazione spirituale. Terza tappa: Indonesia per ritrovare l'equi- librio perduto e forse anche il vero amore

l'equi- librio perduto e forse anche il vero amore UN FILM DA VEDERE BENVENUTI AL SUD
l'equi- librio perduto e forse anche il vero amore UN FILM DA VEDERE BENVENUTI AL SUD
l'equi- librio perduto e forse anche il vero amore UN FILM DA VEDERE BENVENUTI AL SUD

UN FILM DA VEDERE

BENVENUTI AL SUD

Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferi- mento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'impru- denza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guarda- roba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile

quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guarda- roba di vestiti leggeri

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La direzione è a cura di : Giornale del Angela Cavallaro
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In collaborazione con: Maria Grazia Profeta ( vice Direttore) Epifania lo Presti Francesco Marino Katia
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Il primo degli assiomi della comunicazione dice che non è possibile non comunicare:

qualunque cosa facciamo appare agli altri come comunicazione e ogni comportamento altrui, ogni stato del mondo, ci appare dotato di senso, quindi ci comunica qualcosa……………

Il Giornale quindi non è altro che un mezzo di comunicazione che permette di relazionarci, potendo scambiare vicendevolmente:

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