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Numero 26 anno III

6 luglio 2011 edizione stampabile

L.B.G. PGT: DIRIGENTI E FUNZIONARI. ORGOGLIO E PREGIUDIZIO Paolo Ranci Ortigosa EXPO 2015. RILANCIARE TUTTO MA NON GLI ARCHITETTI Giuseppe Vasta SPOIL SYSTEM IN COMUNE. IL PROBLEMA DEI DIRIGENTI INTERNI Arturo Calaminici PARCHI REGIONALI. CON UN RIGO SI DISTRUGGE TUTTO Flora Vallone FLORA VALLONE: IL MIO BILANCIO DI FINE MANDATO Michele Sacerdoti AUTO IN CITT, NON SOLO PIANO PARCHEGGI Massimo Cingolani DOPO 150 ANNI IL TRICOLORE DI SINISTRA Luigino Bruni PIL: ORA DI MISURARE ANCHE LA FELICIT Rita Bramante NAPOLITANO E IL FUTURO DEVASTATO Carneade PISAPIA SINDACO: TRENTE JOURS APRES

VIDEO DAVIDE CORRITORE NON SOLO TAGLIATORE DI TESTE LA NOSTRA MUSICA Marie Lafort Ral Maldonado LE TENGO RABIA AL SILENCIO Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

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PGT: DIRIGENTI E FUNZIONARI, ORGOGLIO E PREGIUDIZIO Luca Beltrami Gadola


Gioved scorso al circolo De Amicis durante la riunione indetta dal movimento Milano Civica per Pisapia Sindaco, unoccasione per parlare del PGT, ho avuto modo di ribadire la mia posizione sul dilemma proposto dagli organizzatori: Prendere e poi rivedere o Rivedere e poi prendere. Io sono tra coloro che pensano che si debba rivedere e dunque riesaminare le quasi cinquemila osservazioni dei cittadini, accogliere quelle che vanno accolte nella direzione della nuova politica urbanistica delineata da Giuliano Pisapia nel suo documento programmatico, opinione condivisa dagli altri oratori al tavolo e tra il pubblico. Anche il neo assessore Lucia De Cesaris, se pure con qualche cautela in mancanza di un pronunciamento formale della giunta, che si avr venerd prossimo, si diceva concorde. Nel suo intervento il neo assessore ha detto anche di avere piena fiducia nei tecnici comunali che hanno redatto il PGT per il difficile compito del riesame delle osservazioni. Qualche dubbio. A mio avviso il PGT un documento pieno non solo di errori tecnici, ma anche di errori chiaramente fatti in malafede, di mistificazioni evidenti - com evidente che si tratti dellattivit di persone allora probabilmente scelte e promosse in quel ruolo proprio per la loro vicinanza con il precedente potere politico. Aggiunge di avere trovato molto lavoro svolto, meno male! dal 1998 che stanno lavorando sul Piano, dalla prima redazione del Piano dei Servizi, fino alle attivit che hanno accompagnato lapprovazione della Legge Regionale 12, fatta notoriamente tenendo docchio le esigenze della Giunta milanese. E mi piacerebbe sapere finalmente (lho chiesto varie volte), quanto hanno speso, fra consulenze esterne e risorse interne, per preparare quei documenti: vorrei ben vedere che non ci fosse molto lavoro. Rispondendo poi alla preoccupazione di chi teme che vi possa essere una paralisi nellattivit edilizia per altro stagnante in un mercato fermo lassessore ha detto che intende mandare avanti molti PII gi predisposti. Anche qui qualche dubbio. Sono forse quelli preparati sulla base del noto Documento di Inquadramento e che tutti i cittadini che vivono nelle vicinanze dei fortunatamente - pochi interventi avviati chiedono di cambiare? Annuncia anche di non volersi occupare solo di PGT, ma di voler far funzionare lEdilizia Privata (giusto) e fare un nuovo Regolamento Edilizio. Certo, quello fatto nel 99, sempre dagli stessi noti tecnici comunali, ha introdotto surrettiziamente modifiche in parte illegittime come la definizione di ristrutturazione edilizia e in parte mal governate come la liberalizzazione urbanistica dei cambi di destinazione duso, prodromo a tutte le case di Batman di cui si riempita la citt, per cui sarebbe forse meglio porvi rimedio rapidamente, almeno per alcuni aspetti. Ci sono poi cose altrettanto urgenti, come la delibera sugli oneri di urbanizzazione o laggiornamento dei valori di monetizzazione, fatto magari stavolta in modo corretto, visto che lultima versione fa perdere alla amministrazione comunale centinaia di migliaia di euro allanno di mancati introiti. E lelenco delle questioni alle quali metter mano sarebbe lungo e quel che manca sembra proprio essere il tempo. Forse bisognerebbe riflettere sulla circostanza che assai difficile che chi ha gestito tutte queste pratiche e ha steso il PGT sia lo stesso che andr a mettere in risalto al nuovo Assessore vizi e contraddizioni rispetto a una nuova visione di Piano di Governo del Territorio. Difficile pensare che chi si reso responsabile dinterventi completamente sbagliati, tipo S. Giulia (a proposito, dov il centro congressi?) o il Sieroterapico (e il famoso parco?) oggi sia in prima linea a promuovere il cambiamento. Anche da un punto di vista psicologico difficile che rinneghi provvedimenti in cui ha speso fatica, o persino tradisca la ispirazione politica (che non un reato) che tra laltro gli ha quantomeno facilitato la carriera. E dallaltra parte, chi in questi anni si battuto contro i provvedimenti della Giunta Moratti ne riconosce il linguaggio e la mentalit, non pu non pensare che la generalizzata piena fiducia sia ben riposta e, daltra parte, non suoni invece offensiva nei confronti di chi con questo personale si finora misurato. Certo, i vincoli di bilancio e la logica della continuit amministrativa impediscono cambiamenti bruschi e radicali ma almeno bisognerebbe cercare di indicare che ci si sta muovendo in una diversa direzione. Cos pure lascia un po perplessi lappello dellassessore a chi interessato a contribuire con nuove proposte: si prepari intanto nel tempo libero, visto che ogni contributo sar a titolo gratuito. Ora, non un problema di incarichi tema delicato, che si presta a fraintendimenti e strumentalizzazioni - ma qui mi sembra ci sia una grave sottovalutazione tecnica dei compiti che attendono lamministrazione. Non posso pensare che lassessore ritenga davvero di riuscire a preparare una nuova delibera di controdeduzione alle osservazioni presentate, in modo da ridisegnare il Piano, avvalendosi da una parte di chi quelle osservazioni le aveva sprezzantemente respinte (bastano i testi delle controdeduzioni che i tecnici e non i politici avevano predisposto, per convincere dellirrimediabile distanza di posizioni), dallaltra dellapporto estemporaneo di una banda di allegri buontemponi che nel tempo libero smonta e ricostruisce un Piano che, nel bene o nel male, ha richiesto cinque anni di lavoro. Affidare ufficialmente il compito di redigere una nuova delibera di controdeduzioni a un apposito gruppo di lavoro non , infatti, solo un problema di remunerazione (anche minima), ma di ruolo e di sostanza. Capisco che probabilmente lassessore non voglia avere attorno a s una congerie di urbanisti che lassilli dandole consigli e cercando di convincerla di qualche nuova teoria accademica ma il problema di un gruppo di lavoro competente, interdisciplinare e soprattutto con i piedi per terra rimane.

EXPO 2015: RILANCIARE TUTTO MA NON GLI ARCHITETTI Paolo Ranci Ortigosa
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www.arcipelagomilano.org Se tutto va come sperano gli amministratori di Expo 2015, entro luglio partiranno le prime gare per i lavori. Si tratter come noto di appalti integrati, cio gara dappalto per laffidamento sia delle opere, che del loro progetto. E una procedura che accorcia i passaggi e quindi i tempi di realizzazione. Una procedura apparentemente pi efficiente e per questo preferita da molte amministrazioni pubbliche. Una procedura nella quale ha netta predominanza lofferta economica rispetto al valore del progetto. E nella quale la discussione sul merito del progetto ha spazio quasi nullo. La logica sostanzialmente la stessa che ha guidato la gara sulle aree dellex-Fiera, dove lofferta economica migliore (in quel caso pi alta trattandosi di cessione dellarea) si portata dietro le detestate torri storte che segneranno lo skyline di Milano. Forse per secoli, lasciando invece sulla carta il progetto riconosciuto da tutti migliore, quello di Renzo Piano. Certo non esistono scelte architettoniche e urbanistiche sganciate dai loro aspetti economici e finanziari, ma di norma meglio discutere e decidere prima cosa si vuol fare e poi a chi affidarne lesecuzione, al fine di spendere la cifra minore possibile rispetto a standards di esecuzione fissati. I concorsi di architettura, seguiti da gare dappalto per lesecuzione delle opere progettate, possono se ben preparati e ben espletati in tutte le loro fasi garantire scelte progettuali di qualit, condivise dalla committenza e oggetto di confronto con la pubblica opinione locale. Di pi, se veramente aperti a tutti i professionisti e trasparenti nelle loro aggiudicazioni, i concorsi possono rappresentare unopportunit di crescita della cultura progettuale locale complessiva, e una possibilit di crescita per i piccoli e medi studi di progettazione di valore. Invece, come sappiamo, la logica dellemergenza con troppa frequenza si presenta come scenario nella guida di processi decisionali delicati. E anche in questo caso, dopo tre anni spesi dietro giochi di potere, le scadenze sono ormai alle porte, e in nome del rischio fallimento dell evento, si presenta come ineluttabile la scelta di procedure di gara snelle e di maggior efficienza. Con le quali -secondo una modalit chiavi in mano- si delegano di fatto a poche imprese private scelte progettuali e modalit di controllo di gestione che dovrebbero invece essere pubbliche. La societ Expo ha dapprima fatto retromarcia sui concorsi di progettazione, e poi ha sostanzialmente lasciato cadere nel vuoto, nonostante liniziale disponibilit, anche la proposta di un nuovo tipo di bando ideato dallOrdine degli Architetti di Milano insieme ad Assimpredil. Proposta che si configurava come un mix tra il concorso di progettazione e lappalto integrato con lobiettivo di tutelare la qualit progettuale attraverso una prima fase dedicata al solo al giudizio sulla qualit del progetto, indipendentemente dalla offerta economica. E solo una seconda in cui le imprese gareggiassero sullofferta economica. La domanda se ci sono ancora margini di tempo e soprattutto volont politica per un recupero delle procedure concorsuali, dopo il cambio di giunta a Milano e linsediamento del nuovo sindaco. Come chiede la Conferenza degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori tenuta a Roma il 28 e 29 Maggio 2011 LExpo 2015 deve trasformarsi attraverso lutilizzo di concorsi - in una occasione di valorizzazione e di crescita della cultura del progetto. Labitudine tipicamente italiana di affidare tutto alle imprese deve essere superata a favore di un processo che metta al centro la buona progettazione e il dibattito culturale sulla valorizzazione del territorio. Lesempio delle case prefabbricate dellAquila deve servire da ennesimo monito sul tema. Forse ha ragione anche larchitetto Mario Cucinella(1), quando ricorda come peccato originale del progetto Expo anche la scelta di non indire un concorso anche per il masterplan, affidandolo invece per incarico diretto a un gruppo di pur noti e validissimi progettisti. Milano e il suo territorio abbondano di soggetti che operano nella progettazione architettonica e urbanistica a vari livelli. Ai quali si potrebbero affiancare le molteplici realt presenti nella metropoli operanti nella grafica, nel design e nella multimedialit in genere. Una capitale della creativit, che potrebbe trovare sicuramente una spinta propulsiva da serie occasioni concorsuali, in cui sia possibile confrontarsi sui temi progettuali e sui contenuti generali dellevento. Una Expo davvero diffusa tra i soggetti presenti sul territorio. Per lasciare un segno vivo di crescita culturale ed economica. E non solo metri cubi edificati o edificabili. (1) Il Sole 24 Ore, Progetti e Concorsi, 13-18 giugno 2011

SPOIL SYSTEM IN COMUNE: IL PROBLEMA DEI DIRIGENTI INTERNI Giuseppe Vasta


Secondo una diffusa leggenda metropolitana (messa in giro per altro dallo stesso interessato) uno dei motivi della maggiore efficienza della prima Giunta Albertini rispetto a quella del suo predecessore Formentini sarebbe stata quella del maggiore accordo con i dirigenti comunali gi presenti nella struttura. In realt come sa chi ha seguito quelle vicende a suo tempo non andata esattamente cos. Formentini aveva ereditato una macchina squassata dagli arresti di Tangentopoli, e in gran parte vi aveva posto rimedio rinnovando i quadri; molti n.26 III 6 luglio 2011 dirigenti interni ritenevano poi la Lega un fenomeno di passaggio, composta da parvenu senza futuro, ed erano stati quindi meno collaborativi che con forze politiche che mostravano come poi effettivamente successo di poter durare nel tempo. La questione della collaborazione fra una nuova amministrazione e lesistente macchina comunale insomma una faccenda pi complessa; e farebbe male la Giunta Pisapia a cercare di ripetere lesperienza di Albertini affidandosi interamente ai dirigenti interni ereditati. Per cercare di capire meglio la questione, bisogna poi sgombrare il campo da un altro luogo comune: quello dei dirigenti esterni e dei consulenti che sarebbero solo politici, strapagati e incompetenti; e quello dei dirigenti interni tutti puri e corretti, selezionati per sola competenza. La realt non cos semplice, e come ci sono consulenti esterni tecnicamente validi e senza agganci politici (ma indubbiamente anche quelli incompetenti e protetti politicamente), cos ci sono dirigenti interni nominati mediante concorsi 3

www.arcipelagomilano.org perlomeno dubbi, graduatorie incongruamente ampliate, chiamati ai vertici di settori strategici pi per una sintonia con una politica amministrativa che per reali capacit professionali (gli esempi potrebbero essere tanti, ognuno pu scegliere il nome che vuole...). Ma anche a prescindere da questo fatto, non si pu ritenere che la macchina comunale (come spesso si dice) sia appunto una macchina, uno strumento impersonale pronto a essere utilizzato per qualunque finalit. C anche un inevitabile fattore umano, per cui difficile (ed giusto che sia cos) che chi ha speso energie e passione su un progetto importante (come ad esempio il PGT), condividendone obiettivi, finalit e procedure, sia oggi tranquillamente disponibile a modificare in modo sostanziale e incisivo il medesimo progetto. E non parlo di una volont precisa di remare contro: ma piuttosto di uninconscia e inevitabile affezione al lavoro gi svolto, oltre a una comprensibile sudditanza psicologica nei confronti di chi ti ha assicurato una brillante carriera e magari adesso siede nei banchi dellopposizione. Ritengo insomma che la nuova amministrazione, se vuole essere davvero efficiente e portare aria nuova in citt, non debba procedere solo al riesame degli incarichi esterni, ma programmare anche un sano rinnovamento e rotazione dei dirigenti interni. Ma soprattutto non affidarsi interamente a essi e saper ascoltare anche le voci di chi, anche allinterno dellamministrazione, in questi anni non stato fatto valere. Quattordici anni di governo del centrodestra non passano invano: sono stati un vero rullo compressore che ha schiacciato e spesso relegato ai margini chi non era funzionale a un certo disegno politico. Sembrerebbe strano affidarsi oggi a chi da quel rullo compressore non solo stato risparmiato, ma addirittura ha spesso guidato

PARCHI REGIONALI. CON UN RIGO SI DISTRUGGE TUTTO Arturo Calaminici


Io non so se Milano, dopo il s dei milanesi ai referendum sullambiente, diventer la citt pi verde dEuropa. Dubito. Ancorch io creda che la vittoria di Giuliano Pisapia segni una svolta vera e duratura, rispetto ai quasi ventanni di amministrazioni lassiste, anzi creative, che hanno governato la citt inventando e imponendo il celebrato rito ambrosiano. Se per lambizione di Pisapia di riportare Milano alle posizioni di eccellenza, che prima del lungo ciclo di centro-destra essa aveva, allora la rincorsa della citt fanalino di coda, come ci ripetono impietosamente da anni le scivolose statistiche, sar lunga e difficile. E non laiuta certo in questo nobile tentativo di risalire la china, la Regione Lombardia, che sta per varare una legge di modifica della legge sui parchi, la benemerita legge 86 del 1983, legge a suo tempo pionieristica, che ha saputo, seppur subendo nel corso degli anni non pochi snaturamenti, garantire quasi il 30% del territorio lombardo dalla devastazione che non ha risparmiato il resto della regione. La Lombardia, secondo il rapporto Ambiente Italia 2011, guida la graduatoria delle regioni italiane con il pi alto consumo di suolo. Ogni giorno 13 ettari di terreno libero vengono immolati a una urbanizzazione, essa s libera e brada, che espande colate di cemento e di asfalto, nel centro e nelle periferie della citt come nei territori metropolitani pi esterni, creando il famoso sprawl, la marmellata di case e casette, fabbriche e capannoni, super e ipermercati, autostrade e superstrade e via brutture elencando. Ma veniamo al progetto di legge di cui si occupato, da mercoled 29 giugno, il Consiglio regionale. Rispetto a questa proposta, a mio avviso totalmente disastrosa, mi limito a sollevare telegraficamente, tra i tanti che meriterebbero, solo tre questioni. Punto primo, il meno grave: la Regione pretende di collocare un suo rappresentante nei Consigli di Gestione dei parchi. Le Regioni, insegniamo ai nostri ragazzi, hanno la potest legislativa, fanno le leggi; e, inoltre, hanno tutti gli strumenti per esercitare con interventi preventivi e successivi il monitoraggio e il controllo della corretta applicazione delle leggi stesse. Toccherebbe agli enti locali gestire le comunit, il loro territorio di pertinenza, i parchi, i servizi locali. Occorrerebbe, quindi, rispettare innanzitutto la divisione dei poteri e poi il principio di sussidiariet. Ma la Regione non ci sta, vuole entrare direttamente nella gestione dei parchi, quella pi minuta, del giorno per giorno: spira quasi unaria di commissariamento, e la cosa inquieta! La proposta regionale, e questo il secondo punto, molto importante, prevede che gli ambiti urbanizzati interni ai parchi, ora sottoposti alla disciplina dei PTC - Piani Territoriali di Coordinamento (che hanno la preoccupazione di armonizzare queste realt con le aree a verde), possano essere semplicemente espunti, tolti ai parchi, con conseguente modificazione e restringimento del loro perimetro, e affidati a ben diversa e pi elastica normativa. Nellart. 6 comma 1 lettera d, il progetto di legge prevede, infatti, di escludere gli ambiti gi completamente urbanizzati o gli ambiti produttivi gi consolidati, purch privi di valenza paesistica. Capite, cari amici, lenormit: qui si apre un vallo da cui pu passare ogni cosa. Terza questione, potere di deroga. La legge vigente contempla la possibilit, derogando dalla programmazione dei parchi, di realizzare nelle aree protette opere pubbliche previste dalla legislazione nazionale. Il progetto di legge in questione, sempre allart. 6 comma 1 lettera f, dispone che dopo legislazione nazionale, siano inserite le parole: e di reti ed interventi infrastrutturali previsti negli strumenti di programmazione regionale.... Sono poche parole, un solo rigo, ma del pi alto potenziale dirompente. Conclusione. Gi solo questi tre punti ci fanno capire la pericolosit della proposta di legge e quindi la necessit di contrastarla fermamente. La speranza, che non muore mai, che la nuova Giunta di Milano, con laiuto dei cittadini, una volta informati e resi consapevoli, possa costruire un argine solido e resistente anche nei confronti di questa opera incessante, diuturna, di devastazione delle norme, prima, e del territorio, poi. Di fronte a tanto scempio, costante e brutale, coloro che hanno avuto il privilegio di essere chiamati ad amministrare citt e regioni; coloro a cui abbiamo affidato laltissimo compito del dialogo oggettivo tra le generazioni, traghettando il passato (da cui abbiamo ereditato, custodita e accresciuta, la bellezza e il decoro delle nostre contrade) al futuro (a cui consegneremo un Paese, lo dico con brivido, ferito e offeso), questi amministratori (questi, non tutti, che ne conosco di preparati e coscien-

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ziosi!) a causa innanzitutto della loro ignoranza, e quindi con la coscienza

leggera che sembra quasi assolverli anticipatamente da ogni peccato:

questi amministratori sono la peste dItalia.

FLORA VALLONE: IL MIO BILANCIO DI FINE MANDATO Flora Vallone*


Milano si impegnata a ridurre il consumo di suolo, a preservare e incrementare il verde esistente, raddoppiando, entro il 2015, il numero di alberi e lestensione delle aree verdi e la loro interconnessione, assicurando che ogni residente abbia a disposizione un giardino pubblico con aree attrezzate per i bambini a una distanza non superiore a 500 metri da casa. Limpegno importante, precisa risorse da mettere a bilancio, richiama altres sponsorizzazioni e coinvolgimento dei cittadini. Ma Milano pu contare su uno start up gi avviato negli ultimi quattro anni: oltre 200.000 nuovi alberi pianificati, 70.000 nuovi alberi piantati (+ 40%), 2 milioni di metri quadrati di nuove aree verdi realizzate (+ 10%), circa 1 milione di metri quadrati di aree verdi pubbliche affidate ai privati (cittadini, agricoltori, Enti), un Partnerariato Pubblico Privato fortemente incrementato verso il coinvolgimento anche di nuovi soggetti, sia pubblici che privati, che consente - tra risparmi e contribuzioni - un vantaggio economico per lAmministrazione comunale di diversi milioni di euro/anno. Larga parte di questi obiettivi sono stati realizzati dal Settore che dirigo dal 2006, appositamente costituito per la Pianificazione integrata degli spazi aperti (piazze, strade, parchi, parcheggi, raggi verdi, ) anche in coordinamento con la societ civile (Enti, associazioni, scuole, condomini, cittadini, ) e perci appositamente affidato a un tecnico esperto (Architetto, specializzato in Architettura del Paesaggio, di pluriennale esperienza professionale su pianificazione e progettazione ambientale). Le attivit intraprese e i risultati che abbiamo raggiunti sono gi stati presentati al Sindaco Pisapia e allAssessore Maran che li hanno ben apprezzati, tanto da subito acconsentire ad attivarne alcuni strategici e praticamente pronti alla attuazione. I primi gi assentiti sono: orti-giardino innovativi, colletta civica per la raccolta di fondi per nuovi alberi, collaborazioni con carceri e istituti scolastici, Partnerariato Pubblico Privato (PPP) in partecipazione con la Societ Civile e con possibili sponsor, sempre pi indispensabili per attivare obiettivi alti e sfidanti. Altri ancora sono in fase di valutazione e riguardano: la piantagione di nuovi alberi in coordinamento con la posa di nuovi sottoservizi nelle vie cittadine, la diffusione compatibile e controllata di chioschi e attrezzature nel verde cittadino per renderlo pi fruibile e sicuro, nuovi parchi sovracomunali, la definizione di un modello di governance per i parchi di cintura, finalizzato alla disseminazione in citt/Expo, la compensazione CO2 sul territorio cittadino. E ad altri ancora. Tutti obiettivi innovativi e sfidanti gi maturati anche nellhumus della partecipazione della Societ Civile e quindi pi che coerenti con gli obiettivi della nuova Amministrazione. Facevamo un lavoro di Sinistra? Con una Giunta di Centro Destra? Non lo so, certo abbiamo attivato - i miei 40 collaboratori ed io - ascolto, competenza, perseveranza, agiti anche contro prassi e logiche superate, spesso con fatica e tempi lunghi oltre il previsto. Non stato facile infatti portare gli agricoltori nei parchi di cintura, i condomini a occuparsi del verde fronte casa, le Associazioni a utilizzare spazi pubblici (con reciproco importante vantaggio, e massimo - per il cittadino), gli sponsor a destinare denaro e opere alle iniziative per la citt. Ma ci siamo riusciti (e molto comunque ancora da fare). Promuovendo anche la necessaria innovazione interna (sulle stesse risorse umane e strumentali in primis) abbiamo attivato un Settore che ha prodotto ricchezza, partecipazione, entusiasmo in cittadini sempre pi pronti e desiderosi di essere coinvolti (moltissimi gli attestati di stima e ringraziamento che costantemente riceviamo). E siamo felici di aver verificato che ci interessa anche la nuova Giunta, a dispetto anche dei molti che ci segnalavano timori di improvvisi cambiamenti di rotta sulle attivit/risultati raggiunti. Tutto ci premesso, mentre mi accingevo a inviare questo pezzo ad ArcipelagoMilano, leggevo - con stupore - della decisione di licenziare tutti i dirigenti esterni e senza la valutazione di merito e competenza gi annunciata dal Sindaco Pisapia e dal Direttore Generale Corritore. La decisione sembrava motivata dalla volont di 1) dare un segno di discontinuit, 2) valorizzare le competenze interne alla Amministrazione comunale, 3) risparmiare sul costo degli stipendi. Senza evidentemente entrare nel merito di altre considerazioni ma rimanendo alle sole tre suddette, e a puro titolo di cronaca, aggiungo solo che: 1) Sindaco e Assessore ci hanno confermato obiettivi e attivit; nessuna invece discontinuit; 2) la mia competenza professionale e specialistica non esiste tra i 16.000 dipendenti comunali; 3) il mio stipendio a costo zero per lAmministrazione essendo ben superiore il vantaggio economico che apporto, pari a diverse volte lo stesso. Non dir dei giovani e delle gonne (categorie cui pur appartengo), e attendo di capire. Comunque convinta che lobiettivo di tutti debba rimanere sempre e soprattutto Fare il Bene Comune, per la Citt, per i Cittadini, per la Qualit dellAmbiente e della Vita, super partes. *gi Direttore del Settore Arredo Verde e Qualit Urbana, Comune di Milano

AUTO IN CITT, NON SOLO PIANO PARCHEGGI Michele Sacerdoti


La nuova giunta Pisapia si trover presto ad affrontare il problema dei parcheggi sotterranei dopo le diffin.26 III 6 luglio 2011 colt sorte con le realizzazioni degli ultimi anni. Si deve partire dal dato delleccessivo numero di auto possedute dai milanesi rispetto alle altre citt europee, 700 auto per 1000 abitanti a fronte di 450 a Parigi, 410 5

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a Barcellona, 400 a Vienna, 350 a Londra, 320 a Berlino. LItalia il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti per numero di auto per abitante. Le auto dei milanesi sono troppe e invadono gli incroci, gli spazi sotto gli alberi, le piste ciclabili, gli scivoli per handicappati peggiorando la qualit della vita per tutti. Dai primi anni 80 la giunta Tognoli cerc di risolvere il problema obbligando i nuovi edifici a prevedere uno spazio minimo per i posti auto dei residenti e cedendo il diritto di superficie di strade e piazze a cooperative di residenti per costruire parcheggi residenziali di pertinenza degli edifici vicini. Successivamente il sindaco Albertini estese il diritto alle imprese private, elimin il vincolo di pertinenzialit e autorizz la costruzione in project financing di parcheggi misti a rotazione e per residenti anche in zone centrali. Tuttavia il numero delle auto da parcheggiare sono aumentate grazie anche al recupero dei sottotetti che ha dato la possibilit di monetizzare la costruzione dei parcheggi necessari. Chi ha acquistato un posto auto in un parcheggio residenziale ha poi acquistato per la famiglia altre auto che lascia in superficie. La regolamentazione della sosta con le strisce gialle e blu e laumento dei posti auto in superficie con orientamento a pettine ha migliorato la situazione solo in alcune zone. Contemporaneamente numerosi parcheggi in elevazione e autorimesse private nei cortili interni sono stati trasformati in edifici residenziali, con notevole perdita di posti auto. Gli edifici per parcheggi in elevazione costruiti negli ultimi anni sono stati pochissimi. I parcheggi sotterranei costruiti hanno per la maggior parte creato contenziosi legali e battaglie cittadine, numerosi comitati di residenti si sono opposti al taglio degli alberi, leccessiva profondit dei parcheggi e luso scorretto dei tiranti hanno creato danni agli edifici in un terreno molto a rischio, i commercianti sono stati pesantemente danneggiati, la durata dei lavori si allungata a dismisura, resti archeologici sono stati distrutti, il costo dei posti auto aumentato notevolmente rispetto ai preventivi iniziali. Daltra parte la modalit costruttiva scelta, i parcheggi con box a rampe rispetto a parcheggi aperti e ai parcheggi meccanizzati, non ha ottimizzato il numero delle auto par-

cheggiate per metro quadro di superficie occupato mentre ha cercato di rendere pi appetibile la vendita per chi voleva utilizzarli anche per altri scopi. I bandi del comune sono stati fatti in modo tale da scoraggiare la proposta di parcheggi meccanizzati che hanno numerosi vantaggi in termini di sicurezza, di costi, di tempo di realizzazione e di inquinamento prodotto, favorendo cos i costruttori di parcheggi tradizionali. Nuove proposte sono state fatte negli ultimi anni per migliorare la situazione: nel 2006 fu proposta la costruzione in project financing di un network di piccoli parcheggi meccanizzati da 50/100 posti con una superficie di 500 mq da costruire in 12 mesi, per realizzare in 4-6 anni circa 3.000 posti auto. Durante la recente campagna elettorale alcuni iscritti al Pd hanno proposto la costruzione di parcheggi a rampe standardizzati su due piani da circa 160 box auto per strade larghe dai 20 ai 25 metri e lunghe 100 metri evitando piazze alberate, a condizione di una condivisione del progetto da parte di residenti e commercianti. Sono stati costruiti dal 1985 a oggi circa 30.000 posti auto, di cui 1.100 a rotazione. Ma un posto auto a rotazione attira 5 auto nellarco di una giornata e quindi nelle zone centrali aumentano il traffico. Si pone il problema se si debba accogliere queste proposte e individuare in un nuovo Piano Urbano Parcheggi nuove localizzazioni, anche se di minore impatto ambientale rispetto a quelle tanto contestate negli ultimi anni. La mia posizione che bisogna piuttosto agire per la riduzione del parco auto possedute dai residenti, bloccando contemporaneamente lingresso delle auto dei pendolari pi lontano possibile dalla citt, cio nelle stazioni delle ferrovie e ai capolinea delle linee di metropolitana. MM ha recentemente proposto di costruire parcheggi di corrispondenza in 80 stazioni ferroviarie a nord di Milano, il servizio ferroviario deve per migliorare. Per ridurre il parco auto in citt lunica soluzione il car sharing, in cui unauto a noleggio sostituisce circa 6 auto possedute individualmente, producendo anche una riduzione delluso dellauto a causa della tariffazione a chilometro. Chi possiede unauto la usa spesso su percorsi troppo brevi. Inoltre pos-

sibile avere auto con minori emissioni e diffondere le auto elettriche, ancora troppo costose a livello individuale. A Parigi il comune ha avviato un servizio di 3.000 auto elettriche in car sharing. Le stesse case produttrici si stanno orientando in tal senso: in Germania la Mercedes Benz ha lanciato a Ulm liniziativa Car2Go mettendo a disposizione 300 Smart parcheggiate un po dovunque a 19 centesimi di euro al minuto, con un massimo di 9,90 euro allora. Il servizio ha 20.00 clienti su 120.000 abitanti. Si stima che il car sharing avr in Germania 10 milioni di abbonati nel 2016. Sono sempre pi numerosi i giovani che preferiscono non possedere unauto. Sotto i 10.000 chilometri allanno il car sharing costa meno del possesso di unauto. A Milano invece il servizio stenta a crescere per la mancanza di parcheggi vicini alla propria residenza, mentre il tentativo di creare parcheggi su strada ha dato problemi perch i posti auto riservati vengono occupati da altre auto, in mancanza di una vigilanza adeguata. Tuttavia un forte incentivo al car sharing, un aumento dei parcheggi su strada e laumento delle auto elettriche potrebbe risolvere contemporaneamente il problema dei parcheggi e quello dell inquinamento. Tenere unauto ferma per la maggior parte del tempo in superficie o sotto o sopra terra uno spreco. Il costo del box addirittura superiore a quello di un appartamento di pari metratura. Si sta inoltre affermando al livello europeo lidea di costruire quartieri residenziali ecologici senza posti auto e edifici terziari con pochissimi posti auto, in ambedue i casi si vuole costringere le persone a utilizzare mezzi pubblici e biciclette. Forse giunta lora di rompere il legame fortissimo che si creato nel dopo guerra tra gli italiani e la loro auto, promosso soprattutto per favorire lindustria italiana di produzione delle auto, che ormai sempre pi internazionale. La costruzione di parcheggi sotterranei insieme alla rinuncia a far pagare le multe per divieto di sosta un incentivo alla vendita delle automobili. Chi risiede in citt dovr rassegnarsi a possedere meno auto o tenerle in parcheggi alla periferia della citt, per utilizzarle solo nel fine settimana o in vacanza.

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DOPO 150 ANNI IL TRICOLORE E' DI SINISTRA Massimo Cingolani


Le ultime elezioni hanno portato al PD un successo elettorale in parte inatteso, tant' vero che c' voluto un po' di tempo per organizzare dei veri e propri festeggiamenti. Un altro fatto importante accaduto ed anche questo inaspettato: il centrosinistra, e in particolare il PD, si sono riappropriati del tricolore. Sulle origini della nostra bandiera ci sono diverse interpretazioni, la pi diffusa che sia una rielaborazione di quella francese; come sempre si pensa a un'influenza straniera e non a una produzione autonoma: se cos fosse sarebbe nata subito come viene rappresentata ora, mentre le pi antiche erano quadrate e la disposizione dei colori non era codificata. La prima bandiera ricorda l'attuale bandiera presidenziale. Secondo l'interpretazione garibaldina i tre colori rappresentano: il verde la pianura padana, il bianco le nevi alpine e il rosso i vulcani. Questa spiegazione senz'altro la pi appropriata perch la pi unitaria e culturalmente autonoma ed anche quella che ci piace di pi. Nella tanto glorificata bandiera francese il bianco rappresenta il giglio dei re di Francia. Non dimentichiamoci che il tricolore sventolava sulla Repubblica Romana, a difesa di una costituzione tra le pi innovative del mondo, tant' vero che a difenderla, arriv la migliore giovent d'Europa e d'America. Il periodo peggiore del tricolore fu nel secondo dopoguerra dove, chiss per quale motivo, fin nell'oblio. Gli unici partiti che l'avevano nel proprio simbolo erano il PCI, il PLI e il MSI; anche se credo che lo schieramento di destra, un tempo grande difensore del tricolore, se ne sia appropriato pi per caso che per scelta. Durante la guerra civile, la bandiera bianca, rossa e verde rappresentava tutti i combattenti e, tutte le parti cerc di farla propria, la resistenza con la stella tricolore e la RSI con una bandiera che riprendeva una della Repubblica Romana. La Destra, ai giorni nostri, come se l' trovato se l' perso, complice anche la presenza del verde padano. Se viaggiate verso nord e passate attraverso i paesi, si percepisce il tipo di giunta dalla presenza o meno del tricolore nelle vie, sopratutto in questo periodo di ricorrenza del 150 il tricolore rappresenta chiaramente il centrosinistra. Credo che il PD, non in maniera strumentale ma, per riappropriarsi di tutto il meglio della tradizione risorgimentale e unitaria, non debba sprecare questoccasione e fare del tricolore una presenza costante nei circoli, dalle manifestazioni pubbliche di massa ai banchetti al mercato, per contribuire, in un momento in cui nascono nuovi italiani, a essere uniti vicino alla bandiera. Dovremmo imparare dagli americani che sulla bandiera non scherzano e che nonostante scontri e polemiche, si ritrovano tutti sotto la stessa. La bandiera importante anche nella sua dimostrazione corretta, cio con il verde come primo colore; spesso si vede esposta al contrario anche da sindaci e questo uno spettacolo certamente triste, perch credo succeda solo da noi, tra l'altro l'inversione dei colori la confonde con quella ungherese e iraniana. Sulla bandiera grava una tassa sulla pubblicit, infatti, chi la espone rischia di doverla pagare. A Desio, dove pare governasse una giunta Lega 'ndrangheta, un albergatore ha esposto il vessillo nazionale, l'Ufficio Tributi Comunale ha richiesto 140 euro dimposta. A tal proposito potremmo proporre, con una grande valenza simbolica e iniziando da Milano, l'abolizione di ogni tassa comunale sull'esposizione della bandiera, mentre si potrebbe predisporre una sanzione per chi, sopratutto se ufficio pubblico, la espone in maniera scorretta, potrebbe essere una fonte di finanziamento.

PIL: ORA DI MISURARE ANCHE LA FELICIT Luigino Bruni


E indubbio che oggi in Italia stiamo assistendo a una di quelle fasi che leconomista Albert O. Hirschman chiamerebbe un ciclo di felicit pubblica: dopo anni di ritorno al privato la societ italiana e non solo questa (basti pensare al Medio Oriente) sta vivendo una nuova stagione di partecipazione e di cittadinanza attiva. A questo riguardo cose importanti provengono dalle teorie di Martha Nussbaum. Nel suo ultimo libro tradotto in italiano per il Mulino Non per profitto, leggiamo: Le capacit intellettuali di riflessione e pensiero critico sono fondamentali per mantenere vive e ben salde le democrazie [eppure] gli studi umanistici e artistici vengono ridimensionati, nellistruzione primaria e secondaria come in quella universitaria, praticamente in ogni paese del mondo. Visti dai politici come fronzoli superflui, in unepoca in cui le nazioni devono tagliare tutto ci che pare non n.26 III 6 luglio 2011 serva a restare competitivi sul mercato globale, essi stanno rapidamente sparendo dai programmi di studio, cos come dalle teste e dai cuori di genitori e allievi. La democrazia un albero fragile, con radici sempre poco profonde nel terreno della storia, che richiede di essere coltivato, accudito, custodito, soprattutto nei momenti di crisi. Alla democrazia, la Nussbuam ha dedicato molto lavoro e passione civile, mostrandoci, assieme ad Amartya Sen, che lo sviluppo si misura sullasse delle libert e dei diritti, e poco e spesso male sullasse del PIL. E senza intelligenza critica, pensiero libero e creativo, le libert e i diritti non crescono nelle nostre civilt, semplicemente perch le persone non riescono a vedere i diritti e le libert come beni preziosi, non combattono per essi e li barattano volentieri con qualche merce in pi. La formazione umanistica non va intesa come un bene elitario, un bene di lusso accessibile ai pochi che ne hanno talenti e possibilit economiche. Come la Nussbaum ha ricordato nella sua bellissima lezione allIstituto universitario Sophia (il 6 giugno a Loppiano, Firenze), uno dei suoi modelli di educatore Tagore, che con la sua poesia e i suoi programmi formativi nelle scuole stato, come Gandhi, alle radici dellindipendenza e della democrazia indiana. La bellezza, come la non-violenza, sono anche virt civili essenziali per il Bene comune e per la qualit della democrazia. La proposta della Nussbaum per una scuola e per una universit nelle quali arte, letteratura, filosofia siano considerate fondamentali per la formazione del carattere di ogni cittadino, poich senza formazione dellinteriorit delle persone (compito nel quale larte, la musica e la let7

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teratura non hanno sostituti) le nostre societ non saranno in grado di gestire e di orientare al bene comune le straordinarie conquiste della tecnica e delle comunicazioni. Nei periodi di crisi e di cambiamenti epocali, le persone e le comunit che avevano a cuore il bene comune hanno salvato e rilanciato la civilt con istituzioni (politiche ed economiche), ma anche con scuole e con larte: il monachesimo, poi i francescani, i tanti carismi religiosi e laici delle modernit, il movimento socialista, hanno utilizzato anche la bellezza per salvare il mondo. Come fece Olivier Messiaen che, nel Campo di internamento di Goerlitz compose ed esegu in una baracca con alcuni musicisti deportati il Quatuor pour la fin du temps; come il violinista Karel Frhlich che nel 1944 a Theresienstadt fece un concerto a coloro che sarebbero partiti la mattina seguente per AuschwitzBirkenau. Larte, la bellezza, ha sempre lottato e lotta contro la morte e la barbarie, e offre strumenti per la liberazione e il progresso anche civile delle coscienze e dei popoli. In tutto ci la scuola e leducazione hanno un ruolo fondamentale: Le nazioni sono sempre pi attratte dallidea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarr, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anzich cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da s, criticare la tradizione e comprendere il

significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo appeso a un filo (Nussbaum, Non per profitto). A tutto questo discorso sulla cultura e sulla democrazia legato anche il tema del benessere e delle capabilities, un altro dei pilastri del magistero di Martha Nussbaum. In una mia recente intervista alla domanda: Quindi lapproccio delle capacit interessato a misurare ci che la gente effettivamente fa, non quanto sente o crede, poich si pu essere anche schiavi perfettamente adattati e forse anche felici? La Nussbaum mi ha risposto: Credo di s. Infatti, come stato sottolineato ancora da Mill, la felicit non uno stato, ma unattivit. Oggi molti associano la felicit a uno stato momentaneo, un piacere, ma in Mill (e nel mio approccio), la domanda da rivolgere alle persone nello studiare la felicit (almeno quella aristotelica o di Mill) non sarebbe tanto quanto ti consideri o senti felice?, ma che cosa fai nella tua vita? Quali attivit riesci a svolgere?. Questo un punto centrale in tutto lapproccio di Daniel Kahneman: quando lui con il suo metodo empirico cerca di misurare i feeling momentanei, fa qualcosa di possibile e forse interessante. Ma quando si cerca di misurare la soddisfazione nella propria vita nel suo insieme, come si fa oggi negli studi sulla felicit, entriamo in un terreno ambiguo. Infatti, se la soddisfazione con la propria vita nel suo insieme un sentimento, un feeling, credo che questo dato sia poco interessante. Se invece vogliamo misurare un

giudizio meditato di una persona sulla propria vita, allora la felicit ha poco a che fare con i feeling. Come noto, lultima frase di Mill prima di morire fu Ho svolto il mio compito (I have done my work), intendendo con una simile frase che la sua vita aveva funzionato, era riuscita bene. Ma J. Stuart Mill si sentiva triste, anche perch aveva perso sua moglie Harriet, non era certamente felice in termini di feelings. Credo quindi che ci siamo diversi problemi concettuali nel misurare la felicit. Quando nel 1996 Kahneman mi chiese un parere sul suo programma di ricerca di misurazione della felicit momentanea, io espressi molti di questi dubbi, e lui mi disse grazie, ma questi dubbi non posso prenderli in considerazione, perch ormai stiamo entrando nella fase operativa del progetto. E cos la misurazione della felicit decollata, ma i problemi che ho sollevato rimangono. Questo ultimo passaggio sul mancato dialogo con Kahneman e con gli studi degli economisti sulla felicit hanno riecheggiato il calcolate e non pensate, invito rivolto da Benedetto Croce agli economisti allinizio del 900. In realt, essendo uno degli economisti coinvolto da tempo nei lavori anche empirici sulla felicit, sono convinto che le domande difficili di Martha Nussbaum siano molto importanti perch il calcolo senza pensiero profondo non porta molto lontano, neanche in economia. E anche misurare la felicit pu essere importante e rilevante, per solo una volta ascoltate e prese in considerazione critiche importante come queste di Martha Nussbaum.

NAPOLITANO E IL FUTURO DEVASTATO Rita Bramante


Caro Presidente, non permetta che devastino il nostro futuro!, con queste parole scritte su un cartello i giovani invitati allincontro a Palazzo Vecchio a Firenze accolgono il Presidente Napolitano. Dieci tra neolaureati e studenti universitari in Scienze politiche, Giurisprudenza, Media e giornalismo e Relazioni internazionali hanno il privilegio di porre al Presidente domande sull'Italia e l'Europa, sull'unit del Paese, la responsabilit e le aspirazioni dei giovani, con lobiettivo di portare poi un messaggio su questi temi ai loro compagni e ai loro amici. Unoccasione per richiamare principi affermati limpidamente nella Costituzione e valori fondanti del nostro n.26 III 6 luglio 2011 Paese, a partire dal dovere inderogabile della solidariet e sussidiariet, dal principio di responsabilit nella gestione delle risorse pubbliche, alla moralit personale e collettiva e alla doverosa salvaguardia del nostro patrimonio storicoartistico. Il Presidente Napolitano si pone in modo pacatamente interlocutorio, non assume in nessuna circostanza latteggiamento di chi sia venuto con lintento dare delle ricette e rifiuta con fermezza, considerandolo infondato, il pessimismo di chi vede i giovani dominati dall'indifferenza e dall'egoismo, sordi ai problemi e agli interessi generali. Si osservano in ogni circostanza molle che spingono i giovani ad agire socialmente, con generosit, nel volontariato sia laico che cattolico, nel servizio civile; molle che possono essere stimolate e dare grandi frutti. Anzi i giovani di oggi, secondo Napolitano, sono motivati da forti ideali, sono incamminati con determinazione sulla strada maestra indicata dalla nostra Costituzione e mettono impegno a coniugare unit italiana ed europea, valorizzando diversit e pluralismo. Spetta ai giovani sollecitare e accelerare il cammino verso le pari opportunit: le prime nomine di donne nel ruolo di presidente di un grande tribunale, quello di Milano, di una Corte d'Appello a Venezia e della Corte di Cassazione so8

www.arcipelagomilano.org no soltanto una tappa del cammino verso l'affermazione di una piena parit o pari opportunit di genere. Il Presidente afferma senza mezzi termini che la strada da compiere per dare davvero spazio alle donne ancora lunga: Se si vedono le percentuali di elette in Parlamento cadono le braccia, la rappresentanza femminile il punto pi nero. Non pu mancare, in un frangente in cui i dati delloccupazione giovanile creano evidenti preoccupazioni collettive e un clima di insicurezza del quotidiano, lattenzione al valore del lavoro, al diritto e all'aspirazione personale al lavoro di ogni ragazza e di ogni ragazzo, al problema della giustizia intergenerazionale. Secondo i pi recenti dati dellISTAT, in Italia il tasso di disoccupazione giovanile - giovani disoccupati e scoraggiati, che non cercano neppure pi un lavoro perch hanno perso la speranza di trovarlo si attesta al 29% dellintera generazione tra i 15 e i 24 anni (1). Agli occhi delle giovani generazioni la dimensione del futuro nebulosa, diventare giovani adulti pu significare diventare disoccupati, sperimentare la non-tutela e la precariet del lavoro, rischiare di soccombere a una realt appiattita sul presente, non avere fiducia in s e negli altri. E quando c appiattimento sul presente c vulnerabilit, non c la programmazione del futuro e prevalgono sentimento di precariet e paura incombente. Nella societ contemporanea avanzata e fluida, del rischio e dellincertezza, costantemente esposta al nuovo e caratterizzata dallimponderabile e dalla non programmabilit, in cui tutto si vive a breve (compresi i contratti di lavoro e le vite affettive), si fa gigantesca lincognita nei confronti del futuro e macroscopica la difficolt a progettare il domani. Anche nel passato non sono mancate le grandi paure, paure per nel complesso prevedibili come carestia, fame, guerra, atti predatori, furto, assassinio; ma nel tempo lento ci si poteva in qualche modo attrezzare nei confronti di queste paure. Oggi, nel mondo in cui i soggetti possono perdere di pi - mentre in passato potevano acquistare di pi ogni evento difficilmente dominabile e soprattutto i giovani avvertono una condizione di inadeguatezza e di precariet. La societ adulta ha il dovere di dare incentivo per allentare e ridimensionare la paura, per sviluppare dinamiche costruttive e per riorganizzare la speranza, secondo indirizzi ideali e parametri di moralit personale e pubblica, privata e collettiva Voi dovete riuscirci, se mi permettete vi trasmetto un imperativo cos si congeda Giorgio Napolitano dai suoi giovani interlocutori. Solo cos l'Italia riuscir ad avere un futuro! Parola di Presidente. E noi ci crediamo. Se non ora quando?

(1) http://www.ilsole24ore.com/art/econ omia/2011-02-01/disoccupazionegiovanile-dicembre-nuovo 101533.shtml?uuid=AaEsno4C&fro mSearch; http://www.sbilanciamoci.info/Sezio ni/italie/L-Istat-racconta-dei-giovanisenza-presente-1-8589; http://www.istat.it/; http://www.ilsole24ore.com/art/econ omia/2011-06-02/giovani-senzalavoro-rischiano125812.shtml?uuid=AamGjecD

PISAPIA SINDACO: TRENTE JOURS APRES Carneade


Trenta giorni son passati dalle radiose giornate di maggio. Era ieri, e sembra gi un secolo fa. La sbornia elettorale non ancora smaltita, e gi qualcuno chiede un primo bilancio. Unesagerazione, che di solito i primi bilanci si fanno dopo cento giorni e non trenta. Ma viviamo lepoca del tempo reale (che fesseria) e allora abbiamo raccolto in giro qualche battuta, qualche perfidia, qualche ragionamento, per mettere qui l un segno pi o un segno meno. Un po sul serio e molto, ma molto, per scherzo, che trenta giorni son davvero pochi. E se qualcuno se la prender, pazienza e ripensi a quando non cera satira perch non cera potere. E allora sorrida. La giunta en rose. - Met degli assessori sono assessore e a esse si unisce lieta la vicesindaco. Un bel segnale, ma qualche perfido/a annota che il genere non sembra sempre accompagnato in egual misura dal profilo. Un bel segnale, ma il grande esercito delle donne targate PD rimasto attonito in piedi, ai margini della sala, quasi fossero le bruttine di serata, e se la Carmela Rozza ha rimediato uno strapuntino, in tante chiedono ogni mattina allo specchio delle loro brame se il loro CV davvero ancora il pi bello del reame. Tace il neghittoso e quelle a chiedersi cosa sia davvero mancato. Forse, pi che questo, dovrebbero chiedersi cosa avevano in pi, magari scoprirebbero, dice sempre il tarlo malintenzionato, che letichetta PD non era da mettere in bella vista sul vestito da sera. Le Deleghe - Il Sindaco comanda e decide, sul chi, sul come e sul cosa. Questo bene, perch lo sottrae alla morsa vorace dei partiti, ma le intenzioni non pre-giudicano i risultati, n la bont delle scelte. Per un Tabacci che domina incontrastato sulleconomia, non sono pochi i colleghi che dovranno imparare a collaborare con chi ha le mani in pasta nella loro stessa materia. Del sociale si occuperanno in minimo in tre: per carit son tutti bravi, ma si sa i condominii garantiscono come minimo la confusione e il litigio, speriamo che non si finisca in rissa. E che dire dellExpo? Ma di questo, parliamo dopo. Il nuovo soggetto politico - Londa partecipativa ha colorato la citt e le pantere arancioni se la sono ripresa quarantanni dopo lintensa stagione che vissero. E difficile ora smobilitare e ci si chiede che sar dellesercito dei volontari: come i partigiani non vogliono tornare a casa e tantomeno disarmare. Ma i bivacchi sono pericolosi, e linazione madre di mille avventure. Assembramenti si segnalano in diversi punti della citt, si trovano ogni mercoled da, ricordando comera bello fare il c..o alla Moratti ed hanno gran voglia di menar le mani, pardon di fare politica Alcuni sperano che ci sinventi qualcosa, che lentusiasmo e la voglia di fare siano ben indirizzate. Non vorrebbero trovarsi gli .arditi di sinistra allassalto del PD. Expo, Expo, Expo - Stefano Boeri porta con s lampiezza della visione e un talento professionale raro. Anche per questo non vuol proprio gradire, che maleducato, le polpette avvelenate che donna Letizia ha cucinato il 30 maggio sera, lasciandole, grazioso omaggio, sul vassoietto per gli ospiti. Altri stomaci, che parevano assai pi delicati o schizzinosi, si dispongono volentieri allassaggio: pi dellamor pot il digiuno? Molti consigliano il cam-

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www.arcipelagomilano.org pione delle preferenze: lasci che chi ha fame ci si avventi, e pensi ad altro, che in tavola ci sono tante altre leccornie, meno pericolose e pi prelibate. In tanti aspettano la sua OPA benevola sul PD meneghino, e la Cultura attende visione e dinamismo per ridare alla citt rango davvero internazionale. Il PD - Il successo meno atteso del dopoguerra gonfia i petti di dirigenti ignari del fato ed evidentemente delle loro stesse virt. Fu vera gloria? Lo scopriremo solo vivendo, ma i primi passi alimentano dubbi nelle loro stesse fila. Le loro donne sono sul piede di guerra, si dice abbiano fatto poco squadra, lasciando per ambizione, per calcolo o sprovvedutezza, che molti, non tutti per carit, infilassero il capino sulluscio del sindaco. Il capino lhanno messo, e il cappio doro si stretto, loro son contenti ma il partito come sta? Expo e PGT fanno tanto male al pancino di giorno, ma la sera, com, come non , c sempre lalka selzer sul comodino e ci addormenta sereni, che domani un altro giorno, Un giorno in pi da padroni di Milano, basta il pensiero e tutto passa (per ora). Siamo troppo cattivi? No, siamo severi perch al PD che teniamo di pi. Avr pure seri problemi di salute, ma almeno vivo, gli altri son davvero poca cosa, andavano correndo ed eran morti. I saltatori in alto - Torme di saltatori/trici in alto si sono imbucati al gran ballo del Bel Principe Pisapione. Che noia qui da nonno PD, sempre le stesse cose, le stesse facce, non si vince mai, ma questa sera no, si va dal Bel Giuliano, che ci pare proprio prometta bene. Sguardi di fuoco saettano la sala, mille Cenerentole volteggiano, il Bel tenebroso incoraggia sapiente, ma a mezzanotte la maledetta scarpetta non ne vuole sapere, prova e riprova, niente da fare, eppure abbiamo un bel piedino, invece guarda, che rabbia quelle/i l, il piede gli entra liscio liscio anche se tozzo come quello di un suino. Credevo, mi avevano assicurato, ero sicuro/a, una bella posizione, invece no, neanche uno sguardo, un bign, un sorriso, una rendituccia pubblica. Pisapione guarda altrove, ha illuso, s giocato cara/o, ci si divertiti, ma ora dimentica e sii felice. da unaltra parte. Tristi, i saltatori/trici ripercorrono i passi ardenti che poche ore prima li avevano portati via da nonno PD, sperando che magari, bussando con lo sguardo basso, qualcuno apra benevolo. Entreranno, anche se faranno finta di non riconoscerli o di non ricordare neppure che erano andati via festosi cantando con le scarpette in mano. Entreranno, ch nonno PD non chiude mai fuori nessuno la notte, magari un piatto di minestra, ma il vitello grasso, quello no. Pisapia - Giuliano Pisapia, sotto leskimo dellestremista, lultimo dei dorotei. Dicono Dio come ascolta, in realt lascia fare, lascia dire, dondolando il piede elegante sul bel divano borghese, mentre gli altri si accapigliano in salotto, un p c, un p ci f, lascia che i litiganti confrontino le forze, disponendole sul quadrante della politica. Quando lago della bussola lascia finalmente intravvedere la tendenza vincente, eccolo scuotersi dallassenza sorniona e annunciare la sua decisione, che lui, sintende, ascolta tutti ma decide da solo. Grande navigatore, Pisapione, abile come nessuno a Milano a fare il surf sulle procellose onde del centrosinistra, sempre col vento alle spalle. E poi quel miracolo del furto dauto sventato in via Monti: se Dio esiste, sicuramente passava di l quel giorno a risarcire Pisapione delle cattiverie di Demn Moratti, fissando nel cielo di fuoco il suo stemma e la sua preferenza: in hoc signo vinces, 1.700 anni dopo. E poi che tenerezza, quella frangetta anni settanta, quella pronuncia un po blesa, quellantioratoria trasformata tutte le volte in unappassionata orazione dallamore del popolo arancione. Unillusione, un po s, un po no. Ma teniamocelo ben caro, cos com, che Dio ce lha dato e guai a chi ce lo tocca. Che un altro cos a Milano, state sicuri, non c.

Scrive Sergio Murelli a Jacopo Gardella


Quanti ricordi legati a Piazza Mentana! Frequentavo nei primi anno 60 lIsituto Tecnico Pietro Verri con sede in Corso di Porta Romana e venni destinato alla dependance di Piazza Mentana presso il palazzo di Incoraggiamento Arti e Mestieri che fungeva da bacino di raccolta delle classi in soprannumero (cerano i baby boomers). Mi capita molto spesso di passare di li: sbucando dal budello di via Morigi, costeggiando il lussuoso condominio dove abitava (!?) un ben noto avanzo di Tangentopoli con piscina sullattico, rivedo il vecchio Palazzo ora restaurato e adibito a scuola di moda o roba del genere. Da quelle finestre ci si affacciava negli intervalli delle lezioni e si godeva la vista di una accogliente piazza con poche auto parcheggiate diligentemente negli angoli. Verso la fine degli anni 60, ormai universitari, ci si trovava la sera - con le mitiche Mini Morris parcheggiate a dovere a godere del clima aperto e allo stesso tempo appartato che la piazza offriva. Ora uno dei tanti angoli di Milano (vedi piazza SantAlessandro) lasciati al degrado nellindifferenza delle sciagurate giunte Albertini-Brichetto! Meno rastrelliere, con le biciclette l ad arrugginire per nove mesi lanno e a sottrarre spazio ai pedoni, e pi aree pedonali. Gentile Avvocato Pisapia: cominciamo da Piazza Mentana!

Scrive Letizia Parolari a Jacopo Gardella


Che dolce suono per le mie orecchie larticolo di Jacopo Gardella su Piazza Mentana letto di prima mattina! Ho apprezzato molto anche tutti i precedenti coi quali si dovrebbe costruire un piccolo livre de chevet. I nostri assessori potrebbero tenerlo sul comodino e immaginarsi cos come restituire Milano ai milanesi nella sua accezione pi vivibile. Come dice bene Gardella Non si richiedono grandi opere; n interventi costosi; n sconvolgenti cantieri di lunga durata e di fastidioso ingombro allinterno di spazi pubblici; si richiede soltanto un maggiore impegno, ma soprattutto ed ci che manca ai nostri amministratori un poco di fantasia. Io abito in una zona meno centrale, vicino alla sta-

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www.arcipelagomilano.org zione di Lambrate, ma soffro in ugual modo per lassedio della auto. La lunga via Pacini ha una corsia centrale alberata ridotta a parcheggio scomposto e fangoso. Nel tratto di uscita della fermata Piola della metropolitana (facolt di architettura e Politecnico!) un misero e grigio tratto di cemento ospita quattro panchine e un contenitore sempre traboccante di fogli unti di pizza, uno dei pochi spazi di sosta e chiacchiera liberi consentito agli studenti e agli abitanti della zona. La vicina aiuola di piazza Piola circondata da un cos intenso traffico che sembra una astronave marziana approdata l per caso. Solo i proprietari di cani se ne sono accorti. Ho provato a chiedere a qualche abitante del quartiere non vi piacerebbe avere su quella corsia una lunga striscia di verde, fiori e cespugli, qualche panchina che permetta agli abitanti (molti anziani) di fermarsi a riposare, chiacchierare, rilassarsi? molte mamme con bambini ne sarebbero contente, ma dicono: mio marito non sarebbe sicuramente daccordo, dove potrebbe poi posteggiare lauto? A questo ormai siamo ridotti, anche molti di noi che vorrebbero idealmente una Milano diversa fanno fatica a pensare che lautomobile non parte del nostro codice genetico. Ci hanno lentamente, ma scientemente convinto negli anni che senza auto non ci si pu muovere e adesso penso che tocchi ai nostri nuovi amministratori (eletti dalla volont popolare) assumersi il coraggio di chiudere al traffico automobilistico molte zone della nostra citt, non solo in centro e riabituare i cittadini ad apprezzare i nostri spazi urbani liberati dalle auto. Ringrazio Gardella per i suoi lucidi e professionali commenti e spero che vengano ripresi e sostenuti dagli abitanti delle zone in questione. Grazie anche ad Arcipelago e al suo direttore per la qualit degli articoli proposti

Risponde Jacopo Gardella


Parafrasando, con una punta di autoironia, linizio della lettera di Letizia Parolari, dico anchio: che dolce suono ascoltare parole di condivisione e di sostegno da parte dei lettori; e constatare che il nostro lavoro trova ancora persone capaci di apprezzarlo. Il testo tocca un punto cruciale, non sempre avvertito dai teorici dellurbanistica: tocca le periferie. E implicitamente sottolinea la loro importanza, allinterno del contesto urbano, e la loro funzionalit non inferiore a quella del centro citt. Ma Milano, citt geograficamente centripeta, lo anche mentalmente; e vede tutto in funzione del centro, mai viceversa, mai la periferia come complementare e integrativa del centro. Il testo tocca un altro punto cruciale, malamente interpretato dai teorici dellurbanistica: tocca il problema dei posteggi. I residenti devono poter posteggiare; ma non sulle aiuole, sui marciapiedi, tra gli alberi, in mezzo alle panchine. Il problema dei parcheggi strettamente legato al problema del traffico. Se in futuro il trasporto pubblico funzioner ai livelli di una vera metropoli europea non vi sar pi bisogno di entrare in auto allinterno della citt, e quindi non saranno pi necessari parcheggi a rotazione per chi proviene da fuori citt. I parcheggi allinterno della citt, sia sotterranei sia in elevazione, devono essere sufficienti ad accogliere le sole auto dei residenti, non le auto provenienti dagli altri centri urbani. Per queste auto saranno predisposti i parcheggi di interscambio, disposti in periferia, dove i viaggiatori lasciano lauto e prendono la metropolitana, o i bus, o i tram. Un sistema di trasporti pubblici ben funzionante (non certo quello di adesso) scoraggerebbe anche i residenti dal far uso dellauto, e quindi a non lasciarle in sosta, ora qui ora l, quando si muovono da casa e vanno nei luoghi di lavoro o di mercato o di ricreazione. Se poi funzionasse bene anche il trasporto extra-urbano (quello di oggi ancora carente) anche i non residenti sarebbero scoraggiati a far uso dellauto, e invitati a muoversi in treno o in corriera fino ad arrivare allingresso in citt dove trovano, pronti ad attenderli, i trasporti cittadini. Le strade saranno di nuovo libere, i giardini non occupati da auto, i viali non ostruiti da vetture infilate fra un albero e laltro. Lidea di fare una serie di articoli sulle piazze di Milano venuta dal Direttore di Arcipelago, Luca Beltrami Gadola. Dopo la lettera incoraggiante di Letizia Parolari continuer con pi entusiasmo a commentare altre interessanti piazze, non sempre da tutti conosciute.

Scrive Carlo Besostri a Guido Martinetti


Per avere una classe politica Brisignani-free occorre rendere operante il principio che " la democrazia il governo dei poteri visibili" Nelle istituzioni, ma anche nei partiti, che sono indispensabili in una societ complessa come strumenti di trasformazione di input provenienti dalla societ in output delle istituzioni, sempre che siano una cerniera e non un diaframma. Quindi una legge sui partiti politici come legge di attuazione dell'art.49 Cost. indispensabile. E' indispensabile anche regolamentare il processo elettorale preparatorio, con candidature formulate e conosciute con largo anticipo sulla data delle elezioni. Non c' altro moto per consentire un controllo della pubblica opinione sui candidati e ai candidati meno noti di farsi conoscere senza dispendio di mezzi finanziari. A proposito: per le elezioni comunali non ci sono tetti di spesa per i candidati e non prevista, come in Francia, l'unico efficace antidoto alla violazione delle norme sulla propaganda: l'annullamento delle elezioni. E poi il delicato capitolo delle nomine. A livello locale c' possibilit di maggiore trasparenza, se il regolamento prevede forme di pubblicit delle candidature, ma troppe nomine importanti sono sottratte a qualsivoglia trasparenza: non si sa neppure la scadenza entro la quale effettuare la nomina e far pervenire la candidatura. I Bisignani possono quindi prosperare.

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Beethoven e i Dardenne
In questi giorni nelle sale cinematografiche milanesi molto apprezzato dal pubblico un bel film che fa un uso straordinario di un brano musicale che tutti conoscono ma non sempre presi dal fascino della trama riconoscono. Il film Il ragazzo con la bicicletta (Le Gamin au vlo) dei fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne, che ha ottenuto il Gran Premio Speciale della Giuria allultimo festival di Cannes; la musica lincipit del secondo tempo (Adagio, un poco mosso) del Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore opera 73 per pianoforte e orchestra di Beethoven, comunemente detto Imperatore contro la volont dellautore che diceva di non riconoscergli altro titolo che quello di Gran Concerto. Il film racconta la storia di un dodicenne (lo straordinario Thomas Doret) psicologicamente distrutto per essere stato abbandonato dal padre in un centro di accoglienza per linfanzia dal quale fugge in continuazione alla ricerca di quel suo unico genitore e della sua adorata bicicletta; durante una di queste fughe che si imbatte in Samantha (la bellissima Cecile de France) una parrucchiera single che poco a poco si assume il difficile ruolo di madre riuscendo cos a restituirgli superati non pochi problemi di adattamento e di trasgressioni, anche violente la serenit perduta. LAdagio dellImperatore (Beethoven ci perdoni) spezza il piglio aggressivo delle due parti fra cui incastonato - la solennit eroica del fin troppo noto Allegro iniziale e la frenesia ritmica del Rond finale per offrire unampia parentesi di pace descritta nella solare ma imprevedibile tonalit del si maggiore. Questo sentimento di quiete, dispiegata dallincantevole melodia quasi un recitativo del pianoforte, introdotto da una sorta di corale, un po misterioso, affidato ai soli archi, che ha levidente scopo di creare tensione e diffondere nell ascoltatore sentimenti di inquietudine e di incertezza che si risolveranno solo quando comparir e si dispiegher il canto rassicurante del pianoforte. Perch, direte, questo accostamento fra il lavoro dei Dardenne e il concerto di Beethoven? Perch crediamo che raramente, nella storia della cinematografia, sia stato colto tanto bene il modo con cui viene costruita la musica e lo si sia raccontato con una storia cos pertinente; come se, invece di scrivere la musica per un film, sia stato pensato il film per raccontare quella musica. Lungo tutto il film poche note di quel corale per archi che abbiamo prima descritto come carico di tensione, di inquietudine e di incertezza, sottolineano gli stati danimo di Cyril e di Samantha, combattuti entrambi fra il rifiuto e laccettazione luno dellaltro, scoprendo soprattutto le drammatiche contraddizioni dell adolescente in cerca di riferimenti affettivi. Quegli accordi sospesi che ritornano di continuo nel film - avviando un tema che viene sempre subito interrotto - raccontano lucidamente il groviglio di sentimenti che non riescono a sciogliersi, di impulsi che non trovano pace; quando, dopo lennesimo scontro, i due si abbracciano e scoprono di sentirsi pienamente e di voler essere madre e figlio, quello stesso tema si presenta per lultima volta gravido di inquietanti presentimenti ma non pi interrotto, e finalmente si sviluppa con il suo grande respiro. Il film cos chiude sulle note limpide e cristalline del pianoforte che esprimono il senso liberatorio della serenit ritrovata. Difficile dire quanto Beethoven abbia aiutato i Dardenne a raccontare la loro storia, o quanto i due cineasti belgi abbiano saputo interpretare e dare un senso ancor pi compiuto a una delle pi belle pagine di Beethoven. In ogni caso questo loro film un elegantissimo esempio di come mettere insieme suoni, parole e immagini con straordinari effetti maieutici; per tre secoli questa sintesi stata appannaggio dellopera lirica e ora ma lo si riteneva gi allepoca dei celebri film di Eizenstejn musicati da Prokofev vien da chiedersi se il cinematografo non labbia in parte sostituita, visto che proprio dai primi decenni del secolo scorso sembra essere praticamente scomparsa.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Hayez nella Milano di Verdi e Manzoni
Per celebrare i 150 anni dellUnit dItalia, la Pinacoteca di Brera ospita una grande mostra, dedicata a uno dei suoi artisti pi celebri e significativi, il veneziano Francesco Hayez. Ideata da Fernando Mazzocca, uno dei pi importanti studiosi italiani di Hayez, e da Isabella Marelli, conservatrice delle opere dellOttocento della Pinacoteca di Brera, con la collaborazione di Sandrina Bandera, direttrice della Pinacoteca, la mostra divisa in sei sezioni tematiche, che analizzano buona parte della produzione artistica e della vita del grande maestro. Una mostra a tutto tondo che coinvolge anche altri illustri protagonisti dellOttocento nella Milano preunitaria, come Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi, uniti da personale amicizia al pittore del Bacio. Pittore romantico ma di formazione classicista, Hayez ebbe grande successo come ritrattista presso le nobili famiglie milanesi, come dimostrano il ritratto del Manzoni stesso, 1841, di solito schivo e riservato ma che accett di farsi ritrarre in una posa informale dallamico, e quelli della sua seconda moglie Teresa Stampa, ma anche quello dellamico Antonio Rosmini e di Massimo dAzeglio (che aveva sposato una figlia del Manzoni). Attraverso i 24 dipinti esposti (insieme e opere di Boldini, Beretta e Bertini), si passa dalla giovanile produzione a soggetto storicoromantico, che richiama direttamente alcune opere del Manzoni, come i dipinti ispirati alla tragedia del Conte di Carmagnola, il Ritratto dell Innominato, 1845, fino ai due dipinti sacri, LArcangelo San Michele e La Vergine Addolorata, opere amate dal Manzoni e che rimandano ai suoi stessi Inni Sacri. Ma laltro importante protagonista anche Giuseppe Verdi, con cui lHayez collabor per la messinscena di alcune opere. Hayez infatti aveva gi trattato in pittura alcuni di

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www.arcipelagomilano.org questi temi tratti dai melodrammi verdiani, come I Lombardi alla prima Crociata, I Vespri siciliani e I due Foscari, esposti in mostra accanto ai ritratti dei loro antichi proprietari, quale limperatore Ferdinando I dAustria per la prima versione de Lultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia, o il poeta Andrea Maffei e la moglie Clara, animatori di un celebre salotto sociale, proprietari della seconda versione di questo soggetto. Tele di incredibili dimensioni e intensit, che mostrano tutta la forza melodrammatica e i tumulti di un secolo. Accompagnati, per loccasione, da un sottofondo di musiche verdiane. Ed proprio nellultima sezione che compare un altro grande protagonista musicale italiano, Gioacchino Rossini, con il quale Hayez ebbe un rapporto privilegiato, come dimostra anche il Ritratto di Giocchino Rossini, 1870, affiancato a quello di Verdi eseguito da Boldini. Purtroppo Hayez, nonostante la grande amicizia, non riuscir mai a ritrarre lamico compositore. Chiude la rassegna lopera pi famosa di Hayez e della Pinacoteca, Il Bacio. Unopera tuttaltro che innocente, ma che anzi, come spesso accade nella sua pittura, Hayez usa per mascherare, dietro temi apparentemente innocui ed episodi di storia del passato, istanze e aspirazioni risorgimentali, ai tempi impossibili da esprimere liberamente a causa della censura austriaca. Nella prima versione de Il Bacio (1859), esposto a Brera dopo la liberazione della Lombardia dall'Austria, si pu leggere infatti il saluto del patriota alla sua amata, ma anche il sacrificio e l'amore dei giovani per la nuova nazione, loro che saranno poi i progenitori di unItalia nuova, libera e finalmente unita. Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi - Pinacoteca di Brera, fino al 25 settembre Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica Biglietti: Intero euro 11. Ridotto euro 8.50

AllHangar Bicocca si gioca a ping pong


La nuova mostra allHangarBicocca dedicata allartista tailandese Surasi Kusolwong, che realizza una insolita installazione site specific nello shed, la parte iniziale del grande spazio dellHangar. Nelle navate grandi possibile ancora vedere, per le ultime settimane, la mostra del progetto Terre Vulnerabili. Linstallazione prevede cinque tavoli da ping-pong, che i visitatori potranno davvero utilizzare per giocare. Sopra ogni tavolo sono posizionati diversi tipi di oggetti e materiali dedicati a vari aspetti del lavoro di Kusolwong: oggetti di uso quotidiano, semplici, domestici e a volte kitsch come animali in gesso coperti da pezzi di conchiglie, o animali intagliati in legno o ancora oggetti tipici di diverse culture collezionati durante i suoi viaggi o fatti dallartista. Nellinstallazione sono presenti anche materiali e oggetti che rimandano al mondo dellarte povera: specchi e forme ritagliate collegate ai simboli e ai manoscritti di Alighiero Boetti. Lo scopo del gioco semplice: il progetto una sorta di specchio che proietta i visitatori dentro quella complessa e a volte contraddittoria rete di comunicazione che avvolge la societ contemporanea: un dialogo non stop fatto di domande e risposte. Nellinstallazione trovano posto per anche altre forme darte: una scultura a forma di cubo collegata a una macchina del fumo; una sculturavulcano fatta da una montagna di sale con al centro una lampada; un gruppo di sculture-tenda fatte di marmo, ferro, legno e specchio; una scultura fatta di tutte le pagine del libro Living in the End Times di Slavoj Zizek; una scultura morbida fatta di spugne con un cartello dalla scritta Prenditi del tempo per sederti e pensare; e una serie di lampade pendenti realizzate da Kusolwong. Un lavoro giocoso e di grande impatto visivo, ma che riflette, e fa riflettere, sui temi della comunicazione e delle relazioni. Ping-Pong, Panda, Povera, PopPunk, Planet, Politics and P-ArtSurasi Kusolwong HangarBicocca. Fino al 15 settembre Orario: 11.0019.00, giov dalle 14.30 fino alle 22.00, lun chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Linferno visto da Dali e Rauschenberg


La Fondazione Pomodoro propone fino al 17 luglio un inedito e inaspettato confronto: lInferno di Dante raccontato, o meglio, illustrato, da Salvador Dal e Robert Rauschenberg. Si tratta di 34 xilografie a colori del pi estroso tra i surrealisti e di 34 serigrafie di uno dei maestri della pop art americana. Scopo della mostra quello di mettere a confronto le rappresentazioni dellInferno dantesco, con un parallelo tra due artisti che non hanno mai avuto punti di tangenza o interessi comuni, ma che, neanche a farlo apposta, negli stessi anni (1959 - 1960 Rauschenberg e 1960 Dal), ebbero la stessa idea, se pur sviluppata con temi e modalit differenti. Linteresse tutto per la prima cantica, con le sue descrizioni cruente e terrificanti, popolate da dannati e demoni, personaggi storici e figure mitologiche, condottieri antichi, poeti n.26 III 6 luglio 2011 e filosofi, tutti condannati al tormento secondo la legge del contrappasso. Le 34 xilografie in 35 colori di Dal sono una selezione delle 100 tavole concepite dallartista in cinque anni di un lavoro conclusosi appunto nel 1960. Il linguaggio surrealista sembra calzare a pennello per i personaggi tormentati e oscuri che popolano i gironi infernali. Figure mostruose e deformi, paesaggi desolati e brulli, mostri grotteschi si contrappongono alle nobili e altere figure di Dante e Virgilio, spesso rappresentati in muta e sconvolta osservazione, in un angolo o al centro dellimmagine. A volte i simboli e le figure si intrecciano cosi tanto che quasi impossibile riconoscere le terzine in questione, lasciando allo spettatore una vena di sottile inquietudine, dovuta anche allarmamentario iconografico tipico della pittura e dei deliri visionari di Dal. Opposto ma non cos diverso Rauschenberg, che utilizza per le sue tavole immagini e oggetti della vita contemporanea e moderna, attualizzando il messaggio di Dante con la sua caratteristica tecnica del combine-painting. Figure, ritagli di giornale, frammenti ripetuti e modificati dal colore, spesso rendono illeggibili le serigrafie e impossibile riconoscere il canto infernale esaminato dallartista. Moderni viaggiatori sono un Dante e un Virgilio simboleggiati da un uomo avvolto in un asciugamano bianco, inserito in un contesto assolutamente caotico, confusionario e oscuro. Solo in alcuni lavori compaiono, ogni tanto, le lettere D e V, a indicarci che i due protagonisti sono nascosti nella scena. Lartista americano rivitalizza cos un capolavoro del passato con un linguaggio moderno, rappresentan13

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do quello che, secondo il curatore della mostra Lorenzo Respi, linferno tutto contemporaneo di Rauschenberg, ovvero il mondo reale, la vita quotidiana. Un inedito trio per un interessante parallelo tra

due grandi della pittura del secolo scorso, intenti a confrontarsi con un mostro sacro della letteratura italiana.

LInferno di Dante. Dal e Rauschenberg - Fondazione Arnaldo Pomodoro, fino al 17 luglio, Orari: mercoled-domenica ore 11-19; gioved ore 11-22, biglietti: 9 Euro intero, 6 Euro ridotto.

Cattelan tra piccioni imbalsamati e foto surrealiste


Nuovo scandalo (preannunciato) per lenfant prodige dellarte nostrana, Maurizio Cattelan. Alla 54esima Biennale di Venezia, inaugurata il 4 giugno e che andr avanti fino al 27 novembre, lartista padovano, chiamato in extremis a partecipare, ha proposto una particolarissima opera-installazione: The others, 2000 piccioni imbalsamati e collocati sui solai, le travi e gli impianti del Padiglione centrale della Biennale. In realt lidea tanto nuova non visto che riprende uninstallazione del 1997, Tourists, gi esposta nella Biennale di quellanno, curata da Germano Celant, e che consisteva in duecento colombi imbalsamati. Alcuni dei quali, bene dirlo, sono stati poi battuti allasta da Christies per lincredibile somma di 150 mila sterline. Insomma altri piccioni tassidermizzati appollaiati su travi. Questo ha comportato una inevitabile protesta da parte degli animalisti, che hanno manifestato con slogan e cartelli allingresso dei Giardini. Certo Cattelan non nuovo alluso di animali nelle sue opere, come fece nel 1996 per La ballata di Trotskij, in cui appese un cavallo imbalsamato a uno dei soffitti del Castello di Rivoli (stima: due milioni di dollari), oppure un altro cavallo, sempre imbalsamato, trafitto da un cartello con la scritta INRI, esposto nel 2009 alla Tate Modern di Londra; la statua animale dei quattro musicanti di Brema, o ancora lirriverente regalo alla Facolt di Sociologia dell'Universit di Trento in occasione del conferimento della laurea honoris causa: un asino impagliato dal titolo Un asino tra i dottori. Ultimo ma non meno crudele, il topolino incastrato in una bottiglia di vodka Absolut per uno degli eventi legati alla Biennale del 2003 organizzato proprio dal marchio Absolut. Magra consolazione far notare che i piccioni non sono stati imbalsamati appositamente per levento e che, in realt, nel 2007, per la giornata dell'arte contemporanea promossa da Amaci (Associazione dei musei d'arte contemporanea italiani) Cattelan aveva realizzato un canguro nascosto dietro un albero dal quale spuntavano solo le orecchie dell'animale, un lavoro eseguito con il sostegno del Wwf stesso. Quattrocento di questi piccioni andranno poi alla mia retrospettiva al Guggenheim di New York che aprir il 4 novembre. Confermo che quello sar il mio ultimo impegno prima di lasciare il mondo dellarte. Cos si giustifica Cattelan, sostenendo ancora una volta che il suo ritiro dal mondo dellarte davvero imminente. Verit o strategia? Sarebbe in ogni caso un ritiro parziale, perch lobiettivo di Cattelan occuparsi sempre di arte, ma in modo collaterale, attraverso la sua nuova rivista Toilet Paper. Come annunciato mi ritiro a occuparmi della mia rivista Toilet Paper, anzi ne far anche altre. Per lappunto. Questa nuova impresa editoriale, diretta e curata insieme allamico e fotografo Pierpaolo Ferrari, presentato nello spazio milanese Le Dictateur, una rivista fotografica, una sorta di moderno giornale dada-surrealista (abbondano occhi, nasi e dita mozzate), dedicata solo alle immagini, niente spiegazioni, che accosta fotografie diverse e un tantino scioccanti, per permettere allo spettatore pindarici voli interpretativi e suggestivi. Limportante, suggeriscono gli autori, la sequenza con cui le foto sono proposte. Insomma il solito, irriverente e autoreferenziale Cattelan. 54. Esposizione Internazionale darte Biennale di Venezia, Giardini e Arsenale dal 4 giugno al 27 novembre, Orari: 10 18 chiuso il luned. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono n.26 III 6 luglio 2011 presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la materia, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello spettatore una percezione alterata dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare davanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, 14

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come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria. Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione mistica verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come luoghi primari della creazione. Ecco

perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che

materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. ANISH KAPOOR - Rotonda di via Besana fino al 9 ottobre Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all11 dicembre Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

Ritorna Brera mai vista


Dopo tre anni di assenza riprende liniziativa Brera mai vista, unoccasione unica per vedere dal vivo, nelle sale della sempre affascinante Pinacoteca di Brera, dipinti poco noti, generalmente conservati nei depositi della Pinacoteca per problemi di spazio, ma che prendono vita attraverso speciali esposizioni incentrate su di essi. Importante anche la presentazione che di questi dipinti viene fatta: studiosi e storici dellarte si mettono in prima linea per studiarli, analizzarli e presentarli al grande pubblico. Ma questanno c una novit. Lopera in questione non da sempre un bene di Brera, bens un nuovo acquisto. E la piccola ma preziosa tavola della Madonna con il Bambino, datata 1445 circa, attribuita al Maestro di Pratovecchio. Una tavola presumibilmente creata per la devozione privata, visto il piccolo formato, e che mostra una giovane Madonna dallo sguardo rassegnato, intenta a scrutare lavvenire, che sa essere gi carico di dolore. La madre e il Bambino, nellatto di benedire, sono racchiusi in una sorta di nicchia coperta da quello che sembra essere un motivo damascato. La tavola un dipinto poco noto, non solo per il pubblico ma anche per gli esperti, e che fu studiato e fotografato gi da Roberto Longhi, che dedic anche un saggio per ricostruire le vicende del misterioso pittore. Un artista fino a poco tempo fa anonimo, conosciuto appunto come Maestro di Pratovecchio, ma a cui recentemente si potuto dare un nome: Giovanni di Francesco del Cervelliera. Non un illustre sconosciuto per, ma un collaboratore artistico di Filippo Lippi, tra gli anni 1440-1442. E che sia proprio di quegli anni evidente guardando il suo disegno, attento al rigore prospettico tipico fiorentino, ma anche interessato ai colori luminosi e cangianti che compaiono nelle vesti della Madonna. Riprendendo in questo sia il pi noto Filippo Lippi, con i suoi personaggi inquieti, che i colori di Domenico Veneziano. La somiglianza con lo sfondo damascato della sua Madonna Berenson davvero notevole. Gli stessi espedienti e artifici formali che hanno ispirato anche altri artisti, presenti nella raccolta della Pinacoteca: Giovanni Boccati, Giovanni Angelo di Antonio, Fra Carnevale e naturalmente Piero della Francesca, allievo di Domenico Veneziano. Prima di essere esposta la tavola ha subito anche un restauro conservativo, ma che non ha alterato i tratti e la storia del dipinto, fattore importante per ricostruirne le vicende e non cancellare quelli che sono i segni del tempo della storia dellarte. Ecco dunque che la piccola tavola potr essere unutile scusa per rivedere la Pinacoteca, integrando anche questo dipinto nel percorso storico e cronologico che la Pinacoteca propone.

Brera mai vista. La Madonna con il Bambino del Maestro di Pratovecchio - Pinacoteca di Brera, sala XXXI, fino all11 settembre - Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica - Costo: intero euro 9, ridotto euro 6.50.

Lanello debole che spezza la catena


Termina con la mostra L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, lultimo quarto di Terre Vulnerabili, progetto curato da Chiara Bertola presso lHangarBicocca, contrassegnato dal tema della vulnerabilit. Quattro le mostre che si sono succedute e integrate luna allaltra, per un totale di nove mesi, divise in quattro fasi come quelle lunari, e che hanno raccolto ben trentuno artisti internazionali e altrettante opere che sono via via cresciute, evolute, cambiate, modificate e si sono adattate agli spazi dellHangar. Lultima mostra, inaugurata il 5 maggio, vede la presenza di quattro nuovi artisti, gli ultimi in ordine cronologico che sono stati inseriti nel progetto: Roman Ondk, Pascale Marthine Tayou, Nari Ward e litaliano Alberto Tadiello. Il titolo della quarta fase, L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, forse la dichiarazione pi significativa rispetto allo scopo del progetto. La vulnerabilit anche forza. Bisogna assecondarla e accettarla, farla diventare il punto di forza. Le catene rappresentano anche una struttura dinamica - dice Chiara Bertola - che conduce alla produzione di forme e di lavoro; allinterno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine pu rivelarsi come il pi forte perch rompe uno schema di comportamenti prevedibili diventando cos il pi creativo. Lanello "difettoso" interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni. Ecco il significato di questa nuova fase, tutta in divenire, che presenta quattro nuovi interessanti lavori. Lartista slovacco Ondk, presenta Resistance, un video nel quale a un gruppo di persone stato chiesto di recarsi a un evento pubblico presso il quale essi si mescolano nella folla con i lacci delle proprie scarpe slac-

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www.arcipelagomilano.org ciati. In questa opera lartista da una parte lavora sul rituale dellopening, dallaltro crea una condizione straniante in chi guarda il video, abbandonato e incerto sulla corretta interpretazione. Pascale Marthine Tayou, camerunese, costruisce nel CUBO Plastic bag una spettacolare installazione con un grande cono rovesciato interamente costituito da diecimila sacchetti di plastica biodegradabili di cinque tonalit diverse. Una prima versione dellopera era gi stata esposta nel 2010 in Australia, in questa sede stata appositamente rivisitata e viene presentata per la prima volta in Italia. Gi dal titolo si pu intuire il materiale favorito di Tayou, il sacchetto di plastica, un oggetto assolutamente banale e anonimo, accessorio della quotidianit, che diventa simbolo della crescente globalizzazione, del consumismo, ma anche simbolo del nomadismo che sempre pi caratterizza luomo moderno, una sorta di vagabondo che trascina nei sacchetti i pezzi importanti della sua vita. Con un risvolto assolutamente nuovo: oggi che i sacchetti di plastica sono banditi dal commercio, entrano di diritto a far parte dei materiali usati per larte. E presente anche Nari Ward, giamaicano ma newyorkese di adozione, artista che usa come veicolo darte i materiali di riciclo della vita moderna e industriale, spesso raccolti direttamente nel suo quartiere, Harlem, ai quali d nuova funzione e significato, usandoli per affrontare temi sociali come la povert, limmigrazione e la questione razziale. Per Terre Vulnerabili ha realizzato Soul soil, un grande contenitore ovale dove sono intrappolati e dal quale fuoriescono resti di oggetti abbandonati, materiali di recupero, parti in ceramica di sanitari e alcuni dei vestiti usati provenienti dallinstallazione di Christian Boltanski, Personnes, esposta allHangar lo scorso anno, sfuggiti allo smantellamento di fine settembre 2010, interpretando cos, in linea anche con la sua poetica, uno dei temi portanti di Terre Vulnerabili. Lultimo artista presente litaliano Alberto Tadiello, con il suo Senza titolo (Adunchi), una installazione di tubi di ferro, lamiere, dadi e bulloni su una colonna aggettante e spigolosa. Il significato pi che mai legato al tema della vulnerabilit e della precariet. Cos lartista stesso, spiega la sua opera: Un grumo di forze. Di aggettanza, di torsione, di urto, di trazione, di spinta. Di isolamento, di deformazione, di dissipazione, di accoppiamento, di riunione, di separazione. solo metallo, ferro. Tagliato, smussato, graffiato, bucato, piegato, imbullonato. Si affaccia. Pesa, pende, gravita. E il momento di tirare le somme e vedere queste quattro fasi al completo, per comprendere a pieno cosa sia oggi la vulnerabilit secondo questi artisti ma soprattutto per vedere quanto questi progetti siano davvero definitivi. Lo sono? Terre Vulnerabili 4/4 L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla Hangar Bicocca Fino al 17 luglio. Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, gioved dalle 14.30 fino alle 22.00, luned chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Al Museo del Novecento larte scende in piazza


Il Museo del Novecento ha da poco inaugurato la sua prima mostra temporanea, intitolata Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976. La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, allestita al piano terra del museo, uno spazio piccolo e raccolto ma forse, c da dirlo, non troppo funzionale per questa mostra, fatta da video, filmati, pannelli e grandi fotografie. Il tema tra i pi interessanti: far luce su un periodo particolare della vita politica, artistica e sociale italiana, quella manciata danni che va dalle contestazioni giovanili del 68 fino al decennio successivo. Momento sociale importante ma non solo, anche larte e gli artisti giocarono un ruolo cruciale nel risveglio delle coscienze popolari. Sono gli anni in cui larte si allontana da musei, gallerie e luoghi tradizionalmente deputati alla fruizione, per uscire fuori, appunto, in strada, per coinvolgere il pubblico e il mondo reale. Performance, azioni, installazioni, poco importa il medium, limportante era la riappropriazione del tessuto urbano cittadino e il farlo insieme al pubblico. Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ne ripercorre alcune tappe significate, quali Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968; a cura di Germano Celant); Campo Urbano (Como, 1969; a cura di Luciano Caramel); il Festival n.26 III 6 luglio 2011 del Nouveau Ralisme (Milano, 1970; a cura di Pierre Restany); Volterra 73 (Volterra, 1973; a cura di Enrico Crispolti), ma anche la Biennale di Venezia del 1976. Per spiegare queste azioni e performance cos effimere sono stati usati video, filmati restaurati, registrazioni sonore, fotografie e manifesti, le armi di quella rivoluzione artistica che tanta importanza ebbe nel risvegliare pensieri e passioni. Ecco allora in mostra le fotografie di Ugo Mulas per Campo Urbano; i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dellAlfa Romeo di Milano (1971); i lenzuoli di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano contro la guerra in Vietnam (1976); le azioni incomprese sul territorio fatte da Ugo La Pietra e le prime ricerche sulla comunicazione, rivolte agli studenti, del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi a Napoli, per creare asili nei rioni disagiati; le fotografie della gente qualunque di Franco Vaccari; la passeggiata con la sfera di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); le interviste di Maurizio Nannucci, fatte di una sola parola ai passanti (Firenze, 1976). Ma anche le indimenticabili e scioccanti performance di Rotella, Restany e Niki de Sainte Phalle, durante il Festival del Nouveau Realisme a Milano, con il banchetto funebre, una sorta di macabra ultima cena per decretare la fine del gruppo, fatta dai membri del gruppo stesso; i monumenti impacchettati di Christo; le espansioni gommose di Cesar in Galleria Vittorio Emanuele e il monumento fallico di Tinguely. Tutto visibile attraverso filmati, documenti preziosi di momenti ormai perduti. Insomma una carrellata di artisti e azioni che hanno profondamente influenzato larte di oggi e che idealmente completano il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude allincirca agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici allarte povera alla pittura analitica. In contemporanea, il Museo ospita anche altre due esposizioni: una sala dedicata alla famiglia Carpi e ai suoi maggiori esponenti, Aldo e Pinin; allultimo piano invece sar possibile studiare una selezione di disegni e ceramiche di Alessandro Mendini, provenienti dalla collezione di Casa Boschi-Di Stefano. Per concludere, nellultima vetrata dello spazio mostre stato allestito un white cube, dove dal 15 aprile al 30 giugno sar esposta Nice ball,

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www.arcipelagomilano.org opera di Paola Pivi. Una composizione fatta di sedie di design in miniatura che, illuminate dallinterno, proiettano sulle pareti giochi di ombra. Seguiranno poi a rotazione anche unopera darte, un oggetto di design e una fotografia. Fuori! Arte e spazio urbano 19681976 - Museo del Novecento - fino al 4 settembre. Lun 14.30-19.30; mar, mer, ven e dom 9.30-19.30; giov e sab 9.30-22.30 Biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata allinstallazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione. Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h 9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30 22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org


di Alix Delaporte [Francia, 2010, 85'] con Clotilde Hesme, Grgory Gadebois, Evelyne Didi, Jrome Huguet, Antoine Couleau
Angle conosce a memoria le battute della favola di Biancaneve. Grazie a lei salva la recita della scuola del piccolo paese in Normandia. n.26 III 6 luglio 2011 La ragazza riesce a interpretare, senza alcuna preparazione, il ruolo della strega cattiva. Siamo a met di Angle et Tony, pellicola desordio della regista francese Alix Delaporte, e non si pu che rimanere esterrefatti. La ragazza, dura e sfrontata, reduce da due anni di prigione, ci 17

Angle et Tony

www.arcipelagomilano.org rivela unimprevedibile passione per questa favola per bambini. Angle ha qualcosa di importante in comune con Biancaneve: alla ricerca disperata del principe azzurro. La sua una necessit vitale e concreta, ha bisogno di un compagno da presentare ai servizi sociali per provare a recuperare la custodia del figlio che, durante il suo periodo di detenzione, stato affidato ai nonni. Il suo principe azzurro ha le goffe sembianze di un pescatore taciturno, Tony. Tony protettivo, altruista, non esita a ospitare in casa propria la ragazza appena conosciuta. Tra i due non c il classico colpo di fulmine fiabesco, c uno scontro costante dovuto a due approcci alla vita agli antipodi. Non hanno niente in comune, se non lardente e irrazionale desiderio di stare insieme. Durante il film, Angle pi volte ripresa da dietro, seguita dalla telecamera mentre percorre le strade della Normandia sulla sua bicicletta. Una similitudine perfetta della vita della protagonista. Ogni metro percorso deve essere conquistato con fatica e con le proprie forze. Lentusiasmo dei piccoli traguardi la spinge a pedalare leggera e veloce, lallontanamento costante del figlio, al contrario, la inchioda esausta sui pedali rendendo un miraggio la casa di Tony. La vita ha scaraventato Angle ai piedi di una montagna. Non bastano la sua forza e la sua combattivit per portare la bicicletta in vetta. Servono la spinta e il sostegno di due spalle larghe e forti del pi singolare e insolito tra i principi azzurri. Alix Delaporte ha un occhio discreto in questo suo primo lungometraggio. Riesce a non calcare la mano con drammi o facili sentimentalismi. Sceglie di raccontarci questa storia semplice con tatto e delicatezza, grazie anche al prezioso supporto di attori esperti e magnificamente espressivi. Marco Santarpia In sala a Milano: AriAnteo Umanitaria 8 luglio, AriAnteo Porta Venezia 26 luglio

Metamorfosi dellesperienza
Nanni Moretti, alla consegna dei Nastri dargento, ha speso qualche parola sugli effetti portati dai grandi cinema multisala allinterno della societ e delluniverso cinematografico: per molto tempo ho ritenuto che non ci fosse niente di male, che si giudicasse il fenomeno con una certa prevenzione; anche a me piacciono i pop corn movies. Poi, guardando i film programmati, che sono quasi tutti dello stesso genere, mi sono convinto che, invece, degli elementi negativi ci sono. I multiplex hanno provocato la chiusura di tante sale cittadine e questo molto brutto. Le dichiarazioni del regista hanno scatenato diversi dibattiti sul web, riaccendendo la discussione sul ruolo di queste cattedrali del cinema costruite nelle periferie delle grandi citt. Mi ha colpito larticolo di Robert Bernocchi apparso su Mymovies.it il 28 giugno scorso (http://www.mymovies.it/biz/news/66 584/). Lanalisi del pensiero di Moretti fatta da Bernocchi passa dal mettere in competizione i film commerciali con il cinema dautore, per poi concentrarsi sulle migliorie tecnologiche garantite nei multiplex, concludendo - in maniera un po provocatoria - chiedendosi se Moretti non stia agognando quel ritorno al passato tanto caro a chi non riesce a stare al passo coi tempi. Credo che la riflessione del regista sia da interpretare in modo un poco pi ampio. Amante della Settima arte e cresciuto negli anni 70 e 80, sicuramente Moretti mantiene sottopelle quella nostalgia culturale per le sale dessai: piccole sale in cui era possibile vivere una esperienza della visione cinematografica che iniziava appena si entrava in quel luogo. Risiede proprio nelle parole esperienza e luogo lo scostamento portato dai multisala. Lantropologo francese Marc Aug ha introdotto il neologismo nonluogo per definire quegli spazi in cui molte persone si incontrano senza per condividere alcun tipo di relazione; dove domina il desiderio del consumo rapido e la persona diventa, appunto, un utente, un consumatore. Il passaggio dalle sale cittadine ai giganteschi centri multiplex allora, potrebbe essere visto come una metamorfosi da luogo a nonluogo. Passeggiando in una di queste strutture non difficile percepire quella sensazione di provvisoriet tipica dei grandi centri commerciali: transito frenetico delle persone da una vetrina allaltra; ristoranti, sale giochi, bar, negozi di ogni tipo pronti a soddisfare la fame dacquisto del cliente. Lindividuo staccato da qualsiasi relazione ed smarrito allinterno della ripetizione infinita dei multisala. Ripetizione esaltata da una sorta di franchising tra le strutture che, in citt differenti, ripropongono pi meno costantemente gli stessi ambienti. Il cliente arriva e sa gi cosa trover, proprio come se andasse da Mc Donalds. Ma il cinema , innanzitutto, comunione. La creazione del senso avviene attraverso unesperienza di condivisione che inizia fuori dalla sala (mentre siamo in fila per comprare il biglietto), prosegue durante la visione, e termina una volta abbandonato il teatro. Inoltre, landare al cinema in primis una scelta: abbiamo deciso prima di andare in quel luogo per vivere una determinata esperienza. Il multisala, al contrario, offre un panorama ampio di scelte, tra le quali c anche la possibilit di vedere un film. Ma non detto. Magari, dopo aver fatto laperitivo al bar, aver cenato al ristorante cinese, giocato con le slot machine della sala giochi, bevuto una birra nel pub al terzo piano, preferiamo rincasare. fuori luogo allora concentrarsi su una battaglia tra cinema commerciale e cinema dautore. Cos come mi pare insensato aprire un conflitto generazionale tra un certo tipo di pubblico sui 50-60 anni [che] sta ormai abbandonando il cinema, lasciando che lo spettatore medio sia molto giovane e pi orientato verso i classici prodotti da multiplex. Probabilmente, Moretti non intendeva fare unarringa concentrata sui contenuti, ma ha sentito una mancanza di struttura. Nostalgia verso quella struttura-cinema che essendo luogo per riprendere Aug garantiva unesperienza piena, qualsiasi fosse la proiezione. I multiplex hanno provocato la chiusura di tante sale cittadine e questo molto brutto, dice Moretti. Condivido, perch per chi vive il cinema come un luogo di culto anche il sagrato riveste una parte fondamentale. Paolo Schipani

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GALLERY

VIDEO DAVIDE CORRITORE: NON SOLO TAGLIATORI DI TESTE http://www.youtube.com/watch?v=G70bkAWbA4kideo

LOS INDIGNADOS http://vimeo.com/24680188

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