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tore del pi grave danneggiamento rimanga incognilo, veticono costoro a patire la pena hon tanto del fatto proprici

quanto della inerzia od impotenza della polizia giudiciaria, che non seppe discoprire il colpevole. Una pena subordinata alle operazioni pi o meno fortunate del giudice pare un anacronismo nella scienza moderna. Altrove ricordai come una esorbitanza da segnalarsi, la dottrina del B e r l i C h i O ; il quale disse buona ed aurea 1' antica pratica cassone di punire di morte tutti i partecipi della rissa dove avvenne ornicidio per mano di autore non discoperto, perchi? con ci si inducevano i corrissanti a palesare alla giustizia 1' autore del colpo letale. M cotesta idea, monumento di barbari teiiia pi, non pu neppur essa invocarsi a giustificazione del secondo sistema: perch quantunque la mitezza della peua straordinaria umanizzi la veduta politica del B e r l i c h i o, sarebbe sempre uno tortura indiretta minacciare una pena (sia pur mite) per indurre alcuno a farsi delalore di unii delinquenza. Laonde la pena straordinaria subordinata al casci del mancato discoprimento, bisogna considerarla non come riparazione del danno derivato dal colpo letale, n.ia come riparazione del detrimento che pale la giustizia per la niancata scoperta.

C A P I T O L O VIII.
Segue lesione personale.

Quantunque alcune legislazioili antiche non esitassero (I) ad irrogare la pena di morte anche

contro le lesioni accompagnate da certi caratteri di gravit, come ( a modo di esempio) contro la castrazione; cotesto rigore, che oltre ad essere contrario alla nmanitb ed alla giustizia distributiva era ancora impulitico, E: oggidi generalmente abbandonato dalle legislazioni dei popoli culti. E dissi impolitico cotesto rigore come B generalmente impolitico qualunque sistema che nella penalit uguagli la lesione all' omicidio, per la ragione facilmente compresa della inconvenienza pericolosa di punire alla pari quei due maleflzi. Al nemico che agogna sfogare l' odio suo contro di me, bisogna clie la fogge ponga innanzi nella minaccia della repressione una perpetua differenziale calcolata sul maggior danno che egli mi arreca; a%nchb egli trovi nella diversa penalith una ragione di astenersi dall' uccidere e contentarsi di ferire, come di astenersi dal ferire gravemerita e contentarsi di ferire leggermente. I draconismo nelle penalitit non solo viola 1 il sommo principio di giustizia che vuole si g ~ o porzioni la iinpntazione e la pona alla diversa qnantith del delitto, ma B inoltre improvvido o pernicioso perch8 spinge i male inclinati alle dolinquenze pik atroci.
(1) I nostri padri quanto erano feroci nella punizione dei aravi delitti, altrehtauto erano larghi nei piccoli. l comune . 3 insegaamenlo degli antichi che per una ferita leggera ( v u ~ nisculumj non debba procedersi crimlnalmente. Cos dopo B a l d o , A l b e r i o o , I m o l a , C i p o l l a ed altri, ci inse* czna il T i ra q u e l l o nel trauato de judicio in reo. erig. 74- 28, 21 P u t e o de ayndacatu, vers. oyndicus, n. 2 C u r t iu s de seguesirls, quaeilb, 8, n. 39 C o r s e t o dc tninimie, pars 1, n, 23 G a b r l al1 o cons. 171, n. 6

B o e r i o dec. Li23 i n princ. T u s c h i o vol. 8 , concl. 378, n. 6- Z a c c h i a quaest. 2 , n. 18 B a r b o s a de appell. aerb. nppetl. 278, n. 1 C a v a l c a n o de bracho regio, pars 4 , n. 151 et 152 R a y n a l d o sintug. rer. crim. cap. 8 , S. 1, ?t. 51 e2 seqq. et cap. 10, $. 1 , 2 , n. 45. Ma anche una volta voglio notare il modo singolare con cui ragionavano i pralici nelle materie penali. L'argomento su cui si adagia la teorica della impunibilit dei vulnusculi fu desunta dai testi che negano la redibitoria per i piccoli vizi 1. 1 $. sed sciendum, If. de aedil. edict. I l codice Bavaro del 1861 considera come semplici trasgressioni le ferite che non lianno cagionato malattia superiore ai cinque giorni. Inoltre nella vecchia pratica si ammetteva con facilit per le percosse leggerissime la scusa desunta dall' a~li?nuscorrigendi quando essa partiva da un superiore verso i' infeH u n n i u s ad Treutleriore: G a i l observnt. 106, n. 6 rut7t disput. XXX, thes. 4 , quaest. 35. E questa scusa avendo radice nella somma ragione della m n ~ z c a ~ zdi udolo io ~ crederei che potesse ammettersi anche in foccia alle leggi moderne purchb assistita da quattro condizioni 1.O autorit 2.O lesione senza traccia 3.0 non abilualit 4 . O giusta anusa di correggere.

Saviamente perciii i codici contemporanei si limitano in generale a minacciare contro la lesione personale, per quanto gravissima e premeditata, dei castighi tolti dalla serie delle pene restrittive; graduandoli (o nella durata o nella intensit) sulla ragione composta dei due criterii clella quantit naturale, e della cluantit politica del nialefizio. Non sarebbero opportune alla repressione di questo reato le pene semplicemente pecuniarie, le quali porrebbero il cittadino alla balia clei capricci di un r i m

dominato da passioni violente. La pena pecuniaria contro la lesione personale potrebbe essere peraltro di politica utilit (l) quando si congiungesse con la pena restrittiva di corpo.
(1) Poichi. a questo luogo ho accennato la mia opinione sulla convenienza di congiungere la pena pecuniaricc all7 afllitfiua nei deiitti di lesione, specialmente meno grave, mi pare acconcio ritornare un momento sopra alcuni obietti che sonosi fatti a cotesta penaliti. l a 0 disse aerrante perch colpiva la innocente famiSi glia. A quest' obietto rispose il codice Austriaco col S. 260 let. a, ordinando che quando la pena pecuniaria si conoscess e dai giudici essere causa della miseria della famiglia dovessero commutarla nella pena afflittiva di corpo. &la guardato 1' obietto intrinsecamente fS desso veramente solido o piuttosto prestigioso? Si deve riflettere che s e un artigiano marito di donna inferma e padre di teneri figli si colidanni a parecchi mesi di prigionia, quegl' infelici corrono rischio di languire per mancanza di pane, assai peggio che se il colpevole fosse stato condannalo a cento lire di multa. E appo ci si comprender facilmente che il riguardo alla famiglia si prende a considerare nella pena peeuniaria per una corta veduta, la quale non discerne il peggio che sotto questo punto di vista consegue alla pena corporale. 2.0 A questa seconda obiezione rispose pure il codice Austriaco col $. 260 lett. b , ordinando che quando la carcerazione prolungata del colpevole avesse portato agli stenti la famiglia innocente, dovesse ancor quella abbreviarsi, conipensandone la pi breve durata con la pi grave intensit (per esempio il digiuno) in guisa che il reo patisse quanto dovea patire e la famiglia patisse il rneno che si polea farla patire : e questo lodevole provvedimento. Ma intendasi sanamente questa osservazione. Tali riguardi e tali moderazioni non possono trovar luogo che nei lievi delitti. Nelle gravi

delinquenze ogni riguardo alla famiglia privata si sommerge nei bisogni della grande famiglia sociale che deve essere ad ogni costo protetta. 5 . O Si obiettb che non potendo il povero soddisfare la pena pecuniaria era necessit fargliela scontare col carcere: e cos si puniva disugualmente i cittadini secondo lo stato delle loro finanze. A questo obielto rispose il F r a n k fpllilosoplbie dzc droit pncil pag. 217) consigliando si disponesse per legge doversi permeltere al povero, quando sia dannato di multa, di scontare la pena pecuniaria offerendo 1' equivalente in altrettante giornate lavorative a pro del Comune. E tale pensiero del sommo filosofo fu grandemenle elogiato. E alla Commissione pel nuovo codice penale Italiano usai ogni sforzo perchS fosse adoltato, come lo fu nella seduta del 24 marzo 1886. RIa nella successiva seduta del 18 decembre 1867 (alla quale non potei intervenire) fu riformato 1' articolo. Cos risulta dalla pubblicazione ufficiale intitolata Il p~ogetto del codice penale pel Regno ( ' Italia 1 vol. 1,pag. 123, e 322. 4."Na di nuovo si obiett che il rimedio era apparenlc poiche tanto era per la famiglia che il suo capo costretto in carcere non lavorasse, quanto che lavorasse senza mercede a pro del Comune. E a questo obietto mi sembra facile rispondere che la legge dovrebbe dare ancora balia a1 condannato alla nlulta, di offerire lo sconto della sonima che per la sua povertii impotente a pagare, col lavoro non tutto di un tratto, ma interpolatamente; cosicchb alla faniiglia non mancasse la mercede di tutta la settimana, ma di uno o due giorni per settimana. Insomma a me pare che ai vizi e pericoli della pena pecuniaria possa con una prudente econornia della medesima facilmente ripararsi: e che un codice penale possa da co.. testo genere di pena cavare un partito maggiore assai di quello non fece il codice Toscano.

A tal proposito io voglio ricordare un ordinamento che vidi per lunga stagione praticarsi nel cessato Ducato lucchese. Ivi il codice penale Francese, che si mantenne fino al 1848 come legge suprema regolatrice delle punizioni, portava ad applicare congiuntamente (art. 311 ) ai ferimenti leggieri la pena del carcere e quella della multa. Ma una legge speciale di quella cittii prescriveva - 1.O che 1 nffizio del registro incaricato di esigere le multe ' non facesse atti contro il condannato finchb non aveva completamente espiata la pena del carcere 2." che per il pagamento della multa si facessero col condannato restituito alla libert composizioni particolari, ponendogli in rate mensili non solo il pagamento delle multe, ma ancora il rimborso delle spese. La prima di quelle disposizioni era giustissima, poichb altrimenti le esecuzioni fiscali sospinte innanzi durante la carcerazione del condannato avrebbero renduto la pena pecuniaria sensibile pi che a costui alla innocente famiglia. La seconda disposizione era poi eminentemente politica perchb la pena pecuniaria divisa a frazioni prolunga il sentimento della penalit incorsa ed il rammarico di aver delinquito, anche oltre a quel tempo al quale non potrebbe estendersi senza esorbitanza la penalit corporale, ed oltre a quel tempo in cui la penalitk corporale pu forse esser venuta in dimenticanza. Una breve carcerazione irrogata per un leggiero ferimento B presto dimenticata dal male inclinato, mentre al contrario una multa repartita

- 205 per piccole rate in guisa da costringere il colpevole a continuare per tre o quattro anni nel pagamento mensile anche di tanne somma, prolunga in lui e nella famiglia la rimembranaa deUa pena e ne rende pi abituale il timore. In tal guisa mentrc da un lato la pena pecuniaria riesce meno rovinosa pei familiari del colpevole, s'ingagliardsce ed B piii perenne la efficacia morale.

E neppure voglio tacere una osservazione da me fatta nella mia lunga pratica; la quale se rnostra la dolorosa verit che l'odio di un malvagio non si ammansa nel carcere, pn6 per6 servire di consiglio ad utili provveaimenti, e mi ha portato spesse volte a meditare meco stesso sulla utilith degli antichi- veregildi (i). Io ho trovato parecchie volte i condannati pi dolenti del dovere pagare le indennit a11' offeso, che non della pena su loro caduta. Z benchb io rappresentassi loro esser cliiollo un dovere di coscienza, ebbi il dolore di udirmi impridentorncnte rispondere che avrebero amato meglio una pena pit severa pur di non dar niente a colui; il qual fatto dar8 occasione ai pensatori di meditare sulla efficacia delle pene in rapporto a certe forme di passione. Soltanto da qriesta osservazione io ne trassi argomento di pensare che in quanto alla liquidazione di indennit (2) dovute al ferito sia nzolto niigliore il metodo francese, che le comriiette iairnediatamente al tribunale criminale competente a pronunziare la condanna; anzichb il sistema toscano il quale si appaga di imporre a1

giudice criminale che pronunzi la pomposa formula

condanna nelle indennit d i ragione a favore del ferito, ed obbliga poi questo misero ad agonizzare
per lunga stagione nei laberinti di un giudizio civile per la liquidazione dei danni, o a contentarsi (come spesso vidi) di quel poco che a lui viene offerto, per non immergersi nelle spese di una lite. Cosa manca di cognizione al giudice criminale per determinare il giusto valore del danno prodotto da un malefizio del quale tutte le singole circostanze sonosi dovute da lui esaminare e ponderare maturamente? Per qual motivo deve stimarsi incompetente al meno quel tribunale che B competente al pi, e farsi luogo alla superfetazione di un secondo giudizio S Io non veggo cotesti motivi : solo mi sembra che la immediata pronunzia di una condanna ad indennit in somma determinata riesca pi sensibile al condannato, pi soddisfacente*per I' offeso, e pi esemplare pel pubblico, senza detrimento della giustizia,
(1) Pacilnienle si comprenderebbe quando anche rion se ne avesse la prova da irrelragabili nionuuienti che appo quei popoli pei quali la. cornposiaione rappreseritava 1' ordinaria penalit nol17 omicidio, dovesse essere lo stesso (ed anzi con ragione maggiore) nei ferimento. Fuvvi u11 periodo nella sloria del giure penale nel quale numerose genti r u visavano come primario scopo del riiedesimo quello di mantenere la pace Era i membri della nazione, della quale si sarebbero indebolite 1s forze per le discordie e gare inlesline. Quindi le aulorltii di quelle genti non ravvisavano in loro altro diritto tranne quello di costringere le parli a sopire la faida, clob la nimistk privata: quindi il giuramento e la cauzione di pace ohe dicevati Urpheda o Urphnido;

- 207 SUI quale a vedersi BI e i n d e r s de judiciis centennriiu

pag. 151, S. 14: quindi il grande influsso che ebbero queste


pctci negli scorsi tempi come altre volte 110 notato. Eello statuto della Vicaria di Va1 d Lima test pubblicalo dal Prof. A l e s s a n d r o C a r i a nel suo libro erildilissinro che Iia por titolo Arolizie storiche del contado Lzrcclkese trovo fpag. 123) al cap. 7 vietalo al comizio comunale di ricever suppliche per delinqnenti che non mostrassero avere 0thPUtO la pace. h a vedersi s e Ie autoril8 microscopiche dei piccoli comuni imitassero qui lo esornpio degli editti dei grandi Sow a n i , o se piullosto qiiesti si inspirassero allo esempio dato loro da quelle. CiO che a me qui piace notare o ricliianiorvi le meditazioni dei filosofi si B la gravil del problema che formulo in questi termini: fino a qual punto nel rapporto cos della yizcslizin come della z~tilitk polilica deve lenersi conto della riconcUiazione nel punire i delilli minori. Questo problema (loocato selluuriarnento ad oocasione di uno od altro delillo) meriterebbe una contemplazione in senso pi generale con richiamo ai principii del dirillo pubblico universale, che ne sintetizzasse la soluzione sulla scorta della storia, della filosofia, e della stalistica. Nel senso di semplice diminuente lo indennizzo dato alia famiglia ogesa pub dirsi che generalmente si valutasse dal senno dei vecchi pralici anche nell' oinicidio. Vedasi O l d e k o p s contra Curpaoviltni dee. 2, quaest. 1. (2) Trattandosi di ferite leggiere la spesa di due medici non fu ammessa fra i dapni refettibili ali'offeso, come n e p pure le speso del legale adoperato nella denuncia. Provvediineufo utilissimo per frenare le speciilazioiii di certi Avvocali mercanti; i quali danno ad intendere agli o&si esservi l~isci,nnodella gratlde opera curialesca per fare. e soskenere riiia querela, mentre il dolentc od i suoi ricorrendo direttaniente all' ufficiale di polizia piudiciaria sarebbe certo di essere accollo; e forse Itl denunzia perverrebbe alla giustizia pii1 genuina e meno ravvolta nelle rornanzcsclie esagerazioni

di chi fa suo pro del rinfocolare gli odii e magnificare gli elementi del suo futuro lucro, eccitando spesso i d d e n n a non essere completamente sinceri. La chiamata poi di parecchi medici io vidi spesso nella mia pratica essere un mezzo di vendetta degli offesi da persone ricche; come talora in questi casi un mezzo di speculazione per parte dei medici il prolungamento della malattia: Corte Suprema di giustizia in Vienna decisione 5 decembre 1868: Gaiazetla dei TriLt8nali di Triesle anno 5 , n. 10.

La penalit della lesione deve naturalmente rispondere alla imputazione modificata secondo la quantit ed il grado del reato, o dei reati dei quali il giudicabile risulta colpevole. Ma che dovr dirsi nel caso in cui il giudicabile sia convinto di pii1 lesioni inferite in diverso tempo alla stessa ocl a diverse persone? Che dovr dirsi quando le diverse e successive lesioni raggiungano un risultamento nocivo, che (qualora si conBemplasse in un modo complessivo) muterebbe carattere al delitto, convertendo ( a modo di esempio) la lesione leggiera in lesione grave? Mi spiego. Tizio ha ferito Cajo nel iuarzo cagionandogli quindici giorni di malattia: a poi tornato a nuovamente ferirlo nel settembre cac. gionandogli altri venti giorni di malattia. Sotto il rapporto delle respettive durate eiascuno dei due ferimenti B leggiero. Se non vi B ragione di unificare i due malefizi a causa della unicit, della proeresi criminosa, il caso B tutto semplice: si applicano le due penalitd dei due ferimenti leggieri sommandoli insieme come prescrive la regola del cumnlo. Ma viene invece a conoscersi che quei due

reati si unificavano nella genesi intenzionale; e che per conseguenza costituivano un solo ferimento continuato, perchb lesivi della medesima legge e proceduti cla una sola determinazione criminosa. Povrit allora irrogarsi la pena minacciata ad un solo delitto aumentata dentro i suoi termini legali: e cosi la lesione leggiera trovandosi colpita dal carcere (la otto giorni ad otto mesi (art. 329 lett. c ) i due ferimenti in questione non potranno incontrare pena che ecceda gli otto mesi, per il benefizio che arreca al colpevole la miilorante della continuazione. Cih intuitivo: e lo b tanto che sembra perfino non potersi trovare ragione di dubitare. Ma pure la ragione di dubitare sorgerebbe, e gravissima, se prevalesse mai nella giurisprudenza la opinione di alcuni i quali sono venuti pensando che nei delitti corzti?zi?zzcati si debbano souznzure i?zsienzc gl' importi clei diversi danni per misurare la penalitk sulla somsna complessiva, quando nella specie criminosa c1.w si prende in esame sia per essere influente sulla pena la quantit del danno immediato, come lo i* cii regola nel furto e nella lesione. Cotesta opinione della somma dei danni nei delitti continuati si voluta sostenere da taluno nell' argomento del furto, insegnando che se il reo dichiarasi autore di due furti cli lire novanta per ciaschecluno, egli deve (ritenuta che sia In continuazione fra i due furti) c*onclannarsi come colpevole cli un solo furto del valore di lire centottanta. Quanclo sar a parl~?l*ci clel furto, mi far debito di confutare (S. 20Gi) cntesta dottrina che io credo erronea. Ma intanto mi ? piaciuto accennarla al presente luogo, perchh se t tale dottrina fosse vera o buona sarebbe necessita VOL.1 . 1 14
i b

logica subirne I' applicazione anche nella maierin delle lesioni. E poichb la legge dichiara grave il fbrimeillo che cagiono trenta giorni di malattia, clii tkri Cajo nei marzo costringendola ad iuiermarc per giorni quindici e torn a ferirlo nel settembre inabilitandolo per giorni venti, dovrebbe dirsi che (unificate le drio lesioni in un solo delitto contiiiuato) B responsabile di una lesione che ha cagioiato all'offeso una incapacith di trentacinquc giorni; e cosi di urla lesione grave: lo che p r t e r e b l ~ en questo ctie la pena dei due fatti ridotti ad nno sareMle maggiore di quella che avrebbe colpito i due C%tUse rimanevano due. hIa ci nessuno sognb niai {l'insegriare nella lesione, c questo sarb a suo luogo ar1gorilento per mostrare ctic neppure deve dirsi nel frirto. Basti per ora aver qui avvertito che la pratica costante e non controversa dei nostri tribunali aliplica la sola pena dclla lesione leggiera, non cccedendo gli otto rnesi di carcere; n6 mai si ?.i sognat:k 13i applicare la pena della lesione grave sommandl~ i ciriu periodi il1 malattia che dalle due lesioni t'rirono cagionati.

Uelitli' coi q z d i si orende Il4 pudicizia indi~+id1~;r1c!-

Dal principio foridamentale della ragione di pri1kii'P va divenendo norilla di tutte le buone legislazioni criminali, non ptersi un peccato punire come reato, trarine quando
i l i i deducemmo la massima, clio

si estrinsechi in una lesione del diritto. k peccato bruttissimo la incontinenza, ma i legislatori trascenderebbero i poteri che loro spettano se punissero la incontinenza soltanto percli incontinenza, senza cercare a tal uopo la risultante di un diritto violato. Perci dicemrbo sopra ( S. 1370) non potersi mantenere oggidi nella scienza una classe speciale intitolata ai delitti di carne, ma doversi dichiarare delitti quei soli fatti impudici che ledono il diritto di alcuno ; e questi doversi classare, giusta il canone stabilito (S. 150) secondo la diversit del diritto violato. Ora la impudicizia pu violare il diritto dell' individio sul quale si esercita: quindi la serie presente dei reati contro la pudicixia individuale, alla qnale non possono riferirsi che i soli titoli di stzpro, violenza carnale, e oltvaggio violento a1 pudore. Tranne questi tre titoli che formano la partizione del presente capitolo, la oggettivit giuridica della incontinenza non pu cercarsi nei diritti della persona sulla qnale si esercita. Bisogna cercarla altrove; e da ci nasce che mentre in questi tre titoli di reato (trovandosi il diritto leso nella persona stessa su cui la incontinenza si esercita) non B possibile senza contradizione ravvisare nella medesima (in quanto materialmente serve il suo corpo alla essenza di fatto) che un soggetto passivo del iiialefizio, mai un soggetto attivo o condelinquente: in altri fatti impudici pu essere leso il diritto 1 ' individui diversi dal soggetto passivo ; in quanto 1 a cotesti individui il matrimonio, che B base della famiglia, attribuisca un diritto che appunto ha per suo oggetto la famiglia. Percib notammo (5. 1371) che alla classe dei delitti contro 1' ordine delle fa-

- 212 ~niglie dovevano far capo l' 1~17t~Ilc)~io3 bigfte 1 1,ria (i), e proi~lematicamente I' irzcesto. Carattere distintivo di questa seconda classe di reati si B quello che il soggettopassi?:~ reato ne sia canterndel poramamente soggetto a t t tco e con~lelinqriente Y : ci6 B vero in tutti i casi tranne quelli nei qtinli In violenza o vera o presunta faccia sorgere una lesione ancora dei diritti del soggetto passivo: nei quali casi il maleflzio assume il carattere di delitto coi?glesso.; ledendosi con un solo atto (a modo (li esempio) nell' aclulLa1io violerzto il diritto indiviitualc della donna subsgitata e i1 diritto di famiglia pertinento al marito.
(I) Qiiesta idcn foridamcntnle dderminnntc Il principio della irnputabiliih politica dei falli inipudici, si k proclamntn goneralmcntc da tulti i moderni crjrninnlis!i, E da alcuni fra gl' islitutisli conlesaporanei ( p e r ese~npio dnll: aciitissin10 P e s s i n a VOI. 3, png. 5 6 ) si i? vediilo io svolgiorento che il principio stesso doveva ricevere nel riordinamento delle classi, Ma parml che (;\le svolgimento non siasi portalo alla sua ultima elabornzione. Cos alla serie dei reati che le don^ In rnornlitu itidiui(ltttrle (che quella di cui si regiorin nel presente onpilolo) s i sono rcf~rilii titoli di rallo, e di ilJirsr!inin. Ed in cib rni permetto di dissciitirc, La regione del dissenso scaiiirisco dalla necessita cri 111slinguere nek reato ci che ,t? f o ~ ~ nnccidenlirls, ~ l i iciir C ~ P n sua condizione essensirtle e costnrite. Quaudo una dfitii liirthn. pu8 concorrere ed anche tion concorrere scnz:i chr percib il malefizio cambi di nome e di ct:isse, codesta foriii:i nosi pib esser mai quella che un buon metodo assuriia come (lctcrminenle la nozione del titolo; e cos come d e l ~ r n l i n a l i l ~ I:! classe a cui deve referirsi. Il ~ ( t l t opub essere effettivamenie susseguito dali' auQ inipudico, c pub non essere. Nel primo caso snr:i violato

nella donna rapita il diritto della i~tornZilindividllctlc, e


il diritto della liberlk perso)zalc. S e il titolo di ratto avesse

per suo necessario contenuto la violazione di ambedue questi diritti, potrebbe essere indifferente che lo si riferisse alla classe del diritto della nzovcililli iadiuidz~nle,oppiire alla classe del diritto della libcvlk personcile: e la queslioiie di collocamento dovrebbe risolversi secondo lo nota teorica della prevalenza. M non S cos. La violazione dclla pudia cizia individuale non un necessario contenuto del titolo di ratto. Suo necessario contenuto non h neppure (come pi abbasso dir) il fine di ledere codesta individi~alepudiczia. !la cjuando pure lo fosse, il fine di ledere un diritto non estrinseca subito la efiltioitli della lesione di quel diritto. Pu una donzella essere rapita, o la sua moralil rimanere incontaminata. Pu anche non essere stalri oltraggiata neppure a parole, perchi.. gli scherani che la involarono le mantennero rispetto, e soltanto usarono violenza contro la di lei libert; e 1' impudico che agognava il possesso di lei non avere avuto con lei contatto nessuno, non esserle ancora neppur conosciuto: e malgrado ci il ratto sar delitto perferto come delitto di valto. Come pu duriquo il delitto di ratto referirsi alla classe dei reati che violauo la morlit ii~diuiclualc,quando questo ninlefizio pu essere consumato senza che la moralit individuale sia stata menomamente lesa? Il fine E circostanza da valutarsi per aum e n t a r ~la quantit politica del malefizio anche quando non sia conseguito. Ma quando concorrono due diritti pnrlicolari, dei quali 1' uno si lede come mezzo, e l' altro coine Bnc, non vi B che il caso di un'assoluta e costante del fine sul mezzo che possa autorizzare a detcrrninare la classe con rispetto al fine anzich cori rispelto al mezzo. Questo non mi pare che risulti dal confronto ira l' altacco alla ~nornlitdindiuidunle semplicemente tentato, e l'attacco alla libertic personale completamente consuftlclto. Il ratto nel suo rapporto con la moralit individuale non c~heun attcnlalo remolissimo fincliE gli atli speciali di esecuzione del

- 214 secondo nialefizio non sono incominciali. E perci mantengo il ratto nella classe dei delitti contro la Iiberth personale. (:he se nel fine stesse la lesione di un diritto uniuersale, e nel m e z z o la lesione di un diritto particolare, agirei diversamente. Ove poi il fine sia raggiunto e la pudicizia della donna effettivamente contaminata, allora il ratto assuruerii alla sua volta le condizioni di una forma accideiitale nel titolo di violenza carnale; perch la violenza tanlo pu esercitarsi col mezzo del rapimento, quanto con altro mezzo. Il titolo di violenza carnale pok considerarsi coine aumentato nella sua quantitk naturale, la quale riceve incremento in ragione della maggiore energia della violenza inferita ; ma il titolo sar8 sempre determinato dal17 attacco alla pudicizia iridividuale, perchk sar esaurito tutto quanto tiene alla essenza di fatto di questo ordine di malefizi. Una ultima osservazione parmi conduca alla evidenza il ~iiiopensiero. I1 codice penale Toscano (art. 284) rispondendo in queslo allo insegnamento della scienza universalmente sanzionato da tutte le moderne legislazioni, ravvisa il reato di ratto nel17 abduzione commessa tanto per fine (h' libidine, quanto per fine di matrimonio. Dopo ci non sembrava possibile che si persistesse a voler classare il ralto nella serie dei delitti contro il pudore individuale: poich: se il ratto b ratto anche dove non concorre il fine di libidine ma soltanlo il fine del matrimonio, non pub disconoscersi la possibilit che per cotesto secondo ine si rapisca iina donna niente appelita, e forse neppure conosciuta, al solo scopo di costringerla alle nozze per acquistarne le desiderate ricchezze. Ed allora o bisogna formarsi del matrimonio la pi sconcia idea ;o bisogna concordare che il ratto pu esislere come delitto completo nella sua specie senza nessun oltraggio alla pudicizia. A cib si volle rispondere che nel ratto l' oltraggio al pudore s e non essenziale peraltro possibile. Ed io replico che una circostanza la quale entra. in un nialafizio come mera posgibilit non pu essere abile mai a determinare la classe. Ci che di essenza al

ratto la violazione della liberti personale; la quale si offende primariamente e per ncccaae con lo abdurre la donn,i renitente; e si offende poi secondariamente intendendo costringere cotesta donna col mezzo del ratto ad inviso niairimonio. M non potr rnai persuadermi che chi mena via la a donzella per presentarla al17altare e farla sua sposa, debb;r dirsi autore di un reato contro la d i lei pudicizin. Pi sensibili sono le ragioni del mio dissentire in ordinc? al lenucinio. Il lenocinio (conforme dimostrer) pu esistere complelo anche quando siavi i1 pieno e libero consenso delle parti che esercilano la incontinenza: se la nozione del le?tocinio si stringesse nei termini nei quali in alcune legilazioni si intende il titolo di corrt~ziowedi ~tzkiori,sarebbe esattissimo collocare questo reato nella classe dei delitti contro la i~torcditk individuale, perch la essenza di fatto del malefizio sarebbe nella corruzione del minore, e cos la sua oggeltivit si troverebbe nel diritto del minore che vanne leso, e la cui lesione non cessa per l'apparente consenso di lui stante la sua incapacit a consentire. RIa noi (come mustrer, a Dio piacendo, nel seguito del mio lavoro) contenipliamo il lenocinio sotto un pi largo punto di visla. le~bucinio come delitto di per se stante il fatto della manutengola che procaccia il congiungimenlo della prostituta col libertino: lenocinzi, 1' atto del marito che facilita gli accoppiamenti della rnoglie col drudo. Tale essendo per noi la nozione del lenocinia, egli B evidente che il medesimo esiste come delitto perfetto nella sua specie, benchi? nessuna moralit4 indivziluale sia stata attaccata o corrotta. Esiste dunque come reato che ha la sua oggeltivit costante iii un diritto universale, nel diritto che hanno tutti i consociati alla conservazione della pubblica morale, Procedendo diversamente, il lenociizio dovrebbe comparirci innanzi per quattro volte. La prima quando si estrinsecasse in un aiuto prestato allo stupratore violento ; e qui il lenocinio scomparisce nella forma pi grave di partecipazione alla violenza carnale: mn i l lcnocinio puL esistere anche dove violenza non fu. La secon-

- 216 da volta ci comparircbhe innanzi nel fatto di chi aiutb il rapitore della donzella; nia qui di nuovo scomparisce nei1"ddebito di partecipnzione al ratto : e il le!iocitiio esiste ariclie dove non fu nb violenza nS ratto. Una terza volta ci romparirebbe innanzi nel fatto dello estraneo, o del marito c:lie coadiuv 1' adulterio ; e qui rapporto aI !erzo sco~iparir nell' addebito di purtecipiizioue all' ndulterio; e rapporto al rnarito non potendo figurare sotto questo tilolo, perch turpcmenlc egli consenti alla lesione del proprio diritto, ritnarrl nella forma semplice che ha la sua oprgellivit nel diritto i~niversale: ma il lenocitrlo puY essere anche dovo non 1 ' r r i ~ violenza, dC ratto, nB adulterio. Dunque il le?roci?lio deve avere la sedc m a propria nciln quarta configurazione, la quale costuute, e sorge dalla contradizione tra il fatto, e il diritto universale. Collocando col il lenocinio come i n sede a lui attribuite dai suoi caratteri essenziali o costanti, le formo accidentali potranno ag3ravarl0, a quando per tali i'oniic ne sorga una misura piii gravo di penalil specialr, dovr (come sopra si detto) attribuirsi senipre un titolo rolo 311' unico fatto, seguendo in tutto la teorica della pre~vtlerrsls il calcolo dei delilli complessi. Altro B per noi ed rlie una circostanza debba influire sulla penalih di un malcfizio, altro che debba assuniersi come criterio cssenzialo rleterminatore della sua classe. Queste cose ho voluto in parte i'ipcfere cd in parte aggiungere per dare ragione del mio iiiclodo. illi piaoo pure a questo luogo di ricordnrc 1' avvertcnza clic la dctcrniinazione della classe nei singoli oialcfizi iion k soltai~loquestione di tecnologia o di metoclo didattico. Tali questioni refluiscono sulle deduzioni logiche, che cssencomandate dal collocanien~o titolo, riescono vitali rielle del holuzioni dei pi interessanti problemi. Eccovi un ulteriore 1-sempio di questa verit. Il legielutore cho acoetti di collol':ire il lenocinio nella classe del delitti contro la ~lroralilci itlttiuidrrnle, ae non vuole essere illogico blsognn che accetli Pure lc conseguenze di lale collocamento: delle quali la prima si d dio Ogni qualvolta 18 moralil iddividualc non sia ni! altac-

cera n lesa, il lewachlio rimarrg un fstto senza oggetlivilii siuridica e non sarh politicamente imputabile. Cos il leuone che faciliti i congressi fra la prostituta e il libertino, fosse ariche il marito o il padre della prostituta, conimetterebbe una inirnoralil, riia non un delitto punibile. Tale In conseguenza inevitabile a cui conduce quella premessa. Laonde coloro che vollero giungere a codcsta conseguenza incominciarono appunto dallo stabilire quella premessa. Tali sono gli effetti del nesso logico dei priiicipii, tostochB si voglia riconoscere nel giure penale una scienza, auzich un prestigioso empirismo.

Finalmente possono esistere clei casi d' incontiiienza, i quali non abbiano per essenza loro la oggettivitti giuriclica n del diritto clell' individuo che ne fu soggetto passivo, n& nel diritto di famiglia di uii terzo individuo determinato che si offenda mein diante l' atto impudico ;ma I~ensi un diritto universale ravvisato in tutti i consociati ai quali interessa che la morale r~ubblica sia rispettata. Di qui la iiecessitk di riferire all' ordine dei delitti sociali questi ultirni casi, pei quali sorge il titolo di lenocinio, e olt?*uggiopztbblico a l pudore; e ipoteticamente quelli di fornicazione e d' incesto, quando la loro pnnibilith divenga legittima per ragione dello scandalo. Ed anche in questa ultima serie ricorre il fenomeno giuridico che divenga partecipe della responsabilit penale non solo l' individrio che fu soggetto passivo dell' atto impudico ; ma anche eventualmente il terzo, del quale il diritto sarebbe violato. Cosi la compressione violenta di donna libera ha il suo unico oggetto nel diritto alla conservaziono della propria pudicizia nella donna com-

pressa. La violazione dei diritti del padre di lei rion che eventuale, e percio non paO servire di nota caratteristica a definire la classe. Ma quando la donna violentata sia figlia minore o conjugata, il delitto diviene conzplcsso, perchb oltre il diritto individuale della donna si viola il diritto del padre ci del marito. Laddove se 1s donna fu consenziente il deli.tto torna ad essere semplice, perchh sparisce la violazione do1 diritto individutilo clella donna consenziente. Rimane 1' adulterio semplice clie deve essere sempre punito meno dell' adtilterio violento. Se poi 1' adulterio violento si consumi in luogo paliblico sorge di nuovo il reato com.plesso per triplico lesione di diritti : losionc del diritto individuale rlella donna ; lesione del di~ittoparticolare del marito ; Issiono del diritto universale di tutti i consociati, per la pubblicit8 della offesa al costume. In tale ipotesi n& la donna compressa, nb il marito di lei possono essere corresponsabili, perch. il diritto in loro violato concorre a costruire la oggettivilii del malefizio. Ma se invece la danna nella fatta ipotesi fu conseaziantc, sparisce dalla oggettivit del reato il [liritto individuale di lei: il delitto rimane complessr~ perchb nella sua oggettivitii giuridica rimane la lesione del diritto particolare del marito, e del diritto universale [lei consociati. Ma poiclib il diritto individuale della donna B sparito dalla oggettivitii giuridica del reato, questa non fa pi la ffgtira di paziente nel medesimo, berich ne rimanga soggetto passivo, ma assume la figura di condoliriquente. Che se poi anche il marito come Ia donna fu consenziente ali' adulterio consumato in luogo publdicu, il rnalcfizio torna ad essere semplice. Non vi O pii1

la lesione del diritto della donna, perchb consenti; e sparisce il titolo di violenza carnale: non vi B pi lesione del diritto del marito, perchb consenti ; e sparisce il titolo criminoso di adulterio. Vi rimane la lesione del diritto universale: questo violato sotto doppia forma, perch la connivenza del marito ha fatto sorgere il titolo di lenoci?zio; e la pubhlicita del luogo ha fatto sorgere il titolo di oltraggio al pudore pzcbblico. Ma essendosi leso un unico diritto, il malefizio non complesso. & un reato al qaale si adattano due titoli distinti ; quello di Zenocinio, nel quale 1: autore principale il marito e partecipante la coppia impudica, e quello di oltraggio pzloblico al pudore nel quale i due impudici sono autori principali. Fra questi due titoli concorrenti in un unico fatto si dovr4 scegliere nella determinazione della penalit il pi grave per obiettarlo respettivamente a cui si deve. Ma non potrj obiettarsi che un titolo solo, perchb il diritto leso uno solo. I1 marito ( che in questa ipotesi non pi paziente del malefizio, ma uno dei partecipi) sar punibile come autore di lenocinio, e come complice di oltraggio pubblico al pudore se anche in cotesta forma egli avr concorso. Se la prima forma incontra castigo pi severo della seconda, la penalita a lui dovuta dovr cercarsi nel titolo di lenocinio. I due impudici saranno punibili come autori di oltraggio al pubblico pudore, e come complici di lenocinio. E se la pena dell' autore dell' oltraggio pubblico pi grave della pena del complice nel lenocinio, sar il titolo di oltraggio pubblico al pudoro quello che determiner la misura della penalit di costoro.

Ed ecco una ulteriore riprova di quella veritli clie ad altre occasioni ho costantemente propugnato. Voglio dire che 1' assorta regola della $~zlii?jici?cil& del titolo b una idea diafann nel giure penale, che non pu avere nessuna rcalth nella pratica. 11 hiso~ gno della giustizia esigo che il fatto di ciascuno clei partecipanti si definisca secondo la speciale figura arnergentu dal rapporto di contradizione tra il fatto suo e la logge violata, pereh0 a ciascun delinquente s'irroglii la punizione che proporzionata alla importanza del diritto leso [tal suo fatto individuale. Laonde nelle varie combinazioiii potendo sorgere tra il fatto di uno dei partecipi e il fatto dell' altro fina diversitk di forma chc incontri nella legge provvedimenti divorsi, evidetite che 1' asserto precetto della indioidua'tu del iitolo (precetto clie non emana d a nesauna necessitu untologica) ha contro di s? rrnzt necessita gi~ridica,che lo rende falso, artiffcioso, ed inaccettabile.

T I T O L O Stupro.

I.

La parola s t q r o (1) trovasi adoperata spessissi-

mo con signiflcazioni sostanzialmente diverse. In un senso figztrato, che si prefer dagli oratori e dai poeti, stette ad esprimere qualsisia turpitudine. Hel lin-

guaggio giuridico el~be talvolta un senso latissimo, e stette al1 esprimere clua!unque concul~ito venereo, e cosi comprese ezianclio l'adulterio: l. 101,f l de ?:ei18. sigizif. TT o e t nz pntzdect. 2 . 48, tit. 5, 8 5.2.Finalmente renne a restringersi ad esprimere i1 concubito con persona libera di onesta vita: ed F? questo il senso clie pi generalmente si attribuisce a questa parola: quantunqrie non sia mancato chi prenclendola in senso strettissimo 1' abbia applicata al caso di deflorazione di vergine. Laonde i piu esatti vollero distinto lo stupro in stupro pvopriu, e stupro isnprop~*io, ravvisando il primo soltanto cola dove concorreva la cleflorazione. Da questo motivo e dall' antagonismo delle scuole, e delle legislazioni circa la punil~ilitkdello stupro semplice ( che vedremo tra poco ) nacque una infinita difformitit nelle definizioni che dello s t z p ~ otroviamo nei diversi scrittori di cose criminali. Di qui pure nacquero le ricerche e questioni senza numero nelle quali si diffusero specialmente gli antichi intorno al requisito ed ai segni della cleflorazione. Noi lasciate da parte simili fluttuanze, che ormai appartengono alla storia, definiremo Io stupro come delitto sec0.ndo quei caratteri cosi positioi come negathi che circoscrivono la sua essenza di fatto nello stato attuale della scienza, e secondo le dottrine e sanzioni che hanno prevalso oggidi.

(l) B r c ~ r o c n , ~ ~ ~t\~ A n1 o c il O tit. 5 , $. 4 D C a b a l l ci n g c l o dc delictis cap. 124, 152 cttl~. i%, 12. 11 D u m li o u ( e r p?*acticct 1.criwL cri?ninnliictiz cap. 92 1 Z u ff i o instiiirlionps ~rintijiulesli. 2 , tit. 27 C i a rl i n o cont r ' a ~ l74 . C o n c io l o resolrttinttcs, vcrbo strcprun, T e -

sol. 4 R a y n a l d o torti. 2, cap. 23, S. 1 Blatthcir e t S a n z tractulus de re crimlnnli, controv. 52, e l seqq. C a r e r i o practicn causnrrrm criminuiiun& pag. 205 C a r a v i t a inslitufionu~n crimintrlit~nilib. 1, 9. 5 , cap. 51 Al p h a o i j u r i s criminalis lib. 2, pay. 235, et 185 Goni ez ad leg. 80 Taurt Vo u g l a n s institirles Zit. 5, clrap. 3, pag. 485 R o s a p r n x i s curiae neapolltanar li6.6, cap. 2 P i s t o r obseruat. singrrl. 015s. 161 G i ll i de poe?la s l ~ p r i ,\TiTiltelnberyrr l781 L u d e m i g disxertnlio?res seleclae vol. 3, dissertntio 8, d i f i r r n t i a s izrris Roniani e i Germanici i n $lupi-o SUD matrincottii spe, IInlae 1735 B o e h m e r G e o r g i u s elecla jurla vol. 5 , m e r c . 22 B a l s c r de poena stupri, G'iessa 1736 I? i l a n & i c r i scicnsa (lelle legislaziode lib. 5 , cap. 50 P a o l e 1t i inslitzrtiones titeorico prnctictre criazi~znlcslib. 0, lit. 2 C r e rti a n i de j u r e crit~iinalipug. 519, lib. P, 4frt. 2, cap. 6 A l a foro cri~tiinale sol. 7 , p(fy. 94 P u t tma n n elementa jurr's crz'rninalis lib. 1, cap. 40, 8 573, (!t seqq. L e y s e r 111edit. nd picndect. spcc. 681, 582,585 T o r r i de crimine stupri E n g a u eIc1)1entaS. 187 -* BI i l l o r obseroalioncs ad Leyscriun vnl. 6,fuse. 1, pctg. 148 i ad 196 3% c i s t e r principio jirris crintinnlo's $. 240 I l o c h Institubiones j u r i s crinrktalis S. 273 itlc l i io Itistitufiones juris Lwsitan tit. 10, S. 10 IJomrnel r(1psod. oi'is. 119 et 426 P o g s i eienzenln j~irisprude?iticre crirniaalis vol. 5, pag. 18 R e n a z z i elo~ielbtrc3lrris cisilnirralis lib. 4 , pnrs 2, cap. 1 U r s a y a i~sfitzctiones criminales lib. 5 , l i f . 5 , n. 22 Ca r m i g n a n i dementa jurs criminalis 5,1144 S c li r o e t c r reprirlur. consult(rl. verbo slupruin C o n t o l i dei delilli ticite pene vol. 2 , ptrg. 117 P e s s i n a trntlatu di pBn@litd apeciale pog. 57 A r a 1) i u principii del diritta 1"?inle png. 232, vol. 3 R o m a n o ialiluzioni d i gi1bi.i~prutlewzn perrale cnp. 49 C i u i i ;i n i istiiuaioni d i diritto criminale lib. 2 , pag. 369 1) u io n i saggio d i dirilla penale pag. 494 e segg.

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Io definisco lo sfzq~vo la conosce~zsa ca~nille di donszch 1i6e11ae olzesta, precedittn da sellugiolae ?;e)% o ~ J J ' E S L C ? ~ ~ ~ , o U C C O ~ ~ U CZU ~~iolcnza. C ~ n ~ Z ~ ~ U Qaesta definizione non designa lo stupro nel suo senso strettissimo, ma neppure nel senso larghissiwo clie ho notato d i sopra. Iufatti usando Ia formula ~0?20~cenio'a cu?*v~nle viene a mostrarsi che alla essenza di fatto di questo reato non 13 necessaria la d~fiu~*axio?ze materiale. La defforazione pui) essere circostai~zache concorrendo aumenti la quantit8 naturale dello stupro, e conseguentemente la sua quantiti politica. Ma dovo essa pur manchi pu sempre aversi lo stupro conplelo nella sua essenza di fatto. La essenza di fatto di questo malefizio si designa con la formula co~zosoo~z~cc cc~+-+tald eliminativa clel semplice pcrvertim~,ntodoll' animo, il quale da un Iato pub essersi mc?lvagia&exito procacciato senza che si esauriscano i termini del ii~alefizio e dal; 1' altro lato puU anche preesisterc senza che porci6 il malefizio medesimo scomparisca. Ma la contamiliazione clel corpo bisogna che sia consumata +>le(Ecwtc h co~zgizcnzionevenerea; questa distingcie 10 sttipro dalle inollizie (1) e dal semplice oltraggio al pudore. La descrizione della essenza di Pdtto deHa stupro si complct8 poi con lo due formule persona o~zcsta,e se&ssioiza. La anestu della persona tiene alla esscrcstc di fuE40 del maleilzio : al momento che del mcdcsimo non B estremo necessario la dcflorazionc, a codesto elemonto (che spingeva i processi

- 224

di questo gencre in tante lubriche e spesso infruttuose investigazioni) ilo~ettesostituirsi 1' elemento della onest8 della donna, accid non si confondesse con lo stupro la semplice fornicazione. E In idea si completa merc la formula precedt{ta da saizr,;;ioni: vera o pr*esunta, per la quale viene n costitriirsi In distinzione fra lo stupro cho sta come fntlo non imputabile politicamente, e lo stupro clie deve elevarsi al grado di delitto; come mostreremo tra poco, quando saremo a dire della scduzioiie, e [?ci suoi diversi1 caratteri. Le due formule Zihe?*a,e '12012 a ~ ~ o i r y f l g l l a1 ~ ~ 1tu violenza sono elirninntive in quanto circoscrivono la nozione del definito escluclcndoile casi t?nl?logili me diversi. I'er la prima distinpucsi lo stupro dal1' adulterio, che 2: un delitto sui gcnc~ispor la suti speciale oggettivith; giaccb bone si intende chr qui la parola libera ai usa in contraposto di coi'hgata e non in contraposto di serva (2). Con la seconda si clistingne lo stupro dalla violeriza carn;iln; nella quale sta ixiclusa 'lo stupro violento; ma elle nella moclernn scienza si consiilera come titolo speciale che ha la sua essenza di fatto ncpli alti violenti, e la saa oggettiviti nella violazione simult:~nea della castitiin, e tlelle libertrl. Trittociii V C Y ~ ~ nleglio a cliiarii'si tra poco.
(1) Qiicsto deve intendersi coine costante neLla clcBniziul16+ dello ottipro seirrpiice il quale non pub esistere m:ii senz~i la vera copula. M nello sliipro t!iolcnlo hanno tal volti^ i a legislalorl meno esatti compreso indistintitmcnte anche le inrw rnallizie uiolcnle. Cib k avvenuto auche al codice Sardo, ~ 6 ' 1 ' qunnto fu iasegnabo d:tila Corte di Appello di Parnia con dili'

03,b3
t* :

giudicali del I9 i.rinc,rir>ISi;.?, O novenibrc 1806. !il2 q ~ i t ~ sta 6 an: inesattazza e ceist:ialcrite una insi~s~tizi:~. I'ercii. oltre ad adoperare la parala stupro nel senso iudefinilo dI qualsisin contaminnziene dei corpo altrui, si venGono a pirilicare neliii peu:i la seinplice rilollizia violenta c la vrtra corruziouc fisica, che preseutiiiio uiatetlulit e danni irnmens:lniente diversi. (2) I romani clie consideravano i servi cotiic coue r1or.1 t*'nevano corue delillu lo stupro dell' ancellrr, col quale i l pdrone inteudev~siche usasse della cosa sua. Abolita In servit dovette nsturalniente per Io prevalenza del principio d nguagliunza proclamato da Gesh Cristo, aversi riguardo alla sola onest della doona, e non ai natali, o alla condiziotii. 3Ialgrado ci) s7 intrusero negli statuti 10ciili dello disposizio~~i pnrlicolari rbepugnanli a tale principio. Cos sello staliilo fioJ'ontii~ofntbrica 112, lib. 3 ) dichiaravasi oscnlc da i>Piiii 10 *tupro della serva C O I ~ I M ~ S S O padrone. SiKitla d i ~ p ~ * < i dal zione non poteva durare in faccia; alla crescente civillb. Ciil nonostentc ni? risult neli' antica pratica toscana la regola ctiv in codesta ipotesi dovesse minowrsi la pena ordinaria. L;~outlc: le osseri7aoee giudiciali toscane costurnsrono cli puaii'e coi1 1;t tnei8 della pena io stupro commesso sulla servo, e col siil(i tlilinto della peaa se trattavasi di serva vcdovn: P a a l e t t i M. 6 , tit. 2, patj. 72. rlfa anclie quella nlussinia dovette beli. cedere il luogo aila regola dinmetraimcnte opposta. Infatti I , I ~~Oniesticllii della femrniria ac;ciilnge a1 delitto i' abuso il1 iiut(jr'ii, c la violata fiducia (lei genitori, che consegnarono Iti f~iiiclulla;i1 padrone4 e la ininornta potenza delln difesa privirta. Vi L dnnyue, quando veraincnte ricorra il caso dell:i ntrestb dclla serva, copia di ragioni per a g t a v a r e aiizir:h~ iriinorarc il delillo, quatldo si tratti di no stupro clie esaririsca le condizioili della politica iaiputabilitli. Qui per ; t l t ~ r s clt.tiLo avvertire chc diverso era il principio dal quala inovevs l'antico drittato roriiatio, diverso quello dal cjualc iriovcv:~I,+ 1-1t':rlic~ nostra. I roiiiarii nesavario 1: azione di slupro alt' 311<'cll.i perclrs sa cotiimcsso dal plidruno era un uso della ccbst\

T7nrA,1 . 1

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sua, se commesso dn iino estraneo dava al padrone I' azione ilella legge Aquilia : C r e m a n i Iib. 2, art. 2, pag. 519 R a e v a r d u s coniectaneorum lib. 1, cap. 5. AI contrario le pratiche dei tribunali cristiani che rninonrono la irriputoaiono nello stupro delle serve, procedettero dalla presunzione di rninore onesth in cotesta classe di donne; e accettando 1'es;igerata doltrina del B o s s i o fde coittc daninalo n. 28) i o certa guisa imitossi il concetto dal quale si informava I' altra disposizione dei roinani che negava I' azione di sluprll nlle donne esercenti osteria ; disposizione che da Costantino venne limitata alle sole serve di osteria, escliideridooe le padrone delle taberne: 1. 21, C. nd leg. .JuZ. de adult. 1. 1, Cod. Theod. ad Eeg. Jul. de udull. hIn anche sotlo cotesto punto di vista siffattn regola non pub tenersi per buone ~ z g i d i perchl. la scienza mal volentieri ;irnrnclle la signoria , cicllo presunzio~inell' argoincnto peiiaie. Possono trovarsi le Siisanne nelle condizioni pib ahlette; possorio trovarci e troppo spesso si trovano le. hlessalirie nei palagi dorati. La disonesta della donna deve risultare da una provci di fatto: puO simile prova costruirsi anche per via di congetture, e fra tali cori~ e t t u r epub anche darsi dal giudice un qualche valore illln f:ondizione della femmina. Na altro B che una circostanza 51 valuti come congettura, altro b ctie le s accordi IG forxa dl l~resunzioiie.Stimo pertanto pi conformi alla naturale equittl i dotlori che non ammisero dis~inzionefra lo stupro deI1' (t?i~ a e l l u IO sllipro di altra ferriinina di condizione pi ngi:itfi: e Irl e v o in j u s Iirbecense lib. 4, tit, 5 , n. 8 L ii d e r 0 M e u C k e n i o diascrt, selert. disp. 3, cap. 3, th- 9.

Giovi intanto avvertire che por le divorgenxc fin tlu notate n iene a spiegarsi il perchb gli scrittori dissentano circa lo esscre questo reato nii delitto (li fatto permamnte, o un delitto di fatto tl-nnseulite (2). Coloro che si fermarono a contemplare 1 a

- 2.27 deflorazione, u i1 resultato della gravidanza lo dissero clelitto di fatto pertxc~?zetzde. Coloro invece c11~ avvertirono potere esistere il delitto di s1zip~omalgrado la mancanza di entrambo quei materiali resaltati, lo dissero clelitto di fallo trrc~zsezc~zte, nel quale quelle ciue permanenze non erano che rintt acciclentalit.5. Questa dottrina i: pii1 conforme all'oclierno concetto dello stupro sotto un liunto (li vista sy,eculativo. Ma i: ben vero per0 cl~ciil pratica dove manchi In costatazione cosi della deflorazione come della gravidanza, la prova diretta del materiale di questo rnalefizio riuscir& assai rnalagesrole, se non irrir~ossil~ile.
(I) LO stupro piib cliisi delilto di fritto ~lclr?itnacnte, (liiiiriaccotnp~ignnio dalla ~~~~~~~~~iotlc, O susseguito diilla $1-(i~iduitzct. Negli altri casi i: delitto di fallo t>'ccnscii/tlf2,
do iiel quale la prova del iiiatcriale tutta aifidatii alla dcpusizione della donna, e cosi tutia dipende dalla prova dellii di lei onesth. C a rrn i g n a n i per altro sostiene diversa opirilone insegnando che lo stupro della vedova debba scrnpre wcrsi come delitto di fatto trrinsetcille, e chiama stupro praript'io qiiello della vergine, e siupro improprio quello ilc~lla vedova; segiiendo il P o g g i. La distinzione fra stupro p ~ * o p r i oed improprio, si i* ril~rodolta dal\' esattissinio G i u l i a n i f istitiizioni v o l . 2 , p"$. 370 j il yii;ilc ponendo la essenzii del ptrimo nella deflorazione, su cui dottaniente disserta, lo proclaina delitto di fiitlo po*rri,inc/rl(l, nientre lo stiipro iiliprollrio (quello cio ulie cade sulla siil deflorata di onesta vita) Iiti per essenza iu oneslh della donn:i, ed ci lo dichiara di fatto trnnseitnle. Secondo questti distirizionc :i rcndere di fatto pcrriianpriic il realo in c111t:slioiie non I);isterebbe la fccoiidazioiie della doniia; lo che condurrcbbr , t dire che questo eliCtto, c~uiintiinque di li;i[iir;i ~~criiiaiit-iilt., i i ~ t i ~ r i;ille condizioni esscriziali dei rioii e

reato, ma alle sue accidentalit. Lo stesso G i u l i a n i per aitra viene ad elogiare la dottrina dei pratici, i quali negano potersi procedere criminalinente per lo stupro improprio senza lo estremo della gravidanza. Ammesso ci bisognerebbe concluderne, clie anche lo slupio improprio delitto di fallo per~lianenic, e che la sua essenzialit materiale si compone dei due elementi della onest, e della fecondazione dclia donna. Debbo per avvertire clie altri dottissimi tenevano opinione contraria; per esempio il P u t t m a n n (S. 586) ben lurigi dallo esigere lo ingravidamento alla esseuza dello stupro, accorda alla donna il diritto di chiedere la dote quantunque non sia rimasta incinta.

Adesso veiliamo le divisioni che gli antichi dottori ci iliedero dello stupro: siffatta analisi ci sark di guida a svolgere il processo clella dottrina. La maggior parte degl' istitutisti del secolo passato designavano due specie [li stupro : il uolontccrio, e il viole+zto; alle quali cltie specie alcuni aggiungevano una terza, clio dicevano n&viobnlo n volotzla~io;ed a questa riferivano tutti i casi in cui era rnancato il consenso razionale e giuridicamente efiicace clclla donna, rnn era concorso il suo consenso animale ; ossia era mancato il suo aperto dissenso (2). Questa forinula si prefer specialnlcnte dai crinlinalisti alenianni. Altri invecc divisero lo stupro in setilplice, t qzlalz'ficnto: e d ~iuovodivisero lo stupro quali: ficato in qunlificccto c a seclzcuione, e qualificato da Z ~.iolenaa.Un tale metodo presupponeva la punibilit (le110 stupro semplice. Revocata in dubbio cotcsta, non era pii accettabile sigatto metodo e siffcitta tcciiologia: perchk non pu qzlalificarsi ci6 che nello stato ~ ~ t n p l i c e delitto: e ci che dt 21 fatto non

In essenza di delitto non qualifica ma cleiricnto costitutiro del malefizio. Percib io distinguo lo stnlpro, guardato come fatto, in stupro seuplice, stupro con sedzczio~zq stupro con violeizucc. E cosi facene clomi strada a dire che lo slul~roseri~plicenon i& punibile; e che lo stupro con violenza fa nascere il reato di viole~tsa camlale ( clie dar& argomenti 1 31 titolo snccessiro) verrb a circoscrivere le indaal gini che si richian~ano presente titolo al solo stzr,j v o con seduzione uesla o preszcntcl, che B quello da me superiormente definito.
(1) Ii o C h elen~cntn w i s crinrinnlis lib. 2 , cup. 1.5 j n1 e i s t e r principia j r c ~ i scriniltalis S. 233. Oiiesta fosiiiu-

la fu adottata dal codice Bavaro del 1813, che ali' art. 100 forina un caso speciale dello stupro della niinorciinc C rlclla ebra per punirlo meno dello stupro corriruecso con ahiiso di forza o con intimidazione.

Lo stupro so~n211.ice quello che cade su donrin o vergine, o onesta, la quale libera padrona del suo corpo ne l-ia con libero e valido consenso dato 1~1li;t al proprio amatore. Questo fatto nella storia (1) dcll:i penalitk ci presenta tre stadii successivi sostanzialinente distinti e meritevoli di ossen7azione. Prirric~ stadio : punizione di entrambo i partecipi. Secoiido stadio: punizione dell' uomo e non della donna. Terzo stadio: punizione di nessuno.
(1) Intorno ullu storia della puniziorie dcllo sliiprn sriiiplico appo i rarii popoli pu vedersi S c h u l z e Lc4rbi~c'li S. 75 png. 550 r2otn 2, e l? e r n e r L~ilrbnchS. 186 1ury. 450 seyy. Lipsicr 1871,

Lc torte idee fra le quali cosi a lungo andt errando il piure punitivo allorch la nozione del delitto confondevasi con la nozione del peccato, e un esagerato sentimento di morale intruso nelle regole di diritto, condussero un tempo a decretare delle pene contro coloro che liberi dei propri corpi per impulso spontaneo di mutuo appetito si fossero insieme carnalmente conosciuti. Finchb simile precetto trovavasi nel giure canonico, ed i suoi effetti si esaurivano in semplici penitenze espiatorie la cosa poteva star bene. Ma i legislatori civili per un eccesso di zelo vollero aggiungere alle pene canoniclle le afflizioni corporee che da loro si distribuivano ai delinquenti, e convertirono in delitto la semplice fornicazione. Ed allora invalse la regola pratica che la donna dovesse punirsi pi mitemente dell' uonio per la poetica presunzione che dovesse sempre ritenersi sedotta (1). Ma con ci6 quei legislatori peccarono essi stessi contro la legge giuridica; la quale non attribuisce loro facolta di punire tranne per ]a difesa del diritto minacciato. Ora t: evidente clie due persone libere concedendosi reciprocamente il godimento del proprio corpo per impulso o del cuore 0 dei sensi, non ledono il diritto di alcuno; e cos tranne i casi nei quali il fatto loro assumend~ certe forme di pubbliciti degeneri in olivaggio u2 1 ~ 1 b n fiZiC0 pztokre, il medesimo evade da ogni contatto con la legge giuridica; la quale invece e-iriclc~ritenlcnte proteggendo la libert umana in tutto ci0 che non lede la liberts altrui, interdice all' aute !ritti

sociale lo spreco di castighi, che non sono legittimati dalla necessita di tutelare il diritto. Quando pertanto il giure penale renne mercb il progresso del vivere civile a ricostituirsi sulle vere sue basi, quelle iclee torte dovettero dileguarsi; e con loro dovette dileguarsi il pensiero di punire il concubito con vicendevole assentimento consuiilato tra due persone libere. E cosi si cl~iuse primo staclio della penalith il in questo fatto.
(1) La storiti parmi che ponga fiiori di dubbio clie per @re naturale lo stupro della consenziente non possa considerarsi come criminoso quando vediamo appo molti popoli le fanciulle acquistar pregio per la quantit dei loro Jocalirr ( regali otlenuti nelle palestre aniorose ). Vedasi C r e il k i n v dissertutiu de ioccilibzts, cap. 1, Jena 1680. Clie i roniarii punissero lo stupro anche nella donna consanziente vollero inolti dimostrarlo con la Zeg. 2 0 ( a d leg. Jzcl. tle n d d t . : L l' u t t in a n n S. 177. Non punivano perb nella donna n& nell' uomo la furnicccziotle; leg. 15, $. 2, ff. ad leg. Jzd. d e aditlt.; ATov. 18, cap. 5;N o v . 74 et 98 B a C h o v i o ud T.ietttlcrzcti2 vol. 2, puy. 1259, ti!. 8, Ktt. B. E con la parola fur~nicazione sembra designassero promiscuiimente cos il concultincito come il m e ~ e t r i c i o :vcdasi P i l e t t e s u r le Col$cubi~zatcliez les rotrtins, nellii Revue liistorique vol. 1 1 pcrg. 209, e P r i o r i pratica crinzinrtle pag. 180. nIa uei tempi successivi si puni anche la fornicazione per disposizioni speciali di vari statuti; e si puni tanto neil' uomo comt: nella donna. Cos il L a u t e r b a C h nella sua dissertazione (le diffe?aenliis jzcris civilis et clcctoralis fdisput. 66, t l ~ G2) . avverte che menlre per giure romano la fornicazione noil incorreva alcuna pena, per. il diritto elettorale sassonico punivasi nella donua con la carcere ed anche con la relegazione, e neli' uomo con la carcere o con la multa: vedasi C a r p z o v i o ju?*isprudenlia purs 4 , constit. SO, def. 9 ; e

i, u <lc w i .g op14sc. 8, vol. 5, p:rg. 11. Ci i positivo in Sas. .+onia per quanto ne accerla IV a e C li t c? r d e lcge snxoliierr 1wg. ?2, ove accenna ad una legge speciale del l 5 8 8 che disponeva si punissero con carcere non maggiore di 4 se(timane cos lo stuprritore coine la stuprata. E che in generalr: le leggi e pratiche gern~aniclio puiiisscro lo stupro anche nella femmina, si accerta dal trovarsi cornuiieinente insegnalo il precetto che nel caso di violenza non debba punirsi la femmina: la quale eccezione mostra la esistenza della regola coritraria. Nell'antica Francia senibra che noli si coslumasse t11 punire la donna mentre 1' uorno era, anche per lo stupro scrnplice, severaniente punito. Bla dopo la ordinauza del 1059, clie noterb fra poco, cess ogni punizione anche contro 1' noiiio, ed a questo periodo accenna V o u g l a n s ftrciiti des crintes et [le Icavs pcittes lit. 5, cl~np. , pag. 4 8 9 ) quando 4 sull'autorit di R e b u f f o e d i L a p e y r e i r e all'orma la non puniiilit dello stupro; anzi quello chc vi i? di spccialc nelle autiche leggi di Francia si che per la dichiarazione del 26 luglio 1713 la fornicazione niente punila tieli' uomo, invece in certe condizioni sottoponevasi a pena od :i misure coercilive nella donna. Vou g l a n s finstit. pag. 4 8 5 ) esaltamcnte tlefinisce la differenza che passa fra lo stupro e 1u fornicazione. Il comnlercio carnale elemento coniune ally uno ed : nll' altro. Ma perchi! la fornicazione degeneri in stupro bisogna che vi concorra la corruzione della donna, corruzione morale e fisica s e la donna i? vergine, corruzione morale se i! vedova onesta. Cosicch la onesti della donna tiene alla cxssenza di fatto dello stupro.

Ma la idea della presunta seduzione della donna, clie erasi in quel primo stadio insinuata nel giura penale per il fine di punir meno la consenziente, diede origine ad un secondo stadio nel quale la

oggettiritk dello stupro semplice si Tenne a t r o ~ a r c nei diritti della donna; quasichi: la femmina che si era con alacritti gettata nelle Lraccia dell' amatore, fosse stata per opera sua offesa nel diritto proprio del quale aveva libera facolta di disporre, e del qnale aveva generosamente disposto. Cosi si aperse la via ilella s~enalitk dello stupro ad un secondo periodo, nel quale si vide punito I' uoino per lo stupro semplice, e niente punita anzi premiata la donna che vi aveva liberamente concorso : mostruoso risultamento ! Clie 1' identico fatto frutti discloro e castigo al]' uno dei suoi autori, cominiserazione protezione e ricompensa all' altro autore moralmente corresponsabile del fatto stesso ! Pur si credette con ci6 di proteggere la moralitttt d ~ l l e famiglie : ed invalse la regola che 1' autore di stupro, rluantunque semplice ed anche scompagnato da giustificata deflorazione, dovesse alternativamente secondo alcrini legislatori o sposare, o dotare giusta le facoltk proprie, la donzella stuprata; oppure secondo altri pii severi legislatori dovesse dotare e congiuntamente sposare la donzella o andare in galera: aut nubat et do-olet,cbzht ad Ira-euzes (1). Ma la moralit, delle famiglie non si avvantaggiava per cotesto sistema. La presunzione di seduzione della donna, che Q una ipotesi assai problematica nella vita reale anche prescindendo dallo stimolo di siffatta legislazione, diventt una iporbole per la triste opera della medesima. Nella donna, che agli sfoghi carnali viene sospinta dalla natura sua con impulso pii energico, 6 utilissimo freno il pericolo della gravidanza, la tema del clisonore, la prospettiva dcllc nozze n lei rese difficili per la caduta. Togliete cotesto freno,

e la donna non pii1 B rattenuta dal cadere per un timore, ma vi sospinta per una speranza calclissima. La esperienza mostr palpabili gli effetti funestissimi della legge. I genitori poveri ne trassero argomento ad essere rilasciati nella vigilanza clclle figlie; i genitori benestanti ne ebbero forte cagione di timori per l' avvenire dei figli: quelle ne trassero un fornite ad essere procaci; questi una facilith maggiore a raggiungere il conseguimento di desideri viziosi. Le nozze disuguali si videro moltiplicate. Preludio a quelle non fu il consiglio dei savi amici o lo studio delle reciproche simpatie, ma la querela criminale e 1' intervento dei birri. Le udienze frecluentissime per simili accuse presentarono lo scandaloso ritmo delle pi oscene contumelie lanciate dal giovine contro la dolente; e di sacrileghi tentativi d' infamarla mediante compre testimonianze; le quali erano bruttissimo contrasto con le nozze che poscia tenevano dietro alla sentenza condennatoria. All' indimani delle nozze la serica veste onde era venuto a. coprirsi il ventre tumescente. della fortunata donzella, mandava scintille elettriche agli occhi delle deserte compagne gi fatte invidio' se, o divorate clall' ansia di poterne imitare 1 esempio. A quelle nozze per non era stato pronnbo nk 1' amore n& il senno : ma la speculazione da un lato, la paura dall'altro ; 1' odio e la disistima da entrambo le parti. Non eravi neppur luna di miele per codesti imenei. Cosa era a prevederne, se non adulterii, e concubinati, e troppo spesso atroci delitti? Cos la legge che faceva mostra di proteggere la moraliti della famiglia, eccitava la dissoluzione della

famiglia, i disordini dei coniugi, e per tutto uiln ripetizione di pessimi esempii.
(11 La obbligazione alter~~utiucc prevalse generaliiieiilc nella pralica, concedendosi al reo la scelta o di sposare o d i dotare quando p e r la sua condizione non era impossibilitato a l matriinonio. Conseguenza giuridica di cotesta scelta couceduta al reo doveva essere, e fu, che si negasse alla dorina ogni diritto quando ella inedesima si ricusava alle nozze e per il fatto suo le avea rendule o giuridicamente o n-ioralniente irnpossihili : P u t t m a n n clett2e?~taQ. 585 e1 586. Bo h e m e r o esercz'tntio~lc.~d pctndectas, exercitut. 26, a S. 8, aol. 2,105. La opinione pi rigorosa che costringevo alla dotazione copulativamente ed al matrimonio, ebbe origirir da consimile disposto delle leggi mosaiche; le quali imponendo per principio generale al niarito di dolare la nioglie, la obbligazione a sposare traeva con s la obbligazione a dotare. Quindi 1' obbligo copiilativo si riprodusse naturaliilente dal giure canonico al cap. 1 et 2, X. de adzclt. E i canonisti teiiacemente insisterono sulla obbligazione copulativa. I protestanli pretesero emendare la lezione dell' Esodo (52, 16,17) e sostennero che la obbligazione copulativa non era iiiiposta neppure dalle leggi mosaiche: C e l d e n o de z4ros.c IieEirnica li6. 1, cuj~.16. IIa prescindendo da ci i civilisti in generale predilessero la opinione dell' ohbligo alternatiiro considerarido il debito di dotare come un modo suppletorio della indennit~ derivantc dallo sposalizio; eseguita la quale ebbero come ~saurita riparazione nel modo pi pincue : \Ire r n h e r ohla serrcrtioi~e.~, pnrs 5 , o b s e ~ u a t .244 L a u t e r h a C li dis l ~ i c t .(;4, lhcs. 9 9 ; il quale aggiunse la singolare ragione che rluailclo un uomo avesse stuprato parecchie feiiimine non po. tea costriiigcrsi a sposarle tutte. Alcuni eziandio recisarnente negarono che lo slupralorc si costringesse al rnatrinionio per la ibar;iona che con cib sarebbesi violata la patria polestii clri ~~riifoi.i,,qualoro non avessero voluto pcr genero (,forse essi

per buone ragioni ) il seduttore ilella figlia. Con 1' allernaliva, essi dicevano, si giiarentisce la impunit agli stupratori che siano infami, malviventi, e tali in una parola che la donna ugualmente olio i gcnitori aborriscano dalle nozze nefaste. I1 colpevole si far& pronto ad orrire le nozze che verranno negate: e cos si liberer dalla dote : meglio varrebbe obbligare tassalivaniente alla dote: e lo stesso argomento della violata patria potest riproducevasi in rispetto ai genitori dello stupratore. Rispondevano altri a tale argomento dover portare iii pace la donna le conseguenze del proprio fallo : dovere i genitori sopportarlo come un infortunio, alla guisa stessa che sopporterebbero le conseguenze di un omicidio, od altro delitto cominesso dalla figliuola, o dal figlio : vedasi L u d e w i

dissert. de slicpro su6 spe nratrUnouii: in ejua O p ~ l s c z ~ l n vol. 5, opilscul. 8 ; il quale fp(zg, 13, 16) accenna alla ozioiie data allo slupratore come ad un glaiicoiiia dei legisti, sostenendo indeclinabile la obbligazione di sposare: R e v i O i n l j x s Lubeccue purs 4 , lil. 5 , art. 1, n. 5 B r u n n e in a n n I. E. P. li6. 2, cap. 18, S. 26; et ibi S t r y k i u s i n adnot. Pi geiieralmente per i legislatori del secolo passato, e cos ilnche la nostra Icgge del 3786, si appagarono della obbligazione alternativa : P a o l e l t i li/). 6 , tit. 2 , pay. 170. BIa qui si elevarono dispute singolari. Si questi0118 se la obbligaziorie rli sposare dovesse riiantenersi anche quando lo slupralorc fosse un nobile e la stuprata una plebea, e lo statuto locale proibisse i matrimoni disuguali : vedasi S o r b e r dc odio contra nttctri~rro?iinivlpctrin. La questione si tigit dal Cir i a c o , D i i r a n d o , P e r e g r i n o , ed altri, e pi niodernamente dal17 IIa r p p r e C li t t fexercitut. 84, n. 7 1 ) e si risolvetle nel senso che il delitto derogasse allo staluto. Si propose pure la questione intorno al caso clie lo stiipralore fosse. un ammo~liiiloe la stuprata conoscesse questa di l u i condizione: vedasi P u f f e n d o r f obseyvo tio?izwi v o l . 2 , ohservflt. 44, pag. 110. Alcuni opiiiarono che in questo caso dovesse contro 1' uomo aggravarsi la pena. Altri iiivecc! SO*tenne clie in tale ipotesi doveva eccezionalinente puriirsi nn-

clie la donna per la iii~moralifdi essersi scienteinente prestala ad un animogliato. Altri disse invece non doversi punire nb I' uno n l' altra : non la donna perclib bastanteuiente punita dal disonore che la colpiva: non l' uomo per non dare con la sua carcerazione arigustie all' innocente famiglia ed aggiungere nuovi dolori alle afflizioni della consorte tradita. Argomenti tutti che non reggono in faccia ai veri principii SU i quali deve ordinarsi e limitarsi la punibilit dello SLUpro. Per analogia si nagb ogni reclanlo alla donna che s i fosse preslata a d un congiunto col quale sapeva essere inibite le nozze : W e r n li e r fiservtio)~ttt~z 1, ofiser. 244, vol. pag. 984: cl vol. 3, p n r s 6 , obsrv. 68, png. 454. Una terza questione si solle'ir nel caso che la donna dopo patito lu stupro si fosse data a vita disoncsla. iilcuni dissoro che COteslo [atto della donna rendeva impossibile obbligare lo stiipratore a sposarla: e questo veriasiriio. E da cib ne dedussero non potersi amuieltere che la donna con la sua successiva turpitudine rendendo impossibile il niatrin~onio,deteriorasse la condizione dell' uomo, privandolo clel diritto che avea di liberarsi dallo sborsare la dote con lo sposare; e tale conclusione si adotta come sicura dal G i u l i a n i : ma al contrario le osservanze giudiciali toscane avevauo indistintaincntr considerato che la successiva perdizione della donna dovesse teiiersi coine conseguenza della corruzione niorale in lei prodotta colpevolmente dal suo stupratorc: onde sfahilivano esscro indifferente sulla punizione di lui cotesto fatto consecutivo, che in sostanza aumentava il danno cagionato dal IT~;IleTizio; P a o l e t t i lib. 6 , tit. 2, prrg. 176 : e tale dottrina si approva dal P u c c i o n i scrggio d i diritlo pctinle prrg. 4%;. opiniono del G i u l i a n i b coerente al suo inodo di vedere, poich: trovando egli il delitto non tanto nel conciibito, tlusinto nella ricusa di niantenere alla donna la data fsde, s e quesla ricusa S re~iduta iieccss;iria &ille Iriscivie della donrin non ne deve cadere In pena sopra 1' iloriio clic era pronto a fnra il doverc suo. In clucst' ordiiie LI' idee 6 logica la colielusione del G i u l i a n i. NeI1' ardine opposlo che ravvisa il

delitto nel concubito losica la regola toscana riferita dal P ii c C i o n i. Anche in Toscana peraltro i giuristi si moderarono nel cieco favore delle speculazioni femminili : e C a rIII i g n a h i ( S. 1156) si mostrb esitante sulla punibilifii dello stupro semplice quantunque procurato con allettamenti e proiiiesse vaghe di riia[rinlonio.

l; 1488. i.

La legge per quanto impolitica avria pur clovuto t,ollerarsi se un sonimo principio giuridico 1 avesse ' isenduta doverosa. Ma il principio giuridico non eida che un sogno, perche dove la donna consente al proprio disonore non puO lagnarsi che il suo diritto sia leso. La punizione dello stupro serriplice ~love.\~a oresso presto o tardi caclere, e cadde in faccia al pro& dei lumi. In Francia prima che altrove si proclanib la massima che lo stupro semplice doveva cancellarsi dal novero dei delitli. Pii1 tardi in Italia clovette pure riconoscersi codesta veriti. Ma qtii bisogna confessare clie su tale argomento In Toscana fu la ultima ad erudirsi. Fino dal 1779 una Pram,natica napoletana (i) aveva abolito i processi di stupro, mentre In legge toscana (le1 1786, benche ordinata dal pii filosofo dei principi, conservava tra noi lo scanclalo delle querele di stupro, che perpetuavnsi fino al 1853. La sapienza dei nostri trihunali aveva studiato ogni via per rendere il niale Iiieno sensibile. Molte prudenti regole, molte distiilzioni sottili, e le nccurtite investigazioni sulla onesta ilella donna rinianilavano spesso dall' aula della giustizia 13 querelante delusa e scornatn: ma lo scandalo non cessava per questo; n la mala sorte in-

contratu dalla giovine meno accorta scoraggiava le altre dal rinnuovure lo esperimento. La opinione pubblica gik da Iunga stagione aveva pronunziato il suo voto contro questa. reliquia dei vecchi pregiuclizi; e quando il codice del i853 la ebbe tolta per sempre, se ne concep ragionata speranza che le generazioni future avrebbero offerto un incremento di onesta nelle zittelle; un numero minore di matrimoni infelici, di separazioni, di adulterii, di nssoricidii.
(1) Gi la pratica napoletana spaventata dal n u n ~ e r o scandaloso delle querele di stupro, e dal crescente pervertimenlo dei costurili che per le medesime s'incoraggiava, aveva icitrodotto l' uso che la querelante si carcerasse pendente il processo. fila la sanzione prammatica che Perdinando I p r ~ riiu1; il 12 febbrajo 1779 attaccb il male alla sua radice. Qilella prammatica portava per sua motivazione che il priricipe aveva rivolto l o sgtturdo all' onore, e rlecensn delle funliglic, cr2lcc loro trctnqziillit(i e qzciete, ed agli inconveiiie~ttiimmensi, cllc a d a n n o toro derivnna dalle querele ivi Clte niiuiii d i sti~pro.In conseguenza dispose rloniza o a l t r a persong czii i?rterrssa, d i qtlalunque grcc(10 e condizione, possa ( ( U C T C nzione pe?,ale d i slitpro cl)rcotbch4 alla v e r a o sinrtrlatct deflorazione sinno p ~ e t - e dilli sponsnli o pclrole di m(rtri>nonio inrznnsi (il 1)~rr.o('O, I ) cupitoli t~lntt.i~notiicili per ~ i l n n od i pubblico nofclici, 0 ~1111'0 p C & i ~ s i pit.0 O s~letitliflimerliante l a legittinicc P ? ' ~ ~ ~ L Jd i C L S S filfllre t ~ o z z e ;ed ancorcltd fiasero si?~alllcillc@mefttc preccdltti alli co~~fider~zicili, trattnmenti iri o " l f i r i , n ylccrlatic/zce riltro atto so?)~iglianlcinditttivu rtllo sluptbo; . . . . eccetto 1' t ~ ~ t i c e 6010 C C ~ S Odello sltcprqo a f:(~Illrlzc~~v vera, reale, ed eikttiva violcnzs, escZus CUU lltl~llt~nrl~(e inteype~rct[ii)tcclic si ))ossa t r a r r e dal p i . c t ~ s t f l delle blrindizie, ctlleltatnenti, promesse verbali, r ao-

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rr~igliecolicose . . perclii. le donne no), clehlioi~oF Y O Pttore della loro coi~?plicilti delitto, nza batlnrc ct c o ~ l nel servnre l' onore d c l k f(i~niglie iw cui ?iitsco?ia, nce@ p0.csnntlo nelle altrui ficr mezzo d i lodevoli ?ro;zc, p ~ s s t ( ? " ~ farlo cuuloilirc ulla loro prole. Xotnno i coriinienlatori di questa ordinanza c gli storici conlcmporancl che la inedecima produsse seosibilissimo aiiglioraii~oulo nel costume : vsdasi R o m a n o Isiilu;ici?li tli gil~ri.y~l~clileri,-~~ petlult cap. 49. La iiniic:~osservazione di qunlctic apparenza n sostegno della veccliia pratica fu quella clie col &irc alle faricliille rimaste incinte la querela di stiipro si prcucnivnno gl' infanticidii a cui le ragazze si sarebbero trovate condotte jier mancanza di rriezzi a sostenere le spese del pasto. t:tle argonierilo che si i! receiiteriiento rilirodotio tla Lanl11 e r t fp1~iloso))liie In cour d' assise piiy. 1132 mi seitidr! ) Ilril alquanto bislacco. Guai so si amniatte conle regione di nllencre favori la niiaaccia di comrilettorc gravi delilti : la teoria dei sussidii alle pericolanti pub esecre brions a foridare instituzioni religiose e morali, rna non pu avere forza dominatrios nel giure penale. Al pericolo come sopra appreso provvedono gli st~bilimenti di niaternita: clib se le doline :illegano la vergogna come pretesto a recarsi in cotcsti Iilo$li, rispondasi loro che la vergogna non 1' nvrchbcro nvutcr si fosse tr;itlalo di fure sfqcciutn rnostra fallo loro ncll;~ stila di un tribuii:ilc. L,:i Praricia vide pib prosto simile n1odificaziorie : riferisce J o u s c e ( ctc fit jrcsticr e ~ l l r i i ~ t e l l e ~ uol. 8 , prrg, 709) ciic in Francia crnsi ~ i i t n t n c r ~ i n oa 1)"p tiire lo stupro di niortr, e riporta diverso decisioni i i i ~ I U O S ~ ~ ~ senso. K1: sorprende tic') quando nella Sp;ijin:i inscgiiavasi che lo srupro per blnndizic dovesse nella ponn cc1uip:irni'Ci 31 vioienlo: E s c o b a I. dc rnliocilriix cup. 10, 11. 0. 1:i ordiRln rianzri francese del U novcmbrc 1650 :,boti aU'iitto cnclasle procediire crirninnli per il motivo che essc oraiio d' incora~gi:iinclu10 alle fanciulle n darsi iri balia agli uoiiiirii; e utiti dicIiiaraziQilp del parlamento di Brcttagoa del 22 novenibre 1730 (orcnsiollata dalla ostinazioiie del luogotenenti crimitiali) ricliinriit I lri-

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- z4i bunali alla osservanza rigorosa di quella ordinanza. Dopo di che pi non parlosci in Francia di pene O di procedure criminali contro lo stupro semplice: e tutto si ridusse alla escrG ~ Z ~dell' azione per danni e interessi. O

Cosi vennesi al terzo stadio nel quale lo stupiu semplice non pi si vide punito n6 nel mascliio iii! nella femmina; e questa opinione quantunque tuttavia contrastata da qualche scrittore (I) ha prevalso generalniente nelle moderne legislazioni. Da questo momento la nozione dello stupro (:orne delitto sarebbesi ristretta ai soli due casi della violenza e della seduzione. Ma lo stupro violento aveva ormai nelle scuole perduto la sua pristina figura, per andare a far parte del titolo pii[ vasto di violenza cccilvzale. E questa veduta 1! da conservarsi perch coerente ai buoni principii, trovandosi spesso maggiore gravita nella violenza che i? mezzo, anzichk nell' abuso della donna che & filze all'azione criniinosa. Laonde siamo per questi ~volpiment~i condotti oggigiorno alla conseguenza che nello studio del titolo di stupro non dobbiamo occuparci il'altro, se non dello stzpro col2 secZzcxione. Ma qui ci ui para innanzi una nuova difficolt: poich non puU completamente descriversi lo slelpro con seduzio?ze ove prima non sia stabilito se certe sue fornze presentino i caratteri della violenza, o della sedzcgione ; e cosi se vogliano essere raccolti sotto questo titolo, o piuttosto sotto quello della violenza c(w?zccle:conseguentemente necessario a questo luogo anticipare una ricerca clie pi propriamente apparterrelj-

VOL.1 . 1

1G

- 242 --t)e a1 snccessivo titolo, quella ci08 relativa alla cosi dctta ~ioienza indutti~adesunta ilnlla qualith di tleinento o d impubere nella donna compressa. La ' rluestione non se l' abuso clsll' impubero deLL;-l ossere punito : sulle sue contlizioui di politica iinputnbilitti in genere non puG ruuoversi dubbio. hla In ~luestionei-. grave sal punto (li sapere se in claesti r*:isi anche l i ciove mandii la Yera C propria vialenza (coucorrendo la quale cessa di nuovo ogni rhoiitrasto si debba ravvisare la ~.iole~iza ) pr-estmala, 1 , pirittosto la sedt~ai~nc? pesulztu: differenza. ciie i? ! ~iot:ibilissimn per la esattezza clclle nozioni, o prib (.,ssercimportantissima nella niisrira della pennlith.
(1) Il G i u 1i a n i f thd. 2, png. 576 ) si clh con C ~ ~ ( J I :i 'P sostenere la convcnienzn delln punizione rlello stupro serri;'lice, ed il suo calore i tanto che cali taccia di Oe16 s / l i . ! riti coloro che soctcngouo la contraria do~trina.Ma ad o[li>t ~lcll'arlo squisita con la quale qiieslo clottiscitiln csorna lc SUL' :trgomcntazioni noi non ce ne troviiimo persuasi. Rjli dicc *.lie il delitto di slupro semplice noil si consuma col cOarilhit0 (nei quali tcrmiiii sarcbhe reciproco) iiin si consuiii;~ 1131 solo Uomo qiinndo nosa adeinl)icre agli obblighi contralti, sposare In donxelln ; cio ! uiia il lo;^ ilol tutto iiiiova giuro penale cho 1' inndcnipiriiriito rli onn obblignzi~aeCOh1ittlisca delitto. Egli ricorro alla storiii iriosti~aiiilaiopuriito c l a d i *+rei, dai greci, dai ruiiiani, e dii turitc iiltre u;iziorii. I~1I' ilr%omPntn storico in criminale iiori prova nlatitc per l a r:i,ione che prova troppo. E iiel vizio (li provnr troppo ~tldc ililrc il SUO terzo nrgoinerito coiisist~nlciirl dire chr il c\;l[i.. llo pulilico dello stiapro consistc ~ P gctt,ir.c in b r ~ c c i o fuI al lili'o marito una donna corrotta: prova troppo perclii: l ~ i l @ Spunto di visi:\ sarebbe In rlorinn clic cc>niriietierelrI1*' t~ secondo delitio; nk d7 altronde patrelibe trovnrsi i r i U l i J
1%
~uiil-'

- 243 ~*seiilrlalilila of=etlivitL di un reato. Finalinente la ul{iil~;i sila c;8scrrazio1ic clie la pena essendo oggi ridotta a1l.1 : dritazionc deila ziti~llaneppure si pub dire vcru pena: e 4111 io concordo con lui. 3Ia ne t r n g o la oppoiito conclusioric. che tutto riducendo alla indennili verso la ogeso, si cari~cll~i le idea fondamentale del vero delibto; a clie per le indeiiriith sci uu danue;:lato porgono tufeia bastante i tribus:lii Civili. Kon vi principio giuridico ( come bene osservo l' Ho icl m e l ~ltrrpscitl. obser.;crl. 350 j che valga a giuslificare lu Iiersecuzione penale dello siztpru n e ~ ~ r p l lqiiandt~ c~ si tenga ferrrio il cardine dclla distinzione fina peccalo e dclitto. Ad ogni modo noli s o c o r ~ c G i u l i a n i putesso t:icil cime (li belli spirili i sostenitori dellit rnorlerna clottrif~:~. Son era certsnicrite un bello spirito qtiel reale di Francia che dcltt 1: ordinanzil del 1859; non i l Icgislnlore napolp!iino che dctlo la prtrinmatica del 1779; ron i principi clii: rlciter2o snuziurie al codice di Fruncin del 1810, :il codice di lJ:irma del 1820, al codice di Napoli del 1519, ti1 codice 1Aivaro dfiI 1813, ,t1 cadiee Sdi~lcitlpl 1859, al cotlice ToSCitiii! 11el 185.7, al cudtcc J;cl:a del 1867; e riloltu nierio eri1 11it ht.110 ~ p i r ~ i l 11 ic~!slaioi*esp:igtir~lo clie dctfavri i l codice 1 1 1 ~ o ]\:llr del 1811J. e t i i i i l i ;iltri legi+l,iiori clw tutti ad uti:i voci? j i l ' ~ ~ 5 c ~ i t s e r o[ > ( ~ r - s c ~ ( t z~riiiil~iirlo l,> ii~l~~ dt;li~ slupro ~rttiliiicc.

Naccluc fra i pit:itici una dottrina che alla siolcl'lra contro una rlsnnli per castringo~la :illc; prol,i.io ~oglic?, equipai34 una violenza flgui':iti1's ; cile. si volle trovar'e non nel soggetto illli~-o, ne irr atti di firz:i o rninnccia usati al flne di soggio::ire I' :ili.rui volonts, ma nel soggetto passivo ed in W t e SZIO c o n d j z i ~ ~per II? qrinli la donna, o fosse inli (':ipattc ;dTittto (li conosceru:t, come nella ipotesi ciella (ifinnc? cbrsti c dorriiiente; o avesse una conoscenza
~ t l t ~ cadoy)c)rnta c

iiicoiupleta ed una volontd puramente animale destituita di eBcienza giuridica, come nella ipotesi della mentecatta e della impabere. Le due ipotesi p~esintavanodifferenziali tra loro, ma pure si equipararono cosi la prima corne la seconda: e si volle di pari pena punito colui che con 1st impubere o con la demente si fosse carnalmente impacciato, c~nantuiiquesenza resistenza di lei, e colui cile ne avesse al~usato forzandola benchh reluttante a cedere per via di prepotente forza o d'incussione di tiinore. Antesignano di colesta dottrina fu il C a rp z o r i o (2xmact. ct-ivn. gt~ctest,75, 12. 33) clie seco trasse gran numero di dottori. h fondamento di tale dottrina si tolso la Zcg. 40, e la ley. 189, f l CZC .reegzllisjeieclnis, oove si dice essere incu~~ace uoks?'~ di chiunque in tali condizioni si trovi. Su ci si costz>ui questo argomento, che B pietra angolare di tutto il sistema - sa costoro sono i~cn.~aci co?zsenii~-e, di dunque cEZssesztZro?zo; e sc 1' abuso di loro fu comniesso col loro ~llss~.iaso, dunque e violento, e come tale rlevo punirsi. Cos la essenza di fatto della violenza noil solo si ravviso nello avere agito coi2tPa ~tzc?ztcnznltci.it!s, ma anche in quella clie si chiarnb ~~-~ioZ~nzct,.i~zdz~tIiv~~ ciok dalla sola incaparisultante rith di coilsciltira del soggetto passivo (i).
(1)

inutile enuriierare gli scrittori che hanno calcato le

~JrIiio Ca1.p ZQv i o. Si pu convenire coine falto slorico di

che la dottrina della equipariiziotio E slaln nei secolo pasS a l 0 coni~~aenlonlc accolla della generalit dei crirnionli~ti, poi da iiioltissimi legislatori anclie contemporanei. RIa ci non toglie che giureoonculti di ~rsndissinia vaglia si sisno niedesimu oliposti con ogni vigore: o rnolio rileno toglie

clie quella dottrina sia falsa ad un fcnipo ed irnpolilicn, conic verr mostrando fra poco. dnclie C a r rn i g n a n i, a cui qualche rolta nella parte speciale inaocb il corn~gio di scgttirr con logico rigore 10 sr~olgirneniodi quei principii dei (luiili aveva cosi pgliardamente posto le basi nella parte generalr, cbin la fronte (5- 1152) alla dottrina carpzoviaoa, e ripruvo il C r e r n a n i che (come noter tra poco) aveva iiisesnab~ doversi accordare una ininorazlone di pena tutte le volic che la incapace di consentire abbia di fallo consentito, clie it quauto dire quando manchi lo viulenza vera. Egli dico clic la opinioue del C r e m a ni non la crede piinto ammissibile, ma stccome egli non allega ie rs~ionidi tale inamfliissibililii cos noi ci permettiamo di dissentire dal nostro riveritcl maestro.

g.

1491.

Altri invece negarorio tale ecjuiparazione, e clissero doversi dello stupro riconoscere tre spccie. Ilci stupro colo?atcb?*io, scrn;lice :lo stupro oiolcfzlr,: I o o stupl'o che non i nb ~iob?zto ?~0!01'11u.~~io; cluc3 n& ea sts? terza specie refererido il coilcubito cori 112 aieritecatta, con la inipnhcre, a con la clurmiente, conrennero che ilovessc I~eneirrognFsi una pena, ma non la pena ordinaria della violciizn cnraalc. 111 colesta diaputn l' 1 o m m e l (s-l~ccy>sod. 1 obser. 8 . '1 73 taccib il C a r p z o v i o di ?~otrao kirsl.ctissiunzc.set tlrl vi?*gusex~~edieizclfis gkatlizcnlly~!e ?ztcda?ztk~m V I ~ J C * I * SC pnrrccttts: e rnostrt quanto fowr: vizioso la argoliiontnre dallc materie civili alle materie crirniuali: clui\ls sofisma palpabile stesse i n quello et~tiinei~i:c ?:e?lt. 120i11 ~20d112'd C ? ~ O ?zoltcit :avirerli cbc! anche coloro die pcr fir~zionedi legge si presurrioiio i k ~ C o ]laci dz' volere sono per6 c!cpncl: d nno rcuolerc!;e 111 i sono d:\vvero anche i fanciulli, e i dorrienti, i quali

si dibattono? e strillano, ed usano ogni forza hru, i p n d o non vogliono subire una qualche cosa spiacente. Laonile essenrlo incontrastabile la diversiih ciie intercede fra la violenza fisica o morale eset'citntn contro un bawnl~ino contro un ile~iietitarcluto tnnti e resistenti sebbene in~ario, lo abuso che e I>iccinsi del loro stato cl' inconsnpevolezza e d' indift'eronza, 1' H o ni tii e l , ecl altri u~olti lui (l), recoi1 crsaruiento respinsero l' adoquaziono ai fini pcnnli clel caso finto al caso vero.
(1) La opinionc ciic fosse errata In parificazione dello sLUtlclln riiciilecalln o non viripolente nllo stupro uccoliipa. aa:ilo dri vera Vi~lrri~it fisica o inorale, (Iaanlurique pQPS;l
111'0

1lii.si enclar coritro alla cotnune dei praiici clie pccorilriieiite ool'iaroiio I' uii dopo Il altro In cloltrins di C a i. p z o v i o, si avvalora dclla autorit di giureconsii~tidi graildiosimo polsn. Alrsome~~lnno iilsegnnno nei senso dell' IIo nr 111 e l , cc1 11iolli nltri lufliitiari dclla scuola gerrnanica, i~rico i seguenti: I! n i x h m e i. o nreclil:rt. iu corrslil. Cnrol, n r E rirl. 119, S.5 1;rcss rrrl tr?.t. 110 C. C. C. S. 6 - B c r g e r o eHeet. j i r l ' . t * i ~ ~ t . .slipp1(~1~, . 160, pug. 128 i11 o h S c l, i l t e r 0 C , X ~ $ ' /:ilii(iri 4 9 , S. 102 Ila r p p re c li t t rlecis. criit,. i i ~ c fii; . 1) o 1\11 iii C i. o (tiL C~ITPSOL'. qtie.rt. 69, oli*. 2; et clorrerlll( j ~ r e i r criirr. scet. 2, cap. 10, g. 123 r t 151 1 ~ i t ci' 1 s S. 255 el 038: ed il L c y s e r ,,rtclit. rtd ynntE. spec. 584. vred.22, tlci cl:i;ilt~ pi:icenii rirrrire parole -- ivi ~IIP1 e m S J desi(1eres ali nnlCqzt illfl ~ ly'iilo?lc, quud s t t t p ~ ~ i t~ti~ 6 1 ~ 1 l f t t l 1 l uir!yijdet)~ fi!rinbclJll u in nrrl ~ P ? ? I P I I L C ) c~o n ~ t ~ i i t l n t i ~ i ' . I Ajtlttt riei~111e. a r ~ tqui cnlbS(V)e liec noli possit, 11i1 prifi. D e b ~ b n t i t?!eroex rectci. rflliofiL' ~ ~ ~ s enm , rtirritl dissentire no?& s p li!rsse, n l q t g d ~ L ' o , r6t 1 1 i i n u s in 1. 3 cie l r e p I i s jl41.i~ reciiita z ~ i ~ i l o s p h r ~ l ~ ~ ~ , Jrer ~ i o l l c nec velle. Ifnyue vetcrrl>r 0pil~ilttl~111 jttrll l l i ~ l (1, aeruin~rrs, stesso insegna allo Sl,ecinren 581, nkedir 25, Lo

- C47 i n proliosiio della itiipdbere. E ci, che Iroro pi specinlmeiitu iiotevole si S che fra confutatori di C a r p z o v i o pub ioI erarsi lo stesso Ca r p z o v i o il qoalc iiell' altra siia oljcrir intitolata Iin.isp~i&denfin fpn7.s 4, colaslit. 26, dcf. l ) m-

~iictte che lo stupro della mcnlecatta debba punirsi cori 1s sola fustfgazione, liruitando la pena di morte alla soli4 ipotesi che aiiohe contro la nrentecatta siasi adoperata rer:i e. propria violenza fisica. vero che anche coli persistct nella pena capitale per lo stupro (conslir. 51, ilef. 5 ) del18 lianibioa: ma si limila a fare lo ipotesi di una Bambina di lino o due anni. ala in tale ipotesi poco vi vuole a conlpre~idere clie nori concorre neppure il consenso aalurrtlr c clie la superiorila delle forze fisiche co~tituisce la vrra e propriaviioleuzn fisica. Non solo ci ? differenza i t ; i la ilifanle e 1;) mentccstta, riia vi 5 differenza sostanziiilissiriili rinchc fra In iufante che siibisce passivamente la forza drl violentatore, e la irnpubore che p e r curiOSII& O nlalizia pt'ecoce concorre intolle1tunln;enle c fisiosmcnte alla propi'iil rlefloraziorie. La scuola francese applico a quesli casi In IO. zione della presirnta sodlrsiona. N5 muncb anche in 1ttili:i chi rilev 1; errore della pdrificaziotrs: C r e m n ti i lib. 2 , erfp. 6,ctrt. 2, pag. 830 ivi rl'rtiilir~slutprl gc?uts exl Velilti firedicar~i i l t e ~violoiticar, ct uol~rntltriuai,yciutl t.(.fertitr ud .itlrratecitptir!rz, di~r)tiicwto!r,olct i?ifurrtcnl, ctriiis w01l est uelle, rricl nelle. Stla& e!iirrrurro qui i&iij~rsmtidi . S ~ ~ I ] I I ' C I imer riolcri!rt r ~ c c j i s ~ r li!*tiplwr"nguid i?& drrat at eo s l i ~ p ~ - a t uvollriztus, lihsct~tin tarac?r oolunlnlis e x p n ~ ~ l t ! e u~tittsIllico pnrle altlivitto q)L'oIcnli(l~)~ ?i)ir3il)le et~incil, qlcfle saae ?to?i it&lc/ligilitr, ?ri.qiea ~ c t i cxietl?iis Se j?lboi's ' ~ C B 1~0lctzte1)2, ~ C ~ J ~ U ~ ) U I ? I C L o) s Il e ~ b d ~ r ~ t t~~ o p r o p tpbvd r tt ' I i l~~ itr. ~neztccapt~n sz~sceptz~~iz stitpt'itclz mvoLuNTAniux t~n?iest, ~ ! ~ o J ( L M ~ zuc vorirzt~i.iu , qigirlcrn rcsprl~ias, militu tuttiet6 strtl ~ iiioleltlu l~zuiit~cirr; o qiciu p'r iFltcd /&o~iestar)rt~t perso~ E f l g ' t i t ~ !.~cc~tritrtsa u Ictiir i ~ d c i t e ~ + n Zrccdiltu qrcnnb per sttr1!?1t6iu clci uis t r ~ l n e r l i ~ i t ro unii speciale dissertuzionc : iotilolal:i dc prician sfupri clt1r1 pztelltt i)iin&nturacompos(?

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I c o T o r r c ncll' o i ~ n nl7.;2 a r l l i i 1 ~ 1 - : 1 ' ~ ~ rrsn r(ioq.prri ~! piinirr come sinlenlo lo stii;&ti~ ii~.il,iIt?r~ii~i!,a b:iperiore .li1 :inni sette. Keila penisiin Ibcric;! seriibrir pure si ilcasse In ~~nrilic;izibjne cik chc inscgiiJ i 1 ,\l i?l l i o i i ~ ~ t i jrt~'. per ' t . ~rhir. Iirsi[rr,ii tit. 4,$. l$, ovc cil:~11 5: n l d ii S n d 1, ,ci cat.ntor't)l~ C. dc in i l i t c y . restit. uerlro srrt fieiiitfrte, n. 60. Vcdasi :incLe la disrer~ozione di C. G. S o l; iji i d dc srrrprn ilz 1 1 i ~ ) t t e l r o p t ~ 1 t 1~ ~ I I ~ ~Rpspvnan , Tllbi/rgi.ilsiirr vol. 9, C e ~SSD ~ ~ c s p . i1Iodernaniente la rlotlrina dcll" lIorilrne1 si i 15. l s~~slenuta s o n i ~ o G l u C l; opasc~rk!jrr7piclicw vol. 4, dal ~ J ~ I J . 107 ilZi Iri casu ~..e)lu posieriori sftq)r?!nz 22ec i ~ o l l t t z t c l ~ i RBC r~~i ~ l e r $ [ t dieilzir, pir~le I ~ C I ~ B I IZ ~ IPU J , t~~ ~i/~ I yriorl denlellri, nz!t clomzienli, ccat stt,iurre ebj2ine, nuL puelIrte i~tlpzclret-i~zltllavi arlitifiitcc illntuna est, E : pay. 110. i @od ita est fi?lpr~iilpl?c, r'es disprtfc!Ilo~te egefct. ut aon I1 quale ne eccettua soltanto il caso di femniiiia cho gih s i s i ~~crtioaceriiciifo ricusata, c clie dallo arnntorc si:isi appositariiente renduta ebra al fiiie di conlprinicrla. ?rifatti 13 cviilente che il di~scdso della sluprata b nnleccdentemeote cognito allo stapratore, e che questi adoperando il narcalico come mezzo fisico per vincero quol dissenso si honno i terruiiui della vioIcaucc Jisiea vera e cornr, u suo luogo vedrenio.
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i me parvero sempre esagerati gli argomonti di l colorw che caldeggiarwono il sistema clell' adequazione. Etl altrettanto mi parvero gagliarde le ragioni degli oppositori, in sgecinl modo applicate alle ipotesi deila demente e cientro corti limiti anche della ililpubere. Io non dir9 con 1' 1 o m m e l che nc1 gare ngl'irnpriberi (1) la facolta di nofi volerc una cosa sia lo stcsso clio contrticlire al senso comune. Uiro I)ensi che tra l' inganno con cui s' illaquou una