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IL MODELLO MINNI RISULTATI E PROSPETTIVE DI UNESPERIENZA DI SCIENZA A SUPPORTO DELLE POLITICHE

di Fabio Monforti

1. Introduzione
Dato che la scienza sempre pi uno strumento di politics, stato indebitamente messo in ombra il suo ruolo nella policy, in particolare la sua capacit di agevolare la creazione di alternative nuove e diverse. [] La scienza va considerata come uno strumento chiave per semplificare le complesse decisioni che riguardano interessi in conflitto nella societ. [1] Lo ha sostenuto Roger Pielke, lattuale meno che quarantenne direttore del Center for Science and Technology Policy Research dellUniversit di Boulder, Colorado, usando due termini inglesi distinti per denotare due concetti spesso confusi. Secondo Pielke qui per Politics si deve infatti leggere Processo di negoziazione, trattativa e compromesso che identifica chi ottiene cosa, quando e come mentre policy, o meglio ancora policy making sta per: Scelta di una determinata azione in un campo specifico. La gestione dellambiente e dello sviluppo sostenibile, da cui per altro Pielke proviene, uno dei campi in cui maggiormente ci si pu aspettare benefici della scienza messa al servizio delle politiche: si tratta infatti di gestire un sistema incredibilmente complesso, fitto di interconnessioni e retroazioni faticosissime da spiegare e spesso controintuitive anche per gli addetti ai lavori. Di fronte a una tale complessit un policy maker responsabile dovrebbe dotarsi di strumenti quantitativi a supporto di decisioni o pianificazioni. Strumenti che stanno infatti entrando nella loro piena maturit, per lo meno in alcuni settori. Non necessariamente si tratta di costosi strumenti di big science, o di infrastrutture complesse, ma anche progetti di dimensioni medie possono dare risposte rapide ed esaustive ai problemi quasi quotidiani di governance con cui finisce fatalmente a confrontarsi una pubblica amministrazione. Fatte salve le incertezze, che come in ogni buono strumento devono essere note e trasparenti, possono costituire una base fattuale solida da cui partire per il processo decisionale. Fra questi strumenti di medio costo ma dotati di un grosso contenuto di innovazione e ricerca, i modelli numerici di trasporto chimico (Chemical Transport Models - CTM) si sono dimostrati di grande utilit per la gestione delle problematiche legate all inquinamento atmosferico. (Si veda [2] e le referenze ivi contenute per un recente compendio.)

Nati come modelli descrittivi della fisica e della chimica dellatmosfera, uno dei sistemi pi complicati e meno predicibili nel dominio delle scienze ambientali, i CTM sono diventati uno strumento di policy making completo quando sono stati interfacciati con modelli socio-economici in grado di fornire scenari emissivi e di associare loro valutazioni economiche sia dei costi che dei benefici implicati da differenti scelte di pianificazione. Strumenti numerici di questo genere, storicamente sviluppati in Europa a partire dal decennio 1970-80 per la lotta al fenomeno delle piogge acide sono via via cresciuti e hanno dato origine e sostanza quantitativa al cosiddetto approccio integrato alle problematiche dellinquinamento atmosferico. Nel seguito si descriver brevemente lattuale modello integrato nazionale di riferimento, il modello MINNI, se ne riassumeranno i risultati che esso ha fornito al paese nel suo primo quinquennio di esistenza e si discuteranno alcuni suoi possibili sviluppi futuri, alla luce della evoluzione attesa nella domanda di policy nei prossimi anni.

2. Il modello MINNI e le sue applicazioni


Il modello di impatto integrato MINNI ( Modello Integrato Nazionale a supporto della Negoziazione Internazionale www.minni.org) nasce nel 2002 su impulso del Ministero dellAmbiente e della Tutela del Territorio che ne affida lo sviluppo allENEA e ad AriaNet Srl. Il sistema composto di due elementi: AMS: un Sistema Modellistico dellAtmosfera dedicato alla dinamica

dellinquinamento atmosferico che consente di calcolare le concentrazioni e i flussi di deposizione al suolo degli inquinanti inerti e chimicamente attivi oggetto delle politiche di qualit dellaria a livello nazionale e internazionale. RAINS-Italy: in grado di fornire scenari emissivi, costi di abbattimento e

scenari di valutazione di impatto. Il modello descritto in dettaglio nella letteratura specializzata [3,4] e si dimostrato in grado di riprodurre con laccuratezza tipica degli strumenti della sua classe le caratteristiche fisiche e chimiche dellinquinamento atmosferico italiano, fra cui vale la pena ricordare: Presenza sul territorio nazionale di una delle aree maggiormente inquinate

del continente europeo, la pianura Padana, a causa delleffetto combinato di una altissima densit di attivit umane e di una meteorologia sfavorevole caratterizzata da frequenti calme di vento e scarso rimescolamento verticale. volatili). Consistenti livelli di inquinamento fotochimico estivo (ozono) dovuto a forte

insolazione e alla presenza dei precursori chimici (ossidi di azoto e composti organici

Alte concentrazioni di particolato atmosferico nella stagione invernale con

presenza di un fondo di particolato secondario, ovvero di aerosol derivanti dalla condensazione di inquinanti gassosi (solfato, nitrato, ammonio e idrocarburi) a cui si sovrappone particolato di origine primaria (ovvero emesso direttamente da sorgenti antropiche) nelle aree urbane e lungo le arteria di grande traffico. 2.1 La negoziazione internazionale Il modello ha mostrato la sua validit anche nellambito delle negoziazioni internazionali in corso per la revisione del Protocollo di Gothenburg sullinquinamento transfronataliero e della direttiva 2001/81/EC sui tetti di emissione nazionali (Direttiva NEC): in questi ambiti MINNI ha infatti permesso al Paese di elaborare dati quantitativi propri, vere e proprie controdeduzioni da confrontare con i dati-base forniti dalla Commissione europea. Dati, quelli europei, che sono elaborati con modelli a scala continentale, fatalmente meno dettagliati nel descrivere le caratteristiche peculiari dellinquinamento italiano sopra riassunte. Nello stesso modo, MINNI ha permesso di dettagliare a scala nazionale gli studi quantitativi su cui stata basata lelaborazione della recente strategia tematica europea sullinquinamento atmosferico [5], strategia sulla quale si andr a basare la ristrutturazione della legislazione europea in tema di qualit dellaria attesa entro fine decennio. 2.2 Il quadro nazionale I risultati di MINNI ottenuti in questi primi anni di esistenza si configurano anche e soprattutto come servizio al Paese e ai decisori locali e nazionali, sotto vari aspetti: Mappe nazionali di inquinamento atmosferico: MINNI in grado di fornire

mappe di concentrazione e deposizione al suolo dei principali inquinanti normati (ovvero soggetti a imposizione di valori limite e/o soglie) sullintero territorio nazionale, con la risoluzione di 20x20 km2 (il raffinamento a 4x4 km2 in corso). Tali mappe rappresentano di per s un contributo conoscitivo sostanziale per lelaborazione di politiche. Inoltre i campi di MINNI elaborati per alcuni anni-base (finora si completato il 1999 mentre il 2005 in corso di elaborazione) sono stati utili ad alcune amministrazioni regionali come condizioni al contorno per utilizzare modelli locali a scala pi dettagliata. Si veda [6] per un esempio in tal senso. Matrici di trasferimento. Il sistema MINNI in grado di produrre le cosiddette

matrici di trasferimento, mappe nazionali di riduzione di concentrazione ottenute

nellipotesi di ridurre le emissioni in una determinata regione. Tali mappe riprendono il concetto di inquinamento transfrontaliero e permettono in linea di principio agli amministratori regionali di valutare il contributo delle regioni limitrofe alla qualit dellaria nel proprio territorio. Utilizzate allinterno di RAINS-Italy, le matrici di trasferimento consentono di applicare le valutazioni costo-benefici tipiche dellapproccio di RAINS-Europe [7]. Supporto alle politiche regionali. Da un altro punto di vista, il lavoro di

approfondimento costruito attorno a MINNI sta permettendo di raccordare le modalit di stima dell'efficacia delle misure e dei costi ad esse associati sviluppata a livello nazionale con le modalit di stima che utilizzano le Regioni. Lobiettivo di medio termine infatti quello di fornire una metodologia che possa garantire la coerenza delle misure adottate nei piani con gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni sottoscritti dallItalia ed assicurare lomogeneit dei piani e programmi su tutto il territorio nazionale.

2.3 Altre applicazioni Si fin qui citato il lavoro istituzionale svolto da MINNI a beneficio del Paese, secondo le linee inizialmente previste nella messa a punto del progetto. Nella pratica, la disponibilit di uno strumento simile rende anche possibile fornire risposte relativamente rapide a problemi di pratica quotidiana dellattivit politica o rispondere a richieste inizialmente non previste, ma imposte allattenzione del decisore politico da altri soggetti, ad esempio lopinione pubblica o media, A titolo di esempio si riportano alcuni esercizi svolti con MINNI (e con il sistema AMS in particolare) a partire dalla sua messa a punto: Valutazione dellimpatto delle navi (rotte nazionali e internazionali) sullinquinamento da polveri fini e solfato. Lo studio ha quantificato limpatto delle emissioni delle navi operanti su rotte nazionali e internazionali nei mari italiani. Fatte salve le approssimazioni imposte dallincompletezza delle fonti di informazione, si dimostrato come le emissioni navali danno un contributo che pu arrivare al 10-15% sulle concentrazioni delle polveri pi fini (PM2.5 i.e., polveri del diametro inferiore ai 2.5 micron) nelle aree costiere e in prossimit dei principali porti. Il modello ha permesso di mostrare come tale contributo sia sostanzialmente causato dalla forte presenza di zolfo nei combustibili e nei fumi navali, attualmente tollerato in misura molto superiore a quanto le direttive comunitarie abbiano imposto per i combustibili terrestri. In opportune condizioni di temperatura e umidit i fumi solforosi delle navi vanno a condensarsi e a formare i nuclei semi-liquidi attorno ai quali poi si coagulano parte dellaerosol pi fine

Studio delleffetto dellimposizione di filtri antiparticolato ai veicoli off-road. Si studiato su alcuni periodi campione leffetto atteso da unipotetica norma che imponesse ladozione di filtro antiparticolato alla totalit delle sorgenti mobili non da traffico (macchine operatrici, macchine agricole, mezzi per la pulizia delle strade, eccetera). Si tratta di una categoria di veicoli non numerosa, ma molto sporca in quanto alimentata a Diesel e solitamente dotati di cilindrate molto alte. Lo studio, limitato spazialmente al Nord Italia, ha dimostrato come un beneficio di tale misura sarebbe apprezzabile (ancora dellordine del 10% del PM10) in buona parte del territorio agricolo del nord Italia. In generale, gli studi portati avanti con MINNI, sia quelli qui citati sia molti altri, hanno

mostrato con chiarezza un concetto chiave per le policy relative allinquinamento atmosferico: non esistono misure prevalenti o miracolose per labbattimento dellinquinamento atmosferico, ma la soluzione del problema va cercata in opportuni mix di provvedimenti da studiare a scala di bacino. Ci accade per due motivi principali: il primo motivo da ricercarsi nella natura stessa degli inquinanti attualmente oggetto dellattenzione del legislatore, ozono e particolato atmosferico. Si tratta di inquinanti in buona parte secondari, ovvero non direttamente emessi da una sorgente specifica, ma derivanti da complesse reazioni chimiche che hanno luogo in atmosfera a partire da un ampio numero di loro precursori (Ossidi di azoto e composti organici volatili per lozono; gli stessi pi ammoniaca, anidride solforica per gli aerosol particolati). Per controllarli quindi necessario agire su una molteplicit di fonti o settori produttivi il cui peso pu variare localmente in maniera sostanziale. In secondo luogo, la maggior parte dellinquinamento tende a non essere pi dovuta a grosse sorgenti localizzate (tipicamente industriali o di generazione di energia), ma prevalgono le piccole sorgenti disperse, per esempio il traffico e altri mezzi di trasporto. Ovviamente diventa intrinsecamente pi complesso controllare tale molteplicit di sorgenti rispetto a sorvegliare i grandi inquinatori su cui molte policy si sono concentrate negli scorsi decenni.

3. Prospettive future
3.1 Sviluppi scientifici Dal punto di vista dellaggiornamento scientifico del modello, linee di sviluppo possibili potrebbero coinvolgere un miglioramento della stima del contributo di inquinamento da sorgenti naturali come polveri sahariane o sale marino mentre un altro filone interessante potrebbe riguardare lintegrazione fra risultati modellistici e misure (chemical data assimilation) provenienti da stazioni al suolo e/o , in prospettiva, da satelliti.

Altro discorso riguarda la possibile estensione di MINNI nella direzione del suo utilizzo per fini di previsione. E infatti tecnicamente possibile e attualmente in via di sperimentazione [8] mettere in atto vere e proprie previsioni della qualit dellaria anche su scala nazionale a partire dalle normali previsioni meteo ed accoppiando loro un modello di chimica e trasporto atmosferico. 3.2 La domanda di policy futura La Commissione Europea ha recentemente deciso di procedere nella strada di una ulteriore integrazione modellistica, aggiungendo ulteriori elementi allapproccio olistico al problema che ha finora seguito. Pi in dettaglio, la CE ha richiesto a IIASA, lIstituto per gli Alti Studi di Laxenburg, di coordinare un progetto (EC4MACS) [9] che si propone di integrare il sistema RAINS/GAINS (gi di per s esteso a trattare gas-serra) con altri strumenti modellistica dedicate a politiche specifiche di alcuni settori: il modello energetico PRIMES [10], il modello di politiche agricole CAPRI [11], il modello di equilibrio generale GEM-E3 [12] e il modello di trasporto TREMOVE [13]. Si tratta di modelli a scala continentale, singolarmente validati e riconosciuti che sarebbero messi i comunicazione e fatti funzionare accoppiati. I loro risultati saranno poi vautati dal punto di vista economico con lausilio di metodologie di costo-beneficio che si baseranno anche sui risultati del progetto ExternE dedicato alla valutazione economica delle esternalit ambientali. [14] La Commissione Europea intende avvalersi dello strumento creato in EC4MACS gi entro i prossimi round di negoziazione sui temi dellinquinamento atmosferico del cambiamento climatico a partire dal 2010/2011. Fatto tesoro della positiva esperienza di MINNI, potrebbe quindi essere opportuno prevedere lo sviluppo di strumenti simili anche a scala nazionale, al fine di poter ancora efficacemente portare risultati specifici per lItalia al tavolo delle negoziazioni internazionali.

4. Crediti
Il team di ricercatori impegnato nello sviluppo, il mantenimento e lapplicazione del modello MINNI composto, oltre che dallautore, da: Gabriele Zanini, Lina Vitali, Giandomenico Pace, Cinzia Pastorello, Luisa Ciancarella e Giuseppe Cremona (ENEA Bologna); Giuseppe Brusasca, Giuseppe Calori, Sandro Finardi, Paola Radice e Camillo Silibello (AriaNet Srl); Gianni Vialetto, Tiziano Pignatelli, Ilaria dElia e Stefania Racalbuto (ENEA-Casaccia). Il contenuto del presente articolo rispecchia unicamente le opinioni dellautore.

NOTA SULLAUTORE Fabio Monforti lavora presso lENEA, Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie, lEnergia e lAmbiente, Centro Ricerche di Bologna, sezione ACS-PROT-INN

BIBLIOGRAFIA [1] Roger Pielke Jr., Scienza nelluragano politico, Il sole 24 Ore, 27 novembre 2005. [2] F. Monforti, G. Zanini (eds.), Commissione Nazionale per lEmergenza Inquinamento Atmosferico, rapporto finale dei gruppi di lavoro 4 e 5. [3] G. Zanini, T. Pignatelli, F. Monforti et al; The MINNI Project: An Integrated Assessment Modelling System for policy making. In Zerger, A. and Argent, R.M. (eds) MODSIM 2005 International Congress on Modelling and Simulation. Modelling and Simulation Society of Australia and New Zealand, December 2005, pp. 2005-2011. ISBN: 0-9758400-2-9. [4] G. Zanini, F. Monforti et al, The MINNI project; Proceedings of the 9th International conference on harmonization within Atmospheric Dispersion Modelling for Regulatory Purposes, 243-247.Garmisch, Germany, June 2004 [5] Commissione Europea, Strategia tematica sullinquinamento atmosferico, COM (2005) 446, 21 settembre 2005. [6] S. Bande, G. Clemente et al, The modelling system supporting Piemonte region yearly air quality assessment, Proceedings of the 6th International Conference on Urban Air Quality Cyprus, 27-29 March 2007. [7] M. Amann, The RAINS model. Documentation of the model approach prepared for the RAINS peer review 2004. IIASA, 2004. Disponibile on line in www.iiasa.ac.at/rains/review/review-full.pdf [8] Si veda ad esempio il progetto francese Prevair al sito www.prevair.org [9] www.iiasa.ac.at/rains/ec4macs [10] National Technical Universtiy of Athens, The PRIMES energy system model summary description. Disponibile on line in www.e3mlab.ntua.gr/manuals/PRIMsd.pdf [11] W. Britz (ed.) CAPRI Modelling System Documentation Common Agricultural Policy regional impact analysis, 2005 Disponibile in: www.agp.uni-bonn.de/agpo/rsrch/capri/capri-documentation.pdf [12] Si veda il sito www.gem-e3.net [13] Si veda il sito www.tremove.org [14] Si veda il sito www.externe.info