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- Shari'a legge dettata da Dio a Muhammad.

E' divisa in: - Atti interiori: portano all'illuminazione dell'individuo e a rivelazioni esoteriche sulla natura di Dio. - Atti esteriori: regolati dalla fiqh, disciplina del diritto, sforzo giuridico per tradurre la Legge rivelata: - principi del diritto. - norme positive e relativa metodologia di applicazione. - atti essenziali di culto: (5 pilastri: testimonianza per fede, preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio). - rapporti tra uomini nella societ. divisi in atti Obbligatori, Consigliati, Leciti, Sconsigliati e Illeciti. - la Shari'a non una legge naturale, ne esistono una legge o un diritto naturali: Dio non vincolato da niente e decide tutto. Il che non significa che non esista una logica, anzi. Ma la fonte di tutto rimane chiara. Anche del paradosso, anche dell'apparente ingiustizia: bisogna avere fede. Il Corano parla chiaro: volgi in alto la vista, vedi tu fenditure?, ma sualla questione ci sono dibattiti. - non lo Stato a creare la shari'a: la shari'a a mantenere lo stato. Il contrario della concezione europea. Non ha senso quindi parlare di utopia, di progresso: la Legge perfetta sin dall'origine, basta mantenerla bene. Se l'utopia c', restauratrice, non rivoluzionaria. Non c', come nel caso del cristianesimo occidentale, una caduta mitica da cui bisogna rialzarsi: la citt, la legge, sono doni di Dio carichi di positivit. - La legge non prevede, in s, un clero con autorit interpretativa: gli uomini, tutti, la applicano. Non esiste un clero centrale ne un intermediario superiore (almeno, per i sunniti). I giuristi hanno fatwe, opinioni, che possono essere contestate da altri. Rushdie condannato da Khomeini, ma assolto dal mufti del Cairo. Questo influisce naturalemnte sui concetti di ortodossia e eresia, che hanno uno spazio diverso da quello cristiano: i sunniti sono ortodossi solo in senso numerico e l'eresia pu a volte essere innovazione. Quella che malvista pi che altro la divisione, la guerra civile, la fitnah, o il tradimento e l'apostasia, nei confronti dei quali spesso la linea di demarcazione nettissima. - Il problema non il perch filosofico/cosmogonico, che per il musulmano gi dato dalla Legge. La Legge divina, fonda lo stato, che mantiene le leggi. Non c' bisogno dell'utopia, ne di diatribe sui diritti naturali: la legge gi pronta, donata da Dio all'uomo, positiva, insindacabile perch Dio perfetto. Il problema allora come tradurre e mantenere la Legge in senso giuridico-politico: - Speculazione giuridica delle scuole che, una volta raffinata, porta a una sucessiva disquisizione teologica, il kalam. - Rapporto tra Shari'a e Siyasah (ovvero la politica): la seconda si ispira alla prima, o deve esserne necessariamente specchio fedelissimo? - Fonti normative (usul): 1) Corano, 2) Sunnah (ovvero comportamento ed etica esteriore del Profeta e raccolta di atti e detti del profeta, hadith), 3) Ijma (ovvero consenso della Umma, la comunit musulmana, basato su un hadith del Profeta per cui la comunit non si metter mai d'accordo su un errore. Ergo se c' consenso su una cosa, siamo nel giusto. nella pratica si traduce nel consenso dei dotti delle scuole giuridiche), 4) Qiyas (ovvero ragionamento analogico, operato da un giureconsulto secondo il suo personale giudizio). - Questione della verit/falsit degli hadith: lo scopo evidentemente pratico: fungere da serbatoio giuridico aggiuntivo quando il Corano e altre parti della Sunnah tacciono. Ma esagerato affermare, come gli orientalisti europei, che siano tutti falsi. Anzi il la questione, vista la sua vitale importanza, viene affrontata di petto dai dotti musulmani che pubblicano raccolte di hadith giudicati veri in base a criteri di affidabilit dei trasmettitori (e non quindi in base al contenuto). I cinque pilastri. 1) shada, professione di fede: un atto interiore e il pi informale, recitato per formula davanti a due testimoni, ma anche il pi importante di tutti. E il fatto che sia un atto interiore a essere il pi importante abbastanza

esplicativo: puoi fare quello che vuoi, ma se non ci credi davvero inutile. 2) preghiera: ha delle modalit, orari e forme precise: singola, da fare da puro e in un luogo puro (da cui le scarpe fuori dalla moschea), cinque volte al giorno. Comunitaria, del venerdi, da fare assieme, guidati dall'imam, il quale non per una figura pi autoritaria, semplicemente un fratello bravo a recitare. Il muetzin invece colui che dal minareto richiama la preghiera singola, per ricordare di effettuarla in quell'orario. 3) l'elemosina rituale, o zakat: tassa calcolata sui possedimenti che serve a purificarli. E' annuale e proporzionale alle ricchezze. E' un elemosina, quindi il ricavato si usa per i poveri, gli orfani o l'affrancamento degli schiavi (sempre una cosa positiva in senso coranico). Oggi la gestione della zakat non sempre gestita dagli stati, i quali spesso lasciano che siano le moschee o le istituzioni locali a gestirla. 4) digiuno, nel mese del Ramadan, che per cambia di volta in volta secondo un calendario lunare (non solare). Il digiuno un momento importante a livello simbolico: un momento di autocontrollo, di sacrificio della carne, di necessaria resistenza mentale. (Infatti il musulmano irascibile in questo periodo: ma deve comportarsi bene. Altrimenti un fallimento.) Sono naturalmente esenti categorie particolari di persone: donne mestruate, bambini, viaggiatori. 5) pellegrinaggio, di due tipi. Quelle breve, Umra, si pu compiere in qualsiasi momento dell'anno. E' diretto sempre alla Mecca ma prevede molti meno rituali. L'Hag invece si pu fare solo una volta all'anno, in un determinato mese. E' lunghissimo, prevede molti rituali. Deve essere compiuto almeno una volta nella vita, ma non un obbligo tassativo anche in vista delle difficolt economiche. Il pellegrinaggio era gi presente in et preislamica: si pensava che la kabah rappresentasse la prima tenda di Abramo, la casa di Dio (almeno, per gli hanif: i musulmani riprenderrano dagli hanif questa concezione). E' un pellegrinaggio che lava via i peccati, e che crea coesione sociale nella ummah. Tutti i rituali che compongono l'Hag mimano la storia del profeta e della comunit. Hanno un valore spirituale per la purificazione quindi, sociale per la coesione e simbolico. Ci sono altri precetti religiosi che per non sono coranici: la circoncisione diffusa nel mondo musulmano, la fanno quasi tutti, ma non un principio puramente coranico. Il matrimonio un contratto consensuale tra l'uomo e la donna, in cui l'uomo deve presentare alla donna una dote che pu usare soltanto lei (non condivisa dalla famiglia). La donna pi tutelata nel corano rispetto all'arabia preislamica e al primo cristianesimo: pu avere delle propriet, ha diritto all'eredit. Il ripudio pu avvenire solo da parte del marito, ma la donna viene tutelata economicamente. Pu sposare solo un uomo musulmano. La poligamia nel Corano pi che altro un fatto di convenienza ereditato: molte guerre, molti campi, motli morti: c' bisogno di molti figli e una sola moglie fa fatica. Ma bisogna trattare le mogli con eguale rispetto. Il dhimmi un principio di protezione: sebbene l'"ospite" in dar al islam non possa aspirare a cariche politiche, soggetto a protezione militare ed ha alcuni diritti, tra cui l'esenzione dal servizio militare. Tuttavia pi tassato, sebbene nei suoi confronti non valga la zakat. Il Corano non poi cos esplicito riguardo a questo principio: vero che ci sono passi che sembrano affermare che per i pagani "o la spada o la conversione", mentre per le genti del Libro no, ma anche vero che in certi casi pare considerare la religione un fatto interiore: insomma si lascia un certo spazio di interpretazione, che render tra le altre cose possibile la convivenza in Asia con induisti e buddhisti. Addirittura i buddhisti sono stati inseriti tra le genti del libro. Il Corano. Il Corano un testo scritto che 'stampa' su carta le parole che Dio detta a Muhammad. Secondo l'interpretazione pi diffusa, il Corano eterno ed un attributo indivisibile (la sua parola) di Dio. E' composto da 114 sure divise in versi: ogni sura meccana o medinese, a seconda del luogo in cui viene rivelata. Si aprono tutte, salvo due eccezioni, con la formula 'Nel nome di Dio, clemente e misericordioso, che si pensa sia stata aggiunta dopo. Le sure non sono disposte in ordine cronologico e molte sure sono contradditorie tra loro, tant' che capire e situare il Corano un'arte complessa. Il Corano stesso considerato una vera opera d'arte dagli stessi musulmani: si dice sia stato scritto in arabo puro, molti studiosi pensano sia volutamente scritto per essere ricordato e recitato: ritmi, cadenze, musicalit. Anche la pesia preislamica era recitata e molte caratteristiche potrebbero venire da l. E' importante, proprio come nella poesia, l'arte della recitazione e in effetti ne esistono di varie, da quelle pi veloci a quelle pi lente. Il Corano v letto come uno spettacolo, non a bassa voce. E' molto evocativo, il linguaggio ricco e forbito, cose che contribuiscono a crere un'atmosfera di sacralit e comunione, che si deve a quella che in effetti la parola di Dio. Muhammad, come gi detto, non scrisse le sure direttamente: durante la sua predicazione, gli astanti scrivevano le

sue parole su oggetti di fortuna. Dopo la sua morte c' quindi la necessit di fare un p d'ordine tra i molteplici scritti, quindi vengono raccolti per essere messi per iscritto e riordinati dallo scriba del profeta. Per molti, gi a questo punto si storce il naso: chiara l'interferenza con la parola di Dio. Una volta riordinati, gli scritti vengono consegnati al califfo Abu Bakr, ma l'opera di stesura del Corano 'ufficiale' fu completata sotto Uthman, che invi la versione definitiva in tutte le citt dell'impero a sostituire presunti falsi che nel frattempo erano circolati. Le sure meccane si concentrano sugli aspetti pi dogmatici: monoteismo, preghiera, carit verso i poveri e gli orfani contro alle tendenze speculative dei vari clan, mano a mano sempre pi battaglieri. Le sure medinesi invece si concetrano pi sull'ortoprassi e sulle questioni sociali: interdizioni alimentari, divorzio, matrimonio, eredit. L'idea che si concretizza che nella ummah si tutti uguali di fronte a Dio. Ci sono comunque differenze sociali che vengono accettate. Il Corano ha delle influenze e si possono individuare delle fonti, in particolare in ambiente ebraico. Lo stesso Islam riconosce la validit dei profeti delle religioni del Libro, ma Muhammad il portatore del messaggio pi perfezionato. Essendo il Corano scritto in arabo, quest'ultimo idioma viene considerato come la lingua di Dio, e quindi tradurre il Corano pare una blasfemia. Nonostante ci, nel 1500 si vedono le prime traduzioni in latino d'Europa, nel Veneziano. Il Corano diffuso, amato: molti musulmani ne ricordano a memoria certe frasi ed un testo che comunque entra nella loro quotidianet.