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MICROECONOMIA Approccio disaggregato studio dei singoli soggetti economici: consumatore, lavoratore,

risparmiatore, investitore, impresa, singola amm.ne pubblica


MACROECONOMIA Approccio aggregato studio dei soggetti collettivi: centri di consumo, centri di
produzione, sistema finanziario, pubblica amm.ne, settore estero.
BILANCIO Documento contabile composto da 2 tabelle: Stato patrimoniale (riferito ad un istante) e
Conto economico (riferito ad arco di tempo).
STATO PATRIMOIALE Due colonne: Attività patr. [att. reali + att. finanz (moneta + titoli)] e Passività. È sempre
in pareggio. L’utile di esercizio è posto tra le passività per bilanciare il tutto.
CONTO ECONOMICO Due colonne: Entrate e Uscite. Anche qui stesso discorso per utile di esercizio.
GRANDEZZE DI STOCK Si riferiscono alla consistenza in un istante (vedi Stato patrimoniale). Ricchezza,
patrimonio, capitale, scorte
GRANDEZZE DI FLUSSO Si riferiscono alla variazione in un arco di tempo (vedi Conto economico). Stipendio,
spesa, domanda, offerta.
STOCK FINALE Si ottiene da una grandezza di stock iniziale e tenuto conto del flusso intervenuto in un
arco di tempo.
GRANDEZZE ENDOGENE Le prime sono organiche e quindi contenuto nel modello a riferimento, le seconde sono
ESOGENE esterne.
GRAND.NOMINALE Riferiti ad un determinato anno.
GRAND. REALE Riferita all’effettivo valore.
DEFLAZIONE Grand. reale ricavata dividendo la grand. nominale per il livello gen. dei prezzi
LIV. GEN PREZZI Media delle variazioni di prezzi di un insieme di beni compreso in un paniere
rappresentativo della totalità dei beni e servizi disponibili.
INFLAZIONE Indica un aumento generale dei prezzi
TASSO INFLAZ. Misura il ritmo di crescita dei prezzi tra due tempi diversi P = (P2-P1)/P1 x 100
PREZZO RELATIVO Il rapporto tra due prezzi assoluti. Esprime la ragione di scambio tra due beni.
MERCATO Luogo non necessariamente fisico dove si scambiano beni a seguito di un meccanismo di
domanda e offerta. Tipi di mercato: Pronti (contrattazione e scambio sono contestuali), a
Termine (oggi si fissa il prezzo e in data successiva si da esecuzione ai contratti,
Contingenti ( si acquista alla scadenza un bene a quel prezzo solo se si verifica un
determinato evento.
In MACROECONOMIA: dei beni e dei servizi (fam. e imprese), dei capitali
(risparmiatori offrono, imprese domandano), del lavoro (lavoratori offrono, imprese
domandano), della moneta (banche offrono, imprese e fam. domandano), dei titoli
(offrono coloro che hanno bisogno di moneta, domanda chi investe), delle valute,
(scambio di monete estere con la nazionale)
ECON.DI MERCATO le principali decisioni sulla produzione e sul consumo vengono prese dai mercati sui
quali gli individui o le imprese accettano di scambiare input e output, di solito tramite
pagamenti in denaro.
ECONO. PIANIFICATA lo Stato prende tutte le decisioni economiche, relative alla produzione e alla
distribuzione; e coloro che si trovano al vertice della gerarchia impartiscono le direttive
economiche ai soggetti situati più in basso.
FALLIMENTI MERCATO Concorrenza imperfetta. Esternalità. Imperfezioni nella diffusione di informazioni.
APPROCCIO LIBERISTA Il sistema economico da solo garantisce in automatico la compatibilità delle decisioni
prese dai singoli individui (mano invisibile). L’intervento statale deve essere minimo in
quanto fonte di possibili interferenze. È l’offerta che determina la domanda, “offerta che
è sempre al massimo potenziale grazie alla flessibilità del salario e tasso di interesse
reale che garantiscono il primo l’uguaglianza tra domanda e offerta di lavoro e il
secondo quella tra offerta e domanda di capitali”. (legge degli sbocchi di Say)
APPROC. KEYNESIANO Senza l’intervento dei poteri pubblici, il sistema non raggiunge l’equilibrio. È la
domanda che determina l’offerta. Il livello dell’occupazione è condizionato dalla spesa,
con la possibilità che si produca disoccupazione involontaria, dovuta a carenza di
domanda aggregata.
BENE NORMALE = bene il cui consumo aumenta all’aumentare del reddito
BENE INFERIORE = bene il cui consumo diminuisce all’aumentare del reddito
DEFINIZIONE DI BENE ⇒ Un bene è sostitutivo ad un altro, quando l’aumento del prezzo del secondo fa
SOSTITUTIVO, aumentare le vendite del primo
COMPLEMENTARE E ⇒ Un bene è complementare ad un altro quando il suo prezzo è legato al prezzo
dell’altro.
INDIPENDENTE ⇒ Nel mezzo si situano i beni indipendenti, come i libri di testo.

AMMORTAMENTO si riferisce al costo dei beni capitali. L'ammortamento si calcola in quote annue per la
durata contabile dell'attività, che di solito è connessa alla sua effettiva durata economica.
DOMANDA (D) La domanda individuale è la quantità di un bene o servizio che un soggetto è disposto ad
acquistare ad un determinato prezzo (le imprese domandano lavoro, i consumatori/
lavoratori domandano beni). D= f (1/P) QD= 100-5p La forma della funzione di
domanda è determinata dai fattori ambientali e dal sistema delle preferenze del
consumatore: Il prezzo del bene, Il prezzo degli altri beni, Il reddito e/o la ricchezza, I
fattori ambientali, Le preferenze
ESTERANLITÀ Comportamenti individuali che producono effetti rilevanti( - e +) su altri soggetti.
OFFERTA (S) L’offerta individuale è la quantità di un bene o servizio che un soggetto è disposto a
cedere dietro un corrispettivo (ad es. le imprese offrono beni o servizi, i lavoratori i
servizi lavorativi); S= f (P) QS= -10 + 2p Le principali determinanti della quantità
offerta sono: Il prezzo del bene, Il prezzo dei fattori produttivi (K e L), Gli obiettivi delle
imprese.
EQU. DI MERCATO È dato dal prezzo e dalla quantità in corrispondenza dei quali le forze dell'offerta e della
domanda si bilanciano
EQUILIBRIO E’ l’equilibrio della domanda e dell’offerta in un mercato o in un sistema economico
CONCORRENZIALE caratterizzati da concorrenza perfetta. Poiché i venditori e gli acquirenti perfettamente
concorrenziali non sono in grado di influenzare il mercato, il prezzo si sposterà fino al
punto in cui eguaglia il costo marginale e l’utilità marginale.

CONCOR. PERFETTA beni e servizi sono omogenei; hanno un prezzo dato determinato dal mercato (price
taker); vengono scambiati sul mercato; le imprese sono piccole tali da non poter
influenzare il prezzo sul mercato; l’ingresso sul mercato è completamente libero.
Domanda perfettamente elastica.
CONCOR. IMPERFETTA Non rispetta le regole della perfetta. Domanda con elasticità limitata. - MONOPOLIO (una
sola impresa) , OLIGOPOLIO (poche imprese), CONCORRENZA MONOPOLISTICA (Prodotto
differenziato).
MONOPOLIO Esiste un solo produttore che offre un bene.
OLIGOPOLIO Pochi produttori con forti legami di interdipendenza.
CONCORRENZA Tanti produttori ma ciascuno ha la propria clientela rispetto alla quale tende a
MONOPOLISTICA comportarsi come monopolista.
INTERVENTO PUBBLICO Azioni intraprese dallo Stato, a seguito del fallimento del mercato: fiscali e monetari
PRODUZIONE Attività di trasformazione di input in output.
FATT.RI DI PRODUZIONE Termine equivalente al concetto di input. In genere si considerano Lavoro e Capitale
ISOCOSTI DELLA PRODUZIONE Indica le diverse combinazioni acquistabili di due fattori produttivi dati i loro prezzi e
una certa somma disponibile da investire nel loro acquisto.
ISOQUANTI DELLA E’ il luogo geometrico di tutte le combinazioni tecnicamente possibili dalle quali si può
PRODUZIONE ricavare la stessa quantità di prodotto.

CIRCUITO REDDITO – SPESA Flusso reale: Famiglie – Mercato dei fattori – Imprese – Mercato dei prodotti – Famiglie.
Flusso monetario: Famiglie – Mercato dei prodotti – Imprese – Mercato dei fattori –
Famiglie.
CIRCUITO REDDITO – SPESA Al flusso precedente si inserisce il sistema finanziario che investe i risparmi delle
CON FINANZ. famiglie a beneficio delle imprese.
SPESA PUBBLICA È effettuata dallo Stato per produrre servizi pubblici. È di due tipi: corrente(stipendi
dipendenti), in conto capitale (edifici pubblici e attrezzature connesse).
TRASFERIMENTI Pensioni, sussidi vari a favore delle famiglie, sussidi alle imprese.
PRELIEVO FISCALE Tasse, imposte dirette e indirette
CIRCUITO REDDITO – SPESA Ai primi due si aggiunge lo Stato con Detrazione: prelievo fiscale alle famiglie (le
CON FINANZ E SETTORE imprese hanno la possibilità di trasferirlo su altri) che sottrae reddito alla spesa o al
PUBBLICO risparmio e Aggiunta: spesa pubblica che si aggiunge a quella di consumo e di
investimento. I trasferimenti non compaiono perché redistribuzione del reddito.
IMPORTAZIONI si indica il flusso di beni e servizi prodotti nel resto del mondo che entrano nel paese
considerato.
ESPORTAZIONI si indica il flusso di beni e servizi prodotti nel paese considerato che sono venduti al
resto del mondo.
GRADO DI APERTURA AL generalmente misurato dal rapporto fra importazioni e PIL
COMMERCIO
INTERNAZIONALE,
CIRCUITO…..E ESTERO Aggiungiamo Importazioni ed Esportazioni. La prima voce comporta fuoriuscita di
reddito quindi detrazione, la seconda è un aggiunta di spesa estera alla composta da
Consumi, investimenti, spesa pubblica.
DISPERSIONI DAL REDDITO Risparmio (S); Prelievo fiscale (T); Importazioni (M)
AGGIUNTE AL REDDITO Investimenti (I); Spesa pubblica (G); Esportazioni (X)
REDDITO (Y) = Consumi (C) + Investimenti (I) + Spesa pubblica (G) + Export (X) – Import (M)
DISPERSIONI = AGGIUNTE Risparmio (S) + Prelievo fiscale (T) + Importazioni (M) = Investimenti (I) + Spesa
pubblica (G) + Esportazioni (X)
CIRCUITO Spesa totale (E) e reddito (Y) affinché il circuito si chiuda devono essere uguali, quindi:
E=Y
Y= C + I + G + X - M , ma
I + G + X = S +T + M quindi
Y = C + S + T + M – M = C + S + T da cui
Y – T = C + S (reddito – prelievo fiscale = consumo + risparmio )
Ancora: E =Y per cui
C + I + G + X – M = C + S + T da cui
S + T + M = I + G + X (dispersioni = aggiunte)
VALORE AGGIUNTO Si ottiene per differenza, togliendo ai ricavi quanto acquistato come materia prima o
(METODO) semilavorato da altre imprese. Serve al calcolo della produzione. (Somma ricavi –
Acquisti)
METODO DEI BENI FINALI Distingue i beni e i servizi finali da quelli intermedi serve al calcolo della produzione.
(ricavi – vendite ad altre aziende)
REDDITO ECONOMIA = Y =Somma di tutti i redditi: da lavoro, da capitale e distribuiti.
= SPESA ECONOMIA E = Somma di tutti gli acquisti di beni e servizi finali da parte di diversi soggetti.
SPESA TOTALE = Produzione (valore aggiunto) = reddito
VALORE AGG. NETTO = valore aggiunto lordo – Ammortamenti
PIL (PRODOTTO INTERNO È il valore a prezzi correnti dell’insieme di beni e servizi finali prodotti in un anno nel
LORDO) territorio di una nazione e ne misura la ricchezza nell’arco temporale di un anno.
PIN (PRODOTTO INTERNO = PIL – ammortamenti ( del costo di attrezzature per produrre)
NETTO)
PNL (PRODOTTO NAZIONALE È il valore a prezzi correnti dell’insieme di beni e servizi finali prodotti in un anno dai
LORDO) fattori produttivi italiani, indipendentemente dal fatto che essi si trovino in Italia o
all’estero (è quindi il valore della produzione degli italiani).
PNN (PRODOTTO NAZZIONALE È il PNL al netto degli ammortamenti.
NETTO)
PNL POTENZIALE Il massimo livello sostenibile di PNL per un dato stato di tecnologia e ammontare della
popolazione; è detto talvolta “produzione ad alta occupazione”. Oggi è considerato
generalmente equivalente al livello di produzione corrispondente al tasso naturale di
disoccupazione
PNL REALE PNL nominale corretto per l’inflazione. E’ uguale al PNL nominale ridotto di una
quantità esattamente sufficiente a compensare gli aumenti dei prezzi a partire dall’anno
base. Perciò un aumento del PNL reale indica un aumento del volume finanziario della
produzione per quel periodo ed esclude l’aumento dei prezzi.

PRODUZIONE/REDDITO Ai prezzi di mercato, considera le imposte indirette comprese nel prezzo (Iva) e i
contributi alla produzione che lo Stato eroga alle imprese.
Al costo dei fattori esclude le une e le altre.
DOMANDA AGGREGATA è determinata dalla spesa totale che, in un sistema economico, viene compiuta da
famiglie, imprese e settore pubblico e rappresenta la produzione reale totale che viene
acquistata in corrispondenza di ogni livello dei prezzi.
OFFERTA AGGREGATA L’offerta aggregata descrive quanto PNL reale viene prodotto dalle imprese dati i prezzi,
i costi e le condizioni di mercato.
OTTICA CONTABILE (EX Le grandezze sono oramai realizzate. Produzione, reddito e spesa devono coincidere.
POST)
OTTICA ECONOMICA (EX Le grandezze sono intenzionali. L’uguaglianza è realizzata tramite adattamenti.
ANTE)
BILANCIA DEI PAGAMENTI = Registra le transazioni che avvengono, in un determinato periodo, tra residenti in un
BILANCIA PARTITE CORRENTI paese e non residenti. Le transazioni che implicano un pagamento da parte di soggetti
+ BILANCIA MOVIMENTI DI che risiedono all’estero vengono registrate come crediti (+). Le transazioni che
CAPITALE = VARIAZIONE implicano pagamenti a favore di soggetti che risiedono all’estero vengono registrate
RISERVE UFF.LI VALUTA come debiti (-).I saldi sono dati dalla differenza tra crediti e debiti. Si fonda sul principio
ESTERA contabile della partita doppia: ogni transazione dà origine a due registrazioni di uguale
importo ma di segno opposto. La voce che consente la compensazione è: Variazione
delle riserve ufficiali di valuta estera.
si articola nelle seguenti sezioni:
- CONTO CORRENTE: transazioni tra residenti e non residenti che riguardano voci
diverse da quelle finanziarie. Si divide in (Bilancia commerciale o bilancia delle partite
visibili e Bilancia delle partite invisibili).
- CONTO CAPITALE include le attività intangibili (come i brevetti e le licenze) e i
trasferimenti unilaterali in conto capitale, quali trasferimenti di proprietà di beni capitali
o di fondi collegati all’acquisto o alla dismissione di beni capitali; si distinguono tra
trasferimenti pubblici e privati.
- CONTO FINANZIARIO comprende gli investimenti diretti, gli investimenti di
portafoglio, gli altri investimenti, i derivati e le riserve ufficiali.
Flussi di capitale a breve e a lungo termine.
. Capitale a breve termine: moneta detenuta sotto forma di attività finanziarie con
alta liquidità come conti correnti bancari o titoli del Tesoro a breve termine;
. Capitale a lungo termine: fondi che entrano o che escono dal paese per essere
investiti in attività finanziarie caratterizzate da una liquidità più bassa, come titoli
a lunga scadenza.
Si suddivide in:
- Investimenti diretti: si riferiscono a variazioni della proprietà di imprese
nazionali da parte di non residenti e della proprietà di imprese estere da parte
di residenti;
- Investimenti di portafoglio: investimenti in titoli o in una partecipazione
azionaria di minoranza.

DISAVANZO DI CONTO si ha quando si registra un’eccedenza delle importazioni sulle esportazioni.


CORRENTE
BILANCIO Dal punto di vista economico non si è interessati alla regolazione dei pagamenti, per cui:
BILANCIA PAGAMENTI = PARTITE CORRENTI + MOVIMENTI DI CAPITALE.
Se Import > Export; Capitali in uscita > capitali in entrata: il saldo è negativo
MERCATO VALUTARIO Luogo in cui la moneta di un paese viene scambiata con quella di un altro paese
TRANSAZIONE DI CAAMBIO scambio di una valuta con un’altra.
TASSO DI CAMBIO l’ammontare di valuta estera che può ottenersi in cambio di una unità di valuta
nazionale.
CERTO PER INCERTO quantità di valuta estera necessaria per acquistare una unità di valuta nazionale. (ad
esempio 1 € = 1,55 Dollari).

INCERTO PER CERTO quantità di valuta nazionale per acquistare una unità di valuta estera (ad esempio 1 $ =
2000 £)
DEPREZZAMENTO Comporta un aumento del tasso di cambio, più £ per 1 $
INCERTO PER CERTO
APPREZZAMENTO INCERTO Comporta una diminuzione del tasso di cambio, meno £ per 1$
PER CERTO
DEPREZZAMENTO CERTO PER Comporta una diminuzione del tasso di cambio.
INCERTO - Sono necessari meno dollari per 1 Euro;
- Le merci europee diventano relativamente meno costose;
- Aumentano le esportazioni di beni europei;
- Aumenta la domanda di Euro
APPREZZAMENTO CERTO PER Comporta un aumento del tasso di cambio.
INCERTO - Sono necessari più dollari per 1 Euro;
- Le esportazioni diminuiscono perché relativamente più costose;
- Diminuisce la domanda di Euro.
CAMBI FLESSIBILI Non esistono vincoli di parità né interventi di banche centrali, il tasso dipende dal solo
mercato. Maggiore flessibilità ai poteri pubblici nel perseguire obiettivi interni ma
maggiore incertezza per chi opera sui mercati.
CAMBI FISSI Vi è una parità centrale e una banda entro la quale il tasso può oscillare. Assicurano
maggiore certezza, ma obbligano l’Autorità monetaria a rispettare la parità con interventi
sulle riserve ufficiali sacrificando obiettivi interni come la disoccupazione
INTERVENTI AUTORITÀ a) stabilendo un tasso di cambio fisso con una moneta più forte (ad es. in passato molti
MONETARIE paesi – sistema cosiddetto di Bretton Woods - avevano un tasso di cambio fisso con il
dollaro);
b) immettendo (o ritirando) moneta per contrastare un eccesso di domanda di moneta (o
viceversa);
c) diminuendo (o aumentando) i tassi di interesse al fine di creare una svalutazione
competitiva. Una diminuzione dei tassi di interesse favorisce un deflusso netto di
capitali, perché i titoli interni diventano meno convenienti. Ciò aumenta le aspettative di
svalutazione del tasso di cambio, favorendo un ulteriore riduzione della domanda
speculativa di moneta nazionale e aumentando in tal modo le probabilità di svalutazione
del cambio.
TASSO DI CAMBIO REALE Indica il grado di competitività ed è uguale a:
PE . e I x C oppure P. e CxI dove PE = Prezzo estero, e CxI = Tasso nominale
P PE
UTILITÀ indica soddisfacimento: si riferisce alla misura in cui determinati beni o servizi vengono
preferiti dai consumatori.
UTILITÀ MARGINALE L’incremento dell’utilità per il consumatore.
LEGGE DELL’UTILITÀ all'aumentare del consumo di un bene l'utilità marginale di quel bene tende a diminuire.
MARGINALE DECRESC.
OTTIMO PARETIANO quando non è possibile alcuna riorganizzazione della produzione che migliori le
(EFFICIENZA ALLOCATIVA) condizioni di tutti.
BENESSERE DEL Dipende dalle sue preferenze, espresse da una funzione di utilità (benessere) e dal
CONSUMATORE vincolo di bilancio, che limita le sue possibilità. Se consideriamo due beni A e B
possiamo scrivere che l’Utilità: U= f(QA, QB).
CURVA DI INDIFFERENZA Curva decrescente tracciata su un diagramma i cui due assi misurano quantità di beni
consumati. Tutti i punti di tale curva (indicanti combinazioni dei due beni) forniscono
esattamente lo stesso livello di soddisfazione per quel consumatore. Le curve, sono linee
decrescenti se i beni sono perfetti sostituti, linee ad angolo retto con forma ad L se i beni
sono complementari.
SAGGIO MARGINALE DI Non è altro che la pendenza della curva ed indica a quante unità del bene B è disposto a
SOSTITUZIONE rinunciare il consumatore in base alle proprie preferenze, per avere un aumento
infinitesimale del bene A.

VINCOLO DI BILANCIO Si ipotizzi innanzitutto che il consumatore decida di consumare tutto il reddito a sua
disposizione, senza risparmiarlo. Si ipotizzi inoltre che il consumatore non possa
indebitarsi e disponga solo del reddito al netto delle imposte, incrementato dei
trasferimenti da parte dello Stato
Reddito disponibile = reddito lordo – imposte + trasferimenti
Rispettate le due condizioni precedenti, il vincolo di bilancio esprime l’uguaglianza tra
spesa per i consumi e reddito disponibile (il consumatore spende nell’acquisto di beni
tutto il suo reddito disponibile) Il vincolo di bilancio si rappresenta graficamente come
una retta di scambio la cui pendenza assoluta è uguale al rapporto fra il prezzo di un
bene A e il prezzo di un bene B. Punti a destra della linea individuano panieri
inaccessibili dato il suo reddito, punti a sinistra della linea indicano panieri inefficienti
perché spende meno. Soluzioni valide: tutti i punti sulla linea.
FUNZIONE DEL CONSUMO Una curva che rappresenta la relazione tra il consumo totale e il livello di reddito. La
misura di reddito usata potrebbe essere il reddito disponibile o, nel caso della funzione
del consumo nazionale, il PNL. Anche il patrimonio totale o altre variabili possono
frequentemente influenzare il consumo.
PROPENSIONE MARGINALE AL Rappresenta il tasso di crescita del consumo rispetto alla crescita del reddito, La PMC è
CONSUMO E RISPARMIO un valore compreso tra 0 e 1, che ci dice quanta parte di 1 euro di reddito disponibile è
destinata al consumo. Per es. una PMC di 0.30 significa che per ogni 100 euro di reddito,
30 euro sono consumati in spese per beni di consumo e 70 euro sono risparmiati.
Naturalmente la PMR è l’esatto opposto di PMC: PMC = - PMR
RENDITA DEL CONSUMATORE Dato che paghiamo per ogni unità di bene ciò che vale l’ultima unità (data la legge
dell’utilità marginale), ogni dose “precedente” avrà un valore maggiore del suo prezzo.
Tale differenza di valore è la rendita del consumatore.
BENESSERE DEL LAVORATORE Il benessere è influenzato positivamente dalla quantità del bene Q che acquista e
negativamente dall’offerta di lavoro. La curva di indifferenza si presenta crescente. U = f
(Q, L). Il vincolo stavolta non è dato ma dipende dal salario unitario “w” e dal tempo di
lavoro.
BENESSERE DEL È funzione dei consumi odierni e futuri U = f (C0, C1). La curva in quanto funzione di
RISPARMIATORE due beni è simile a quella del consumatore. La pendenza misura il rapporto tra l’utilità
marginale dei consumi alle due date.
CAPITALIZZAZIONE Cifra dell’anno prossimo equivalente al capitale di oggi.
Montante = Capitale + Interessi = Capitale + (Capitale x i) = Capitale (1+i)
ATTUALIZZAZIONE Cifra odierna equivalente ad una data cifra fra un anno.
Valore attuale = Somma futura/(1+i)
BENESSERE Il vincolo che deve rispettare presenta due caratteristiche: la relazione crescente tra
DELL’INVESTITORE rendimento e rischio e la limitazione che la sua ricchezza impone alla domanda. Il
grafico è crescente simile a quello del “lavoratore”, indica che il soggetto è disposto a
correre rischi maggiori solo a patto che cresca il rendimento sull’asse verticale saranno
riportati i valori di rendimento attesi, su quello orizzontale il livello di rischio del
portafoglio. La linea di vincolo anch’essa crescente indica che il rischio e zero solo se il
rendimento è nullo mentre è massimo se il portafoglio contiene solo titoli ad alto
rendimento
EQUILIBRIO INDIVIDUALE La scelta è ottimale quando il Saggio marginale di sostituzione (SMS) che riflette le
preferenze e quindi soggettivo è uguale al Saggio marginale di trasformazione (SMT)
che riflette l’obiettività cioè prezzi reddito ecc.

ELASTICITÀ DELLA DOMANDA Talvolta definita semplicemente elasticità rispetto al prezzo misura la variazione della
quantità domandata di un bene al variare del prezzo. Ricordiamo che quantità e prezzo si
muovono in direzioni opposte. Quando l'elasticità rispetto al prezzo di un bene è elevata,
si dice che la domanda di quel bene è "elastica", cioè che la quantità domandata del bene
risponde sensibilmente alle variazioni di prezzo. Quando l'elasticità rispetto al prezzo di
un bene è scarsa, la domanda è "anelastica", per cui la quantità domandata non subisce
modifiche di rilievo in seguito alle variazioni di prezzo. Per i beni di prima necessità la
domanda tende ad essere anelastica; al contrario, i beni di lusso, possono facilmente
essere sostituiti se i loro prezzi aumentano. L'elasticità rispetto al prezzo dei singoli beni
dipende da fattori economici, e tende ad essere più elevata per il beni di lusso, quando
sono disponibili beni sostitutivi e quando i consumatori hanno più tempo per adattare il
loro comportamento alla nuova situazione.

ELASTICITÀ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO

ED = ∆% della quantità domandata


∆ % del prezzo

ED elastica se a ∆ % del prezzo =1  ∆% della quantità domandata >1


ED anelastica se a ∆ % del prezzo =1  ∆% della quantità domandata <1

Si avrà una variazione elastica rispetto al prezzo quando una variazione dello stesso del
1% genera una variazione della quantità domandata superiore all'1%.
Si avrà una variazione anelastica rispetto al prezzo quando una sua variazione del 1%
produce una variazione della quantità domandata inferiore all'1%.
L’elasticità di domanda è unitaria quando le due variazioni sono sempre uguali.

Sapendo che il ricavo totale è uguale al prezzo per la quantità (P x Q). Conoscendo
l'elasticità della domanda rispetto al prezzo, si può calcolare quali saranno gli effetti di
una variazione del prezzo sulla ricavo totale:
• se la domanda è anelastica rispetto al prezzo, una diminuzione del prezzo riduce il
ricavo totale;
• se la domanda è elastica rispetto al prezzo, in una diminuzione del prezzo aumenta il
ricavo totale;
• nel caso limite della domanda ad elasticità unitaria, una diminuzione del prezzo non
modifica il ricavo totale.
L'aumento o la diminuzione dei prezzi non comportano unicamente variazione dei
consumi. Anche le decisioni di offerta delle imprese sono più meno sensibili alle
variazioni di prezzo.
ELASTICITÀ DELL’OFFERTA misura la reattività (o sensibilità) percentuale della produzione offerta dai produttori
quando il prezzo di mercato viene aumentato di una data percentuale
SCELTE DELL’IMPRESA - Gestione tipica: costi e ricavi connessi alla produzione del bene o servizio
- Gestione finanziaria: guadagni delle attività di partecipazioni finanziarie, crediti.
- Gestione straordinaria: dismissioni attività con relativa entrata straordinaria.
- Gestione fiscale: regolamentare i conti col Fisco.
IMPRESA è una organizzazione che possiede, acquisisce, combina e organizza delle risorse per
produrre beni e servizi venduti per realizzare profitto.
FUNZIONE DI PRODUZIONE indica la quantità massima di output Q che una impresa può produrre per ogni specifica
combinazione di fattori produttivi. Assumendo semplicemente che vi siano solo due
input, lavoro L e capitale K, possiamo indicare una funzione di produzione come:
Q = F(K,L) dove Q è la produzione e K ed L sono due input (capitale e lavoro) ed indica
la relazione tra gli input che entrano nel processo produttivo e il relativo output.
OTTICA DI PRODUZIONE - breve periodo: l’impresa ha già costituito l’apparato produttivo che pertanto utilizza.
- lungo periodo: ha la possibilità di variare la capacità produttiva acquisendo nuovi
capitali.
- lunghissimo periodo: tutto può variare, dalla tecnologia utilizzata, al prodotto, alla
qualità del lavoro.
COSTI DI PRODUZIONE - di breve periodo: acquisto materie prime, ausiliarie, pagamento salari, ammortamenti.
- di lungo periodo: acquisto di nuovi impianti, definizione della combinazione ottimale
di lavoro e capitale.
- di lunghissimo periodo: acquisire frutti del progresso tecnico, investire i R/S
Q = PRODOTTO TOTALE È quanto si produce con un tot di lavoro. Il grafico è crescente a tassi crescenti, dopo il
flesso diventa crescente a tassi decrescenti fino a raggiungere il valore max.
PRODOTTO MARGINALE È quanto varia la produzione se si impiega una unità in più di lavoro ∆Q/∆L. il grafico è
crescente è raggiunge il valore max in corrispondenza del primo flesso del grafico
prodotto totale, poi diventa decrescente è raggiunge lo zero in corrispondenza di valore
max di prodotto totale.
PRODOTTO MEDIO È quanto produce in media ogni lavoratore è uguale a Q/L (L = lavoro). Il grafico ha un
andamento simile, ma meno accentuato dovuto alla media, a quello marginale.
RENDIMENTO DEL LAV ∆Q/∆L con ∆L = 1
COEFFICIENTE TECNICO DI Definisce quante unità di un determinato input devo utilizzare per ottenere una unità di
PRODUZIONE prodotto. Dividendo gli input per l’output avrò il coefficiente tecnico di produzione
relativo ad input. Possono essere
- fissi ( per realizzare un bene devo impiegare dosi ben precise di due fattori), Il grafico:
verticale K, orizzontale L, linee rettangolari ad “L”, SMS contemporaneamente 0 e ∞
nell’angolo della “L”
- flessibili.
I flessibili si dividono in:
- totalmente, impiego solo lavoro o solo capitale (automazione). Il grafico, linee che
intercettano i due assi, SMS = k e al limite =1
- parzialmente, vi è una sostituibilità tra i due fattori. Il grafico, curve decrescenti. SMS
= ∞ nella zona verticale della curva e = 0 nella zona orizzontale della curva.
ISOQUANTO DI PRODUZIONE Iso dal greco uguale. Tutti i punti della curva sono il luogo geometrico di tutte le
combinazioni tecnicamente possibili dalle quali si può ricavare la stessa quantità di
prodotto. La pendenza indica il SMS, cioè quante unità del capitale l’impresa è disposta
a ridurre in cambio di un aumento infinitesimo del lavoro.
ISOCOSTI DELLA PRODUZIONE Indica le diverse combinazioni acquistabili di due fattori produttivi dati i loro prezzi e
una certa somma disponibile da investire nel loro acquisto.
COEFFICIENTE RIFERITO AL Q = output; L = input
LAVORO L/Q possiamo scrivere lo stesso come 1/Q/L, ma Q/L è il prodotto medio del lavoro,
quindi il coefficiente riferito al lavoro è l’inverso della produttività media del lavoro.
COEFFICIENTE RIFERITO AL Stesso discorso, troveremo K/Q  1/Q/K è l’inverso della produttività media del
CAPITALE capitale
ACCELLERATORE Il principio di accelerazione è una teoria delle determinanti dell’investimento. Esso
stabilisce che il capitale necessario alla società, sia esso costituito da scorte o
attrezzature, dipende principalmente dal livello di produzione: le aggiunte al capitale, gli
investimenti netti, avverranno soltanto quando la produzione sta crescendo.
RENDIMENTI DI SCALA Sono i diversi livelli di rendimento delle varie isoquanto di produzione con input che
sono variati. Rendimenti di scala crescenti: L e K aumentano meno di Q; favorite le
imprese che producono su larga scala.Rendimenti di scala decrescenti: L e K
aumentano più di Q: favorite le aziende che producono su scala piccola perché in questo
caso la crescita comporterebbe minore efficienza. L’ipotesi dei teorici neoclassici è che
una stessa impresa incontri dapprima rendimenti di scala crescenti e una volta superata
la dimensione ottima dell’impianto diventano decrescenti e per un intervallo limitato di
produzione siano costanti
TEORIA DEI VANTAGGI Secondo tale principio, un paese (o una persona) può aumentare il proprio tenore di vita
COMPARATI e il proprio reddito reale specializzandosi nella produzione di quei beni in cui ha la
massima produttività.

FRONTIERA POSSIBILITÀ - Relativa al sistema economico, indica le quantità massime di produzione ottenibili da
PRODUTTIVE tale sistema, date la conoscenza tecnologica e la quantità di input di cui dispone.
- Relativa ad una azienda multiprodotto indica la possibilità di trasformazione tra
prodotti. In questo caso si suppone data la disponibilità di tutti e due i fattori, che
possono essere usati in alternativa per produrre l’uno o l’altro bene. È chiaro che se si
produce di più di un bene, l’altro deve essere ridotto.
La funzione: T = f (QA, QB)  QB = f (QA). La curva QB QA (1/4 di circonferenza)
discrimina le situazioni
- efficienti: (pareto – ottimali), non vi è possibilità di incremento di produzione dell’uno
a parità dell’altro, sono tutti i punti formanti la curva
- inefficienti: area delimitata dalla curva, è possibile aumentare la produzione dell’uno a
parità dell’altro, ma non stiamo ottimizzando la produzione.
- impossibili: tutti i punti a destra della curva, individuano combinazioni di input che
richiedono una maggiore dotazione tecnologica o di fattori produttivi.
LEGGE DEI COSTI RELATIVI Si parla di…quando, per ottenere uguali quantità supplementari di un bene, la società
CRESCENTI deve sacrificare quantità via via crescenti dell’altro bene. La concavità rivolta verso il
basso della frontiera delle possibilità di produzione raffigura la legge dei costi relativi
crescenti.
FUNZIONE DEI COSTI Costi di produzione sono quelli che affronta l’impresa per acquistare fattori di
produzione
Breve periodo: Fattori fissi (capitale) e Fattori variabili  Costi totali = Costi fissi +
Costi variabili
Lungo periodo: Fattori tutti variabili  Costi totali = solo Costi Variabili.
COSTO TOTALE CT = CF + CV rappresenta la spesa minima totale necessaria per produrre ciascun
livello di output “Q” e aumenta all'aumentare di “Q”.
IL COSTO FISSO CF, è indipendente dalla quantità del bene prodotta; chiamati "costi generali" o "costi
non recuperabili", sono costituiti da elementi quali canoni di affitto di una fabbrica o di
un ufficio, i pagamenti contrattuali per le attrezzature, i pagamenti degli interessi sui
debiti. Tali costi devono essere sostenuti anche se l'impresa non produce alcun output e
non variano al variare della quantità di output prodotta.
IL COSTO VARIABILE varia con il variare della quantità da produrre. includono i materiali necessari per la
produzione, gli operai che lavorano nelle catene di montaggio, l'energia richiesta per il
funzionamento delle fabbriche
COSTO MEDIO UNITARIO Ctot/Q, nel breve periodo si distingue un Costo medio fisso e un Costo medio var. Il
costo medio unitario inizialmente presenta un andamento decrescente e successivamente
crescente. Per cui la curva assume un andamento ad “U”
COSTO FISSO UNITARIO CFU = CF/Q
Poiché il costo fisso totale è una costante, dividendo tale costo per una quantità di output
crescente si ottiene una curva del costo fisso unitario in costante discesa.

COSTI MARGINALI ∆Ctot/∆Q ma poiché i costi fissi non variano  Cmarg = ∆Cvar/∆Q. Indica il costo
aggiuntivo sostenuto per produrre una unità aggiuntiva di output. In alcuni casi il costo
marginale è piuttosto limitato. In altre situazioni, invece, il costo di unità aggiuntiva di
output può essere elevato. Il costo marginale inizialmente presenta un andamento
decrescente e successivamente crescente. Per cui la curva assume un andamento ad “U”
ANDAMENTO COSTI Il costo variabile, il costo medio variabile, e il costo marginale dipendono dal
rendimento dei fattori e sono inversamente proporzionali a questi. Le curve dei costi
totali e variabile sono l’opposto di quella di produzione, costo medio e costo marginale
hanno invece una forma ad U

INVILUPPO DI LUNGO Immaginiamo che l’impresa possa scegliere tra tre impianti di produzione, sceglierà
PERIODO l’impianto che avrà minori costi di produzione. Le tre curve sono tre “U” che si
intersecano, quella centrale è un po’ più bassa. Per bassi volumi di produzione
utilizzeremo la prima curva, il punto di intersezione con la seconda ci farà cambiare
curva (la prima tende a salire la seconda a scendere), continuando alla seconda
intersezione cambieremo di nuovo curva passando alla terza, (per lo stesso motivo di
prima). La curva inviluppo è tangente ai punti minimi di costo delle tre curve. I punti di
tangenza dimostrano che la prima curva è sottoutilizzata, la tangenza avviene prima del
minimo, la seconda è utilizzata in modo ottimale (tangenza nel punto minimo), la terza è
sovrautilizzata (tangenza dopo il punto minimo)
COSTO OPPORTUNITÀ Il costo espresso in termini della migliore alternativa cui si rinuncia compiendo una
determinata scelta rappresenta il costo-opportunità: il costo viene misurato in termini di
quantità di prodotti alternativi che sarebbe possibile ottenere date le risorse disponibili.
Il costo economico non comprende soltanto le spese vive, ma anche il meno evidente
costo opportunità, come per esempio il compenso del lavoro fornito dal proprietario di
un'impresa. I costi opportunità possono differire dai prezzi nel caso di merci non
commerciali, come l'aria pulita, la salute o lo svago, cioè servizi che possono avere
enorme valore anche se non vengono acquistati e venduti sul mercato.
Nel caso dell’impresa, con riferimento alla Frontiera delle possibilità produttive, il costo
opportunità è quello pagato dall’impresa nel momento in cui rinuncia o diminuisce la
produzione d un bene a discapito di un altro.
FUNZIONE DEI RICAVI
RICAVO TOTALE Rtot = P x Q dove P è il prezzo del bene e Q la quantità venduta.
RICAVO MEDIO Rtot/ Q per cui coincide col Prezzo P
RICAVO MARGINALE Rtot+ 1 - Rtot . E’ l’incremento del ricavo totale rispetto ad una unità in più venduta
IN CONCORRENZA PERF. P = K  Rmarg = Rmed = P
IN CONCORRENZA IMP. Data la funzione P = a-bQ moltiplicando tutto per Q  PxQ = Rtot = aQ – bQ2
RICAVO MARGINALE Rmarg = a – 2bQ
GRAFICI La curva del ricavo totale è una parabola. Sui ricavi totali vi è un duplice effetto Q↑ e
P↓. All’inizio domanda elastica prevale l’aumento di Q per cui Rtot ↑, dopo domanda
rigida, prevale la diminuzione di P per cui Rtot↓ quella di prezzo/domanda intercetta i
due assi ed è decrescente per il prezzo. Quella di ricavo medio è uguale è uguale a quella
di domanda e quella di ricavo marginale intercetta gli assi ma con una pendenza doppia.
RELAZIONI TRA GRAFICI Rtot = max  Rmarg = 0
FUNZIONE DEL PROFITTO Profitto = Ricavi – Costi. I primi tempi di un impresa sono di norma senza profitto
BREAK – EVEN Punto in cui i ricavi superano i costi. L’impresa comincia ad avere profitto.
PROFITTO MAX Si avrà allorché il Rmarg = Cmarg
Con Rmarg > Cmarg conviene accrescere la produzione.
Con Rmarg < Cmarg conviene stoppare la produzione.
CURVA OFFERTA INDIVIDUALE Non è altro che il tratto crescente della curva di costo marginale. È importante sapere da
DI UN BENE che punto parte la curva.
Per un impresa che già opera sul mercato che deve coprire col prezzo almeno il costo
medio viene detta Condizione di Permanenza.
Per un impresa che entra nel mercato il vincolo è più stringente perché deve coprire tutti
i costi medi.
E altrettanto importante conoscere gli spostamenti. Una riduzione dei costi variabili
sposta verso il basso la curva del costo marginale, di conseguenza salirà verso l’alto
quella dell’offerta.
EQULIBRIO DELL’IMPRESA E’ quella situazione o quel livello di produzione in cui l’impresa massimizza il proprio
profitto, entro i limiti imposti dai vincoli che essa fronteggia, e perciò non ha alcun
incentivo a variare la propria produzione o il proprio livello dei prezzi. Nella teoria
standard dell’impresa, ciò significa che essa ha scelto una produzione in corrispondenza
della quale il ricavo marginale è esattamente uguale al costo marginale, con quest’ultimo
crescente.

EQUILIBRIO DI BREVE E Breve periodo: Prezzo = Costo marginale


LUNGO PERIODO Lungo periodo: l’ingresso di nuove imprese fa aumentare l’offerta, la curva traslerà
verso destra, questo causerà una diminuzione del prezzo. Il processo si arresterà quando:
Prezzo = Costo medio. Questa condizione esclude gli extra-profitti
MASIMIZZAZIONE PROFITTI IN Se l’impresa intende massimizzare i profitti in funzione del costo di un determinato
FUNZIONE DEI FATTORI fattore deve rispettare la seguente uguaglianza:
Prezzo del fattore = Produttività marginale relativa.
MASS.NE PROFITI IN Se l’impresa intende massimizzare i profitti in funzione della domanda di lavoro, deve
FUNZIONE DELLLA DOMANDA rispettare la seguente uguaglianza:
DI LAVORO Salario reale = Produttività marginale del lavoro
…..NEL CASO DELLA Se l’impresa intende massimizzare i profitti in funzione della domanda di capitale, deve
DOMANDA DI CAPITALE rispettare la seguente uguaglianza:
Tasso di interesse = Produttività marginale del capitale.
POTERE DI MERCATO In concorrenza imperfetta il potere di mercato si concretizza in:
Prezzo > Costo marginale
POTERE D MERCATO La decisione del prezzo in genere avviene seguendo la regola del mark-up , fissando un
IMPRESA PRICE MAKER prezzo che copra i costi (in genere quello medio variabile) e che assicuri un profitto per
questo applichiamo un margine di ricarico (q) ai costi medi variabili.
In sintesi: Prezzo = costo medio variabile (1+ q)
STRATEGIE IMPRESA NEL a)conviene discriminare i prezzi (i posti in prima fila costano di più)
BREVE E LUNGO PERIODO b)differenziare il prodotto creandosi una nicchi di mercato (quasi monopolio)
(IMPERF) c)interdipendenza tra le imprese: muoversi in funzione della probabile risposta della
concorrenza, per cui nel dubbio, la tendenza è “non variare le proprie mosse”
d)concentrazione di mercato e sviluppo tecnico: una posizione di controllo del mercato
la si può sfruttare a proprio vantaggio, la R/S è utile se si ha la garanzia che la propria
idea sia tutelata.
e) impedire con mezzi leciti (riduzione del prezzo in modo che la nuova impresa non
soddisfi la condizione Prezzo > costo medio) l’ingresso sul mercato a nuove imprese.
f)massimizzare i profitti o le vendite. Seguendo questa tesi molte imprese si sono
organizzate in società per azioni (organi decisionali : azionisti e manager) essendo gli
stipendi dei manager spesso legati alle vendite, risulta chiaro che questi ultimi tendano
alla loro massimizzazione.
DISOCCUPAZIONE OCCUPATI, ovvero coloro che svolgono un lavoro retribuito;
DISOCCUPATI, che comprende le persone che non sono occupate ma cercano attivamente
un impiego o sono in attesa di tornare a lavorare;
PERSONE NON APPARTENENTI ALLA FORZA LAVORO, ovvero popolazione adulta che frequenta la
scuola, fa lavori domestici, è in pensione o è troppo malata per andare a lavorare o
semplicemente non cerca lavoro;
FORZA LAVORO, che comprende tutti coloro che sono occupati o disoccupati.

IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE è dato dal numero di disoccupati diviso la forza lavoro totale. Quando il tasso di
disoccupazione sale, l'economia spreca effettivamente tutti i beni e servizi che i
lavoratori disoccupati avrebbero prodotto.
LEGGE DI OKUN afferma che per ogni due punti percentuali di diminuzione del PIL effettivo rispetto al
PIL potenziale il tasso di disoccupazione sale di un punto percentuale.
Quindi il PIL effettivo deve crescere con la stessa rapidità di quello potenziale
unicamente per impedire che la disoccupazione aumenti. Addirittura, se si vuole far
scendere il tasso di disoccupazione il PIL effettivo deve crescere più velocemente di
quello potenziale.
DISOCCUPAZIONE FRIZIONALE È fisiologica, essendo connessa all’intervallo di tempo che passa tra la perdita di un
lavoro e l’individuazione di un altro. Poiché i lavoratori colpiti dalla disoccupazione
frizionale spesso stanno passando da un lavoro all'altro o sono alla ricerca di occupazioni
migliori, spesso si ritiene siano volontariamente disoccupati.
DISOCC. TECNOLOGICA È legata all’introduzione di nuove macchine che sostituiscono il lavoro umano.

DISOCC. STRUTTURALE nei Paesi sviluppati, indica la mancata coincidenza dell'offerta e della domanda di
lavoratori, che si può verificare perché la domanda di un tipo di occupazione sale mentre
quella di un altro scende e le offerte non si adeguano rapidamente. Altra motivazione
abbiamo invece per i Paesi in via di sviluppo, dove è legata alla bassa produttività del
sistema.
DISOCC. CICLICA si verifica durante le recessioni, quando l'occupazione diminuisce in seguito allo
squilibrio tra offerta e domanda aggregata.
DISOCCUPAZIONE. Volontaria seconda la tesi neoclassica, dovuta alle richieste salariali superiori al livello di
VOLONTARIA E mercato o alla sua scarsa flessibilità. La disoccupazione sarebbe automaticamente
INVOLONTARIA corretta se il mercato fosse in concorrenza perfetta, la rigidità salariale compromette
NEOCLASSICA, KEYNES, questo equilibrio.
MODERNO. Diversa è la tesi keynesiana dove la disoccupazione altro non è che il risultato del
fallimento del mercato. La carenza di domanda aggregata, non stimola certo la spesa la
quale a sua volta avrebbe influenza positiva sul reddito di equilibrio.
Le versioni moderne attribuiscono la volontarietà all’attesa salariale più elevata, mentre
per quanto riguarda l’involontarietà, essa è dovuta sia al potere dei lavoratori occupati
(insider) spesso tutelati dal sindacato, rispetto agli outsider, sia all’esistenza di un
legame tra salario e d efficienza lavorativa, in pratica bassi salari, bassa produttività
media del lavoro.
INFLAZIONE: si verifica quando aumenta il livello generale dei prezzi. I suoi effetti redistributivi
SPIEGAZIONE NEOCLASSICA E penalizzano alcuni soggetti (il creditore di denaro) e avvantaggia altri (debitore di
KEYNESIANA denaro). Per i neoclassici si verifica quando vi è un eccesso di circolazione di moneta in
un sistema economico di quasi piena occupazione. La soluzione sta nel controllo di
immissione di moneta del sistema bancario e nel frenare l’attivismo dei poteri centrali.
L’iperinflazione è un inflazione grave, pari a 1000%, 1.000.000% o persino
1.000.000.000% annuo. L’inflazione galoppante è un tasso di inflazione pari al 50-200%
annuo. L’inflazione moderata è un aumento del livello dei prezzi che non distorce
gravemente i prezzi o i redditi relativi.
Per i keynsiani le cause possono essere due: l’eccesso di domanda aggregata in una
situazione quasi di pieno impiego (shock della domanda), oppure la spinta dei costi di
produzione in una situazione economica non particolarmente brillante (shok
dell’offerta). Nel secondo caso oltre all’inflazione si parla di stagflazione (ristagno
dell’economia). La soluzione: regolare la domanda aggregata con interventi fiscali e/o
monetari e in caso di shock dell’offerta agire sul costo medio di produzione.
INFLAZIONE DA COSTI Si ha quando i prezzi dei fattori produttivi aumentano e tali aumenti successivamente si
ripercuotono sui prezzi dei beni.
INFLAZIONE DA DOMANDA Si verifica quando la domanda globale supera le capacità produttive del sistema, cioè in
condizioni di piena occupazione delle risorse disponibili. In tale situazione, poiché
all’aumento di domanda deve corrispondere un adeguamento dal lato dell’offerta, e dato
che quest’ultimo non può avvenire nel senso di un aumento della produzione, la
soluzione sarà un aumento dei prezzi.
CURVA DI PHILLIPS E’ un diagramma che rappresenta la relazione tra disoccupazione e inflazione. La
concezione che trasse origine dall’opera di Phillips era che, quanto più basso è il tasso di
disoccupazione, tanto più alto è il tasso di inflazione. Nella moderna macroeconomia
dominante, la curva di Phillips con pendenza negativa è considerata generalmente valida
solo nel breve periodo; nel lungo periodo, la curva di Phillips è verticale al tasso naturale
di disoccupazione.
CALCOLO Attualmente viene calcolata utilizzando gli indici dei prezzi, media ponderata dei prezzi
di migliaia di singoli prodotti.
INDICE DEI PREZZI AL misura il costo di un paniere di beni di consumo e servizi rispetto al costo di un paniere
CONSUMO in un particolare anno base
CICLO ECONOMICO Oscillazioni più o meno regolari del livello di attività economica. Produzione, reddito e
spesa ne sono i sintomi principali ai quali spesso si associa inflazione e disoccupazione.
La fase positiva chiamata espansiva raggiunto un picco massimo, subito dopo inizia la
fase negativa chiamata recessiva che finirà con un punto minimo. I due punti
naturalmente non possono essere stabiliti. Anche qui neoclassici e keynesiani
attribuiscono le colpe l’una agli interventi centrali, l’atra alle variazioni della domanda
aggregata.
Segnali premonitori quali la quantità di scorte presso i magazzini delle imprese
(diminuendo si va incontro ad una espansione, aumentando invece si prevede una
recessione), e l’indice dei mercati azionari.
CURVA DI LORENZ E’ un diagramma (che rappresenta la percentuale cumulativa di popolazione sull’asse
orizzontale e la percentuale cumulativa di reddito ricevuto sull’asse verticale) usato per
rappresentare il grado di eguaglianza o disuguaglianza nella distribuzione del reddito.
Quanto maggiore è lo scostamento della curva di Lorenz dalla retta a 45° (che
rappresenta l’uguaglianza assoluta), tanto maggiore è la disuguaglianza nella
distribuzione del reddito.