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AQUILEIA (Friuli)

LA FONDAZIONE

Aquileia romana (odierna Aquileia in Friuli; lat. Aquileia) fu fondata nel 181 a.c., nei pressi del
fiume Natisa, come colonia di diritto latino da parte dei triumviri romani Lucio Manlio Acidino,
Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio.

Essi erano stati incaricati dal Senato di sbarrare la strada ai barbari confinanti, Carni ed Istri, che
minacciavano i confini orientali d'Italia, e pertanto vennero inviati al loro seguito e come primi
coloni ben 3000 fanti con le rispettive famiglie, nel territorio degli antichi Carni:
 « Nello stesso anno fu dedotta nel territorio dei Galli la colonia di Aquileia. 3.000 fanti ricevettero
50 iugeri ciascuno, i centurioni 100, i cavalieri 140. I triumviri che fondarono la colonia furono
Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino. » (Tito Livio, Ab Urbe condita
libri XL)

I 3000 fanti provenivano dal Sannio, e già con le famiglie e i parenti raggiungevano circa 20.000
persone, a cui si aggiunsero dei gruppi di Veneti. Successivamente, nel 169 a.c., si aggiunsero altre
1.500 famiglie, cui si affiancarono alcune comunità orientali, egizie, ebraiche e siriane.

« Aquileia, poi che è la più vicina al golfo dell'Adriatico è stata fondata dai Romani, fortificata
contro i barbari dell'interno. Si risale con le navi verso la città salendo lungo il corso del Natiso
per circa 60 stadi. essa serva ad emporio a quei popoli illirici che abitano lungo l'Istro. Essi
vengono a rifornirsi di prodotti provenienti dal mare, come il vino che mettono in botti di legno
caricandolo sui carri e anche l'olio, mentre la gente della zona viene ad acquistare schiavi,
bestiame e pelli. Aquileia è situata oltre il confine dei Veneti. Il confine è segnato da un fiume che
scorre giù dalla Alpi ed attraverso il quale, con una navigazione di 1.200 stadi si risale fino alla
città di Noreia. » (Strabone, Geografia, V, 1, 8.)

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LA STORIA

- Baluardo strategico per la difesa, ed anche per i ricchissimi giacimenti di minerali del ferro della
Carinzia, fu retta inizialmente da duoviri e poi da quattroviri con un suo senato. la città dapprima
crebbe quale base militare per le campagne contro gli Istri, e contro vari popoli, fra cui i Carni e poi
per l'espansione romana verso il Danubio.

169 a.c. - Tuttavia le opere di fortificazione e difesa militari non sembrarono sufficienti per cui si
provvide a migliorarle anche con nuovi materiali e nuovi coloni.

AQUILEIA
156-155 a.c. - Nel periodo repubblicano Aquileia  crebbe come avamposto militare e poi come
"quartier generale" dei consoli Lucio Cornelio Lentulo Lupo, Gaio Marcio Figulo e Publio Cornelio
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Scipione Nasica Corculo contro le tribù dei Dalmati, che portarono poi alla conquista della città di
Delminium.
129 a.c. - Il console Gaio Sempronio Tuditano si guadagnò un trionfo per aver battuto gli Istri di
Iapodi e i Liburni nell'Italia settentrionale, dal suo "quartier generale" di Aquileia, come risulta da
un elogio a lui dedicato, sia per aver battuto le popolazioni Alpine dei Carni e dei Taurisci.

119 a.c. - Lucio Cecilio Metello vince ancora contro i Dalmati, utilizzando Aquileia come base
delle sue operazioni, aggiudicandosi un trionfo e il titolo di Delmaticus.

115 a.c. - il console Marco Emilio Scauro combattè in Gallia Cisalpina contro i Carni ed i Taurisci
ad est, utilizzando Aquileia come "quartier generale".

113 a.c. - il console Gneo Papirio Carbone, inviato per un'invasione germanico-celtica (tra cui i
Cimbri), penetrata nell'Illirico e nel Norico, a capo di un esercito con quartier generale ad Aquileia,
venne sconfitto presso Noreia.

102 a.c. - Funse da postazione avanzata a protezione dell'Italia settentrionale, anche contro i cimbri,
quando Mitridate VI progettò un'invasione della penisola, grazie all'alleanza con Galli e Sciti,
contando sull'alleanza di altri popoli italici.
Quasi tutta l'Italia si era ribellata ai Romani al tempo della guerra sociale del 90-88 a.c. e nella
recente guerra servile del gladiatore Spartaco,  73-71 a.c.. per il formarsi del potente regno delle
tribù daciche ad opera del loro re Burebista.

90 a.c. - la città passò da Colonia a Municipium, con la piena cittadinanza e il diritto romano ed
anche il riconoscimento dell'autonomia locale con proprie leggi e la salvaguardia di lingua e cultura.
Grazie alla lex Iulia de civitate (che conferiva la pienezza del diritto romano, assegnandola alla tribù
della Velina) si ingrandì man mano, come attestano le diverse cinte murarie.

Giulio Cesare

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59 a.c. - durante il suo primo consolato Gaio Giulio Cesare, con l'appoggio dei triumviri Pompeo e
Crasso, ottenne con la Lex Vatinia il proconsolato delle province della Gallia Cisalpina e
dell'Illirico per cinque anni e il comando di tre legioni. Poco dopo ottenne anche quella della Gallia
Narbonense e il comando della X legione. Nel 58 a.c. ben tre legioni erano dislocate ad Aquileia,
evidentemente qui Cesare voleva fondare la fama e le ricchezze per raggiungere il potere.

IL FORO
59 - 58 a.c. - Giulio Cesare, pose gli accampamenti circum Aquileiam, intorno ad Aquileia e da
Aquileia richiamò due legioni per affrontare gli Elvezi.

58-50 a.c. - Cesare progettava una campagna oltre le Alpi Carniche fin sul Danubio, per la minaccia
dacica sotto la guida di Burebista, alla conquista dell'attuale pianura ungherese, avvicinandosi
pericolosamente all'Illirico romano e all'Italia. Giulio Cesare svernò spesso coi suoi soldati ad
Aquileia di ritorno dalle campagne militari verso il Norico e la Retia.

57-56 a.c. - Numerosi i soggiorni di Cesare ad Aquileia durante la conquista della Gallia: nelle
operazioni diplomatiche nei pressi di Salona e nel 54 a.c. contro il popolo dei Pirasti che abitavano
l'Illirico meridionale.

53-52 a.c. - Cesare tornò insieme alla legio XV dopo che la città era stata attaccata insieme a
Tergeste dagli Iapidi, quando il proconsole era impegnato in Gallia contro Vercingetorige.

49 a.c. - allo scoppio della guerra civile, Aulo Gabinio fu richiamato da Cesare al comando delle
truppe nell'Illirico. Sembra che disponesse di tre nuove legioni ad Aquileia (la XXXIII, la XXXIV e
la XXXV, pari a 30 coorti totali) e che, a capo di 15 coorti e 3.000 cavalieri, marciando verso sud in
direzione della Macedonia, subì un improvviso attacco da parte dei Dalmati, riuscendo a riparare a
Salona solo con pochi superstiti.

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Augusto

35 - 33 a.c., Aquileia fu "quartier generale" delle campagne militari di Ottaviano nell'Illirico. Si


trovava al centro di tre differenti direttrici di marcia: quella più a sud-est verso le tribù della costa;
quella "centrale" che portava nei territori dei Giapidi; e quella più a nord-est contro le popolazioni
di Carni e Taurisci.

27 a.c 14 d.c. (l'impero) - Sotto Augusto divenne centro politico-amministrativo (capitale della X
Regione augustea, Venetia et Histria) nonchè centro commerciale per il portuale e le importanti
strade  verso il Nord, oltre le Alpi e fino al Baltico ("via dell'ambra"), sia in senso latitudinale, dalle
Gallie all'Oriente.
Augusto fu spesso nella colonia insieme alla moglie Livia che molto amava il vino Pucino, cui
soleva attribuire il dono della longevità.

La decadenza

165 al 189 - Scoppia la pestilenza, probabilmente vaiolo, conosciuta con il nome di Peste antonina o
"peste di Galeno", durò circa 15 anni e uccise  5.000.000 di persone.

167 - incursione dei Marcomanni e Quadi con la devastazione di Aquileja e Oderzo. Seguirono
Goti, Sarmati, Alemanni e Franchi.

168 - imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero decidono di recarsi nella zona danubiana per
raggiungere Carnuntum; Aquileia sarà la prima tappa.Marco Aurelio si ritira dalla campagna
militare con le sue truppe per svernare ad Aquileia qui viene raggiunto da Galeno proprio con lo
scoppio dei primi casi di peste in città.

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170 - Aquileia resisté agli assedi dei Quadi e dei Marcomanni sconfitti poi da Marco Aurelio: un
altare eretto da un certo Eures ricorda Giove come Iuppiter, victor, conservator, defensor. Da quel
momento Aquileia diventò zona d'interesse militare per le Alpi Giulie e fu circondata da opere
difensive (Claustra Alpium Iuliarum) sotto il comando di un comes Italiæ, residente ad Aquileia.

238 - resistè all'assedio dell'imperatore Massimino il Trace, che in seguito all'elezione a suo
discapito da parte del Senato romano degli imperatori Pupieno e Balbino che accettarono Gordiano
come Cesare, scese in Italia dalla Pannonia con l'esercito.

- Massimino mandò sotto le mura alcuni dei suoi per invitare la popolazione ad arrendersi; Crispino
arringò il popolo contro Massimino.

- Adirati dal protrarsi dell'assedio, i soldati di Massimino lo uccisero. Fecero poi acclamare
imperatori Pupieno, Balbino e Gordiano.

260-268 - Gallieno sconfigge gli Alemanni

268 Claudio accorre sul Garda contro gli Alemanni. Suo fratello Quintillo, incaricato di controllare i
confini orientali, viene proclamato Imperatore ad Aquileia (270).

270-275 - Aureliano è acclamato dalle sue truppe a Sirmio ed accorre più volte ad Aquileia.

300 d.c. - l'Imperatore Massimiano si stabilì nei palazzi imperiali di Mediolanum e Aquileia ed in
queste città fece erigere costruzioni enormi e ricche tanto da farle apparire una "seconda capitale".

313 l'imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni cristiane. fece erigere ad Aquileia un grande
centro di culto con tre aule splendidamente mosaicate, ciascuna delle quali conteneva oltre 2.000
fedeli. Costantino aveva un palazzo sontuoso ad Aquileia, dove soggiornava frequentemente.

395 d.c. - Alla morte dell'Imperatore Teodosio I, la nona città dell'Impero e la quarta d'Italia, dopo
Roma, Milano e Capua, celebre per le sue mura e per il porto.

400 d.c. - invasioni e devastazioni, prima con le incursioni Alarico agli inizi del 400, poi con
l'entrata in città di Attila che trucidò tutti i suoi abitanti e la rase al suolo, cospargendo anche di sale
il terreno per renderlo infertile.

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I CULTI

La cultura romana, sempre tollerante prima del cristianesimo, rispettò i culti precedenti.
Su tutti gli Dei prevaleva il Dio Beleno, forse di origine gallo-carnica.

Molto seguito era anche anche quello della Fonte del Timavo e di alcune divinità fluviali
(Aesontius) e boschive (Silvanus), oltre naturalmente a quelle romane (Mars. Mercurius, ecc).
Sempronio Tuditano, vincitore romano, ha una statua al Timavo, un santuario preromano.

Durante il terzo secolo furono accolti anche i culti orientali di Iside e di Serapide ed il culto a Mitra.
Potente anche fu la comunità giudaica, che probabilmente rappresentò il tramite per la diffusione
del cristianesimo.

Una vasta opera di drenaggio, ottenuta con quattro strati di anfore capovolte, è stata individuata nel
a nord del Museo Archeologico. Nell'area si ipotizza dovesse trovarsi un complesso sacro, come
suggerirebbe il ritrovamento di un'iscrizione agli Dei e alle Dee.

LA DESCRIZIONE
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Erodiano descrive Aquileia nel 238, assediata dalle truppe di Massimino Trace:
« Prima che si verificassero questi eventi, Aquileia era una città molto grande, con una
popolazione stabile molto numerosa. Situata sul mare, aveva alle sue spalle tutte le province
dell'Illirico. Aquileia era utilizzata come porto d'ingresso per l'Italia. La città aveva, così, reso
possibile che le merci fossero trasportate dall'interno via terra o dai fiumi, per essere scambiate
con le navi mercantili. Erano, inoltre, trasportate dal mare alla terraferma a seconda delle
necessità, quando le merci non erano prodotte in zona, a causa del clima freddo, ma inviate fino
alle zone montane. Dal momento che l'agricoltura dell'entroterra aveva numerosi addetti alla
produzione del vino, ne esportava in grandi quantità verso i mercati che non potevano coltivarvi la
vite. Il grande numero di persone che vivevano stabilmente in Aquileia, non era formato solo da
residenti autoctoni, ma anche da stranieri e commercianti. In questo momento la città era ancora
più affollata del solito. Tutte le persone dalla zona circostante avevano lasciato le piccole città o
villaggi e (vi) si erano rifugiate. Esse mettevano le loro speranze di salvezza nella città di grandi
dimensioni e nelle sue mura difensive. Queste antiche mura, tuttavia, erano per la maggior parte
crollate. Sotto il dominio romano le città d'Italia non avevano, normalmente, bisogno di mura o
armi. Avevano sostituito una pace duratura alla guerra e avevano anche guadagnato di
partecipare al governo romano. » (Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VIII, 2.3-4.)

Sono presenti ad Aquileia i principali monumenti dell'epoca: circo, teatro, terme, anfiteatro e un
forum pecuarium (foro boario), dove affluivano merci di ogni genere, metalli, legname, lana, lino,
cui erano collegate imprese artigianali, industrie alimentari, di terracotta e ceramiche e soprattutto
vetrarie con forgiatori anche di metalli preziosi.

Oggi non si ha l'idea precisa di quanto potesse essere bella questa città, perchè i suoi resti sono ben
poca cosa rispetto a ciò che fu.

Della base militare deriva la forma quadrilatera del presidio, divisa dal cardine massimo, l'attuale
via Giulia Augusta, e dal decumano massimo.

Romanizzata la regione, la città, municipio dopo l'89 a.c. si ingrandì in fasi successive, come
attestano le diverse cinte murarie.

Della città romana, dalla tipica dislocazione sugli assi della centuria, rimangono una vasta zona
portuale e le grandi strutture pubbliche dei Templi e del Foro, ora devastate dall'intersecare della
strada principale. Sparsi un po' ovunque reperti vari e splendidi mosaici pavimentali, mura e la
necropoli.

La città aveva una forma allungata circondata da una cerchia di mura. Era suddivisa in quartieri
quadrangolari attraversati da strade perpendicolari tra loro orientate secondo i punti cardinali. La
vita sociale si raccoglieva nel foro, una grande piazza lunga 120 metri e larga 56, circondata da
portici e gradini sulla quale si affacciavano il Campidoglio ed il Tempio dedicato a Giove; una
grande Basilica civile adibita a tribunale era utilizzata, anche, per riunioni e contrattazioni tra
mercanti.

Fin da tarda età repubblicana e durante quasi tutta l'epoca imperiale Aquileia costituì uno dei grandi
centri nevralgici dell'Impero romano. Notevole fu la vita artistica, sostenuta dalla ricchezza dei
committenti e dall'intensità dei traffici e dei contatti.

Immediatamente all'esterno del perimetro urbano, si è messo in luce un contenitore in legno


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riempito di corni, in parte già segati, certamente destinati alla lavorazione. Nella medesima area una
fornace rettangolare, adibita nell'ultima fase alla cottura di laterizi, aveva prodotto all'inizio
dell'Impero anche ceramica di vario tipo, come documenta il ritrovamento di una discarica, a
notevole profondità, con scarti di lavorazione. L'impianto, che funzionò a lungo, conferma la
presenza nella zona di attività artigianali, già indicata in precedenza dal rinvenimento di lucerne a
c.a 250 m di distanza, nella Roggia della Pila.

Vi veniva prodotto un pregiatissimo vino di nome Pucinum, il prediletto di Livia, la moglie di


Augusto, che gli attribuiva pure un potere di longevità a chi lo beveva.

Incerta è l’interpretazione di un bassorilievo della colonna traiana dove sarebbero raffigurati il foro
di Aquileia e il suo porto con lo sbarco dell’imperatore proveniente da Ancona; a Traiano in ogni
caso sono attribuiti alcuni lavori pubblici nella città (105 d.c.).

IL FORO

IL FORO ROMANO

I primi scavi risalgono al 1934, vennero ripresi nel 1989 e poi nel 2011, questi ultimi riportando alla
luce la pavimentazione in lastre calcaree e i sottostanti mattoni sesquipedali.

Il Foro, del II sec. d.c., si trova all'incrocio tra il cardo della via Julia Augusta e il decumano della
via Gemina.  Esso era la piazza principale di Aquileia, all'incrocio tra il decumano massimo ed
il cardo massimo, la cui pavimentazione risale al I sec. a.c., quindi in epoca repubblicana, con nuovi
edifici e decorazioni in epoca imperiale. Era lungo circa 115 m e largo 57, con sui lati lunghi da due
ali di portico-colonnato, sovrastato probabilmente come in genere tutti i fori, da una lunga balaustra
di marmo ornata di statue.
Sotto ai portici si aprivano delle tabernae (i negozi). Su uno dei lati del Foro doveva trovarsi
la Zecca imperiale che ad Aquileia iniziò con la tetrarchia di Diocleziano,
quando Massimiano, Augusto d'Occidente, scelse come sue capitali, sia Mediolanum (dal 290/291)
che Aquileia (dal 294/296),
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In fondo alla piazza, a sud, c'era la basilica con gli uffici amministrativi e giuridici del senato
cittadino. La basilica, di epoca severiana, aveva due absidi alle due estremità ed un ambiente interno
diviso in tre navate, lunga 77 m per 29,5. A nord del forum vi era la curia, il comitium e
il macellum (mercato).
Lungo il lato ovest del porticato correva una canaletta per il deflusso delle acque, reso possibile
dalla lieve pendenza nord-sud, al portico si accedeva con due gradini.
Del porticato si conservano quattro basamenti in mattoni, l'ultimo dei quali verso nord di
dimensioni più che doppie (1,5 x 4,35 m) rispetto agli altri (1,5 x 1,5 m). Sembra vi fosse un
ingresso marcato da contrafforti, che metteva in comunicazione quest'angolo del foro con gli edifici
pubblici che sorgevano sul lato breve del foro e nella fascia adiacente, e cioè la curia, il comitium e
il macellum.
Sul lastricato si è reperita la parte finale di un'iscrizione di cui restano gli incavi per le lettere
bronzee (con gli incassi per saldarle alla pietra) [---]AVIT .
Come a Terracina o a Pietrabbondante, si pensa alla memoria di un'opera evergetica da parte di un
ricco privato, che forse pagò la pavimentazione della piazza, indicata dal termine [STR]AVIT.Il
Foro venne restaurato agli inizi del IV sec. d.c. e venne abbandonato nel sec. successivo con
impaludamento dell'area, naturalmente depressa. Vi fu compiuta un'accanita opera di distruzione e
spoliazione.

Alcuni ritengono che le scene della colonna di Traiano n.58-63 ritraggano il foro di Aquileia, da


dove sarebbe passato Traiano per la campagna dacica del 105.

LE TERME

LE GRANDI TERME

Messo in luce a partire dall’inizio del Novecento, il complesso delle Grandi Terme è stato scavato
solo parzialmente. Infatti finora sono stati messi in luce il settore dei calidarium, quello dei
frigidarium e quello delle aule‐palestre, decorati con bellissimi pavimenti musivi che in parte sono
oggi esposti nel  Museo Archeologico Nazionale.

Le terme si estendevano su una superficie di circa due ettari e mezzo. L'area delle terme è stata
sottoposta a studio presso l’Università di Udine.

Un’iscrizione ci informa sul nome dell'edificio termale: Terme Felici Costantiniane, collegato
dunque a Costantino il Grande, e databile pertanto alla prima metà del IV secolo. 

La planimetria è simile a quella delle terme di Costantino a Roma, sul Quirinale, probabilmente
copiate da quelle.

Gli scavi ripresi nel 1981 hanno però portato in luce un immenso fabbricato con ambienti
simmetrici, lungo un asse NE-SO, con impianti di riscaldamento nel settore SO e copertura a grandi
volte alleggerite, sorrette da pilastri.

Il complesso era riccamente ornato con colonne in marmi policromi, capitelli figurati, trabeazioni in
marmo con decorazioni floreali, pavimenti a tarsia marmorea e a mosaico. 

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Tuttavia sembra di molto antecedente a Costantino, che evidentemente le aveva modificate e
ristrutturate, perchè risale alla seconda metà del II sec. d.c. mentre i mosaici pavimentali sono della
metà del III sec. e restaurati nel secolo successivo.

LA BASILICA FORENSE

La Basilica forense, adiacente al lato meridionale del foro, ha a sud un tratto di decumano,
lastricato, come attesta un'iscrizione, per volontà testamentaria di una donna, Aratria Galla; il testo è
identico a quello di un'altra epigrafe, nota da tempo e rinvenuta all'estremità opposta dello stesso
tracciato stradale in direzione del porto.

Essendo scavata la parte occidentale della basilica  ad absidi contrapposte, già individuata in
precedenza, sono state rinvenute belle sculture e raffinati elementi di decorazione architettonica.

A est del foro, tra questo e il porto fluviale, le campagne di scavo dell'Università di Trieste stanno
portando alla luce un complessissimo sovrapporsi di strutture, culminante in età tarda con un
edificio absidato a tre navate, evidentemente un'altra basilica, i cui muri e pilastri sono stati
asportati, forse già in antico.

RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA

LA BASILICA PATRIARCALE

La basilica è leggermente decentrata rispetto al nucleo principale di Aquileia e sorge a lato della via
Sacra, affacciando su piazza del Capitolo, assieme al battistero e all’imponente campanile.
All'interno della basilica sono stati scoperti mosaici presso l'altare della Croce, cioè tra la «Cripta
degli Affreschi» e il limite orientale dell'«Aula Teodoriana».

Non si sa se essi precedano o seguano la grande distruzione di Attila, in quanto i resti sono alquanto
carenti, ma è certo che si tratti di una basilica paleocristiana, sia pure con rifacimenti successivi. 

 Le immagini sono infatti cristiane, come si vede nella figura dell'angelo, con quell'aspetto un po'
decadente e infantile che caratterizza tutta l'arte paleocristiana.
All'interno della basilica è stato individuato il battistero originario, situato fra le due aule
teodoriane. Nell'«Aula Teodoriana» sono state rinvenute le tracce dei magazzini di cui sono state
utilizzate le strutture.

Sotto di questa giacciono i resti di case romane con mosaici, poi rioccupate da varie vasche
sovrapposte, appartenenti al complesso battesimale.

I resti della basilica sono stati individuati grazie al sistema di demolizione delle sue strutture
avvenuta a partire dalla metà del IV secolo quando le aule di culto della Basilica erano diventate
insufficienti a contenere la comunità cristiana di Aquileia. 

I resti trovati nel corso degli scavi di fine Ottocento e primo Novecento concorrono a delineare
quasi completamente l'architettura del complesso: le strutture murarie, in parte riutilizzate nelle fasi
successive del complesso basilicale, i mosaici pavimentali, conservati perfettamente soprattutto

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nelle due aule di culto, i resti di decorazione parietale, in parte ancora aderenti alle pareti, in parte
recuperati dai livelli di demolizione sopra i mosaici.

LE DOMUS ROMANE

Scavi effettuati negli anni Settanta hanno riguardato la parte settentrionale della Piazza Capitolo,
scoprendo tre livelli di abitazioni romane, tutte con pavimenti a mosaico, di cui alcuni figurati. 
Nell'ultimo livello, si è potuta riconoscere l'intera pianta di una casa a peristilio, con accesso dal
cardine, attraverso le fauces. 

Al di sopra si accertarono altri due livelli paleocristiani: il primo con un vasto quadriportico , situato
a O della chiesa post-teodoriana. Sul lato Ν del quadriportico si aprivano le sale dell'episcopio
paleocristiano. 

Davanti al suo ingresso è stato rinvenuto un magnifico lampadario di bronzo, ornato di figurazioni e
simboli, del diametro di oltre 70 cm, evidentemente seppellito dalla distruzione del fabbricato
durante l'invasione di Attila. 
Il livello superiore, anch'esso con mosaici, si riferiva alla ristrutturazione dell'episcopio. Altri
mosaici vennero rinvenuti nell'adiacente canonica, tutti di squisita fattura.

L'arte musiva raggiunse nelle domus di Aquileia livelli molto alti di originalità e di pregio. La ricca
e raffinata società del tempo fu attratta non solo dai mosaici ma dalle pietre colorate che ne
facevano scene policromatiche, quando in genere si prediligeva il bianco ed il nero.

Nel fondo Lanari, località S.Stefano, è stata riportata alla luce una grande villa rustica dotata di
impianti per la fabbricazione di lucerne. 

Per decorare le case con splendidi mosaici ad Aquileia si ricorse frequentemente al vermiculatum. 

Non essendo sufficienti i pochi toni cromatici dei marmi, si ricorse spesso a pietre dure come
l'alabastro, l'agata, l'onice e, qualche volta, alla terracotta. 

Sempre più venne richiesta la ricchezza dei toni turchini, gialli, verdi e rossi, ottenuti con le paste
vitree opache o semitrasparenti. 

Il mosaicista poi tagliava le tessere non solo in forma cubica, anche nelle altre forme utili per la
raffigurazione, così da disporle in 'andamenti' o 'filari' che serpeggiano dentro e fuori la figura (da
cui vermiculatum).
Raggiunta questa perfezione tecnica nel vermiculatum, tutto il pavimento ne viene investito e non
più soltanto l’emblema centrale: ciò accade nel "Ratto d’Europa", trovato ad Aquileia

IL TEATRO

Oggi alcuni blocchi di trachite euganea, emersi all'estremità ovest dello scavo, si ritengono parte

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dei sedili per la presenza di iscrizioni con nomi e numeri. Per la localizzazione del monumento non
è emerso tuttavia alcun elemento sicuro. 

Che esso si trovi nella zona ovest della città, tra le grandi terme e la curva meridionale del circo, è
ipotesi giustificata dalla scoperta di un grande propileo con gradinata rivolto a est, nel fondo
Comelli, che potrebbe esserne l'ingresso. 

A questo sembra sia pertinente il grande fregio dorico di circa 12 m, decorato con motivi di armi, e
l'iscrizione(CIL, ν, 1021), anch'essa parte di trabeazione dorica, che parla di una porticus duplex. 
Dovrebbe riguardare il portico del teatro ed è databile alla fine della Repubblica.

Presto per dire quanto fosse grande il teatro, afferma ancora Ghiotto, né quale sia la sua età, "anche
se è molto probabile che risalga agli inizi dell’età imperiale". Ad Aquileia c’erano anche un
anfiteatro e un circo, ma l’esistenza del teatro "è comunque una scoperta molto importante". Con la
ripresa degli scavi l’Università di Padova dovrà concordare con la Soprintendenza "una forma di
valorizzazione del nuovo sito". Non è detto che la struttura torni completamente alla luce, spiega
ancora il responsabile dello scavo, ma senz’altro una parte sarà valorizzata.
«E’ un buon tratto di muro curvilineo, dal quale si dirama una serie di strutture radiali secondo il
caratteristico impianto di molti edifici di spettacolo di età romana - annuncia la Soprintendenza - il
frutto del lavoro di scavo che, quest’anno, il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di
Padova ha condotto nell’area demaniale tra il Foro e le Grandi Terme. L'obiettivo era la verifica
diretta sul terreno della suggestiva ipotesi, avanzata a suo tempo da Luisa Bertacchi, secondo la
quale in quel luogo si sarebbero trovati i resti dell’antico teatro cittadino. Intuizione felicemente
avvalorata dai ritrovamenti ».

L'ANFITEATRO - CREAZIONE GRAFICA AD OPERA DI FONDAZIONE


AQUILEIA

L'ANFITEATRO

La città romana della Bassa friulana regala altre eccezionali scoperte archeologiche. Gli scavi in corso
nell’area demaniale di palazzo Brunner hanno portato alla luce alcune murature dell’anfiteatro romano .

L’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, sotto la direzione della prof. Patrizia Basso,
su concessione di scavo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e in accordo
con la Soprintendenza Archeologia del Friuli Venezia Giulia, tra il 7 e il 20 luglio 2015 ha avviato
una ricerca archeologica nell’area dell’anfiteatro romano di Aquileia, all’interno di un terreno di
proprietà demaniale ubicato presso il Palazzo Brunner. 

L'anfiteatro utilizzato per gli spettacoli gladiatori e spettacoli venatori, era già stato individuato
nelle dimensioni complessive di m 148 per m 112, per le notizie reperite da alcuni scavi condotti nel
settore orientale del monumento già dal 1700 fino agli anni ’40 del Novecento.

Dal 2015 si sono aperti nuovi scavi che hanno rivelato una platea di fondazione, larga quasi 4 metri,
che doveva reggere la serie di pilastri esterni della facciata, evidentemente collocati su più ordini
fino a raggiungere una considerevole altezza. Sappiamo così che l'anfiteatro possedeva una galleria
esterna, pertanto di dimensioni ancora più ampie di quanto si era creduto finora. Sono emersi
peraltro i resti di uno dei pilastri della seconda galleria ellissoidale, già visto nel settore orientale
dell’edificio con gli scavi ottocenteschi, e di uno dei muri radiali che sostenevano le gradinate per il
pubblico.

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Per quanto il monumento sia stato oggetto di una spoliazione massiccia già nel tardoantico, ma
anche nei secoli più vicini a noi, costituendo una comoda cava lapidea per le costruzioni post-
classiche della cittadina. Sembra che la galleria più esterna dell’anfiteatro sia stata demolita fra III e
IV secolo d.C. con ogni probabilità per costruire la cinta tardoantica,

Pur privato di parte delle gradinate, l’anfiteatro continuò ad essere utilizzato fino al IV o V secolo,
quando nella parte ancora conservata si vennero edificate modeste strutture abitative. 

RICOSTRUZIONE  DELL'ANFITEATRO

IL PALAZZO IMPERIALE

Per quanto riguarda il palazzo imperiale le ipotesi sono ancora discordanti: per alcuni esso sarebbe
da identificarsi alle Marignane, a O del circo, nella villa del fondo Candussi (Lopreato, 1987), altri
localizzano il complesso a E del settore Ν del circo (Humphrey, 1986). 

Nel complesso delle cosiddette piccole terme è stato proposto di riconoscere una lussuosa villa della
prima età imperiale, forse la residenza temporanea di Augusto nei suoi soggiorni ad Aquileia
(Strazzulla, 1982-83).

IL MERCATO PECUARIO

A sud del corso della Natissa, di fronte all'attuale Piazza del Municipio, è stato scoperto nel 1976 ed
esplorato negli anni successivi, per poi essere purtroppo reinterrato, un impianto assai vasto e
articolato.

Facevano parte della struttura ampi cortili circondati da corridoi probabilmente coperti
(criptoportici), i quali disimpegnavano ambienti di varia forma e grandezza.

Si è messa in luce anche una serie di padiglioni circolari, uno dei quali certamente con funzione di
fontana. Nell'area nord alcuni pavimenti erano a mosaico e altri a tarsia marmorea. 

A sud invece predominavano il cocciopesto e il cotto, mentre ancora più a sud lunghi muri
sembrerebbero recinti per il bestiame.

Il mercato delle pecus (pecora), la cui durata andò dall'età repubblicana al tardo impero, doveva
essere quel forum pecuarium menzionato in un'iscrizione repubblicana (CIL, ν, 8313 = SI, 125 =
Dessau, 5366).

Lo lascia supporre anche il recente ritrovamento di una piccola ara con dedica a Ercole, considerato
soprattutto dai marinai un Dio protettore del commercio. Naturalmente il forum pecuarium vendeva
oltre alle pecore il bestiame
vario e sicuramente molte altre merci, vista la vastità, l'accuratezza e la lussuosità del luogo.

IL PORTO - CREAZIONE GRAFICA AD OPERA DI FONDAZIONE AQUILEIA

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IL PORTO

A occidente della città il corso del canale Anfora, ancora riconoscibile nel suo tracciato rettilineo
diretto verso O per la lunghezza di 5 km, è sicuramente artificiale, navigabile e antico e lastricato in
pietra d'Istria.

Continuando verso la città il letto del canale diventa largo 16 m e profondo 4 m. Ricerche sul suo
fondale hanno restituito reperti della prima età imperiale, dimostrando che il canale era anche
utilizzato come cantiere.

A oriente invece, in corrispondenza dell'antico corso del Natisone col Torre, c'era un ponte lungo 37
m. Un secondo ponte, successivamente inglobato in fortificazioni tardoantiche, è stato individuato
più a nord nel 1969.

La lunghezza dell'originario vasto magazzino per il deposito delle merci era di ben 350 m, che
presenta notevoli analogie con la Porticus Aemilia di Roma, al quale si aggiunsero in seguito altre
strutture. 

Nel 361 la deviazione delle acque del fiume segnò la fine del complesso.

Al porto fluviale lungo le sponde del Natissa confluivano le acque del fiume Torre e Natisone, con
la banchina a doppio livello per essere usata da imbarcazioni di stazza diversa e per contenere il
flusso delle maree.

PORTO E MAGAZZINI DI AQUILEIA


Largo 48 m e lungo circa 350 era costruito con grandi blocchi di pietra d’Istria squadrati, con anelli
per l'ormeggio delle navi.

Era il più imponente nelle terre occidentali con rampe di carico e scarico per le varie merci che
venivano depositate nei magazzini adiacenti. Aquileia divenne un importante centro di traffici e
scambi tra le regioni danubiane e l’area mediterranea.

Arrivavano navi con materiale edilizio come la pietra d’Istria, i marmi dalla Grecia e dall’Africa
settentrionale, la sabbia per la lavorazione del vetro e poi vino, olio, olive, lana, oro, spezie. Per via
terra giungevano minerali metalliferi, bestiame, legname, schiavi e ambra grezza proveniente dai
giacimenti del mar Baltico.

Il fianco di una stele è visibile di fronte ai resti del porto fluviale: essa raffigura Aquileia (la sua
corona è portata da un'aquila) che s'inginocchia e bacia la mano destra di una figura femminile
seduta, avente la corona turrita ed impugnante con la sinistra una lancia: la Dea Roma. La stele reca
la dedica di due ufficiali alla Triade capitolina ed a Marte. 

Per il rinvenimento di terrecotte architettoniche frontonali, nel 1884 a est del grande fiume, sembra
che qui sorgesse il tempio al Timavo, eretto nel 129 a.c. dal console C. Sempronio Tuditano.

Nei pressi del porto si è avuto il ritrovamento, nel 1986, di un interessante plinto con iscrizione
Publio / Valerio / maroni / patri vergili, probabilmente dedicato al patrigno del poeta Virgilio.

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LE STRADE

Nel 148 a.c. da Aquileia ebbe inizio la costruzione della via Postumia che congiungeva l'Adriatico
con il Tirreno presso Genova. La strada era una via consolare romana fatta costruire dal console
romano Postumio Albino nei territori della Gallia Cisalpina, l'odierna pianura padana, per scopi
prevalentemente militari.

Nel 131 a.c., il pretore Tito Annio Rufo diede inizio alla via Annia che collegava Hatria (la
moderna Adria) con Patavium (Padova), Altinum (Altino), Iulia Concordia (moderna Concordia
Sagittaria, dove incrociava la via Postumia) e infine Aquileia.

I resti del grande porto fluviale sul fiume Natisone (moli, magazzini e strade che si collegavano con
la città), costruiti su entrambe le sponde del fiume, sono visitabili lungo la Via Sacra e risalirebbero
fin dalla fine del II secolo a.c., in seguito ampliato e ristrutturato più volte.

Tra le strade extraurbane oggetto di indagini è stata la Via Annia, che ha restituito due nuovi
miliari, uno con il nome di Costantino e l'altro con quelli di Gioviano, Valentiniano, Valente e
Graziano. Lungo la via, alle porte della città, sono state indagate aree sepolcrali.

La via che collegava Aquileia con la laguna, seguendo la riva destra del Natisone-Torre, iniziava
con la monumentale necropoli scavata nel 1941 (impropriamente detta «della Via Annia»). 

Caratteristici di Aquileia sono infatti i numerosissimi vasi funerari sparsi un po' ovunque anche alla
rinfusa (specie al museo archeologico) ed anche le immense fila di 'sassi' lavorati accatastati lungo i
tratturi di campagna, intralci alle coltivazioni agricole.

Di questa stessa strada è stata esplorata la parte meridionale presso la laguna: essa seguiva
l'andamento non rettilineo del fiume ed era affiancata da necropoli solo da un lato, evidentemente
per non ostacolare le operazioni lungo il corso d'acqua. La necropoli ha restituito decine di urne con
bei corredi, soprattutto vetri della prima età imperiale.

La via diretta a nord, convenzionalmente detta «Giulia Augusta» in mancanza del nome antico, è
stata scoperta, alla periferia della città in località S. Stefano, possedere un vicolo di collegamento
con la Via Annia.

Più a sud, nel fondo Jacumin, è stata individuata una fornace. Sul proseguimento della medesima
strada a sud sono stati scoperti, presso il museo, dei monumenti sepolcrali, tra cui un ustrinum. A
maggior distanza dalla strada sono state rinvenute due fornaci con una serie di vasche per la
depurazione dell'argilla e si è recuperato un tesoretto di monete repubblicane.

BIBLIO

- Cesare - De bello Gallico - Libro I -


- Cassio Dione Cocceiano - Storia romana - XII -
- Massimiliano Pavan - Aquileia città di frontiera - Dall'Adriatico al Danubio - Padova - 1991 -
- Giovanni Brusin - Gli scavi di Aquileia - Associazione nazionale Aquileia - 1934 -
- Luisa Bertacchi - Aquileia: l'organizzazione urbanistica - Milano capitale dell'Impero romano

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(286-402 d.C.), catalogo della Mostra Milano capitale dell'Impero romani (286-402 d.C.) -  Milano
- Palazzo Reale  24 gennaio - 22 aprile 1990 - Ed.Silvana - Milano - 1990 -

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