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1) Il Corno nell’antichità

Sarebbe difficile per il frequentatore delle sale da concerti dei giorni nostri ravvisare una qualsiasi somiglianza tra il
corno che sono abituati ad ascoltare ed il suo antico progenitore, le origini del quale si perdono nella preistoria.
Circa la nascita dello strumento è estremamente difficile collocarla cronologicamente, anche se la forma stessa del
corno porta ad immaginare che i materiali forniti all’uomo dalla natura ne abbiano , in un certo qual modo, aiutato la
nascita.
Conchiglie, corna e ossa di animali, rami di albero svuotati hanno probabilmente ispirato l’uomo a creare strumenti
che lo aiutassero in tutte quelle attività che necessitavano di segnalazioni acustiche. La caccia, la pesca, la pastorizia,
la navigazione, la guerra e così via.
Ciò che è sicura è l’origine di attrezzo quotidiano che ne ha favorito la diffusione e, in seguito, lo sviluppo.
I primi esempi a noi pervenuti di conchiglia/corno risalgono a circa duemila anni A.C. ,durante l’impero Assiro ed
erano probabilmente destinati ad accompagnare le cerimonie religiose.
Che il corno derivasse prima dalle conchiglie piuttosto che da altri materiali è ipotesi suffragata anche da
ritrovamenti greci nei quali si ammirano tritoni ed altri personaggi mitologici marini intenti a suonarle soffiandovi
dentro.
I primi esemplari di cui si è trovata traccia di corno di animale terrestre sono, con ogni probabilità quelli di antilope
risalenti al settimo secolo A.C. in Etiopia, costruiti dai pastori delle tribù locali, mentre strumenti similari ,ma più
recenti, sono stati rinvenuti in Tibet, India, Brasile, Messico.
La Bibbia peraltro cita più volte lo “Shofar”, un corno di montone dal suono talmente potente da fare crollare le mura
della città di Gerico, simile a quello che viene ancora usato nelle solenni cerimonie religiose ebraiche.
Molto interessanti sono i corni rinvenuti negli scavi etruschi in Italia che fanno supporre che questo popolo, giunto
nel nostro paese dall’Asia Minore, abbia recato con sé la tradizione greca dell’uso dello strumento modificandone
però la costruzione con l’utilizzo della terracotta. Questa innovazione, con le possibilità di modellare le forme che
essa consente, è da considerarsi probabilmente l’inizio dell’evoluzione che porterà in seguito all’uso del metallo, e la
dice lunga sull’importanza di questo popolo per molti versi ancora misterioso.
La forma semicircolare del corno etrusco servì, in epoca successiva, agli artigiani dell’antica Roma come ispirazione
per la costruzione della Buccina, l’importantissimo strumento che guidava le legioni romane durante le campagne di
conquista.
Costruita in bronzo la Buccina era lunga dai due ai tre metri e, curvata dietro le spalle dell’esecutore, permetteva a
quest’ultimo di marciare. Essa doveva avere discrete possibilità tonali vista la lunghezza e la cura con cui veniva
costruita. Purtroppo con il tramonto dell’impero romano questa abilità costruttiva andò in gran parte perduta e solo in
epoche più vicine a noi essa fu recuperata.
Nel frattempo però altre popolazioni, in differenti aree geografiche, avevano sviluppato la manualità necessaria a
modellare i vari metalli creando svariate forme e misure di strumenti che avevano nella conicità il comune
denominatore.
I popoli orientali, cinesi, indiani e arabi in particolare, arrivarono ad un tale un grado di perfezione che ancora oggi
stupisce e gli esemplari conservati nei musei costituiscono documenti a volte stupefacenti se consideriamo le
rudimentali tecnologie impiegate.
Oltre ai già citati Schofar e Buccine vanno altresì ricordati il Cornu, il Lituus e la Tuba dei Romani, il Lur delle
popolazioni scandinave,la carnyx dei Celti, i Ramsinga indiani, l’epico Olifante di Rolando, nipote di Carlo Magno,
conservato oggi nella Cattedrale di S.Guido a Praga, ed il Corno delle Alpi.
Si dice anche che S.Francesco d’Assisi usasse un corno per radunare attorno a sé la gente a cui rivolgere le sue
prediche, e anche il sommo Dante nell’Inferno (XXXI,12) narra di avere sentito sonare un alto corno.