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R E C U P E R O paesaggio

urbano
nov.-dic. 2003

Gustavo Giovannoni
riflessioni sul restauro agli inizi del XXI secolo
Claudio Varagnoli

Restauro ed ampliamento
della casa Mattei in Trastevere, Roma
ARCHIVIO DEL CENTRO DI STUDI
PER LA STORIA DELL’ARCHITETTURA, ROMA

Prospetto laterale Prospetto sul Lungotevere

Rispetto agli altri settori interessati dal- confronto con gli edifici effettivamente pronunciamento del congresso, contrario
l’attività di Gustavo Giovannoni, il restau- restaurati da Giovannoni. Al di là dei giu- a qualsiasi intervento sul duomo di Mila-
ro sembra presentare una macroscopica, dizi sulle singole opere, lascia perplessi no che eccedesse la sola conservazione
ineludibile aporia. Da un lato, si colloca quell’aura di indecisione formale che spes- statica, secondo il principio di “sostene-
una produzione teorica abbondante e so aleggia in tali edifici e l’effetto di slitta- re, non rinnovare”. Richiamandosi a Viol-
multiforme, ma unitaria, che ha costitui- mento tra resto antico ed inserto moder- let-le-Duc, Giovannoni confuta tale po-
to a lungo uno dei fondamenti della di- no, svolto sempre sul piano di una mode- sizione: chiunque conosca l’“anatomia
sciplina. Dall’altro, si ha una produzione stia formale e costruttiva. Fra i tanti casi degli edifici”, chi penetra in un edificio
realizzata che difficilmente, per i risultati derivanti da tale atteggiamento, va ricor- alterato da modifiche successive, “prove-
raggiunti, può essere considerata un ca- dato un esempio di applicazione della car- rà costantemente una vera impressione di
posaldo del restauro del Novecento. Men- ta del 1931/32 – corretto, ma infelice – tristezza: quella tristezza che emana forse
tre in campo storiografico il metodo di citato da Gaetano Miarelli Mariani, il re- dallo spirito dell’autore che aleggia tra la
Giovannoni ha costituito sempre un pun- stauro di completamento della Rotonda sua opera e non sa aver pace nel vedere
to di riferimento, anche grazie all’attività degli Angeli condotto da Rodolfo Sabati- non finito il suo lavoro, non compreso il
di numerosi allievi a loro volta maestri per ni nel 1935, che per riportare la fabbrica concetto che non è giunto ad esprimere”.
le generazioni successive, e mentre nel alle pretese forme semplici brunelleschia- È significativo che tale aspetto sia stato
dibattito sulla città alcuni suoi concetti ne l’ha in realtà impoverita in un astratto colto dal giovane Roberto Longhi, che in
hanno conosciuto una recente rivalutazio- schema tipologico. una recensione del 1917 sull’Arte ad uno
ne, come è accaduto ad esempio negli stu- Se si tenta di capire le ragioni di tale scritto di Giovannoni, gli assegna “il pri-
di di Françoise Choay, l’attualità della le- contraddizione, si devono innanzitutto mo posto tra gli intenditori di storia e di
zione giovannoniana nell’operatività del ricordare le forti radici ottocentesche del pratica architettonica in Italia…E non ci
restauro è meno spiccata. La Carta del pensiero giovannoniano sul restauro. Va sarebbe affatto da meravigliarsi se il Gio-
1931/32 resta naturalmente un documen- infatti sottolineato come i tratti salienti vannoni, lavorando in estensione quanto
to fondativo, ma il restauro italiano, dopo della sua riflessione siano da circoscrive- le sue idee lavorano in profondità, escisse
il rinnovamento perseguito nel dibattito re ai primissimi anni del Novecento, so- fuori come un piccolo Viollet-le-Duc ita-
che portò alla Carta di Venezia e l’avvici- prattutto con due saggi poco frequentati liano, con qualcuno dei difettucci di quel-
namento alle discipline conservative sto- dalla critica. Uno è l’articolo redatto a se- lo, anche”.
rico-artistiche, sembra aver consegnato guito del Congresso Internazionale di Giovannoni oppone al ruskiniano
l’apporto di Giovannoni ad una dimen- Scienze Storiche tenuto in Roma nel 1903, “sostenere, non rinovare” la necessità di
sione quasi soltanto storica. Sezione IV (Archeologia e Belle Arti). intervenire, proponendo una tassonomia
In effetti, tale sensazione è ribadita dal Giovannoni coglie il senso generale del che ricorrerà più volte nella sua carriera, 1
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Restauro del Castello di Gradara


sezione sul cortile
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PER LA STORIA DELL’ARCHITETTURA, ROMA

clusivo volume Il restauro dei monumenti del fica tipologica, secondo una normale pras-
1945. Saranno maggiori le distanze prese si professionale, come negli interventi
da Viollet-le-Duc, utilizzando la citazio- commissionati dai Torlonia, ad esempio
ne di uno scettico Anatole France, e sarà in villa Albani e nel palazzo di famiglia. A
marcato l’avvicinamento al pensiero di questa linea vanno anche ricondotti i pro-
Camillo Boito. Ma resterà la tendenza a getti per la cripta di S. Benedetto e per il
distinguendo e ammettendo restauri di delineare una classificazione di interventi Sacro Speco di Subiaco, non eseguiti an-
riparazione, di sostituzione, di completa- possibili – tutti possibili, a seconda delle che per l’opposizione dell’abate, che
mento, di rinnovamento. In seguito, le circostanze – dal consolidamento alla in- avrebbero inutilmente alterato la distribu-
categorie saranno modificate per l’inseri- novazione. zione del complesso medievale. Negli anni
mento del consolidamento, mentre l’am- La precocità delle posizioni giovanno- Dieci si collocano le prove più vicine al
bigua categoria della sostituzione sarà as- niane sul restauro è rafforzata da analo- restauro, soprattutto in relazione a pree-
sorbita in parte dalla ricomposizione o ghe posizioni in campo urbanistico pro- sistenze medievali, come nella casa Mat-
anastilosi, in parte dalla liberazione. La prio nei primi anni del Novecento. Al 1902 tei in piazza in Piscinula a Roma (1911),
posizione di Giovannoni si spinge fino a risale il progetto stilato dall’AACAR per nella chiesa di S. Maria del Piano ad Au-
confutare i teorici della conservazione: congiungere ponte Umberto con piazza sonia (1915), prove nelle quali prevale la
“La teoria del “non rinnovare” crede che Barberini che anticipa la strategia del di- categoria del pittoresco, come nei contem-
il culto dei monumenti – e va notato che radamento. Strategia prefigurata anche da poranei progetti dei Cultori – si veda l’Al-
siamo nello stesso anno in cui Riegl pub- un intervento di Filippo Galassi del 1905 bergo dell’Orso, progettato da Bazzani nel
blica Der moderne Denkmalkultus – si espli- che pone chiaramente la questione di un 1901, la casa di Fiammetta in via dei Co-
chi lasciandoli il più possibile nello stato contrasto fra le ragioni della conservazio- ronari, la casa Bonadies a Ponte Sant’An-
in cui sono, nell’aspetto che l’attività dei ne dei tessuti antichi e quelle dell’igiene e gelo – senza un preciso indirizzo meto-
vari secoli ha dato loro. […] Noi restau- della viabilità. La sortita in campo opera- dologico. A questo riguardo, è interessante
ratori riteniamo che meglio si provveda a tivo di Giovannoni avviene a seguito del- la vicenda della casa Mattei, per la quale
custodire le opere che segnano i capisaldi le discussioni che stavano portando all’ap- Giovannoni progetta in realtà una nuova
dei grandi periodi dell’arte e della cultura provazione definitiva del piano di Sanjust, ala per fini speculativi, introducendo ca-
studiandone l’essenza e cercando di ridur- con un articolo in “Nuova Antologia” del ratteri mimetici da fine conoscitore, ac-
le complete come avrebbero dovuto es- 1908, Per le minacciate demolizioni del centro di centuando nel contempo il carattere com-
sere”. Il restauratore, contemporanea- Roma, pubblicato anonimo ma da attri- posito e naturalmente pittoresco dell’in-
mente storico, costruttore ed artista, deve buirsi senz’altro allo stesso Giovannoni. sieme, nato da più interventi di rifusione.
agire sul passato “quasi che egli vivesse in Spiccano numerose anticipazioni dei noti Ugualmente mimetico, ma meno raffina-
quel tempo e nella sua mente si trasfon- saggi del 1913, come nella ricerca di vie to nel cogliere lo spirito del luogo, il dise-
desse l’idea creatrice”. Su questa linea, “succursali” che possano sopportare il gno per il nuovo accesso al Santuario di
come si vede del tutto dipendente dalla carico veicolare senza incidere sull’antico Montevergine.
cultura ottocentesca, sono ammessi i com- tessuto, o la preoccupazione di svincola- In questi anni affiora anche una capaci-
pletamenti di opere lasciate incompiute, re l’edilizia antica da pregiudizi di natura tà di dialogo con le preesistenze dal pun-
persino nel caso della facciata di S. Lo- igienica: “E se ragioni d’igiene consiglias- to di vista strutturale, in cui Giovannoni,
renzo a Firenze. sero intanto di portare aria e luce in alcu- in qualità di ingegnere-storico, dimostra
Dunque il restauro è innanzitutto com- ni punti troppo ristretti delle vecchie stra- di saper ascoltare il monumento, valutar-
pletamento, continuazione della fabbrica de, ben si potrebbe qua e là diradare le ne gli adattamenti spontanei a situazioni
antica nello spirito del primo architetto; case, togliendo alcune fabbriche od alcu- di crisi – quelli che Giovannoni chiama
inoltre è attività guidata da un metodo “di ni isolati senza importanza e ponendo al “schemi di risorsa” – facendo appello ad
osservazione e disamina, il metodo posi- loro posto piccole piazze e piccoli giardi- una gradualità dell’intervento che si spin-
tivo della Storia e dell’Arte che rende pos- ni; aprire in alcuni punti, senza lascirsi se- ge fino al moderno concetto di monito-
sibile la comprensione sicura dell’opera di durre dalla regolarità geometrica di una raggio, come emerge nella relazione sul
un artista o di una scuola”. Infine il re- larga via, senza mutare con nuove costru- restauro del castello di Gradara del 1920,
stauro è attività favorita dalla mancanza zioni l’ambiente”. conservata negli archivi del Centro di Stu-
di un coerente linguaggio contemporaneo, Il primo decennio del Novecento vede di per la Storia dell’architettura di Roma:
anzi ne assume quasi le veci, in una sorta quindi già formati gli strumenti concet- “L’unica via pratica da seguire… non può
di compensazione per la perdita di uno tuali con i quali Giovannoni affronterà i essere che quella dell’adozione di prov-
“stile” adatto all’oggi. temi relativi al restauro, dalla scala archi- vedimenti graduali di rinforzo, a base, per
Sarebbe scorretto limitare il pensiero di tettonica a quella urbanistica, contempo- così dire sperimentale: consolidare le
Giovannoni a questo pronunciamento raneamente alla prime prove in campo strutture murarie rendendole tra loro col-
abbastanza precoce, ma va osservato che progettuale svolte dal gruppo dell’Asso- legate e continue; eliminare le più sempli-
i concetti base rimarranno gli stessi an- ciazione Artistica fra i Culturi di Archi- ci tra le cause di spostamento; combatte-
che nel lungo saggio elaborato per il I tettura di Roma. Se si considerano i re- re i deperimenti che diminuiscono la resi-
convegno degli Ispettori Onorari dei stauri effettivamente intrapresi da Giovan- stenza delle strutture: ordinare infine tut-
Monumenti e Scavi del 1912, per rimane- noni, si nota che egli fu inizialmente coin- ta una serie di mezzi di esplorazione che
2 re sostanzialmente immutati fino al con- volto in progetti di ampliamento e modi- permettano di esaminare i risultati delle
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Ausonia (Latina), urbano
nov.-dic. 2003
S. Maria del Piano, facciata
FOTO CLAUDIO VARAGNOLI

in un bel saggio di Claudio Tiberi, del


1984, a proposito della stessa Carta di
Atene – quasi l’attestazione di una inca-
pacità ad intrattenere con l’opera un col-
loquio più profondo e la preoccupazione
invece a fermare l’invadenza dell’architet-
tura moderna. La continua riduzione del
restauro a compromesso, transazione,
sembra pertanto dissimulare in Giovan-
mai, nel 1931, una reinvenzione della ba- noni la consapevolezza di una effettiva
silica originaria, ma si limita ad indicare impossibilità di dialogo con l’antico. Da
una lettura didascalica delle sue “reliquie”. tale punto di vista, Giovannoni rappresen-
opere fatte e, più di tutto, di avvertire se, E ancora in un saggio del 1918 (Sul signifi- ta forse l’ultimo degli architetti ottocen-
malgrado esse, vengano a manifestarsi cato della parola prospettiva ...): “Passato e pre- teschi che percepisce come il restauro non
movimenti progressivi”. sente debbono, nell’avviamento edilizio di possa più rivestire un carattere di conti-
Dopo questa fase, l’attività nel campo una città, come nel restauro di un monu- nuità con il passato e si dedichi innanzi-
del restauro subisce un rallentamento ne- mento, incontrarsi il meno possibile, sic- tutto a ridurre l’impatto della modernità.
gli anni Venti, quando spiccano due pro- ché ridotte al minimo sovrapposizioni od Tuttavia è proprio tale fondo pessimi-
ve in realtà originate da questioni urbani- interferenze di elementi antitetici, i mo- stico – potremmo parlare di un certo scet-
stiche, come gli studi per la traslazione numenti si conservino nel loro ambiente ticismo nei confronti del restauro – il la-
della chiesa di S. Rita da Cascia (1928) e e la vita nuova abbia altrove libero campo scito da cui partire per valutare l’attualità
quelli per la nuova sistemazione della tom- di sviluppo e di espressione”. dell’opera di Giovannoni. Il suo metodo
ba di Dante a Ravenna; e si tratta di posi- Un rapporto con il passato che sembra “positivo”, basato su due punti di forza,
zioni ancora ispirate a criteri allora usuali, più felice se mediato dalla dimensione il concetto di organismo e la storia anali-
come quello della distruzione/ricostru- urbana: nell’impossibilità di rendere con- tica del monumento, può aiutare a tenere
zione di edifici. Agli inizi degli anni Tren- to della impressionante quantità di inter- fermo il lascito del passato nella sua di-
ta risalgono due realizzazioni molto discu- venti ascrivibili a Giovannoni in qualità versità rispetto al presente, collocandolo
tibili, come il restauro di S. Andrea ad di consulente o di coordinatore, ci si limi- nella sua prospettiva storica. Il principio
Orvieto (1926-30) e di S. Stefano Mag- ta a ricordare il caso di Viterbo, dove egli di uno stretto legame tra ricerca storica e
giore in Vaticano (1931), o la drastica li- fu incaricato nel 1933 dal Consiglio Su- restauro resta quindi valido proprio nei
berazione del portico dell’oratorio di S. periore per le Antichità e Belle Arti di for- termini impostati da Giovannoni, secon-
Andrea nel complesso dell’Ospedale di S. nire un parere sul piano di ammoderna- do il quale il restauro deve collegarsi alla
Giovanni (1929-30), mentre Giovannoni mento del centro storico predisposto dal storia analitica dei monumenti, alla storia
si dimostra più a suo agio con il linguag- podestà Ascenzi, basato sulla realizzazio- delle architetture, a un processo conoscitivo
gio classicista di S. Luca e Martina, di cui ne di una succursale all’antico corso Vit- che può anche disperdersi in mille analisi
progetta il consolidamento e la sistema- torio Emanuele, insieme a demolizioni e particolari, seguire i metodi più innovati-
zione absidale in assoluta continuità con diradamenti di una certa entità. Malgrado vi –ma poi è capace comunque di rigua-
il linguaggio cortonesco (1933-34). Una la vicinanza di tali scelte alle teorie del dagnare una visione unitaria e complessi-
delle ultime prove sinora note, del 1946, 1913, Giovannoni individua con grande va dell’edificio. Lo stesso Giovannoni ha
è il disegno della nuova facciata per una chiarezza la necessità di spostare i centri indicato questa strada senza riuscire di
chiesa parrocchiale nei pressi di Amatri- di interesse al di fuori della cinta muraria, fatto a seguirla nei restauri, probabilmen-
ce, mescolando etimi medievali locali con evitando di accentrare le funzioni sull’an- te a causa dell’eredità ottocentesca e di un
ricordi del sintetismo tardo cinquecentesco. tico nucleo. A tale indicazione si deve carente raccordo tra momento interpre-
Forse appare più adatto all’insieme del- quindi la conservazione di quello che è un tativo ed esito progettuale.
le prove progettuali di Giovannoni e dei grande vuoto all’interno della città, la val- È chiaro che il restauro del XXI secolo
suoi allievi e colleghi il concetto di transa- le di Faul, valutata da Giovannoni come non potrà costituire, come voleva Giovan-
zione, che ricorre più volte nei contributi una sorte di diradamento naturale, da la- noni, un baluardo nei confronti dell’inva-
sul restauro, come in Questioni di architettu- sciare a verde, per consentire l’apprezza- denza del presente. Tuttavia resta valido
ra nella storia e nella vita del 1925: “pei mo- mento del panorama della città, evitando il richiamo alla sorveglianza filologica del-
numenti minori lo sviluppo costruttivo livellamenti o attraversamenti stradali. l’intervento e alla visione complessiva
può, entro certi limiti, tollerarsi, i restauri Proprio una teoria che andava verso gli dell’oggetto architettonico – l’organismo,
di adattamento e riabbellimento, nel sen- orizzonti della de-urbanizzazione poteva appunto – quale guida ad un restauro ca-
so volgare della parola, possono conside- cogliere aspetti nuovi nella conservazio- pace di conservare, ma anche di interpre-
rarsi con quel criterio di transazione che, ne della città, condannando inoltre la de- tare il dato del passato.
nel triste dilemma posto tra l’abbandono molizione di case “modeste ma piene di Claudio Varagnoli
ed il parziale danno, abbiamo visto talvolta carattere ambientale e d’interesse d’arte” Architetto, Professore Ordinario di Restauro
praticamente indispensabile seguire. Ma nel centro cittadino. Architettonico presso la Facoltà di
l’organismo non venga sostanzialmente In Giovannoni il restauro non assume, Architettura di Pescara dell’Università degli
alterato, e semplici, non invadenti siano i quindi, l’obiettivo di una difesa intransi- Studi di Chieti “Gabriele d’Annunzio”
nuovi elementi, ed il carattere d’ambien- gente del caposaldo storico, ma si defini-
te, la funzione edilizia dell’edificio siano sce come categoria flessibile, che punta a
conservati”. Di qui un continuo accento prolungare la vita dell’edificio antico an- Questo contributo è stato presentato nel corso del-
sulla modestia dell’intervento di restauro, che attraverso innovazioni, ampliamenti la giornata di studio “Gustavo Giovannoni: rifles-
sioni agli albori del XXI secolo”, organizzata dal Di-
sempre tenuto sottotono, come è visibile e compromessi. Il tentativo è quello di partimento di Storia dell’architettura, Restauro e
nell’intervento forse più sconcertante di fondare un approccio che garantisca so- Conservazione dei beni architettonici dell’Universi-
Giovannoni, quello già citato di S. Stefa- prattutto la sopravvivenza dei documenti tà degli Studi di Roma “La Sapienza” e dal Centro
di Studi per la Storia dell’Architettura (Roma, 26 giu-
no Maggiore, dove la demolizione dell’in- necessari alla storia; resta sul fondo una gno 2003); per una stesura definitiva, si rimanda alla
terno barocco non può più permettere or- sorta di malessere, un’incertezza – colta pubblicazione degli atti. 3
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gen.-feb. 2002
nov.-dic. 2003

Conservare il passato
Metodi ed esperienze per la protezione e la conservazione nei siti archeologici

a cura di Maria Cristina Tarantino

Ogni intervento di Rispetto al problema della


conservazione all’aperto in area
restauro è l’inevitabile
archeologica, sono stati eviden-
risultato di compromessi. ziati ambiti specialistici e linee
È quanto emerge dal guida, riconoscendo una sostan-
ziale analogia di metodi, criteri e
confronto di autorevoli tecniche operative ad ogni azio-
rappresentanti delle ne condotta sul patrimonio cul-
turale, sia esso rappresentato da
soprintendenze,
reperti allo stato di rudere sia
del mondo universitario costituito da strutture che con-
e di professionisti del servano caratteri architettonici.
Nel corso degli interventi e del
settore, che in due giorni successivo dibattito sono emer-
di convegno hanno si spunti decisamente interes-
santi che meritano un’attenta ri-
affrontato problematiche
flessione. Adele Campanelli ha
storiche, scientifiche, sottolineato la differenza di for-
tecniche e progettuali. mazione e competenza delle fi-
gure che si occupano delle strut-
“Conservare il passato: ture allo stato di rudere, essen-
metodi ed esperienze zialmente architetti e archeologi,
la quale impone di confrontare
per la protezione e
metodi di studio e di approccio
la conservazione nei siti progettuale. Non può non esse-
archeologici”, è il titolo re considerato conseguente-
mente il problema di una forma-
che è stato scelto per zione che sia generale, ma non
la manifestazione generalizzata e l’esigenza di of-
frire agli addetti strumenti ope-
organizzata il 25 e il 26
rativi in grado di sviluppare una
settembre dal Museo migliore capacità per dominare
La Civitella di Chieti, la complessità dei contenuti. È
stata messa in evidenza anche
dal Dipartimento la carenza attuale di normative
di Scienze, Storia specifiche basate sulle acquisi-
zioni teoriche consolidate che
dell’Architettura,
siano in grado di garantire il ne-
Restauro e cessario rigore metodologico
Rappresentazione della nell’impostazione dei progetti di
conservazione. Claudio Vara-
Facoltà di Architettura gnoli ha trattato la questione del no presentato metodi d’interven- siti archeologici. Angela Maria
di Pescara dell’Università rapporto fra progettualità con- to per la conservazione dei siti Ferroni ha ribadito la necessità
temporanea e architettura anti- archeologici ritenuti idonei, ana- di tener conto anche di questio-
degli Studi di Chieti lizzando le protezioni delle super- ni relative alla presentazione e
ca. Dall’approfondita esposizio-
“Gabriele d’Annunzio” ne di alcuni interventi degli ulti- fici e la realizzazione di strutture fruibilità del sito, considerando
e dalla Scuola di mi dieci anni realizzati su organi- di copertura ad Ebla, a Persepoli l’ipotesi di utilizzazione finale del
smi storici, sono state poste in e nei monumenti megalitici di monumento. È stata sottolinea-
Specializzazione in luce modalità progettuali che Malta; la protezione delle super- ta inoltre l’opportunità di una ri-
Restauro dei Monumenti vanno da un rapporto di sola fici e delle strutture archeologi- flessione approfondita in ambito
coestensività ad un confronto tra che con lastre in policarbonato operativo circa i principi di rever-
dell’Università degli Studi a Pompei; la reversibilità e le nuo- sibilità, compatibilità e minimo
linguaggi diversi, fino al tentati-
di Roma “La Sapienza”. vo di ritrovare un contatto con ve soluzioni nelle coperture per intervento, considerando che la
l’antico per via allusiva e simbo- il controllo del microclima con i condizione di rudere è un feno-
lica. La riflessione ‘brandiana’ cir- materiali a memoria di forma. meno comunque dinamico e che
ca l’intervento nella villa romana L’auspicabilità di un manuale di ogni azione sulla materia ha i ca-
di Piazza Armerina (“La soluzio- manutenzione per i siti archeo- ratteri di modificazione propri del
ne da preferirsi era quella che logici è stata sostenuta da Gior- progetto. Il problema degli inter-
aveva saputo rivelarsi come in- gio Torraca. Questo dovrebbe venti strutturali in ambito archeo-
tegralmente moderna e integral- contenere una descrizione sem- logico è stato approfondito da
mente modesta”), è stata richia- plice dei controlli e delle opere Antonino Gallo Curcio, il quale ha
mata da Alessandro Curuni e da indispensabili per evitare, o mi- richiamato l’attenzione sull’esi-
4 Nicola Santopuoli. I relatori han- tigare, il degrado dei materiali nei genza di tener conto in prima
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urbano
gen.-feb. 2002

vento di musealizzazione instau-


ra con le preesistenze.
Ha fatto molto discutere la
proposta della figura del cosid-
detto “architetto archeologo”
prospettata da Giorgio Rocco
come obiettivo di una formazio-
ne universitaria fondata sullo stu-
dio dell’antico. È stato posto in
luce, infatti, sia lo stimolante
campo di applicazione che una
tale nuova figura coprirebbe, sia
i rischi di ibridazione con altri ruo-
li professionali, senza la certez-
za di una preparazione organica
e dotata della stessa versatilità
dell’architetto tradizionale.
Fertili sono state le discussio-
ni alla fine di ogni sessione, che
hanno posto in luce la consape-
volezza degli operatori di svolge-
re all’interno dell’intervento di
restauro un’attività interdiscipli-
nare, o meglio multidisciplinare,
volta a difendere la preesistenza
e i valori di un particolare manu-
fatto. Tutto ciò obbliga quindi co-
istanza dell’opera e delle sue archeologiche all’interno del si- il Museo di Ostia Antica per l’in- lui che si occupa del patrimonio-
condizioni di conservazione. Con stema urbano contemporaneo; tegrazione degli interventi con le storico artistico a dover essere,
la stessa chiarezza sono state • i Mercati di Traiano a Roma preesistenze; oltre che specialista di un singolo
trattate le questioni relative alle come esempio di intervento di • il Teatro di Filippi per l’im- settore, disponibile ad un dialo-
strutture permanenti nei siti in cui conservazione, valorizzazione e portanza dell’anastilosi nel pro- go con i colleghi e con i rappre-
ancora molto è da scavare e i nuova fruibilità delle strutture getto di restauro; sentanti di altre specializzazioni.
problemi dei presidi strutturali e antiche; • la Porta Nord di Copiae per
delle questioni di sicurezza nelle • le Terme di Caracalla, per i la puntualità e la correttezza del-
strutture ruderizzate. problemi di asportazione e smon- l’approccio;
Maria Cristina Tarantino
Tra gli interventi delle esperien- taggio delle strutture teatrali, • il Parco archeologico di Fre- Architetto in Roma
ze sul campo presentate sono da • i porti di Claudio e Traiano e gellae per il dialogo che l’inter- cristina.tarantino@inwind.it
menzionare quelli riguardanti:
il tempio maggiore con l’alta-
re dell’area sacra di Schiavi
d’Abruzzo, per l’unicità della
struttura architettonica e la sua
relazione con l’intorno;
l’area archeologica di Civita di
Bagno, per la singolarità dell’im-
pianto e la qualità del lavoro con-
dotto dalla Soprintendenza Ar-
cheologica per l’Abruzzo;
• l’area di Piano San Giacomo
a Corfinio, per la sistematicità
degli interventi e per le compe-
tenze specialistiche che hanno
partecipato ai gruppi di lavoro;
• il tratto transtiberino delle
Mura Aureliane a Roma per l’ap-
porto che le ricerche archeolo-
giche hanno avuto nella defini-
zione del ruolo conoscitivo e
conservativo riconosciuto al pro-
getto di restauro;
• il sito di Argos per la valo-
rizzazione delle testimonianze 5