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Apicoltura, economia, ambiente

Grandi esportatori di miele sono l'Ungheria, nell'Unione europea, e l'Argentina, in America.

In Italia, il consumo di miele è fortemente tributario delle importazioni, come si vede nella tabella.
La produzione è fortemente variabile, in relazione all'annata climatica (freddi, siccità) e alla salute
degli alveari.

Produzione italiana di miele (in tonnellate):[4]

anno t. prodotte t. importate t. esportate


2000 10.000 12.500 3.400
2001 7.000 12.000 3.700
2002 3.000 14.000 3.800
2003 7.000 14.400 2.500
2004 10.000 non ind. non ind.

Nel 2004 gli alveari in Italia erano 1.070.000 (in Francia 1.345.000). Le principali regioni
produttrici nel 2004 sono state:

 Lombardia (oltre 116.000 alveari)


 Piemonte (quasi 101.000 alveari)
 Emilia-Romagna (oltre 96.000 alveari)
 Sicilia (90.000 alveari)
 Toscana (oltre 89.000 alveari)

Tra le varie forme di allevamento, l'apicoltura è tra quelle che richiedono maggior passione e
vocazione, trattandosi di un'attività che può certo essere razionalizzata, ma in nessun caso
industrializzata.

Ad Einstein è stata falsamente attribuita la frase "Quando l'ape scomparirà, l'uomo non avrà più di
quattro anni da vivere".

E in effetti a prescindere dalla correttezza della citazione (il cui significato fa riferimento all'opera
di impollinazione svolta dalle api, fondamentale per buona parte delle coltivazioni) l'apicoltura può
essere assai significativa anche ai fini del controllo ambientale, essendo l'ape un animale molto
sensibile alla qualità dell'ambiente in cui vive, e inoltre, per la natura stessa della sua attività, una
sorta di "campionatore biologico" assai funzionale, almeno d'estate, in quanto le api, nella loro
attività di bottinamento, ispezionano una vasta area attorno all'alveare, venendo a contatto con
suolo, vegetazione, aria e acqua. Inoltre il corpo, rivestito di peli, è particolarmente adatto per
trattenere i materiali e le sostanze con cui viene a contatto.

L'apicoltore è il primo a constatare il problemi delle sue colonie, e spesso interviene per allertare i
poteri o l'opinione pubblica sulla presenza nell'ambiente di inquinanti pericolosi: in Europa, alcuni
prodotti fitosanitari sono stati proibiti proprio grazie all'intervento degli apicoltori.

L'alveare: visite e invasioni


Per il riparo che rappresenta e le provviste che contiene, l'alveare attira molti animali, più o meno
desiderati:

 le formiche e le forbicine, che si sistemano nel coprifavo, ma non entrano nell'alveare;


 la tarma della cera, farfalla parassita che invece penetra nell'alveare: la sua larva consuma
cera e rovina in poco tempo gli alveari fragili. Quelli forti, invece, sono in grado di
difendersene.
 durante l'inverno, il topo di campagna, che apprezza nell'alveare il nascondiglio riparato per
trovare calore.
 il picchio verde, poi, non esita a bucare le pareti di legno degli alveari, a caccia di larve
iperproteiche.

La moltiplicazione delle colonie


La sciamatura

Lo stesso argomento in dettaglio: Sciamatura (ape).

Le colonie si riproducono per sciamatura. Il meccanismo con cui le famiglie decidono di sciamare è
fondamentalmente legato alla circolazione all'interno dell'arnia dei ferormoni prodotti dall'ape
regina, che ne segnalano la presenza: se tali ferormoni circolano in quantità insufficiente (ad
esempio perché una regina troppo anziana non ne produce più in quantità sufficiente, o viceversa
perché in un'arnia troppo affollata la circolazione dell'aria che li trasporta è impedita) le operaie
percepiscono la famiglia come orfana e iniziano ad allevare una regina nuova. Nel meccanismo
tuttavia sono coinvolti altri fattori il cui meccanismo non è ancora totalmente ben chiaro, quali il
periodo dell'anno (al di fuori della tarda primavera la sciamatura in generale non avviene se non per
famiglie malate che devono abbandonare il nido), la quantità di raccolto disponibile ecc.

All'inizio della primavera se la situazione è favorevole vengono prodotte alcune cellette reali.
Alcuni giorni prima della nascita delle nuove regine, la vecchia lascia l'alveare assieme a circa la
metà delle operaie presenti nell'arnia, in particolare bottinatrici, per formare uno sciame; al
momento della partenza, tutte le operaie si riempiono il sacco melario di provviste sufficienti per 48
ore: per questo periodo le api non sono aggressive perché sazie e quindi per due o tre giorni il loro
intento sarà solo quello di trovare una nuova dimora e non saranno interessate ad aggredire, ma
abbastanza tranquille e inoffensive.

Questo sciame parte alla ricerca di un riparo: può essergli fornito dall'apicoltore, che lo cattura e lo
sistema in un nuovo alveare, oppure esso si inselvatichisce e trova riparo in un albero cavo, in un
buco, in un camino in disuso o simili.

Siccome non può esservi più di una regina per ogni colonia, nell'alveare la prima regina che nasce
uccide immediatamente tutte le rivali che sono ancora nelle cellette. Una settimana dopo essa
compie il volo nuziale.

Una colonia può produrre, tra l'inizio della primavera e l'inizio dell'estate, fino a tre sciami, che
sono detti primario, secondario e terziario. Uno sciame secondario ha una regina giovane e può
volare a chilometri di distanza, a differenza dello sciame primario. Ogni sciame indebolisce la
colonia e non è detto che una famiglia che subisce una sciamatura terziaria riesca a svilupparsi a
sufficienza durante la primavera e l'estate da essere in grado di superare l'inverno successivo.
La sciamatura artificiale

Una colonia che perde la propria regina non può sopravvivere, senza l'individuo che depone le uova
ed assicura la sopravvivenza del gruppo. Le operaie se ne rendono conto in un paio di giorni.
Scelgono allora delle cellette che contengono uova prodotte da meno di 3 giorni ed allevano le larve
che esse contengono esclusivamente a base di pappa reale.

Per moltiplicare la colonia, quindi, gli apicoltori prelevano in un alveare popoloso dei favi con
cellette contenenti uova di meno di 3 giorni, che sono coperti di operaie, e li trasferiscono in un
nuovo alveare con favi ricchi di provviste (sciroppo di zucchero e succedanei del polline come
farina di soia o altro). Se tutto va bene, due settimane più tardi nasce una nuova regina. Questo,
tuttavia, è un sistema piuttosto primitivo, poiché in tale modo si perdono circa 11-12 giorni prima
che nasca la nuova regina, e altri (fino a un ulteriore mese) prima che questa venga fecondata e
possa utilmente deporre. È molto meglio allevare a parte la regina, e creare uno sciame quando se
ne ha a disposizione una già feconda, in modo da non avere periodi morti di covata nella bella
stagione (che è quella utile alla colonia per svilupparsi e accumulare scorte di miele).

Selezione e allevamento delle regine

le razze

L'ape è un imenottero appartenente al genere Apis che comprende quattro specie sociali, di cui tre
originarie dell'Asia: Apis dorsata, Apis florea e Apis cerana. L'Apis mellifera si trova naturalmente
in Europa, in Africa, nel Vicino Oriente e in una parte della Siberia, mentre nell'America del nord e
del sud, in Australia e nella Nuova Zelanda è stata introdotta dai colonizzatori. La grande diffusione
geografica della specie ha prodotto razze dai caratteri morfologici e dai comportamenti diversificati.

Le razze europee più note sono identificate per zone geografiche, separate da montagne che gli
sciami non possono superare, dove sono indigene ed hanno vissuto con pochi contatti esterni.

 L'ape nera (Apis mellifera mellifera, nella classificazione di Linneo del 1758) è indigena
dell'Europa settentrionale e diffusa dalla Francia, all'Inghilterra, alla Germania, alla Polonia
fino alla Russia europea.
 L'ape gialla italiana (Apis mellifera ligustica, nella classificazione di Massimiliano Spinola
del 1806) occupa la maggior parte dell'Italia.
 L'ape carnica (Apis mellifera carnica nella classificazione di August Pollmann del 1879) è
originaria della Slovenia e dell'Austria e diffusa in Friuli e nelle Alpidel Veneto e del
Trentino.
 L'ape caucasica dalla lunga tromba (Apis mellifera caucasica classificata da Pollmann nel
1889) vive principalmente nel Caucaso e in Georgia.

Razze meticce sono state create dall'azione umana, volontaria o no.

Una delle più apprezzate è l'ape Buckfast, creata da un frate, Frère Adam. Questa razza è il
risultato di più di 70 anni di incroci, selezioni, viaggi di studio, che hanno prodotto un metodo
ripreso da molti allevatori europei che hanno continuato il lavoro del frate. Il pedigree di quest'ape è
al momento l'unico pubblicato su Internet, e per alcuni allevatori risale al 1925. Nel sito di un
produttore danese vengono descritte le sue qualità: "Il ceppo Buckfast riunisce in una sola ape un
buon numero delle qualità ricercate, come robustezza, bassa tendenza a sciamare, dolcezza, facilità
di manipolazione, resistenza alle malattie e istinto di gruppo". Però il produttore danese dimentica
di dire che è proprio per colpa degli allevatori delle cosiddette Regine Buckfats che in Danimarca
c'è stato in questi ultimi anni un dilagarsi della peste americana che ormai infesta tutto il paese. Gli
apicoltori discepoli di Padre Adam concentrati nell'allevare regine "docili, manipolabili, con bassa
tendenza alla sciamatura" hanno trascurato proprio quello che in questi anni si è rivelata l'attitudine
più importante dell'ape, cioè l'attitudine igienico-sanitaria, il pulirsi e pulire le altre api e l'arnia.
L'attitudine igienica delle Buckfast danesi si è talmente degradata da costringere qualche anno fa
l'allora responsabile ministeriale all'apicoltura Henrik Hansen ad inviare agli allevatori di regine
Buckfast una lettera in cui rimproverava loro la scelta dei criteri di selezione e la riduzione delle
facoltà igieniche di questo ibrido, mettendo anche in evidenza le sue preferenze per l'ape gialla
italiana, l'ape ligustica.
Oggi in Danimarca non si parla più di Buckfast, ma di ape-combinata.
Altra cosa importante da rilevare è l'inverosimile aggressività di questo ibrido già alla seconda
generazione. Se l'apicoltore lascia fare il cambio della regina alle api stesse e non interviene
sostituendo la regina vecchia con una nuova otterrà una famiglia di api estremamente aggressiva.

Un altro esempio di incrocio è quello dell'ape detta africanizzata. Questo incrocio nacque nel 1957,
in Brasile, con l'importazione dall'Africa dell'ape Apis mellifera scutellata (Lepeletier, 1836) che
era sembrata meglio adattarsi al clima tropicale. Questa razza si mischiò con l'ape creola,
discendente delle api iberiche importate dai conquistadores. L'incrocio, nel quale le caratteristiche -
vigore e prolificità - davano un importante vantaggio evolutivo, invase tutta la zona tropicale e
subtropicale delle Americhe.

Lo studio dei caratteri razziali, morfologici e comportamentali è l'oggetto della biometria. I suoi
apporti in apicoltura sono importanti poiché permettono di conoscere l'influenza dei caratteri
genetici sulle qualità dell'ape studiata.

Selezione

La selezione è praticata come in altri settori dell'agricoltura, tende a migliorare l'ape per soddisfare i
bisogni dell'apicoltura. Le qualità ricercate nell'ape sono di essere vigorosa, produttiva, dolce, che si
disperda poco, resistente alle malattie.

Allevamento

Tutti gli apicoltori praticano, nel loro alveare, la selezione, anzitutto scegliendo il ceppo negli
alveari più forti, al momento della sciamatura artificiale. Ma, per praticare una selezione più
rigorosa, occorre poter disporre di un gran numero di colonie. Alcuni apicoltori si sono quindi
specializzati nella produzione di regine selezionate.

celle da regine

A questo scopo dispongono di alveari dedicati a tale uso. Vengono preparati telaini predisposti per
contenere molte cellule da regina, chiamati cupolini. In fondo ai cupolini vengono poste delle larve
che non abbiano più di 24 ore, il più possibile piccole; questa operazione si chiama traslarvo e si
effettua con un particolare utensile detto picking.I telaini così preparati vengono introdotti in arnie
private della regina. Le operaie nutrici si occupano delle larve fornendo loro in abbondanza pappa
reale nella formula adatta alla loro età, per opercolare (= chiudere) le cellette. Per precauzione, gli
alveoli vengono protetti con piccole griglie cilindriche, a protezione dagli attacchi di qualche regina
nata prematuramente.

Prima della nascita delle regine, ogni celletta viene sistemata in un piccolo alveare da fecondazione,
completo di operaie e di favi di covata opercolati, che non consentono di produrre nuove regine. Nel
mese successivo alla nascita, le regine devono essere fecondate, sia naturalmente, da un certo
numero di maschi del proprio ambiente (da 15 a 25), sia artificialmente. Nel primo caso gli alveari
da fecondazione vengono posti preferibilmente in una zona satura di maschi (fuchi) del ceppo
selezionato, magari su un'isola. Nel secondo caso, viene praticata una inseminazione artificiale,
iniettando nella regina 8-12 μL di sperma ottenuto da una ventina di maschi selezionati, per avere
una covata pura.