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Pluris Codice Commentato della Famiglia e dei Minori online

Libro I - Delle persone e della famiglia


Titolo VI - Del matrimonio
Capo VI - Del regime patrimoniale della famiglia
Sezione II - Del fondo patrimoniale

c.c. commentato, art. 167 - Costituzione del fondo patrimoniale.

Sommario: I. Nozione: natura giuridica - II. Il concetto di bisogni della famiglia - III. Modi
di costituzione -IV. L'oggetto - V. La pubblicità del fondo patrimoniale - VI. Tutela dei
creditori ed azione revocatoria

I. Nozione: natura giuridica

Il fondo patrimoniale costituisce un regime integrativo mediante il quale i coniugi


possono vincolare determinati beni, immobili, mobili registrati o titoli di credito, al
soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Esso affianca, e non sostituisce, il regime
patrimoniale primario adottato dai coniugi, che può essere quello della comunione
legale, della separazione dei beni, della comunione convenzionale o di qualsiasi altro
regime patrimoniale atipico adottato dai coniugi (BONILINI, Manuale di diritto di famiglia,
5ª ed., Torino, 2010, 140). Il fondo patrimoniale integra inoltre un c.d. "patrimonio di
destinazione", in quanto finalizzato a fronteggiare i bisogni della famiglia: si ritiene che
esso costituisca un patrimonio separato appartenente ai coniugi e privo di soggettività
giuridica (AULETTA, Il fondo patrimoniale, in Tratt. Bonilini, Cattaneo, II, 2ª ed., Torino, 2007,
390-391).

Secondo la giurisprudenza, la costituzione del fondo patrimoniale determina un vincolo


di destinazione sui beni confluiti sul fondo stesso, affinché i loro frutti assicurino il
soddisfacimento dei bisogni della famiglia, ma non incide sulla titolarità della proprietà
dei beni stessi, né implica l'insorgere di una posizione di diritto soggettivo in favore dei
singoli componenti del nucleo familiare, neppure con riguardo ai vincoli in tema di
disponibilità (C. civ., Sez. I, 8.9.2004, n. 18065; C. civ., Sez. I, 29.11.2000, n. 15297; T. Firenze,
Sez. III, 14.9.2016).

Nella intenzione del legislatore della riforma del 1975, la funzione del fondo patrimoniale
consiste proprio nel destinare determinati beni - immobili, mobili registrati, titoli di

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credito - al perseguimento di uno scopo esclusivo, individuato nel soddisfacimento dei


bisogni della famiglia (DE PAOLA, Il diritto patrimoniale della famiglia coniugale, 2ª ed.,
Milano, 1995, 23), al fine di assicurare stabilità economica anche nel caso in cui i patrimoni
dei coniugi dovessero depauperarsi od esaurirsi (AULETTA, 387).

La costituzione del fondo patrimoniale integra un negozio a titolo gratuito e di natura


liberale, rilevante anche ai fini dell'azione revocatoria (GALASSO, Del regime patrimoniale
della famiglia, I, in Comm. Scialoja, Branca, sub artt. 159-230, Bologna-Roma, 2003, 121 ss.,
il quale nega che l'atto costitutivo vada ricondotto alla donazione). Secondo una parte
della dottrina, il fondo patrimoniale può costituire una modalità di adempimento
dell'obbligazione contributiva prevista dalla legge a carico dei coniugi (GALASSO,
112; CORSI, Il regime patrimoniale della famiglia, in Tratt. Cicu, Messineo, VI, 2, Milano, 1984,
92; contra, DE PAOLA, 76. In senso contrario CIARLEGLIO, La crisi economica e il fondo
patrimoniale, in Imm. e propr., 2013, 6, 377): in tal caso mancano i presupposti per
configurare l'esistenza di una liberalità (AULETTA, 414). Allo stesso modo, si
dovrà escludere la causa liberale quando manchi uno spostamento di ricchezza nel
patrimonio dei coniugi oppure quando il conferimento ad opera di un terzo sia
giustificato da una precedente obbligazione contrattuale (AULETTA, 415; CARRESI, Del fondo
patrimoniale, in Comm. Carraro, Oppo, Trabucchi, III, Padova, 1992, 3; DE PAOLA, 73).

La giurisprudenza è constante nell'affermare che la costituzione del fondo patrimoniale


è atto a titolo gratuito (C. civ., Sez. III, 22.3.2013, n. 7250; C. civ., Sez. III, 7.10.2008, n. 24757; C.
civ., Sez. III, 17.1.2007, n. 966; C. civ., Sez. I, 20.6.2000, n. 8379; A. Roma, 22.7.1996; T. Napoli,
16.1.1997) o atto di liberalità, non potendo essere nemmeno inteso come adempimento di
un dovere giuridico e non essendo obbligatorio per legge (C. civ., Sez. I, 2.12.1996, n.
10725; C. civ., Sez. I, 15.1.1990, n. 107). In particolare, la costituzione del fondo patrimoniale
per fronteggiare i bisogni della famiglia non integra adempimento di un dovere giuridico,
non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo gratuito, non trovando
contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti; pertanto, esso è suscettibile di
revocatoria ordinaria o fallimentare (C. civ., ord., 10.2.2015, n. 2530; C. civ., Sez. I, 8.8.2013,
n. 19029; C. civ., Sez. I, 23.3.2005, n. 6267; C. civ., Sez. I, 7.3.2005, n. 4933). Contrariamente a
quanto indicato dalla dottrina, inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto che la costituzione
del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, configura atto tipico di
liberalità, anche quando entrambi i coniugi conferiscano beni di proprietà comune (C.
civ., Sez. I, 15.1.1990, n. 107). Tale orientamento è stato confermato, di recente, da C. civ.,
Sez. I, 6.5.2016, n. 9128; la Corte, infatti, ha precisato che la natura di atto di liberalità della
costituzione del fondo medesimo ricorre non soltanto quando a costituire il fondo sia un
terzo o uno soltanto dei coniugi, ma anche quando entrambi i coniugi conferiscano al

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fondo beni già di loro proprietà, rinunciando così, in modo gratuito, alle facoltà insite nel
diritto di proprietà in favore della famiglia, mediante il vincolo di indisponibilità dei beni
e la destinazione dei frutti ai soli bisogni familiari.

II. Il concetto di bisogni della famiglia

La norma non indica la nozione di "bisogni", che i beni del fondo sono destinati a
soddisfare, né la composizione del nucleo familiare che ne è destinatario. La dottrina è
concorde nell'individuare nella nozione di famiglia quella nucleare e non quella
parentale (AULETTA, 391 ss.): in essa sono compresi i figli legittimi, naturali ed adottivi dei
coniugi, minori e maggiorenni non autonomi patrimonialmente, nonché i minori in
affidamento temporaneo, essendo i coniugi tenuti al mantenimento di tali soggetti, e i
figli legittimi o naturali di un coniuge che siano conviventi con la famiglia legittima del
medesimo (AULETTA, 392-393).

Si deve escludere la possibilità di costituire un fondo patrimoniale al di fuori del


matrimonio, come nel caso di convivenza more uxorio o fra genitore e figlio o in favore
di una singola persona non coniugata o di un coniuge superstite, in quanto la morte di
uno dei coniugi è causa di scioglimento del matrimonio, salvo quanto disposto dall'art.
171 c.c. in caso di figli non maggiorenni (MORA, Fondo patrimoniale, opposizione
all'esecuzione ed onere della prova, in NGCC, 1998, 34): in tali casi, analogo risultato può
essere raggiunto ricorrendo all'atto di destinazione previsto dall'art. 2645 ter c.c., che può
essere opposto ai terzi mediante trascrizione (GAZZONI, Osservazioni sull'art. 2645 ter c.c.,
in GC, 2006, II, 165).

Secondo la dottrina, i bisogni della famiglia consistono nelle esigenze di vita dei suoi
componenti: esse coincidono non solo con quelle comuni a tutti i membri, ma anche
quelle relative a ciascun componente che, per legge o per propria scelta, il gruppo
familiare si è impegnato a soddisfare, purché sorte dopo la celebrazione del matrimonio
e ritenute socialmente apprezzabili (AULETTA, 394; FALZEA, Il dovere di contribuzione nel
regime patrimoniale della famiglia, in RDC, 1977, 615). Tra i bisogni della famiglia, pertanto,
si ricomprendono, oltre alle esigenze primarie attinenti alla vita della famiglia
(mantenimento, abitazione, educazione della prole e dei componenti il nucleo, cure
mediche, ecc.), anche le esigenze della persona adeguate al tenore di vita prescelto dai
coniugi nell'ambito del potere di indirizzo familiare esistente in capo ad essi (AULETTA, 393
ss.). In tale nozione, rientreranno le spese e le obbligazioni sorte per rendere produttivi,
conservare o migliorare i beni del fondo o incrementare lo stesso, ma non quelle per
accrescere o gestire il patrimonio personale di ciascun coniuge (AULETTA, 394-395; C.M.
BIANCA, Diritto civile, II, La famiglia. Le successioni, 4ª ed. Milano, 2005, 151).

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La giurisprudenza di merito ha inteso il riferimento ai bisogni della famiglia a quelle


esigenze connesse col ménage domestico-familiare secondo le condizioni economiche
e sociali della famiglia stessa (T. Parma, 7.1.1997), mentre la giurisprudenza di legittimità
ha fornito un'interpretazione più estensiva, ricomprendendo in tali bisogni anche quelle
esigenze volte al pieno mantenimento ed all'armonico sviluppo della famiglia, nonché al
potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze
voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi (C. civ., 7.1.1984, n. 134). Il
criterio identificativo pertanto va ricercato non già nella natura delle obbligazioni, ma
nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse e i bisogni della famiglia, con la
conseguenza che ove la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio abbiano inerenza
diretta e immediata con le esigenze familiari deve ritenersi operante la regola della piena
responsabilità del fondo (C. civ., Sez. I, 5.6.2003, n. 8991). L'accertamento relativo alla
riconducibilità dei beni alle esigenze della famiglia costituisce accertamento di fatto,
istituzionalmente rimessa al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo per
vizio di motivazione (C. civ., Sez. I, 18.9.2001, n. 11683).

Secondo una recente pronuncia (Comm. Trib. Reg. Lombardia Milano Brescia, Sez. LXIV,
16.6.2015, n. 2701), i debiti contratti durante lo svolgimento di un'attività
imprenditoriale/libero professionale non sono estranei ai bisogni famigliari e dunque la
presenza di un fondo patrimoniale non impedisce comunque l'iscrizione di un'ipoteca su
un immobile. (Nel caso di specie il contribuente risultava destinatario di un preavviso di
iscrizione ipotecaria. Il Concessionario della riscossione invocava la legittimità del
provvedimento cautelare pure in presenza dell'indisponibilità dei beni gravati invocata
dal contribuente a motivo della preesistenza di un fondo patrimoniale, che faceva
ritenere la non estraneità dei debiti tributari ai bisogni della famiglia). Tale orientamento
è stato ribadito, di recente, da T. Torino, 10.6.2016, nella quale si precisa come il criterio
identificativo dei debiti, per i quali possa avere luogo l'esecuzione sui beni del fondo,
debba essere ricercato non già nella natura dell'obbligazione ma nella relazione tra il
fatto generatore di essa ed i bisogni della famiglia. Per questa ragione, anche un debito
di natura tributaria sorto per l'esercizio dell'attività imprenditoriale può ritenersi
contratto per soddisfare tale finalità, nel cui ambito vanno incluse le esigenze volte al
pieno mantenimento ed all'univoco sviluppo della famiglia, ovvero per il potenziamento
della capacità lavorativa e non per esigenze di natura voluttuaria caratterizzate da
interessi meramente speculativi.

Sempre in tema di riscossione coattiva delle imposte, si è precisato come l'iscrizione


ipotecaria di cui all'art. 77, D.P.R. 29.9.1973, n. 602 è sia ammissibile anche sui beni facenti
parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall'art. 170 c.c., sicché è legittima

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solo se l'obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare


del credito non ne conosceva l'estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non
possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell'insorgenza del debito
nell'esercizio dell'impresa (C. civ., Sez. VI - 5 Ordinanza, 23.11.2015, n. 23876; nello stesso
senso, C. civ., Sez. VI - 5, Ord., 11.4.2018, n. 8881). Il principio è stato ribadito, da ultimo,
da C. civ., Sez. III Sent., 23.8.2018, n. 20998, nella quale si precisa, altresì, come gravi in
capo al debitore opponente l'onere della prova circa la regolare costituzione del fondo
patrimoniale, la sua opponibilità al creditore procedente, ma anche rispetto alla
circostanza che il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari,
avuto riguardo al fatto generatore dell'obbligazione e a prescindere dalla natura della
stessa.

Non di meno, la Suprema Corte ha escluso che l'iscrizione ipotecaria, prevista dall'art. 77,
D.P.R. n. 602/1973, possa essere considerata un atto dell'espropriazione forzata, dovendo
piuttosto essa essere qualificata quale atto riferito ad una procedura alternativa
all'esecuzione forzata vera e propria. Tale affermazione di principio si riverbera
necessariamente sulla questione dell'ipoteca dei beni conferiti in un fondo patrimoniale,
in relazione alla quale, venuta meno la premessa fondata sulla qualificazione
dell'iscrizione ipotecaria come atto dell'esecuzione, viene meno anche l'applicabilità
dell'art. 170, che si riferisce espressamente, quale attività il cui compimento vieta sui beni
del fondo e sui frutti di essi, alla sola "esecuzione" (C. civ., Sez. V, 25.5.2016, n. 10794).

Al contempo, a opinione di Comm. Trib. Reg. Liguria Genova, Sez. I, 8.6.2015, n. 668, nel
caso di fondo patrimoniale, ancorché non preesistente rispetto all'insorgenza del debito
tributario, se il concessionario della riscossione non ha richiesto tempestivamente la
revocatoria dello strumento, non può poi più provvedere ad iscrivere ipoteca
sull'immobile. (Nel caso di specie il contribuente risultava destinatario di un'iscrizione
ipotecaria avvenuta nel 2011. Il Concessionario della riscossione non aveva
adeguatamente considerato che, nonostante non fosse dubbio che il debito fosse
maturato per questioni riferite ad attività professionali, artigianali e commerciali del
contribuente, l'iscrizione ipotecaria era ritenersi comunque illegittima in quanto,
nonostante la notifica del primo ruolo effettuata nel 2004, esso era rimasto inerte e non
aveva chiesto la revocatoria del fondo patrimoniale nel frattempo costituito dal
contribuente).

Si noti, peraltro, che in tema di reati tributari, la costituzione di un fondo patrimoniale è


idonea ad integrare la "sottrazione" di cui all'art. 11, D.Lgs. 10.3.2000, n. 74, atteso che
anche la normale liceità dello strumento utilizzato può realizzare l'intento fraudolento

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del soggetto agente (C. civ., Sez. II, 29.1.2016, n. 1716). A tal proposito, si è precisato,
però, che la costituzione di un patrimonio di destinazione ai sensi dell'art. 167, non
rappresenta di per sé la violazione dell' art. 11, D.Lgs. n. 74/2000. Ai fini dell'integrazione
degli elementi costitutivi della fattispecie criminosa, è onere dell'accusa dimostrare la
strumentalizzazione della causa tipica del negozio a rendere inefficace in tutto o in parte
la procedura di riscossione coattiva del credito erariale. Ed ancora, la Suprema Corte ha
sottolineato che il profitto confiscabile va commisurato non all'ammontare complessivo
delle imposte evase quanto alla riduzione simulata o fraudolenta della garanzia
patrimoniale generica del debitore contribuente (C. pen., Sez. III, 12.4.2017, n. 47827).

III. Modi di costituzione

Il fondo patrimoniale può essere costituito da entrambi i coniugi, da uno di essi o da un


terzo, inter vivos o mortis causa, senza pregiudicare i diritti dei legittimari (BONILINI,
139; AULETTA, 416 ss.; COPPOLA, Gratuità e liberalità della costituzione del fondo
patrimoniale, in Rass. DC, 1983, 663). In particolare, il fondo può essere costituito dai
coniugi per atto pubblico, integrando a tutti gli effetti una convenzione matrimoniale ai
sensi dell'art. 162 c.c. (BONILINI, 139; AULETTA, 401, contra, CORSI, 89) oppure da un terzo per
atto pubblico inter vivos, che si perfeziona con l'accettazione a sua volta per atto pubblico
da parte dei coniugi (DEL VECCHIO, Contributo alla analisi del fondo patrimoniale costituito
dal terzo, in RN, 1980, 317) o per testamento, rappresentando - nel qual caso -
un'attribuzione a titolo di legato o un'istituzione di erede ex re certa e necessitando
della relativa accettazione (A. FINOCCHIARO, M. FINOCCHIARO, Diritto di famiglia, Milano, 1984,
807).

La giurisprudenza ha più volte confermato che il fondo patrimoniale rientra tra le


convenzioni matrimoniali, trovando applicazione le formalità previste dall'art. 162 c.c. (C.
civ., Sez. III, 12.12.2013, n. 27854; C. civ., Sez. III, 23.9.2004, n. 19131; C. civ., Sez. I, 15.1.2001, n.
6665; C. civ., Sez. I, 19.11.1999, n. 12864; C. civ., Sez. I, 1.10.1999, n. 10859).

È controverso se l'accettazione sia richiesta anche nel caso di costituzione da parte di


uno solo dei coniugi: secondo un'opinione dottrinale, occorre solo nel caso di
trasferimento della proprietà (CORSI, 90), mentre altri ne escludono la necessità (CARRESI,
45; in proposito si veda AULETTA, 402, secondo cui l'iniziativa di dar vita al fondo può
provenire anche da un solo coniuge, tuttavia per l'atto costitutivo è richiesto in ogni caso
l'accordo di entrambi).

Diverso il caso di costituzione del fondo per atto inter vivos da parte del terzo in favore
di uno solo dei coniugi: la dottrina ritiene che, essendo il fondo essenzialmente

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destinato alla famiglia quindi anche all'altro coniuge, l'accettazione debba essere
espressa da entrambi i coniugi. In tutti i casi, qualora uno dei coniugi non voglia o non
possa accettare, si ritiene ammissibile l'autorizzazione giudiziale ai sensi dell'art. 181
c.c. (FRAGALI, La comunione, in Tratt. Cicu, Messineo, XIII, 1, App., Milano, 1977, 39).

Dal punto di vista fiscale, con riguardo all'imposta di registro, poiché l'atto di costituzione
di un fondo patrimoniale non è un atto traslativo a titolo oneroso, né un atto avente per
oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale, né infine un atto avente natura meramente
ricognitiva, bensì una convenzione istitutiva di un nuovo regime giuridico, diverso da
quello precedente, il regime di tassazione di tale atto va individuato nella categoria
residuale disciplinata dall'art. 11, Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 26.4.1986, n. 131, con
conseguente applicabilità dell'imposta nella misura fissa ivi indicata (C. civ., Sez. V,
7.7.2003, n. 10666; C. civ., Sez. V, 26.5.2003, n. 8289; contra, C. civ., Sez. V, 7.3.2002, n.
3343 secondo cui la fattispecie costitutiva da parte di un solo coniuge con riserva di
proprietà dei beni immessi nel fondo stesso è soggetta all'applicazione dell'imposta in
misura proporzionale ex art. 3, Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 26.4.1986, n. 131 e non
all'art. 11, Tariffa, Parte I, che prevede, invece, l'applicazione dell'imposta di registro in
misura fissa).

IV. L'oggetto

Il tenore letterale della norma prevede che solo alcune tipologie di beni - ossia i beni
immobili, mobili registrati e titoli di credito - possano costituire oggetto del fondo
patrimoniale. Il vincolo, tuttavia, si estende anche ai frutti prodotti dai predetti beni ai
sensi dell'art. 170 c.c. (AULETTA, 397). Sono esclusi dal fondo gli altri beni mobili, in quanto
la destinazione ai bisogni della famiglia non sarebbe opponibile ai terzi mediante
pubblicizzazione del vincolo (AULETTA, 397), le universalità di beni e, secondo l'opinione
prevalente, l'azienda [CENNI, Il fondo patrimoniale, in ANELLI, SESTA (a cura di), Regime
patrimoniale della famiglia, in Tratt. Zatti, III, Milano, 2002, 573; DE PAOLA,
90; DOGLIOTTI, FIGONE, Il fondo patrimoniale, in Tratt. Bessone, IV, 2, Torino, 1999, 580].

Innanzitutto appare evidente che debba trattarsi di beni determinati, in quanto il vincolo
deve costituirsi specificatamente su ciascun bene (AULETTA, 400; si veda MILONE, Appunti
per uno studio sul fondo patrimoniale, in VN, 1975, 1014, secondo il quale tuttavia devono
essere ricompresi nell'oggetto del fondo anche beni determinabili).

Possono costituire oggetto del fondo anche diritti reali diversi dalla proprietà, salvo che
risultino inidonei a tale destinazione (CENNI, 567). I titoli di credito devono essere
vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo (AULETTA,

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398; DE PAOLA, MACRÌ, Il nuovo regime patrimoniale della famiglia, Milano, 1978, 239):
tuttavia, una parte della dottrina ritiene che possano essere conferiti anche titoli di
credito non nominativi, qualora il vincolo di destinazione risulti pubblicizzato in maniera
idonea (CENNI, 569; GALASSO, 138). È controversa la possibilità di destinare al fondo beni
futuri: una parte della dottrina ammette la conferibilità di tali beni, richiamandosi all'art.
1358 c.c., che ammette la stipulazione di negozi su beni futuri, e all'abrogazione
dell'istituto dotale, che vietava la costituzione in dote di beni futuri (PERLINGIERI, Sulla
costituzione di fondo patrimoniale su "beni futuri", in DFP, 1977, 265). I coniugi, inoltre,
possono attribuire al fondo anche beni appartenenti alla comunione legale,
rispettandone le regole di gestione, ma non potranno conferire i beni indicati dalle
lett. c), d), e) dell'art. 179 c.c., sui quali non può costituirsi un regime di comunione legale,
neanche convenzionale (AULETTA, 399).

V. La pubblicità del fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è assoggettato ad una doppia forma di pubblicità: una relativa ai


beni in esso ricompresi e l'altra propria della convenzione matrimoniale (AULETTA, 422): ai
sensi degli artt. 2647 e 2685 c.c., il vincolo del fondo deve risultare dai registri immobiliari
o mobiliari mediante trascrizione, mentre per i titoli di credito è richiesta l'annotazione
sul documento e sul registro dell'emittente; mentre la convezione costitutiva del fondo
deve essere annotata a margine dell'atto di matrimonio ai sensi dell'art. 162 c.c. Allo
stesso modo, sono soggetti ad annotazione gli atti di modifica della disciplina del fondo,
sia a margine dell'atto di matrimonio che a margine della trascrizione relativa ai beni
inseriti nel fondo (AULETTA, 424).

La costituzione di fondo patrimoniale, essendo una tipica convenzione matrimoniale,


deve essere annotata, ad istanza del notaio rogante, a margine dell'atto di matrimonio
dei coniugi in favore dei quali il fondo stesso è costituito (T. Frosinone, 15.3.2016; T. Monza,
14.10.2008; T. Brindisi, 10.12.2001; T. Bergamo, 16.11.1981).

In ordine alla funzione rispettivamente attribuita all'annotazione e alla trascrizione, si


segnalano diversi orientamenti. Secondo un primo orientamento, l'opponibilità ai terzi è
garantita dall'annotazione, mentre la trascrizione svolge un ruolo di mera pubblicità
notizia (F. FINOCCHIARO, La pubblicità in materia di rapporti patrimoniali tra coniugi, in GI,
1989, I, 1, 329; ZACCARIA, La pubblicità del regime patrimoniale della famiglia: le posizioni
della dottrina, in RDC, 1980, II, 434).

Tale orientamento è stato accolto dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità, che


ritiene inidonea all'opponibilità ai terzi la mera trascrizione ex art. 2647 c.c.,

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degradandola al rango di "pubblicità-notizia" (C. Cost. 6.4.1995, n. 111; C. civ., S.U.,


13.10.2009, n. 21658; C. civ. Sez. III, 12.12.2013, n. 27854; C. civ., Sez. III, 8.10.2008, n. 24798; C.
civ., Sez. III, 30.9.2008, n. 24332; C. civ., Sez. I, 16.11.2007, n. 23745; C. civ., Sez. I, 5.4.2007, n.
8610; C. civ., Sez. III, 15.3.2006, n. 5684; C. civ., Sez. I, 19.11.1999, n. 12864; C. civ., Sez. I,
1.10.1999, n. 10859; nella giurisprudenza di merito T. Marsala, 19.2.2018; T. L'Aquila,
2.2.2009; T. Milano, 5.11.1990). L'onere dell'annotazione della costituzione del fondo
patrimoniale è sempre vigente a pena di inopponibilità dell'atto di costituzione, a
prescindere dalla circostanza che il medesimo importi, o meno, un effetto traslativo e
senza che rilevi l'eseguita pubblicità ai sensi dell'art. 2647 c.c. che è stata degradata, per
effetto della L. 19.5.1975, n. 151, al rango di mera pubblicità-notizia (C. civ., Sez. I, 27.11.1987,
n. 8824; T. Vicenza, 24.11.2016).

Secondo altri, invece, anche la pubblicità relativa ai beni assolve ad una funzione
dichiarativa, affiancandosi così all'annotazione a margine dell'atto di matrimonio, ma con
diversi effetti: la mancanza della trascrizione rende inopponibile ai terzi il vincolo del
fondo costituito su un determinato bene, mentre la mancanza dell'annotazione dell'atto
di costituzione del fondo comporta l'inopponibilità del contenuto della convenzione
matrimoniale (AULETTA, 428; GALASSO, 71).

In giurisprudenza, in un caso, è stato considerato opponibile il vincolo trascritto ma non


annotato, precisando addirittura l'opponibilità anche della convenzione nei confronti dei
terzi in mala fede (T. Modena, 19.7.1996).

Infine, secondo un'altra corrente di pensiero, l'opponibilità ai terzi dipende dal rispetto
di entrambi gli oneri pubblicitari, ossia annotazione nei registri matrimoniali e
trascrizione (TAMBURRINO, Lineamenti del nuovo diritto di famiglia italiano, Torino, 1978,
209).

Quest'ultimo orientamento è stata seguito solo da una parte della giurisprudenza di


merito (A. Roma, 28.11.1983; T. Latina, 17.3.1988; T. Roma, 6.11.1980).

VI. Tutela dei creditori ed azione revocatoria

Il vincolo di destinazione dei beni compresi nel fondo patrimoniale comporta


una parziale inespropriabilità degli stessi da parte dei creditori personali dei coniugi e,
più in generale, per tutti i debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della
famiglia (art. 170 c.c.). In ogni caso i creditori personali hanno facoltà di ricorrere, contro
l'atto di disposizione, al rimedio dell'azione revocatoria (ordinaria o fallimentare)
(AULETTA, 419; RAGAZZINI, La revocatoria delle convenzioni matrimoniali, Rimini, 1987, 41).

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Secondo la giurisprudenza, i conferimenti al fondo non possono configurare


adempimento di un debito scaduto (T. Terni, 21.4.1997; T. Perugia, 12.2.1987; T. Catania,
31.5.1986; T. Milano, 2.6.1983), neanche quando vengano posti in essere in funzione
dell'obbligo di contribuzione, in quanto detto patrimonio assolve il compito di soddisfare
i bisogni futuri della famiglia (C. civ., Sez. I, 18.3.1994, n. 2604; T. Firenze, 6.3.1987) e in ogni
caso i coniugi non devono necessariamente provvedere alla contribuzione mediante la
costituzione del fondo patrimoniale, che è rimesso alla loro libera scelta (T. Nocera
Inferiore, 14.3.1996). Pertanto, si ammette pacificamente in giurisprudenza la revocatoria
ordinaria dell'atto ex art. 2901 c.c. (C. civ., Sez. III, 22.3.2013, n. 7250; C. civ., Sez. III,
7.10.2008, n. 24757; C. civ., Sez. III, 2.8.2002, n. 11537; C. civ., Sez. III, 22.1.1999, n. 591), in
quanto il fondo rende i beni conferiti aggredibili solo a determinate condizioni (ossia per
soddisfare i bisogni della famiglia ex art. 170 c.c.), così riducendo la garanzia generale
spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti (C. civ., Sez. I, 2.9.1996, n. 8013). In
particolare, a determinare l'«eventus damni» si ritiene sufficiente l'eventuale
infruttuosità di una futura azione esecutiva, della cui insussistenza incombe al convenuto,
che nell'azione esecutiva l'eccepisca, fornire la prova; mentre sotto il profilo
dell'elemento soggettivo, è sufficiente la mera consapevolezza di arrecare pregiudizio agli
interessi del creditore («scientia damni»), la cui prova può essere fornita anche tramite
presunzioni, senza che assumano viceversa rilevanza l'intenzione del debitore medesimo
di ledere la garanzia patrimoniale generica del creditore («consilium fraudis») né la
relativa conoscenza o partecipazione da parte del terzo (C. civ., Sez. VI-3, ord., 9.10.2015,
n. 20376; C. civ., Sez. III, 30.6.2015, n. 13343; C. civ., Sez. III, 8.8.2007, n. 17418; C. civ., Sez. III,
7.7.2007, n. 15310; C. civ., Sez. III, 17.1.2007, n. 966; T. Padova, 23.3.2018). Il consilium
fraudis può presumersi e non va provato ai fini della dichiarazione di inefficacia relativa
(T. Napoli, 27.1.1993). In considerazione di quanto sopra, si ritiene che l'acquisto di un
immobile successivamente costituito in fondo patrimoniale sia suscettibile di azione
revocatoria da parte del creditore, nel concorso delle condizioni di legge dettate dall'art.
2901 c.c., anche se compiuto in epoca successiva al credito vantato (C. civ., Sez. III,
27.3.2001, n. 4422). È revocabile, inoltre, anche l'atto di disposizione compiuto
dal fideiussore che comporti maggiore difficoltà o incertezza nella esazione coattiva del
credito nei suoi confronti (T. Cagliari, 26.2.1997). In materia di garanzie personali, la
costituzione del fondo patrimoniale finalizzata a sottrarre ai creditori l'unico immobile di
proprietà dei fideiussori, chiamati a garanzia stante l'insolvenza del debitore principale,
pregiudica i diritti dei creditori, quali i cofideiussori e condebitori in solido che abbiano
già pagato il debito per cui tali garanzie sono state prestate; pertanto, la costituzione del
fondo patrimoniale deve essere qualificata atto a titolo gratuito rientrante tra gli atti
soggetti a revocatoria ai sensi dell'art. 2901, 1° co., c.c. in quanto dolosamente
preordinata al fine di pregiudicare il soddisfacimento dei creditori (C. civ., Sez. I, 8.9.2004,

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n. 18065; C. civ., Sez. I, 20.6.2000, n. 8379; A. Perugia, 4.3.2000; T. Milano, 14.4.2003; T. Napoli,
16.1.1997).

Legittimato a proporre la revocatoria dell'atto di costituzione del fondo patrimoniale,


avente ad oggetto tutti gli immobili di proprietà del debitore, è non solo colui il quale al
momento dell'atto dispositivo sia già titolare di un credito certo ed esigibile, ma anche il
titolare di un credito contestato o litigioso, per cui, quand'anche l'accertamento definitivo
del credito avvenga in sede giudiziale successivamente alla stipula dell'atto
pregiudizievole per il creditore, quest'ultimo per ottenere l'accoglimento della propria
domanda revocatoria deve provare unicamente la scientia fraudis del terzo, anche
mediante presunzioni, e non anche il consilium fraudis (T Vicenza, 29.5.2013).

Tradizionalmente, la giurisprudenza ha ritenuto che nell'azione revocatoria ordinaria


fossero legittimati passivi entrambi i coniugi (T. Pesaro, 20.3.2009), anche se l'atto di
costituzione del fondo fosse stato stipulato da uno solo di essi (C. civ., Sez. I, 13.7.2006, n.
15917; T. Milano, 2.6.1983). Tuttavia, secondo un orientamento l'azione revocatoria può
incidere soltanto sulla posizione soggettiva del coniuge debitore, restando l'altro coniuge
estraneo all'azione, ancorché egli sia stato uno dei contraenti nell'atto di costituzione del
fondo: ne consegue che il coniuge non debitore non è litisconsorte necessario passivo
dell'azione revocatoria (C. civ., Sez. III, 29.4.2009, n. 10052; C. civ., Sez. III, 31.5.2005, n. 11582).
Recentemente, la Suprema Corte ha chiarito che la natura reale del vincolo di
destinazione impresso dalla costituzione del fondo implica la necessità che la sentenza
di revoca faccia stato nei confronti di tutti coloro per i quali il vincolo stesso è stato
costituito, affermando pertanto il litisconsorzio necessario dei coniugi, che abbiano
partecipato entrambi all'atto di costituzione del fondo patrimoniale (C. civ., Sez. I,
27.1.2012, n. 1242 ; C. civ., Sez. III, 18.10.2011, n. 21494), e ciò anche se l'atto costitutivo sia
stato stipulato da uno solo di essi (T. Milano, Sez. II, 6.9.2013). Da ultimo, si è sostenuto
come, nel giudizio promosso dal creditore personale di uno dei coniugi per la declaratoria
di inefficacia dell'atto di costituzione di un fondo patrimoniale stipulato da entrambi i
coniugi, sussista litisconsorzio necessario del coniuge non debitore, ancorché non sia
neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso, in quanto beneficiario dei
relativi frutti, destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, e, quindi, destinatario degli
eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all'accoglimento della domanda revocatoria
(C. civ., Sez. III, 3.8.2017, n. 19330).

Inoltre, non è ipotizzabile un litisconsorzio necessario nei confronti dei figli, neppure se
minori (A. Milano, 8.4.1986; T. Cagliari, 10.12.1996), neppure nel caso in cui il giudice, all'atto
della cessazione del fondo, possa attribuire ai figli in godimento o in proprietà una quota

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dei beni del fondo stesso (C. civ., Sez. I, 17.3.2004, n. 5402). Ciò in quanto la costituzione
del fondo patrimoniale determina solo un vincolo di destinazione sui beni confluiti nel
fondo stesso, affinché i loro frutti assicurino il soddisfacimento dei bisogni della famiglia,
ma non incide sulla titolarità della proprietà dei beni stessi, né implica l'insorgere di una
posizione di diritto soggettivo in favore dei singoli componenti del nucleo familiare,
neppure con riguardo ai vincoli in tema di indisponibilità (C. civ., Sez. I, 8.9.2004, n.
18065; nello stesso senso, C. civ., Sez. III, 3.8.2017, n. 19376). Tale orientamento è stato
confermato da C. civ., Sez. I, Ord., 14.2.2018, n. 3641, nella quale si precisa che il fondo
patrimoniale non è costituito a beneficio dei figli, ma per far fronte ai bisogni della
famiglia, come confermato dall'art. 171, che ne prevede la cessazione in ragione
dell'annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del
matrimonio. L'inopponibilità ai creditori in revocatoria del vincolo che colpisce i beni
del fondo patrimoniale comporta l'inefficacia nei loro confronti dell'intero atto di
costituzione a prescindere dall'entità del credito fatto valere in giudizio (A. Catania,
21.12.1985).

È parimenti ritenuta ammissibile l'azione revocatoria fallimentare nell'ipotesi di


fallimento di uno dei coniugi (T. Cagliari, 1.6.2000) e, ove avvenuta mediante la
destinazione di beni oggetto di comunione legale, va dichiarata inefficace solo in
relazione alla quota di proprietà del fallito (C. civ., Sez. I, 25.7.1997, n. 6954 ). Tali beni
formeranno oggetto di una massa separata rispetto al restante dell'attivo, essendo
destinati al soddisfacimento dei creditori che non conoscevano che i debiti contratti dai
coniugi erano stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia (C. civ., Sez. I,
20.6.2000, n. 8379). La speciale disciplina prevista dall'art. 170 c.c. in favore dei creditori
consapevoli della pertinenza dell'obbligazione contratta ai bisogni della famiglia è
assimilabile ad una causa di prelazione. Per analogia dall'art. 2911 c.c. tali creditori non
potranno concorrere nella distribuzione dell'attivo del coniuge fallito se non hanno
domandato anche la liquidazione del fondo patrimoniale. Il coniuge in bonis che intenda
opporsi alla liquidazione fallimentare dei beni costituiti in fondo patrimoniale da parte
del fallimento del coniuge fallito, nella presupposta assenza di creditori aventi titolo a
soddisfarsi sui predetti beni, deve domandare al giudice delegato di non autorizzare la
vendita della quota del patrimonio appresa alla massa, salva la possibilità di reclamare
al tribunale contro l'eventuale provvedimento contrario. Non può, invece, effettuare una
domanda di rivendica ex art. 103 l. fall. né effettuare un'opposizione all'esecuzione exart.
615 c.p.c. (T. Ragusa, 8.3.1990). La costituzione del fondo patrimoniale effettuata
dall'imprenditore successivamente fallito può inoltre essere dichiarata inefficace nei
confronti della massa a mezzo di azione revocatoria ordinaria proposta dal curatore a
norma dell'art. 2901 c.c., espressamente richiamato dall'art. 66 l. fall., ed il beneficiario

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non può addurre come esimente l'eventuale proporzione fra l'atto compiuto in
adempimento di un dovere morale e il patrimonio del disponente come invece è previsto
per l'azione di inefficacia svolta ai sensi dell'art. 64 l. fall. (C. civ., Sez. I, 11.4.2013 n. 8882; C.
civ., Sez. I, 18.9.1997, n. 9292). A questo proposito, è stato recentemente affermato che
la costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche
qualora effettuata da entrambi i coniugi, non integra, di per sé, adempimento di un
dovere giuridico, non essendo obbligatoria per legge, ma configura un atto a titolo
gratuito, non trovando contropartita in un'attribuzione in favore dei disponenti Esso,
pertanto, è suscettibile di revocatoria, a norma dell'art. 64 l. fall., salvo che si dimostri
l'esistenza, in concreto, di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli
estremi del dovere morale ed il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel
dovere mediante l'atto in questione (C. civ., Sez. VI - 1, Ord., 6.12.2017, n. 29298).

La giurisprudenza ha peraltro precisato che l'art. 47, 2° co., l. fall., il quale vieta che la
casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria l'abitazione di quest'ultimo e
della sua famiglia, possa essere distratta dal suo uso prima della fase terminale del
procedimento fallimentare, si pone su di un piano diverso dalla domanda diretta a fare
valere l'inefficacia dell'atto di costituzione della stessa in fondo patrimoniale, ai sensi
dell'art. 64 l. fall., non interferendo con l'esperibilità dell'azione revocatoria (C. civ., Sez. I,
8.8.2013, n. 19029)..

È consentito il sequestro preventivo penale di beni oggetto del fondo patrimoniale


coniugale, poiché i vincoli di disponibilità previsti dall'art. 169 c.c. non riguardano la
disciplina della responsabilità penale (C. pen., Sez. III, 19.9.2012, n. 40364; C. pen., Sez. II,
27.6.2007, n. 29940).

Allorché il vincolo nuziale non sia stato annullato o posto nel nulla per divorzio, il regime
del fondo patrimoniale costituito per volontà dei coniugi su di una unità immobiliare da
essi acquistata dopo il matrimonio e di proprietà comune, in parti uguali, non può essere
consensualmente risolto dai coniugi, ed il loro ricorso congiunto a tal uopo diretto va
respinto (T. Roma, 14.6.1999).

In una diversa prospettiva, è stato affermato che la donazione di un immobile da parte


di un coniuge, debitore di un'ingente somma nei confronti di Equitalia, a favore dell'altro,
con contestuale costituzione del bene stesso in fondo patrimoniale, non può essere
dichiarata nulla per illiceità del motivo comune, diretto a eludere norme fiscali (C. civ.,
Sez. III, 4.5.2018, n. 10576).

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Sul piano processuale è stato recentemente affermato che a fronte di un immobile


conferito in un fondo patrimoniale, poi alienato a terzi, ma sul quale fu iscritta ipoteca in
data anteriore alla trascrizione della compravendita, gli effetti dell'atto dispositivo non
sono opponibili al creditore, se per lui pregiudizievoli. Al contempo, ciò non esclude che
il creditore possa comunque avvalersi di quegli effetti qualora siano per lui favorevoli,
come emerge dal coordinamento del principio consensualistico con quello dell'efficacia
meramente dichiarativa della trascrizione. Nel caso di specie, un creditore aveva iscritto
ipoteca su di un immobile, appartenente ad un fondo patrimoniale costituito da coniugi
suoi debitori, e da questi ultimi alienato con atto trascritto successivamente all'iscrizione
ipotecaria. La Suprema Corte ha ritenuto che il creditore potesse giovarsi di tale
alienazione per dedurre la sopravvenuta inefficacia dei vincoli derivanti dalla pregressa
appartenenza dell'immobile ad un fondo patrimoniale, e che allo stesso creditore non
fosse opponibile l'alienazione, in quanto trascritta successivamente alla iscrizione
dell'ipoteca (C. civ., Sez. III, 30.8.2018, n. 21385).

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