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Le scoperte geografiche: premesse culturali e ragioni economiche.

Dalla seconda metà del 1400 gli europei intrapresero impegnativi viaggi di esplorazione e
stabilirono relazioni con parti del mondo fino ad allora sconosciute.

Diversi fattori crearono le condizioni ideali per rendere possibili questi viaggi: lo spirito
dell’Umanesimo e del Rinascimento suscitò la curiosità di esplorare terre e mari ignoti, e consentì
il progresso dell’astronomia e della geografia.
Le nuove conoscenze sulla conformazione fisica della Terra e dei cieli contribuirono allo sviluppo
della cartografia: portolani e carte nautiche sempre più precisi e affidabili diventarono strumenti
preziosi nelle mani dei navigatori. Man mano che le esplorazioni procedevano, miglioravano i
disegni delle carte geografiche e i viaggiatori erano facilitati nelle esplorazioni.

I progressi nelle tecniche di navigazione furono fondamentali.


Tra il XV e il XVI secolo furono messi a punto nuovi tipi di imbarcazioni a tre alberi (anziché a due).
Il tre alberi più usato fu la caravella: si trattava di un’imbarcazione leggera e dalle linee slanciate,
facilmente manovrabile anche in spazi ristretti grazie all’unico timone di poppa e al tipo di velatura
(due vele quadrate e una triangolare, detta “latina”).
Nel 1500 fu realizzato il galeone, un quattro alberi che sostituì la caravella nella navigazione
oceanica poiché era più robusto e poteva essere armato di cannoni.
Molto usata fu anche la caracca, un veliero lungo oltre 30 metri che si adattava alla navigazione
oceanica in quanto ampio a sufficienza per affrontare mari in tempesta e per portare provviste per
lunghi viaggi.

Grazie al miglioramento della strumentazione di bordo si passò alla navigazione astronomica.


Si diffuse e perfezionò l’uso della bussola, dell’astrolabio (uno strumento astronomico tramite il
quale era possibile localizzare o calcolare la posizione di corpi celesti) e del quadrante (che
consentiva di misurare l’altezza di un corpo celeste dalla linea dell’orizzonte).
Anche lo studio dei venti (per esempio gli alisei) si rivelò fondamentale.

Fin dall’epoca romana l’Europa aveva acquistato merci pregiate di provenienza orientale: seta,
porcellane, pietre preziose e spezie.
Fino al XII secolo i traffici tra l’Asia e l’Europa erano stati gestiti dai mercanti arabi.
Alla fine del 1300 risalgono i primi tentativi degli europei di stabilire contatti diretti con i paesi
dell’Oriente saltando la mediazione delle navi e dei cammellieri arabi.
Dopo la conquista turca di Costantinopoli nel 1453, si ebbe un’impennata del prezzo delle spezie.
L’espansione ottomana rappresentò uno sbarramento alla via dei commerci con l’Oriente. Gli
europei, dunque, ebbero l’esigenza di ricercare una nuova via per raggiungere l’Asia via mare.

I viaggi di scoperta si spiegano anche in relazione alla ricerca dell’oro, che costituiva un mezzo di
scambio e di pagamento universale.
Le miniere nel Sudan e nei Balcani, che nei secoli precedenti avevano garantito
l’approvvigionamento di oro in Europa, si stavano esaurendo. Era, così, emersa la necessità di
cercarlo altrove: in Africa subsahariana e in Oriente.

Molto forte fu anche la spinta religiosa, ovvero la volontà di diffondere nel mondo la fede
cristiana. Tutti i viaggi di scoperta furono accompagnati dall’idea di compiere la missione di
evangelizzare i popoli che non conoscevano Gesù.
La possibilità di affrontare la navigazione oceanica era riservata a pochi. Per allestire una
spedizione erano necessari ingenti capitali da impiegare nella costruzione e nell’allestimento delle
navi, nonché nella retribuzione degli equipaggi.
Per questo, solo i grandi Stati nazionali poterono partecipare all’espansione sul mare. Il Regno del
Portogallo fu il primo paese europeo a muoversi in questa direzione.

Le esplorazioni portoghesi.

Nel corso del XIV secolo Giovanni I d’Aviz diede stabilità interna al Portogallo e indirizzò la politica
economica verso l’espansione commerciale. Promosse una serie di viaggi di esplorazione
nell’oceano Atlantico, volti a individuare nuove rotte per l’Oriente.

Questi viaggi furono incentivati e valorizzati soprattutto per iniziativa del figlio del re, il principe
Enrico il Navigatore.

Nel 1402 i portoghesi raggiunsero le isole Canarie, nel 1419 l’arcipelago di Madeira e nel 1427 le
Azzorre. Queste isole diventarono la base di partenza per le successive navigazioni lungo le coste
atlantiche dell’Africa.

Nel 1432 navi portoghesi doppiarono il capo Bojador, raggiunsero ed esplorarono le isole del Capo
Verde e risalirono il fiume Gambia.
Nel 1469 furono raggiunte la Liberia e la Costa d’Avorio.
Nel 1486 il comandante Bartolomeo Diaz ricevette ordine dal re portoghese Giovanni II di
proseguire l’esplorazione delle coste occidentali dell’Africa: raggiunse il capo Tormentoso (di
Buona Speranza), estrema punta meridionale del continente africano.
Diaz dimostrò che era possibile circumnavigare il continente e che esisteva una nuova via per le
Indie.

Dieci anni dopo, molto importanti furono i viaggi di esplorazione di Vasco da Gama.
Nel 1497 partì dal porto di Lisbona, superò il capo di Buona Speranza, raggiunse Mombasa e
Malindi e, nel 1498, approdò a Calicut (città dell’India).
Da Gama tentò di stabilire buoni rapporti con il signore del luogo, il principe indiano Samudri.
Dopo quattro mesi di vani tentativi, si rassegnò a rientrare in patria, dove venne accolto come lo
scopritore della rotta per l’India. Nel viaggio di ritorno molti marinai vennero uccisi dallo scorbuto,
una malattia dovuta all’insufficienza di vitamina C.
Nel 1502 da Gama tornò in India, con il chiaro scopo di imporre il Portogallo come protagonista
nelle rotte commerciali. Organizzò, poi, una battaglia navale contro Samudri e lo sconfisse.
Riuscì a fondare alcune basi commerciali in India.

I portoghesi volevano penetrare in India per conquistare basi strategiche per il controllo del
mercato delle spezie.
Il progetto fu attuato dall’esploratore Francisco de Almeida e dall’ammiraglio Alfonso de
Albuquerque.
Nel 1510 venne fondato l’Estado de India, con a capo un vicerè.
I sultani diedero l’autorizzazione per costruire scali marittimi fortificati sulle coste dell’India e sulle
coste meridionali della Cina.
I portoghesi iniziarono a detenere il monopolio degli scambi tra Estremo Oriente ed Europa: ne
conseguì un abbattimento dei prezzi delle merci in patria.
Il sovrano Manuel I finanziò una nuova spedizione in India e ne affidò il comando al navigatore
Cabral.
Cabral salpò da Lisbona nel 1500 e, a causa di venti e correnti che lo fecero deviare verso sud-
ovest, raggiunse le coste del Brasile: convinto di essere su un’isola, chiamò la regione Isola della
Vera Croce. Il Brasile assunse per il Portogallo una rilevanza economica e commerciale. Il prodotto
che subito attirò l’attenzione fu la “pianta che tinge l’acqua di rosso”, un albero che venne
chiamato “pau Brasil”. Oltre al legno, fu la canna da zucchero a rivestire un ruolo economico
cruciale.

La scoperta dell’America.

Nel 1476 il navigatore genovese Cristoforo Colombo era giunto fortuitamente nel regno iberico e
si era stabilito a Lisbona. Si era convinto che la terra fosse sferica e che Europa e Asia formassero
un unico blocco continentale.
Colombo riteneva che si potesse arrivare in Asia attraverso l’Atlantico e che la rotta occidentale
fosse più rapida di quella che i portoghesi stavano tentando di aprire lungo le coste dell’Africa.
La sua convinzione si basava su 3 premesse (errate):

1. Che le dimensioni della Terra fosse assai minori di quanto non siano in realtà.
2. Che l’estensione dell’oceano Atlantico fosse più ridotta.
3. Che sulla rotta si dovessero incontrare isole come Cipango (il Giappone) di cui aveva
parlato Marco Polo.

Dopo aver sottoposto il suo progetto per raggiungere le Indie al re Giovanni II, che lo rifiutò
ritenendolo inattuabile, Colombo lasciò il Portogallo per trasferirsi in Spagna.
Dopo anni di tentativi, i sovrani Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona finanziarono
l’impresa per attraversare l’Atlantico verso occidente. Colombo sarebbe diventato viceré delle
terre di cui avesse preso possesso per la Spagna, oltre a un guadagno del 10% sugli affari
commerciali che ne sarebbero derivati.

Il 3 agosto 1492 Colombo e il suo equipaggio di circa 90 marinai salpò dal porto di Palos con 3 navi:
due caravelle, la Pinta e la Nina, e una caracca, la Santa Maria.
Dopo più di 30 giorni di navigazione, il 12 ottobre 1492 l’equipaggio approdò sull’isola di
Guanahani (poi ribattezzata San Salvador).
Colombo proseguì l’esplorazione e incontrò altre isole più grandi, Cuba e Haiti (chiamata
Hispaniola ed erroneamente identificata con il Giappone).
Colombo era convinto di aver raggiunto l’Estremo Oriente e di aver portato a compimento la sua
impresa: non aveva capito di essere approdato in un nuovo continente. Per questo i nuovi
territori furono denominati Indie occidentali e indiani i loro abitanti.
Nel marzo del 1493 Colombo fece ritorno in Spagna, dove fu accolto con grandi onori, benché non
avesse riportato né le spezie né le grandi quantità di oro che si era pensato di trovare.

Nel novembre del 1493 Colombo partì per un secondo viaggio. Tra gli obiettivi della nuova
spedizione vi era la creazione di un insediamento stabile. Sull’isola di Hispaniola venne infatti
fondata la città di Santo Domingo.
Nel 1496 Colombo riuscì a ottenere il finanziamento di una terza spedizione. Raggiunse la foce del
fiume Orinoco, dove finalmente trovò perle e oro. Ancora non aveva capito di aver scoperto un
nuovo continente.

Ad Haiti vi era una situazione caotica: diversi coloni si erano ribellati all’autorità di Colombo e lo
accusavano di malgoverno.
Nell’agosto 1500 dalla Spagna fu inviato a Hispaniola Francisco de Bobadilla, che processò
Colombo con l’accusa di aver tenuto gli indios in condizione di schiavitù e di aver torturato gli
spagnoli ribelli.
Colombo fu ricondotto in Spagna da prigioniero.

Una volta rimesso in libertà da Isabella di Castiglia, gli fu concesso un quarto viaggio, durante il
quale attraccò in America centrale, nell’attuale Panama.

Colombo morì a Valladolid nel 1506, dimenticato da tutti.


Colombo morì convinto di aver raggiunto l’Oriente attraverso l’oceano Atlantico.

Negli stessi anni un altro navigatore capì di essere giunto in un mondo nuovo: era il fiorentino
Amerigo Vespucci. Egli costeggiò il Brasile e si inoltrò fino alle coste estreme del Sud. Il nuovo
mondo venne chiamato America, ovvero terra di Amerigo.

Si inasprirono i rapporti tra Spagna e Portogallo: entrambe volevano escludere l’altro Stato da
possibili ingerenze nei territori appena scoperti.
Nel 1494 Spagna e Portogallo, in accordo con il pontefice Alessandro VI, firmarono il Trattato di
Tordesillas: venne fissata una linea di demarcazione nell’oceano Atlantico, la cosiddetta raya, tra le
due sfere di influenza. Alla Spagna sarebbero spettate le terre a ovest della raya, al Portogallo
quelle a est. I portoghesi videro così garantito il controllo della rotta africana e della costa
brasiliana, mentre gli spagnoli quello della rotta atlantica.

Le nuove rotte transatlantiche individuate da Colombo furono percorse nei decenni successivi da
altri marinai. L’obiettivo era individuare un passaggio a nord-ovest, che permettesse di
oltrepassare le terre toccate dagli spagnoli e dai portoghesi e raggiungere le Indie.
Inghilterra e Francia si inserirono in questa nuova competizione.
Il passaggio nord-ovest verrà scoperto solo nel 1700. Nel corso del 1500 lo cercarono invano
Caboto, Giovanni da Verrazzano e Cartier.

Circa 30 anni dopo le spedizioni di Colombo, fu compiuto il primo viaggio intorno al mondo, su
iniziativa del navigatore portoghese Magellano.
Il re di Spagna Carlo I finanziò il suo progetto, teso a individuare un passaggio a sud del continente
americano che permettesse di navigare verso l’India.
Salpata nel 1519, la flotta effettuò la traversata atlantica e, dopo una lunga sosta in Patagonia, nel
1520 individuò lo stretto che prese poi il nome del navigatore (stretto di Magellano).
Il difficile passaggio dello stretto richiese oltre un mese, durante il quale la spedizione fu funestata
da ammutinamenti e dalla morte di molti membri degli equipaggi, che ridussero la flotta a 3
imbarcazioni: furono queste ad avventurarsi nell’oceano Pacifico. Decine e decine di uomini
morirono per lo scorbuto prima che le loro imbarcazioni approdassero nelle Filippine. Qui,
nell’aprile 1521, Magellano venne ucciso in uno scontro con gli indigeni.
La spedizione si ridusse a una sola nave, la Victoria: a settembre 1522 giunse nel porto di Siviglia,
ridotta a un relitto, con 18 marinai e quintali di preziosi chiodi di garofano.
Tra i sopravvissuti vie era Antonio Pigafetta, che fu il cronista della prima circumnavigazione della
Terra.

L’impresa provò definitivamente che:

 La Terra è rotonda.
 Le Americhe non fanno parte dell’Asia.
 Gli oceani coprono gran parte della superficie terrestre e sono tra loro comunicanti.

Il re di Spagna volle allestire altre flotte per le Molucche, le isole delle spezie (anche se quella parte
rientrava nella sfera di influenza del Portogallo). Partirono 5 flotte nei decenni successivi, ma tutte
si risolsero in un sostanziale fallimento.

Dalla scoperta alla colonizzazione.

Nei primi decenni del 1500 si moltiplicarono dall’Europa le spedizioni armate verso il Nuovo
mondo, mosse dall’intenzione di conquistare quelle terre, di sfruttarne le risorse e di soggiogare le
popolazioni locali. Le guidavano i conquistadores, condottieri spagnoli dai metodi spregiudicati e
assetati di potere e ricchezze.

Nel 1519 Cortes penetrò nel cuore del dominio degli aztechi. Gli indios furono travolti dalla
superiorità militare degli spagnoli, che possedevano armi efficaci e i cavalli. Inoltre, gli europei
incutevano timore per il loro aspetto (portavano la barba e indossavano la corazza).
L’impero azteco collassò sotto le armi degli spagnoli e per la ribellione delle città sottomesse.
L’imperatore Montezuma II cadde ostaggio di Cortes e morì durante la vana rivolta antispagnola
degli abitanti di Tenochtitlan. La capitale azteca si arrese il 15 agosto 1521: questa data
rappresenta il vero inizio del colonialismo.

Un’altra spedizione guidata da Pizarro mosse da Panama nel 1531 e si diresse per mare e poi per
terra verso il Perù.
Pizarro, nella città di Cajamarca, incontrò l’imperatore inca Atahualpa. Il sovrano inca si recò
disarmato all’incontro; a tradimento, gli uomini di Pizarro catturarono il sovrano, lo
imprigionarono e infine fecero strage della popolazione.
Nella capitale Cuzco gli inca portarono oro per riscattare l’imperatore. Atahualpa non fu però
liberato, ma giustiziato nel 1533, mentre l’oro del riscatto veniva spartito tra gli spagnoli. Gran
parte della popolazione inca fu sterminata o ridotta in schiavitù: l’impero fu conquistato dagli
europei.
Nel 1535 Pizarro fondò Lima.

Superata la fase della conquista, si presentarono i problemi della gestione degli spazi acquisiti nei
vasti territori aztechi e inca.
Essi furono divisi in due vicereami, detti l’uno della Nuova Spagna (Messico e parte dell’America
centrale) e l’altro Perù (America meridionale). A governarli erano due viceré scelti tra la nobiltà
castigliana.
La Corona spagnola cercò di controllare lo sfruttamento dei territori colonizzati e il commercio con
la madrepatria, organizzando un sistema di gestione centralizzata.
Venivano riscosse le tasse pagate nelle colonie e che spettavano al re.
Nei nuovi insediamenti furono istituite le audiencias, tribunali giudiziari presieduti dai viceré, che
assunsero anche compiti di governo.
In Spagna, invece, operava il Consiglio delle Indie, composto da nobili, che sovrintendevano gli
affari coloniali e decidevano come impiegare le ricchezze provenienti dall’America.

Nonostante il sistema centralizzato di governo, nei decenni iniziali del 1500 l’occupazione dei
territori conquistati fu lasciata all’iniziativa dei coloni.
Inizialmente fu adottata l’encomienda: si trattava di una concessione di territori fatta dal re ai
coloni, i quali, a fronte dell’obbligo di occuparsi della conversione al cristianesimo e della
protezione dei nativi, godevano del diritto di imporre loro tributi e prestazioni di lavoro gratuite
nelle piantagioni e nelle miniere. Tale sistema introdusse una forma di schiavitù legittima, benché
avversata dalla Corona spagnola che la giudicava lesiva dei nativi.

Con le leggi di Burgos (1512-1513) si cercò di regolamentare i rapporti tra nativi e coloni. Esse
stabilivano che:
 Gli indios erano uomini liberi e soggetti unicamente al re.
 Il compito dei coloni era la loro evangelizzazione.
 Gli indios potevano essere puniti solo in caso di ribellione.

Tali leggi restarono però scarsamente applicate.


Il re di Spagna e imperatore Carlo V emanò Nuove leggi (1542-1543) che riaffermavano la
sovranità della Corona sui territori conquistati. Ma anche queste leggi vennero revocate nel 1546.

Il sistema dell’encomienda entrò in crisi a causa della drastica riduzione dei nativi, dovuta
soprattutto alle malattie portate dagli europei e al lavoro massacrante che era loro imposto. Ci fu
una vera e propria catastrofe demografica. La riduzione degli indigeni, oltre a mettere in crisi il
sistema dell’encomienda, favorì la decisione di importare schiavi dall’Africa.

Nel Nuovo mondo la Chiesa cattolica insediò vescovi e fondò missioni affidate agli ordini religiosi
(francescani, domenicani, gesuiti). Questi religiosi guidarono l’opera di evangelizzazione (cioè di
conversione al cristianesimo degli indios). Fu una conversione in molti casi forzata: molti indios
furono processati e giustiziati.

Per il trasporto delle merci tra Spagna e America fu predisposto il sistema dei convogli. Ogni anno
salpavano dalla Spagna due flotte, una diretta in Messico e l’altra a Panama. Dopo aver svernato
nei porti americani, le navi si riunivano all’Avana per affrontare il viaggio di ritorno, cariche di oro,
argento, zucchero e generi alimentari.
Ma l’oro, nelle terre americane, si esaurì molto presto. L’argento era, invece, molto presente in
Bolivia.
I metalli preziosi dalla Spagna defluirono verso i paesi con le economie più forti dell’Europa.

Le conseguenze delle scoperte geografiche.

Il 1492, anno della scoperta dell’America, mantiene il suo valore di data-simbolo perché ha
segnato un “prima” e un “dopo” dal punto di vista geografico, politico-economico e culturale.
L’ampliamento degli orizzonti geografici favorì i commerci ed attivò un processo di scambio
globale. Si diede vita a un mondo e a una visione del mondo differenti.
All’inizio del 1500, grazie alle imprese di navigazione oceanica e di esplorazione terrestre, la
cartografia riuscì a rappresentare in modo fedele quasi l’intero globo. Per la prima volta l’uomo
aveva un’immagine del mondo vicina alla realtà.

Con le scoperte mutarono i rapporti di forza sia a livello mondiale sia all’interno dell’Europa.
Il Vecchio continente (in particolare la parte occidentale) acquistò il primato.
All’interno della stessa Europa gli equilibri geopolitici si modificarono: lo spostamento dei traffici
commerciali dal Mediterraneo all’Atlantico determinò un grave danno per i paesi mediterranei e
soprattutto per la Repubblica di Venezia, ma anche un notevole arricchimento per i paesi affacciati
sull’oceano.

L’incontro fra la cultura europea e le culture americane fu ambivalente.


Alcuni conquistatori rimasero stupefatti davanti alle civiltà azteca e incaica, altri inorriditi da alcuni
fenomeni come il cannibalismo o il sacrificio umano.

 Alcuni europei dipinsero i nativi americani come un insieme di uomini e donne felici e
liberi, che conducevano un’esistenza in armonia tra loro. Da qui nacque l’idea del buon
selvaggio.
 Ma nella maggior parte dei casi gli indios vennero visti come esseri inferiori e la loro
sottomissione venne giustificata.

La questione cruciale era stabilire se i nativi avessero o non avessero dei diritti, se fossero o non
fossero uguali agli Europei.

Per Sepulveda gli indios erano “omuncoli”, creature intermedie tra gli uomini e gli animali;
dovevano essere destinati alla schiavitù, ma potevano riscattarsi con la conversione al
cristianesimo.
Per de Oviedo gli indios anticamente erano cristiani. Rinnegarono poi la parola di Dio e si
separarono dalla Chiesa. Da ciò discendeva la legittimità della dominazione.

Si contrappose de Las Casas, che riteneva gli indios creature di pari dignità rispetto ai coloni
europei e condannava lo sfruttamento degli indigeni.
Delle stesse idee era il filosofo francese de Montaigne, che introdusse il concetto di relativismo
culturale: ognuno chiama “barbarie” quello che non è nei suoi usi. Il filosofo invitava a interrogarsi
su quale fosse il limite tra ciò che è umano e ciò che non lo è, tra chi può dirsi selvaggio e chi
civilizzato.

Tra le conseguenze delle scoperte geografiche vi fu uno straordinario scambio biologico tra Europa
e Nuovo mondo, destinato a modificare la vita quotidiana di milioni di uomini.

 Dall’Europa all’America.
Cambiarono le abitudini alimentari nel Nuovo mondo. Vi giunsero: vite, ulivo. Iniziarono ad
essere coltivati: frumento, riso, avena, caffè, canna da zucchero. Canna da zucchero e caffè
divennero le principali colture delle piantagioni americane.
In America, a livello di animali, vi erano solo: lama, alpaca, porcellino d’India, tacchino,
anatra. Furono portati: cani, maiali, mucche, buoi, polli, pecore, capre, cavalli.
 Oggetto di scambio tra Europa e America furono anche numerosi microrganismi portatori
di malattie (morbillo, tifo, influenza, vaiolo). Dall’America giunse in Europa la sifilide, una
malattia a trasmissione sessuale; ma anche il chinino, che venne usato come farmaco
antipiretico e per curare la malaria.

 Dall’America all’Europa.
Insieme all’oro e all’argento vennero trasportati prodotti agricoli come il pomodoro, la
patata, il mais, il peperone, il fagiolo bianco, il melone, la zucca, l’ananas, le bacche di
cacao. Gli europei impararono a coltivare le nuove piante e a usarle nella loro cucina. Le
esportarono in Africa e in Asia.
In Europa vennero anche portati i tacchini e i salmoni.