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CORSO DI LIS

Linguaggio Italiano dei Segni

Sordomutismo e comunicazione
Indice Argomenti

1. Definizione di sordomuto

2. Sordità ereditarie ed acquisite: pre-


natale, peri-natale e post-natale

3. SORDITA' E MUTISMO
4. DEFINIZIONE DI COMUNICAZIONE

5. elementi della comunicazione

6. PRINCIPI DI COOPERAZIONE COMUNICATIVA


7. I canali comunicativi: i sensi
8. La comunicazione non verbale
9. Le componenti dell’ascolto
10. RETI DI COMUNICAZIONE
11. LA COMUNICAZIONE ORGANIZZATIVA

12. Gli stili comunicativi


13. ESPRIMERE APPREZZAMENTI IL FEEDBACK
POSITIVO

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Definizione di sordomuto
L'art. 1 della Legge 95/2006, (in vigore dal 31 marzo 2006),

sostituisce, in tutte le disposizioni legislative, il termine

"sordomuto" con il termine "sordo".

L'art. 1 della Legge 381/70 (modificata dalla Legge 95/2006)

stabilisce che sono considerati "sordi", agli effetti delle

provvidenze economiche previste dalla legge, i minorati

sensoriali dell'udito affetti da sordità congenita o acquisita

durante l'età evolutiva che abbia "compromesso" (nel testo

originario veniva utilizzato il termine "impedito") il normale

apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di

natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra,

di lavoro o di servizio (art. 1, Legge 381/70).

Secondo la scienza medica, il periodo dell'età evolutiva si

conclude col compimento del dodicesimo anno di età.

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La modifica apportata dalla Legge 95/2006 ha riformato l'art. 1

della Legge 381/70 anche in relazione alle caratteristiche

dell'apprendimento del linguaggio parlato.

Infatti, nel testo originario si faceva riferimento alla ipoacusia

come causa impeditiva dello stesso. La nuova norma adotta,

invece, il concetto di compromissione del normale apprendimento

del linguaggio parlato.

Il termine ha una connotazione più ampia dal momento che

include non solo l'impossibilità dell'apprendimento, ma anche

quella in cui questo sia stato ridotto o reso difficoltoso.

Requisito sanitario

Nella nuova tabella indicativa delle percentuali d'invalidità il

requisito della soglia uditiva deve corrispondere ad una ipoacusia

pari o superiore a 75 dB HTL di media tra le frequenze 500,

1000, 2000 Hz nell'orecchio migliore.


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Pertanto, se la minorazioni dell'apparato uditivo è di grado

inferiore a quello previsto per lo status di sordomuto o non è

dimostrabile l'età d'insorgenza dell'ipoacusia, viene effettuata

una valutazione secondo i criteri dell'invalidità civile.

Esclusivamente ai fini della concessione dell'indennità di

comunicazione, la valutazione del requisito sanitario sarà diversa

se si tratta di persona minore o maggiore di 12 anni:

 pari o superiore a 60 dB di media tra le frequenze 500,

1000, 2000 Hz nell'orecchio migliore qualora il richiedente

non abbia ancora compiuto il dodicesimo anno di età

 pari o superiore a 75 dB qualora il richiedente abbia

compiuto il dodicesimo anno d'età purché sia dimostrabile

l'insorgenza dell'ipoacusia prima del compimento del

dodicesimo anno

Coloro ai quali è stata concessa l'indennità di comunicazione

prima dei 12 anni, con una perdita uditiva inferiore a 75 decibel,

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perdono il beneficio economico se al compimento di detta età, la

soglia uditiva è rimasta inferiore a 75 decibel.

RIFERIMENTI NORMATIVI

 ·Legge 20 febbraio 2006, n. 95 : Nuova disciplina in

favore dei minorati auditivi (Pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale n. 63 del 16 marzo 2006)


 Legge 21 novembre 1988, n. 508 : Norme integrative in

materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi

civili ed ai sordomuti (Pubblicata nella Gazz. Uff. 25

novembre 1988, n. 277)


 Legge 26 maggio 1970, n. 381 : Aumento del contributo

ordinario dello Stato a favore dell'Ente nazionale per la

protezione e l'assistenza ai sordomuti e delle misure

dell'assegno di assistenza ai sordomuti (Pubblicata nella

G.U. 23 giugno 1970, n. 156)


 Decreto Ministeriale - Ministero della Sanità - 5

febbraio 1992: "Approvazione della nuova tabella

indicativa delle percentuali d'invalidità per le minorazioni e


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malattie invalidanti."(G. U. 26 febbraio 1992, n. 47, S.O.),

modificato con D.M. 14 giugno 1994 (G.U. 1°luglio 1994)

Il sordomutismo è la condizione di chi sia

contemporaneamente affetto da sordità e mutismo.

 La maggior parte delle persone a cui ci si riferisce come

"sordomute" sono in realtà solamente sorde dalla nascita o

dai primi anni di vita e non hanno potuto acquisire in

maniera naturale la lingua parlata. Queste persone non sono

però mute in quanto, attraverso un percorso riabilitativo

adeguato, possono imparare a parlare e a udire attraverso

la logopedia.

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SorditA’ ereditarie ed
acquisite: pre-natale, peri-
natale e post-natale

La sordità totale od un difetto parziale dell'udito è un'evenienza

relativamente frequente nel bambino.

Si distinguono sordità congenite e sordità acquisite.

Le forme congenite sono dovute a fattori ereditari, a rosolia

della madre, a sindromi malformative complesse, agli esiti di una

eritroblastosi ed anossia fetale.

Le forme acquisite possono essere: sordità centrali secondarie a

meningo-encefaliti; sordità percettive per lesioni dell'organo del

Corti dovute a malattie infettive quali morbillo, scarlattina, lue;

sordità trasmissive, per infezioni croniche dell'orecchio medio.

La perdita degli stimoli acustici nei primi anni di vita

compromette un adeguato sviluppo del linguaggio prima e

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l'acquisizione delle regole per un normale comportamento sociale

poi.

E' necessario un riscontro precoce del difetto al fine di avviare

il bambino ad una correzione protesica, se è possibile, o a

particolari scuole integrate di logoterapia con una sostituzione

degli schemi acustici con immagini visive o tattili.

L'assenza di stimoli uditivi, rumori, musica, radio, televisione fa

si che il patrimonio linguistico acquisito da un bambino sordo sia

sempre inferiore a quello di un bambino normoacustico, oggi però

si sono sviluppate delle tecniche con l'uso del computer

estremamente promettenti.

La classificazione delle ipoacusie e della sordità è stata

proposta dall'O.M.S. fin dal 18/1/85, unitamente alla

raccomandazione di sostituire il termine sordomuto con sordo

prelinguale.

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Minorazione sensoriale Perdita in dB

Grado 1 deficit monolaterale di qualsiasi entità

Grado 2 deficit bilaterale 25-39

Grado 3 " 40-59

Grado 4 " 60-79

Grado 5 " SORDITA' 80 o più

Il sordo prelinguale come invalido civile. Le leggi 12/5/42 (che

riconosceva l'Ente Nazionale Sordomuti, ENS); 21/8/50 n. 698

(che stabiliva norme per la protezione e l'assistenza ai

sordomuti); 13/3/58, n. 308 (per l'assunzione obbligatoria dei

sordomuti); 10/2/62, n. 65 (sul sussidio mensile ai sordomuti

adulti inabili al lavoro) rappresentano un segno di

interessamento dello Stato a questo tipo di minorazione, senza

che mai si pronunci sulla sua definizione.

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Legge 2/4/68, n. 482. Disciplina generale delle assunzioni

obbligatorie presso le pubbliche amministrazioni e le aziende

private.

Art. 7. - Agli effetti della presente legge si intendono sordomuti

coloro che sono colpiti da sordità dalla nascita o contratta prima

dell'apprendimento del linguaggio.

Legge 26/5/70, n. 381. Aumento del contributo ordinario dello

Stato a favore dell'Ente nazionale per la protezione e

l'assistenza ai sordomuti e delle misure dell'assegno di

assistenza ai sordomuti, all'art. 1 dà una definizione ancora più

completa:... si considera sordomuto il minorato sensoriale

dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età

evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del

linguaggio parlato, purchè la sordità non sia di natura

esclusivamente psichica o dipendente da cause di guerra, di

lavoro o di servizio.

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Chi diviene sordo in età superiore a quella dell'apprendimento

del linguaggio parlato e chi è ipoacusico rientra nella categoria

degli invalidi civili (l. 30/3/71, n. 118); la tabella indicativa per le

percentuali di invalidità emanata con D.M. della Sanità 25/7/80

riconosce tre fasce per gli audiolesi: 11-30% per la sordità

monolaterale con funzione uditiva normale all'orecchio

controlaterale; 61-70% la sordità completa bilaterale; 91-100%

la sordità organica assoluta e permanente quando si accompagna

a disturbi gravi della favella o a disturbi della sfera psichica o

dell'equilibrio statico-dinamico.

La protesizzazione acustica è gratuita per i soggetti con

ipoacusia bilaterale, rilevata senza protesi, uguale o superiore a

65 dB nell'orecchio migliore, sulla media delle frequenze 500,

1000, 2000 Hz (D.M. Sanità 2/3/84).

Con la legge 21/11/88, n. 508. Norme integrative in materia di

assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai

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sordomuti. E' stata istituita una indennità di comunicazione a

favore dei sordi prelinguali.

Sordità prelinguale e norme di diritto.

Art. 96 c.p. - Non è imputabile il sordomuto che, nel momento in

cui ha commesso il fatto, non aveva, per causa della sua

infermità la capacità di intendere o di volere. Se la capacità

d'intendere o di volere era grandemente scemata, ma non

esclusa, la pena è diminuita.

L'incapacità pertanto deve essere sempre provata come nel

minore infradiciottenne.

Mentre l'audioleso congenito, pur conservando spesso una

discreta difficoltà di linguaggio, con i moderni metodi di

rieducazione ha uno sviluppo psico-fisico praticamente normale,

il "sordomuto" acquisito diventa tale in età adulta a seguito di

gravi lesioni encefaliche (traumi cranici, encefaliti, tumori,

vasculopatie); in tali evenienze la perdita o la notevole riduzione


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della capacità d'intendere o di volere, che frequentemente si

riscontra, non dipende tanto dal sordomutismo di per sè, quanto

dalle gravi lesioni neurologiche primarie.

Art. 415 c.c. 2° cpv. - Possono infine essere inabilitati il

sordomuto ed il cieco dalla nascita o dalla prima infanzia, se non

hanno ricevuto un'educazione sufficiente, salva l'applicazione

dell'art. 414 c.c. (persone che devono essere interdette) quando

risulta che essi sono del tutto incapaci di provvedere ai propri

interessi.

Art. 603 c.c. 3° cpv. Testamento pubblico.- Per il testamento del

muto, sordo o sordomuto si osservano le norme stabilite dalla

legge notarile per gli atti pubblici di queste persone.

Art. 605 c.c. 1° cpv. Formalità del testamento segreto. - Il

testatore, in presenza di due testimoni, consegna personalmente

al notaio la carta così sigillata, o la fa sigillare nel modo sopra

indicato in presenza del notaio e dei testimoni, e dichiara che in

questa carta è contenuto il suo testamento.


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Il testatore se è muto o sordomuto, deve scrivere tale

dichiarazione in presenza dei testimoni e deve pure dichiarare

per iscritto di avere letto il testamento, se questo è stato

scritto da altri.

Can. 1104. I ciechi i sordi e i muti sono capaci di contrarre

matrimonio; altrettanto dicasi dei sordo-muti e dei sordo-ciechi

che abbiano ricevuto un'adeguata educazione. I sordo-muti-

ciechi sono invece da presumersi inabili, a meno che una speciale

rieducazione abbia compensato il difetto originario e fatto loro

acquisire cognizioni sufficienti ad esprimere un consenso valido.

Gli sposi che non possono parlare lo faranno con segni

equivalenti.

Cause prenatali

- Cause ereditarie: la sordità ereditaria può essere definita

come un difetto uditivo, che compare in persone di una stessa

famiglia a condizione però che nessuna evidente causa


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aquisita possa spiegare da sola tutta la sordità. La diagnosi di

sordità ereditaria non può essere posta né in base ad esami

particolari del patrimonio genetico né a sintomi clinici isolati,

ma solo dopo una anamnesi accurata ed una completa

valutazione clinica del soggetto. Le sordità ereditarie possono

essere congenite, in questo caso si tratta solitamente di

forme profonde non evolutive, che inibiscono l’acquisizione del

linguaggio. Possono insorgere in epoca prescolare o nella

seconda infanzia, si tratta per lo più di forme medio-gravi

che hanno una graduale evoluzione portando ad un

deterioramento del linguaggio. Il danno uditivo può essere

dovuto a una malformazione del labirinto osseo o ad

un’alterazione del labirinto membranoso. Nel primo caso, più

raro, i danni alla capsula otica possono a volte essere

evidenziate tramite risonanza magnetica, nel secondo invece,

essendo il danno legato alle strutture membranose, non è

possibile tramite alcun tipo di analisi evidenziare la

malformazione.
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- Le sordità ereditarie sono, nel 90% dei casi, affezioni

clinicamente isolate. Il bambino sordo da cause genetiche è

molto spesso il sordo puro: intelligente, senza disturbi

neurologici. In circa il 10% dei casi, la sordità di tipo

ereditario si associa ad alterazioni di altri organi o apparati

originando sindromi malformative. Le sordità ereditarie

raramente si accompagnano a disturbi del labirinto posteriore

di grave entità, cioè sporadicamente viene intaccato il senso

dell’equilibrio.

- Toxoplasmosi: il protozoo Gondii è la causa di questa

infezione, che si contrae attraverso l’ingestione di carni

crude e di verdure inquinate o non ben lavate dalle larve del

toxoplasma provenienti dalle feci del gatto. In alcuni casi la

toxoplasmosi si manifesta attraverso l’ingrossamento di

linfoghiandole, in altri casi può decorrere senza sintomi.

L’infezione viene trasmessa al feto attraverso la placenta, se

l’infezione materna avviene nel primo trimestre di gravidanza,

la frequenza di trasmissione è piuttosto rara, ma le


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conseguenze sono piuttosto gravi: morte dell’embrione o

plurimalformazioni. Se avviene nel secondo o terzo trimestre

la percentuale di rischio aumenta, ma il feto subisce danni

meno gravi, in questo caso è sempre possibile l’evenienza di

una comparsa a distanza di mesi, di lesioni oculari o

dell’apparato uditivo.

- Rosolia: questo virus contratto nelle donne in gravidanza ha la

capacità di attraversare il filtro placentare e provocare

marcate malformazioni a carico soprattutto dell’orecchio, del

cuore, dell’occhio e del sistema nervoso centrale. Più precoce

è l’infezione materna rispetto alla gestazione, maggiori sono i

danni fetali. Il virus è inoltre molto resistente nell’organismo

e può causare danni al feto anche se contratto qualche mese

prima della gravidanza. Per combattere questa grave causa di

sordità, la vaccinazione sembra essere la misura più efficace,

in quanto crea una quantità di anticorpi in grado di bloccare il

virus.

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- Citomegalovirus: appartiene alla famiglia degli erpes-virus, ha

nell’uomo l’unico ospite possibile, penetra nelle cellule e resta

spesso asintomatico per tutta la vita, il contatto avviene

tramite saliva, urina, latte e secreto vaginale. La diffusione è

estremamente alta, può sempre riattivarsi in concomitanza di

una caduta delle difese immunitarie. La trasmissione del virus

dalla madre al feto può avvenire per via placenta o al

momento del passaggio del feto durante il parto.

- Herpes Simplex Virus: esistono due varietà di questa forma

virale: una che colpisce la mucosa orale, il secondo preso qui in

considerazione che interessa i genitali. Il rischio di infezione è

pressoché nullo durante la gravidanza, in quanto l’infezione è

per lo più contratta dal feto durante il passaggio nel canale

vaginale, quando sono presenti infezioni genitali attive nella

madre.

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Cause perinatali

- Asfissia o Ipoassia: il rapido e traumatico passaggio dalla vita

intrauterina all’ambiente esterno, implica per il neonato

complesse misure di adattamento, per la repentina

sottrazione delle risorse che gli provenivano dalla placenta,

per l’impegno di vari organi ad una funzione completamente

autonoma. Particolare importanza viene dato all’adattamento

respiratorio. L’ipoassia cioè un apporto insufficiente di

ossigeno alla circolazione sanguigna del feto, porta come

conseguenze cliniche alterazioni del sistema nervoso centrale,

alle quali può associarsi una sordità di tipo grave o profondo.

- Ittero: è una conseguenza dell'aumento della bilirubina nel

sangue, a dosi elevate esercita un'azione tossica, che si

evidenzia con il tipico colorito giallastro della cute del

neonato. La bilirubina è una sostanza derivata dalla

distribuzione dell'emoglobina, una molecola preposta al

trasporto dell'ossigeno nel sangue, viene normalmente


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eliminata da enzimi presenti nel fegato. L'ittero neonatale è

un evento fisiologico dovuto ad una lenta azione di rimozione

della bilirubina da parte del fegato ancora immaturo e

scompare entro il terzo o quarto giorno di vita. Se per varie

cause la bilirubina non viene eliminata, e quindi se ne ha un

aumento nel sangue, ne consegue un accumulo e un grave

danno a carico delle cellule nervose. La sordità

neurosensoriale grave si associa a lesioni celebrali dovute

all'accumulo di bilirubina con conseguente ritardo

psicomotorio, deficit intellettivo, disordine dei movimenti

oculari. La causa più comune di ittero neonatale è

l'incompatibilità di sangue materno fetale.

Cause postatali

- Parotite: una malattia infettiva acuta, causata da un virus che

colpisce preferibilmente i bambini di età compresa tra i 5 e i

10 anni. La sordità si può manifestare all'inizio della malattia,

oppure parecchi giorni dopo la guarigione clinica.


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- La sordità provocata dalla Parotite, raramente si verifica

bilaterale, normalmente è monolaterale.

- Meningoencefalite: è una forma infiammatoria delle meningi e

del tessuto celebrale, occupa ancora oggi, nonostante l'era

antibiotica, un posto di rilievo nelle cause delle sordità

infantili. Sono conosciute varie forme di meningoencefalite,

forme batteriche, forme virali, forme parassitarie e a

protozoi, forme post-vacciniche. La sordità può essere assai

precoce o insorgere nell'immediato decorso post-operatorio;

è sempre neurosensoriale, per lo più bilaterale simmetrica,

grave o profonda.

- Morbillo: malattia tipica dell'infanzia, ha tra le sue

complicanze anche la sordità, fortunatamente in casi rari.

Solitamente la sordità è neurosensoriale bilaterale, di entità

mediograve.

- Meningite: è causata quasi sempre da batteri. Come

complicanza può sopravvenire una sordità grave o profonda


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bilaterale che nel tempo tende al peggioramento; la lesione si

localizza a livello dell'orecchio interno (coclea) che si ossifica

con il passar del tempo.

- Trauma Cranico: può provocare la frattura dell'osso

temporale, conseguentemente la lacerazione delle strutture

membranose dell'orecchio interno. Come complicanza si può

presentare una sordità di tipo neurosensoriale o trasmissiva.

Fortunatamente la lesione è quasi sempre monolaterale.

- Sostanze ototossiche: sono quelle sostanze tossiche che

possono portare ad una sordità infantile, ben nota è l'azione

dannosa svolta da alcuni particolari "antibiotici

aminoglicosilici (streptomicina, kanamicina, gentamicina,

neomicina).

LA SORDITA’ INFANTILE

La sordità infantile rappresenta una problematica frequente

nell’ambito della popolazione italiana; sono circa 1500-2000 i


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bambini che nascono ogni anno, nel nostro paese, con ipoacusia

grave.

L’ipoacusia, ossia il deficit funzionale dell’organo dell’udito, nei

bambini è nella stragrande maggioranza (circa il 90%) dei casi

congenita, legata cioè ad agenti che intervengono nel periodo pre

e peri-natale.

Le cause ereditarie sono le più frequenti (oltre il 50%), seguite

da quelle infettive, tossiche, da sofferenza fetale, traumatiche.

Di queste solo una metà vengono identificate prima dell’anno di

vita, le altre vengono identificate tardivamente con un’enorme

ricaduta negativa sullo sviluppo comunicativo e cognitivo del

bambino.

Alcuni dati statistici descrivono bene la situazione in Italia:

- Le sordità insorte prima o al momento della nascita

costituiscono l’80% fra tutte le sordità infantili gravi;

- le sordità comunque acquisite prima dei tre anni, in periodo di

apprendimento del linguaggio, costituiscono un ulteriore 10%;


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- 1-2 bambini su 1000, nati apparentemente sani, presentano

sordità alla nascita;

- 5-10 bambini su 100 nati a rischio, con varia patologia

neonatale, presentano sordità;

- Il 25-30% delle sordità precoci infantili sono di origine

sconosciuta ma verosimilmente una parte di esse potrà essere in

un prossimo futuro classificata come di origine genetica;

- In Italia sono circa 25.000 i bambini al di sotto dei 10 anni che

hanno disturbi della comunicazione per deficit uditivo di vario

grado;

- Sono circa 6500-7000 i bambini le cui famiglie richiedono ogni

anno il sostegno scolastico per problemi uditivi.

La diagnosi tardiva rende tutto molto più faticoso per il

bambino. L’unica possibilità di arginare gli effetti dell’ipoacusia è

costituita dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce. La diagnosi

può essere considerata "precoce" se effettuata e confermata

entro i primi 6-8 mesi di vita.


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Fino alla metà degli anni Novanta l’età media di prima diagnosi

anche nei Paesi più industrializzati è stata di 30-36 mesi quindi

in notevole ritardo rispetto ai tempi di acquisizione fisiologica

del linguaggio.

SORDITA' NELL'ANZIANO

La Sordità nell’anziano, o presbiacusia, è favorita da complessi

fattori, tra cui quelli legati a processi neuro-degenerativi,

circolatori, vascolari, è tra le condizioni più disabilitanti nella

popolazione della cosiddetta terza età.

L'isolamento prodotto dall'insufficienza di stimolazioni uditive

va sicuramente a peggiorare la già precaria qualità della vita,

riducendo ulteriormente il livello di autonomia dell’anziano, le

capacità di vita di relazione, il suo assetto cognitivo, psicologico

ed emozionale.

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Un salto in avanti nella qualità tecnologica degli apparecchi

acustici ed una preparazione più qualificata degli operatori

addetti alla protesizzazione acustica (audioprotesisti), hanno, di

fatto, già prodotto un miglioramento del livello assistenziale e

riabilitativo. Non sono ancora molti gli anziani che utilizzano con

continuità e profitto l’ausilio protesico e che si sottopongono ad

un idoneo allenamento acustico, indispensabile quando, come

nell’età avanzata, si devono rimodellare le strutture del sistema

nervoso centrale. Un aiuto importante in questo settore può

derivare dalla ricerca scientifica sui processi di invecchiamento

sensoriale uditivo, sui mezzi farmacologici per prevenirlo e

rallentarlo, sulle tecnologie di correzione protesica. È

importante quindi educare ed informare gli anziani e le loro

famiglie sulle conseguenze di un isolamento uditivo e sulle

possibilità mediche e rieducative, incoraggiandoli a sottoporsi a

test uditivi in ambiente clinico, informandoli sulle possibilità di

correzione con un idoneo apparecchio acustico ed abbattere le

remore psicologiche che sono ancora troppo radicate.


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È fondamentale assistere l'anziano in tutto il suo cammino

successivo promuovendo incontri periodici con personale

qualificato, affinché lentamente, ma fattivamente, possa

avvantaggiarsi in pieno della correzione offerta dallo strumento

acustico e dalla rieducazione all'ascolto.

Tutto questo porta ad un miglioramento dell’integrazione nella

società, se si educa anche il cittadino ad accettare ed aiutare

l'anziano che presenta difetti comunicativi. Rallentando e

prevenendo, con idonei interventi d’igiene di vita, i processi

d’invecchiamento sensoriale reinserendolo nella comunità.

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SORDITA' E MUTISMO

Il mutismo è la diminuzione o assenza totale del linguaggio.

Esso può avere molteplici cause:

 Sordomutismo

 Audimutismo

Tipi di sordità

La sordità è distinta in quattro gruppi:

- Ipoacusia trascurabile (10-25 dB di perdita), non incide

sull’acquisizione del linguaggio né sulla socializzazione.

- Deficit lieve (30-40 dB di perdita), i bambini con questo grado

di sordità vanno controllati ma non hanno ripercussioni

linguistiche, educative e psicologiche.

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- Menomazione grave (40-60 dB di perdita), linguaggio poco

comprensibile, difficoltà morfologiche,il bambino conserva il

linguaggio, ma necessita di riabilitazione logopedica.

- Menomazione profonda (perdita maggiore di 60 dB), deficit

grave del linguaggio o sua assenza, soggetti più gravi che

necessitano di intervento logopedico.

Moinie classifica quattro gradi di sordità:

- Leggera, buona percezione della voce fino a 3-5 metri di

distanza;

- Media, percezione della voce alta fino ad un metro di distanza;

- Forte, percezione della voce alta o gridata vicino al padiglione

auricolare;

- Totale, uso della mimica per comunicare.

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Trattamento logopedico

Esistono diversi metodi per trattare la sordità. Abbiamo:

- Metodo bimodale

Nel metodo logopedico misto o bimodale si utilizza l’italiano

segnato, cioè la parola vocale è accompagnata dal segno

corrispondente, pur lasciando inalterata la struttura della lingua

verbale. “Bimodale” significa doppia modalità, infatti vengono

utilizzate le modalità acustico-verbale e visivo-gestuale ma

un’unica lingua: l’italiano. Si può anche far uso dell’italiano

segnato esatto, introducendo la dattilologia e i segni artificiali, o

evidenziatori, per tutte quelle parti del discorso a cui non

corrispondono segni. L’obiettivo di questo metodo è la migliore

competenza del bambino sordo della lingua parlata e scritta. I

segni diventano una sorta di “stampelle ”, che il bambino usa

quando ancora non è abbastanza padrone del linguaggio verbale.

Viene data priorità alla comprensione del linguaggio rispetto alla

sua produzione.
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- Metodo orale

Il metodo orale è un procedimento pedagogico, attraverso il

quale il bambino sordomuto apprende a riprodurre la parola

articolata, dopo averla rilevata, attraverso la vista, dai

movimenti dell’organo vocale di chi parla. Nel processo di

rilevamento della parola dal labbro di chi gli parla è senso

ausiliario della vista, per il sordomuto, il tatto. Elemento di

massima importanza è che la parola parlata risulta, per il

sordomuto, il conglobamento di due processi: l’acquisitivo e il

riproduttivo. questi due momenti sono così intimamente connessi

che la vista diviene, per il sordomuto, stimolo specifico della

parola come per l’udente è l’udito.

Il metodo orale è globale, in quanto consiste nell’insegnamento

della parola nella sua completezza. Questo perché la parola

completa veicola un significato specifico. La successione “topo”

con l’associazione visiva dell’immagine porta all’unione di

significato e significante.
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Nell’educazione del sordo il logopedista andrà ad impostare
prima i singoli fonemi, poi li unirà per formare le parole. I suoni
si impostano secondo l'ordine che segue:

1. suoni anteriori,

2. suoni medio-palatali,

3. suoni posteriori.

Un bambino normale, a 6 anni deve avere un vocabolario esteso e

ricco di termini d’uso quotidiano e deve saper formare frasi

semplici. Quindi un bambino sordo a 2 anni e mezzo circa, deve

cominciare in modo sistematico a fare sedute di logopedia.

È importante che la famiglia esegua a casa gli esercizi assegnati

dal logopedista. L’intervento contemporaneo di logopedista,

fisioterapista e psicomotricista nella riabilitazione del bambino

sordo è veramente utile. Il bambino sordo spastico in rapporto

alle turbe motorie, con la dovuta preparazione può riuscire a

scrivere e seguire il programma scolastico anche se con alcune

limitazioni.

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Vi sono comunque casi nei quali gli arti superiori sono talmente

compromessi da non consentire mai questa possibilità; tuttavia

con la terapia motoria praticata sempre più precocemente

queste situazioni divengono col passar del tempo più rare.

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DEFINIZIONE DI COMUNICAZIONE

La comunicazione è uno scambio interattivo fra due o più

partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo

livello di consapevolezza, in grado di far condividere un

determinato significato sulla base di sistemi simbolici e

convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la

cultura di riferimento.

Risulta quindi fondamentale l’interazione esistente tra le

persone che comunicano e l’influenza esercitata su di essi dalla

cultura, attraverso i segni e i simboli cui vengono attribuiti

significati.

Tale elaborazione teorica genera cinque assiomi:

1. Non si può non comunicare; anche il silenzio, ad esempio, è

comunicazione.

2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed uno di

relazione; il secondo definisce il primo: come succede con

35
le differenze che può imprimere il tono di voce, ad esempio,

la stessa parola può essere definita diversamente da modi

di relazione diversi.

3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura

delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti; ogni

azione comunicativa influenza ed è influenzata dal

comportamento verbale e non verbale dell’interlocutore.

4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo verbale

(numerico) che con quello non verbale (analogico); il

linguaggio, in“digitale”, riguarda in genere l’aspetto di

contenuto. Le modalità non verbali, invece, riguardano in

genere l’aspetto di relazione.

5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o

complementari; sono simmetrici tra persone che hanno ruoli

analoghi. Complementari tra persone che non hanno lo

stesso ruolo e/o lo stesso potere.

36
elementi della
comunicazione

La comunicazione è la base della


convivenza umana

Il termine comunicazione deriva dalla parola communis:

Comunicare significa “mettere in comune” con altri,

informazioni, idee, emozioni… attraverso il linguaggio parlato o


scritto.
E’ possibile all’interno di un sistema condiviso con gli altri che

possiedono la capacità di produrre e capire messaggi e quindi di

interagire con altri soggetti.


La competenza comunicativa è una fondamentale capacità

composta dall’insieme delle presupposizioni, delle reciproche

conoscenze e regole che rendono possibile lo scambio

comunicativo comprensivo anche di abilità di tipo

extralinguistico e sociale.

37
Linguaggio e Comunicazione
Linguaggio:

- capacità di associare suoni e significati attraverso regole

grammaticali

Due funzioni:

- Funzione comunicativa

- Funzione simbolica

Linguaggio verbale

Uno degli strumenti che permettono la comunicazione ma, non

l’unico…

Aspetti non verbali della comunicazione:

tono, ritmo, volume della voce, gesti, mimica, sguardi, postura,

abbigliamento…

38
La comunicazione interpersonale risponde a:

-> Bisogni di tipo fisico

-> Bisogno di identità

-> Bisogni sociali

-> Bisogni di tipo pratico o strumentale

Modelli/Teorie

-> Lineare (Shannon e Weaver)

-> Interattivo o Circolare (Watzlawick et al. Mead, Bateson,

Ong, Eco)

-> Dialogico (Galimberti)

39
Modello lineare di comunicazione

40
Modello interattivo o circolare

I campi della comunicazione (Morris)

Sintassi: come si confeziona un messaggio (cfr. lo stile comune)


Semantica: il significato, il senso
Pragmatica: gli effetti della comunicazione sugli interlocutori

41
I Cinque assiomi della Comunicazione

“Ci troviamo in presenza di un processo di Comunicazione tutte

le volte che un comportamento di una persona o di un animale si

impone all’attenzione di un’altra persona o animale”

1. Non si può non comunicare


Il comportamento è comunicazione; non è possibile non avere un

comportamento, quindi è impossibile non comunicare.

2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di

relazione
Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto (una notizia, una

informazione, un dato…) e di relazione (un comando,

un’istruzione, un avvenimento…) di modo che il secondo classifica

il primo.

42
3. La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura
delle sequenze comunicative tra i comunicanti
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle

sequenze di comunicazione tra i comunicanti (se si prende in

considerazione il punto di vista dell’uno o quello dell’altro; es.:

<<Lo picchio sempre perché lui si ubriaca>> - <<Bevo per

dimenticare di avere una maglie isterica>>).

4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo digitale sia


con quello analogico
Il linguaggio digitale (digitale, verbale) ha una sintassi logica

assai complessa e di estrema efficacia, ma manca di una

semantica adeguata nel settore della relazione, ma manca di una

semantica adeguata nel settore della relazione; il linguaggio

analogico (il linguaggio non verbale) invece la semantica ma non

ha alcuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia

ambiguo la natura delle relazioni.


43
5. Gli scambi verbali possono essere basati sull’uguaglianza o
sulla differenza e quindi sono simmetrici o complementari
Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o

complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla

differenza (da una parte rapporti paritetici, paritari,

democratici, dall’altra rapporti fondati sulla

autorità/subordinazione).

44
45
46
Gli elementi costitutivi della struttura comunicativa

Comunicante/ Emittente -> l’individuo che possiede le capacità

biologiche e psichiche di formare, emettere e ricevere un

messaggio (cultura, interessi, linguaggio, risorse, strumenti,

esperienza passata, conoscenza del contesto)


Messaggio -> i contenuti e significati che l’emittente vuole

trasmettere

Canale -> il mezzo fisico utilizzato per la trasmissione del

messaggio (“naturali” o “biologici” e “mediati”, sono costituiti dai

sensi)

Codice -> l’insieme delle regole convenzionali utilizzate per

esprimere il messaggio (la lingua madre, linguaggio gergale,

braille…)
Destinatario -> il soggetto a cui il messaggio viene rivolto

(cultura, linguaggi, esperienze, strumenti propri)

Feedback -> rappresenta il “messaggio di ritorno” dal

destinatario all’emittente (consente di verificare che il


messaggio è giunto a destinazione ed è stato compreso
47
I canali comunicativi: i sensi

Gusto è il senso meno legato alla comunicazione. Non esiste un


codice convenzionale basato sul gusto

Olfatto è usato nella comunicazione convenzionale solo in pochi


casi (aggiunta di mercaptani al gas domestico per segnalarne le

fughe). Importante nei rapporti interpersonali

Tatto non è molto usato come strumento comunicativo, eccetto


rapporti amorosi, saluti e rapporti amicali. (eccezioni alcuni

linguaggi tattili convenzionali – alfabeto Braille – metodi Tadoma

e Malossi). E’ una forma primitiva di comunicazione sociale e

assume un’importante funzione sia per gli uomini che per gli

animali – bisogno di contatto fisico fondamentale ad ogni età.

Molte differenze interculturali. Funzione di segnale di

interazione

Vista valenza sociologica unica, rende possibile relazioni basate


sulla distanza

Udito è il senso prevalente dal punto di vista comunicativo,


l’unico che differenzia l’<entrata>
48
e l’<uscita> con due distinti apparati: uditivo e fonico

L’atto di comunicazione si basa inoltre su un' aspettativa di

reciproca cooperazione tra gli interlocutori.

Nella comunicazione tra le persone si utilizzano

Messaggi verbali: ciò che si dice

Messaggi paraverbali: intonazioni e modulazioni della voce

(volume, timbro), inflessioni, pause, ritmi, silenzi

Messaggi non verbali:

distanze

contatti corporei

posture e movimenti

gestualità

espressioni del volto

sguardi

abbigliamento,acconciatura,trucco….
49
La comunicazione non
verbale
Ogni messaggio linguistico trasmette anche informazioni

espressive che derivano da:

Paralinguistica (aspetti non linguistici del parlato)

Cinesica o mimica facciale (modalità privilegiata della


comunicazione non verbale)
Prossemica o modo in cui l’individuo si situa nello spazio

La comunicazione non verbale

Gli elementi:

-> Aspetto esteriore

-> Volto

-> Sguardo

-> Voce e aspetti non verbali del parlato

-> Comportamento spaziale

-> Movimenti del corpo e gesti


50
La comunicazione non verbale
Le funzioni:

-> Esprimere emozioni

-> Comunicare gli atteggiamenti interpersonali

-> Partecipare alla presentazione di sé

-> Completare, sostenere, modificare, sostituire il discorso

Caratteri distintivi
Comunicazione non verbale

in gran parte inconsapevole, non intenzionale e non controllabile

fornisce informazioni sul soggetto che la esprime è poco idonea

ad esprimere concetti è ambigua ha grande efficacia nelle

relazioni

Comunicazione verbale
per lo più consapevole e intenzionale fornisce informazioni sugli

argomenti espressi è idonea a veicolare descrizioni,

argomentazioni, narrazioni è meno rilevante nelle relazioni

51
Distanza interpersonale (Hall)
Distanza intima (45 cm)

facilità di contatto, percezione dell’odore, tono basso della voce

Distanza personale (45-120 cm)

possibilità di contatto, non si percepisce l’odore, tono medio

della voce

Distanza sociale (120-360 cm)

assenza di contatto, tono della voce sostenuto

Distanza pubblica (>3.5 m)

apparizioni in pubblico

52
Verso gli altri

Anche la comunicazione non verbale si apprende:


differenze culturali

53
Le componenti psicologiche della comunicazione

Analisi del processo comunicativo


- chi
- comunica
- che cosa
- a chi
- in quale contesto
54
“Chi” La questione dell’identità

La richiesta di riconoscimento dell’identità

L’implicito

“comunica” tipi di comunicazione


informare (nozione ambigua)

convincere

comandare

esprimere un’attesa o un desiderio sull’altro

esprimere se stessi

ascoltare?

55
Le componenti dell’ascolto
L’ascolto è composto da quattro fasi:

-> L’udito (sentire, aspetto fisiologico – rumori di sottofondo)

-> L’attenzione (mettere a fuoco o no ciò che si è sentito – piano


psicologico)

-> La comprensione (implica l’interpretazione del messaggio)


-> Il ricordo (abilità di richiamare le informazioni)

L’ascolto
Ascoltare non è solo sentire non è automatico

E’ un processo intellettuale ed emotivo (integrazione di stimoli

fisici, emotivi ed intellettuali per la ricerca di un significato

L’ascolto non è solo sufficiente ma, necessario alla

comunicazione

La comunicazione per realizzarsi ha bisogno di tutti gli elementi

che costituiscono il rapporto comunicativo.

56
I livelli di ascolto
-> Ignorare

-> Fingere di ascoltare

-> Ascoltare a tratti

-> Sentire le parole

-> Porre attenzione

-> Ascoltare empaticamente

I disturbi della comunicazione


-> Atteggiamento

-> Canale/codice

-> Ascolto

-> Contesto/cultura

-> Contenuto/relazione

-> Verbale/non verbale

-> Stereotipi

57
Alcuni esempi di come agiscono questi disturbi:
-> Una linea telefonica disturbata (canale)

-> Un utilizzo di un linguaggio diverso (codice)

-> Un messaggio costruito in modo troppo complesso per il

ricevente (contenuto)

-> un cattivo ascolto sia da parte del ricevente che

dell’emittente (ascolto)

-> un non superamento di stereotipi mentali e culturali

(stereotipi)
-> Uno scarso interesse a comunicare (relazione, atteggiamento)

> Una diversità di valori culturali (contesto/cultura)

La comunicazione interpersonale a distanza

Evoluzione tecnologica
I media trasformano la tradizionale relazione tra - ambiente

fisico
- situazione sociale
58
I nuovi media possono favorire lo sviluppo del

senso di condivisione e di appartenenza


o
senso di esclusione e di isolamento
Un genere di esperienza che cambia la precedente:

Non siamo più condizionati dalla presenza nello stesso luogo,


- né nella comunicazione interpersonale

- né nell’accesso all’informazione

Comunicazione a distanza classificazione


Comunicazione scritta (lettere, telegrafo, fax, mail, chat, mud)

Comunicazione verbale (telefono, cellulare)

Con voce e immagine (web camera, teleconferenza, mms)

59
La comunicazione telefonica vs faccia a faccia

La comunicazione in presenza e a distanza

60
Comunicazione nel Gruppo di lavoro
“La parola è un grande dominatore che con il corpo
piccolissimo ed invisibile sa compiere imprese divine”
(Gorgia da Lentini 2500 anni fa)
Le parole sono la conoscenza del mondo, le credenze, i valori, i
sistemi politici e giuridici, producono senso perché costruiti
discorsivamente

DEFINIZIONE: ESISTENZA DI UN GRUPPO


UN GRUPPO ESISTE QUANDO UNO O PIU INDIVIDUI

DEFINISCONO SE STESSI COME MEMBRI E QUANDO LA

LORO ESISTENZA E’ RICONOSCIUTA DA ALMENO

UN’ALTRA PERSONA

61
COMUNICAZIONE NEI GRUPPI l’esistenza di un gruppo si
basa su 2 concetti:

INTERDIPENDENZA DI UN DESTINO
Un gruppo esiste quando gli individui che lo compongono si
rendono conto che il loro destino dipende dal destino del gruppo
nel suo insieme (Lewin e Campbell).

INTERDIPENDENZA DEL COMPITO


Si ha quando i risultati di ciascun individuo hanno implicazioni

positive o negative sui risultati dei suoi componenti.

3 ragioni per l’esistenza del gruppo:

- Uniformità di azioni e non il numero;

- Dimensione continua tra processo interpersonale-


gruppi(appassionato di calcio e l’appartenenza ad
associazione calcistica);
- Processo interno al gruppo basato su somiglianze e

differenze.
62
INQUADRAMENTO TEORICO SULLA
COMUNICAZIONE

- Il soggetto umano è comunicante, emotivo e sociale e la

comunicazione è:

- Un’attività sociale costitutiva del soggetto che sceglie il modo di

comunicare.

- I GRUPPI sono la condizione necessaria per l’elaborazione e la

conservazione dei sistemi di comunicazione ed a sua volta

influenzano la vita del gruppo.

INQUADRAMENTO TEORICO SULLA COMUNICAZIONE

- La comunicazione è un’attività cognitiva interdipendente dal

pensiero e si manifesta in modo ostentivo e pubblico.

- I soggetti devono essere capaci di esplicitare il pensiero

con l’intenzione comunicativa.

- La comunicazione è influenza reciproca ed è collegata alla

discomunicazione (ironia, menzogna e comunicazione seduttiva).


63
RETI DI COMUNICAZIONE

Gli studi sulle reti di comunicazione hanno evidenziato la

capacità della struttura della rete di influenzare l’efficienza, il

grado di soddisfazione e insoddisfazione di gruppo. La posizione

di un individuo all’interno di una rete di comunicazione influisce

sulle possibilità di scambio comunicativo , di partecipazione e sul

suo livello di soddisfazione.

64
RETI DI COMUNICAZIONE

Gli individui alla periferia ricevono meno informazioni e tale

situazione provoca un basso grado di partecipazione ed un alto

livello di insoddisfazione .

Si devono considerare due variabili: l’indice di distanza, cioè il

numero minimo di legami che un membro del gruppo deve

attraversare per poter comunicare con un altro membro. l’indice

di centralità, cioè quanto il flusso di comunicazione è


centralizzato su una persona oppure distribuito fra i membri.

65
RETI DI COMUNICAZIONE

Leavitt ha dimostrato l’esistenza di un rapporto fra l’indice di

centralità di una rete e alcuni aspetti della vita del gruppo:

l’efficienza, la produttività, il clima sociale e il grado di

soddisfazione.

Più la rete è centralizzata, maggiormente si riducono le

comunicazioni e più rapido è lo svolgimento del lavoro quando il

compito è semplice, con la centralità, però, diminuisce la

soddisfazione dei membri che risulta elevata nelle reti poco

centralizzate.

RETI DI COMUNICAZIONE

quando la prestazione è complessa e le informazioni più

numerose le reti poco centralizzate sono più adatte in quanto

hanno la possibilità di suddividere il carico di lavoro in maniera

uniforme e di elaborare più rapidamente tutte le informazioni

66
necessarie per giungere alla soluzione. La natura del compito,

quindi, è una variabile fondamentale.

PRINCIPI DI COOPERAZIONE COMUNICATIVA

 La comunicazione è valida soltanto se vi è trasparenza

intenzionale con intenzionalità informativa e comunicativa:

 Intenzionalità informativa: è trasmissione involontaria

(lapsus è un segnale informativo e non comunicativo);

 Intenzionalità comunicativa: è trasmissione consapevole

con sistema condiviso.

LA COMUNICAZIONE
ORGANIZZATIVA

La comunicazione organizzativa è l’insieme dei processi di

creazione e diffusione di informazione e di messaggi entro e tra

le diverse reti di ed all’organizzazione.

67
Coinvolge i membri interni, i collaboratori esterni e tutti i

soggetti interessati e coinvolti nella vita dell’organizzazione.

La comunicazione è un fatto costitutivo dell’organizzazione

La Comunicazione lega e collega il contesto interno ed esterno di

un un’organizzazione organizzazione

E’ un processo che dipende da tutti

Non si può non comunicare in un un’organizzazione

organizzazione

Si comunica ciò che si è, non solo ciò che si, intende trasmettere

come messaggio

68
69
Comunicazione organizzativa

70
Gli stili comunicativi

I differenti stili comunicativi

Le differenze fondamentali si riferiscono alla valutazione di sé e

dell’altro e al riconoscimento dei diritti propri e altrui.

Emergono, soprattutto, in condizioni “difficili” (situazioni di

particolare stress o di conflitto )


71
AGGRESSIVITA’

Dominio sugli altri e svalutazione

STILE AGGRESSIVO

Si basa sulla tendenza a dominare e svalutare gli altri. E’

caratterizzato dal tentativo di affermare i propri diritti a

scapito di quelli degli altri.

72
Alcune caratteristiche:

Competizione, arroganza, mettersi continuamente in mostra,

invadenza, accentrare, ordinare invece di discutere o prendere

accordi, esprimersi in modo volgare o violento, intransigenza,

atteggiamento ipercritico, attaccare briga con facilità, agire di

impulso, non ascoltare, isolarsi e crearsi nemici, concentrarsi sui

propri lati positivi e su quelli negativi degli altri.

STILE AGGRESSIVO MANIPOLATORIO

E’ una particolare forma di aggressività


DOMINARE, FACENDO CREDERE CHE SIA L’ALTRO A
DECIDERE
Far passare come bisogno dell’altro il proprio bisogno

73
PASSIVITA’

STILE PASSIVO

Si basa su una scarsa valutazione di sé e sull’incapacità di

affermare i propri diritti nei confronti di quelli degli altri.

Alcune caratteristiche dello stile passivo:

Tende a non prendere posizione, cerca di evitare qualsiasi tipo di

contrasto, non esprime i suoi sentimenti, non è capace di parlare

in pubblico, scansa le responsabilità, rifugge i rischi, cerca


74
approvazione, non si mete in mostra, si concentra sui propri lati

negativi e su quelli positivi degli altri.

ASSERTIVITA’

 Tendenza a comunicare in modo chiaro e diretto

 Affermando i propri diritti

 Manifestando i propri sentimenti, necessità, posizioni

 Rispettando i diritti altrui e posizioni altrui

STILE ASSERTIVO

Si basa sulla consapevolezza del proprio valore senza per questo

svalutare gli altri e sul tentativo di affermare i propri diritti

rispettando al contempo quelli altrui.

Alcune caratteristiche dello stile assertivo sul lavoro sono:

La persona è aperta e cordiale, si esprime senza reticenza ma

senza prepotenza, è tenace, è propositiva, è leale, cerca di

valutare razionalmente persone e situazioni, si assume


75
responsabilità, persegue i suoi obiettivi senza calpestare gli

altri, ammette i propri errori, è convinta della possibilità di

cambiare e di correggersi, ascolta gli altri, è attenta, è

fiduciosa, riconosce i meriti degli altri, valorizza i lati positivi di

se stessa ed degli altri.

LO STILE ASSERTIVO…

Richiede la capacità di:

 Riconoscere e gestire la propria condizione emotiva

 Provare empatia

 Favorire la negoziazione

LE TECNICHE DI COMUNICAZIONE ASSERTIVA

Mentre gli stili di comportamento aggressivo e passivo si

manifestano spontaneamente quello assertivo, di solito, va

ricercato e poi, perseguito volontariamente.


76
Questo significa che lo stile assertivo può essere appreso in

modo da temperare, correggere e integrare le proprie eventuali

tendenze spontanee verso la passività, l’aggressività o la

manipolazione.

L’assertività non è una formula magica, ma uno stile di

comportamento la cui acquisizione presuppone delle scelte e

richiede impegno e autocontrollo. Non esiste la persona che si

comporta sempre in modo assertivo ma questo stile va

considerato come un obiettivo a cui tendere.

Ci possono essere circostanze nelle quali lo stile assertivo può

non risultare il più efficace (in condizioni di emergenza o di

urgenza, per esempio, chi è responsabile può non avere sempre il

tempo necessario per discutere e negoziare e deve

necessariamente impartire degli ordini)

Esistono inoltre tecniche che favoriscono l’acquisizione di uno

stile assertivo.
77
LE TECNICHE DELL’ASSERTIVITA’

 Separare la descrizione dalla valutazione

 Come fare richieste

 Darsi/chieder tempo

 Dire di no

 Il disco rotto

 Reagire all’aggressività

 Affrontare le critiche

 La critica costruttiva (l’arte del rimprovero)

 Gli apprezzamenti (il feedback positivo)

DESCRIVERE PRIMA, VALUTARE POI

In situazioni critiche è utile l’uso di questa tecnica assertiva,

per facilitare l’ascolto da parte dell’interlocutore e ridurre

potenziali conflitti:

- Fornire e richiedere dati e informazioni chiare e concise prima

di esprimere le proprie valutazioni soggettive

78
FARE RICHIESTE

 Riconoscere il proprio diritto a chiedere

 Riconoscere all’altro il diritto di rifiutare

 Non giustificarsi o scusarsi piùdel dovuto

 Spiegare prima le motivazioni della richiesta, in modo chiaro

preciso e conciso

 Esprimere dopo, la richiesta in modo diretto e personale, in

forma positiva, es. “per questi motivi, le chiedo di…”

 Chiedere con un linguaggio non verbale e paraverbale

congruente

 Non “vendere” la richiesta manipolando l’altro

 Non “giocare” sull’amicizia o la generosità

 Non prendersela personalmente per l’eventuale rifiuto,

rispettando il diritto altrui a dire di no

79
DARSI TEMPO/RICHIEDERLO

 Non è obbligatorio rispondere immediatamente a una

richiesta

 Abbiamo il diritto di chiedere tempo per valutare la

richiesta e decidere la risposta

 Occorre valutare se la richiesta è ragionevole o no

 Chiedere risposte troppo veloci può essere un indice di

manipolazione

 Occorre chiarire quando potremo rispondere e i motivi per

cui necessita questo tempo di riflessione

DIRE NO (RIFIUTARE RICHIESTE)

E’ frequente per molti la difficoltà a dire NO di fronte a una

richiesta

Paura che gli altri si arrabbino/che non ci apprezzino più

Senso di colpa

Reazioni aggressive (es. NO troppo brusco)

Invenzione di scuse per giustificare il NO

Crescita del risentimento


80
DIRE NO (RIFIUTARE RICHIESTE)

 La chiave per rifiutare richieste in modo assertivo è

credere che gli altri hanno il diritto di chiedere e noi il

diritto di rifiutare.

 Ciò aiuta l’interlocutore a ridurre la reazione emotiva al

rifiuto e ad ascoltare le ragioni del NO

DIRE DI NO (RIFIUTARE RICHIESTE)

Alcuni suggerimenti:

 Ascoltare in modo empatico la richiesta (mi rendo conto…)

 Riformulare la richiesta per verificarne la comprensione

 Descrivere prima, le motivazioni di rifiuto

 Esprimere dopo, il rifiuto in modo chiaro, con un linguaggio

verbale e non verbale congruente

 Assumere la piena responsabilità del NO

 Concedere eventualmente alternative

81
IL DISCO ROTTO

 Scegliere una formula di rifiuto concisa e ripeterla più volte

 Opporre la stessa formula ad ogni nuova argomentazione

(senza cambiare linea di ragionamento)

 Adottare una comunicazione non verbale congruente

FRONTEGGIARE L’AGGRESSIVITA’

Alcune efficaci tecniche di difesa:

 Riconoscer lo stato emotivo dell’interlocutore

 Accettare l’idea che viene “aggredito” un nostro

comportamento e non la nostra persona

 Comportarsi in modo collaborativo (evitare segnali non

verbali di ostilità o sottomissione)

 Ascoltare l’interlocutore, lasciando esaurire la sua carica

aggressiva

 Sviluppare il massimo di empatia e di capacità di ascolto

82
 Usare domande e fornire informazioni per riportare a

livello razionale e non emotivo il confronto

 Se possibile, rinviare la discussione

LA CRITICA

83
ESPRIMERE APPREZZAMENTI IL FEEDBACK POSITIVO

E’ uno dei più importanti fattori motivazionali in ambito

organizzativo

 Esprimere la valutazione in modo tempestivo, specifico,

circoscritto, chiaro, concreto, personale

 Rilevare un comportamento positivo da apprezzare

 Descrivere prima il comportamento osservato

 Esprimere dopo la propria valutazione positiva

 Rivedere periodicamente i compiti, obiettivi e aspettative

dei collaboratori

 Tenere aggiornati i collaboratori sulla situazione

organizzativa

84
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