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La Sintassi

la sintassi studia la combinazione delle parole, ovvero il modo in cui le parole possono combinarsi tra loro.
I tipi di combinazioni possono essere le frasi oppure gruppi di parole di tipo non frasale.
Una lingua è, quindi, fatta di combinazioni di parole, ma non tutte le combinazioni sono possibili, nel senso
che non tutti suonano grammaticali (“ben formate “) all'orecchio di un parlante di una determinata lingua.

La grammaticalità o buona formazione è del tutto indipendente dal suo significato.

Esempi:
 Il postino è arrivato alle undici
Frase ben formata per un parlante di lingua italiana
 2. *Alle postino arrivato 11 è il
L’asterisco indica qualcosa che non funziona in sintassi, la frase non è ben formata
 3. il triangolo tondo arriva con il rosso
La grammaticalità è del tutto indipendente dal suo senso, questa frase è ben formata dal punto di vista
sintattico ma non ha nessun senso
 4. *tondo il arriva triangolo rosso il con
Le frasi 2 e 4 sono frasi non possibili, mentre la 1 e la 3 funzionano dal punto di vista sintattico, anche se la
3 non ha senso
Per le frasi 2 e 4 l’intonazione scende dopo ogni parola in quanto le leggiamo come una lista di parole.

 5. Maria vuole andare in montagna


Frase ben formata
 6. *Maria vuole di andare montagna
La sequenza non è corretta, ma ha lo stesso senso della frase precedente
 7. Maria ha voglia di andare in montagna
 8. *Maria ha voglia andare in montagna

Le combinazioni di parole possono essere ben formate oppure no indipendentemente dal senso delle
parole stesse. Il compito della sintassi è capire perché certe combinazioni sono ben formate, mentre altre
no.

La sintassi studia l'aspetto formale. la buona formazione (in ambito sintattico) non ha nulla a che fare con il
significato, ma organizzata secondo leggi proprie.

La comprensibilità, la sensatezza non è una condizione necessaria, non è sufficiente per rendere ragione
della buona formazione delle frasi e delle altre combinazioni di parole dal punto di vista sintattico.

Grammaticalità/ Agrammaticalità: si dice che un’espressione grammaticale quando è riconosciuta da


parlante/ ascoltatore come una frase della propria lingua; si dice agrammaticale nel caso contrario

Relazioni a distanza
1. Quest’uomo mi ha colpito
2. *Questa donna mi hanno colpito
3. Questa donna mi ha colpito
4. *Quella donna che accompagnava i bambini mi hanno colpito
5. Quella donna che accompagnava i bambini mi ha colpito

Le relazioni sintattiche non riguardano solo elementi contigui, ma riguardano anche relazioni a distanza,
che si instaurano tra gli elementi di una frase.
Le relazioni sintattiche non si realizzano solo tre parole adiacenti, ma manifestano l'esistenza di una
struttura più astratta nella successione delle parole.
Un esempio è offerto dalle strutture coordinate, nelle quali l'accordo tra il verbo il nome più vicino produce
un risultato agrammaticale.

6. *quell'uomo e quella donna mi ha colpito.


7. quell'uomo e quella donna mi hanno colpito.
Nell’esempio 6 l’accordo tra il verbo e il nome più vicino produce un risultato AGRAMMATICALE.

Grammaticalità
 La nozione di grammaticalità (o buona formazione) si basa sulle intuizioni dei parlanti (ciò che suona
ben formato).
 il parlante nativo riconosce una frase ben formata.
 Le intuizioni dei parlanti nativi costituiscono la base empirica della sintassi, costituiscono i dati che la
scienza linguistica deve interpretare spiegare.
 ‘Grammaticale’ non deve essere inteso nel senso della grammatica normativa, cioè come sinonimo di
‘corretto’, bensì in senso descrittivo, come termine equivalente all’espressione ‘ben formato’ per il
parlante nativo di una determinata lingua.
Analogamente ‘agrammaticale’ non significa scorretto, ma ‘non ben formato’.

Sequenze come 1 e 2 sono intuitivamente ben formate, ma non sono corrette dal punto di vista della
grammatica normativa. Sono corrette 3 e 4:
1. Domani loro partiranno
2. Domani loro dormiranno
3. Domani essi partiranno
4. Domani essi dormiranno

Invece 6 è mal formata, è agrammaticale. Esiste un’opposizione di grammaticalità tra le frasi 5 e 6, che
viene facilmente riconosciuta dai parlanti nativi dell’italiano
5. Domani ne partiranno molti
6. *Domani ne dormiranno molti

La sintassi, come tutta la linguistica generale, è una disciplina descrittiva e non normativa. Non si limita a
prendere in considerazione solo le frasi giudicate corrette dalle grammatiche normative, ma si fonda sui
giudizi intuitivi dei parlanti al fine di individuare una buona o una cattiva formazione sintattica
Il compito della sintassi è fornire una descrizione esplicita di questa conoscenza implicita.

La sintassi è, quindi, un settore della linguistica che si occupa delle regole e dei principi che nelle lingue
naturali sovraintendono al collegamento e alle relazioni tra le categorie grammaticali.

Le relazioni di tipo sintattico possono essere considerate non solo in rapporto alla funzione svolta dagli
elementi linguistici nell’unità sintattica di appartenenza, ma anche in rapporto alla forma da essi assunta; in
italiano all’interno del sintagma nominale si ha accordo per le categorie di genere e numero tra il nome e i
suoi determinati (il libro rosso); nella frase su accordo per persone numero tra il soggetto e il verbo (i
bambini dormono).

Posizione della sintassi rispetto agli altri livelli dell'analisi linguistica (morfologia, fonologia, semantica).
Tra la sintassi e la morfologia c’è una differenza tra forma e funzione. L’analisi della forma è l’oggetto della
morfologia, mentre l’analisi delle funzioni svolte dalle forme è oggetto di studio della sintassi.
Peculiarità della sintassi: (tipiche della sintassi esclusivamente)
1. Le unità sintattiche non sono solo ordinate linearmente (v. linearità), ma sono anche strutturate
gerarchicamente.
Ho visto una casa con un grande giardino

2. In ambito sintattico si assiste a una combinabilità degli elementi, cioè una certa libertà nell’ordine dei
costituenti, comunque regolata secondo principi specifici.
Vedrò mio padre domani
domani vedrò mio padre
*domani vedrò padre mio
Al contrario, la morfologia e la fonologia non presentano nessuna possibilità di combinabilità.

In tutti i modelli teorici le unità sintattiche essenziali riconosciute come aventi uno statuto proprio sono il
sintagma e la frase.
Il sintagma è l’unità minima della sintassi
Frase: (ing. Sentence, clause). Unità strutturale di massima estensione, composta da unità inferiori
(sintagma, lessemi, morfemi) e costituita secondo specifiche regole sintattiche.

Definizioni di Frase
 La grammatica tradizionale di impronta classica definiva la frase ogni sequenza di parole dotata di
significato compiuto (chiaro riferimento al piano semantico).
 Un'altra definizione, anch’essa tradizionale, ma basata sulla struttura formale, riconosce l'unità
frase in presenza di soggetto e predicato, seguito da eventuali complementi, con il corollario per
cui l'elemento imprescindibile della frase stessa è il verbo.
(non è necessario avere un verbo per avere una frase)
 Secondo Leonard Bloomfield (1933) la frase è “una forma linguistica indipendente, non compresa
mediante alcune costruzione grammaticale in una forma linguistica maggiore”.

L’affermazione di Bloomfield non è corretta al 100%, in quanto la frase può rientrare in unità linguistica più
ampia, ovvero il Testo. La definizione di Bloomfield evidenzia il carattere di indipendenza delle frasi, e per
definirle non possiamo ricorrere a criteri distribuzionalistici.

Teoria della valenza


Determinati verbi possono essere accompagnati da un determinato numero di nomi o gruppi nominali,
mentre altri verbi richiedono un numero diverso:

1. La polizia catturò il ladro


2. *La polizia catturò
3. Mario corre
4. *Mario corre il sentiero

Il verbo catturare richiede due nomi o gruppi nominali. Il verbo correre richiede un nome o gruppo nominali

La teoria della valenza esamina quali sono le possibilità combinatorie di un verbo.


I verbi hanno bisogno di essere accompagnati da un determinato numero di elementi perché la frase in cui
ricorrono sia ben formata. si parla di violenza verbale, sul modello della valenza degli elementi chimici
(l'ossigeno ha una valenza doppia di quella dell'idrogeno: H2O).
la teoria della valenza è un modello sintetico proposto da L. Tesnière (1959).
verbo bivalente: catturare
verbo monovalente: correre

Valenza: Termini della chimica (dove si riferisce alla capacità degli atomi di formare legami tra di loro nella
composizione delle molecole), introdotta in linguistica da L. Tesnière, per indicare il numero di attanti che,
in una frase, sono eletti direttamente dal verbo.

La nozione di valenza si pone pertanto alla base della classificazione dei verbi stessi:
verbi avalenti/ zerovalenti: verbi che non sono accompagnati da alcun argomento; verbi meteorologici:
piovere, nevicare, grandinare. (a differenza dell’inglese: it rains)
verbi monovalenti: sono i tradizionali verbi intransitivi: correre, camminare, parlare, morire. Verbi che
presentano un solo argomento nominale.
Verbi bivalenti: sono i tradizionali verbi transitivi: catturare, compiere, leggere, scrivere, temere, ma non
solo i verbi transitivi come disubbidire, nuocere. Verbi che richiedono due elementi nominali.
Verbi trivalenti: sono i cosiddetti verbi di dire, di dare: dare, consegnare, affidare, dire, riferire, indicare.
Verbi tetravalenti: es tradurre. Verbi che si compongono di 4 elementi.

La valenza viene collegata non solo il numero, ma anche il tipo di complimenti presenti nella frase. Per ed.
dare e mettere sono entrambi verbi trivalenti, ma hanno valenza in parte diverse, in quanto, oltre il
soggetto e l'oggetto diretto comuni a entrambi, il primo verbo regge un oggetto indiretto, mentre secondo
un complimento locativo direzionale.

Maria dà un libro a Pietro.


Maria metti la macchina in garage.

ATTANTE/ ARGOMENTO: Termine introdotto da Tesnière nell'ambito della sua teoria sintattica. la nozione
di argomento ai applica a tutti i sintagmi nominali che all'interno di una frase partecipano all’azione verbale
e che sono pertanto direttamente subordinati al verbo. Gli attanti vengono classificati in rapporto al tipo di
funzione sintattica svolta dal nominale.

Nell’analisi logica si identifica come:


Primo attante: soggetto
Secondo attante: oggetto
Terzo attante: oggetto indiretto

Maria ha consegnato una lettera a Lea


Maria (1° attante), una lettera (2° attante), a Lea (3° attante)

Può succedere che un argomento non sia rappresentato da un nome, ma da una frase subordinata
Talvolta il secondo argomento può essere una frase dipendente.
5. Maria crede che Gianni verrà
6. Maria crede di essere in ritardo.
7. Maria crede alle mie parole.

In una frase possono essere presenti altri elementi nominare oltre agli argomenti:
8. A mezzogiorno Maria ha dato un libro il padre davanti alla biblioteca da cui era appena uscita.
Complementare alla nozione di attante/argomento è quella di circostanziale, relativa a tutte le rimanenti
relazioni sintattiche ed indicante le circostanze in cui si sviluppa il processo verbale, ad es. modo, luogo,
tempo ecc.

Mentre gli attanti sono nomi o equivalenti del nome, i circostanziali sono avverbi o equivalenti di avverbi:
Maria parla sempre

Caratteristica dei circostanziali e una maggiore mobilità posizionale. Possono assumere posizioni diverse
senza che la frase diventi a grammaticale o cambi di senso:
9. A mezzogiorno Maria ha dato libro il padre.
10. Maria ha dato libro il padre a mezzogiorno.

Se cambiamo la posizione degli argomenti, abbiamo un cambiamento di senso:


11. Il poliziotto catturò il ladro.
12. Il ladro catturò il poliziotto.

Argomenti e circostanziali
1. Distinzione di carattere semantico: gli argomenti indicano entità direttamente coinvolte nel
processo descritto dal verbo, i circostanziali Forniscono solo il contesto in cui tale processo si
svolge.
2. gli argomenti sono obbligatori, circostanziale non sono obbligatori.
Eccezioni: Gianni beve un bicchiere di vino
Gianni beve (si intende che Gianni ha problemi di alcolismo)
Lea crede alle mie parole
Lea crede (si intende che Lea è credente)
3. la scelta degli argomenti, non dei circostanziali, è ristretta dal verbo (perché gli argomenti sono
direttamente collegati al verbo, non lo sono i circostanziali)

Intransitività scissa.
In base alla teoria della valenza i verbi intransitivi non sono una classe omogenea.
1. selezione dell'ausiliare (essere – avere)
Mario è partito
Mario ha ballato
2. uso di ne clitico come soggetto
nessuno partiti molti
*ne hanno ballato molti
3. Uso del participio passato come modificatore di un nome oppure nei costrutti assoluti.
Costrutti assoluti: una struttura predicativa non collegata al resto della frase tramite congiunzioni o
altre espressioni esplicite di subordinazione

Partito Mario, sono uscita.


* Ballato Mario, sono uscita.

In conclusione
I verbi intransitivi non formano una classe unitaria.
Verbi inergativi (es. ballare); ausiliare avere; non può essere costruito con ne; non possono apparire come
costrutti assoluti o modificatori del nome.
Verbi inaccusativi (es. partire): ausiliare essere; può essere costruito con ne; possono apparire nei costrutti
assoluti o come modificatori del nome.
Nomi argomentali
I nomi possono Presentare una valenza? Sono i nomi che derivano da un verbo.
Non tutti i nomi hanno una valenza, solo i nomi derivati da verbi: spiegazione, partenza

La struttura argomentale non è qualcosa di esclusivo dei verbi, ci sono nomi che presentano le stesse
caratteristiche

nomi relazionali - nomi non relazionali


nomi argomentali - nomi non argomentali
spiegazione, partenza – tavolo, libro
La partenza di Gianni- Il libro di Gianni

Astratto – concreto
La costruzione della basilica è durata alcuni decenni.
Quella costruzione offende il buon gusto.

1. I verbi hanno bisogno che le loro valenze siano saturate, i nomi relazionali non hanno bisogno che le loro
valenze siano saturate.
Il poliziotto ha catturato il ladro.
La cattura del ladro da parte del poliziotto è avvenuta nella notte.

Nomi argomentali
 Nomi monoargomentali
La camminata di Gianni, la partenza di Gianni
 Nomi biargomentali
La descrizione di Manzoni della peste di Milano, la descrizione da parte di Manzoni della peste di
Milano
La spiegazione di Newton della forza di gravità, la spiegazione da parte di Newton della forza di
gravità
 Nomi triargomentali
Il dono di un libro a Maria da parte della madre

Sintagmi
SINTAGMA: (ing. phrase) termine di base della linguistica d’impronta strutturalista, come pure della
grammatica generativa.
Gruppi di parole come costituenti della frase, gruppi di parole intesi come entità intermedia tra parole e
frasi.

TESTA: La nozione di testa nasce all’interno dell’analisi sintattica e morfologica (in particolare ad opera del
distribuzionalismo americano) per designare un membro dominante un sintagma.
Marco lavora onestamente
Marco lavora
*Marco onestamente

Sulla base dell’analisi dei rapporti che intercorrono fra i diversi componenti del sintagma, si parla quindi di
elemento dominante, o testa e di elemento dominato, o modificatore.
L’elemento testa regge sintatticamente gli altri elementi che cooccorrono nel sintagma. A seconda che la
testa preceda o segua gli elementi dipendenti, si parlerà di lingue testa iniziale (italiano) e lingue testa finale
(giapponese).
La testa del sintagma e il sintagma ad essa corrispondente sono distribuzionalmente equivalenti. In ogni
sintagma si individua una testa, elemento imprescindibile ed eventualmente uno o più modificatori.

Es. il marito di Sandra


 Il sintagma è indipendente dalla dimensione Gianni è partito Il figlio dei miei vicini di casa è partito
 Le frasi non sono semplici successioni di parole singole, ma sono costituite da gruppi di parole
ordinati gerarchicamente.

È vietato attraversare i binari di corsa


La vecchia legge la regola

test di costituenza
Test di costituenza: criteri per determinare, data una successione di parole, se esse formano un sintagma
/un costituente o meno.
• movimento
• enunciabilità in isolamento
• sostituibilità con una proforma
• coordinabilità

movimento: le parole che fanno parte di uno stesso gruppo si spostano insieme
1) A mezzogiorno Maria ha dato un libro al padre
2) Maria ha dato un libro al padre a mezzogiorno.
3) *mezzogiorno un Maria dato libro al padre a ha

enunciabilità in isolamento: in un contesto opportuno le parole che formano un gruppo possono essere
usate da sole
4) A chi a dato il libro Maria ?
al padre
*al padre ha

sostituibilità tramite una proforma: solo un intero sintagma può essere sostituito da una proforma
5) A mezzogiorno Maria gli ha dato al padre
6) A mezzogiorno Maria lo ha dato al padre

criterio della coordinabilità: si possono coordinare tra loro solo sintagmi dello stesso tipo
7) A mezzogiorno Maria ha dato un libro e un giornale al padre
8) A mezzogiorno Maria ha dato un libro al padre e al fratello

Analisi in costituenti
Una modalità di rappresentare la struttura dei sintagmi è il diagramma ad albero o indicatore sintagmatico.
La struttura della frase non è semplicemente lineare, ma gerarchica, ed è rappresentabile formalmente
mediante un albero sintattico.
Un diagramma ad albero è un espediente grafico per rappresentare la struttura delle frasi e dei sintagmi.

ALBERO: Il concetto di struttura ad albero è stato impiegato in linguistica per formalizzare l’idea intuitiva
che le frasi delle lingue naturali sono segmentabili in unità lineari progressivamente più piccole.
I diagrammi ad albero sono detti anche indicatori sintagmatici, in quanto rappresentano la struttura dei
sintagmi.

tipi di sintagmi
sintagmi nominali: La mamma
sintagmi verbali: legge
sintagmi avverbiali: tranquillamente
sintagmi preposizionali: nel salotto
sintagmi aggettivali: luminoso

Analisi in costituenti

 Due rami non si incrociano mai e non convergono mai dall’alto verso il basso in un unico nodo.
 Si evidenziano i rapporti di dominanza, cioè di struttura gerarchica, un nodo superiore domina il
nodo inferiore
 Le regole sintattiche (regole di movimento, regole di coordinazione) si applicano ai costituenti e
non a stringhe di parole

Indicatori sintagmatici
È una modalità per indicare la struttura di una frase e per individuare i costituenti (sintagmi) che
compongono una frase. Essi ci mostrano come la struttura di una frase non sia una struttura lineare, bensì
gerarchica.

Due rami di un diagramma ad albero (indicatori sintagmatici) non si incrociano mai e non convergono mai
dall’alto verso il basso in un unico nodo.
Evidenziano i rapporti di dominanza, ovvero devono evidenziare le strutture gerarchiche: un nodo superiore
domina il nodo inferiore.
Le regole sintattiche (regole di movimento, regole di coordinazione) si applicano ai costituenti e non a
stringhe di parole.

SN: sintagma nominale SV: sintagma verbale SP: sintagma preposizionale

Questa frase ha la caratteristica di avere un sintagma avverbiale


L’analisi in costituenti è una modalità che evidenzia strutture gerarchiche e può evidenziare come la stessa
identica sequenza di parole nell’ordine lineare, può presentare strutture gerarchiche differenti.
Queste due frasi, a seconda di come sono interpretate, possono essere rappresentati da indicatori
sintagmatici diversi.
L’indicatore sintagmatico sulla sinistra rappresenta la successione se noi lo andiamo a leggere riferendo il
sintagma preposizionale a entrambi uomini e donne.
Nell’indicatore sintagmatico sulla destra, invece, abbiamo una interpretazione che riferisce il sintagma
preposizionale solo a ‘donne’.

Solo l’indicatore sintagmatico ci permette di capire quali sono i rapporti gerarchici in una frase.
Le frasi non hanno solo una struttura lineare, hanno anche una struttura gerarchica. Sono costituite da
sintagmi che a loro volta possono essere costituiti da altri sintagmi

Nell’esempio sulla sinistra il sintagma preposizionale dipende dal nodo sintagma verbale, mentre in quello
sulla destra il sintagma preposizionale dipende dal nodo sintagma nominale.

Sintagmi preposizionali con funzioni diverse.


1. Gianni ha letto un libro con gran piacere.
Il sintagma preposizionale dipende dal sintagma verbale (ha letto)
2. Gianni ha letto un libro con la copertina blu.
Il sintagma preposizionale dipende solo dal sintagma nominale (un libro)
3. Gianni ha letto un libro per tutta la notte.
Il sintagma preposizionale dipende dal nodo frase

I sintagmi possono essere costituiti dalla sola testa, chi è l'elemento intorno al quale costruito un gruppo di
parole, Ma anche l'unico elemento la cui presenza è necessaria.
dal punto di vista della struttura sintagmatica frasi come 1 e 2 sono perfettamente identiche, a dispetto
della loro diversa lunghezza.
1. Maria corre
2. Il poliziotto dei servizi segreti attraversa la strada con calma

Entrambe sono costituite da un sintagma nominale da un sintagma verbale. L'unica differenza è data dal
fatto che in 2 i sintagmi che costruiscono la frase sono costituiti da altri sintagmi e non dalle sole teste come
in 1. L'analogia delle strutture evidente dai diagrammi ad albero delle due frasi.

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Definizione di frase
Che rapporto c’è tra le frasi e i gruppi di parole?
Le frasi sono gruppi di parole o no?
Le frasi sono necessariamente formate da più di una parola?
Una frase è un gruppo di parole che esprime un senso compiuto?

A mezzogiorno Maria ha dato un libro al padre davanti alla biblioteca da cui era appena uscita.
È composta da due frasi di cui solo la principale ha un senso compiuto, mentre la frase dipendente “da cui
era appena uscita” non ha alcun senso da sola.

Esistono frasi composte non da gruppi di parole, bensì da una sola come:
 Gianni!
 Vieni!
 Interiezione: ahi!
Quindi le frasi non devono per forza avere un senso compiuto.

 Non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto
 Non tutte le espressioni di senso compiuto sono gruppi di parole

Il fatto che alcune frasi siano formate da una sola parola non significa però che tutte le frasi siano formate
da una sola parola.

Che differenza c’è tra la frase e gli altri gruppi di parole, come il sintagma nominale, il sintagma
preposizionale, ecc.?

Per differenziare le frasi dai sintagmi dobbiamo capire che:


 Solo le frasi sono composte da un soggetto e un predicato
 Tra soggetto e predicato c’è un rapporto di dipendenza reciproca
1a. La luna è gialla: è una predicazione in quanto presenta un soggetto (la luna) e un predicato (è gialla)
Tra gli elementi di questa frase c’è un rapporto di dipendenza reciproca (un elemento esiste perché esiste
l’altro)

1b. La luna gialla: è un sintagma. Tra gli elementi di questa frase c’è un rapporto di gerarchia, ovvero
troviamo un elemento sovraordinato (la testa) e un elemento sotto ordinato (gialla). Il fatto che ci sia un
rapporto gerarchico tra questi due elementi è provato dal fatto che noi possiamo sostituire l’intero
sintagma con la sua testa, ma non può essere sostituito dall’elemento modificatore della testa (dalla non
testa).

Affermazione sulla frase: “le frasi sono contraddistinte dalla presenza di un verbo finito”
Questa affermazione non è valida per tutte le lingue.

L’elemento necessario per avere una frase è una struttura costituita di un soggetto e un predicato.
Tale struttura si realizza in molti modi diversi, tra i quali la presenza di un verbo di modo finito è uno dei
tanti.

Una frase si distingue da un gruppo di parole perché contiene una struttura predicativa, ossia un soggetto e
un predicato

Abbiamo quindi 3 entità che possono essere definite “frasi”:


1. Espressioni di senso compiuto che sono gruppi di parole con struttura predicativa (la luna è gialla=
2. Espressioni di senso compiuto che non sono gruppi di parole e non hanno una struttura predicativa
(Gianni!, ahi!)
3. Strutture predicative che non sono espressioni di senso compiuto (da cui era appena uscita).

 Frasi che sono predicative (1 e 3) e frasi che non sono predicative (2)
 Frasi che hanno un senso compiuto (1 e “) e frasi che hanno un senso parziale (3).

Proposizione
La proposizione è una “frase con struttura predicativa”, sia che esprima un senso compiuto (1), sia che non
lo esprima (3).

Proposizione: Unità sintattica, con cui si indica ogni frase elementare costituita da soggetto e predicato.
Talvolta è sufficiente il solo predicato verbale, come nel caso dei verbi metereologici (es. piove).
quando in una frase è assente l'elemento verbale, sia una frase nominale virgola in cui aggettivi o non
funzione predicativa vengono direttamente correlati al nome soggetto:
Lat. Omnia praeclara rara “tutte le cose splendide (sono) rare”.

Soggetto e predicato
Soggetto: chi compie l’azione?
1.a Il cacciatore uccide il leone
1.b Il leone è stato ucciso dal cacciatore: frase passiva, il soggetto non compie l’azione

2. Maria teme il freddo: non c’è nessuna azione ma Maria è il soggetto


3. Il malato ha subito una grave operazione: il malato è il soggetto ma non c’è nessun’azione
Quindi la definizione di soggetto che compie l’azione non è sempre valida.
Soggetto: persona o cosa di cui parla il predicato?
4. A Maria non è piaciuto il film
5. In quel cinema non funzionava l’aria condizionata
Il soggetto, quindi, non è sempre la persona o l’oggetto di cui parla il predicato

Riprendiamo la teoria della valenza


6. Il cacciatore uccide il leone
7. Il malato ha subito una grave operazione

6.a Il cacciatore uccide i leoni


7.a Il malato ha subito due gravi operazioni

6.b *I cacciatori uccide il leone


7.b *I malati ha subito una grave operazione

Soggetto: l’argomento che deve obbligatoriamente accordarsi con il verbo


Le altre definizioni di soggetto proposte non sono sbagliate, ma sono parziali: colgono solo alcuni aspetti del
problema.

 Livello semantico: chi compie l’azione


 Livello comunicativo; ciò di cui si parla
 Livello sintattico: il soggetto è l’argomento che controlla l’accordo del verbo
Solo la definizione a livello sintattico è completamente corretta.
Coordinazione e subordinazione
Frase semplice e frase complessa
Occorre distinguere tra frase semplice frase complessa.
La frase semplice non contiene altre frasi;
la frase complessa (o periodo) una frase che contiene altre frasi punto il rapporto tra le frasi che
costituiscono un periodo può essere di coordinazione (1) o di subordinazione (2).
1. Paolo è andato al cinema e Maria è rimasta a casa.
2. il film che Paolo ha visto ieri sera era molto avvincente.

Nel caso in cui le frasi siano sintatticamente equivalenti si avrà una struttura coordinative, mentre se una
frase dipende da un’altra presente nello stesso periodo, si avrà una struttura subordinativa.
la frase indipendente viene denominata anche frase reggente o principale, mentre quella dipendente
virgola di solito introdotta da una congiunzione subordinante, viene detta frase subordinata.
3. ti ho telefonato perché dovevo darti una notizia importante

Coordinazione
Coordinazione: costruzione sintattica che collega due frasi che hanno la stessa funzione. I due elementi
coordinati tra di loro godono di un buon grado di libertà di posizione.
4.a Vengo a prenderti a casa oppure ci vediamo in pizzeria
4.b Ci vediamo in pizzeria oppure vengo a prenderti a casa.

Possiamo scambiare l’ordine delle frasi ottenendo una sequenza ben formata.
Affinché ci sia la coordinazione è necessario che i due elementi siano sullo stesso piano per garantire libertà
posizionale.
Nell’ambito della sintassi del periodo, la coordinazione può interessare sia le frasi principali o reggenti (5),
sia le subordinate o dipendenti (6):
5. Maria bevo un caffè e Luigi mangia un budino.
6. Sono andata al cinema perché ero sole non avevo nulla da fare.

Sono possibili anche strutture subordinate complesse virgola in cui una proposizione subordinata dipende
da un'altra proposizione subordinata:
7. Sono contenta perché ho comprato libro che desideravo da tanto tempo.

 Congiunzioni coordinanti
1) Un’amica sincera e intelligente
2) Ho mangiato poco, ma non ho digerito

 Asindeto (assenza di elementi coordinanti)


1) Uno spettacolo straordinario, stupendo.
2) Maria è entrata, si è seduta, si è messa al lavoro.

Tipi di congiunzioni coordinative


Copulativo: e, anche, pure
Disgiuntivo: o, oppure
Avversativo; ma, però, tuttavia
Dichiarativo/esplicativo: cioè, vale a dire, ossia
Conclusivo: infine, dunque, quindi, perciò

Subordinazione
Subordinazione: relazione sintetica di dipendenza strutturale che si instaura tra due elementi linguistici di
livello variabile (parole, sintagmi, proposizioni). l'elemento indipendente virgola che subordina a sé l'altro,
viene detto reggente o sovraordinato, mentre l'altro elemento è denominato retto o dipendente o
subordinato

10.a a casa NB. Nell’ambito del sintagma si parla di reggenza


10.b Prendo l’ombrello perché piove
10.c Prendo l’ombrello ed esco.
10.d *perché piove.

 Le frasi subordinate sono coordinate tra loro:


11. penso che abbia mangiato e sia ripartito.
 Le due frasi subordinate dipendono l’una dall’altra:
12. Vorrei che mi facesse provare quel vestito rosso che è in vetrina.

Frase indipendente
La frase indipendente è una frase che esprime un senso compiuto. Le frasi indipendenti sono sempre frasi
principali, ma non sempre le frasi principali sono anche frasi indipendenti:

13. Paolo crede che Maria sia andata al cinema


Non è una frase indipendente, perché “paolo crede” da solo non è una sequenza grammaticale. Credere è
un verbo bivalente

Tipi di frasi
Questi criteri di differenti tipologie di classificazione delle frasi
 Modalità ci permette di distinguere tra frasi dichiarative, interrogative, imperative, esclamativa
 Polarità (frasi affermative, negative)
 Diatesi (frasi attive, frasi passive)
 Segmentazione (tipi di frasi segmentate)

1. Modalità
a. Frasi dichiarative: Paolo va al cinema
b. Frasi interrogative: Paolo va al cinema? Chi va al cinema?
c. Frasi imperative: Paolo, vieni qui!
d. Frasi esclamative: Che bel film ha visto Paolo
Si possono distinguere in base all’intonazione
Intonazione della frase che tende a salire: frase interrogativa

Non è detto che l’aspetto formale di una frase coincida per forza con la sua modalità
Ad esempio
Hai una sigaretta? Formalmente è interrogativa, ma è una affermativa (è un modo per chiedere ‘offrimi una
sigaretta’)
Qui si fuma troppo: non sono dichiarativa, ma anche imperativa

Interrogative sì-no: Paolo va al cinema?


Interrogative wh-: Dove va Paolo?
Le ultime richiedono un informazione, non una risposta si-no, e sono: who, what, which, where, when, why,
how?
2. Polarità
a. Frasi affermative: Paolo è andato al cinema
b. Frasi negative: Paolo non è andato al cinema
3. Diatesi
a. Frasi attive: il cacciatore ha ucciso il leone
b. Frasi passive: il leone è stato ucciso dal cacciatore.
 L’oggetto diretto della frase attiva è il soggetto della corrispondente frase passiva.
 Il soggetto della frase attiva non deve essere espresso obbligatoriamente nella frase passiva (è un
circostanziale). Se è espresso, assume la forma di un sintagma preposizionale (N.B. perdita di una
valenza).

4. Segmentazione
a. Paolo ha visto questo film. Frase non segmentata
b. Questo film, lo ha visto paolo. Frase divisa in due segmenti

La segmentazione è una modalità di descrivere le frasi, e facciamo riferimento all’ordine della frase

Ordine marcato delle parole: l’ordine lineare delle parole si discosta da quello neutro/non marcato. In
generale, nelle strutture con ordine marcato un costituente non occupa la sua posizione canonica, ma una

4 tipi di dislocazione.
Segmentazione: frase dislocata a sinistra
1. Questo film, lo ha visto Paolo. ‘lo’ è riferito al verbo ‘vedere’
2. A Roma, ci ho vissuto cinque anni. ‘ci’ è riferito a ‘Roma’
3. Gianni, Maria l’ha incontrato ieri. ‘lo’ è riferito a ‘Gianni’
L’elemento nelle prima posizione è sintatticamente integrato nella frase.
Spostiamo un elemento a sinistra e lo riprendiamo da un coso pronominale

Segmentazione: frase dislocata a destra


È la stessa cosa ma avviene a destra
1. Lo ha visto Paolo, questo film
2. Gli abbiamo già parlato, al proprietario
3. L’ho appena esaminata, quella pratica
Dislocazione: trasformazione dell’ordine sintattico consistente nell’alterazione dell’ordine non marcato
realizzata spostando un componente in testa o in coda di frase e riprendendolo con un elemento
rispettivamente anaforico (dislocazioni a sinistra) o cataforico (dislocazioni a destra), ad esempio un
pronome.
Anaforica: riprende ciò che è stato detto
Cataforico: Anticipa ciò che verrà detto dopo

Segmentazione: Frase a tema sospeso


1. Questo signore … Dio gli ha toccato il cuore (Manzoni).
2. Gianni… gli ho parlato ieri.
3. Roma… ci ho vissuto cinque anni.
4. Mario… abbiamo incontrato quel farabutto davanti al negozio.

Abbiamo un elemento a sinistra in rilievo, ma a differenza delle frasi con dislocazione a sinistra, questo
elemento non è mai preceduto dall’eventuale preposizione a e della richiesta dalla frase non segmentata.
Il pronome di ripresa è obbligatorio e serve a fare capire la funzione sintattica dell’elemento messo in
rilievo

Differenza tra frase a tema sospeso e frase con dislocazione a sinistra:


 A Gianni, gli ho parlato ieri
 Gianni… gli ho parlato ieri

Segmentazione: frase focalizzata


1. Al cinema sono andata ieri non a teatro.
2. Gianni abbiamo incontrato, non Maria.

Abbiamo un costituente in rilievo, ma a differenza delle frasi a dislocazione a sinistra, questo elemento non
è ripreso da un elemento pronominale ma riceve un accento contrastivo nell’intonazione in cui è
pronunciata la frase, e la loro funzione è quella di mettere in evidenza l’elemento in prima posizione,
mettendolo in contrasto con un elemento in coda di frase.

Segmentazione: frase scissa


8. È questo il film di M. Scorzese che è ambientato a New York.
9. È una mela quella che Mario ha mangiato.
10. Quella che Mario ha mangiato è una mela.

Frase scissa: è una costruzione della frase risultato di una dislocazione in cui l’informazione ritenuta
costituisce il nuovo, viene spostata in testa di frase, cioè in posizione di tema, oppure viene spostata in
cosa, in posizione di rema. In entrambi i casi, però la frase divisa in due e dotata di un doppio verbo.
Se il soggetto viene messo in rilievo, il verbo può essere all’infinito.
11. Mario mangia una mela

12. È Mario che mangia una mela


13. È Mario a mangiare una mela

14. È una mela che mangia Mario


15. * è una mela a mangiare Mario

Semantica e lessico
Definizione di semantica
L' ambito di studio della semantica e il significato, delle parole, ma anche degli insiemi di parole, delle frasi
e dei testi.

Michel Bréal (1832-1915), Essai de sémantique (1897). Secondo bréal uno degli obbiettivi della semantica è:
lo studio delle leggi che presiedono alla trasformazione del senso delle parole, alla scelta delle nuove
espressioni, alla nascita e alla morte del locuzioni.
Bréal ha una visione diacronica, ma nel 900 la semantica diacronica viene soppiantata dalla semantica
strutturale, la cui visione è prevalentemente sincronica.

Semantica strutturale: le relazioni paradigmatiche tre significati (sinonimia, antonimia; meronimia,


iperonimia/iponimia; campo lessicale) E le relazioni sintagmatiche (solidarietà lessicale, collocazioni)

Definizione di significato
Possiamo fare riferimento ad una:
 Concezione referenziale (o concezione concettuale del significato): Il significato è un'immagine mentale
corrispondente a qualche cosa che esiste al di fuori della lingua.
Per esempio, il triangolo semiotico, che pone ai tre vertici significato il significante il referente, è un
esempio di concezione referenziale del significato
 Concezione operazionale (o contestuale): riguarda il significato in funzione dell'uso che si fa dei segni
Il significato operazionale è dato dalla totalità e dei contesti in cui un determinato segno linguistico può
comparire. Pertanto, la concezione operazionale parte dalle regole d’uso dei segni, è volto individuale
ciò che accomuna i contesti di impiego di utilizzo di un determinato segno linguistico.

Secondo tale concezione, per arrivare al significato di un lessema bisogna vedere il contesto in cui viene
usato e come e quando viene utilizzato un determinato lessema.

Certo è che la definizione del significato pone una serie di problemi e basti ricordare Bloomfield che, nel
1933, ha affermato “La descrizione del significato è il punto debole dello studio del linguaggio”.
Nel senso che è il campo meno avanzato il campo meno elaborato o vigoroso rispetto a altri livelli
dell'analisi linguistica quindi un aspetto problematico della semantica.

Un aspetto problematico riguarda la riluttanza della linguistica a considerare il significato come un legittimo
oggetto di studio, indipendente dal significante.

Un problema che ha preoccupato i linguisti negli ultimi decenni è quello della distinzione tra semantica e
pragmatica punto la semantica studia il significato, quale il se codificato nel sistema linguistico; la
pragmatica studia l'uso dei segni, nelle circostanze reali in cui essi vengono concretamente impiegati

Quando si parla di significato di un lessema occorre distinguere tra:


 significato denotativo (concettuale, referenziale): significato inteso in senso oggettivo, ciò che il segno
descrive rappresenta; corrisponde al valore di identificazione di un elemento della realtà esterna, un
‘referente’.

 significato connotativo (associativo, stilistico, espressivo): il significato indotto, soggettivo, connesso


alle sensazioni suscitate da un segno e alle associazioni acquisto dal luogo; Non ha valore di
identificazione dei referenti.

Ci sono, per esempio, alcuni segni che sono puramente denotativi, come i nomi propri (Giovanni, Paolo,
Maria). questi sono segni esclusivamentedenota.tv perché denotano un determinato individuo. un altro
esempio è dato dai nomi astratti: “bianchezza” nomi che denotano un determinato attributo.

Tuttavia, ci sono nomi propri che non hanno un significato denotativo bensì connotativo. ad esempio,
“Pierino” il protagonista delle barzellette italiane, un ragazzino non particolarmente sveglio e attento. Il
nome Pierino, utilizzato nel contesto di una barzelletta, non ho un significato denotativo in quanto non
vuole identificare un determinato individuo, ma ha invece un significato connotativo perché è associato a
determinate caratteristiche, quelli del ragazzino sciocco e distratto.

Lessico e lessemi
Lessema: unità d'analisi minima a livello semantico punto una parola considerata da punto di vista del
significato.
Il sistema è l'unità astratta da quale si riconducono le diverse forme le varie occorrenze di tali forme.
Per esempio, andrei e vado sono forme del seme andare.

Lessico: insieme dei lessemi di una lingua. Il lessico è un insieme aperto, molto numeroso ed eterogeneo. Il
numero dei lessemi di una lingua e tecnicamente infinito.

Lessico, vocabolario, dizionario. Lessico e vocabolario sono spesso usati come sinonimi ma:
lessico e vocabolario: lessico si oppone a vocabolario in quanto lessico sta alla langue come il vocabolario
sta alla parole. Il lessico è costituito da unità virtuali, il lessemi, mentre il vocabolario è costituito da
vocaboli, ovvero da parole attualizzate nel discorso.

Il vocabolario è l'insieme dei vocaboli usati da un singolo parlante, da un gruppo di parlanti, o i vocaboli che
appaiono in un testo scritto.

Il lessico è costituito dalla somma dei vocabolari, che formano la massa dei lessemi effettivamente esistenti
e attestati nei testi e nei discorsi di una lingua. Poi si aggiunge l'insieme potenziale dei lessemi che non sono
realizzati, ma che in qualunque momento possono essere creati.

Il lessico è più ampio di un dizionario, di un volume che elenca il seme in ordine alfabetico. Un dizionario
offre una rappresentazione parziale del lessico, perché raccoglie solo i lessemi effettivamente attestati, ma
esclude le unità lessicali possibile ma non attestate.

Lessico. Termini tecnici:


 lessico fondamentale o di base. Termine della glottodidattica o della linguistica educativa. Indica
l’insieme di parole che si ritiene debba far parte del lessico attivo di un apprendente. Insieme di parole
che garantiscono la comunicazione. Il numero di lessemi che ne fanno parte varia a seconda degli scopi
comunicativi, a seconda dell'età o del tipo di studente (principiante o livello avanzato). generalmente il
numero del lessico fondamentale si aggira intorno ai 2000 o 3000 le semi.
 lessico mentale: termine tipico della psicolinguistica. è costituito dall’insieme di parole che un parlante
conosce unito a tutte le informazioni che possiede intorno a tali parole, vale a dire la pronuncia , le
costruzioni grammaticali in cui queste parole possono rientrare e i loro significati.

 lemma o entrata: è l’entrata di dizionario


 lemmario: è l’insieme dei lemmi
 lemmatizzazione: l'operazione di registrare delle forme di una parola sotto la forma di citazione, quindi
vuol dire ricondurre le varie forme di una parola al loro lemma. Per esempio, gli aggettivi “bella, belle”
sono lemmatizzati attraverso la forma ‘bello’, che costituisce il lemma.

 Lessicografia è l’attività di realizzazione dei dizionari, i principi e le tecniche per registrare i vocaboli di
una lingua.
 Lessicologia è il settore che studia il lessico, la storia, il significato, l’uso dei lemmi. Ha punti di contatto
con la morfologia (formazione delle parole), con l’etimologia, con la statistica, con la sintassi (regole di
occorrenza dei lessemi all’interno delle frasi), con la semantica.

Uno dei compiti della semantica è quello di mettere ordine nell’insieme caotico dei lessemi di un lessico.
Tentare di individuare le relazione di significato, i rapporti semantici tra i lessemi.

Omonimia e polisemia
Omonimia: sono omonimi il seme che hanno lo stesso significante, ma significati diversi virgola non
imparentati fra loro e non derivabili l'uno dall'altro.
Riso (cereale, piangere), pianto, casco (elmetto, cadere), credenza (mobile, opinione), calcolo (conteggio,
pietruzza)
it. Tara: parola araba Tarah ‘detrazione’ e parola francese Tare ‘malattia ereditaria’, i cui esiti italiani virgola
in entrambi i casi Tara, sono omonimi.
I significati non sono derivabili l’uno dall’altro, che all’origine erano diverse. Col tempo il loro significante
diventò sempre più simile.
 Omonimia perfetta: quando i due omonimi si pronunciano e si scrivano nello stesso modo.
 Omonimi grammaticali: tara, tara. Quando le due forme appartengono alla stessa parte del discorso.
(ex. Casco non sono omonimi grammaticali)
 Omonimi non grammaticali: calcare, forte, porto, sale, corso. Due forme che non appartengono alla
stessa parte del discorso.
 Omonimia sintattica: una vecchia legge la regola. Due frasi identiche in superficie con strutture diverse.
A seconda di come leggiamo, abbiamo un’interpretazione diversa. Legge (leggere)/ legge (normativa).

 Omografi: quando abbiamo un entità relativa It. Ancora-ancora, pesca- pesca


al solo piano grafico
 Omografi: quando l’entità riguarda solo la Fr, compter, conter
pronuncia (in italiano sono pochi perché
l’ortografia dell’italiano è abbastanza fedele  Omonimi assoluti se sono omografi e
al significante) omofoni
It- di ‘giorno’ e di’ imperativo di ‘dire’  Omonimi perfetti se appartengono anche alla
Ing, rite, right. Ing. Site, sight, (to) cite stessa parte del discorso.

Polisemia
Polisemia: caratteristica di una parola che ha più di un significato, I significati di una parola polisemica
hanno un denominatore comune, discendono tutti da un significato fondamentale
Ex. Corno (parte del corpo di animale, sinonimo di tradimento, strumento musicale…), navetta
 Parole monosemiche e parole polisemiche
La parola goal è in inglese polisemica, ma in italiano è, in quanto termine del linguaggio del calcio,
monosemica.

Il termine polisemia è stato creato da M.bréal (1897) partendo da una parola greca gr. Polysemos “che ha
molti significati”.
 Il contesto porta all’enucleamento di uno solo dei significati di una parola, salvo, nei casi, piuttosto rari,
di ambiguità. Nella frase Ha traslocato senza lasciare il nuovo indirizzo, la parola indirizzo avrà un senso
specifico che esclude gli altri, mentre nella frase Gli azionisti non conoscono il nuovo indirizzo
dell’azienda.
La parola indirizzo presenta un certo grado di ambiguità: può essere inteso come numero civico, o direttive
(linee di sviluppo). Il contesto non permette di enucleare il significato specifico.

Polisemia
Metafora: fondata sulla somiglianza concettuale o connotativa.
Achille è un leone. La metafora amplia i significati di una parola
Metonimia: fondata sulla contiguità concettuale, comporta uno spostamento del limite oltre il campo del
contenuto concettuale.
Ascolto Mozart; veste Armani; Federico va a 200 all’ora; i concerti a san filippo, le frecce di cupido; bere una
bottiglia (bere il contenuto); un ottimo pennello (designa il pittore), i violini della scala (designare i
violinisti);
un chianti (località di produzione del vino), un rolex (indica un orologio), un’alfa (indica l’automobile); gli
azzurri, i giallorossi, i neroazzurri (indicano le squadre di calcio).
Palazzo Chigi, palazzo Madama, il Cremlino, La Casa Bianca (indicano i membri attraverso la sede fisica).

Semantica strutturale
La disciplina che studia il lessico dal punto di vista semantico è la semantica lessicale. Ha come obiettivi:
l'analisi semantica dei singoli lessemi e l'analisi dei rapporti semantici che intercorrono tra i lessemi.
La semantica strutturale ha mostrato i rapporti semantici tra i lessemi; il lessico non è un insieme caotico,
ma una struttura organizzata in diversi tipi di relazioni semantiche.
Il significato è un'entità linguistica differenziale, le parole non hanno un significato “in positivo”, ma lo
acquisiscono “in negativo”, per i rapporti differenziale che intrattengono con gli altri elementi del sistema
linguistico.

L’analisi semantica consiste nello studio delle relazioni intralinguistiche tra le unità lessicali, lo studio delle
relazioni che ciascun lessema ha con gli altri lessemi.
Rapporti sintagmatici - in praesentia: riguardano due o più elementi effettivamente presenti in un atto
linguistico
Rapporti associativi (o paradigmatici) – in absentia; si manifestano nella memoria, nella mente dei parlanti.

Rapporti semantici paradigmatici


 Relazioni di sinonimia (somiglianze di significato)
 Relazioni di opposizione (si instaurano tra lessemi di significato contrario)
 Relazioni gerarchiche (si instaurano tra lessemi di significato più generale e lessemi di significato più
specifico)
 Relazioni di meronima (relazioni tra il nome di un tutto e delle sue parti)

Sinonimia: rapporto di somiglianza semantica tra i lessemi


Dono, regalo; gridare, urlare
Sinonimia assoluta: tra/fra, devo/debbo
Sinonimia parziale: nella maggior parte dei casi i due lessemi condividono il significato denotativo, ma non
quello connotativo, ovvero il valore affettivo e stilistico, oppure la varietà linguistica alla quale
appartengono.
Babbo, papà, padre
Acquaio, lavandino (uso regionale/geografico diverso)

Relazioni di opposizione:
 Antonimia (sono graduabili): alto – basso; caldo – freddo, bello – brutto
 Complementarità (non sono graduabili): vivo – morto; maschio - femmina
Opposizione tra ciò che è graduabile e ciò che non è graduabile.

 A è antonimo di B, se A implica non-B, ma non-B non implica A


Essere alto implica non essere basso, ma non essere basso non implica essere alto.
Esistono sempre gradini intermedi

 Sono complementari due lessemi A e B, di cui uno è la negazione dell’altro


A implica non-B, e non-B implica A
Ex. Vivo e morto, parlare e tacere

Inversione
Sono inversi due lessemi che esprimono la stessa relazione semantica vista da due direzioni opposte,
secondo due prospettive differenti.
Dare/ ricevere - Comprare/vendere - Marito/moglie - Sopra/sotto - Suocero/genero
Relazioni gerarchiche: un lessema di significato più generale (iperonimo) e un lessema di significato più
specifico (iponimo): fiore – margherita; felino- gatto; frutta – mela; mobile- armadio.
Mobile è l’iperonimo e armadio è l’iponimo

Iponimia: si tratta di una relazione di inclusione semantica; il significato di un lessema rientra in un


significato più ampio e generico rappresentato da un altro lessema (iperonimo).

Si ha iponimia tra i due lessemi A e B quando tutti gli A sono B, ma non tutti i B sono A. In questo caso A è
iponimo di B, B è iperonimo (o sovraordinato) rispetto a A.

La coppia di termini iperonimia/iponimia indica la relazione semantica paradigmatica tra il termine


generico, detto iperonimo o sovraordinato o arcilessema (mobile) e uno o più termini specifici, detti iponimi
o sottordinati (tavolo, armadio, sedia).
Talvolta gli iperonimi sono espressioni complesse come luogo di culto, arma da fuoco.

Relazioni di meronimia: è la relazione che intercorre tra un lessema che denota la parte e un lessema che
denota il tutto. Meronimia: Meros in greco vuol dire ‘parte’
Piede-corpo; tastiera- pianoforte; gomito – braccio
Rapporti semantici sintagmatici
Rapporti lessicali sintagmatici: rapporti che si creano tra lessemi compresenti sull’asse lineare del discorso e
che cooccorrono nello stesso discorso.
La solidarietà semantica è la combinazione preferenziale di un lessema con un altro, nel senso che la
selezione di un termine è dipendente dall’altro, Il significato di un lessema p predeterminato da un altro:
miagolare/gatto, biondo/capelli. Miagolare presenta forti limitazioni nella sua possibilità di combinarsi con
altri lessemi. Questi casi sono chiamati solidarietà semantiche o lessicali.

La collocazione e la regolare co-occorrenza di due o più parole virgola di solito una vicino all’altra, in un
enunciato enunciati prossimi. Si può riferire a combinazioni di parole del tipo verbo più preposizione
dell'inglese: to give up
 le collocazioni sono combinazioni di parole che presenta un certo grado di fissità lessicale: sono i verbi
frasali (to give up), sono le espressioni idiomatiche (essere al verde, dare buca).
 sono espressioni dotate di fissità lessicali e di un certo grado di convenzionalità (espressioni
polirematiche, espressioni stereotipiche o frasi fatte, detti e proverbi).
 restrizioni di collocazione: e componimenti possono comparire liberamente anche in altre espressioni
ma in quella specifica combinazione danno luogo a un’espressione lessicalmente fissa:
essere alla disperazione e non *essere all’angoscia
pollice verde e non *pollice giallo
 lessemi con distribuzione limitata (madornale: svista, errore; non si dice cultura madornale)

Rapporti semantici
Campo semantico: insieme di lessemi che coprono le diverse sezioni di un determinato spazio semantico; di
una data sostanza di significato. Per esempio, aggettivi di età, termini di parentela, nomi dei colori, verbi di
movimento etc.
Una nozione più generica è sfera semantica: ogni insieme di lessemi che hanno in comune il riferimento a
un certo spazio semantico.
Famiglia semantica (o lessicale): insieme di lessemi imparentati nel significato e imparentati nel
significante. Parole derivate da una stessa radice lessicale.

Semantica componenziale e semantica prototipica


Il meccanismo di analisi della semantica componenziale è simile a quello dell'analisi dei fonemi in tratti
distintivi: si scompone il significato dei lessemi, comparando i lessemi, gli uni con gli altri e cercando di
cogliere in che cosa differisce loro rispettivo significato; Si scompone il significato in unità di significato più
piccole, più elementari e generali, tali che ricorrono a costruire il significato di più lessemi.

Come ciascun fonema può essere scomposto in tratti fonologici e può essere descritto come una
combinazione di tratti necessari e sufficienti a distinguerlo da ogni altro fonema, analogamente il significato
di ciascuna parola può essere descritto come una combinazione di tratti semantici. La loro combinazione
può descrivere il contenuto semantico di quella parola e può descrivere le differenze semantiche tra quella
parola e le altre.
il significato di ciascuno di questi 4 lessemi è dato dalla diversa combinazione di tratti costituiti dal tratto
umano, adulto e maschio (tratti binari: +; -). La diversa combinazione di questi tre diversi tratti può dare
origine a 4 diversi lessemi.

Il significato dei lessemi è scomposto in unità minime di significato, le quali non si possono dividere
ulteriormente. Il significato è analizzabile in costituenti più elementari. L'analisi e tanto più efficace ed
economica se si riesce a descrivere il significato di un gran numero di parole con un numero limitato di
tratti.

L'idea di base dell'analisi componenziale che il significato - ciascuno dei significati - di un'unità lessicale
possa essere analizzato in componenti punto i componenti non debbono essere intesi né come parole di un
linguaggio artificiale (anche.se loro nomi, detti indicatori semantici, ovviamente lo sono), né come proprietà
reali, ma come concetti virgola che sono proprietà strati indipendenti da processi cognitivi umani.

Sema/Tratto semantico: è l'unità minima di significato appunto con altri semi forma un semema, insieme o
fascio di semi realizzati simultaneamente. seguendo il modello dell'analisi dei fan e mi tratti fonetici
distintivi, l'analisi componenziale del significato isola i semi o tra sistematici confrontando i significati di
termini che appartengono a una serie e che hanno una parte del significato in comune.
L'analisi componenziale presenta dei
problemi: mentre ben applicabile semi
che indicano cose azioni concrete,
diventa problematica quando si vogliono
analizzare termini astratti.

Limiti della semantica componenziale


1. universalità dei tratti semantici?
2. Natura dei tratti semantici?

Semantica prototipica
La teoria dei prototipi e una teoria della categorizzazione, cioè riguarda il processo con cui si fori mano le
categorie che sono alla base di tutta la nostra attività cognitiva.
La categorizzazione la città con la quale noi raggruppiamo l'entità in classe o in categorie.

Come sono concepite le categorie:


1. In ogni categoria definita da un insieme chiuso di proprietà necessarie sufficienti, perché spesso i
membri di una categoria non condividono un insieme definito di proprietà essenziali, ma una rete di
somiglianza parziali ho una correlazione probabilistica di proprietà tipiche.
2. Molte categorie hanno confini vaghi e non nettamente definiti; I loro membri si definiscono lungo un
continuum che include case in cui appartenenza categoriale e sicura e case in cui l'appartenenza
categoriale è confusa.
3. Le categorie sono internamente strutturate, nel senso che includono membri più tipici di altri e membri
meno tipici.

Applicazione della teoria dei prototipi alla semantica: il prototipo coincide con l'esemplare più
rappresentativo di una categoria.
la categoria della frutta a come membro più rappresenta figo la mela, la pera… e come membro meno
rappresentativo la pappa e virgola noce di cocco …
me la virgola per, arancia ...noce di cocco, papaya, …ghianda …oliva, pomodoro

Nell’analisi prototipica il prototipo di frutta è visto come il concetto più vicino di frutta, inteso come quello
che per i parlanti di una certa cultura e di una certa società e l'immagine mentale immediata più
corrispondente al concetto di frutta; Ciò a cui si pensa.se non vengono fornite indicazioni precise per
l'identificazione.
il prototipo di frutta viene dunque coincidere con il rappresentante più tipico per una certa cultura virgola
che ne possiede tutti i caratteri i tratti costitutivi, che non debbano necessariamente possedere tutti i
membri della classe, ma solo dal prototipo.

Meriti della semantica prototipica


 ha risolto gli aspetti troppo rigidi tipici dell’analisi componenziale
Limiti della semantica prototipica
 si applica con difficoltà a concetti astratti (bontà) oppure a termini relazionali (marito)
 imprecisione che caratterizza la nozione di prototipo: concetto vago e soggetto a interpretazione anche
divergenti
 quali proprietà entrano nella definizione del prototipo?
 riduzionismo concettuale: appiattimento della dimensione linguistica alla dimensione cognitiva; Lo
schiacciamento del piano linguistico al piano concettuale che rischia di lasciare i risolti molti problemi
linguistici.