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COME USCIRE DALLA SOCIETA’ DEI CONSUMI : IL TAO DELLA DECRESCITA

Intervento di Serge Latouche Università di Bologna, 25-02-2011

La società della crescita è quella del capitalismo, e viceversa.


L’occidente è il paradigma (dal XVI secolo in avanti) del produttivismo, dell’imperialismo, dello
sviluppo e della globalizzazione. Dal 1989 la mercificazione del mondo ha raggiunto l’ultimo
stadio, fagocitata dall’economia della crescita. Crescita per la crescita, non per soddisfare bisogni,
ma per far crescere i prodotti, il consumo, i profitti e i .. rifiuti.
Il più grande filosofo contemporaneo, Woody Allen dice: “Siamo all’incrocio fra due strade, una
porta alla scomparsa dell’uomo, l’altra alla disperazione totale. Speriamo che l’uomo faccia una
buona scelta.”
Ma c’è un sentiero: la decrescita.
Nel 1994 gli indiani del Messico, del Chiapas, hanno preso S. Cristobal de las Casas : è l’inizio
della rivoluzione del Sub-comandante Marcos. Nel 2001, inizia, da parte degli indios, la guerra
dell’acqua, sei anni dopo hanno vinto le elezioni con Evo Morales (anche se non tutti sono
d’accordo con Morales). Questi movimenti dicono: non vogliamo prendere il potere perché
saremmo presi dal potere, ma ‘vogliamo i diritti’. In Equador, e in Bolivia, hanno poi fatto due
nuove Costituzioni, molto interessanti, per affermare che il fine è il “buen vivir”. Uscire dal
consumismo, dal produttivismo. E’ la nostra decrescita.
Il nuovo paradigma dovrà essere : la Natura è un soggetto di diritto, e va rispettata e non distrutta.
Torniamo a W. Allen: la prima strada è quella che porta alla scomparsa della specie.
Sarebbe la sesta scomparsa delle specie, l’ultima, quella dei dinosauri, è avvenuta 65 milioni di anni
fa. Oggi le specie scompaiono al ritmo da 50 a 200 al giorno, ben più veloci dei dinosauri che hanno
impiegato 10.000 anni a soccombere, e questo massacro è generato dall’attività umana. E la
catastrofe produttivistica porterà alla scomparsa anche dell’uomo.
L’aumento fino a 2 gradi (obiettivo condiviso oggi) delle temperature … significa una tragedia che
si può gestire, vuol dire solo limitare la catastrofe. Ma se non limitiamo il cambiamento, se
superiamo i 4 o 5 gradi di innalzamento delle temperature, non ci saranno più le condizioni di
sopravvivenza.
Allora è necessario una sola grande strada: rompere con l’immaginario della ‘crescita’,
decolonizzare la crescita. E servono due cose: parole e fatti.
L’economia non è un organismo, è solamente parte della società, una parte. Ma un organismo
cresce, si sviluppa e muore, ovvero ci siamo dimenticati della morte, perché siamo stati
‘economicizzati’, l’abbiamo incorporata.
La crescita che porta alla felicità (cioè, come abbiamo visto, alla catastrofe, alla morte), è anche
colpa della scuola : è il grande racconto della rivoluzione industriale, il sogno di Adam Smith
(1776), la ricchezza delle nazioni contro le passioni tristi di Spinoza, l’avidità. Ma non si è trattato
della ricchezza delle Nazioni, ma solo di quella dei capitalisti mentre cresceva la terribile miseria
dei contadini neo urbanizzati, dell’inizio dell’industrializzazione, che vivevano in condizioni
terribili. Ora il meccanismo si è trasformato in un sistema (1850 circa) di accumulazioni di merci,
che vanno consumate. Nascono e si moltiplicano le ‘crisi di sovrapproduzione’, e dopo ancora un
secolo, ecco la soluzione finale: la società dei consumi, che ha ben funzionato per 30 anni
(marketing e pubblicità).
Oggi, per sopravvivere, la società dei consumi necessita dell’aiuto del credito : i nuovi istituti
filantropici che prestano il denaro a chi non ce l’ha sono …le banche. Sempre più consumo, e siamo
solo all’inizio della Crisi, che si manifesta ormai come crisi totale, economica, ambientale e sociale.
Con la fine del petrolio (e di tante altre materie prime) si arriverà al fallimento della società dei
consumi. Allora bisognerà essere capaci di uscire dall’economia ed entrare nella felicità.
L’economia è un’invenzione della società, va riposta, l’economia, dentro il sociale. E va costruita
una società dell’abbondanza frugale. Ovvero limitare i bisogni, perché la frugalità è l’unica
condizione per l’abbondanza. Va rivitalizzato lo spirito del dono, dell’economia della felicità e della
decrescita.
Gunter Anders : ‘Le macchine, la complessità e le specializzazioni, umiliano l’uomo e lo rendono
obsoleto’.
Nella nuova rosa dei venti sono otto le direzioni da intraprendere: rivalutare, riconcettualizzare,
ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare.
Castoriadis : Democrazia diretta e locale, Comune di Comuni. Stoicismo ed Epicureismo strade di
saggezza.
Torniamo di nuovo a W. Allen : la seconda strada. E’ la società della crescita senza la crescita
(come oggi), e non c’è niente di peggio. Non c’è lavoro, non ci sono risorse ma tagli ai bilanci.
Porta alla disperazione, alle tragedie. Non sarà più gestibile in democrazia.

E’ la decrescita l’unica soluzione alla crisi.


Né rilancio dell’economia, né austerità, ma una grande rivoluzione culturale che porta ad una vera
rivoluzione. Si arriva alla felicità solo limitando i bisogni e i desideri. Il buddismo zen insegna. Il
Tao e il ‘buen vivir’ sono la stessa cosa, è la stessa filosofia, l’abbondanza frugale è la VIA.
Sarà decrescita o barbarie.

In risposta ad alcune domande.


Come passare alla decrescita? Decolonizzare l’inganno dell’immaginario odierno con piccoli e
progressivi cambiamenti, passo dopo passo. Ne usciremo senza saperlo, è un programma riformista
che può favorire l’immaginario futuro. E i principi saranno:
1) Impronta ecologica sostenibile
2) Ridurre i trasporti
3) Rilocalizzare le attività industriali
4) Rifondare l’agricoltura contadina
5) Ridurre il tempo di lavoro
6) Sviluppare i beni di relazione, la ricchezza relazionale
7) Ridurre gli sprechi
8) No alla pubblicità
9) Riorientare la ricerca
10) Riappropriarsi del denaro. E’ un bene comune, che non dobbiamo lasciare ai banchieri.

(Ogni errore ed omissione è solo colpa mia)