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Cosa sono l’appoggio e il sostegno nel canto? Come realizzarli?

 
Ti ho mai detto che adoro le citazioni di Einstein?
Ce n’è una in particolare che trovo di un fascino disarmante.

 
“Non hai veramente capito qualcosa
fino a quando non sei in grado
di spiegarlo a tua nonna”.
 
 
 
 
 
Ahhh….   (sospiro)
…grazie Albert!
 
 
Ma se avessi veramente solo un minuto di tempo per spiegare in poche e semplici parole alla prima persona
che incontrassi per strada il funzionamento della voce, sicuramente faticherei nel tentare di descrivere
un’attività così altamente sofisticata che richiede in poche frazioni di secondo il fine coordinamento di
numerosi e diversissimi muscoli e cartilagini e tant’altro ancora…
 
…farlo con i dati a mia disposizione poi mi pare sia ancora più complicato!
 
 
Probabilmente la via più semplice per poter descrivere tecnicamente l’attività del cantare sia partendo
dall’utilizzare un’ immagine presa in prestito dai miei mentori, cioè lasciar immaginare che la voce del
cantante sia come una macchina fotografica poggiata su un treppiedi.
 
– Eh?!?
– Ma sì, dai il treppiedi!
Hai presente quel “supporto“ sul quale viene “appoggiato“ lo “strumento“ fotografico o di videoripresa?
 
Bene!
 
Sono fatti di 3 gambe, no? Ebbene tutte e tre le gambe devono avere necessariamente la stessa lunghezza
e lo stesso grado di stabilità per poter mantenere in perfetto equilibrio la macchina. Una gamba un pò troppo
lunga o un pò più corta rispetto alle altre e l’equilibrio viene a presto a mancare.
 
In maniera molto simile, nel canto la voce è uno strumento che si appoggia sopra ad un supporto che si
compone di tre meccanismi.
 
1) RESPIRAZIONE
2) VIBRAZIONE
3) RISONANZA
 
Va da sè che se ogni enfatizzazione di qualsiasi elemento rispetto agli altri genera verosimilmente
un disequilibrio. Spesso nel canto vi è la semplicistica idea che basti allenare un singolo meccanismo e tutto
il resto di conseguenza si sistemerà… basterà esercitare una certa pressione su una leva e… il mondo si
solleverà!

 
 
 
 
 
Sfortunatamente, la realtà nel canto è un pò diversa.
Difatti la voce non funziona esclusivamente in maniera lineare: che cioè il livello della respirazione,
trovandosi al piano anatomico più basso rispetto al piano della vibrazione (corde vocali) e della risonanza,
avrà da sola il compito di sostenere l’intero edificio vocale e che tutto l’equilibrio del sistema voce dipenderà
da essa.  Questo tipo di disposizione strettamente lineare e gerarchica degli elementi non contempla il reale
funzionamento della macchina vocale, in cui esiste una interdipendenza degli elementi e una non-
linearità delle parti.
 

Ad esempio, la pressione del fiato (o pressione sottoglottica) non può essere solamente regolata dal
meccanismo respiratorio, richiede anche un certo grado di resistenza fornito dal meccanismo vibratorio
(laringe, corde vocali). Richiede una perfetta coordinazione tra le parti.
E ancora, il modellamento del tratto vocale, responsabile del processo della risonanza tramite i processi
articolatori, legati alla formazione delle consonanti e delle vocali, è di vitale importanza nell’influenzare la
posizione della laringe ed il grado di resistenza delle corde vocali al fiato, abbassando o incrementando la
pressione del fiato.
 
 
 
Quando dunque un cantante rivela tramite l’emissione di determinati suoni l’esistenza di uno specifico
problema vocale la causa non dovrebbe essere ricercata pedissequamente solo nel mancato o
nell’imperfetto gesto respiratorio o in una mancata proiezione del suono, che richiederebbe l’esercizio di un
certo grado di energia pari ed opposta ad essa.
– “Respira bene e vedrai che tutto il resto funzionerà di conseguenza”
–  “Serve più appoggio, sostieni bene con l’addome!”
– “Occorre più proiezione, manda il suono ben davanti!”
 
… ed invece il problema continua a rimanere lì, se non addirittura a peggiorare.
Per ritornare alla nostra immagine del treppiedi, si continua ad allungare una gamba con l’auspicio che lo
strumento possa appoggiarvisi trovando un miglior sostegno!
 
Cantare in realtà non richiede che venga esercitato nè un alto grado di sforzo pari a quello utilizzato per
sollevare oggetti pesanti, nè tantomeno che l’attenzione venga direttamente concentrata esclusivamente
all’interno di una ben localizzata fascia muscolare.
 
A mio avviso ciò che fa la reale differenza tra un metodo di insegnamento ed un altro, tra un insegnante ed
un altro è la capacità di comprendere esattamente COSA stia creando disequilibrio nel sistema di quello
specifico cantante e, piuttosto che affidarsi a schemi prestabiliti o a frasi fatte, prescrivere un esercizio
(vocalizzo) creato su misura che indirettamente riesca a ricreare un perfetto accordo tra  fiato,
vibrazione e risonanza in relazione all’altezza tonale, all’intensità e alla vocale cantata.
 
Quando questi tre elementi finalmente si trovano in perfetta stabilità su se stessi ed in perfetto equilibrio in
relazione agli altri ALLORA la voce si mantiene stabile, appoggiata, supportata, sostenuta, controllata.
 

 
La definizione che più mi piace di appoggio o di sostegno è in definitiva quella che si riferisce a:
 
“l’effetto di una dinamica interazione tra sistema respiratorio, laringe e tratto vocale che permette ai cantanti
di produrre i suoni desiderati.
 
 
Mi piace perchè considerando questa definizione, il sostegno, l’appoggio, l’equilibrio è variabile: deve
essere sempre appropriato al compito richiesto.