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ESPERIENZE: IL « DOPPIO »

E LA COSCIENZA SOLARE
[Segnaliamo questa relazione di esperienze sia a coloro cbe assumano praticamente le istruzioni di «catena» o
che comunque seguano individualmente i riti indicati - perché potranno vedere più completamente a che cosa
mirino e cbe opportunità abbiano
certi esercizi (quelli p. es. sull'ascendere e discendere un monte col tramontare e il sorgere del Sole, a sera e
mattina: vedi, cap. Il); sia agli studiosi d'ermetismo in genere, perché essi - in dette esperienze - potranno
riconoscere operazioni e fenomeni cui allude il simbolismo degli antichi testi. Talvolta abbiamo ritenuto
opportuno suggerire a chi ha scritto alcuni inquadramenti di carattere dottrinale, affinché l'esposizione riesca di
maggior utilità al lettore]

Il principio e la fine stanno in questo: nell'accorgersi cbe nell'uomo sono compresi due uomini distinti (dico «
uomo » come insieme dell'uomo, come corpo, come tutto).
Questi due uomini corrispondono a due stati che si alternano, come attività radiante e ombra, passività ricettiva.
Quando l'uno splende, l'altro passa a vita e a luce crepuscolari.
La legge della variazione è in rapporto diretto col succedersi del giorno e della notte; quindi col Sole e con la
Luna.
Lo stato della coscienza desta, oggettiva, del pensiero chiaro e determinato sulle persone e sulle cose che ci
circondano, sulle impressioni che riceviamo, quale ci è abituale da svegli, costituisce lo stato solare del primo
uomo che dirò esteriore, e che normalmente per tutto il giorno resta in relazione col Sole. Nel giorno, dunque,
siamo in rapporto col Sole a mezzo di questo uomo. Con l'altro, invece, con quello interno, siamo in relazione con
la Luna. Esso nel giorno è privo di vita propria. Ha la funzione ricettiva e riflettente lunare. Resta nella penombra
e si limita a produrre le immagini delle cose e delle idee (1).
Questo, di giorno. Di notte, la polarità si inverte. Il Sole prende sede nell'uomo interiore e nel mondo interiore, la
Luna nell'uomo esteriore e nel mondo esteriore. Si desta un focolare interno di attività.

Di Giorno:
Luce nella realtà esteriore. Ombra nella realtà interiore. Luce visibile: Natura. L'esterno domina l'interno:
direzione centripeta: percezione (sensoriale).
Di Notte:
Luce nella realtà interiore. Ombra nella realtà esteriore. Luce invisibile: Io. L'interno domina l'esterno:
direzione centrifuga: radiazione.

Questa conoscenza sorge dalla pratica. Lunghi anni di pertinace attesa sugli aspri passi d'alta montagna dei
sonno e della notte. Per questa via, si giunge a sorprendere i due che sono nell'uno. La coscienza impietrata vede
formarsi e staccarsi un « altro » - come un fumo che si innalza dall'acqua.

Le sensazioni profonde, non paragonabili a nulla, che preludiano a questo fenomeno possono essere così indicate:

Nell'attesa calma, non impaziente, attenta, sul mio corpo, presso al mio corpo - a tutta Prima cominciai ad
avvertire qualche cosa come liquefazione-fluidità-leggerezza che veniva su dalle gambe e dalle braccia, ma che
veniva interrotta da scariche-sobbalzi improvvisi (localizzati specialmente un po' più su dei ginocchi e, in una fase
seguente, alle reni): proprio come se agisse una forza o una volontà violenta e non mia: il fenomeno allora si
interrompeva e dovevo rassegnarmi al sonno.

Tutto qui, per un lungo periodo. All'altezza del torace, la coscienza svaniva. Vi si accompagnava spesso
sensazioni di lampi fra gli occhi. Talvolta ho avuto l'impressione di lampi veri e propri, tali da illuminare per un
istante la stanza in cui mi trovavo (2).

Con fermezza, calma e concentrazione moltiplicate, non perdendo lena, giunsi alla fine ad un nuovo stato. Il senso
della « fluidità » si trasformò in quello di una specie di leggera vertigineebbrezza, paragonabile all'impressione
che si ha fissando a lungo una rapida corrente. Anche i sobbalzi si modificarono, prendendo un carattere emotivo,
cioè quello di stati improvvisi di ansia e di angoscia, un po' come sono conosciuti da molti in bruschi risvegli in
piena notte. Questi stati, da nulla preceduti, interrompevano di nuovo il fenomeno. Dovevo rimandare alla sera
successiva l'esperienza, il tentativo di una nuova conquista. Così, per molto tempo ancora.

Ma ad un tratto, nella sensazione sgomentante di un istante, scorsi l'« altro » che felinamente sgusciava fuor dal
mio corpo, mentre io subito piombavo nella plumbea incoscienza del sonno. Ho ragione di pensare che questa
apparizione doveva gia essere accaduta altre volte, senza però che me ne fosse rimasto un ricordo definito. Un
dettaglio curioso: una frase piuttosto insignificante che avevo letto in un libro di alchimia, ad un tratto si presentò
nella mia memoria, e cominciò a tornare e ritornare con insistenza, senza alcun motivo, come una idea fissa: «
FELICI GLI ATTEONI CHE GIUNGONO A VEDERE LA DIANA TUTTA NUDA ». Questa frase adesso mi
dava una sensazione strana, inquietante, non scevra di una certa sensualità, onde mi meravigliavo assai. Ora, il
mattino che ricordai l'apparizione di cui ho detto, mi balenò un senso, che si può riassumere con queste due
parole: « Ho capito ». Ma lo strano si è, che « ciò che » avevo capito, mi sfuggiva del tutto...

Ad ogni modo a brevissima distanza - potrei quasi dire: di seguito - sopraggiunse un'altra esperienza; tale che
malgrado ogni mio fermo proposito, per una paura che mi prese nel corpo e contro cui la volontà non poteva
davvero nulla, fui costretto questa volta a sospendere - anzi, peggio, a passare un periodo di notti bianche, fra
stanchezza, fra terrore e desiderio di avviarmi verso il sonno. Ecco le sensazioni: trovarsi di colpo, sospeso nel
VUOTO - Precipitare - poi senso di esser portato via nello spazio come un razzo, senza poter far nulla.

Chi mi ha invitato a stendere queste note, mi ha fatto conoscere un libro, in cui sono dette cose che concordano
con le mie esperienze e che mi hanno servito per comprenderle meglio. L'ultima esperienza, per es., è molto bene
descritta così: stato in cui non vi è più terra, né vi sono piedi per camminare - ma d'altra parte non ancora ali per
librarsi, per dirigersi. Così mi sentivo portato via nello spazio.
Qui faccio punto; il che forse non mi sarà perdonato dagli avidi del visionarismo sensazionale tipo Svedenborg,
Leadbeater e compagnia. Perché, veramente, era sulla via di un « sabba » che venivo portato: in un mondo
fantomatico ed allucinante, abissale ed orgiastico ...

Nel libro cui ho accennato, si dice che questa è la via falsa, quella della mistica nebulosa e della demonologia,
quella dei medíum e degli stregoni, quella di coloro su cui dominano, nel sonno astrale, le forze elementari e di
morte della pallida luna. Per mio conto. Presto trassi da tali esperienze un senso crescente di sconfitta e di
inganno; ed avendone inoltre l'animo alquanto scosso, e sopravvenendo disturbi vari, e non lievi, nella vita di
veglia, smisi di nuovo.
Con la nuova ripresa, posso proseguire quello che stavo dicendo circa i « due uomini ». L'uomo che al limite del
sonno appare « come un animale di rapina », si distacca e fugge, è l'uomo lunare, quello chiuso dentro il nostro
essere visibile e cosciente, dominato, durante tutto il giorno e il relativo stato di veglia, dalle forze invisibili della
Luna.

La coscienza ordinaria non segue questo uomo nel distacco di ogni notte: noi dormiamo, questo è tutto. Ma colui
che invece - di sorpresa, per così dire riesce a seguirlo senza però avere la necessaria preparazione, ossia senza
mutare l'atteggiamento proprio alla sua coscienza diurna (questo fu appunto il mio caso al principio), costui cade
sotto le influenze elementari della luna, e sfugge al cambiamento di polarità, di influsso solare e di influsso lunare
sui due uomini, che interviene nello stato di sonno.

E perché accade questo? Appunto perché la coscienza nostra abituale è quella dell'uomo esteriore, che si porta sul
mondo fisico esteriore. Così se nello stato di sonno la coscienza, per via della sua abitudine resta là, invece
dell'influsso solare, cui è legato il senso dell'auto-coscienza e della realtà, essa riceverà il letale, larvale influsso
lunare, con le conseguenze che ho detto:

perché, nella notte, il Sole tramonta per l'uomo esteriore, si accende invece nell'uomo interiore - il primo passa
sotto gli influssi della Luna.
Ciò, poi, mi fece capire perché la scuola del Kremmerz insiste sulla necessità di isolare da svegli il corpo lunare
dal corpo fisico, tanto da poter vivere e muoversi nel primo, e senza il secondo. E’ logico che chi sia giunto a
tanto, riceve il notturno cangiamento di polarità solarmente, nel senso della nascita interiore, invece di prendere il
falso sentiero degli spettri e delle streghe (3).

Io non conoscevo quelle discipline, così mi servì di guida la sola intuizione e il polso per certe reazioni istintive in
me, di cui, per le esperienze fatte, avevo acquistata una intelligenza speciale. Insomma, fui indotto a questo: a
raccogliere tutte le mie forze per mantenere fermo, dentro il corpo fisico giacente, l'altro essere che sentivo
emergere, formarsi, liberarsi. Tentativi su tentativi, rinunce, prudenza, attesa. Alla fine, una notte si produsse il
fenomeno meraviglioso, il capovolgimento indescrivibile: fu la « visione solare », sfolgorante e sfavillante, nel
centro di me che era il centro di tutto; fu il senso centrale e travolgente della realtà assoluta spirituale e
immortale, che sommergeva le cose cosiddette « reali » nel rapporto di riflessi di ombre traslucide ... (4).

Ma tutto questo, è inutile che tenti di descriverlo. D'altronde ho ben poco da aggiungere, trattandosi di una
esperienza, che non so ancora dove possa condurmi.

Dirò soltanto questo, Quando sia la temperatura, sia la calma del mio spirito, lo rendono possibile, e la notte è
chiara, resto seduto ad immedesimarmi col cielo serale. Ad esso abbandono lo sguardo, con calma dolcezza,
finché avverto in me la presa di contatto - ormai a me familiare - con un'altra forza. Da allora, l'azzurro notturno
nei miei occhi subisce una specie di trasfigurazione: si fa intenso, vivente, etereo, illuminato. Dall'esterno sono
condotto all'interno. Sorge lentamente lo stato di luce in me, e si fissa al centro, radiante. Spazio e tempo, da
allora, in un certo modo cessano di esistere.
In un senso come di lenta discesa di strati che si depositano al fondo, torno alle cose ai primi raggi della luce fisica
mattutina nei miei occhi. Accompagnano allora il sorgere del giorno, che si ripercuote nel mio essere con una
sensazione di potenza e di gloria. Occorrerebbe che fossi poeta per descrivere.
Aggiungo che nel giorno ho talvolta il senso vago e fuggitivo di visioni, ma non riesco ancora a fissarle nella
coscienza: si tratta però di cosa che sento del tutto diversa dalle visioni notturne del periodo passato. Altre volte
accade che, pur stando calmo e non essendovi niente di anormale d'intorno, mi sembra d'improvviso che si sia
scatenato qualcosa come un ciclone, non so dove, e trasalisco di non essermene accorto.

(1) Il Sole di giorno rivela il mondo esterno. Come realtà, noi consideriamo allora le cose corrispondenti alle
impressioni trasmesseci dai sensi fisici, le quali si impongono all'affirna a tal segno, da far quasi dimenticare a
questa il senso della propria realtà, della realtà interiore. Si vedrà piú sotto come questo rapporto si inverta quando
si sia passati per certe esperienze. [ Ritorna ]
(2) Fenomeno analogo, e constatato oggettivamente anche da altri che nulla sapevano presenti nella stessa stanza,
ci è stato riferito esser accaduto a persona del nostro gruppo, all'eseguire il rito solare della sera. Chi si avvicina a
queste esperienze può forse capire a che cosa allude il PERNETY (Dict. mytho-kerm., Paris, 1758, p. 175),
parlando di quella fulminazione, che è una depurazione graduale dei metalli: « La si chiama cosí perché i metalli
divengono lucenti e gettano di tempo in tempo delle chiarità come dei lampi mentre li si purificano [purificare, nel
linguaggio ermetico, spesso è sino nimo di separarej; e si forma, al disopra, una pellicola rossastra che, quando
scompare, lascia vedere a intervalli piccole luci abbaglianti ». [ Ritorna ]

(3) ERACLITO: « L'uomo ottiene la luce per sé nella notte morendo, e mentre vive raggiunge il morto [ossia
colui che ottiene la luce per sé nella notte] dormendo, spenti gli occhi. Destandosi, comprende il dormente ». [
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(4 ) Nella tecnica messa istintivamente in opera da chi scrive per fissare il volatile, si tratta di far si che il « cuore
» (il centro) dell'uomo interiore coincida col « cuore » dell'uomo esteriore, il che conduce come ad un corto
circuito che supera la soluzione di continuità. IR poi evidente che lo sforzo di contenersi dentro il corpo fisico
richieda tuttavia che l'altro corpo resti libero, pur dentro ad esso; ossia presuppone le esperienze anteriori già
dette, le quali garantiscono il distacco. Altrimenti si torna al semplice stato normale del sonno. [ Ritorna ]