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Corrado Malanga, uno scienziato sull’orlo dell’abisso

Non è facile definire Corrado Malanga. Si potrebbe dire che è uno scienziato che studia un certo tipo di
fenomeni in una certa categoria di esseri umani, oppure si può dire che è un essere umano che studia una
certa categoria di fenomeni in modo scientifico.
Nel primo caso, Corrado Malanga studia i casi di coloro che ritengono di essere stati “addotti” da esseri
viventi di origine extra-terrestre. Nel secondo caso Corrado Malanga sta curiosando fra le pieghe del
tempo e dello spazio, alla ricerca dell’origine dell’uomo e dell’universo.
Il tutto avviene, in ogni caso, tramite le sedute di ipnosi regressiva a cui si sottopongono le persone
addotte dagli alieni.
Chiariamo prima di tutto questo fatto, perchè la naturale diffidenza suscitata da un argomento come
questo rischia di ostacolare un sereno apprezzamento del lavoro svolto da Malanga: esistono nel mondo
migliaia di persone che ritengono di essere state addotte dagli alieni, e nel loro insieme costituiscono una
realtà impossibile da liquidare come semplice fantasia della mente umana. Una quantità notevole di
riscontri incrociati, sommati a numerose prove tangibili, permettono oggi di dire che queste persone – nella
loro stragrande maggioranza, si intende – abbiano realmente vissuto le esperienze che descrivono.
Che poi siano stati rapiti da veri extraterrestri, piuttosto che da pupazzi di Disneyland, rimane da decidere,
ma sulla veridicità dei loro racconti è difficile ormai avanzare dubbi.
In questo caso poi il fatto di saperne poco rappresenta, paradossalmente, una conferma del fenomeno: la
diffusa ignoranza in materia infatti è il risultato preciso, voluto e pianificato di una campagna di
disinformazione e occultamento messa in atto dai militari americani a partire dagli anni ’50, su tutto quello
che riguarda l’esistenza di esseri extraterrestri.
Fu con il Robertson Panel, che risale al 1952, che gli “omini verdi” del Pentagono (ogni pianeta ha i suoi
problemi, a quanto pare) decisero che questa realtà andasse nascosta alla popolazione, ed imposero da
allora non solo il totale silenzio mediatico sull’argomento, ma anche la sistematica ridicolizzazione di
chiunque ne parlasse in pubblico, per ottenere un risultato ottimale. E non si può dire che non ci siano
riusciti.
In ogni caso, la questione è enormemente complessa, e va affrontata altrove. Qui interessava più che altro
stabilire una premessa relativamente solida su cui poggiare il discorso su Malanga, il cui lavoro merita, a
mio parere, di essere preso molto seriamente.
Chi ci ha rimesso di più infatti, in questo festino permanente di disinformazione, sono proprio gli addotti:
mentre chi racconta di “aver visto un UFO” rischia al massimo di sentirsi chiedere se per caso abbia la
febbre, chi è stato addotto dagli alieni non pensa nemmeno lontanamente di raccontarlo agli altri, e si
ritrova costretto a convivere con questa realtà agghiacciante nella più profonda solitudine.
Finchè non scopre Corrado Malanga.
Come racconta lui stesso, una ventina di anni fa Malanga fu mandato ad esaminare alcuni casi di
abduction, senza saperne assolutamente nulla. Ed infatti, non ci capì assolutamente nulla.
Da una parte la naturale ritrosia dei soggetti, dall’altra il suo approccio strettamente scientifico, gli
impedivano di trovare una chiave valida con cui impostare il suo lavoro di indagine.
Presto gli fu chiaro, di fronte a racconti assolutamente inconcepibili per i normali esseri umani, che doveva
prima di tutto allargare il campo dell’indagine ad ipotesi non immediatamente verificabili con metodo
scientifico. Se ti chiamano per riparare la diga di Folson non puoi presentarti con la chiave dell’idraulico.
“Io volevo studiare gli alieni – dice Malanga – ma mi sono reso conto che prima di tutto dovevo capire
come è fatto l’uomo”.
Dopo una serie iniziale di esperimenti in doppio cieco, condotti su persone che non si erano mai
conosciute fra di loro, Malanga si rese conto che era necessario introdurre nell’ equazione termini come
“anima”, “spirito”, o “coscienza”, che non sono quantizzabili in termini scientifici, ma la cui presenza
ricorreva in tutte le storie con regolarità impressionante.
Per Malanga infatti è centrale il ruolo della coscienza, che è in grado di modificare la nostra percezione
della realtà, come dimostrato ormai da anni da un noto esperimento scientifico.
Si aprì così per Malanga un mondo vasto e sconosciuto, del quale è venuto scoprendo gli aspetti più
reconditi grazie a venti anni di sedute di ipnosi regressiva condotte sugli addotti.
Sono loro – o meglio la loro coscienza – a descrivere tutto questo, e lo fanno spesso con una minuzia nel
dettaglio scientifico che trascende di gran lunga la preparazione culturale del soggetto esaminato.
“Raramente – dice Malanga – senti al bar il calzolaio con la terza elementare che disquisisce sul rapporto
spazio-tempo, mentre disegna con disinvoltura su un foglietto la struttura del DNA”.
Nasce così una preziosa raccolta di informazioni, che dopo lunghi anni di ricerca Malanga sta finalmente
cercando di riordinare in termini scientifici. Rimane la barriera, per ora insuperabile, che impedisce di
quantificare gli elementi più “volatili” del fenomeno, di cui Malanga ha percepito l’esistenza.
D’altronde, l’introduzione di elementi non verificabili, nella costruzione di una teoria, viene praticata
regolarmente dalla scienza. Accade ad esempio che l’astrofisico si accorga che manchi nell’universo,
secondo le Leggi di Newton, circa il 90% della massa necessaria al suo equilibrio complessivo, e
presupponga quindi l’esistenza di una non meglio definita “materia oscura”, nell’attesa di poterla portare
completamente in luce.
“Se non facessimo così – dice Malanga – non potremmo nemmeno affermare che l’universo esiste, visto
che non possiamo replicarlo in laboratorio”.
E’ peraltro affascinante la sensazione costante che offre Malanga di poter ridurre un giorno a sistema
matematico quello che la scienza oggi non vuole nemmeno sentir nominare: Dio.
Malanga, che si professa rigorosamente ateo, chiama “Dio” il Grande Sistema Cosciente di cui facciamo
parte. Viene in mente in proposito il racconto di Edgar Mitchell, che descriveva la sua sensazione estatica
nell’osservare lo spazio infinito dagli oblò di Apollo 14: “La prima cosa che mi venne in mente fu
un’interconnessione, il fatto che non siamo in un Universo – come dice la nostra scienza – fatto di
molecole che rimbalzano una contro l’altra come palline da ping-pong, ma che si tratta di un sistema molto
più intelligente e organizzato, di un “sistema organico”, in cui le molecole del mio corpo e quelle della
navicella spaziale erano dei prototipi realizzati in una remota epoca cosmica.”
Siamo quindi agli antipodi di Cartesio, che poneva l’osservatore fuori dal sistema osservato, illudendoci di
poterlo valutare in termini oggettivi.
All’interno del Grande Sistema Cosciente, secondo Malanga, interagiscono da milioni di anni diverse razze
di esseri viventi, che abitano diversi pianeti in diversi sistemi stellari.
Per quando diverse all’apparenza fra loro, queste razze sembrano avere tutte una matrice in comune,
rilevabile dalla forma “umanoide”: testa, tronco, braccia e gambe. Il corpo delle diverse razze varia cioè in
dimensioni, proporzioni e aspetto esteriore, ma condivide la stessa struttura fisiologica, intesa come
collocazione relativa delle varie parti del corpo.
Se condividano poi anche gli aspetti “sottili” dell’essere umano, a noi non visibili, rimane forse la domanda
più interessante di tutte.
Malanga ipotizza un universo in cui i vettori principali siano quattro: tempo, spazio, energia e coscienza.
Mentre i primi tre possono interagire fra loro in tutte le varianti possibili, la coscienza è qualcosa di
superiore, trasversale, onnipresente, che pervade e collega tutti gli elementi del sistema, appartenendo a
ciascuno in modo specifico, ma restando in qualche modo separata da tutti. “Dio”, appunto, nel
Cristianesimo.
Se Malanga fosse Padre Balducci, citerebbe a questo punto la recente dichiarazione di Gabriel Funès,
direttore dell’osservatorio astronomico della Specola Vaticana (la persecuzione di Galileo, ormai è chiaro,
fu solo una grandiosa messa in scena: i migliori telescopi sembra che li abbiano proprio loro): “Si può
ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite – ha detto Funès – anche più evolute della nostra, senza
per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione”.
Malanga però non ama le religioni, e ci ricorda che il termine deriva da res-ligo, ovvero “legiferare”, quindi
“mettere sotto controllo”. Malanga invece vuole essere libero di muoversi in ogni direzione, per poter
analizzare, classificare e interpretare al meglio i dati ricavati dalle mille sedute di ipnosi regressiva.
Ma cosa c’entrano gli addotti in tutto questo?
Il bello di Malanga sta proprio qui: in questa “configurazione filosofica” dell’universo non c’è nulla di
personale, di gratuito o di casuale. Malanga cerca solo il modo più corretto per ricomporre gli elementi del
puzzle che man mano viene raccogliendo nelle sedute con gli addotti.
Durante le sedute il soggetto viene lentamente portato ad annullare le funzioni cerebrali del lobo sinistro
(quello “razionale”), liberando così letteralmente la voce dell’inconscio, che di solito vive “addormentata”
nel lobo destro. Durante l’ipnosi infatti il paziente parla con una voce flebile ed incerta, spesso zoppicante,
che denuncia proprio la scarsa abitudine del lobo destro a controllare le corde vocali. Provate a lavarvi i
denti con la mano sinistra (oppure con la destra, se siete mancini), e scoprirete l’importanza che ha
l’abitudine nel compimento di qualunque funzione fisica.
Malanga però non si limita a chiamare “inconscio” ciò che avviene nell’ambito del lobo destro, poichè ha
scoperto che questo inconscio è tutt’altro che confuso, ignorante o insensato. E’ semplicemente
sconosciuto al nostro “conscio” – la contrapposizione dei due lobi cerebrali è di fondamentale importanza
in tutto il lavoro di Malanga – nel senso che noi non siamo in grado di percepirlo razionalmente, ma ha una
sua vita completa, indipendente, e pare anche piuttosto interessante.
E’ in realtà questa la manifestazione “locale”, nel soggetto esaminato, della coscienza universale di cui
sopra. Ed è proprio tramite la “voce della coscienza”, che noi sentiamo attraverso le corde vocali del
soggetto, che veniamo a conoscenza di tutte le informazioni che Malanga ha raccolto nel tempo.
A sua volta, la coscienza per Malanga non è l’anima. L’ anima è qualcosa che esiste al di là della
dimensione temporale, mentre la coscienza di ognuno è un estensione nel nostro tempo-spazio della
coscienza superiore, onnipresente ed eterna, che è poi la rappresentazione del Dio dei Cattolici.
Il nostro cervello, che funge da semplice “ricevitore” – esattamente come il sintonizzatore di una radio – è
sia il mezzo di collegamento con l’anima collettiva che la sede locale della coscienza e della mente.
L’interazione di tutti questi elementi avviene in termini puramente quantistici, e produce nella coscienza la
percezione del mondo esteriore, che in realtà è solo un ologramma che si attiva in ciascuno di noi nel
momento in cui ne riconosciamo l’esistenza.
In modo molto meno sofisticato lo stesso concetto viene espresso da una delle razze più antiche sulla
terra, quella degli aborigeni australiani, che chiamano il mondo fisico in cui viviamo “dreamworld”, “il
mondo sognato”.
Tutto quanto sopra non significa in alcun modo che Malanga si serva degli addotti in modo cinico, o
comunque egoistico, sia chiaro. Accedendo alla “memoria profonda”, le sedute servono prima di tutto al
soggetto per ricostruire quello che è avvenuto durante la abduction, che gli alieni evidentemente riescono
a cancellare dalla sua memoria a breve termine. Gli addotti infatti si ritrovano di solito “depositati” da
qualche parte, completamente disorentati, con un buco temporale che li angoscia e che cercano
disperatamente di colmare.
Schopenhauer diceva che il folle è l’uomo che abbia perso la memoria.
Quello che rimane sul tavolo di Malanga, alla fine di queste sedute, sono tanti curiosi pezzi del puzzle
universale, che a quel punto solo un’ameba con la meningite rinuncerebbe a volere ricomporre.
D’accordo, si dirà, ma di preciso cosa vogliono da noi gli alieni? Perchè ci rapiscono, e poi ci
“restituiscono”, cercando nel frattempo di farci dimenticare quello che è successo?
Qui si apre una serie di tematiche complesse e delicate, che Malanga sta ancora cercando di definire, e
che possono essere affrontate solo dopo aver conosciuto meglio il lavoro da lui svolto fino ad oggi.
Nel frattempo lo ringraziamo per lo sforzo immenso – e non privo di rischi, a questo punto – che sta
compiendo al posto di una intera comunità scientifica che continua codardamente ad ignorare tutto ciò che
non sa spiegare, vanificando in questo modo la funzione stessa della scienza. E forse anche la finalità
ultima della nostra esistenza terrena.

Massimo Mazzucco (11 maggio 2009)

Corrado Malanga , un científico al borde del abismo


No es fácil definir Corrado Malanga . Se podría decir que es un científico que estudia un
cierto tipo de fenómenos en una determinada categoría de seres humanos , o se puede
decir que es un ser humano que está estudiando una cierta clase de fenómenos
científicamente.
En el primer caso , Corrado Malanga estudia los casos de los que creen que han sido "
dado" por los seres vivos de origen extraterrestre . En el segundo caso Corrado Malanga
está husmeando en los pliegues del tiempo y el espacio en busca del origen del hombre
y del universo.
Todo esto se lleva a cabo , en cada caso , a través de las sesiones de hipnosis regresiva
en que las personas se someten invocado por los extranjeros .
Vamos a aclarar en primer lugar de todo esto, porque la natural desconfianza que suscita
un tema como este podría dificultar una apreciación clara de la labor realizada por
Malanga : hay miles de personas en el mundo que creen que han sido presentadas por
los extranjeros , y en conjunto constituyen un realmente imposible descartar como mera
fantasía de la mente humana . Una cantidad sustancial de realimentación cruzada ,
sumado a numerosas pruebas tangibles , nos permite hoy afirmar que estas personas - en
su gran mayoría , queremos decir - han vivido realmente las experiencias que describen.
¿Qué, pues han sido secuestrados por extraterrestres reales , más que títeres de
Disneyland , queda por decidir, pero la veracidad de sus historias es ahora difícil
avanzar dudas.
En este caso , el hecho de que saben poco es, paradójicamente , una confirmación del
fenómeno : la ignorancia generalizada sobre el tema , de hecho, es el resultado de
precisión , deseado y planificado una campaña de desinformación y ocultamiento puesto
en marcha por los militares de EE.UU. desde la década ' 50 , sobre todo lo que se refiere
a la existencia de seres extraterrestres.
Fue con el Panel Robertson , que comenzó en 1952 , que los "hombrecitos verdes " del
Pentágono ( cada planeta tiene sus problemas , al parecer) decidieron que esto en
realidad fue a la población oculta , e impuso desde entonces no sólo el silencio total de
los medios de comunicación el tema , sino también la burla sistemática de cualquier
persona que habló en público, con el fin de obtener un resultado óptimo. Y no se puede
decir que no han tenido éxito.
En cualquier caso , la cuestión es sumamente compleja , y debe ser atendido en otro
lugar. Aquí estaba interesado en más que nada para establecer una premisa
relativamente sólidos en los que basar la discusión sobre Malanga , cuya obra merece ,
en mi opinión, para ser tomado muy en serio .
¿Quién ha puesto más de hecho, en esta fiesta de la desinformación permanente , estoy
muy aductos : mientras que los que dice: "Yo he visto un ovni " es probable que la
mayor parte de que se le preguntó si por casualidad tiene fiebre , que fue alegado por los
extranjeros no incluso piensan remotamente a decir a los demás, y se ve obligado a vivir
con esta realidad escalofriante en la soledad más profunda .
Hasta que descubre Corrado Malanga .
Como él mismo dice , hace unos veinte años Malanga fue enviado a estudiar algunos
casos de secuestro, sin saber absolutamente nada. Y de hecho, no sabía absolutamente
nada.
Por un lado, la resistencia natural de los sujetos , el otro su enfoque estrictamente
científico , no le permitió encontrar una clave válida con la que fijó su trabajo de
investigación.
Pronto quedó claro , frente a las historias imaginadas por los seres humanos normales ,
que primero tuvieron que ampliar el alcance de la investigación de los casos no es
inmediatamente verificable con el método científico. Si te llaman para reparar la presa
no Folson usted se presenta con la llave del fontanero .
"Quería estudiar los extranjeros - dice Malanga -, pero me di cuenta de que en primer
lugar todo lo que tenía que entender cómo se hace el hombre. "
Después de una primera serie de experimentos en los estudios doble ciego en personas
que nunca habían conocido el uno al otro , Malanga se dio cuenta de que era necesario
introducir en los " términos de la ecuación como " alma " , " espíritu " o " conciencia ",
que que no son cuantificables en términos científicos, pero la presencia de los cuales se
repiten en todas las historias con una regularidad impresionante .
Malanga es de hecho fundamental para el papel de la conciencia , que es capaz de
cambiar nuestra percepción de la realidad, como se ha demostrado desde hace años por
un experimento científico famoso .
Se abrió así Malanga por un mundo vasto y desconocido, que entró descubrir los
aspectos más profundos gracias a veinte años de sesiones de hipnosis regresivas
llevadas a cabo sobre los secuestrados .
Ellos son - o más bien su conciencia - para describir todo esto, y lo hacen a menudo con
las minucias de la precisión científica que trasciende mucho el bagaje cultural del sujeto
examinado .
" Rara vez - dice Malanga - sentir el zapatero a la barra con el tercer grado que diserta
sobre la relación entre el espacio y el tiempo, al dibujar con facilidad en un pedazo de
papel de la estructura del ADN . "
El resultado es una colección valiosa de información, que después de muchos años de
investigación Malanga finalmente está tratando de poner en orden en términos
científicos. Sigue siendo la barrera insuperable por ahora , lo que impide cuantificar los
elementos más " volátiles " del fenómeno , de la que percibe la existencia Malanga .
Por otro lado , la introducción de la no verificable , en la construcción de una teoría , se
practica con regularidad por la ciencia . Sucede por ejemplo que el astrofísico da cuenta
de que Miss Universo , de acuerdo con las Leyes de Newton , cerca del 90 % de la masa
necesaria para su equilibrio general , y por lo tanto presupone la existencia de una
"materia oscura " vagamente definida , en ' hasta que me podía llevar plenamente a la
luz.
" Si no lo hacemos así - dice Malanga - que ni siquiera podríamos decir que el universo
existe , ya que no podemos reproducir en el laboratorio . "
Es también la constante sensación de que ofrece fascinantes Malanga un día para ser
capaz de reducir el sistema matemático que la ciencia hoy en día no quiere ni oír el
nombre de : Dios
Malanga , quien dice ser estrictamente ateo, llamado " Dios " el gran sistema consciente
a la que pertenecemos . Viene a la mente en este sentido, la historia de Edgar Mitchell ,
quien describió su sensación de éxtasis de observar el espacio infinito a través de los
ojos de buey de Apollo 14 : " El primero que me vino a la mente fue una interconexión ,
el hecho de que no estamos en una Universo - como nuestra ciencia - hecha de
moléculas rebotando unos contra otros como bolas de ping- pong , pero que es un "un
sistema orgánico " mucho más inteligente y organizado en el que las moléculas de la mi
cuerpo y los de la nave espacial fueron los prototipos en una época cósmica remoto " .
Estamos, pues, la antítesis de Descartes , que coloca al espectador fuera del sistema
observado , bajo la ilusión de estar en condiciones de evaluar en términos objetivos .
Dentro del sistema general conozcan , según Malanga , interactuando para millones de
años las diferentes razas de seres vivos que habitan en diferentes planetas en otros
sistemas estelares.
Porque cuando varias apariciones entre ellos, estas razas todos parecen tener en una
matriz común , indicados en el formulario " humanoide ": cabeza, tronco, brazos y
piernas. El cuerpo de las diferentes razas que varía en tamaño , proporciones y aspecto ,
pero comparte la misma estructura fisiológica , entendida como la ubicación relativa de
las diferentes partes del cuerpo .
Si, pues, también comparten aspectos de la " fina " del ser humano , no lo hacemos
visible , sigue siendo tal vez la pregunta más interesante de todos .
Malanga asume un universo en el que las grandes compañías son cuatro: el tiempo , el
espacio , la energía y la conciencia.
Mientras que la primera tres pueden interactuar unos con otros en todas las variantes
posibles , la conciencia es algo superior , transversal , omnipresente , que penetra y
conecta todos los elementos del sistema , que pertenece a cada uno de una manera
específica , pero queda algo separado de todo . "Dios" , de hecho , en el cristianismo .
Si Malanga fue el Padre Balducci , en este punto cita la reciente declaración de Gabriel
Funes, director del observatorio astronómico del Observatorio del Vaticano
( persecución de Galileo , ahora está claro , fue sólo una puesta en escena grandiosa : los
mejores telescopios parece que tienen poseen) : "Se puede admitir la existencia de otros
mundos y otras vidas - dijo Funès - incluso más evolucionada que la nuestra, sin poner
en tela de juicio la creencia en la creación , la encarnación y de la redención . "
Malanga , pero no le gustan las religiones , y nos recuerda que el término deriva de res -
ligo , o " legislar " y luego " poner bajo control. " Malanga vez quiere ser libre para
moverse en cualquier dirección, con el fin de analizar, clasificar e interpretar mejor los
datos obtenidos de un millar de sesiones de hipnosis regresiva .
Pero lo que entra aductos en todo esto?
La belleza de Malanga está aquí : en este " configuración filosófica " del universo no
hay nada personal, libre o al azar . Malanga sólo busca el camino más correcto para
reconstruir los elementos del rompecabezas que se va recogiendo en las sesiones con los
secuestrados .
Durante las sesiones, el tema se lleva lentamente a anular la función cerebral del lóbulo
izquierdo (el "racional ") , liberando así , literalmente, la voz del inconsciente, que vive
habitualmente " dormidos " en el lóbulo derecho . Durante la hipnosis , de hecho, el
paciente habla con una voz débil e incierto , a menudo cojo , que denuncia la falta de
hábito en el lóbulo derecho de control de las cuerdas vocales. Trate de cepillarse los
dientes con la mano izquierda (o con la mano derecha si es zurdo ) , y descubrirá la
importancia de la costumbre en el cumplimiento de una función física.
Malanga no se limita a llamar "inconsciente " lo que ocurre en el lóbulo derecho , ya
que se ha comprobado que este inconsciente no tiene nada de confuso , ignorante o
estúpido . Es simplemente desconocidos a nuestra " conciencia " - la yuxtaposición de
los dos lóbulos cerebrales es de suma importancia en toda la obra de Malanga - en el
sentido de que no somos capaces de percibir racionalmente , pero tiene una vida
completa , independiente, y parece también es bastante interesante.
Y en realidad la manifestación de este "local " en el asunto a prueba, por encima de la
conciencia universal . Y es precisamente a través de la " voz de la conciencia " que
escuchamos a través de las cuerdas vocales de la materia, que nos damos cuenta de toda
la información que Malanga ha recopilado con el tiempo.
A su vez , la conciencia de Malanga no es el alma. El ' alma es algo que existe más allá
de la dimensión del tiempo , mientras que la conciencia de cada uno es una extensión
del espacio-tiempo en nuestra conciencia superior , omnipresente y eterna , que es la
representación del Dios de los católicos.
Nuestro cerebro , que actúa como un simple " receptor " - al igual que un sintonizador
de radio - que es tanto el medio de conexión con el alma colectiva que la sede local de
la conciencia y la mente .
La interacción de todos estos elementos se encuentran en puramente cuántico, y produce
en la conciencia de la percepción del mundo exterior , que en realidad es sólo un
holograma que se activa en cada uno de nosotros cuando nos damos cuenta de su
existencia.
En menos sofisticado mucho el mismo concepto se expresa por una de las razas más
antiguas del mundo , el de los aborígenes australianos , que se llaman el mundo físico en
el que vivimos " mundo de ensueño ", " el mundo de los sueños . "
Todo lo anterior no quiere decir de ninguna manera que Malanga es el siervo de aductos
tan cínico , egoísta o no, está claro. Al ingresar en la "memoria profunda", las sesiones
se utilizan en primer lugar para el tema de reconstruir lo que sucedió durante el
secuestro , los extraterrestres aparentemente incapaz de borrar de su memoria a corto
plazo . Aductos de hecho, se encuentran por lo general " presentado " en algún lugar ,
completamente disorentati , con un agujero en el tiempo que le angustia y tratando
desesperadamente de llenar.
Schopenhauer dijo que el loco es el hombre que ha perdido la memoria .
Lo que queda en la mesa de Malanga al final de estas sesiones , muchas curiosas piezas
del rompecabezas son universales , que en ese momento sólo una ameba tienen
meningitis renunciar a volver a marcar .
Bueno, usted dice, pero ¿qué es exactamente lo que quieren de nosotros los
extranjeros ? ¿Por qué nos secuestran, y luego " volver " , al tratar de hacernos olvidar
lo que pasó ?
Esto abre una serie de cuestiones complejas y delicadas , que Malanga todavía está
tratando de definir, y que se puede abordar sólo después de conocer más sobre el trabajo
que ha hecho hasta la fecha .
Mientras tanto , le damos las gracias por el inmenso esfuerzo - y no sin riesgo , en este
momento - que está haciendo en lugar de una comunidad científica entera que continúa
cobarde para ignorar todo lo que no sé cómo explicarlo , de esta manera, la negación de
la propia función de la ciencia . Y tal vez el fin último de nuestra existencia terrenal.

Massimo Mazzucco (11 mayo 2009 )