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(358 PAROLE)

Esporre la ragione per cui un paese membro di un 'unione monetaria dovrebbe


godere di piena autonomia di manovra di bilancio pubblico, e una ragione per cui è
invece opportuno che ci sia un limite di disavanzo pubblico

La ragione per cui un paese membro di un'unione monetaria dovrebbe godere di piena
autonomia di manovra di bilancio pubblico è che in un'unione monetaria la politica
monetaria è comunitaria e sovranazionale.
Un'analisi della politica monetaria comune, tra l'altro, porta alla conclusione che, dal punto
di vista di un singolo paese, questa può non garantire la stabilizzazione.
Il punto è quindi che i paesi membri perdono uno strumento di stabilizzazione (la
politica monetaria nazionale), e di conseguenza è necessario che essi possano disporre
ampiamente e liberamente della politica fiscale.
La politica fiscale potrebbe così essere utilizzata come strumento di stabilizzazione della
domanda aggregata, mediante disavanzo in fase recessiva e avanzo in fase espansiva.
Tuttavia, le politiche autonome di un paese possono avere esternalità negative e
danneggiare gli altri paesi dell’Unione monetaria.
In particolare, i disavanzi fiscali di anno in anno creano debito pubblico e la crescita
incontrollata di questo costituisce un rischio finanziario tutti i paesi di un'unione monetaria
e la banca centrale.
Un debito pubblico crescente aumenta il rischio sovrano, ossia la probabilità d' insolvenza
(default) totale o parziale delio Stato emittente.
Di conseguenza, gli investitori richiedono un premio per il rischio crescente e lo Stato paga
un tasso d'interesse crescente sul debito, alimentando deficit e debito.
E un debito pubblico elevato/crescente non è un problema solo per ciascun singolo paese:
in un sistema economico integrato, infatti, il debito pubblico di ciascun paese è detenuto
anche in tutti gli altri.
In caso di default, quindi, si distrugge ricchezza finanziaria in tutto il sistema (con
conseguenti effetti anche reali).
Inoltre, il rischio di default è in parte anche una valutazione soggettiva degli investitori, e
può così diffondersi anche in paesi tecnicamente solventi (questo fenomeno è detto
contagio).
Altro aspetto importante è che, per evitare effetti di sistema, in queste situazioni può
nascere una pressione politica per interventi di salvataggio o monetizzarne il debito da parte
della banca centrale. producendo un conflitto di obiettivi che mette a rischio l'autonomia
della stessa.
Per queste ragioni, l'idea prevalente è che un un'unione monetaria la politica fiscale può
essere materia esclusiva di ciascun Governo sovrano, ma deve essere sottoposta a vincoli
sovranazionali.
(387 PAROLE)
Patto di Stabilità e Crescita dei paesi UE, si basa sulla distinzione tra componente
"ciclica e "strutturale” del pubblico
a) definire e spiegare le due componenti
b) mediante il grafico AD-AS neo-keynesiano spiegare perché un disavanzo
pubblico strutturale produce un aumento permanente del tasso d 'inflazione;
c) spiegare perché questo è un problema (esternalità negativa) per gli altri paesi
dell’Unione;

La politica fiscale può essere utilizzata come Strumento di stabilizzazione.


É a questa funzione che collegata la COMPONENTE CICLICA del bilancio pubblico: nel
corso del tempo si alternano shock di domanda positivi e negativi.
In presenza di shock di domanda transitori, ossia che non modificano i dati strutturali
determinano la domanda aggregata, la IS neo-keynesiana semplicemente fluttua intorno al
suo punto stazionario cosi che, analogamente, il bilancio pubblico alterna avanzi e disavanzi
intorno allo zero.
Ci si attende quindi che il bilancio pubblico fluttui attorno allo stato di pareggio, e la
componente ciclica del bilancio pubblico indica proprio queste variazioni del bilancio, in
avanzo o in disavanzo, che sono appunto connesse agli shock transitori di domanda
aggregata.
È importante sottolineare che, secondo questa accezione, la componente ciclica deve
risultare transitoria, cosi come lo sono gli shock di domanda.
Gli stabilizzatori automatici dei moderni sistemi fiscali sono degli strumenti che attivano
automaticamente la componente ciclica del bilancio in chiave stabilizzatrice la
COMPONENTE STRUTTURALE del bilancio pubblico si riferisce agli interventi
discrezionali intesi a modificare permanentemente il sistema fiscale (es: una modifica del
sistema delle aliquote sui redditi, o del calcolo delle rendite pensionistiche).
Poiché la politica fiscale, in particolare la politica di bilancio, determinando l'aumento
della spesa e del prelievo fiscale, concorre alla formazione della domanda aggregata, la
componente strutturale del bilancio ha effetti permanenti anche sulla domanda aggregata.
b) Affinché la domanda aggregata sia in equilibrio stazionario, occorre che (a parità di altre
condizioni) il bilancio pubblico sia in pareggio.
Più precisamente, occorre che la sua componente strutturale sia in pareggio.
Se il governo crea un disavanzo strutturale, questo genera un eccesso di domanda aggregata.
Nel breve periodo si ha un incremento del PIL e inflazione da, A sino B.
Nel lungo periodo opera il meccanismo di recupero salariale dell'inflazione, la riduzione di
AS e quindi il ritorno al PIL potenziale con un maggior livello di inflazione.
c) Il canale che trasmette il danno agli altri paesi membri è quello della politica monetaria
La BCE tende infitti a rispondere agli eccessi inflazionistici aumentando il tasso d' interesse,
che è comune a tutti.
Se però lo shock iniziale è asimmetrico, la manovra monetaria colpisce anche chi non ne ha
bisogno. Il problema è particolarmente rilevante per i paesi "piccoli" che si trovassero a
convivere con paesi "grandi" inflazionistici.
(399 PAROLE)
Indicare e discutere i principali problemi della politica monetaria unica in
un'Unione monetaria con paesi eterogenei.

Il problema di un'unione monetaria con paesi eterogenei è che la banca centrale si trova ad
operare in un contesto in cui la struttura economica sottostante è, per l'appunto,
eterogenea.
Le differenze strutturali sono rilevanti dal punto di vista macroeconomico sotto almeno due
profili:
-il primo è quello degli shock asimmetrici, ossia il fatto che le economie nazionali sono
soggette a disturbi ciclici di diverse entità oppure rispondono in maniera diversa a shock
esterni comuni (ad esempio, l'aumento del prezzo del petrolio è uguale per tutti, ma l'effetto
sull'economia nazionale dipende dal grado di dipendenza energetica).
Gli shock asimmetrici presentano un rischio di insufficiente stabilizzazione per i paesi
colpiti.
Questo problema è tanto più rilevante quanto più piccolo è il paese in cui lo shock si
verifica: infatti, più il paese è piccolo più la sua RT della BCE sarà meno inclinata rispetto a
quella espressa dalla banca centrale nazionale (questo avviene perché, sul dato aggregato, un
paese piccolo "pesa meno" di uno grande).
Ma i problemi non sono ancora finiti: in un'unione monetaria con paesi eterogenei, uno
shock asimmetrico che colpisce un paese grande può anche avere un effetto di
destabilizzazione sui paesi piccoli.
Possiamo riassumere questo problema parlando di “Peso” degli shock asimmetrici: la BCE
fa riferimento a dati aggregati, su cui i paesi pesano di più o di meno a seconda della loro
dimensione.
Ne consegue che i paesi piccoli non sono molto protetti dalla politica monetaria, per via del
loro picco "peso" sul dato aggregato.
In effetti, alcuni studi rivelano che la politica monetaria dalla BCE risponde in larga misura
agli andamenti di Italia, Francia e Germania ("paesi grandi"), in linea con quanto abbiamo
detto fin ora, mentre:
• il secondo è quello dell'asimmetria dei meccanismi di trasmissione, che riguarda come la
politica monetaria si trasmette al sistema economico: ad esempio, un aumento del tasso
d'interesse da parte della BCE è uguale per tutti i paesi membri, ma l'effetto sulle singole
economie può essere diverso se le banche pesano più della borsa e viceversa.
Il punto è che ogni banca centrale, in relazione al meccanismo che adotta, deve disporre di
dati statistici, modelli econometrici e informazioni specifiche che consentano di controllare
il meccanismo di trasmissione e renderlo efficace.
In un'unione monetaria, quindi, la politica monetaria avrà un effetto diverso su ciascun
paese, e le diversità saranno maggiori quanto più sono diverse le strutture economiche degli
stessi.
(378 PAROLE)
La politica monetaria presenta il problema dei c d. "shock asimmetrici" per i paesi
di un 'unione monetaria.
Utilizzando il grafico IS-RT, spiegare:
a) perché un "paese piccolo” può non ricevere sufficiente stabilizzazione dalla
banca centrale unica se colpito da uno shock di domanda;
b) perché un "paese piccolo” può subire un effetto negativo in seguito alla reazione
della banca centrale unica ad uno shock di un "paese grande".

a) Un paese colpito da uno shock di domanda può essere stabilizzato dalla politica
monetaria comune, dipendentemente dalla sua dimensione.
Infatti, poiché i dati raccolti sono quelli aggregati, un paese piccolo avrà meno peso di uno
grande, e sarà quindi meno protetto dalla politica monetaria.
Alcuni studi rivelano che effettivamente la politica monetaria della BCE risponde in larga
misura agli andamenti di Italia, Francia e Germania.
Una spiegazione più rigorosa dei fatti appena descritti è data del grafico IS-RT:
la RT rappresenta come la banca centrale modifica il tasso d'interesse quando la domanda
aggregata si trova al di sopra o al di sotto del PIL potenziale (output gap).
L'inclinazione della RT, in particolare, indica quanto la banca centrale è reattiva agli output
gap e dal momento che ciascun paese membro della UEM conta per una frazione della
domanda e del PIL totali, anche i suoi Output gap conteranno solo per una frazione.
Il grafico disegnato mostra questa situazione per un "paese piccolo" (es: Cipro).
La RT della BCE, rapportata ad un paese membro piccolo è meno inclinata (meno reattiva)
di quanto avrebbe potuto essere quella della sua banca centrale (linea tratteggiata); e
quanto più piccolo è il paese, tanto più sarà orizzontale la RT della BCE.
Per Cipro, quindi, la RT della BCE è praticamente orizzontale, cioè insensibile alla
domanda aggregata nazionale.
Questo significa che una caduta della IS a Cipro non viene percepita dalla BCE, la quale
non modifica il tasso d'interesse comunitario e di conseguenza Cipro deve assorbire per
intero il Suo shock asimmetrico.
In generale, quindi, i paesi di un'unione monetaria vengono stabilizzati dalla banca centrale
meno di quanto avrebbero fatto le loro banche centrali nazionali.
b) Se (ad esempio) Cipro si trova in equilibrio, mentre la Germania subisce uno shock
positivo, la BCE registra lo shock avvenuto in Germania e si ha come conseguenza un
aumento del tasso d' interesse comunitario.
L'aumento del tasso d'interesse, a sua volta, provoca una riduzione della domanda
aggregata, ed ha quindi un effetto destabilizzante a Cipro.
In complesso, quindi, gli shock asimmetrici presentano un rischio per i paesi piccoli di
insufficiente stabilizzazione (se sono colpiti) o di destabilizzazione (se sono colpiti altri), ma
anche di stabilizzazione incompleta per i paesi grandi.
(381 PAROLE)
Spiegare i principi base della politica monetaria della BCE ed in particolare:
a) se la Banca Centrale Europea adotta normalmente il controllo del tasso
d'interesse o della quantità di moneta;
b) illustrare il meccanismo del corridoio dei tassi;
c) per quale ragione il principale tasso intercambiario (Euribor) segue molto da
vicino il tasso ufficiale di rifinanziamento fissato dalla BCE?

La BCE ha come obiettivo prioritario la stabilità dei prezzi e il suo disegno istituzionale è
fondato su tre principi:
indipendenza (per quanto attiene ai meccanismi di nomina e govemance), autonomia
(nell'attuazione di obiettivi e compiti), responsabilità (rendiconto davanti agli organi
costituzionali).
-L'obiettivo della stabilità dei prezzi è perseguito dalla BCE attraverso lo strumento del
controllo del tasso d' interesse, che avviene principalmente attraverso compravendite di
titoli del e con il settore bancario.
b) Il problema di fondo della politica monetaria è mettere in grado la banca centrale di
raggiungere nella maniera più precisa possibile i tassi d' interesse di mercato che
influenzano direttamente la domanda aggregata, ovvero i tassi sui crediti e quelli finanziari.
Siccome il meccanismo di trasmissione tra base monetaria e offerta di moneta è labile a
causa della componente degli impieghi bancari, il sistema operativo della BCE punta a
questo obiettivo partendo dal Tasso Ufficiale di Riferimento (TUR), che funge da base per
la determinazione di tutta la struttura dei tassi, lasciando sullo sfondo ciò che ne consegue
in termini di impieghi bancari e offerta di moneta.
Il metodo di controllo del tasso d'interesse da parte della BCE è anche noto come metodo
del corridoio dei tassi.
Il "pavimento" del corridoio è il tasso sui depositi che la BCE pratica alle banche sui loro
fondi a riserva, mentre il "soffitto" è il tasso massimo che la BCE pratica alle banche che
richiedono un prestito.
Di norma, il "corridoio" è di due punti percentuali.
Il tasso centrale (tra "pavimento" e "soffitto") è il TUR a cui le banche possono ottenere
prestiti ordinari dalla BCE.
Le variazioni di questi tre tassi sono determinate direttamente dalla BCE mediante pubblici
annunci.
Il dato interessante è che l'andamento del tasso di mercato interbancario più significativo,
cioè a 3 mesi, è sempre rimasto (eccezione solo nel 2009) all'interno del corridoio e molto
vicino al TUR.
Dal momento che l'Euribor è la base di determinazione dei tassi d'interesse sui crediti
bancari in tutta Europa, il cosiddetto corridoio dei tassi indica che il sistema operativo
congegnato dalla BCE ha funzionato piuttosto bene, almeno lungo il segmento
bancario della struttura dei tassi.
c) L'Euribor oscilla intomo al TUR perché, in tempi normali, opera il meccanismo
dell'arbitraggio, per cui le banche cercano di finanziarsi al tasso minore.
(394 PAROLE)
Il Modello IS-BP rappresenta l'equilibrio economico interno-esterno di un paese
(punto A). Spiegare:
a) cosa rappresenta la IS;
b) cosa rappresenta la BP;
c) come si dispone sul grafico un paese che, nella bilancia dei pagamenti, registra
un disavanzo commerciale compensato da entrate di capitali dall'estero;
d) si tratta di un punto di equilibrio di lungo periodo ?

a) La funzione IS (Investrnent-Saving) riguarda l'equilibrio interno.


In particolare, la funzione IS rappresenta tutte le coppie di valori (Y, i) tali che il mercato
del prodotto è in equilibrio, con Y decrescente in i.
b) La funzione Bp riguarda l'equilibrio esterno ed in particolare, la funzione BP indica tutte
le coppie di valori i) tali che la bilancia dei pagamenti è in equilibrio.
La bilancia dei pagamenti peggiora (via canale commerciale) quando la domanda aggregata
nazionale Y aumenta; la funzione BP è quindi decrescente in Y.
Al contrario, la BdP migliora quando i aumenta (al di sopra di iE); la funzione Bp è
quindi crescente in i.
La funzione BP indica quindi quanto deve aumentare i per compensare un aumento di Y e
mantenere cosi in equilibrio la Bilancia dei pagamenti.
c) Un paese che nella BdP registra un disavanzo commerciale SC < 0 compensato da
entrate di capitali dall'estero si dispone, nel grafico, in C.
Infatti, il modello IS-BP evidenzia le compatibilità tra equilibrio esterno-interno.
Tale compatibilità si realizza nel punto C e richiede: un tasso d'interesse nazionale superiore
al tasso estero, che comporta un sacrificio (più o meno grande) di domanda aggregata Y.
d) NO, il punto C non è un equilibrio di lungo periodo, dal momento che, in C si hanno
entrate nette di capitali che compensano il disavanzo commerciale.
Il motivo è che un paese con disavanzo commerciale SC < 0 accumula debito estero e il
pagamento degli interessi aumenta il disavanzo corrente, che a sua volta crea nuovo debito.
Anche se il disavanzo commerciale rimane costante di anno in anno, il disavanzo corrente e
il debito continuano a crescere per effetto del pagamento degli interessi.
C'è poi un altro fattore che fa aumentare il tasso d'interesse, e riguarda le aspettative:
difendere il tasso di cambio fisso aumentando il tasso d'interesse diventa sempre più
costoso, in quanto questo comporta una crescente riduzione della domanda aggregata.
Di conseguenza, gli investitori internazionali danno probabilità crescente all'abbandono del
cambio fisso e maggiore è il disavanzo commerciale da correggere, maggiore è l'entità della
svalutazione futura del cambio, e quindi l'aumento del tasso d'interesse è necessario per
attrarre i capitali esteri.
Per queste ragioni, l'equilibrio di lungo periodo non può essere posizionato in C, ma
dovrebbe essere posizionato in A e richiede contemporaneamente tre
condizioni: il pareggio della BP, del CC e del CF.
(326 PAROLE)
Durante la crisi dei debiti sovrani dei paesi euro, l'Italia ha subito un forte aumento
dei tassi d'interesse dei titoli di stato. Due spiegazioni molto comuni sono:
a) I 'Italia ha un debito elevato e una serie di disavanzi fiscali provocati dalla crisi
hanno fatto aumentare i tassi d'interesse;
b) l'Italia ha un basso tasso di crescita economica e questo farà peggiorare il
rapporto debito/PIL.
Sono spiegazioni corrette secondo i principi di base di politica fiscale studiati?
Rispondere e motivare.

Si, sono spiegazioni corrette secondo i principi di base di politica fiscale:


a) I disavanzi fiscali di anno in anno creano debito pubblico, e generalmente la crescita del
debito riduce la possibilità di onorare il debito stesso = la crescita del debito aumenta il
rischio sovrano, ossia la probabilità di insolvenza totale o parziale dello Stato emittente.
Di conseguenza, i detentori del debito richiedono un premio per il rischio crescente, cosi
che lo Stato paga un tasso d'interesse crescente sul debito, alimentando ulteriormente
deficit e debito.
Un altro fattore che fa aumentare il tasso d'interesse riguarda le aspettative: difendere il
tasso di cambio fisso aumentando il tasso d' interesse diventa sempre più costoso, in quanto
questo comporta una crescente riduzione della domanda aggregata.
Gli investitori internazionali danno quindi probabilità crescente all'abbandono del cambio
fisso.
Maggiore è il disavanzo commerciale da correggere, maggiore sarà l'entità della svalutazione
futura del cambio, e quindi dovrà essere maggiore anche l'aumento del tasso d'interesse
necessario per attrarre i capitali esteri.
In Italia, la combinazione di un debito elevato e di disavanzi fiscali che lo alimentano fa
attivare i due meccanismi descritti sopra: il risultato è quindi effettivamente un aumento dei
tassi d' interesse.
b) Se l'Italia ha un basso tasso di crescita economica, il denominatore del rapporto
debito/PIL cresce meno del numeratore questo fa peggiorare il rapporto.
Il rapporto debito/PIL è una misura della possibilità che ha uno stato di ripagare il proprio
debito, in quanto un aumento del PIL potrebbe essere in parte usato per saldare parte del
debito pubblico.
Quando il rapporto debito/PIL è alto, i sottoscrittori, del debito avvertono la sensazione
che il debito possa sfuggire al controllo del Governo e non saranno cosi più disposti ad
affidare i loro capitali allo Stato in questione, creando cosi, improvvise crisi di sfiducia.
Un governo attento deve quindi sempre bilanciare norme più rigide che diminuiscano
l'ammontare del debito con norme che rilancino la produttività del paese e lo sviluppo
economico.
(402 PAROLE)
a) scrivi e spiega la relazione tra CE, impieghi finanziari nazionali e risparmio
privato;
b) commenta il grafico delle risorse e impieghi finanziari dell'Italia (2000-2017);
c) nel 2017, l'Italia era in una posizione di credito o debito l'estero?

a) La fonte primaria delle risorse finanziarie nazionali è il risparmio privato S ed attraverso il


canale estero si possono poi aggiungere o sottrarre risorse finanziarie:
- si aggiungono risorse finanziarie quando soggetti non residenti finanziano soggetti
residenti, ovvero la BdP registra entrate nette di capitali e CF > O;
- si sottraggono risorse finanziarie quando soggetti residenti finanziano non residenti,
ovvero la BdP registra uscite nette di capitali e CF < O.
In sintesi:
- il totale delle risorse finanziarie è dato dalla somma algebrica tra risparmio privato e conto
finanziario della BdP;
- sul lato degli impieghi abbiamo la somma algebrica tra il finanziamento degli investimenti
privati I e l'eventuale disavanzo di bilancio pubblico B < 0.
Pertanto, possiamo scrivere la relazione contabile S + CF=I - B, che possiamo riscrivere
come: CF = (I – B) -S.
In particolare:
• se S < (I - B) c'è un eccesso di impieghi finanziari che viene compensato da entrate nette
di capitali CF > 0;
se S > (I — B) c'è un eccesso di risparmio che viene impiegato mediante uscite nette di
capitali CF < O.
Quindi se osserviamo un saldo finanziario della BdP positivo possiamo concludere che il
paese, per investimenti e/o disavanzo pubblico, sta assorbendo finanziamenti maggiori di
quelli generati dal risparmio privato interno e tale eccedenza viene colmata da finanziatori
esteri.
Se il saldo finanziario della BdP è negativo, il risparmio privato interno eccede il fabbisogno
finanziario e viene impiegato in finanziamenti a soggetti esteri.
b) Dal 2000 al 2008 l'Italia ha registrato un saldo fiscale della BdP maggiore di 0 e con
tendenza a crescere: questo significa che l'Italia ha assorbito finanziamenti maggiori di quelli
generati dal risparmio interno, cosi che questa eccedenza è stata colmata da finanziatori
esteri.
Tra 2008 e 2011 l'andamento del CF è stato più fluttuante: esso si è mantenuto comunque
sopra lo O, ma con periodi in cui si è ridotto (2008-09, 2010-11 ) ed altri in cui invece è
cresciuto (2009-10).
Complessivamente, nel 2017 l'investimento registra lo stesso livello del 2011, mentre il
disavanzo pubblico è calato solo di pochi miliardi.
c) Nel 2017 l'Italia registrava un CF negativo e pari a circa -50mld di euro.
Un CF negativo equivale ad uscite nette di capitali, il che significa che l'Italia ha aumentato
le proprie attività rispetto alle passività.
Nel 2017, l'Italia era quindi in una posizione di credito verso il resto del mondo.
(397 PAROLE)
a) spiegare come si ottiene la bilancia dei pagamenti netta
b) la Zona Euro, tramite I 'Italia, ha guadagnato o perso riserve ufficiali?
c) I 'Italia ha dato o preso a prestito dal resto del mondo?
d) nel 2013 l'Italia aveva una posizione finanziaria estera di -448,4 mld di euro.
Nel 2014 la PFE è migliorata o peggiorata, e quale valore ha registrato?

a) Oltre a conto corrente e conto finanziario, la bilancia dei pagamenti ha un altro saldo
importante che si ottiene al netto delle transazioni ufficiali.
Abbiamo quindi che BP = CC + CF -TU ovvero, BP = CC + MC
Rispetto a questo saldo, si dice che la BdP è in avanzo se BP > 0 e in disavanzo se BP < 0.
Questo saldo è importante per due ragioni:
-in primo luogo, il BP "isola" i conti con l'estero dell'economia nazionale da quelli della
banca centrale;
-in secondo luogo, esiste una relazione ben precisa tra saldo della BdP, transazioni ufficiali e
riserve ufficiali.
In effetti, il saldo della BdP è pari a quello delle transazioni ufficiali con segno invertito.
Questo accade perché per costruzione, CC + CF = O scomponendo il CF abbiamo che CF
= MC +TU e quindi CC + MC +TU= 0
che si può riscrivere come BP – TU, un avanzo della BdP comporta uscite ufficiali nette.
b) L'Italia presenta quindi un disavanzo della BdP pari a 0,9.
Secondo la relazione che abbiamo individuato nella risposta a), un disavanzo della Bdp
comporta incassi ufficiali netti.
Lo schema della BdP ci dice che i pagamenti ufficiali sono il risultato di acquisti di riserve
ufficiali della banca centrale, e viceversa gli incassi ufficiali sono il risultato di vendite di
riserve.
Quindi, il saldo delle transazioni ufficiali comporta una variazione dello stock di riserve
ufficiali di uguale valore e segno opposto TU = - deltaRU
Data questa relazione, possiamo quindi scrivere anche che BP = deltaRU, che significa che
il saldo della bilancia dei pagamenti comporta una variazione delle riserve ufficiali dello
stesso valore.
Quindi, nel 2014 la Zona Euro ha perso, tramite l' Italia, riserve ufficiali per un importo
pari a 0,9.
c) Il conto finanziario ci dà informazioni su entrate/uscite di capitali e quindi
sull'andamento di attività/passività.
Il CF dell'Italia è negativo, quindi nel 2014 l'Italia ha dato a prestito al resto del mondo.
d) La relazione tra posizione finanziaria estera e bilancia dei pagamenti è la seguente: il
saldo finanziario della bilancia dei pagamenti implica una variazione della posizione
finanziaria netta nazionale dello stesso ammontare e di segno opposto CF = -deltaPFE.
Sostituendo i dati italiani, otteniamo una variazione della PFE pari a +34,3.
Quindi la PFE dell'Italia nel 2014 è migliorata rispetto all’anno precedente, registrando un
valore di -414,1 mld di euro.
(377 PAROLE)
a) spiegare quali sono le principiali determinanti del canale commerciale della
bilancia dei pagamenti;
b) rappresentare il canale commerciale nel grafico del mercato valutario e
identificare il tasso di cambio di equilibrio;
Utilizzando quanto detto nel punto a), dimostrare quindi che:
- con cambio flessibile, se l'inflazione interna diventa più alta di quella estera ci sarà
svalutazione;
- con cambio fisso, un disavanzo commerciale provoca una perdita di riserve
ufficiali.

a) Dalla teoria standard, ricaviamo quindi che le principali determinanti del canale
commerciale sono due:
• il prezzo relativo dei beni
• il reddito reale dei consumatori;
La differenza rispetto alla teoria standard sta nel prezzo relativo dei beni, che in questo caso
comprende anche il tasso di cambio nominale et.
Infatti, i prezzi dei due beni sono espressi in valute diverse (pt è il prezzo in valuta
nazionale, pEt quello in valuta estera) e per poterli confrontare occorre prima di tutto
applicare il tasso di cambio e.
Notiamo poi che il prezzo relativo dei beni è un valore nominale diviso per il premo
nazionale pt.
Per questa ragione, in questo particolare caso (in cui beni sostituiti sono uno nazionale e
uno estero) il prezzo relativo viene chiamato tasso di cambio reale, indicato con .
Applicando queste considerazioni, otteniamo che:
- i fattori principali che determinano la domanda di importazioni sono il tasso di cambio
reale e la domanda aggregata nazionale;
- i fattori principali che determinano la domanda di esportazioni sono il tasso di cambio
reale e la domanda aggregata estera;
b) Il tasso di cambio di equilibrio commerciale (ert•) deve uguagliare esportazioni e
importazioni.
Questo equivale a mantenere il saldo commerciale in pareggio e quindi, ert• deve essere tale
per cui:
In particolare, le variabili che fanno aumentare la domanda di valuta estera (IM) fanno
aumentare anche il tasso di cambio, mentre le variabili che fanno aumentare l'offerta di
valuta estera (EX) fanno diminuire il tasso di cambio.
A questo punto, vediamo che:
- Se l'inflazione interna diventa più alta di quella estera, il prezzo relativo dei beni esteri
diventa più vantaggioso.
Aumenta quindi la domanda di importazioni (graficamente, D(IM) si sposta verso destra).
Con cambio flessibile, e a parità di altre condizioni, per ristabilire l'equilibrio commerciale
effettivamente occorre una svalutazione reale (er aumenta fino al punto B)
- un disavanzo commerciale (SC < 0) equivale ad un eccesso di domanda di valuta estera.
Per ristabilire l'equilibrio commerciale, in regime di cambio fisso la banca centrale ha solo
un modo per aumentare l'offerta di valuta estera:
deve immettere valuta estera nel mercato attingendo dalle proprie riserve ufficiali.
Quindi, in regime di cambio fisso l'eccesso di domanda di valuta estera comporta
effettivamente una perdita di riserve ufficiali.
(395 PAROLE)
In base alla contabilità nazionale dell'economia aperta spiegare:
a) le voci che determinano il conto corrente della bilancia dei pagamenti;
b) la relazione tra saldo commerciale, PIL e domanda aggregata nazionale;
c) la relazione tra conto corrente, reddito nazionale lordo e domanda aggregata.

La bilancia dei pagamenti è un documento contabile che registra tutte le transazioni dei
residenti di un paese che danno luogo a pagamenti o incassi con soggetti non residenti.
Le voci della BdP sono suddivise in due parti:
il conto corrente (CC) e il conto finanziario (CF).
Il primo registra, e dà il saldo, delle transazioni di beni, servizi e redditi mentre, il secondo
registra e dà il saldo, di quelle di origine finanziaria.
a) Come abbiamo detto, il conto corrente della bilancia dei pagamenti registra pagamenti e
incassi riferiti al commercio internazionale di beni e servizi, ai redditi e ai trasferimenti.
Di fatto, il CC è il saldo economico dell'intero paese verso il resto del mondo.
Le voci che determinano il conto corrente della BdP sono:
l. il saldo commerciale SC = EX - IM che riflette l'andamento del commercio internazionale
del paese per quanto attiene alla produzione e allo scambio di merci e servizi.
Indica quindi la capacità dell'economia nazionale di offrire merci e servizi sui mercati esteri
(EX) a fronte del fabbisogno di merci e servizi richiesti dai residenti (IM);
2. il saldo dei redditi e trasferimenti riflette fondamentalmente tre aspetti delle relazioni del
paese: la mobilità del fattore lavoro, la mobilità del fattore capitale e il ruolo internazionale
del governo.
b) Il saldo commerciale mette in luce il ruolo del settore estero di complementarità tra
creazione e impiego di risorse reali di un paese.
In questo senso, il conto corrente è collegato ai conti economici nazionali.
Ricaviamo quindi la relazione tra SC, PIL e domanda aggregata nazionale:

In Particolare:
- un avanzo commerciale SC > O indica che l'economia nazionale produce più risorse di
quante ne assorbono i residenti.
La domanda aggregata è inferiore al PIL e l'eccedenza viene assorbita dall'estero.
- un disavanzo commerciale SC < 0 indica che la domanda aggregata nazionale supera il
PIL.
Quindi il settore estero integra con risorse importate l'eccedenza di domanda aggregata
nazionale rispetto alla produzione.
c) Il settore estero partecipa alla formazione del reddito nazionale lordo attraverso i redditi
netti esteri. La relazione rilevante è
Pertanto, se guardiamo il saldo corrente della bilancia dei pagamenti otteniamo
un'indicazione dello sbilancio tra spesa nazionale e RNL.
Da questo punto di vista, una nazione appare come una "famiglia" che può spendere più
del suo reddito (CC < 0) o meno del suo reddito (CC > O).
(392 PAROLE)
Elenca le prescrizioni di politica economica fornite dalle diverse teorie,
evidenziandone le basi teoriche.

Nel mondo della NMC, qualsiasi intervento di politica economica da parte dello Stato è
inutile, se non addirittura dannoso.
Il messaggio chiave della NMC è quindi che governo e banca centrale devono astenersi
dall'interferire con il funzionamento dei mercati nel corso delle fluttuazioni
macroeconomiche.
Questo messaggio si traduce nelle seguenti prescrizioni per il governo e per la banca
centrale:
- dal punto di vista della politica fiscale, la NMC sostiene la neutralità della politica fiscale
ed il motivo è che il PIL di equilibrio del sistema, e quindi il livello dei redditi, è
determinato unicamente dalla dotazione dei fattori e dalla tecnologia.
Il settore pubblico può solo alterare la composizione della produzione (più beni pubblici e
meno privati, e viceversa), ma non il livello complessivo.
Ne consegue che i governi non hanno strumenti per influenzare la spesa (ad es. con
disavanzi), e la prescrizione della NMC è quindi che il governo mantenga il pareggio di
bilancio.
L’altra prescrizione è di minimizzare la spesa pubblica compatibilmente con l'efficienza dei
mercati.
- Dal punto di vista della politica monetaria, secondo la NMC essa risulta neutrale sulle
variabili reali (produzione e occupazione), ma ha invece effetti diretti sull'IGP.
L'unico obiettivo della politica monetaria deve essere quindi la stabilità dei prezzi, attuata
seguendo regole di comportamento stabili e prevedibili.
La MK mette in luce l'instabilità dell'equilibrio macroeconomico di piena occupazione e il
venire meno di spontanee al riequilibrio e, per quanto riguarda la politica monetaria, Keynes
sostiene che si possa sostenere la domanda aggregata attraverso il controllo dell'offerta di
moneta (modello IS-LM).
La manovra prescritta è un aumento dell'offerta di moneta, finalizzata a ridurre il tasso
d'interesse e aumentare la domanda aggregata fino al PIL di piena occupazione.
Il risultato è opposto a quello della NMC: la politica fiscale non è neutrale, ma al contrario
variazioni del bilancio pubblico (al pari di quelle della spesa privata) hanno un effetto
diretto sulla determinazione del PIL.
Disavanzi pubblici possono essere necessari ed efficaci quando la domanda privata è
insufficiente rispetto al PIL di piena occupazione.
In caso di recessioni di particolare gravità e persistenza, magari vicino alla trappola della
liquidità, la prescrizione della MK è abbinare politica fiscale espansiva e politica monetaria
di "accompagnamento".
Tuttavia, i neo-keynesiani prediligono la politica monetaria come strumento di
stabilizzazione, raccomandando ai governi di non discostarsi ampiamente e a lungo dal
bilancio in pareggio.
(406 PAROLE)
Inflazione: variabile pro ciclica o aciclica? Cosa dicono le teorie macroeconomiche,
e cosa osserviamo nei dati?

I dati dei paesi industrializzati dicono che l'andamento dell'inflazione rispetto al PIL non è
sistematico, ma presenta fasi diverse: abbiamo fasi in cui l'inflazione è anticiclica, fasi in cui
è pro ciclica e fasi in cui è aciclica.
Inoltre, il coefficiente di correlazione tra inflazione e PIL è positivo (0,33 per l'Italia) e
questo dovrebbe indicare che l'inflazione è pro ciclica.
Tuttavia, il valore basso indica che la correlazione è statisticamente poco significativa:
l'inflazione potrebbe quindi in realtà essere aciclica (quest'ultima informazione è supportata
da un R2 basso = 0.14).
La Nuova Macroeconomia Classica individua gli shock monetari come causa dell'inflazione.
In particolare, si ha inflazione se l'offerta di moneta aumenta eccessivamente rispetto alle
altre due componenti (velocità di circolazione della moneta e PIL) dell'equilibrio monetario.
Sono importanti due punti chiave:
- Neutralità monetaria (teoria quantitativa della moneta) e variazioni dell'offerta di moneta
(esogena) che influiscono solo sull'indice Generale dei Prezzi e non sul livello della
produzione (PIL).
I punti fondamentali della teoria sono supportati da una robusta evidenza empirica su
orizzonti temporali medio-lunghi: i paesi con maggior tasso di crescita medio della moneta
mostrano un tasso d'inflazione più elevato in maniera pressoché proporzionale; e nel lungo
periodo la crescita della quantità di moneta in circolazione sembra effettivamente non avere
alcuna relazione significativa con il tasso di crescita del PIL reale.
Nella Macroeconomia Keynesiana, la relazione tra inflazione e ciclo economico viene
affrontata in modo sostanzialmente empirico, sulla base di due relazioni statistiche: la Legge
di Okun e la Curva di Phillips.
Il risultato teorizzato è che esistono un tasso di disoccupazione non inflazionistico
(NAIRU) ed un corrispondente PIL non inflazionistico (NAIRO) per cui il tasso
d'inflazione rimane basso e stabile; se si prova a spingere per un PIL maggiore del NAIRO
(e quindi per un tasso di disoccupazione minore del NAIRU) occorre accettare
un’inflazione più alta.
Viceversa, per ridurre un'inflazione troppo elevata occorre accettare una riduzione del PIL
ed in altre parole, esiste un trade-off inflazione-prodotto, che equivale a dire che l'inflazione
è pro ciclica.
Di conseguenza, esiste anche un trade-off inflazione-disoccupazione: il costo di ridurre
l’inflazione consiste nell'accettare un tasso di disoccupazione più alto.
L'assetto della Nuova Macroeconomia Keynesiana consente di correggere i problemi della
MK, affermando che nel breve periodo, shock di domanda aggregata hanno effetti sia sul
tasso d' inflazione che sul PIL variando l'inflazione in modo pro ciclico, mentre, shock
inflazionistici inattesi sono la causa delle fasi in cui l'inflazione anticiclica.
(393 PAROLE)
I neo-keynesiani sono in disaccordo con i neo-classici sui seguenti punti.
Riassumere le rispettive posizioni:
a) le fluttuazioni del sono sufficientemente spiegate da shock tecnologici di Offerta
aggregata?
b) nel corso del ciclo economico il mercato del lavoro è sempre in equilibrio
(assenza di disoccupazione involontaria) ?
e) le variabili monetarie (offerta di moneta, t. d'interesse monetario) hanno effetti
reali di ampiezza e durata significativa?

a) All'interno della teoria della NMC si ritiene che le fluttuazioni del PIL avvengano in un
contesto di mercati costantemente in equilibrio.
Le variazioni irregolari del livello del PIL sono dovute a variazioni dei fattori produttivi
di natura reale (in particolare, da variazioni della produttività totale dei fattori, misurata via
fattore z). Quindi, complessivamente, le variazioni della PTF (shock tecnologici dell'offerta)
sono in grado di spiegare le variazioni del PIL e delle variabili che statisticamente risultano
pro cicliche (occupazione, redditi dei fattori, consumo).
La NMK è in disaccordo con questa idea, e afferma gli shock di domanda aggregata, e non
quelli tecnologici dell'offerta, sono una delle cause prevalenti delle fluttuazioni.
b) La NMC afferma che le avvengono in un contesto di mercati costantemente in equilibrio
e consegue che anche il mercato del lavoro deve essere costantemente in equilibrio, e in
questo senso il modello neo-classico non ammette possibilità di disoccupazione
involontaria.
Ammette, tuttavia, la possibilità della cosiddetta disoccupazione frizionale, definita come il
livello di disoccupazione che si genera nell' ambito, di un sistema di equilibrio economico
generale, qualora ci siano imperfezioni di mercato, variazioni di domanda e offerta, costi di
acquisizione delle informazioni, costi di mobilità, e così via.
Questo tipo di disoccupazione è sostanzialmente una "coda" che si forma all'entrata del
mercato del lavoro, per problemi di coordinamento tra flussi in entrata o flussi in uscita.
La NMK si discosta quindi da questa idea del mercato del lavoro, introducendo i fenomeni
di rigidità reali e nominali.
In particolare, le rigidità reali producono due possibili conseguenze:
-il raggiungimento di un equilibrio inefficiente oppure, il mancato raggiungimento di un
equilibrio di mercato ed in questo caso, nel mercato del lavoro l'offerta di lavoro sarà
maggiore della domanda e ci sarà quindi disoccupazione involontaria.
La disoccupazione dovuta a rigidità reali è anche detta strutturale, in quanto non esistono
forze spontanee di mercato in grado di modificare la situazione di disequilibrio.
c) La teoria quantitativa della moneta alla base della NMC sostiene l'ipotesi di neutralità
dell'offerta di moneta, per cui le variazioni delle variabili monetarie (offerta di moneta) non
hanno effetti reali, ma hanno invece effetti solo sul livello dell'IGP. La NMK sostiene
invece che le variabili monetarie hanno un impatto importante sulla domanda aggregata (via
T), e per queste vie hanno effetti reali (e non solo su prezzi e inflazione) in misura e durata
significative.
(406 PAROLE)
Riassumi le principali teorie macroeconomiche, evidenziando gli eventi storici che
hanno segnato un cambio di pensiero.

All'inizio del XX secolo il pensiero economico dominante era quello liberale classico con
alcuni punti essenziali acquisiti che poi si ritroveranno nella formulazione della moderna
NMC, tra cui, la neutralità della moneta sulla produzione e natura monetaria delle
fluttuazioni dei prezzi.
Questa visione fu messa in crisi dalla sua incapacità di spiegare e trovare soluzioni alla
Grande Depressione (1929) ed inizialmente, ci fu fiducia nel fatto che le forze spontanee
dei mercati avrebbero prodotto la ripresa dell'economia.
La Grande Depressione portò cosi alla ribalta della teoria alternativa di Keynes, che
proponeva di spiegare e capire perché l'economia di mercato può passare dal suo
andamento ciclico ad un'instabilità cumulativa che, anziché correggersi, si aggrava sempre di
più.
I punti chiave della teoria sono: causa e ruolo delle fluttuazioni della AD nel ciclo
economico ed effetti reali su produzione e occupazione con possibilità di prolungati stati di
sottoproduzione e disoccupazione che non tendono ad autocorreggersi, ma richiedono
interventi di politica economica.
Ad opera di giovani studiosi, queste idee diedero vita al Paradigna teorico della
Macroeconomia Keynesiana.
Dopo la IIGM ci fu un periodo di sviluppo socio-economico forte e stabile, che fu
associato ad una predominanza delle politiche macroeconomiche keynesiane.
Questa fase di crescita s'interruppe alla fine degli anni '60 con la Grande Inflazione,
accompagnata da una brusca battuta d'arresto della crescita, chiamata stagflazione.
In questo contesto, la lotta all' inflazione portò alla ribalta il Monetarismo.
Il loro punto di forza fu una teoria capace di fornire una spiegazione coerente dei fenomeni
in corso: la stagnazione produttiva e la disoccupazione non erano dovute a insufficienza di
domanda aggregata, ma a fattori dal lato dell'offerta e la stagflazione era la conseguenza di
questo errore nella lettura dei fatti macroeconomici.
I fenomeni di Globalizzazione e disinflazione anni 80’ mostrarono i limiti di un approccio
neoliberista integrale e si passò cosi alla Nuova Macroeconomia Keynesiana, che sull'assetto
del metodo neoclassico introduce imperfezioni di mercato in grado di spiegare diversi
fenomeni.
I punti fondamentali nella NMK sono: ruolo preponderante della AD nel determinare i cicli
economici in termini reali, dipendenza della disoccupazione dalle fasi del ciclo, capacità e
necessità da parte della politica monetaria di regolare tanto la dinamica dei premi quanto
quella dell'attività economica.
Il periodo dei successivi anni '90 è chiamato anche Grande Moderazione sino ad arrivare
alla grave crisi finanziaria internazionale (la Grande Recessione) che ha provocato una
caduta del PIL ampia e persistente ed un recupero lento e incompleto.
(384 PAROLE)
Esporre la teoria della domanda di moneta come riserva di valore, in particolare
a) perché, sotto tale profilo, la moneta viene considerata in alternativa ai titoli
finanziari;
b) quale è il costo e quale il beneficio della moneta rispetto ai titoli;
c) individuare la quantità Ottimale di moneta di riserva mediante il grafico che
mette in relazione costo e beneficio marginale della moneta.

a) Con il termine "riserva di valore" si intende dire che la moneta è uno strumento per
trasferire nel tempo potere d'acquisto.
L'osservazione di Keynes è che, in effetti, la moneta non viene impiegata immediatamente
per acquisti e pagamenti correnti, ma viene trattenuta in vista di acquisti e pagamenti futuri.
É chiaro che, sotto questo punto di vista, la moneta entra in concorrenza con gli altri
strumenti finanziari (i titoli finanziari), perché diventa un'alternativa con cui le famiglie
possono impiegare i loro risparmi.
b) A questo punto ci si potrebbe chiedere perché usare la moneta come riserva di valore
anziché impiegare i titoli.
La risposta di Keynes è che, in realtà, anche i titoli finanziari presentano dei costi.
Questi costi sono legati al fatto che essi non sono uno strumento di pagamento efficiente,
in quanto non si possono usare direttamente per pagare le proprie spese, ma devono prima
essere trasformati in moneta.
La liquidazione dei titoli presenta dei costi di transazione, che pongono quindi titoli e
moneta sullo stesso piano.
I costi di transazione gravanti sul possesso dei titoli sono essenzialmente di due tipi: costi
certi di compravendita, legati a tempo e costi delle operazioni tecniche, intermediazioni etc.;
costi incerti di realizzo, legati alla possibilità che al momento della vendita del titolo ci sia
una perdita sul valore del capitale e/o interessi.
Rispetto a questi, la moneta ha un costo-opportunità (ovvero la rinuncia al tasso d'interesse
per ogni euro trattenuto in moneta), ma ha anche un beneficio (in quanto la
moneta può essere prontamente impiegata senza costi pagare beni e servizi, mentre i titoli
devono prima essere liquidati sopportando vari costi di transazione, tra cui l'eventualità di
una perdita di capitali o interessi).
c) Il grafico che mette in relazione costo e beneficio marginale della moneta permette di
individuare la quantità ottimale di moneta L.
Dal grafico ricaviamo due informazioni:
- il beneficio marginale della moneta è decrescente rispetto alla quantità;
- la quantità ottimale di moneta dipende anche dal tasso d'interesse sui titoli.
In particolare, la domanda di moneta è in relazione inversa con il tasso d'interesse.
Questo accade per via della funzione di riserva di valore: se aumenta i, il costo opportunità
della moneta di riserva aumenta e ci sarà incentivo a tenere meno moneta e più titoli
(viceversa se i diminuisce).
(402 PAROLE)
a) spiegare perché, partendo da una funzione di produzione neoclassica, la funzione
di domanda di lavoro risulta decrescente rispetto al salario reale;
b) spiegare perché, in presenza di un aumento della produttività dei fattori, per le
imprese è possibile aumentare la domanda di lavoro e/o il salario reale (usare il
grafico del mercato del lavoro neoclassico);
c) l’andamento della produttività può spiegare il fatto che l'Italia, rispetto agli altri
paesi europei, ha un minor aumento dei salari e un maggior aumento del costo del
lavoro per unirà di prodotto?

a) La funzione di produzione neo-classica è data da ed ha le seguenti


proprietà:
- crescente al crescere dell'impiego di ogni singolo fattore (i fattori sono il capitale K e il
lavoro N);
- produttività marginale (PMg) decrescente per ogni singolo fattore;
- rendimenti di scala costanti la produzione aumenta o diminuisce nella stessa proporzione
in cui aumentano o diminuiscono entrambi i fattori
Dati il capitale Kt il tasso d'interesse annuale lordo Rt e il saggio di salario W, stabilito dal
mercato, l'impresa deve fare un piano di produzione che comprende la decisione relativa
all'impiego del secondo fattore: il lavoro Nt.
Nel farlo, l'impresa deve rispettare il vincolo della distribuzione del reddito dei fattori: in
un'economia senza settore estero e settore pubblico, PIL = RNL quindi l'intero valore della
produzione viene distribuito alle famiglie come reddito del capitale e del lavoro.

Abbiamo quindi che:


La soluzione è che l'impresa domanda lavoro Ndt fino al punto in cui la produttività
marginale del lavoro (PMgL, che è decrescente) uguaglia il salario.
Per via delle proprietà della funzione di produzione, la relazione che lega la domanda di
lavoro ottimale al salario è decrescente, come nel grafico.
Dato lo stock di capitale K, e la produttività totale dei fattori (indicata da Zt nella finzione
di produzione), l'impresa può aumentare l'input di lavoro solo per un salario inferiore,
perché per ogni unità aggiuntiva di lavoro ha una produttività inferiore (movimenti lungo la
curva Nd).
b) Un aumento della PTF, graficamente, provoca una traslazione a destra della curva Nd (la
spiegazione è che un aumento della PTF rende il lavoro più produttivo, quindi la curva Nd
trasla a destra nel grafico).
A questo punto, vediamo che l'impresa può aumentare l'input di lavoro a parità di salario
(A), oppure può aumentare il salario a parità di input di lavoro (B) o, ancora può aumentare
entrambi (C).
c) Si, l'andamento della produttività può spiegare il fatto che l'Italia ha un minor aumento
dei salari rispetto agli altri paesi europei.
Partiamo da un'affermazione: la crescita della produttività è il motore dell'occupazione e dei
salari, in quanto permette di sfuggire alla legge della produttività marginale decrescente.
I dati rilevano che in Italia la produttività è cresciuta meno rispetto agli altri paesi europei, e
si può spiegare cosi un minor aumento dei salari, per quanto riguarda il costo del lavoro per
unità di prodotto, questo è dato da CLUP = WN/Y = W(Y/N).
(398 PAROLE)
La tabella riporta i dati di sintesi del ciclo economico in Italia

a) spiegare per ciascuna variabile il significato di ciascun indicatore statistico


b) i dati italiani sono conformi ai fatti stilizzati del ciclo economico dei paesi
industrializzati? In che misura?

a) Per quanto riguarda il PIL, nel periodo considerato esso è cresciuto mediamente dell'
1,9% ogni anno.
Il valore 2,34 indica che il PIL italiano ha una volatilità piuttosto alta, ovvero una crescita
instabile. Consumo ed investimento sono le due componenti principali del PIL, ed è quindi
interessante considerare i dati riferiti a queste due variabili confrontandoli proprio con
quelli del PIL. Nel periodo considerato il consumo è cresciuto mediamente dell' 1,9%
(come il PIL), mentre l'investimento è cresciuto di meno (O,7%).
Rispetto al PIL, il consumo è meno volatile (2,21), mentre l'investimento più volatile (4,49).
La volatilità del PIL è quindi compresa tra quelle di consumo e investimento, e questo è
coerente con ciò che abbiamo detto: essendo consumo e investimento le componenti
principali del PIL, le variazioni del PIL sono una composizione di quelle di consumo ed
investimento. Infine, i coefficienti di correlazione con il PIL sono entrambi positivi e
relativamente alti: questo significa che le due variabili sono correlate positivamente con il
PIL e sono variabili pro cicliche (all'aumentare del PIL, consumo e investimento
aumentano). L'inflazione ha avuto un tasso medio del 6,9% con una volatilità del 5,9% che
è relativamente bassa.Il coefficiente di correlazione con il PIL ha un valore positivo, ma
piuttosto basso: la correlazione con il PIL è quindi poco significativa statisticamente.
La disoccupazione si è mantenuta intorno ad un valore dell’8,2%.La deviazione standard
pari a 2,01 indica una volatilità bassa, che significa che le fluttuazioni intorno al valore
medio sono state di entità relativamente piccola. Il coefficiente di correlazione (-0,22) indica
una correlazione negativa con il PIL, che è però poco statisticamente significativa (il valore
infatti è molto basso, come nel caso dell'inflazione).
b) I fatti stilizzati del ciclo economico dei paesi industrializzati sono i seguenti:
- il PIL reale continua a crescere nel tempo, ma cresce in maniera irregolare (crescita
fluttuante), con fluttuazioni di breve e lungo periodo.
I dati italiani sono coerenti: nel periodo considerato ed il PIL italiano è cresciuto in modo
Irregolare. L'indice dei prezzi è cresciuto in maniera irregolare, sia in maniera pro ciclica che
anticiclica e la disoccupazione ha una componente autonoma di trend e una componente
(anti)ciclica e preferenze dei lavoratori);
-se il mercato del lavoro fosse completamente competitivo, i contratti di lavoro sarebbero
un salario monetario che incorpora il salario reale di piena occupazione e con indicizzazione
completa rispetto al prezzo del prodotto; di conseguenza, il mercato del lavoro, in
equilibrio, risulterebbe anche isolato dalle fluttuazioni di domanda aggregata e prezzo del
prodotto.
-se fattori come errori di previsione del prezzo e durata dei contratti impediscono la piena
indicizzazione del salario monetario, si può manifestare disoccupazione ciclica, cioè dovuta
a fluttuazioni della domanda aggregata e del prezzo del prodotto che, a parità di salario
monetario contrattuale, alterano il costo del lavoro reale pagato dalle imprese e quindi il
livello di occupazione ottimale.
Tuttavia, si tratta di fenomeni di breve periodo e tendenzialmente autocorrettivi, nel
momento in cui il contratto di lavoro viene rivisto in base al costo della vita.
-Quando la disoccupazione si manifesta in modo persistente nel lungo periodo ed è
sostanzialmente insensibile alle variazioni del PIL, significa che la sua causa risiede in
distorsioni del mercato del lavoro, come ad esempio la determinazione di contratti che
incorporano un salario reale maggiore di quello di piena occupazione.
-In tal caso, l’economia tenderà a fluttuare intorno ad un certo tasso di disoccupazione
strutturale (tasso naturale di disoccupazione), e non intorno alla piena occupazione.
La politica monetaria, influenzando la domanda aggregata, può contribuire a smorzare
queste fluttuazioni, ma non può ridurre stabilmente la disoccupazione strutturale; infatti un
aumento della domanda aggregata può far diminuire la disoccupazione nella misura in cui fa
aumentare il prezzo a cui le imprese possono vendere il prodotto, mentre rimane invariato
il salario monetario.
Ma, come abbiamo già detto, questo può essere solo un fenomeno transitorio per il tempo
necessario a rivedere il contratto di lavoro.
SONO I PRINCIPI BASE DELLA TEORIA ECONOMICA NEO KEYNESIANA.
(301 PAROLE)
Spiegare gli effetti sul consumo delle variazioni del vincolo di bilancio
Intertemporale.

Le variazioni del vincolo di bilancio intertemporale hanno 3 effetti sul consumo:


-Effetto Reddito: dovuto alle variazioni del reddito presente e futuro (solitamente ci si
riferisce alla componente del reddito da lavoro).
Queste determinano una variazione dell’intercetta della retta di bilancio, con una traslazione
parallela verso destra (aumento) o verso sinistra (diminuzione).
In generale, ci si attende un proporzionale aumento o diminuzione del consumo corrente,
del risparmio e del consumo futuro.
Dal punto di vista quantitativo è però molto importante distinguere quale reddito varia:
se quello futuro (effetto minimo), quello presente o entrambi (effetto max.).
-Effetto Ricchezza: riguarda variazioni della componente del reddito data dalla dotazione di
capitale e dalla sua rendita.
Le cause di questi effetti possono essere molto significative in un contesto più complesso
del nostro, in cui ad esempio la ricchezza è detenuta in forma finanziaria, soggetti a
fluttuazioni dei valori azionari.
Anche in questo caso, gli effetti possono essere transitori o permanenti.
-Effetto Sostituzione (o interesse): dato da variazioni del tasso di interesse, è rappresentato
da una rotazione della retta di bilancio attorno al punto dei redditi (posto che questi
rimangano invariati).
Il risultato su consumo e risparmio è ambiguo, in quanto risulta da due effetti contrapposti:
effetto ricchezza ed effetto sostituzione.
Consideriamo ad esempio un aumento del tasso di interesse.
Da un lato, comprare consumo futuro diventa meno costoso in termini di consumo
presente, quindi si crea un incentivo al risparmio.
Dall’altro viene aumentato anche il rendimento di ogni unità del risparmio esistente, e
questo consente di aumentare il consumo futuro anche senza risparmiare di più.
Se prevale il primo effetto (effetto sostituzione) il risparmio risulta una funzione crescente
del tasso di interesse.
Se prevale il secondo effetto RICCHEZZA ne risulta una funzione decrescente.
Per stabilire il risultato occorrono informazioni aggiuntive sulle preferenze intertemporali
della famiglia.
(270 PAROLE)
Illustrare la teoria neo-classica del "ciclo economico reale " (Real Business Cycle)
e discutere a proprio giudizio un punto di debolezza rispetto ai fatti
macroeconomici.

Uno dei punti fondamentali della teoria neo classica è il principio di autoregolazione dei
mercati, secondo cui il meccanismo dei prezzi conduce ed assorbe i cambiamenti della
domanda e dell’offerta.
Secondo questa teoria, le fluttuazioni del PIL sono prevalentemente il risultato di
aggiustamenti ottimali della produzione, dell’occupazione e del consumo a variazioni della
produttività totale dei fattori (>tecnologia).
Questa rappresentazione incontra due problemi:
-cambiamenti della produttività dei fattori (invenzioni tecnologiche, organizzative etc.)
Sono fenomeno non sufficientemente frequenti e ampi da spiegare la frequenza osservata
delle fluttuazioni;
-il PIL effettivo ha una variabilità maggiore del PIL potenziale.
RBC più nel dettaglio:
un sistema economico perfettamente efficiente ogni anno produce il suo PIL ottimale (o
potenziale).

Questo si può stimare secondo la formula:


Le variazioni in termini percentuali rispetto al periodo precedente si possono calcolare, per
approssimazione, come somme delle variazioni delle componenti, ovvero come il risultato
di continui shock ad uno o più dei fattori z, k, n:
In questa visione, la causa ultima del ciclo economico è legata ai fattori produttivi di natura
reale, mentre si minimizzano i fattori di natura monetaria o finanziaria.
Per questo si chiama Real Business Cycle (RBC).
Le fluttuazioni avvengono in un contesto di mercati costantemente in equilibrio.
Il funzionamento del mercato dei fattori, in particolare quanta produzione decidono di
effettuare le imprese, il che dipende dai FP e dal loro mercato, quindi se ci sono
cambiamenti in questi fattori cambierà la produzione, ma sarà sempre un adattamento
ottimale alla condizione di equilibrio.
Quindi si possono spiegare le fluttuazioni nella produzione vedendo l'effetto dei mutamenti
nelle condizioni che utilizzano le imprese per decidere quanto produrre.
(284 PAROLE)
Descrivere le caratteristiche principali degli andamenti del prodotto nazionale,
degli investimenti dei consumi e dei prezzi dei paesi industrializzati.

Nei Paesi Industrializzati, il PIL ha un andamento tipicamente crescente sia in termini


nominali, sia in termini reali.
Una caratteristica fondamentale è il fatto che l’andamento in termini reali è fluttuante,
contraddistinto da fasi di aumento al di sopra della media storica (espansioni) e diminuzioni
al di sotto della media (contrazioni).
La tendenza storica del PIL si chiama anche Trend.
Le componenti principali del PIL, consumi e investimenti, hanno andamenti analoghi.
Quando vi sono scostamenti del PIL al di sopra del trend, si registrano aumenti nei
consumi e degli investimenti; viceversa quando si osservano scostamenti al di sotto del
trend.
Per questa ragione consumi ed investimenti si dicono variabili pro cicliche.
Esiste un’importante evidenza empirica tra consumi ed investimenti, rispetto all’andamento
del PIL, riguardante la loro variabilità.
La variabilità rispetto al PIL misura l’ampiezza delle variazioni.
Da questo punto di vista, i consumi risultano generalmente meno variabili del PIL, mentre
gli investimenti risultano più variabili.
Gli investimenti sono una delle grandezze maggiormente instabili nel quadro economico.
I prezzi misurati ad esempio dall’indice dei prezzi al consumo o dal deflatore PIL, mostrano
un andamento tendenzialmente crescente.
Ovvero il tasso di variazione da un anno al seguente (=basso d’inflazione) è normalmente
positivo.
Diminuzioni assolute del deflatore del PIL (deflazione) sono fenomeni rari.
Tuttavia, anche il tasso di inflazione non è costante, ma mostra un andamento variabile.
La variabilità dell’Inflazione è però meno pronunciata di quella del PIL, mentre la sua
correlazione ciclica con il PIL stesso non è univoca.
Si osservano periodi pro ciclici (in cui le fasi espansive sono accompagnate da aumenti
dell’inflazione e le fasi recessive da diminuzioni dell’inflazione) e periodi anticiclici (fasi
espansive accompagnate da diminuzioni dell’inflazione e fasi recessive da aumenti
dell’inflazione).
(342 PAROLE)
La crescita del prodotto totale generata unicamente dall’accumulazione di
capitale fisico e con una tecnologia neo classica è un “fenomeno transitorio”.
a) Spiegare cosa significa questa definizione e qual è la ragione;
b) Sotto tali ipotesi, qual è il fattore che, quindi, può spiegare fasi di crescita
(più accelerata rispetto alla tendenza prima)?
Si tratta di nuovo di un fenomeno transitorio: neanche le innovazioni tecnologiche
sembrano avere la capacità di determinare un trend di crescita permanente di lungo
periodo.
Alla ricerca delle fonti della crescita "di lungo periodo", non ci resta che prendere in
considerazione il fattore rimanente nella contabilità della crescita, la PTF.
Nel modello di Solow cerchiamo di spiegare il fatto che lo sviluppo economico (mosso
dall'accumulazione di capitale) non si è arrestato, in base a shock esogeni di z, innovazione.
Come sappiamo, la PTF, statisticamente, è la componente principale della crescita annuale
del PIL.
Anche nel lungo periodo, la crescita dei fattori produttivi contribuisce a spiegare solamente
circa la metà della crescita media dei paesi industrializzati.○ se si utilizzano dati in termini
pro-capite, la percentuale del totale spiegata dalla esita della PTF sale fino a valori compresi
tra l’80% ed il 90%.
Come si vede, un'innovazione tecnologica innalza il sentiero di crescita del capitale (e
quindi del PIL) e determina un più alto livello di stato stazionario.
Se i fattori produttivi hanno rendimenti marginali decrescenti, l'accumulazione del capitale
produce una crescita transitoria, ma non permanente.
Nel lungo periodo il tasso di crescita di PIL e del capitale sarà 0.
In assenza di progresso tecnico, il PIL p.c. tende ad uno stato stazionario proporzionale al
tasso di risparmio e al tasso di attività (N/P).
La crescita transitoria dipende dal punto di partenza dove se il tasso di crescita non è
transitorio, ma permanente (più o meno elevato) se è dovuto a fattori endogeni che
generano aumenti della PTF.
Generalmente è proporzionale al tasso di accumulazione del capitale; il tasso d'investimento
influenza il tasso di crescita di lungo periodo.
Più investiamo, più capitale accumuliamo, più cresciamo.
Col modello di Solow arriviamo al punto stazionario (non in grado di ripristinare il capitale)
e non cresceremo più, mentre nei modelli di crescita endogena Y è una retta.
Le differenze nei punti di partenza del PIL p.c. non si riducono ma aumentano o
diminuiscono in relazione alla capacità del sistema economico di generare processi di
crescita endogena.
(369 PAROLE)
La funzione di domanda di lavoro neo keynesiana con disoccupazione
strutturale è la seguente:
a) spiegare cosa rappresentano w*t e delta e perché compaiono nella
funzione;
b) spiegare una possibile causa di delta t.

a) Abbiamo sugli assi salario reale e quantità di lavoro.


Nd è la funzione di domanda, (w*t, n*) è il punto di equilibrio dato il salario reale di piena
occupazione e con un DELTA che fa aumentare e tiene il salario reale contrattuale al di
sopra di quello di piena occupazione abbiamo una perdita di domanda.
La disoccupazione strutturale è il risultato di un salario reale contrattuale maggiore del
salario di piena occupazione, in base ad un fattore DELTA, che misura il grado di
distorsione o "rigidità" del mercato del lavoro.
b) Le origini dicono che l'origine di questi fenomeni può essere nel mercato del lavoro, che
però non è isolato rispetto all'economia, infatti l'origine della distorsione può provenire da
altri mercato, dei prodotti o del capitale, perché l'impresa fa due decisioni congiunte: quanto
lavoro occupare data la sua disponibilità di capitale produttivo.
Se si osserva disoccupazione involontaria il problema è che si è fuori dal contesto del
mercato concorrenziali. La causa principale di distorsione, per i lavoratori, è il potere di
mercato (organizzazione sindacali, vendono monopolisticamente il lavoro, quindi possono
fissare il salario ad uno maggiore di piena occupazione in una contrattazione).
Lo stato può imporre varie forme di imposte, la più importante sono i contributi sociali (ad
esempio con imposte sui salari) oppure interviene con i dispositivi per garantire salario
minimo, fissato da sindacati o direttamente dallo stato come norma di equità sociale, che se
troppo alto si crea disoccupazione involontaria.
Il contributo dei neokeynesiani riguarda l'introduzione delle imprese, che possono
instaurare meccanismi di contrattazione coerenti con il principio che l'impresa massimizza il
profitto nella determinazione della scelta di lavoro e salario, ma in un contesto di
imperfezioni di mercato risulta che è l'impresa che può percepire/impostare un sistema di
contrattazione che in certe condizioni per l'impresa prevede un salario reale più alto di
quello che consentirebbe la piena occupazione. La coerenza tra l'obiettivo del massimo
profitto e l'efficienza del mercato è sicura solo se valgono le condizioni di concorrenza
perfetta e informazione perfetta altrimenti le due cose possono escludersi: per seguire il
massimo profitto se il mercato non è in condizioni di perfetta concorrenza, informazione,
etc. il perseguimento del massimo profitto può determinare un’inefficienza del mercato.
(333 PAROLE)
Nel luglio 2012 la Bce ha dichiarato di essere pronta ad acquistare titoli di
Stato di Paesi Membri dell’euro per far fronte alla crisi finanziaria.
Secondo alcuni critici, questa decisione viola il principio per cui la BCE non
deve finanziare gli Stati.
a) Perché se la BCE effettua queste operazioni, finanzia gli Stati?
b) Con riferimento al ruolo della politica fiscale dell’Unione Monetaria
secondo Maastricht, perché la Bce non dovrebbe effettuare queste
operazioni?

Quando una banca centrale acquista titoli sul mercato stiamo parlando del famoso
quantitative easing, conosciuto in italiano come "allentamento monetario".
Con una politica di quantitative easing si ottengono due effetti:
1) immettere nuova moneta in un sistema economico;
2) abbassare i tassi di interesse sulla parte lunga della curva dei rendimenti.
Il secondo punto si può comprendere meglio se si considera che, generalmente, una banca
centrale ricorre al quantitative easing quando:
1) l'economia è depressa;
2) quando sono state già usate le armi convenzionali per provare a sostenerla, ovvero
quando la banca centrale ha già praticamente abbassato il più possibile il tasso di interesse
di riferimento (quello che le banche commerciali pagano per ricevere in prestito dei capitali
dietro collaterali accettati dalla stessa banca centrale).
Quindi, in teoria, quando viene effettuato un quantitative easing è simmetrico pensare che il
quadro di fondo non sia favorevole e che l'economia sia caduta in una trappola della
liquidità (non è più sufficiente agire sui tassi di interesse a breve per stimolare la domanda).
L'obiettivo finale di una manovra di "qe" è rilanciare l'economia, ovvero far affiorare soldi
all'economia reale e stimolare la domanda (investimenti di imprese e consumi delle famiglie)
depressa dalla crisi e non più stimolata dal circuito bancario per via della contrazione del
credito (alle banche commerciali non conviene prestare quando l'economia è fragile perché
aumentano i tassi di insolvenza e la rischiosità dell'operazione).
Con riferimento al ruolo della politica fiscale dell’Unione Monetaria secondo Maastricht
quanto più una Banca Centrale opera di concerto col governo, avendo obiettivi estesi anche
all’occupazione ed alla crescita, tanto peggiori saranno i risultati in termini di inflazione.
Questi risultati sembravano in linea con la teoria secondo cui il tentativo di utilizzare la
politica monetaria per realizzare aumenti permanenti del PIL e dell’occupazione al di sopra
del potenziale ha, nel lungo periodo, solo effetti inflattivi.
Inoltre, questo uso errato della politica monetaria veniva attribuito non tanto ad
incompetenza tecnica, quanto ad una insufficiente indipendenza istituzionale della banca
centrale dal Governo.
(359 PAROLE)
Il grafico è una simulazione della risposta dell'economia USA ad una manovra
restrittiva di politica monetaria che provoca una riduzione della domanda
aggregata.
Spiegare per quali aspetti e per quali motivi questo scenario macroeconomico è
diverso da quello che si avrebbe secondo la teoria neo-classica.

La banca centrale (BC) ha il compito istituzionale di regolare l'offerta di moneta nel sistema
economico tramite due modalità di manovra monetaria:
-Fissazione delle quantità;
-Fissazione del tasso di interesse.
Dal punto di vista dell'equilibrio le due tecniche sono equivalenti, la scelta di un sistema
piuttosto che l'altro dipende da fattori che fanno riferimento al disegno istituzionale della
BC (obbiettivi, caratteristiche del sistema monetario e dell'economia in generale).
Una manovra restrittiva di politica monetaria della BC è volta a ridurre la domanda
aggregata: riducendo l'offerta di monta, il tasso di interesse si alza e gli investimenti
decrescono. In questo modo la domanda aggregata si riduce ed il PIL diminuisce.
Man mano che la domanda si ristabilizza al livello iniziale, il tasso di interesse scende e la
domanda aggregata riprende a crescere (come illustrato nel grafico). Esso evidenzia che
inizialmente la risposta di PIL e prezzi appare l'opposto di quanto predetto dalla teoria
quantitativa: vale a dire che il PIL (> la domanda aggregata) diminuisce significativamente
rispetto al trend per i primi 20 mesi, mentre il deflatore del PIL non diminuisce prima di 16
mesi. L 'andamento di queste variabili tende a conformarsi con la teoria quantitativa solo
successivamente, quando il PIL tende a tomare al livello iniziale mentre il deflatore
comincia a diminuire. Nella teoria neo-classica, invece, dal momento che l'offerta di moneta
è neutrale sulle variabili reali (produzione ed occupazione), l'unico obiettivo della politica
monetaria deve essere la stabilità dei prezzi. Di conseguenza, l'offerta di moneta deve
semplicemente variare in proporzione a variazioni del PIL potenziale, al netto di variazioni
della velocità di moneta . Nel sistema macroeconomico della NMC si
realizzano tutte le condizioni di efficienza economica (piena occupazione dei fattori
produttivi): le fluttuazioni del PIL sono fenomeni di equilibrio ed in quanto ottimali non
sono migliorabili da parte di un intervento esterno. Da qui deriva la neutralità della politica
monetaria della teoria neo classica. Al contrario, la tesi fondamentale della MK afferma che
shock macroeconomici (sia reali che monetari) possono determinare stati permanenti di
sottoproduzione e disoccupazioni che non tendono ad auto correggersi e che per questo
richiedono interventi delle autorità di politica monetaria e fiscale.
(283 PAROLE)
Con riferimento al grafico sottostante, rispondere alle seguenti domande:
a) Cosa si intende per Legge di OKUN;
b) cosa affermiamo dai dati del grafico;
c) cosa indica la pendenza della retta di interpolazione.

a) La legge di Okun prende il nome dall’economista statunitense Arthur Okun (1928-1980)


che fu a capo dei consiglieri economici della presidenza USA tra il 1968 e il 1969 e collega il
tasso di crescita dell’economia con le variazioni del tasso di disoccupazione.
In pratica, se il tasso di crescita dell’economia è al di sopra del tasso di crescita potenziale,
allora il tasso di disoccupazione diminuisce in misura meno che proporzionale (anticiclica).
Alla base della legge di Okun vi è la consapevolezza che un disoccupato non può
contribuire pro-quota alla formazione del reddito nazionale e per questo motivo deve
esserci un legame tra il PIL di un Paese e i suoi livelli di disoccupazione.
Matematicamente la relazione è esprimibile come:

b) La retta d'interpolazione indica che a un aumento del PIL di 1% corrisponde una


riduzione del tasso di disoccupazione di 0.09%.
Esso rimane costante quando il PIL cresce di ca. 3.2% (tangenza all’asse delle ascisse).
La Legge di Okun in Italia sembra assai poco significativa statisticamente,
sono presenti un certo numero di dati outlier, ma nel complesso l’addensamento della
“nube” di punti permette di affermare vi è una debole correlazione, accentuata in alcuni
anni dove la produzione è in aumento (asse X positivo) e la disoccupazione è in
diminuzione (asse Y negativo).
c) La pendenza della retta di interpolazione è dato dal coefficiente angolare che ha un
significato analogo al coefficiente di correlazione.
Si tratta purtroppo di un coefficiente che tende a essere compreso tra 0 e 1.
Questo significa che a una variazione positiva della differenza tra variazione della
produzione e tasso normale di crescita, si ha un calo della disoccupazione (nella formula si
ricordi si ha -uy) meno che proporzionale.
(317 PAROLE)
Con riferimento al grafico sottostante, rispondere alle seguenti domande:
a) Cosa si intende per Curva di PHILLIPS;
b) cosa affermiamo dai dati del grafico;
c) cosa succede nel breve e nel lungo periodo;

a) Nella MK il problema della relazione tra inflazione e ciclo economico venne affrontato in
maniera sostanzialmente empirica, ossia integrando il modello IS-LM con una relazione tra
inflazione e andamento dell'attività economica detta curva di Phillips.
Nel 1958 A. W. Phillips pubblicò uno studio sull'economia britannica che evidenziava una
relazione inversa tra tasso di aumento dei salari monetari e il tasso di disoccupazione U al
di sopra di una certa soglia U*.
Matematicamente si esprime la relazione come:

I salari monetari cominciano ad aumentare quando la disoccupazione effettiva cade al di


sotto di un certo livello e quindi c'è un certo livello di disoccupazione tale per cui prezzi e
salari rimangono immutati.
Se il mercato del lavoro comincia ad espandersi, quindi il tasso di disoccupazione scende al
di sotto del livello, i salari cominciano a salire, quindi ci possono essere molti meccanismi,
come più domanda di lavoro, disponibilità a pagare,…

b) I dati italiani sembrano confermare la correlazione negativa tra inflazione e


disoccupazione tuttavia, essa non è molto robusta statisticamente.
Come nel caso della relazione inflazione-PIL, ci sono fasi diverse:
negli anni 1970 (dal basso in alto) le osservazioni sembrano disposte in verticale, stessa
disoccupazione ma inflazione crescente;
negli anni 2000-07 pre-crisi (da dx. a sin.) sembrano disposte in orizzontale,
disoccupazione calante ma inflazione stabile;
negli gli ultimi anni (2008-19, da sin. a dx.) sono più coerenti con la retta con più
disoccupazione e meno inflazione
c) Nel breve periodo il trade-off tra tasso di disoccupazione e tasso di inflazione viene
convalidato dall'analisi empirica ma la curva di Phillips si dimostra, comunque, inefficace
come strumento previsionale in quanto tende a traslare in avanti e indietro, mentre, nel
lungo periodo la realtà empirica non conferma la validità della curva di Phillips e l'esistenza
del legame tra disoccupazione e inflazione.
Nel lungo periodo le aspettative sono adeguate al tasso di inflazione e non sussiste alcun
legame tra il tasso.
(231 PAROLE)
I grafici seguenti riproducono le Stime dell'effetto dinamico di un aumento
dell'l % del tasso d'interesse della BCE Su diversi paesi.
Commentare i grafici e discutere il problema che essi evidenziano per la politica
monetaria unica.

L’andamento delle variabili in ciascun paese è analogo e conforme al modello neo


keynesiano ma, gli effetti quantitativi e temporali sono sensibilmente diversi.
Il problema evidenziato dai grafici è l’eterogeneità dei meccanismi di trasmissione della
politica monetaria.
Nel complesso, la politica monetaria unica può infatti avere effetti più o meno forti su
diverse economie in relazione alla loro struttura economica.
Il punto critico nel processo di attuazione della politica monetaria è la trasmissione degli
interventi della BCE fino a raggiungere la domanda aggregata.
Prendendo a riferimento il modello base IS-RT, l’informazione più importante per la BCE
è l’elasticità della IS rispetto al tasso di interesse, poiché esso determina la risposta della
domanda aggregata alle variazioni del tasso di interesse.
A sua volta, la grandezza di questo parametro è connessa alla struttura economica e
finanziaria di ogni economia nazionale.
Ad esempio, è stato rilevato che la AD è più reattiva nei paesi dove c’è un forte ruolo delle
Banche nel finanziamento delle imprese (ITA, DE, SP).
Infatti, il settore bancario è più strettamente connesso alle operazioni monetarie della banca
centrale e genera una stretta connessione tra il tasso della banca centrale e quelli praticati
alla clientela.
Se le imprese hanno una struttura finanziaria più diversificata, cioè utilizzano una vasta
gamma di strumenti finanziari non solo bancari per realizzare gli investimenti, la
dipendenza della AD al tasso della BCE può essere meno sensibile.
(185 PAROLE)
Esiste sempre una correlazione positiva tra variazioni del PIL e dei prezzi?
Discutere l'evidenza empirica alla luce del grafico seguente.

Il grafico illustra le variazioni del PIL e dei prezzi per anno in Italia nel periodo 1970-2006.
Rispetto all’andamento delle due variabili e la loro correlazione, si osservano diversi periodi:
-Negli anni 70’ si registrano incrementi del PIL associati ad aumenti dei prezzi, che si
attestano tra il 15 ed il 20% annuo;
-Nel periodo successivo (1980-1990) si manifesta chiaramente una correlazione diversa tra
crescita del PIL e crescita dei prezzi: a crescenti aumenti del PIL, si associa un tasso di
inflazione sempre più basso.
-Dal 1990 al 2006 si osserva una fase aciclica.
Questi fenomeni sono comuni alla gran parte dei paesi industrializzati, per i quali non si
riscontra una correlazione univoca tra variazioni del PIL e variazioni dei prezzi.
La spiegazione più accreditata è che il segno della correlazione dipende dal tipo di shock
macroeconomico a cui è sottoposta l’economia.
Tipicamente:
-shock di domanda tendono a produrre una correlazione positiva tra PIL e prezzi (caso
Italia primi anni 70’);
-shock di offerta tendono a produrre una correlazione negativa (vedi aumento del prezzo
del petrolio nel 73’ e la sua rapida diminuzione nel 82’).
(187 PAROLE)
Il grafico riproduce il tracciato dinamico di PIL, inflazione e tasso d'interesse
monetario dopo uno shock negativo della domanda aggregata del 1% secondo il
modello neo-keynesiano;
a) individuare sul grafico e spiegare l’effetto impatto dello shock;
b) spiegare le ragioni dell'andamento successivo delle variabili.

a) Al tempo t, si verifica uno shock negativo della domanda aggregata, che a sua volta
alimenta un gap d'inflazione.
La banca centrale, via RT, risponde diminuendo il tasso d'interesse monetario e di
conseguenza, si registra un gap positivo di PIL che serve a moderare la deflazione.
Quindi, al tempo t si verifica uno shock della domanda aggregata, che a sua volta alimenta
un gap d'inflazione.
La banca centrale osserva gli effetti sul PIL e inflazione e agisce sul tasso d'interesse i, in
base alla RT; si crea così anche un gap del tasso d'interesse da parte della banca centrale, il
quale si ripercuote a sua volta sul PIL, e così via.
b) Successivamente, in considerazione di un'inflazione calante e del gap negativo del PIL la
banca centrale aumenta il tasso d' interesse e, nuovamente, tutte le variabili convergono ai
loro valori iniziali.
In questo senso, il sistema AD-AS è strutturalmente stabile.
Quindi, grazie alle proprietà dinamiche del sistema, dopo uno shock iniziale, i gap
diminuiscono fino ad esaurirsi.
Effettivamente, le variabili raggiungono i rispettivi valori di equilibrio, il che corrisponde al
concetto di "equilibrio di lungo periodo"
(192 PAROLE)
a) Illustrare la determinazione della domanda aggregata con il modello IS-RT;
b) spiegare gli effetti di una caduta esogena della domanda aggregata.

a) La IS riproduce la relazione decrescente tra yt e it, mentre la RT indica la relazione


crescente tra le due variabili prescritta dalla Regola di Taylor.
Il punto di intersezione (y*,i*) è la combinazione delle due variabili corrispondente allo
stato stazionario, ossia il punto in cui, dato un tasso di inflazione costante p^*, il tasso di
interesse monetario è coerente con il tasso di interesse naturale i*=r*+p^* e la domanda
aggregata è uguale al PIL potenziale yt=y*.
b) Una caduta della domanda aggregata (IS) comporta una riduzione del tasso di interesse
monetario (i1).
La riduzione del tasso di interesse è dovuta alla reazione della Banca centrale (via RT) a
fronte di un output gap negativo (domanda inferiore al PIL potenziale).
Dato che anche le famiglie e le imprese si aspettano che il tasso di interesse naturale e il
trend dell’inflazione rimangono invariati, il minor interesse monetario equivale ad un minor
interesse i1-p^*<r*.
Questo è un elemento essenziale del quadro, in quanto comporta uno stimolo della
domanda aggregata che compensa lo shock iniziale.
Infatti, il grafico evidenzia che il nuovo livello della domanda aggregata y1 è maggiore dello
shock iniziale (punto B).
(355 PAROLE)
Definire il concetto di "disoccupazione strutturale “ utilizzando il modello del
neo-keynesiano,

L'idea che la disoccupazione strutturale nasce da un intralcio nel funzionamento del


mercato del lavoro perfettamente concorrenziale non è nuova.
Le teorie storiche sostengono che il problema nasce nel mercato del lavoro ed è introdotto
a causa di comportamenti dei lavoratori o della presenza dello stato e la causa principale di
distorsione, per i lavoratori, è il potere di mercato (organizzazione sindacali, vendono
monopolisticamente il lavoro, quindi possono fissare il salario ad uno maggiore di piena
occupazione in una contrattazione).
Invece, lo stato può imporre varie forme di imposte, la più importante sono i contributi
sociali oppure interviene con i dispositivi per garantire salario minimo, fissato da sindacati o
direttamente dallo stato come norma di equità sociale, che se troppo alto si crea
disoccupazione involontaria.
Il contributo dei neo keynesiani riguarda l'introduzione delle imprese, che possono
instaurare meccanismi di contrattazione coerenti con il principio che l'impresa massimizza il
profitto nella determinazione della scelta di lavoro e salario, ma in un contesto di
imperfezioni di mercato (costi di contrattazione o informazione asimmetrica dove il datore
di lavoro ha un informazione incompleta rispetto alle caratteristiche/comportamenti del
lavoratore) risulta che è l'impresa che può percepire/impostare un sistema di contrattazione
che in certe condizioni per l'impresa prevede un salario reale più alto di quello che
consentirebbe la piena occupazione.
La coerenza tra l'obiettivo del massimo profitto e l'efficienza del mercato è sicura solo se
valgono le condizioni di concorrenza perfetta e informazione perfetta altrimenti le due cose
possono escludersi.
Se il salario offerto al lavoratore scende oltre un certo livello l'impresa sconta il rischio che a
un salario così basso perde produttività perché i lavoratori non hanno un incentivo a
sufficienza a comportarsi in maniera da massimizzare l'efficienza della produzione.
Il salario contrattuale per l'impresa può essere troppo alto rispetto a quello di piena
occupazione per assorbire tutti i lavoratori che sono fuori e che vogliono entrare.
L'impresa sconta la probabilità che, abbassando il salario perde produttività dei lavoratori
interni (poco controllo) e che fuori ci sono lavoratori di peggiore qualità rispetto a quelli
che sono dentro e con questi due risultati di incertezza questo diventa un risultato possibile.
(222 PAROLE)
Definire le principali grandezze del mercato del lavoro riprodotte nello schema
Seguente:

Popolazione attiva: individui residenti abili al lavoro; è un sottoinsieme della popolazione


totale.
Il concetto di “abile al lavoro” è in primo luogo fissato dalle regole vigenti in relazione ad
età e sesso.
Forza Lavoro: individui della popolazione attiva pronto ad offrire lavoro alle condizioni
contrattuali vigenti.
Corrisponde al concetto teorico di offerta di lavoro ed è generalmente un insieme della
Popolazione attiva.
Occupati: parte della forza lavoro effettivamente occupata alle condizioni contrattuali
vigenti.
Il concetto teorico della piena occupazione si realizza quando Nt=FL.
Disoccupati: in senso stretto, gli individui che hanno perso una precedente occupazione e
che dichiarano di essere attivamente alla ricerca di occupazione; altri, gli individui non
occupati in precedenza e che dichiarano di essere attivamente alla ricerca di occupazione o
che si dichiarano disponibili ad occuparsi a determinati condizioni.
Partendo da questa definizione, gli indicatori più importanti del mercato del lavoro sono:
TASSO DI ATTIVITA’: FL/POP.ATT e misura il rapporto tra chi è sul mercato del
lavoro e quanti sono coloro che devono usufruire risorse nel sistema.
TASSO DI OCCUPAZIONE: OCCUPATI/POP.ATT e misura quanti lavorano in
relazione a coloro che devono usufruire delle risorse.
TASSO DI DISOCCUPAZIONE: DISOCCUPATI/FL che non è un completamento del
tasso di occupazione ma, misura la qualità-efficienza del mercato del lavoro, cioè quanto il
mercato del lavoro è in grado di assorbire la domanda.
(249 PAROLE)
Il grafico riproduce il tracciato dinamico di inflazione e tasso d'interesse monetario
dopo uno shock nominale di offerta aggregata = aumento del prezzo del petrolio
dell'1% secondo il modello neo-keynesiano.
Individuare sul grafico e spiegare l’"effetto impatto dello shock”; spiegare poi le
ragioni dell'andamento successivo delle variabili.

Il Grafico illustra uno shock di offerta aggregata e di conseguenza, partiamo da uno shock
inflazionistico dell'1%.
Partono per primi i prezzi, la linea rossa gp, che è lo shock iniziale .
Abbiamo la reazione della BC che osserva un eccesso di inflazione, quindi, in base al
coefficiente che regola la reazione all'inflazione, alza il tasso di interesse.
La regola prescrive che il coefficiente è >1, dato 1% di troppa inflazione, il tasso di
interesse aumenta dell'1,5%.
Dopo , abbiamo una perdita di PIL e, man mano che il processo si sviluppa, la contrazione
della domanda aggregata e del PIL corregge l'eccesso di inflazione, essa comincia a
scendere; anche il tasso di interesse comincia a scendere (la BC guarda anche il PIL, è un
flexibol inflation targeting).
Progressivamente la correzione del tasso di interesse guidato dalla regola di Taylor conduce
ad un equilibrio di 0 gap, cioè siamo nel punto A.
Quando l'inflazione è anticiclica (PIL scende e inflazione sale) quando ci sono shock di
offerta nominale.
In questo senso, il sistema AD-AS è strutturalmente stabile.
I meccanismi di aggiustamento spontaneo dei mercati è meglio accompagnarli con politiche
di stabilizzazione che devono essere ampie e di veloce applicazione.
La velocità di stabilizzazione del sistema dipende dai parametri della RT usata dalla
banca centrale (ad esempio, una banca centrale più anti-inflazionistica ha un ip più alto al
momento dello shock aumenterebbe di più il tasso d'interesse accettando una diminuzione
maggiore della domanda aggregata per avere una stabilizzazione più rapida dell'inflazione).
(238 PAROLE)
Definire il concetto di tasso di cambio reale con riferimento alla teoria base delle
scelte di consumo.

In ciascun Paese i consumatori esprimono la loro domanda tra beni sostituti (prodotto
nazionale vs. estero) sotto il vincolo di bilancio.
Per ciascun consumatore nazionale il reddito R, il prezzo P e la quantità Q del prodotto
nazionale ed il reddito Re, il prezzo Pe in valuta estera e la quantità Qe del prodotto estero.
Prima di tutto esprimiamo le variabili in valuta nazionale, applicando al prezzo Pe il tasso di
cambio e.
Troviamo dunque il vincolo di Bilancio del consumatore nazionale:

L’espressione evidenzia la quantità consumabile del bene nazionale Qt rispetto al bene


estero Qe.
Oltre il reddito, essa dipende anche dal prezzo relativo dei beni che
comprende il tasso di cambio nominale et.
Questo particolare prezzo relativo viene chiamato TASSO DI CAMBIO REALE.
Quest’ultimo dipende da 3 variabili: prezzo all'origine del bene estero, prezzo del bene
nazionale e tasso di cambio nominale, che, se si muove (con il cambio flessibile), va a
modificare il prezzo relativo dei beni sul commercio internazionale indipendentemente da
quello che succede nei rispettivi settori produttivi.
Considerando tutto l'insieme dei beni prodotti, il cambio reale si calcola utilizzando l'indice
dei prezzi dei beni nazionali (P) e dei beni esteri (PE) (oppure indice dei prezzi dei beni di
consumo per i beni di consumo oppure indici dei prezzi dei beni del commercio
internazionale, ossia dei beni esportabili) e quindi, il cambio reale è a sua volta un indice
rispetto ad un anno base.
(230 PAROLE)
La figura illustra il funzionamento del mercato valutario (es: euro).
Il punto di equilibrio iniziale è A. La linea tratteggiata indica un caso di aumento
della domanda di valuta estera (es: dollaro).
Il punto B indica il nuovo equilibrio con tasso di Cambio E flessibile, il punto C con
tasso di cambio fisso.
Spiegare il funzionamento del mercato nei due casi.

Uno dei vantaggi di usare il sistema standard internazionale è che il mercato valutario
funziona come un mercato normale dove c’è un prezzo sull'asse delle y e abbiamo una
quotazione dell'euro per 1 dollaro (e).
Sull'asse-x abbiamo il volume degli scambi, volume e offerta di dollari.
La domanda e offerta di valuta estera segue la regola per cui la domanda è decrescente
rispetto al prezzo e l'offerta è crescente.
Se ogni giorno la BC annuncia il cambio giornaliero, fixing, abbiamo che il fixing è nel
punto A, dove c'è equilibrio tra domanda e offerta.
Se si determina un eccesso di domanda di dollari la curva di domanda si sposta a destra di
un segmento AC.
Qui è rilevante com'è il regime di cambio, fisso o variabile.
Se, come nella realtà, l'euro non è in cambio fisso col dollaro, la BCE non interviene e se
tutto funziona regolarmente, con un eccesso di domanda abbiamo che aumenta il prezzo,
quindi l'euro viene svalutato, cosicché viene ridotta la domanda e stimolata l'offerta,
arrivando a B con il cambio flessibile.
Con cambio fisso avremmo che la BCE dovrebbe garantire il cambio costante et, quindi
non si deve muovere per cui l'eccesso di domanda di dollari viene dalle riserve ufficiali,
quindi con un eccesso di domanda la BCE vende dollari, incassa euro e riduce le riserve
ufficiali e la bilancia dei pagamenti è negativa (BP).
(231 PAROLE)
Con riferimento ad un sistema con perfetta indicizzazione, spiegare perché le
fluttuazioni dell'inflazione non hanno effetti sull'occupazione.

Imprese e lavoratori regolano la propria domanda e offerta in funzione del salario reale
contrattuale wc, in quanto per le imprese esso rappresenta il costo dell’utilizzo del fattore
lavoro e per i lavoratori l’effettivo potere d’acquisto per compensare lo sforzo lavorativo.
I contratti di lavoro fissano un salario monetario w*t indicizzandolo al valore reale del
contratto, dato l’indice generale dei prezzi atteso per il periodo contrattuale

Tuttavia, il salario reale effettivo wt risulta dal rapporto tra wt ed il prezzo effettivo del
prodotto pt:
Quindi se c’è indicizzazione perfetta (Pet=Pt) il salario reale effettivo Wt coincide sempre
con quello contrattuale, così che l’occupazione non è influenzata da fluttuazioni
dell’inflazione.
Il mercato del lavoro neo-keynesiano risponde al fenomeno che nasce dalla rigidità
nominale, quindi un pezzo di fluttuazione della domanda di lavoro e occupazione che è
guidato dall'errore di previsione dell'inflazione (temporanei e transitori) e una determinata
dai fattori di distorsione del mercato che determinano un tasso di disoccupazione
strutturale.
Dato il tasso di disoccupazione strutturale se ci sono shock di domanda imprevisti che
modificano il tasso di inflazione la disoccupazione si muove sopra o sotto rispetto a , per
via della componente ciclica (che è transitoria), quindi nel medio lungo periodo il sistema
torna al tasso di disoccupazione strutturale (quanto ci mette dipende dal meccanismo di
indicizzazione: se è rapido torna rapidamente al punto di partenza del tasso di
disoccupazione strutturale).
(367 PAROLE)
Nella Macroeconomia keynesiana tradizionale si dice che la curva di offerta
aggregata è "orizzontale". Cosa significa? Quale l'ipotesi che dà luogo a questa
caratteristica?

Il risvolto macroeconomico keynesiano è differente rispetto alla NMC per quanto riguarda
l’offerta aggregata keynesiana.
Essa ha due componenti:
-la prima è data dal PIL potenziale con piena occupazione dei fattori, prendendo la
determinazione di ciò che l'economia sarebbe in grado in condizioni di perfetta efficienza e
utilizzando completamente lo stock di capitale e la FL disponibile;
-la seconda riflette l'ipotesi di prezzi e salari monetari rigidi, per cui fin quando le imprese si
comportano come l'impresa nel contesto microeconomico, tutte le volte che la domanda
aggregata non coincide con il PIL potenziale, cioè ci si sposta a sx, cioè le imprese
aggiustano la quantità prodotta in modo da soddisfare la domanda aggregata (dato P
l'offerta aggregata è "infinitamente elastica", orizzontale anziché verticale).
Se la domanda aggregata è a sx del PIL potenziale tutte le imprese aggiustano la produzione
e il PIL effettivo sarà , dato il prezzo che non cambia (non cambia l'IGP), ma tutti
aggiustano le quantità, quindi al prezzo iniziale, non modificato (nonostante la caduta della
domanda), è il PIL effettivo che viene ridotto per coincidere con la domanda.
Costruendo una funzione del genere (dicotomica) abbiamo che il grafico diventa con
un’offerta orizzontale (infinitamente elastica perché risponde precisamente alle variazioni
della domanda a prezzo costante) e quella verticale, corrispondente al PIL potenziale.
Ci sono altre due implicazioni importanti della rappresentazione dell'offerta aggregata:
nella Macroeconomia keynesiana, prezzi e salari sono dettati nella condizione in cui sia
salario monetario che salario reale sono prefissati.
L'offerta aggregata "orizzontale" offre una spiegazione delle fasi in cui l'andamento
dell'IGP appare a-ciclico rispetto al PIL: ciò avviene in presenza di caduta della domanda e
della produzione (secondo la NMC, una riduzione della produzione può avvenire solo per
shock negativi sul PIL potenziale e l'IGP risulta anticiclico, cioè aumenta, a meno che sia
stabilizzato dalla banca centrale).
A sinistra del PIL potenziale ci sono oscillazioni delle quantità prodotte a prezzi stabili,
quindi nello schema empirico delle relazioni tra variazioni del PIL e prezzi (inflazioni)
c'erano fasi in cui l'inflazioni era aciclica (PIL si muove e inflazione no) ed in questo
contesto, con offerta aggregata orizzontale, si può offrire una spiegazione delle fasi acicliche
tra andamento del PIL e andamento dei prezzi.
(241 PAROLE)
Spiegare il moltiplicatore keynesiano.

Il coefficiente nella IS, dato 1/(1-c), è il moltiplicatore keynesiano, ossia l'aggiustamento del
reddito risulta un multiplo della variazione dell'investimento per via della dipendenza del
consumo dal reddito stesso.
Consumo, investimento e PIL sono pro ciclici in conformità con i dati.
Siccome c’è un numero compreso tra 0 e 1, vuol dire che 1/(1-c) è un numero maggiore di
1, cioè tutti gli shock che colpiscono il lato destro (variazioni autonome del consumo,
variazioni del tasso di interesse che fanno variare l'investimento o altre variazioni autonome
dell'investimento) alla fine hanno un impatto amplificato sul PIL di equilibrio.
L'idea che il ciclo economico abbia dei meccanismi amplificatori è un sintomo della
differenza con un'economia di mercati efficienti, che sono auto stabilizzanti, cioè gli shock
tendono ad essere assorbiti, mentre qui c'è un possibile effetto amplificatore, che deriva
dalla propensione marginale al consumo: seppure possiamo considerare shock di domanda
diversi dal consumo, questi tendono a far ridurre la produzione del reddito, che attiva
un'ulteriore riduzione del consumo, quindi c'è un processo di amplificazione, chiamato
moltiplicatore perché >1.
È un meccanismo che amplifica gli shock invece che stabilizzarli.
Con una caduta degli investimenti, il meccanismo di aggiustamento dice che c'è un effetto
amplificatore, cioè lo shock non viene assorbito e stabilizzato, ma si amplifica perché
coinvolge il consumo con il meccanismo di caduta tra minor investimento, minor
produzione, minor consumo, etc. e con uno shock degli investimenti il consumo e il PIL
sono pro ciclici.
(333 PAROLE)
Spiegare il concetto di "disavanzi fiscali eccessivi" nella Patto di stabilità e crescita.

Il Patto di Stabilità e Crescita richiede che i governi non creino dei "deficit eccessivi".
Per "Deficit eccessivi" s’intendono gli interventi discrezionali operati dal Governo
(ad es. un disavanzo strutturale), indipendenti dal ciclo economico, e tendenti a mantenere
la domanda aggregata al di sopra del PIL potenziale.
Questo concetto, sia nel Patto di Stabilità e Crescita che nel fiscal compact, viene
ulteriormente specificato.
Disavanzo pubblico eccessivo significa che la parte strutturale del bilancio non tende a 0 ed
è come se invece che fluttuare intorno a 0 fluttuano su qualcosa che è minore di 0.
C'è quindi un deficit strutturale che non tende a 0.
La CE interpreta i dati disponibili come evidenza della tendenza storica dei paesi europei a
mantenere disavanzi fiscali strutturali e a far crescere il debito.
I governi possono avere incentivi per utilizzare la politica fiscale in maniera inappropriata,
creando deficit eccessivi:
-razionalità limitata dell'elettorato (es. sottostima dei costi futuri), dato che tendenzialmente
gli esseri umani tendono a sottostimare i costi futuri.
-benefici immediati e costi differiti (es. ciclo elettorale, conflitti intergenerazionali).
Il primo obiettivo di un governo è di essere rieletto, quindi si atteggia da amico del popolo,
ciò però, ha un problema di costi differiti ai benefici immediati.
I benefici sono immediati, consentono al governo o di mantenere l'economia ad un livello
di attività elevato o di distribuire trasferimenti a varie classi sociali, che complessivamente
possono quindi giovarsi di questa erogazione di spesa pubblica.
Questo ha un impatto sul ciclo elettorale, cioè si osserva che le politiche espansive
avvengano più frequentemente a ridosso delle elezioni.
Un altro incentivo è il costo differito perché i governi hanno l'obiettivo di farsi rieleggere,
ma hanno un orizzonte limitato, non sono permanenti (le elezioni ricorrono), quindi
scontano la probabilità di non essere rieletti un giorno.
Infatti, leggendo l'espansione del deficit e del debito pubblico italiano negli anni 80 avrà
beneficiato quei governi rieletti, i partiti e i loro elettori ed i costi differiti del debito sono a
carico delle generazioni successive.
Il ciclo elettorale è in ottica di breve periodo, mentre i conflitti intergenerazionali sono a
lungo periodo.
(269 PAROLE)
Spiegare il concetto di "trappola della liquidità”.

E’ una situazione, definita da J.M. Keynes, che si verifica quando, in corrispondenza di un


tasso di interesse molto basso, la domanda di moneta per fini speculativi diventa illimitata
poiché i risparmiatori si aspettano un aumento del tasso di interesse e quindi una
diminuzione del prezzo dei titoli, preferendo quindi detenere moneta in forma liquida
piuttosto che investirla in titoli.
Al tentativo della BC di abbassare ulteriormente i tassi comprando titoli, troverà sempre
speculatori disposti a venderli a prezzo invariato, fallendo nel tentativo e se la politica
monetaria espansiva risulterà così inefficace, la politica fiscale raggiunga il massimo
dell’efficacia nel caso della trappola di liquidità.
Una delle determinanti della domanda di moneta è la sostituibilità moneta/titoli.
Qualunque massa monetaria immessa viene presa dai privati, tenuta come riserva liquida
(vogliono sostituire titoli rischiosi con moneta sicura) quindi è come un'offerta
infinitamente elastica.
Durante una fase recessiva, la preferenza per la liquidità tende ad aumentare e quindi, la
maggior offerta di moneta della BC viene "tesoreggiata", ossia trattenuta come scorta di
liquidità, senza riuscire a far scendere il tasso d'interesse a sufficienza.
Quindi con la tecnica quantitativa ci si può scontrare con la trappola della liquidità, quindi
qualunque ammontare della moneta che la BC vuole immettere nel sistema viene
immediatamente assorbita al tasso di interesse corrente e questo non scende.
Il cambiamento di preferenze nel portafoglio dei privati tra moneta e titoli è talmente
estremo che tutta la moneta creata viene tesorizzata, viene comprata ogni quantità di
moneta.
In definitiva Keynes per definire questo particolare caso, affermò che
“Si può portare il cavallo all'abbeveratoio, ma non si può obbligarlo a bere".
(311 PAROLE)
Spiega re il funzionamento del Circuito del Reddito.

In un sistema economico il lavoro e il capitale vengono trasformati in prodotti, cioè in


componenti del PIL.
Questi sono definiti fattori produttivi e i redditi percepiti da tali fattori vengono definiti
remunerazione dei fattori produttivi.
Gli operatori di un sistema economico chiuso sono raggruppati in due blocchi: famiglie e
imprese.
Le famiglie posseggono i fattori produttivi e li cedono alle imprese in cambio di redditi.
Allo stesso tempo, le imprese vendono alle famiglie i beni finali in cambio di un flusso
monetario (spesa delle famiglie).
Lo Stato interviene nel flusso circolare del reddito in due modi:
1) Acquistando beni e servizi finali sia di consumo che di investimento da imprese private
per poi metterli a disposizione del cittadino o producendoli direttamente con il suo
personale inquadrato in unità operative specializzate.
Gli acquisti pubblici di beni e servizi sono la spesa da parte dello Stato per l’acquisto di beni
e servizi e quindi si tratta di un flusso monetario che va dallo Stato alle unità di produzione
aggiungendosi alla spesa privata.
2) Trasferendo a determinate categorie di cittadini e sulla base di requisiti prestabiliti delle
somme di denaro. queste somme sono dette trasferimenti e si aggiungono ai redditi che le
famiglie hanno guadagnato prestando i servizi dei fattori produttivi.
L’apertura dell’economia a scambi con altre economie allarga le opportunità delle imprese e
delle famiglie sia sul mercato dei fattori che sul mercato dei beni e quindi il flusso di redditi
monetari pagato dalle unità di produzione si biforca: una parte alle famiglie nazionali e
l’altra alle famiglie estere.
Le famiglie nazionali decidono di cedere i servizi dei fattori produttivi che hanno a imprese
estere ricevendone i relativi redditi, rappresentando un’aggiunta al flusso circolare del
reddito.
Le famiglie quindi devono decidere quale parte destinare al consumo di beni prodotti
all’interno del Paese e quale al risparmio, acquistando strumenti finanziari per ottenere
redditi.
(401 PAROLE)
Spiegare il concetto di Tasso di Disoccupazione Naturale.

Nel modello NMC di base chi non lavora sceglie di non lavorare (disoccupazione
volontaria = popolazione attiva non forza di lavoro).
Le statistiche in tutti i paesi rilevano la presenza di disoccupazione volontaria: persone che
si dichiarano in cerca di occupazione alle condizioni contrattuali vigenti e non trovano
occupazione.
Se un sistema economico di mercati perfetti porta alla piena occupazione, la disoccupazione
nasce da ostacoli al funzionamento del mercato del lavoro dal momento che, tutte le
economie mostrano sempre un tasso di disoccupazione.
Possiamo interpretare la disoccupazione come qualcosa che non funziona nel mercato del
lavoro, con ostacoli al funzionamento efficiente al mercato del lavoro, qualche frizione,
impedimento al mercato che crea disoccupazione, c'è un salario tale per cui domanda è
maggiore dell'offerta.
Può essere presente un tasso di disoccupazione, ma non significa che ci sia uno squilibrio
strutturale nel mercato del lavoro, questo è il tasso naturale/frizionale di disoccupazione.
La disoccupazione frizionale non costituisce un vero e proprio squilibrio fondamentale del
mercato del lavoro, ma un fenomeno dovuto ai meccanismi che regolano i flussi in entrata
e in uscita nel mercato.
Viene ritenuta compatibile con le condizioni di equilibrio generale del sistema economico.
Nell'esempio i posti disponibili per chi vuole andare allo spettacolo, ma chi rileva vedrà una
coda, poiché ci vuole tempo per riempire la sala, che è comunque adeguata.
Il meccanismo riguarda le procedure di ingresso e uscita dalla sala e ciò, non vuol dire
necessariamente che ci sia disoccupazione strutturale, ma il problema è di regolazione di
flussi e del loro coordinamento.
È importante mediamente quanto dura la coda e che non sono sempre gli stessi a fare la
coda, non sono sistematicamente gli stessi ad aspettare ed è altresì importante vedere se la
coda si allunga, quindi il sistema economico produce pochi posti di lavoro.
Abbiamo la persistenza, da quanto una persona non è occupata ed altri indicatori che
misurano la presenza di frizioni al meccanismo di entrata e uscita.
Vedendo un tasso di disoccupazione si deve capire se è riconducibile ai meccanismi di flussi
o ad inefficienze del mercato del lavoro.
Secondo questa visione i posti ci sono ma diventa lento raggiungere i posti, c'è
potenzialmente piena occupazione, ma vanno migliorati i meccanismi di collocamento e se
la coda non è transitoria e coloro che aspettano sono sempre gli stessi allora si dovrebbe
lavorare sul mercato del lavoro, per rendere flessibile il mercato del lavoro.
(215 PAROLE)
Spiegare il concetto di Effetto di Spiazzamento (Crowding out).

Dicesi spiazzamento (crowding out nella terminologia anglosassone) quel


meccanismo per il quale un aumento della spesa pubblica produce una riduzione
dell’investimento privato.
L’aumento di G, infatti, determina inizialmente un incremento del reddito pari
all’effetto del moltiplicatore, tale incremento, tuttavia, causerà in un secondo
momento una crescita della domanda di moneta, per far fronte alla quale sarà
necessario un aumento del tasso di interesse.
L’aumento del tasso di interesse, a sua volta, deprimerà gli investimenti privati
attenuando l’impatto della politica fiscale espansiva sul reddito.
Ne deriva che, a causa dello spiazzamento degli investimenti, l’incremento del
reddito dovuto all’aumento della spesa pubblica sarà inferiore a quello determinato
dal moltiplicatore.
La politica fiscale deve impegnarsi a minimizzare spese e imposte, e mantenere il
bilancio in pareggio.
L'impegno a mantenere il bilancio in pareggio è dettato dalla dimostrazione che
politiche di avanzo o disavanzo sono (almeno nel medio termine) inutili (non hanno
effetti macroeconomici reali) o nocive (provocano distorsioni nelle allocazioni delle
risorse private che ne riducono l'efficienza).
Queste nozioni nel caso in cui il governo decida una politica di bilancio in disavanzo:
si dimostra che essa provoca uno "spiazzamento" (crowding out) della spesa privata,
ossia che tale politica è inutile e nociva.
In definitiva, ci sono due forme principali di "spiazzamento", quello degli
investimenti e quello dei consumi.
(294 PAROLE)
Spiegare cosa si intende per rigidità nominali e reali.

Col termine "rigidità nominale", s'intende che, a fronte di variazioni delle condizioni di
mercato (es. aumento domanda), il prezzo di un bene (espresso in moneta) non viene
modificato immediatamente in modo da ristabilire l'equilibrio.
L'evidenza empirica (ricerche microeconomiche) per i beni di consumo è data dal fatto che
il mercato stabilisce l'equilibrio domanda/offerta ma in maniera inefficiente (es. a fronte di
minor domanda un'impresa riduce la produzione invece che il prezzo, il che non è
efficiente);
Il mercato rimane in disequilibrio (es. a fronte di un calo dell'occupazione il salario non
viene ridotto e si crea disoccupazione involontaria).
Le conseguenze di rigidità nominali sono quelle già viste nella MK, e in generale l'obiettivo
teorico è di spiegare se e come questo comportamento degli agenti economici sia ottimale
(es. non succede per sbaglio o irrazionalità, quindi si cerca di razionalizzarli) in presenza
determinate condizioni (es. costi di transazione e contrattazione) portando alla dicitura di
fenomeno temporaneo.
Col termine rigidità reale s'intende che il prezzo reale di un bene (cioè in rapporto ad un
altro bene o all'IGP, quindi in termini reali), è fissato in modo che impedisce l'equilibrio del
mercato in condizioni di massima efficienza (secondo il criterio di Pareto) senza alcuna
tendenza spontanea ad aggiustarsi.
Le rigidità reali comportano conseguenze analoghe a quelle nominali (prezzo rimane
fissato): il mercato raggiunge un equilibrio inefficiente (domanda e offerta sono uguali ma le
quantità scambiate al prezzo vigente non sono efficienti, come nel caso di monopolio).
La differenza fondamentale è che si tratta di equilibri permanenti, non di fenomeni
transitori.
L'obiettivo teorico è sempre quello di dimostrare che si tratta del risultato di scelte razionali
(ottimali) degli agenti economici in contesti di mercati imperfetti (es. concorrenza
imperfetta e potere di mercato di imprese e/o lavoratori, informazione asimmetrica).
(340 PAROLE)
Spiegare il Trattato di Maastricht.

Il Trattato di Maastricht (1991) istituisce la Unione Europea (UE) e ne definisce la


"costituzione economica".
Nel Trattato di Maastricht, che ha valenza costituzionale, abbiamo la costituzione
economica europea, parte che regola la nuova istituzione prevista ed in corso di
realizzazione, l'UEM.
E’ un trattato che definiva le condizioni per entrare, che poi sono diventate definitive, esso
definisce:
-le finalità della politica monetaria;
-istituisce il SEBC (BCE);
-Vincola gli stati membri della UME a politiche fiscali sostenibili;
-Definisce alcuni obiettivi di finanza pubblica per l'ammissione alla UME deficit/PIL < 3%
debito/PIL < 60%;
-Vincola definitivamente gli stati membri al rispetto dei parametri di Maastricht e stabilisce
un insieme di regole di attuazione, verifica e sanzione (Riformato nel 2006, 2009, 2012
(Fiscal Compact) Il Patto di Stabilità e Crescita (1997)).
Nella prospettiva della creazione della zona euro, quindi a valere su tutti i paesi membri
dell'UEM, definisce la banca unica, quindi istituisce il sistema europeo delle banche centrali,
di cui la BCE è il vertice.
Fissando questo definisce anche quali sono le finalità della politica monetaria, replicando il
processo che avviene nei paesi democratici, dove la BC è un’istituzione pubblica, che è
indipendente dai governi, come se fosse un'autority e i compiti, limiti e prerogative, quindi
la governance, ed è scritta in un documento che la sovrasta.
La seconda cosa che fa il trattato è che recepisce l'idea di politica economica che i paesi
della moneta unica devono anche sottoscrivere un sistema di regole che limitano la
sovranità fiscale, che però mantengono intatta.
Ogni paese della zona euro dal punto di vista della politica fiscale è sovrano, non c'è un
ministero delle finanze europeo ma, sottoscrive volontariamente (perché è un trattato) una
serie di regole a cui deve attenersi.
Va garantita la sostenibilità fiscale, quindi non creare un livello di debito pubblico che possa
creare instabilità e condurre a condizioni di non solvibilità del debito e quindi c'è l'impegno
a condurre una politica fiscale nel modo adeguato al paese, ma non creando debito che
conduca a insolvibilità o fallimento dello Stato.
(348 PAROLE)
Spiegare il concetto di Fiscal Compact.

Il Fiscal Compact è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012


da 25 dei 28 stati membri dell'Unione europea con l'idea che occorresse aggredire il
problema della crisi dei debiti sovrani e quindi restringere il sistema delle regole per evitare
che si ripetesse.
C'è stato uno spostamento di accento dal controllo del disavanzo del 3% (rimasto e
corretto per il ciclo economico) al controllo dell'andamento del debito.
Quindi succede che potrebbe non essere sufficiente sotto il 3% se il disavanzo che si crea fa
aumentare il debito, materia del contenzioso negli ultimi anni con la Commissione Europea
dell'Italia (sotto il 3%, ma non si sta scendendo il debito e il fiscal compact ha spostato
l'accento dal controllo del disavanzo annuale al controllo della sostenibilità del debito) ed il
FC non cancella o sostituisce ma lo integra.
I principali punti contenuti nei 16 articoli del Trattato sono:
-mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal PSC; in
caso di eccesso, entità e tempistica della correzione tengono conto del ciclo economico;
-l'impegno ad avere un deficit pubblico strutturale (al netto del ciclo economico) che non
deve superare lo 0,5% del PIL e, per i paesi il cui debito pubblico è inferiore al 60% del PIL
l'1%;
-viene ulteriormente definito il concetto di deficit al netto del ciclo economico;
-l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio.
Quindi questo sembrerebbe dire che se un paese in recessione, tutto ciò che la recessione
crea in termini di disavanzo viene scontato.
La Commissione vuole però che, una volta tolto l'effetto ciclico al disavanzo (che peggiora
in termini di recessione), ciò che resti, il bilancio strutturale, sia coerente con la discesa del
debito.
Il Fiscal Compact sancisce l'obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del
PIL, di rientrare entro tale soglia al ritmo di 1/20 dell'eccedenza all'anno.
Quindi se l'Italia ha 130%, 130-60=70%, quindi si dovrebbe scendere di 3,5% all'anno di
rapporto debito/PIL.
In definitiva, l’obbligo di presentare ogni anno un Piano di stabilità e convergenza (PSC)
delle finanze pubbliche.