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(in)Movement – su quello che si muove anche dentro

Azione performativo-poetica di apertura al Seminario

Camminare è forse, mitologicamente, il gesto


più comune, e quindi il più umano.
 
Roland Barthes.

Camminare. Può essere assolutamente banale, odinario, quotidiano, un’azione utile, uno
strumento di spostamento. Ma nel 02 maggio 2018, giorno di apertura del Seminario “La Libertà è
una Passeggiata” camminare è stato qualcosa di più. Il sole tramontava quando, nelle vicinaze del
Quartiere Quadraro, a Roma, le persone, soprattutto donne, cominciarono ad arrivare e a formare un
gruppo davanti al bar. Ognuna è stata invitata a prepararsi in anticipo, scaricaricando l’audio del
percorso1 e a portarlo con sé per tutta la camminata.
Il nostro punto di partenza era il paesaggio degli Acquedotti Romani, cornice che sembrava
evocare la conessione fondamentale tra l’atto di camminare e la storia dell’umanità. Finalmente
siamo partite tutte insieme con l’audio su i dispositivi eletronicci: “Come nasce il primo passo?”
L’invito era quello di fermarci, ascoltarci, dare tempo alla percezione dell’impulso di camminare e
rallentare lo sguardo per permetterci una esperienza di connessione e scoperta del percorso.
Lentamente abbiamo cominciato a sbirciare tra le case popolare del quartiere. Se da una parte
ascoltavamo il racconto delle memorie appartenenti ad un'altra epoca, dall’altra sostenevamo il
ritmo lento dei passi.
Sappiamo che, ai giorni d’oggi, i valori dei cittadini sono caratterizzati da una maggiore
velocità e dal massimo utilizzo del tempo, spesso associato al denaro. Nela vita, i percorsi non sono
considerati importanti, sono ‘passaggi inutili’ e una delle grandi aspirazioni collettive per il futuro è
l'accorciamento delle distanze, la crezione di soluzione per sopprimere lo spazio a favore del tempo.
Quello che abbiamo vissuto durante la passeggiata era esattamente l'opposto: una mobilità lenta, un
invito all'osservazione dettagliata del percorso e un permesso di ‘perdere’ il tempo, cioè di godersi
il tempo in un modo molto flessibile. Infatti la scelta del camminare, dell’attraversare uno spazio a
piedi, intesa come rifiuto a questa accelerazione del tempo, viene spesso usata come strumento di
manifestazione, di ocupazione pubblica e anche come evento artistico:

"Camminare per la città a piedi è un esercizio che permette (ri)scoprire lo


spazio pubblico, restituendo, anche temporaneamente, questo spazio ai
pedoni. Tale azione rende questa attività elementare una comunicazione
collettiva, potente e profondamente legata all'idea di urbanità. Camminare,
assume un carattere sia estetico che etico”. (VELOSO, 2018, p. 50)

Camminare non richiede delle capacità straordinarie, è un’azione che unifica l’umanità, non
dipende da alcun possesso, ma dalla mobilità del corpo. Camminiamo per conoscere, per
sopravivere, per cercare casa, protezione, territorio in cui piantare le speranze, camminiamo per
estendere il pensiero e lo sguardo, per espandere la nostra potenza di libertà. E quando lo facciamo
insieme, quando ci permetiamo camminare spalla a spalla a uno sconosciuto, costruiamo uno spazio
di condivisione e diamo corpo alla colletività.
1
Il percorso è nato dalla performance (in)Movement – su quello che si muove anche dentro
(2018) in collaborazione all’organizzazzione del Seminario “La libertà è una passeggiata”.
Su questo punto di vista, camminare si presenta come um atto di trasgressione del sistema
attuale, poiché non è solo un'azione, ma un atteggiamento alla portata di ogni persona.

“Occupando il contesto urbano per la sua dimensione inferiore, il terreno, il


soggetto che cammina prova altre forme di socialità e altre configurazioni per
il reale, inventando micro-poetiche del divenire." (VELOSO, p. 13, 2018)

La passeggiata per il Quadraro si è constituita come un'intrusione etico-poetica sul reale, una
turbolenza che si è sovrapposta agli eventi della città - che non smette mai di succedere - e di
raccontare i suoi intrecci. Ma sarebbe la nostra azione abbastanza potenti da favorire la produzione
di altri mondi possibili?

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Camminare è un’azione solitamente diretta a un oggettivo, chi cammina vuole arrivare da


qualche parte. Ma il camminare ci presenta una altra perspettiva: quello di perdersi. Anche se il
percorso aveva un punto di arrivo chiaro, il disegno del percorso non era conosciuto da tutte. Il mio
ruolo, come performer, era quello di guidare il gruppo dagli Acquedioti alla sede di Lucha y Siesta,
creando le condizione di partecipazione di tutte in un ambiente di (co)presenza attraverso la città,
ma questa era una parte della azione; l’altra parte, era quella annunciata dalla presenza delle cuffie e
dei auricolari. Questi dispositivi semplici e quotidiani communicavano alla comunità che qualcosa
fuori dall'ordinario accadeva. Un gruppo di persone con le cuffie alle orecchie viene spesso
associato alla figura dei ‘turisti’, funzione che solitamente ci autorizza a contemplare e a guardare
attentamente quello che ci circonda. Ma, diversamente da un audiotour tradizionale, l’audio della
passeggiata non descriveva quello che si vedeva, ma quello che non c’era. Musica, descrizione di
altri paesaggi urbani, memorie in italiano e in altre lingue erano sovvraposte al paesaggio reale.
Questa non è in sé una relazione nuova. Nella vita, i cellulare sono da molto intesi come un
prollungamento del corpo – ci ricordano gli appuntamenti, ci legano agli affetti e contrallano pure i
battiti cardiaci e i numeri di passi in una giornata. Quotidianamente le cuffie sono le chiavi della
solitudine, del silenzio e dell'incontro con quello che non è il paesaggio reale. Intanto, quando il
dispositivo condivide lo stesso contenuto allo stesso tempo a un numero di persone, revela il
tentativo di sovvertire l'uso di questo meccanismo individuale e renderlo adatto ad essere, nella
durata della camminata, uno strumento di incontro. E ci è stato possibile individuare questa
connessione, ad esempio, quando ad un certo punto, ci siamo trovate quasi tutte quante sdraiate per
terra a osservare il cielo incorniciato dal disegno degli edifici. Nell’audio, le voci ci raccontavano
dell’immensità, della capacità umana di espandersi in contatto con le grande dimensione. Il
racconto di un viaggio verso la campagna in Brasile, la casa nel Friuli, le mucche tranquile nella
zona di Padova, la tranquilità in una cittattina nella Serbia si mescolavano alle nuvole nel cielo di
Roma.

Da qualche parte bisogna pur posare gli occhi, non sono come le mani che
possono semplicemente addormentarsi, o come le gambe, che nessuno nota
per un po' di tempo, gli occhi sono diversi, sfuggono ad ogni controllo. Ma
cosa succede quando portiamo lo sguardo a passaggiare nella immensità?
Dove ci portano l’orizzonte, l’ascolta, l’immensità che prova l’altro?
(CARRARA, Paula. Audiotour (in)Movement per “La libertà è una
passeggiata, 2018)
Condividere, anche per pochi minuti, la possibilità di sdraiarsi nel marciapiedi, ci ha
permesso di avvertire un legame fugace di cumplicità. In questo senso, è chiaro che il corpo
colletivo rassicura, protegge e restituisce libertà ai corpi nello spazio pubblico. Essere in tante ci ha
permesso questo vagare nello spazio pubblico, e questo è un punto fondamentale soprattutto quando
il corpo che aspira la libertà è un corpo femminile.
(In)Movement nasce della mia urgenza [corpo-donna-latinoamericana] di esprimermi in
libertà, di non nascondermi. La sua radice, come evento etico-artistico, non è quella di affermare,
ma di fluire sulle incertezze, di reallizzare e sostenere l’indeterminazione dell’essere, perchè
camminare è vivere, e vivere è rischio. La esperienza di vivere un paesaggio, così come il tempo, è
un concetto fluido, registrato in modo non lineare e non ordinato. L’itinerario scelto è una parte del
percorso, che è completato solo dall’esperienza vissuta da qualcuno, e questa esperienza porta
sfumature che, anche se possono assomigliare, non corrispondono. Coloro che guardano, non
portano solo gli spazi del nuovo paesaggio, non si svuotano, ma portano con sé il fardello delle cose
che sono e di ciò che hanno visto. Quando un corpo vive la città, vede non soltanto ciò che è davanti
agli occhi, ma lo vive anche con la memoria di quello che ha già vissuto.Portare lo sguardo a
passeggiare è un atto unico, irripetibile, senza pari e ci invita, quando fatto colletivamente,
all’esercizio di alterità, di incontro. E se vivere è un atto rischioso, incontrare l’altro è ancora di più,
poiché può portarci oltre ai nostri limiti – ci può cambiare.
Cos’è la libertà del movimento? Cosa ci spinge a metterci ‘in moto’, a lasciare il conosciuto
e tracciare un nuovo disegno nel mondo? Come il mio muoversi risuona in un altro? La storia si fa
nella parola delle testemonianze al lungo del nostro percorso, alternando quello che si ascolta negli
auricolari e la voce ‘dal vivo’. Ricordiamo o conosciamo insieme parte della lotta e della resistenza
del Consultorio, del monumento in memoria ai partigiani. Cerchiamo di far passar niente, di
fermarci, ascoltare, guardare mentre si cammina per, finalmente, arrivare di fianco alla nostra
destinazione. Prima dell’arrivo alla sede di Lucha y Siesta, un ultimo movimento insieme, un
brindisi, in mezzo alla caotica Via Tuscolana. Come uno sente il movimento dell’altro in sè quando
lo guarda? Celebrare in mezzo alle vene della città è affermare una mobilità a misura ‘d’uomo’ e a
misura ‘di donna, è raccontare una possibilità di vivere gli spazi oltre i limiti che ci opprimono, e
non soltanto a noi stesse, ma anche a chi guarda. Chi agisce, mette in moto anche chi per caso
passa, perchè magari fa ‘passeggiare l’idea. Non per caso c’è qualcuno che dice pensar meglio
quando cammina. Camminare è anche mettersi in contatto con i propri pensieri e, forse, invitare al
movimento i pensieri degli altri.
Camminare, percorrere, attraversare distanze è un modo di scrivere la nostra presenza nel
mondo, e il mondo è il nostro territorio. Allora, il 02 maggio 2018 abbiamo camminato, perché
vogliamo la vita, non il fremito della imobilità causato dalla paura. E prima che la camminata
finisse, abbiamo alzato i bicchiere in alto e con lo sguardo communicato il saluto inaudito: ‘salute e
coraggio’. Non ci fermeremo mai più.

BARTHES, Roland. Mitologie. Einaudi, Milano, 1957.


CARRARA, Paula. Audiotour (in)Movement per “La libertà è una passeggiata, 2018
VELOSO, Verônica. Percorrer a cidade a pé: ações teatrais e performativas no contexto urbano,
Tese de dottorato,Universidade de São Paulo, São Paulo, 2018.