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Elaborato di storia moderna 2018-2019

Giada Bettini

Analisi e descrizione del manoscritto relativo “all’incantesimo


d’amore”
Il manoscritto è contenuto in Dropbox nella cartella Manoscritti, assieme al manoscritto
L’anima di Salvatore Caravaggio.

Introduzione
I riti e i miti della religione cattolica (in questo caso), ma certamente non solo, sono molto
simili a quelli della magia. Basti pensare ai personaggi dalle doti incredibili, capaci di
compiere imprese straordinarie e soprannaturali, protagonisti di entrambe le realtà. Fu
senz’altro la religione cattolica a trarre, in un certo senso, “ispirazione” dalla magia, in
quanto è assodato che quest’ultima abbia origini primitive.
La Bibbia stessa narra innumerevoli scene di magia pura: da Mosè capace di dividere le
acque del Mar Rosso; al rovo ardente ma che non si consuma, dal quale proviene la voce
di Dio; ai tanti miracoli compiuti dal Cristo e riportati nel Nuovo Testamento; fino
all’assunzione della Vergine in anima e corpo. Così come, normalmente, il meccanismo
che induce gli individui ad appellarsi all’una e all’altra “potenza” pare essere lo stesso,
ovvero la richiesta ad entità o forze maggiori di intercedere per sé stessi o per qualcun
altro, nella speranza di un intervento per dominare o influenzare gli eventi secondo il
proprio volere, laddove l’uomo, da solo, non può riuscire; il tutto servendosi di gesti,
formule verbali e riti ben precisi. È noto quanto la magia, di per sé, fosse nemica della
Chiesa, come dimostrato per esempio dagli stessi atti processuali perpetrati
dall’Inquisizione romana contro maghi, streghe e superstizioni. Ad essere processate
contro reati di stregoneria erano soprattutto le donne, coloro che erano sospettate di
compiere sortilegi e malefici, quindi di intrattenere rapporti con forze oscure e
demoniache: queste erano considerate delle incantatrici e delle eretiche, per questo
costituivano un pericolo sociale. Infatti la Chiesa rivendicava il fatto di essere la sola
interprete dell’unica vera religione, quella cristiana cattolica e gli unici eventi
soprannaturali ad essere legittimati erano quel che riguardavano i Santi e Gesù Cristo.
È pur vero, però, che la stregoneria venne combattuta anche da altre confessioni e dagli
stessi poteri civili proprio perché era considerata una piaga , portatrice di disordine
sociale. Casi curiosi, a mio avviso, si verificano soprattutto quando queste due realtà
giungono a sovrapporsi perfettamente, generando situazioni in cui si arriva a dar fiducia
tanto alla magia quanto alla religione. Un esempio di questo tipo si concretizza nel
quadernetto che andrò ad analizzare.
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Descrizione della fonte
Il quaderno che ho deciso di esaminare contiene al suo interno indicazioni specifiche e
un’intera orazione per convertire ogni cuor humano a sua benevolenza et perfetto amore, per
riprendere una delle prime frasi di apertura, e la cosa sorprendente è che questa specie di
formula magica scritta affinché l’amato/a corrisponda la donna o l’uomo innamorata/o che
la pronuncerà, è completamente imbevuta di riferimenti cristiano-cattolici, così come il
contesto in cui tale orazione deve essere recitata, ovverosia la celebrazione eucaristica.
Le carte in questione sono composte da dieci pagine scritte in bella e chiara calligrafia; lo
stile è arricciato e a tratti tondeggiante, con caratteri grandi che si protraggono tanto verso
il basso quanto verso l’alto. La prima impressione che ho avuto osservando la grafia è stata
che chiunque sia stato l’autore, o più presumibilmente l’autrice, di questo materiale, è
probabile che sia stata una persona almeno in parte istruita.
Non è menzionato il nome del possessore del quaderno, di conseguenza non posso sapere
se questi fogli sono stati copiati da un altro supporto o se si tratta di un pezzo unico,
originale, messo per iscritto direttamente da chi lo ha ideato. La copertina del quaderno
che anticipa le dieci pagine contiene una dicitura che non sono riuscita a decifrare per
intero. È però riportato sicuramente l’anno, il 1647 e la grafia è decisamente diversa da
quella impiegata per le carte interne: ho dunque ipotizzato che la copertina potesse
contenere una nota riportata da qualche segretario del Sant’Uffizio in sede di analisi del
materiale, questo me lo fa pensare anche l’ultima parola di questa annotazione che sembra
essere Inquisizione. Poco più in basso vi è una V puntata e l’ho interpretata come una sorta
di firma, anche se non credo sia stato un modo usuale di firmare; questo mi lascia
perplessa. Il retro del quaderno, invece, è completamente bianco e immagino che le sue
dimensioni siano piuttosto piccole, paragonabili ad un formato A5. La carta ingiallita
mostra tutti i quattrocento anni che ci separano da essa, tuttavia le sue condizioni
sembrano essere ottimali.

Contenuto
Il contenuto di queste dieci paginette, come precedentemente accennato, comincia col dire
che se alcuno desiderassi acquistar benivolenza co qualsivoglia persona et volissi qualunque gratia
da lui ottenere, è sufficiente che faccia dire una serie di messe che subito ogni sua richiesta e
dimanda sarà soddisfatta.
La seconda pagina continua dicendo che anco si alcuno fossi incarcerato, far dire queste
messe basterà affinchè costui sia liberato e al suo posto sarano sforzato quillo il qualli havra
fatto imprigionare, e tutto solo grazie a quella grandissima virtù chi nilli messe si contiene.
Questa prima presentazione termina col dire che in molti sono ricorsi a questo metodo neli
loro bisogni e hanno potuto meravigliose gratie ottenere e certificare.

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Lasciato lo spazio necessario a sottolineare il cambio d’argomento, si entra nel vivo della
questione: vengono infatti fornite tutte le indicazioni da seguire punto per punto. Il testo,
in questo caso, continua aprendosi con una piccola croce, simbolo che ritroviamo anche
nella prima pagina e in qualche altro punto in mezzo all’orazione, talvolta sostituendo la
parola stessa.
Seguendo le istruzioni: occorre prendere il nome litterale della persona dal quale si
vorrebbe essere amati di perfetto amore, e poi per ciascuna lettera del suo nome far dire una
messa. L’aspetto interessante è che è necessario seguire un ordine di messe ben preciso: la
prima in nome della Santissima Trinità; la seconda dell’Annunciazione della Vergine; la
terza della Natività di Nostro Signore; la quarta dedicata a S. Giovanni Evangelista; la
quinta ai dodici Apostoli e la sesta a tutti i Santi. Ora questo punto mi è rimasto
leggermente ostico:non sono riuscita completamente a capire se il testo intendesse di
pronunciare il nome della persona in questione per ogni nome di Santo che veniva
nominato durante l’ultima celebrazione eucaristica.
A questo punto le istruzioni sono chiare, infatti se il nome è composto da più di sei lettere
rodilli sei missi debbassi ritornar dalla prima seguendo per ordine le altre per fino che sarà adempito
il numero. Inoltre per ciascuna messa bisogna tenir in mano una candela acesa o vero
ponerla sopra l’altare, e non appena si vedrà il sacerdote fare il segno della croce sopra la
santissima ostia bisognerà inginocchiarsi devotamente a terra e dire per ordine un Pater,
un Avi maria, il credo e, per ultima, l’infrascritta oratione.
Quello che si legge in queste cinque pagine è qualcosa che ai giorni nostri potremmo
reputare quasi divertente, se non altro originale, ma che certamente all’epoca non lo era
( ma forse, per qualcuno, non lo è neanche oggi!). La prima cosa ad avermi colpita è stata
la N di “nome”, come se davvero chiunque potesse servirsi di questa formula, a metà tra
sacro e profano, cucendosela quasi “su misura”. Credo che se avessimo potuto assistere
all’invocazione di queste parole, in molti avremmo subito strane sensazioni, soprattutto se
rcitate da chi credeva a quel che diceva.
La prima frase è molto interessante, in quanto viene esplicitamente detto che i due ipotetici
amanti non si vedono, nessuno dei due vede l’altro e quindi tutto è esclusivamente basato
sul prodigioso potere della parola che l’innamorata/o chiamerà a sé.
Soltanto il rito delle messe e la recita di alcune preghiere, compresa questa orazione,
permettono che l’indignatione di N e la sua mala volontà si tramutino in benevolenza e amor
verso N, proprio come in questo santissimo sacramento di pane e vino facendosi carne e sangue;
ed è esattamente questo il punto, ovvero il continuo riferimento che viene fatto ad ogni
elemento sacro della religione cattolica. Ed ecco comparire il richiamo al corpo e al sangue
di Cristo, al sacramento dell’Eucaristia, all’acuta lanzia che trapassò il costato di Gesù dal
quale uscirono sangue e acqua, e tanti altri riferimenti che talvolta si ripetono anche più
volte.
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Un altro elemento curioso è l’ espressione ti mando nel tuo cuore per ambasciatrici, quasi a
voler significare che tutta questa serie di accenni sacri avrebbe agito nel cuore dell’amato/a
secondo il desiderio e la volontà di chi pronunciava la formula: le cinque piaghe di Cristo,
il giorno della Resurrezione, i tre chiodi che passarono le mani e i piedi di Gesù. Qui il
testo riporta una specie di spartizione dei chiodi, dicendo di porre gli stessi uno sopra,
l’altro sotto e l’ultimo in mezzo a N, ossia all’amato/a. E come Nostro Signore patì la sua
santissima passion, così N dovrà avere ansia nil cuore per la volontà e il desiderio
dell’innamorata/o come lei/lui stessa/o dimanda, invocando il Padre, il Figlio, lo Spirito
Santo e una lunga lista di riferimenti cristiani, per citarne solo alcuni: il tremendo Giorno
del Giudizio, i dodici Apostoli, i quattro Evangelisti, gli undeci milla martiri chavalieri di
Christo, i santi, i profeti, le vedove, la pungente corona di spine, eccetera.
Dopo questa lunga lista di elementi propri dell’universo cattolico, si giunge alla parte
finale dell’orazione che sembra terminare con una sorta di avvisaglia che quasi assume i
caratteri di una maledizione: Chi tu N non habbi pace ne riposso, giorno ne notte, ni mangiando,
ni bevendo, ni vigilando, ni dormindo, ni caminando, ne giacendo; condannando l’amato/a,
come si legge dalle ultime frasi, all’infelicità eterna qualora ogni suo pensiero non si fosse
piegato alla volontà dell’innamorata/o.
Questo componiminto viene corollato, infine, da un appello alla Trinità e dal tradizionale
segno della croce, dandoci la conferma che questa orazione era considerata a tutti gli effetti
una preghiera; non a caso l’ultima parola riportata dal testo è Amen.

Qualche accenno sullo stile


Analizzando il piano stilistico ci troviamo di fronte ad un testo semplice, con una sintassi
piuttosto libera e vicina al parlato quotidiano. Suppongo ci possano essere diversi elementi
dialettali tipici dell’area veneta, per esempio l’uso abbondante che viene fatto della i, o di
termini abbreviati e accentati come Prì che sta per Padre; tuttavia non conosciamo con
certezza la provenienza di questo quaderno (a meno che non sia stato riportato il luogo
d’origine sulla copertina che non sono riuscita a decifrare per intero), non posso nemmeno
dedurlo con certezza dalla lingua adottata poiché non conosco il dialetto veneto.
Immagino che coloro che facevano uso di questo componimento fossero perlopiù persone
appartenenti a ceti medio-bassi , ma non escludo il fatto che vi si siano potute avvicinare
anche persone di rango superiore. Il testo si estende lungo tutta la pagina; incontriamo
spesso cancellatura e correzioni, ma presumo che il pezzo sia stato trascritto in bella copia
e non direttamente “di getto”. Possiamo notare la presenza di molte abbreviazioni, per
esempio q.ta per questa, Sig.re per Signore, potentiss.a per potentissima, com’era
consuetudine allora. Inoltre non susssite una perfetta omogeneità linguistica: infatti ho
riscontrato che il testo presenta alcune volte parole abbreviate ed altre volte scritte per
esteso, cos’ come si alterna l’utilizzo, in alcuni punti, tra quelle/i e quale/i. Alcuni termini
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quali gratia, orationi, indignazione eccetera, sono scritti mediante la grafia latina –ti- (quando
siamo in presenza di zia -> tia; zione/i -> tione/i), mentre altre sono scritte secondo l’uso
corrente della lingua: ad esempio, terza, benevolenza ( e queste sono, tra l’altro, parole che
non necessitano della -i-). Di fronte a questo proposito ho pensato soprattutto a due
possibilità: la prima è che la lingua italiana nel corso del Seicento stava subendo una fase
di dinamismo, tesa verso una progressiva regolarizzazione; la seconda è che trovandoci
dinnanzi a un materiale non particolarmente prestigioso e probabilmente redatto da
qualcuno di non troppo erudito, queste lievi imprecisioni sono più che normali.
Un’altra caratteristica che emerge è l’uso dell’h etimologica, davanti a parole quali huomo,
humanità e davanti al verbo avere: havra, habbi. Troviamo poi almeno in tre punti diversi la
sostituzione della parola “Cristo” con un simbolo che probabilmente veniva utilizzato per
non nominarlo direttamente (non so se sia corretto parlare di cristogramma), tranne una
sola volta in cui compare Christo scritto per intero. Infine, nella terza pagina, è possibile
notare come il numero 12 (riferito agli apostoli) sia compreso fra due punti sia prima che
dopo. Non sono riuscita a trovare una risposta a questa peculiarità.

Conclusioni e riflessioni finali


Il contenuto di questo libretto potrebbe sembrare starno, ma non lo è. Se provassimo
semplicemente a scrivere “incantesimi d’amore” sulla pagina di Google vedremmo
spuntare fuori decine di siti esoterici, di maghi, maghe e sensitivi. E allora cos’è cambiato?
Sostanzialmente ben poco. Gli stessi siti presentano al loro interno immagini di madonne e
di santi, in cui viene evidenziato il loro potere taumaturgico. È certamente molto
affascinante trovarsi di fronte a del materiale come quello appena analizzato, ma è
sufficiente guardarsi un po’ attorno per far svanire tutto lo stupore iniziale dovuto alla sua
presunta atipicità. Sì, perché non è così insolito trovare situazioni in cui si fa uso improprio
della religione per soddisfare le proprie pretese personali (di qualunque tipo, come
abbiamo visto!). Ci si affida a chiunque, qualunque cosa o entità che nello scenario
collettivo è riconosciuta per i suoi poteri soprannaturali, finendo così per “accavallare”
due realtà tanto lontane quanto vicine. Una delle cose che ho pensato leggendo questo
componimento è stata la predominanza del voler soddisfare ad ogni costo la propria
bramosia, osando auspicare pene e tormenti qualora il soggetto sottoposto all’incantesimo
non si sia prostrato ai desideri del suo amante. Ai miei occhi questo testo è parso alquanto
angosciante ed ho considerato che chi giungesse ad impiegare un sortilegio come questo
solo per amore, fosse perfino un soggetto iniquo, o quantomeno non proprio incline al
Vangelo.
Chissà quale idea di religione aveva chi si avvicinò a questo quadernetto; chissà cosa
avrebbe risposto alle domande: “Chi è per te Gesù?, Hai delle aspettative ben precise dal
fatto di essere un fedele?, E ti consideri un buon cristiano?, Cosa puoi dirmi riguardo
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l’identità e le gesta dei Santi?. Forse queste stesse domande le potremmo porre ancora oggi
a chi continua a seguire gli stessi schemi ideologici del passato. A questo punto vale la
pena davvero chiedersi che cosa è realmente cambiato rispetto ai secoli precedenti; chi può
sapere se costoro utilizzavano la miscela i queste due credenze soltanto per raggiungere i
propri fini, probabilmente senza neanche accorgersene, e se questa cosa succede ancora
oggi;ma al di sopra di tutto mi chiedo quali versioni e racconti fantasmagorici saranno
usciti dalle bocche di queste donne e di questi uomini, frutto di un immaginario semplice,
ma che avrà senz’altro ordito trame articolate.