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1. Giudeocristianesimo1

Allora Francesco mi ha detto di dirvi qualcosa sul Giudeocristianesimo. Se avete questo mio
libro – l’avete mi pare2 – la prima parte praticamente è sulla storia, 228 pagine, sulla storia del
Giudeocristianesimo, sia in passato e sia un pò come si pone anche oggi nelle relazioni tra Giudei e
Cristiani. Di per sè il Giudeocristianesimo non appartiene alle relazioni Giudeocristiane. Anzi direi
che il Giudeocristiano è “un personaggio che si desidera che non partecipi al dialogo, perché dà
fastidio ai Giudei e dà fastidio ai Cristiani”.

1.1 Rinascita dello studio delle fonti

Il Giudeocristianesimo è un discorso un po’ complesso, perché già il nome è un inganno. In


questo senso, almeno a mio avviso, ogni vero Cristianesimo è un Giudeocristianesimo. Quindi il
fatto invece di nominare il Giudeocristianesimo come un fatto particolare, lo relega in una sfera
tutta sua. E questa antica operazione è stata compiuta, direi, fin dal tempo di Costantino, cioè il fatto
di presentare il Giudeocristianesimo come una serie di sette eterodosse, di sette più o meno eretiche.
Vedete, anche fino alla fine dell’ottocento, l’opinione comune nelle scuole di teologia cristiane era
appunto che il Giudeocristianesimo era un’insieme di dottrine, di sette, di prassi eterodossa che si
era relegata al di fuori della Chiesa ufficiale e che praticamente si era perduta un po’ dietro a delle
teorie strane mescolate con scuole orientali, ecc.
Questa era la teoria di quella scuola di Tubinga, di F.C. Baur e di H.J Schoeps, che hanno
avuto però il merito di aver ripreso lo studio del Giudeocristianesimo. Hanno ripreso questo studio
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Gli appunti che seguono risalgono ad una lezione tenuta Martedì 11 Maggio 2004, presso la sede “Maison de
Mamré’”, in Gerusalemme, che è attualmente proprietà del Patriarcato Siro-Cattolico. Note, riferimenti e citazioni sono
state prelevate da F. R. De Gasperis, Cominciando da Gerusalemme (Lc 24, 47). La sorgente della fede e dell’esistenza
cristiana, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL) 1997.
2
Vedi sopra nota n.1. Si tratta di una raccolta di articoli, conferenze e meditazioni bibliche, ispirate da un
profondo amore per la Terra d’Israele, il suo mistero e le sorti del suo popolo, già pubblicate a suo tempo in varie
occasioni e qui raggrupate come il frutto di circa vent’anni di ministero, di studio e di preghiera a Gerusalemme.
L’autore, il Padre Gesuita Francesco Rossi de Gasperis è, secondo una descrizione fatta dal Cardinale Carlo Maria
Martini, nell’introduzione al libro stesso, un “discepolo di Gesù Cristo che legge la Bibbia in Israele” e che pone “le sue
radici in quel cammino di discepolato che sant’Ignazio di Loyola, grande amante della terra di Gesù, insegna a
compiere «per cercare e trovare la volontà di Dio nella propria vita » (cf. Esercizi spirituali, n. 1).” Francesco Rossi de
Gasperis è chiaramente un Gesuaita che “sente che a Gerusalemme c’è almeno una parte del proprio cuore e che la
sequela di Gesù e, come ben si esprime l’autore, «l’innamoramento per la persona di lui», lo portano a voler entrare
anche nel mistero d’Israele con intelletto d’amore”. Dal 1977 egli fa parte della comunità del Pontificio Istituto Biblico
di Gerusalemme, dove si interessa alle radici ebraiche della fede cristiana e alla teologia cristiana di Israele e tiene corsi
presso il Centro “Ecce Homo” e l’Istituto “Ratisbonne”. Inoltre, dal 1966 al 1995 ha insegnato teologia biblica presso la
Pontificia Università Gregoriana di Roma, e ha dato corsi di Esercizi Spirituali sulla terra d’Israele, per circa trent’anni,
in diversi paesi d’Europa, Asia, Africa e nelle Americhe. Tra le sue opere ricordiamo: La roccia che ci ha generato (Dt
32,18). Un pellegrinaggio nella Terra Santa come esercizio spirituale, Edizioni AdP, Roma 1996; Maria di Nazaret
icona di Israele e della Chiesa, Edizioni Qiqajon, Magnano (Bi) 1997.
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mostrando che si trattava di sette eterodosse, però almeno lo hanno ristudiato! Poi il primo, mi pare,
che ha cominciato a riprendere sul serio il Giudeocristianesimo come una componente
dell’ortodossia, anzi come una Chiesa Cristiana, praticamente, anzi come la prima Chiesa, questo è
stato soprattutto Leonardo Goppelt, in Germania.3 Allora è rinato tutto un interresse letterario per
riscoprire le fonti del Giudeocristianesimo e per vedere se effetivamente erano ortodosse o
eterodosse, e questo in campo Cattolico è stato raccolto, ad un certo punto, dal Padre Daniélou, poi
Cardinale, il quale ha pubblicato diversi scritti sul Giudeocristianesimo, soprattutto una teologia del
Giudeocristianesimo.4
Quindi c’è stata tutta una rinascita di studi dal punto di vista letterario delle fonti, fonti che
evidentemente si riferivano in buona parte ai cosidetti “testi Apocrifi”: Vangeli, Atti, Lettere
Apocrife. Ma vedete, anche questo è interessante: questo fatto di rilegare tutta una letteratura nella
letteratura Apocrifa è stato un modo praticamente per metterla da parte. Perché, oggi no, oggi c’è
una riscoperta dei testi Apocrifi. I testi Apocrifi cosa sono? Sono testi di vita spirituale, anche di
teologia, in cui ci sono varie cose che a noi sembrano strane, ma sono anche delle testimonianze di
un certo modo di presentare una teologia spirituale, una teologia vera e propria, che è molto diversa
dal modo Occidentale, diciamo, a cui noi siamo abituati, ma che è un modo reale di fare teologia.
Vi faccio un esempio: sapete, sotto il Calvario c’è una grotta, e c’è un Vangelo Apocrifo che
ci dice – il Vangelo di Batolomeo mi pare, che dice – che Bartolomeo chiede a Gesù: «Signore,
quando tu stavi in croce, ad un certo non ti ho visto più. Per tre ore sei scomparso, poi sei riapparso.
Dove sei andato?». Allora Gesù risponde: «Sono andato, attraverso quella grotta, sono sceso a
liberare Adamo ed Eva, sono sceso agli Inferi e poi, dopo, sono riapparso»; appunto, sulla croce,
ecc. Su questo, Girolamo, scrivendo una lettera, dice: «Qui c’è gente che dice che sotto il Calvario
c’è una grotta col sepolcro di Adamo. Queste sono cose assurde!». Lui non ha capito che quello era
un modo di fare teologia molto serio: cioè, il sangue di Gesù sulla croce scende sulla tomba di
Adamo e salva l’umanità. Questo è un modo, diciamo: partendo da una situazione topografica, cioè
della grotta, facevano una meditazione sulla redenzione, connettendo Cristo con Adamo, e quindi la
redenzione dell’umanità.
Questa grotta c’è sul serio! Oggi non ci si può andare ma quando si facevano i lavori per
rimettere a posto la Basilica, io mi ricordo, siamo andati giù, proprio nella grotta. C’è una grotta
sotto la roccia del Calvario, dove tra l’altro, sono stati anche ritrovati dei residui del culto di
Proserpina, perché sembra che Adriano, poi, quando ha occupato Gerusalemme nel 135, ha
3
L. Goppelt, Christentum nd Judentum im ersten und zweiten Jahrhundert. Ein Aufriss der Urgeschichte der
Kirche (Beiträge zur Förderung Christlicher Theologie, 2.Reihe, 55 Bd.), Gütersloh 1954.
4
J. Daniélou, La Teologia del giudeo-cristianesimo. Trad. It. di C. Prandi (Studi religiosi, 7), Bologna 1974;
Messaggio evangelico e cultura ellenistica. Trad. It. di C. Prandi (Studi religiosi, 22), Bologna 1975; Le origini del
cristianesimo latino. Storia delle dottrine cristiane prima di Nicea. Trad. di R. Iraildes e T. Cavazzuti (Studi religiosi,
37), Bologna 1993.
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sostituito questo culto che c’era del Calvario – questo era un culto Giudeocristiano – forse come ha
fatto poi nella Piscina Probatica, l’ha sostituito con un culto pagano. Noi abbiamo ancora delle
monete che ci sono pervenute del Calvario, in cui sul Calvario c’è un tempietto dedicato a Venere.
Quindi c’è stata una sostituzione del culto pagano a un culto cristiano.
Questo culto cristiano non ha un valore archeologico, evidentemente, ma ha un valore
simbolico che è un modo di fare teologia, che Girolamo, che era a Dalmata, non capiva, e quindi
diceva: «Questi raccontano che qui c’è la tomba di Adamo». La tomba di Adamo significa questo,
appunto. Come c’è una legenda Giudeocristiana che dice che sempre sul Calvario è stato portata
l’Arca di Noè. Sapete che qui, e in Palestina in genere, c’è un modo di fare teologia – possiamo dire
di nuovo – che è quello di trasportare nel luogo di culto che importa, tutte le cose precedenti. Per
cui i Samaritani hanno portato sul monte Garizim l’Arca dell’Alleanza, il Sinai, ecc. Ciascuno
trasporta le cose che gli interessano! Ma questo, non nel senso materiale! Non è questo il senso. È
un senso spirituale, appunto.

1.2 Il lavoro dei Francescani di Terra Santa

Come dicevo, quindi, dai Vangeli Apocrifi sono state riprese queste notizie, questi modi di
lettura spirituale, ecc., che mescolano insieme delle nozioni archeologiche esatte, ma insieme a tutta
una celebrazione spirituale – e qualche volta anche, appunto, eterodossa, certamente! Quindi da
questo si è ripreso uno studio molto serrato delle documentazioni letterarie. A questo ha fatto eco,
da un’altra parte, ma senza che ci fosse un piano preordinato, il lavoro dei Francescani di Terra
Santa.5 I Francescani di Terra Santa, ad un certo momento, partendo invece da un interesse
archeologico, hanno fatto un ipotesi, un ipotesi che ha mandato all’aria, se volete, le teorie
archeologiche precedenti, soprattutto sostenute dai Domenicani dell’Ecole Biblique. Per cui tra
Francescani e Domenicani c’è stata – e c’è ancora, io direi – una certa tensione, nel senso che per i
Domenicani non c’era problema di Giudeocristianesimo.
Nessuno pensava al Giudeocristianesimo. Casomai, pensavano all’influsso Greco, ecc. Ma
ad un certo punto, soprattutto il Padre Bagatti,6 ha fatto un ipotesi: «Ma chi ci dice che alcuni scavi

5
Per una bibliografia sui contributi archeologici dei Francescani di Gerusalemme alle ricerche sul
Giudeocristianesimo rinviamo alle opere di F. Manns, Bibliographie du Judéo-Christianisme. Préfae de B. Bagatti
(Studium Biblicum Farnciscanum – Analecta, 13), Jerusalem 1979, (cf. specialmente pp. 185-207). Cf. pure F. Manns,
«Le prime generazioni cristiane della Palestina alla luce degli scavi archeologici e delle fonti letterarie», La Terra
Santa. Studi di Archeologia. Atti del Simposio “Trent’anni di archeologia in Terra Santa” (Roma 27-30 Aprile 1982),
Romae1983, 70-84.
6
Cf. B. Bagatti, L’Église de la Circoncision, trad. francese di A. Storme (Studium Biblicum Franciscanum –
Collectio minor, 2), Jérusalem 1965 [trad. ingl. Aggiornata da E. Hoade: loc. Cit. 1971; trad. ed ediz. portoghese di L.
Garmus: Petrópolis 1975; ediz. it. Rivista: Alle origini della chiesa. I. Le comunità giudeo-cristiane (Storia e attualità,
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e alcuni luoghi non si chiarifichino meglio se si facesse l’ipotesi che c’è stata una Chiesa
Giudeocristiana precedente alla Chiesa bizantina?». Fatta questa ipotesi, direi, si sono illuminate
varie lampadine, forse troppe all’inizio – nel senso che poi alcune cose hanno dovuto fare un po’
marcia indietro – però indubbiamente è stata un’ipotesi geniale, perché ha fatto scoprire cose
impensate. Immaginatevi, per esempio, che nei territori ecclesiastici che sono di origine pagano-
cristiana, diciamo (cioè quelli che vengono dal paganesimo), gli studi archeologi precedenti a quelli
condotti dai Francescani ci dicevano che a Tiberiade, e in tutta la zona lì, di Tabga, non c’erano
cristiani. Perché? Perché quelli che c’erano non si chiamavano “Cristiani,” giustamente! Erano
credenti in Gesù: Giudeocristiani. Noi li chiamiamo “Giudeocristiani,” ma loro non si chamavano
“Giudeocristiani”; loro si chiamano “Dicepoli di Gesù,” si chiamano “Nazareni,” si chiamano con
quei nomi che noi troviamo negli Atti degli Apostoli.
Ma è apparso, invece, che la Chiesa di Tabga, che è una chiesa Bizantina, è preceduta da
una chiesa Siriana del 4° sec. Quindi è una chiesa pre-bizantina. Hanno scoperto la casa di Pietro a
Cafarnao. Le fonti letterarie ci parlano di un certo Iosippo, che era un conte di Tiberiade, che era un
Giudeocristiano e che ha pagato queste chiese. C’era una Cappella che ricordava il Discorso della
Montagna e che la pellegrina Egeria ha visto nel suo pellegrinaggio. Cioè si sono scoperte altre
cose, che sono di fatto Cristiane, anche se erano abitate da comunità che non si sono mai chiamate
“cristiane,” perché evidentemente non parlavano greco, oppure perché erano già praticamente
separati dagli etnico-cristiani.
Allora c’è stato un incontro. Si sono anche scritti delle lettere – Padre Daniélou ha scritto a
Padre Bagatti – ci sono stati dei contatti: chi camminava dal punto di vista letterario e chi invece
camminava dal punto di vista archeologico. Si sono incontrati e hanno cominciato a studiare questi
casi – che poi chiaramente bisogna studiare uno per uno, per vedere se si applica o non si applica.
Ed è venuto fuori, allora, questo interesse, diciamo. Per esempio, sono molto interessanti alcuni
articoli del Padre Testa sulle cosidette “Grotte luminose,” perché si è trovato che i Giudeocristiani
non costruivano chiese, ma usavano per il loro culto delle grotte, con tutta una teologia della luce
che entra nella grotta, cioè Cristo che viene a liberare l’uomo che giace nelle tenebre.7
Non sò se l’avete vista: c’è una grotta, vicino alle Suore della Carità, alle Comboniane, in
cui ad un certo punto si sono scoperti – un uomo c’è caduto dentro e quindi hanno trovato – dei
segni Cristiani. Per esempio, si è trovato il segno di una scala che rappresenta i gradi
dell’iniziazione battesimale. Poi, purtroppo, la grotta è stata devastata da gente, che l’ha usata per
tutti gli usi possibili ed immaginabili, quindi non sò, adesso, in che condizioni sia.

5), Città del Vaticano 1985].


7
E. Testa, Il simbolismo dei giudeo-cristiani (Pubblicazioni dello Studium Biblicum Franciscanum, 14),
Gerusalemme1962 [rist. 1981].
5

E poi ci sono le grotte che stanno sotto le Basiliche: c’è la grotta di Nazaret; la grotta
dell’Eleona, sul Monte degli Ulivi; la grotta di Betlemme; la grotta del Calvario. Tutte le Basiliche
Costantiniane, infatti, sono state costruite su queste grotte. Come ci dice il Padre Bagatti, c’è un
pellegrino (il pellegrino di Bordeau), che raccontando circa l’arrivo di Costantino, dice: «Iussu
Costantini», cioè, “per ordine di Costantino”. Ciò significa che i Bizantini, arrivando, hanno
cacciato via i Giudeocristiani, e si sono impossessati di queste grotte, non per disruggerle,
certamente, ma per costruirci sopra le grandi Basiliche. E così è nata quella forma di Basilica che
forse voi conoscete, come per esempio quella di Assisi. Ad Assisi, c’è la “Santa Maria degli
Angeli”, in cui sotto c’è la casetta di San Francesco, la “Porziuncola”, e sopra la Chiesa. Questo
modello viene dalle chiese Costantiniane, e poi anche dal Vaticano, ed è un po’ simbolico – almeno
a mio avviso – del discorso Giudeocristiano: cioè, “la Chiesa di oggi è una grande chiesa costruita
su una piccola grotticella, che è la Chiesa iniziale, appunto, cioè la Chiesa Madre.
Padre Testa, soprattutto, ha studiato tutto questo discorso sulle chiese dei primi secoli, e c’è
un lungo articolo scritto nell’Annuario dello Studio Francescano di alcuni anni fà, in cui potete
trovare delle indicazioni interessanti.8 E questo è un grosso merito dei Padri Francescani di Terra
Santa, no? Perché sono stati essi a cominciare, di propria iniziativa, interessandosi anche della
letteratura, a partire proprio dall’archeologia. Gli altri, invece, sono partiti dalla letteratura e sono
arrivati all’archeologia, e quindi c’è stato un incontro. Questa è oggi una cosa abbastanza seria,
direi, no? Perché anche se, appunto, i Domenicani non danno una grande importanza a questo, gli
Israeliani, per esempio, hanno affidato l’articolo su Nazaret, nell’Enciclopedia Archeologica della
Terra Santa, proprio al Padre Bagatti. Quindi gli Israeliani riconoscono questo, almeno in molti
casi.
In alcuni casi ci sono poi dei problemi molto strani, se vogliamo. C’è il caso di Cafarnao,
per esempio: come si spiega a Cafarnao, l’esistenza di una grande Sinagoga bianca vicino alla casa
di Pietro? Conoscete Cafarnao? Perché questa Sinagoga, certamente, è molto solenne. Questa
Sinagoga è stata fatta con dei marmi che vengono da Cesarea, dato che non ci sono marmi bianchi
in tutta la zona vulcanica del Lago di Tiberiade. Non si sà, è un discorso che non si riesce a
risolvere. Perché potrebbe essere, se voi guardate la pianta – questa almeno è una mia idea – vedete:
c’è la stessa pianta della Moschea di Omar e della Moschea El Aksa, che era anche la pianta della
Basilica Costantiniana del Calvario. Cioè, nella Basilica Costantiniana del Calvario c’era il
Martirium, che era la Chiesa. Poi c’era un giardino con il Calvario recintato, e poi c’era la rotonda
della risurrezione. Nella Moschea di Omar, che è stata fatta da architetti bizantini – perché gli arabi

8
Cf. E. Testa, «La Grande Chiesa e le minoranze giudeo-cristiane nell’ultimo scorcio del IV sec.», Studii
Biblici Franciscani Liber Annuus, 28 (1978), 24-44.
6

che sono arrivati non avevano architetti, si sono rivolti ai bizantini – anche lì c’è l’El Aksa, no? Poi
c’è la fontana, e poi c’è la rotonda. E a Cafarnao c’è la Sinagoga, e poi c’è la Rotonda di Pietro.
Allora, che vuol dire questo? Alcuni hanno fatto l’ipotesi che quella Sinagoga, addirittura,
sia una Sinagoga Giudeocristiana, e che quindi ci fosse una piena comunione tra la Sinagoga e la
casa di Pietro. Altri hanno detto: «No. Questo non è possibile». Piuttosto è possibile che a Cafarnao
ci fosse una comunità ebraica che però andava molto daccordo con i Giudeocristiani, perché erano
gli stessi che avevano conosciuto Gesù, in fondo, no? Prima lì, nel I sec., c’era una Sinagoga nera,
che sta sotto la Sinagoga bianca, e quindi ci sarà stata armonia fra le due comunità. C’era la
Sinagoga e c’era la Chiesa. Non lo sappiamo, anche perché quelli che hanno valorizzato la
Sinagoga all’inizio, cioè, i Padri Francescani, non conoscevano ancora tutte le tecniche
archeologiche e hanno distrutto la ceramica. E la ceramica era molto importante per la datazione,
per dire, appunto, a che tempo appartiene quella Sinagoga bianca, cosa questa che è ancora
discussa. Alcuni Israeliani dicono che era una Sinagoga ricostruita da Giuliano l’Apostata, quando
ha dato il permesso di rimettere in piedi il culto ebraico, per opposizione ai Cristiani. Ma questo è
molto, molto difficile accettarlo, perché Giuliano l’Apostata è rimasto pochissimi anni, e se fosse
una Sinagoga costruita in antitesi con i Cristiani, questi l’avrebbero distrutta. Di fatto, invece, è
stata salvata, diciamo, no?
Ma per dirvi: l’introduzione dell’ipotesi Giudeocristiana, di cui è stato un portatore
soprattutto il Padre Bagatti, ha creato poi tutta una scuola: c’è stato Manns, c’è stato Alliata, ecc.
Bagatti e Testa hanno lavorato insieme. Bè, questo è stato molto fruttuoso e continua ancora ad
esserlo. Un altro luogo più recente è stato poi il cimitero trovato al Dominus Flevit. Questo è più
discutibile se sia veramente Giudeocristiano o no, ma anche diversi Israeliani hanno sposato questa
idea, per cui c’è stato anche tutto uno scambio interessante su queste ipotesi, tra Francescani e
Israeliani.

1.3 Relazioni Storico-Teologiche fra Giudei e Cristiani

Questo è un punto, quindi, che ha toccato molto una certa sistemazione storico-teologica
delle relazioni fra Giudei e Cristiani, e questo l’avrete giustamente notato anche voi. La tendenza
ufficiale ebraica, direi, è quella di dire: «I Giudei sono una cosa e i Cristiani sono un’altra cosa,
sono due religioni a parte. Sì un contatto storico c’è stato ma, insomma, il Cristianesimo è una
religione che non ha più nulla a che fare con l’Ebraismo». Dalla parte Cristiana c’è stata la stessa
tendenza, che io chiamo – forse in un modo un po’ globale – una tendenza “Costantiniana”. Se voi
7

leggete la lettera che Costantino ha scritto ai vescovi della Chiesa per convocare il Cocilio di Nicea,
voi vedete che Costantino dice: «Noi dobbiamo rompere ogni relazione con l’inimicissima setta
degli Ebrei. Quindi, se gli Ebrei celebrano la Pasqua il 14 di Nisan, noi la celebriamo invece la
Domenica dopo. Le feste Ebraiche non si osservano nella Chiesa Cristiana».
Poi c’è stata tutta una tendenza anche di parecchi Padri della Chiesa, ma soprattutto con
Giovanni Crisostomo che, quend’era vescovo della Chiesa di Antiochia, diceva: «Voi non dovete
avere nessuna relazione con gli Ebrei. Se vi invitano a pranzo, non dovete andare. Se vi fanno dei
regali, non li dovete accettare». Questo perché? Perché, in fondo, fino al IV sec. d.C., i Cristiani
sentivano un certo complesso d’inferiorità rispetto agli Ebrei, perché erano quelli che conoscevano
le Scritture e la lingua ebraica. Così, da un punto di vista pastorale, per difendere i Cristiani da una
certa “nostalgia dell’Ebraismo”, direi, i Pastori della Chiesa etnico-cristiana che, allora, era ormai
diventata la maggioranza, cercavano di tenere i Cristiani lontano dagli Ebrei. E Costantino ha fatto
questa operazione, appunto, dicendo: «Rompiamo completamente con gli Ebrei. Il Cristianesimo
può fare da solo. La Chiesa è ormai indipendente». E questo, vedete, è rimasto fino ad oggi!
Io ho una cassetta di una conferenza fatta da un certo Curi, quando era direttore degli studi
di Tantur. Questa cassetta dice che il Cristianesimo qui è nato nel 135 con Adriano, quando sono
venuti i Greci. Come “è nato nel 135”; da dove è venuto fuori? Non si parla nemmeno di Gesù! La
notizia più corrente è: «Sì, Gesù era Ebreo. I discepoli erano Ebrei. Daccordo. Però, insomma, nel
70, con la Guerra Giudaica, sono andati a Pella, in Giornadia, e basta. La Chiesa degli Apostoli è
sparita, e ad un certo punto è nata la Chiesa etnico-cristiana a Gerusalemme».
Bè, questa, vedete, è un idea in cui noi siamo stati formati. Forse pure voi, non lo so. Questa
è un idea che è arrivata fino a noi. Sì ad un certo punto è vero, c’era una Chiesa Giudeocristiana.
Eppure, nemmeno questo è accettato facilmente da alcuni, che negano addirittura che Gesù fosse
Ebreo. Io ho trovato un’istituto secolare, fondato da una signora greca, che quando le figlie gli
hanno detto che Gesù era Ebreo ha detto: «Come Gesù era Ebreo? Gesù è Palestinese!» Lei era nata
ad Haifa e diceva: «Io sono Palestinese. Questa è la Palestina, no?». E Arafat è andato in Vaticano
dicendo che Gesù era il primo Palestinese entrato in Vaticano! L’ha detto Arafat al Papa!
Allora, questa idea che il Cristianesimo è del tutto indipendente, e l’Ebraismo è del tutto
indipendente, questo favorisce molto quelli che vogliono il dialogo! Perché voi potete avere il
dialogo anche con l’Induismo, o col Buddismo, perché si hanno due cose differenti e si può
dialogare, e dire: «Che cosa possiamo fare insieme? Lottiamo per la giustizia, per la dignità
dell’uomo, per la dignità della donna, e tutto quello che volete, ma fondamentalmente non abbiamo
niente in comune!». E invece il rapporto fra Chiesa e Israele non è così. Quindi, per questo dico,
8

almeno a mio avviso, “il Giudeocristiano,” per me, “è il credente Cristiano per eccellenza.” Perché
è così che è nata la Chiesa! È lì che è nata la Chiesa! Lui è il rapprasentante di ciò che è avvenuto!
Però, questo personaggio dà fastidio sia agli uni che agli altri. E io ho conosciuto, e conosco
ancora – anche se molti sono morti – dei Giudeocristiani che non erano ben accettati nel dialogo coi
Giudeocristiani proprio per questo. Perché se tu sei un Giudeo che ti sei convertito, sei un apostata
del Giudaismo, e quindi vai via! Io non voglio parlare con il Francescano, diciamo, che non è
Ebreo, ma non con l’Ebreo-Cristiano! Quindi non sò, il Padre Daniel Rufeisen, il Padre Bruno
Hussar, Rina Geftman, tutti questi che adesso sono morti, diciamo, sono stati molto mal visti. 9 Io mi
ricordo ancora un mio confratello che parlandomi del Padre Daniel Rufeisen, mi diceva: «Ho
conosciuto il Padre Daniel, è buono, è veramente buono, è un Padre ... Però, è Ebreo! Si sente che è
Ebreo. Il sangue è da Ebreo!». E io gli dicevo: «Ma sai tu che, ogni mattina, bevi un calice con il
sangue di un Ebreo?». Un Ebreo risuscitato! Ma Ebreo!
Non so se adesso le cose stanno cambiando, certamente ci sono delle cose, dei segni nuovi,
io direi. Probabilmente, la mia opinione è che lo Stato d’Israele, la costituzione dello stato d’Israele
ha aiutato e sta aiutando questo. Ripeto, non per intenzione dello stato d’Israele! No, però ha ridato
agli Ebrei una Terra sotto ai piedi, direi – una terra che ancora scotta, perché non so quello che c’è!
– però ridando questo, ha ridato agli Ebrei un’identità, una sicurezza, diciamo, una stabilità, per cui
possono cominciare a rioccuparsi di Gesù, a rioccuparsi di Paolo.
Io ho conosciuto un altro sacerdote, che era di Meah Shearim, da una famiglia numerosa, mi
sembra che fosse il quindicesimo figlio di una famiglia di Meah Shearim, il quale fu mandato a
scuola al “Collegio dei Freres”, quindi da fratelli di scuole Cristiane – allora, c’erano ancora gli
Inglesi qui – e gli fu detto: «Tu non devi mai guardare il Crocifisso in quella classe». Per cui questo
ragazzino, diciamo, di tredici–quattordici anni, ogni tanto diceva: «Ma io, perché non posso
guardarlo?». Poi ha guardato il Crocifisso, è andato in guerra con la legione ebraica, si è fatto
Protestante, poi si è fatto Trappista di Latrùn, poi si è fatto Benedettino, poi è tornato a fare il
Trappista di Latrùn, poi si è fatto della Chiesa Melchita, ecc. Insomma, questo qui era considerato
da tutti un apostata, perché lui, in fondo, era “un compagno di Beggin”. Era un compagno di questi
terroristi Ebrei, diciamo, e quindi lo si conosceva da lì, no?
In genere, queste sono persone che sono state molto emarginate, lasciate sole sia dai
Cristiani e sia dagli Ebrei. E invece, appunto, a mio avviso, quelli sono i veri rappresentanti della
Chiesa Cristiana, quelli sono i veri Cristiani. Il Cristianesimo è nato così. È nato proprio da una

9
Cf. O.D. Rufeisen, «Kann ein Jude in der Kirche seine Identität bewahren? Zur Frage der Inkulturation des
Christentums in Israel», in Judaica, 38 (1982), 24-31; R. Geftman, Attendendo l’aurora. La testimonianza di una
ebrea-cristiana. Trad. di M. Prestinicola, Cinesello Balsamo (Mi) 1987; id., L’offerta della sera. Meditazioni di una
ebrea-cristiana. Ediz. ital. a cura di A. Carfagna e F. Rossi de Gasperis. Trad. di A. Carfagna, Casale Monferrato
(Alessandria) 1994; id., L’Église de Jérusalem, Jérusalem 1985.
9

comunità di Ebrei che diventando discepoli di Gesù non ha avuto nessuna coscienza di allontanarsi
dall’Ebraismo.
Allora, l’idea che mi sono fatto, in vari anni qui, è proprio quella di rovesciare le cose. Il
Giudeocristianesimo non esiste. Perché? Qual’è il fondamento base della nostra fede? È il Nuovo
Testamento. E il Nuovo Testamento è un documento tutt’intero Giudeocristiano. Come guardiamo
noi il Nuovo Testamento? Che cos’è il Nuovo Testamento per noi? Il Nuovo Testamento è
letteratura ebraica del I sec. in greco. Questo, soprattutto la scuola scandinava lo sostiene molto: il
Nuovo Testamento è interamente Giudeocristiano, è interamente giudaico. Matteo e Giovanni sono
certamente due documenti giudaici. Ma anche Luca, anche Marco, anche Paolo. Tutti, tutti gli
autori del Nuovo Testamento sono Ebrei. Allora, se il Nuovo Testamento è l’eredità comune a tutte
le Chiese, tutte le Chiese Cristiane sono dominate da un pensiero ebraico-cristiano, sono
condizionate dal Nuovo Testamento. Perché, come dice G. von Rad, nella Teologia dell’Antico
Testamento, “non esiste nessuna Chiesa Cristiana che, rinunciando all’Antico Testamento, non
diventi una setta”.10 Cioè, il Nuovo Testamento chiede l’Antico Testamento. Senza l’Antico
Testamento il Nuovo Testamento non si legge. E dunque nessuna Chiesa Cristiana ha rinunciato,
può rinunciare all’Antico Testamento perché diventerebbe una setta eterodossa.
Però, intendiamoci, dobbiamo riconoscere che ancora oggi, forse – certamente noi siamo
stati educati a questo – c’è nelle Chiese Cristiane un interesse grande per il Nuovo Testamento e la
tendenza a lasciare l’Antico Testamento da parte. “Basta! Il Cristianesimo è autosufficiente”. Ecco,
questa è l’idea: “Il Cristianesimo può fare da solo. Se credi in Gesù c’è tutto!”. Questo è oggi molto
di meno, perché c’è stato il Cocilio Vaticano II. Però, insomma, questa tendenza esiste ancora.
Visitando una famiglia araba di Cefaràm, una famiglia Cristiana Cattolica, che aveva il figlio
seminarista a Roma, ho detto: «Sai, sono stato nel deserto». E loro: «Nel deserto? Che ci sei andato
a fare nel deserto?». E io gli ho detto che avevo riletto l’Esodo. «L’Esodo? Ma allora voi siete
Ebrei! Non siete Cristiani! Chi legge l’Antico Testamento è Ebreo, non è Cristiano!».
Quindi, quello che oggi si comincia a vedere come vero, se volete, sul piano più colto, più
scientifico, ecc., è ancora molto lontano dalla prassi pastorale del popolo. Per cui, voi sapete che,
per esempio, due anni fà, io sono andato a dare un ritiro alle Benedettine di Betlemme, che però
hanno un monastero di tipo Greco-Cattolico – non sò se le conoscete; sono quelle che fanno anche i
paramenti, ecc. – Mi avevano chiesto di dare un ritiro, e bene. Allora gli dissi: «Io però vi dico la
Messa di rito Latino, perché non conosco il rito Melchita». Esse acconsentirono: «Sì, sì. Certo, di
rito Latino». «Allora, vediamo ... Oggi, che giorno è? Quali sono le letture della Messa? Oggi
c’è ...», c’era il Libro dei Re. «II Libro dei Re?», mi dissero. «Noi non leggiamo l’Antico
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G. Von Rad, Teologia dell’Antico Testamento. Vol. 2: teologia delle tradizioni profetiche di Israele. Ed. ital.
a cura di F. Ronchi e G. Torti (Biblioteca Teologica, 7), Brescia 1974, 466-467.
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Testamento nella Messa!». E, bè, dico: «Io lo leggo, perché fa parte della Messa!». Non si legge
l’Antico Testamento nella liturgia Orientale!
Questo non vuol dire che siano antisemiti. Vuol dire che nell’antica usanza l’Antico
Testamento si leggeva nell’Ufficio, ma non nella Liturgia Eucaristica. Per cui nella Liturgia
Eucaristica si leggono solo Paolo e i Vangeli. Questo evidentemente forma il popolo, però, perché il
popolo non è che celebra l’Ufficio. Poi nella Messa non sono nemmeno abituati a sentire l’Antico
Testamento, per cui pensano: «l’Antico Testamento che centra con la nostra fede?». Allora, questo
è un problema. Mentre, quello che vi dicevo, appunto, la mia idea – che non è poi “mia”! – è che
tutto il Nuovo Testamento è un documento ebraico e dunque tutto il Nuovo Testamento richiede
l’Antico, e non va letto come noi siamo portati a leggerlo, diciamo, come un documento della
Chiesa Cattolico-Romana. No, ma è un documento del Giudaismo del I sec. d.C.

1.4 Quattro Correnti fondamentali Giudeocristiane del NT: una polemica “di famiglia”

Nel Nuovo Testamento ci sono diverse tendenze. Questo è anche molto interessante. Il
Nuovo Testamento, come del resto anche l’Antico, è un libro rilegato insieme, un libro formato da
vari documenti che sono molto diversi tra di loro. Però, questa diversità è meno importante del fatto
che invece sono stati rilegati insieme.
Allora, diciamo che storicamente, mettendo insieme i vari documenti, anche Apocrifi, si può
dire che esistono quattro correnti Giudeocristiane fondamentali – queste che vi faccio, ovviamente,
sono generalizzazioni – dall’estrema destra all’estrema sinistra: all’estrema destra, forse, si
potrebbero mettere quei gruppi Giudeocristiani che si chiamano “Ebioniti”, per esempio, che sono
questi che poi sono un pò finiti, se vogliamo, nell’eterodossia. Ma anche lì, bisogna capire bene che
cos’è la loro “eterodossia”. Sono quelli che hanno rifiutato, se vogliamo, di esprimere la divinità di
Gesù nel modo con cui le Chiese etnico-cristiane l’hanno espressa. E quindi noi diciamo, abbiamo
detto, abbiamo studiato, abbiamo imparato: “sono quelli che rifiutano la divinità di Gesù”. Ciò può
darsi. Adesso non li conosciamo perché non esistono storicamente. Ma può anche darsi che abbiano
rifiutato piuttosto il modo di esprimere la divinità di Gesù che veniva dai greci. Questa, quindi,
sarebbe l’estrema destra: cioè, quelli più vicini ai Giudei che hanno accolto Gesù ma non l’hanno
riconosciuto come Figlio di Dio, come Messia.
Poi c’è la corrente di centro destra che è la grande Chiesa di Pietro e di Giacomo, che
certamente è stata, forse, la corrente Giudeocristiana più grande, più ortodossa, e più ufficiale. Se
volete, un documento di questa corrente è certamente la I Lettera di Pietro, che è una splendida
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introduzione al Nuovo Testamento, una grande catechesi Petrina, insieme con il Vangelo di Marco,
e il Vangelo di Matteo.
Poi c’è il centro sinistra, diciamo, ed è Paolo, il quale è tutto preso dall’apertura dell’eredità
di Israele ai pagani e, per questo, diventa “l’Apostolo dei Gentili”. Paolo rappresenta una
minoranza. Paolo non è stato mai una maggioranza, anzi, direi che Paolo è uno “sconfitto” nella
Chiesa antica. Però fu anche accettato e fatto accettare da Barnaba, e finalmente, insomma, fu
integrato nel Canone.
E poi c’è l’estrema sinistra che è rappresentata da Giovanni e dalla Lettera agli Ebrei, dove è
più chiaro – indubbiamente, è molto più chiaro che negli Ebioniti – che Gesù è un Giudeo,
certamente, ma è uno che, pur rimanendo Giudeo, ormai si rivolge all’umanità intera. Quindi quello
che importa ormai per Giovanni, non è che Gesù si è fatto Ebreo, ma che Gesù si è fatto uomo.
Però, attenzione: perché nessuno si fà uomo senza appartenere ad un popolo! Quindi è chiaro che
Gesù si fà uomo, e si fà Giudeo, e si fà uomo facendosi Giudeo. La Lettera agli Ebrei poi, è quella
che, se volete, è più influenzata da un certo Platonismo, per cui l’Antica Alleanza è vicina a
scomparire, come dice al capitolo ottavo, perché viene la Nuova – ma lì bisogna vedere anche che
cos’è la Nuova e l’Antica Alleanza.
Però, quello che mi interessa sottolineare qui è che tutte e quattro queste correnti sono
Giudaiche! Giovanni, forse, è molto più Giudeo di Matteo, perché se voi leggete il Vangelo di
Giovanni, in ogni capitolo del Vangelo, si celebrano “i sacramenti dell’Antica Alleanza”, cioè
l’acqua, il tempio, la vita, la porta ... e in tutti questi, Gesù dice: «Io sono la porta. Io sono la vita, io
sono ... », cioè, “Gesù si identifica con tutti i sacramenti di Israele”. A parte il fatto che, poi, è un
Vangelo che dà una grande importanza alle feste ebraiche, perché ci sono tre Pasque, c’è la
Pentecoste (Shavuot), c’è la Dedicazione del Tempio (Hanukà), c’è la Festa dei Tabernacoli
(Succot), ed è quindi un Vangelo tutto pieno di Giudaismo, ma pieno anche di fede in Gesù che ha
dato una nuova vita a questo Giudaismo. Per questo, ancora oggi, forse, il Vangelo di Giovanni dà
difficoltà a molti Giudei, perché appunto lui parla di “Giudei contro i Giudei”, di Giudei contro
Gesù.
Questo è tutto un discorso molto importante, anche per noi, dal punto di vista pastorale. In
tutto il Nuovo Testamento c’è una polemica molto forte tra i discepoli di Gesù, diciamo, i
Giudeocristiani, e Giudei che non credono in Gesù. Ma questa è una polemica “di famiglia”: è una
polemica fra Giudei. Quindi quando io per due volte leggo nell’Apocalisse di Giovanni – Giovanni
o chi per lui, diciamo, l’autore – “Questi sono della Sinagoga di satana.” Perché? Perché sono di
coloro che si dicono Giudei e non lo sono! Perché i veri Giudei siamo noi! Noi abbiamo trovato il
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nostro Messia, quindi siamo i veri Giudei. Voi siete Giudei e dite che Gesù non è il Messia. Vedete
questa è una polemica tra parenti, nella stessa famiglia.
Però che cosa è successo poi nella storia? Che questa polemica è stata trasferita tra i non-
cristiani e i Giudeocristiani e allora si è frainteso, e ancora oggi noi viviamo in questo equivoco.
Noi crediamo che nel Nuovo Testamento i Giudei sono attaccati dai non-giudei. Invece no, sono
Giudei pure loro! Quindi, la disputa è “di famiglia!”. Bisogna stare molto attenti quando si trasporta
questa disputa fuori. Perché noi no, noi siamo estranei, noi siamo ospiti, noi aderiamo dopo, e siamo
allineati con alcuni di loro, certamente, ma la disputa non è fra pagani e Giudei. La disputa è fra
Giudei che credono in Gesù e Giudei che non credono in Gesù. E non si capisce niente del Nuovo
Testamento se si fa questa trasposizione, che è quello che si fa poi un po’ nelle omelie con i Farisei,
no? I Farisei si prendono come un opposizione, come se i buoni sarebbero i non-giudei e i cattivi
sono i Giudei. No, questo è falso, evidentemente. Gesù non ha mai pensato una cosa simile!
Allora, la mia idea è che bisogna abituarsi a “reinculturare il Nuovo Testamento in Israele”;
cioè, noi dobbiamo restituire agli ebrei il Nuovo Testamento. Dobbiamo rileggere, imparare a
leggere il Nuovo Testamento così come è stato scritto. E io credo che se gli autori del Nuovo
Testamento assistessero alle nostre omelie, spesso, si alzerebbero e direbbero: «Ma voi siete matti!
No, io non ho mai detto una cosa simile!».
Noi arriviamo e sposiamo questa fede. La fede Neo-testamentaria, però, porta con sè tutto
l’Antico Testamento e tutto il mondo ebraico. Quello che a me fa più impressione è che in tutti gli
scritti del Nuovo Testamento voi non trovate mai la coscienza di persone che, aderendo a Gesù,
lasciano l’Ebraismo. Voi non trovate mai nessun fondamento. Forse, il documento più estremo
sembra la Lettera agli Ebrei. Ma la Lettera agli Ebrei è quella che vi racconta tutto il culto del
Tempio! Non esiste nessun fondamento allora per dire che il Cristianesimo si è eretto come nuova
religione. Se c’è il termine “Cristianos” – il termine appare tre volte nel Nuovo Testamento – è
quando si dice: «Se ti dicono Cristianos per insultarti, come si potrebbe dire fanatico di Cristo, sii
contento di questo nome perché, appunto, è il nome di Cristo». Ma mai troviamo l’idea che il
Cristianesimo sia una Religio Nova.
Quindi, nella mentalità delle prime Chiese, e di tutti e quattro questi partiti che vi ho
enunciato, c’è la coscenza che aderendo a Gesù “noi siamo ancora più Giudei degli altri, perché
abbiamo trovato il nostro Messia.” C’è Andrea che corre da Pietro dicendo: «Ho trovato il Messia!
Il nostro Messia! Il Messia d’Israele!». Luca ci fa cantare la mattina, quando diciamo le lodi:
«Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che ha visitato e redento il suo popolo!». E tutto il Benedictus
è un canto Israelitico!
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Quindi bisogna fare attenzione a sostituire “l’uomo” con “l’Ebreo”. Si può fare, certamente,
nel senso che l’eredità d’Israele si apre ormai a tutte le nazioni. Ma attenzione a fare questo
cancellando “il Giudeo”, perché vuol dire cancellare la Giudaicità di Gesù, vuol dire fare del
Cristianesimo un’agnosi, uccidendo la storia! La Giudaicità di Gesù ci è assolutamente necessaria
per affermare la sua storicità. Come voi sapete, una delle eresie, e forse la prima eresia cristiana –
che poi sarà anche l’ultima, perché si ripeterà in tutte le generazioni – è appunto la gnosi. Gnosi
vuol dire “sciogliere la storia nella natura”, vuol dire sostituire “l’uomo” al “Giudeo”.
Vedete, nelle Chiese della Gentilità – come sono le nostre – noi preferiamo il “Figlio di
Dio” al “Figlio di Davide.” Il Vangelo di Matteo è pieno di “Figlio di Davide”. Gesù è il “Figlio di
Davide”, ed è il “Figlio di Dio” proprio perché è il “Figlio di Davide!”. In altre parole, è diventando
“Figlio di Davide” che Dio diventa uomo, ma non diventa uomo saltando la storia. Non c’è nessun
uomo che non sia storico, e lo stesso si può dire del “Cristo risorto”. Il “Cristo risorto” è un Ebreo
risorto! Forse noi non possiamo capire bene qual’è la storicità di un risorto, ma certamente il
“Cristo risorto” è ancora Figlio di Maria. Se non è Figlio di Maria non è più Gesù.
Il Risorto, nei Vangeli della risurrezione, ci tiene molto a dire: «Io sono lo stesso Gesù che
voi avete conosciuto prima. Ho le ferite della passione. Mangio e bevo». Quindi l’identità tra
“Gesù” e il “Cristo risorto” è essenziale per cogliere la fede nel Risorto. E se il Risorto è Gesù di
Nazaret, allora il Risorto è un Ebreo, è un Ebreo risorto. E come non possiamo immaginare l’uomo
risorto non possiamo immaginare un Ebreo risorto.
Vedete, “la storia entra nell’eternità, e l’eternità non cancella la storia.” E secondo me
questo è uno dei motivi più interessanti: cosa vuol dire “l’Assunzione di Maria”? Vuol dire che il
Cristo Risorto è ancora il figlio di Maria, in cielo. E se è il Figlio di Maria è anche il Figlio di
Giuseppe, evidentemente, e anche quello della genealogia dei padri, è anche il Figlio di Davide.
Anzi, Gesù risorto è l’unico fondamento del fatto che sul trono di Davide regna un suo
discendente per l’eternità, secondo l’alleanza di Dio con Davide. Perché la monarchia Davidica è
finita con l’esilio, e ormai non esiste. Non c’è più un discendente di Davide sul trono di Davide.
Però c’è – e noi Cristaiani crediamo in questo – c’è il Figlio di Davide che siede sul trono di Dio. E
l’ultima parola dell’Apocalisse dice: «Io sono la Stirpe di Davide, la Stella luminosa del mattino».
Quindi “la casa di Davide è portata nell’eternità di Dio, la storia entra nell’eternità di Dio, ma non si
dissolve nel cielo”.

1.5 La Trasfigurazione di Gesù: icona “sintesi”


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Bisognerebbe allora rivedere parecchie cose, anche nella nostra tradizione. C’è, per
esempio, un esegeta medievale il quale dice che nella Trasfigurazione Gesù appare tra Mosè ed Elia
come quando, durante la Messa, il Vangelo è proclamato tra due candele. Si canta il Vangelo, ma
finito il Vangelo si spengono le due candele. In altre parole, Mosè ed Elia scompaiono e rimane
Gesù solo, anche perché tutti gli evangelisti dicono che nella Trasfigurazione alla fine Gesù rimane
solo. Dunque, vedete: “Gesù da solo basta”.
Questo, però, è tutto un discorso ideologico. “Gesù solo”, nel Vangelo, vuol dire che ritorna
ad essere il Gesù di prima, cioè, un Gesù che non è più conosciuto nella luce, come Signore, ma che
è un viandante qualunque, diciamo. Dire che Gesù basta senza Mosè ed Elia vuol dire che,
eliminando l’Antico Testamento, Gesù è sufficiente! Ma questo è proprio il contrario di quello che
gli evangelisti vogliono dire, e cioè che noi vediamo la faccia trasfigurata di Gesù solo quando ci
sono anche Mosè ed Elia.
Quindi, in un certo senso, Mosè ed Elia garantiscono la Signoria di Gesù, tanto che Luca
dice che tutti e tre hanno la faccia illuminata e trasfigurata. D’altro canto, “se Gesù è tra Mosè ed
Elia noi vediamo chi sono veramente Mosè ed Elia,” perché avere il volto trasfigurato vuol dire
conoscere qualcuno “nella gloria”, cioè così come Dio li conosce. “E se ci sono Mosè ed Elia, allora
anche Gesù è così, trasfigurato.” Bene, io ho sentito dire ancora, in un corso tenuto all’Istituto
Biblico di Roma, che Gesù solo basta perché poi Mosè ed Elia scompaiono! E invece no, non basta
Gesù senza Mosè ed Elia, perché senza Mosè ed Elia, Gesù lo si conosce solo come un personaggio
storico. Gesù è uno che c’è stato, va bene, ma non si ha mai la fede Cristiana, non si ha la fede in
lui, non si conosce Gesù come il compimento delle Scritture. E se non lo si conosce come il
compimento delle Scritture, non lo si conosce nemmeno come Gesù, così come lo conosce il Padre.
L’Apocalisse dice: «Io sono il primo e l’ultimo, il principio e la fine, l’alfa e l’omega». Ma
il “primo e l’ultimo” suppone che tu sai tutto quello che c’è in mezzo! Perchè altrimenti, se noi
diciamo: «Io sono la A e la Z», e non conosciamo anche la B, la C, la D, la E, e tutto l’alfabeto, non
serve a niente. “Gesù è la chiave”, ma cosa ci fai con una chiave se non sai qual’è la porta, così
come anche una porta senza chiave non si apre. Sono necessarie tutte e due.
Quello che bisognerebbe – “bisognerebbe,” non siamo noi che lo facciamo, è soltanto il
Signore – ma quello che aspettiamo, diciamo, quello che è da desiderare e da pregare, casomai, è
proprio che si rompa questa separazione tra Israele e la Chiesa, che Israele smetta di aver paura
della Chiesa, perché la Chiesa vuole convertirli e così distruggerli, e che si capisca che il Cristiano,
il Cristianesimo, non è altro che un modo – che poi per noi è il modo ultimo – di essere Ebreo.
Il Cristianesimo è una forma di Ebraismo che potremmo chiamare “Ebraismo Messianico in
Gesù”, è cioè il messianismo riconosciuto in Gesù, che non è soltanto Giudeocristianico, dato che
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oggi, qui, sono “Giudeocristianici” anche quelli dell’esterma destra, cioè coloro che credono nello
Stato d’Israele come la realizzazione del sogno messianico d’Israele. Il Cristianesimo è una forma
di Ebraismo Messianico che è certamente un Giudaismo legittimo, diverso dal Giudaismo
rabbinico. È il Giudaismo degli Atti degli Apostoli, è il Giudaismo della prima Chiesa, è il
Giudaismo di Maria e di Paolo, i quali se da un lato si sono aperti ad accogliere i pagani, non si
sono mai chiamati “pagani” essi stessi, dall’altro. Si sono piuttosto detti “fratelli” dei pagani in
Gesù.
Come dice il Cardinale Giusticè: «Per essere Cattolico, cioè, Kath-olòn, bisogna essere
secondo la totalità, Katà-ho-lon, secondo il tutto», e il tutto suppone che siamo due! Perché se
siamo solo pagani, allora non siamo più Cattolici. La Chiesa Cattolica vuol dire la Chiesa secondo
la totalità, sia d’Israele che delle nazioni. Se non c’è più Israele non c’è più nemmeno la Cattolicità.
Ma Israele c’è, in un certo modo, proprio perché c’è il Nuovo Testamento, e per me il Nuovo
Testamento non è soltanto un libro, ma è i dodici Apostoli, che sono vivi e vegeti con Cristo risorto
e che sono le colonne della Chiesa. Quindi il carattere Giudaico della Chiesa è assicurato proprio
dal Cristo risorto, il quale è il Messia d’Israele risorto, e dai Dodici, dalle dodici colonne della
Chiesa, che certamente sono risorti con lui. La nostra è perciò la Chiesa dei Ventiquattro
dell’Apocalisse, dove ci sono i Dodici figli di Giacobbe e i Dodici discepoli dell’Agnello.

1.6 Il Giudeocristianesimo: un segno dei tempi

Allora, che oggi si ricominci a parlare di “Giudeocristianesimo”, a me sembra proprio “un


segno dei tempi” perché ciò che è vero si deve anche vedere. Se è vero che la Chiesa ha come sua
base il Cristo risorto, con i Dodici discepoli, con Maria che è la Madre, la Chiesa Madre, questo non
lo si deve solo credere come un mistero della fede, ma lo si deve anche vedere. Ripeto: si deve
anche vedere. Come dicevo prima, lo Stato d’Israele senza volerlo ha favorito questo fatto, perché
rendendo visibile Israele in mezzo alle nazioni, immediatamente ha reso anche visibile la Chiesa
Messianica nel cuore d’Israele. Allora, queste piccole comunità Giudeocristiane, così, un pò
zoppicanti, e che vanno nascendo e vanno passando mille prove e mille discussioni, per me sono un
segno molto importante di Dio che ci rifà vedere la pianta d’Israele in seno alla Chiesa di tutte le
nazioni, alla grande Chiesa.

Personalmente, proprio per questo, mi rendo conto di come “la mia fede sia rimasta la
stessa; ma il credente è cambiato, io sono cambiato”. La fede è la stessa, il credo lo posso dire
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tranquillamente, ma è il mio modo di credere che è cambiato. Quando per un tempo sono andato a
Roma, per esempio, per accompagnare a mio padre prima che morisse, andavamo volentieri a
Messa e sentendo le omelie spesso dicevo: «Menomale che mio padre non capisce!».
Io ho scritto una frase che, forse, riassume un pò chi sono i Giudeocristiani, i cristiani della
Chiesa di Gerusalemme, e della Chiesa Apostolica. Sono Giudei che hanno abbracciato la sequela
di Gesù come il Cristo e come il Figlio di Dio, il Figlio del Padre, il quale Padre ci dà lo Spirito del
Figlio. Quindi è un pò il circolo trinitario. “Giudei che hanno abbracciato di seguire Gesù,
riconosciuto come Cristo e Figlio di Dio,” quindi “il Figlio del Padre, il quale ci dà lo Spirito del
Figlio per confessarlo come Signore”. Difatti, è in virtù dello Spirito che io dico: «Gesù è il
Signore». Ed è proprio in questo riconoscimento del Figlio – e questo mi sembra molto importante
– che questi Giudei hanno visto “un salto di qualità” del loro Giudaismo, e questo salto di qualità è
quello che noi chiamiamo il “compimento”.
Gesù ha cominciato a compiere tutto quello che è venuto precedentemente. A compiere e
non ad abolire. Gesù non cancella tutto il resto; no, anzi integra tutto in sè, ed è quindi in perfetta
continuità con l’antico, non in rottura. Per questo vi dicevo che l’icona che, secondo me, riassume
meglio tutto questo discorso è proprio quella della Trasfigurazione, perché è la gloria (cioè la
contemplazione della verità giunta alla pienezza finale) dell’antico e la gloria del nuovo, davanti ai
tre discepoli che sono il Nuovo Testamento.

1.7 Le fonti del Giudaismo del I sec,: Filone, Giuseppe Flavio e il Nuovo Testamento

Non si hanno molti documenti sul Giudaismo pre-rabbinico. Le fonti giudaiche per parlare
del Giudaismo del I sec., sono solo due: Filone d’Alessandria (20 a.C.- 50 d.C.) e Giuseppe Flavio
(37-93 d.C.), che ci parlano – soprattutto, Giuseppe Flavio – di qual’era il Giudaismo del tempo di
Gesù, cioè del I sec. Eppure abbiamo il Nuovo Testamento! Questo voi lo trovate detto da parecchia
gente: «Le uniche fonti che abbiamo sono Giuseppe Flavio e Filone». No! Abbiamo anche il Nuovo
Testamento, che è letteratura giudaica del I sec. Filone è in greco, Giuseppe Flavio è in greco e il
Nuovo Testamento è in greco! È come con i Giudei Americani di oggi, i quali scrivono in inglese,
così è il greco del Nuovo Testamento: è una lingua ebraica! Noi lo chiamiamo “grego biblico”, ma
il greco biblico è una lingua ebraica, è il greco della LXX, è lo stesso greco; non è il greco di
Tucidite e di Erodoto. Quindi si tratta di letteratura ebraica del I sec.
Il Giudaismo Rabbinico, invece, è venuto dopo, tra fine del II e l’inizio del III sec. d.C., più
o meno, come una sorta di “operazione”. Dopo la distruzione di Gerusalemme, infatti, dopo la
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diaspora, dopo la cacciata degli Ebrei da Gerusalemme, nacque un movimento giudaico diretto
soprattutto da Johannan ben Zakkai, il fondatore del Rabbinismo, in cui si decise di mettere per
iscritto la legge orale.
Voi sapete, certamente, che nel Giudaismo del I sec. vi erano vari partiti. C’erano i
Sadducei, c’erano i Farisei, c’erano gli Zeloti, c’erano quelli di Qumran, e c’erano gli Erodiani.
Anche qui potremmo fare la stessa classificazione che abbiamo già fatto con i discepoli di Gesù:
abbiamo l’estrema destra rappresentata dagli Erodiani. Poi venivano i Sadducei, poi i Farisei, gli
Zeloti, e infine quelli di Qumran. Ora, noi conosciamo qualche cosa su Qumran, perché sono stati
rinvenuti alcuni dei loro rotoli; non sappiamo quasi nulla dei Sadducei, perché non abbiamo nessun
loro documento, anche se a mio parere abbiamo il Vangelo di Giovanni che forse ci dice qualche
cosa dei Sadducei, perché Giovanni era parente del Sommo Sacerdote e, del resto, il suo Vangelo è
diverso dai tre Sinottici. Gli Erodiani sono scomparsi perché poi è venuta Roma, e quindi gli unici
che sono rimasti sono i Farisei, ma si tratta dei Farisei post-distruzione-di-Gerusalemme.
Come sappiamo, i Farisei tenevano – e questo è testimoniato anche da Giuseppe Flavio – la
legge orale e la legge scritta. La legge scritta è tôrāh bēš hakkittāb (‫ )ּבֵׁש ַהּקִיּטָב ָרהוֹּת‬e la legge orale è
tôrāh šebēh alben (‫ׁשּבֵח ָא ְלּבֵןוֹּת‬
ְ ‫ ) ָרה‬cioè, “la Tôrāh della bocca”. Di per sè la legge orale doveva
rimanere orale, ma cosa è successo? Che quando Gerusalemme è stata occupata dai Romani e
trasformata in Aelia Capitolina, cacciati i Giudei, ed essendosi il Giudaismo disperso nella diaspora,
alcuni si sono detti: «Se noi non mettiamo per iscritto la legge orale, ci disperdiamo e si distrugge il
Giudaismo». E allora hanno cominciato a mettere per iscritto la legge orale. A Tiberiade, a Sefforis,
a Yavne hanno cominciato a scrivere la Mišnāh, e poi il commentario della Mišnāh, cioè il Tālmûd,
e poi il commentario del Tālmûd, cioè la Gemarāh, e hanno fatto questo grosso “monumento”,
direi, di tradizioni orali messe per iscritto, che essi continuano a chiamare legge orale, e che di per
sè sarebbe una contraddizione.
Voi capite subito che questo porta dei grossi problemi al Giudaismo. Immaginate che noi
mettiamo per iscritto tutta le legge orale della Chiesa, e facciamo una sintesi della dottrina dei Padri
della Chiesa, dei Concili, ecc., e immaginate che diciamo che anche questa è Parola di Dio. Questo
creerebbe dei grossi problemi, perché, per esempio, oggi non si potrebbe fare prestito ad interesse
così come avveniva nel Medioevo, poiché questa è “legge di Dio”. La legge orale deve rimanere
orale! Deve evolversi. La legge orale è l’intelligenza che la comunità credente ha della parola
scritta, in quel momento in cui ha questa intelligenza.
Per cui, insomma, voi leggete la Lettera a Filemone e dite: «Ah, dunque. Qui c’è Paolo che
rimanda lo schiavo al suo padrone. Dunque, Paolo approva la schiavitù». Certo, ma l’idea che Paolo
ha dello schiavo, del padrone, dell’uomo e della donna, ecc., questa non è parola di Dio da prendersi
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immutabilmente. Questa è la situazione del tempo di Paolo che và compresa in questo modo. Se voi
mettete per iscritto tutto questo tutto diventa legge. Per cui c’è tutto il problema che hanno i Giudei
osservanti di come aggiornare, di come rivedere la Tôrāh orale. Si può andare in Sinagoga in
macchina il Sabato? Questo certo nella Mišnāh non c’è scritto, perché non c’era la macchina!
Allora, quello che è importante capire è che tra il Giudaismo del I sec., la caduta di
Gerusalemme, le due Guerre Giudaiche e la nascita del Rabbinismo c’è un progresso. Certamente,
quello che è stato messo per iscritto nel II-III sec. d.C. contiene elementi di tradizioni che venivano
accettate anche prima. Però ci sono pure cose modificate da ciò che è avvenuto dopo. E per di più,
non esiste uno studio critico sulla Mišnāh o sul Tālmûd così come c’è per noi, per esempio, sul
Nuovo Testamento, o anche sull’Antico. Non esiste ancora una revisione critica, anche perché,
appunto, legge orale per loro è legge di Dio, Parola di Dio.
Quindi, quando noi parliamo di Cristianesimo come una forma legittima di Giudaismo,
tenendo presente quello che dicevamo prima, stiamo parlando di un Giudaismo pre-distruzione-di-
Gerusalemme, un Giudaismo del I sec. precedente la distruzione di Gerusalemme. Il Giudaismo
ufficiale di oggi, invece, che è frutto del Rabbinismo, è un Rabbinismo post-distruzione-di-
Gerusalemme. Percui, invece di vederlo come confronto tra Cristianesimo e Giudaismo, dovremmo
vederlo come un confronto tra due Giudaismi, il Giudaismo del I sec. e il Giudaismo del III sec. E
noi sappiamo, anche da Giuseppe Flavio, che il Giudaismo del I sec. era molto più tollerante del
Rabbinismo del III sec.. Perché il Rabbinismo è esclusivamente una radicalizzazione del
Farisaismo, e non della totalità costituita anche dai Sadducei, dagli Erodiani, dai Qumraniti e dagli
Zeloti. In altre parole, il Giudaismo del tempo di Gesù era molto più accogliente, più tollerante, più
“ecumenico” e diversificato di quello che fu il Rabbinismo del III sec., che invece era “roccato” in
una difesa tenace dell’identità Farisaica.
Partendo da questo, da questa differenza, ci sono quelli che dicono: «Ogni comunicazione
tra il Cristianesimo e il Giudaismo è impossibile. Sarebbe possibile solo una comunicazione col
Giudaismo del I sec., ma quel Giudaismo non c’è più. C’è il Giudaismo Rabbinico e quella è
un’altra cosa!». Questa è una posizione estrema che, secondo me, è anche esagerata, perché
vorrebbe dire che il Giudaismo della Mišnāh e del Tālmûd non ha niente più a vedere col
Giudaismo del tempo di Gesù. Questo mi pare un po’ troppo. Possono aver radicalizzato certe cose
nella tradizione Farisaica, possono aver anche avuto l’intenzione di escludere il Cristianesimo, di
escludere il Giudaismo di Gesù, ma evidentemente non si sono inventati le cose, e certamente tutti i
trattati del Tālmûd e della Mišnāh non sono stati creati dal nulla. Al contrario, essi rappresentano
una continuità con il Giudaismo precedente, anche se è un Giudaismo diventato settario, chiuso.
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Tutto questo discorso è importante, perché restituisce al Cristianesimo, e al Nuovo


Testamento, una legittimità di Giudaismo del I sec. Infatti, se noi vogliamo conoscere com’era il
Giudaismo del I sec. dobbiamo leggere i Vangeli. Questo punto, i Giudei oggi cominciano a
riconoscerlo. Io qui ho un libro di Daniel Boiarin, non sò se voi l’avete. Daniel Boiarin è un
professore Ebreo della California, che è stato qui a Gerusalemme due o tre anni fà, il quale ha
scritto un libro su Paolo, per esempio, dove già nell’introduzione contesta quello che tra i Giudei
generalmente si dice di Paolo. Dovete sapere che Paolo è un personaggio che normalmente il
pensiero Giudaico comune ha escluso come se fosse un apostata. Anzi, alcuni dicono che Paolo è il
vero fondatore del Cristianesimo, perché ha inventato la Trinità e l’Incarnazione. Percui, Gesù è
ancora Giudeo, mentre Paolo è il vero apostata.
Ecco ciò che scrive Boiarin: «Vorrei reclamare che Paolo è un importante pensatore Giudeo.
Paolo è vissuto ed è morto convinto di essere un Giudeo che viveva pienamente il Giudaismo.
Quindi il Paolinismo, il modo di leggere il Corpus Paolino, e Paolo stesso, rappresenta, secondo
me, una sfida tanto ai Giudei del I secolo, quanto ai Giudei di oggi». Quindi, il Paolinismo è una
forma di Giudaismo del I sec. assolutamente legittimo. Se vogliamo, con Paolo c’erano anche i
Farisei con cui Paolo era stato prima, e che poi non lo hanno accettato dopo. Però Paolo è ancora
riconosciuto come Ebreo: parla davanti al Sinedrio e viene flagellato dai Giudei; ciò vuol dire che lo
riconoscono come Giudeo, perché gli impongono la punizione che si dà ad un Giudeo. Quindi Paolo
è dentro il Giudaismo del suo tempo, e rappresenta una forma del Giudaismo del suo tempo. Non
direi che è “la forma”, nemmeno la forma Cristiana, perché Paolo non è lo stesso che Pietro, lo
stesso che Giacomo, ecc., però è rilegato insieme a Pietro e a Giacomo nel Nuovo Testamento.
Quindi, Paolo è una forma di Cristianesimo, una forma di vita Neo-testamentaria, e questa forma di
vita Neo-testamentaria è una forma del Giudaismo del I sec. d.C.
Questo non è ancora accettato con applausi da tutti, ma insomma, in fondo viene giudicato
in Paolo un modo di essere Giudeo. E la stessa cosa vale per Giacomo e per Pietro. Due anni fà,
addirittura, Boiarin è venuto all’Istituto “Ratisbonne e ha tenuto una conferenza su Giovanni, e di
lui ha detto la stessa cosa: “il Giovannismo non ha niente di anti-giudaico, ma è una forma di
Giudaismo del I sec.”. E lui dice che questa è una sfida non soltanto per il tempo di Gesù, il tempo
del I sec. d.C., ma è una sfida anche per noi, perché questo vuol dire che ciò fà parte della nostra
storia, del nostro passato. C’è stato un tempo in cui un modo di essere Giudeo era quello di Paolo e
quello di Giovanni, due forme differenti, appunto, di Giudaismo del I sec.

1.8 “The Partition of the Way”


20

Dunque non si può direche Paolo è fuori dal Giudaismo, che Giovanni è fuori da Giudaismo.
No, queste sono forme di Giudaismo del I sec., che poi, con tutto quello che è successo
politicamente, è avvenuto quello che chiamano “the partition of the way”, cioè la divisione delle
strade. Perché? Perché ad un certo punto il Rabbinismo che nasceva, per difendersi dai
Giudeocristiani, i quali andavano alla Sinagoga, andavano a pregare, come negli Atti degli Apostoli
vanno all Sinagoga. Ma credendo in Gesù rappresentavano un modo differente di essere Ebrei, e
allora li hanno messi fuori dalle Sinagoghe. Questo è avvenuto nell’anno 90, più o meno, con
Gamaliele II, che ha cacciato via i Giudeocristiani. E come ha cacciato via i Giudeocristiani? In
certi luoghi, introducendo nella dodicesima benedizione – delle 18 benedizioni della ‘Amidah (= la
preghiera ebraica quotidiana) – introducendo una maledizione contro i “nazareni” (“natzorei”).
Allora è chiaro che io non posso andare in Sinagoga a maledire me stesso! Questo è un modo per
mettermi fuori, no? Ed è di questo che parla Giovanni, ecco “la Sinagoga di Satana”, di coloro che
ci hanno messo fuori perché si dicono Giudei, mentre invece noi eravamo i veri Giudei. Ecco,
vedete il discorso? E allora piano piano si dividono. I Giudeocristiani si trovano in minoranza tra
quelli che vengono dalle nazione, però questa minoranza, giustamente – come è chiamata nella ... J.
Jervell parla di questo molto – è una minoranza potente perché è la minoranza che conosce le
Scritture, è la minoranza che conosce l’Ebraico.11 Voi capite che i pagani che arrivano a farsi
Cristiani non sanno niente di questo mondo. Sì, sanno di Gesù, credono in Gesù, questo certamente,
ma attraverso Gesù devono entrare in tutta una tradizione che soltanto il Giudeocristiano conosce.
Quindi i Giudeocristiani diventano una “minoranza potente”, appunto. “Potente” poi vuol dire
anche che possono fare delle prepotenze, è chiaro.
Fino al IV sec. noi abbiamo una Chiesa dominata dai Giudeocristiani. Poi, c’è stata tutta una
dinamica fino al punto in cui la maggioranza della grande Chiesa gentilo-cristiana è arrivata a dire:
«Bastiamo noi, bastiamo noi Cristiani». Ecco, purtroppo anche noi nella Chiesa siamo uomini come
gli altri, quindi appena possiamo litighiamo, e allora piano piano, si sono praticamente separati i
Giudeocristiani da una parte e gli etnico-cristiani dall’altra. C’è Cirillo di Gerusalemme che ha una
omelia fatta al Santo Sepolcro per la Pasqua, dicendo: «Per la Pentecoste, dovremmo andare lassù»,
11
Jacob Jervell ha osservato che bisogna essere molto prudenti nel parlare dei Giudeocristiani come di una
“minoranza” all’interno delle Chiese delle origini. Il fenomeno Giudeocristiano dovette essere piuttosto importante,
anche numericamente tra i Giudei Palestinesi, almeno fino al 135 d.C. Per quanto concerne le altre Chiese, poi, se, nei
primi quattro secoli, i Giudeocristiani passarono gradualmente da maggioranza a minoranza numerica, di fronte ai
Gentili che entravano nella Chiesa, si deve parlare di una minoranza senza dubbio qualitativamente potente e
determinante, che, attraverso il Nuovo Testamento e i primi scritti Cristiani, condizionò tutte le Chiese seguenti, in tutti
i campi: la liturgia, la dottrina, la prassi, il costume, ecc. J. Jervell espose questa tesi in quattro lezioni tenute a
Gerusalemme nell’aprile 1978, successivamente pubblicate sotto il titolo: «The Mighty Minority», in: Studia
Theologica 34 (1980) 13-38. Cf. Pure lo studio apparso in onore di J. Jervell: Mighty Minorities? Minorities in Early
Christianity – Positions and Strategies. Essays in hounor of Jacob Jervell on his 70th birthday 21 My 1995. Edited by
David Hellholm, Halvor Moxnes, Turid Karlsen Seim, Oslo 1995.
21

cioè il Monte Sion, «ma lassù ci sono loro, e non possiamo andarci noi». 12 “Loro” sono i
Giudeocristiani, perché i Giudeocristiani hanno mantenuto qui la loro presenza sul Monte Sion, alla
tomba di Maria, cioè lassù al Cenacolo, diciamo, e poi alla tomba di Maria al Getsemani. Questi
sono gli ultimi due posti in possesso dei Giudeocristiani, su cui poi sono arrivati i Bizantini, li
hanno “fatti fuori” e hanno costruito la grande Basilica al Monte Sion, e hanno costruito qui la
tomba di Maria. Quindi è vero che c’è stata una divisione pratica tra le due Chiese, in cui si sono
fatte ingiustizie da tutte e due le parti, diciamo, no? I Giudeocristiani mantenendo questo loro fatto:
«Noi siamo i Giudei e quindi siamo i primi della classe!», diciamo, «nella Chiesa». Gli etnico-
cristiani dicendo: «Noi siamo greci, e quindi parliamo greco, siamo colti, ecc., e poi siamo ricchi, e
poi abbiamo l’Impero, ecc. ecc.», e allora si è creata poi questa scissione, per cui alla fine del IV
sec. cos’è successo? Che molti Giudeocristiani sono entrati nella grande Chiesa, perdendo piano
piano la loro identità ebraica, altri sono usciti. E una ragione di questa separazione molto grave è
stata la data della Pasqua, perché le Chiese Giudeocristiane celebravano la Pasqua il 14 di Nisan,
perché Gesù l’ha celebrata il 14 di Nisan! E loro non potevano capire, «Come? Noi celebriamo la
Pasqua in un altro giorno? Come, Gesù l’ha celebrata ... Noi siamo Giudei ...», appunto. Per cui c’è
Sant’Ireneo – Sant’Ireneo, un grande santo, che alla fine del II sec. ha capito tutto quello che c’era
da capire, direi – che ha scritto al Papa Vittore, dicendo: «Se vuoi mettere la data della Pasqua la
Domenica, mettila la Domenica, ma lascia che loro la celebrino quando vogliono loro, perché hanno
diritto di farlo».13 La Pasqua è Ebraica! Come si fà ad inventare una Pasqua Cristiana diversa da una
Pasqua Ebraica. Questo è uno scisma, no? La Pasqua Ebraica è la Pasqua di Cristo, è la Pasqua
Cristiana. Gesù ha celebrato la Pasqua. Allora, questa separazione ha fatto in modo che le Chiese
dell’Asia – che sono poi quelle dell’Apocalisse – in gran parte si sono separate, cioè, sono rimaste
fuori. E nella lista dei Vescovi invitati a Nicea, al Concilio, non c’è nessun nome di un Vescovo
Giudeocristiano, tutti i nomi sono greci. Questo vuol dire che, o erano greci, o si sono grecizzati, ma
non sono andati al Concilio o non sono stati invitati al Concilio – non sappiamo se non sono andati
o non sono stati invitati – come Vescovi Giudeocristiani, non c’erano dei Vescovi Giudeocristiani.
Per cui io dicevo che il Papa ha chiesto perdono a tanta gente, ma poteva chiedere perdono anche
alle Chiese Giudeocristiane, perché ad un certo punto le abbiamo “buttate via”, diciamo, no? E
vedete allora il processo quale è stato? Il processo è stato che il giudeocristianesimo è diventato la
linea portante, diciamo, della Chiesa culturalmente, fino al IV sec., ma in modo decisivo attraverso
il Nuovo Testamento. Perché i Bizantini non hanno mai potuto eliminare il Nuovo Testamento,
12
Cf. Cirillo di Gerusalemme, Catechesis X, 16: PG 33, 681-684; Catechesis XIII, 26: PG 33, 1048; ibid.,
Catechesis XVI, 4: PG 33, 924
13
Per esempio, Sant’Ireneo riassume splendidamente tutta la Teologia del rapporto tra AT e Nuovo
Testamento, quando dice: «Si autem subit vos huiusmodi sensus, ut dicatis: Quid igitur novi Dominus attulit veniens?
Cognoscite quoniam omnem novitatem attulit semetipsum afferens, qui fuerat annuntiatus»: Contro le Eresie, IV, 34:
PG 7, 1083.
22

evidentemente, no? Ci hanno costruito sopra la loro teologia, ci hanno costruito sopra il dogma
della Trinità, per esempio, oppure tutta la Cristologia di Calcedonia, e và bene. Ma l’hanno costruita
sul Nuovo Testamento.
Allora vedete ... qui c’è stata per esempio ... anche in queste comunità – io mi sono occupato
un pò di questo alcuni anni fà – qui c’è una grande difficoltà, parlando Ebraico a dire, per esempio
Em haElohim, la Madre di Dio. Se Maria è Em haElohim, un Ebreo che viene e sente pregare così,
lui capisce che sopra a Elohim c’è una madre. Ma Elohim è Dio, allora vuol dire che c’è una super-
dea. Perché? Perché noi quando diciamo Theós noi diciamo un nome che è spersonalizzato. Non c’è
una persona che sia Theós, ce ne sono tre. E ci sono voluti tre secoli di riflessione teologica per
capire che questo nome si può dire sia del Padre, sia del Figlio e sia dello Spirito Santo, ma non è
un quarto! Un Ebreo che non è abituato a tutto il discorso di Nicea, e dei greci, ecc., a tutta la
teologia dei Padri, e sente dire che c’è una Madre di Dio, di Elohim – Elohim, per lui, è una persona
– allora vuol dire che c’è una madre di Dio, cioè una dea sopra a tutto il mondo di Dio. E quindi
quelli che conoscono di più l’Ebraico, dei Giudeocristiani di oggi, dicono: «Non si può dire Em
haElohim. Bisogna dire Em ha’adon, cioè la Madre del Signore, o la Madre di Gesù». Anche dire
che Gesù è Dio, di nuovo suppone che quel “Dio” sia la nozione che poi èstata usata a Nicea, dopo
tre secoli, e che è stata spersonalizzata! Perché se Elohim è il Creatore, Gesù è il “Figlio di Dio”,
cioè, tutti modi di parlare che ci sono nel Nuovo Testamento. Ma il Nuovo Testamento non lo
trovate mai che Maria è “Madre di Dio”; Maria è la “madre di Gesù”. E voi non trovate nemmeno
che Gesù è “Dio”: Gesù è “il Figlio di Dio”. Quindi vedete, c’è stato tutto un problema di
inculturazione che piano piano ha allontanato la grande Chiesa, diciamo, dalla Chiesa
Giudeocristiana. Ma la Chiesa Giudeocristiana è la vera Madre di tutte le Chiese. Ecco, vedete,
quando noi leggiamo gli Atti degli Apostoli, noi siamo abituati a dire: «Questa è la Chiesa degli
Apostoli, ecc.». “Questa” è la Chiesa di Gerusalemme! La Chiesa degli Atti degli Apostoli è la
Chiesa di Gerusalemme, una Chiesa storica, è la Chiesa Giudeocristiana di cui anche Paolo è
membro – perché anche Paolo è un Giudeocristiano! – che ha fondato le altre Chiese. Le altre
Chiese degli Atti degli Apostoli sono quasi tutte Giudeocristiane, perché dove Paolo arriva, predica
alla Sinagoga. Alcuni credono, alcuni no, e poi intorno a quelli che credono si forma una comunità,
anche con i pagani. Ma sono tutte Chiese Giudeocristiane che nascono.

1.9 “Le trentasei questioni” e la vecchia “lingua Madre”


23

Tra l’altro, voi lo capite, è chiaro. Questo è normale: dove vanno gli Apostoli a predicare?
Predicano nelle Sinagoghe. Perché? E perché sono quelli che partecipano alla loro cultura, che
hanno l’Antico Testamento, che condividono la fede ebraica. Sì, una volta Paolo è andato
all’Aeropago, ma ha fatto fiasco, diciamo. Cioè, ognuno cerca un aggancio da dove cominciare,
dove c’è una lingua comune, una cultura comune, un discorso comune e poi di lì ... la Chiesa è nata
dalle Sinagoghe. Pian piano si è evoluta, diciamo, no? Fino a ché, appunto, alla fine del IV sec., non
c’è più traccia di Chiese Giudeocristiane almeno ortodosse, perché ormai sono tutti entrati nella
Chiesa Bizantina. Perché si chiamano “Melchiti”, vedete. “Melchiti” viene da melek e melek vuol
dire re, l’imperatore. Ma i Melchiti non sono greci, sono nativi – adesso sono arabi, ma prima erano
Aramei, Aramaici – sono Chiese locali Siriane che sono entrate nella grande Chiesa
dell’imperatore, sposando il rito e la teologia Bizantina. Ora il rito e la teologia Bizantina, ancora
oggi, è profondamente anti-giudaico. Se voi leggete, la Settima Santa Bizantina è piena di cose
terribili contro i Giudei, proprie di questa Cristologia “aggressiva” in cui la polemica intra-giudaica
viene portata fuori e diventa una polemica pagana contro i Giudei. E questo poi ha dato origine a
tutta una tradizione di antisemitismo teologico che il Papa ha voluto riprendere proprio, se vi
ricordate nel ’97, preparandosi all’anno Santo. Indisse un convegno in Vaticano, in cui ero invitato
anche io proprio per studiare come liberarsi dell’antisemitismo, non razziale nazista, ma
dell’antisemitismo teologico Cristiano, che per me “è una cosa così grande, così dolorosa, così
assurda, che nella Chiesa sia nato questo, che io credo veramente che è al di sopra delle
responsabilità umane. C’è un disegno di Dio”, diciamo, come dice Paolo nella Lettera ai Romani
(Rm 11). Il Signore ha permesso questo “scisma” che poi è la Madre di tutti gli scismi seguenti, per
un suo piano, per fare entrare le nazioni, ecc., ma è certamente qualche cosa che deve essere sanato,
superato, guarito, perché è la cosa più assurda che c’è. Appunto, questo fatto che mi sento ripetere
dappertutto: «Sei Ebreo? Se sei Ebreo non sei Cristiano. Se sei Cristiano non sei Ebreo». Mentre la
prima cosa che si dovrebbe dire è: «Se sei Cristiano sei Ebreo». Spesso gli Arabi, gli Arabi Cristiani
dicono: «Ma che avete voi in comune con gli Ebrei?». «Tutto! Poi, persino di più! Persino un
Messia per gli Ebrei».
Credo che vi ho raccontato la storia di quello che una volta è venuto a chiedermi le
“trentasei questioni”, no? Una sera, mi ha telefonato uno, dicendomi: «Io domani vengo da te,
perché ho alcune questioni». Io dico: «Chi sei?». «No, non importa. Vengo alle 8:00». Alle 8:00
arriva uno studente Talmudico, questi con i cappelloni e mi dice: «Io ho 36 questioni da dirti». «Va
bè», dico io, «Vieni dentro, mettiamoci a sedere». «No, non posso entrare nella casa dei pagani!».
«Mettiamoci a sedere fuori!». «Prima quetione: tu mi parli per convertirmi?». «Ma io non so
nemmeno chi sei!», dico io, «Sei tu che mi hai telefonato!» «Va bene, allora ... “No”. Seconda
24

questione: ...», e mi ha fatto tante questioni, alcune molto belle. Ma una era così: «Ma come potete
fare voi Cristiani a credere a quattro pescatori che vi hanno raccontato delle storie su Gesù, su Gesù
risorto, tutte queste balle», diciamo, no? «Come potete fidervi di questo?». Allora io gli dico:
«Amico mio, questa è una risposta che riguarda te. Perché tutti questi che hanno creduto erano
Ebrei, come te. Adesso sono io che ti domando: “Come è possibile che tutta una comunità di Ebrei
abbia creduto a queste cose qui?” Poi non erano tutti pescatori, perché c’era anche Paolo, c’era
anche gente, tanti, diciamo, cinquecento fratelli, ecc. Spiegami, che è successo nella coscenza di
questi Ebrei, come te, per cui hanno creduto una cosa simile? Poi questi ce l’hanno raccontato a noi,
e a noi c’è andata bene!». Lui mi ha guardato e mi ha detto: «Ma tu lo sai che gli Ebrei son tutti
matti!». Dico, «Sì. Ma questa è una forma di pazzia che ci avete voi!». Ma questo è il problema.
Questo è il problema. Che ne pensate?

DOMANDA: «E questo, dove aveva ascoltato per fare queste domande, ha letto il Nuovo
Testamento?».
RISPOSTA: Sì, sì, certo. Ma loro lo leggono. Alcune domande erano piuttosto buone. Ma è
tutto un ripensamento che dobbiamo fare, e vivendo qui, forse, c’è un’occasione di farlo, più che ...
nonsò, forse in Brasile non si pongono questo problema, non sò. Però si pone il problema ... infatti,
io non mi ritrovo tanto nel “dialogo” Giudeocristiano. Sì, capisco questo e posso partecipare. Ma “a
me importa questo discorso per la mia fede, per il mio modo di credere in Gesù”. Cioè, questa è
prima di tutto una reinculturazione per la Chiesa, direi. Poi, si potrà dialogare. Ma prima di tutto,
ricuperiamo la nostra identità, e poi mostriamola fuori, diciamo. Per cui per esempio, io ho scritto
anche un piccolo libro su Maria, dando un ritiro alle comunità Giudeocristiane, qui in Israele,
quando fu l’anno Mariano, e dissi: «Voi siete della Chiesa di Gerusalemme. Privilegiate il modo di
parlere del Nuovo Testamento».14 E ho fatto un po’ quest’esempio: la Chiesa di Gerusalemme è
come una vecchia madre di famiglia – gli Ebrei conoscono molto questo modo di parlare – che ha
avuto parecchi figli, e i figli sono partiti. Allora, ciascuno si è inculturato nella sua nazione e nella
sua professione; quindi, chi è diventato medico, chi è ingegnere, chi è architetto, chi è musicista, chi
è filosofo, ecc., e poi chi parla greco, chi parla ebraico, chi parla persiano, chi parla inglese, chi
parla francese, ecc. Quando questi figli tornano in famiglia a parlare con la Madre, se ognuno parla
la propria lingua, sia della propria professione, quindi una lingua specialistica, e sia della sua
nazione, non si capiscono, evidentemente, no? E la Madre capisce ancora di meno! Ad un certo
punto, la Madre dice: «Se vogliamo stare a pranzo, oggi, parliamo “la vecchia lingua”, quella di
papà, di nonno ...», diciamo, che tutti però hanno mantenuto, in un certo senso, «Ma non parlate le
14
F.R. de Gasperis, Maria di Nazaret icona di Israele e della Chiesa, Edizioni Qiqajon, Magnano (Bi) 1997.
25

vostre lingue». Allora ci si può capire! Poi, quando ci si è capiti, ci si capisce, va bene, domani
ripartite e ognuno riparlerà la sua lingua. Questa è la Chiesa di Gerusalemme, e la lingua originaria
è il Nuovo Testamento.
Quando io facevo l’Ulpan, tanti anni fà, venne uno di questi Giudei Messianici, e dice: «Ah,
ma con te ci si sente meglio, perché noi condividiamo la stessa fede». «La stessa fede?», dico io, «E
qual’è la tua fede?». «Bè, la mia fede è che io credo in Gesù Messia e Signore», che è il termine del
discorso di Pietro nella Pentecoste: “Sappia tutta la casa di Israele che Dio ha fatto Gesù, Messia e
Signore» (Atti 2, 36). Poi io, sai, abituato da buon cattolico, dico: «E che vuol dire “Signore” per
te?». Questo mi risponde: «“Signore” vuol dire che Gesù è una persona che determina, che
condiziona la mia vita in tutto e per sempre». E dico: «Sì, questo è vero pure per me! Io ti potrei
dire che è la seconda persona della Trinità, ma se ti dico questo tu dici: “Chi è? Scappo via!”». Però,
questo perché? Se un Ebreo ti dice che c’è un uomo che determina la sua vita in tutto e per sempre,
quell’uomo non è soltanto un uomo, perché un uomo non condiziona la vita di un’altro uomo. É un
modo per dire che è Signore, però senza dire che è la seconda persona della Santissima Trinità. E
allora, dico: «Favorite questo modo di parlare. Non dite tanto “la Trinità”, ma dite “Padre, Figlio, e
lo Spirito Santo”, come nel Nuovo Testamento. Parlate “la lingua della Madre” e lasciate che gli
altri parlino le lingue dei Tomisti, dei Gesuiti, dei Domenicani, dei teologi, dei Bizantini». Qui, il
Bizantinismo ha “bizantizzato” molte cose. È legittimo, per carità! I Bizantini vanno benissimo. Ma
non imponiamo a tutti quell’evoluzione teologica che sono avvenute in alcuni luoghi, che sono
legittimi in alcuni luoghi e che non sono capite in altri luoghi, ma devono essere solo ricevute, così,
dall’alto, imposte dall’alto. Quindi, ci sarebbe parecchio da riflettere.
Io sono stato in Giappone, per esempio, e in Giappone posso spiegare le discussioni sulla
grazia e la libertà del secolo XVII in Europa, ma che gli importa in Giappone? E perché devono
accettare le conclusioni delle nostre discussioni fatte in Europa, nel XVII sec., per essere buoni
Cristiani? Mentre, invece sì, quello che c’è nel Nuovo Testamento lo devono accettare. Quindi,
sviluppiamo un’intelligenza di questo Giudeocristianesimo, perché questo è la radice della nostra
fede. Poi, ognuno faccia la sua evoluzione, diciamo, secondo le necessità che trova nella sua
cultura, nel momento in cui ci troviamo. Perché le culture sono differenti, sono secondo i continenti,
secondo i periodi del tempo e della storia. Avete qualcosa da obbiettare?

DOMANDA: Una domanda, padre: “Lei pensa che tra i Padri Orientali, dal I al IV sec.,
quale Padre aveva capito o “succhiato” di questa culture Giudeocristiana, per poterli capire, per
poter anche interpretare la Scrittura, conoscendo l’ambiente?
26

RISPOSTA: Tutti i Padri che hanno fatto l’esegesi dell’Antico Testamento, certamente,
sono in questa linea, ma in un modo segreto. Loro avevano, dice Origene, per esempio, persone –
Girolamo lo dice –che andavano ad insegnargli l’ebraico di notte, di nascosto.15 Questi che
insegnavano l’ebraico, per leggere, certamente erano i Giudeocristiani. Certamente non erano
Giudei, diciamo, non credenti in Gesù. Quindi loro avevano contatti con i Giudeocristiani ma
l’hanno sempre tenuto un po’ nascosto, questo fatto; relativamente, perché poi lo dicono anche.
Proprio perché, ad un certo punto, è nata questa avversione al Giudaismo nella Chiesa. Ma io direi,
16
l’esegesi di Origene, di Eusebio di Caesarea – Eusebio di Caesarea parla moltissimo di questo,
per esempio, di questa Chiesa di Gerusalemme – Ireneo, certamente. 17 Questi sono perfettamente in
questa linea, anche se non lo dicono espressamente. Generalmente quelli che leggono le Scritture
dell’Antico Testamento, facendo la glossa nel commentario, questi certamente devono maneggiare
l’ebraico. Non così, per esempio, Sant’Agostino. I Latini molto di meno, proprio perché sono più
lontani dalla cultura orientale. O ancora di più, se vogliamo, i Padri Siriani, i Caldei, per esempio.
Anche oggi, la Chiesa Caldea, quella di Babilonia, diciamo, quella di bagdad, è la Chiesa più vicina
alla Chiesa primitiva, anche perché non è stata mai “Bizantinizzata”. La Chiesa Caldea non è
Bizantina; è pre-bizantina. È la Chiesa anche dell’Iran, dell’Iraq. Ma i Siriani, certamente sono
molto vicini.

DOMANDA: Ma esiste un esponente Giudeocristiano, un’apologista, uno che abbia, in un


certo senso, difeso diciamo così, per esempio ...

RISPOSTA: Ma se vuoi conoscere i Giudeocristiani anche attraverso Giustino, per esempio,


certamente.18 Giustino parla molto ... e anche distinguono bene tra gli Ebioniti e i Nazareni. I
15
Origene, per esempio, commenta a più riprese i testi della Trasfigurazione di Gesù sottolineando
l’importanza del tema del Nuovo Testamento non come a significare Gesù solo, ma un Gesù in mezzo alla Torah e ai
profeti, davanti agli Apostoli. Si vedano le sue Omelie sul Levitico, 6, 2. Trad., introd. e note a cura di M.I. Danieli
(Collana di testi patristici, 51), Roma, 1985, 134-135; Commento al Vangelo di Matteo, 12: PG 13, 1084; Scholia sul
Vangelo di Luca (9, 31-36): PG 17, 344-345; Commento alla Lettera ai Romani, 3, 11: PG 14, 957-960; In Iesu Nave,
Omelia 3, n. 4: PG 12, 840; cf. Pure, Origene cit. da Henri de Lubac, La Sacra Scrittura nella Tradizione, Trad. di P.
Inghilesi, Brescia 1969, 168, nota 40 e 172, note 4, 5, e 6.
16
Vedi, per esempio, un’omelia di Avvento di Eusebio di Caesarea, tratta dal Commento sul Profeta Isaia (40,
3. 9), in un testo della 2a Domenica di Avvento: Ufficio delle Letture: Seconda Lettura. Vedi ache Eusebio di Caesarea,
De Vita Constantini, III, 25-43: PG 20, 1085-1106; De laudibus Constantini, 9: PG 20, 1369-1372; Eusebio, inoltre, ci
trasmette la lista dei primi quindici vescovi di Gerusalemme, tutti appartenenti alla Chiesa della Circoncisione, vedi
Eusebio di Caesarea, Storia Ecclesiastica e i Martiri della Palestina, IV, 5-6; V, 12. Testo greco con traduzione e note
di G. Del Ton (Scrinium Patristicum Lateranense, 1), Roma-Parigi-Tournai-New York 1964, 252-257; 380-381.
17
Vedi, per esempio, un testo di Sant’Ireneo che viene letto nella Solennità della Pentecoste, nella Liturgia
delle Ore, tratto dal trattato Contro le Eresie, III, 17, 1-2: PG 7, 929-930; cf., pure, Contro le Eresie IV, 34: PG 7, 1083;
Contro le Eresie, IV, 26, 1, in: Contro le Eresie e gli altri Scritti. Introduzione, traduzione, note e indici a cura di E.
Bellini (già e non ancora, 76), Milano 1981, 360.
18
Vedi, e.g., Giustino, Dialogus cum Tryphone, 46-47: PG 6, 573-680; cf. anche Giustino cit. da H. De Lubac,
Esegesi Medievale. I quattro sensi della Scrittura, parte I, vol. 1, Trad. di G. Auletta (Opera Omnia, 17 – Già e non
ancora, 137), Milano 1986: 356, nota 9.
27

Nazareni, o i “natzorei” come li chiamano, perché i “natzorei” erano proprio i Giudeocristiani


ortodossi, loro confessano la divinità di Gesù, la maternità verginale di Maria, quindi
completamente, e questo Ireneo lo dice. Ma io direi che anche gli Ebioniti ... appunto, che vuol dire
che non accettano la divinità di Gesù? Non accettano la frase “Gesù è Dio”, questo è certo. Ma,
rifiutando questa frase rifiutano la divinità di Gesù, o rifiutano il modo “Bizantino” di esprimere la
divinità di Gesù? Perché questo, per esempio, adesso dico, gli Ebioniti non esistono più, oggi
nemmeno possiamo interrogarli, ma possiamo interrogare i cosiddetti Monofisiti. I Monofisiti ... io
sono stato in Sudàn e lì c’era un padre Comboniano che è un esperto di monofisismo, e lui mi
diceva: «Credimi, io non ho mai incontrato un Monofisita in vita mia. Perché tu gli domandi: Gesù
era vero Dio? “Certo!” Gesù era vero uomo? “Certo!” Allora due nature! “No, una”». Lascia che
dica una, se per lui “natura” vuol dire “persona”, perché praticamente è così, a che serve che deve
dire due nature. È vero Dio e vero uomo, basta. Infatti, oggi, sapete che i Copti Ortodossi, Papa
Shenouda III e Paolo VI hanno fatto una dichiarazione, dicendo che si sono accorti che fra le nostre
Chiese non c’è nessuna discussione Cristologica.19 Però, dicendo che c’era, abbiamo moltiplicato le
nostre differenze, per cui non possiamo riunirci, anche se abbiamo visto che non c’era nessuna
ragione per essere separati. Magari ci siamo bastonati, uccisi per le lotte Cristologiche! Io conosco
gli Armeni di Gerusalemme, ma è come dire che sono Monofisiti: Gesù è Dio, Gesù è uomo, è lo
stesso! Certo, ma rifiutano il linguaggio teologico con cui i Bizantini hanno espresso questo dogma.
Ma perché bisogna accettare lo stesso linguaggio teologico quando uno appartiene ad una cultura
differente? Soprattutto loro hanno rigettato “il modo Bizantino” per ragioni politiche. Siccome i
Bizantini li dominavano politicamente, hanno detto: «No!». Come quando Pio XII ha definito
l’Assunzione di Maria, subito i Greci hanno detto: «Noi non crediamo all’Assunzione di Maria». Ci
hanno creduto fino al giorno prima! «Non crediamo all’Assunzione definita in questi termini,
perché prima di definirla, dovevi consultare anche noi, e dire qual’è il modo migliore di definirlo»,
e questo si doveva fare, ecumenicamente, si doveva fare! I Latini siamo stati terribilmente
prepotenti, e lo siamo ancora, no? Noi facciamo il Diritto Canonico delle Chiese Orientali. Ma
quello se lo facciano loro! Perché lo dobbiamo fare noi? Magari, in Latino! C’è, c’è stata
un’arroganza Bizantina, un’arroganza Latina ... c’è stato un difetto di umiltà.

DOMANDA: Io ho un’altra domanda: sa qualcosa della comunione tra i Giudeocristiani e i


pagani? Tutti gli altri che volevano entrare con questo annunzio, penso di no, perché loro stavano
nel loro ambiente. Ma qualcuno che è stato evangelizzato fuori, che arriva ad un movimento ...

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Cf. lo scambio di discorsi tra Paolo VI e Shenouda III, con la dichiarazione comune emanata durante il loro
incontro a Roma (5-11 Maggio 1973), in Regno-Documenti, n. 267: 18 (1973) 264-267. Si veda pure A. Filippi, «Copti:
Sulla soglia dell’unione», in Il Regno-Attualità, n. 581: 32 (1987): 465-468.
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RISPOSTA: Paolo! Il Nuovo Testamento! Ma questi sono Giudeocristiani! Il Concilio di


Gerusalemme! Vedi, se vai a guardare l’Antico Testamento si vede che loro hanno coscenza che
bisogna accogliere i pagani quando si presentano. Però tra questa coscenza e poi il farlo in pratica,
ci vogliono due o tre persecuzioni per farli uscire da Gerusalemme e dire: «Andate dai pagani!».
Perché, se no, si può dire: «Noi dobbiamo essere aperti ai pagani», e tanto stiamo sempre là a dirlo e
non lo facciamo mai! Cioè, è un problema di mettere in pratica. Anche Gesù, in fondo, ha avuto una
specie di conversione quando la donna Siro-fenicia ha detto: «Va bene. Io sono un cagnolini, ma
anche i cagnolini prendono il pane dei figli!». Allora, Gesù dice: «Donna la tua fede è grande!»,
diciamo. Quindi c’è stato certamente tutta una lentezza, diciamo, no? Poi ci sono stati quelli che
hanno creduto che, va bene, questo pagano arriva, però prima si fà Giudeo e poi si farà Cristiano,
no? Questo è il Concilio di Gerusalemme. Però nel Concilio di Gerusalemme, Giacomo, che è il
rappresentante proprio della Chiesa Giudeocristiana, fa’ il discorso definitivo in cui dice: «L’arrivo
dei pagani nella Chiesa rimette in piedi la Capanna di Davide, che era caduta, quindi è un vantaggio
per noi!». E Paolo ha capito anche questo: che l’apertura ai pagani è richiesta dal Giudaismo, è un
fatto Giudeo. Finalmente la vocazione di Israele può essere realizzata, di santificare, cioè, il nome
del Signore fra i pagani, fra le nazioni! In tutto il “Paolinismo” dell’apertura, Paolo lo capisce come
un fatto Giudaico: “È venuto il tempo Messianico!”. Quindi non è un andare oltre al Giudaismo.
No, è capire che il Giudaismo Messianico richiede questo. E per questo sta nel Canone del Nuovo
Testamento, se no l’avrebbero messo fuori. Il Canone del Nuovo Testamento è molto importante,
perché vuol dire che queste tendenze diverse sono diverse, però ciò che hanno in comune è più di
ciò che hanno di diverso. Paolo e Giacomo sono tutti e due discepoli di Gesù, molto più che essere
il capo della “Chiesa di destra” e della “Chiesa di sinistra”, diciamo, no?

1.10 Segni di Dio nella Storia Umana

DOMANDA: Noi sappiamo che in questi ultimi anni la Chiesa ha fatto di tutto per
ravvicinare, diciamo, gli Ebrei con i Cristiani, perché dopo tante ferite della storia ... come
sappiamo, l’ultimo documento a mia conoscenza era quello del 2001, mi sembra, quello del Popolo
di Dio nella Bibbia Cristiana, un Documento del Vaticano, Pontificio Commissio Biblico. E dopo
questi “sforzi”, diciamo, come lei vede oggi il rapporto fra Giudei e Cristiani?
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RISPOSTA: Una domanda un pò cosmica! Io vedo che qualche cosa si sta muovendo,
certamente. Se voi pensate che all’Università di Gerusalemme c’è un Istituto di Studio del
Cristianesimo, bè, questo certamente è qualcosa. Oggi a tavola, prima di venire qui, c’era uno che
mangiava con un professore, mi ha detto, mi ha presentato: «Questo è il professore del Nuovo
Testamento all’Università Ebraica». Certamente qualche cosa si sta muovendo. Due Domeniche fà
c’era una Conferenza, sempre all’Università Ebraica, al Monte Scopus, su Maria ... piena di Ebrei!
C’era solo una ragazza Cattolica che è andata. Tutti Ebrei interessati a Maria, tanto che l’Ebreo che
presentava ha detto: «Io sono meravigliato di tutta la devozione che avete per Maria!». Fatta da una
professoressa Ebrea che insegna all’Università di Londra, col titolo: “Mary”. Molto bello, tra
l’altro, ho visto gli appunti. Quindi ... però, sai: qui stiamo ai primi giorni di un mondo diverso,
dopo che per diciassette secoli si è stati ... quindi, per digerire questo fatto, sia dalla parte delle
Chiese, sia dalla parte degli Ebrei, credo che civuole parecchio tempo. Soprattutto, un’azione
intelligente. Ma sono i primi passi, certamente, di qualche cosa, a me sembra, certamente secondo la
volontà di Dio. “Questi sono segni di Dio nella storia umana”. Non sono “i segni dei tempi”, ma i
segni di Dio nei tempi degli uomini. Perché è una cosa secondo verità, è la verità. Con tante
resistenze da tutte e due le parti, con tante chiusure, ma ... no ... E io credo che questa è la radice
dell’Ecumenismo tra le Chiese Cristiane, perché se noi non ritroviamo, se noi non guariamo lo
scisma originario, non guariamo nemmeno gli altri scismi. Se non ritroviamo i “Padri” della Chiesa
non possiamo ritrovare i “Fratelli”.

DOMANDA: Io penso che lo scisma originario lo dovrebbero guarire loro, non noi
Cristiani.

RISPOSTA: Tutti e due. A loro non gliene importa niente delle nostre relazioni con le altre
Chiese Cristiane, no? Ma noi, dico, per avere le relazioni, per ritrovare un fondamento di
comuniome tra Ortodossi, Cattolici, Copti, Siriani, Caldei, Maroniti, Caldei, Armeni, ecc.dobbiamo
ritrovare un’unità, dobbiamo ritrovare la Chiesa Giudeocristiana, direi. Quindi, un’unità tra la
Chiesa e Israele che non sia competitiva, ma che sia di differenziazione, certamente, dell’identità,
ma che non sia più un “Cristianesimo-religione-indipendente”.

DOMANDA: Sì, ma lei, come diceva all’inizio, che ci può essere un dialogo Buddismo-
Cristianesimo, oppure Buddismo-Scintoista, però sempre con le loro piccolezze, perché ognuno
ama la propria religione. Quindi se non c’è una conversione ... cioè, perché siccome loro si credono
eletti ... ecco, questa è anche un pò la domanda che le volevo fare, della Parabole dei Vignaiuoli. Un
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pò quello che diceva anche questo arabo, in questa Conferenza, avendo rifiutato Gesù, si sono
esclusi automaticamente dall’eredità, perché non credendo nel Figlio di Dio, quind, si perde questq
eredità.

DOMANDA: Vedi, che è che ha rifiutato Gesù?

RISPOSTA: Da come parla la storia, e anche la Bibbia, i Giudei.

DOMANDA: Alcuni! Alcuni, no? Quindi non si puo dire “gli Ebrei” hanno rifiutato Gesù.
Questo è quello che dicono gli arabi, no? Se “gli Ebrei” avessero rifiutato Gesù, noi non staremmo
qui. Noi siamo stati evangelizzati da Ebrei che hanno accolto Gesù. Quindi Gesù ha portato – come
dice la profezia di Simeone – “una spada” che ha diviso “Israele” (Lc. 2, 33-35), ma non da una
parte Israele e dall’altra i pagani; questo è avvenuto dopo. La “spada di Gesù”, diciamo, è entrata in
mezzo al suo popolo, per cui un pò del popolo di Dio, del popolo eletto ha accettato Gesù e un pò
l’ha rifiutato e noi siamo agganciati a quelli che hanno accettato Gesù.

DOMANDA: Sì, com’è che Dio ha scelto Abramo, Gesù ha scelto i Dodici, quindi ha scelto
una nuova generazione, quindi ha mandato una nuova generazione al mondo per evangelizzare, a
far conoscere la parola di Dio.

RISPOSTA: Non è che Gesù non ha scelto Abramo. Gesù è della discendenza di Abramo.
Gesù è della genealogia di ... Abramo è il capo della genealogia di Gesù. Gesù ha fatto
un’operazione: ha separato Dodici e Dodici ma all’interno d’Israele.

DOMANDA: Sì però Dio ha preso Abramo da una comunità, da Ur dei Caldei ha detto: «Io
ti darò la Terra promessa. Come Cristo ha preso i dodici da una comunità, da un popolo ... penso,
cioè, io faccio domanda per capirci.

RISPOSTA: No, no, no, tranquillo. Abramo è stato tolto da un popolo idolatra alla fede del
Dio vivente. Gesù ha operato una differenziazione all’interno del popolo di Abramo. Non è che ha
lasciato Abramo.

DOMANDA: Sì, sì, ma ugualmente idolatra.


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DOMANDA: Chi è idolatra?

RISPOSTA: Gli Ebrei.

DOMANDA: Gli Ebrei sono idolatri?!No.

RISPOSTA: No? Si sono sempre fatti degli idoli, anche quando Mosè è sceso dal monte, si
sono creati il vitello d’oro! In continuazione ...

RISPOSTA: Oh! Questa è la stessa idolatria che c’è nella Chiesa! No, no ... Non si può dire
che il popolo d’Israele è un popolo idolatra. È un popolo che ha peccato, certamente. Come ha
peccato la Chiesa, come pecca la Chiesa. Anche noi siamo idolatri, sai? Eh. Non è che allora
bisogna creare un altro popolo. Il fatto è che Gesù, quando ha scelto i Dodici non ha fatto uno
scisma, Israele da una parte e una cosa nuova dall’altra. No, ha fatto una differenziazione all’interno
d’Israele.

ALTRA DOMANDA: Come si chiamano questi giudei che si chiamano Ebrei di oggi? Chi
sono?
RISPOSTA: Sono ebrei anche gli altri. “Ebreo” è un nome di un popolo, non è il nome di
una religione, ma è il nome di un popolo. Cioè, c’è un popolo che condivide gli stessi costumi, la
stessa storia, fondamentalmente, lo stesso destino, e che si riconoscono membri di questo popolo
anche se, uno crede una cosa, uno crede in un altra , ecc. questo è importante, che l’Ebraismo non è
una religione. È una religione ma all’interno di un popolo, all’interno di una coscenza di un popolo.
Il Cristianesimo non è così, il Cristianesimo non è un popolo, sono molti popoli. Possiamo venire da
molti popoli e siamo Cristiani, no? Nell’Ebraismo c’è appunto l’elezione di Abramo, e del Sinai,
quind c’è un popolo determinato. Però è un popolo che ad un certo punto, il suo Messia ha aperto ad
accogliere tutti gli altri, e in parte lo hanno fatto, tanto è vero che noi siamo qua.

ALTRA DOMANDA: Una domanda: che possiamo dire se ... che direbbe un
Giudeocristiano? Che cosa ha portato Gesù di nuovo?

RISPOSTA: Ne parleremo di questo! Questo è il problema. Certo. Infatti, questo è quello


che dicevo a questo qui: «Come spieghi, che cosa è successo nella coscenza di questa gente per cui
si sonomessia seguire Gesù, e per seguire Gesù hanno accettato di farsi buttare fuori persino dalle
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vostre Sinagoghe? Cioè, hanno accettato di separarsi da voi, quando noi sappiamo quant’è forte
invece la coesione fra Ebrei». Questo è un fatto storico, è un miracolo storico che è successo e che
nessuno può negare. Lo hanno cercato di negarlo ai Giudeocristiani, cancellando ai Giudeocristiani,
ma non si può negare. Infatti, io sempre porto la gente al Cenacolo, al Cenacolino dei Francescani e
dico: «Qui, in questo posto è successo qualche cosa di enorme nella storia dell’umanità, perché qui,
una comunità tutta di Giudei ha accettato persino di separarsi dagli altri Giudei per accogliere i
pagani e per dare inizio alla vita della Chiesa. E questo è un fatto. È un fatto, per esempio, lui [cioè,
Daniel Boiarin, l’autore del libro che F.R de Gasperis ha in mano] ad un certo punto dice: «È
interessante che Paolo abbia elaborato ...». Paolo non ha elaborato niente! Paolo, ad un certo punto
ha incontrato il Cristo risorto! Questo gli ha cambiato la vita! È chiaro, lui non dice il perché.
“Incontrare il Signore risorto”, lui non gli dà importanza, diciamo, essendo Ebreo. Ma è questo
quello che ha cambiato la vita, sono i fatti che hanno cambiato la vita di questa gente. Questi hanno
visto Gesù crocefisso e dopo quello, si sono dati alla fuga. Com’è che ad un certo punto si sono
rimessi insieme? E perché l’hanno visto vivente. Però questo è il nodo. Ora, questo è vero: questa
esperienza del Cristo risorto – su questo ha scritto un libro Pinchas Lapide 20 - questa esperienza del
Cristo risortoloro l’hanno espressa in termini ebraici, perché è chiaro, erano tutti Ebrei! Maria
Maddalena era Ebrea, i due di Emmaus erano Ebrei, Pietro era Ebreo, e quindi hanno raccontato
l’esperienza spirituale che hanno avuto in termini Giudaici. E quindi è un fatto Giudaico.

DOMANDA: Gli Ebrei sono pronti ad accettare l’apparizione di Dio in quel fatto
miracoloso? Perché questo è un fatto troppo forte!

RISPOSTA: Tu non mi puoi domandare se gli Ebrei sono pronti. No gli Ebrei sono tredici
milioni! Però, ti dico: questo professore, Pinchas Lapide, lui ha scritto un libro, Auferstehung, “la
Risurrezione”, e lu arriva a dire: «Io credo che il Dio di Israele, nell’anno 30 dell’era comune, ha
risuscitato Gesù di Nazareth, perché sia il Messia dei pagani che prepari il tempo della venuta del
Messia degli Ebrei». È arrivato a dire questo! Questo è molto interessante: è una sfida anche per
noi. Poi il professor Flusser, che è morto qualche anno fà, aggiungeva ... Perché Lapide diceva che
20
Pinchas Lapide comprende e presenta la risurrezione di Gesù come un evento storico oggetto di
un’esperienza di fede puramente ebraica. Secondo lui a Gerusalemme, dopo la morte di Gesù, è innegabilmente
accaduto qualche cosa di reale e quindi la risurrezione di Gesù è accettabile da un Ebreo. P. Lapide è il primo che, non
solo tenti di recuperare al Giudaismo il Gesù della storia, ma creda di poter ricuperare il Cristo della fede alla stessa
fede Ebraica. Questo significa che un Ebreo può spingersi, consistentemente con la sua fede, persino là dove un
Cristiano nasce alla propria e dove fonda la sua identità, e ciò senza che l’Ebreo diventi Cristiano e senza che le due fadi
coincidino. Vedi il suo libro, Auferstehung. Ein jüdisches Glaubenserlebnis, Stuttgart/Münich 1978 (L’eperienza del
Risorto fu un fatto testimoniato da tutti i Giudei, un’esperieza Giudaica di fede, da interpretarsi con criteri intra-
giudaici. Senza essere il Messia di Israele, Gesù di Nazaret può essere stato risuscitato dal Dio di Israele, a favore dei
pagani, nel quadro di una “praeparatio messianica” ebraica); cf. anche dello stesso autore, Leggere la Bibbia con un
Ebreo, Trad. di E. Gatti (Studi Biblici, 11), Bologna 1985.
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Gesù è stato il Messia dei pagani perché ha convertito molti pagani, nel senso che le Chiese sono
nate da questo, per preparare la praeparatio messianica della venuta del Messia dei Giudei. E
Flusser diceva: «E se questo Messia dei Giudei fosse lo stesso Gesù di Nazaret che ritorna, io non
avrei niente in contrario, purché venga con la gloria e non con la croce». 21 Ma questo, se ci pensi, è
quello che aspettiamo anche noi! Noi aspettiamo che venga con la croce gloriosa, diciamo. Però il
discorso è serio. Cioè, questo vuol dire che cominciano a capire, per ragioni letterarie, quello che
Paolo ha capito per aver visto Gesù, cioè che si può ammettere la risurrezione di Gesù da parte del
Dio di Israele, per qualche ragione ... appunto, che prepari poi ... Però, questo lo dice Pinchas
Lapide, non è che lo dice ... non è che a Meah Shearim si parla di questo. No. Questo vuol dire che
qualche cosa lavora nella coscenza, cioè loro devono fare i conti con la fede Cristiana. Questo è il
discorso. Per ora, non l’hanno mai presa in considerazione perché, appunto, la forma di ostilità li
contrapponeva, e allora ci si difende nemmeno guardando il Crocefisso. Ma la fede Cristiana c’è, si
reclama Gesù di Nazaret, si reclama l’Antico Testamento, ecc. Con questo bisogna fare i conti. Non
solo, ma io direi ancora di più. La situazione di Israele e quella dello Stato di Israele è tale che
hanno bisogno di Gesù! Forse non hanno bisogno delle nostre Chiese, oggi, perché le Chiese si sono
molto allontanate da ..., ma di Gesù perché Gesù è il loro Messia. E come si fà a costruire un
avvenire di Israele mettendo da parte il proprio Messia? Perché Gesù gli insegnerebbe ad accettare i
Palestinesi, a condividere la terra, no? C’era giorni fà un rabbino, Venerdì mi pare, che parlava ... è
molto interessante perché dice: «L’alleanza con Abramo, Dio la fa dicendo: “Alla tua discendenza
io darò tutto questo paese, dal fiume d’Egitto all’Eufrate.” Ma la discendenza di Abramo non è
soltanto Isacco, è anche Ismaele», lo diceva lui! E quindi dobbiamo accettare che ci siano le due
discendenze. Ora, se questo lo fanno parlare alla Radio Israeliana vuol dire che quando è uscito non
lo hanno “accoppato”, diciamo! No, si cammina, però “i tempi di Dio non sono i nostri tempi”,
quindi ...

21
D. Flusser, Il Cristianesimo. Una religione Ebraica. Trad. it. di M. Milazzo (Problemi e dibattiti, 25),
Cinesello Balsamo (Milano) 1992; dello stesso autore, cf. Il Giudaismo e le Origini del Cristianesimo. Trad. it. di O. M.
Nobile Ventura (Radici 15), Genova 1995; Jesús en sus palabras y en su tiempo. Prólogo de J. Losada. Trad. de J.
Corell (Epifanía, 23), Madrid 1975; vedi pure l’Introduzione “Osservazioni di un Ebreo sulla teologia Cristiana
dell’Ebraismo” di D. Flusser in C. Thoma, Teologia Cristiana dell’Ebraismo. Trad. di V. Danna (Radici, 3), Casale
Monferrato (Alessandria) 1983. D. Flusser è uno studioso Ebreo e Israeliano, professore emerito di Giudaismo del
Secondo Tempio e di Cristianesimo primitivo nell’Università Ebraica di Gerusalemme, e con R.L. Lindsey ha fondato
una scuola Israeliana di ricerca neotestamentaria, “The Jerusalem School of Synoptic Research”, che pubblica una
rivista trimestrale: Jerusalem Perspective (P. O. Box 31820, 91317 Jerusalem, Israel). Per quanto riguarda Paolo, in
particolare, in una conferenza su “Paul and Hellenistic Judaism”, tenuta alla Ecumenical Theological Research
Fraternity in Israel (P. O. Box 249, 91002 Jerusalem), il 30 Novembre 1978, D. Flusser, rispondendo a una questione
concernente un presunto “anti-giudaismo paolino”, non esitava ad asserire che, per comprendere come Paolo sia
diventato discepolo di Gesù Cristo senza cessare di essere pienamente fedele al Giudaismo, bisognerebbe avere di Gesù
risorto la medesima esperienza che ebbe Paolo!
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DOMANDA: Lei pensa che l’Antico Taestamento può veramente essere letto, da parte degli
Ebrei, alla luce di Cristo? Come si diceva, appunto, il Nuovo Testamento deve essere letto alla luce
dell’Antico, e l’Antico alla luce di Cristo.

RISPOSTA: Questo [cioè, il Nuovo Testamento] è la lettura dell’Antico Testamento alla


luce di Cristo! Sì, sì. Gesù, cioè, lo ha letto ai due di Emmaus prorpio alla luce del suo evento. C’è
un teologo Medievale che dice che, come dice l’Apocalisse: «Il libro che l’Agnello deve aprire ha
sette sigilli (Apoc. 5)». Allora, non si può dire che senza Cristo non si capisce l’Antico Testamento.
No, questo non si può dire, perché si capisce. «Si possono aprire tutti i sigilli, fino a sei. Ma se non
si arriva a Cristo non si apre l’ultimo, e l’ultimo che apre tutto il senso». Quindi, l’Antico
Testamento se lo leggono gli Ebrei ci trovano molti sensi, tutti più o meno legittimi. Però Cristo è
l’apertura ultima, diciamo. Io aggiungerei, però, che Cristo stesso deve tornare ancora, quindi
l’ultima apertura è il Cristo della Parusia. E li rimarremo anche noi a bocca aperta, credo. Cioè,
bisogna stare attenti quando uno dice: «Cristo ha compiuto». Cristo ha cominciato a compiere! Ha
aperto il compimento, ma il compimento deve ancora avvenire, e lo aspettiamo anche noi. Appunto,
aspettiamo che venga con la gloria e con la croce nella gloria.
Chi mi accompagna a casa?