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Dello stesso Autore Antonio Sicari

presso la Jaca Book

Matrimonio e verginita nella rivelazione. L'uo-


VIAGGIO NEL VANGELO
mo di fronte ally gelosia di Dio, 1978, Nuova
Ediz. 1992
Gesú di Nazareth
Chiamati per nome. La vocazione nella scrittura,
1980, Nuova Ediz. 1991
«Dio con noi»
Ritratti di santi, 1988, Ult. Rist. 1993
Breve catechesi sul matrimonio, 1990, Ult. Rist.
1994
Nuovi ritratti di santi, 1991, Ult. Rist. 1995
Beato chi incontra Cristo. Meditazione sulle bea-
titudini, 1992
Il terzo libro dei Ritratti di santi, 1993, Ult. Ri-
st. 1994
II quarto libro dei Ritratti di santi, 1994
L'itinerario di santa Teresa d'Avila, 1994
Abramo, Mose, Elia. Ritratti biblici, 1995
Viaggio nel Vangelo. Gesis di Nazareth, it «Dio
con noA, 1995

Jaca Book
C) 1995 INDICE
Editorials Jaca Book SpA, Milano
tutti i diritti riservati

prima edizione italiana


ottobre 1995

copertina e grafica
Ufficio grafico Jaca Book

in copertina
Chilandari, icona di Cristo Redentore, meta del mu secolo,
tesoro di Chilandari. Da S. irkovie, I Serbi nel Medioevo,
Jaca Book, Milano 1992.

Avvertenza 9

Capitolo primo 11
Il «desiderato di tutte le genti»

Capitolo second() 15
La famiglia di Gesn

Capitolo terzo 21
Incontri con Cristo
1. Battesimo nel Giordano 21
2. La grande tentazione 22
3. Gli incontri con i discepoli 24
Andrea 24
Simon Pietro 25
Giovanni e Giacomo 26
Finito di stamp are nel mese di
luglio 1995 dalla New Press di Como.
Filippo 28
Natanaele 28
Tommaso 30
ISBN 88-16-30298-4 Matteo 31
Simone 31
Per informazioni sulle opere pubblicate e in programma Giuda Taddeo 32
ci si puo rivolgere a Editoriale Jaca Book SpA - Servizio Lettori
via Gioberti 7, 20123 Milano, tel. 02-4699044, fax 02-48193361 Giuda Iscariota 32
Indice Indice
4. I volti 33 La parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa 67
La donna cananea 33 La parabola della rete da pesca 68
La donna samaritana 34
Le «parabole della misericordia» 68
La donna adultera 36
La parabola del Figlio Prodigo 70
La pubblica peccatrice 36
La parabola del Buon Samaritano 72
Zaccheo it pubblicano 37 La parabola dell'umile pubblicano 73
giovane ricco 38
La parabola della pecorella smarrita 74
centurione roman() 38
La parabola del debitore malvagio 75
39
Nicodemo Le «parabole dell'intelligenza cristiana» 76
cieco nato 40
La parabola del ricco stolto 76
La vedova povera 41
La parabola del ricco «epulone» 77
Maria, Marta e Lazzaro 41
La parabola del fattore infedele 78
iI buon ladrone 42
La parabola delle fanciulle stoke 79
La parabola degli operai della vigna 80
Capitolo quarto 47
La parabola dei talenti 81
I miracoli di Cristo
1. Miracoli, perch& 47
Capitolo sesto 87
2. Come leggere i miracoli? 49
La Rivelazione di Cristo
3. Miracoli 50
1. Il «discorso delle beatitudini» 88
Le nozze di Cana 50
2. Il «discorso della nuova legge» 91
La moltiplicazione dei pani 51
La preghiera 95
La guarigione del paralitico 52
L'arnore ai nemici 97
La donna the soffriva di continue emorragie 53
Rinnovare it matrimonio 99
Guarigione di un lebbroso 54
3. Il «discorso del giudizio finale» 101
Liberazione di indetnoniati I 55
4. I «discorsi di addio» 103
miracoli del mare 56
Verso la casa del Padre 104
Tre miracoli di resurrezione 58
Rimanere in Gest]. 105
«Carnrninare con lo Spirito Santo» 107
Capitolo quinto 61
«La preghiera di Gesa» 108
Le «parole» di Cristo
1. Le parabole 62
Capitolo settimo 109
Le «parabole del Regno» 63
Il dono totale di Cristo
La parabola del Seminatore 64 1. «Io sono» 109
La parabola della zizzania 65
2. II Trasfigurato 112
La parabola dell'agricoltore fiducioso 66
3. Eucaristia 113
67
La parabola del chicco di senapa e del pugno di lievito 4. Il racconto della Passione 120
6
5. La teologia della Passione 127 AVVERTENZA
6. 1 racconti di Resurrezione 131
7. Ascese al cielo 139
8. Dalla Ascensione al oVangelo» 140
tire dalla Resurrezione 142
9. Conseguenze di metodo, a par
Conclusione 145

Scopo di queste pagine e offrire un aiuto per comprendere, con


maggiore profondita e tenerezza, la Persona di Cristo come ci e de-
scritta dai Vangeli.
Tutti sappiamo che i Vangeli non sono semplicemente una cro-
naca, ne una biografia; sono invece dei «ricordi» che alcuni disce-
poli hanno steso con amore: rievocazioni di avvenimenti, appunti di
discorsi, collezioni di «detti», raccolte di testimonianze.
Cosi furono chiamati all'inizio i Vangeli: «memorie degli Apo-
stoli».
La nostra riflessione segue lo stesso stile evocative: la disposi-
zione degli argomenti, l'intreccio dei riferimenti, i brevi commend e i
giudizi di volta in volta sottolineati non sono «la spiegazione»
esauriente dei singoli brani, ma «appunti di metodo» che indicano
come «guardare» it Figlio di Dio fatto uorno, in modo che la sua
Persona risalti ai nostri occhi e al nostro cuore.
Percio lo scopo di questa particolare «Scuola di cristianesi-
mo»l—man mano che verra «fatta»—dovra essere quello di rende-
re ciascuno piu «familiare» al Signore Gesa, attraverso una cono-
scenza piu accurata delle testimonianze evangeliche.

' Tale Scuola, utile per tutti, e abitualmente seguita da circa duemila aderenti al Movi-
mento Ecelesiale Carmelitano, guidato dall'Autore.

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Capitolo primo
IL «DESIDERATO DI TUT I E LE GENTI»

Gesa nacque in un tempo e in un luogo determinati: a Betlem-


me, in Giudea, mentre a Roma imperava Cesare Augusto e in Pale-
stina regnava Erode it Grande.
Solo pochi contemporanei lo conobbero fisicamente: alcuni lo
accolsero con amore, altri lo rifiutarono con odio. I suoi discepoli lo
riconobbero come «Figlio di Dio» e, come tale, to annunciarono al
mondo.
In seguito, interi popoli condivideranno questa fede, ma gran-
dissimo testa fino ad oggi ii numero di coloro che non Lo hanno
conosciuto o non hanno creduto in Lui.
E tuttavia c'e una antica espressione cristiana che definisce Ge-
st] con queste parole: «il Desiderato di tutte le genti»'.
Non si capisce davvero Gesii, non lo si «riconosce» davvero, se
non si comprende questa sua «universalita»: tutti gli uomini lo han-
no odesiderato» (consapevolmente o meno) e tutti gli uomini vivono
nel desiderio di Lui, e lo desidereranno sino alla fine del mondo.
Ogni uomo che e esistito, esiste o esistera «desidera» Cristo,
perche it Padre celeste «pensa», «v-uole», oama» ciascun uomo pen-
sando, volendo, amando Suo Figlio Gesu Cristo.
1 L'espressione fu tratta dal Libro del profeta Aggeo (2,8) che letterahnente dice: «Verrh (al
Tempi° di Gerusalemme) cio che tutte le genti ciesiderano», cioe: «cio che e prezioso», cioe:
«le ricchezze di tutti i popoli». Ma la «Volgata» (tine antichissima traduzione) vide in questo
testo una allusion al Messia, e perda tradusse: «Vara it Desiderata di-tutte le genti».

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- -
Viaggio net Vangelo
Il Padre celeste, da sempre, plasma ogni singola creatura umana tra cio che «Lo desidera», anche senza saperlo, e cio che oggettiva-
a immagine di Lui, destinandola a Lui.
mente «si allontana da Lui».
Ogni cuore umano batte per it cuore di Cristo e trae vita dal
- Nel mondo che gia lo ha conosciuto e «creduto.,>, occorre di-
Suo cuore. Percia:
stinguere tra rib che cresce nel desiderio di Lui, e cio che Lo tradi-
- ogni sentimento umano sente qualcosa di Lui;
sce.
ogni idea umana pensa qualcosa di Lui;
Tutto cio che, in qualsiasi maniera, e «desiderio di Lui» e buo-
- ogni volonta umana vuole qualcosa di Lui;
no; tutto cio che, in qualsiasi maniera, «si allontana da Lui» e
- ogni energia umana si protende in qualcosa verso di Lui;
cattivo.
ogni speranza, sogno, progetto, utopia umani anticipano E viceversa.
qualcosa di Lui, della sua piena manifestazione; Tutto cio che e oggettivamente buono e «desiderio di Lui», e
- ogni dolore umano, in qualche modo, invoca la salvezza por- tutto ciO che e oggettivamente cattivo e «tradimento» nei Suoi ri-
tata da Lui; guardi.
- ogni gioia umana prelude alla beatitudine dell'incontro con Di conseguenza si possono avere questi punti fermi per orien-
Lui; tarsi:
- ogni morte umana, in qualche maniera, si abbandona a Lui. Tutti gli uomini, di ogni luogo e di ogni tempo, sono uniti la
iI cristiano non e mai uno che si appropria di Cristo (i cristiani dove emerge, in qualsiasi modo, anche se inconsapevole, it deside-
sono solo di Cristo, ma Cristo non e solo dei cristiani, ed e per que- rio che l'umanita e it mondo hanno di Cristo: nostalgia di Dio, de-
sto che costoro sono tenuti alla missione, cioe a comunicarlo agli siderio umile di verita, commozione per la bellezza, lavoro per l'u-
altri!). nita, ricerca instancabile della felicita (senza accettare surrogati),
D. cristiano Gli appartiene consapevolmente, e coltiva in cuore la lotta contro it male e la malvagita, riconoscimento e pratica cordia-
gioia di scoprire che tutti gli uomini e le cose sono a Lui destina- le del bene.
ti, e it desiderio di assecondare questo Destino buono. Gli uomini e it mondo diventano propriamente cristiani 1a do-
Un cristiano non dovrebbe mai rifugiarsi in un rapporto privato ed ve it desiderio di Cristo comincia ad essere appagato dall'incontro
intirnistico con Cristo Gesa, ma deve trarre dal suo intimo e per- con Lui e diventa consapevole, gioioso, ed operoso: proteso a un
sonale rapporto con Lui una indomabile passione per it mondo in- Nome e a un Volto che divengono familiari e cari.
tern, per collaborare alla salvezza di tutti. Riconoscere it rapporto profondo che c'e tra Cristo e «ogni
Un veto cristiano non trascura nulla, non disprezza nulla, non e uomo che viene al mondo» non rende inutile o superflua la fede
ostile a nulla, se non alla menzogna e al peccato. esplicita (e non rende inutile la Chiesa cui si appartiene in quanto
Certamente it cristiano non e ingenuo: egli sa che it mondo, pur credenti) perche, quanto si tratta di amore tra persone, la pienezza
essendo originariamente orientato a Cristo, e stato successivamente e la esplicitezza del rapporto sono una urgenza insopprirnibile: si
disorientato a causa di una colpa originate, ma non per questo uo- realizzano non appena possibile, quanto pin intimamente possibile.
mini e cose hanno smesso di appartenerGli!
Percie si tratta di imparare a distinguere bene—con l'aiuto del- Nota Bene: Dio, Creatore e Padre, ha impresso nel cuore stesso della
la grazia stessa di Dio—la maniera in cui it mondo e gli uomini «si realta (e soprattutto nel cuore dell'uomo) questo «desiderio di Cristo»:
muovono» verso Gesu Signore. questo fatto 6 universale, e si colloca a livello oggettivo. Cie) significa che
Cristo e nel mondo come it cuore e nel corpo umano: c'e e pulsa e fa vive-
Nel mondo che ancora non conosce Cristo, occorre distinguere re, anche se l'uomo non se ne rende conto, anche se l'uomo dorme.
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13
Viaggio nel Vangelo

A livello soggettivo pera (cioe: a livello della persona), l'uomo che an-
cora non conosce Cristo esperimenta quel desiderio come «senso religio- Capitolo secondo
so»: analizzando i dinamismi della sua ragione, e cercando di rispondere LA FAMIGLIA DI GESU
alle «domande ultime» che la vita gli pone, l'uomo si protende fine alla «Vi e nato un Salvatore!» (Lc 2,11)
soglia del Mistero.
Una buona formulazione di questa «sense religiosoa---costitutivo del-
la ragione umana--e data da quest «desideri», elencati da Miguel de
Unamuno durante la sua lunga e sofferta ricerca di Cristo:

«Set, ser siempre, ser sin termitic,.


Sed de ser, sed de ser mas, hambre de Dios!
Sed de amor eternizante y eterno.
Ser siempre, ser Dios!»
(in Del sentimiento tragico de la vida, Ensayos 11)2.

Ma quando viene sulla terra it Figlio di Dio---oColui per it quale esiste Occorre badare bene a non trascurare questo fatto: colui che
tutto cio che esisteo--Puomo che Lo incontra capisce the ii suo «sense re- l'Umanita sempre desidera a venuto a not «come Figlio»'.
ligioso» altro non e che «desiderio di Cristo». Fin dall'inizio i cristiani meditarono con commozione questa
E comprende percio the Cristo non e soltanto Colui che risponde al antica profezia:
senso religioso dell'uomo, ma anche Colui the lo provoca fin dal suo sorge-
re, agendo dalle profondita stesse dell'Origine (dal «Principio»). popolo che camminava nelle tenebre / vide una gran luce /...
Da de, segue the l'uomo puo essere provocato a scoprire Cristo sia da Perche un bambino e nato per not / ci e stato donato un
una riflessione su se stesso e sulle sue domande ultime, sia dal fatto che (Isaia 9,1.5).
Cristo si faccia incontrare personalmente, di schianto, suscitando e risve-
gliando la domanda stessa. La prima Rivelazione, it primo dono che it Figlio di Dio ci ha
Oggi questo secondo «metodo» sembra piu adeguato, perche la mo-
fatto, incarnandosi, e stato quello di illuminate con la sua presenza le
dernity va sempre pia atrofizzando nell'uomo anche la capacity di perce-
esperienze fondamentali del nostro vivere, proprio quelle che oggi
pire le domande ultime, c intacca sempre piu la stessa «esperienza ele-
sono massimamente «aggreclite›>, al punto che si cerca di svuo-
mentare» dell'umano.
Comunque, da qualsiasi parte ciascuno si trovi ad iniziare (da una ri- tarle del loro significato «natutale», pervertendo i dati elementari
flessione su di se che si fa domanda, a da un incontro imprevedibile e dell'esistenza umana.
inatteso che suscita la riflessione), quando poi l'Incontro, per grazia, accade Anzitutto la famiglia.
i. Famiglia di Nazareth: in un povero villaggio sconosciuto (prima
davvero, lo sviluppo successivo e sempre circolare: Cristo approfondisce e
svela tutte le domande dell'uomo («rivela l'uomo a se stesso») e le doman- di Gesii, non c'e nessun documento al mondo che path di Nazare-
de si spalancano ad accogliere tutta la rivelazione del Mistero di Cristo. th!) it Padre celeste ha voluto ricostruire la famiglia umana, come
egli l'aveva immaginata all'origine.
Anzi: una famiglia ancor piu arricchita di «comunione*, perche
2 (lEssere, essere sempre, essere senza fine. / Sete di essere, sete di «pin» essere, fame di
Dio! / Sete di amore che rende eterni ed e eterno. / Essere sempre, essere Dior>. Prima di meditate questo paragrafo occorre leggere attentamente Matte° 1,18-2,23 e
Luca 1,26-2,52.
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•!•
Viaggio o La fatniglia di Gesii

immediatamente legata—per mezzo di Gesu—alla «famiglia trini- oso umano (Giusep-


La Vergine che appartiene a un vero sp
taria», in cui le Persone sono una cosa sola. atrimonior.-L-senza smettere in nul-
pe)—dato che it suo e un vero m
Una famiglia in cui le relazioni, le vocazioni, i compiti sono tutti o Dio.
la di appartenere al su
ricondotti al loro significato originale: mettere Puorno comunio- con una tale verita e intensity e
La Vergine che ama Giuseppe
ne con Dio. rgli it dono della sua stessa verginita: in manie-
purezza da partecipa
- Una famiglia in cui abita MARIA, la donna immacolata, cioe con- hi al loro amore.
ra che nulla manc
ore di Colui che ha creato
cepita senza peccato originale e dunque «piena di grazia»: ella vive (La verginita, quando e scelta per am i
i ha amato donandoci interamente Se stesso,
nel nostro mond° senza esperitnentare nessuna opposizione a Dia. nostri stessi corpi e c non e un
petto alle modality fisiche dell'amore, ma
In lei, tutta pura e accogliente, si svela mister° della femmini- «di-meno» ris un «di-pin»).
lita dell'intera creazione destinata ad accogliere totalmente suo La Vergine Ancella che diventa Madre del suo Signore, perche
che col s rpo.
Dio. crede alla Parola di Dio an uo co
In lei, e per suo mezzo, tutto ll genere umano dice di sl a Dio,
senza alcuna riserva. - MARTA, la Madre che ha accolto e amato it figlio di Dio alla
E Dio put) svelare tutte le sue «possibilita», perche Maria crede stessa identica maniera in cui ogni mamma accoglie it suo bambino.
che «niente e a Lui impossibile». La Madre qmaterna», come Dio l'aveva immaginata prima del
Lei e la donna che puo collaborare intimamente col Creatore peccato di Eva; la Madre che pro-crea pienamente consapevole del
(pro-creare) senza opporsi in rtiente a Lui, senza «distrarsi» da Lui, Creatore.
anzi accogliendolo nel suo stesso grembo. La Madre che «da un figlio a Dio» senza appropriarsene e senza
Ella puo offrire suo corpo a Dio come abitazione, ed Egli non possederlo per se stessa.
La Madre incinta che, all suo giungere, rallegra tutti gli altri
la trova indegna di Se («Non horruisti virginis uterum»-- «Non hai
bambini, come accadde al figlio di Elisabetta.
disdegnato di abitare nell'utero della Vergine»--cantiamo lieti nel
Te Deum). La Madre che si sente cost felice da presentire e preparare la fe-
l i city di tutte le generazioni.
Immacolata: la donna che riconosce dolorosamente ogni pecca-
La Madre che parla al suo Bambino (e del suo Bambino) alla
to, perche non ne ha commesso nessuno, e percio puo essere sceha
maniera in cui tutti gli altri esseri umani pregano Dio.
come madre di tutti peccatori.
La Madre che Lo tiene in casa—come figlio buono, bravo, sano
e obbediente--ma sa che la sua vera abitazione e «altrove».
- MARIA, la Vergine, che «non conosce uomo» perche accetta di La Madre che sa di dover «rigenerare»—per quel suo Bambino
lasciarsi conoscere interamente dalla Trinity: it Padre si avvicina a lei divino—tutti gli altri bambini umani, anche se cio le «trap assera
quanto a nessun'altra creatura («Il Signore 6 con te»: nessun'al- Panitna».
tra come lei ha saputo fino a che punto Dio sia Padre); it Fzglio si
incarna in lei e prende da lei la sua umana natura; e lo Spirit() Santo, — GIUSEPPE, it padre che deve esaurire tutto se stesso nel rappre-
(l'Amore che si fa ospitare sempre dentro ogni amore umano) in lei sentare, nella famiglia di Nazareth, it volto del Padre celeste: la Sua
si pub effondere totalmente. provvidenza, la Sua energia, le Sue decisioni.
La Vergine che, unica al mondo, sa veramente che cosa voglia Il padre the, unico tra tutti i padri umani, sa per esperienza
dire «sposarsi», dato che viene immersa totalmente in quell'Amore «quanta sia Padre Dio»: e per questo la sua verginita non provoca
che ogni altra creatura pile solo sognare e un poco pregustare.
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fs
Viaggio nd Van La fainiglia di Gesu
in lui una esperienza sminuita di paternita terrena, ma accresciuta. E 11 Dio fatto Bambino, affinche tutti i nostri bambini imparino a
lo chiameranno «padre putativo», nel senso che e «reputato ta- (per grazia e partecipazione). E, se si e vecchi, bi-
«diventare Dio»
le», ma di fatto—benche non sia padre fisicamente—lo e pin pro- a farsi bambini, a costo di nascere di nuovo.
sogna prim
fondamente di quanta noi non riusciamo a pensare. isogno di madre e di fratelli, e a cui tut-
Il Dio Bambino che ha b
Padre perche deve aiutare Gesft a esperimentare sulla terra, alla re da madre e dare fraterna compagnia, purche prima
maniera una.ana, quella «filialita» che Egli da sempre sperimenta ti potremo fa
ascolto del Padre celeste, 1'Unico che gli a sempre
cosi bene e cosi perfettamente in cielo. ci mettiamo in
Padre perche deve far crescere Gesft «in sapienza, eta e grazia», vicino («Chi fa la valanta del Padre mio, e mio fratello, mia sorella,
in modo da non spegnere la nostalgia del Padre celeste, ma da mia madre»).
secu-
acuirla senza tristezza. 11 Dio Bambino che occorre proteggere da Erode e dai per
tutta la storia umana, a
Padre perche deve insegnare a Gesft le parole e i sentimenti tori, come poi bisognera proteggerLo lungo costo
ieri.
umani che Egli poi mettera nella preghiera del «Padre nostro». di fuggire con Lui verso paesi stran
Padre perche deve difenderLo in questa mondo al pasta del Pa- Il Dio Bambino che occorre tenere tra le braccia, come Simeon,
dre celeste che comincia ad «abbandonarlo» nelle nostre mani e per «vedere la salvezza» che si e a lungo desiderata e che finalmente
per nostro amore. appare, non come un sogno o una utopia, ma come «salvezza fatta
Padre perche Gesft lo chiama «papa» (in aramaico: Abba) come carne» (contra tutte le riduzioni intellettualistiche e moralistiche).
fanno tutti i bambini ebrei, ma—quando Egli ha imparato, prestis- Il Dio Bambino che si pub perdere di vista, quando ci si dimen-
simo, sillabe cosi brevi e familiari—subito le usa anche per rivol- tica che Lui deve «restare nella casa di suo Padre», cosi come si
gersi al Padre celeste; e in cielo questa e una invocazione «nuova» e pub perdere di vista ogni altro bambino quando lo facciamo abita-
sorprendente che rallegra la Trinity. E sara nuova anche per noi re in case che non assomigliano alla «casa del Padre».
che, con la stessa formula, impareremo a rivolgerci a Dio con inau-
dita familiarity. FA MIGLIA DI NAZARETH, dove per trent'anni un padre e una Madre,
E Giuseppe «sogna» la voce del Padre celeste che lo guida, e gli attorno a Dio, loro figlio, e loro Creatore, imparano a vivere nel si-
obbedisce in tutto, fino a quando nel Tempio ritrova it figlio che cre- lenzio, e nel lavoro: dove tutto—senza clamore e senza
de «perduto», e scopre che it Padre to ha trattenuto nella sua casa. pretese—diventa degno dell'eternita, tutto e impregnato di grazia.
Famiglia che vive nel silenzio: silenzio none solo atmosfera
E infine it _BAMBINO GEStr: colui che e eternamente «Figlio di tranquilla dove lo spirito si eleva, ma anche normality dell'esistenza
Dio», e viene al mondo come tutu i bambini, per ricordarci che che sembra non avere voce se non per Dio; silenzio che e anche umi-
«esser figli» («esser bambini») non e una stagione del vivere, ma e le e continua fatica di quel vivere che sembra non avere alcuna eco
l'identita costitutiva del nostro essere. nel mondo.
Il Dio fatto Bambino, per mostrarci che Dio non e solo Onnipo- Silenzio che, lontani da Dio, diverrebbe forse frustrazione e in-
tenza, ma anche Amore indifeso, Amore obbediente, Amore che capacity al dialogo perche non c'e piu nulla da dirsi; ma che—at-
vuole essere accolto e custodito: e pub essere adorato dai Re Magi torno a Lui che gira per casa come un Bambino—si riempie di dol-
con umilta, e dai pastori con fierezza. cezza, di semplicita, di merito e di eternity.
Il Dio fatto Bambino che da Gloria al Dio dei cieli, rivelando it Silenzio consapevole della nascosta presenza di Dio nel quoti-
Suo Volta paterno, e da Pace a noi uomini che sappiamo finalmen- diano, the rende preziosa la frammentarieta della vita.
te fino a qual punto siamo stati amati.
Famiglia in cui l'amore ê it lavoro quotidiano per accogliere
18 19
-

Dio sempre pia addentro nel proprio cuore e nei propri rapporti, e Capitolo terzo
in cui it lavoro e l'amore quotidian alle cose che occorre preparare INCONTRI CON CRISTO
per Lui, all'ambiente che si vuole offrirgli in maniera degna. ,19)
«E disse loro: `Seguitemi...> (Mt 5
E cosi impariamo che amore e i1 nome che diamo al lavoro,
quando it lavoro riguarda le persone. E impariamo che lavoro e it
name che diamo all'amore quando esso si prende cura della realty
delle cose, per costruirle e coltivarle.
- Famiglia in cui l'amore e lavoro perche non e solo sentiment°, e
non a mai noia ne tragedia (uniche forme che l'amore umano
sembra oggi conoscere) ma e soprattutto dramma. A mano a mano
che Maria e Giuseppe imparano a riconoscere l'Amore net volt°
del lora Bambino, ne intuiscono anche it drammatico Destino, at
quale accordano it loro cuore:
- dramma di una Presenza infinita dentro le umili contingenze
ndo il Padre celeste to
della vita; La storia pubblica dimondo
Gesacome
comincia qua
figlio durance it
dramma di Chi si prepara a dare sempre piix amore di quanta presenta ufficialmente al
la persona amata non ne meriti;
dramma di Chi resters fedele anche quando sara da tutti
abbandonato;
dramma di Chi si unira indissolubilmente alla sua Sposa ec-
clesiale;
to
- dramma di Chi data eucaristicamente la sua vita per il nutri- Fino a quel momenta, Maria e Giuseppe hanno cus dito net
, ora
mento della persona amata; silenzio it mister° della paternity divina di cui ii loro figlio vive il
dramma della infinita fecondita necessaria per generare innu- Padre interviene personalmente:
merevoli figli di Dio. «Ed ecco una voce del cielo disse: `Questi e it mio figlio predi-
Famiglia in cui it lavoro e amore perche non si lavora se non si letto nel quale mi sono compiaciuto)».
ama la realty, e il Figlio di Dio amava la creazione uscita dalle mani Cosi Dio, Padre e Creatore, si rivolge all'umanita, al mondo,
del Padre e i1 suo Disegno: annunciando la presenza autorevole del Suo Figlio amato: Egli a
- amava it legno e it mestiere di falegname; colui che tutti desiderano dal fondo del iota cuore; e l'Immagine a
- amava it sudore del lavoro perche era espiazione e desiderio cui tutti dovranno conformarsi (Col 1,15-20); e la Via su cui tutti
di un mondo nuovo; dovranno camminare, la Verity che tutti dovranno conoscere, la
- amava la volonta del Padre che lo lasciava trent'anni in una Vita di cui tutti dovranno vivere (cfr. Gv 14,6). In lui tutti siamo
botteguccia quando c'era da salvare it mondo, perche iI mon- stati «scelti», «a.mati», «preclestinati» (Ef 1); egli e l'Agnello del sa-
do non pua essere salvato se non da chi salva anche l'umile crificio, che espiera i peccati di tutti (1 Pt 1,18; Apoc 5,9; Ebr
rnateria; 9,14).
- e amava it lavoro perche serviva a guadagnare quel pane e quel Per questo it cielo—che era stato chiuso dopo it primo pecca-
vino con cui avrebbe fatto i suoi miracoli e la sua Eucaristia. to—si apre nuovamente sulla terra.
20 21
Viaggio nel-Vangelo Incontri con. Cristo

Ma il Figlio se ne sta ora umilmente nella fila dei peccatori che itare («forse...»), e infine
as di obiettare («ma...»), poi quella di dub
attendono it «battesimo di penitenza» amministrato da Giovanni il zione su un proprio orgoglioso progetto di fell-
si produrra l'ostina
Battista: «fatto simile a not in tutto, eccetto it peccato»---tanto the si nale») che Satana dettera al cuore e gestira.
` cita (non pia «fi
trova a suo agio tra i peccatori, ma come it medico attorniato dai suoi Questo it demonio suggeriva a Gesii, e quando Egli sara sulla
malati. E questo sara it suo posto, finche durera la storia del- ripeteranno ancora:
croce, molti gli «Se sei figlio di Dio, scendi
Pumanita peccatrice. egli non accettera neppure quell'ultima sfida e
dalla croce...», ma
All'inizio pere tra Gesu e it mondo c'e it Deserto, dove perfino il ndosi con un grido nelle mani del Padre celeste.
morira abbandona
Figlio di Dio viene tentato. Nel deserto Gest' vince la Tentazione ripetendo umilmente le
sc
parole del Padre celeste («Sta ritto...») che diventano le sue stesse
parole: anzi Gesil e lui stesso, interamente «Parola del Padre»
2. La grande tentazione («Verbo») (Gv 1,1).
(Leggi: Mt 4,1-11) E tale resters sempre: «fatto obbediente fino alla morte, e alla
rnorte di croc-e» (Fil 2,5-11).
lI deserto e it luogo della solitudine, dove Gesii esperimenta a dramma di tutti coloro che, da allora in poi, incontreranno
fondo la nostra condizione umana, tutta la nostra «fame» che co- Cristo vertera sempre su questo punto: incontreranno esclusiva-
mincia col pane e si estende progressivamente ad ogni altro bene, mente un Figlio di Dio, e riceveranno in dono soltanto questo: «di-
fino ad essere fame di felicity (pia esattamente: di «filialita», secon- ventare figli».
do l'etimologia propria dell'aggettivo «fence» che descrive un bam- La loro parola piu Bella dovra essere soltanto it «s1» della obbe-
bino appena allattato the riposa soddisfatto sul seno della madre). dienza senza limiti e senza condizioni al Padre celeste e alla sua in-
La tentazione tocca proprio questo nucleo: «di che cosa ha ye- finita «custodia».
ramente fame un uomo?». E per donarci questa «quanta finale deltessere» che la vita di
L'Antico Testamento avvertiva: «L'uomo non vive di solo pane, ma Gesii si costa() di incontri destinati a formare dei veri figli di Dio.
di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Dt 8,3).
Ma la parola che esce dalla bocca di Dio Padre puo essere sol- Nota bene: per capire it valore perenne degli incontri raccontati dal
tanto una: «Questi e mio figlio»—«Tu sei mio figlio», ed e in que- Vangelo, occorre prernettere una riflessione sul loro significato, dal punto
sta sola parola che e racchiusa ogni felicity (quando it Padre e di vista del «Disegno di Dio».
Dio!). Dio Padre ama ciascun essere umano come se fosse unico al mondo:
Il Padre ha detto: «Questi e mio figlio». ciascuno e per Lui «unico» e «irripetibile». Come questo amore si svilup-
pi, si manifesti e ragginnga ciascuno dei miliardi di esseri umani the ven-
E It demonio insinua: «Se sei figlio di Dio...».
gono al mondo e it Suo segreto.
Tentazione e sempre mettere un condizionale al proprio essere
Net tempo della sua vita terrena, Gesit Figlio di Dio ha «incontrato» in
figli di Dio, far dipendere questo dono unico e sommo da qualco- maniera privilegiata alcuni uomini che sono diventati «suoi»: questi in-
s'altro (ad esempio: dal sentirsi sfamati, protetti e preservati dai pe- contri sono stati raccontati nei Vangeli e devono essere continuatnente
ricoli, adorati—sono le tre offerte di Satana—ma anche: garantiti «annunciati», «predicati», «narrati», «spiegati», per imparare che ciascu-
nel successo, nella salute, nel potere). no verra trattato con la stessa amidzia che Egli ha dimostrato a Pietro,
La tentazione piu grande dei cristiani, rispetto al loro essere fi- Gio-
gli di Dio, sara dapprima la voglia di contrattare («se._ »), poi quel- vanni, Matteo, Zaccheo, Maddalena, la donna Samaritana ecc.
Per quali vie e secondo quali modality avverra poi di fatto l'incontro
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Viaggio nel Vangelo Incontri con Cristo
tra Cristo e «questo singolo uomo» e un mister() affidato alla grandezza e sigente—Lo indicasse ripetutamente come «l'Agnello di.
Jura ed e Dio che
alla infinita misericordia di Dio Padre, ma dagli incontri descritti nel Van- glie i peccati del mondo» (Gv 1,20-34.36).
to
gelo noi sappiamo con certezza che cosa accadra a ciascuno.
I due seguirono it Rabbi di Nazareth prima ancora di essere
Sappiamo con certezza almeno due cose: che «Dio vuole tutti gli uo-
mini salvi» e che «Gesti e l'unico Salvatore».
chiamati. Vollero essere ospitati da Lui («Maestro dove abiti?»), e
Per questo gli Incontri raccontati nel Vangelo parlano anche di noi, impararono cosi it metodo della sequela cristiana («Tenite e vede-
parlano anche di colui che li ascolta narrate per la prima Volta; parlano ter. Andarono e videro dove abitava, e si fermarono presso di Lui»
perfino di chi su questa terra non avra mai occasions di sentirli racconta- (Gv 1,39).
re. Rimasero con Gesn un intero pomeriggio, it prime, di tutta la
l'ora dell'incontro («Le quattro del pomeriggio»)
E cosi che Bernanos spiega, nel suo Diario di un curato di campagna it loro vita. E non si cancello
re.
problema della vocazione di ciascuno di noi: pin dalla loro mente e dal loro cuo
E fu Andrea, il primo chiamato, a condurre da Gesii la prima
«... Insomnia ho riflettuto molto sulla vocazione. Siamo chiamati tutti, persona che incontro : suo fratello Simone, destinato ad essere it
ma non alla medesima maniera. E per semplificare le cose comincio col primo degli apostoli.
cercare di rimettere ognuno di noi al suo vero posto, nel Vangelo. Oh! Cosi fu anche il primo a capire che non si pub trovare ll Maestro
Certo, questo ci ringiovanisce di duemila anni , e con de? 11 tempo e nulla senza desiderare di condurre a lui Ie persone the ci stanno a cuore.
per il buon Dio, it suo sguardo vi passa attraverso. Mi dico che assai pri- Iniziava la catena umana degli incontri con Cristo, catena che
ma della nostra nascita—per parlare it linguaggio umano—Nostro Signo- non si sarebbe interrotta mai pin.
re ci ha incontrato da qualche parte, a Betlemme, a Nazareth, sulle strade
della Galilea, che nc so? Un giorno tra i giorni i suoi occhi si sono fissati Simon Pietro
su di noi e second° it luogo, l'ora, la congiuntura, la nostra vocazione ha E I'uomo impetuoso ma fragile, generoso ma incostante, che,
preso it suo carattere particolare... Se la nostra anima, la quale non ha di- nella compagnia di Cristo, impara lentamente a conoscersi nella
menticato, la quale ricorda sempre, potesse trascinare it suo povero corpo propria miseria e presunzione: «ho pescato tutta la notte e non ho
di secolo in secolo, facendogli risalire quest'enorme pendio di duemila preso nulla...» (Lc 5,1-11); «Di' che venga anch'io sulle acque...» (Mt
anni, lo condurrebbe direttamente in quello stesso posto dove...»
14,28); «io non ti tradiro mai...» (Mt 26,33); «io dare la mia vi-
ta per Te!» (Gv 13,37).
Ma ancor pin impara d'essere prezioso agli occhi di Dio: di es-
3. Gli incontri con i dis cepoli sere scelto, di essere abbracciato dentro l'intimo rapport° di cono-
scenza che c'e tra il Padre celeste e it suo Figlio incarnato («...Beato
Chiamati anche «i Dodici», e pin tardi «Apostoli». Furono co- te, Simone, perche il Padre mio te lo ha rivelato...» Mt 16,13-23), di
lor() che realinarono iI livello di massima intinaita e continuity di esser guardato con amore perfino nel momento in cui tradisce, di
rapporto con Cristo. poter riparare ogni tradimento, con un amore ancora pin grande
(«Pietro, mi Gv 21,15-23) fino a diventare davvero—come
Andrea Gesn gli ha promesso—quella Pietra su cui Gesn puo edificare la
E it primo discepolo, in ordine di tempo. Da principio (assieme sua Chiesa: una roccia di fedelta e di certezza.
a Giovanni) ha seguito it Battista e da lui e stato indirizzato a Gesn. Cie che ha permesso a Pietro di attraversare tutte le circostan-
E non e senza significato che it Precursore—la cui predicazione era ze----perfino i1 tradimento---senza perdersi, e stato iI fatto che egli
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Viaggio nel VangelO: Incontri con Cristo
ha assorbito, dalla sua familiarity con Cristo, la coscienza di non po-
ter fare a meno di Lui. A partire da quel primo incontro, Gese lo accolse nella sua pre-
«Da ,allora (da quando Gesa parte dell'Eucaristia) molti dei dile.zione. 11 fatto che egli stesso si definisca sempre «il discepolo
suoi discepoli si tirarono indietro, e non andavano pia con Lui. prediletto» non vuol dire che Gesa provasse per lui sentimental-
Disse allora Gesa ai `Volete andarvene anche voi?'. Gli ri- mente un di-pia di tenerezza, ma che Gesu se to tenne particolar-
spose Simon Pietro: 'Signore, da chi andrerno? Tu hai parole di vi- mente vicino per dargli quella tenerezza e quella dolcezza che gli
ta eterna; not abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei it Santo di mancavano.
Dio'>> (Gv 6,66-69). Irnparo cosa fosse la carita soprattutto ascoltando le lunghe ri-
Se ci si pensa bene, la coscienza di non pater fare a meno di Cri- flessioni e preghiere di Gesa, nella triste sera della sua Passione, e
vedendogli compiere, proprio allora, gesti di infinita tenerezza.
sto e quell'aspetto della fede che riesce a resistere anche al peccato,
Come sigillo di questa «educazione ally carita'» pote allora po-
nel senso che it discepolo impara perfino dalle sue miserie it biso-
sare it suo capo sul cuore di Cristo (Gv 13,23).
gno che ha dell'aiuto di Lui.
E l'amore si compi anche per lui (Gv 13,1), quando Gesa—dal-
Per questo e sempre possibile essere liberati dal peccato ogni
l'alto della Croce—lo affido finalmente a una vera mamma, la Sua:
Volta che ci si orienta nuovamente verso Gesa, mentre e irredimibi-
«Gesa allora vedendo la Madre e 11 accanto it discepolo che egli
le il peccato di chi «si separa da Cristo».
amava, disse alla Madre: 'Donna, ecco tuo figlio!'. Poi disse al di-
scepolo 'am tua madre!'. E da quel momento it discepolo la prese
Giovanni e Giacomo
nella sua casa». Giovanni divento cost it discepolo che pia d'ogni
Figli di Zebedeo, appartengono a una famiglia di pescatori (cfr.
altro annuncio alla Chiesa e al mondo it Dio-Carita, e la necessity
Mt 4,21), soci di Pietro (Lc 5,11), ma hanno una madre cosi esigen-
di restare sempre nel suo amore (leggi la i Lettera di Giovanni 3,1-
te che sogna per i figli successo e potere.
2.11-23; 4,7-21).
E lei infatti che, quando sente Gesa parlare del suo Regno, si
Giacomo invece, it fratello pin anziano, sara esaudito proprio su
affretta a chiedergli «i primi posti» per i suoi figli: «Di' che nel tuo
quella richiesta fatta dalla sua mamma. «Potete voi here it calice che
regno i miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»
io sto per bere?»--aveva obiettato allora Gesa. E i fratelli ave-
suscitando lo sdegno e la gelosia degli altri discepoli (Mt 20,20-24).
vano risposto in tutto it loro impeto: «Lo possiamo». E Gesa aveva in
Con una madre cosi, essi sono evidentemente cresciuti con un
qualche modo assentito, anche se li invite a lasciare nel cuore del
cuore impetuoso e violento, tanto che Gesa, al primo vederli, li de-
Padre celeste la decisione circa i primi posti.
finl: «figli del tuono» (Mc 3,17).
Si tenne pea) motto vicino anche Giacomo: assieme a Pietro e
Erano facile preda di un amore geloso e intollerante, capace di
Giovanni, era uno dei tre che Gesa portava sempre con se, anche nei
violenza, distruttivo: «Vuoi che facciamo piovere fuoco dal cielo
momenti pia riservati (in particolare, e significativamente, du-
che 1i consiuni»?, chiesero a Gesa solo perche un villaggio samari-
rante la Trasfigurazione—Mt 17,1-8, durante l'Agonia--Mt 26, 36-
tano si era rifiutato di accoglierli. E furono duramente rimproverati
46, e durante un miracolo di Resurrezione---Lc 8,51).
(leggi: Lc 9,51-56).
E sara contemplando it volto di Gesa, nei momenti culminanti in
Giovanni si era messo subito alla sequela di Giovanni il Batti-
cui Egli rivelava tutto it suo mistero, che Giacomo irnparera ad
sta, predicatore rude ed esigente, ma non 6 senza significato che
essere davvero it primo a dare la vita per Lui e per la sua Chiesa:
costui lo indirizzo a Gesa, indicandoglielo come «Agnello di Dio», ed
«In quel tempo il Re Erode (Agrippa) comincie a perseguitare al-
egli ricordera per sempre addirittura l'ora in cui l'aveva seguito e la
cuni membri della Chiesa e fete uccidere di spada Giacomo, fratel-
prima giornata trascorsa con lui (leggi: Gv 1,35-39). lo di Giovanni» (At 12,1).
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Viaggio nel Vangelo Incontri con Cristo
ki

are tutta intera la Scrittura, e invocare tutti i grandi


Fu cosi il primp degli apostoli ad occupare «il trono» promesso Era come cit
11 ni della storia sacra. Era come annunciate Ia grande Rivela-
loro da Gesa: «In verita vi dico, voi che mi avete seguito, nella nuo- Testirno
ospirata per secoli e secoli, 1'Atteso the finalmente prendeva
va creazione... sederete anche voi su dodici troni, a giudicare le do- zione s
dici tribe di Israele» (Mt 19,28). volto.
Filippo spiega: si tratta di «Gesa, figlio di Giusep-
Ed ecco che
Filippo zareth»,
pe, di Na
ele e un tonfo: Nazareth era un villaggio miserabile
E it discepolo che impara lentamente, ma sempre pia profonda- Per Natana
viveva ancora nelle grotte; era cosi insignificante che di esso
mente the cosa significhi «vedere». dove si
mai nell'Antico Testamento; chi poteva essere mai un
non si park
Chiamato da Gesa, tenta subito di comunicare l'incontro (vedi it Gesa figlio di Giuseppe» che usciva da un luogo simi-
riquadro dedicato a Natanaele) e risolve le difficolta, alla maniera di qualunque «
Gesa, con un deciso «Vieni e vedi». le?
venir fuori qualcosa di buono?». Da
«Da Nazareth pub mai
Da quando ha intuito the e questo it metodo dell'annuncio cri- Natanaele non si aspetta nemmeno «qualcosa di buono»,
stiano, Nazareth, tanto
«vedere» sembra essere it verbo ricorrente nella sua storia. Colui the dovrebbe essere it Bene fatto persona!
meno
A lui si rivolgono i pagani che vogliono conoscere il Maestro («C'e- ppo lo ha messo--nella maniera pia ingenua
Senza saperlo, Fili
rano alcuni Greci che si avvicinarono a Filippo e gli dissero: «Si- avanti alto scandalo della Incarnazione. (Per sempre,
e radicale--d
gnore, vogliamo vedere Gv 12,21).
sara questo a scandalizzare i sapienti di questo
A lui Gesa svelera it mistero pia profondo, spiegandogli a quale fino ai nostri giorni,ile nazareno possa essere Dio, «il centro del co-
mond(); che un um
intimita indicibile conduca la grazia di «vederlo»: «Gli disse Filip- ria»).
smo e della sto
po: 'Signore, facci vedere it Padre e ci basta!'. Gli rispose Gesa: ch the i fatti («Abbiamo trovato...») si
Ma Filippo ha intuito an e
`Da tanto tempo sono con voi e to non mi hai conosciuto, Filippo? gli «incontri» si capiscono facendoli acca-
giustificano da se stessi:
Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: "facci vedere it iezioni con un «vieni e vedi» (che da
dere. Percie spazza via le ob allora
Padre!"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre e in me... ?'» siderato la formula migliore da usare
in poi sara sempre con per
(Gv 14,8-10).
Pannuncio cristiano).
e cosi non fu difficile a Gesa ri-
Filippo e dunque uno dei pia sicuri rappresentanti di quel Natanaele aveva un cuore retto,
are it metodo di questa rivelazione.
gruppo di testimoni d'eccezione che l'evangelista Giovanni presen- velarsi. Ma e interessante osserv
falsita», disse Gesa quando lo
ters coralmente cosi: «Quell° che noi abbiamo visto, udito, toccato «Ecco un Israelita in cui non c'e vide
a conosciuto fino in fondo all'anima
del Verbo della vita, questo ora noi annunciamo anche a voi affin- venire. E Natanaele si sen (il miglior
hte abbiate comunione con noi» (1 Gv 1,3). io e sempre quello di sentirsi cono-
modo di conoscere D
sciuti da Lui!).
Natanaele Quando poi chiese: «come mi conosci?», Gesa gli
indica un
a sua giornata, in cui Lui l'ave-
discepolo a cui l'annuncio di Cristo viene fatto in maniera momento assolutamente banale dell
o efi sotto it fico».
urtante, in tutta Ia sua stridente paradossalita. va osservato: «Ti ho visto quand
erclne Natanaele si meravigliava
Filippo, che e appena stato scelto da Gesa, e un entusiasta; per- Sottilmente era una risposta: p che it
ere spoglie, se i Suoi occhi poteva-
cio, incontrando Natanaele, quasi non s'accorge di usare una for- Messia giungesse sotto pov
banalita di un qualsiasi sguar-
mula sconvolgente: «Abbianno trovato Colui del Quale hanno scrit- no scrutargli l'anima nell'apparente
el giorno?
to Mose, nella Legge e i Profeti». do, in in qualsiasi momento d

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Viaggio nel Vangelo
Incontri con Cristo
Certo e che Natanaele si sent? cosi «intuito», cosi «compreso»,
la pia perfetta e solenne professione di fede di tutto it Vangelo:
che la sua reazione fu ancora pia entusiastica di quella di Filippo:
«Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,24-29).
«Rabbl, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei it Re d'Israelel».
Toed) allora a Gesa sorridere, ricordando a quel nuovo disce-
Matteo
polo che la segreta «comunicazione», intercorsa tra loro, era nulla
lI racconto della sua vocazione ha, in tutti e tre i Vangeli sinot-
rispetto a quel che Egli voleva realizzare: la comunicazione conti-
tici (Mt 9,9-13; Mc 2,13-17; Lc 5,27-32), sempre la stessa colloca-
nua e perfetta (nella sua stessa persona) tra it cielo e la terra, come
zione: dopo l'episodio del paralitico che viene prima liberato dalla
era stato annunciato un tempo al patriarca Giacobbe nel sogno
paralisi del peccato, mentre i farisei gridano alto scandalo: «Chi 6
(cfr. Gen 28,10-17): «Vedrete it cielo aperto e gli angeli di Dio sati-
costui che pronuncia bestemmie? Chi pue rimettere i peccati se
re e scendere sul figlio dell'uomo!». non Dio solta.nto?» (Mt 5,21).
Subito dopo Gesa esce e «vede un pubblicano seduto al banco
Tommaso delle imposte». Anch'egli, nella mentality dei farisei e degli scribi, e
E passato alla storia come il discepolo dubbioso, che vuol «toc-
definitivamente inchiodato al suo banco e al suo peccato: e un pub-
care con mano» prima di credere.
blicano, e tanto basta.
Ma e una lettura solo psicologica. In realty egli e uno dei pia
«Seguimi!» e la inattesa parola di Gesii, cosi liberante che it
decisi: ama Gesa al punto che preferirebbe morire con lui piuttosto
peccatore «si alzo e lo segul» (Mt 9,9) «lasciando tutto» (Lc 5,28):
che perderlo («Tdmmaso disse agli altri discepoli: aridiamo anche
im'altra guarigione ancora pia sorprendente di quella del paralitico.
noi a morire con lui», Gv 11,16).
«Allora Matteo gli prepath un grande banchetto nella sua casa, e
Tommaso vuole essere sempre la dove e Gesa.
c'era una folla di pubblicani e d'altra gente, seduta con loro a ta-
Per questo egli riceve dal Maestro la rivelazione pia carica di
vola» (Lc 5,29).
certezze e di indicazioni («Gli disse Tommaso: 'Signore, non sap-
Tutte le parabole della misericordia erano gia anticipatamente
piamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?'. Gli rispose
incarnate, tutto it Vangelo era gia raffigurato in quel festoso ban-
Gesa: 'Io sono la via, la verita, la vita...'», Gv 14,5-6).
chetto (e Matteo sara uno dei quattro evangelisti!).
Tutta la sua vita e percio in tensione ad andare dove va Gesa. E
Ma anche tutta la passione di Cristo era gii. preannunciata.
tuttavia anch'egli fugge, quando Gesa si incammina sulla sua «Via
Matteo non potra mai dimenticare che, anche a causa sua («per noi
Crucis».
peceatori e per la nostra salvezza»), Gesa sara additato al disprezzo
E Tommaso non si perdona di esser fuggito, di averlo lasciato
di tutti: «Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei
morire da solo: per lui Gesa e doppiamente e irrimediabilmente
peccatori» (Mt 11,19).
morto, perche egli se ne sente responsabile.
Cosl tutta la missione di Cristo era gia definita in quel convito di
Cosa quando gli altri discepoli gli raccontano di averlo visto ri-
grazia: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i
sotto, a Tommaso sembra di non poter credere: dovrebbe proprio
malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a
mettere la man° nelle sue ferite, e vedere 11 Suo corpo palpitate di
convertirsi» (Lc 5,31-32). «Andate dunque ad imparare che cosa si-
vita!
gnifichi: voglio misericordia e non sacrifici'» (Mt 9,13).
«Altrirnenti non credero!», ha giurato. Ma davanti alla ferita
del cuore di Gest'', davanti a quel corpo Enartoriato eppure vivo,
Simone
Tommaso capisce d'essere stato perdonato e pronuncia commosso
E soprannominato «lo Zelota» cioe--nel linguaggio di allo-
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Viaggio nel Vangelo Incontri con Cristo
risulta che Gesu, lavando i piedi ai discepoli, la se-
ra—il rivoluzionario: ed egli certo seppe affidare a quel Gesii. «mite Dal Vangelo
ed umile di cuore» le sue ansie di liberty e abbandonare per Lui suoi sua passion, pensava soprattutto a questo discepolo: tutti i
ra della gli altri s
progetti di rivolta, e i metodi della violenza. erano lasciati formare da lui e si erano pian piano «ripuli Giuda restava
ti»; ma
sporco, come i piedi del corpo umano che pre a contatto col fango.
sono sem
Giuda Taddeo Infatti Gesii sp
iega a Pietro il suo gesto cosi: «Chi ha fatto it ha-
bisogno di lavarsi se non i piedi, ed e tutto mondo. E
ij E it discepolo che sarebbe rimasto a noi quasi sconosciuto, se gno non ha voi siete
ondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva, per «non
non conoscessimo it suo segreto: a lui e stata affidata la piit perfetta m questo disse:
siete tutti mondi» (Gv 13,19).
rivelazione del mistero di Cristo, quella che per secoli e secoli fare la
gioia e la commozione di tutti i mistici: gesto misterioso Gesii non pensava solo a inse-
Dunque in quel
a e it reciproco servizio, ma si chinava a lavare anche
«Gli disse Giuda, non l'Iscariota: 'Signore, come 6 accaduto gnarci l'umilt Giuda, «i
iedi sporchi degli Apostoli».
che devi manifestarEi a noi, e non al mondo?'. Gli rispose Gesa: 'Se p
uno mi ama, osservera la mia payola, e il Padre mio lo amera, e noi
editato sugli incontri piu paradigmatici,
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui'» (Gv 15,22). Fin qui abbiamo m quelli
i e i suoi apostoli.
Per questa risposta affidata a Giuda, noi sappiamo che ogni im- tra Gesi
dire, «i primi incontrati» che, a loro
peto missionario c universale, ogni voglia di «tnanifestare Cristo al Ma I Dodici sono, per cosi volta,
imoni di altri nurnerosi incontri che accaddero
mondo» devono essere sostenuti e resi possibili da un cuore cre- divennero test durante la vita
e in tali incontri i discepoli colsero un
dente che viene amorosamente inabitato dalla Trinity. di Gesii: anch valore pedagogico per
tti, tanto da ricordarli e raccontarli poi con
tu la forza di un annuncio.
Giuda Iscariota
Fu it discepolo che non capi Gesu , perche si lascio invischiare
nella propria cupidigia (cfr. Gv 12,1-8): il discepolo senza amore it 4. I volti
cui volto diabolico («Uno di voi e un diavolo», Gv 6,72; cfr. Lc
ssi delineati:
22,3) si nasconde sempre dietro apparenze di bene, e Gesii lascia Ricordiamo dunque alcuni Volti da e
che cio accada senza mai smascherarlo.
Quando Maria «rienipie la casa di profurno» (Gv 12,3) per ono- La donna cananea (Leggi: Mt 15,21-28)
e, pur di aiutare la
rare Gesil e testimoniargli it suo affetto, Giuda la rimprovera di- E talmente Madre, cosi umilmente madre ch sua
olentieri a «un cagnolino
cendo che «si poteva vendere quel profumo per trecento denari per creatura malata, si lascia paragonare v che
l padrone».
poi darli ai poveri», ma «questo disse non perche gli importasse dei mangia le briciole cadute dalla tavola de
dando «pieta per la
poveri, ma perche teneva la borsa e portava via tutto» (Gv 12,4-6). Prima segue insistentemente Gesii doman
e poi, non ottenendo
Quando esce dal cenacolo per andare a tradire Gesu , tutti pen- figlia cruclelmente tormentata dal demonic»
i sulla strada davanti a
sano che «vada a dare qualcosa ai poveri, oppure a fare delle com- risposta, Lo obbliga a fermarsi prostrandos
pere per la festa» (cfr. Gv 13,2). Lui.
re che il Padre ce-
E per indicare Gesn alle guardie, sceglie come segnale un ba- E nel dialogo con Lui ha tanta fede da ottene
cio: «Quell° che bacere e lui, arrestatelo!», (Mt 26,48ss). leste cambi it suo eterno Disegno.
Tuttavia proprio a lui e destinato in maniera particolare it gesto
misterioso della «lavanda dei piedi». 33

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Viaggio nel Vangelo Incontri con Cristo

Infatti Gest' che le ha appena obiettato: «Sono stato inviato sol- ra» («qui e adesso»)—espressione della verita attuale del suo esser-
tanto alle pecore perdute di Israele», si sente subito dopo inviato si facto uomo, del suo essersi incarnato «per not uomini e per la no-
dal Padre anche a quella donna pagana che dimostra «una fede cosi stra salvezza».
grande». Nell'inno dello Stabat Mater ogni peccatore canta questa bellis-
La cananea ha qualcosa da dire a tutti coloro the si immaginano sima strofa che attualizza l'incontro su cui stiamo meditando:
Dio come un Signore che ha gia tutto predisposto e tutto deciso, al «Cercandomi ti sei seduto stanco / mi hai redento patendo la croce /
punto da rendere inutili le nostre preghiere e le nostre insistenze. fa' che la tua fatica per me non sia vans! ».
In realta Dio vuole e desidera che la nostra fede e le nostre pre- Gesil ci ha amati e ci ha salvati con tutta la sua sofferenza, an-
ghiere entrino a far parte del suo Disegno, a un punto tale che che con la sete e la stanchezza che provava in ogni giorno della sua
noi—per esprimerci con un linguaggio terreno assai limitato—pos- vita. Percio la sua sete al pozzo di Giacobbe era davvero—in un'u-
siamo perfino «far cambiare idea a Dio». nica sete—anche desiderio dell'amore e della salvezza di quella
donna.
La donna samaritan (Leggi: Gv 4,1-42) E d'altra parte la sete della donna (che veniva appunto ad attin-
Gesu la incontra al «pozzo di Giacobbe», sul mezzogiorno: Egli e gere acqua, e doveva farlo «ogni giorno») era it livello fisico ele-
«stanco del viaggio e assetato», ma solo la donna ha «un mezzo per mentare di tutto it bisogno che ella si portava nel cuore e nello
attingere acqua dal pozzo profontlo», e Gesu le chiede da bere. E Lui spirito.
che dipende da lei; Lui che ha bisogno. E lei che pub donare; lei che discutendo con la Samaritana, la obbligo a interrogarsi su
puO «farsi pregare». E ne approfitta. chi potesse veramente donare all'altro «acqua che zampilla per la
La vicenda esteriore a carica di mistero, proprio in forza del- vita eterna».
l'Incarnazione: quel pellegrino a assetato e stanco perche e uomo, ma Egli poneva la question decisiva: di che cosa l'uomo ha vera-
6 uomo perche Dio si e messo in cerca delle sue creature. mente sete? e chi puo veramente dare l'acqua che spegne I'arsura?
Dunque, come Gest).. e l'incarnazione del Figlio di Dio, cosi la In yenta, ambedue avevano sete l'uno dell'altro, anche se la
sete di Gesil e l'incarnazione della sete di Dio. donna all'inizio non sospettava d'avere incontrato quel Messia che it
Dire che Gesa ha sete dell'amore della Samaritana, none una suo cuore attendeva.
metafora: infatti egli che e Dio si e ridotto ad essere un pover'uo- Ma aver sete l'uno dell'altro e propriamente cis') che chiamiamo
mo—e a padre sete come ogni pover'uomo—per andare in cerca «amore».
della creatura perduta: Ia sua sete terrena e davvero incarnazione Significativamente, quando Gesii sara sulla croce, estendera a
della sua sete celeste. tutti gli uomini di tutu i tempi quella stessa umile domanda che
D'altra parte la donna che ha perduto it suo Dio, come tutti i aveva rivolta un giorno alla Samaritana: «Sapendo Gesa che ogni
peccatori, ha in cuore una sete tormentosa di amore di cui non si cosa era stata ormai compiuta, per adempiere la Scrittura disse:
rende nemmeno canto, ma che le stravolge Ia vita: sete della came e `Ho sete!'...» (Gv 19,28).
del cuore («hai avuto cinque mariti... e quello che hai ora non e tuo «Questo grido ha un suono totale che ha lacerato iI cuore dei
marito»), sete dello spirit() («dove bisogna adorare Dio...?), sete di santi: esso esprime un bisogno totalmente fisico e totalmente spi-
incontro e di verita («so che deve venire iI Messia: quando veria ci rituale, nell'unico e indissoluble attimo, e indivisibile
annunziera ogni cosa!»). «sensazione», nell'unica e indivisibile richiesta» (A.S.).
Dunque la sete fisica di Gesn era----«in quel luogo e in quell'o-
34 3.5
Viaggio nel Vangelo incontri con Cristo
La donna adultera (Leggi: Gv 8,1-11)
Tutti la volevano lapidare per il suo peccato, e invocavano con- pin grande egrazia
l'abisso che separa l'uomo da Dio. Ma quando l'uomo
del pentimento, allora quanto pia grande e l'abisso
tro di lei Papplicazione della Legge (ed era previsto che si lancias- riceve e,latanto pia grande e l'amore che viene a colmarlo. da
colmar
sero le pietre proprio per poterla colpire a distanza, in modo da eto di Dio i1 quale sa trarre iI bene perfino
Ma questo e un segr dal
non contaminarsi toccandola, nernmeno per punirla). non pub diventare l'odiosa furbizia dell'uomo.
male,
Ma nessuno pote eseguire la condanna. re, infatti,—come fanno certi romanzieri e
Non si pub insegna
La frase di Gesa: «Scagli la prima pietra chi e senza peccato» soterici—una «rnistica del peccato» che spinge satani-
certi circoli e
esigeva dei Iapidatori incontathinati. Ma tutti scoprirono--davanti male per provare poi il gusto di farsi perdonare.
camente a fare il
agh occhi chini del Maestro, e a quel suo sc-rivere col dito sulla ter-
ra come Dio aveva scritto le tavole della Legge sul Sinai—d'essere gia Zaccheo it pubb
licano (Leggi: Lc 19,1-10)
contaminati nel cuore e nel desiderio. , odiato da una intera
Era capo di una banda di approfittatori dna E
ronia va un notne che significa «Puro»,
Era come se Egli dicesse--spiega S. Agostino---«si punisca la per colmo di i porta proprio lui che
peccatrice, ma non siano peccatori a punirla!». opra la testa.
era sporco di peccati fin s
ce «curiosita
In tal modo egli stabiliva tra Se e la donna un rapporto privile- La sua «avventura sacra» comincio con una sempli di
deva perfino ridicolo, perche
giato in cui a nessun altro era consentito entrare. Rimasero soli: ra- vedere Gesa»; curiosity che lo ren era basso
dultera e l'Innocente. mpicarsi sopra un albero come
di statura e gli toed> arra un ragazzino.
di incontrare
Cosi lei otterme perdono, perche l'unico Innocente--che pu- Ma niente e inutile e sciocco, quando si tratta
re avrebbe avuto diritto di condannarla—non solo era venuto al Cristo!
Gesa tramu-
mondo per la sua salvezza, ma la salvava prendendosi addosso suo Quella curiosity, appagata oltre ogni attesa (perche
enire a casa tua!») gli regale la
peccato («Agnello di Dio che togli i peccati del mondo...») e la- to uno sguardo in un incontro: «devo v
rcato, scelto, ospite.
sciandosi condannare al suo posto. sorpresa («sorpreso dalla gioia») di sentirsi ce
h'egli
Zaccheo scopri di schianto d'essere anc «figlio di Abra-
iamato alla «purezza».
La pubblica peccatrice (Leggi: Lc 7,35-50) mo», figlio dell'Alleanza, veramente ch
ttamente la Anti-
Entre in casa del fariseo, sapendo di andare incontro al clisprez- Si sent i d'un tratto desideroso di osservare esa
a trasgredita («restitui-
zo dei cornmensali, perche voleva compiere per Gesa gesti affet- ca Legge proprio nel punto in cui pia la avev
tuosi dell'ospitalita, e quelli umili del pentitnento. sco it quadruplo di cio che ho rubato»).
ltrarsi nell'osservanza
Non solo, ma senti anche l'impulso a ino di
Insegno cosi pubblicamente «la tenerezza per Cristo» ai farisei della gratuity: «e la
capaci solo di perbenismo e di sospetto. una Legge Nuova e per lui inaudita, quella meta
dei miei beni, la do ai poveri».
Percie la peccatrice ricevette un perdono grande, quanto era e e entrata la sal-
grande e puro suo nuovo amore. Cosi anche la sua casa divento «un luogo dov
ogo dove il Buon Pa-
vezza»---una chiesa domestica dunque!—lu
Ella diede a Cristo roppartunita di insegnare che, in fatto d'a- era perduto».
store e venuto «a cercare e salvare cio che si
more, siamo tutti debitori: accorgersi d'avere un grande debit° pub «qualcosa di impossi-
Mentre la folla mormorava, era accaduto
essere allora la grazia pia grande. azia, un cammello era
bile agli uomini, ma non a Dio»: per pura gr
Percie e pia facile diventare santo per un peccatore, che per un
«tiepido» e un mediocre. riuscito a passare per la cruna di un ago! (Leggi anche: Lc 18,24-
C'e un paradosso nel peccato: quanto pia esso e grande, tanto 27).

37
Viaggio net Vangelo Incontri con Cristo

Il giovane ricco (Leggi: Mc 10,17-22ss) posti a me; e se dico a uno viene...», 7,8)—tutta la sua
Cercava la «vita eterna» e quel «di pia» che sentiva mancargli, u cui aveva costruito la sua esistenza—tutto
esperienza e la logica s
nonostante avesse osservato tutti i cotnandamenti di Dio. rapporto di verita e di obbe-
gli servi per stabilire con Cristo un
Ma non riuscl a comprendere che it «di pia» era proprio in dienza.
quello sguardo d'amore che Gest' gli rivolgeva: uno sguardo che , che Lui «b tava soltanto
Si persuase, senza alcuna difficolta a as una
donava tutto e chiedeva tutto. ascoltare anche in cielo.
Parola» per farsi
n si ritenne de-
Gesu gli chiese di arricchire i poveri con i suoi beni, offrendosi di Ricevette Gesa nella sua vita, proprio perche no
era «un superio-
diventare Lui stesso la sua ricchezza. gno nemmeno di accoglierlo nella sua casa: Egli
Ma egli se ne ando triste, di quella infinita tristezza che e i1 ca- re», lui solo un sottoposto.
stigo di chi manca all'appuntamento decisiVo della vita. Esperimente la fede come «certezza che Gesa avrebbe onorato la
Gia iIcantico dei Cantici—il libro dell'Antico Testament° che sua parola», in maniera degna di un Dio.
celebra 1'a ore di Dio per it suo popolo—si chiudeva con questo E cosi la sua umile e dignitosa preghiera («Signore non sono de-
avvertimento: «Se uno desse tutte le riccl*zze della sua casa / in gno che to entri sotto it mio tetto...») e finita sulla bocca di tutti i
cambia d'amore, non ne avrebbe che disprezzo»'(8,7). cristiani che si preparano ad accogliere, nell'abitazione del proprio
Cie significa che I'amore non puo essere pagato nemmeno con corpo, it Corpo prezioso del Figlio di Dio.
tutte le ricchezze del mondo. Che dire allora di chi rifiuto l'amore
che un Dio gratuitamente gli offriva, per restate attaccato ai poveri Nicodemo (Leggi: Gv 3,1-13)
beni di questa vita? Era un notabile giudeo, «Maestro in Israele». Gerd) Gesa di
notte, per dirgli che lui—a differenza degli altri membri del Sine-
Da allora la pagina evangelica del «giovane ricco» e quella su
riconosceva «come Maestro venuto da Dio»: e, da mae-
cui sostano pensosi soprattutto i cristiani che si sentono, in gioven-
stro a maestro, pensava di pater ricevere qualche segreta confiden-
ta, amati e chiamati a scegliere tra it «Tutto» e it «nulla»: it «Tutto»
za.
di Dio e it «nulla» della creatura.
Gesil allora gli raccontO che stava per cominciare un mondo
nuovo, it regno di Dio, ma potevano entrarci soltanto i bambini,
Il centurione romano (Leggi: Lc 7,140)
anzi: soltanto color° che accettavano di nascere un'altra volta.
Anche se era un pagan, amava quel «popolo di Dio» che i ro- Nicodemo istintivamente ironizzo sull'immagine del vecchio
mani di solito disprezzavano. Aveva addirittura costruito per loro costretto a rientrare nel grembo di sua madre per nascere una se-
una Sinagoga. Si era avvicinato a Dio quanta pia gli era stato possi-
conda volta; ma Gesa gli parlava con serieta e affetto dello Spirito
bile.
che rigenera e fa nuove tutte le cose: come un soffio d'aria pura che
«Merita la grazia», dicevano gli «anziani dei giudei» (i notabili rinfresca it mondo, eppure testa inafferrabile.
del paese).
A Nicodemo sembrava vagamente di ricordare qualcosa: non
Chiedeva un miracolo per it suo servo ammalato e gli venne era avvenuto cosi all'inizio della creazione quando lo Spirito di Dia
concesso anzitutto iI dono di una grande fede. si librava sul caos? o quando Dio alit° it suo Soffio per dar vita ad
Gli venne concesso di saper trarre, dalla sua obbedienza di sol- Adamo? o quando lo Spirito veniva effuso sui profeti d'Israele?
data, I'intuizione della Signoria di Cristo. Quante case it vecchio maestro avrebbe dovuto ricordare! e da-
ello
Tutto quello che sapeva e che aveva sempre sperimentato (<do vanti a Gesa scopriva invece di non sapere nella del mondo d
sono un uomo sottoposto a una autorita, e ho altri che sono sotto- Spirit() («Tu sei Maestro in Israele e non sai queste cose...?»).
38 39
Viaggio nel Vangelo Incontri con Cristo

Gesa insisteva: erano «cose di cielo», e potevano capirle soltan- La vedova p


overa (Leggi: Mc 12,41-44)
to i bambini, soltanto coloro che erano disposti ad ascoltare «il Fi- ?, nel Tempio, un gesto da niente, nascosto,
La poveretta comp net
glio dell'uomo disceso dal cielo». tutta se stessa: regale a Dio gli ultimi spiccioli
quale pero mise che le
Come dimenticare the it Battesirno ci ha regalato proprio que- tavano per vivere.
res
sta nuova nascita e questa sapienza celeste, di cui Gesa parlava al cchi distratti degli altri devoti non videro, e
un gesto che gli o
0116 vecchio Nicodemo? E un bambino battezzato, col suo catechismo in e nessuno avrebbe potuto comprendere tutta la regale
coraunqu
mano, e pia saggio di tutti i sapienti di questo monde. uel dono.
it
rnagnificenza di q
a osservare «coloro che gettavano
Il cieco nato (Legg*: Gv 9) Quel giorno pere c'era Gesa le loro
ondanti offerte nel tesoro del tempio».
abb
Quando per la prima Volta apri miracolosamente gli occhi alla i discepoli che solo quel gesto era meritevo-
E Gesa avvertI i suo
luce del mondo, si trove attorniato da «ciechi che non vogliono ve- ta, degno di essere portato ad esempio dovunque sa-
dere»: da farisei decisi a negare l'evidenza del miracolo pur di non le dell'eterni
edicato it suo Vangelo.
riconoscere Cristo; dai suoi stessi genitori, tanto impauriti da rifiu- rebbe stato pr
tutti coloro che
tare di compromettersi per lui, di gioire e ringraziare con lui. Ii ricordo di quest'umile donna e ii conform di
a Dio cose sernplid e nascoste—piccolissime e insi-
E cosi egli comprese che quella vista prodigiosamente acquista- sanno offrire
sanno d'aver
ta era solo l'inizio di un reale e totale «vedere». gnificanti agli occhi del mondo—nelle quali pere
ne questo it miracolo che ogni giorno po-
Si mise allora a difendere Gesu, e it suo mistero, anche a costo di messo tutto se stessi. No
e nostre case?
essere scomunicato: trebbe accadere in tant
«Rispose loro: `Proprio questo a meraviglioso: che voi non sa-
pete di dove sia, ed Egli mi ha aperto gli occhi! Se costui non fosse da Maria, Marta e Lazzaro
i ospiti abituali.
Dio non avrebbe potuto fare nulle». Erano gli amid the Gest' aveva a Betania, suo
no si caricavano
replicarono: ‘Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a Nella loro casa gli atteggiamenti soliti di ciascu
not?'. E lo cacciarono fuori. o, e le diverse upsicologie» diventa-
spontaneamente di simbolism
Si trove cos? fortunatamente cacciato fuori da un mondo di te- vano «vocazionb>.
nebra—tenebra pia spaventosa della sua cecita di prima—e merito E la casa in cui Marta si affanna a servire, d ove Maria scopre la
che Gesa gli aprisse anche gli occhi del cuore: Gest' indica a tutti
somma attivita della contemplazione, e dove
«`Credi tu nel Figlio dell'uomo?', gli chiese Gesa at loro secon- «runica cosa necessaria* (leggi: Lc 10,38-42).
do incontro. per Cristo
(Per questo oggi, nella Chiesa, coloro che lavorano
e riconoscenza—senza la-
Egli rispose: 'E chi e, Signore, perche io creda in lui?'. devono imparare a guardare con affetto
Gli disse Gesa: `Tu l'hai veduto: e proprio colui che park sempre ai Suoi
mento, e quasi con nostalgia—coloro che stanno
con te'. sono chiamati a sta-
piedi «perduti nella adorazione»; e coloro che
Ed egli disse: 'Jo credo, Signore!' E gli si prostro dinanzi. irglieLo degnamen-
re ai Suoi piedi prendono su di se—per offr
Gesa allora disse: 'Jo sono venuto in questo mondo per- se—a loro favore—un
te—il lavoro dei fratelli, accettando su di «cli-
coloro che non vedono vedano, e quelli che vedono di- pia» di passione).
ventino ciechi!'». impedire la mor-
E la casa dove Gesa non giunge in tempo, per
E it cieco capi che la grazia pia grande non era stata di «vede- te dell'amico Lazzaro—cSe tu fossi stato qui ...» e la preghiera ac-
re», ma di «vederLo». avanti alla morte dei
corata che da allora gli rivolgono i cristiani d
40 41
yl Viaggio nel Vangelo
incontri con Cristo

loro cari—ma dove si riceve l'appuntamento del Maestro che chia- d petivit latro poenitens»--«Sulla croce era nascosta solo
ma davanti al sepolcro per la risurrezione («C'e il Maestro e ti chia- peter quo la tua
ivinity / ma qui nell'Eucaristia e nascosta anche la tua ta. / E
ma...) (leggi anche: Gv 11,1-44). D Urnani
tuttavia credendole e venerandole ambedue, / ti chie che it ladro pentito
do cia
Ed e infine la casa che «si riempie di profumo» quando Maria ti domando sulla croce».
«spreca» un unguento assai prezioso per onorare Tunica veto po-
vero di questa terra: Colui the per noi rimmcio a tutte le ricchezza i tutti I Dodi ci, e in tutti gli altri volti incontrati e
Nella vicenda d plasmati
della divinity (leggi anche: Gv 12,1-10). da Cristo, risalta con chiarezza quale sia la pedagogia che seguire
occorre
nell'incontro con Gesit, pedagogia the testa valida pre:
per sem
Il buoy ladrone (Leggi: Lc 23,39-43)
Eredito per primo iI Paradiso, per un gesto di totale affidamen- ifica iniziare a vivere stabilmente in sua
Incontrare Cristo sign
to al Mistero che gli stava «accanto»: lui che moriva «per una giusta («vieni e seguitni») in una sequela che tende a coinvol-
compagnia
condanna» guardava rnorire alto stesso modo l'Innocente. riality dell'esistenza: e un progetto che ha bisogno
gere tutta la mate di tutta
In un attimo di verita, it ladro passe dal confronto con Gesii al- la vita.
la preghiera e alla offerta di se: «Ricordati di me...». rono questi incontri e questa compagnia
E da quando comincia che
In un attimo comprese che Egli non era venuto a paragonarsi esiste la Chiesa.
con noi, ma ad assimilarci a Se, a costa di dovere, Egli per prima, ri continuino ad accadere:
E la Chiesa esiste affinche gli incont nella
rassomigliarci in tutto: anche nella condi7ione del condannato a unque, vivono «uomini incontrati» che a
morte. comunita cristiana, d loro volta
pito di «trasmettere l'incontro»: ininterrot-
hanno it com
L'Innocente non moriva per errore, ne solo per una umana in- oli fino ai nostri giorni.
tamente, dai primi discep
giustizia, ma per una sostituzione voluta e amata: questo comprese re con un incontro (il bambino
La fede cristiana comincia semp
it ladro, in un lampo di grazia, e merit() iI Paradiso. Anzi, glielo me-
rite quel Cristo che moriva per lui. nitori promettono di garantirgli
viene battezzato solo perche i ge
11 Buon ladrone e it prime cristiano the, in quanta tale, non e loro stesse persone).
l'incontro con Cristo con l
muore della sua morte. se in essa l'incontro con Cri-
E una comunita cristiana e vera
Pin tardi I'Apostolo Paolo spieghera ai fedeli di Tessalonica: 6 sempre celebrato e sempre
sto—in tutte le maniere possibili--
«Dio non ci ha destinati alla sua collera, ma all'acquisto della sal- offerto.
vezza per mezzo del Signore nostro Gesii Cristo, il quale e mono per un fenomeno passeggero.
L'incontro con Cristo non e mai
noi, perche—sia the viviamo sia che moriamo--viviamo insie- go» che la grazia di Dio ha pre-
Comincia «in un giorno e in un luo
me con Lui» (1 Ts 5,9). si»: un abituarsi a Cristo, un fami-
stabiliti, ma poi esige un «fermar
Ancora oggi nello Stabat Mater preghiamo: «Qui Mariam ab- e e suo.
liarizzarsi con Lui e con iutto ciO ch
solvisti / et latronem exaudisti / mihi quoque spem dedisti» —«Tu sione delle sue parole, delle
Solo cosi pu6 crescere la compren sue
che hai assolto Maria la peccatrice / e hai ascoltato it ladro sulla na.
opere, e infine della sua Perso
croce / hai data speranza anche a me». sono appunto questo: it luogo
E La Chiesa e Ia comunita cristiana
Adoro to devote, S. Tommaso d'Aquino ci ha inse- ll'incontro tutto it suo spessore e
del nostro «ferrnarci», per dare a
gnato a dire a Gesn Eucaristia: «In truce latebat sola deitas / at hic tutta la sua storia.
latet simul et hurnanitas; / Ambo tamen credens atque confitens /

42 43
-
Viaggio nel Vang o Incontri on Cristo

- Questa «familiarita»- con Lui diventa tanto pia forte, quanto La «divinita di
Gesa» non e un concetto che si impara, ne una
pia it discepolo 6 semplice di cuore e disposto a rinunciare ai suoi convince: e una esperienza che si fa man mano che
pregiudizi.
iVe' di cui ci si
cizia risponde a tutte le nostre domande, a tutte le nostre
sua Ami
Solo tornando bambini per Lui, gli si puo dare veramente tutto. a tutte le nostre speranze: anche a quelle a cui nessun es nano
esigenze, sere ur
Solo restando nella sua casa (nella sua Chiesa), come bambini me- potrebbe rispondere.
ravigliati di tutto e grati di tutto, si cresce nell'affezione a Cristo e i Gesa Cristo e conosciuta veramente dai Santi (an-
nel sentirsi amati da Lui. La divinity d
i «nascosti») ed a ad essi—alla loro testimonianza e alla
che da quell loro
perienza--che dobbiamo chiedere spiegazioni.
es
- Dell'incontro con Cristo e di cia the si impara, si diventa re-
sponsabili di fronte al mondo: vergognarsi di Cristo o non comuni-
carlo agli altri significa rinnegarLo.
La passion missionaria non e un dovere, e una necessity; non un
compito gravoso, e I'urgenza del cuore.
La mission non ha bisogno di ricette: a semplicemente un rac-
contare—anche solo con la letizia del cuore e della vita—cib che ci e
accaduto.

nel rapporto con Cristo, che l'uomo scopre it suo vero Vol-
to: questa scoperta si chiama «vocazione»..
E sentendomi guardato da Lui, che capisco me stesso (ed e per
questo che amo la preghiera).
E appassionandomi alla sua vicenda che scopro it posto a me
destinato.
E domandandogli cio che pia mi sta a cuore, the ottengo la ri-
sposta che pia conviene alla mia vita.
E cominciando a obbedire, che la sua Volonta su di me mi di-
yenta pia chiara.

- La familiarity con Cristo tende a un amore totale, da vita a


vita.
Egli non ci ha incontrato superficialmente, ma per darci la Sua
vita.
Non ci chiede qualche passeggero sentimento o qualche irnpe-
gno momentaneo: ci da tutto e chiede tutto.
Per dare tutto, bisogna dare ogni giorno qualcosa di pia.

44 45
Capitolo quarto
I MIRACOLI DI CRISTO
#G-esi.i di Nazareth passe tra not facendo del bene»
(At 10,38)

1. Miracoli, perche?

I Vangeli sono intessuti di miracoli, essi non hanno mai lo


scopo di stupire gli spettatori. Anzi Gesisi ricusava sempre di corn-
pierli, quando ci si accostava a lui con la voglia di assistere a qual-
cosa di prodigioso. A volte li compiva perfino di nascosto, o chie-
deva it segreto su quanto era accaduto.
Ma non li rifiutava quando ci si rivolgeva a lui con fede e umil-
ta: in qualche modo si pud dire che egli era venuto anche «per fare
miracoli».
E importante cercare di capire perche, soprattutto in un mondo
come it nostro che da un lato disprezza (come contrari alla ragione e
alla scienza) tutti i miracoli legati alla fede, e dall'altro si dimostra
curioso e credulo in maniera infantile ed esasperata verso tutto cid
che sa di occulto, di magico e di paranormale.
Per capire it motivo dei miracoli, dobbiamo premettere questa
serie di «giudizi» che vanno presi nella loro concatenazione e nel
loro insieme:

— L'intera creazione e un miracolo tadt o dalle mani di Dio: per-


cid la meraviglia, lo stupore pieno di gratitudine, e la modalita ade-
guata per conoscere it mondo; e it mondo e in grado di riservare al-
la nostra meraviglia sempre nuove sorprese.

47
Viaggio nel Vangelo I rniracoli di Cristo

- Miracolo ancora pit) grande 0 l'uomo, nei suoi misteriosi e in- 2. Come leggere i miracoli?
sondabili legami di corpo e anima, di materia e spirito, nella units
di una sola e irripetibile persona. ati di prodigi operati da
Vangeli sono dunque dissemin sono
Se non si ha un forte senso della propria dignita e preziosita (se otenti» o «atti meravigliosi»,
definiti «atti p
non si e «un miracolo a se stessi»), si e incapaci di accorgersi dei molto attenti: occorre ricordare
Nel leggerli, bisogna essere
miracoli che accadono al di fuori di noi. (Tutti i pretesi razionali- scopo non e quello di strabiliare i presenti, ne
sempre che it loro quello
sti—che «credono solo a quello che toccano»—hanno in fondo una rdinaria bravura di Gesa. (come accade
di mostrare la strao quando si
concezione meschina dell'uomo, e di se). o o un giocoliere).
presenta un mag
more»: incontro tra it bi-
- Miracolo e la vocazione che Dio assegna all'uomo: quella di Anche i miracoli furono «incontri d'a
essere coscienza della creazione e lode consapevole al Creatore. grido e invocazione) e l'Amore incar-
sogno umano (che diventava
L'uomo vero 6 l'uomo dei salmi che ringrazia Dio «di essere stato giungendo e toccando l'uomo an-
nate di Dio che rispondeva, rag
fatto come un prodigio» (cfr. Sal 139), che nella sua fisicita.
adevano allo stesso
- Miracolo e l'amore tra l'uomo e la donna: amore spirituale e I miracoli di guarigione, ad esempio, acc
illa quando si accostano tra loro due
corporeo che Dio ha scelto fin dall'origine come «luogo vivo» in cui modo in cui scocca la scint
continuare la sua opera creatrice («pro-creazione»). che usciva da Gesa («for-
corpi elettrizzati: da un lato c'era la forza
e usciva dal malato («forza
Miracolo e it destino soprannaturale (di amicizia con Lui, di za sanante») e dall'altro c'era la forza ch
o c'era la forza sanante che
intimita, di grazia) che iI Dio -Trinity ha assegnato agli uornini. credente» o «di affidarnento»): da un lat
altro c'era una «forza di fi-
- E miracolo e infine it dono della liberta che mette la piccola rivelava la Persona stessa di Gesa, e dall'
erio originale del cuore umano.
creatura umana quasi alla pari con Dio: rendendola capace sia di ducia» che metteva a nudo it desid
to. Esso era messo in moto
assecondare iI suo divino Disegno, sia di contrastarlo rovinosamen- Occorre capire bene it procedimen
te. certamente dalla Presenza misericordios
a di Gesa, ma all'uomo re-
quello di manifestare it suo bi-
- Cosl—per inevitabile conseguenza—quando la liberty umana stava tuttavia un compito: non solo
l di lasciare emergere tut-
sceglie di intralciare it Disegno di Dio, miracolo e tutta l'opera della sogno immediato (di «guarire»), ma que lo
, senza arrestare l'intero
salvezza, con cui Egli continuamente riconcilia a Se iI mondo. to il suo bisogno, senza mettere barriere
Percio: Miracolo e soprattutto Gesti Cristo: il Figlio di Dio fat- processo miracoloso voluto da Gesa.
to uomo, net quale tutti i miracoli di cui abbiamo parlato finora so- dava it suo desiderio
Davanti a Gesa, ad esempio, un malato gri di
no riassunti e resi efficaci. allora operava una guarigio-
vedere con gli occhi del corpo. Gesa
e raggiungeva it suo scopo
ne: ma il miracolo si compiva davvero solo
desiderio di Gesa di pad-
Strano non e dunque it fatto che Gesa compisse miracoli. Stra- se it malato non metteva ostacoli al
no sarebbe stato ii fatto che non li compisse, proprio Lui che era un o e quella dell'anima, affinche
re tutta la sua cecita: quella del corp iZ
miracolo vivente. ».
«vedere» fosse anche un «credere
bisogno al solo livello
Gli studiosi e gli interpreti che tendon() a negare i miracoli, o a Se il malato bloccava volutamente it suo che
uindi impediva lo sgorgare del
«spiegarli» privandoli di ogni consistenza storica (come se fossero gli conveniva (quello fisico)—e q suo pia
solo «leggende» o «rnodi di dire» o «effetti speciali»), lo fanno per- colo non poteva accadere (o
profondo Desiderio--il mira non
che in realty dubitano del «miracolo di fondo»: quello della incar- atto che Gest' non poteva ri-
raggiungeva it suo scopo) per il f
nazione del Figlio di Dio! velarsi davvero.
48 49
Viaggio nel Vangelo
I miracoli di Cristo
Se invece it malato, desiderando la guarigione, cominciava a de- le ultime parole di Maria tramandate dal Van-
che Lui vi dira» sono
siderare Gesu stesso, allora i.I miracolo accadeva e si realizzava un to).
incontro d'amore: nasceva la fede. gelo, come un testamen
cordando a Maria e a not che
Gesit cambia l'acqua in vino, ri quel
Quando non si trattava di guarigioni, ma di segni clamorosi of- nuncia gia (ed esige) it miracolo ancora piu
prima prodigio an grande della
ferti alla folla o ai discepoli, l'intento era lo stesso: provocare it de- («Pora mia»: quando Egli et dara da bere
sua passion il vino
siderio di conoscere sempre pin a fondo iI mistero di Cristo e l'a- suo stesso sangue).
transustanziato nel
more alla sua persona. Se qualcuno non si abbandonava a questo no, comincian-
E i discepoli gustano quel vino nuovo e pth Buo
desiderio-amore, it miracolo diventava paradossalmente una obie- r() di Cristo: «cominciano a vedere e
zione in do ad aprire gli occhi sul miste a
credere».
Cosi accadde, ad esempio, ai nove lebbrosi che se ne andarono
guariti, senza sentire it desiderio di tornare a ringraziare Cristo: v 6)
La moltiplicazione dei pani (Leggi: G
torn° solo il decimo, e solo a lui Gesit disse: «Alzati e va', la tua fe- lo se-
Qualcosa di simile avvenne quando una grande folla che
de ti ha salvato»; gli altri in qualche modo persero Pincontro d'a- ino in luoghi
guiva rest°. senza cibo, dopo una giornata di camm
more a cui iI miracolo era finalizzato (cfr. Lc 17,11-20). nciullo che aveva portato
lontani dai centri abitati, e c'era solo un fa con
Un altro esempio e dato dalla reazione di tanti farisei che trae- se pochi pani e qualche pesciolino.
vano spunto dai miracoli di Cristo per alimentare it loro odio. accampato nel
Anche allora Gesia ripens°. al popolo d'Israele
giare e Dio aveva concesso la
desert°, quando non c'era piu da man
l cielo—come aveva-
manna: it cibo degli angeli, it pane piovuto da
3. Miracoli
no poi cantato i poeti d'Israele.
a Mose, e the lui
Ma ripens() anche all'avvertimento trasmesso d
Le nozze di Cana (Leggi: Gv 2,1-12) entazione:
stesso aveva ribadito al tempo della sua T «L'uomo non
I profeti di Israele avevano spesso descritto l'alleanza, tra Dio e iI sce dalla bocca di Dio».
vive di solo pane, ma di ogni payola the e
popolo eletto, come una festa di nozze. Una festa d'amore e di folla era vissuta di
Quel giorno, si poteva dire davvero che la
gioia. Un banchetto nuziale e regale, cui si e inaspettatamente invi- per una intera giornata,
«parola di Dio», dato che l'aveva ascoltato
tati e dove si gustano cibi e bevande deliziosi.
ditnenticando perfino it cibo.
Un intero villaggio in festa per le nozze di due giovani sposi—a uei pochi pani.
Allora Egli decise di tnoltiplicare per loro q
cui e invitata tutta la prima comunita cristiana: Maria, Gesti, gli a («farsi dei seguaci
Non stava cedendo alla tentazione di Satan
Apostoli—e scelto da Gesii come lo scenario adatto per rivelarsi eva che molti avrebbe-
compiendo gesti clamorosi»)—anche se sap
come it veto Sposo dell'umanita. ella speranza d'aver la vi-
ro equivocato e l'avrebbero seguito solo n
. Le nozze dei due giovani fidanzati di Cana sono prese dentro la ta assicurata—ma voleva annunciare la s
ua decisione di saziarli in
tutto:
vicenda della Sua nuzialfta (quest° e gia un accenno al facto che it
matrimonio diventera sacramento).
nell'anima e nel corpo.
pote mangiare a sa-
Moldplico i pani e sfame la folla. Ognuno
Lo sguardo di Maria sorveglia amorevolmente lo svolgersi della zieta. Poi Gesu coraincio a parlare della lo
ro fame di Dio: la loro
festa e s'accorge di cit.) che viene a mancare (il vino, la gioia); la sua rpo aveva fame di Dio-
anima aveva fame di Dio-Verita; it loro co
intercessione e i suoi suggerimenti indirizzano a Colui che puo ga- Vita.
corpo era destinato
rantire la festa facendola diventare un miracolo («fate tutto quell° A che serviva it nutriment° del corpo, se it
50 51
Viaggio nel Vangelo I miracoli di Cristo

alla morte e non c'era speranza di resurrezione? A che serviva it nu- esso dinanzi: quelle membra atrofizzate sembra-
gno che gli viene m
trimento dell'anima, se non si avevano a disposizione «parole di vi- zare un'anima, ma Egli vede che in realia a l'anima
no immobiliz
ta etema»? carcere di peccati fino a immobilizzare it corpo.
the soffre nel suo
re la paralisi dell'anima («Coraggio,
Ma Lui era .«ii pane vero disceso dal cielo»: non voleva falsi Comincia allora a guari
spiritualismi. ti sono rimessi i tuoi peccati»)
mincia a guarire nell'anima, gli scribi
Aveva mostrato appositamente if suo potere di moltiplicare la E mentre it paralitico co presenti
sostanza del pane. ad ammalarsi nel cuore («perche pensate cose
cominciano malvagie nel
ro cuore?»): preferiscono vedere in Gesa un mal-
Ora annunciava d'avere anche quello di mutare la sostanza del vost
re, piuttosto che sussultare di gioia al presenti-
pane nella sostanza del suo corpo: «Chi mangia la mia came e beve vagio bestemmiato
finalmente avvicinato, e un mondo nuovo, di
it mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciter° nell'ultimo giorno. mento the Dio si sia
per cominciare.
perdono
Perche la mia came e vero cibo, e it mio sangue e vera bevanda» (6, e di grazia, stia
essi i tuoi peccati', o di-
54-55). «Che cosy e pia facile dire: 'ti sono rim
».
Egli poteva c voleva diventare davvero it lore pane, nel senso re: `Alzati e cammina'?
ra, ambedue le cose di-
pia concreto del termine. Quando it Figlio di Dio viene sulla ter
edue sono contenute nel pia grande mi-
E questo pia grande e definitive miracolo sarebbe stato cosi de- vengono facili perche amb
cisivo che da esso sarebbe dipeso tutto: la salvezza delle anime e la racolo della sua Presenza.
ede continuano a dibattersi
vita eterna; la resurrezione dei corgi, e la stessa capacita umana di Ma gli uomini increduli o di poca f nella
tano la guarigione dai peccati con la
dar sense al lavoro della terra. loco paralisi: non accet scusa che it
eccati spetta solo a Dio e non agli
potere di rimettere i p uomini (<do mi
La Parela di Dio si era fatta came. Si sarebbe fatta anche pane. ti a Dio!»). Cosi perdono l'ap-
confesso solo davan
In mode che I'alleanza, tra Dio, l'uomo e la terra, fosse totale: n sapranno mai quanta parte
puntamento col Dio fatto uomo; e no della
tutta racchiusa nel pia utnile frammento di pane «miracolato». legata alla pia profonda rovi-
lore rovina fisica sia comunque
A molti questo sembre un discorso duro e incomprensibile. Ma
na e solitudine dell'anima.
Pietro capl che non c'era ahro luogo al mondo dove si potessero
ascoltare e vivere promesse cosi piene di senso e di eternia emorragie («emorroissa») (Leggi:
La donna che soffriva di continue Mc
Percie rirnase con Gesa, mentre gli altri se ne andavano. 5,25-35)
i guarigione: era una disgra-
Non era solo una inferma in cerca d
La guarigione del paralitico (Leggi: Mt 9,1-8) ziata caduta in mane di medici sen
za scrupoli: «malata da dodici
anni,
Tl malato a portato su un lettuccio da quattro amici fiduciosi a di molti medici, e dope aver
aveva sofferto molto per colp consulinto
che lo calano dal tetto della casa, attraverso le tegole, proprio da- n ne aveva avuto alcun giova-
tutte le sue sostanze, no
vanti al Maestro.
mento, anzi era peggiorata».
Agli occhi di Gesa quell'uomo a come un bambino informe (ed da una malattia che le pesava
La donna era dunque oppressa
Egli lo chiama appunto espressione rara in bocca a Cri- teo di speranze frustrate, di in-
addosso con tutto i1 sue infinite cor
ni, di cure dolorose e inutili.
sto, the Egli usava solo per coloro che intendeva «plasrnare»: i di- ganni continuati, di medici ciarlata
scepoli, ad esempio). ttava di una malattia allora
E, come se cie non bastasse, si tra
va la donna «impura», «intocca-
La fiducia del malato e dei suoi quattro amici e come una atmo- considerata umiliante e the rende
sfera in cui Gesa stesso si trova immerse, ed Egli legge tutto it biso- bile».
52 53
Viaggio nel Vangelo • I miracoli di Cristo
Una tale donna, con una tale vicenda, era come una malattia vi-
del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la citta
vente, in tutti i suoi aspetti piU degradanti.
era riunita davanti alla sua porta. Guari multi che erano afflitti da
E un uomo toccata da una tale donna—soprattutto un uomo di
varie
Dio--veniva contaminato (ed e percie che l'emorroissa tocco di
Una intera «citta di malati» preme, realisticamente e sirnbolica-
nascosto Ia veste di Gesii, quasi di sfuggita, e rest() «irnpaurita e
mente, alla porta della casa dove abita Gesu (la casa di Pietro: la
tremante» al vedersi scoperta).
Chiesa e gia qui annunciata in tutto it suo mistero e la sua bellez-
«Se riuscire a toccare anche solo la sua veste sore guarita! »: la za).
poveretta aveva accurnulato in cuore una tale fede in Gesil, una tale Ma i lebbrosi hanno una difficolta in pin: non possono far parte
certezza—chissa da quanto lo seguiva e lo osservava—che conside- della citta, non possono accostarsi; devono avvertire da lontano
rava ormai anche un solo fuggevole tocco della sua veste come de- perche tutti possano scostarsi inorriditi al lore passaggio, devono
cisivo. E quest() dopo anni di cure inutili, di frustrazioni, di ingan- proclamare ad alta voce d'essere immondi e intoccabili.
ni, di denaro sprecato! Gesu non accoglie soltanto it kro grido. All'umile «Se to vuoi
Ella intul quell() che sarebbe accaduto: non lei avrebbe conta- puoi guarirmi» del lebbroso, Egli non risponde soltanto con un de-
minato Gesu, ma Gesu avrebbe contagiato lei con la sua «sanita», ciso olo voglio, guarisci!», ma con una compassione totale che abo-
con la sua salvezza. lisce ogni distanza e nega ogni contaminazione: «Mosso a compas-
E cosl—mentre la fella si stringeva addosso a Gesu e quasi lo sione, stese la mano e lo tocco. E subito la lebbra scomparve».
schiacciava—lei sola veramente «lo tocco»! Toccandoli, e contravvenendo in tal modo a tutta la cultura del
Quell() che non previde fu the Lui avrebbe sentito «uscire da Se suo tempo, Gesu non mostrava soltanto it suo potere sovrano di Fi-
una krza». glio di Dio, ma difendeva ciO che Lui piu propriamente era: l'Incar-
Alla donna improvvisamente guarita, Gesu spiego che quella nato, il figlio di Dio che poteva essere «toccato», e che era venuto
forza sanante ella Paveva attirata a se con la propria fede («Figlia, la sulfa terra per addossarsi, anche fisicamente, le nostre piu umilianti
tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita per sempre dal tuo e sfiguranti malattie (leggi it cap. 53 del libro del profeta Isaia).
male»).
Ma Gesu ancora non spiego che quella forza usciva da Lui per- Liberazione di indemoniati (Leggi: Mc 1,23-27; 5,1-20; 9,14-29)
che Egli si lasciava sfinire, assorbendo su di Se it male della creatu- Spesso iI Vangelo parla di possessioni diaboliche che si manife-
ra e donandole la sua salute (anche l'emorroissa viene chiamata da stano anche attraverso forme parossistiche di malattie fisiche este-
Lui «figlia»): ogni miracolo era per lui un anticipo di passione. riormente espressive della devastazione interiore: cecita, mutezza,
Una antichissima tradizione apocrifa—negli Atti di Pita- epilessia...
to----identifica nell'emorroissa la Veronica, colei che asciughera volto Certo non ogni malattia e azione di Satana, ma non c'e azione
di Cristo e ne conservers I'immagine impressa nel lino. diretta di Satana the non provochi una qualche malattia del corpo.
D'altra parte Satana odia soprattutto questo miracolo divine
Guarigione di un lebbroso (Leggi: Mc 1,40-45) the e l'unita corporea-spirituale dell'uomo, perche e un miracolo
della creazione destinato a dilatarsi infinitamente nella incarnazio-
A questa guarigione diamo un senso esemplare, quasi riassunti-
ne del Figlio di Dio.
ye di tutti gli innumerevoli miracoli di guarigione compiuti da
Non si comprende nulla della azione di Satana nel mondo e sul-
Essa infatti a raccontata proprio come conclusione di una va-
l'uomo, se non si comprende questo suo odic abissale per it miste-
stissima attivita di taumaturgo: «Venuta la sera, dopo it tramonto
r' della Incarnazione.
54
55
Viaggio net VatigelO I iiriiracoli di Cristo

Non si comprende it Vangelo se non vi si legge la lotta senza «Signore, se sei tu, comanda the io venga a to suite acque>> (Mt
tregua che Satana scatena contro al Regno di Cristo: a la lotta di un 14,28).
forte «condo Uno pin forte di lui» (Mt 12,29). Poi nasce in lui un giusto timore sacra, quando percepisce d'es-
E la lotta di uno spirito immondo contro Colui che agisce «con la sere davanti alla manifestazione della divinita; e lo stupore per una
forza dello Spirit() di Dio» (Mt 12,25-28). prossimita troppo grande, the intimidisce e tuttavia fa vibrate il
E il momenta in cui Satana precipita dal cielo (Lc 10,17-20). cuore:
11 racconto che meglio descrive it nostro posto in questa lotta tra «Signore allontanati da me che sono un peccatore!» (Lc 5,8);
i due regrti (di Cristo e di Satana: lotta che ha per posta la salvezza o «Chi e mai costui at quale i vent e il mare obbediscono?» (Mt
la perdizione dell'uomo) e quello dell'epilettico indemoniato 8,28);
(leggi: Mc 9,14-29). «Quelli che crane sulla barca gli si prostrarono davanti escla-
E uno dei pitt bei dialoghi del Vangelo: dialogo tra it Salvatore mando: `Tu sei veramente it Figlio di Dio!'» (Mt 14,33).
che tutto puo e l'uomo dalla fede fragile alle prese col «mister() Ma infine it fragile cuore della creatura e conquistato dal dise-
dell'iniquita». gno sapiente che it cuore di Dio ha su di lui:
L'incontro e la grazia accadono quando l'uomo irapara ad offri- «Non temere, d'ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).
re al Signore quella poca fede che gia ha proprio mentre chiede in Alcuni interpred pensano che questi episodi siano soltanto una
dono quella fede che ancora non ha: specie di parabola: racconti drammatizzati con fini didattici, creati
«Il padre del ragazzo rispose: 'Signore, se tu puoi qualcosa, ab- dagli evangelisti, ma senza una reale consistenza storica.
bi pieta e aiutaci!'. Gesu gli disse: 'Se tu puoi! Tutto e possibile a chi La notte di pesca infruttuosa sarebbe percie simbolo del nostro
crede!'. 11 padre del fanciullo allora grid() ad alta voce: 'Credo, faticoso vivere, spesso privo di apprezzabili risultati.
Signore, ma tu aiutami nella mia incredulitar» (Mc 9,22-24). 11 mare in tempesta e invece simbolo dei turbamenti dell'esi-
stenza—e in particolare dei turbamenti cui a assoggettata la «barca
I miracoli del mare della Chiesa>>—quando Cristo sembra dormire (Mt 8,24) o quando
Sul lago di Tiberiade Gesit offre a Pietro la pesca miracolosa sembra quasi diventare uno strano fantasma (Mt 14,26).
(leggi: Lc 5,1-11), placa la tempesta che squassa la barca minaccian- Simbolico sarebbe in tal caso anche it grido dei discepoli, che
do di affondarla (leggi: Mt 8,23-28) e, sullo stesso lago agitato dal continua per') a risuonare realisticamente nel mare del monde:
vento, una notte egli cammina incontro alla barca dei discepoli <salvaci, Signore, siamo perduti!».
(leggi: Mt 14,24-33). Ma in fondo la storicita del fatto a negata solo perche all'uomo
Sono dei miracoli in cui Egli si rivela Signore della natura (e Si- moderno—razionalista e malato di scientismo--da fastidio l'intru-
gnore dei cuori =lath affaticati o impauriti dalla natura sconvolta), e sione di Dio nel precise meccanismo dell'universo.
tutti questi racconti rivelano la vicenda cui e assoggettato it cuore E invece con Gesa e in questione proprio questa Presenza di
umano, quando si incontra col forte cuore di Dio. Dio nel mondo.
Anzitutto l'uomo prova una invincibile attrazione ad affidare se Certamente Egli none venuto a strabiliarci turbando I'ordine
stesso, nonqstante la propria miseria e la propria p aura: del mondo con la sua potenza (non fu questo to scopo dei mimeo-
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte senza prendere li!)—questo sI sarebbe state indegno di Dio!—ma e venuto a rassi-
per() sulla tua parola getter() le reti» (Lc 5,5); curarci circa la forza del suo amore.
«Salvaci, Signore, siamo perduti!» (Mt 8,25); In tal caso mostrarci che it sue amore governa anche le energie

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Viaggio nel Vangelo
miracoli di Cristo

apparentemente cieche della natura fu un compito realistico che


Per il Figlio di Dio incarnarsi ha voluto dire appunto ingaggiare
egli si assunse.
una lotta mortale con la morte degli uomini: questo e iI senso di
Gesu catnmina sulle acque per spingere Pietro a fidarsi fin oltre tutta la Sua missione.
i confini dale umane possibilita: e quando Pincapacita umana prese
La passione e la Croce erano la sullo sfondo die Lo attendeva-
it sopravvento, e Pietro cornincio ad affondare, Gesii lo sostenne
no, con tuna la loro terribile serieta.
insegnandogli a non dubitare mai.
Certo la lotta sarebbe stata combattuta una volta per tutte nella
Che Pietro abbia davvero camminato sulle acque o no—in forza
came stessa del Figlio di Dio: percio solo quella di Gesu stesso sara
della chiamata di Cristo, e aggrappato alla sua mano tesa—(e che sia
una vera e propria «resurrezione» (tutti gli altri poi «risorgeranno
stato protagonista di una vera pesca miracolosa, e che sia stato
in lui»).
scampato da una vera tempesta) fa molta differenza.
In questo senso dunque le tre resurrezioni operate, anticipata-
Una lettura simbolica, per not uomini che conosciamo cosi be-
mente, da Gesii sono soltanto dei provvisori «ritorni in questa vi-
ne i nostri invalicabili limiti , ci darebbe forse uno stimolo psicolo-
ta», dei segni premonitori.
gico, ma ci rimanderebbe ancora alle nostre sole forze.
Ma Tunica cosa the non bisogna togliere a questi «segni» a la
La novita e invece tutta in una Presenza reale che pue sorreg- densita umana e corporea dell'avvenimento.
gerci realmente, perfino tra i marosi, se questa e la Sua volonta.
Sarebbe stato davvero strano che Egli ci annunciasse con dei
Non ha molto senso interpretare simbolicamente un Vangelo simboli proprio l'azione pin decisiva di cui la nostra came aveva bi-
che intende raccontarci l'incarnazione del Figlio di Dio!
sogno: proprio cio the Egli intendeva donare realisticamente a tutti.
La Sua «lotta mortale con la morte» non poteva essere annun-
Tre miracoli di resurrezione: la figlia di Giairo (Leggi• Mc 5,21-
ciata da finzioni, ma da vere morti con tutto it loro corredo di tra-
24.35-42); it klio della vedova di Nairn (Leggi: Lc 7,11-17); Lazzaro
gedia e di pianto (per questo i tre racconti sono pieni di annotazio-
(Leggi: Gv 11)
ni realistiche e umanissinie).
Dicono certi studiosi che anche questi miracoli devono essere E che la lotta tra Vita e Morte fosse appena ingaggiata lo dimo-
letti simbolicamente, come narrazioni-parabole destinate a inse-
stra la vicenda di Lazzaro che provoce rimmediata e solenne deci-
gnarci che Gesu e la vera Vita.
sions di far condannare a morte non solo Cristo (Gv 11,45-54) ma
Ma vale anche qui—e a maggior ragione—quello che dicevamo
anche lo stesso Lazzaro, appena tomato in vita: «I sommi sacerdoti
circa i «miracoli del mare»: troppo realistico sara it nostro viaggio
allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, dato the molti se ne
nella morte, troppo oscuro e terribile it nostro naufragio nelle ac-
andavano a causa di lui e credevano in Gesiii» (Gv 12,10)
que oscure della morte, perche possiamo accontentarci di simboli, e
perche sia significativa una rivelazione «simbolica».
Da tutti i miracoli raccontati nei Vangeli possiamo trarre alcune
La poesia di certe narrazioni mitiche potrebbe certo consolarci, e i
conseguenze pedagogiche valide per la nostra esperienza cristiana.
poeti hanno tentato spesso di consolare cosi i poveri mortali.
- La prima cosa da sottolineare—contro tutti i coloro che vo-
Non occorreva certo l'incarnazione del Figlio di Dio per darci
gliono confinare i miracoli nella leggenda—e questa: nella storia
una poesia in pin, un messaggio in pia.
della Chiesa i miracoli continuano ad accadere.
Ma occorreva I'Incarnazione, e tutto it suo realismo e tuna la
L'agiografia cristiana presenta innumerevoli e inconfutabili do-
sua forza, per mostrarci it Suo potere di impedire la nostra carnale
cumenti die, per cosi dire, ripresentano ininterrottatnente gli stessi
corruzione.
miracoli raccontati nel Vangelo (e se ne raccontano anche di mag-
58
59
--
Viaggio nel Vangelo

giori, come Gesa aveva previsto), tanto da colmare tutta la distanza


di secoli che c'e tra noi e it testo sacra. Capitolo quinto
santi hanno continuator nel nome di Cristo, a riprodurli in- LE «PAROLE» DI CRISTO
stancabilmente: corposi e tangibili, urtanti e indiscutibili, sorpren- «E la Parola si e fatta came...» (Gv 1,14)
denti e mirabili» (A.S.)

Ii miracolo definitivo a continuamente all'opera: e it Corpo


eucaristico-risorto di Cristo che attrae progressivamente a se i no-
stri poveri corpi mortali e ti garantisce dalla corruzione: i verbi cri-
stiani non sono ovivere» e omorire», ma «con-v-ivere» (con Cristo),
ocon-rnorire» (con Cristo), ocon-risorgere» (con Cristo). E sono
tutti verbi attuali.
I fenomeni straordinari (che ancora oggi si verificano, e che
chiamiamo abitualmente miracolz) altro non sono che piccole e mo-
mentanee anticipazioni volute da Dio per sostenere la nostra fede. «II Verbo (la Parola) si e fatto came»: 6 questo i1 solenne an-
nuncio con cui si apre it Vangelo di Giovanni (1,14)—e noi lo ri-
- I miracoli pin quoticliani sono tuttavia quelli del cambiamen- prendiamo quotidianamente nella preghiera dell'Angelus.
to: l'evidenza delle realty umane salvate, cioe «contagiate dal- Ma e bene che ci interroghiamo sul .senso preciso di una tale
la divin-umanita di Cristo»: espressione: perche it Figlio eterno di Dio viene chiamato Verbo?
Pumanita dolce e matura di chi ha incontrato Cristo e vive da 11 termine originale greco e Logos (in latino: Verbum, in italia-
tempo in sua compagnia; no: Parola o Verbo). Usando questo termine Pevangelista intende
- it riscatto di esistenze umanamente distrutte o distruttive dire soprattutto tre cose:
(nell'esperienza di tanti «pentimenti»); - la prima: che Gesu, nella sua came, nella sua concretezza sto-
- l'esperienza del «centuplo in questa vita» che Cristo ha mica, nella sua stessa persona 6 tutto cio che it Padre celeste vuol dir-
promesso e garantito a quelli che veramente Io seguono; ci, tutto cio che vuole manifestarci;
- la forza dei martiri, dei vergini, e dei testimoni; - la seconda: che Gesii in persona e questa «Parola unica e deli,
- i prodigi sociali della carita cristiana in atto; nitiva del Padre», perche e intimo al Padre da tutta Peternita: e Fi-
- la continua ripresa della comunita ecciesiale, dopo ogni tra- glio di Dio, a egli stesso Dio;
dimento e ogni infedelta; - la terza: che tutte le parole e le azioni di Gesa sono spiegazio-
- l'esperienza mistica: amore bruciante a Cristo, oggi come il ne dell'Unica Parola che e Lui stesso: non hanno senso se non per-
primo giorno. rivelano Lui, mettono in contatto con la vefita della sua Perso-
na.
Da cio deriva questa importante conseguenza: che la Scrittura
(e it Vangelo in specie) e detta «Parola di Dio» perch6 contiene
«parole e azioni» che si riferiscono a Cristo e rivelano la sua Perso-
na.
Ma chi la usa soltanto per cercarvi dottrine, o simboli, o indica-
60
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-
Viaggio nel Vangelo Le «parole» di Cristo

zioni morali, o suggestioni spirituali, o altro ancora, non trova «la Nota bene: le parabole di Gesii, predicate ai cristiani per centinaia e
Parola di Dio», ma al massimo lo spunto per coltivare le proprie centinaia d'anni, hanno cosl profondamente segnato la nostra cultura che it
idee su Dio. termine italiano «parola» con cui indichiamo tutto cio che diciamo, vie-
Per questo nella Chiesa «richiamarsi alla Parola di Dio» non ne dal latino «parabola* (attraverso it lat. medievale: paraula). Cosi <Tar-
basta, se non significa in concreto richiamarsi «alla Persona di Cri- lac» da «parabulare» («raccontare parabole»). Anche questa e un indica-
zione su come dovremmo imparare a «parlare»!
sto e a tutto cio the e suo».
Se ora vogliamo analizzare «le parole di Cristo» contenute nel
Le «parabole del Regno»
Vangelo (parabole, discorsi ecc.) dobbiamo tener sempre a mente
che tali «parole* sono esse stesse come una prima incarnazione (nel
linguaggio, nella Scrittura) di quella Parola che e la Persona stessa Il gruppo pin celebre di racconti e conosciuto sotto it titolo di
di Gesii. «parabole del Regno», perche in esse Gesn fa continua riferimento
al «Regno dei cieli» o «Regno di Dio» per spiegare con dei parago-
Questo principio a gia una chiave di lettura per comprendere it
testo che leggiamo. ni Regno dei cieli 6 simile a...») le leggi della sua venuta e della
sua crescita.
Le espressioni «Regno dei cieli» e «Regno di Dio» sono equiva-
1. Le parabole lenti.
In genere si pub dire che, con esse, Gesu intende descrivere
GesO trasmise alcuni suoi insegnamenti fondamentali utilizzan- l'approdo finale della storia, quando Dio manifestera it suo assolu-
do dei racconti immaginari, ma verosimili. Non sono favole, perche to potere e ruomo lo riconoscera, mentre it mondo sara finalmente
nelle parabole di Gesii non agiscono esseri fantastici o irragionevoli rinnovato e reso degno di tanta gloria.
(come accade appunto nelle favole), ma agiscono uomini simili a Ma intende descrivere anche it cammino che conduce a questo
quelli che potremmo un giomo o l'altro incontrare in came e ossa. Regno, it fatto che esso gia esiste (come germe, inizio, caparra) e si
«Parlando in parabole» Gesii si riprometteva questi vantaggi: sviluppa.
rendere facilmente comprensibili, popolari, certi concetti e Per chi crede in Dia non e difficile ammettere che la «venuta
certi contenuti spirituali e morals , facendoli risaltare a partire dasi- del suo Regno» debba essere it senso e il fine della storia.
tuazioni quotidian a tutti note; Alin cosa e pero decidere in che cosa dovri consistere questa
renderli anche facilmente comunicabili (e facile raccontare ad «potere di Dio», per quali strade e con quail metodi esso dovra af-
altri un racconto udito), assicurando una certa diffusione del mes- fermarsi e manifestarsi, quale sia la collaborazione che Dia chiede
saggio; all'uomo, come la liberta umana debba innestarsi in quella divina,
— convincere immediatamente i semplici di cuore, e sottrarsi a quale sia iI senso di tante apparenti sconfitte, quail siano i tempi
coloro che amano le contorsioni intellettuali, i sofismi, le discussio- previsti da Dio ecc. ecc.
ns mai finite. Diceva S. Agostino: «Agli occhi malati da fastidio la Su queste questioni l'uomo tenta sempre di imporre le sue cate-
luce che rallegra gli occhi sani». goric, le sue attese, le sue impazienze, i suoi progetti e i suoi meto-
Per questo Gesii sosteneva che le parabole possono illuminare, di.
ma possono anche accecare: illuminana chi cerca la luce, accecano chi Su queste questioni percio Gesii e venuta a rivelarci la volonta
cerca sottigliezze e raffinatezze intellettualistiche. del Padre. E non dobbiamo dimenticare che, nella radice ultima e

62 63
Viaggio nel Vangelo Le «parole» di Cristo

nel principio primo, questo Regno di Dio si manifesta in Gesil Cosi iI Maestro, che ora quasi si nasconde dietro la figura del
stesso. Seminatore, parlera piu tardi del suo essere stato gettato sulla terra,
Gesu stesso a it Regno del Padre nel mondo, perche la sua uma- dal Padre celeste, come un seme it cui compito e quello di morire
nita e tutta obbediente alla volonta del Padre, tutta disponibile a per portare molto frutto. «Disse Gesu: `E, giunta l'ora in cui it Fi-
Lui, tutta <davorata» da Lui, tutta «glorfficata» da Lui (questo sara it glio dell'uomo sara glorificato. In verita, in vefita vi dico: se it chic-
primo significato della Risurrezione!). co di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muo-
Vediamo allora i suoi insegnamenti al riguardo. re produce molto frutto'» (Gv 12,24).
A not tocca dunque di essere it buon terreno, a Gesu tocca ac-
La parabola del Seminatore (Leggi: Mt 1,31-8; 15-23) cettare la volonta del Padre che gli chiede di morire nella nostra
Se pensiamo alle attese guerresche dei giudei di allora, alle loro terra, per poi risorgere colmo di frutti di resurrezione.
speranze politiche in un Messia-Re che giungesse a liberarli dalla Quando parliatno troppo facilmente della salvezza che viene
dominazione romana, alla loro visione fastosa e gloriosa di un Re- come grazia immeritata—prima di ogni umana «disposizione»—di-
gno di Dio the sarebbe giunto dall'alto e si sarebbe affermato irre-
ciamo una cosa vera; ma abbiamo riflettuto abbastanza al fatto che
sistibilmente, comprendiamo subito che l'insegnamento principale di
questa grazia non e una astrazione, ma un incontro in cui it terreno del
Gesu e tutto nell'irnmagine scelta: non un re, non un guerriero, non
cuore umano accetta la morte d'amore del suo Dio?
un potente, ma un contadino!
La costruzione del Regno di Dio a opera di un Seminatore che
La parabola della zizzania (Leggi: Mt 13,24-30)
sparge fiducioso, con gesto calmo e ampio, la sua semente.
11 paragon resta simile a quello della precedente parabola.
La venuta del Regno di Dio dipende dal terreno umano che ac-
ancora questione di un seminatore, ancora questione del terreno da cui
coglie it seme e dalla collaborazione da esso prestata.
ci si attende che fiorisca la messe.
A partire dalla parola di Gesu che annuncia it Regno, esso gia
esiste come un seme che chiede solo di essere accolto e di portare Rispetto alle grandiose attese giudaiche, i1 quadro a ancora
frutto abbondante («il cento per uno»), ma tutto cid the in qualche umile e quotidian. Se possibile anzi la vicenda si complica e si
modo fruttifica (anche «il trenta per uno») verra valorizzato. aggrava.
Se una lotta dovra avvenire e un giudizio dovra accadere, cid ri- Non si fa solo questione di terreno, ma del seminatore contra-
guarda esclusivamente la «qualita del terreno». stato da un suo nemico; del fatto che i1 seme buono sia volutamente
Ai fini del Regno, it cuore umano pub essere aperto al demonio costretto a convivere col seme d'erba cattivo che d'altra parte gli
come un sentiero calpestato dai passanti, e it demonio ruba it seme somiglia fino ad essere indistinguibile nella fase della crescita.
come lo rubano gli uccelli; pito essere superficiale e incostante co- Qualunque tentativo di separarli prima del tempo dannegge-
me un terreno sassoso dove niente riesce a mettere radici; puo esse- rebbe i1 seme buono, e it padrone sa ehe gli e chiesto di attendere
re avido e distratto in maniera da produrre solo spine e soffocare pazientemente sino alla fine.
ogni vita nuova. Cosl, con una sofa immagine, Gesix prevedeva e accettava quel-
Ma ci saranno anche sempre dei cuori simili al terreno buono lo che scandalizza gli uomini di tutti i tempi: che il male resti me-
desideroso soltanto di fruttificare. scolato al bene, e i buoni ai cattivi; che it regno di Dio si faccia sen-
Che cosa poi accada al seme caduto nel buio terreno, questo a il za che nessuno possa essere anticipatamente escluso dalla sua co-
veto mistero della fecondita, iI mistero che riguarda personalmente ed struzione, o anticipatamente giudicato.
esclusivamente la persona stessa di Gesu. Perche questa complicazione?

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Viaggio nel Vangelo Le «parok» di Cristo

Essa dipende dal fatto che il male e mescolato al bene gia nel La parabola del chicco di senapa e del pugno di lievito (Leggi: Mt 13,
cuore di ogni uomo. Distinguere tra «buorti» e ocattivi» e una ope-
31-33)
razione ipocrita fin quando non ci rendiamo conto che nessuno di
Un seme piccolissimo diventa un arbusto alto tre o quattro me-
noi pun collocarsi definitivamente da una parte o dalraltra.
tri. Nessuno se lo aspetterebbe. Come non ci si aspetta che un pic-
E nel terreno del nostro cuore the e accaduta la semina del Pa-
colo pugno di lievito possa far fermentare la massa di farina fino a
drone buono e quella del Nemico, ed e nella liberty del nostro cuo- farle colmare tutta la madia.
re che si decide se la zizzania soffochera it grano, o se il grano pren- Altri paragoni campestri e familiari per dire che Dio rinuncia alla
dera it sopravvento. sua potenza (meglio: a cio che noi crediamo sia «potenza»): iI suo
Con questa parabola siamo stati avvertiti che la venuta del Re- Regno non ha inizi damorosi, non si impone, non lascia stupefatti.
gno di Dio sara «tutta una lunga pazienza»: it dramma della Chie- Si scandalizzeranno tutti coloro che non sopportano le piccole
sa—che nel mondo e la primizia del Regno, iI suo «farsi»—e gia cose, che non accettano Ia poverty degli inizi, che rifiutano la fatica
tutto annunziato. dell'attesa, che si sentono traditi dalla urnilta del compito loro affi-
Ed e gia previsto lo scandalo e it disprezzo di chi rimproverera dato.
sempre alla Chiesa di non essere abbastanza pura, senza nemmeno Si inganneranno tutti coloro che si dedicano a imprese grandio-
pensare che proprio questa attesa, proprio questa «perplessita»
se senza avere un chicco di senapa di amore, o senza nascondere un
(come la chiamava S. Agostino) e cio che pertnette a ciascuno di noi
pugno di lievito di fede nella massa dei loro impegni.
di essere a casa nostra nella Chiesa, nonostante 31 male che con-
Ma la Chiesa non si spaventera al sentirsi troppo piccola e irri-
tinuiamo a commettere.
levante nel mondo.
Diceva Bernanos: tanti vorrebbero una Chiesa pulita e gradevo-
le come un albergo di lusso dove sono ospitate soltanto persone
La parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa (Leggi: Mt 13,
raffinate, ma se venissero accontentati scoprirebbero con loro di-
44-46)
sappunto che in una Chiesa cosi fatta essi per primi non potrebbe-
Nemmeno un commerciante sembrerebbe it personaggio adatto
ro entrare.
per esemplificare la costruzione di un Regno.
•1

Ma un commerciante ha il senso della preziosita e iI senso del-


La parabola dell'agricoltore fiducioso (Leggi: Mc 4,26 -29)
l'interesse: scopre a fiuto it suo tesoro, ne percepisce immediata-
Ancora un contadino, ancora un campo seminato.
mente Ia convenienza; e la sua intelligenza e rapida nel prendere
Ma questa volta iI tema e Ia pace e la tranquillity. 11 seme ha una
decisioni «interessanti».
sua forza intrinseca: non occorre sorvegliarlo continuamente, non
Per di pin la sua ability negli affari gli da gioia, anche perche te-
occorre angosciarsi per le vicende che egli subisce nella terra oscu-
sari e perle non mancano di bellezza.
ra; non occorre restare sempre in apprensione.
Sbaglia l'uomo a dire che bisogna credere «in maniera disinte-
Il contadino continua ordinatamente la sua vita, si susseguono
ressata», che bisogna «costruire, collaborare alla costruzione del
giorni e le stagioni, e la vicenda del seme segue il corso previsto
Regno di Dio disinteressatamente».
dalla Provvidenza del Creatore.
Bisogna invece credere e costruire proprio perche non esiste un
L'attesa del Regno di Dio e drammatica certo, ma e anche piena
interesse pin grande, e anche perche in quel «grande interesse» che e
di un umile fiducia.
it Regno—se gli uomini si decidessero davvero a costruirlo «edifi-
La forza del Regno non e nelle grandi battaglie e nei conflitti ti-
cando in compagnia del Signore»—troverebbero agevolmente po-
tanici, ma nell'intima forza del seme.
sto perfino gli interessi pia material
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-
Viaggio nel Vangelo Le <Tarok» di Cristo

La storia tutta intera dimostra—come dicevano gia i Profeti L'Antico Testamento diceva che di solito le madri terrene non si
dell'Antica Alleanza—che, lontani da Dio, non si costruisce ne una dimenticano mai del loro figlio, ma qualche volta cio accede. «Io
torre, ne un popolo, ne una citta, ne una famiglia e nemmeno un pee) non me ne ditnentichera mai»----aggiungeva Dio, spiegando
buon patrimonio che duri nel tempo. cosi di essere pin madre di una madre (cfr. Is 49,15).
Certo it Regno di Dio e spirituale, ma nel senso che rende de- Nella «misericordia» c'e tutta quella parziedita che una madre ha
gno dello spirito anche cio che e materiale. quando giudica suo figlio:
Cosi e fatto iI Regno di Dio: raccoglie in se tutti gli «interessi» - it fatto che oogni figlio sembra Bello a mamma sua», come di-
che attraggono gli uomini. Se cosl non fosse, chi potrebbe rimpro- ce simpaticamente un proverbio popolare;
verare gli uomini se si impegnano altrove? - it fatto che ogni figlio e per la madre unico, irripetibile e
Distinguere gli interessi spirituali da quelli materiali pub essere prezioso;
pedagogicamente utile, ma a patto che gli interessi spirituali si di- fatto che la madre ha una intuizione unica e straordinaria
mostrino molto ben incarnati fino a valorizzare anche tutta la mate- di suo figlio e delle sue necessity e delle sue pene e delle sue
ria. gioie;
- it fatto che per una madre it figlio e sempre «di piU» degli er-
La parabola della rete da pesca (Leggi: Mt. 13,47-50) rori che commette;
Ancora un'immagine molto poco regale, per parlare dei «miste- fatto che la madre non si rassegna mai all'errore del figlio e
ri del Regno»: se it protagonista non e un contadino, ne un corn- spera sempre nel suo ravvedimento;
merciante, e un pescatore!
- it fatto che la madre darebbe volentieri la vita per il figlio.
Una parabola adatta a Pietro e ai figli di Zebedeo, chiamati Per questo iI grembo materna e it prima rifugio esperimentato
mentre aggiustavano le loro red. Una parabola adatta alla gente del
nell'esistenza, e I'ultimo rifugio desiderato quando si torna bambi-
lago di Tiberiade sulle cui sponde Gesit viveva.
ni prima di morire.
Per fondare it suo Regno, Gesit non intende condurre eserciti in
Qualcosa di analogo bisogna dire del mistero della paternity.
una lotta di liberazione: si limita a gettare la sua fete; si limita a
Ma e sbagliato pensare che la misericordia sopprima iI giudizio
insegnare a dei pescatori a diventare opescatori di uomin.i».
o gli tolga lucidity: se un figlio diviene un essere spregevole, o si
Che questo metodo sia quello giusto, la storia lo dimostra ogni
giorno. comporta come tale, padre e madre lo percepiscono pin acutamen-
Basta pensare ai miliardi di uomini che si sono lasciati voluta- te di ogni altro; essi infatti sono in grado di giudicare quella rovina
mente prendere nella tete di Dio. E se dentro c'e anche qualche non solo con la testa (come fanno gli estranei), ma con tutto it loro
«pesce cattivo», gli angeli sapranno distinguerli e separarli. essere, soffrendo nell'anima e nel corpo.
Ma la rete non verra tirata a riva prima che la storia sia finita. Pero iI giudizio (e la giustizia), in loro, nasce sempre da «una
Intanto it problema urgente e di lasciarsi afferrare. misericordia ancora piu grande», e da una speranza indomabile.
E se a yoke una madre terrena e un padre terreni vengono me-
Le «parabole della rnisericordia» no a questo ideale, e solo perche anch'essi sono segnati da un pec-
cato originale che ha loro rovinato l'anima e it corpo.
La omisericordia» e una esperienza tutta materna. La parola A partire dalla misericordia che esperimenta nella vita, dovreb-
originale, usata nella Scrittura, si riferisce all'attaccamento viscera- be essere facile all'uomo intuire quanta misericordia debba esserci
le the una donna prova verso il figlio che ha portato in grembo. nel grembo di quel Dio che lo ha creato e messo at mondo.

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Viaggio nel Vangelo
Le «parole» di Cristo
Invece molti tendon a concepire la Divinity in termini di po-
tenza, di violenza, di estraneita: e una deformazione che dipende Di dignita nemmeno parlarne. Gli resta solo in cuore un lonta-
dalla scarsa familiarity che l'uomo intrattiene con Dio. no ricordo: quello della casa paterna dove si possono sfamare per-
E un progressivo allontanamento da Lui: it Suo volto sbiadisce fino i send. Ma e abbastanza per intraprendere un difficile ritorno:
nella coscienza e nella intelligenza dell'uomo, e si rafforzano le fan- non si aspetta certo di essere accolto come un figlio, ma forse aline-
tasie idolatriche. Col tempo poi anche queste scompaiono e si no come uno dei servi.
smette perfino di pensarci: si vive come se Dio non esistesse. E una Fin qui e storia risaputa, e non sono pochi i padri e le madri che
esistenza senza Dio (senza «origine» paterna, senza «responsabili- hanno visto i figli distruggersi in tal modo: per stupidity e corruzio-
ti#) a sempre ultimamente crudele. ne, e li han visti tornare disfatti nel corpo e nello spirito.
II tutto e ancor piu aggravato dal fatto che l'esperienza della Ma un vero padre (una vera madre) e chi conserva intatta nel
«misericordia materna» (con cui di solito si viene introdotti nell'e- cuore l'immagine del figlio e custodisce dentro di se quella dignita
sistenza) per molti resta quasi un'eccezione, per it fatto che quasi f i liale the d figlio ha buttato via: lo attende senza stancarsi e lo ri-
tutte le altre relazioni umane vengono poi impostate in termini di conosce gia da lontano, anche se questi giunge nelle veal di un
conflitto e di potere. pezzente.
La Rivelazione di Cristo e percio tutta orientata a che l'uomo Nel celebre quadro che Rembrandt ha dedicato a questa para-
comprenda Dio come Padre misericordioso, ma avvertendo anche bola, it figlio, inginocchiato davanti al Padre, affonda la faccia nel
che questa misericordia non putt essere derisa impunemente senza suo grembo: egli non ha piu volto, la sua identity e tutta nascosta nel
distruggere se stessi: occorre che l'uomo divenga un figlio, non un grembo del Padre che lo rigenera. Del figlio si vedono solo i piedi
approfittatore. tormentati dal lungo viaggio, le calzature distrutte. E le due mani del
Gesil e it fratello primogenito che conosce la misericordia del Padre, che lo abbracciano e lo stringono, sono una robu-
Padre celeste, e ci parla di essa con tutte le sue parole (soprattutto sta e maschile e una delicata e femminile: quasi a dire che la celeste
con le «parabole»), con tutte le sue azioni, con tutta la sua esisten- paternity comprende in se ogni forma di tenerezza.
za. 11 padre dunque gli restituisce la vita e la dignita filiale, poi spa-
lanca le porte di casa: ha in serbo ancora per it suo ragazzo «il ve-
La parabola del Figlio Prodigo (Leggi: Lc 15,11-32) stito pits." bello», e comode calzature, e «un anello al dito».
Con l'aggettivo «prodigo» la tradizione cristiana ha quasi rias- di cui parla la parabola, probabilmente non e solo un gioiello, ma e
sunto tutto Pantefatto della parabola: si tratta di un figlio scialac- «Panello con sigillo» (quello che allora permetteva di siglare docu-
quatore che ha abbandonato padre, casa, lavoro, vita seria e digni- menti e stabilire patti e contrarre affari): it padre gli rids percie an-
tosa. Ha voluto solo denaro, viaggi, e divertimenti. che una dignita sociale e i mezzi per esercitarla.
Quando ha tutto sprecato e i tempi cambiano («venne una II vero padre vuole festa e gioia per il figlio «ritrovato»: per lui
grande carestia in quel paese...»), i1 ragazzo cade nella miseria. quel ritorno a quasi una risurrezione
Diventare un guardian di porci era il massimo dell'abiezione Tuttavia questo non e ancora lo scopo ultimo della parabola. La
per i giudei che si schifavano perfino di nominare quelle bestie parabola era stata occasionata dal fatto che i farisei criticavano Ge-
considerate impure. Ma c'e di peggio: it ragazzo viziato e gaudente sit perche «riceveva i peccatori e mangiava con loro» (Lc 15,2): il
non putt saziarsi nemmeno con le carrube the mangiano i porci, che, second() loro, era cosa indegna di un Messaggero di Dio.
perche «nessuno gliene da». PerciO Gest' continua il racconto: c'e un fratello maggiore che
none affatto d'accordo con tutta quella festa; non vuol prendervi
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Viaggio nel. Vangelo Le «pa.rolev, di Cristo

parte; non vuol nemmeno entrare in casa. E arrabbiato: considera Basta mettersi al centro di un cerchio e poi osservare come si
tutta quella accoglienza come un offesa fatta a lui, a lui the e rima- dispongono gli altri, per decidere se e in che misura si ha un prossi-
sto sempre fedele, sempre obbediente, sempre laborioso. mo da amare?
---«Questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitu- La parabola di Gesit inverte semplicemente tutta la prospettiva.
te...», cosi egli parla sprezzantemente al padre, cercando di coin- C'e un uomo che ha bisogno di avere qualcuno vicino: e stato
volgere it genitore nel suo malanimo. aggredito, e ferito, ha bisogno di aiuto.
—«Questo tuo fratello che era motto ed e tomato in vita», ri- Prossimo e allora letteralmente chi gli si avvicina, chi si prende
batte il padre, chiedendo al figlio maggiore di coinvolgersi nella sua cura di lui, chi sente compassion. Se uno tira dritto, anche se 6 un
gioia. rfatello di sangue, 6 lontano come la luna: e peggio di un nemico.
Se iI figlio maggiore non riconosce it fratello perduto, se non Percie it problema non e mai quello di avere (o cercare) un pros-
prova gioia al suo ritorno, allora—sembra dirgli it padre—nemme- simo da amare, selezionandolo accuratamente. 1.1 problema e di es-
no lui e un figlio: anche lui si e perduto perche non sa nulla del pa- sere prossimo a chi ha bisogno di essere amato.
dre, nulla dei suoi tormenti e nulla della sua gioia. Gesit non si e chiesto se not gli eravamo prossinai, e venuto a
Cosi la parabola mette i farisei d'ogni tempo davanti a questa farci da prossimo: un Dio cosi vicino! un «Dio con noi»! it veto
domanda: l'uorno pub credersi davvero figlio di un Dio misericor- «Buon Samaritano».
dioso, se questa misericordia non rigenera una fraternity tra gli
uomini? La parabola dell'umile pubblicano (Leggi: Lc 18, 9-14)
La risposta e nella persona stessa di Gesa, venuto come nostro «A taluni che confidavano in se stessi di essere giusti e disprez-
fratello primogenito proprio perche it Padre era pieno di miseri- zavano gli altri», Gesit racconte la parabola del fariseo e del pub-
cordia nei nostri riguardi: percia it Suo posto era proprio «alla ta- blicano che salgono contemporaneamente al Tempio a pregare.
vola dei peccatori», come medico e salvatore. 11 fariseo avanza verso Dio e comincia a sciorinare le sue osser-
vanze e i suoi giusti comportamenti.
La parabola del &ion Samaritano (Leggi: Lc 10,29-37) Pericoloso stare daVanti a un Dio misericordioso, quando si
Per un giudeo dire «samaritano» era come dire «nemico»: stra- r pensa di non avere alcun bisogno di misericordia! 11 meno che puo
niero, degno di disprezzo, culturalmente e spiritualmente «lonta- accadere e di restare senza interlocutore. Si parla a un Dio che non
no». Chiamarlo «prossirno» sarebbe stata percio una ironia bella e e il vero Dio. Cioe: si parla da soli. Cioe: ci si compiace di se stessi.
buona. Questo e it dramma del fariseo: se e vero che la preghiera e un
Gesu racconta la parabola a un «Dottore della Legge» che gli faccia a faccia con Dio, un dialogo con Lui, ii fariseo altro non fa
chiede: «chi e it mio prossimo?», chi e quel prossimo che la Legge di che contemplarsi allo specchio e compiacersi di cia che crede di
Dio comanda di amare? contemplare. E la tragedia della solitudine; la tragedia di Narciso.
Era aperto it campo della casistica: e prossimo iI parente? it vi- 11 fariseo non 6 ne di fronte ne accanto a Dio; e solo di fronte a
cino di casa? it con.nazionale? it correligionario? o anche lo stranie- se stesso. Ancor meno vuole essere accanto a quello straccione pec-
ro? perfino it nemico? Fin dove bisognava spingersi? catore di un pubblicano che si batte it petto in fondo al Tempio!
Qualunque cosa Gesil avesse risposto, sarebbe stato comunque «Non sono come gli altri uomini ladri, ingiusti, adulteri, e neppure
evidente che c'e prossimo e prossimo, dato che gli uomini si di- come questo pubblicano!».
spongono gia naturalmente a una certa distanza gli urn dagli altri. Avrebbe almeno potuto pregame per l'avvento del Messia! Ma

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Viaggio nel Vangelo Le «parole» di Cristo

in fondo it dramma del fariseo era quello di non sentire alcun biso- per difenderle dai lupi; pastore che unifica it gregge e costruisce un
gnu di Cristo: nessun bisogno di un Salvatore. L'evento unico e ri- unico grande ovile dove tutte le pecore possono essere raccolte e
solutore della storia gli scivolava addosso. difese.
lI pubblicano invece sa bene d'esser lontano da Dio, d'aver me-
ritato da Lui abbandono e solitudine: non osa «nemmeno aLzare lo La parabola del debitore malvagio (Leggi: Mt 18,23-35)
sguardo». Pere Gil parla, gli chiede di essere misericordioso, e per La liberta dell'uomo e cosi grande—e cosi spaventosa quando
ciO stesso indovina it cuore di Dio. non si lega all'amore—che pub fagocitare perfino la infinita miseri-
«Si batteva it petto implorando: `Abbi pieta di me peccatorer». E cordia di Dio, pue consumarla inutilmente!
Dio voleva avere pieta: per questo aveva mandato suo Figlio. II debitore della parabola ha da pagare un conto spaventoso (la
Senza saperlo it pubblicano implorava l'avvento di Cristo: per somma di 10.000 talenti equivarrebbe oggi a phi di 50 milioni di li-
questo «tome a casa giustificato». Non era capace di salvarsi, ma era re-oro): la sua miseria e incolmabile, tanto che deve essere venduto
capace di domandare un Salvatore. lui, la moglie, i figli, la casa e i possedimenti.
Probabilmente questa non e solo una parabola: GesO che 'egg- Piange e promette e chiede tempo e si dispera. Incredibilmente it
va nel cuore degli uomini avra assistito mille volte a simili vicende di padrone condona Pinter(' debito.
preghiera. Tale e la condizione di ogni uomo davanti al suo Dio, se si guar-
da alla distanza infinita e all'abisso incolmabile scavato anche da un
La parabola della pecorella smarrita (Leggi: Lc 15,4-7) solo peccato.
Chi ha un gregge di cento pecore, non trascura l'agnellino per- Ma e un Dio misericordioso: l'abisso che l'uomo non potrebbe
duto. Lo cerca, lo trova, se lo carica sulle spalle, lo riporta, e poi fe- colmare Egli lo cohna con sovrabbondanza.
steggia it ritrovamento con gli amici pastori. Ed ecco che it grande debitore non vuole a sua volta condonare un
La parabola e certa, rassicurante: apre uno spaccato di cielo. piccolo debito al proprio compagno, anzi non vuole neppure
Con Gest', la vicenda del buon pastore sta dawero accadendo sulla pazientare per la restituzione: esige la punizione, it carcere!
terra, e in cielo si fa festa «ad ogni peccatore ritrovato». Ma cio significa che it suo cuore non si e lasciato riempire dalla
(divina) misericordia; e rimasto meschino, malvagio.
Sulla terra intanto farisei e scribi mormorano perche pubblicani e
La misericordia di Dio, la sua carfta, possono essere ricevute
peccatori si avvicinano al Maestro e sono accolti e invitati a men-
solo nel cuore: e in esso che vengono «riversate», come dice S. Pao-
sa: costoro cominciano a gustare it paradiso, quell invece non san-
lo (cfr. Rom 5,5). Se dunque quel servo si ritrove ancora cosi pieno
no nulla del cielo.
di avidita, di collera, di crudelta, cio significava che la misericordia
I priori cristiani scelsero soprattutto questa immagine per ador-
gli era scivolata addosso.
nare le loro tombe: sapevano che sarebbero stati portati in cielo dal
Ne aveva approfittato, certo, ma in fondo disprezzava quel pa-
buon Pastore. Lo si ripete anche oggi ad ogni liturgia funebre.
drone cosi ingenuo e remissivo. Aveva conosciuto it Misericordio-
Piu tardi Gesu spieghera pin ampiamente questa immagine
so, ma non aveva affatto desiderato di rassomigliargli.
(leggi: Gv 10,1-18). E cosi it padrone fu costretto ad esigere da lui tutta la spavento-
Dira d'essere proprio lui it Pastore buono: pastore che conosce sa somma dovuta, e l'uomo inutilmente graziato finl in preda agli
le pecore una per una, ed esse lo riconoscono alla voce; pastore the aguzzini.
cammina alla testa del suo gregge e lo difende dai ladri; pastore che Ma non fu it Padrone a rimangiarsi la misericordia, fu it servo a
garantisce la vita delle pecore al punto da esporre la sua stessa vita consumarla inutilmente.
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Le «parole* di Cristo

L'interpretazione e radicale e senza addolcimenti, e I'ha data


Gems.' stesso in forma brevissima, come una sentenza: «Cosi anche it Ed ecco che improvvisamente la voce di Dio gli piomba dal cie-
Padre mio celeste fara a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuo- lo sulla testa (in terra, le fa eco la voce di Cristo che liana) e lo trat-
re al vostro fratello!». ta da sciocco: «Stolto!—gli dice--questa notte ti sara chiesta la tua
Percie Egli ci insegnava a dire, ad ogni Padre nostro: «Ritnetti a vita. E quello che hai accumulato, di chi sara?*.
noi i nostri debiti / come noi 1i rimettiamo ai nostri debitori». Nei suoi ragionamenti, nei suoi calcoli e nei suoi progetti man-
Pin il cuore ha bisogno di misericordia, pia deve sforzarsi di es- cava I'idea o la cifra piu evidente: che la vita non gli apparteneva,
sere misericordioso: e l'unica condizione, perche si tratta di «svuo- che il tempo gli poteva essere improvvisamente «sottratto», che lui
tarsi tutto it cuore per accogliere Dio». stesso (la sua anima) apparteneva a un Alm), che i suoi beni non lo
E piu it cuore la riceve da Dio, pin essa trabocca naturalmente avrebbero accompagnato nell'ultimo viaggio, e non gli avrebbero
sugli altri. dam sollievo nell'ultimo giudizio.
L'uomo ricco era stolto perche non ragionava sulle dimensioni
Le «parabole dell'intelligenza cristiana» piu profonde dell'esistenza.
Altritnenti avrebbe capito che, a riguardo dei beni essenziali,
Parliamo di «parabole dell'intelligenza cristiana» perche in esse l'uomo a sempre un mendicante, e percio l'unica vera intelligenza e
ricorre sia it terra della stoltezza umana sia quello della «vigilanza»: quella di chi cerca un vero Signore al quale appartenere per sem-
in ambedue i casi si tratta dell'invito a «camminare nella Ince» [e pre.
Cristo afferma «Io sono la luce del mondo (Gv 9,5). Chi mi segue Percie Gesil insegnava che «non si puo service contemporanea-
non cammina nelle tenebre, ma avra la luce della vita (Gv 8,12)»]. mente a Dio e alla ricchezza» (Lc 16,13).
Alla luce di Cristo, e della sua Parola, l'intelligenza dell'uomo
impara a rinnegare quella stoltezza che tende a rinchiuderlo in cal- La parabola del ricco (‹epulone,,, (= amante di lauti conviti) (Leggi:
coli e previsioni sbagliate. Lc 16,19-31)
Al fuoco bruciante della attesa di Lui, l'intelligenza dell'uomo Che di ricchi stolti fosse pieno it mondo, Gesa lo esperimentava
impara a prendere quelle decisioni radicali e urgenti che non am- ogni giorno. Annota it Vangelo: «i farisei, che erano attaccati al de-
mettono tentennamenti, torpori e ottusiti naro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui».
Coloro che amavano it denaro non riuscivano a capire quello
La parabola del ricco stolto (Leggi: Lc 12,16-21) strano Maestro, tanto pia che la Legge di Dio aveva sempre inse-
A prima vista l'uomo della parabola non manta certo di intelli- gnato che i beni di questo mondo erano segno della divina prote-
genza: ha successo negli affari, sa organizzarsi e program-flare. zione!
La prima cosa che i1 racconto dice di lui e che «ragionava tra Pensavano che Gesti disprezzasse it denaro, per una nuova in-
se», e ragionava almanaccando la maniera migliore di godersi la comprensibile ascesi.
vita. In realty il Maestro era preoccupato proprio della loro intelli-
Non aveva neanche la stupidity dell'avaro. Poiche aveva a di- genza.
sposizione «molti beni per molti anni» rifletteva su come metterli al L'uomo ricco della parabola, che passa la vita banchettando al-
sicuro, in modo da potersi finalmente godere la vita: «Anima mia, legramente, non e di per se cattivo: non fa niente di male. Probabil-
mangia, bevi e datti alla gioia». mente pensa che Dio e con lui, dato che gli concede tanta abbon-
danza.
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Viaggio nel Vangelo Le «parole* di Cristo

arlo ne
Nel quadro della sua vita—che tanti pittori avrebbero poi fasto- Non e evidentemente su questo che Gesa intende lod
samente riprodotto--c'e una sola piccola macchia: un miserabile portarlo ad esempio.
ulceroso la fuori sulla porta, «bramoso di sfamarsi di quello che ca- Ma c'e un punto in cui egli e ammirevole e dovrebbe esse
re imi-
deva dalla mensa del ricco». i, non si
tato: davanti al rischio di restate senza lavoro e senza amic
rrebbe
I cani che venivano a leccargli anche le piaghe, stavano meglio di aggrappa al guadagno immediato (la percentuale che gli ve
lui, perche ad essi toccavano appunto quegli avanzi. sulle fatture, secondo it diritto di allora).
a sua
Muore it ricco e muore it povero: le differenze non sono livella- Anti, prima del fatale rendiconto, come ultimo atto dell
te, come usa dire la saggezza popolare, anzi si ripropongono ancora it
amministrazione, diminuisce l'importo ai debitori, danneggiando
pia marcatamente, sono rese «incolrnabili». i, si e ga-
padrone e se stesso. In tal modo pero si e fatto degli amic
Solo che la situazione a esattamente, specularmente opposta: it utili dopo,
rantito it futuro, pub contare su relazioni che gli saranno al
povero portato in alto dagli angeli, e it ricco sprofondato nei tor- moment() del bisogno.
menti dell'inferno. L'intelligenza dei cristiani deve imparare a funzionare alto stes-
,I1 fatto e die dall'altra parte Ii attende Abramo, it padre di tutti istra-
so modo: in questa terra siamo amministratori; della ammin
gli israeliti: e Abramo deve consolare it figlio che non ha avuto asa» terre-
zione che teniamo dovremo rendere conto; da questa «c
niente dalla vita. na dovremo andarcene.
lI ricco, nell'al di la, resta tanto lontano da Lazzaro quanto lo e Ci ritroveremo, o prima o poi, nelle «dimore eterne» : vi giunge-
stato in questa vita: lui non ha dato al povero nemmeno una bricio- remo da estranei o avremo la degli amid? (II ricco epulone, ad
la di pane, ora iI povero non puo nemmeno qintingere la punta del perche non se
esempio, nell'al-di-la non trova un Lazzaro amico, l'e
dito nell'acqua e andare a bagnargli la lingua»: tra di essi c'e un fatto amico in questa terra%
abisso impossibile da attraversare. ta terra e
L'unica maniera intelligente di usare it denaro in ques
Lial-di-la della parabola a senza misericordia alcuna per quei elazioni eterne».
percio quella di usarlo per migliorare le proprie «r
ricchi che si attaccano alla Legge di Mose' per considerarsi privile- Dire questo non significa diventare «i contabili della salv
ezza»,
giati da Dio, giustificando sacrilegamente la propria durezza di ma significa intuire due fondamentali verita:
cuore, quando quella stessa Legge e- tutta un invito alla solidarieta. a (e in essa
- che questa vita e sempre commisurata all'eternit
La loro intelligenza e cosI oscurata che it vero cuore del messag- inevitabilmente si merita o Si demerita);
gio biblico non li raggiunge, e non li convincerebbe--parola di overta, e un
- che, in questa vita, c'e sempre un mister() nella p
Abramo!—«nernrneno un morto che ritornasse in vita» a raccontar r e sfuggire al ri-
rischio nella ricchezza. Bisogna accostarsi al miste o
loro l'opposta sorte del ricco e del povero.
schio, almeno con l'elemosina.
La parabola del fattore infedele (Leggi: Lc 16,19)
La parabola delle fanciulle stoke (Leggi: Mt 25,1-12)
Perfino sulla scaltrezza di un ladro Gesa costruisce una parabo- spesso nella
L'anprevidenza non e un grande peccato. Capita vita
la, pur di insegnare ai «figli della luce» quella intelligenza che spin- tutti i necessari
che ci si accinga a un'impresa, trascurando
ge a rapide decisioni, quando e in gioco la propria salvezza.
preparativi.
L'amministratore di cui parla la parabola non e onesto: il pa- e, amiche
La parabola metre in scena un gruppo di dieci fanciull
drone non si fida pia di lui e lo chiama al rendiconto con l'intenzio-
ne di togliergli I'incarico. E difatti egli organizza l'uhimo imbroglio 1 Note che le due parabole (oL'amnainistratore infedel
ex. e
ricco epulone*) apparten-
prima di andarcene. gono allo stesso capitolo 16 del Vangelo di Luca.

78 79
Viaggio nel Vangelo Le <parole>) di Cristo

della sposa: cinque sono «saggeo perche si recano alla festa nuziale sue osservanze intendeva proprio ricordare al Signore che lui veni-
(che prevedeva dei festosi cortei notturni, e orari imprevedibili) va prima (e molto prima) del pubblicano, per evidenti motivi.
portando con se sia la lucernetta di terracotta, sia l'orcioletto con La parabola che il Maestro racconto intendeva appunto chiede-
Polio per alimentarla; cinque sono «stoke», imprevidenti: non e che re un «supplement° d'intelligenza»: Gesii voleva che i discepoli
dimentichino la necessaria riserva d'olio, a che non ci pensano imparassero a guardare le cose dal punto di vista di Dio.
neppure; corrono alla festa come tante stordite. Dal punto di vista dell'uomo, gli operai che hanno lavorato tut-
La storditezza non sarebbe cost grave, se non costasse loro pro- to il giorno non hanno niente da lamentarsi: ricevono la paga pat-
prio it momento piu hello della festa: quando lo sposo giunge e la tuita, «ciascuno prende ciO che e sue e se ne vao (cfr. Mt 20,14).
gioia tocca it suo culmine, esse vagano al buio alla ricerca di un po' Ma e proprio questo it segreto della parabola: gli operai trattati
d'olio per le Toro lampade. «giustamente» (e dunque perfettamente soddisfatti nei lord diritti)
M tempo del sue primp miracolo, durante le Nozze di Cana, non se ne possono andare: it padrone ha comandato che gli operai
Gesii si era manifestato ai suoi discepoli come Colui che interviene vengano pagati «a cominciare dagli
a custodire, prolungare, arricchire di gioia (di «vino migliore») la 11 problema nasce perche gli operai della prima ora—che cono-
festa degli uomini. scone solo il volto giusto di Dio--sono ora costretti a guardare an-
In seguito egli users spesso Pirrimagine del banchetto regale, a che l'altro volto di Dio, un volto loro ignoto: quello di un Signore
cui si e invitati, e per it quale bisogna essere pronti: ci sono invitati buono, generoso, che da pia di quando ciascuno abbia meritato.
che disprezzano it banchetto nuziale preparato loro da Dio, ci sono Ricevono la paga piena perfino quelli che hanno lavorato «un'ora
poveri sorprendentemente invitati e quasi forzati ad entrare nella soltantoo.
sala di nozze: ma sempre ci vuole almeno la veste adatta (leggi an- Gli operai della prima ora si ribellano: «li hai trattati come not
che: Mt 22,1-14). che abbiamo sopportato il peso della giornata e del caldo!».
In questa parabola delle «died fanciulle», in questione e ancora Dicono una cosy vera, ma hanno torto: torto, perche ne fanno
l'intelligenza del discepolo: non si pup attendere la festa di Dio una questione di giustizia (e la giustizia, nei loro riguardi, e a po-
(anche se essa sembra tardare) senza prendere tutte le precauzioni, sto); torto perche guardano la bonta del padrone con occhi invidio-
senza avere di che alimentare la propria attesa, senza un po' d'olio si («oppure it tuo occhio e cattivo perche io sono buono?» e l'e-
che aiuti a rischiarare le tenebre. spressione letterale del v. 15); torte perche avrebbero avuto un'uni-
Non si pup giungere ally festa di nozze, come invitati di riguar- ca simpatica rimostranza da fare, questa: «se sei state buono con gli
do che si son persi per strada. ultimi, perche non sei buono anche con noi?».
In tal modo sarebbero passati anch'essi dal campo della giusti-
La parabola degli operai della vigna (Leggi: Mt 20,1-16) zia a quello della misericordia. E avrebbero anch'essi conosciuto
«Molti dei primi saranno gli ultimi, e gli ultimi saranno i primi» l'altro volto di Dio: quello paterno che Gesu era venuto a rivelare.
(Mt 19,30; 20,16). Era uno degli assiomi di Gesii, su cui l'intelli- E forse avrebbero compreso anche un'ultima e beatificante ye-
genza dei discepoli spesso vacillava. nta: che nella vigna di Dio e gia grazia e ricompensa it poter lavora-
La religiosity giudaica era tuna fondata sull'attesa di una ricom- re.
pensa celeste che doveva essere proporzionata al «lavoroo compiu-
to in questa vita. E it lavoro era Posservanza dei 613 precetti della La parabola dei talenti (Leggi: Mt 19,25-31)
Legge (tanti ne contavano). Il fariseo che pregava enumerando le Gesil racconte questa parabola contro la fretta (cfr. Lc 19,11) e
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-
Viaggio nel Vangelo
Le «parole* di Cristo
la pigrizia. Cioe contro chi usa l'intelligenza impazientemente: sia
- Anzitutto la parola speranza. Gesir ha parlato insistentemente
che si affanni, sia che si imbuchi nell'infingardaggine.
del «Regno di Dia». Pub essere vero che tale espressione suoni oggi
11 padrone protagonista della parabola e un uomo che pane per un
confusa alle orecchie dei cristiani i quail non sanno piiz bene che
viaggio, e non si conosce l'ora del suo ritorno.
cosa essa indichi o contenga. Ma una cosa dovrebbe essere natural-
Perci6 it tempo dei servi e il tempo dell'attesa: non lo possono
mente chiara: essa annuncia iI dominio di Dio sulla storia e sulle vi-
determinare, lo. devono vivere.
cende umane, un dominio che nessuno riuscira mai a strapparGli, un
Se giudicano che it padrone «tarda troppo», diventano come
fine lieto e glorioso che nessuno riuscira a impedire.
quei servi che spadroneggiano e straviziano, convinti di non dovere
II cristiano, educato da Gesix, prega il Padre celeste con instan-
mai rendere canto: a causa dell'assenza del loro Signore, si convin-
cabile fiducia: «Venga it tuo Regno». Con questa preghiera—che e
cono dell'impunita (leggi anche: Mt 24,45-51).
it respiro della sua speranza—egli afferma costantemente:
11 mondo intern e un grande scenario in cui non pochi uomini
che la storia e nelle math di Dio e it suo amore di Padre trion-
giocano questa pane, solo perche pensano che Dio non c'e, o alme-
fera certamente sul male e su tutte le ostilita;
no non sembra esserci.
- che questa vittoria e gia cominciata, gia attuale: anzitutto nel-
Coloro che invece vivono l'attesa da servi «buoni e fedeli» san-
la persona stessa di Gest', e progressivamente in coloro che si
no che il tempo 6 destinato al loro lavoro: hanno ricevuto dei talen-
offrono a Lui e Gli appartengono;
ti, anche se in quantity diversa, e devono farli fruttare.
- che gli uomini non si distinguono tra «ottirnisti» e «pessimi-
Quando it padrone ritornera, essi gli consegneranno it frutto
sti» (ambedue le connotazioni o sono una pura predisposi-
delle loro fatiche e riceveranno in dono Beni infinitamente piu
zione psicologica o sono atteggiamenti ideologici), ma tra co-
grandi: saranno associati alla autorita e alla gioia del loro Signore.
loro che pensano di tenere it futuro solo nelle proprie mani e
C'e una terza mediocre possibilita: quella di chi non approfitta
coloro che lo vedono soprattutto nelle math di Dio.
malvagiamente dell'assenza del padrone, ma nemmeno si da da fa-
Coloro che pensano di tenere it futuro solo nelle loro math o si
re: si impaurisce, conserva it talent() ricevuto per restituirlo a tem- ca-
disperano (pessimisti) o si gonfiano di presunzione (ottimisti), e
po debito, e si rinchiude nella sua pigrizia come in una corazza.
dono nella stessa menzogna.
Anche costui—dice un servo malvagio: non ha tradito,
ma ha vissuto inutilmente: tragico modello di tutti coloro che giun- Coloro che lo vedono custodito nelle math e nel cuore di Dio,
it
gono al termine della vita, e non saprebbero dire a cosa sia servita la sanno che l'Amore e it potere dell'Amore trionferanno su tutto
loro esistenza. male: non pretendono di sfuggire al male e ai suoi condizionamen-
Questa parabola, predicata incessantemente dalla Chiesa, ha ti, ma sanno che ci e stata donata la possibilita di vincerlo.
talmente determinato i1 costume, e ha talmente inciso nelle intelli- E se l'Amore sembra troppo piccolo e troppo indifeso, le «pa-
za e
genze it dovere che abbiamo di usare responsabilmente i doni che rabole del serne» descrivono la cultura con cui it cristiano analiz
Dio ci ha concesso, che oggi nei nostri vocabolari la parola «talen- vive una tale sproporzione.
to» indica le doti geniali su cui un uomo pun contare. e indi-
- Poi la parola misericordia. Essa dona questa persuasion
Dopo aver riflettuto sulle parabole di Gesit, possiamo raccoglie- struttibile: che per gioire dell'esistenza occorre un grembo dove ve-
to.
re alcune parole-chiave per una pedagogia cristiana: niamo accolti e generati e custoditi prima di ogni nostro meri
n tut-
Cio e vero non solo quando veniamo messi al mondo, ma i
i si
te le fasi della nostra esistenza: la vita e buona quando gli uomin
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83
Viaggio nel Vangelo
Le <Tarok» di Cristo

custodiscono reciprocamente, quando si conoscono con-nasco- fatica e della


tutte le contraddizioni; nel non scandalizzarsi della
no) e si curano della reciproca crescita. assegnati da
croce; nell'accettare i tempi di maturazione e quelli Dio;
Quando cio accade l'uomo gusta anche senza saperlo la miseri- allimento e
nella costante capacita di ricomiriciare dopo ogni f di
cordia stessa del Padre celeste die tutto ha creato dal nulla con vata che al-
rinnovarsi continuamente; nella certezza sempre ritro
amore gratuito.
la fine il «grande Amore» vincera ogni resistenza.
Ma poiche l'evidenza del peccato ferisce gli occhi e it cuore, o tutte be proprie
Operosita di chi mette a disposizione di Di
poiche l'uomo e spesso lupo per l'uomo, e perfino padre e madre si soprattutto
energie, senza pigrizia, ne torpore, ne pusillanimity. E
dimenticano a volte della loro creatura, it bisogno di misericordia si i del proprio
senza calcolo e senza la pretesa di controllare i frutt
fa struggente e doloroso. carsi intensamen-
amore. Una operosita umile the non teme di dedi
11 cristianesimo altro non e che Rivelazione della Misericordia di te alla propria particolare vocazione, anche quando
essa sembra di
poco
Dio: di un grembo che ci mantiene costantemente in vita e co- canto a di poco prestigio.
stantemente ci rigenera (redime) tutte le volte che veniamo meno.
Per questo la Chiesa e chiamata Madre, perche in lei incontria-
mo costantemente Ia misericordia the il Padre celeste offre al Mon-
do.
Per questo la misericordia e it metodo secondo cui i cristiani
tendon() a strutturare i lora rapporti.
A liven° pedagogico, Ia misericordia si esprime a partire da
queste convinzioni:
— che ogni uomo ha sempre bisogno di pia amore di quarto
non se ne meriti;
— the Dio garantisce a ciascuno questo «di pin d'amore»;
— che Is suprema morality consiste nel comunicarsi reciproca-
mente questa esperienza di misericordia (e it perdono e il me-
todo abituale di tale comunicazione).

— E infine la parola vigilanza. Essa esprime la capacita di attendere


con intelligenza e pazienza e operosita iI compimento di tutto cif°
che ci e stato donato in forma germinale.
Intelligenza the consiste nel lasciar penetrare la luce della Rive-
lazione di Cristo dentro is nostra mente e iI nostro cuore; nell'in-
tuire e assecondare le tracce del Disegno di Dio nella storia perso-
nale e sociale; nel ricondurre a units la frarnmentarieta degli awe-
nimenti e dei progetti; nel coltivare tutto Putnam) in maniera degna
della Santa Umanita di Cristo.
Pazienza che consiste nell'attraversare con indomabile tenacia

84
Capitolo sesto
LA RIVELAZIONE DI CRISTO
«10 sono la Verita» (Gv 14,6)

11 Vangelo e Rivelazione: presenta la Persona di Gesii e la luce


che da essa promana.
Una luce che va in due direzioni: si proietta in alto a illuminare it
volto del Padre celeste, e scende sul volto e nel cuore degli ascol-
tatori per rivelare anche it mister() dell'uomo.
Come abbiamo gia sottolineato, it Vangelo e soprattutto rac-
conto e memoria di una esperienza che gli apostoli hanno vissuto.
E in questa esperienza non e mancato it momento dell'ascolto:
Gesil ha parlato di se, della sua identita, della sua mission, dei
suoi programmi.
Si tratta di veri e propri «Discorsi» in cui i discepoli hanno sin-
tetizzato la dottrina the it Maestro insegnava loro, soprattutto
quando essa apriva nuove prospettive sul mister() di Dio e sul suo
disegno salvifico.
Possiamo dire che se Gesir era «la Parola di Dio fatta carne», i
discepoli erano, da parte loro, <<l'ascolto della Parola di Dio, fatto
came».
I discorsi di Cristo, che gli evangelisti hanno tramandato, han-
no dunque questa caratteristica: sono assieme frutto di cio che Ge-
ha insegnato ai suoi discepoli e di cio che i discepoli hanno
«creduto».
In una parola: sono frutto dell'amore con cui Gesa parlava e
dell'amore con cui i discepoli lo ascoltavano.

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-
Viaggio nel Vangelo
La Rivelazione di Cristo
AI di fuori di tale reciprocita, i discorsi di Gesa sembravano
Sulla terra c'e dunque questo paradosso vivente: il Figlio beato di
«duri e incomprensiblli» (e difatti molti ascoltatori si rafforzavano
Din e venuto a collocarsi tra i poveri, i miti, gli afflitti, gli affama-
nella loro ostilita).
ti e gli assetati, i pacifici, i puri di cuore, i misericordiosi, gli oltrag-
Al di dentro di questo rapport° d'amore, invece, i discorsi di
giati. E venuto ad abbracciarli, ad addossarsi le low infermita, a
Gesa—anche quelli piu misteriosi—scendevano nel cuore dei di-
condurli pazientemente verso it Padre.
scepoli e portavano frutti di fede.
Che Gesa sia venuto al mondo per comunicarci la sua infinita
La stessa cosa accade anche oggi, ed e importante rendersene
gioia, egli lo ha esplicitamente affermato:
canto.
- «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi da-
re riposo. Prendete it mio giogo sopra di voi e imparate da me che
sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre mi-
1. II «discorso delle beatitudini,› (Leggi: Mt 5,1-12)
me» (Mt 11,28-29);
- «Questa vi ho detto perche la mia gioia sia in voi, e la vostra
A chi comincia a sfogliare i Vangeli non pue sfuggire the la pri-
gioia sia plena» (Gv 15,11);
ma parola rivolta da Gesa alle folk e una parola di gioia (d'altra
- «Ora io vengo a te, o Padre, e dico queste cose, mentre sono
parte Vangelo significa appunto: lieto annuncio!).
ancora nel mondo, perche abbiano in se stessi la pienezza della mia
II discorso programmatic° del Rabbi. di Galilea si apre con la
gioia» (Gv 17,13).
parola: «Beati...!» che ricorre per otto volte: sono proclamati beati i
E, di conseguenza, nel seguito del racconto evangelic°, it termi-
poveri, gli afflitti, i miti, gli affamati e gli assetati, i misericordiosi, i
ne «beati» sara sempre applicato a coloro che entrano in relazione
pun di cuore, i pacifici, i perseguitati.
con Cristo:
In una parola: «Beati tutti coloro che hanno bisogno di felici-
- Maria, che ha generato Cristo, «sara chiamata `beata' da tutte
ta», perche la felicita viene messa alla portata del loro cuore.
le generazioni» (Lc 1,48);
Ma come potra realizzarsi questo miracolo?
- «beati (sono) gli occhi che Lo vedono e le orecchie che Lo
Gesa si rivolge a tutti coloro che in questo mondo sembrano
ascoltano» (Mt 13,16);
quasi costretti o destinati alla infelicita, collocati come sono in una
- «beat° e it ventre che Lo ha portato e le mammelle the Lo
morsa che tenta sempre pia di chiudersi; e l'intera storia umana e 11
hanno allattato» (Lc 11,27), e ancor pia beati sono «coloro
documentare quanta sia crudele e inesorabile la pressione che
die ascoltano la Parola di Dio e la custodiscono» (Lc 11,28);
cerca di stritolare gli inermi e chiunque non scelga di schierarsi con
- «beat° e chi non si scandalizza di Lui» (Mt 11,6);
i forti.
«beato» e Simon Pietro che riconosce in Lui, per grazia, it Fi-
Ebbene, il Maestro annuncia the it cerchio crudele di questo
glio di Dio (Mt 16,17).
mondo e stato spezzato: da un lato perche vi entrato—con tutta la
Ma come si comunica a noi questa «felicita» che e Suo persona-
sua forza celeste e la sua divina felicita—il Figlio stesso di Dio; dal-
le privilegio?
l'altro perche Egli intende condurre con se fino al Padre (nel «Re-
Una riflessione tratta dalla nostra lingua italiana, ci pito aiutare a
gno dei cieli») tutti coloro che a Lui si affidano.
capirlo.
Colui che e «disceso dal cielo» per noi, e che «ascendera at cie-
La parola «felice» ha la stessa etimologia di molte altre parole
lo» portandoci con se, attraversa questo mondo con la sua filiale -
legate alla esperienza della generazione (come «fenimina» «few»,
«felicita», e intende donarla ai suoi discepoli.
«figlio», «fecondo»); originariamente indica:
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Viaggio nel Vange10
La Rivelazione di Cristo

— sia la gioia di chi genera e porta frutto, di chi «allatta»,


to tutto it suo programma: tutto ci3 the Egli voleva fare ed essere
sia lo stato di appagamento, di sicurezza, di abbandono the it
per noi.
bambino prova tra le braccia della madre, quando viene nutrito e
Per spiegarle non c'e altro modo che raccontare la poverty felice
cullato sul suo seno, e si sente totalmente custodito.
di Francesco d'Assisi e di Giovanni della Croce, la misericordia
L'infelicita, nella sua radice, e dunque sterility e/o perdita di beata di Camillo de Lellis e del S. Curato d'Ars, la purezza di cuore
e solitudine, 6 privazione di frutto o di radice, e identity di Luigi Gonzaga, Maria Goretti, e Teresa di Lisieux la afflizione di
senza rapporto con un «Tu» nel quale l'do» possa riconoscersi.
Benedetta Bianchi Porro e di Gianna Beretta Molla; la mitezza
11 mistero della creazione a un mister() di generazione e di filia- struggente di Bernadette Soubirous e di Luigi Martin; la forte azio-
zione.
ne pacificatrice di Caterina da Siena e di Francesco di Sales; la fame
II mister() della iniquity a un mister() di sradicamento e di rinne- e sete di giustizia di Giovanna d'Arco e di Vincenzo de' Paoli; la
gamento: rinnegamento del Padre, disobbedienza, fuga, pretesa di persecuzione gloriosa subita da Tommaso Mom e da Massimiliano
essere artefici e padroni della realty e della storia, e conseguente in-
Kolbe.
capacity degli uomini a riconoscersi fratelli.
E i beau. del cielo, pronti a dare testimonianza, sono «una mol-
Gesa non annuncia la «beatitudine» perche intende costringer- titudine immensa, che nessuno riuscirebbe a contare, di ogni nazio-
ci a essere figli (cie sarebbe contraddittorio), ma perche ci offre la
ne, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9).
sua filialita, ci coinvolge in essa.
Egli vive nel mondo come il Figlio che e «felice del Padre»
(«Padre,... sia santificato it tuo nome!»), «disposto ad ogni obbe- 2. 11 <discorso della nuova legge» (Leggi: Mt 5-7)
dienza» («Padre,... sia fatta la tua volonta»), capace di ogni affida-
mento («Padre,... nelle tue mani affido la mia vita»). C'e nell'uomo un amore e un odio, verso la Legge, the egli stes-
Con questa sua «felicita»-«filialita» egli puo assumersi tutte le so non sa spiegarsi.
nostre sofferenze, e padre tutte le oppressioni, tutte le nostre mal- Amore perche, senza Legge, egli non riesce a vivere tie ad orga-
vagita: e Lui it povero, l'afflitto, l'affamato e l'assetato, iI persegui- nizzare la convivenza tra gli uomini.
tato a cui nessuno riesce a togliere l'intima beatitudine (l'intima «fi-
Odio perche, sotto la Legge, egli non riesce a realizzare la sua pia
lialita»); e Lui it misericordioso, l'operatore di pace, il puro di cuo-
alta prerogativa: la liberty.
re che nessuna oppressione riesce a piegare.
Un buon equilibrio e gia stato raggiunto quando la Legge e sta-
L'esperienza dei priori discepoli (e poi quella di moltissitni san- ta compresa e vissuta come dono di Dio.
ti, fino ai nostri giorni) ha documentato the e davvero possibile Gli ebrei erano fieri della Legge che Dio aveva loro data per
condividere questa «beatitudine del Figlio di Dio fatto uomo» den-
mezzo di Mose: basta rileggere it Salmo 119 per trovare un elogio
tro ogni condizione, anche la pin tragica:
pieno di entusiasmo e di passione («Se la tua Legge non fosse la
«Sembriamo afflitti e invece siamo pieni di gioia» (2 Cor 6,10); mia gioia, sarei perito...»; «quanto amo la tua Legge, o Signore...!»;
«Io sovrabbondo di gioia in ogni tribolazione» (2 Cor 7,4), diceva
«Sono dolci le tue parole... lampada per i miei passi...»).
l'apostolo Paolo.
Ed e soprattutto per questo dono che essi si consideravano
«Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni popolo pia intelligente della terra» destinato a illuminate it mondo
sorta di prova», insegnava l'apostolo Giacomo.
(cfr. Dt 4,6).
Proclamando le Beatitudini dunque Gesii ha veramente descrit- Ma proprio quella Legge era diventata, al tempo di Gesa, una
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Viaggio net Vangelo
La Rivelazione di Cristo

gabbia di minuziose osservanze, motivo di presunzione per alcuni e un simile linguaggio: il Maestro si sostituiva a Mose, anzi prendeva
di disperazione per altri: una ornaleclizione», come diceva S. Paolo. it posto di Dio stesso!
In realta la Legge di Dio aveva un valore pedagogico: doveva E d'altronde Gesil avra ancora occasion di sottolineare questa
servire a far crescere it popolo, per condurlo fino all'eta adulta, per sua assoluta autorita, soprattutto nella grave questione del riposo
introdurlo alla piena liberta. sabbatico («il Figlio dell'uomo e signore anche del sabato!», Mc
La sua provvisorieta si rivelava nel facto che essa dava si la co- 2,27-28). (Cfr. anche Gv 5,9; Lc 13,10-16).
noscenza del male, ma non dava la forza di compiere it bene. Non manchera neppure l'affermazione piu esclusiva: «Uno solo
Cosa ancora pia grave: la Legge era contraddittoria quando e it vostro Maestro: il Cristo» (Mt 23,10).
toccava i due phi grandi comandamenti (prescrivendo di oamare Evidentemente non si tratta ne di una abolizione tie di una so-
Dio con tutto ii cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze» e di stituzione dell'antica Legge, si tratta di «portarla a cornpimento»
«amare it prossimo come se stessi»). Come si pub infatti comandare mostrandone it livello «personalistico»: le osservanze devono di-
l'amore? Come si puo comandare cio che per natura sua 6 frutto ventare rapporto.
della somma liberta? E interessante osservare che il «Discorso della Nuova Legge»
Gli antichi profeti avevano intuito it dramma, e lo avevano ri- (detto anche «Discorso evangelico» o «Discorso della Montagna») e
sotto cosi: annunciando it momenta in cui Dio ci avrebbe o cambia- una raccolta di insegnamenti, di sentenze, di esempi, di proverbi che
to it cuore», dandocene uno nuovo al quale la Legge di Dio sarebbe gli Apostoli hanno raccolto dalla bocca di Gesii, e che riguar-
stata, per cosi dire, «connaturale» (cfr. Ez 36,26ss; Ger 31,33). dano l'ampio arco dei comportamenti umani.
Con la venuta di Gesii, la Legge di Mose viene perfezionata e L'uomo viene giudicato nel suo modo di atteggiarsi verso Dio e
portata a compimento: i 10 Comandamenti di Dio, sus quali si Fon- verso it prossimo: vengono messe in questioni <de leggi usuali», a
da la natura stessa dell'uomo, vengono rafforzati e interiorizzati; cui egli di solito risponde (da quelle sacre a quelle sociali), e viene
mentre certe altre leggi rituali o sociali, insegnate nell'Antico Te- indicata—come nuova Legge—lo sguardo stesso di Cristo: uno
stamento, esauriscono la loro funzione pedagogica. sguardo filiale, profondo, capace di giungere al cuore di Dio, degli
In genere si puo dire che alla Legge si sostituisce ora la «Patola di uomini e delle cose.
Dio fatta came».
Per facilitarne la lettura (non per sostituirla) dapprima riassu-
La Legge a ora la Persona stessa di Gesii: in Lui si esprime tutta miamo i capitoli 5-7 di Matteo in forma di osentenze», poi cerche-
la volonta di Dio nei nostri riguardi; aderendo a Lui impariamo remo di approfondire le questioni piu gravi.
tutto cio the dobbiamo fare, amando Lui abbiamo it desiderio e la La olegge di Cristo» dunque avverte che:
forza di eseguire ogni suo comando. - non basta osservare it comandamento di «non uccidere», bi-
La Legge si riconcilia cosi con la Liberta, perche l'Amore e as- sogna scendere in fondo al proprio cuore fino a togliere la ra-
dice stessa dell'ostilita: it moto d'ira, it giudizio aspro, la pa-
4.

sieme atto sommo di liberta, e la Persona amata e Legge per chi


ama. rola amara (vv. 21-23);
Da cio derivano alcune conseguenze che it Vangelo accurata- - non basta comportarsi correttamente in tribunate, bisogna
mente sottolinea. accordarsi con l'avversario prima di giungervi (vv. 25-26);
Anzitutto Gesil sostituisce se stesso e la sua Parola all'antica - non basta osservare it comandamento di «non commettere
Legge: ot stato detto, ma io vi dico...». adulterio», bisogna sradicare il desiderio impudico (vv 27-28);
Qualunque ebreo era in grado di capire il peso sconvolgente di – non basta oevitare gli scandali», bisogna strappare da se ogni
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La Rivelazione di Cristo
occasione di dare scandalo, a costo di soffrire lo strappo nel-
la propria stessa came (vv. 29-30); — per costruire una casa, bisogna badare alle fondamenta (vv.
— non basta osservare le leggi in vigore sul matrimonio e sul ri- 24-27).
pudio, bisogna affermarne rindissolubilita (vv. 31-32); Tutte queste indicazioni hanno come primo scopo quello di
— non basta evitare lo spergiuro, bisogna giungere a rendere orientare verso una nuova sistemazione e verso un perfezionamen-
inutile it giuramento (vv. 33-37); to: sono dei passi in direzione di un unico grande ideale, un'unica
— non basta contrastare la forza con la forza, bisogna vincerla grande Legge.
con la carita (vv. 38-42); La troviamo espressa alla fine di quello stesso capitolo che si e
— non basta amare gli amici, bisogna amare anche i nemici (vv. aperto con le Beatitudini: «Siate dunque perfetti, come e perfetto it
43-48); Padre vostro celeste» (Mt 5,48).
— non basta ostentare relemosina agli occhi degli uomini, biso- Ed e chiaramente «la legge del Figlio»: costui non pub avere al-
gna offrirla con pudore davanti agli occhi di Dio (Mt 6,1-4); tro ideale che quello di imitate it Padre. Parliamo evidentemente di
— non basta pregare o digiunare con la bocca e con gli atteggia- una paternita-figliolanza divine, che si realinano in perfetta unity e
menti esteriori, bisogna cercare it volto del Padre celeste (vv. dignity (tra noi creature non si puO mai dire che it padre a la legge
5-7; 16-18); del figlio).
E ancora: Vengono in mente le espressioni con cui Cristo descriveva se
— non dobbiamo accumulare tesori in questa terra, ma in cielo stesso: «T1 figlio da se non pub fare nulla, se non cth che vede fare
(vv. 19-22); dal Padre, quello che egli fa anche it Figlio lo fa» (Gv 5,21); do
— per avere it cuore impuro, basta gia avere impuri gli occhi non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato it Padre
(vv. 22-23); cost io patio... To faccio sempre le case che gli sono gradite» (Gv 8,
* non si pub servire due padroni (v 24); 28-29); «Le cose che io dico, le dico come it Padre le ha dette a me»
— per scegliere Dio come Signore bisogna affidarsi senza affan- (Gv 12,50).
ni alla sua Provvidenza (vv. 25-34); La «nuova Legge» consiste dunque nell'imparare l'atteggia-
— non si pub giudicare gli altri, se non si e in grado di giudicare mento filiale del cuore di Cristo e l'obbedienza filiale di cui egli ci
ancor piu severamente se stessi (Mt 7,1-5); ha data esempio: questo e it denominatore comune di tutto it Di-
Igl — le cose sante devono essere trattate santamente (v. 6); scorso che abbiamo riassunto.
li — per ottenere bisogna chiedere; se si chiede da figli, si e tratta- Tra i terni elencati, ce ne sono tuttavia tre, di particolare impor-
ti da figli (vv. 7-11); tanza, che poi it Vangelo riprendera in maniera pth approfondita: iI
bisogna fare agli altri it bene che desideriamo a noi stessi; (v. tema della preghiera, quello dell'amore dei nemici, quello del ma-
12); trimonio.
— non sempre la porta o la strada pit) confortevoli sono le mi-
gliori per giungere alla meta (vv. 13-14); La preghiera (Leggi: Mt 6,5-15)
— gli alberi e gli uomini si riconoscono dai frutti che portano
(vv. 15 -20); E soprattutto nella preghiera che si rivela la novita dell'«essere
— non si a amici di Dio, solo perche lo si nomina spesso, ma ifglia.
perche si fa la sua volonta (vv. 21-23); Pregare non e pin un comando che occorre eseguire ostentata-
mente; a un rapporto familiare col propria Padre che avviene «nel
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La Rivelazione di Cristo
segreto della tua stanza, chiusa a chiave la porta»; non e pie «un
fu proprio quel nome (Padre, Abba) che era allora inaudito, dato
blaterare per costringere Dio ad ascoltarci», ma un confidarsi col
che invocava Dio alla stessa maniera con cui i bambini piccoli si ri-
proprio Padre «il quale sa di che cosa avete bisogno, prima ancora
volgono al loro papa.
che glielo chiediate» (vv. 5-7). E tutte le altre «domande» altro non sono che espressione del
La preghiera e diventata come l'amore: non trova giustificazio- segreto ed eterno colloquia che Egli ha da sempre col suo Padre
ne che in se stessa. E it respiro dell'amore. E «il dialogo con Colui celeste.
da cui sappiamo d'essere amati», come diceva Santa Teresa d'Avila. Quando iI cristiano recita il «Padre nostro», la sua preghiera ha
Qualsiasi religione comanda la preghiera, perche la creatura de- un doppio livello: in quello di superficie egli domanda a Dio tutto
w dare lode e ringraziamento al suo Creatore, e perche deve impe- cie che riesce a comprendere e a mettere dentro le parole the Gese
trare da Lui i beni di cui ha bisogno. gli ha insegnato (secondo la maturity, l'esperienza, la situazione, le
Ma la Legge cristiana non comanda pia di pregare: essa piutto- necessity di ciascuno), ma a livello profondo—e questa e l'aspetto
sto da all'uomo Pidentita di figlio, e la preghiera non e altro che «il pie importante—egli ripete quelle parole accettando, amando e
linguaggio del figlio», it «modo di parlare» di un bambino a suo chiedendo tutto it senso (tutta la profondita, tutta l'ampiezza) che
padre. Gesii intende.
La preghiera cristiana non e un tentativo spasmodic° di convin- In tal modo it cristiano e felice (= figlio) nella preghiera: sa con
cere Dio a darci cio che desideriamo; si fonda sulla certezza di esse- certezza di dire tutto cie che e necessario e di non dimenticare nul-
re esauditi, allo stesso modo che un figlio e certo di ottenere, dal la; sa the il Padre celeste e contento di lui ed e contento di ascolta-
Padre che lo ama, tutto do di cui ha veramente bisogno: re proprio quelle parole; sa di ottenere tutto do che davvero gli oc-
«Chiedete e vi sara dato, cercate e troverete, bussate e vi sara corre per crescere; sa di «accorclarsi» nella maniera giusta a tutte le
aperto; perche chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi altre preghiere the gli uomini rivolgono a Dio.
bussa viene aperto... Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai
vostri figli, quanto pie il Padre vostro che e nei cieli dara cose L'amore ai nemici (Leggi: Mt 5,44-45; Lc 6,27-28)
buone a coloro che gliele domandano» (Mt 7,7-11).
L'apostolo Paolo spieghera questa «certezza» col fatto che ogni «Amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano,
altro dono (di cui possiamo aver bisogno) e gia promesso e assicu- benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi mal-
rato nel dono immenso che il Padre ci ha fatto dandoci it suo stesso trattano» (Lc 6,27-28).
Figlio. («Se Dio ci ha donato suo Figlio come non ci darA ogni altra Anche se si tratta di un solo versetto del Vangelo, esso e consi-
cosa, insieme con Lui?», Rom 8,32). derato it vertice della «nuova Legge»: quel vertice che solo un Dio
Per questa i1 cristiano impara a pregare osservando Gese che si pub indicare, e solo un figlio di Dio pue raggiungere.
rivolge al Padre con totale abbandono, e impara da Lui che cosa sia Cie che importa capire e che non si tratta di «eroismo morale»,
conveniente domandare: come se si chiedesse ai cristiani di andare contro natura, o di supe-
«Un giorno Gesit si trovava in un luogo a pregare, e quando eb- rarla con uno sforzo titanico.
be finite) uno dei discepoli gli disse: 'Signore, insegna a pregare an- Al contrario, e l'amore che e naturale, ed e l'inimicizia a essere
che a noi...'. Ed egli disse loro: `Quando pregate Bite: "Padre no- contro natura.
La conversione che it Vangelo chiede riguarda it ristabilimento
stro the sei nei cieli..."'» (Lc 11,1-4).
della Verity: se Dio 6 Padre, il mondo non e fatto di nemici, ma di
Sappiamo che la prima cosa the Gesu insegno ai suoi discepoli
figli.
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I figli possono certo diventare nemici tra loro (come Caino e II cristiano non nega nulla, non vuole vincere nulla (nemmeno se
Abele), ma questo non 6 nella narura delle cose: questo e un miste- stesso), e non vuole nemmeno vendetta: prende tutto it suo far-
ro di iniquity, una lacerazione, una ferita inferta alla creazione di dello e lo porta umilmente davanti al «Padre che e nei cieli».
Dio. E se egli si mette in tale umile atteggiamento, it Padre celeste gli
partecipa infallibilmente un po' della sua infinita misericordia.
«Siate figli del Padre vostro celeste che fa sorgere it suo sole so-
pra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli
Rinnovare it matrimonio (Leggi: Mt 5,27.31-32; 19,1-9)
ingiusti».
La radice del problema va pasta proprio a livello naturale, a li-
Gesu che viene a rinnovare it mondo e le sue leggi, ricostruendo
vello creativo.
la famiglia di Dio Padre, non poteva dimenticare quel punto di
Chiamare Dio Padre ha come prima conseguenza che it mondo e
massima delicatezza in cui it mondo si mantiene aperto all'azione
la sua casa, la sua famiglia, ed essa contiene anzitutto figli, non
creatrice di Dio.
amici e nemici.
11 suo sguardo e pieno di misericordia quando si incontra con
Che i figli possano diventare nemici e it dramma davanti a cui e coloro che peccano contro I'originale disegno di Dio: radultera
posto anzitutto it Padre celeste: dal suo punto di vista, c'e un solo viene da Lui difesa e perdonata; alla samaritana egli svela la menzo-
problema: quello di ricostruire la fraternity dei suoi figli. gna e I' aridita dei suoi tanti falsi matrimoni; dalla pubblica pecca-
Per questo e venuto Gesu, figlio eterno di Dio e nostro fratello trice egli accetta una tenerezza purificatrice; alle prostitute apre la
primogenito: «per abbattere iI muro di inimicizia» (Ef 2,14-16), per possibility perfino di precedere i farisei nel Regno di Dio...
ricostruire runita della famiglia umana: un solo Padre, un solo Spi- Ma quando gli domandano «se e lecito a un uomo ripudiare la
rito, una sola fede, un solo battesimo, un solo corpo, un solo pane. propria moglie», allora it suo sguardo va «al principio», la dove
Ed Egli ha cominciato a realizzare cie dando per tutti la sua vi- possibile leggere it disegno buono e sapiente del Padre:
ta, e versando per tutti it suo sangue. «Al principio it Creatore Ii fece maschio e femmina e disse: `...i
«Padre, che tutti siano una cosa sola...», «Padre, perdona loro due saranno una sola came'. Cosi che non sono pia due, ma una
perche non sanno quello che farina...» (Lc 23,34): questo e rultima came sola. Quello dunque che Dio ha congiunto Nom° non lo se-
preghiera di Gesil e l'ultimo suo sguardo misericordioso sul mon- pari» (Mt 19,4-6).
do. E in questa originaria units che Dio ha nascosto i segreti della
II cristiano non e ingenuo circa le inimicizie che trova nel mon- sua creazione:
do: non le supera negandole, ne pretende di vincerle con la sua sola - che I'amore e it dono di se sono lo scopo di tutto cia che esiste
buona volonta. Se viene aggredito, non trae spontaneamente da se (anche di Dio);
una capacity di perdono, come non trae da se una spontanea capa- - the la came 6 custode della persona e del dono della persona;
city di accettare la Croce di Cristo. - the ogni essere umano esiste «per un aka» e «con un altro»;
Solo che egli non tratta col Nemico (al fondo di ogni inimicizia che ogni essere umano e destinato a venire at mondo «dal di
c'e sempre l'inimicizia di Satana che cerca di rovinare it Regno di dentro» di un altro essere umano.
Dio: ricorda la parabola della zizzania!), egli tratta col Padre celeste. Alla creazione risponde dunque perfettarnertte—in ogni tempo e
E it Padre ha soltanto figli: a lui it cristiano riconduce dunque in ogni luogo—la pro-creazione: esperienza in cui l'amore e I'u-
l'inimicizia del fratello, la sofferenza che it fratello gli infligge, e an- nione dell'uomo e della donna si tendon() ogni volta disponibili al
che it desiderio di giustizia che egli sente nel cuore. gesto creatore di Dio.

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La Rivelazione di Cristo
E non si pue mai «separare cio che Dio unisce» perche Dio non
3. Il «discorso del giudizio finale* (Leggi: Mt 25,31-46)
conosce la separazione, ma solo quella diversity che esiste affinche
l'unita sia celebrate e sempre pin approfondita.
La venuta del Figlio di Dio nella storia umana provoca inevita-
Tanta che nel nuovo mondo inaugurato da Cristo, e nella sua
bilmente un «giudizio»: esso dipende dall'atteggiamento che gli
«nuova legge», it matrimonio diviene Sacramento e la famiglia
uomini assumono nei Suoi riguardi.
«piccola Chiesa»: cioe modo di indicare e trasmettere la grazia
Quanta piu grande e it dono che it Padre ci fa, tanto pin decisivi
risanante che it Figlio di Dio ci ha meritato.
sono la nostra accoglienza oil nostro rifiuto.
E poiche it dono tende a renderci «figli nel Figlio», l'accoglien-
Il «discorso della nuova legge» fatto da Gesn ha in tal modo za ci rende man mano simili a Gest'', mentre it rifiuto provoca la no-
due conclusioni che vale la pena sottolineare. stra rovina, la nostra perdizione.
Accoglienza vuol dire «riconoscerLo davanti agli uomini»
La prima e nella richiesta che Gesil rivolge ai suoi discepoli di che significa: seguirlo, obbedirgli, imitarlo, amarlo); rifiuto vuol di-
essere «sale della terra e luce del mondo» (Mt 5,13-16). re «rinnegarlo davanti agli uomini» (il che significa dimenticarlo,
Erano espressioni che gli ebrei attribuivano all'antica «legge non tener conto della sua parola, vergognarsene, disprezzarlo, tra-
mosaica» destinata appunto a dare sapore all'esistenza e a illumina- dirlo).
re tutte le genti. Alla fine, quando giungeremo davanti a Dio Padre, tutto dipen-
Ora Gesa chiede ai suoi di svolgere nel mondo questo compito: dera dal fatto che Gesn possa essere fiero di noi, e possa presentar-
vivendo da figli di Dio (in Lui e con Lui) i cristiani diventeranno ci a Lui con gioia: «Chi mi riconoscera davanti agli uomini, anch'io
davvero «luce e sale della terra». lo riconoscere davanti al Padre mio che e nei deli; chi invece mi
Solo allora il Padre celeste sara davvero glorificato. rinneghera davanti agli uomini, anch'io lo rinneghero davanti al
Devon solo vigilare a non diventare scipiti, e a non «nascon- Padre mio che e nei deli» (Mt 10,32).
dersi sotto il moggio»: ed e questo il continuo esame di coscienza Non si trattera allora di una divina vendetta, ma di cia che noi
cui devono sottoporsi. stessi avremo deciso di essere.
Questo e facile da capire riguardo a color° che hanno incontra-
La seconda conclusione a una specie di parabola: si tratta in to Gesn e si sono decisi davanti a Lui: alcuni lo hanno amato ap-
fondo di costruire una casa. C'e l'uomo saggio che la fonda sulla passionatarnente, altri lo hanno rifiutato ostinatamente.
roccia, e c'e stolto che la edifica inutiltnente sulla sabbia. Ma che ne sara di tutti gli uomini che non lo avranno incontrato
Bisogna imparare a essere saggi (cfr. Mt 7,24-29). personalmente?
E i discepoli lo apprenderanno vedendo all'opera Gesn stesso. Gesn affronto questa questione proprio al termine della sua
E Lui che sta costruendo pazientemente la sua casa nel mon- predicazione, prima che avesse inizio la sua passione: e fu questa, in
do—la sua Chiesa--e lo fa preparandosi anzitutto la roccia su cui qualche modo, it suo testamento.
edificare: «E io dico a te: to sei Pietro, e su questa pietra (= roccia) io Racconte una specie di parabola nella quale descrisse come sara
edifichera la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno it giudizio finale di questi uomini che non lo hanno conosciuto: Lui
contro di essa» (Mt 16,18). sarebbe stato al centre, come un Re sul trono, e gli uomini sarebbe-
no stati divisi in due gruppi: alcuni a destra, altri a sinistra; gli uni
benedetti e gli altri maledetti; gli uni invitati a entrare nel Regno di
Dio, gli altri destinati «al fuoco eterno».
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Insistiamo ancora sul fatto che nessuno dei due gruppi, durante la - perche considera «i fratelli pin piccoli di Gesn» una categoria
vita, ha conosciuto Cristo. inesistente (sarebbe solo un modo di definite i bisognosi) eliminan-
Ma gli uni sono stati misericordiosi verso «i fratelli pin piccoli di do in un colpo solo cio a cui tutto it Vangelo tende («fare dei
Gesn» (anche se erano affamati, assetati, forestieri, ignudi, mala- discepolio);
ti, carcerati). Gli altri invece sono stati privi di misericordia verso «i perche non capisce it valore testamentario del bran: Gest"
fratelli pin piccoli di Gesiia», put vedendoli cost makidotti. prima di morire indica i suoi eredi, indica coloro che lo rappresen-
E Gesia alla fine considera come fatto a se quello the a stato fat- teranno nella storia.
to «ai suoi fratelli pin piccoli» (25, 40-45) Tuttavia si puo continuare ad accettare quella interpretazione
Il senso del racconto e chiaro. Alla fine della storia ci saranno tre generica, se si intende solo dilatare quanta pia possibile l'insegna-
gruppi di uomini: mento di Gesia: facendosi uomo egli «si a unito in qualche modo ad
«i fratelli di Gesu»; ogni uomo»; tutto cio che si fa all'uomo lo riguarda.
- poi quelli the li hanno accolti nonostante la loro apparenza Perch) possiamo ritenere sempre come fatto (o «non fatto») a
fosse misera e indigente; Lui tutto cio che viene fatto all'uomo: in prima luogo «ciO che vie-
- poi quelli the li hanno rifiutati e disprezzati. ne fatto ai suoi fratelli» e, per estensione, cio che viene fatto ad
I «fratelli di Gesil» saranno giudicati secondo che Gli avranno ogni altro uomo (poiche tutti sono destinati ad appartenergli). Ed
data gloria davanti agli uomini o si saranno vergognati di Lui. anche su questo tutti saremo evidentemente giudicati.
;11 Tutti gli altri saranno invece giudicati secondo che avranno o
no intravisto, in questi fratelli—anche se piccoli e disprezza-
ti—qualcosa del mistero di Cristo (qualcosa che li ha mossi o no a 4. I odiscorsi di addio» (Gv 13,31-17,26)
carita).
Il racconto dice in fondo quello the poi S. Paolo spieghera cosI: 11 nude() originario del Vangelo—come tutti sanno----6 costitui-
la Chiesa (cioe: la comunita dei discepoli di Gesn) e «corpo di Cri- to dalrannuncio della Resurrezione di Cristo (fu questo iI prima
sto»; prolunga nel tempo e nello spazio l'urnanita di Cristo; Cristo miracolo che i discepoli gridarono al mondo), seguito subito dopo dal
ama la sua Chiesa come se stesso; e tutto quello che gli uomini fan- lunghissimo racconto della Passione.
no a favore o contra la Chiesa e fatto a Cristo. Solo in un second() tempo si aggiunsero i racconti riguardanti la
Percio a nella Chiesa che accade ogni giorno it giudizio del vita pubblica di Gesn, e poi quelli riguardanti la sua infanzia.
mondo. Non 6 the si voile cominciare dalla fine (come si fa a volte in
L'interpretazione pin usuale di Mt 25,31-46 dice invece che it certe biografie, per destare l'interesse verso it personaggio di cui si
giudizio finale dipendera semplicemente dalle «opere di misericor- parla), ma si voile proclamare subito con solennita it cuore del mes-
dia»: chi le ha esercitate in questo mondo ha riconosciuto Cristo saggio cristiano: it Figlio di Dio ha dato per not la sua vita.
nei poveri e nei bisognosi anche senza saperlo, chi non le ha eserci- Meglio: it Figlio di Dio ci ha dato la sua stessa Vita, e not ora vi-
tate lo ha rinnegato anche senza saperlo. viarno per Lui e in Lui.
Questa interpretazione a falsa per tre motivi: I racconti di passione—che tra poco mediteremo—sono perch')
- perche rende la persona di Cristo (Lui in persona, e l'amore a tutti impregnati di «con-passione»: invitano i fedeli a prendere par-
Lui dovuto) irrilevante nella storia: fa diventare Gesn una specie di te al dolore redentivo del Figlio di Dio.
«sirnbolo dei poveri»; L'evangelista Giovanni, perk ha premesso alla sua narrazione

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un lunghissimo «discorso di addio», descrivendoci la sera del «gio- Gesii rivela, prima di morire, come il legame che lo unisce al
vedl santo», come il momenta della piit aka e pin intima rivelazione Padre non sia in realta un sentimento, ma sia una Persona: e «lo
dell'amore che Gesii provava per i suoi discepoli. Spirito Santo»; e un «Consolatore» che offrira continua assistenza; e
Senza nulla togliere alla tragica durezza della Passione e allo una «Presenza intima» che abitera nell'anima dei discepoli; e un
sconcerto dei discepoli, egli impregno it suo racconto—in quell'ul- «Maestro interiore» che li aiutera a ricordare e approfondire I'inse-
tima sera della vita di Cristo—di messaggi che vanno gia oltre l'a- gnamento del Cristo (14,15-18.26).
bisso della morte in Croce: messaggi che si proiettano non solo ver- L'amore personale (o «Spirito Santo») che unisce Gesa al Pa-
so la Resurrezione, ma anche verso la vita futura della Chiesa, sino dre si estendera cost anche ai discepoli, al punto tale che ognuno
alla fine dei tempi. diverra come una dimora vivente del Padre, del Figlio e dello Spiri-
Sono quattro capitoli di grande bellezza e profondissima pace. to (14,22-24).
Anche not li meditiamo prima di affrontare it racconto dei «fatti Nella corso della storia questa intima ineffabile presenza delle
decisivi» della vita di Cristo. Tre Persone divine nel cuore dei discepoli trasparira soprattutto da
CI due segni:
Verso la casa del Padre (Leggi: Gv 13,3 1-14,3 1) - dal fatto che essi osserveranno it «nuovo comandamento» di
amarsi come Gesu li ha amati (e dunque: di amarsi fino alla morte,
Gesii spiega ai discepoli che la sua imminente passione non 6 senza temere di perdere la propria vita) (13,34-35; 14,2 1),
sconfitta ne fallimento; al contrario: sara la glorificazione dell'amo- e dal fatto che essi godranno di una pace unica al mondo,
re (15,31-32). quella che solo Cristo puo dare («la mia pace, non come quella che
Ma comprendere cio non e facile per loro, petal° Gesir 1i tratta da it rnondo...») (14,27).
con una tenerezza inusitata: «Figlioletti tniei—dice—sono con voi Tutto cio che e ancora oscuro—e the di oscuro accadra durante
ancora per poco» (13,33), e cerca di introdurli nel dramma d'amo- l'imminente Via Crucis—non riuscira a distruggere la pace dei di-
re che sta per compiersi. scepoli, perche e celebrazione—nel gran teatro del mondo—di un
Spiega the it cammino che Egli sta per intraprendere, anche se mistero d'amore divino: «bisogna che it mondo sappia che io amo il
doloroso, lo condurra in realta verso «la casa del Padre»: la egli Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato».
preparers un posto anche per i discepoli. Poi ritomera a prenderli
con se (vv. 14,1-4). Rimanere in Gesa (Leggi: Gv 15,127)
Non e un cammino strano e inimmaginabile, perche Egli stesso,
nella sua mata persona, e ormai divenuto Via, Verita e Vita Prima di morire Gesu racconta allora la sua ultima parabola:
dei suoi discepoli (14,5-6). quella della vigna di Dio, in cui tutta la coltivazione e la fruttuosita
E soprattutto Egli e immagine vivente di quel Padre dal quale e dipendono dalla cura con cui it vignaiolo pota la vite. E ne da subi-
verso il quale tutto it cammino si snoda (14,7-11). to la spiegazione:
L'unico problema e I'amore obbediente che i discepoli devono «Io sono la vite, e il Padre mia e it vignaiolo» (15,1); i discepoli
custodire verso it loro Maestro; anzi, la loro intimita con Cristo di- sono evidentemente «i tralci», ed e ovvio the i tralci, per portar
verra sempre piu forte nel tempo, perche Egli ha intenzione di do- frutto, devono restare attaccati alla vite.
mandare al Padre di inviare loro «lo Spirito di verita che it mondo Non 6 una questione ascetica o morale. E una necessita ontolo-
non conosce». gica.
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It tralcio non pub nemmeno concepirsi separato dal tronco del-
la vite, ne puo sperare alcun frutto se non resta attaccato ad esso: una Gesft e i suoi: tutto dipende, ormai e per sempre, da una reciproca
question di linfa vitale. immanenza: Gesft deve restare nei discepoli, i discepoli devono re-
Strappato dalla vite it tralcio «viene gettato via e si secca, poi lo stare in Gesft, e tutti assieme devono restare nell'abbraccio trinita-
raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano» (15,6). rio.
«Senza di me voi non potete far nulla», spiega Gesft con una
«Camminare con lo Spirito Santo» (Leggi: Gv 16,1-33)
formula assoluta che non ammette eccezione alcuna: do significa
che i discepoli non hanno spazio («dimora»), ne storia, ne scopo, ne
Durante la passione, i discepoli vedranno it lora Maestro sotto-
identity al di fuori dal legame col loro Maestro.
posto a giudizio e condanna.
Dette da u.no che «sta per andarsene»--che «sta per mori-
In realty e it mondo che sta per essere giudicato in tutta la sua
re»—sono parole senza senso, se non e un Dio a pronunciarle.
malvagita.
«Rimanete in me» (Gv 15,7), «rimanete nel mio amore» (Gv
E questo a un paradosso che si perpetuera nella storia: alla pas-
15,9): non e Lui che si allontana (anche se si avvia coscientemente sione di Gesft seguira inevitabilmente anche la passione dei discepo-
verso la morte), sono i discepoli che non devono andarsene. li (vv. 1-4), ma lo Spirito Santo terra sempre in evidenza questo giu-
Amandosi l'un l'altro, in Sua memoria, i discepoli creeranno dizio divan°, e non perrnettera mai che it mondo si convinca d'aver
l'ambiente adatto dove restare ancorati all'amore del loro Maestro; riportato vittoria.
obbedendo ally Sua parola, si manterranno legati a Lui. I discepoli saranno aiutati a comprendere «la verita tutta inte-
CiO non vorra dire essere tolti dal mondo o poter dimenticare la ra», perche to Spirito agira manifestando loro, con chiarezza sem-
necessity della passione che sta per accadere e continuera ad acca- pre maggiore, it mistero di Gesft: la loro vita sara tutto un inoltrarsi
dere nella storia. nelle profondita di Cristo e un comprendere sempre meglio it dise-
II mondo non accetta cosi facilmente che qualcuno sfugga al gno del Padre.
suo dominio o dichiari un'altra e irriducibile appartenenza: L'esperienza dei discepoli nel mondo—nell'attesa del ritorno di
«Se voi apparteneste al mondo, il mondo amerebbe cio the 6' Cristo—avra allora una particolare caratteristica: dovendo annun-
suo. Ma voi non appartenete al mondo—poiche io vi ho scelti dal ciare it mistero della «rnorte di Gesft» («completando la passione di
mondo—per questo it mondo vi odia» (Gv 15,19). Lui, nella propria stessa came») la vita sernbrera a volte faticosa e
I discepoli dunque resteranno nel mondo, destinati a un inevi- dolorosa, tanto pin che it mondo offrira invece l'ideale di un facile
tabile rigetto, ma mai manchera loro it sostegno dello Spirito Con- godimento.
solatore. Ma sara come quando una donna deve partorire: sa di andare
Non dovranno mai dimenticare it privilegio della sublime voca- incontro alla sofferenza, ma attende ancor pin la gioia della nascita
zione loro accordata: «voi siete stati con me, fin dal principio» (vv. 20-21).
(15,27). Questa deve essere la loro quotidiana certezza: che viene al
Nel dare testimonianza, dovranno sempre ricercare, solo nella mondo «1111 uomo nuovo», e che la loro gioia e custodita da Cristo
esperienza fatta con Lui, tutte le risposte necessarie. stesso, e dipende dal rapporto con Lui.
Da quando lo hanno incontrato per la prima volta («e rimasero Tutta la vicenda umana e contenuta dentro un flusso d'amore
con Lui tutto quel giorno», Gv 1,39), «rimanere» e il verso privile- che nasce dal Padre celeste e a Lui ritorna: «To», dice Gesft, «sono
giato che racconta e difende it nesso vitale che si e instaurato tra uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo it
mondo e torno al Padre» (v. 28).
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Viaggio nel Vangelo

Sara lasciandosi trasportare da questo flusso--assieme a tutta la


storia—che it discepolo avra la certezza di essere amato, e capira Capitolo settimo
che tutto (anche la sofferenza e la persecuzione) concorte al trionfo IL DONO TOTALE DI CRISTO
di questo Amore (v. 27). sono venuto affinche abbiano la vita e l'abbiano
in abbondanza» (Gv 10,10)
«La preghiera di Gesa» (Leggi: Gv 17,1-26)

It testamento che Gesa lascia prima di morire a una preghiera the


Egli fa al Padre per noi.
Non parliamo pia genericamente dei discepoli, ma di noi, per-
che veniamo esplicitamente ricordati:
«Padre», dice, «non prego solo per questi, ma anche per quell
che per la loro parola crederanno in me» (v. 20).
Dane sue parole noi comprendiamo d'essere oggetto di un eter-
1. <Jo sono»
no scambio d'amore: noi eravamo del Padre e il Padre ci ha affidati al
Figlio suo Gesa.
11 modo con cui Gesa parlava di se stesso ai discepoli era via via
II Figlio e venuto dunque a prenderci, a manifestarci it volto e le
preoccupazioni del Padre celeste: ci ha comunicato le sue parole, ci diventato sempre pia esigente e totalizzante.
ha coinvolto nella sua obbedienza, e ora—prima di morire--ci Le formulazioni erano ormai divenute «assolute», e tuttavia es-
restituisce al Padre. se non sembravano strane, perche Gesa le ancorava sempre a di-
mostrazioni evidenti.
Percio, anche se restiamo nel mondo, e sembra che il Figlio ci
venga tolto, noi siamo sempre custoditi. Ora sappiamo quanto sia Moltiplicava i pani e diceva: «io sono il pane della vita* (Gv
indissolubile Pabbraccio che ci tiene stretti. 6,35.48), «io sono il pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6,41.51).
Gesa per() prega affinche noi sappiamo riprodurre nel mondo, tra Guariva un uomo cieco fin dalla nascita e diceva: «io sono la lu-
noi discepoli, quel celeste mistero di unita in cui siamo stati ce del mondo» (Gv 8,12).
coinvolti. Raccontava la parabola del gregge ben custodito e concludeva:
«Padre, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perche «io sono it Buon Pastore» (Gv 10,14); anzi diceva anche d'essere
siano una cosa sofa come noi* (v. 11). «Punica porta» per cui si poteva entrare nell'ovile e salvarsi o uscire
verso i pascoli desiderati.
Dobbiamo essere uniti tra noi come il Padre e il Figlio lo sono
Risuscitava l'amico Lazzaro e affermava: «io sono la Resurre-
tra loro: in tat modo potremo anche essere inviati al mondo, come
zione e la Vita. Chi crede in me, anche se muore, vivra* (Gv
lo e stato Cristo, segnati e autenticati dal sigillo della divine. unita.
«Come noi, una cosa sola. Io in loro e to in me, perche siano 11,24).
perfetti nella unita e it mondo creda che Tu mi hai mandato e li hai Paragonava it Padre celeste a un esperto vignaiolo e spiegava:
amati come hai amato me» (v. 23). «io sono la vera vite... Senza di me non potete far nulls.» (Gv
Cosl Gesa ci ha preparati per la missione. Ora la Passione puo 15,1.5).
cominciare. Annunciava la sua morte vicina, e concludeva: «io sono la Via, la
Verita e la Vita» (Gv 14,16).
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Viaggio nel Vangelo
II dono totale di Cristo
Parlava sempre pie esplicitamente di una sua identita segreta e
celeste: «io sono di lasso... Io non sono di questo mondo» (Gv Gese e tutta polarizzata verso un'«ora» decisiva, che dara senso a
8,23). tutto. Sara contemporaneamente
Non accettava nemmeno d'essere limitato—come gli altri uomi- - l'«ora>> della passione e l'«ora» della glorificazione,
ni—dall'eta e dal tempo: «Prima che Abramo fosse, lo Sono» (Gv - l'«ora» della umiliazione e quella della esaltazione,
9,58). - l'«ora>> delle tenebre e del tradimento, e quella in cui Gese si
Ormai tutti capivano dove Egli voleva arrivare. Tanta the i giu- abbandonera totalmente alla volonta del Padre.
dei lo accusavano chiaramente di bestemmia: «Tu che sei un uomo, Nell'ultima notte della sua vita, Gese preghera appunto cost:
vuoi farti Dioi» (Gv 10,33). «Ora l'anima mia e turbata. E the dire: 'Padre salvami da que-
E difatti Egli sara condannato ufficialmente proprio per questo: st'ora?' Ma e per questo che sono giunto a quest'ora. Padre glorifi-
«Noi abbiamo una Legge, e secondo questa Legge deve morire, ca it tuo Nome» (Gv 12,27-28).
perche si e fatto Figlio di Dio» (Gv 19,7). L'evangelista approfitta perfino di un gioco di parole: lo stesso
Non era in questione solo quel suo modo particolarissimo di termine «innalza.mento>> (in greco: «huposis») viene usato material-
chiamare Dio «papa» («abba»), con inaudita ed eccessiva confiden- mente nel senso di «innalzare» Gese sulla Croce (descrivendo qua-
za. si «fisicamente» la pena a cui Egli viene sottoposto) e spiritualmen-
A questo si poteva ancora trovare una qualche spiegazione te nel senso di «collocarlo in alto», come su un trono di gloria.
«spirituale>>, «siutnbolicar>, anche se era intollerabile quel suo met- Uno e l'atto compiuto dai persecutori, l'altro e l'atto voluto dal
tersi quasi sullo stesso piano della Divinita. Padre: proprio nella paradossale coincidenza dei due momenti si
11 fatto era che Gese mirava direttamente alla sostanza stessa di rivela tutta la gloria di Dio, viene definitivamente «glorificato»
Dio, ad appropriarsi del «Nome», talmente sacro da essere impro- Nome di Dio.
nunziabile: «Io Sono», il Nome rivelato a Mose, mentre ardeva it Perche? Perche giunge a compimento e a perfezione la suprema
roveto. rivelazione dell'Amore.
Egli infatti lo fece esplicitamente, applicandoselo un giorno in Si rivela infatti che la natura di Dio e Amore: e dunque tutto cie
maniera assoluta: «Se non crederete che Jo Sono morirete tutti nei che lo riguarda deve essere ricompreso.
vostri peccati» (Gv 8,24). Se si vuole ancora parlare della onnipotenza di Dio (e di tutti gli
E precise anche it momento in cui questa «fede» sarebbe stata altri suoi attributi divini) bisognera, da «ora>> in poi, parlare sem-
loro chiesta in maniera ultimativa: «Quando avrete innalzato it Fi- pre e solo di «onnipotenza d'Amore»: e l'Amore che non teme l'ab-
glio dell'uomo, allora saprete the Jo sono» (Gv 8,28. Cfr. anche bassamento (se si tratta di raggiungere la persona amata); e l'A.mo-
13,19). re the non teme la sofferenza (se si tratta di addossarsi i pesi della
Proprio questa determinazione ci aiuta a capire la sconvolgente persona amata); e l'Amore che non teme la morte (se si tratta di ga-
novita annunciata da Cristo: rantire la vita della persona amata).
da un lato, Egli esige per se it Nome stesso di Dio, Nella vicenda di Gese, dunque, il Nome di Dio viene veramente
- dall'altro lato, Egli spiega che it suo diritto a un tale Nome spiegato e glorificato come Amore, e in tal modo viene anche deli-
glorioso cliventera manifesto proprio nel momento della sua massi- neate il volto delle Tre Persone divine:
ma umiliazione: quando gli uomi' ni lo configgeranno a una Croce. - «Amore che ama», fino a donare cio che ha di pie taro, e it
Nel Vangelo di Giovanni, questo e it tema centrale: la vita di Padre celeste;
- «Amore amato», fino a lasciarsi totaltnente donare senza
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Viaggio nel Vangelo
11 dono totale di Cristo
paura di perdersi, e it Figlio che si incarna e da la sua vita per
noi; Per documentare questo, Gesii condusse quel giorno sul Tabor i
- «Amore che unisce», fino a tenere stretti assieme in ogni tre discepoli prediletti. Ed ecco che tutto—in Lui e attorno a Lui
eventuality Padre e Figlio (e le loro creature), e lo Spirito —divento in un attimo trasparente alla Gloria e al Disegno del Padre
Santo. celeste.
Per questo l'Evangelista Giovanni fa iniziare it racconto della Non solo it volto del Maestro «brilla come il sole», ma perfino le
Passione di Gest con queste due annotazioni: vesti diventano «candide come la luce».
Avverte che e ormai giunta Nora» dell'amore totale: «Prima E i due testimoni della Antica Scrittura (Mose per la Legge, ed.
della festa di Pasqua, Gesa, sapendo che era giunta la sua ora di Eliayer i Profett) vengono accanto a Gesii.
passare dal mondo al Padre, dopo aver amato i suoi discepoli che E come se tutto (Creazione e Storia) venisse improvvisamente
erano nel mondo, li voile amare fino a che tutto fosse compluto» (Gv chiamato a riconoscere Cristo e la sua centrality.
13,1); Come ha gia facto all'inizio della missione di Gesil (al tempo del
- Fa capire che proprio it Nome di Dio sta per rivelarsi tra i pa- Battesimo), il Padre avverte nuovamente it mondo che si tratta del
timenti di suo Figlio: «Giuda, preso un distaccamento di soldati... «suo Figlio prediletto», e di nuovo Egli chiede insistentetnente agli
si reco la con lanterne, torte, armi. Gesa allora, sapendo tutto uomini tutti di «ascoltarlo».
quello che doveva accadere, si fete innanzi e disse loro: 'Chi cerca- Ma ora, giunto it moment() della Passione, questa «parola» e an-
te?'. Risposero: `Gesii iI Nazarene. Disse loro 'Io sono!'. die un giudizio anticipato sul terribile dramma che sta per accadere.
Appena disse: 'Io sono', indietreggiarono e caddero a terra» (Gv Tra poco infatti i «peccatori» sfigureranno» it Figlio, rendendo-
18, 3-6). lo--come aveva predetto Isaia—«disprezzato e reietto dagli uomini /
Da questo momento in poi sara Gesii a «cadere a terra» sotto il uomo dei dolori che ben conosce i1 padre / come uno davanti al
peso della croce, ma per nostro amore.
quale ci si copre la faccia... e noi lo giudicavamo castigato / percos-
.4 •
so da Dio e umiliato» (53,3-4).
Ma ancora di pia l'Amore irraggera: anche se Egli indossera
2. Il Trasfigurato (Leggi: Mt 17,1-8)
soltanto o la veste bianca che Erode gli da per dileggio, o lo strac-
cio rosso «regale» con cui lo scherniscono i soldati, oppure resters in
Questa misteriosa coincidenza di umiliazione e di gloria, Gesir la tutta la sua povera e umiliante nudity di Crocifisso
voile preannunciare ad alcuni discepoli, dando loro la grazia di
E ancor pia la voce del Padre si fara percepibile al mondo, an-
vederlo trasfigurato.
che se Egli sembrera non rispondere nemmeno al grido del Figlio
«Saliamo sul Tabor con Lui: Gesa e maturo»--ha scritto poeti-
morente, proprio perdie sulfa Croce it Figlio diventa Egli stesso la
camente, ma con rara profonclita, P. Claudel.
Parola definitiva di perdono che it Padre dice al mondo.
L'espressione significa che, nella Trasfigurazione, il Maestro ha
voluto mostrare ai discepoli che egli non giungeva ally sua passione
e alla sua morte come una vittima rassegnata e stanca, che lasciava
ormai accadere l'inevitabile. 3. Eucaristia (Leggi: Mt 26,26-28; Mc 14,22-24;
Lc 22,19-20; 1 Cor 11,23-25)
Egli vi giungeva invece con piena «maturita», con libera deci-
sione («Nessuno mi toglie la vita, io la offro da me stesso», Gv
10,18) e totale coscienza di Se. 11 testo pia antico a riguardo dell'Eucaristia, si trova nella Pri-
ma Lettera di S. Paolo ai Corinzi (testo che risale probabilmente
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Viaggio nel Vangelo II dono totale di Cristo

agli anni 40-50 d.C.) nella quale l'Apostolo ne parla come di una b e per una alleanza, che consiste lettetalmente nella fisica co-
tradizione gia ben consolidata: munione col suo corpo e col suo sangue divenuti cibo («prendete e
«Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho tra- mangiate... bevete...»);
smesso: il Signore Gesil, nella notte in cui venne tradito, prese del c per un gesto sacrificale: e una presa di coscienza che it cor-
pane e dopo aver reso grazie lo spezza e disse: 'Quest° e i1 mio cor- po deve essere offerto alla morte e it sangue dev'essere sparso, co-
po che e per voi: fate questo in memoria di me'. Allo stesso modo, me espiazione «a vantaggio degli uomini tutti»: «per voi»;
dopo aver cenato, prese anche i1 calice dicendo: 'Quest° calice e la d - ha una intenzionalita universale: quel che accade e per molti
nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne beveL (cioe, per tutti): distribuzione di Uno a tutti, e quindi aggregazione di
te, in memoria di me'». tutti a Uno. In questo senso deve essere «annunciazione perma-
nente della sua morte»;
Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di que-
e - e un fatto permanente: affidato alla «memoria» viva e fattiva
sto calice voi annunziate la morte del Signore finche egli venga.
dei discepoli come un gesto che deve essere ripetuto continuamen-
Percio chiunque in modo indegno mangia di questo pane o beve it
te. Memoria che tuttavia si riferisce direttamente alla persona di
calice del Signore sara reo del corpo e del sangue del Signore. Cia-
Cristo («in memoria di Me»);
scuno pertanto esami' ni se stesso e poi mangi di questo pane e beva
f - e un gesto sacramentale: utilizza gli elementi del pane e del
di questo calice. Perche chiunque mangia e beve senza riconoscere
vino, di cui Cristo intende appropriarsi, in modo tale che i discepo-
it Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor
li siano rimandati a Lui e abbiano a che fare con la sua «identita», sia
11,23-28).
pure sotto il velo del segno.
A questo testo corrispondono perfettamente sia i tre racconti Ma, detto questo, ci siamo solo accostati al miracolo eucaristi-
degli Evangelisti Sinottici, sia it lungo discorso eucaristico di Gv 6, co. Ora dobbiamo cercare di penetrare nella sua «logica divina».
che abbiamo gia meditato. Nella passione, a Gesii e chiesto di abbandonarsi nelle mani dei
Da tutti i bran risulta chiaramente che: suoi persecutori.
1- Si tratta di un intervento di Gesir nella sera in cui Egli venne it Padre che glielo chiede, perche solo cost l'Amore puo ma-
«tradito», dato via, abbandonato, rinnegato. Ed e un intervento nifestare la sua onnipotenza.
«desiderato ardentemente» (Lc 23,14). C'e in questo «abbandono» l'apparenza della passivita , del «la-
2 - Si tratta di un intervento di Gesil che precede immediata- sciare accadere», del «subire». Ma in realta l'Amore, anche quando
mente it tradimento altrui, non per fermarlo ma per dargli significa- lascia che si disponga di se, a sommamente libero e attivo.
to. Per questo, alla sera del Giovedl Santo—quando tutto doveva
3 - Si tratta di un intervento con cui Gest' intende dare se stesso in ancora accadere--Gesa decise di anticipare misteriosamente che
una libera anticipazione di 66 che sta per essergli strappato (= it dono vuol dire: «al livello pin profondo della realta») la propria passione e
della propria vita). la propria morte.
4 - questo «darsi via» o «distribuirsi» spontaneamente, prima Decise di donare liberamente quella vita che volevano strap-
d'esser «tradito» da altri: pargli a forza.
1! a - e totale: it corpo indica infatti la persona in quanto incarna- Decise di offrire personalmente quel sacrificio che altri tra-
ta, conoscibile, esperimentabile, incontrabile; e it sangue indica la mavano di compiere.
persona in quanto viva, in quanto sta per offrire («versare») la sua Decise di far consumare come cibo cio che i suoi persecutori
vita (quindi: nell'atto del suo morire); pretendevano di distruggere.

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Viaggio nel Vangelo


lI dono totale di Cristo
E necessario capire con la maggiore profondita possibile la sa-
pienza infinita di un tale gesto. – a quella «fame di pane celeste» (Gv 6) e «sete di acqua viva»
Da parte degli uomini c'e it mistero della loro fame e sete: da (Gv 4 e 7) che Egli promise di voler saziare,
quando vengono al mondo, le creature umane hanno fame e sete di - fino al gesto definitivo di Gesu di tramutarsi in pane, decisio-
tutto, tanto che cominciano a vivere nutrite da un altro essere uma- ne che Egli attuo appunto prima di morire.
no (la madre) che si fa cibo e bevanda per il figlio che porta in In quell'ultima sera della sua vita, Gesa yolk dunque chiudere
grembo. it cerchio di tutte le attese umane (e di tutti i significati) e di tutti
Ill bambino e fame e sete di tutta la madre e—attraverso di lei doni di Dio, nella maniera pia semplice, fantasiosa e miracolosa
—e fame e sete di tutto it mondo. assieme.
lI livello pia fisico ed elementare di questa fame e di questa sete Decise che un po' di pane e un po' di vino si transustanziassero
sara sempre presente nell'esistenza di ciascuno, con un realismo nel suo corpo e nel suo sangue: «corpo sacrificato» e «sangue yen-
che non si lascera mai stravolgere. sato», per indicare--anche nel gesto della distribuzione del pane e del
Ma altrettanto realistiche saranno sempre anche la fame e la se- vino—la situazione sacrificale che egli stava per accettare.
te dell'anima e dello spirito: fame e sete di amore, di verita, di bon- Quel pane e quel vino venivano cosi a sostituire l'agnello pa-
ta, di bellezza, di felicita, di giustizia, di units. squale dell'Antico Patto, e a concretizzare tutti i suoi simbolismi:
Non sono simboli poetici, ma sono tentativi di dire che: - di innocenza, di sacrificio (ricorda che Gesa morira proprio
- la fame dello spirito ha la stessa logica di quella del corpo; nell'ora in cui al Tempio l'agnello pasquale viene sacrificato),
- la fame dello spirito a sempre in simbiosi con quella del cor- - di «Esodo» e di salvezza (ricorda che it rito dell'agnello annun-
po; ciO la liberazione del popolo eletto dalla schiavita d'Egitto).
- tanto the la fame insaziata dello spirito pith fare deperire it «Prendete e mangiate—disse Gest'. ai Dodici—questo e i1 mio
corpo, e la fame insaziata del corpo pub fare deperire lo spi- Corpo dato per voi»; qquesto calice e la nuova alleanza nel mio
rito (leggi: Dt 8,13 e Amos 8,11). sangue, che viene versato per voi» (Lc 22,19-20).
E tale stretta simbiosi si documenta non solo nel corpo e nello In tal modo, inventando l'Eucaristia, Gesir conclude fattivamen-
spirito degli individui, ma anche nella esistenza dei popoli e delle te molteplici promesse da Lui fatte ai discepoli, e risolve molteplici
societa. apparenti contraddizioni insite nella sua vicenda:
segreto dell'esistenza umana non consiste solo nel vivere, ma supera le limitazioni del tempo e dello spazio (barriere inevi-
nel sapere cio per cui si vive. Senza un concetto sicuro di cia per tabili per ogni vero uomo) e si fa contemporanearnanche con la
cui vive, l'uomo non accettera di vivere e preferira sopprimersi sua umanita—ad ogni credente, in ogni luogo e in ogni
piuttosto che restate sulla terra, anche se attorno a lui non ci fosse- tempo (cia che e degno di un veto Dio);
ro che pani» (Dostoevskji). - offre a tutti i discepoli uno spazio reale nel mistero della sua
A voler seguire it realistico percorso di tutta la fame e sete uma- Incarnazione: attraverso l'Eucaristia, Egli si va incarnando
ne, si giunge dunque con assoluta evidenza e urgenza: realisticamente in tutti: li lega tutti alla sua vera e santa Uma-
- a quella «fame e sete di Dio» di cui parlarono ripetutamente nita;
Profeti e gli Oranti di Israele, - unifica tutti i discepoli «in un solo Corpo», e da una base di
- a quella «fame e sete di giustizia» di cui patio Gesa nel di- assoluto realismo fisico e spirituale alla unity della sua Chiesa
scorsodella montagna (cfr. Mt 5), (che nascera dal suo fianco aperto, come una «nuova Eva» da
un «nuovo Adamo». Cfr. it simbolismo di Gv 19,34);
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Viaggio nel Vangelo
II dono totale di Cristo
- fa si che la sua morte (inflitta dagli uomini come una condan-
o Agnello di Dio! mangiar ti vuole;
na) diventi un «banchetto celeste e nuziale» a cui it Padre in-
vuol di tue carpi il gusto assaporare,
vita Purnanita;
mangiarti it cuore, si che la sua polpa
- fa si che i «i nostri peccati» siano assieme causa ingiusta della
come manna celeste si disciolga,
morte di Cristo, e peso che Egli liberamente si addossa per
sull'ardor della secca lingua nostra.
«toglierlor> a noi. Egli diviene davvero «PAgnello che toglie
No: non godere in Te, ma farti nostro,
peccati del mondo», espressione in cui it verbo «togliere» si-
came di nostra came, e i tuoi dolori
gnifica congiuntamente: «assurnere su di se» e «levare di
soffrire, per vivere cosi morte di vita.
mezzo»;
E aprendo le tue braccia, come in atto
- fa coesistere assieme la solitudine e l'abbandono in cui Egli
di abbandono amoroso, ci ripeti:
viene lasciato dagli uomini (e perfino it tradimento)—e ciO e
mangiate, prendete: questo e it mio corpo!'
necessario perche la Passione consiste proprio nel Suo essere
Came di Dio, Verbo incarnato, incarna
reietto da tutti—con la piir profonda «cornunione» (i disce-
la nostra divina di Te fame carnale!».
poli che fuggono e tradiscono, perfino Giuda, hanno infatti
(Unamuno, Il Cristo di Velcisquez).
appena ricevuto «la prima comunione» della storia!);
- fa coincidere l'atto del distruggere (che compiamo noi, ucci-
Che cosa compresero allora i discepoli di tanto mistero?
dendolo) con l'atto del far vivere (che compie Lui, dandosi
Indubbiamente percepirono almeno l'invito a restar legati a
anticipatamente in cibo).
Lui: un invito pera non rivolto alla loro forza d'animo, ma consi-
Si tratta letteralmente di una consumazione: Gesii utilizzainfi-
stente in una sua offerta, come promessa che Egli li avrebbe tenuti
nitamente quel «rniracolo» che in natura accade proprio e solo nel-
legati a se nonostante tutto.
la trasmutazione del cibo, it quale «fa vivere» proprio nel momento
E inoltre dovettero almeno intuire che questo invito-promessa
in cui viene «consumato».
era dotato di una certa sostanzialita: si trattava di «corpo» e di
Ecco come il poeta spagnolo Unamuno—che pure non riusci a
osangue», termini intesi nella loro semitica pregnanza.
raggiungere la pienezza di una fede cristiana esplicita—intul la bel-
Rispetto a tutti i riti cui i discepoli erano abituati (memoriale
lezza totale e onnicomprensiva e la centrality cosmica del mister()
della Pasqua) cie che si imponeva loro con evidenza era la quality
eucaristico:
sostitutiva del gesto di Gesii che intendeva divenire--Lui personal-
mente—oggetto stabile della loro memoria anche cultuale (ofate
«Amor di to ci brucia, bianco corpo;
questo in memoria di me»).
amor che 6 fame, amore delle viscere;
Anche se in maniera ancora confusa, i discepoli compresero
fame della Parola creatrice
percio che it Maestro offriva loro una «comunione» dentro la trage-
fattasi came; fiero amore di vita
dia che si stava prep arando, anche se ancora non pienamente av-
che non si sazia con abbracci o baci,
vertita.
ne con vincolo alcuno coniugale.
In ogni caso era evidente che il Maestro intendeva strappare al-
Solo mangiarTi l'ansia spegne
Poccasionalita Pavvenimento del suo «dare la vita», in modo che it
pan di immortalita, came divina.
semplice «subire» veniva anticipato ed espresso come libera deci-
iI nostro amor viscerale, amor che e fame,
sione e libeto dono: «per questo il Padre mi ama perche io offro la
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Viaggio nel Vangelo 11 dono totale di Cristo

mia vita per riprenderla di nuovo. Nessuno me la strappa, ma la of- dallo stile ne dalla intenzione con cui i testi sono stati scritti. In
fro da me stesso perche ho ii potere di offrirla e it potere di ripren- questo senso si pile dire che essi sono gii ecclesiali, all'origine.
derla nuovamente» (Gv 10,17). Se tutto it Nuovo Testamento e it racconto di un amore avvenu-
to e scambiato tra Cristo e i discepoli, questo amore intride anche le
pagine pin sofferte, anche quelle in cui e raccontata la morte di Lui e
4. Il racconto della Passione la fuga e it tradimento dei suoi.
E strano come a volte gli interpreti, preoccupati di decidere it
Dope la Resurrezione di Gesii, d si sarebbe potuto aspettare sense della morte di Cristo, si dibattano tra molteplici spiegazioni e
che i discepoli tentassero di dimenticare in fretta lo strazio della ipotesi, trascurando quel «per noi» (formula che diventera poi gia nel
Passione del loro Maestro—nella Auak, oltretutto, it loro ruolo era Nuovo Testamento tecnica e pregnante) che gli stessi racconti fanno
stato cosi penoso e deludente—per 'dedicarsi con foga all'annuncio percepire proprio come china esistenziale.
del grande Miracolo di cui erano ormai Testimoni.
Accadde invece proprio it contrario: it nucleo originario degli Gli amici di Betania. Altheno tre evangelisti (Mc 14,39; Mt
attuali Vangeli sembra sia stato proprio un lunghissimo racconto di 26,6-13; Gv 12,1-8) introducono volutamente la narrazione degli
Passione (che ogni evangelista redasse con particolare cura e cia- ultimi tragici avvenitnenti con una sosta piena di tenerezza: quella
scuno secondo una sua caratteristica «teologia»). che Gesii fa a Betania, in casa di un certo Simone it Lebbroso, dove
In tutti i racconti e evidente la drammatizzazione, ma essa non va «gli si avvicino una donna con un vaso di alabastro pieno dl olio
—come sarebbe logico attendersi—nel senso dei dettagli realisti- profumato, molto prezioso e glielo verso sul capo» (Mt 26,6-13).
ci e impressionanti, ne verso l'esasperazione tragica, ma piuttosto L'apostolo Giovanni accentuera l'affettuosita della scena facen-
verso la tenerezza. dola accadere in casa dell'amico Lazzaro, ad opera di Maria—Pap-
Certamente, la passione di Cristo e raccontata in tutta la sua passionata e contemplativa uditrice del Maestro—che assume rat-
brutalita. Non ci viene nascosto lo sgomento che l'ebreo provava teggiamento innamorato della peccatrice perdonata «perche ha
davanti al «maledetto da Dio» (secondo le parole della Legge: «ma- molto amato» (cfr. Lc 7,36-50): ella «cosparge di profumo i piedi di
ledetto colui che pende dal legno»), ne it ribrezzo dei greci-roman Gesil e glieli asciuga con i mentre «tutta la casa si riempie
verso un supplizio ignominioso. del profumo dell'unguento» (Gv 12,3).
E tuttavia la narrazione resta molto sobria e in tal mode tende L'episodio e considerate degno di accompagnare per sempre it
piuttosto alla commozione. racconto della Passione, talmente e significative e integrante: «do-
Si pub dire, con un opportunissimo use del linguaggio, che i vunque sari predicato questo vangelo nel mondo, sari detto anche
racconti di passione mirino a tener desta la compassione dei creden- cio che essa ha fatto, in ricordo di lei» (Mt 26,13).
ti, e siano percio molto attenti alla comtriozione di coloro che a Bisognera cioe sempre parlare anche della donna che, solo per
quel dramma parteciparono. amore, ha intuito anticipatamente la passione di Cristo e ha quasi
L'impressione profonda e dolente che la lettura liturgica della volute preparare amorevolmente it corpo di Lui, «in vista della se-
«Passione» fa oggi ai fedeli riuniti per la celebrazione del Venerdl poltura» (v. 12).
Santo---e quel certo struggimento del cuore che ogni credente pro- Non solo, ma a questo atteggiamento d'amore totale, gli evan-
va quando medita la sofferenza del sue Signore (e di cio i Santi ci gelisti legano volutamente una polemica: quella centre la falsa cari-
hanno lasciato innumerevoli testimonianze)—non sono lontani ne ta verso i poveri.
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Viaggio nel Vangelo lI dono totale di Cristo

Polemica che, da quel giorno, non tessera piu di travagliare la da Lui nella «cornunione» con tutti i fratelli: «Simone, Simone, ec-
Chiesa: Gesu che sta per dare la sua vita per tutti gli uomini, per as- co Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano, ma io ho prega-
somigliare ai piu poveri tra i suoi fratelli e riempirli cosi di «bead- to per te, che non venga mend la tua fede. E tu, una Volta ravvedu-
tudine», Gesii che addirittura—nel caso di Matteo—ha appena to, conferma i tuoi fratelli» (22,31-32).
spiegato quanto varra nel giudizio finale l'averlo riconosciuto nel
poveri (cfr. 25,3 lss) non ammette pert) che i suoi lo facciano socio- Giuda tradisce Gesu «con un bacio», eppure viene accolto co-
logicamente scomparire dietro una generica filantropia: me un «alnico» (Mt 27,47), anzi egli a «ramico che mangia nello
«Vedendo (quel gesto) i discepoli si indignarono e dissero: stesso piatto» (Lc 22,21). Poi si sente tormentato dalla persuasione
«Perche questo spreco? Si poteva vendere quel profumo a caro d'aver «tradito sangue innocente» (27,3).
prezzo e dare il ricavato ai poveri! ». La parola piu profonda e piu incredibile su di lui e sul suo de-
Rispose Gesa: «Perche infastidite questa donna? Essa ha corn- stino la dice—come abbiam visto--proprio quell'apostolo che piu
piuto una buona azione verso di me. I poveri infatti li avrete sem- violentemente lo respinge (quel Giovanni che Gesii educa alla «ca-
pre con voi, me non sempre mi avrete» (Mt 25,8-11). rita» e che diverra it discepolo dell'amore), quando descrive it
Anzi, secondo l'analisi piu acuta dell'evangelista Giovanni, die- Maestro che lava i piedi soprattutto a lui, al traditore, l'unico del
tro questo interesse per i poveri—interesse che trascura l'esplicita corpo apostolico the e rimasto «sporco» come lo sono di solito i
affezione alla «presenza» di Cristo—ci sta Giuda a nascondere si- piedi nel corpo umano (cfr. Gv 13,10-11).
stematicamente it suo tradimento e la sua avidita. E cio per ben due
volte (cfr. 12,48 e 13,29). Gli altri discepoli vengono condotti da Gesii nell'orto dell'a-
gonia, ma nessuno di essi—nemmeno i tre prediletti—sa «vegliare
Altrettanto pieni di commozione—per un affetto dato o manca- con Lui»; tuttavia lo sguardo del Maestro sui discepoli addormen-
to—sono altri particolari, disseminati intenzionalmente nel raccon- tati e confusi e pieno di condiscendenza (cfr. Mt 26,36ss).
to. La loro fuga, in se ignominiosa, diventa meno scandalosa per-
- Pietro promette impetuosamente di sapere anche «andare in Gesil stesso riconosce che e normale che le pecore si disperda-
prigione e alla morte» per it suo maestro (Lc 22,33) e di «non rin- no quando it pastore viene percosso (Mt 24,26). Anzi, secondo
negarlo mai» (Mt 26,35). Giovanni, e Ges-6 stesso che garantisce loro lo spazio della fuga
Giunge perfino a sostituirsi paradossalmente a Gesil, promet- perche «non v-uole perdere nessuno di quelli che it Padre gli ha da-
tendogli: <do dare per te la mia vita!» (Gv 13,37), e fara anche un to» (18,9): «Se cercate me—intercede Egli presso le guardie--la-
ridicolo tentativo di difenderlo con la spada. Ma poi, «prima che sciate che questi se ne vadano».
gallo canti», lo tradisce rniseramente, spaventato davanti a una por- Per Luca, addirittura e nonostante la fuga, i discepoli restano
tinaia, pieno di freddo anche nel cuore. per Gest' «quelli che avete perseverato con me nelle mie prove»
Allora pert) egli «si ricorda delle parole di si sente (22,28).
«guardato da Lui», prevenuto dalla Sua comprensione e, «uscito
fuori, piange amaramente» (Mt 26,75). Pilato condanna a morte Gesil, ma tutti gli evangelisti lascia-
Second() I'evangelista Luca, ancor pia, Pietro e accompagnato no trasparire la sua inquietudine davanti all'innocente. E tutti i suoi
in tutta la sua triste vicenda dalla invincibile preghiera di Gesil dubbi (giudiziari, politici, filosofici, religiosi) si colorano affettiva-
stesso che lo trattiene come in un abbraccio di difesa; ed e immerso mente per le pressioni della moglie che gli manda a dire: «non ave-
1.
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Viaggio nel Vangelo
I
re niente a che fare con quel giusto, perche oggi in sogno ho soffer- l dono totate di Cristo
to molt() per causa sua» (Mt 29,19). E cio accadde poi davvero, infatti gli evangelisti si premurano di
Nel racconto di Giovanni, iI Procuratore roman si trova coin- annotare che quel Cireneo e padre di Alessandro e Rufo, due
volto—non del tutto inconsapevolme.nte—in una specie di liturgia fratelli ben nod della prima comunita cristiana (cfr. Mc 15,21).
regale:
- prima Gesa viene solennemente vestito di porpora e incoro- - Le donne <liglie di Gerusalemme)› (Lc 23,27-31) piangono su
nato, Gesu come su un primogenito e lo assistono da lontano, ed Egli ri-
- poi Pilato ne fa pubblica e solenne ostensione al mondo («Ec- vela loro che esse, senza saperlo, piangono proprio in quando ma-
co l'Uomo!»), dri: it loro compianto si effondera in tutta la storia, ogni Volta che i
- poi il rappresentante di Roma lo intronizza. Secondo una re- loro figli saranno tormentati, e nei loro figli la passione di Cristo
cente e pia esatta traduzione infatti, Pilato «fa sedere» Gesa sul suo continuera.
tribunale prima di proclamare «Ecco iI vostro Re!» (Gv 19,12),
e infine da a tutti gli eventi it sigillo della irrevocability, deci- - Ai piedi della croce Giovanni colloca la Madre e se stesso, co-
dendo la solenne iscrizione da porre sulla Croce: «Gil dissero: me discepolo prediletto di Gesa (Gv 1,25-28).
`Non scrivere: Re dei giudei...'. Rispose Pilato: 'Quell° che ho II mistero abissale della morte del Figlio e dell'abbandono del
scritto ho scrittor». Padre celeste (abbandono che Gesa soffre in tutta la sua terribile
serieta, man mano che Egli si addossa le nostre colpe fin quasi a di-
- Barabba, ladro e assassino, viene salvato dalle grida della fol- ventare una cosa sola col peccato da noi commesso), viene reso
la, sobillata dai farisei, che lo preferisce a Gesa. Ma per far questo la percepibile sulla terra dallo «scambio dei figli».
folk deve gridare ripetutamente it suo nome: «Barabba!», nome che Maria sulla terra deve lasciar morire Gesa (come il Padre cele-
letteralmente suona: «figlio del Padre! ». ste fa nei cieli), e deve ricevere come figlio Giovanni (rappresentan-
Invocano dunque Barabba col nome che spetta a Gesa. In tal te di noi peccatori che il Padre riaccoglie), e Giovanni deve riceve-
modo, sia pure inconsapevolmente, la folla acclama it Mistero che re in casa sua Maria come sua vera Madre.
si sta compiendo: Barabba sfugge alla sua pena perche Gesa gli Ia- Cosh—attraverso la reciproca dedizione tra Maria e Giovan-
scia la sua identity di Niglio, e assume Lui l'identita del condannato. ni—anche l'abbandono si manifesta come dono:
- dono del Padre che «ama tanto it mondo da non risparmiare
Nel viaggio verso il Calvario, l'uomo di Cirene viene «angaria- suo lio»;
to» (Mt 27,32) per aiutare Gesa a portare la sua croce. - dono di Gesa che ci affida alla sua stessa Madre;
Ma questo strano verbo «angariare» (la nostra lingua riproduce - dono di Maria che accetta lei per prima—nonostante it suo
tale e quale I'originale suono greco) in tutto it Nuovo Testamento strazio materno—la volonta del Padre, e ci prende con se.
usato un'altra sola volta: quando Gesa insegna ai suoi discepoli che e E solo a questo punto si pub veramente dire the «ogni cosa e
preferibile a questo mondo lasciarsi «angariare» piuttosto che re- compiuta» (Gv 19,28.30).
sistere o fare dei torti («Se Imo ti angariera a fare un miglio con lui,
to fanne due assieme a lui!» Mt 5,41). Uno dei ladri crocifissi con Gesu si commuove per la Sua in-
In tal modo si allude al fatto che quel Cireneo realizzo proprio nocenza e riceve la promessa immediata d'essere accolto per primo
allora, per primo, l'icona del perfetto discepolo che segue Gesa, nel Regno (Lc 23,39ss); ma l'altro che Lo rifiuta e Lo maledice e
portando anch'egli la Croce. tuttavia—proprio lui!—il segno vivo e violento del dramma di
espiazione che accade.
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-

Viaggio nel Vangelo lI dono totale di Cristo

Infatti: proprio mentre it ladro buono va rassomigliando a Gesii it sangue, solo, si muove,
(ricevendo, per cosi dire, la trasfusione del Suo sangue e della Sua l'inesausto amor del Signore
grazia), Gesil va via via «rassomigliando» al ladro maledetto, dato che pende regale
che si addossa i nostri peccati e le nostre colpe. aperte le braccia ai fratelli
verso la Madre nel parto.
Cosi, in certo qual modo, ambedue i ladri Gli somigliano: quel-
Ora ascende, ascende it Calvario,
lo cattivo perche cla evidenza alla maledizione che Gesa va accet-
paradiso pieno di dolore:
tando su di se (e l'icona di cio che not siamo e di cio che Gesii di-
in un gemere di tutto it creato, la
yenta per nostro amore), quello buono perche diventa per grazia it
terra sussulta,
prim° redento l'icona di cio che not saremo per sua grazia).
si spezzan le pietre,
Percie l'evangelista Luca non teme di applicare anticipatamen- nelle tombe esultano i sand;
te ad ambedue i ladri la preghiera di Gesa che invoca perdono (cfr. Lc rincasa la gente battendosi it petto:
23,34). poca rimane, rapita nel pianto: i
crocifissi languenti
- Alla morte di Gest'', perfino it Centurione romano si sente stan come assorti:
spinto a «glorificare Dio» riconoscendo che quel condannato e e nell'immane momento,
«veramente un uomo giusto»---anzi, second() l'evangelista Matteo, it centurion, di fronte alla Croce,
egli, assieme alle sue guardie, esclama: «Davvero costui era figlio di sgomento, dice, gloriando, coi suoi:
Dio!»--e anche «tutta la folla che era accorsa, a questo spettacolo, - Veramente era it figlio di Dio!».
ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava a casa percuoten- (Clemente Rebora, Un grido!)
dosi it petto» (Lc 23,47-48). si
Tutto sembra accadere nel contesto di un immenso e struggente Infine Giuseppe d'Arimatea—persona buona e giusta—
o nuovo, men-
pentimento umano. preoccupa del corpo di Gesu e gli offre i1 suo sepolcr
rni e oli profu-
tre le donne che piu lo hanno amato preparano «aro
- Su tutti i colpevoli infatti e sceso anticipatamente lo sguardo mad» per ungere it suo corpo mono (Lc 23,50-56).
pietoso e la preghiera di Gesir che invoca perdono perche essi «non mossa «in-
Cosi l'intero racconto della passione ha la sua com
sanno quello che fanno» (Lc 23,34), nonostante lo uccidano. uasi ad ab-
clusione» (cioe: un gesto ripetuto due yoke the serve q
viene nuova-
bracciare l'intera narrazione): al termine del dramma,
«Gesii manda it gran grido. mente e definitivamente compiuto quel gesto che Mari
a di Betania
Rende lo Spirit() al Padre. aveva anticipato in forza del suo amore.
Immenso silenzio improvviso:
via fugge snidata la morte:
addensate su giorno 5. La teologia della Passione
le tenebre, ii sole le squarcia: si in cui la
squarcia it velo del tempio. Evidentemente questo clima di profonda affettuosita
carattere di atroci-
Immobile e tutto, Passione accade, non toglie nulla al suo terribile
un istante the e eterno: ty e di infinita miseria.
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Viaggio nel Vangelo 11 dono totale di Cristo

Il tradimento di Giuda, ad esempio, e anche una sporca que- E oltretutto la storia umana ci ha mostrato—soprattutto ai no-
stione di denaro (cfr. Mt 26,14). E se, per alcuni evangelisti, l'epi- stri tempi—esernpi molteplici di sofferenze ancora pia atroci infer-
sodio dei trenta denari e un richiamo profetico (cfr. Mt 27,9), Gio- te ad innocenti, qualche yoke sopportate perfino con incredibile
vanni lo descrive invece come frutto di una bieca avidita, alimenta- mansuetudine e carita.
ta da una lunga consuetudine al latrocinio (Gv 18,6). E giusto commuoverci davanti alle sante piaghe di Cristo, e
Da questa punto di vista—se si pensa che si tratta della com- adorare le sue carni straziate, ma senza mai dimenticare che la sua
pravendita del Figlio di Dio—ll gesto di Giuda e cosl terribile che «passione» non consiste tanto in queste sofferenze, quanto in quel-
osarebbe meglio se egli non fosse mai nato>> (Mt 26,24): e stata la «tristezza e angoscia», provata al Getsemani, che Gli fa dire «la
un'apertura del proprio essere a Satana (cfr. Gv 13,27). mia anima e triste fino alla morte» (Mt 26,38), fino a che it suo su-
E potremmo ripercorrere l'intera vicenda sottolineando, passo dote diventa ocome gocce di sangue che cadono per terra», tanto
passo, la meschinita e la crudelta dei vari protagonisti. che gli e necessario, per poter resistere, «il conform di un angelo»
Per usare un'immagine biblica, diciamo che it Pastore viene ve- (Lc 22,43-44).
ramente percosso con fisiche e inimmaginabili violenze: l'agonia, it A questa angosciosa agonia corrisponde poi indubbiamente it
terribile senso di abbandono, le ingiurie, le derisioni, le accuse, l'o- «grande grido» gettato dalla croce (Mt 27,50) e quel lamento-pre-
dio, i tormenti, la sete di sangue (cfr. Mt 27,25), it grido disperato, la ghiera di cui non riusciremo mai a sondare tutta la profondita:
morte atroce. «Dio mio, Dio mio, perche mi hai abbandonato?».
La fisionomia del condannato, «annoverato tra gli scellerati>> Solo se penetriamo, almeno un po', in tanta angoscia, ci acco-
(cfr. Mt 15,28) e stata impressa su Gesil senza nessun addolcimen- stiamo al mistero: dobbiamo ricordare che non solo quelle soffe-
to. renze sono patite dal Figlio di Dio (e Dio nee veramente raggiun-
Da quanto abbiamo detto sulla «compassione» che intride i to)—acquistando per cie stesso una «profondita» per noi inimma-
racconti di passione, non dobbiamo Watt° concludere che Pinten- ginabile—ma le sofferenze fisiche documentano un dramma di
zione dell'evangelista sia stata quella di addolcire e umanizzare Pe- proporzioni infinite.
sperienza di Cristo. La vera passione infatti accade nel rapporto tra it Padre celeste e
L'Aispirazione» del narratore si rivela piuttosto nella capacity di il Figlio incarnato: costui a stato veramente donato («abbandona-
lasciar percepire una unione profondissima (tra Gesa e i suoi) pro- to») agli uomini peccatori (Gesa si e gia fatto loro cibo!) i quali gli
prio mentre descrive iI pia totale abbandono, in modo che nessuna addossano tutti i loro peccati.
delle due verfta debba servire da correttivo all'altra, ma piuttosto Davanti al Padre Gesa e addirittura—come ha scritto l'Aposto-
ambedue, nella loro apparente inconciliabilita, facciano presentire lo lo Paolo quasi sfiorando la bestemmia—ofatto peccato»:
straordinario mister() a cui ci si accosta. «Colui che non aveva conosciuto it peccato, Dio lo ha fatto pec-
Ma c'e qualcosa di determinante che non possiamo passare sot- cato per noi, affinche noi diventiamo giustizia di Dio... Ve ne sup-
to silenzio: non si puo comprendere iI valore unico della passione di plichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio>> (2 Cor
Cristo insistendo soltanto da un lato sulla atrocity delle sue sof- 5,19-21).
ferenze, e dalPaltro sulla totale innocenza di Colui che patisce, e E l'intero genere umano con le sue innumerevoli colpe, con tut-
nemmeno solo sull'indiscutibile amore con cui Egli sopporta iI suo ta la sua perdizione, a pesare sul Figlio di Dio fatto uomo: e con
destino, perdonando i propri persecutori. tutta questa maledizione che Egli sta davanti al Padre, mentre passa
Tutto cio da a Gesa una statura morale rara e affascinante, ma davanti al Sinedrio, davanti a Erode, davanti a Pilato, davanti alla
non coglie iI suo segreto. folla.
Viaggio nel Vangelo
I
11 Sommo Sacerdote Caifa l'ha spiegato solennemente--senza I dono totale di Cristo
– pur continuando ad essere Figlio, totalmente Figlio, dato che ha
nemmeno rendersi conto del peso delle sue parole: «Voi non capite
accettato una tale solidarieta con noi solo per amorosa obbe-
nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per
dienza al Padre.
it popolo e non perisca tutta la nazione» (Gv 11,49).
proprio in questa «dolorosa coincidenza» (dove la parola
In bocca sua era solo un calcolo politico (Gesu era pericoloso
«abbandono» vuol dire congiuntamente che it Padre abbandona it
perche poteva insospettire i roman con le sue pretese di regalita, e
Figlio resosi solidale con i peccatori—ofatto peccato»—e che it Fi-
percie doveva essere eliminato), ma l'evangelista aggiunge: «questo
glio abbandona obbedientemente nelle mani del Padre la sua vita e it
pero non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote, profe-
suo destino) che accade la Passione di Gesu.
tizzo che Gesu doveva morire per la nazione, e non per la nazione
Da questo Evento in poi, tutta l'esperienza cristiana consistera
soltanto, ma anche per riunire insieme tutti i figli di Dio che erano
nel comprendere e assimilare questo annuncio: «Egli ha dato per
dispersi» (Gv 11,49-52).
noi la sua vita».
Capire cosh la passione di Cristo—come somma ed espiazione di
Ma, per comprenderlo davvero, in tutta la sua estensione e pro--
tutte le passioni umane—significa prendere completamente sul serio
fondita, bisognera attendere it miracolo della Resurrezione.
quella celebre meditazione di Pascal:
«Gesu sara in agonia sino ally fine del mondo: fino a quell'ora
non si deve dormire... 6. I racconti di Resurrezione
10 ho pensato a te durante la mia agonia, ho versato quelle goc-
ce di sangue per te... Vuoi dunque che mi costi sempre it sangue
San Paolo fu it primo a raccoglierne la «tradizione cristiana» e a
della mia umanita senza che tu dia delle lacrime?
sintetizzarla teologicamente in una formula ben precisa.
Se tu conoscessi i tuoi peccati, non sapresti sostenerne it pe- Eccola:
so...».
«Vi ricordo fratelli, it Vangelo che vi ho annunciato
Possiamo forse aggiungere ancora una riflessione che non serve a
(che voi avete accolto,
spiegare, ma ad accostarci ancora di pin al mistero della Passione di
al quale restate attaccati
Cristo.
dal quale sarete salvati
II dramma del nostro esser peccatori consiste in questo dilemma se lo mantenete tale e quale io ve lo ho annunciato,
umanamente irrisolvibile:
altrimenti avreste creduto invano).
- che peccando noi distruggiamo it nostro essere figli di Dio, sia Vi ho trasmesso in primo luogo cio che io stesso ho ricevuto:
pure come creature;
`Cristo e morto per i nostri peccati, secondo le Scritture, fu risor-
- che per essere liberati dal male dobbiamo chiedere perdono, to ed e risuscitato it terzo giorno, secondo le Scritture, e apparve a
- ma, per riuscire a chiedere perdono, abbiamo bisogno pro- Cefa e quindi ai Dodici'» (1 Cor 15,15).
prio di quella filialita che abbiamo distrutto. Cie che accadde e che rese definitivamente certi i discepoli della
Per questo solo Gesu ha potuto salvarci: solo Uno che potesse loro appartenenza a Cristo--appartenenza dimostratasi capace di
contemporaneamente: superare la stessa frattura della morte e del peccato—fu la reale e
- addossarsi quei peccati per cui siamo maledetg come se proprio personale presenza viva di Cristo dopo la reale e personale espe-
Lui li avesse commessi, esperimentando fino in fondo e con serieta la rienza che essi avevano avuto della sua morte per crocifissione.
nostra «perdita del Padre»; I racconti di resurrezione testimoniano tutti di un contatto che
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Viaggio nel Vangelo
11 dono totale di Cristo
il Cristo Risorto istituisce—all'inizio della storia ecclesiale, come
esperienza fondante e normativa—tra it suo vero fisico Corpo risorto tre—«sedute di fronte al sepolcro»—«osservano bene la tomba e
e it corpo dei suoi discepoli (vista, udito, tatto...). come era stato deposto it corpo di lui» (Mt 27,59).
Si noti questo abbozzo di «vangelo» che troviamo nella prima Ma poi, nel primo mattino di Pasqua, proprio esse--che sono
predicazione dell'apostolo Pietro: state cost accoratamente attente al sepolcro—sono messaggere del-
«Voi conoscete cie che e accaduto in tutta la Giudea, incomin- l'insistenza dell'Angelo che chiede loro di dare «un ultimo sguar-
ciando dalla Galilea, dopo it battesimo di Giovanni, e cioe come do», prima di allontanarsi definitivamente dalla tomba: «So che
Dio consacre in Spirito Santo e potenza Gesn di Nazareth it quale cercate it crocifisso. Non e qui. Venite a vedere it luogo dove l'ave-
passe beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto it po- vano deposto» (Mt 28,56).
tere di Satana, perche Dio era con lui. E noi siamo testimoni delle Da dove non Lo si puo pin incontrare, bisogna frettolosarnente
cose compiute da Lui nella regione dei Giudei e a Gerusalemme. muoversi verso il Vivente:
Essi lo uccisero appendendolo alla croce, ma ora Dio lo ha risusci- «Presto, andate a dire ai discepoli: E risorto dai moth. Ora vi
tato al terzo giorno e voile che apparisse non a tutto it popolo ma a precede in Galilea; la lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto».
testimoni prescelti da Dio: a noi che abbiamo mangiato e bevuto Obbedienti, le donne «abbandonarono in fretta iI sepolcro con
con lui dopo la sua risurrezione. E ci ha ordinato di annunziare al timore e gioia grande e corsero a dare l'annuncio ai suoi discepoli»
popolo e a tutti che Egli e it giudice dei vivi e dei morn, costituito (28,8).
da Dio» (At 10,37-43). Nel sepolcro dove tutto 6 ormai «tolto» e «ordinato» (Gv
La Resurrezione dunque non riguarda «soltanto Gesn», come 20,57) entrano poi—per l'ultima volta—il discepolo eletto (Pietro) e
se si tratti di un avvenimento messo a disposizione di tutti, in forma quello prediletto (Giovanni) e la loro mente coniincia a illuminar-
neutra. si di definitiva fede: «Vide e credette»---dice Giovanni di se stesso
Riguarda invece Gesis e coloro che Dio ha prescelto per fare con- (20,8).
cretissima esperienza della Sua risurrezione («rnangiare e bete con Circa it Risotto, le testimonianze pill significative sono quelle
Lui Risorto»): «Questo Gesn Dio l'ha risuscitato, e noi tutti ne sia- che con pin tenerezza e completezza descrivono it riannodarsi af-
mo testimoni» (At 2,32). fettuoso e intenso dei legami di prima.
I Vangeli raccontano appunto la Resurrezione come il ristabilir-
si di un rapporto, iI riaccadere della comunione corporea, incarna- - Maria Maddalena (leggi: Gv 20,10-18) e tutta un grido, tutta
ta, tra Gesn e i suoi, oltre la barriera tragica della crocifissione. un protendersi verso il corpo martirizzato che ella non puo pin ve-
nerate e «toccare».
- La «tomha vuota» the i priori testimoni sottolineano come «Hanno portato via it Signore dal sepolcro e non sappiamo do-
prova, non e un segno solo nel senso cronachistico-apologetico, ma ve lo abbiano messo!» (Gv 20,2): cost ella va a gridare ai discepoli, e
soprattutto nel senso esistenziale: nel senso che la coloro che ama- poi ritorna piangendo alla tomba vuota e agli angeli custodi del
no Gesn Cristo e sono rimasti legati a lui non lo debbono pin anda- sepolcro ripete, perduta nel suo dolore: «Hanno portato via il Si-
re a cercare: non possono pin trovarlo nel sepolcro, e nemmeno ve- gnore e non so dove lo hanno messo!».
nerare it suo cadavere martoriato. Quando Gesn stesso, che ella scambia con un giardiniere custo-
Le donne significativamente sono raffigurate prima mentre de di tombe, le chiede: «Perche piangi? Chi cerchi?», Maddalena
«guardano attentamente dove Gesn viene collocato» o men- risponde come una che ha negli occhi e nel cuore solo quel corpo
wnesso da qualche parte»: come un oggetto per lei prezioso e da al-
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Viaggio nel Vangelo --
II done ton& di Cristo
tri trafugato, che ella vorrebbe poter riprendere, venerare, proteg-
gere: «Se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai messo e io andro a c'e iI ricordo di tutta la lunga familiarity avuta con Gesii e di
riprenderlo! ». tutta la speranza suscitata dalla sua compagnia;
Solo il Nome di lei («Mariam!»), certamente pronunciato a c'e Paccadimento traumatico della morte che ha spezzato via
quella maniera unica e inconfondibile—viva—con cui Egli soleva ogni cosa;
pronunciarlo, la strappa dal sepokro, dal «cadavere», e le strappa dal c'e la notizia del sepolcro vuoto che spaventa e turba perche
cuore—da un passato che 6 nuovamente presente—il nome con cui non e ancora «incontro»;
era solita rivolgersi a Lui «Maestro mio! ». c'e il lento ricostruirsi del legame con Gesa vivo:
Ed e cost vivo e vitale questo reciproco chiamarsi che l'evange- dapprima inavvertitamente, come rapporto con uno a cui
ilsta sente la necessity di riportare anche it suono aramaico («Rab- si raccontano le proprie pene;
bunl»), che risuono impetuosamente quel mattino in cui la donna - poi come «ascolto» di una spiegazione su di Lui («spiega-
venne definitivamente strappata al sepolcro. zione delle Scritture») che fa «ardere it cuore»;
Ora Maria Maddalena tiene abbracciati i piedi di Gesa (alla poi come desiderio di «restate assieme»,
maniera orientale): ma non sono pia quei piedi trafitti, lividi e irri- - e infine come gesto antico, farniliare, eucaristico, sacra-
giditi che ella aveva abbracciato quando it corpo era stato deposto mentale, che apre definitivamente gli occhi e permette it
dalla croce, e nemmeno quei piedi che ella aveva un tempo lavato riconoscimento, la visione di Gesa vivo.
con le lacrime e cosparso di profumi, ora sono i piedi di Uno che
non puo pia essere fermata: Uno che cammina gloriosamente verso - Le apparizioni ai discepoli (leggi: Lc 24,36-49) raccontano
il Padre. Per questo Gest' si scioglie dall'abbraccio: «Non mi trat- l'avvenimento della Resurrezione sempre dal panto di vista dell'in-
tenere, perciae non sono ancora salito al Padre...!». contra vivificante.
Nell'incontro offerto alla donna che piangeva d'amore e di do- Dapprima i discepoli restano stupefatti e sgomenti, credendo di
lore, Gesa si manifesta come il Vivente nell'atto di compiere Ia sua «vedere uno spirito» (Lc 24,37), unto che Gesa deve sottolineare la
missione (tornare al Padre conducendo con se it mondo salvato), e sua «guardate le ink math e i. miei piedi e toccatemi e
alla Maddalena viene chiesto di «camminare» nelle strade vive della rendetevi conto che uno spirito non ha came e ossa come potete
testirnonianza ecclesiale: «Va' dai miei fratelli, e di' loro: 'Io salgo al constatare che ho io» (Lc 24,39-40).
Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro'... >.
E poiche l'incredulita. perdura Egli giunge fino a chiedere loro
Gi viene cosl indicato anche it compito di chi «vede e crede» nel
un po' di pesce arrostito, e a mangiarlo in loro presenza (Lc 24,
Risorto—di chi, senza attardarsi, deve correre a testimoniare l'e-
42).
vento nuovo («la ho visto it Signore!», Gv 20,11-18): annunciate la
Non si tratta tanto di interrogarsi sulle strane e straordinarie
definitiva paternity di Dio, da cui siamo attesi.
qualita del Corpo risorto di Cristo (come possa «mangiare», «en-
trare a porte chiuse», «farsi riconoscere o meno, a piacirnento»,
- L'episodio di Emmaus (leggi: Lc 24,13-32) e, tra tutti i raccon-
«scomparire improvvisamente» ecc.): i discepoli non si pongono iI
ti di apparizione, it pia bello e ampio, ben costruito nei suoi chiari
problema di spiegare, ma quello di raccontare.
intendimenti ecclesiali e teologici: una specie di parabola sul sense di
tune le apparizioni, in cui sono raccolti tutti gli elementi comuni ed E it racconto si snoda sempre tra due affermazioni ugualmente
essenziali dell'avvenimento: indiscutibili:
- it corpo risotto non ha perduto nulla del sue «realismo»: esso
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Viaggio nel Vangelo Il dono totale di Cristo

e tanto reale quanto lo e un corpo che si nutre', che si vede con i L'evangelista invece lo descrive travolto dall'evidenza del Ri-
propri occhi, che si tocca con le proprie math; sorto che gli si offre, gli parla, lo aurae, al punto che sulla bocca del
- Gesu e presente col suo corpo, ma non e pin condizionato dal discepolo risuona la professione di fede pia alta e totale dell'intero
suo corpo: se infatti it corpo umano ha la funzione di rendere «pre- nuovo Testamento: «Mio Signore e mio Dio!».
sente» la persona, il Suo Corpo Risorto adempie questa funzione in Ed e un grido di felicity alla cui intensity potty accostarsi ogni
maniera illimitata. futuro credente, anche «senza aver visto», tanto la Risurrezione sa-
La conclusione a una sofa: e un Corpo destinato alla fede e al- ra per tutti ugualmente esperimentabile.
l'amore dei discepoli. Non nel senso che sia la fede e/o l'amore dei
discepoli ad immaginarselo e a produrlo, ma nel senso che esso si - E c'e, in ultimo, l'apparizione presso it lago di Galileo (leggi:
offre solo a chi e disponibile a credere, a chi vuole entrare in comu- Gv 21,1-23) quando viene addirittura ricostruita la scena del primo
nione e in comunicazione con Lui. incontro, della prima vocazione: come quella prima volta, rivedia-
mo i discepoli sul mare, la notte di lavoro infruttuoso, la pesca mi-
- L'episodio di Tommaso (leggi: Gv 20,24-26) a destinato a racolosa (il tutto come una progressiva ricostruzione dell'antico
rapporto lacerato dalla morte, come se i vecchi episodi venissero fat-
esemplificare proprio questa yenta che abbiamo appena sottolinea-
ti risuscitzre anch'essi) fino al grido di Pietro: «E it Signore! ».
to.
E poi ancora: Pietro che si getta in mare—come quando aveva
Tommaso dichiara esplicitamente e con durezza che non 6 di-
voluto camminare sulle acque—e la barca piena di pesci, trascinata
sposto a credere se non a un corpo realissimo e da lui esperimenta-
a terra; it pranzo con Gesii, consumato sulla riva in un silenzio stu-
bile: egli esige di «vedere nelle sue math le tracce dei chiodi e met-
pefatto. Il tutto prelude a quel dialogo decisivo sull'amore—tra
tere it dito nei fori da essi lasciati e porre la mano nel fianco feri-
Gesu e Pietro—che da un lato conclude tutta la storia post-p asqua-
to».
le (i «quaranta giorni» durante i quali Gesu ci ha educati a un nuo-
E la descrizione di uno che ha osservato attentamente it corpo vo modo di percepire e riconoscere la sua Presenza) e dall'altro
martoriato di Cristo, e sa descriverlo, e sa di poterlo riconoscere inaugura la storia dei discepoli del Risotto, tutti destinati a strin-
senza ombra di dubbio, e tuttavia esige it contatto fisico e immedia- gersi attorno al primo Apostolo, che personalmente e oggettiva-
to «tra it proprio dito e i fori delle piaghe», «tra la propria mano e la rnente garandia l'indefettibilita di tutti nell'amore e nella sequela.
lacerazione prodotta dalla lancia». Con questa units di «corpo ecclesiale» essi andranno «fin° agli
E Gesu si offre ally sua dettagliata sperimentazione, pregandolo estremi confini della terra».
di «non volere diventare incredulo, ma credente» (v. 27).
I pia celebri pittori cristiani hanno rappresentato Tommaso La fine delle apparizioni segnera anche la fine del Vangelo (e
proprio mentre «tocca le ferite», e it suo volto si fa assieme ostina- Pinizio degli Atti dei discepoli di Gest'', o delle Lettere da essi invia-
tamente intento e stupefatto. te alle comunita): fine che consiste nel definitive consegnarsi di Cri-
sto al rapporto con i suoi discepoli c—per lora mezzo—a tutti gli
1 II problems evidentemente non sta Canto nel chiedersi come it «rnangiare e bere» siano
esperienze compatibili con il corpo risorto, ma nell'affermare the it corpo risorto ha un si- uomini, in ogni luogo e in ogni tempo:
gnificato e una azione che restano adeguati al nostro mangiare e here con Lui. «Andate e ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome
Si noted, per inciso, the quasi tutti i racconti dei pasti post-pasquali hanno un marcato del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando lora a prati-
sapore eucaristico; dal cite non sarebbe strano dedurre che it «mangiare e bere» di Cristo Ri-
sotto ha it suo riscontro storico nell'Eucaristia, in cui Egli assimila appunto il pane e il vino
care do die io vi ho comandato. Ed ecco io sono ormai con voi tut-
come «segni» della sostanza del suo corpo. ti i giorni, fino Oa fine del mondo» (Mt 28,18-20).

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Viaggio nel Vangelo
11 dono totale di Cristo
Ma che cosa accadde, nel profondo, ai discepoli che videro
sit risorto? sostanza della vita di Lui e passata nella mia, tanto che io ne
Anzitutto essi furono accecati come da un lampo abbagliante faccio esperienza.
(cioe: da una evidenza che ha come eventuale problema solo la E questo che mi accade mentre Lo rivedo davanti a me:
proprio Lui col suo vero corpo e le sue vere piaghe, con it suo
«troppa luce»): quel Gesil che essi avevano conosciuto e amato era
saluto di sempre (`pace a voi!') e con la capacita di attuare le
davvero il Figlio di Dio. Era lui stesso Dio.
sue promesse di un tempo (`Ricevete lo Spirito Santo...!',
II Padre celeste—di cui Egli aveva sempre parlato, e al Quale si
mettete i peccati...!', Andate in tutto it mondo...!').
era affidato perfino tra i tormenti della Crocifissione—lo aveva
Proprio per questo devo ora ricomprendere in modo nuo-
davvero glorificato: quindi la sua morte era un insondabile e terribi- vo anche l'esperienza della sua morte: it fatto che Egli sia
le mistero di amore; quindi it mondo era stato davvero giudicato e mono per me non lo concepisco e non lo percepisco piu in
perdonato; quindi la storia aveva davvero raggiunto it suo centro e maniera a me esteriore, ma in maniera the mi coinvolge, che
it suo culmine! trascina con se it mio stesso esistere: nella vita e nella morte io
E dentro questa grande Rivelazione c'era anche l'avvenimento definitivamente Gli appartengo».
singolare the riguardava it personalissimo destino di ciascuno.
Se provassimo a formulare—in maniera personalizzata—l'argo- I discepoli furono tutti amorosamente costretti a una medita-
mentazione interiore di ogni discepolo posto davanti al miracolo di zione simile a quella che abbiamo appena esposta, e cosi l'annun-
quella Resurrezione, otterremmo piu o meno questa riflessione che cio: «il Figlio di Dio ha dato per me la sua duplice senso
ognuno di essi si trove a dover fare: che abbiamo appena sviscerato--divenne it cuore originario della
storia cristiana.
«Se io vedo un uomo, a cui ho cominciato ad affezionarmi Con una sofa espressione, essi erano ormai in grado di riepilo-
profondamente (e questa stessa profondita mi sfugge) morire gare tutta la storia del loro rapporto con Cristo.
per me, dire: 'Egli ha dato per me la sua vita'. Ed egli resters
per sempre nel mio ricordo.
Episodi simili accadono ogni tanto, a questo mondo. A 7. Ascese al cielo (Leggi: Lc 24,50-53)
volte si tratta di qualcuno che da la vita per gli altri sostituen-
dosi ad essi fisicamente. A volte si tratta di una sostituzione lI racconto di Gesit Risorto the «sale al cielo» non 6 una coreo-
`morale', quando uno accetta di portare tutte le conseguenze grafia conclusiva della vicenda di Cristo: e un episodio che sta in
di un insegnamento, di una amicizia, di una causa a cui ci si e stretta relazione col Natale.
votati. Come a Natale Gesu e disceso dal cielo per incarnarsi, per di-
Gesit e mono per l'amicizia the mi ha donato, per le pa- ventare uomo e «abitare tra noi», cosi dopo la Resurrezione Egli
role che mi ha insegnato, per it mondo nuovo che mi ha ascende al cielo, torna dal Padre celeste dopo aver compiuta tutta la
promesso. missione di redenzione e di salvezza a Lui affidata.
Ma se Lo vedo poi anche 'risotto', di nuovo inspiegabil- Ma torna col suo vero corpo, con la came che Egli ha preso dal-
mente vivo, e mi sento per di phi riempire di una vita che non e la Vergine Santa, con la «nostra carne» divenuta totalmente santa.
la mia, dire ancora: 'Egli ha dato per me la sua vita', ma ora Da questo momento, it cielo non 6 phi soltanto la patria di Dio,
questa espressione esprime una ulteriore convinzione: che la ma anche la nostra patria: in cielo, nella Trinita stessa, not non sia-
mo estranei: siamo conosciuti, siamo attesi, siamo familiari.
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Viaggio nel Vangelo
dono totale di Cristo
La nostra came non e pin un peso che ci mantiene ancorati alla
terra, come in un carcere, ma un dono reso degno della visione di del Signore, scoprendo in essa non pill un dramma dell'abbandono,
Dio, e della felicity eterna. ma pia profondamente it dramma della solidarieta, trovando anco-
E l'umanita risorta di Gesa e la gioia e la felicity di tutto it Para- raggi di una inaspettata e vertiginosa profondita in alcuni gesti di
diso, perche porta—fisicamente ed eternamente impressi—i segni Cristo (l'eucarestia e la lavanda dei piedi).
dell'infinito amore di Dio. Poi essi meditarono sulk testimonianze dei «quaranta giomi», i
giorni del Risorto presente eppure assente, umanamente veto e
sensibile eppure cosi appartenente alla sfera di Die! i giorni che
dovevano garantire per sempre l'avvenire come tempo di apparte-
8. Dalla Ascensione al Wangelo»
nenza definitiva e indissolubile, ma con una modality nuova, con
l'energia di uno Spirito che era ancora tutto da attendere e da
Il Vangelo e appunto it racconto di questa «donazione di vita»
«esperimentare»: o meglio, a cui bisognava imparare a consegnarsi
fatta da Gesa, per salvarci in questa terra e donarci un posto anche
integralmente, con la concretezza di segni e di parole da Lui lasciati
nel suo Paradiso.
in eredita.
La Chiesa non nasce percio da un annuncio verbale e generico
In seguito meditarono su tutti i ricordi di appartenenza maturati
fatto da testimoni neutri e disinteressati. durante gli anni della convivenza col Maestro, durante la loro fisica
Nasce da un gruppo di uomini che: sequela che Gesa esigeva sempre pia totale, sempre piu assoluta: si
- prima hanno esperimentato di appartenere al loro Maestro tratte—man mano che l'esigeva it bisogno di conformare a Lui la
come l'amico appartiene all'amico, come it fratello appartiene al propria vita (quella personale e quella comunitaria)—di rintraccia-
fratello; re i ricordi, di penetrarli e di renderli normativi.
- poi hanno esperimentato la morte di Lui come di uno che vie- E soprattutto—poiche era accaduto l'indicibile—che Dio cioe
ne sottratto definitivamente, non senza una loro complicity e tragi- aveva mostrato la gloria di quell'Uomo, la sua Signoria, it suo esser
ca debolezza; Figlio, la sua Divinita, mentre gli uomini lo avevano abbandonato
e infine hanno subito lo stupore di un incontro incredibile, fine a umiliarlo come un verme, come l'ultimo dei peccatori—biso-
inatteso: con un Maestro divenuto Signore, dato che nommen° la gnava che ci si interrogasse sul mistero dell'iniquita, sulla colpa—da
morte era riuscita a distruggerLo. distribuire tra tutti—del terribile sacrificio accaduto.
Questa fu la successione cronologica della loro vicenda di ap- Infine, bisognava che ci si interrogasse sul pia ampio e profondo
partenenza. «mistero nascosto», sul disegno voluto e amato dalla Sapienza del
Una Volta che essa fu accaduta interamente, tutti e tre i tempi di Padre.
questo rapporto (it tempo della compagnia, quello dell'abbandono
mortale, e quello dell'impensabile incontro rinnovato e definitivo) si Tutto questo—nella profondita di ogni dettaglio—aveva ancora
sono improvvisamente e reciprocamente illuminati. bisogno di tempo per svilupparsi, per essere compreso, per diven-
E cosi i particolari pia significativi hanno cominciato a riemer- tare Vangelo, come not oggi lo possediamo.
gere nella loro coscienza e ad essere compresi secondo una profon- Ma alla base di tutto ci fu certamente quella esperienza che co-
dita che—al moment() del loro accadere—forse era sfuggita o era stitui la Chiesa come comunita di «credenti» in senso definitivo,
rimasta per allora impenetrabile. esperienza che i discepoli confessarono con timore e tremore, con
gioia e commozione dicendo semplicemente cosi: «Egli ha dato per
Cosi i discepoli si dedicarono dapprima a meditare sulla morte
not la sua vita».
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Viaggio nel Vangelo lI dono totale di Cristo

E su questo riconoscimento—la cui profondita abbiamo gia piu offerto «alla fede» e non «alla curiosita» o alla «sperirnentazione
yoke sottolineato--essi cominciarono a organizzare la loro esisten- neutra»,
za e a proporla al mondo. - sia la continuity tra questo corpo spiritualinato e quello ter-
Poiche sentivano nella loro stessa totale umanita di «vivere del- reno di Gest''. Egli e oggi in contatto attivo con i suoi discepoli at-
la Sua vita». Di averne davvero ricevuto it dono. traverso tutto it suo essere spirituale-corporeo, in modo cio6 capa-
ce di diffondere e applicare sacramentalmente tutto it mistero della
sua incarnazione, passione e morte.
9. Conseguenze di metodo, a partire dalla Resurrezione Mistero che in nessun caso pub essere dimenticato, sostituito o
abolito. L'eucarestia sta a testimoniare questo.
- 1. Gestst e Risorto: questa e la buona novella che caratterizza - 5. Credere nella Resurrezione significa accettare per sempre it
alla radice it cristianesimo, la notizia diffusa nel mondo intero e di- miracolo della Incarnazione del Figlio di Dio: questo miracolo, che
scrirninante la fede dalla incredulity. scandalizza i razionalisti di tutti i tempi, non solo e accaduto una
Anche ogni altra «fede» si distingue nettamente da quella cri- volta (nell'anno di inizio dell'era cristiana), ma e stato reso, per cosi
stiana esattamente su questo punto: esser cioe «fede» in un Risotto dai dire, permanente: riguarda gli uomini di ogni luogo e di ogni tem-
moth. po.
La fede cristiana si gioca tutta sul fatto che questo annuncio - 6. Nessuna altra manifestazione di Cristo—neppure la pin
venga accettato cost come e, con tutte le sue conseguenze anche at- «interiore» o la pin «meravigliosa» (quando Egli stesso si rivela, co-
tuali, senza modificare a proprio piacere it temu. ne «resurrezione», me fece, ad esempio, con l'Apostolo Paolo e con molti altri san-
- 2. Purtroppo molti che discutono di teologia e di catechesi, ti)—puel mai essere staccata dalla concretezza sacramentale offerta
hanno oggi una tale sottigliezza e scaltrezza di linguaggio da pater dalla Chiesa, in tutta la sua completa «organicita»: it Risotto riman-
coniare innumerevoli espressioni e giri di frase the lasciano costan- da sempre alla sua Chiesa, suo vero e mistico corpo.
temente incerti it lettore e iI fedele proprio sulla questione essen- Senza Chiesa, it Risorto finisce sempre per ridursi a un'idea o a un
ziale: se Gesii Cristo sia vivo oggi tra noi, come persona, unica irre- sentimento, incapaci di salvare, per quanto possano sembrare
petibile, singolare, cosi come lo era prima della sua morte, e con attraenti e risolutivi.
tutta la pienezza di vita (in questo senso si pub parlare di «spiritua- — 7. La categoria suprema per rapportarsi con un Vivente
lizzazione del corpo risotto») dovuta alla risuscitante azione divina sempre e solo l'Incontro.
del Padre. E ogni veto incontro esige sempre tutto cio che l'amore esige.
- 3. Occorre dire nella maniera pin chiara possibile che la Re-
surrezione riguarda la fede impregnata d'amore per la persona viva
di Cristo, non la fede nella vitality della sua «opera», o della sua
«missione», o del suo «messaggio», o della sua «causa» o altro di
simile.
- 4. Per accogliere la vera fede della Chiesa, occorre affermare
sempre senza riduzionismi:
sia la diversity del Corpo Risotto, che consiste nel suo non
pater essere limftato o circoscritto in questo mondo, nel suo essere

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CONCLUSIONE

«Su Cristo, potete discutere, non essere d'accordo... Tutte que-


ste discussioni sono possibili e it mondo e pieno di esse, e a lungo
ancora ne sara pieno.
Ma io e voi, atov, sappiamo che sono tune sciocchezze, che
Cristo—in quanto solo uomo—non e Salvatore e fonte di vita, e
che la sola scienza non completera mai ogni ideale umano e che la
pace per l'uomo, la fonte della vita e la salvezza dalla disperazione per
tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per
l'intero universo si racchiudono nelle parole: 'Ii Verbo si e fatto car-
ne' e nella fede in queste parole»,

(Fedor Dostoevskij, I taccuini per Demoni»)

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