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Abstract

del documento
Intelligence & Sicurezza
“Dall’Operatore Osint all’Human Osint Analyst”
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Autore: Glicerio Taurisano


Anno: 2020
Progetto: Diffusione Cultura Intelligence – GT IntellStudies

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate


CC BY-NC-ND
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INTELLIGENCE & SICUREZZA
Dall’operatore OSInt all’Human
OSInt Analyst?

C’è un luogo comune nel panorama Intelligence, dove pare si


incontrino varie scissioni da una forma di attività all’altra,
relativo agli strumenti e alle risorse utilizzate ai fini informativi,
sia di natura tradizionali che tecnologiche.
Queste si arricchiscono sempre più di una terminologia pluri
– strutturata, la quale sembra a volte dirigersi verso un caos
interpretativo, piuttosto che assimilativo del significato e
dell’attività della stessa.
Infatti sempre più spesso troviamo nuove parole o ancor
meglio attività che si richiamano all’Intelligence, tra l’altro è
abbastanza semplice: attraverso un post-suffisso al termine
intelligence e/o la composizione tra quest’ultima ed altre parole
possiamo creare tutte le varianti che vogliamo.
Questo “quasi” caos della terminologia si scontra,
verosimilmente, con quella che oggi è l’attività più prolifera in
termini di raccolta dati: l’OSInt. E purtroppo ne alimenta quelle
che potremmo chiamare “informazioni viziate”.
Ovvero più si espande la terminologia più profonda sarà l’
incomprensione, ma soprattutto più facile è scontrarsi con
informazioni non veritiere e quindi con una deception che,
sfruttando le varie parole attinenti all’intelligence, produce
quantità enormi di dati non attendibili, strutturati in modo da
ingannare con facilità sia il ricercatore che l’analista.
Il perché è dato dalla sub - interpretazione dei termini stessi
che vogliono prepotentemente abbellirsi di una terminologia
più attuale e soprattutto più strategica, e questo trascina
l’operatore in un vortice di info-sys di tutt’altra realtà di come
invece si presenta a prima lettura.
Figura 1 – intellwords

Ebbene questo sembrerebbe, sotto alcuni aspetti e da


qualcuno ipotizzato, l’odierno problema interpretativo
dell’Intelligence in ambiente Osint, ma in sostanza e per
obblighi operativi non è proprio così.
Il problema non vive nel creare nuove parole, o meglio
moderni richiami all’Intelligence, ma nella loro collocazione in
termine di comunicazione globale: sempre più spesso nella rete
troviamo tracce sperimentali o strategiche di soluzioni
intelligence e spesso queste sono comunicate senza un velo di
sicurezza il che lascia, ovviamente, tempo e spazio al ricercatore
Osint di turno di apprendere quali e quanti strumenti un
Governo o un’Azienda ha a disposizione per la sua sicurezza.
Cambia il mondo, cambiano gli interessi delle nazioni e con
loro mutano ovviamente le esigenze applicative ed operative di
una sempre più nuova condizione di ricerca della sicurezza.
In questo ambito la sicurezza nazionale assume un
significato improprio al suo naturale esprimersi in quanto,
giocoforza, la peculiarità della sintesi iniziale che manifesta e
che deve necessariamente esplicitare non è più indirizzata verso
“una condizione”. Ma deve dirigersi verso molteplici
presupposti, atti alla ricerca istantanea delle informazioni
occorrenti ad uno Stato al fine di incanalare le proprie attività
politiche interne ed esterne.
Per essere chiari, la proporzionalità dell’ambiente che oggi si
propone come scenario di ricerca è molto più esteso di quanto
possa essere il fabbisogno giornaliero di informazioni che una
qualsivoglia nazione indica per i propri scopi politici ed
economici. E quindi deve inevitabilmente uniformare la propria
esigenza a ciò che riesce a raccogliere nell’infinito universo
della Open Source. Un habitat informativo questo che non
sempre è benevole nei confronti dell’analista, il quale sempre
più si ritrova a fare i conti con una infinità di dati che
presupporrebbero un’altrettanta quantità di tempo per essere
lavorati. È un po’ come dire «la mia esigenza di sicurezza potrò
soddisfarla solo nel momento in cui troverò l’esatta condizione
che mi permetterà di eliminare o ridurre i probabili pericoli».
Ma questo, sappiamo, invaliderebbe il processo tecnico –
operativo di una qualsivoglia struttura di intelligence e con essa
la difesa e la sicurezza del Paese.
Dovrebbe invece essere l’esatto contrario: ovvero, adattare la
ricerca delle informazioni, che deve essere costante e circolante
in più aree di analisi, sulle priorità ed esigenze reali.
Se si dispone di una quantità di informazioni, filtrate,
analizzate e comparate, la Nazione potrà beneficiare di più
possibilità verso una qualità preventiva. Quest’ultima, mai
come nell’attualità, esige una maggiore attenzione da parte dei
preposti organi di sicurezza.
Si dirà: «è pressoché evidente che una nazione rivolga la sua
ricerca informativa verso obiettivi di interesse»; certo, ma
altrettanto vero è che attualmente e per il futuro gli
orientamenti di ricerca “dati” sono e saranno sempre più
interconnessi con informazioni costruite, elaborate e propagate
allo scopo che altri le raccolgono e ne facciano uso.
Sappiamo che oggi l’OSInt è l’attività di Intelligence più
praticata; debitamente collegata su vari scenari e dunque di
facile praticabilità, tuttavia è anche l’attività più pericolosa,
incerta, ingannevole e destabilizzante che esista e il perché
risiede proprio in due ambienti spesso avversi l’un l’altro: lo
spazio e il tempo. Il primo incalcolabile per dimensione, il
secondo straordinariamente ridotto specialmente in ambiente
intelligence: cerchiamo un’ informazione in uno spazio
spropositato per utilizzarla nell’immediatezza.
Questo è quanto si verifica per lo più. Tuttavia c’è da
considerare una terza componente che spesso viene
sottovalutata o addirittura non considerata: l’inganno costruito
o se si vuole la c.d. info – deception che per la maggiore cade
proprio sulla falsa bontà del dato trovato e quindi preso per
buono.

Figura 2 - Spazio - Tempo - Dati

Possiamo dunque dire che una quantità enorme di dati e


informazioni risiedono in uno spazio sconfinato, dove
l’operatore OSInt deve districarsi per raccogliere ciò che potrà
essere utile al decisore, e poiché le analisi informative
presumono una certa urgenza nell’essere disponibili
quest’azione potrebbe, e in alcuni casi lo fa, inficiare la bontà
della stessa informazione raccolta nel caos della rete.
È qui dunque che ricercatore, analista e utilizzatore
dovrebbero vivere in simbiosi l’attività intelligence svolta in
ambienti Open Source (anche se ciò per effetto di ruoli è
“quasi” impossibile) e probabilmente il metodo potrebbe essere
solo uno: disporsi verso uno screening, una osservazione e un
impiego del dato acquisito con più Humint, ovvero la
proporzionalità della componente umana dovrebbe essere
posta in primo piano, rispetto alla semplicità di classificazione e
distribuzione delle informazioni attraverso gli strumenti
informatici.

Figura 3 - Screening, osservazione e impiego dell’attività


Osint nella circolarità della ricerca, analisi e utilizzo dei dati.
Ecco dunque che l’analista OSInt si trasforma in Cyber
Intelligence Analyst, e lo fa considerando la più antica pratica
di analisi, la Human Intelligence. Includere più proporzionalità
di schema del pensiero umano, più attenzione, più
osservazione, più impiego di dati precedentemente acquisiti e
dunque compararli, valutarli e classificarli, produrrà alla fine
una informazione non solo utile e dettagliata ma soprattutto
reale.
Sia la ricerca che l’analisi, nonché l’utilizzo delle
Informazioni, devono essere anteposti allo screening,
all’osservazione e all’impiego di questi nelle comparazioni con i
data base. Attività che possono fruttare positivi riscontri solo se
a monte vi è una risorsa umana la quale provveda alla
valutazione dei dati in maniera non informatizzata.
Il ricercatore OSInt (che sempre più spesso viene sostituito
da strumenti automatizzati) deve trasformarsi in un’Analista di
Intelligence, ma con forte propensione al comportamento
umano specialmente sulla valutazione dei dati.
Gli strumenti per la Open Source vengono continuamente
aggiornati, modificati e sviluppati: ciò è pressochè necessario e
utile, ma la componente umana in tutto questo che ruolo ha? È
essa sfruttata in tutta la sua capacità di analisi oppure si affida
all’esclusiva sintesi di ricerca informatizzata, ottenendo così
uno o più dati per la collocazione dell’Informazione?
La OSInt è un’attività oggi fondamentale, non solo negli
ambienti della sicurezza nazionale, che cresce
spropositatamente, offrendo una miriadi di dati che solo una
strumentazione informatizzata può gestire, estrapolare e
identificare il dato da utilizzare.
L’ambiente OSInt è così straordinariamente grande,
frequentato, ricercato e sfruttato che potremmo dire trattasi di
un vero campo di battaglia dove la divulgazione delle
informazioni false e l’attenzione di acquisizione di queste da
parte dell’antagonista rappresentano la vittoria assoluta.
Ecco perché una profonda attenzione e una maggiore ricerca
su questo ambiente gioverebbe molto al Governo, alla Nazione
e alle Aziende e così via, ma soprattutto, seppure occorre
continuare ad utilizzare le più avanzate tecnologie, dare alla
HumInt un ruolo strettamente collaborativo all’OSInt, ovvero
dirigerci verso una nuova forma di analista: l’Human OSInt
Analyst. Per meglio intenderci l’analista della Open Source
Intelligence dovrebbe, durante la sua attività, acquisire un ruolo
coerente con la pratica della valutazione dei dati, attraverso il
concetto della rigorosa proporzionalità che vive tra la
previsione e la certezza che un dato evento si verifichi, e farlo
per mezzo della umana sintesi della razionalità.
Opportuno dunque non affidarsi esclusivamente alle
potenzialità informatiche o elettroniche, per la ricerca ma ancor
più per le analisi delle informazioni, piuttosto che prendere per
buono quel dato super condiviso o diffuso in rete. Ma collegare
all’attività Open Source Intelligence quanta più attività di
analisi svolta per mezzo delle umane capacità di valutazione.
Internet è uno spazio (virtuale) che possiamo percepire come
universo infinito, al suo interno esistono miliardi di galassie che
qui chiamiamo informazioni. È il luogo dove il metodo della
distribuzione conoscitiva non ha centralità, né facile
individuazione. Ma solo varianti alle quali si affida, per
ottenere la possibilità di navigare in questa infinità di mari privi
di orizzonti terreni, dove tenta di sopravvivere alle
trasformazioni che, di tanto in tanto, l’umano pensiero cerca di
apportare, a un sistema tecnologico ed esclusivamente intuitivo,
induttivo e spesso generatore di previsioni e valutazioni troppo
azzardate [ved. Intelligence: L’Informazione nell’era tecnologica
di G. Taurisano su academia.edu].

Sintesi del documento:


OSInt Human Analyst
2020 – Cultura Intelligence e Sicurezza - GT