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Eh sì, decisamente il problema dell'eurozona è il debito pubblico ita…

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1 di 9 30/05/2019, 17:17
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Foreign Policy – È ora di scegliere la democrazia e


non i mercati finanziari
di Rododak - giugno 3, 2018

L’economista Luigi Zingales mette in rilievo su Foreign Policy come la decisione del presidente Mattarella di
bloccare un governo appoggiato da una maggioranza parlamentare per il timore di reazioni dei mercati fosse
sbagliata dal punto di vista sia economico sia politico. In particolare, sebbene nella disamina usi gli argomenti
classici della dottrina economica liberale, Zingales sottolinea come non è neanche vero che in Eurozona il
giudizio sui governi sia affidato ai mercati: in realtà è affidato alla BCE, che ha il potere di influenzare i mercati,
ed è un organismo che nessuno ha eletto.

2 di 9 30/05/2019, 17:17
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di Luigi Zingales, 31 maggio 2018

La decisione del presidente italiano di respingere un governo eletto non ha senso né dal punto di vista
economico né da quello politico.

Nel 20° secolo, quando i risultati elettorali non risultarono graditi all’élite dominante e ai suoi alleati
internazionali, scesero in strada i carri armati. Nel 21° secolo la reazione è meno cruenta, ma non per questo meno
aggressiva. Invece dei carri armati, viene usato il mercato delle obbligazioni.

È quello che è successo in Italia domenica scorsa, quando un governo appoggiato da una maggioranza
parlamentare è stato bloccato dal presidente della Repubblica, per il timore di come il mercato obbligazionario
avrebbe potuto reagire alla nomina dell’ex dirigente della Banca d’Italia, Paolo Savona, di ottantuno anni,
designato come ministro dell’Economia. (Per fare totale chiarezza: si è sparsa la voce che fossi anche io in corsa
per quel ruolo, ma non mi è mai stato offerto).
La colpa di Savona? Avere sviluppato un piano di emergenza per l’uscita dall’euro, nel caso che questa
avvenisse. È come se il presidente degli Stati Uniti licenziasse un ministro della Difesa perché appronta un piano
di emergenza in caso di guerra nucleare con la Corea del Nord. Al contrario, entrambi avrebbero dovuto invece
essere elogiati per la loro previdenza.

Ma ammettiamo pure che il presidente italiano avesse ragione, e che la nomina di Savona potesse scatenare il
panico nel fragile mercato obbligazionario italiano. Allo stesso modo, ammettiamo pure che la Costituzione gli
desse il diritto di farlo. Sarebbe stata una buona scelta? È giusto che la paura dei mercati annulli il processo
decisionale democratico?

Agli economisti (me compreso) generalmente piace l’efficienza dei mercati nell’allocazione delle risorse. I buoni
economisti, tuttavia, sanno che, per funzionare correttamente, i mercati dovrebbero operare in regime di piena
concorrenza e che gli operatori sul mercato dovrebbero essere informati in modo simmetrico. Il mercato del debito
sovrano in Europa non soddisfa nessuna delle due condizioni. In un mercato concorrenziale, ogni singolo attore
dovrebbe essere un price-taker, ovvero la sua attività di scambio non dovrebbe avere alcun impatto sui prezzi di
mercato.

E invece, per sua stessa ammissione, la Banca centrale europea (BCE) ha un impatto sui prezzi di mercato. In caso
contrario, perché si impegna nell’acquisto di obbligazioni sovrane per ridurne il rendimento, pratica nota come
quantitative easing? Di conseguenza, il mercato obbligazionario europeo non si muove più in base al risultato
delle decisioni di migliaia di operatori indipendenti; è diventato un “concorso di bellezza”, in cui si cerca di
anticipare la prossima decisione della BCE. In un simile mercato, la dichiarazione di un membro della BCE che il
quantitative easing dovrebbe concludersi prima del previsto (come ha fatto martedì Sabine Lautenschläger,
membro del comitato esecutivo della BCE) può essere sufficiente per creare timore e aumentare lo spread tra
obbligazioni italiane e tedesche.

3 di 9 30/05/2019, 17:17
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È saggio vincolare le decisioni politiche di qualsiasi altro paese ai capricci di un simile mercato? Il presidente
italiano, evidentemente, lo pensa. Ma farlo è pericoloso: sia dal punto di vista economico sia politico.

È pericoloso dal punto di vista economico, perché gli economisti preparati sanno che il mercato delle obbligazioni
sovrane può avere più punti di equilibrio. Di conseguenza, quando il rapporto tra debito e PIL è alto, è sufficiente
che si sparga una voce per spostare il mercato obbligazionario da un punto di equilibrio a un altro, con il rischio di
default. In generale, questa eventualità è impedita dalla banca centrale nazionale. Quando è stata creata la BCE,
tuttavia, i meccanismi necessari a una banca centrale non furono previsti appositamente, con lo scopo di lasciare ai
mercati l’imposizione di un vincolo disciplinare ai paesi membri. Ma questa è stata una decisione cattiva dal punto
di vista economico, che ha reso obbligatorio che la BCE alla fine fosse costretta a intervenire attivamente. Il
risultato per gli stati membri è che non sono stati disciplinati da un mercato adeguatamente funzionante, ma dalla
BCE – un’istituzione composta da individui che, anche se animati dalle migliori intenzioni, possono sbagliare.

Il che ci porta ai pericoli dal punto di vista politico. Qualsiasi sistema istituzionale che attribuisca a un organismo
non eletto come la BCE un ruolo prevalente rispetto agli organismi eletti, senza controllo, solleva seri problemi di
legittimità. Immaginiamo l’ipotesi in cui il commento di un dirigente della BCE tedesco scateni involontariamente
una crisi sul mercato obbligazionario italiano, che costringa l’Italia a ricorrere a un programma del Meccanismo
europeo di stabilità-Fondo monetario internazionale. Che tipo di legittimità politica avrebbe un simile risultato in
Italia? Anche un paese meno affascinato da poco plausibili teorie complottiste comincerebbe a sospettare una
trama tedesca. Questo sospetto diventerebbe poi certezza se un commissario europeo tedesco dichiarasse che i
mercati finanziari insegneranno agli italiani a non votare per i populisti. Fortunatamente, quest’ultimo punto è
ipotetico, ma non troppo: il commissario europeo alle Finanze Günther Oettinger ha dichiarato che sperava che
“lo sviluppo negativo dei mercati” fornisse “agli elettori un segnale di non votare per i populisti di destra o di
sinistra”.

Sto negando il diritto dei partner europei degli italiani di essere preoccupati per il bilancio pieno di promesse (e
nessuna misura per pagarle) concordato dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega? Assolutamente no. Mi associo
anche alle preoccupazioni espresse dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn sul cosiddetto debito Target2 che
l’Italia sta accumulando nel sistema dell’euro: debito che è il risultato di un maggior numero di investitori stranieri
che vendono obbligazioni italiane piuttosto che acquistarle.

Entrambe le preoccupazioni, tuttavia, riflettono gli errori di concezione fondamentali dell’euro. Lo Stato
dell’Indiana non si preoccupa di quanto è spendaccione lo Stato dell’Illinois, né del debito che la Federal Reserve
Bank di Chicago accumula con la Federal Reserve centrale. L’Illinois è libero di scegliere i suoi governatori senza
interferenze dell’Indiana (anche se alcuni conservatori fiscali preferirebbero diversamente), proprio come lo Stato
dell’Illinois è libero di fare default senza trascinare con sé tutte le sue banche locali e l’intera economia locale. Il
motivo è che ci sono sufficienti istituzioni federali, dall’assicurazione contro la disoccupazione all’assicurazione
sui depositi, per assorbire lo shock. E c’è un’autorità politica comune – in particolare, il Congresso degli Stati
Uniti, in cui gli Stati più piccoli sono in proporzione più rappresentati – per risolvere eventuali controversie che

4 di 9 30/05/2019, 17:17
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potrebbero sorgere.

Le tensioni politiche in Europa non sono quindi inevitabili. La moneta comune europea, tuttavia, è stata creata
prima delle istituzioni necessarie per sostenerla. La speranza – formulata esplicitamente da alcuni politici italiani –
era che una crisi alla fine avrebbe accelerato la creazione di queste istituzioni. Ma quasi vent’anni dopo
l’introduzione dell’euro e dieci anni dopo una crisi economica di quelle che si scatenano una volta in un secolo, i
progressi verso la creazione di queste istituzioni in Europa sono stati minimi.

Molti europei non sono d’accordo. Considerano incoraggianti i progressi dell’ultimo decennio, soprattutto se
confrontati con la totale immobilità dei primi dieci anni dell’euro. Certo, per chi vive all’ultimo piano la
costruzione di una pompa per drenare l’acqua non appare urgente come per chi vive in cantina. L’Italia, in Europa,
vive in cantina: e sta affogando.

Nessun governo italiano può riformare l’Eurozona da solo. Eppure le riforme non si faranno, se non ci si prova. Il
presidente francese Emmanuel Macron sembra disposto a spendere un po’ di capitale politico per promuovere una
riforma della zona euro, ma ha bisogno di un alleato in Italia – la terza maggiore economia dell’area economica –
per renderla una priorità. Questo sarebbe il principale vantaggio di una coalizione tra il Movimento Cinque Stelle
e la Lega. Entrambe le parti hanno promesso di combattere per le riforme in Europa – una promessa su cui
scommettono il loro futuro politico.

Piuttosto che criminalizzare le richieste di aiuto, l’Europa dovrebbe rimboccarsi le maniche e proporre un piano
per il cambiamento. Altrimenti, non solo “il bel Paese ” – come gli italiani chiamano la nostra patria – affonderà,
ma affonderà l’idea stessa che nel continente si possa convivere in pace e prosperità.

(La foto di apertura è di Philippe Huguen/AFP/Getty Images)

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5 di 9 30/05/2019, 17:17
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6 di 9 30/05/2019, 17:17
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Maria 1 • un anno fa
Macron ha detto che c'era un dubbio in Europa, da noi il dubbio era già certezza quando l'UE ha
lasciato a sé stessa la Grecia mettendo gli altri (migranti afro e arabi, mercati, spread, ideologie di
sinistra) al primo posto invece di aiutare il proprio compagno, spiegatemi come fanno a credere chela
Grecia voglia ancora l'UE secondo me ci odia e fa bene e adesso anche una parte dell'Italia odia
questa galera chiamata unione. Dovevamo essere tutti fratelli, ma preferiamo aiutare gli altri.
2 • Rispondi • Condividi ›

vallecuparadise Maria 1 • un anno fa


questa unione e' gia fallita e si avvicina sempre di piu la sua inevitabile fine, il giorno che
avverra', probabilmente verra celebrato come giorno della liberazione
• Rispondi • Condividi ›

Maria 1 vallecuparadise • un anno fa


Sarà una festa breve però perché dopo il possibile fallimento dell'UE i Paesi dovranno
lavorare di più per riequilibrarsi.
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Giacomo Cambiaso Maria 1 • un anno fa


ma quali fratelli? siamo stati fregati. la nostra piccola patetica classe dirigente quasi 30 anni fa
pensava furbescamente di schienare i propri debiti sulla schiena di altri europei e si e' messa
in trappola. abbiamo svenduto la nostra sovranita', ora ne stiamo pagando il prezzo. ora
idealmente e' giusto invocare una riforma che rimetta sui binari giusti questo grande progetto,
ma personalmente sono terrorizzato che la cura finisca per essere peggio della malattia.
personalmente ho perso fiducia nel progetto e ritengo che l'unione dovrebbe essere
smantellata, mantenuta solo come unione doganale, ma senza unione monetaria, burocrati,
regolamenti, direttive, ecc...per quanto nobile fosse nelle intenzioni il risultato e' solo costi
pesanti e dannoso lobbismo
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7 di 9 30/05/2019, 17:17
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9 di 9 30/05/2019, 17:17