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Le attività subacquee (immersione subacquea) sono quelle attività che permettono all'uomo la

permanenza in un ambiente sommerso, prevalentemente acquatico, sia di acque dolci che salate, quindi
in ambito prevalentemente fluviale e marino. È possibile praticare tale attività con o senza attrezzature e
a seconda del caso prende il nome specifico di immersione in apnea o immersione con ARA o ARO, in
pratica sistemi di respirazione autonomi o vincolati ad aria, ossigeno o miscele respiratorie – vedi
attrezzatura per immersioni – sistemi che permettono quindi l'immersione per lunghi periodi di tempo.

Si può distinguere tra subacquea ricreativa o tecnica/professionale. Le due tipologie di equipaggiamenti


per la subacquea sono il sistema a circuito aperto detto A.R.A. (autorespiratore ad aria con erogatore,
originariamente sviluppato da Jacques Cousteau con il nome di Aqua-lung), e il sistema a circuito chiuso
detto A.R.O. (autorespiratore ad ossigeno). L'A.R.O. fu creato ed utilizzato per la prima volta dagli uomini
rana della Marina Militare Italiana durante la seconda guerra mondiale; più recentemente si è evoluto
nel Rebreather, termine anglosassone che significa letteralmente respiratore con ricircolo dell'aria, un
sistema molto sofisticato e complesso che può essere a circuito chiuso (CCR) o semichiuso (SCR),
meccanico o elettronico. Questo dispositivo è in grado, a seconda del tipo, di riutilizzare il gas espirato
filtrandolo e riarricchendolo di ossigeno per mantenerne costante il livello, consentendo così di
prolungare notevolmente la permanenza in immersione e limitando il consumo di aria dalle bombole.

Indice

1 Storia

2 Attrezzature

2.1 Problematiche

2.1.1 Respirare sott'acqua

2.1.2 Vedere sott'acqua

2.1.3 Comunicare sott'acqua

2.1.4 Evitare la perdita di calore corporeo

2.1.5 Evitare tagli ed escoriazioni

2.1.6 Malattia da decompressione

3 Muoversi sott'acqua

3.1 Immersioni profonde


4 Note

5 Bibliografia

6 Voci correlate

7 Altri progetti

8 Collegamenti esterni

Storia

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della subacquea e Cronologia
delle tecnologie subacquee.

Le prime idee di sistemi subacquei autonomi appaiono in Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

Il desiderio di andare sott'acqua è probabilmente sempre esistito: per cercare cibo, scoprire manufatti,
trovare tesori, riparare navi (o affondarle) e forse solo per osservare la vita del mare. Tuttavia, finché gli
esseri umani non trovarono un sistema per respirare sott'acqua, le immersioni sono state
necessariamente brevi e convulse.

Nel XVI secolo si iniziò ad utilizzare campane subacquee rifornite d'aria dalla superficie, il primo vero
sistema per rimanere sott'acqua per un tempo illimitato. Due delle principali strade di investigazione,
una scientifica e una tecnologica, accelerarono notevolmente l'esplorazione subacquea. La ricerca
scientifica fu portata avanti dal lavoro di Paul Bert e Scott Haldane, provenienti rispettivamente dalla
Francia e dalla Scozia. Allo stesso tempo i progressi tecnologici - pompe ad aria, scrubber, erogatori, ecc.
- hanno reso possibile la permanenza dell'uomo sottacqua per lunghi periodi di tempo.

A partire dagli anni settanta si sviluppò, a fianco del crescente fenomeno del turismo internazionale, un
turismo della subacquea mirato alla semplice "visita" dell'ambiente sottomarino. Oggigiorno i subacquei
grazie alle nuove attrezzature, sempre più leggere, tecnologiche e confortevoli, sono autonomi dalla
superficie e possono spostarsi nuotando quasi senza fatica, ma durante le immersioni può anche
accadere di muoversi sfruttando un veicolo a propulsione, secondo le esigenze, o semplicemente
sfruttando le correnti marine.

Attrezzature

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Attrezzatura per immersioni.
Nello svolgimento dell'attività subacquea ci si avvale dell'uso di alcune attrezzature: nell'immersione con
bombole, possiamo iniziare l'elenco con le "mute subacquee". Le mute subacquee sono un
abbigliamento in grado di mantenere caldo il corpo durante l'immersione, e si dividono principalmente
in tre tipologie: mute umide, mute semistagne e mute stagne. Le prime permettono all'acqua di entrare,
seppur in minima quantità, e quindi creano un velo d'acqua tra il corpo del sub e la muta. Quando
questo sottile strato si riscalda, produce una sorta di effetto isolante, ottimo per ambienti con acqua
calda ma insufficiente negli altri casi. Le mute del secondo tipo sono molto aderenti al corpo, e di
spessore maggiore. Tendono a far inumidire solo braccia e gambe isolando il busto del subacqueo:
nascono infatti per ambienti con acqua abbastanza fredda. La terza tipologia di mute, quelle stagne,
isolano completamente il sub dall'acqua, lasciando che si bagnino solamente mani e testa; sono quindi
particolarmente adatte ad ambienti con acque molto fredde o a permanenze prolungate in acqua.

La seconda attrezzatura fondamentale è l'erogatore, che viene montato sulla bombola e fornisce aria a
"chiamata", cioè quando con la bocca si inspira. Tale erogatore fornisce sempre una pressione uguale
rispetto alla pressione ambientale esterna; ciò, per riprodurre la situazione che si ha a quota 0, cioè a
livello del mare. Per sicurezza, si scende in acqua sempre con 2 erogatori completamente separati, solo
alcune didattiche preferiscono usare il sistema "Octopus" cioè collegare 2 secondi stadi al primo stadio.