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Tutte le informazioni da conoscere sull’IRPEF

L’IRPEF è, senza dubbio, tra le imposte più importante del sistema tributario italiano, che
riguarda oltre 40 milioni di contribuenti. Capire come funziona il calcolo IRPEF è importante
per comprenderne a fondo i meccanismi che ne regolano il funzionamento. Per scoprire tutto
sull’IRPEF, siediti e mettiti comodo: troverai le informazioni che ti servono nei prossimi
paragrafi di questa guida.
LEGGI ANCHE – Economia e commercio a Roma con Unicusano

Cos’è l’IRPEF: una definizione


La prima cosa che vogliamo fare in questa guida è chiarire che cos’è l’IRPEF, dando una
definizione di questa tassa. Per IRPEF si intende

Un’imposta personale e progressiva sui redditi, ovverosia calcolata in base al reddito


percepito sia dal lavoratore dipendente, sia dal pensionato o dal lavoratore autonomo.
Si tratta dunque di quell’imposta  che grava sul reddito delle persone fisiche, nonché la
principale imposta che si paga in Italia: secondo le stime, circa il 30% della cassa dello Stato
viene riempita dal gettito IRPEF.

Come funziona l’IRPEF?


Il meccanismo di funzionamento dell’IRPEF è molto semplice da capire e si basa su
un sistema progressivo. Che significa? Dal punto di vista pratico, vuol dire che la quota
percentuale di reddito assorbita dall’imposta aumenta in proporzione al reddito stesso.
L’aliquota IRPEF cambia, dunque, in proporzione al reddito percepito. In base agli
aggiornamenti delle normative fiscali, le aliquote possono subire delle variazioni: è sempre
bene conoscere quelle in vigore in un determinato momento.
Per fare un esempio concreto, poniamo il caso di un lavoratore dipendente che percepisce un
reddito di 20.000 euro. In questo caso, l’imposta dovuta è pari a circa il 17 per cento. Questo
risultato, come abbiamo detto, è frutto dell’applicazione di aliquote crescenti sui diversi
scaglioni di reddito ed inoltre di deduzioni dal reddito e detrazioni d’imposta.

Deduzioni e detrazioni: quali sono le differenze

Spesso, quando si parla di IRPEF, si ricorre a due termini: deduzioni e detrazioni. Nonostante
vengano spesso sovrapposti, in realtà si tratta di concetti ben diversi fra loro:

o Le detrazioni consentono la riduzione dell’imposta lorda, determinando così quella


netta. Possono essere riconosciute per spese sostenute dal contribuente, oppure sono
legate alla sua condizione, come quella di lavoro dipendente, pensionato, persona che ha
familiari a carico e così via;
o Le deduzioni, invece, prevedono la sottrazione di un determinato importo dal reddito
imponibile prima che su questo vengano applicate le aliquote dell’imposta, diventando
dunque esente dalla tassazione.
Su cosa si paga l’IRPEF
Come abbiamo detto quando abbiamo parlato di che cos’è lRPEF, abbiamo stabilito che
questa imposta si paga su tutti i redditi prodotti, che possono essere di 6 tipologie:
o Redditi da lavoro autonomo (ad esempio quello percepito dai liberi professionisti
come commercialisti, architetti o avvocati);
o Redditi di capitale, derivanti dall’impiego di capitale;
o Redditi di lavoro dipendente;
o Redditi fondiari derivanti dal possesso di terreni;
o Redditi diversi, che possono essere ad esempio quelli che riguardano una vincita;
o Redditi di impresa.

Quando non si paga l’IRPEF?


Ci sono dei contribuenti esenti dal pagamento dell’IRPEF? Diciamo che esiste una no tax area,
per cittadini in particolari condizioni economiche.

Ad esempio, c’è l’esonero dal pagamento in condizioni come queste:

o Lavoratori dipendenti con un reddito annuo inferiore a 8.000 euro;


o Lavoratori autonomi con un reddito annuo inferiore a 4.800 euro;
o Redditi di soli fabbricati fino a 500 euro;
o Redditi di terreni per un valore che non supera i 185,92 euro.
Sottolineiamo ancora una volta che queste condizioni potrebbero cambiare con il cambiare
della legge in merito; per tale ragione è sempre bene informarsi con attenzione sui siti gove

L’IRES colpisce 4 categorie di soggetti:

 le società di capitali;
 gli enti commerciali;
 gli enti non commerciali;
 le società e gli enti non residenti.

In definitiva non colpisce le persone fisiche e le società di persone. Il periodo d’imposta è


costituito dall’esercizio e l’aliquota applicata è del 33% al reddito complessivo netto.
SOGGETTI PASSIVI: Il Testo Uunico classifica i soggetti passivi a seconda che siano o
meno residenti, e a seconda che siano società od enti commerciali o enti non commerciali.

 Sono commerciali le società di capitali, le cooperative e le società di mutua


assicurazione e gli altri enti aventi come oggetto esclusivo o principale, l’esercizio di
attività commerciali;
 Gli enti non commerciali che non hanno per oggetto lo svolgimento di attività
commerciale.
 Sono residenti gli enti che per la maggior parte del periodo d’imposta hanno la sede
legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale (cioè il luogo in cui si
svolge in maniera prevalente l’attività principale) nel territorio dello Stato.

Quindi la commercialità si rileva:

 in base alla forma
 in base all’oggetto principale o esclusivo dell’attività svolta.

L’imposta in esame opera in modo diverso a seconda che si considerino società ed enti la
cui finalità è quella di conseguire un lucro da distribuire ai soci dagli enti che non hanno
tale finalità. Nel primo caso si pone il problema di coordinare la tassazione del reddito
delle società con la tassazione dei dividendi del socio, evitando o attenuando la doppia
imposizione. I sistemi adottati sono diversi:

 il regime della trasparenza;


 il sistema del credito d’imposta;
 il sistema dell’esenzione dei dividendi; che nel nostro sistema è adottato nei casi in
cui il socio è anch’esso una società;
 la tassazione ridotta dei redditi del socio, che nel nostro ordinamento è adottato per
i soci persone fisiche.

Fino alla riforma del 2003 il nostro sistema adottava il meccanismo del credito d’imposta,
attribuito al socio, in misura pari all’imposta dovuta dalla società sugli utili distribuiti. Il
credito d’imposta rimane per i redditi provenienti dall’estero, mentre internamente ha
introdotto un nuovo criterio in base al quale l’imposta dovuta dalla società non è imputata
al socio, ma si cristallizza e diventa definitiva, i dividendi, se distribuiti a soci aventi forma
di società di capitali non sono tassati o lo sono nella misura del 5%. Solo i dividendi che
sono distribuiti a persone fisiche subiscono una tassazione ulteriore del 40%.
REDDITO COMPLESSIVO DELLE SOCIETÀ: o degli enti commerciali residenti è un 
reddito omogeneo, perché non è la somma di singoli redditi, ma da qualsiasi fonte
provenga è reddito d’impresa. E determinato sulla base del bilancio: si assume come
punto di partenza il risultato del Conto Economico al quale si apportano le variazioni in
aumento o in diminuzione previste dalla legge tributaria.
LE PERDITE: la perdita di un periodo d’imposta può essere portata in diminuzione del
reddito dei periodi successivi, ma non oltre il quinto, le perdite dei primi tre esercizi
possono essere riportate a nuovo senza limiti di tempo. Limiti: il riporto non è ammesso
quando:

 si abbia un mutamento della maggioranza delle partecipazioni aventi diritto di voto


nelle assemblee ordinarie;
 modificazione dell’attività principale di fatto esercitata nei periodi d’imposta in cui le
perdite sono state realizzate.

Le limitazioni non si applicano qualora le partecipazioni siano acquisite da società


appartenenti allo stesso gruppo.
LA TRASPARENZA: possono optare per questo regime le società di capitali e le piccole
società a responsabilità limitata. È un metodo per eliminare la doppia imposizione dei
redditi societari: queste società, infatti non sono soggette ad IRES dato che sono tassati
solo i soci ai quali è imputato il reddito della società. Può essere optato solo da società di
capitali alle quali partecipino altre società di capitali con una % non inferiore al 10% ma
non superiore al 50%. Tale opzione deve essere espressa sia dalla società partecipata,
che cessa così di essere soggetto passivo d’imposta, sia dalle partecipanti ed è
irrevocabile per tre esercizi sociali della partecipata. Se vengono meno le condizioni per
l’opzione, l’efficacia della trasparenza cessa dall’inizio dell’esercizio sociale in corso della
società partecipata che ridiventa soggetto passivo. Se vi sono soci non residenti,
l’esercizio dell’opzione è consentito a condizione che non vi sia obbligo di ritenuta alla
fonte sugli utili distribuiti. Possono optare società residenti in paesi extracomunitari solo in
presenza di una convenzione contro le doppie imposizioni che escluda la ritenuta alla sui
dividendi in uscita dall’Italia.
DISCIPLINA: la trasparenza comporta che il reddito della società partecipata è imputato a
ciascun socio indipendentemente dall’effettiva percezione, proporzionalmente alla sua
quota di partecipazione.

 La trasparenza comporta l’irrilevanza fiscale della successiva distribuzione dei


dividendi.
 Le ritenute d’acconto sui redditi della partecipata, i relativi crediti d’imposta, e gli
acconti versati si scomputano dalle imposte dovute dai singoli soci
proporzionalmente alla quota di partecipazione.
 I periodi d’imposta delle partecipanti possono essere differenti diversamente dal
consolidato.
 La società partecipata è solidalmente responsabile con ciascun socio per l’imposta,
le sanzioni e gli interessi conseguenti all’obbligo di imputazione del reddito.

Le società trasparenti devono presentare una dichiarazione dei redditi sulla quale
calcolare l’imponibile da imputare ai soci. Le S.r.l.  a ristretta base proprietaria: Il regime
della trasparenza può essere adottato anche dalle piccole S.r.l. la cui compagine sociale
sia composta esclusivamente da persone fisiche. In questo modo la loro tassazione è
allineata a quella delle società di persone. Esse possono scegliere tra:

 tassazione con Ires, come società;


 tassazione con Irpef  a carico dei soci.

Se non si opta per la trasparenza il reddito è tassato prima in capo alla società e pio ai
soci. Con la trasparenza i soci delle S.r.l. sono tassati come quelli delle società di persone
indipendentemente dalla distribuzione. Condizioni:

 il volume d’affari non deve superare i 10 miliardi di lire;


 la compagine sociale deve essere composta esclusivamente da persone fisiche in
numero non superiore a 10, 20 nel caso di cooperativa a responsabilità limitata;
 la società non deve possedere partecipazioni che abbiano i requisiti per l’esenzione
dalla tassazione delle plusvalenza, esse sono esenti se realizzate da società, ma
devono essere tassate quando, sotto forma di utili, sono distribuite ai soci persone
fisiche.

IL CONSOLIDATO NAZIONALE: riguarda i gruppi di società, ma non è una forma di


tassazione fondata sul bilancio consolidato. Prevede che i risultati fiscali conseguiti da
ciascuna società del gruppo siano sommati, determinando così un reddito globale che è
imputato alla controllante. La controllante deve presentare un’unica dichiarazione
contenente il risultato consolidato del gruppo; deve provvedere all’eventuale riporto a
nuovo dell’eventuale perdita, la liquidazione dell’unica imposta dovuta, ovvero dell’unica
eccedenza rimborsabile o da riportare a nuovo. Tale opzione può essere esercitata
quando una società o un ente commerciale detiene la maggioranza dei voti esercitabili
nell’assemblea ordinaria di una società. Le società non residenti possono esercitare
l’opzione solo in qualità di controllanti ed a condizione che:

 di essere residenti in paesi con i quali è in vigore una convenzione contro la doppia
imposizione;
 di esercitare nel territorio dello stato un’attività d’impresa mediante stabile
organizzazione alla quale la partecipazione in ciascuna controllata sia
effettivamente connessa.

L’applicazione del consolidato dipende da una libera scelta del gruppo, è necessaria
l’opzione della capogruppo, mentre le società controllate sono libere di optare o meno. La
scelta delle singole società sarà preceduta da un accordo di consolidamento. Perché sia
efficace occorrono:

 Identità dell’esercizio sociale di ciascuna società controllata con quello della


controllante;
 L’esercizio congiunto dell’opzione da parte di ciascuna controllata e dell’ente
controllante.
 L’elezione di domicilio da parte di ciascuna controllata presso la società o ente
controllante ai fini della notifica di atti relativi ai periodi d’imposta nei quali è
esercitata l’opzione.
 La comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate entro il sesto mese del
primo esercizio cui si riferisce  l’esercizio dell’opzione.

Ha efficacia almeno per 3 esercizi sociali ed è irrevocabile, ma cessa prima se viene meno
il controllo. I dividendi consono tassati e i trasferimenti di beni strumentali tra le società del
gruppo possono essere effettuati in regime di neutralità fiscale.
LA BASE IMPONIBILE : è costituita dalla somma dei redditi e delle perdite delle società
facenti parte del gruppo. In particolare si tiene conto: del reddito complessivo della
controllante, di ciascuna società controllata, indipendentemente dalla quota di
partecipazione posseduta dalla controllane. Al reddito globale si apportano variazioni:

 In diminuzione, per un importo corrispondente alla quota imponibile dei dividendi


distribuiti dalle società controllate.
 In diminuzione o in aumento per effetto della rideterminazione del pro – rata
patrimoniale;
 In diminuzione per un importo corrispondente alla differenza tra il valore di libro e
quello fiscalmente riconosciuto ai beni assoggettati al regime di neutralità;

se la somma complessiva è negativa, la perdita compete alla controllante. La


dichiarazione dei redditi deve essere presentata dalla controllante, ma anche le controllate
devono compilare la dichiarazione al fine di comunicare il proprio reddito e fornire alla
società controllante i dati relativi ai beni ceduti ad acquistati in regime di neutralità.
Ciascuna società risponde delle maggiori imposte dovute in base al suo reddito
complessivo: se la dichiarazione è rettificata, del maggior debito risponde la capogruppo, e
ciascuna società controllata risponde in solido solo delle maggiori imposte dovute in base
al suo reddito complessivo. Internamente il riparto del  carico tributario deve essere
disciplinato dall’accordo di consolidamento.
GLI ENTI NON COMMERCIALI: non sono commerciali gli enti che non hanno per oggetto
esclusivo o principale l’esercizio di’attività commerciali. L’oggetto è determinato in base
alla legge, allo statuto o all’atto costitutivo, mentre per oggetto principale si intende l’attività
essenziale per realizzare gli scopi indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto.
Come le persone fisiche, possono conseguire redditi appartenenti a categorie diverse,
quindi il reddito complessivo imponibile è formato dalla somma dei redditi fondiari, di
capitale, d’impresa e dei redditi diversi posseduti da tali enti. Si sommano tutti i redditi
delle diverse categorie, sottraendo le perdite derivanti dall’esercizio di piccole imprese.
L’ente commerciale, se svolge attività d’impresa è tenuto a istituire una contabilità
separata
DEDUZIONI:

 sono interamente deducibili le spese specificatamente inerenti ad attività


commerciale ;
 le spese inerenti ad attività non imponibili non sono deducibili;
 le spese ad utilizzazione promiscua sono deducibili in parte.

Gli enti ammessi al regime di contabilità semplificata possono optare per la


determinazione forfetaria del reddito d’impresa.
introdotta l'IVA (presa dalla Francia), per assicurare un'imposta che fosse neutrale (non importa il numero
delle fasi) e trasparente (oltre che comune a tutti i paesi europei). La caratteristica di fondo di questa
imposta è di essere generale e plurifase (si applica in tutte le fasi della produzione), ma non cumulativa (si
applica sul solo “valore aggiunto”) né tanto meno a cascata (poiché trasparente e del tutto neutrali nei
confronti di tutte le strutture imprenditoriali).

Sul piano propriamente normativo, il calcolo dell'imposta sul solo valore aggiunto è stato assicurato grazie
al versamento periodico delle imposte, dato dalla differenza tra l'imposta a debito sulle vendite e l'imposta
a credito sugli acquisti, invece che procedere al calcolo delle basi imponibili per ogni operazione; in questo
modo si è assicurato un modello impositivo che è del tutto neutrale verso gli operatori economici e
trasparente per il consumatore finale.

Infine un ultimo aspetto da evidenziare è che le imposizioni nelle fasi intermedie di produzione sono
sempre neutralizzate dall’imposta a Credito che l’impresa acquirente può detrarre, quindi in poche parole
un eventuale evasione nella fase intermedia viene poi neutralizzata dall’effetto di recupero, in quanto
all’impresa acquirente viene a mancare l’imposta da detrarre; invece, una volta che il prodotto arriva il
consumatore finale, un eventuale evasione da parte dell’impresa che vende il prodotto viene configurata
come una vera e propria mancanza di versamento di imposta per l’ente impositore.

Struttura giuridica e giustificazione costituzionale dell’IVA

Nella sua disciplina manca una definizione unitaria di presupposto di fatto, ne sono facilmente identificabili
i soggetti passivi e ne le imposte discendono dall'applicazione di un’aliquota ad una predeterminata base
imponibile (esse discendono dalla differenza tra crediti e debiti di imposta).

A differenza accade nelle altre imposte, concorrono a determinare la struttura dell’IVA 3 situazioni
oggettive: l'obbligo di assoggettare ad imposta le operazioni attive effettuate (senza obbligo di versare
all’erario l'intero importo delle imposte medesime), il diritto/dovere di addebitare le stesse imposte sui
destinatari (senza che ciò muti la posizione del soggetto obbligato verso l’erario) e è il diritto di detrarre le
imposte sugli acquisti sulla complessiva situazione tributaria. Proprio per questo, l'IVA si “polarizza” sulle
singole operazioni, invece che sulle nozioni di presupposto e dei soggetti passivi.

LE OPERAZIONI IMPONIBILI

Esse sono le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell'esercizio di
impresa e di arti e professioni e le importazioni da chiunque effettuate

Le importazioni

Esse rientrano nel campo di operatività dell'IVA in forza del già richiamato principio della destinazione nel
Paese "di destinazione"; l'IVA si applica al momento dell'introduzione dei beni, ma con alcune regole
particolari: sono considerate importazioni solo i beni provenienti da fuori l'UE, l'imposta in questo caso è
dovuta dall'acquirente (importatore) ed è irrilevante la natura del soggetto che esporta. Quindi, in sostanza,
è rilevante solo la caratteristica oggettiva del bene (per le aliquote), fermo restando che se ad importare è
un esercente impresa o arti e professioni, questi può poi detrarre l'imposta sulle suddette importazioni.

Il requisito soggettivo delle operazioni imponibili interne: esercizio di impresa o di arti e professioni

Le operazioni imponibili interne sono anzitutto caratterizzate dalla necessità che risultino effettuate
nell'esercizio abituale di una attività di impresa, artistica o professionale. Come ben sappiamo, il profilo
soggettivo serve solo ad identificare le operazioni rilevanti ai fini IVA e quindi i soggetti cui cadono gli
obblighi, nella consapevolezza, però, che poi saranno i consumatori finali a sostenerne il costo effettivo
(rivalsa sul cliente). Dalle norme italiane, comunque, risulta che ai fini IVA:
- per esercizio di impresa si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle
attività commerciali o agricole di cui agli artt. 2195 e 2135 c.c., anche se non organizzate in forma di
impresa, nonché l'esercizio di attività, in forma di impresa, dirette alla prestazione di servizi non rientranti
nel 2195 c.c.;
- si considerano, in ogni caso, effettuate nell'esercizio di impresa le cessioni di beni e le prestazioni di
servizio fatte dalle società di capitali, dalle società commerciali di persone e dagli altri Enti pubblici e privati,
con o senza personalità giuridica, che abbiano come oggetto principale o esclusivo l'esercizio di attività
commerciali o agricole;
- per gli Enti non aventi oggetto principale o esclusivo l'esercizio di attività commerciale o agricola, si
considerano comunque effettuate nell'esercizio di impresa le cessioni e le prestazioni fatte nell'esercizio di
attività commerciali e agricole;
- per gli enti non commerciali associativi, ai considerano imponibili le cessioni e le prestazioni verso i soci
contro corrispettivo o contributi supplementari;
- per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di
qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche, società semplici o associazioni;
- e non si considerano effettuate nell'esercizio di arti e professioni le prestazioni di servizi inerenti ai
rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all'art 50 TUIR e le prestazioni di servizi
effettuate nell'associato nei rapporti di associazione in partecipazione, quando siano rese da soggetti non
esercenti come attività abituale altre attività di lavoro autonomo.

Queste disposizioni riprendono in larga misura nozioni già viste per il campo delle imposte dirette. Inoltre,
nel sistema dell'IVA è rilevante l'abitualità (intesa come stabilità e continuità nel tempo) e non la
distinzione interna tra i suoi diversi contenuti (per esempio tra impresa commerciale e agricola); emerge
poi come nel campo IVA rientrino anche operazioni occasionali (e obiettivamente non riconducibili
all'esercizio di impresa o di arti e professioni), quando risultino svolte da soggetti che svolgono questa
attività istituzionalmente (questo per assicurare la neutralità dell'IVA e quindi per evitare distorsioni
impositive e incertezze circa le detrazioni di imposta).

Inizio, variazione e cessazione dell'attività ai fini IVA

Dall'essenzialità del requisito soggettivo discende a sua volta la necessità di precisare quali siano i momenti
in cui esso si costituisce, muta o viene meno; il legislatore ha precisato: coloro che intraprendono l'esercizio
di attività di impresa o arti e professioni devono, entro trenta giorni, farne comunicazione all'Agenzia delle
Entrata, la quale attribuirà un codice identificato (partita IVA) ed inoltre, in caso di cessazione, essi devono
sempre comunicarlo entro trenta giorni dalla data di ultimazione delle operazioni di liquidazione.

Bisogna inoltre puntualizzare:

 L'inizio di attività non è dato dall'effettuazione della prima operazione imponibile, ma si


concretizza, prima ancora, nel momento in cui viene intrapresa l'iniziativa economica; quindi si
considerano effettuate nell'esercizio di impresa o di arti e professioni anche le operazioni di
"investimento" (per esempio la predisposizione dei locali)
 La cessazione di attività con si ha con l'effettuazione dell'ultima operazione commerciale o
professionale, poiché sono soggette ad IVA anche le operazioni di liquidazione dei beni residui, sino
all'ultimo atto dispositivo dei beni medesimi
 Quanto alle variazioni, particolare rilievo assumono le comunicazioni dei mutamenti inerenti i
luoghi di attività, ai fini di controlli: si presumono ceduti tutti i beni acquistati, importati o prodotti
che non rivengono nei luoghi di abituale esercizio dell'attività, come risulta dalla dichiarazione e,
parallelamente, si considerano acquistati tutti beni che ivi vi rinvengono (salvo prova contraria).

Il requisito oggettivo: nozioni di cessioni di beni e di prestazioni di servizi

Si intendono cessioni di beni gli atti a titolo oneroso che comportano trasferimento di proprietà ovvero
costituzione di diritti reali di godimento sui beni di ogni genere; si intendono prestazioni di servizi le
prestazioni verso corrispettivo da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte. Il
tratto comune alle due categorie è il prezzo, anche se il requisito dell'onerosità subisce talvolta delle
mutazioni e limitazioni. Per esempio, tra le cessioni di beni, le vendite con riserve di proprietà sono
comunque imponibili, così come le distribuzioni gratuite di beni ai soci; tra le prestazioni di servizi rientrono
per esempio anche le locazioni, affitti e somministrazioni di alimenti e bevande.

Operazioni escluse, non imponibili ed esenti

Nel sistema IVA non tutte le operazioni effettuate nell'esercizio di impresa o di arti e professioni sono
soggette ad imposta; ecco una distinzione:

 Sono operazioni escluse quelle del tutto estranee all'area di operatività degli obblighi sia formali
che sostanziali scaturenti dalla disciplina dell'IVA (irrilevanza ai fini del tributo). Esempi sono le
cessioni di denaro o crediti, di aziende o rami di aziende, così come le cessioni di diritti di autore, i
prestiti obbligazionari, ecc.
 Sono operazioni non imponibili quelle espressamente elencate negli artt. 8, 8 bis e 9 DPR n.
633/1972. Si tratta delle esportazioni, delle operazioni assimilate e dei servizi internazionali o
connessi agli scambi internazionali (perché da tassare nel paese di destinazione). Queste
operazioni, a differenza delle escluse, sono soggette a fatturazione e a tutti gli altri obblighi formali,
ma non comportano limiti alla detrazione (e all'eventuale rimborso) dell'imposte subite.
 Operazioni esenti sono quelle individuate, con elencazione tassativa, dall'art 10 DPR n. 633/1972. Si
tratta di operazioni inerenti bisogni essenziali o situazioni comunque ritenute meritevoli dal punto
di vista politico-sociale (sono operazioni non manifestanti capacità contributiva). Anche queste
operazioni richiedono la fatturazione e gli altri obblighi formali, ma ad esse non si accompagna la
detraibilità dell'imposta. Esempi sono le prestazioni sanitarie, educative, servizi di pompe funebri....

Il momento di effettuazione delle operazioni

Le cessioni di beni si considerano effettuate all'atto di stipulazione per i beni immobili, ovvero al momento
di consegna o spedizione per i beni mobili; le prestazioni di servizi si considerano effettuate quando viene
pagato il corrispettivo. Tuttavia, se anteriormente, viene in tutto o in parte pagato il corrispettivo, o emessa
fattura, l'operazione si considera "effettuata", limitatamente a quell'importo pagato o fatturato, alla data
del pagamento o della fatturazione. Quindi, in pratica, al momento in cui l'operazione si considera
effettuata, lo Stato può esigere il versamento dell'imposta.
Solo per le vendite di beni farmaceutici e le operazioni verso enti pubblici, si considera la differenza tra
effettuazione dell'operazione e esigibilità dell'imposta, con la conseguenza che, seppure l'operazione è
imponibile secondo il regime vigente al momento della sua effettuazione, il versamento della relativa
imposta sarà esigibile solo quando l'intero corrispettivo sarà pagato.

La localizzazione delle operazioni e il regime delle operazioni intracomunitarie

Sono soggette ad IVA solo le operazioni effettuate nel territorio dello Stato: le cessioni di beni si
considerano effettuate in Italia quando hanno ad oggetto beni che al momento della cessione si trovano nel
territorio nazionale, le prestazioni di servizi invece si considerano effettuate in Italia quando sono a favore
di soggetti passivi IVA stabiliti nel territorio dello Stato nonché quando rese da soggetti passivi IVA stabiliti
nel territorio nazionale a committenti (anche esteri) non soggetti passivi di imposta.

Il regime IVA degli scambi intracomunitari riguarda la circolazione delle merci all'intento dell'UE: le
operazioni in favore di un consumatore finale sono soggette all'imposta stabilita dal Paese "di origine" e le
merci acquistate possono poi circolare all'interno dell'UE senza nessun'altra imposizione; le operazioni tra
soggetti IVA sono tassate invece nel Paese "di destinazione", ma con alcuni adattamenti derivanti dalla
soppressione delle barriere doganali tra i Paesi membri.

La determinazione della base imponibile e dell'imposta

La nozione di base imponibile è funzionale alla determinazione dell'imposta, che deve essere distintamente
calcolata sulle singole operazioni attive. Il principio generale è che la base imponibile è costituita
dall'ammontare complessivo dei corrispettivi pattuiti per il cessionario o il committente.

Sono esclusi dalla base imponibile gli interessi moratori o altre penalità per ritardi, il valore dei beni ceduti a
titolo di sconto o premio o abbuono, i rimborsi delle anticipazioni, l'importo degli imballaggi o recipienti
quando ne sia previsto il rimborso alla consegna.
Esistono, tuttavia, dei casi in cui la base imponibile è determinata invece in base al valore normale dei beni
o servizi; inoltre, le prestazioni accessorie (come trasporto) non sono soggette autonomamente ad imposta,
in quanto i relativi corrispettivi concorrono a formare la base imponibile della complessiva operazione.

Quanto alle aliquote, quella generale è del 22%, ma vigono anche del 4, 5 e 10 % per alcune operazioni.

La rivalsa

La rivalsa rappresenta un aspetto strutturale dell’IVA ed è nullo ogni accordo tra le parti che disponga
diversamente, quindi si ha sempre l’obbligo di “rigirare” l’imposta sul destinatario delle proprie operazioni.
La rivalsa dell’IVA deve anzitutto essere operata tramite l’addebito dell’imposta nella fattura che il cedente
ha l’obbligo di emettere; quanto alle operazioni per le quali non è previsto l’obbligo di fatturazione,
l’imposta contribuirà a formare il prezzo e non vi sarà nessun obbligo di rivalsa, salvo che il cliente richieda
comunque fattura (in questo caso si procederà allo scorporo dell’imposta dal prezzo). La rivalsa non è
obbligatoria (seppur lo sia la fatturazione) per le imposte relative a cessioni gratuite di beni alla cui
produzione o al cui scambio è diretta l’attività di impresa e nei casi di autoconsumo o di destinazioni di beni
a finalità estranee, salva comunque la possibilità di poter essere pattuita convenzionalmente tra le parti.
Inoltre, è possibile la rivalsa di imposte o maggiori imposte derivanti da accertamenti e controlli. Infine, la
mancata o irregolare fatturazione non solleva sempre il destinatario dal relativo onere tributario;
limitatamente ai casi di acquisti fatti nell’esercizio di imprese o arti e professioni, in caso di errata o
mancata fatturazione, il cessionario o committente è comunque tenuto a presentare all’Ufficio una
“autofattura” e a versare la relativa imposta.

IL DIRITTO DI DETRAZIONE

L’istituto della detrazione ha la funzione di assicurare la neutralità dell’imposta nei confronti degli esercenti
attività di impresa o arti e professioni, consentendo loro di recuperare l’imposta subita sugli acquisti: si
parla di detrazione di imposta “assolta” (quella sulle importazioni), “dovuta” (quella per esempio nel caso
di autofatturazione degli acquisti) o “addebitata” (quella sui semplici acquisti). Questo diritto si ha tutti gli
acquisti, a prescindere che si tratti di merci o di beni strumentali e, dal punto di vista “ temporale”, questo
diritto sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile da parte dell’amministrazione e può essere
esercitato, al più tardi, con la dichiarazione del secondo anno successivo a quello a quello in cui il diritto è
sorto e alle condizioni vigenti in quel momento. Alla fine di ogni periodo di imposta, si potrebbe anche
avere un’IVA a detrazione maggiore di quella sulle vendite e quindi una posizione creditoria verso l’Erario.

Presupposti

Essi sono le circostanze il cui verificarsi è necessario perché sorga il diritto di detrazione e sono:

a) Nozione dell’acquisto – Sono detraibili solo le imposte relative ai beni e servizi importati o
acquistati, ma la definizione di “acquisto” non viene fornita. Se quindi non vi sono dubbi circa la
detraibilità dell’imposta su fatture antecedenti le operazioni, problematici dubbi nascono invece su
altre situazioni. Per le operazioni in tutto o in parte inesistenti o se nella fattura i corrispettivi o le
imposte relative sono indicati in misura superiore a quella reale, l’imposta è dovuta per l’intero
ammontare indicato o corrispondente alle indicazioni della fattura, anche se la dottrina e la
giurisprudenza prevalenti ritengono che il diritto di detrazione competa solo per gli acquisti
effettivamente avvenuti. Per le operazioni a cui viene addebita un’imposta che non doveva essere
dovuta o in misura maggiore del dovuto, la detraibilità viene talora negata in quanto in questo caso
si avrebbe una “non imposta”, la quale dovrebbe essere recuperata dal destinatario tramite le
normali azioni privatistiche; invero, nella prassi amministrativa, viene non riconosciuta la
detraibilità di imposte su operazioni estranee al campo di operatività dell’IVA e viene invece
consentita in caso di imposte maggiori al dovuto.
b) L’inerenza dell’acquisto – Il diritto di detrazione compete soltanto per le imposte relative a beni e
servizi acquistati nell’esercizio di imprese, arte o professione e non per quelli acquistati nella veste
di semplici consumatori (si guarda al rapporto acquisti-attività); eccezione fatta per talune
operazioni concernenti specifici beni (autovetture, carburanti, prestazioni alberghiere, ecc.) per le
quali la legge stabilisce regole specifiche di indetraibilità o detraibilità limitata.
c) L’esigibilità dell’imposta – Quello che rileva, ai fini della detraibilità dell’imposta, è il profilo della
“esigibilità” del versamento nei confronti dell’emittente della fattura. Fino ad allora, non posso
detrarre l’imposta.

I limiti

Il verificarsi dei presupposti è condizione necessaria, ma non sempre sufficiente, per far nascere il diritto di
detrazione dell’IVA; infatti, il recupero dell’imposta sugli acquisti soggiace a taluni limiti:
- I limiti di natura sostanziale – è detraibile solo l’imposta su acquisti di beni e servizi destinati ad
operazioni (attive) a loro volta sotto l’obbligo di imposizione. Ciò vuol dire che gli acquisti destinati ad
operazioni esenti o non soggette ad IVA non danno la detraibilità della relativa imposta (indetraibilità
specifica), quelli invece finalizzati ad una attività costituita sia da operazioni non soggette ad imposta che da
operazioni imponibili comportano la detraibilità in misura proporzionale al rapporto tra l’ammontare delle
operazioni che danno diritto alla detrazione e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti
(indetraibilità pro rata). Per l’imposta relativa ad acquisti di beni ammortizzabili, opera il criterio pro rata
temporis, cioè la detrazione operata nell’anno di acquisto subisce variazioni, in aumento o in diminuzione,
in ciascuno dei 4 anni successivi se si verifica un mutamento della percentuale di detraibilità superiore a 10
punti
- I limiti di natura formale – Un secondo limite è la necessità di registrazione delle fatture e di dichiarazione
annuale se si vuole esercitare il diritto di detraibilità dell’IVA. Per gli Enti non commerciali, poi, la detraibilità
delle imposte su operazioni di natura commerciale è consentita solo se per tale attività (non principale)
viene tenuta una contabilità separata.
- I limiti di natura temporale – E’ stabilito che il diritto di detrazione può essere esercitato, al più tardi, con
la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto , alle condizioni esistenti
al momento della nascita del diritto medesimo.

Le “variazioni” delle operazioni e degli adempimenti IVA

Nel normale svolgimento delle operazioni economiche può succedere, in seguito, che vengano modificate
le originarie pattuizioni degli accordi:

A. Le variazioni delle operazioni. Il primo caso è quello in cui l’ammontare del corrispettivo originario
diviene maggiore oppure che venga meno in tutto o in parte l’operazione o che diminuisca il
corrispettivo. Nel primo caso, basta solo e mettere una ulteriore fattura integrativa per l’importo
eccedente; negli altri due casi invece bisogna emettere una nota di variazione che produca l’effetto
di defatturazione dell’operazione in modo che colui che ha emesso la fattura possa quindi detrarre
l’imposta non più dovuta.
B. La rettifica degli adempimenti IVA. Il secondo caso, invece, è relativo ad inesattezze nel campo
dell’Iva. Infatti, nella fattura potrebbe risultare univa maggiore o minore di quella dovuta. Nel caso
di Iva minore bisogna emettere una fattura integrativa per il relativo importo, nel caso di Iva
maggiore bisogno invece emettere una nota di variazione per l’importo.
La solidarietà tributaria

Nel diritto tributario, accade frequentemente che uno stesso obbligo risulti dalla legge posto a carico di più
soggetti. Ciò può anzitutto accadere per gli obblighi formali (es: presentazione della dichiarazione), che
vengono assolti in capo a tutti i coobbligati qualora anche uno solo vi provveda.

Più problematica è invece la situazione di gravo di un obbligo di pagamento su più soggetti: se non esistono
dubbi circa l’efficacia liberatoria del pagamento di un coobbligato, molto più ardua è l’estensione al diritto
tributario degli altri principi e regole delle obbligazioni solidali del diritto comune.

A. Quanto alla disciplina della solidarietà tributaria, i coobbligati devono ritenersi tenuti in solido nei
soli casi espressamente prevista dalle norme tributarie (e non dal 1294cc); questo perché nei tributi
il presupposto oggettivo e i referenti soggettivi hanno un ruolo importante (es: l’IMU è dovuta da
soggetti coproprietari dello stesso immobile per la rispettiva quota).
B. Molto più importante è la distinzione tra solidarietà “paritetica” (o paritaria) e solidarietà
“dipendente”. Si ha la prima laddove le posizioni dei coobbligati hanno un medesimo titolo,
normalmente costituito dal verificarsi del presupposto di fatti dell’obbligo tributario in capo ad essi
(es: pagamento dell’imposta di successione per gli eredi). Si ha invece la seconda quando la legge,
per ampliare le possibilità satisfattive, estende l’obbligo di pagamento (in via solidale) a soggetti
diversi da quelli nei cui confronti si è verificato il presupposto di fatto; in pratica, si ritiene che il
responsabile di imposta sia soggetto passivo di una obbligazione accessoria di garanzia (es: il
pubblico ufficiale è responsabile per l’imposta di registro), anche se normalmente non
accompagnata dal beneficio della preventiva escussione del debitore principale, ma che
comunemente comporta diritto di rivalsa.
C. La giurisprudenza ha esteso l’art. 1310 cc (che stabilisce che gli atti posti in essere dal creditore, su
uno dei coobbligati, in interruzione della prescrizione, hanno effetto su tutti i soggetti) anche alle
situazioni di solidarietà tributaria, affermando che l’accertamento tempestivamente notificato ad
un coobbligato può essere validamente notificato agli altri coobbligati.
D. Anche l’art. 1306 cc (che stabilisce che la sentenza pronunziata tra il creditore ed un coobbligato in
solido non ha effetto nei confronti degli altri, in quali, però, possono avvalersene nei confronti del
creditore) è stato “esteso”, infatti il giudicato formatosi nella lite relativa ad un coobbligato può
essere invocato dagli altri coobbligati (anche se essi non hanno impugnato l’accertamento
effettuato nei loro confronti), a patto che però non sia stato ancora pagato il tributo.
E. Infine, relativamente agli effetti delle definizioni stragiudiziali delle pendenze (a mezzo di
accertamento con adesione, ecc.) intercorse con uno solo dei coobbligati, le soluzioni tributarie
divergono normalmente dal disposto dell’art. 1304cc, sugli effetti della transazione fatta dal
creditore con uno dei condebitori solidali. Infatti, normalmente, il coobbligato non può avvalersi di
quelle definizioni, se non vi abbia aderito; esistono però alcune eccezioni.

I crediti tributari
Anche i crediti tributari rientrano nel campo dei diritti del contribuente. Questi, però
differiscono dai diritti a deduzioni e detrazioni per essere connessi a vere e proprie
posizione debitorie a carico dell’Amministrazione finanziaria. I crediti tributari possono
suddividersi in 3 sottocategorie: crediti da dichiarazione, crediti per restituzione, e crediti da
indebito.
I crediti da dichiarazione hanno ad oggetto le eccedenze attive derivanti dagli acconti pagati,
dai crediti d’imposta, ecc. Questi crediti sono detti da dichiarazione, in quanto il loro
presupposto è la presentazione della dichiarazione annuale. La legge prevede per i crediti da
dichiarazione che il contribuente possa chiederne l’adempimento nella dichiarazione
annuale, oppure scegliere per l’imputazione dell’eccedenza in diminuzione dell’imposta
dovuta per l’anno successivo. Nel campo dell’IVA questa seconda soluzione è la regola, in
quanto la possibilità di chiedere il rimborso è prevista solo in alcune ipotesi.

I crediti per restituzione sono quelli aventi ad oggetto somme che erano dovute in base alla
situazione esistente al momento del pagamento, ma per le quali la legge prevede la
restituzione nel caso in cui si verificano eventi che fanno venir meno il fondamento che
legittimava il pagamento medesimo. Esempi di crediti per restituzione sono riscontrabili in
diverse ipotesi, come quella relativa alla restituzione dell’imposta di successione pagata
quando si sia verificato un cambiamento della devoluzione ereditaria.

La legge prevede che la restituzione deve essere richiesta dal contribuente, a pena di
decadenza, entro 3 anni dal giorno in cui è sorto il diritto alla restituzione. In certe ipotesi
(ad esempio, per le somme provvisoriamente riscuotibili dall’Amministrazione in pendenza
di giudizio, in caso di sentenza a favore del contribuente) è previsto il rimborso d’ufficio,
entro 90 giorni dalla notificazione della sentenza, delle somme eccedenti quelle
provvisoriamente riscuotibili nei vari gradi di giudizio.

/ crediti do indebito sono quelli relativi al recupero delle somme versate in più per errori di
fatto o di diritto, commessi sia dal contribuente che dall’Amministrazione finanziaria. La
disciplina che regola questi tipi di crediti è abbastanza simile a quella contenuta nel ce. e che
regola l’indebito oggettivo. Tuttavia, le norme tributarie si allontanano dalla disciplina
civilistica per il fatto che:

Il rimborso deve essere richiesto entro termini di decadenza (anziché di prescrizione)


nettamente più brevi rispetto al termine decennale previsto dal ce;
Nei casi di indebito dovuto ad errori contenuti in atti di accertamento o di riscossione, il
rimborso non può essere chiesto ed ottenuto quando gli atti medesimi non siano stati
tempestivamente impugnati dinanzi al giudice tributario.

Le opzioni
Nel campo delle opzioni, bisogna dire che la legge attribuisce al contribuente la facoltà di
scegliere tra diverse discipline tributarie di uno stesso fatto. Vi sono diversi esempi di
opzioni previste dalle norme tributarie. Ad esempio, nel campo dell’IRES, è consentito alle
s.r.l. a ristretta base proprietaria di optare per il regime della trasparenza fiscale, oppure è
consentito ai gruppi di società di optare per il consolidato nazionale o per il consolidato
mondiale.