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Spedizione in abbonamento postale - Legge 662/96 - CMP Palermo

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agosto/settembre duemilasei

Palermo

anno 6 - numero 7

agosto/settembre duemilasei Palermo anno 6 - numero 7 SPECIALE CARITAS E CARCERATI GIBILMANNA LA CARITAS SI
SPECIALE CARITAS E CARCERATI

SPECIALE

CARITAS E CARCERATI

GIBILMANNA LA CARITAS SI VERIFICA

GIBILMANNA LA CARITAS SI VERIFICA

CENTRO TABOR DELL’AZIONE CATTOLICA

CENTRO TABOR DELL’AZIONE CATTOLICA

Arcidiocesi di Palermo Caritas Diocesana 90134 Palermo - Via Matteo Bonello, 2 indice www.caritaspalermo.it
Arcidiocesi di Palermo
Caritas Diocesana
90134 Palermo - Via Matteo Bonello, 2
indice
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agosto/settembreduemilasei
editoriale
Direttore responsabile:
diac. Pino Grasso
L’umanesimo cristiano di fronte a problemi vecchi e nuovi
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magistero
Condirettore:
Giuseppe Sclafani
Il sogno di un mondo diverso nel dialogo tra le religioni
Rinnovare la città con la cultura dell’amore
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Direttore editoriale:
mons. Benedetto Genualdi
il Punto
caritas diocesana
Indulto atto di clemenza o debolezza?
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Redazione:
Vincenzo Bozzo, Gianluca Capone,
Katia Mammana, Fabrizio Mocciaro
Gli immigrati, nostri fratelli
Partita della speranza
Gibilmanna. La caritas si verifica e programma il lavoro in equipe
Centro anch’io 2. Campo Noto
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Collaboratori:
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Gabriella Ammirata, Clara Vicari,
Mouhamed Cisse, Daniela Fazio,
Veronica D’Amico, Enzo Cosentino,
Giovanni Basile, Francesco Di Giovanni,
Francesco Greco, Elio Tomarchio
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caritas parrocchiale
Parrocchia S. Ambrogio la caritas anima della comunità
Caritas di Bagheria
In ricordo del giodice Paolo Borsellino
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Fotografie:
caritas regionale
Franco Landino/Studio Camera
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Progetto grafico e impaginazione:
Educazione alla mondialità
Medio Oriente. L’impegno della Caritas
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Tony Aiello
testimonianze
informacaritas@caritaspalermo.it
16
Redazione e Amministrazione:
16
Via M. Bonello, 2 - 90134 Palermo
Tel. 091.6077261 - Fax 091.335437
Don Carmelo Maratta, una vita donata
Don Salvatore Vitellaro: un ministero ricco di carità
Padre Giuseppe D’Amato
Un anno di nuove esperienze per gli anziani del Centro S. Carlo
Riforma normativa sulla cittadinanza:
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entro il 2008 2 milioni di italiani in più
Lorenzo Cutrera. Animatore generoso, fantasioni e instancabile
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Stampa:
Officine Tipografiche Aiello & Provenzano
Bagheria (Palermo)
attualità
Calata la richiesta di aiuti al centro unico durante le elezioni
Madre Ausilia nuova superiore generale
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20
Spedizione in Abbonamento Postale
Speciale/Caritas e carcerati
Registrazione Tribunale di Palermo,
n. 12 del 2001, decreto 6/12-6-2001
Liberare la pena
Quali orizzonti…
Indulto il parere dello psicologo
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Per dare un tuo contributo:
c.c.p. 11297900 - Palermo
oppure:
attualità
C/C BANCARIO S. PAOLO IMI
AG. N. 8 - Via E. Restivo, 85
90041 Palermo
Conto Corrente n. 961
Coord. Banc. ABI 1025 - CAB 4608
Primo premio webmaster della Diocesi di Palermo
Oramaux. Oratorio Maria Ausiliatrice
Calciopoli un pallone pieno di soldi, vuoto di valori
Centro Tabor a Belmonte Mezzagno
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cultura
Specificare la causale del versamento
Padre Mariano “inviato speciale di Dio”
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editoriale di Benedetto Genualdi L’ESTATE 2006 CON LA QUESTIONE LIBANESE, IL TERRORISMO, L’IMMIGRAZIONE, L’INDULTO
editoriale
editoriale

di Benedetto Genualdi

L’ESTATE 2006 CON LA QUESTIONE LIBANESE, IL TERRORISMO, L’IMMIGRAZIONE, L’INDULTO E LE CONFRATERNITE

L’UMANESIMO CRISTIANO

DI FRONTE A PROBLEMI VECCHI E NUOVI

Q uesta estate che abbiamo ormai alle spalle ci ha ripro- posto alcuni problemi del

nostro tempo e della nostra società che ci appaiono più gravi proprio perchè mettono maggiormente in contrasto le legittime attese di poterci godere un tempo di quiete, mentre si palesano più evidenti le contraddizioni nelle quali siamo costretti a vivere. La Chiesa, esperta in umanità, svolge il suo ruolo di sen- tinella vigile che aspetta il nuovo giorno dopo la notte, costruendo operosamente “cieli nuovi e terra nuova”. In primo piano rimane ancora fonda- mentalmente irrisolta la questione della pace in Medioriente con l’acu- tizzarzi del conflitto libanese-israe- liano. E mentre il parlamento italia- no si era premurato di mettere all’ordine del giorno prima della pausa estiva la discussione sui temi della missione di pace dell’Italia in Afganisthan e del ritiro delle truppe dall’Iraq, il governo italiano in piena estate ha dovuto affrontare con senso di responsabilità gli effetti della risoluzione dell’ONU per la costituzione di una forza multinazio- nale di pace al confine tra Libano e Israele. Non sono mancati gli accora- ti e reiterati appelli del Santo Padre per cessare immediatamente il dolo- roso conflitto nel vicino Oriente, dove il Papa ha voluto rendersi in qualche modo presente non solo con la preghiera, ma anche con un suo Inviato speciale, proprio per attesta- re a quelle popolazioni la sua vici- nanza e l’offerta di una concreta solidarietà. È ritornato alla ribalta drammatica- mente il problema del terrorismo

internazionale, anche se l’intelligen-

ce

inglese è riuscita per ora ad evita-

re

una tragedia che avrebbe potuto

avere conseguenze ancora più gravi

di quelle dell’11 settembre.

I continui sbarchi delle carrette del mare sulle nostre terre ripropongo-

no la gravità del fenomeno migrato- rio dai paesi del Nord Africa, che ha ormai una portata epocale per l’in- trecciarsi di svariati e complessi fenomeni socio-economici legati ai problemi della fame, delle guerre dimenticate e della presenza di regi-

mi totalitari in quelle parti del

mondo. La soluzione di questo pro-

I CONTINUI SBARCHI DELLE CARRETTE DEL MARE SULLE NOSTRE TERRE RIPROPONGONO LA GRAVITÀ DEL FENOMENO MIGRATORIO DAI PAESI DEL NORD AFRICA

blema dipende anche da una miglio-

re legge che possa regolamentare il

fenomeno, ma questa deve tenere in conto che non è possibile una sua

efficace gestione se non in un conte-

sto

di cooperazione europea. Non

può

essere ulteriormente rinviato un

concreto impegno per la soluzione dei problemi che ritardano e impedi-

scono lo sviluppo di quelle popola- zioni. Occorre altresì trovare strate- gie efficaci per ingaggiare una seria lotta di contrasto alla criminalità organizzata, la quale cerca il proprio profitto a danno della vita di tante povere vittime che rischiano di mori- re, come viene tristemente registra- to dalle cronache degli sbarchi di questa estate. Un altro grave problema tutto italia- no è stato quello dell’indulto, che ha provocato un efficace effetto positivo, com’era d’altronde nell’o- biettivo prioritario del provvedi- mento legislativo, e cioè nel favori- re la soluzione del fenomeno del sovraffollamento delle carceri ita- liane. Ma ha finito per ampliare il malessere sociale, che spesso è stato vissuto con pregiudizio nei confonti del mondo penitenziario, ma che a volte ha contribuito ad aumentare situazioni di tensioni sociali. Giovanni Paolo II aveva auspicato che l’anno del grande Giubileo del Duemila potesse provo- care un segno concreto di clemen- za nei confronti di quei detenuti per i quali si poteva pensare a uno scon- to della pena, sempre nel rispetto della certezza di questa e nel rispetto delle loro vittime. Lo stesso Parlamento italiano, al quale lo stesso Pontefice aveva rivolto un appello in questa direzione, aveva mostrato di consentire alla solenne richiesta di un segno di clemenza nei confronti dei detenuti, ma senza esiti positivi. Si accesse un vivace dibattito nel mondo politico e socia- le, che disquisì sui diversi pro e con- tro, ma il governo di centrodestra non andò oltre spegnendo ogni legittima speranza. In qualche

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modo inaspettatamente, tra gli atti del nuovo governo di centrosinistra maturò e si concretizzò presto il decreto di indulto. Restano comun-

que irrisolti tutti i problemi connes-

le

che ha molto promesso e poco

E

che dire poi del ricorrente e

mantenuto, rendendosi conto, forse troppo tardi, che non è possibile affrontare così gravi problemi, come quelli del lavoro e della casa, con logiche assistenziali e clientelari. Bisogna trovare nuove strade. Non

inquietante intreccio tra la gestione del denaro pubblico e un certo mondo religioso? Risultano poco tra- sparenti le procedure che hanno visto assegnare cospicue somme del bilancio comunale ad alcune fanto- matiche confraternite, destinate alla gestione di feste religiose rionali, di cui molti parroci e la stessa curia non erano assolutamente a cono- scenza. Questo è un capitolo che a certi intervalli ritorna e che andreb-

si

alla riforma penitenziaria, che è

tutta da costruire, come pure sono

da

valutare tutti gli effetti di una

pare comunque che possano sortire

presenza di questa complessa uma-

alcun serio risultato gli appelli di denuncia del governo regionale nei confronti di quello nazionale, ades-

nità nella vita sociale, perchè spes-

so

si tratta di soggetti che hanno

bisogno di essere accompagnati per reinserirsi socialmente senza

so

che questo è di altro colore polit-

co. Appaiono piuttosto populistici

rischiare di ricadere nelle attrattive

 

be seriamente indagato per sma- scherare certe ambiguità, che vengo-

di

forme malavitose quando manca

la

certezza di un lavoro dignitoso e

…le amministrazioni locali sono scottate ancora per le conseguenze di una politica occupazionale che ha molto promesso e poco mantenuto

no

alimentate da un certo modo di

un

contesto familiare e sociale di

utilizzare il denaro pubblico a fini

accoglienza. Legata cronologicamente all’evento dell’indulto, si è sperimentata a Palermo una particolare forma di protesta che ha visto protagonista

preelettorali, utilizzando quel brac- cio falsamente religioso che è pre- sente in alcune decadenti realtà delle confraternite laicali, che richiano di gettare ombre oscure anche sulla preminente parte sana

una piccola folla di ex detenuti e di

senza casa, che ha provocato come una particolare miscela esplosiva, che si è manifestata prima nell’oc- cupazione della nostra Cattedrale e che è sfociata poi in altre provoca- torie e forse più efficaci forme di protesta che li hanno visto protago- nisti prma nella pulizia del Parco della Favorita all’indomani di Fer- ragosto, e poi nella pulizia della spiaggia di Mondello. Su uno stri-

scione veniva spiegato il senso della protesta: “La nostra Auschwitz è la disoccupazione e il nostro olocausto

di

questo corpo sociale e religioso.

In

questa società fluida e fluttuante,

ciò che alimenta ancora una volta la nostra speranza è una più forte con- vinzione che l’uomo moderno ha veramente bisogno di saldamente

 

radicarsi e stabilmente ancorarsi a ciò che non è mutevole e illusorio in questo nostro tempo e in questo nostro spazio, che cambiano assai velocemente trascinandoci in un

vortice pericoloso dentro il quale rischiamo di perdere il nostro bari- centro e la nostra identità. Nella prospettiva della fede cristiana la nostra speranza è solo Cristo Risor-

quegli interventi che attribuiscono all’indulto la responsabilità di avere aggravato la situazione sociale già

per sé abbastanza compromessa.

di

Il

ragionamento da fare è più com-

l’indifferenza della politica”. Il caldo ferragostano palermitano con

è

plesso, perchè i problemi stessi sono complessi e non ammettono semplificazioni. Esiste certamente una inestricabile interdipendenza tra il sovraffollamento delle carceri, almeno per quanto riguarda la popolazione carceraria non immi- grata, e i molteplici fenomeni di devianza e di criminalità sociale: i problemi della disoccupazione e della scarsa qualità di vita di non pochi soggetti che delinquono sono da considerare piuttosto causa, prima ancora che effetto, di questo malessere sociale.

la

pausa estiva della politica regio-

to

e il suo Vangelo, il quale è capace

nale e della vita amministrativa comunale non poteva certo favorire l’attenzione dei politici e degli amministratori a farsi carico della

protesta, che fondamentalmente aveva di mira la possibilità di ricon- siderare l’assunzione dei disoccupa-

di

donare vita vera e pace profonda

a ogni uomo. In Cristo nessun uomo può essere considerato uno “scarto”; vanno invece scartate tutte quelle ideologie e prassi che non conside- rano l’uomo “al centro” del creato e della vita della comunità. L’umane- simo cristiano con la testimonianza della carità ha le carte in regola per essere la tavola di salvataggio per

l’uomo moderno che è a rischio di naufragio.

ti

delle vecchie e delle nuove liste

di

attesa per lavori socialemente

utili. Ma le amministrazioni locali sono scottate ancora per le conse- guenze di una politica occupaziona-

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agosto/settembre duemilasei

 
magistero Dal messaggio di Benedetto XVI per il XX Anniversario dell’Incontro Interreligioso di Assisi IL
magistero
Dal messaggio di Benedetto XVI per il XX Anniversario dell’Incontro Interreligioso di Assisi
IL SOGNO DI UN MONDO DIVERSO
nel dialogo tra le Religioni
L’ iniziativa promossa vent’anni
or sono da Giovanni Paolo II
assume il carattere di una pun-
se. Noi cristiani ci sentiamo in questo
confermati ed ulteriormente illumina-
ti
dalla Parola di Dio. Già l’Antico
tuale profezia. Il suo invito ai leaders
delle religioni mondiali per una corale
testimonianza di pace servì a chiarire
senza possibilità di equivoco che la
religione non può che essere foriera di
pace. Come ha insegnato il Concilio
Vaticano II nella Dichiarazione
Testamento manifesta l’amore di Dio
per tutti i popoli, che Egli, nell’allean-
za
stretta con Noè, riunisce in un
unico grande abbraccio simboleggiato
dall' “arco sulle nubi” (Gn 9,13.14.16)
che in definitiva, secondo le parole
dei profeti, intentde raccogliere in
un'unica universale famiglia (cfr Is
e
Nostra aetate sulle relazioni della
Chiesa con le religioni non cristiane,
“non possiamo invocare Dio come
2,2ss; 42,6; 66,18-21; Ger 4,2; Sal 47).
Nel Nuovo Testamento poi la rivelazio-
Padre di tutti, se ci rifiutiamo di com-
portarci da fratelli verso alcuni uomi-
ne
di questo universale disegno d'amo-
re
culmina nel mistero pasquale, in
ni
creati ad immagine di Dio” (n.5).
cui il Figlio di Dio incarnato, in uno
Nonostante le differenze che caratte-
sconvolgente atto di solidarietà salvifi-
rizzano i vari cammini religiosi, il rico-
noscimento dell'esistenza di Dio, a cui
gli uomini possono pervenire anche
solo partendo dall’esperienza del
creato (cfr Rm 1,20), non può non
disporre i credenti a considerare gli
altri esseri umani come fratelli. A nes-
suno è dunque lecito assumere il moti-
ca,
si offre in sacrificio sulla croce per
l'intera umanità. Dio mostra così che
la sua natura è l’Amore. È quanto ho
inteso sottolineare nella mia prima
Enciclica, che inizia appunto con le
parole "Deus caritas est" (1 Gv 4,7).
Questa affermazione della Scrittura
vo
della differenza religiosa come pre-
supposto o pretesto di un atteggia-
mento bellicoso verso altri esseri
umani.
Si potrebbe obiettare che la storia
conosce il triste fenomeno delle guer-
re di religione. Sappiamo però che
simili manifestazioni di violenza non
possono attribuirsi alla religione in
quanto tale, ma ai limiti culturali con
non solo getta luce sul mistero di Dio,
ma illumina anche i rapporti tra gli
uomini, chiamati tutti a vivere secon-
do
il comandamento dell’amore.
L’incontro promosso ad Assisi dal
Servo di Dio Giovanni Paolo II pose
opportunamente l’accento sul valore
della preghiera nella costruzione
della pace. Siamo infatti consapevoli
di
quanto il cammino verso questo
cui essa viene vissuta e si sviluppa nel
tempo. Quando però il senso religioso
raggiunge una sua maturità, genera
nel credente la percezione che la fede
fondamentale bene sia difficile e tal-
volta umanamente disperato. La pace
è
un valore in cui confluiscono tante
in
Dio, Creatore dell’universo e Padre
di
tutti, non può non promuovere tra
gli uomini relazioni di universale fra-
ternità. Di fatto, testimonianze dell'in-
timo legame esistente tra il rapporto
con Dio e l’etica dell’amore si registra-
no
in tutte le grandi tradizioni religio-
componenti. Per costruirla, sono
certo importanti le vie di ordine cul-
turale, politico, economico. In primo
luogo però la pace va costruita nei
cuori. Qui infatti si sviluppano senti-
menti che possono alimentarla o, al
contrario, minacciarla, indebolirla,
soffocarla. Il cuore dell'uomo, peral-
tro, è il luogo degli interventi di Dio.
Pertanto, accanto alla dimensione
“orizzontale” dei rapporti con gli altri
uomini, di fondamentale importanza
si rivela, in questa materia, la dimen-
sione “verticale” del rapporto di cia-
scuno con Dio, nel quale tutto ha il
suo fondamento. È proprio questo
che il Papa Giovanni Paolo II, con l'i-
niziativa del 1986, intese ricordare
con forza al mondo. Egli chiese una
preghiera autentica, che coinvolgesse
l’intera esistenza. Volle per questo
che fosse accompagnata dal digiuno
ed espressa nel pellegrinaggio, sim-
bolo del cammino verso l’incontro
con Dio. E spiegò: “La preghiera com-
porta da parte nostra la conversione
del cuore” (Insegnamenti di Giovanni
Paolo II, 1986, vol. II, p.1253). Tra gli
aspetti qualificanti dell’Incontro del
1986, è da sottolineare che questo
valore della preghiera nella costru-
zione della pace fu testimoniato da
esponenti di diverse tradizioni reli-
giose, e ciò avvenne non a distanza,
ma nel contesto di un incontro. In
questo modo gli oranti delle varie
religioni poterono mostrare, con il
linguaggio della testimonianza, come
la preghiera non divida ma unisca, e
costituisca un elemento determinan-
te per un'efficace pedagogia della
pace, imperniata sull’amicizia, sul-
l’accoglienza reciproca, sul dialogo
tra uomini di diverse culture e reli-
gioni. Di questa pedagogia abbiamo
più che mai bisogno, specialmente
guardando alle nuove generazioni.
Tanti giovani, nelle zone del mondo
segnate da conflitti, sono educati a
sentimenti di odio e di vendetta,
entro contesti ideologici in cui si col-
tivano i semi di antichi rancori e si
preparano gli animi a future violenze.
Occorre abbattere tali steccati e favo-
rire l’incontro.
agosto/settembre duemilasei
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magistero
magistero
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi
magistero Rinnovare la città con la cultura dell’amore Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi

Rinnovare la città

con la cultura dell’amore

Messaggio alla città del Card. Salvatore De Giorgi in occasione del Festino di S. Rosalia, Piazza Marina, 15 luglio 2006

C ome palermitana, S. Rosalia invita noi, suoi concittadini, a costruire “insieme”

il presente e il futuro della nostra Città

con un rinnovato e sempre più consapevole

sussulto di responsabilità, attivando le notevo-

li capacità di bene che il Signore ci ha dato,

ridestando, promuovendo e sostenendo le enormi potenzialità di un popolo che nel corso della sua storia non si è mai rassegnato alla fatalità degli eventi, ma ha saputo reagire con

coraggio, e da duemila anni con la luce e con

la forza che promanano dalla fede cristiana, le

cui radici risalgono qui in Sicilia alla predica- zione dell’apostolo Paolo. Come Santa, Rosalia ci ricorda che tutti, senza distinzioni, siamo chiamati a tendere alla san- tità nelle ordinarie e comuni condizioni della vita, non operando cose straordinarie, ma com- piendo il nostro dovere, ovunque viviamo e lavoriamo, nel modo migliore possibile, per amore di Dio e dei fratelli, mettendo in pratica

il comandamento nuovo dell’amore scambievo-

le, che Gesù ha lasciato come tessera di ricono- scimento del cristiano. Saremo così in grado di rinnovare la nostra Città sul fondamento della cultura della vita

e dell’amore. Ciò significa non lasciarsi avve-

lenare dagli odi, dai rancori, dalle liti, dalle vendette, dalle invidie, cause di sofferenze per sé e per gli altri, ma aprire il cuore alla generosità, all’accoglienza, alla condivisio- ne, all’ospitalità, alla solidarietà, al perdono,

alla tolleranza, al rispetto degli altri, al culto della legalità, all’amore per la verità. Sono questi i valori autentici e perenni che fanno grande un popolo e garantiscono una convivenza umana degna di questo nome. Sono queste le armi migliori per combattere la mentalità perversa che è alla base dei mali sociali che ci affliggono, a cominciare dalla mafia con le sue tentacolari prolifera- zioni, come il racket delle estorsioni, l’usura,

il traffico della droga e la tratta delle nuove

schiave per la prostituzione. È un bubbone pestifero, la mafia, ma in un corpo sano, da non strumentalizzare con inopportune eti- chette commerciali di cattivo gusto; un bub- bone pestifero inconciliabile con la vita cri- stiana, tanto più subdolo e pericoloso in quanto, anche se decapitato, tenta di pene- trare dovunque, nel mondo delle imprese, della politica e persino delle istituzioni.

Come giovane, S. Rosalia si rivolge particolar- mente ai giovani. Ricorda loro che la giovinez- za, come primavera della vita, va vissuta con la gioia e con l’entusiasmo che scaturiscono dalla serenità del cuore, libero da suggestioni interne e da condizionamenti esterni, oggi quasi imposti dalla società dell’effimero, del provvisorio, dell’immagine, dello spettacolo, della finzione, che porta inesorabilmente alla illusione e alla delusione, al vuoto interiore, alla sfiducia, al pessimismo, alla perdita del senso della vita, che Gesù Risorto, il più gran- de amico dei giovani, ha voluto rivelare per tenere sempre accesa la speranza. S. Rosalia sa, carissimi giovani, che a spe- gnere la vostra speranza è anche il dramma della disoccupazione, che non mi stanco di definire una calamità sociale dalle impreve- dibili conseguenze. Ma anche di fronte a questa calamità S. Rosalia, mentre rinnova ogni anno alle forze politiche, economiche, sociali di ricercare insieme e trovare concordemente possibili e indifferibili soluzioni, esorta voi giovani a non scoraggiarvi, a non deprimervi, a non scendere a compromessi con organizzazioni malavitose, a non lasciarvi sedurre da chi vi lusinga con la promessa di facili ricchezze, ma a reagire, come lodevolmente hanno fatto recentemente i giovani dell’anti-pizzo,

e

ad essere più fiduciosi in voi stessi, met-

tendo insieme le vostre capacità e attitudini

e

competenze, come attestano non poche

esperienze già attuate a Palermo e in Sicilia.

il Punto di Pino Grasso INDULTO ATTO DI CLEMENZA O DEBOLEZZA? I dati del Ministero
il Punto di Pino Grasso
il Punto
di Pino Grasso

INDULTO

ATTO DI CLEMENZA O DEBOLEZZA?

I dati del Ministero della Giustizia

secondo luogo sollecitare la presa in

porto umano e psicoterapico, eseguita

parlano di 23.426 detenuti che

carico con adeguati percorsi terapeu-

una visita medica, offerta la possibilità

hanno beneficiato dell’indulto, dei

tici in strutture idonee per quegli ex

di

fare la doccia, nonché la possibilità

quali poco meno di 5.000 fruivano già

detenuti che necessitano di cure spe-

di

un pasto caldo ogni giorno. “Si trat-

di

misure alternative. 8.250 gli stranie-

cifiche, come malati di aids, tossicodi-

e

alcolisti.; in terzo uno sforzo per

ta

di soggetti con problemi di tossico-

ri, oltre 6.000 i tossicodipendenti; 2.400 ex-detenuti soffrono di patologie

pendenti, persone con disagi psichici

dipendenza e quindi a forte rischio di ricaduta – aggiunge padre Lo Bue –

psichiatriche, 2.700 hanno malattie

potenziare le strutture di accoglienza

che potevano finire nuovamente nelle

infettive. Tra questi una parte abba-

già

attive sul territorio, come i Centri

grinfie degli spacciatori. A loro voglia-

stanza consistente riguarda quelli sici-

d’ascolto, le mense, gli ostelli, per far

mo offrire la possibilità di attivare e

liani.

che anche chi non ha reti familiari

sostenere un progetto di vita”. E’ dei

L’indulto, perorato da più parti e da

di

riferimento, come ad esempio i

giorni scorsi la notizia di altri due loro

diversi schieramenti politici anche

senza dimora o molti extracomunitari,

colleghi che sono stati salvati dal per-

trasversali, dovrebbe essere non una

possa comunque trovare dei punti di

sonale sanitario del 118 dall’overdose.

semplice valvola di sfogo della pressio-

orientamento e di sostegno, almeno

Ai

sanitari era stato riferito che “farsi

ne carceraria, non perdonismo unila- terale, ma cammino comune di cam- biamento, dove la libertà ridonata può

nella fase iniziale. Infine un incorag- giamento a proseguire e potenziare i percorsi e i progetti di reinserimento

il buco” era stato il loro primo pensie- ro. E lo stesso pericolo hanno corso i diciannove ospiti del Centro di acco-

costituire occasione di scelta per il

già

avviati.

glienza a bassa soglia di accettazione

bene comune e di confronto a tutto

E’

stata soltanto una goccia nel mare

che garantisce un supporto anche psi-

campo sui temi della sicurezza socia-

l’aiuto, seppure significativo garantito

cologico. “A seguito del provvedimento

le, della funzione risocializzante della

dalla “Casa dei giovani” a diciannove

di

grazia – riferisce I. M. palermitano

pena, dell’attenzione alle vittime dei

ex

detenuti tossicodipendenti usciti

di

31 anni – abbiamo avuto un senti-

reati, delle condizioni carcerarie, dei rapporti tra strutture penitenziarie e territorio, per riuscire ad avviare un

dal carcere dell’Ucciardone. L’inter- vento è stato richiesto dal Comune di Palermo al direttore, padre Salvatore

mento di gioia, misto ad angoscia. Sapevamo che il rischio di tornare a “bucarsi” era dietro l’angolo. A dire la

vero cammino di riconciliazione socia- le. Purtroppo così non è stato, ne è la riprova il ritorno repentino in carcere

Bue che gestisce il Centro di prima

accoglienza a bassa soglia di accetta- zione con cui è stata stipulata una

Lo

verità, quando mi è stato proposto di entrare nel Centro non ero affatto entusiasta, poi ha prevalso un senso di

rio Nozza, direttore di Caritas Italiana

di

decine di persone che hanno usu-

convenzione per accogliere gli ex

salvezza”.

fruito della grazia e di quanti in piena estate hanno chiesto un lavoro occu-

reclusi con problemi di tossicodipen-

“Siamo convinti – afferma mons. Vitto-

pando la Cattedrale di Palermo, rive- latasi ancora una volta, un fortino senza vigilanti. Prima di giungere a tale provvedimen-

denze che non hanno fissa dimora. “Le persone che abbiamo accolto nella

nostra struttura di via Libertà a Paler- mo erano uscite dal carcere e non sapevano dove andare – spiega il

no

in luoghi lontani dalla città”. Agli

che compito della pastorale, ma

anche in primis della politica e della società, è quello di creare un clima capace di accogliere la disponibilità al

-

ti

occorreva innanzitutto favorire l’ac-

direttore – avevano soltanto un sac-

cambiamento e di promuovere una

coglienza ordinaria e il reintegro nelle comunità civili ed ecclesiali di appar- tenenza, facilitando ed incoraggiando dove possibile il reinserimento nei

chetto di plastica con pochi effetti personali e con il grosso problema di avere un tetto, considerato che abita-

nuova cultura. Le indicazioni prece- denti vanno in questa direzione, così come tutto l’impegno finora profuso dalla Chiesa e, in essa, dalle Caritas

contesti familiari e lavorativi; in

ex

detenuti è stato subito fornito sup-

nei confronti del mondo del carcere”.

agosto/settembre duemilasei

InformaCaritas

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caritas diocesana

   
 

di Gabriella Ammirata

 
 

FESTA DI FINE CORSO DELLA LINGUA ITALIANA

Gli immigrati, nostri fratelli

Alcuni volontari del corso di italiano per gli immigrati con Gabriella Ammirata

Alcuni volontari del corso di italiano per gli immigrati con Gabriella Ammirata

le con persone di varie nazionalità.

È stata una gioia per gli occhi (com’e-

rano variopinti quei costumi indossati dalle ragazze!), una gioia per le orec- chie (allietate dalla musica tipica dei diversi paesi di provenienza che ha aleggiato in sottofondo), una gioia per

il palato: com’era buono il dull, zuppa

di

piselli gialli con il curry, per non

parlare del dullpuri, un tipo di pane

indiano che assomiglia alle crepes, ma anche il nostro spincione si è fatto

onore!

 

È

stata anche una gioia del Cuore

perché in un momento in cui si parla

di

scontro di civiltà, i nove mesi di

servizio e il momento di festa finale sono stati una dimostrazione che l’uomo è capace di superare le divi- sioni dovute alle diversità di lingua,

È stato proprio un bel momento

di festa quello vissuto lo scorso

29 giugno da una decina circa

immigrati (alcuni con la loro fami-

glia), dalle cinque volontarie, da alcu-

operatori del Centro “Agape” e dalla

sottoscritta, che si occupa del coordi- namento dei Volontari del corso di

Italiano per gli Immigrati.

ni

di

È stata una gioia ritrovarsi insieme a conclusione di nove mesi di lezioni di Italiano (più di cento ore di lezione) che hanno consentito a 54 nostri amici (41 uomini e 13 donne) del Pakistan, Bangladesh , Eritrea, Egitto, Marocco, Filippine, Ghana, Mauritius di acquisi-

re una conoscenza di base della nostra lingua e di avere uno scambio cultura-

razza, cultura, religione quando

incontra gli altri e fa leva su ciò che

li

unisce: l’Umanità, fattore comune

che abbatte barriere e costruisce ponti. Un grazie alle volontarie che hanno profuso tempo, energie e la loro uma- nità per costruire con il loro servizio la Civiltà dell’ Amore.

costruire con il loro servizio la Civiltà dell’ Amore . 8 Informa Caritas agosto/settembre duemilasei
costruire con il loro servizio la Civiltà dell’ Amore . 8 Informa Caritas agosto/settembre duemilasei

8

InformaCaritas

agosto/settembre duemilasei

 
   

Caritas Diocesana

 
 

di Cisse Mouhamed

 

Riflessione al margine della Giornata Internazionale del Rifugiato

 

Partita della speranza

I l giorno 20 giugno si è festeggiata

la giornata internazionale del rifu-

giato. Per la prima volta la città di

hanno tolleranza, che non hanno rispetto per la diversità delle idee.

 

I

rifugiati, lasciando il loro paese, la

 

loro famiglia, il loro “tutto”, intrapren-

Palermo decide di festeggiare questo evento importantissimo. Infatti la Caritas Diocesana di Palermo, il Centro studi Giuseppina Arnao e il centro Astalli organizzano il giovedì 22 giugno 2006 a partire delle 18.00 (dopo la partita dell’Italia) una partita di cal-

cio al velodromo che vedrà la partita

una partita di cal- cio al velodromo che vedrà la partita motivi di razza, religione, nazionalità,

motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole,

dono il viaggio dalla speranza. Speran- za che viene subito delusa dall’acco- glienza che ricevono nella nuova terra d’esilio. Terra che era per loro la rap- presentazione di una nuova chance, il simbolo della giustizia, della libertà. Vengono considerati come degli ani- mali. Il loro primo contatto è con la

a

causa di questo timore, avvalersi

ufficiale della Questura di Palermo affrontare una squadra fatta esclusiva- mente d’immigrati. Sempre all’onore di questo evento, una festa multietnica sarà organizzata sabato 24 a partire

delle 17.00 nel cortile del Centro Agape della Caritas Diocesana di Palermo (Piazza S.Chiara 10).

è mai capitato di dubitare sull’im-

portanza della VITA? Che senso date alle parole sacrificio, verità, convinzione e speranza…? Che relazione esiste tra il rifugiato e que- ste parole? La convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 e il protocollo di

New York del 31gennaio 1067 approva-

dall’Italia con Legge n. 095 del

Vi

ti

14.02.1970 (G.U. n. 079 del 28.03.1970) stipulano che è rifugiato chi “ temen-

a ragione di essere perseguitato per

do

della protezione di questo Paese”. La giornata internazionale del rifugia- to ci permette di ricordare chi sono realmente i rifugiati. Dal mio punto di vista , i rifugiati mi hanno insegnato il senso della difesa di una propria iden- tità, di un valore, lotta per la verità, per una convinzione, per un ideale e soprattutto per la speranza. Perché non dobbiamo scordarci dei motivi per i quali scappano dai loro paesi. Si, la vita ha bisogno di essere vissuta, però i rifugiati ci hanno inse- gnato che si può anche rischiare la propria vita per ricercare una vita dignitosa, sacrificare la propria vita per rendere la vita della famiglia più dignitosa. Battersi per un ideale in regimi dittatoriali, xenofobi, che non

polizia di frontiera. Questa polizia nel- l’impossibilità di conoscerli di persona

maltratta, rispettando alla lettera la legge razzista sull’immigrazione ema- nata da Bossi e Fini. Qui a Palermo, gli immigrati vogliono

testimoniare il fatto che la polizia non

li

è

un mostro, una macchina fredda che

si limita ad eseguire degli ordini. Siamo consapevoli che abbiamo tutti un ruolo da svolgere, però in quanto uomini liberi e uguali. Questa uguaglianza si è rispecchiata sull’erba del velodromo il giovedì 22 giu-

gno 2006. Il rapporto non è stato più tra un richiedente il permesso di soggiorno

un poliziotto, ma tra componenti di

due squadre impegnate a vincere la coppa delle “partita della speranza”.

e

 

di Clara Vicari

 

GIARDINO DI MADRE TERESA CENTRO AGGREGATIVO PER L’INFANZIA

 

famiglie del giardino di madre Teresa

famiglie del giardino di madre Teresa

vive un bel clima di comunità

si

sono viste, prima della pausa estiva,

A l Giardino di Madre Teresa si

tra bambini, operatori e fami-

glie. Con loro si cerca di confrontarsi costantemente in relazione agli stili e modelli educativi da adottare nei con-

fronti dei figli e si vivono dei momenti

per un momento di condivisione: con alcuni piatti semplici ed un po’ di

musica italiana ed africana si è tra- scorso un pomeriggio di gioia. A conclusione i bambini hanno donato

di

fraternità nella gioia e nella sempli-

ai

genitori i quadretti “buone vacanze”

cità.

Giorno 11 agosto 2006, in questo spiri-

to

trarsi e vivere un momento di festa, le

di comunità e con la voglia di incon-

realizzati da loro stessi. Già abbiamo ripreso a pieno ritmo tutte le splendide attività che realizze- remo nel nuovo anno.

Clara al Giardino di Madre Teresa

 

agosto/settembre duemilasei

InformaCaritas

9

caritas diocesana di Pino Sclafani
caritas diocesana
di Pino Sclafani
caritas diocesana di Pino Sclafani Incontro degli operatori della Caritas Diocesana per la verifica e la

Incontro degli operatori della Caritas Diocesana per la verifica e la programmazione

GIBILMANNA

La Caritas si verifica e programma il lavoro in equipe

È un incontro di famiglia sereno e ricco di entusia- smo quello che vede riuniti a Gibilmanna i tren- ta operatori della Caritas Diocesana attorno al

dinamico Direttore don Benedetto. Una Caritas che,

come ogni anno, si riunisce al termine delle attività per

la verifica e la programmazione. Quest’anno l’incontro

è dal 29 giugno al 1 luglio presso il santuario di Gibil- manna.

Ad organizzare tutto ci hanno pensato Sr Amy, Anna Culot-

ta e Raffaele D’Anna. I lavori del primo giorno sono iniziati con la presentazione

delle relazioni prodotte dalle varie equipes di Caritas secon-

do una griglia elaborata in precedenza in cui emergevano i

dati oggettivi del lavoro svolto e la metodologia utilizzata nel lavoro di equipe.

In Caritas si ama lavorare in squadra e le cose funzionano

meglio. Durante il giorno poi si sono formati tre gruppi misti in cui si è fatta una valutazione del lavoro svolto e della metodo- logia utilizzata, prestando attenzione alle attività di forma- zione interna ed esterna. I risultati dei lavori di gruppo sono stati socializzati nell’assemblea plenaria del secondo giorno in cui poi i lavori sono ripresi nell’ambito della pro-

grammazione. Il filo conduttore è stato quello della trasversalità nell’otti-

ca di una programmazione globale che riguardasse tutta la

Caritas, ognuno cioè doveva pensare ad una programmazio-

ne che riguardasse tutti. Gli ambiti di programmazione

sono stati: la formazione, la comunicazione, l’organizzazio-

ne

e le azioni verso le parrocchie.

Il

giorno conclusivo nell’assemblea plenaria si sono

presentati i documenti di programmazione elaborati nei vari gruppi, anche se non è stata detta l’ultima

parola. Si è dato l’incarico ai tre organizzatori di defini-

re

le linee di programmazione tenendo in considerazio-

ne

tutto l’insieme di idee e di proposte maturate duran-

te

i lavori.

Tante cose si potrebbero dire su quello che si è detto, ma

mi piace tra tutto sceglierne una.

Diversi, infatti, hanno sottolineato la buona riuscita della settimana della carità, vissuta durante la Quaresima, ed hanno proposto di continuarla per il futuro.

agosto/settembre duemilasei

durante la Quaresima, ed hanno proposto di continuarla per il futuro. agosto/settembre duemilasei 10 Informa Caritas
durante la Quaresima, ed hanno proposto di continuarla per il futuro. agosto/settembre duemilasei 10 Informa Caritas

10 InformaCaritas

   

Caritas Diocesana

 
 

di Daniela Fazio e Veronica D’Amico

 

“Ciascuno mette a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”, Prima lettera di Pietro 4,10

CENTRO ANCH’IO 2. CAMPO NOTO

 

O gni essere umano possiede

delle qualità e delle abilità di

cui il prossimo può giovare, ed

è proprio secondo questo principio

vera “oasi di pace” lontana dal caos della città. Dopo la condivisione del

pranzo, la sistemazione nelle rispetti- ve camere, ci siamo ritrovati a bordo

te

questi giorni ognuno di noi ha avuto

 

la possibilità di poter scegliere tra

divertenti giochi in piscina organizza-

ti da noi operatori, e momenti di relax.

 

A questi momenti di gioco, si è alter-

nato un momento di incontro spiritua- le, con un prete non vedente della Dio- cesi

nato un momento di incontro spiritua- le, con un prete non vedente della Dio- cesi di Siracusa. Il tema principale affrontato è stato quello della Carità verso il prossimo che non chiede con- traccambio, e non fa distinzione di razza. La nostra bellissima esperienza insie- me si è conclusa con la visita al San- tuario della Madonna delle lacrime di Siracusa che ci ha visti nuovamente uniti in preghiera.

“Chi è generoso ricava sempre vantaggi”

e

i nostri vantaggi li abbiamo ricevu-

ti ogni qual volta vedevamo dipengersi un sorriso in un viso.

che noi del C’entro Anch’io 2, insieme al C’entro Anch’io 1 e ad un gruppo delle Caritas Diocesane di Bergamo e Como, abbiamo partecipato ad un campo nella cittadina di Noto presso l’Hotel “Oasi don Bosco” dall’8 all’11 agosto. L’idea del campo nasceva dal-

piscina, dove formando un grande cer- chio ognuno di noi si è presentato all’altro. Già dalla prima sera l’approc- cio tra i volontari della Caritas, le per- sone disabili e noi operatori, è risulta- to essere armonico e laborioso. Duran-

Un ringraziamento particolare al Direttore della Caritas Diocesana di Palermo Don Benedetto Genualdi, alla Responsabile del Centro Pastorale Disabili di Palermo Rosa Foti Buzzi, ai volontari delle Caritas Diocesane di Bergamo e Como.

bisogno e dalla volontà di favorire l’in- tegrazione e la socializzazione tra le diverse generazioni, al fine di promuo- vere le abilità e le risorse del singolo.

E’ iniziato tutto così

la

mattina

dell’8 agosto ci siamo ritrovati a piaz- za Durante, nell’aria si percepiva l’en- tusiasmo che tutti noi avevamo all’i- dea di condividere insieme questa esperienza che ci avrebbe sicuramen- te arricchito e nello stesso tempo distaccato da quella che era la solita routine quotidiana. Dopo un lungo viaggio, scandito da canti e balli popo- lari, siamo finalmente giunti a desti- nazione, lo scenario che si è presenta- to ai nostri occhi è stato quello di una

lari, siamo finalmente giunti a desti- nazione, lo scenario che si è presenta- to ai nostri
 

agosto/settembre duemilasei

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caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro
caritas parrocchiale
di Fabrizio Mocciaro
caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro PARROCCHIA S. AMBROGIO C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi
caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro PARROCCHIA S. AMBROGIO C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi
caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro PARROCCHIA S. AMBROGIO C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi
caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro PARROCCHIA S. AMBROGIO C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi
caritas parrocchiale di Fabrizio Mocciaro PARROCCHIA S. AMBROGIO C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi

PARROCCHIA S. AMBROGIO

C atechesi per adolescenti il mar- tedì; catechesi settimanale per gli adulti; adorazione eucaristi-

ca due volte la settimana per invoglia- re i giovani ad accostarsi alla Santa Eucaristia; (il giovedì e qualche volta il sabato dalle 22,30 alle 24); momen- ti di preghiera comunitaria animata dai giovani; la creazione di due cori intitolati alla Regina della pace che animano le liturgie domenicali (alle ore 10 e alle ore 11,30) con tanto di casacche con i colori dello stemma papale; l’organizzazione di campi scuola per bambini, adolescenti e adulti; la creazione dell’oratorio. Questa è una parte delle numerose attività che vedono impegnato padre Francesco Marti, vincenziano, da quattro anni alla guida della chiesa di S. Ambrogio a Palermo. Ubicata nella borgata Marinella, nel quartiere di Tommaso Natale, S. Ambro- gio è una piccola (si fa per dire) comu- nità di quasi settemila anime, ricadente nel secondo vicariato, la cui chiesa è stata edificata nel giugno del 1986. Il dinamico e iperattivo parroco ci accoglie davanti l’ingresso della ‘sua’ chiesa ricavata dalla ristrutturazione e ammodernamento di alcuni magazzini (“Quando sono arri- vato”, ci confessa padre Marti, “dietro l’altare ho trovato finanche i videoga- me”) anche se, come ci confessa lo stesso sacerdote, c’è un progetto per la realizzazione di un edificio religioso vero e proprio. Il cronista non può fare altro che ammirare, nel visitare la chiesa, l’a- more e la cura che questo sacerdote ha profuso per rendere il più acco- gliente possibile quelli che prima erano dei freddi ed inospitali locali. Quella di S. Ambrogio, come ci spiega

ed inospitali locali. Quella di S. Ambrogio, come ci spiega la Caritas anima della comunità padre

la Caritas anima della comunità

S. Ambrogio, come ci spiega la Caritas anima della comunità padre Marti è una comunità variegata.

padre Marti è una comunità variegata.

“Uno dei primi obiettivi che mi sono prefissato all’arrivo qui”, ci spiega il parroco, “ è stato quello di educare la comunità al senso di appartenenza. La comunità ha capito questo: spesso nelle mie omelie in passato, ma anco-

ra adesso, ripeto ai miei parrocchia-

ni: ‘Oggi sono qui con voi, domani i

miei superiori potrebbero mandarmi

a guidare un’altra parrocchia. Voi

che abitate qui, siete nati e cresciu-

ti qui, cercate di creare e mantenere

bene il vostro rapporto con la chiesa’.

Grazie a questo ‘martellamento’ con- tinuo mi ritrovo accanto numerosi collaboratori che mi affiancano nelle varie attività.”

Accanto alle varie attività pastorali il parroco ha saputo dare l’avvio giusto anche all’organizzazione della Cari- tas. “Cerchiamo di aiutare con molta pru- denza parecchie famiglie, circa 1250.

I bambini durante le celebrazioni

domenicali portano ceste colme di beni che doniamo a quanti ne hanno bisogno”.

Gestita, tra gli altri, anche dai coniu-

gi Colletti – Corvaia, la Caritas di S.

Ambrogio si occupa: dell’assistenza alle famiglie più bisognose; di far

visita agli anziani e di occuparsi dei loro bisogni; di organizzare nel migliore dei modi un servizio di doposcuola per i ragazzi delle ele- mentari e, prossimamente, per quel-

li delle medie; della creazione di

alcuni laboratori di artigianato

(ceramica, ricamo, pittura, decoupa-

etc); della gestione dello sportel-

lo

zioni sul mondo del lavoro; organiz-

za,

giovanile parrocchiale, corsi di chi- tarra (per i bambini dai 9 ai 15 anni), di informatica e di inglese per i ragazzi ed ancora corsi di ballo e di canto. Non meno prolifica è l’attività del Comitato Giovanile Parrocchiale, un

ge

multifunzionale che dà informa-

in collaborazione con il comitato

sodalizio (nato nel 2003) interamen-

te

chia, ma allargato anche a coloro che della stessa parrocchia non fanno parte. Tra le varie attività organizzate dal Comitato ci sono le rappresentazioni viventi del Natale e della Pasqua, attività ludiche per i bambini e i

gestito dai giovani della parro-

ragazzi dai sei ai quindici anni, l’or- ganizzazione e la gestione della Fap, festa anno parrocchiale (due giorni

di giochi, intrattenimento e fuochi

pirotecnici finali per concludere in bellezza l’anno pastorale) ed altro ancora.

Oltre allo stesso sacerdote, del comi- tato fanno parte: Salvo e Antonio Tarantino, Mariella Barbarotto, Simo-

na

Sutera, Maurilio Cappello, Barba-

ra

Poletti, Maria Conciauro, Laura e

Valentina Vassallo, Domiziano Di Gae- tano, Domenico Giacalone, Salvatore Lo Cascio, Piero Cirri, Roberta, Jolanda e Leopoldo Lo Verde, Nino Borracciolo, Gianluca Ilardo, Dario Fontana, Jessica Di Marchis e Salva- tore Lo Curcio. Il comitato attualmente sta organiz- zando il campo scuola che quest’anno cambia scenario e da quel di Santa Maria di Licodia, nel catanese, si tra- sferisce tra le ridenti vallate della Puglia, regione di origine del nostro buon padre Marti.

12 InformaCaritas

agosto/settembre duemilasei

   

caritas parrocchiale

 

di Pino Grasso

 

Evitato un secondo sfratto per una famiglia

CARITAS DI BAGHERIA

G razie ad un contributo economi-

co erogato dalla Caritas diocesa-

na, la famiglia De Caro eviterà il

vive con i proventi dello stipendio di

uno dei figli che lavora in un supermer- cato cittadino di appena 400 euro men-

mese di maggio il Comune erogò un contributo di 1.500 euro che sono basta- ti per pagare il trasloco, dare un antici- po sulle mensilità al proprietario e pagare una mensilità, adesso pertanto il problema si ripropone. “Controllerò al Segretariato sociale la situazione della famiglia De Caro – dice l’assessore alle Politiche sociali Gianluca Rizzo – se ci saranno le condizioni disporremo l’ero- gazione di un bonus socio assistenziale. Purtroppo siamo senza fondi e le richie- ste sono molteplici e pressanti. Nei prossimi giorni voglio incontrare tutte le Associazioni di volontariato che ope- rano nel territorio per avere suggeri- menti su come fare”.

secondo sfratto consecutivo per moro-

sità, a distanza di tre mesi. Il direttore della Caritas diocesana mons. Benedet-

Genualdi, ieri mattina, su sollecita-

zione degli operatori della parrocchia di

San Giovanni Bosco che hanno preso in

to

sili – dichiara Mimma Cinà, operatrice della Caritas parrocchiale – che non bastano a pagare l’affitto di casa che ammonta a 430 euro”. Il direttore della Caritas diocesana invita l’amministra- zione comunale ad attivarsi per mettere

carico la situazione della famiglia fin

in

moto soluzioni strutturali quali l’ero-

dal primo momento, ha staccato un

gazione del buono casa. “Nessuna casa

di

Bagheria possiede i requisiti previsti

assegno da 1.000 euro che consentirà a Giuseppe Di Caro e alla sua famiglia di rimanere nella abitazione di via Luisa Sanfelice, nei pressi della scuola “Gio- vanni Girgenti” dove vive insieme alla e

tre figli di cui uno inabile. “La famiglia

a

dal regolamento comunale – aggiunge Mimma Cinà – occorre pertanto cam- biare il regolamento dell’assistenza abi- tativa che prevede una serie di requisiti impossibili da ottenere”. Lo scorso

UN MARE DI LEGALITÀ IN RICORDO DEL GIUDICE PAOLO BORSELLINO

L a città di Bagheria ha ricordato

il giudice Paolo Borsellino e gli

agenti della sua scorta nel quat-

tordicesimo anniversario della strage

di via D’Amelio con una manifestazio-

ne denominata “Un mare di legalità”. L’iniziativa è stata organizzata dall’as- sociazione culturale, “A Testa Alta”, con il patrocinio del Comune di Bagheria ed in collaborazione con il Movimento Umanista di Palermo, il circolo “Il Carrubo” i gruppi scout Age- sci Bagheria 3 e Assoraider. Una tavo-

la rotonda coordinata da Paolo Zarco-

ne dell’associazione “A testa alta” ha aperto le manifestazioni con gli inter-

venti dei rappresentati delle varie associazioni, del Sindaco Biagio Scior- tino, del vice-presidente del Consiglio Gaetano D’Agati, degli assessori comu- nali Leonardo Passarello, Vittoria Casa, Aurelio D’Amico e Pietro Paga- no. “Le associazioni devono essere

sentinelle vigili all’interno del territo- rio - ha dichiarato il sindaco Sciortino

– esse possono aiutarci nella gestione

ed utilizzo dei beni confiscati alla mafia che possono rappresentare il

luogo dove la legalità rinasce grazie all’opera di questi giovani”. Gaetano D’Agati ha dichiarato che le porte dell’ufficio di Presidenza saran- no sempre aperte per ascoltare le pro- poste delle associazioni bagheresi e che una priorità assoluta per il Consi- glio comunale sarà rappresentata

dalla lotta alla mafia e alla criminalità “perché senza legalità non c’è svilup- po”. “Questa occasione è stata innega- bilmente un esempio di cittadinanza attiva” - ha aggiunto l’assessore Aure- lio D’Amico - le associazioni del nostro territorio devono promuovere iniziati- ve volte al bene comune ed essere buoni cittadini che operano il bene”.

Il presidente dell’associazione cultu-

rale “A testa alta”, Emanuele Tornato-

re ha puntualizzato le finalità sociali

dell’iniziativa, sottolineando come l’associazione tenda ad evitare che eventi del genere possano risolversi nella mera commemorazione”. Gli incontri sono proseguiti con l’orga-

Gli incontri sono proseguiti con l’orga- nizzazione di un triangolare di calcio cui hanno partecipato

nizzazione di un triangolare di calcio cui hanno partecipato i giovani del Movi- mento Umanista Ballarò Palermo, dei ragazzi di “3 P padre Pino Puglisi” di con- trada Monaco e i ragazzi della parroc- chia di San Domenico di contrada Incor- vino. La squadra della parrocchia di san Giovanni Bosco guidata da don France- sco Stabile si è imposta sulla rappresen- tativa Ballarò di Palermo e del Gruppo Agisci Bagheria 3. Alla cerimonia di pre- miazione condotta da Emanuele Torna- tore, che si è svolta sul lungomare di Aspra, domenica sera hanno partecipato Manfredi Borsellino, figlio del giudice, l’assessore al Decentramento Aurelio D’Amico il quale lo ha ringraziato per quanto ha fatto il padre e il vice presi- dente del Consiglio comunale Gaetano D’Agati che ha ribadito l’impegno contro la mafia dell’amministrazione comunale. Il programma è proseguito con una cac- cia al tesoro presso la parrocchia di San Domenico e una celebrazione eucaristi- ca di suffragio per il giudice Paolo Bor- sellino e la scorta nella parrocchia di san Giovanni Bosco presieduta dal parroco don Francesco Stabile.

agosto/settembre duemilasei

InformaCaritas

13

 

area regionale

   
 

di Enzo Cosentino

 
 

Incontro del GREM a Palermo

 
 

EDUCAZIONE ALLA MONDIALITÀ

 

L o scorso 11 luglio si è svolto a Palermo, presso il Centro Agape della Caritas Diocesana, il

giustificato l’assenza inviando, tramite il loro Direttore, un promemoria del

sulla campagna promossa dalla Caritas al riguardo. Campagna intesa come opportunità offerta alla Comunità Inter- nazionale per mobilitare le forze politi- che e le risorse finanziarie necessarie ai paesi più poveri del mondo, al fine di dimezzare la povertà entro il 2015. L’incontro è stato propizio anche per festeggiare mons. Benedetto Genual- di, direttore della Caritas di Palermo, che in tale data celebrava l’onomasti- co. A conclusione dell’incontro mons. Benedetto ha invitato tutti i presenti ad un’ agape fraterna da lui offerta.

lavoro svolto nelle rispettive Diocesi. L’incontro è stato utile per verificare l’andamento generale del GREM-Sicilia, per programmare le prossime azioni- attività-incontri e per prospettare il futuro lavoro. In un secondo momento si è fatta un’analisi degli operatori impe- gnati a livello diocesano nelle tre dimen- sioni di lavoro: - educazione alla mon- dialità - tutela dei diritti - interventi all’estero. Infine ci si è soffermati sugli obiettivi di sviluppo del millennio e

secondo incontro del GREM (Gruppo Regionale Educazione alla Mondia-

lità) Sicilia. Dopo il saluto del referen-

te

regionale don Enzo Cosentino, il

dott. Paolo Beccegato di Caritas Italia- na, responsabile dell’Area Internazio- nale, ha introdotto i lavori. Erano pre- senti i referenti diocesani di Palermo, Piana degli Albanesi, Monreale, Trapa- ni, Messina e Ragusa. I Referenti di Piazza Armerina e di Siracusa, hanno

di Vincenzo Bozzo
di Vincenzo Bozzo

MEDIO ORIENTE

 

L’impegno della Caritas

 

D all’inizio del conflitto in Liba- no, è costante l’impegno della Caritas sulla precaria situa-

cifre al raddoppio), vale a dire almeno 50.000 persone senza casa. I danni glo- bali sono stimati a 6 miliardi di dolla- ri, più di un quarto del reddito nazio- nale annuo. I villaggi e le città bombar- date sono 350 in Libano e 50 in Israele”.

Caritas è chiamata a sostenere il pesante compito che attende Caritas Libano. Caritas Italiana inoltre invita a non dimenticare la “silenziosa crisi” che continua nella striscia di Gaza dove Caritas Gerusalemme è impegna-

zione in Medio Oriente. Sono stati infatti numerosi gli appelli per un

immediato cessate il fuoco e, da più

di

un mese, sono costanti gli inter-

   

venti e gli aiuti concreti alle popola- zioni colpite. Secondo gli ultimi dati diffusi da Caritas Italiana che sostiene, in collabo-

razione con tutte le Caritas diocesane e

Purtroppo queste cifre mutano costantemente, pertanto tutta la rete

ta, ma è messa a dura prova per le limitate possibilità.

queste cifre mutano costantemente, pertanto tutta la rete ta, ma è messa a dura prova per

la

rete internazionale, Caritas Libano,

sono 1.084 i morti, 3.700 i feriti, 973.334

gli

sfollati. Di essi, - si legge nell’ultimo

comunicato - ben 565.000 hanno trova- to rifugio presso altre famiglie e 220.000 sono invece usciti dal paese. Colpite 29 grandi infrastrutture (porti, aeroporti, centrali), danneggiate 9.630 km di strade (distrutti 145 ponti), e 175 imprese commerciali tra fabbriche, mercati e fattorie. Ben 7.000 le abita- zioni distrutte (ma altre fonti indicano

14

InformaCaritas

agosto/settembre duemilasei

 
   

testimonianze

 
 

di Fabrizio Mocciaro

 

Sessant’anni di sacerdozio vissuti al servizio della Chiesa e di quanti hanno avuto bisogno di una sua parola di conforto e di aiuto

 

Don Carmelo Maratta, una vita donata

S essant’anni di sacerdozio vissuti al servizio della Chiesa e di quanti hanno avuto bisogno di

una sua parola di conforto e di aiuto. Questo, in due parole, il ritratto di Mons. Carmelo Maratta, 84 anni ben

portati, di cui 37 alla guida della par- rocchia Maria SS. delle Grazie in via Conte Federico a Brancaccio.

mano e un abbraccio affettuoso, siamo riusciti a scambiare quattro chiacche- re con padre Carmelo che, qui di seguito, vi proponiamo. D: Padre Maratta, tracciamo un bilancio di questi suoi primi ses- sant’anni di sacerdozio. R: Sono stati anni di intenso impegno

sacerdotale, personale e pastorale, in

Gesù e la sua particolare predilezione

anche per i sofferenti nel corpo e nello spirito. Questi operatori della carità portavano sempre oltre il cibo materia-

anche il conforto e davano anche il

pane della Parola di Dio, dicendo che

quel che vale di più è la vita dell’anima

la sua salvezza, non solo la vita del

corpo. Quel “dacci oggi, o Signore, il

e

le

Lo

scorso 29 giugno Mons. Maratta ha

piena corrispondenza alla donazione

nostro pane quotidiano” ho cercato

festeggiato sessant’anni di nozze con

al Signore fatta nel giorno della ordi-

sempre di non farglielo mancare.

la

Chiesa e la parrocchia che lo ha

nazione presbiteriale quel 29 giugno

visto pastore di quella comunità non

1946. Non ho mai avuto momenti di

D: Lei è stato per 37 anni in questa parrocchia, quindi da questa comu-

ha

certo dimenticato l’occasione.

ripensamento e se rinascessi sceglie- rei il sacerdozio. Nato nella parroc- chia di Maria SS. del Carmelo del mio paese nativo, da bambino ricevetti l’a- bitino, poi chierichetto e seminarista. Sono stato educato secondo l’esempio dei miei genitori che, lieti per la mia

nità è considerato non solo come memoria storica ma viva ed operan- te nel ministero di Penitenziere della Cattedrale. Questa comunità continua a pregare per lei? R: Si, è esattamente così. Anch’io prego per essa. D: Ha episodi partico- larmente curiosi da rac- contarci? R: Si, molti che sarebbe lungo da raccontare; ma non potrò mai essere suf- ficientemente grato a padre Angelo Burgio e a padre Lillo per il valido aiuto che mi hanno dato nella catechesi ai fanciul- li e ai giovani come semi- naristi e allo stesso padre Lillo come vicario parroc- chiale nell’anno 1997. D: Un augurio per se stesso e per questa sua comunità par- rocchiale che ancora le dimostra

In

padre Carmelo ha fatto il suo ingresso nella sua ex parrocchia mentre la corale ha intonato il “Cristus vincit, Cristus regnat Cristus imperat” e, dopo aver brevemente salutato i par- rocchiani, e ascoltato l’indirizzo di saluto, si è preparato a guidare la santa messa che è stata concelebrata dall’attuale parroco, padre Lillo

una chiesa stracolma di fedeli,

D’Ugo, da padre Angelo

Burgio, oggi missionario

in

tano Di Liberto, cancel-

liere della Curia Arcive- scovile di Agrigento, e

da

gesuita, molto amato dalla comunità di Conte Federico, che lo scorso

padre Pietro Di Rosa,

Tanzania, mons. Gae-

primo luglio ha festeggiato sessant’an- ni di sacerdozio.

primo luglio ha festeggiato sessant’an- ni di sacerdozio. scelta vocazionale, con sacrifici eco- nomici perché di

scelta vocazionale, con sacrifici eco- nomici perché di numerosa famiglia, pagarono al Seminario la retta mensi-

Nel corso dell’omelia padre Lillo ha

le

fino all’ordinazione presbiteriale.

tanto affetto? R: Che il Signore mi dia di adempiere

descritto le alte qualità morali di Mons. Maratta e letto un telegramma

D: In che modo la carità ha guidato

di

auguri inviato dal Santo Padre,

sempre meglio il ministero sacerdota- le fin quando e come Lui vuole. A

Benedetto XVI, all’ottantaquattrenne sacerdote. Visibilmente commosso, padre Marat-

il suo ministero sacerdotale? R: Sia personalmente sia per mezzo

delle organizzazioni parrocchiali come ad esempio il “Gruppo Dame di Carità”

padre Lillo auguro che la sua pastora-

le

parrocchiale sia sempre più efficace

ta

ha ringraziato il Santo Padre e i

e

i gruppi maschili e femminili della

affinché questa comunità cresca sem- pre più nella fedeltà a Dio e nel Suo

amore, sotto la saggia e zelante guida

numerosissimi fedeli presenti nei locali parrocchiali e, tra una stretta di

“Società S. Vincenzo de’ Paoli”. Ho visto sempre nei poveri l’immagine di

di

parroco.

 
 

agosto/settembre duemilasei

InformaCaritas

15

 

testimonianze

   
 

di Vincenzo Bozzo

 
 

60 ANNI DI SACERDOZIO

 
 

Don Salvatore Vitellaro: un ministero ricco di carità

Questi 60 anni di sacerdozio, padre, cosa le hanno lasciato? Cosa è signi- ficato per

Questi 60 anni di sacerdozio, padre, cosa le hanno lasciato? Cosa è signi- ficato per lei raggiungere questo tra- guardo?

stato un normale percorso. Certa-

mente è stato un cammino arricchente

perché dagli altri ho ricevuto molto.

me è stata la gente che mi ha aiuta-

Per

E’

to

Il rapporto poi con la gente bisognosa

nel migliorarmi giorno per giorno.

cui erano presenti i cittadini interes- sati e l’Amministrazione Comunale, per un confronto diretto e costruttivo. Ogni anno abbiamo riportato i proget- ti da sviluppare, quelli in atto e i pro- blemi incontrati, tutti documenti che si trovano nell’archivio della Curia.

 

La Caritas diocesana attualmente usufruisce dei locali siti presso la Casa di S. Carlo, in cui quotidiana- mente vi è la Mensa della Comunità, il centro per anziani e il nuovo centro per i senza fissa dimora e i carcerati, locali che lei stesso ha inaugurato… Sì, tutt’ora seguo la Caritas e sono a conoscenza della nascita di altri nuovi progetti… Ricordo che la Casa di S. Carlo l’ho aperta negli anni ottanta per le perso- ne anziane. Allora c’erano le suore di

I l 28 luglio mons. Salvatore Vitella-

ro ha compiuto 60 anni di sacerdo-

zio, anni di totale servizio soprat-

ha donato ancora di più. All’inizio

di

collaboratori, vedevamo dei bisogno-

questa esperienza, insieme ai miei

mi

tutto ai più bisognosi. Lo abbiamo raggiunto una settimana dopo l’evento nella parrocchia di Por- tella di Mare (Misilmeri).

che dovevano ricevere e basta, non

guardavamo la persona, la loro voglia di esprimersi e di andare avanti da soli, col nostro discreto

si,

Padre Vitellaro, come è cominciato il suo impegno, durato tutti questi

anni, nei confronti di tutti coloro che ha incontrato?

avuto diversi incarichi, ma è in

Curia che ho cominciato a dedicar-

Ho

aiuto. La carità deve essere equilibra- ta, non assistenzialista, ma diretta

Ecco perché

successivamente ho voluto dedicarmi all’insegnamento di questo tipo di sensibilità anche in altre parrocchie per la formazione dei volontari.

alla promozione umana

S.

Teresa, abbiamo organizzato diver-

si momenti di aggregazione con gli

mi

concretamente ai più bisognosi

 
 

anziani e abbiamo acquistato i locali che sporgono sul Vicolo S. Carlo, ristrutturandoli.

C’è un messaggio che vorrebbe dare ai nostri lettori?

fondando il Centro Pastorale dei Disabili, oggi gestito da Rosa Buzzi, primo in Sicilia e uno dei primi in Italia. L’ho voluta chiamare Pasto- rale “dei” disabili perché lo scopo più importante, oltre al prendersi cura di loro, era quello di fare in modo che essi potessero gestire in modo autonomo la loro vita: questo al fine di rispettare le potenzialità e le qualità di ogni singola persona, disabile e non.

Lei ha anche collaborato per il pro- getto “Missione Palermo” negli anni settanta e ottanta. Ci può racconta- re qualcosa a riguardo?

“Missione Palermo” è nata nel 1972

con Padre La Rosa che, insieme ai con- fratelli gesuiti hanno agito per i quar- tieri più poveri della città. Abbiamo successivamente coinvolto non solo i giovani e i minori, ma anche le fami- glie, le assistenti sociali, le associazio-

ni, organizzando delle assemblee in

La

Sì.

Si deve aiutare l’altro con umiltà, senza

agire per il desiderio di aver battute le mani. Dobbiamo sempre pensare che gli altri sono parte di noi stessi, anche coloro che ci stanno antipatici. Il bisognoso, l’an- ziano, il disabile è parte di noi, perché siamo in Gesù Cristo un solo Corpo. Quan-

do aiutiamo l’altro, aiutiamo noi stessi.

 

Padre Giuseppe D’Amato

 

Un altro sacerdote della Chiesa di Palermo che il 28 luglio ha raggiunto i 60 anni di sacerdozio è Padre Giusep- pe D’Amato; gli abbiamo fatto visita presso la Casa SS. Salvatore a Palermo

per porgergli i saluti e i fervidi auguri

In questi sessant’anni Mons. D’Ama- to si è prodigato soprattutto per i più bisognosi, occupandosi tra l’altro, per circa vent’anni, dell’Ufficio Pastorale del Lavoro della nostra dio- cesi.

l’animo, anche Padre D’Amato ha voluto lasciare un messaggio ai lettori di InformaCaritas: “Come ha fatto Gesù Cristo, nella vita bisogna donare tanto amore, amore, e ancora amore!”.

a

nome della Caritas diocesana e quel-

 

li

particolari di Don Genualdi.

Non più in perfette condizioni di salu- te, ma ancora forte ed entusiasta nel-

 

v.b.

16

InformaCaritas

agosto/settembre duemilasei

 

In breve

In breve testimonianze di Giorgio Rodonò UN ANNO DI NUOVE ESPERIENZE PER GLI ANZIANI DEL CENTRO
In breve testimonianze di Giorgio Rodonò UN ANNO DI NUOVE ESPERIENZE PER GLI ANZIANI DEL CENTRO
In breve testimonianze di Giorgio Rodonò UN ANNO DI NUOVE ESPERIENZE PER GLI ANZIANI DEL CENTRO

testimonianze

di Giorgio Rodonò

UN ANNO DI NUOVE ESPERIENZE PER GLI ANZIANI DEL CENTRO DI ACCOGLIENZA S.CARLO

La partecipazione attiva da parte dei frequentatori del centro alla Stagione Teatrale 2006: “Finchè c’è vita …c’è teatro” (organizzato dall’Assessorato

alle attività sociali e pari opportunità) è stata un’occasione sia per avvicinare

gli

anziani al teatro, sia per diminuire

gli

effetti deleteri dell’isolamento.

Altra esperienza positiva è stata la par- tecipazione degli anziani alle esercita- zioni dei corsisti del progetto Ballarà

condotto dalla dott.ssa Natoli. Le signo-

re che fanno parte di tale progetto, alla

fine del corso, svolgeranno assistenza domiciliare agli anziani del territorio.

Gli incontri, pertanto, sono stati utili

sia per i corsisti che hanno arricchito le

loro nozioni sulle problematiche degli anziani, sia per i frequentatori del Cen- tro S. Carlo che son venuti a conoscen-

za di servizi di cui, eventualmente in

futuro, potranno usufruire. Altro obiettivo che abbiamo cercato di

raggiungere è stato quello di far conosce-

re il nostro impegno a realtà sociali di

altri territori partecipando ad incontri

con altri centri per anziani in modo da poterci scambiare le esperienze molte- plici legate a differenti situazioni ambientali e buttare le basi per crescere, migliorare ed avviare un cammino tutti insieme a livello diocesano. La partecipa- zione ad incontri di gioia e di preghiera con gruppi operanti all’interno del nostro stesso Centro ha avuto lo scopo di far maturare in noi tutti (operatori e fre- quentatori del centro polivalente) lo spi- rito di collaborazione e farci comprende- re che, sebbene con compiti diversi e di non pari difficoltà, ognuno di noi collabo- ra alla riuscita dei servizi che il Centro polivalente Santa Rosalia mette a dispo- sizione degli ultimi e dei bisognosi. Una intera giornata trascorsa a Baida con la presenza del direttore della Caritas diocesana don Benedetto Genualdi, ha rappresentato un momen- to conclusivo di un anno di attività ricco di nuove esperienze che speriamo abbiano contribuito ad alleviare le dif- ficoltà quotidiane dei nostri cari amici del Centro.

N el mese di settembre riapre,

dopo la pausa estiva, il centro

di accoglienza per anziani

“S.Carlo “che fa parte del centro poli- valente S. Rosalia gestito dalla Caritas diocesana di Palermo. Durante l’anno di attività (settembre 2005-giugno 2006) abbiamo attribuito grande importanza alle gite comunita- rie, infatti le visite guidate effettuate

al duomo di Monreale, all’Orto Botani- co ed al Museo Etnografico “Giuseppe Pitrè” sono servite sia per far apprez- zare ai nostri ospiti le bellezze della città in cui viviamo, sia per ottenere un gruppo ancora più unito anche al di fuori delle mura del Centro. Esperienza esaltante è stata la parte- cipazione dei seminaristi alla medita- zione ed alla conduzione della Via Crucis. L’invito rivolto agli anziani a visitare il seminario è stato la conse- guenza immediata di quell’approccio amorevole che si è venuto ad instaura- re fra i seminaristi ed i frequentatori del Centro.

Riforma normativa sulla cittadinanza: entro il 2008 2 milioni di italiani in più

I l 4 agosto il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge presentato dal Ministro dell’Inter-

no Giuliano Amato che dimezza i tempi (da 10 a 5 anni) per poter presentare richiesta di diventare cittadini italiani.

Lo stesso giorno Caritas Italiana ha divulgato una nota tecnica dell’é- quipe del Dossier Statistico Immigra- zione Caritas/Migrantes che ha cerca- to di stimare il numero delle persone immigrate che potrebbero acquisire la cittadinanza italiana prendendo come base di partenza i dati dell’ultimo cen- simento (2001) e tenendo conto della maturazione del permesso di soggior- no legale di 5 anni. Tenendo presenti questi dati, cal- colando i potenziali richiedenti e colo-

ro che hanno regolarizzato la loro

alla cittadinanza italiana si pone in

V.B.

posizione nel 2002, l’équipe ha stima-

misura molto meno accentuata, sia

to

che entro il 2008 vi saranno più di

perché i loro matrimoni con donne e

un

milione e mezzo di potenziali aven-

specialmente uomini italiani sono

ti diritto, senza contare i minori, la cui regolarizzazione in materia di cittadi- nanza dipenderà da diversi fattori che rendono la stima più difficile.

frequenti e questo già spiana la via alla cittadinanza, sia perché il fatto di essere cittadini europei e la con- nessa garanzia della libera circola-

Per sconfessare diverse voci allar- mistiche su una possibile “invasione” degli immigrati negli ultimi anni, come si è letto in diversi articoli di

zione porta a non considerare la cit- tadinanza italiana come uno stru- mento utile per stabilizzare il pro- prio soggiorno”. In conclusione la

alcuni giornali nazionali – si è parlato

nota sottolinea come questa riforma

di

oltre 5 milioni in più in pochi anni

trasformerà gli immigrati (presenza

con conseguenze a dir poco catastrofi- che per non dire fantasiose – l’èquipe del Dossier statistico, basandosi su dati reali, ha evidenziato inoltre nella nota come “L’accesso dei comunitari

ormai strutturale nella nostra società e nel campo occupazionale) da stra- nieri a cittadini, con uguaglianza di doveri e anche di diritti.

agosto/settembre duemilasei

InformaCaritas

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testimonianza

   
 

di Giovanni Basile

 
 

CARITAS PARROCCHIALE MARIA SS. DI POMPEI, BONAGIA

 

LORENZO CUTRERA

 

Animatore generoso, fantasioso e instancabile

fede, lasciandosi guidare da me verso una maturazione umana e cristiana perfetta per quanto era possibile alla sua misura.

aveva sperimentato l’essere profugo per la guerra e l’essere emigrato per il lavoro). Ma si infuriava se qualcuno chiedeva o faceva qualcosa che era dannosa per la fede o contro di essa. Quante volte l’ho dovuto riprendere o frenare per la sua irruenza, anche se aveva ragione. Lo accettava con gran- de umiltà e ubbidienza facendo però una grande fatica interiore a vincere sé stesso, ma lo faceva. Qualunque cosa gli avessi chiesto avrebbe fatto per me, per quello che io significavo e rappresentavo per lui. Ultimamente mi aveva convinto, visto che io avevo qualche dubbio sulla effettiva partecipazione dei fedeli, a realizzare il triduo di Maria SS. di Pompei. Così abbiamo fatto il venerdì

Ha

colto benissimo il significato eccle-

17 febbraio 1943 - 6 maggio 2006 Un buon marito, un buon padre e un

17 febbraio 1943 - 6 maggio 2006 Un buon marito, un buon padre e un buon cristiano.

siale della Caritas e dei ministeri nella Chiesa. Proprio per questo è stato fon- datore e animatore instancabile della Caritas parrocchiale. Si è formato e si è impegnato totalmente. Ha capito il compito educativo della caritas e si è impegnato perché tutti i collaboratori nella pastorale parrocchiale formasse-

 

ro

i fedeli loro affidati alla carità e

 

U n giorno di sedici anni addietro

sul treno bianco dell’Unitalsi,

di ritorno da Lourdes, mi recai

in visita nella vettura barellata, e, come di consueto, a tutte le persone lì

perché tra loro ci fosse una rete di col- laborazione in questo compito. Frequentò la teologia di base, la scuola per i ministeri e la scuola di formazio-

caritas. Fu ministro straordinario ed

ne

ospitate rivolsi qualche parola buona

accolito e se viveva ancora avrebbe

5 maggio l’adorazione, con il tema

affetto, di consolazione, di speran-

za. Così feci anche con quell’omone, di

recente operato al cuore, tra gli altri lì presente, che mi guardava dal basso in alto con quei suoi occhi in quella situazione un po’ smarriti e desiderosi

di

chiesto di essere ammesso alla scuola per il diaconato permanente. È andato avanti nella fede e non si dava pace perché tanti altri fedeli non capivano quelle elementari nozioni di vita cri- stiana ed ecclesiale che capiva lui. Se

Maria donna eucaristica, il 6 la cele- brazione eucaristica con la Memoria

di

Maria donna di carità, invitando il

Direttore diocesano della Caritas, don Benedetto, la domenica avremmo trat- tato il tema Maria e la famiglia.

di

qualcosa. Al termine del breve col-

le aveva capite lui, diceva di sé, che era

Effettivamente così è stato e lui, Loren-

un

grosso ignorantone, potevano com-

zo,

ci ha voluti lasciare in questo conte-

loquio gli dissi: «Vienimi a trovare in parrocchia». Così fece dopo il nostro ritorno a Palermo. Me lo ritrovai un pomeriggio

parrocchia e non se ne è allontana-

più, se non per i periodi più o meno

in

to

prenderle tutti gli altri. Da qui nasceva

la sua ansia pastorale, che tutti fossero formati, che tutti fossero preparati, che tutti crescessero nella fede, che tutti fossero innamorati del Signore.

sto per tornare alla casa del Padre, che

ha

amato più di tutto, evangelicamen-

te,

più della stessa sua famiglia per la

quale tra l’altro si adoperava non

facendo mancare nulla del necessario,

Di

qualunque cosa ci fosse bisogno lui

di

beni materiali, di affetto, di presenza

lunghi delle sue varie sofferenze. Mi disse un giorno: «Io per la malattia del cuore ero morto. Adesso sono tornato a vivere e la mia vita non è più mia, ma del Signore, perciò la metto a sua disposizione perché ne faccia ciò che vuole».

Così ci siamo ritrovati Lorenzo in par- rocchia, fedele e fraterno con me, fedelissimo e obbediente col Signore, innamorato e devoto con Maria SS. di Pompei. Cominciò a crescere nella

era sempre disponibile e trovava sem- pre la soluzione. Le mie scarpe vec- chie da riparare, le ostie da comprare, il presbitero da cercare per sostituir- mi, la carrozzina per il paralitico, l’im- mondizia da buttare, la liturgia da pre- parare, la famiglia che non aveva da mangiare. Non aveva mai paura di affrontare nulla o di non trovare rispo- sta a qualche richiesta (Forse perché era vissuto povero ed è morto povero:

e

di servizi vari che ogni buon padre di

famiglia rende alla sua casa. Anche lì a casa sua non conobbe le mezze misure, ma la pienezza, con essa ha dato i giu-

sti

indirizzi formativi, umani e cristiani

a

tutti i suoi componenti.

Per sé ha preparato solo quello che ha interessato la sua morte: il testamento spirituale, il ricordino del mese, la liturgia, il funerale. Tutto in ogni det- taglio. Ed anche questo aveva sottopo-

18

InformaCaritas

agosto/settembre duemilasei

 
È le, PENSIERO A LORENZO DI UN PARROCCHIANO di sto al mio giudizio l’anno scorso.

È

le,

PENSIERO A LORENZO DI UN PARROCCHIANO

di

sto al mio giudizio l’anno scorso.

DI UN PARROCCHIANO di sto al mio giudizio l’anno scorso. la to ci lo del Signore.

la

to

ci

di sto al mio giudizio l’anno scorso. la to ci lo del Signore. ti Il sei
di sto al mio giudizio l’anno scorso. la to ci lo del Signore. ti Il sei

lo

del Signore.

ti

Il

sei

di

Il

ci lo del Signore. ti Il sei di Il Grazie giorno dedicato alla carità, nella chie-
ci lo del Signore. ti Il sei di Il Grazie giorno dedicato alla carità, nella chie-

Grazie

giorno dedicato alla carità, nella chie-

sa per cui tanti ha fatto, tra i fratelli con cui e che ha servito. Tantissimo potrei ancora dire di lui, sulla sua generosità, il suo amore per

Parola, per san Paolo, per la Chiesa,

ma lo lascio ai segreti dei cuori e alla eventuale scoperta che ognuno potrà fare per imparare da un discepolo del

ammalati parrocchiali e i loro familiari, cercando di far comprendere sempre quale è l’immenso significato e il motivo della comunione, anche se in alcuni casi sei stato costretto a mostrare la parte più dura di te. Certo il tuo cammino non è stato semplice, spesso sei stato costret-

a richiamare la nostra attenzione per-

ché notavi subito quando stavamo sba-

gliando, come sa fare veramente un

buon padre di famiglia. Hai voluto donar-

tutta la tua sapienza goccia dopo goc-

cia, ma lo hai fatto in questo modo, solo

per evitare che i tanti impegni potessero

farci dire: “Ma chi me lo fa fare”.

Potrei continuare a scrivere ma preferi-

mo. Lorenzo, non posso dire di non sen- tire la tua mancanza, ma spero di riusci-

 

sco tenere qualcosa anche nel mio inti-

 

a tirare fuori tutta la carica spiritua-

che mi hai trasmesso, per continuare

percorrere quel sentiero che tu hai

aperto per me. E’ mio dovere dirti che, questo pensiero è espressione di tutta la comunità parrocchiale e di quanti hanno avuto modo di conoscerti. Concludo questo pensiero, chiedendo-

l’ultima cosa: sono certo che il buon

Dio Misericordioso, ti ha accolto nella schiera dei suoi angeli, se puoi prega per tutti noi.

 

Rosolino Restano

SALUTO A PAPÀ LORENZO DELLA FIGLIA MARIA

Ciao papi, grande papà e grande piccolo

quante cose potremmo dire

Tu ci hai dimostrato che nella vita si può essere migliori, sempre!!! Pur nelle nostre

debolezze, fragilità ed imperfezioni pos- siamo riuscirci con la forza dell’amore, dell’Amore di Dio. Dobbiamo avere fede e

dell’amore, dell’Amore di Dio. Dobbiamo avere fede e Signore ad essere a sua volta discepo- Grazie,
dell’amore, dell’Amore di Dio. Dobbiamo avere fede e Signore ad essere a sua volta discepo- Grazie,

Signore ad essere a sua volta discepo-

Grazie, Lorenzo, va’ in pace, il Signore

benedica. Godi la felicità eterna in

Paradiso con Dio e i santi. Grazie della tua collaborazione, della tua testimo- nianza, di esserci stato. La Vergine Maria ti dia il bacio santo riservato ai buoni discepoli del Suo Figlio.

fiducia in Lui, in Gesù Cristo; solo così nulla potrà mai farci paura, neanche la morte. Mi ricordo quando dicesti con quella dolcezza,con quel sospiro di attesa “come deve essere bello tornare al

Padre”! Sì, infatti sono sicura che tu sei lì, felice e che sempre veglierai su noi tutti.

nostro è solo un distacco fisico, ma tu

con noi sempre e per sempre

tutto papà; grazie nonno e arrivederci.

DAL TESTAMENTO SPIRITUALE DI LORENZO

vero cristiano è quello che segue le

orme di Cristo, quindi deve pensare alla propria morte ed io l’ho sempre pensata, momento dopo momento, approfondendo la Parola di Dio.

Tutto questo lo si comprende e lo metti

pratica solo quando hai incontrato

veramente Cristo ed io continuo a vivere

mia vita nel nome di Cristo perché

come dice S. Paolo «non sono io che vivo ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20).

Tornare al Padre nella gioia è un dono che solo Cristo Gesù può donarci, Lui che morendo in Croce ha ubbidito alla

volontà del Padre, infatti Dio ascolta il suo Unigenito con la Risurrezione così

farne partecipi anche noi.

Credete fortemente anche voi tutto questo, perché io mi allontano solo fisicamente da voi, spiritualmente

sarò vicino ad ognuno di voi sempre. Soprattutto ricordatevi le testimo- nianze che vi lascio.

raccomando una sola cosa amatevi

uni gli altri così come quando ero

con voi, io vi ho amato come il Padre ha

amato me, donandomi la vita, per met- termi al servizio del suo Unigenito Figlio Gesù Cristo, Salvatore del Mondo.

morto così, ci ha lasciati così, nel

pieno del suo servizio cristiano, nel

pieno dell’attività ecclesiale, pastora-

spirituale. È caduto sulla “breccia”,

nell’antiporta della chiesa, all’”ingres- so” o all’”uscita” fate voi, comunque sulla porta, nel sabato dedicato a Maria SS., nel Triduo mariano, nel

Carissimo Lorenzo, durante questi anni

viva collaborazione mi hai insegnato

tante cose, sei stato sempre presente tutte le volte che ho chiesto il tuo aiuto. Hai sempre saputo dosare il modo di farmi inserire nel servizio agli ammalati, dandomi sempre la giusta via per svolge- re il mio ministero nel pieno rispetto delle indicazioni diocesane e parroc-

chiali. Ricordo ancora, con immensa gioia quando, mi chiamasti al telefono

per dirmi che avevi proposto il mio nome

Padre Giovanni per farmi frequentare

corso di ministro straordinario, e da lì ebbero inizio le nostre uscite domenica-

per spiegarmi come andava svolto il

ministero. Ricordo i nostri pranzi e le cene, i lavori in parrocchia, le gite, i pro- getti, le nostre lunghe telefonate, i saluti Fraterni in Cristo Nostro Signore che mi mandavi con le e-mail, ricordo tutto e sono felice di averti incontrato. Sei stato un uomo grande e coraggioso che ha deciso di dedicare la vita al servizio di Cristo, e qui mi vengono in mente le parole di Papa Giovanni Paolo II, “Totus

Tuus Ego Suum”, sì, perché tu hai capito che bisogna donarsi completamente al suo servizio. A tutta la comunità parroc- chiale hai saputo trasmettere sempre quella immagine di Amore e Carità e nonostante la tua salute precaria, ti sei sempre donato fino allo stremo delle tue forze per farci crescere. Volevi una comunità che potesse diven- tare l’orgoglio di tutta la Diocesi, dando sempre assistenza oserei dire “Professio- nale” anche ai sacerdoti che hanno cele- brato la Santa Messa nella nostra Par- rocchia. Hai saputo assistere i nostri

a

il

li

Par- rocchia. Hai saputo assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa
Par- rocchia. Hai saputo assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa
Par- rocchia. Hai saputo assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa
Par- rocchia. Hai saputo assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa

re

le

a

ti

nonno,

assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la
assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la
assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la
assistere i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la

InformaCaritas

19

i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la da

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la

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Vi

gli

agosto/settembre duemilasei

i nostri a il li re le a ti nonno, Informa Caritas 19 in la da
attualità di Pino Grasso CALATA LA RICHIESTA DI AIUTI AL CENTRO UNICO DURANTE LE ELEZIONI
attualità
di Pino Grasso
CALATA LA RICHIESTA DI AIUTI
AL CENTRO UNICO DURANTE LE ELEZIONI
S arà casuale, ma durante la lunga
campagna elettorale in città è
calata la richiesta di aiuto da
parte delle famiglie indigenti che
hanno quasi disertato i luoghi d’ascolto
della Caritas cittadina e quelli parroc-
chiali. Nel periodo che va da aprile,
quando si svolsero le elezioni per il rin-
novo del Parlamento, a maggio in cui si
tennero le elezioni per il rinnovo del
Consiglio regionale ed anche durante il
mese di giugno, in cui si sono espletate
le due tornate di elezioni amministrati-
ve è calata sensibilmente la richiesta di
aiuti da parte di chi abitualmente si
reca nelle parrocchie per ritirare un
sacchetto di viveri o per potere pagare
le bollette dell’Enel, oppure la bombo-
la del gas. “In effetti è inspiegabile
come durante gli ultimi due mesi sia
calata sensibilmente la domanda da
parte di chi è un habitué dei nostri cen-
tri di ascolto – dice una operatrice
Caritas – mensilmente in città si distri-
buiscono 400 sacchetti di viveri e molto
spesso non bastano a soddisfare la
richiesta, invece nell’ultimo periodo
non abbiamo avuto molte pressioni,
come se la povertà fosse scomparsa”.
C’è chi sottintende l’ipotesi maliziosa
che ancora oggi, durante la campagna
elettorale da parte dei candidati dei
partiti arrivino aiuti in viveri e in altri
generi a favore di chi versa nel bisogno.
“E’ vero che la richiesta di aiuti è dimi-
nuita – spiega la direttrice della Cari-
tas cittadina di Bagheria Concetta
Testa – ma il fenomeno parte già dallo
scorso mese di dicembre quando abbia-
mo cambiato il sistema di distribuzio-
ne. Da allora infatti, sono direttamente
le parrocchie a distribuire i sacchetti
dei viveri e non più il Centro unico che
svolge il ruolo di coordinamento, per-
tanto non mi sentirei di avallare una
simile ipotesi. Inoltre, il servizio funzio-
na e sono soddisfatta anche perché la
gente si sta educando rispetto al passa-
to anche a chiedere gli aiuti”.
L’auspicio è che ancora una volta, non
si speculi sui bisogni della povera gente
che non ha la possibilità di sbarcare il
lunario e che si pongano in atto tutte le
iniziative, legislative e normative volte
alla promozione umana perché nessu-
no mai più in questa terra, debba chie-
dere quanto gli spetta di diritto, a
cominciare dall’assistenza, all’abitazio-
ne e soprattutto al lavoro che conferi-
sce pari dignità a gli uomini.
di Fabrizio Mocciaro
Le suore di carità del Principe di Palagonia
MADREAUSILIANUOVASUPERIORAGENERALE
L a Congregazione delle Suore di
Carità del Principe di Palagonia
ha una nuova superiora generale.
Si tratta di Madre Ausilia Bulone, rie-
letta nel corso dell’VIII Capitolo Gene-
rale
tenutosi a Palermo presso la Casa
Generalizia dal 3 al 10 luglio scorsi.
Madre Ausilia succede a se stessa,
avendo già guidato la comunità reli-
giosa (fondata dal SdD principe Fran-
cesco Paolo Gravina nei primi anni del
XIX
secolo) per oltre un decennio.
La promozione della virtù teologale
della carità e la diffusione delle altis-
dell’Associazione
‘Amici del Princi-
pe’), si sta prodi-
gando affinché il
Servo di Dio prin-
cipe di Palagonia
venga ascritto
molto presto nel
numero dei beati.
Proprio le doti
umane e gli altissi-
mi valori morali del
principe sono stati
oggetto di un con-
sime e valorosissime doti morali e
umane del fondatore sono tra gli impe-
gni
programmatici di Madre Ausilia
che, insieme al barone Francesco
Paolo Sausa (fondatore e presidente
vegno di studi svol-
tosi nei giorni scorsi presso la sala con-
siliare del comune etneo di Palagonia.
Organizzato dall’Amedit (Associazio-
ne Amici del Mediterraneo), guidata
dal dinamico Giuseppe Maggiore, e
dall’assessorato comunale Sport Turi-
smo e Spettacolo, il convegno ha avuto
per tema: ‘Il valore e i valori della
vita’.
20
InformaCaritas
agosto/settembre duemilasei

Speciale

InformaCaritas

Caritas carcerati e

L’indulto

Tutti coloro che hanno commesso reati fino al 2 maggio 2006 possono godere di uno sconto di pena non superiore a tre anni. La clemenza sarà applicata anche ai reati finanziari, ai reati contro la Pubblica amministrazione, ai reati di scambio elettorale mafioso. L’indulto non sarà applicato ai reati di terrorismo, strage, seque- stro di persona, associazione a delinquere, associazione a delinquere di tipo mafi oso, prostituzione minorile, pedopornografia, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi, violenza sessuale, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, tratta di persone, usura. Il beneficio dell’indulto non riguarderà le pene accessorie, né temporanee né permanenti, che dovranno essere comunque sconta- te. Lo sconto di pena sarà revocato se chi ne ha usufruito commette, entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, un delitto non colposo per il quale riporti la condanna a pena detentiva.

In questo SPECIALE, servizi di: Pino Sclafani, Francesco Di Giovanni, Francesco Greco

speciale a cura di Pino Sclafani LIBERARE Sintesi del documento di Caritas Italiana che dimostra
speciale
a
cura
di
Pino
Sclafani
LIBERARE
Sintesi
del
documento
di
Caritas
Italiana
che
dimostra
l’attenzione
e
l’im
mondo
del
carcere
in
Italia
con
40%
anche
all’esterno
del
carcere;
tra
ro
(biblioteca,
sport, cineforum
ecc.).
I l
oltre
200
istituti
penitenziari
le
attività
più
frequentemente
citate
Si
svolgono
anche
attività
formative,
sovraffollati
con più
di 60.000
dete-
rientrano
il
“Colloquio,
ascolto
e
educative
e
scolastiche,
tra
cui
corsi
nuti,
è
abitato
da
colpevoli
reali,
il
50%
sostegno
personale”
(50%)
e
le attività
di
alfabetizzazione
per
stranieri
ed
e
da presunti
tali,
l’altro
50%.
Tra
i
car-
di
“Segretariato
sociale”
(20%).
attività
culturali
e artistiche.
cerati più
dimenticati,‘gli
ultimi’
trovia-
Le
attività di
ascolto
e
sostegno sono
Caritas
Italiana
e
il quotidiano
“Avve-
mo
gli
immigrati.
Ma
anche
le
persone
orientate
al
reinserimento
sociale
e
nire”
hanno
promosso
una
iniziativa
in
malate
di
mente
detenute
negli
oltre
alla
ricerca
di
lavoro
(si
tratta della
tutte
le
carceri
italiane:
un
abbona-
1200
Ospedali
psichiatrici.
Come
veni-
pratica
delle
cosiddette
“dimissioni
mento
gratuito
al
quotidiano
e
alla
rivi-
re
incontro
ai loro
molteplici
bisogni?
guidate”).
sta
“Italia
Caritas”.
Un’iniziativa
che
è
Le
Caritas
diocesane
in
questi
anni
In
altri
casi,
le
attività
sono
orientate
stata
salutata
con
favore
dai
direttori
hanno
sviluppato
multiformi
servizi
ad
offrire
servizi
in
forma
di
“sportello
degli
istituti di
pena: «L’accrescimento
per
le persone
detenute
ed
i
loro
fami-
di
segretariato
sociale”, orientamento
culturale è una
delle mete
del
reinseri-
liari.
Una
recente
indagine
conferma
nelle
pratiche
amministrative
e
nel
mento
sociale
e
il
collegamento
tra
la
un proliferare
d’iniziative
sia
all’inter-
rilascio
di
documenti/certificati,
ascol-
vita
reale
e
la
realtà
detentiva
intra-
no
delle
carceri
sia
all’esterno.
Dall’in-
to
dei
bisogni,
ecc.
muraria»,
ha
commentato
uno
di
loro.
dagine
si
evince
una
maggiore
capa-
Alcune
Caritas
diocesane
danno
un
«Quotidiani
e
riviste sono
una
finestra
cità
delle
comunità
cristiane
di
“visi-
aiuto
per
facilitare
l’inserimento
nel
sul
mondo
esterno»,
ha
aggiunto
un
tare”
i
detenuti
più
che
uno
sforzo
di
carcere:
lo
scopo
di
questa
attività
è
altro.
«Siamo
certi
che
la
lettura
dei
liberarli
dalla
necessità
del
carcere.
“insegnare
a
come
stare
in
carcere”;
mezzi
di
informazione
inviati
potrà
Il
95%
delle
Caritas
diocesane
svolge
allo
stesso
tempo,
la
Caritas
ha
avviato
ampliare
lo
spazio
del
pluralismo
del-
attività
all’interno
del
carcere,
solo
il
una
serie di
iniziative
per
il
tempo libe-
l’informazione
all’interno
dell’istitu-
22
Informa
Caritas
agosto/settembre
duemilasei
LA PENA pegno delle varie Caritas diocesane nei confronti del mondo del carcere . to»,
LA
PENA
pegno
delle
varie
Caritas
diocesane
nei
confronti
del
mondo
del
carcere .
to»,
ha
sottolinea un
terzo
responsabi-
Altre
Caritas
hanno
sviluppato
un
di
responsabilità
condivisa
dalla
le
di
un
istituto
di pena.
impegno
specifico sul
tema
dell’
inseri-
società,
capace
di
dialogare
anche
Non
mancano
poi attività
di
carattere
mento
lavorativo
.
con
le
giuste
esigenze
di
sicurezza
strettamente
religioso,
ed
Attività
La consistenza numerica
dei
gruppi
di
sociale,
sempre
aperta
alla
tutela
dei
manuali
e
produttive
:composizione
volontariato
carcerario
promossi
dalle
diritti
fondamentali
della
persona.
fiori,
realizzazione
icone,
presepi.
Caritas
diocesane
è
molto
variabile:
si
L’esperienza
italiana
di
‘liberazione’
Distribuzione
beni
primari
soprattutto
va
dal
piccolissimo
gruppetto
di
perso-
dei
detenuti
con
proposte
‘alternati-
ai
detenuti
stranieri
e
senza
una
fami-
ne
fino
alle
realtà più
strutturate,
che
ve’
è
un
segno
che
in
Europa
e
nel
glia
di
riferimento.
contano
anche
150
volontari
(Roma).
mondo
può
contribuire
a
costruire
All’esterno
le
attività
più
frequente-
E’
un
dato
significativo
quello
del
una
cultura
della
pena
alternativa”.
mente
realizzate
sono
i servizi
di
acco-
volontariato
ecclesiale,
anche
raffron-
In
conclusione,
dice
don
Nozza,
la
glienza per ex-detenuti,
famiglie
e
dete-
tato
al
totale
dei
volontari che
entrano
Caritas
Italiana,
in
occasione
dell’in-
nuti in
semilibertà
(23%)
e
le
attività
di
in
carcere,
stimato
in
7.000
persone.
dulto
che
sta
comportando
l’uscita
dal
inserimento
lavorativo per
ex-detenuti
La conferenza
volontariato
e
giustizia,
carcere
di
molti
detenuti,
invita
le
e detenuti
in
semilibertà
(21,7%).
di
cui Caritas Italiana
è
stata
tra
i
fon-
Caritas diocesane
a quattro
attenzioni
Le
attività
di
sensibilizzazione
all’e-
datori,
è
il
più
importante
organismo
prioritarie:
sterno
si
svolgono
di
norma
presso
di
coordinamento
del
volontariato
in
favorire
l’accoglienza
ordinaria
e
il
parrocchie,
scuole;
insegnanti
di
reli-
ambito
della
giustizia
in
Italia.
reintegro
nelle
comunità
civili
ed
gione
cattolica,
ecc
In
genere
tali
ini-
In
conclusione,
l’impegno
pedagogico
ecclesiali
di
appartenenza,
facili-
ziative
sono
realizzate
in
modo
infor-
e
culturale
delle
Caritas
in
Italia
tando
ed
incoraggiando
dove possi-
male,
sulla
base
di
contatti
con
singo-
dovrebbe
svilupparsi
maggiormente
bile
il
reinserimento
nei
contesti
li
professori,
e
non
con
accordi
forma-
attorno
ai
temi
della
pena
e
della
giu-
familiari
e
lavorativi;
li
con
le
Istituzioni
scolastiche.
stizia.
sollecitare
la
presa
in
carico
con
Ampio
è
il
sostegno
che
anche
ai
car-
“In
questo
senso va
il
sussidio
‘Libera-
adeguati
percorsi
terapeutici
in
cerati
può
fornire
la
rete
dei
Centri
re
la pena’
pubblicato
da
Caritas
Ita-
strutture
idonee
per
quegli
ex
d’ascolto
Caritas (CdA).
liana (Bologna,
EDB,
2004).
Il
testo
detenuti
che
necessitano
di
cure
L’ultimo
monitoraggio
(relativo
al
traccia
un percorso
pastorale
che
abi-
specifiche,
come
malati
di
aids,
2005)
ha
evidenziato
come
17.203
per-
liti
ad
una maggiore
progettazione
ter-
tossicodipendenti,
persone
con
sone
si
sono
rivolte
a
241
CdA
di
147
ritoriale
che
non solo
sensibilizzi
a
una
disagi
psichici,
alcolisti,
ecc.;
diocesi
(66%
del totale),
di
16
regioni
cultura
della
pena
alternativa
alla
fare
uno
sforzo
per
potenziare
le
ecclesiali
e
19
regioni
civili
detenzione,
ma
anche
aiuti
concreta-
strutture
di
accoglienza
già
attive
La
maggioranza
delle
persone
(tra
cui
mente
a
costruire
‘storie
di
liberazio-
sul
territorio, come
i
Centri
d’ascol-
anche
molti
detenuti) si
è
rivolta
ai
CdA
ne’
dentro
e
fuori
dal
carcere.
Accanto
to,
le
mense,
gli
ostelli,
per
far
per chiedere
in particolare
beni
e
servi-
a
ciò, è
necessaria un’azione
più
ampia
che
anche
chi
non
ha
reti
familiari
zi
materiali
per far
fronte
alle
necessità
di
riflessione
su
strumenti amministra-
di
riferimento,
come
ad
esempio
i
quotidiane,
lavoro e
sussidi
economici.
tivi
e legislativi
che
facilitino nel
terri-
senza
dimora
o
molti
extracomuni-
Alcune
Caritas
svolgono
e
promuovono
torio,
e
quindi
anche
nelle
comunità
tari,
possa
comunque
trovare
dei
attività
di
contatto
con
giudici,
avvo-
ecclesiali,
l’intervento
sui
conflitti
a
punti
di
orientamento
e
di
soste-
cati,
servizi
sociali,
attività
di
sensi-
rilevanza
penale,
cioè
all’incontro
gli
gno,
almeno
nella fase
iniziale;
bilizzazione
delle istituzioni
locali
sul
autori
dei
reati
e
le
vittime”.
proseguire
e
potenziare
i
percorsi
tema
del
carcere e
promuovono
asso-
La
credibilità
delle
proposte
di
soli-
e
i
progetti
di
reinserimento
già
ciazioni
e
cooperative
sociali.
darietà
nasce
da
una
consapevolezza
avviati
in
molte
diocesi.
agosto/settembre
duemilasei
InformaCaritas
23
 

speciale

   
 

di Francesco Di Giovanni

 

QUALI ORIZZONTI…

per l’inclusione socio-lavorativa dei giovani e l’attuazione del Diritto/Dovere all’Istruzione e alla Formazione

R icercare “nuovi orizzonti” è

diventato un impegno costante

di chi ha scelto di operare per

sociale e lavorativa. L’occasione di incontro è stata offerta dal progetto Equal “SOLE - Sistema di Orientamen-

ne,

della specializzazione nei servizi di

incontro tra domanda e offerta di lavoro, del potenziamento e dell’adeguamento

l’inclusione sociale e lavorativa dei

to

Lavoro Esclusi”, un progetto finan-

dei

servizi di orientamento e formazione

giovani della provincia di Palermo, ini- ziando da quanti pur trovandosi ai “margini della nostra storia” li ritro- viamo citati nelle pagine di cronaca

ziato dall’Iniziativa Comunitaria Equal e finalizzato all’attivazione di un sistema virtuoso in rete per l’inclu- sione socio – lavorativa di fasce deboli

nella provincia di Palermo. Tra i setto-

professionale, del rafforzamento dei

dispositivi e degli incentivi per l’occupa- zione, della riduzione della distanza tra gli interventi socioassistenziali e gli interventi di politica attiva del lavoro. L’iniziativa è stata promossa dal Centro

dei nostri quotidiani e notiziari. Una grande moltitudine di giovani di Palermo e Provincia ogni anno ingrossa

ri

vi