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Il terzo uomo era un cadavere.

Lo posarono a lato della strada e se ne


andarono.

Non era l’unico cadavere in strada, dandosi un’occhiata intorno Antonio ne


contò almeno altri quattro.

Decisero di andare a fare un giro per capire come stavano le cose e


arrivarono fino al palazzo del Governo. Non erano gli unici ad aver avuto
questa idea, c’era un gruppetto di persone, perlopiù donne.

Il palazzo del Governo aveva un grande portone in cima a una scalinata.

Il portone era aperto e davanti stavano alcuni Signori. Indossavano i loro


tipici abiti scintillanti, interamente tessuti in oro, e parlavano animatamente.
Uno di loro si staccò dagli altri e si rivolse ai popolani gridando, perché
potessero sentirlo chiaramente:

«Tornate a casa, chiudetevi dentro e aspettate! Al momento non c’è altro


da sapere!»

Ma un altro dei Signori gli si affiancò e gli afferrò un braccio, per farlo
tacere:

«Non c’è motivo di agitarsi! Le donne che hanno da fare in casa tornino a
casa, ma gli uomini vadano regolarmente a lavorare! Non possiamo
fermare gli affari!»

Un terzo intervenne e le donne da sotto iniziarono a gridare. In un attimo si


generò una confusione totale in cui tutti dicevano la loro e nessuno
ascoltava.

Passarono ore e davanti al palazzo del Governo si raccolse una folla. Nel
frattempo i Signori erano entrati e i popolani discutevano tra loro. I più
agitati erano quelli che avevano già perso un parente. Alcuni tossivano.

Il pomeriggio uscì finalmente un banditore.

Srotolò un foglio di carta e declamò:

«Vista la straordinaria situazione di sanità pubblica, in accordo coi Signori e


le più alte cariche della Città, il Governo stabilisce quanto segue.
«Tutti dovranno stare chiusi in casa, non si potrà uscire che per
comprovate urgenze.

Tutte le attività saranno sospese, eccetto la vendita di alimenti e medicine,


le attività mediche, il becchinaggio, le fabbriche di merci da inviare fuori
città, il trasporto di dette merci e il facchinaggio, le attività legali e notarili, la
produzione di carbone, la produzione di carta, la coltivazione, la raccolta e
il trasporto dell’oro…».

Antonio e il ragazzo decisero di tornare a vedere che aria tirava al


magazzino e lasciarono il banditore che continuava a elencare attività che
dovevano proseguire le loro funzioni.

Ma quando arrivarono trovarono tutto fermo. Nell’ufficio l’uomo col naso


schiacciato non c’era, i carretti erano tutti al loro posto e gli unici uomini
rimasti erano morti o moribondi.

False notizie
Più o meno una settimana prima, mentre il sole si stava per eclissare dietro
le colline dorate a occidente e le foglioline d’oro tintinnavano nel vento,
Adele apriva la porta di casa. Era passata una settimana da quando
Antonio aveva lasciato un biglietto sul tavolo ed era sparito. La donna
aveva fatto salire i bambini al piano di sopra, prima di aprire la porta. Aveva
paura.

Sulla soglia stava un uomo alto e magro, col cappello in mano e un sorriso
storto sotto il naso troppo lungo. Teneva le briglie di un cavallo basso e
massiccio. Il cavallo aveva sulla groppa la borsa del portalettere.

«Chi sei?», chiese Adele sfoderando il tono più brusco che riusciva. «Te
nun sei il postino, chi sei?». Teneva una mano nascosta nella tasca del
grembiule, stretta attorno a un lungo coltello da cucina.

«Buongiorno, Signora. Ho cavalcato tanto per arrivare qui, non potrei


entrare per riposarmi un po’?»

«No, nun puoi. Te ne devi annà da qua».

«Cara Signora, tra poco sarà buio e non ho di che mangiare. E poi sono
venuto per riferirle alcune notizie importanti».
«Notizie?», fece Adele squadrandolo da capo a piedi. «E che notizie? Parla
veloce. Tra un po’ ritorna mi marito. L’hai detto te che sta pe arrivà il buio.
Col buio arrivano li Spettri Neri, perciò te conviene andàttene».

Il sorriso storto dell’uomo alto si spense all’improvviso. Si accigliò e


divenne ancora più brutto:

«Tuo marito non verrà. Tuo marito è morto. È stato investito da un


barroccio tirato da due cavalli, mentre lavorava giù in città, è morto sul
colpo».

Adele fu scossa da un impeto di rabbia. Tirò fuori il coltello dalla tasca e lo


agitò davanti al volto dell’uomo alto:

«Nun te credo! Vattene da qua o t’accoltello!»

L’uomo alto fece un passo indietro, ma non si mostrò spaventato. Fece di


nuovo il suo sorriso storto:

«Devi capire che sei rimasta sola. Verranno altri uomini come me e ti
offriranno dei soldi. Dovrai prendere i soldi e portare i tuoi figli via da questa
baracca, in una casa in paese. Questa terra sarà coltivata a oro, come tutte
le altre».

Adele ebbe l’istinto di piantare il coltello nello stomaco dell’uomo alto: si


trattenne, ma gli occhi le si iniettarono di sangue e la voce fu un rantolo
rabbioso:

«Vattene o t’ammazzo».

Il sole era sul punto di spengersi dietro le colline, in un alone violaceo.


L’uomo alto si rinfilò il cappello, rimontò a cavallo senza più dire niente e si
inoltrò tra i campi.

☞Terza Puntata