Sei sulla pagina 1di 3

Qual è l’oggetto, quali sono gli obiettivi, il concetto di apprendimento cui fa riferimento il

cognitivismo.
Sintetizza le fasi del processo di memorizzazione
Definisci la coscienza dichiarativa, la conoscenza procedurale e quella autoregolativa, poi
confronta il concetto “schema” con quello “script”, sottolineandone le rispettive caratteristiche e
le sostanziali differenze
A quali tipologie di conoscenza, in base alla tua diretta esperienza, fa riferimento il ruolo di
interprete

Il Cognitivismo è un nuovo approccio teorico allo studio della psicologia, diffusosi a


partire dagli anni cinquanta nelle università nordamericane come critica al
comportamentismo, in particolar modo allo schema stimolo-risposta e ai limiti
imposti alla psicologia sullo studio della mente. Il Cognitivismo reintroduce, quindi,
la mente come oggetto di studio della psicologia, focalizzando quindi l’attenzione
sulla mente e non sul comportamento, utilizzando il computer come metafora della
mente, dato che entrambi attivano lo stesso modus operandi. Infatti la mente viene
considerata un elaboratore di informazioni, della quale interessa studiare proprio i
processi mentali e le operazioni di trasformazione dell’informazione. Questi processi
vengono rappresentati attraverso diagrammi di flusso, con delle “scatole” che
contengono delle informazioni cognitive e delle frecce che segnano la direzione del
percorso dell’informazione.
L’obiettivo del Cognitivismo è lo studio dei processi mentali mediante i quali
le informazioni vengono acquisite dal sistema cognitivo, elaborate, memorizzate e
recuperate. Il concetto di apprendimento quindi risulta essere proprio quello di
assimilare tutte le informazioni e le conoscenze attraverso i processi mentali e le
strutture cognitive; viene considerato come espressione della mente, dei suoi processi
e delle condizioni mentali in cui si determina, risultando un’attività mentale di
rielaborazione, di richiamo alla memoria, di organizzazione del materiale. Così si
stabilisce che tutto ha luogo nella mente.
Secondo i cognitivisti la mente funziona attraverso dei modelli che fanno riferimento
ai costrutti teorici di memoria e di processi di elaborazione. Un primo modello,
elaborato da Broadbent, prevede una serie di stadi di elaborazione dell’informazione,
come quello dell’analisi sensoriale degli stimoli (si estraggono dagli input le
informazioni), sistema di memoria a breve termine (informazione analizzata e
trattenuta per un tempo limitato), e stadio del filtro selettivo (scelta di informazioni
importanti, passando solo queste a una memoria a lungo termine). Un ulteriore
modello venne sviluppato da Atkinson e Shiffrin nel 1968, nel quale ipotizzarono tre
componenti di memoria:
1. Un registro sensoriale: un dispositivo connesso all’organo di senso che
riconosce e trattiene l’informazione (fino a 2 secondi), confrontandola con le
informazioni disponibili nella memoria a lungo termine;
2. La memoria a breve termine: un dispositivo che ha il compito di elaborare
ulteriormente l’informazione attraverso strategie che ne consentano il
mantenimento (la reiterazione o l’organizzazione);
3. La memoria a lungo termine: un archivio a capacità potenzialmente illimitata,
in cui le informazioni vengono immagazzinate in modo tanto più efficace
quanto più elevato è il livello di elaborazione a cui sono state sottoposte.

Nella prospettiva cognitivista risulta fondamentale individuare diversi tipi di


conoscenza utilizzati dai dispositivi di memoria durante l’apprendimento. Nel 1976
Anderson ha attuato un’iniziale distinzione tra conoscenza dichiarativa e conoscenza
procedurale. La prima ha come contenuti fatti, oggetti e concetti (il sapere), mentre la
seconda concerne il modo di procedere nell’affrontare il compito (il saper fare).
Successivamente la ricerca di Schraw del 2006 in questo campo ha portato a
distinguere anche una terza conoscenza, la conoscenza autoregolativa, che riguarda il
proprio personale modo di conoscere e regolare il proprio apprendimento (il sapere
sul sapere).
 La conoscenza dichiarativa: ha come contenuti fatti, oggetti e concetti;
tipologia facilmente accessibile, esprimibile tramite il formato simbolico
verbale, e facilmente trasmissibile mediante il linguaggio. Si divide in
semantica (conoscenza in forma astratta; fattuale e concettuale), e in episodica
(legata e marcata temporalmente da specifici episodi o eventi; autobiografica);
 La conoscenza procedurale: ha come contenuto il saper fare; tale conoscenza
ha un formato basato su sequenze di azioni e in genere è inconsapevole e
automatizzata (es. guidare l’auto). Si divide in tre tipologie: gli scripts
(sequenze di azioni compiute per realizzare uno scopo; svolgono funzione
organizzatrice della conoscenza procedurale e ricordano l’ordine), gli
algoritmi (regole per la soluzione di problemi sempre valide; strategia di
soluzione organizzabile in una sequenza di azioni) e le euristiche (regole “del
pollice”, procedure approssimative non sistematizzate, che non sempre
possono funzionare; strategie di soluzioni a problemi dal risultato incerto;
sequenza di azioni basate su una conoscenza approssimata).
 La conoscenza autoregolativa: la conoscenza che si ha di sé stessi, in quanto
soggetti apprendenti e di come regoliamo il nostro apprendimento. Interagisce
con le altre conoscenze allo scopo di realizzare un apprendimento efficace,
permettendo di adattare il proprio apprendimento a sé stessi.
Studiando e approfondendo le diverse tipologie di conoscenza, sulla base delle mie
personali esperienze in quanto interprete musicale, ritengo che il ruolo dell’interprete
faccia riferimento e stretto uso di tutti e tre i tipi di conoscenza.
La conoscenza dichiarativa si utilizza in molteplici ambiti con scopi diversi, ad
esempio al momento dello studio di un brano musicale l’interprete ha il compito di
apprendere delle nozioni astratte legate alla sfera emotiva per poi tradurle ed
esprimerle in linguaggio simbolico- musicale.
La conoscenza di tipo procedurale invece è totalmente indispensabile per l’interprete
musicista poiché l’azione stessa del suonare un qualsiasi strumento è di fatto uno
script, ossia una successione organizzata di azioni, come il meccanicismo delle
posizioni delle dita, delle braccia e in alcuni casi anche dei piedi, per realizzare lo
scopo di emettere una successione precisa di note, quindi suonare. Vengono usati gli
algoritmi e le euristiche quando ci si trova davanti ad un problema che difficilmente
può essere risolto con l’automatizzazione dataci dagli scripts. Quindi risulta
necessario l’uso di algoritmi per problemi che hanno una soluzione precisa, come ad
esempio ricorrere ad una corretta respirazione (nei casi degli strumenti a fiato) per
ottenere una buona produzione di suono compatto; e l’uso di euristiche invece
quando i problemi che riscontriamo possono avere diverse variabili di rimedio, e qui
ci si ingegna sperimentando diverse strategie di soluzioni finché non si trova quella
adatta alla risoluzione del nostro problema, come ad esempio il ricorrere all’uso di
armonici in passaggi ostici, il che potrebbe risultare una buona o una cattiva scelta a
seconda dei casi.
La conoscenza autoregolativa invece accompagna tutto il percorso di formazione
dell’interprete, che in realtà non ha mai fine ed è un processo sempre attivo,
intervenendo per ottenere il giusto metodo di apprendimento fatto su misura per lui.