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Tutto cominciò durante una conversazione di pochi minuti con il suo superiore, il

quale gli chiese se fosse possibile realizzare un apparecchio fotografico con


qualcosa di simile alla tecnologia CCD (Charge Coupled Device – Rilevatore di Luce
Elettronico) messo a punto nei Laboratori Bell nel 1969.

Il suo prototipo iniziale aveva una risoluzione di 0,01 megapixel e catturò la


prima immagine in bianco e nero in 23 secondi per registrare poi i dati su una
cassetta.

Nel 1978 depositò il brevetto ma ci vollero alcuni anni di studi e ricerche


affinché la qualità dell’immagine divenisse accettabile.

Sony Mavica FD5

La prima fotocamera digitale disponibile sul mercato uscì il 24 agosto 1981, era la
Sony Mavica FD5, che utilizzava un floppy come supporto di memorizzazione
principale, le immagini da essa prodotta avevano una risoluzione di 570 × 490
pixels.

Nascendo in un periodo in cui la cultura elettronica si fa sempre più diffusa, la


fotocamera digitale dispose fin da subito di dimensioni contenute e di un livello
di automatismo molto elevato.

La vera rivoluzione della fotografia digitale consiste nel poter vedere


immediatamente dopo lo scatto le immagini ottenute su un display; inoltre il
vantaggio di scaricare le fotografie scattate sul computer evita le spese di
pellicola e sviluppo e consente all’utente di ottenere un numero maggiore di
immagini a un prezzo pari a zero dopo l’investimento iniziale per la fotocamera.

L’accettazione dei nuovi apparecchi fotografici da parte dei fotografi non fu


immediata. Inizialmente infatti le fotocamere digitali non disponevano delle
raffinatezze meccaniche e ottiche caratteristiche di più di un secolo di
fotografia: niente ottiche intercambiabili, poche regolazioni manuali e un display
da tenere a distanza elevata dagli occhi al posto del mirino. Lo stile personale
dello scatto fotografico non poteva in tal modo essere realizzato, e la versatilità
delle impostazioni variabili di apertura e tempi veniva negata.

Lo scetticismo verso la fotografia digitale da parte dei fotografi professionisti


crebbe con la consapevolezza che la nuova tecnologia riduceva l’esclusività delle
loro competenze in quanto, soprattutto grazie all’utilizzo di software per la
rielaborazione digitale dell’immagine, il più noto dei quali è Photoshop sviluppato
a partire dal 1990: creare l’immagine perfetta era ormai cosa alla portata di uno
studente liceale.

Con il passare del tempo la qualità della fotografia digitale continua a migliorare
e nascono gli apparecchi reflex digitali, con cui torna possibile agire su tempi e
diaframmi; sono disponibili obiettivi sofisticati ed intercambiabili, che
consentono al fotografo un’espressività non standardizzata.

Kodak Nikon DCS-100 con DSU

Nel 1991 viene introdotta dalla Kodak la prima reflex digitale, la DCS-100. Si
tratta di una Nikon F3 assolutamente standard con un dorso contenente il sensore da
1,3 Megapixel, un motore MD-4 (necessario per riarmare l’otturatore dopo lo scatto)
modificato per contenere il convertitore analogico-digitale ed una unità esterna
collegata via cavo denominata DSU (Digital Storage Unit) contenente l’hard disk e
un display da 4″. Un anno dopo Kodak introduce la DSC-200 costituita da un corpo
macchina Nikon F801 e un dorso digitale che, a differenza del modello precedente,
incorpora l’hard disk.

Kodak Nikon DSC-200

Nel 1995 uscivano le prime Reflex digitali dedicate ai professionisti e la Apple


QuickTake per il grande pubblico, per saperne di più vi rimando a questo articolo:
Nel 1995 usciva la fotocamera pro da 1MP che costava 20.000 $.