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MODULO 3.

L’ECONOMIA IN GENERALE ED IL SISTEMA ECONOMICO

 NOI E L’ECONOMIA

L’ economia politica è una scienza sociale che si occupa delle sfere della produzione e della distribuzione
della ricchezza.
La prima spiega quali e quanti beni e servizi è possibile produrre e le modalità con le quali si possono creare;
la seconda come la ricchezza di un Paese è ripartita tra gli individui.

Gli studiosi dell’economia politica si definiscono economisti.


Grazie all’elaborazione di specifiche teorie essi si assumono il compito di individuare i nessi e le relazioni
dei fenomeni di natura economica, nonché di misurarne le variazioni, anche allo scopo di prevedere che cosa
potrà accadere in futuro.
In base alle analisi elaborate dagli economisti, le autorità di governo dei diversi Paesi prendono decisioni
importanti per la nostra vita, come aumentare il livello della tassazione o la quantità di spesa pubblica.
Le questioni economiche possono essere affrontate in due diverse prospettive:
1. analizzando il comportamento e le scelte dei singoli, in questo modo parliamo di microeconomia;
2. analizzando il funzionamento del sistema economico nel suo complesso, dove si utilizza l’espressione
macroeconomia.
Un possibile punto di partenza dell’analisi economica è lo studio dei bisogni, ossia dei desideri che spingono
una persona a cercare di eliminare uno stato di insoddisfazione.

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 I BISOGNI : CARATTERI E TIPOLOGIE

I bisogni degli esseri umani sono numerosissimi, anche se presentano alcuni elementi comuni.

Innanzitutto sono :
 soggettivi, ossia possono variare da persona a persona; per alcuni, ad esempio, fumare una sigaretta
è un bisogno, per altri no;
 risorgenti, ossia di solito tendono a ripresentarsi nel tempo, come il desiderio di bere e di mangiare;
 saziabili, poiché la loro intensità tende a diminuire via via che sono soddisfatti;
 illimitati, ovvero mutano in relazione al grado di sviluppo di una determinata società.

Il problema economico sorge perché gli individui, a fronte di bisogni potenzialmente illimitati, devono
operare delle scelte per soddisfarli utilizzando le risorse di cui dispongono; queste ultime non sono
illimitate, ma scarse.

I bisogni possono essere classificati


in base alla loro importanza in:
o primari → quando il loro soddisfacimento è indispensabile per la sopravvivenza di un essere
umano;
o secondari → quando sono legati al grado di sviluppo della società.

In base alla loro natura in:


o individuali → i bisogni avvertiti dall’essere umano come singolo, ad esempio il bisogno di mangiare
e di vestirsi;
o collettivi → i bisogni percepiti dagli individui in quanto vivono in una società, come il bisogno di
giustizia e della difesa.

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 I BENI ED I SERVIZI

Gli economisti si occupano soprattutto di quei beni che sono il frutto di un’attività umana, ossia dei
cosiddetti beni economici.
Non va dimenticato come un uso scorretto dei beni liberi, ossia dei beni che si trovano in natura, come ad
esempio l’aria, può avere conseguenze negative sulla vita dell’intera umanità. Per tale ragione essi non vanno
considerati meno importanti dei beni economici.

Anche i servizi, oltre ai beni, consentono di soddisfare i bisogni degli esseri umani. Sono servizi le
prestazioni che un essere umano offre ad altri attraverso il lavoro o i beni in suo possesso.
Si distinguono in servizi pubblici e servizi privati.

Tra le caratteristiche dei beni economici vanno ricordate:


1. la scarsità → un bene economico è scarso perché è disponibile in quantità limitate e per procurarselo un
soggetto deve sopportare un sacrificio;
2. l’accessibilità → perché può essere utilizzato dall’uomo, cioè non deve essere irraggiungibile;
3. l’utilità → in senso economico perché può soddisfare un bisogno.

Utilità e scarsità sono caratteri che sono stati utilizzati dagli economisti, in particolare da Adam Smith, per
spiegare la differenza tra valore d’uso e valore di scambio di un bene.

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 BENI PUBBLICI, BENI PRIVATI E BENI COMUNI

In relazione alla loro destinazione i beni economici si distinguono in:


 beni di consumo → se consentono di soddisfare immediatamente un bisogno;
 beni strumentali → quando sono in grado di soddisfare solo indirettamente un bisogno.

In relazione alla loro durata distinguiamo :


 beni durevoli → in grado di soddisfare più volte uno stesso bisogno;
 beni non durevoli → possono essere usati solo una volta.

In relazione alla loro sostituibilità distinguiamo:


 beni surrogati (o succedanei) → possono essere usati indifferentemente per soddisfare lo stesso
bisogno;
 beni complementari → devono essere usati congiuntamente per soddisfare un bisogno.

Il diritto distingue i beni pubblici da quelli privati in base a chi ne ha la proprietà.

Per l’economia, invece, un bene è da considerarsi privato quando presenta contemporaneamente due
caratteristiche :
1. escludibilità (quando il soggetto che se appropria lo può usare in maniera esclusiva);
2. rivalità al consumo (quando il suo consumo è incompatibile con quello di altri).
Un bene è pubblico quando non presenta queste caratteristiche. ??

Esiste una particolare categoria di beni, definiti beni comuni, che presentano una scarsa escludibilità ed
un’alta rivalità al consumo, come ad esempio l’acqua e le foreste.
Molti studiosi assegnano a tali beni un ulteriore carattere che ne rafforza l’importanza : la loro idoneità a
soddisfare interessi collettivi e a rendere possibile l’attuazione dei diritti fondamentali degli esseri umani.

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 L’ATTIVITA’ ECONOMICA

Tutti gli esseri umani hanno la necessità di soddisfare dei bisogni attraverso il consumo di beni e di servizi.
Al fine di procurarsi i mezzi necessari per raggiungere questo risultato, gli individui solitamente esercitano
un’attività economica.
Nella maggior parte dei casi l’attività economica di un soggetto si manifesta sotto forma di lavoro

che può essere definito come l’insieme delle prestazioni fisiche o intellettuali, svolte da un individuo, in
cambio di un compenso, allo scopo di ottenere la produzione di beni e di servizi.

Nella nostra società, il lavoro può assumere forme differenti.


 Parliamo di lavoro subordinato quando esso viene svolto alle dipendenze di un altro soggetto,
definito datore di lavoro, in cambio di una retribuzione.

 E’ autonomo il servizio svolto da una persona senza vincolo di subordinazione, ossia


organizzando liberamente la propria attività. Appartengono a tale categoria i liberi professionisti.

 E’ attività imprenditoriale quella svolta da chi è a capo dell’impresa : organizza il lavoro dei
propri dipendenti e gestisce la struttura necessaria per svolgere l’attività produttiva.
Poiché l’attività dell’imprenditore, al pari di quella del lavoratore autonomo, non è soggetta a
vincolo di subordinazione, per tali categorie di lavoratori si usa l’espressione di lavoratori
indipendenti.

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 IL PROCESSO PRODUTTIVO ED I SETTORI DELL’ ECONOMIA

La produzione è il processo tramite il quale determinati beni materiali o servizi sono trasformati in altri
beni o servizi dotati di maggiore utilità.
Le attività di produzione di beni e servizi sono distinte in base al settore produttivo a cui si riferiscono.
Tradizionalmente si fa riferimento
1. al settore primario quando parliamo delle attività economiche che riguardano l’agricoltura, l’allevamento
e le attività estrattive;
2. di settore secondario per le attività legate all’industria;
3. di settore terziario per le attività relative alla produzione di servizi.

Nelle società economicamente progredite, spetta al settore terziario il ruolo di maggiore importanza.
Al suo interno assume un peso sempre maggiore il terziario avanzato, che comprende i servizi legati ai
settori tecnologicamente più avanzati, come l’elaborazione dei dati e la comunicazione.

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 RICCHEZZA, REDDITO E PATRIMONIO

La ricchezza è l’insieme dei beni economici che appartengono ad un soggetto, e in questo caso si parla di
ricchezza individuale, o ad un determinato Paese, ed in tal caso si parla di ricchezza nazionale.

Considerata in senso statico, ossia come una sorta di fotografia della ricchezza accumulata da un soggetto o
da una collettività in un dato momento, è definibile come patrimonio.

Se analizziamo la ricchezza in senso dinamico, ossia in termini di entrate monetarie che derivano dalla
cessione di una risorsa di cui si dispone o dalla prestazione di un’attività economica, parliamo di reddito.
Il reddito può essere utilizzato da un individuo per acquistare beni o servizi o può essere accantonato per
esigenze future.
Nel primo caso parliamo di attività di consumo, nel secondo di risparmio.
Possiamo affermare che, all’aumentare del reddito, si tende sia a consumare sia a risparmiare di più.

Possiamo pensare al reddito in due prospettive diverse.


 Se ci riferiamo al flusso di ricchezza percepito periodicamente da un individuo sotto forma di
quantità di denaro, parliamo di reddito monetario.
 Se consideriamo la quantità di beni e servizi che è possibile acquistare con il reddito monetario,
parliamo di reddito reale.

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 I SISTEMI ECONOMICI PRECAPITALISTICI

Grazie alla divisione del lavoro gli esseri umani cercano di risolvere i problemi legati alla sopravvivenza.
In un primo tempo, gli scambi avvengono unicamente attraverso il baratto, ossia la cessione di un bene in
cambio di un altro.
Con l’intensificazione degli scambi si comincia ad utilizzare un mezzo di pagamento accettato da tutti: la
moneta.
L’uso della moneta si diffonde rapidamente nelle civiltà antiche, che sono caratterizzate da un modello di
organizzazione sociale fondata sullo schiavismo, dove il sovrappiù, ossia quanto rimane della produzione
dopo aver soddisfatto i bisogni primari, spetta solo agli uomini liberi, che sono proprietari dei mezzi di
produzione.

Dopo il crollo dell’Impero romano si afferma il sistema feudale, che è fondato sull’autosufficienza dei
singoli feudi e quindi sulla sostanziale assenza di scambi.
Con la disgregazione del mondo feudale ed il ritorno degli abitanti nelle città, che tornano ad essere il motore
dello sviluppo economico e sociale, si forma una nuova classe sociale: la borghesia, che comprende
mercanti, artigiani e banchieri.
Lo sviluppo vertiginoso degli scambi, anche grazie alle importanti scoperte geografiche, e la nascita dei
grandi imperi coloniali, fanno nascere un n uovo modello di organizzazione economica, il capitalismo
mercantile.
L’ accumulazione di capitali da parte della borghesia cittadina, specie nel corso del XVII secolo, favorisce
la nascita dell’industria : già a partire dalla metà del XVIII secolo, essa diventa la fonte di ricchezza più
importante per i Paesi più progrediti.
Nasce così il capitalismo industriale.

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 IL SISTEMA ECONOMICO CAPITALISTA

La Rivoluzione industriale alimenta l’affermazione di un modello di produzione basato sul lavoro nelle
fabbriche.
E’ questo il contesto storico nel quale si sviluppa il pensiero economico degli economisti della scuola
classica, da cui nasce la teoria liberista.
Tra i principi cardine del pensiero liberista abbiamo la rivendicazione della libertà di iniziativa economica
da parte dei privati, con la creazione di un sistema economico dove è presente una netta separazione tra i
produttori, ossia i lavoratori, e i capitalisti, ossia i soggetti che hanno la proprietà dei mezzi di produzione.

In questo modello i prezzi si firmano nel mercato, grazie alla libera concorrenza e alla legge della domanda
e dell’offerta.
Lo Stato assume un ruolo marginale, poiché deve limitarsi a fornire servizi pubblici essenziali, come la
difesa e l’ordine pubblico.

Il principale esponente del liberismo economico è Adam Smith, filosofo ed economista scozzese.
Il suo approccio ai temi economici, così come quello di David Ricardo, Thomas Robert Malthus e Jean –
Baptiste Say, determina la nascita della scuola classica.
Molto critico nei confronti del sistema capitalista, di cui condanna ingiustizie sociali ed iniquità, è Karl
Marx.
Dal suo pensiero nascerà il movimento socialista.

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 IL SISTEMA AD ECONOMIA MISTA

Alla base della concezione liberista dell’economia vi è l’idea di un sistema capitalista sempre in grado di
garantire, in modo spontaneo, una domanda adeguata ai beni offerti dai produttori; di conseguenza, per i
liberisti, non sono possibili squilibri e quindi l’intervento statale è inutile.
Questo modello è oggi ampiamente superato : nella maggior parte dei Paesi esiste un sistema ad economia
mista, che vede cioè la presenza attiva nell’economia, oltre che dei privati, dello Stato.
Il sistema ad economia mista nasce a seguito della gravissima crisi economica che colpisce gli Stati Uniti ed
Europa alla fine degli anni Venti dello scorso secolo.

Le certezze dei liberisti sono contestate dall’economista inglese John Maynard Keynes che, in particolare,
sostiene l’inesistenza di meccanismi automatici in grado di portare alla piena occupazione.

Il modello ad economia mista presenta alcuni caratteri peculiari:


1. la presenza della proprietà pubblica dei mezzi di produzione accanto a quella privata. Secondo
Keynes, grazie all’intervento pubblico, è possibile sostenere la produzione e l’occupazione, soprattutto nelle
fasi di crisi economica.
2. Un ruolo attivo dello Stato consente di ridurre i rischi di squilibri tra le diverse aree di un Paese, e di
garantire una più equa distribuzione del reddito tra le classi sociali.

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 BREVE STORIA DELL’ ECONOMIA ITALIANA

Nel 1861, l’Italia è un Paese molto povero, con un settore industriale poco sviluppato e presente solo al
Nord. Le politiche dei governi dell’epoca accentuano gli squilibri territoriali e spingono molte persone ad
emigrare all’estero.
 Al termine della Prima guerra mondiale le industrie, dopo alcuni anni di crescita favorita anche dalle
commesse belliche, sono obbligate a riconvertire la produzione e molte falliscono.
Le tensioni sociali aiutano Mussolini nella conquista del potere.
La politica economica fascista mira a rendere il Paese autosufficiente (autarchia) ma la crisi degli anni
Trenta mette in difficoltà molte imprese, che in molti casi passano sotto il controllo pubblico.

 Nel Secondo dopoguerra l’Italia, dopo una prima fase dedicata alla ricostruzione, diventa un Paese
industrializzato, con tassi di crescita elevati grazie al ruolo delle esportazioni ed al basso costo del
lavoro.

 Negli anni Sessanta i lavoratori ottengono i primi riconoscimenti salariali e, nel decennio
successivo, lo Stato assume sempre di più i caratteri di uno Stato sociale.
La crisi petrolifera alimenta i fenomeni inflazionistici e porta il Paese in una nuova crisi.

 A partire dagli anni Ottanta, progressivamente nel Paese assume un ruolo prevalente il settore
terziario.
L’esplosione del debito pubblico e l’entrata dell’Italia nell’Unione Economica e Monetaria spingono i
governi ad adottare misure di riduzione dell’intervento pubblico in economia.

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