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Azzurra

Emozione
Anno Scolastico
......................

Gli alunni
della scuola primaria
Presentano:
“Azzurro Emozione”
Nella scuola della qualità si punta al

rialzo…. col progetto

RI.So.RSE

L
a scuola del "leggere, scrivere e far di
conto", non è più rispondente alle esigenze
di una realtà multiforme qual è di fatto,
quella attuale.
Prima i Nuovi Programmi, poi le Indicazioni
Nazionali, quindi l'apertura ad attività a
largo raggio: così si cerca di realizzare
interventi educativi che coinvolgano tutti
quanti gli aspetti della personalità dei
bambini, nel pieno rispetto del loro diritto
ad una crescita sana ed equilibrata.
L'anno scolastico ................. vede la
Scuola Primaria impegnata nell'attuazione
di ogni progettualità, sono state previste e
adottate tante possibilità per integrare al
curricolo proposte operative da condurre
secondo modalità diverse o alternative alla
lezione frontale di Deamicisiana memoria.
La Scuola è un cantiere! La costruzione che
i docenti ambiscono di realizzare è una
"Persona" che, nella sua individualità,
sappia operare e intervenire quale "essere
sociale ", agente e protagonista del suo
ambiente. Perché possa essere operatore e
non semplice fruitore sia da bambino
dell’oggi sia da uomo del domani, ogni
alunno va curato e seguito nella sua
crescita, con la massima attenzione.
Non si può lasciare niente al caso e nulla di
intentato. Il Percorso Educativo che gli in-
segnanti si propongono di perseguire,
diventa pertanto incisivo su ogni aspetto
dello sviluppo del bambino.
Basilari sono comunque due presupposti: il
primo è il "dovere" assolutamente evitare
sprechi di risorse e occasioni, il secondo è
il "volere" fermamente proporre non già un'
offerta di dati conoscitivi, quanto piuttosto
un incentivo alle potenzialità delle quali
ogni individuo è portatore, talora persino
ignaro.
Così, mentre la didattica si snellisce delle
infrastrutture desuete, che sanno di puro
nozionismo e lo rendono libero e aperto, si
inserisce, tra le attività, l'opzione
progettualità/personalizzazione.
La nostra progettualità ha fondamento
nelle finalità della continuità trasversale
nella Scuola Primaria. La divisione in,
classi, discipline ed educazioni è solo
formale e viene superata dalla
partecipazione e collaborazione di alunni e
docenti in un coinvolgimento di esigenze,
forze, capacità ed esperienze individuali,
metodologie ed attività.
L'impegno di ogni alunno nella
progettualità è quello di spaziare in
curiosità e creatività, di affinare le abilità di
ricerca, di esprimere e socializzare in
maniera chiara e disinvolta le proprie
esperienze, di apprendere linguaggio e
tecnica di media da "quarto potere ", di
trovare rispettosamente nelle capacità di
ogni collaboratore la possibilità di
emancipare se stesso.

Nella speranza di essere riusciti ad


esporre in modo chiaro, semplice ed
esauriente l'argomento, non ci resta che
augurarvi buona navigazione!
Grazie per la collaborazione.

Azzurra emozione

La spiaggia è deserta
e un riflesso di luna
colora la sabbia d’argento.
La salsedine ha un acre sapore,
eppure dona alla mie labbra
un tenero bacio.
Amo questo mondo colorato di blu,
le tempeste,
le bianche onde maestose e splendenti
la sabbia che corre e scivola via.
Amo l’istante
in cui la sua forza si placa
e diventa suo il silenzio intorno.
Amo l’attimo
in cui cattura nei suoi riflessi
i colori del cielo.
Volano alti i gabbiani
con le loro ali bianche
come ali d’angeli
che seguono scie di navi e velieri.
La luce del faro s’accende
per far compagnia alle stelle e alla luna.
Ecco altre onde…
m’accarezzano di nuovo la pelle;
mille e mille sono ora le stelle
e la mia mente è libera e vola lontano…
Una grande emozione,
cresce pian piano…
Un Alunno
“Azzurra emozione”- Il mare –
Tradizioni – problemi – risorse

Arte e
Immagine Matemat
Italiano
ica
Leggenda, Fantasia. Saper leggere le
Miti immagini del Porsi a risolvere
territorio per trarne problemi. Geografia
Testo descrittivo, informazioni; Effettuare scienze
narrativo, poetico Cogliere il senso ed indagini VITA
Cogliere l’atmosfera il valore estetico e statistiche. Comprendere gli
dei luoghi; Il patrimonio elementi fisici e
Evocare e produrre artistico…. antropici dell’
“sensazioni”.
ambiente mare

Pablo Neruda
Musica
Ti ho vista nascere, notte del mare,

Divertimento - Folklore
Percossa da infinita madreperla:
Percepire, analizzare e
Geografia

Ho visto le tue fibre stellate


localizzare i suoni nella
realtà circostante.
Conoscere gli
interventi umani
Unirsi alla tua elettrica cintura che modificano ed
Comprensione dei termini
inquinamento acustico e
E il moto azzurro dei suoni che incalzano
paesaggio sonoro.
alterano il
paesaggio marino.
Cogliere il senso del
La tua immensa dolcezza divorata”.
divertimento del territorio
Evocare e produrre
sensazioni

Scienze Storia
La nostra gente
Esplorare e
descrivere Storia Individuare i
l’ambiente marino, cambiamenti del
inteso come modo di vivere;
Collocare nel tempo
sistema ecologico. Capire che
fatti ed eventi;
l’ambiente
Comprendere
condiziona le
le trasformazioni.
attività
antropiche e
specificamente
quelle

I motivi di una scelta economiche.


…….Chiudi gli occhi …lascia andare il tuo
pensiero…
Arriva alla spiaggia. Affondi i tuoi passi
nella sabbia, tu vai fino al punto in cui le
acque del tuo mare possono lambirti i
piedi.
Azzurra emozione, mare azzurro, pulito,
appena increspato dalla brezza, ora
ciarliero per le onde che quasi non vogliono
osare di giungere a riva.
Altro non odi che lo sciabordio dell’acqua.
Poi un grido di vita, di gioia, dal cielo.
Alza gli occhi, in alto, nel cielo azzurro, vola
un gabbiano. Prova a sentirti come lui, sei
libero, bianco. Non sfidi la spinta del vento,
come lui trasformi il tuo volo in una danza,
t’inclini, volteggi, t’innalzi, scivoli a pelo
d’acqua, ….emozione dolcissima.
Ecco, affiorano le nostre emozioni…, i
nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre
potenzialità creative, la nostra voglia di
comunicare e socializzare esperienze, il
nostro Progetto di essere “forza” viva, è la
risposta all’esigenza di volere la scuola
come una unificante struttura, un centro di
vita educativa e culturale che possa
rispondere sia alle esigenze scaturite
dall’interno e in sintonia con le proprie
finalità, sia alle istanze formative
provenienti dal mondo extrascolastico.
Il mare nel quale il gabbiano si libra, non
ha pareti e non oppone limiti……è
un’immensa azzurra emozione.
Cosi, per rispondere meglio alle esigenze di
ciascun alunno, la scuola ha elaborato:

il quaderno operativo

“Azzurra Emozione”
La Riforma
Moratti

Con le nuove disposizioni ministeriali,


D.L.gsv. n.59/04, la Riforma Moratti è in
vigore nella scuola dell’infanzia, primaria e
secondaria inferiore, con le seguenti
finalità:

Assicurare un itinerario formativo


coerente con le loro particolari esigenze
di sviluppo a tutti gli alunni delle classi
prima, seconda, terza, quarta e quinta
Attivare attraverso la pratica didattica e il
diretto coinvolgimento del mondo della
scuola e di quello delle famiglie
un’approfondita riflessione utile ad
arricchire, valorizzare, socializzare e
verificare taluni aspetti rilevanti della
legge di riforma.

Tutti i contenuti della Riforma:

Assunzione nel Piano dell’Offerta


Formativa,
Osa desunti dalle Indicazioni Nazionali
Contenuti didattici espressi nelle
Indicazioni Nazionali per i Piani di studio
personalizzati per la scuola primaria.

Sono stati ritenuti dai docenti della


Scuola Primaria, scientificamente fondati,
pedagogicamente validi e didatticamente
funzionali, ma soprattutto più vicini alle
modalità di apprendimento degli alunni
per i quali si prospetta una
personalizzazione dei percorsi attraverso
la predisposizione di una varietà di
risorse: laboratori, gruppi di compito, di
livello di approfondimento o recupero, di
interessi e attitudini, in modo che tutti
possano procedere nell’iter formativo
secondo ritmi e modalità propri.
E’ stata attivata in tutti i plessi
un’organizzazione che consente ai
docenti di attuare l’organizzazione
prevista dalla Legge 53/2003. E’ stato
assunto il modello di un docente
referente che, non solo conoscerà meglio
i suoi alunni, ma soprattutto si
adopererà per assicurare a ciascuno di
essi il migliore percorso didattico
possibile, coordinando ogni attività
scolastica che lo coinvolga.. Il docente
costituirà il punto di riferimento
principale per gli alunni della classe
stessa, rimanendo invariato il ruolo della
collegialità dell’ équipe docente in
merito:

alla progettazione unitaria dei percorsi


disciplinari di insegnamento -
apprendimento e dei Piani di studio
personalizzati;
all’individuazione di adeguate iniziative di
arricchimento dell’offerta formativa;
all’organizzazione flessibile del gruppo
classe in attività di classe, interclasse e
laboratoriali (di compito – elettive – di
livello), adeguate alle esigenze dei singoli
allievi, per recupero e potenziamento;
alla valutazione diagnostica, formativa e
sommativa degli alunni.

Nell’organizzazione del team docente


saranno seguiti i seguenti criteri:
rispetto della continuità
riconoscimento del carattere unitario e
complesso della proposta formativa
attenzione a non frammentare e separare
i saperi, pur riconoscendone la specificità
a livello epistemologico e il diverso
contributo formativo
consapevolezza della valenza formativa e
culturale delle attività educativo –
didattiche, realizzate nell’ambito dei
contesti laboratoriali.
Con il contributo dei genitori abbiamo
costruito il piano di studi personalizzato
(PSP), calibrato, sulle effettive possibilità e
capacità di ogni allievo. Ci è sembrato
opportuno informare i genitori,
dettagliatamente sugli obiettivi formativi,
cioè sulle conoscenze e abilità che i singoli
docenti, disciplina per disciplina, hanno
ritenuto conveniente di dover fare
conseguire agli alunni nel corso del
corrente anno scolastico, il psp e gli
obiettivi formativi hanno determinato un “
contratto formativo” fra genitori e i docenti
di classe. Insieme all’elenco degli obiettivi
formativi, abbiamo predisposto anche, la
parte iniziale del portfolio delle
competenze dell’alunno al fine di
acquisirne conoscenze più specifiche.
Tutte le classi e sezioni hanno
adottato gli stessi modelli di
implementazione dei contenuti della
R.M. e precisamente:

U.A., nelle sue varie parti


Griglia di valutazione iniziale ai fini della
definizione del PSP o del PPAE
PSP e il PPAE
Documento di valutazione globale di tutto
il gruppo classe afferente i singoli OSA
delle diverse discipline e/o dei campi di
esperienza.

Nessuna riforma
dell’educazione può decollare
senza la partecipazione attiva
e onesta degli insegnanti
disponibili e pronti ad aiutare
e condividere, offrire conforto
e supporto… e uno dei
principali compiti di qualsiasi
tentativo di riforma… è quello
di convincere gli insegnanti a
prendere parte al dibattito e
a progettare il cambiamento,
perché sono loro, in ultima
analisi, gli artefici del
cambiamento.

J. Bruner

Il più grande poeta greco

Grande poeta epico della Grecia Antica,


Omero è il nome del poeta designato
fin dall'Antichità come autore
dell'Iliade e dell'Odissea e di tutta la
letteratura greca.
Ignote restano le vicende della sua
vita. Parecchie città si contendono l'onore
di avergli dato i natali, stando però alle
precisazioni geografiche fatte dallo stesso
Omero nell'Iliade, sembra che egli sia nato
nell'isola di Chio e che sia vissuto nella
Ionia.
Secondo la tradizione, Omero,
nell’ottavo secolo a.C., avrebbe
scritto due opere grandiose “l’Iliade e
l’Odissea” che narrano delle gesta di
grandi eroi. Ancora oggi si discute se
egli sia realmente vissuto o sia un
personaggio di pura fantasia. Oltre al
valore poetico, l'opera di Omero ha un
valore storico ed antropologico unico.
L'invasione micenea di Troia ebbe luogo
verso la fine dell'età del bronzo e la loro
dominazione ebbe fine soltanto quattro
secoli dopo con l'invasione dei Dori e
l'inizio del cosiddetto medioevo ellenico. E'
grazie ad Omero che siamo in grado di
conoscere l'atteggiamento dei greci nei
confronti degli dei, il loro codice d'onore, le
loro abitudini di vita.
La voce dei bambini
…….Piccoli artisti creano

In queste pagine, noi bambini, vi


presentiamo le nostre leggende, le
nostre poesie, i nostri piccoli
capolavori.

Glauco e Scilla
Scilla e Cariddi
La Fata Morgana

I nostri divertimenti in riva al mare

Le poesie

Glauco, figlio del dio Nettuno, si innamorò


di Scilla, essi vivevano nella
parte Nord orientale della Sicilia, a Capo
Peloro.
Glauco decise di costruire una barca super
veloce e la dipinse con i colori del mare.

Fece il pescatore e le sue reti erano


sempre piene di pesci, Glauco li divideva
con i suoi amici, teneva per sé una piccola
parte di pesca.

Una fanciulla bellissima e molto timida,


arrivò a Capo Peloro….,vide Glauco e se ne
innamorò. Scilla non gli dichiarò mai il suo
amore…
La bellissima maga Circe era amica di
Scilla ,…ma la maga aveva un cuore troppo
perfido. Scilla le confidò l’amore per il bel
Glauco…
Accadde però che anche Circe si innamorò
del bel giovane e….trasformò la povera
Scilla in un mostro marino con sei teste di
cane e dodici orribili gambe deformi.

Scilla disperata si rifugiò in una caverna


marina. Diventò cattiva e quando
avvistava una nave, faceva strage dei
passeggeri.
Circe forse amava Glauco, ma ben presto
si annoiò di lui e lo lasciò. Glauco era solo e
triste; ogni giorno andava alla caverna di
Scilla, la chiamava e le parlava dei bei
tempi passati.

Un tempo ... sullo Stretto ...oggi


sulla cresta dell’onda
Glauco il
pescatore

Un giovane avventuroso della Beozia di


umili origini. Era nato mortale ma,
avendo accidentalmente assaggiato
un'erba magica, aveva acquistato il dono
dell'immortalità ed era diventato un dio
del mare… ma senza felicità ….perchè
non sapeva resistere al desiderio di
vedere sempre cose nuove, senza
accontentarsi di quello che aveva.
Le dee marine lo spogliarono di tutto ciò
che in lui era mortale, ed egli acquistò un
aspetto particolare: il suo tronco si
sviluppò mentre le gambe furono
trasformate in un'enorme coda di pesce e
le guance si coprirono di una barba
verdastra come il bronzo ossidato.
Ricevette anche il dono della profezia e
fu da alcuni autori considerato il padre
della Sibilla Cumana. E' anche
considerato il costruttore della nave
Argo, e partecipò alle imprese degli
Argonauti. Amò Scilla e per lei rifiutò
l'amore di Circe che, per vendicarsi,
provocò la trasformazione della rivale nel
noto mostro marino.
Si dice che quando Scilla fa infuriare il
mare, Glauco riesce a farla calmare.

cilla, dal lato calabro, fu

S rappresentata dal mito greco come


un mostro che terrorizzava i naviganti
al loro passaggio. Scilla (colei che dilania),
rappresentava per i greci una delle forze
distruttrici del mare. Un tempo Scilla era
conosciuta come una bellissima donna,
figlia di Ecate, la quale fu poi trasformata
in un orrendo mostro di forma canina, dalle
sei orrende teste e dalle dodici zampe.
Questa divinità, pur essendo stata
localizzata sulla sponda calabra dello
stretto di Messina, dove le coste
sono più vicine, fu considerata
una delle cause dei pericoli del
mare dove questo è ristretto
dalla presenza delle terre. Le
correnti, in questo tratto di mare,
sono rapide ed irregolari, i venti
vi spirano violenti e le correnti, a volte,
possono raggiungere una velocità di 9 Km
all’ora e scontrandosi dare luogo ad enormi
vortici che sicuramente in passato
riuscivano a terrorizzare i naviganti. Studi
e scavi recenti sembrano confermare la
reale presenza sotto la terra scillese di una
gigantesca grotta naturale, soggetta a
pressioni fortissime e causa del forte
risucchio per il quale le sprovvedute navi
degli antichi navigatori si sfracellavano
contro la scogliera. Dalle ultime ricerche si
è trovata una risposta anche in merito al
misterioso suono che echeggia in questo
tratto di costa e che gli antichi attribuivano
al canto ammaliante delle sirene. In base
alle nuove scoperte, infatti, l’enorme grotta
naturale sembra collegarsi, tramite una
serie di cunicoli naturali, ad altre grotte
minori, le cui bocche per la forte pressione
delle acque generano correnti d’aria che
producono il mitico canto. L’ingenuo
mondo antico, leggeva in questi fenomeni
volontà divine, pronte a colpire i navigatori
imprudenti che osavano sfidare le forze
occulte. Scilla vive rintanata sotto il
promontorio che porta lo stesso nome.
….ci piace immaginarla così
Tra le leggende più belle appartenenti al
patrimonio culturale dell'antica Messina, la
più nota è, senza dubbio, la leggenda che
ricorda l'esistenza del mostro Cariddi,
mitica personificazione di un vortice
formato dalle acque dello stretto di
Messina.

Cariddi, ninfa mitologica greca, figlia di


Poseidone e della Madre Terra, era
considerata come una donna vorace, che
Giove scagliò sulla terra insieme ad un
fulmine: ella era usava bere enormi
quantità di acqua che poi ributtava in
mare. Quando Eracle passò dallo stretto
di Messina col l'armento di Gerione (un
mostro o gigante fornito di tre teste e tre
corpi uniti all'altezza della cintola), essa
gli rubò alcuni buoi e li divorò. Per questo
fu colpita dal fulmine di Giove,
precipitata in mare e trasformata in un
mostro. Il primo a raccontare questo mito
fu Omero che lo descrisse in modo così
perfetto da farlo sembrare credibile;
spiegò anche che Cariddi si trova di
fronte a Scilla. Omero racconta che il
mostro ingoiava tre volte al giorno un
'enorme quantità d'acqua e poi vomitava
trattenendo tutti gli esseri viventi che vi
trovava. Quando Ulisse transitò la prima
volta per lo Stretto, sfuggì al mostro ma,
dopo il naufragio provocato dal sacrilegio
contro i buoi del Sole, fu aspirato dalla
corrente di Cariddi. Ebbe tuttavia la
furbizia di aggrapparsi a un albero di fico,
che cresceva rigoglioso all'entrata della
grotta in cui si nascondeva il mostro,
cosicché, quando ella vomitò l'albero,
Ulisse poté mettersi in salvo e riprendere
la navigazione.
La leggenda racconta che Ruggero il Normanno
fu inviato dai messinesi a venire a liberare la
loro città e la Sicilia dalla dominazione
musulmana. Così, un giorno, passeggiando su
una spiaggia della Calabria e rimirando la costa
siciliana studiò il modo migliore per tentare
l’impresa. Mentre pensava alla Sicilia, il mare
ribollì improvvisamente ed apparve da esso
una bellissima fata, la fata Morgana, che in
mezzo allo Stretto di Messina, sul fondo del
mare aveva il suo più bello ed antico palazzo. Il
conte la vide sul suo cocchio bianco ed
azzurro con al tiro sette cavalli bianchi,
pronti a lanciarsi in una folle corsa.
Morgana gli gridò: «Ruggero, vieni con me
in Sicilia ed ammira la bella città». Ma il
conte le rispose: «Io vado in guerra sul mio
cavallo e con le mie navi e non sopra il tuo
cocchio fatato» sorsero, magicamente,
case e palazzi, strade e ville, e
meravigliosamente l’isola apparve così
vicina da poter essere toccata con le mani
Allora la fata agitò tre volte la sua verga
magica nell’aria ed in acqua lanciò tre
sassi bianchi. In quel punto sorsero,
magicamente, case e palazzi, strade e
ville, e meravigliosamente l’isola apparve
così vicina da poter essere toccata con le
mani. Morgana disse: «Rimani qui con me.
Tu sarai il re di Sicilia», ma l’eroe rispose:
«Non voglio per amore terre fatate, non
voglio con l’inganno liberare la Sicilia dal
paganesimo. Essa me la darà Cristo Nostro
Signore e non e non una fata». Al nome
Santo di Cristo, la fata agitò ancora la
bacchetta magica nell’aria e l’incanto
sparì: palazzi, chiese, torri, fiumi e campi
caddero sommersi nella marina e la Sicilia
riapparve lontana ...Con il nome di «Fata
Morgana» va comunemente inteso uno dei
fenomeni ottici che sono, in campo
naturale, tra i più rari ed i più sorprendenti.
Gli antichi rimasero sempre sorpresi dalla
bellezza e grandiosità del fenomeno.

Grandi e piccoli poeti


scrivono….
Passa la nave mia colma d'oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla e Cariddi; et al governo
siede il signore, anzi ‘l nimico mio;
a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e ‘l fin par ch’abbi a
scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir, di speranze e di desio;
pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte
che son d’error con ignoranzia attorto.
Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragione e l’arte,
tal ch’i ‘ncomincio a desperar del porto.
Francesco Petrarca, Canzoniere, 189
Scilla e Cariddi
E ammiro incantato
dal chiarore lunare
questa lingua di mare che nei tempi passati
di uomini e navi fece gran scempio.
Agghiacciante passaggio che schiudeva le
porte
alle due sacre sponde,
che territorio di dei, da Scilla e Cariddi era
scrutato e protetto.
Scilla e Cariddi come Jochin e Baoz
colonne di un Tempio per sempre scomparso
tra i polverosi scaffali dei libri di storia.
Scilla e Cariddi
perpetui guardiani di mostruosa bellezza,
fatale e maliarda
per le orecchie mortali dei naviganti di allora.
Scilla e Cariddi portale di un tempo
leggendario e solenne
che di vivida la luce
la mia fantasia ha da sempre inondato.
Quelle stesse leggende
che nelle notti di luna
solcano ancora questo valico angusto
crocevia di storia, di miti, di eroi.
Giuseppe Criaco
Il pescatore: Gianni Rodari
Pescatore che vai sul mare,

Quanti pesci puoi pescare?


Posso pescarne una barca piena
Con un tonno e una balena,
Ma quel ch' io cerco nella rete
Forse voi non lo sapete:
Cerco le scarpe del mio bambino
Che va scalzo, poverino.
Proprio oggi ne ho viste un paio
Nella vetrina del calzolaio:
Ma ce ne vogliono di sardine
Per fare un paio di scarpine.....
Poi con due calamaretti
Gli faremo i legaccetti.

Va e va
Va e va la filastrocca,
va sul mare l’onda tocca;
l’onde belle, pazzerelle,
chiacchierine, birichine.
Sopra l’onde le barchette
fan graziose piroette.
Va e va la filastrocca,
giù nel mare e il fondo tocca;
fa con triglie e conchiglie
un giocondo girotondo
canta e porta il mormorio.
"Gioca tu che gioco anch’io."
"Gioca tu che gioco anch’io."

I nostri divertimenti in riva al mare


Ale ha visto barche lente che andavano
controcorrente.
Francesco sulle acque del mare ha visto un
pesciolino e l’ha accarezzato.
Maria sulla nave del pirata se n’è andata.
Miriana non ha nuotato, ma con il babbo ha
pescato.
Giovanni sul fondo del mare ha visto tanti
pesci nuotare.
Maria ha visto una stella marina.
Elena mentre nuotava, la mamma
guardava.
Martina nuotava agile e leggera come una
sirenetta.
Carmen dal pedalò si è fatta trasportare.
Alessandro con il suo retino ha pescato un
pesciolino.
Caterina con paletta e secchiello, ha
costruito un bel castello.
Fabiana in riva al mare la maestra sta a
pensare.
Caterina con la ciambella dalle onde del
mare si è fatta trasportare.
Carmelo in mezzo al mare ha visto un
veliero navigare.
Veronica ha nuotato e tanti pesci con papà
ha pescato.
Daniela sulla spiaggia si è sdraiata e il sole
l’ha abbronzata.
Noemi dalle onde si fa trasportare con la
sua fantasia
Gisella sulle onde del mare si è tuffata e un
poco è rinfrescata.
Giò ha buttato in mare la palla ed ha visto
che stava a galla.
Classe 1^ sez. A
Leggende
Diverse sono le leggende sul pesce
spada e quasi tutte sono di origine
greca. Una di queste narra che
durante la guerra di Troia i Mirmidoni
vollero vendicare l’uccisione di Achille, loro
re, sfidando in battaglia i Troiani i quali si
rifiutarono di combattere.
A questo punto i Greci decisero di morire
gettandosi in mare. Teti, dea marina sposa
di Peleo e madre di Achille, impietosita, li
trasformo in pesci e li dotò di un grande
rostro sul muso per ricordare a tutti il loro
eroismo.
Un’altra leggenda invece
narra che alcuni compagni
di Ulisse furono trasformati
in pesci spada per aver
disubbidito al loro re, dopo
aver ceduto alle lusinghe
delle sirene. Per raggiungerle si buttarono
a mare con le spade tra i denti.
La Dea Atena, preoccupata per la loro
sorte, volle salvarli , li trasformò in pesci e
li forni di una lunga spada affinché si
potessero difendere.
un’altra leggenda ancora afferma che “nei
mari ove vi sono
coccodrilli ei passi sotto il loro ventre e li
sbudelli nel luogo
ove la pelle è meno
dura.”

Il poeta Bartolo Cattafi, in una sua opera ,


così descrive il pesce:
“ Pesce spada,
il galletto più bello
e più fiero dello stretto,
il cavaliere azzurro
argutamente saettante,
amoroso armato di fioretto.”

Il pesce spada
(caratteristiche fisiche)
Nome comune del grande pesce marino
dell’ordine dei “perciforfi”. Classificato
Xiphias glaudius nella famiglia degli bifidi.
La sua caratteristica distintiva è la spada,
una lunga
struttura
ossea sottile
e tagliente
che si
prolunga
dalla mascella superiore e viene utilizzata
dal pesce come arma di difesa e di offesa.
I margini della spada sono netti e continui.
Nella maggior parte degli individui la spada
rappresenta un terzo della lunghezza
totale. In media pesa circa 110 kg; ha una
grande pinna dorsale, ma manca di pinne
pelviche. A questa si devono aggiungere
due pinne pettorali falciformi ed una anale
a forma di mezzaluna come quella caudale,
quest’ultima costituita da due ampi lobi
simmetrici.
Ha una forma affusolata ed elegante (la
femmina rispetto al maschio è più grande)
Il colore della sua pelle varia dal grigio
argento al grigio-nerastro o blu-violaceo. Il
capo è munito di grandi occhi
rotondeggianti . Questo pesce, uno dei più
veloci abitanti del mare, raggiunge una
velocità di 93km/h e si nutre di molluschi e
pesci.
La sua carne, commestibile e nutriente, è
molto pregiata; viene consumata fin dal
tempo degli antichi Fenici sia fresca che
conservata o affumicata.
Della bontà del pesce spada testimoniava
già il poeta Anche strato, nel IV sec. d.C.
A suo giudizio , la carne era “ un boccone
in verità da recare stupore”. I Romani,
inoltre, importavano questo
pesce salato da Turii, città della Magna
Grecia, nei pressi di Sibari.
La presenza della spada, punto di forza del
pesce, ha contribuito a dargli fama di
animale battagliero, forte e capace di
attaccare tonni e pescecani.
Il pesce spada è in animale migratore, ma
di indole solitaria. Non si unisce mai in
branco. Nel periodo della riproduzione, in
primavera, dallo Stretto di Gibilterra arriva
nelle acque del Mediterraneo e qui, tra
Palmi e Reggio Calabria viene a scegliersi
la compagna, verso la quale si dimostra
fedele fino all’eroismo.

La pesca del pesce spada

E’ noto infatti che se la femmina viene


pescata, il maschio, incurante del
pericolo, si lancia in aiuto
iniziando a sfogare il suo dolore
con movimenti disperati fino a
farsi catturare.
I pescatori dello Stretto conoscono da
secoli questo sacrificio d’amore, quindi
nell’ avvistare una coppia
“ a parigghia” cercano di colpire prima la
femmina, facilmente individuabile certi che
così cattureranno anche il maschio.

Lungo la costa
meridionale
calabrese, tra Palmi
e Reggio Calabria, e
lungo la costa
siciliana, da Torre
Faro e Ganzirri, fino
allo stretto di Messina, si pratica la pesca
del pesce spada nel periodo che va dalla
seconda metà del mese di marzo, alla fine
del mese di luglio.
Tale attività risale al periodo tra il XVII e il
XV secc. a.C. , infatti a Messina, tra i resti
di un villaggio preistorico dell’età del
bronzo, sono state trovate alcune ossa di
pesce spada ed alcune vertebre di tonno
insieme a grandi ami utilizzati per la
cattura.
In Calabria, fino agli anni
60 questa pesca veniva
praticata come descritta da Polibio e quindi
con le stesse modalità dell’epoca greca.
Ancora oggi molti rituali e molti termini
usati dai pescatori non sono altro che
parole greche

le quali, nel corso dei secoli sono state


alquanto trasformate e mantengono
inalterato il loro fascino marinaro.
La caccia del pesce spada, definito dai
pescatori “ il gladiatore dei mari o
l’imperatore”, veniva praticata con
un’imbarcazione chiamata
“luntre”
Il nome deriva da Lunter
( barca con il fondo piatto
utilizzata dagli antichi
Romani per la pesca e il
trasporto costiero).
“ U luntro” era costruito in
legno di pino, di gelso e di
quercia. Era lunga circa 18
piedi, larga 8 e alta 4.
La prua era spaziosa in modo da
permettere la stabilità all’arpionatore, al
centro c’era un piccolo albero (la foriera)
alto diciassette piedi, provvisto di un
fermapiedi, il quale consentiva l’accesso ad
una piccola piattaforma rotonda dove il
marinaio di vedetta stava in piedi.
Luntre
La barca era provvista di
5 rematori, che la
facevano procedere con
la poppa sopra la quale
stava il lanciatore“u
lanzaturi”
Al centro sedeva “u
mazziere” che a differenza degli altri
rematori, impugnava due remi
contemporaneamente;
“u felarotu o u ‘ntinneri”, stava sulla cima
dell’albero posto al centro della barca, e
dirigeva le operazioni di avvicinamento alla
preda, seguendo le indicazioni del “u
vardianu o bandiaturi”, appostato su
un’altura della costa, che agitando una
bandierina bianca e pronunciando in modo
concitato le seguenti parole gli indicava la
direzione del pesce:
“va iusu, va
Va iusu an terra va,
va susu e fora va”.
Il “felarotu”, una volta avvistata la preda, a
seconda della direzione che doveva
prendere la barca dava i seguenti ordini:
“voca tutti i paleddhi
Tuttu paru, tuttu paru
Arria tundu a paleddha
Arria tundu lu stremu”.

Quando finalmente la
barca è vicino al pesce,
tutti sono all’erta e tutti
devono sincronizzare le
manovre per
l’arpionatura.
Nel momento stesso in cui l’arpione entra
nel corpo del pesce il faliere grida:

”San Marcu è binirittu”.

Ringraziando così il Santo protettore del


lanciatore.
Appena il pesce viene issato a bordo un
marinaio traccia con le unghie, vicino
all’occhio destro del pesce, una croce
quadrupla detta:
” A cruci i San
Marcu”.
Questo rito serve a scongiurare
un’eventuale maledizione, dimostrare che
la pesca è stata fruttuosa, effettuare, una
volta a riva, un’equa spartizione.

La passerella

Oggi, l’antica imbarcazione


è stata sostituita dalla
passerella”,
un’imbarcazione dotata di
motore che sostituisce il
duro lavoro dei rematori.
Tale barcone, è dotato di un
lungo ponte”la passerella”
che si protende per
parecchi metri sul mare. Il
lanciatore, posto per molte
ore sulla cima della passerella, ha la
possibilità di avvistare e di colpire con
maggiore sicurezza la preda. La pesca con i
pescherecci dotati di passerella, ha
radicalmente mutato una tradizione
millenaria ricca di fascino ma è molto più
redditizia rispetto al passato. E’ stata
introdotta in Italia agli inizi degli anni 60
da alcuni marinai siciliani recatisi a pescare
nel mare dei Carabi dove era già in uso.
Per evitare un pesca indiscriminata che
rischiava l’estinzione della specie in
questione, lo stato italiano ha emanato
delle leggi molto severe che puniscono i
trasgressori con delle multe molto salate e
con il sequestro dell’imbarcazione stessa.

Il pesce spada nella letteratura


La pesca del pesce spada è uno
spettacolo che ha influenzato
l'immaginario artistico e letterario
sin dall'antichità.
Nell' Odissea (libro XII v. 96-97) il
grande poeta, descrivendo Scilla, l'orribile
mostro latrante, ci lascia la testimonianza
della fauna ittica esistente nello Stretto
di Messina, in cui era possibile pescare
delfini, foche e un altro grosso cetaceo che
presumibilmente era il nostro pesce spada.
Polibio (Storico greco 205 -
120 a. C.)
Il geografo Strabone nella sua
opera “Storie” descrive con
precisione la varie fasi e le
attrezzature per la pesca del
pesce spada nei pressi di Scilla.
In prossimità del porto su varie piccole
imbarcazioni a due remi si pongono due
uomini per ciascuna di esse. Un solo
osservatore da un luogo elevato dirige i
movimenti di queste. Su ogni barca un
uomo è ai remi, l’altro – armato di un
arpione – sta a prora.... L’osservatore
annunzia l’arrivo del pesce che fa
emergere un terzo del suo corpo dalla
superficie del mare. Quando la barca gli è
vicina, il pescatore armato lo colpisce nel
corpo: poi strappa la lancia, lasciandone la
punta nel corpo della bestia. Il puntale, in
fatti, è uncinato e attaccato non
saldamente, a bella posta, all’estremità
dell’asta; alla punta è poi fissata una lunga
fune. Il pesce arpionato cerca di svincolarsi
nel tentativo di fuggire, fintantoché ne ha
la forza. Il pesce colpito viene così
trascinato verso terra o caricato sulla
barca, se non è eccessivamente grande.
L’asta, anche se cade in mare, non si perde
perché è costruita parte di legno di quercia
e parte di abete, cosicché mentre la parte
di quercia per il suo peso tende ad
affondare, l’altra rimane a galla e si può
facilmente recuperare. Talvolta accade che
il rematore venga ferito attraverso lo
stesso scafo a causa della lunghezza del
rostro del pesce spada e per la forza della
belva. Per la resistenza opposta
dall’animale, questa pesca è simile alla
caccia al cinghiale.

Nella sua opera “Naturalis


Historia” Plinio parla delle
caratteristiche del
pescespada, segnalando che
la sua spada appuntita è capace di
perforare le imbarcazioni; aggiunge inoltre
che il pesce spada a volte è tormentato da
un animaletto simile allo scorpione, il quale
con il suo aculeo gli procura un dolore così
forte da spingerlo spesso a saltare nelle
imbarcazioni.
Plinio il Vecchio (Naturalista
latino, 23 d. C. - 79 d. C.)
Nel suo poema dedicato agli
imperatori Marco Aurelio e
Comodo, Άλιευτικά , descrive i
comportamenti del pesce spada ed
inoltre la pesca stessa del pesce spada
nello stretto di Messina, così come veniva
praticata allora; è sua anche la
testimonianza che quella con l'arpione è la
tecnica di pesca del pesce spada più antica
che si conosce.
Oppiano di Cilicia(poeta
greco del 2° sec. d.C.)
Lazzaro Spallanzani (scienziato
italiano, 1729 - 1799)
Fu uno dei più illuminati fondatori della
biologia moderna e nella relazione del suo
Viaggio alle Due Sicilie ci lascia anche lui
una testimonianza sul pesce spada.
Alexandre Dumas (scrittore
francese, 1802 - 1870)
L'interesse per la caccia al pesce
spada è attestato da un
eccezionale resoconto di viaggio di
Alessandro Dumas (padre); nel 1835 lo
scrittore francese, spirito avventuroso e
bizzarro, compì una fortunosa crociera
lungo le coste di Sicilia a bordo di un
piccolo veliero, una speronara. Nel suo
soggiorno a Messina, Dumas fu ospitato in
una delle tipiche casette di pescatori in
contrada Pace, ed affidato alle cure di un
certo capitano Arena, comandante della
Speronara, e di un certo Cama, pescatore
di mestiere, entrambi del luogo. Costoro
furono in grado di procurare un luntro, di
armarlo e di equipaggiarlo in proprio, con
questo partecipando alla caccia al pesce
spada in una delle poste prospiciente il
villaggio, nonché di catturare persino due
prede, con grande meraviglia ed
entusiasmo dello scrittore.

Diego Vitrioli (latinista


reggino 1818 - 1898)
Nel 1845 col suo poemetto Xiphias vinse il
primo premio in un Certamen
internazionale di poesia latina ad
Amsterdam. Il latinista immortala coi suoi
versi l'antica caccia del pesce spada,
offrendoci un'affascinante descrizione della
lotta dell'uomo contro il pesce.

Ernest Hemingway (Scrittore


americano, 1899 - 1961)
Nel 1952 lo scrittore pubblica “Il
vecchio e il mare”, un romanzo
breve che narra la storia di un
vecchio pescatore il quale dà la caccia ad
un enorme pesce spada e, una volta
catturatolo, lotta con tutte le sue forze per
sottrarlo alla voracità degli squali.

La trama del romanzo “Il


vecchio e il mare”
Santiago è un vecchio
pescatore cubano molto
povero. Nella sua vita ha un solo affetto:
un ragazzino che lo accompagnava alla
pesca. Ma da molto tempo la pesca è
sfortunata e i genitori del ragazzino
non vogliono più che vada con questo
vecchio che da 82 giorni non è riuscito a
pescare neanche un pesce, così l ' 83°
giorno il vecchio prende il mare da solo.
Un’ enorme pesce spada (marlin) abbocca
all'amo. Dopo una lotta terribile di tre
giorni il vecchio riesce a catturarlo e a
legarlo, morto, alla barca; ma gli squali,
mentre si dirige verso la terra, divorano
lentamente tutto il pesce. Quando
Santiago rientra in porto, sfinito, del pesce
non resta che la testa e la lisca. Questa
storia è semplice, tragica e stupendamente
narrata; la lotta che dura tre giorni vede in
un primo tempo il pescatore vincitore ma
nello stesso tempo sconfitto perché non è
riuscito a portare a terra la sua preda. In
questo racconto quello che conta è lo
sforzo dell' uomo nell' affrontare il destino
e, misurandosi in questo sforzo, può
superare la sconfitta.
Jean Howell, nella sua opera “Voyage
pittoresque des isles de
Sicile, de Malta et de Lipari, “Paris, 1782 -
87) così racconta:
”Nel canale di Messina si fa la pesca del
pesce spada, pesce di cinque piedi di
lunghezza; la lama che porta all'estremità
del naso, ha due piedi e mezzo di
lunghezza per due pollici e mezzo di
larghezza, e per quattro o cinque di
spessore. Essa è così forte da sfondare una
barca con un colpo di questo corno, che è
così duro che il ferro lo scalfisce appena.
Questa pesca si fa soltanto lungo la costa
del faro, dopo la lanterna, vicino al porto di
Messina, fino ai dintorni di Scilla. Vi sono
otto, dieci o dodici barche destinate a tal
uso. In mezzo ad una di esse si alza un
lungo albero, in cima al quale un uomo fa
da sentinella, e guarda i segnali che gli
fanno gli altri uomini, arrampicati sulle
rocce della riva o sul castello di Scilla, da
dove, osservando il mare
perpendicolarmente si vede dove è il
grosso pesce che si cerca; l'uomo posto in
cima al palo ripete i loro segnali e indica
agli uomini che sono nel battello, con grida
e termini derivanti dall'antico greco, i giri
che fanno i pesci".
Ricette gastronomiche
Le carni del pesce spada, molto ricercate,
vantano una lunga tradizione culinaria:
erano considerate prelibatissime già
nell'antichità, in particolare le parti tra la
nuca e il dorso, ("cozzettu" o "scozzetta",o
quella vicino alla coda(”codigghiuni o
scarpa)e vengono utilizzate oltre che dai
migliori cuochi , anche dalle famiglie per la
preparazione di prelibati sughetti.

Pesce spada a ghiotta

Ingredienti (dosi per 4 persone):


Pesce spada - 4 tranci
Farina
Pomodori maturi - 400 g
Cipolla - 1
Olive verdi snocciolate - 60 g
Pinoli - 15 g
Uvetta sultanina - 15 g
Capperi sotto aceto - 2 cucchiai
Aglio - 2 spicchi
Sedano - 1 piccola costa
Basilico - qualche foglia
Olio extravergine d'oliva - 6 cucchiai
Sale
Pepe
Preparazione:
Preparare i vari ingredienti. Far rinvenire
l'uvetta nell'acqua tiepida. Pulire e
affettare la cipolla. Mondare il sedano,
lavarlo e tritarlo. Lavare i pomodori e
tagliarli a cubetti. Pelare l'aglio. Tagliuzzare
le olive. Lavare il basilico. Passare nella
farina le fette di pesce e friggerle nell'olio
qualche minuto per parte; togliere dalla
padella il pesce e far rosolare la cipolla.
Unire i pomodori, regolare di sale e cuocere
su fiamma moderata per circa 15-20
minuti; a questo punto aggiungere i
capperi, le olive, il sedano, l'uvetta ben
strizzata, l'aglio intero (o tritato, se
preferite), i pinoli e il basilico; far insaporire
il tutto per pochi minuti. Spegnere il gas.
Aggiungere eventualmente il pepe,
regolare di nuovo di sale.
Scaldare il forno a 180°. Versare qualche
cucchiaiata di sugo in una pirofila da forno,
adagiarvi il pescespada, coprire con il resto
del sugo e cuocere in forno già caldo per
10 minuti circa.
Servire caldo.
‘Mpanata i pisci spada
Ingredienti:
500g di pesce spada tagliato a tocchetti
4 zucchine, 1 cipolla
50g di olive verdi
1/2 litro di salsa di pomodoro casalingo
1 costa di sedano
1manciata di capperi
sale,pepe, olio extra
vergine di oliva.
Per la pasta frolla:
50g di farina bianca
200g di burro
70g di zucchero
2 uova
sale, un po' di latte, 1 tuorlo d'uovo.

Preparazione:
Con gli ingredienti indicati, fare una pasta
frolla lavorando l'impasto il
meno possibile. Avvolgerla in
una pellicola trasparente e
metterla in frigorifero. Tagliare a
fettine le zucchine e friggere in olio caldo;
in un tegame affettare la cipolla e farla
imbiondire; unire la salsa di pomodoro, il
sedano e le olive a pezzetti, i capperi, i
tocchetti di pesce; salare, pepare e
cuocere a fuoco basso per circa mezz'ora
(il sugo dovrà risultare piuttosto denso).
Spianare sul tavolo metà della pasta frolla
e rivestire il fondo e le pareti di uno
stampo imburrato. Versare la metà del
composto di pesce e distribuire sopra le
zucchine fritte.
Coprire con il pesce e ancora con le
zucchine. Con l'altra metà della pasta frolla
formare un disco con cui coprire il tutto.
Saldare bene i bordi, spennellare con il
tuorlo e mettere nel forno caldo per circa
mezz'ora.
Involtini di pesce spada

Ingredienti:
Pesce spada - 400 g, tagliato a fette;
Polpa dello stesso pesce - 50 g
Pecorino - 20 g
Pangrattato - 100 g
Capperi - 15 g
Olive verdi - 10
Salsa di pomodoro - 15 g
Limoni - 1 ;
Prezzemolo - 1 ciuffo
Cipolla - 1/2
Olio - 40 g
Peperoncino
Alloro - 8 foglie
1 uovo
sale

Preparazione:
Appiattire sul tagliere le fette di pesce
senza romperle: farcirle con un composto
di pecorino grattugiato, pangrattato, polpa
di pesce lessata e tritata, scorza di limone
grattugiata, olive snocciolate e tritate
insieme ai capperi e al prezzemolo, salsa di
pomodoro diluita in poca acqua, 1 uovo,
peperoncino, sale e 20 g di olio. Arrotolare
le fettine di pesce su questa farcia e
infilzare su spiedini alternando con le foglie
d'alloro e fette di cipolla, ungendo con l'olio
rimasto. Cuocere gli spiedini alla griglia su
un fuoco di legna e servire ben caldo.
Motivo della ricerca
L’esigenza di tale ricerca è scaturita da
una duplice esigenza: conoscere il proprio
patrimonio culturale, recuperando la
memoria collettiva su un tema molto vicino
alla vita socio-economica del territorio: la
pesca del pesce spada , acquisire
padronanza nell’uso degli strumenti
informatici e multimediali. Tutte le
immagini qui proposte sono il frutto di una
lavoro di ricerca che ha visto gli alunni
impegnati nella navigazione su Internet e
nella consultazione di giornali e riviste di
cultura locale . Inoltre ci siamo valsi
dell’esperienza offerta dal Signor Santo
Perina dell'Associazione culturale
"Chianalea" di Scilla. Per l’elaborazione dei
testi è stato utilizzato un vasto patrimonio
di notizie, in parte raccolte sul Web, in
parte tratte da volumi dedicati alla pesca
del pesce spada.
" Immagini provenienti dal web"
"Si chiede scusa se si sono violati
i diritti degli autori delle
immagini,
esse sono state prelevate dal web
a scopo didattico, non si assume
alcuna
paternità delle stesse"
MOTIVAZIONE DELLA RICERCA

La scuola diventa motivante se


assume come punto di partenza
della sua attività didattica l'indagine
e lo studio della realtà locale.
Studiare il mare e tutto
l'ecosistema ad essi collegato è stata
l'occasione per conoscere il ruolo che
il territorio svolge nel corso dei secoli
come protagonista di importanti
vicende, dagli scambi culturali,
artistici ed economici avvenuti con
la civiltà greca, agli avvenimenti
bellici scatenati dai Saraceni. Un
felice incontro
" mare - collina "
emozione - arte - letteratura - ricerca –
multimedialità
per conoscere le tradizioni della pesca
del pesce spada e dei prodotti tipici
della collina.

Sono stati intervistati marinai e


contadini, esperti gallicesi, per
conoscere dalla viva voce: storia,
prodotti, usi, costumi di questa
leggendaria affascinante realtà di
Gallico.
PROTAGONISTI GLI ALUNNI
DELLE CLASSI
1^ 2^ 3^ 5 ^ SEZIONE A
DELLA SCUOLA ELEMENTARE STATALE