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Luca Salasnich – FISICA MEDICA – Cap.

7. TERMODINAMICA

7.1 Grandezze termodinamiche

La termodinamica studia le proprietà dei sistemi di particelle da un


punto di vista macroscopico.

In termodinamica, scienza nata con l’invenzione delle macchine a


vapore e la rivoluzione industriale, si introducono grandezza
macroscopiche misurabili, dette grandezze termodinamiche,
e si analizzano le relazioni funzionali tra queste grandezze.

Tra le grandezza macroscopiche ci sono quantità già introdotte


quali il volume V (1 m3 = 103 litri) e la pressione P
(1 atm=1.013 105 Pa).

La grandezza termodinamica più importante è la temperatura T,


cioè la grandezza fisica che si misura con il termometro.

Per la temperatura si usano sovente i gradi centigradi, detti anche


gradi Celsius (°C), tali che per l’acqua a pressione atmosferica:
- 0 °C è la temperatura di fusione
- 100 °C è la temperatura di ebollizione

Nel sistema internazionale di unità di misura, l’unità di misura


della temperatura è il grado Kelvin (°K), tale che
0 °K = –273,15 °C (zero assoluto)
273,15 °K = 0 °C.

Oss. Lo zero assoluto è la temperatura alla quale un gas diluito


non esercita alcuna pressione sulle pareti del suo contenitore.
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7.2 Equilibrio termodinamico e calore

Gli esperimenti mostrano che in un corpo isolato per tempi lunghi


le variabili termodinamiche si assestano su dei valori che
risultano indipendenti dal punto dell’oggetto nel quale si fa la
misura. Si parla allora di equilibrio termodinamico.

Gli esperimenti mostrano che se si isolano due corpi A e B


di temperatura TA e TB rispettivamente, con TA < TB,
per tempi lunghi essi raggiungono la stessa temperatura T,
tale che TA <T <TB: arrivano all’equilibrio termodinamico.

Si dice che i due oggetti si sono scambiati del calore Q.

Il calore si misura in calorie (cal), dove 1 caloria è il calore


necessario per portare un grammo d’acqua da 14,5 °C a 15,5 °C.
Joule dimostrò che il calore rappresenta una energia di
trasferimento e che 1 cal = 4,1849 J.

7.2.1 Trasmissione del calore

Il calore Q assorbito da un corpo quando lo si riscalda è


proporzionale all’aumento di temperatura ∆T=T2−T1 secondo la
relazione
Q = C ∆T ,
dove C è una grandezza nota come capacità termica.
Nel sistema MKS la capacità termica si misura in J/°K.

La capacità termica aumenta all’aumentare della massa m del corpo


riscaldato secondo la legge
C = cs m ,
dove cs è detto calore specifico.
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Nel sistema internazionale di misura MKSK il calore specifico


si misura in J/(kg °K). Alternativamente si possono usare
kcal/(kg °C).

Es. Il calore specifico dell’acqua vale cs = 1 kcal/(kg °C).

Oss. Il calore specifico dipende dalle condizioni nelle quali è stato


assorbito il calore. Nei solidi e nei liquidi le differenze sono
minime, ma nei gas il calore specifico calcolato a volume
costante e quello calcolato a pressione costante sono molto
diversi.

I tre modi di trasmissione del calore sono:


1) conduzione (tramite un mezzo solido)
2) convezione (tramite un mezzo fluido)
3) irraggiamento (tramite onde elettromagnetiche)

Nella conduzione il calore Q trasmesso nell’intervallo di tempo ∆t


attraverso una piastra di spessore L e sezione S che separa due
sorgenti con differenza di temperatura ∆T è
Q = K (S/L) ∆T ∆t ,
dove K è una costante nota come conducibilità termica
[J/(m s°K)]. L’equazione è nota come legge di Fourier.

Nella convezione il calore è trasmesso utilizzando il moto di un


fluido: a causa della spinta di Archimede, il fluido più caldo e
dunque meno denso si muove verso il freddo e viceversa (moti
convettivi).

Nell’irraggiamento il calore viene trasmesso tramite le onde


elettromagnetiche. Ogni corpo emette onde elettromagnetiche
con una intensità proporzionale alle quarta potenza della
temperatura del corpo.
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7.2.2 Vaso Dewar o thermos

Inventato nel 1892 dal chimico-fisico James Dewar (1842-1923),


questo apparato serve per conservare una sostanza in modo che la
temperatura iniziale si mantenga costante il più a lungo possibile,
riducendo al minimo gli scambi termici con l'ambiente esterno,
dovuti alla conduzione, alla convezione e all’irraggiamento.

Il vaso Dewar viene impiegato nei laboratori per conservare gas


liquefatti quali aria, ossigeno, azoto.

Il vaso è essenzialmente un cilindro di vetro con doppia parete,


nella cui intercapedine è stato fatto il vuoto, per minimizzare la
conduzione e la convezione.

Dal modello base del vaso Dewar, a partire dal 1904, venne
prodotto per fini commerciali il "Thermos", che alla capacità
isolante del vuoto aggiunge l'argentatura superficiale della parte
interna del vetro allo scopo di ridurre ulteriormente gli scambi
termici dovuti all'irraggiamento.
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7.3 Equazione di stato, trasformazioni e lavoro


Abbiamo già visto che un sistema macroscopico è caratterizzato
da grandezze termodinamiche, quali la temperatura T, la
pressione P ed il volume V.
All’equilibrio termodinamico queste grandezze sono costanti ed
identificano lo stato termodinamico del sistema.
Es. Un gas si trova nello stato termodinamico A caratterizzato
dalla terna (TA , PA ,VA ).
Se il sistema è all’equilibrio le grandezze termodinamiche non
sono indipendenti ma vi è una relazione funzionale tra di esse,
detta equazione di stato.

Questa equazione ci dice che note due grandezze termodinamiche


si può calcolare la terza. Nel caso di un gas diluito l’equazione di
stato è
PV=nRT
nota come equazione di stato dei gas perfetti,
dove n è il numero di moli,
R = 8,316 J/(mole °K) è la costante dei gas.

Si noti che in questa equazione la temperatura T deve


essere espressa in gradi Kelvin. Infatti solo per T = 0
(zero assoluto) la pressione esercitata dal gas è nulla (P = 0).

Oss. Una mole è definita come la quantità di sostanza di un


sistema che contiene un numero di entità elementari pari al
numero di atomi presenti in 0,012 kg di carbonio 12.
Tale numero è noto come Numero di Avogadro ed è
approssimativamente pari a 6,02 ×1023.
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In un sistema reale il passaggio da uno stato di equilibrio A ad uno


stato di equilibrio B avviene con una trasformazione irreversibile,
in quanto gli stati intermedi non sono stati di equilibrio.
Se però la trasformazione è molto lenta (quasi-statica) essa può
essere ben approssimata da una trasformazione reversibile, cioè
una trasformazione i cui stati intermedi sono stati di equilibrio.

Per le trasformazioni si usa la seguente nomenclatura:


- isoterma: T = cost (temperatura costante)
- isobara: P = cost (pressione costante)
- isocora: V = cost (volume costante)
- adiabatica: Q = 0 (senza scambio di calore)

Il concetto di lavoro termodinamico fatto su un sistema o da un


sistema è una estensione di quello utilizzato nella meccanica.

Es. Il lavoro termodinamico infinitesimo dL fatto da un gas per


indurre una variazione di volume dV è dato da
dL = P dV .
Infatti, se S è la sezione del pistone che comprime il gas,
uno spostamento dx del pistone provoca una variazione
dV = S dx di volume. Quindi: dL = F dx = P S dx = P dV.

Cosi come il lavoro meccanico, anche per il lavoro termodinamico


l’unità di misura è il Joule (J).

Es. Un gas perfetto passa dal volume V1 al volume V2 in una


trasformazione isobara reversibile. Il lavoro termodinamico
fatto dal gas risulta dato da
L = P (V 2 − V1 ) .
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7.4 Transizioni di fase

Il tre principali fasi termodinamiche della materia sono


la fase solida, lo fase liquida e la fase gassosa.

Variando le grandezze termodinamiche di una sistema fisico


(ad esempio l’acqua) è possibile modificare la sua fase, si ha allora
una transizione di fase.

Le diverse fasi di un sistema possono essere rappresentate


mediante il "diagramma di fase", come mostrato in figura nel
piano (T,P).

Nel diagramma il confine tra fase liquida e gassosa termina in un


punto del diagramma detto punto critico: le fasi liquida e gassosa
diventano indistinguibili. Per l'acqua il punto critico si ha per
Tc=647 °K e Pc = 220,64 × 105 Pa.

Oss. Nel piano (P,V) le isoterme hanno un tratto a pressione


costante (pressione di vapore) al di sotto di Tc, dove gas e
liquido coesistono.
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7.5 Primo principio della termodinamica


Gli esperimenti mostrano che se un sistema passa da uno stato
termodinamico di equilibrio A ad un stato termodinamico di
equilibrio B assorbendo il calore Q ed eseguendo il lavoro L,
la quantità
∆E = Q − L ,
detta variazione di energia interna, è sempre la stessa.
Questo fatto è detto primo principio della termodinamica.
Dunque, per andare da uno stato A ad uno stato B:
A = (PA,VA,TA) → B = (PB,VB,TB)
il calore assorbito Q dal sistema ed il lavoro fatto L dal sistema
possono singolarmente cambiare ma la loro differenza deve
essere la stessa. Chiaro che se la differenza Q−L cambia allora
sarà diverso lo stato finale B.
Il primo principio della termodinamica ci dice che esiste una
quantità E, detta energia interna, la quale dipende dallo stato
termodinamico nel quale si trova il sistema.
L’energia interna è cioè una funzione di stato, mentre il lavoro ed
il calore non sono funzioni di stato.

Oss. Il primo principio della termodinamica è anche noto come


principio di conservazione dell’energia. La variazione di
energia meccanica è compensata dal lavoro termodinamico
e dal calore, grandezze che si misurano in Joule o calorie.

Si noti che il calore Q è positivo o negativo a seconda che il calore


sia assorbito o ceduto dal sistema, mentre L è positivo o negativo a
secondo che sia positivo o negativo il lavoro fatto dal sistema.

Es. Per una trasformazione adiabatica (Q=0) risulta ∆E = L.


Per una trasformazione isocora (V=cost, L=0) risulta ∆E = Q.
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7.6 Teoria cinetica dei gas

Boltzmann dimostrò che nel caso di un gas perfetto monoatomico,


la pressione P esercitata dal gas è riconducibile agli urti elastici
delle N particelle con le pareti del contenitore di volume V
secondo la formula
1 N
P= m < v2 >
3V
dove <v2> è la velocità quadratica media delle particelle di massa
m, cioè il valor medio del quadrato delle velocità delle particelle.

Da questa relazione segue che


1 1
PV = Nm < v 2 >= nN A < v 2 > ,
3 3
dove n è il numero di moli ed NA = 6,02×1023 è il numero di
Avogadro. L’equazione di stato del gas perfetto è
PV = nRT .
Utilizzando l’espressione della pressione P trovata da Boltzmann
si ha
1 3
m < v 2 >= K BT ,
2 2
dove KB=R/NA=1,38×10−23 J/°K è la cosiddetta costante di
Boltzmann.

Si trova cioè che per un gas perfetto la temperatura è una misura


macroscopica della energia cinetica media delle particelle del gas.
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7.7 Secondo principio della termodinamica


Il primo principio stabilisce una equivalenza tra calore e lavoro e
non pone alcuna limitazione alle trasformazioni di lavoro in calore
e viceversa.
Però sperimentalmente si trova che:
i) è sempre possibile trasformare lavoro in calore;
ii) esistono limitazioni nel trasformare calore in lavoro.
Queste limitazioni sono contenute nel secondo principio della
termodinamica del quale generalmente vengono date due
formulazioni, tra loro equivalenti:
Clausius: “E’ impossibile una trasformazione il cui unico risultato
sia quello di far passare del calore da un corpo più freddo ad un
corpo più caldo”.
Kelvin-Planck: “E’ impossibile una trasformazione il cui unico
risultato sia quello di trasformare il calore estratto in lavoro”.
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7.8 Esercizi svolti di Termodinamica

1. Determinare le calorie necessarie per riscaldare 100 gr


di rame (calore specifico 0,093 cal/gr°C) da 10° C a 100° C.
Soluzione:
posto M = 100 gr , cs = 0,093 cal/gr°C ,
T1 = 10° C , T2= 100° C ,
in base alla definizione di calore specifico,
il calore Q risulta dato da
Q = M cs (T2 – T1) = 100 gr × 0,093 cal/gr°C × 90° C
= 840 cal.

2. La quantità di calore dell’esercizio precedente venga fornita


a 100 gr di alluminio (calore specifico 0,217 cal/gr°C)
inizialmente a 10° C. Quale sarà la temperatura finale
dell’alluminio?
Soluzione:
posto Q = 840 cal , M = 100 gr , cs = 0,217 cal/gr°C ,
T1 = 10° C , e T2 la temperatura finale da trovare ,
in base alla definizione di calore specifico si ha
Q = M cs (T2 – T1) da cui Q/(M cs) = T2 – T1
e quindi
T2 = T1 + Q/(M cs) = 10° C + 480/(100 gr × 0,217 cal/gr°C)
= 10° C + 33° C = 43° C .
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3. Su un gas viene compiuto un lavoro di 80 J durante una


compressione adiabatica. Determinare la variazione di
energia interna.
Soluzione:
dato che la trasformazione è adiabatica non sia ha scambio
di calore, cioè Q = 0 . Dal primo principio della
termodinamica
∆E = Q – L ,
segue che la variazione di energia interna ∆E
risulta uguale in modulo al lavoro L = – 80 J fatto sul
sistema, ovverosia
∆E = – L = 80 J .

4. Un recipiente contiene gas perfetto a 27° C che si espande


raggiungendo il doppio del suo volume a pressione costante.
Calcolare la temperatura finale.
Soluzione:
indichiamo con P1 la pressione iniziale,
con T1 = 27° C = 300° K la temperatura iniziale,
con V1 il volume iniziale, con P2= P1 la pressione finale,
con T2 la temperatura finale, con V2 = 2 V1 il volume finale.
Dalla legge dei gas perfetti
PV=nRT si ha P/(n R) = T/V
Ed essendo P1 = P2 si ricava
T1/V1 = T2/ V2 da cui
T2 = (V2/V1) T1 = 2 T1 = 600° K = 327° C .
Si noti che è essenziale trasformare la temperatura in gradi
Kelvin quando si applica la legge dei gas perfetti.